Santa Gemma Galgani

Mistica della redenzione

La figura mistica di Santa Gemma Galgani continua ad affascinare per la sua unica esperienza spirituale che ci ha permesso di conoscere la volontà di Dio. Un’esperienza che ancor oggi può riscaldare il cuore e illuminare la nostra mente.

Dagli scritti della mistica emerge un linguaggio semplice, povero che permette, nonostante la estrema semplicità, di comprendere e rivivere la sua singolare esperienza con Gesù Cristo. È per così dire, una teologa semplice, immediata e ricca d’umanità, priva di quei paroloni tanto cari ai Teologi.

Gemma è stata una mistica tutta infuocata dall’amore di Gesù, questo amore le ha permesso di vivere una autentica passione. Dalle sue “Lettere” traspare tutto il suo sviscerato amore per il Cristo, amore che raramente si può trovare nella stessa intensità in altri Santi. «Chi t’ha ucciso, Gesù» chiede Gemma. E risponde Gesù «L’amore» (II 82).

L’amore di cui parla Gemma non è solo un’emozione, ma un Amore donato da Cristo attraverso la Sua Parola, e lei si fa talmente discepola da immedesimarsi in Lui. «Più volte ho domandato a Gesù che m’insegni Lui il vero modo di amarlo, e allora Gesù mi pare che mi faccia vedere la sue Santissime piaghe aperte» (I,15).

Nel partecipare alla passione ella desidera aiutare Gesù nei suoi dolori. Si instaura così un patto d’amore in modo tale che Gesù la possa offrire al Padre come vittima d’amore per tutti i peccatori.
Questa la sua missione, salvare i peccatori, non con la parola, o con l’insegnamento, ma con la vita, con la partecipazione alla Passione di Gesù.
Toccata da una grazia mariana, scopre il significato mistico della vergine ai piedi della Croce, e dona a Maria la sua stessa anima. Da parte sua Maria prepara la Santa alla grazia della stigmatizzazione.

Gemma con l’offerta della sua vita ha portato a compimento la missione che Dio ha a lei affidato, amandolo con tutta se stessa.
Però, nonostante tutto, Gemma non ha potuto rivestire l’abito di consacrata a Dio e questo rappresentò senza dubbio la più grande delusione della sua vita, ma ha consumato la sua unione d’amore con Gesù Crocefisso nel mondo, nella normalità della vita laicale. Un segno evidente che sta ad indicare che questa via è percorribile da noi tutti.

In Gemma si verificarono due fenomeni cardiopatici mistici: il sollevamento delle costole, quando la Santa ebbe a dire a Gesù «Sei troppo grande, o Gesù: il mio cuore è piccolo, tu non ci puoi stare, che si dilati questo cuore!»; il secondo fenomeno è quello dell’ustione del petto, quando la si sentì esclamare «Ma saranno queste fiamme effetto dell’amor tuo, o Signore?»

La sua personalità era d’asceta: Andava scalza e senza calze anche d’inverno. Portava il cilicio finché non le fu proibito. In Lei ci sono tutti gli ingredienti di una Santa Stigmatizzata come Padre Pio, piena d’amore come Santa Teresa di Lisieux. Di seguito si può trovare tutto quello che può infiammare il cuore.

Un invito speciale

Santa Gemma ha portato a compimento la missione che Dio ha a lei affidato, amandolo con tutta se stessa. Ha potuto superare tutte le difficoltà della vita attraverso una preghiera fervente. Se senti nel cuore l’invito di Gesù, o semplicemente anche tu vuoi provare a pregare dalla tua abitazione, clicca qui e troverai un meraviglioso gruppo di preghiera. Potrai così unirti spiritualmente a tanti meravigliosi fratelli sparsi in tutti i continenti, e la tua vita cambierà.

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La Vita

Vita di una Santa

Dietro ad apparenze normali si nasconde una Santa straordinaria. Una mistica in continuo e affettuoso dialogo con Gesù. Una contemplativa che prega con la semplicità di un fanciullo e la profondità di un teologo. Supera le più terribili difficoltà lasciandosi guidare dal suo Angelo Custode. Sin da fanciulla mantiene l’anima candida e fa il proposito di una vita immacolata.

Gemma nasce a Borgonuovo di Camigliano (Lucca) il 12 Marzo del 1878. Mentre riceve la cresima nella Chiesa di San Michele in Foro, Gesù le chiede il sacrificio della mamma. A diciotto anni subisce, senza anestesia, una dolorosa operazione al piede e nel giorno di Natale, dello stesso anno, emette il voto di castità. Presto Gemma rimane orfana, quasi abbandonata, nella più squallida miseria.

Ormai ventenne, Gemma rifiuta una proposta di matrimonio, per essere «tutta di Gesù». Durante questo anno guarisce miracolosamente da tabe spinale ed iniziano le esperienze mistiche. viene guarita miracolosamente. La chiamano, nella città «la ragazzina della grazia».

Parla col suo Angelo Custode e gli da anche incarichi delicati, come quello di recapitare a Roma la corrispondenza con il suo direttore spirituale. «La lettera, appena terminata, la do all’Angelo, ella scrive. È qui accanto a me che aspetta». E le lettere, misteriosamente, giungevano a destinazione senza passare attraverso le Poste del Regno.

Nel giugno del 1899 Cristo le fa il dono delle stigmate. Nello stesso anno, durante la missione in San Martino, Gemma conosce i padri Passionisti che la introducono in casa Giannini. Accolta come una figlia in questa casa devota e agiata, vi conduce una vita ritirata tra casa e Chiesa. Ma le strepitose manifestazioni della sua santità superano le mura della casa borghese. Opera conversioni, predice avvenimenti futuri, cade in estasi. In preghiera, suda sangue; sul suo corpo, oltre ai segni dei chiodi, appaiono le piaghe della flagellazione. Qui conosce Padre Germano che dirigerà le sue confidenze.

Presto si viene a sapere che i suoi guanti neri e il suo abito scuro e accollato nascondono i sigilli della Passione. Queste stimmate si aprono, dolorose e sanguinanti, ogni settimana, la vigilia del venerdì.

Davanti a lei gli scienziati non riescono a nascondere il loro imbarazzo. Perfino qualche direttore spirituale non sa come giudicare la straordinaria fanciulla: la sospettano di mistificazione, parlano d’isterismo o di suggestione, chiedono prove, esigono obbedienza.

Soltanto lei, Gemma Galgani, in mezzo ai dolori fisici e alle prove morali, non dice nulla, o meglio, dice sempre si. Non chiede nulla, o meglio, chiede a Gesù, per sé, più dolore e per gli altri chiede la conversione e la salvezza.

Nell’anno 1901, all’età di 23 anni, Gemma scrive per ordine di Padre Germano, l’Autobiografia, «Il quaderno dei miei peccati». Nell’anno successivo si offre vittima al Signore per la salvezza dei peccatori. Gesù le chiede di fondare un monastero di claustrali Passioniste in Lucca. Gemma risponde con entusiasmo. Nel mese di settembre dello stesso anno si ammala gravemente. La sua vita è segnata profondamente dal dolore.

Si avvia il periodo più buio della sua vita. Le conseguenze del peccato gravano pesantemente sul suo corpo e sulla sua anima. Nell’anno 1903, era un Sabato Santo, Gemma Galgani muore a 25 anni, divorata dal male, ma chiedendo sino all’ultimo ancora dolore.

Il Sommo Pontefice Pio X firma nel 1903, il Decreto di fondazione del Monastero Passionista in Lucca.

Nel 1905 le claustrali Passioniste iniziano la loro presenza a Lucca, realizzando l’antico desiderio che Gesù aveva espresso a Gemma.

Padre Germano, direttore spirituale di Gemma, scrive nel 1907 la prima biografia. Iniziano i processi canonici per il riconoscimento della sua santità.

Nel 1933 Pio Xl annovera Gemma Galgani fra i Beati della Chiesa.

Sarà Pio XII, nell’anno 1940, ad innalzare Gemma Galgani alla gloria dei Santi e additarla a modello della Chiesa universale per la pratica eroica delle sue virtù cristiane.

Stimmate

Gemma si fa vittima d’amore

«il giorno 8 giugno 1899 dopo la Comunione, Gesú mi avvisó che la sera mi avrebbe fatta una grazia grandissima. Andai poi il giorno stesso a confessarmi e o dissi a Monsignore, e rispose che stassi bene attenta a riferirgli dopo ogni cosa.

Eravamo alla sera: tutto ad un tratto, piú presto del solito mi sento un interno dolore dei miei peccati; ma lo provai così forte, che non l’ho piú sentito; quel dolore mi ridusse quasi direi lí lí per morire. Dopo questo mi sento raccogliere tutte le potenze dell’anima: l’intelletto non conosceva che i miei peccati e l’offesa di Dio; la memoria tutti me li ricordava, e mi faceva vedere tutti i tormenti che Gesú aveva patito per salvarmi; la volontá me li faceva tutti detestare e promettere di voler tutto soffrire per espiarli. Un mucchio di pensieri si volsero tutti alla mente: erano pensieri di dolore, di amore, di timore, di speranza e di conforto.

Al raccoglimento interno successe ben presto il rapimento dei sensi, ed io mi trovai dinanzi alla Mamma mia celeste, che aveva alla sua destra l’Angelo mio Custode, che per primo mi raccomandó di recitare l’atto di contrizione. Dopo che l’ebbi terminato, la Mamma mi rivolse queste parole: “Figlia, in nome di Gesú ti siano rimessi tutti i peccati”. Poi soggiunse: Gesú, mio figlio, ti ama tanto e vuol farti una grazia; saprai tu rendertene degna?”. La mia miseria non sapeva che rispondere.

Soggiunse ancora: “Io ti saró madre, ti mostrerai tu mia vera figlia?”. Aperse il manto e con esso mi ricoprí. In quell’istante comparve Gesú, che aveva tutte le ferite aperte; ma da quelle ferite non usciva piú sangue, uscivano come fiamme di fuoco, che in un momento solo quelle fiamme vennero a toccare le mie mani e i miei piedi e il cuore. Mi sentii morire, sarei caduta in terra; ma la Mamma mi sorresse, ricoperta sempre col suo manto.

Per parecchie ore mi convenne rimanere in quella posizione. Dopo, la Mamma mia mi bació nella fronte, e tutto disparve, e mi trovai in ginocchio in terra; ma mi sentivo ancora un dolore forte alle mani, ai piedi e al cuore. Mi alzai per mettermi sul letto, e mi accorsi che da quelle parti dove mi sentiva, usciva del sangue. Mi coprii alla meglio quelle parti, e poi, aiutata dall’Angelo mio, potei montare a letto. Quei dolori, quelle pene, anziché affliggermi, mi recavano una pace perfetta.

La mattina a stento potei andare a fare la Comunione, e mi misi un paio di guanti, tanto per nascondermi le mani. Non potevo reggermi in piedi; ad ogni momento credevo di morire. Quei dolori mi durarono fino alle 3 del venerdí, festa solenne del S. Cuore di Gesú. Questa cosa per primo dovevo dirla al Confessore, ma invece piú volte andai a confessarmi senza mai dirgli nulla; esso piú volte me lo dimandava, ma io rispondevo sempre di no»

Incarnazione

Spiegazione avuta dall’angelo custode:
tratta dal Diario di Gemma Galgani

La mattina del 25 marzo, Gesù si fece sentire all’anima mia più del solito: mi sentivo un interno raccoglimento, che per grazia di Dio non mi distraeva nessuna cosa al mondo; verso mezzogiorno sento che l’angelo mio mi batte sopra una spalla e mi dice: «Gemma, vengo per parte di Gesù ad adempire la sua promessa». Non sapevo che pensare; mi meravigliai all’udire quelle parole. «Figlia», soggiunse, «io sono il tuo custode, mandato da Dio; io vengo per farti capire un mistero, maggiore a tutti gli altri misteri».
La mia meraviglia si fece più grande, ancora non capivo… L’angelo mio se ne accorse e mi disse: «Ti ricordi, dodici giorni indietro, quel che ti promisi?». Pensai e presto mi rinvenni. «Sappi, o mia figlia, che io ti parlerò di Maria Santissima, di una giovinetta tanto umile dinanzi al mondo, ma d’infinita grandezza davanti a Dio; ti parlerò della più bella, della più santa di tutte le creature; della figlia prediletta dell’Altissimo, di colei che veniva destinata all’impareggiabile dignità di madre di Dio»

… Era già notte inoltrata, e Maria Santissima se ne stava sola nella sua camera: pregava, era tutta rapita in Dio. All’improvviso si fa una gran luce in quella misera stanza, e l’arcangelo, prendendo umane sembianze e circondato da un numero infinito di angeli, va vicino a Maria, riverente e insieme maestoso. La inchina come Signora, le sorride come annunziatore di una lieta notizia, e con dolci parole così le dice: “Ave, o Maria, il Signore è con te. La benedetta tu sei fra tutte le donne”». O bello, o grande e sublime saluto, che in terra non s’era mai udito, né; si udirà mai!

… «Appena l’arcangelo celeste ebbe pronunziate queste parole, tacque, quasi aspettando il cenno di lei per spiegare la sua divina ambasciata. Maria però, udito il sorprendente saluto, si turbò; taceva e pensava. Ma forse credi, o figlia mia, che a Maria non fossero mai discesi gli angeli del paradiso? Essa ogni momento ne godeva la visita e i loro dolci colloqui… Essa non va ad investigare nella sua mente il senso misterioso, ma si turba perché; si crede indegna dell’Angelico saluto. Ah! figlia mia», mi ripeteva, «se Maria avesse saputo quanto la sua umiltà fosse piaciuta al Signore, non si sarebbe stimata indegna dell’ossequio di un angelo. “Come mai”, diceva tra sé, “un angelo di Dio mi chiama piena di grazia, mentre io mi riconosco immeritevole di ogni divino favore? Come mai”, ragionava tra sé Maria, “un angelo del paradiso mi chiama benedetta fra le donne, mentre sono tra le femmine la più inutile, la più vile, la più abbietta? Qual mistero mai si nasconde sotto il velo di sì eccelso saluto?…”

«Al saluto dell’angelo, Maria nessuna risposta aveva data; allora Gabriele per cessarle il timore così ripete: “Non temere, o Maria, tu sei l’unica che hai trovato grazia dinanzi all’Altissimo. Da questo istante concepirai nel tuo seno un figlio, gli porrai nome Gesù, e da tutti sarà chiamato Figlio dell’Altissimo: ad esso sarà dato il trono di David, regnerà in eterno, e il suo regno mai avrà fine”. Con queste sublimi parole l’arcangelo spiegava tutta intera la sua ambasciata a Maria…

«L’angelo ormai aveva manifestato alla Vergine l’arcano della grande missione, cioè che essa era per divenir madre del Figliuol dell’Altissimo. Ma essa, rivoltasi all’angelo, così gli parlò: “E in che modo potrà questo avvenire, serbando io illibato il mio candore verginale?” (Già era stato predetto nel vaticinio d’Isaia, che diceva che il Cristo doveva nascer da madre vergine)… Sappi, qui mi disse l’angelo mio, «che Maria Santissima, con un esempio non mai udito, fino da’ suoi teneri anni aveva consacrato al celeste sposo delle anime caste il verginale suo fiore e, sebbene non fosse soggetta al senso della concupiscenza ribelle, non aveva però mancato di custodire i suoi gigli tra le spine della mortificazione.

«Rifletti», mi diceva, «come Maria Santissima tacque a tutte le cose che riguardavano il grande mistero, solo parlò e si fece sollecita, quando udi trattare del suo puro e intemerato candore, e si fece intorno a quell’angelo di Dio con premurosa richiesta… Hai ancor capito, o figlia, quanto Maria amasse questa bella, angelica, celeste virtù? Ma chi credi tu che l’amasse maggiormente? Gesù o Maria? Certamente Gesù che mai si sarebbe scelta una madre, se non vergine pura, immacolata.

L’angelo Gabriele rispose: “Maria, lo Spirito santo scenderà sopra di te, la virtù sublime dell’Altissimo ti adombrerà; e però quello che nascerà di te santo sarà il vero Figliuol di Dio. A questo punto pure ti avverto che Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiezza ha concepito un figlio, ed è già nel sesto mese colei che si diceva sterile perché ricordati che a Dio nulla è impossibile”. L’angelo Gabriele continuò a Maria Santissima con queste parole: “Rassicurati e consolati, o vergine benedetta: il divino spirito sarà quello che scenderà a fecondare le tue viscere immacolate. L’onnipotente virtù dell’Altissimo opererà in te un nuovo prodigio che, serbandoti al tempo stesso l’onore di vergine, ti darà il gaudio di madre. Il santo, che concepirai nel tuo seno, non sarà che il Figlio di Dio”. Con queste parole l’arcangelo Gabriele svelava l’arcano, spiegava il mistero, rassicurava Maria.

«Ormai tutto era precisato, non mancava che l’ultima parola di Maria, perché la vergine fosse madre di Dio. Il Verbo divino, generato dal Padre nello splendore dei santi, non doveva aver padre in terra, siccome madre non ebbe in cielo. E Maria, essendo eletta genitrice dell’Unigenito del divin Padre, diveniva del Padre stesso l’unigenita figlia. Essendo colei, che della verginale sua sostanza doveva somministrare le umane membra al Verbo divino, era sollevata all’ineffabile dignità di madre del Figlio di Dio. Essendo Maria quella, sulla quale sarebbe disceso lo Spirito Santo, che adombratala con la sua virtù onnipotente l’avrebbe fatta madre vergine di un figlio Dio, era perciò innalzata all’eccelso onore di sposa allo Spirito Santo.

«Spiegato l’arcano, rassicurata pienamente la vergine, il messaggero divino taceva, ansioso aspettando la risposta di lei, cioè il consenso di Maria all’incarnazione del Verbo eterno… e risponde: “Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola”. Il grande accento è proferito, Maria è la madre del Figlio dell’Altissimo. A queste parole esulta il cielo, si consola il mondo intero. L’angelo riverente si prostra innanzi alla sua signora, e poi spiega il volo e se ne ritorna in paradiso.

Maria, nell’atto di accettare l’altissima dignità di madre di Dio, si dichiarava umilmente serva del Signore. Quell’umiltà profondissima, in che la trovò raccolta e quasi annientata l’angelo del Signore, non le venne meno al glorioso saluto e alla più gloriosa proposta di divenire la genitrice del Verbo divino.

«Maria aveva allora proferito il prodigioso fiat, e in un istante, formato dal divino Spirito nel seno di lei, della purissima verginal sua sostanza, un tenero e perfetto corpicciuolo, ed unitavi un’anima umana, a questa e a quello si congiunse, con istrettissima e ipostatica unione, la divina Persona del Verbo. O miracolo! Quel Dio, che non può essere contenuto nell’ampiezza dei cieli, sta racchiuso nel grembo di Maria. Quel Dio, che sostiene con un dito la gran macchina dell’universo, è sostenuto dal puro seno di una vergine. Chi può ridire pertanto qual pienezza di gaudio inondò e incendiò l’anima di Maria in quel felice momento, in cui divenne madre del Figliuol di Dio? Il Re dei Regi, il gran Signore dei dominanti ha posto il suo trono nell’intemerato seno di Maria. Un infinito gaudio inondò Maria, quando si fissò nella infinita luce e poté; mirare gli arcani splendori della divinità.

«Accettando Maria l’incomparabile dignità di madre di Dio, accettava intanto il generoso ufficio di madre dell’umano genere. Rallegriamoci: Maria, prestando all’angelo il verecondo suo assenso, vi ha adottati per figli, divenuta la madre di tutti».

Flagellazione

tratta dal Diario di Gemma Galgani

Era tanto tempo che pregavo Gesù affinché mi togliesse ogni segno esterno, ma Gesù invece ecco che me ne aggiunge un altro: mi fece provare qualche piccolo colpo della sua flagellazione; ai dolori delle mani, piedi, testa e cuore vi aggiunse pure qualche altro di detti colpi. Sia sempre ringraziato. Infatti circa le ore cinque fui presa da un dolore tanto grande dei miei peccati, che mi sembrava di essere fuori di me: ma a questo spavento mi successe ben presto la speranza nella misericordia di Dio, che ben presto mi calmai.

Non provavo ancora nessun dolore; dopo circa un’ora mi sembrò di vedere l’angelo mio custode, che teneva in mano due corone: una di spine, fatta a guisa di cappello, e l’altra di gigli bianchissimi. Al primo vedere, quest’angelo mi cagionò, come sempre, un po’ di paura, ma poi mi cagionò allegrezza; insieme adorammo la maestà di Dio, gridammo: «Viva Gesù!» forte forte, e poi, mostrandomi le due corone, mi chiese quale volessi.

Non volevo rispondere, perché padre Germano me lo aveva proibito; ma insisté, dicendomi che era lui che lo mandava, e per darmene un segno che veramente era lui che lo mandava, mi benedì nella maniera che era solito benedirmi lui, e fece l’offerta di me all’eterno Padre, dicendomi che dimenticassi in quella notte me stessa e pensassi ai peccatori.

Fui persuasa di queste parole, e risposi all’angelo che avrei scelta quella di Gesù; mi mostrò quella di spine, e me la porse; la baciai più volte, e l’angelo spari, dopo averla posta sulla mia testa. Cominciai allora a soffrire, nelle mani, piedi, e il capo; più tardi poi per tutto il corpo, e sentivo dei forti colpi. Passai la notte in quel modo; a forza la mattina mi alzai, tanto per non far conoscere le cose tanto grosse; i colpi e i dolori li sentii fino circa le due; verso quest’ora tornò l’angelo (e per dire il vero, quasi non potevo più reggere), e mi fece star bene, dicendomi che Gesù aveva avuta compassione di me, perché sono piccina, e ero incapace di arrivare a soffrire fino all’ora che Gesù spirò.

Dopo stetti bene; mi sentivano però tutti gli ossi, e appena potevo reggermi in piedi. Ma una cosa mi affliggeva: vedevo che i segni non erano spariti; anzi nelle braccia e in qualche altra parte del corpo (mi avvidi mentre mi vestivo) ci avevo del sangue e qualche segno dei colpi. La mattina, quando feci la comunione, pregai con più forza Gesù, che mi togliesse i segni, e mi promise che il giorno della sua Passione me li avrebbe tolti. Seppi che la Passione era martedi, e dei venerdi non ne dovevano più passare.

Venerdì poi ultimo, dei segni nel capo, nelle mani, nei piedi e nel cuore non ce ne era; ma Gesù per la seconda volta mi fece sentire di nuovo qualche colpetto: mi venne un po’ di sangue per qualche parte del corpo, ma spero che Gesù presto mi toglierà pure questo. La povera GEMMA.

Diario

Alcuni brani tratti dal Diario

– Oggi poi, che credevo di essere affatto libera da quella brutta bestia, invece mi ha bussato assai. Io era andata proprío coll’intenzione di dormire, tutt’altro invece: ha cominciato in certi colpi, che temevo proprio mi facesse morire. Era in forma di un grosso cane tutto nero, e mi metteva le gambe sulle mie spalle; ma mi ha fatto assai male, perché mi ha fatto sentire tutti gli ossi. Alle volte perfino credo che me li tronchi; anzi una volta, tempo indietro, nel prender l’acqua santa, mi dette una torta tanto forte al braccio, che cascai in terra dal gran dolore, e allora mi levò l’osso proprio dal posto; ma mi ci tornò ben presto, perché me lo toccò Gesù, e fu fatto tutto.

– Ieri accadde al solito: ero andata per dormire, infatti mi addormentai, ma il demonio no, parve che non volesse. Mi si fece vedere in una maniera assai sudicia, mi tentava, ma fui forte. Mi raccomandavo dentro me stessa a Gesù che mi togliesse la vita [piuttosto] che offenderlo. Che tentazioni orribili che sono quelle lì! Tutte mi dispiacciono, ma quelle contro la santa purità quanto mi fanno male! Dopo poi per rimettermi in pace venne l’angelo custode e mi assicurò che non avevo fatto alcun male. Mi ci lamento alle volte, perché vorrei che mi venisse a aiutare in certi momenti, e mi dice, o che lo veda o no, sta sempre sopra il mio capo; anzi ieri, perché Maria Santissima Addolorata mi aiutò davvero, e fui forte assai, mi promise che la sera sarebbe venuto Gesù a vedermi.

– Questo venerdì soffrii assai di più, perché fui obbligata a fare altre piccole faccende, ed a ogni movimento credevo di morire. Anzi la zia mi aveva comandato di tirare su dell’acqua: durai tanta fatica, mi pareva (ma era tutta mia idea) che le spine mi andassero nel cervello, e mi cominciò a venire una goccia di sangue dalle tempie. Mi pulii in fretta e se ne avvide poco. Mi domandò se fossi cascata e rotta il capo; gli dissi che mi ero graffiata con la catena del pozzo. Dopo andai dalle monache; erano le dieci e stetti con loro fino alle cinque. Dopo tornai a casa, ma Gesù me l’aveva già tolta.

* Poi mi fece tornare quieta; si mise a sedere accanto a me, e mi diceva ammodino ammodino: «O figlia, ma non sai che tu devi essere in tutto conforme alla vita di Gesù? Egli patì tanto per te, e tu non sai che devi in ogni occasione patire per lui? E poi perché dai questo dispiacere a Gesù, di lasciare ogni giorno la meditazione sopra la Passione?». Era vero: mi ricordai che la meditazione sulla Passione la faccio solo il venerdì e giovedì. «Devi farla ogni giorno, ricordatelo». Infine mi diceva: «Coraggio, coraggio! Questo mondo non è mica il luogo del riposo: il riposo sarà dopo morte; ora tu devi patire, e patire ogni cosa, per impedire a qualche anima la morte eterna». Lo pregai tanto che dicesse alla Mamma mia di venire un po’ da me, ché avrei tante cose da dirgli; mi disse di sì. Stasera però non è venuta.

Andai a letto, si sa bene, coll’intenzione di dormire; il sonno non tardò a venire, e mi comparve quasi subito un omino piccino piccino, coperto tutto di pelo nero. Che spavento! Mi posò le mani sul letto, credevo che volesse picchiarmi. «No no», disse, «non ti posso picchiare, non aver paura», e nel dire così si era allungato. Chiamai Gesù in aiuto, ma non venne; non per questo mi lasciò: dopo invocato il suo nome, mi sentii subito libera, ma fu tutto ad un tratto.

* Avevo terminato le preghiere: andai a letto. Quando ebbe avuto da Gesù il permesso di venire, ritornò; mi domandò: «Quanto tempo è che non hai pregato per 1’anime del purgatorio?.. «Ogni piccola pena, loro le solleva; anche ieri e oggi, se tu avevi offerto per loro quel poco». Ma risposi un po’ meravigliata: «Mi sentiva il corpo; e che i dolori di corpo sollevano le anime del purgatorio?». «Sì», mi disse; «sì, figlia: ogni più piccolo patimento le solleva». Gli promisi allora che da quel momento ogni cosa avrei offerto per esse.

* Erano circa le nove e mezza, leggevo: tutto ad un tratto sono scossa da una mano che leggermente mi posava sulla spalla sinistra. Mi volto impaurita; ebbi paura, feci per chiamare, ma mi trattenne. Mi voltai e vidi una persona vestita di bianco: conobbi una donna; la guardai, il suo sguardo mi assicurò che non temessi di nulla: «Gemma», mi disse dopo qualche minuto, «mi conosci?». Dissi di no, perché ben potevo dirlo; soggiunse: «Io sono madre Maria Teresa del Bambin Gesù; ti ringrazio tanto tanto che tu ti dia tanta premura, perché presto possa raggiungere la mia eterna felicità».

* In quei momenti l’angelo custode mi suggerì all’orecchio: «Ma la misericordia di Dio è infinita». Mi quietai. Cominciai presto assai a patire nel capo: saranno state circa le dieci. Quando fui sola, mi buttai sul letto; soffrii un po’, ma Gesù non tardò a comparire, mostrandosi anch’esso che soffriva tanto. Gli ricordai i peccatori, pei quali lui pure mi animò a offrir tutti i miei piccoli patimenti all’eterno Padre, per essi.

* Dopo questo che mi era accaduto, avrei saputo volentieri che cosa volesse dire quella luce che usciva dalle piaghe, in particolare dalla mano destra, con la quale mi ha benedetta. L’angelo custode mi ha dette queste parole: «Figliuola, in questo giorno la benedizione di Gesù ha versato sopra di te un’abbondanza di grazie».

Padre Pio

I due Santi furono quasi contemporanei.

Gemma Galgani ha sette anni quando inizia la sua sconvolgente esperienza con la prima locuzione interiore che trova il suo culmine nel 1899 con i segni della redenzione nel suo corpo.

Francesco Forgione, di nove anni più giovane di Gemma a cinque anni sente il desiderio di essere totalmente di Dio ed inizia a sperimentare i primi fenomeni soprannaturali e durante il suo noviziato (1903-1904) sperimenta pienamente la sua esperienza mistica (Gemma era appena morta). La somiglianza tra le sue esperienze con quelle di Gemma lo porta a intuire e riconoscere che Gemma è colei che può aiutarlo a comprendere ciò che sta vivendo nella propria carne.

Come Gemma anche Padre Pio deve lottare con il demone, ha le stesse esperienze celesti fatte di rivelazioni, presenze Angeliche, di Cristo e della Vergine Maria. Vive in seguito la dolorosa esperienza delle stimmate, dapprima invisibili, per quasi otto anni, e poi manifeste e permanenti.

Padre Pio si riconosce pienamente nelle stesse eccezionali esperienze mistiche di Gemma, da lei descritte con un linguaggio disarmante per la sua semplicità e la sceglie come modello infatti in molte sue lettere (circa 50) ci sono frasi ed espressioni tipiche del linguaggio di Santa Gemma tratte dalle sue lettere, diario e scritti.

Che Padre Pio abbia letto gli scritti di Gemma se ne trova la conferma in una sua lettera a padre Benedetto del 2 Maggio 1921. cosi scrive: “Vengo inoltre a chiederle una carità: avrei desiderio di leggere il libretto intitolato Lettere ed estasi della serva di Dio Gemma Galgani, insieme con quell’altro della stessa serva di Dio, che si intitola. L’ora Santa. Sicuro ch’ella trovando giusto questo mio desiderio, me li procurerà. La ossequio e le chiedo la sua benedizione. Il suo fra Pio:”

Santo Padre Pio raccomandava a parecchi dei suoi figli spirituali la devozione a Gemma che chiamava “La Grande Santa” e quando parlava di Lei si commuoveva fino alle lacrime e invitava i devoti visitatori a conoscere questa anima prediletta.

Molto spesso Padre Pio inviava a Lucca diversi pellegrini provenienti dalla Toscana e da alcune Regioni del Nord Italia “Che ci venite a fare qui da me a chiedere grazie? Correte a Lucca che è a voi più vicino, perché la ci sta Santa Gemma, che è una Santona”.

Santa Gemma Galgani e San Padre Pio hanno sparso in tutto il mondo il profumo della loro santità, e noi attoniti non rimane che rivolgere a Dio calorosi lodi di ringraziamento per averci donato delle creature cosi risplendenti di amore e di virtù.

Preghiere

Triduo a Santa Gemma

Primo giorno
O gloriosa Santa Gemma, specchio tenerissimo di virtù che nei brevi giorni della tua vita terrena, quale vergine prudente, disprezzando le caducità della terra, ti sei consacrata unicamente agli interessi del Cielo, i soli che valgano a renderci veramente felici, quanto dobbiamo confonderci dinanzi a te! Attratti dalle lusinghe e dalle bugiarde promesse di questo mondo fallace, abbiamo troppe volte dimenticato i beni del Cielo e ci siamo perduti in quelli della terra collocando in essi le nostre speranze e la nostra felicità.

O Santa Gemma, ottieni che un raggio di quella luce divina che tanto ti ha inondato l’anima scenda su di noi che purtroppo ci troviamo nelle tenebre e da quel trono di gloria cui ti hanno sublimato le tue eroiche virtù, volgi su di noi il tuo sguardo e non disdegnare la nostra umile preghiera. Il mondo ci aggira di continuo con le sue astuzie e il demonio e i nemici della nostra anima cercano di farci dimenticare il vero scopo della vita ed immergerci sempre più nelle vanità della terra.

O Santa Gemma, ardentissima amante di Gesù Crocifisso, svegliaci dal nostro torpore e fa’ che possiamo comprendere il proposito che fin dai primi anni che ti sei proposta quale programma della tua vita: “Tutta di Gesù solo”, per staccarti pienamente dalle cose terrene. Fa’ che d’ora innanzi ci impegniamo anche noi per realizzare nella nostra condotta questo stesso programma di perfezione e di santità.
Pater, Ave, Gloria

Secondo giorno
O gloriosa Santa Gemma che sei stata così devota al Redentore Crocifisso e che con tanto ardore hai amato lo Sposo divino delle anime nostre, tu che potevi ripetere con l’Apostolo in tutta verità: “Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me” (Gal 2,20) e hai alimentato quest’amore per Gesù ogni giorno di più nel tuo cuore con la contemplazione della sua Passione e con la partecipazione ai suoi dolori, fa’ che pure noi ardiamo dello stesso incendio di santa carità.

O Santa Gemma, quanto siamo diversi da te!
Perché le anime nostre rimangono tanto fredde, mentre la tua si accendeva di viva fiamma di santo amore al ricordo della dolorosissima Passione del Redentore divino e della sua Crocifissione? Scuoti, o Santa Gemma, questi nostri cuori così miserabili che, insensibili al pensiero delle sofferenze di Cristo, rinnovano spesso con il peccato la sua dolorosissima Passione; fa’ che d’ora in poi la Passione di Gesù e i dolori della Mamma Celeste s’imprimano davvero nelle anime nostre per rimanervi profondamente scolpiti, come sigillo indelebile d’amore.
Pater, Ave, Gloria

Terzo giorno
O gloriosa Santa Gemma che sei stata tanto presa dagli interessi della divina gloria e che hai desiderato unicamente che lo Sposo divino della tua anima fosse da tutti conosciuto e da tutti amato, non dimenticare la tua missione ora che sei in Cielo presso il trono del tuo Gesù. Il peccato continua purtroppo a regnare nel mondo e ogni giorno provoca nuove vittime.

Tu che nel tuo silenzioso e benefico apostolato hai strappato innumerevoli anime all’inferno con le tue preghiere, lacrime e sacrifici, vieni in soccorso a tanti infelici che perdono la loro vita nel peccato. Anche oggi l’amore di Gesù non è compreso e per gli uomini, lungi dal ricambiare le sue tenerezze, rispondono invece con ingratitudini e peccati. Continua a zelare l’onore del tuo Gesù e a questi infelici ottieni il pentimento e il perdono. E a noi pure ottieni il più vivo dolore per le colpe che abbiamo commesso e il proposito di non commetterne più.
Pater, Ave, Gloria

Preghiera

O Santa Gemma, vergine ammirabile, che nella tua vita mortale sei stata veramente, per l’esercizio delle più belle virtù, gemma preziosissima agli occhi di Dio che ti ha arricchita dei doni più rari in vita e ti onora oggi con i più strepitosi prodigi e le grazie più segnalate, dal Cielo dove ora godi il premio della tua santa vita, rivolgi uno sguardo benigno a noi che confidiamo in te.
Ottienici che, imitandoti, fuggiamo anche l’ombra del peccato e abbandonandoci pienamente nelle braccia del Padre Celeste, possiamo mantenerci sempre fedeli a Lui tra le lotte e le contrarietà della vita presente.
O Santa Gemma, ottieni anche a noi di ardere delle tue stesse fiamme di carità verso Gesù nel Santissimo Sacramento e nei dolori della sua Passione, e verso Maria Santissima, l’addolorata Madre di Dio e nostra.
E poiché sei tanto potente presso il trono di Dio, facci sperimentare in tutte le nostre necessità la potenza della tua intercessione, ottenendoci conforto nelle amarezze della vita presente e specialmente nell’ora della morte, affinché possiamo partecipare con te all’eterna felicità del santo Paradiso.
Così sia.

Rinnoviamo l’invito

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