INQUINAMENTO

Combattiamo tutti i tipi di Inquinamento per un mondo migliore!

PROZIE LUZ DE MARIA SULL’ENERGLIA NUCLEARE

Combattiamo tutti i tipi di Inquinamento per un mondo migliore!

NO ALL’INQUINAMENTO AMBIENTALE

Abba Padre – Inquinamento e degrado ambientale

Nei paesi ricchi e sviluppati le problematiche ecologiche sembrano
entrare ormai a far parte della coscienza collettiva e ognuno è chiamato
ad acquisire la cognizione delle possibilità e delle responsabilità
nell’uso delle risorse naturali

In questi ultimi anni, ascoltando telegiornali, leggendo riviste o
parlando con gli amici, si discute su problemi molto gravi:
l’inquinamento e il degrado ambientale.
Il termine inquinamento indica l’introduzione nell’ambiente di sostanze
in grado di provocare pericoli effettivi o potenziali per la salute
dell’uomo oppure di minacciare l’esistenza di animali e piante. Se ci
chiedessero che cosa è l’ambiente, la nostra prima risposta sarebbe “il
verde che ci circonda”, “la natura”; ma in realtà è un insieme di
diversi fattori (esseri viventi, caratteristiche climatiche, interventi
umani…) che permettono la vita; in esso anche un piccolo cambiamento
può riportare conseguenze gravi; anche l’uomo in questo sistema svolge
una funzione importante, spesso opera interventi locali che rovinano in
modo irreparabile gli ecosistemi.

In questi ultimi due secoli nei paesi ricchi e sviluppati, il
“progresso” ha influito pesantemente sull’ambiente, procurando
conseguenze anche drammatiche per la stessa sopravvivenza dell’uomo; si
è, infatti, passati ad un mondo costituito più di cemento che di “verde”
e soprattutto a stili di vita caratterizzati da esigenze, sia
individuali sia comuni, sempre più elevate. Nel dopoguerra, in seguito
ad un aumento demografico e al boom economico, c’è stata un’espansione
delle città che si sono riempite di palazzi sempre più alti e addossati
gli uni agli altri, a discapito degli spazi verdi che si sono ridotti
spesso a semplici aiuole. Negli ultimi anni, fortunatamente, ci si è
accorti che gli spazi verdi sono indispensabili sia per un fattore
estetico ma soprattutto per un benessere comune.
Il progresso scientifico e soprattutto tecnologico ha posto alla portata
di tutti elettrodomestici di vario tipo, senza i quali non riusciremmo a
vivere; noi giovani per esempio riteniamo quasi indispensabili
computer, televisione, video giochi, impianti stereo, cellulari ecc.; e
nessuna casalinga penso riuscirebbe a fare a meno di lavatrice,
frigorifero, forno, frullatori e così via. Tutti questi strumenti però
richiedono un dispendio di energia elevatissimo e come sappiamo la
corrente elettrica si ricava da risorse naturali di vario tipo,
impiegate nelle centrali. Spesso i genitori ci riprendono per
l’eccessivo consumo di energia, per esempio perché lasciamo accese
troppe luci, o facciamo funzionare contemporaneamente più strumenti,
adesso capisco che, oltre a un discorso puramente economico, altrettanto
importante è quello energetico e quindi ambientale.

La
nostra è diventata anche una società “dell’usa e getta”, infatti, si
utilizzano sempre di più materiali cartacei o di plastica che
indubbiamente sono più pratici e igienici ma d’altra parte aumentano il
volume dei rifiuti che già comunque si producono. Oggi l’opinione
pubblica si mostra più sensibile al problema ambientale e collabora con
le iniziative prese dalle varie amministrazioni per migliorare la
situazione; per esempio il nostro Comune è stato uno dei primi ad
attuare la raccolta differenziata dei rifiuti e da un sondaggio pare
che, dopo un primo momento di difficoltà, la popolazione abbia aderito e
collaborato attivamente.
Anche i governi hanno cominciato occuparsi del problema inquinamento,
nel 1972 i rappresentanti di 113 Paesi si sono riuniti a Stoccolma per
la prima conferenza delle nazioni unite sull’ambiente per esaminare le
conseguenze che sarebbero derivate da un incontrollato inquinamento
ambientale. Questa conferenza è stata importante perché ha messo a
confronto la situazione degli Stati più industrializzati con quella
degli Stati poveri. Si è arrivati alla conclusione che una crescita
economica tanto rapida, basata sullo sfruttamento delle risorse naturali
non rinnovabili, per esempio minerali e petrolio, può portare in tempi
brevi al loro rapido esaurimento e che lo sfruttamento delle risorse
apparentemente rinnovabili, come il suolo coltivato, se non si tiene
conto delle capacità e dei tempi di rigenerazione, può condurre a una
diminuzione della fertilità del terreno favorendo un aumento dei
deserti. Successivamente nel 1987 fu affermato che lo sviluppo
tecnologico e economico è concepibile con la salvaguardia dell’ambiente e
fu introdotto il concetto di sviluppo sostenibile, incentrato sulla
possibilità di produrre un miglioramento che possa soddisfare i bisogni
delle attuali generazioni senza togliere a quelle future i mezzi per
soddisfare i loro.

In pratica in Italia, oltre alla raccolta differenziata, sono state
istituite alcune domeniche senza automobili, durante le quali il
cittadino può circolare a piedi o in bicicletta oppure con mezzi
pubblici, spesso gratuiti. Purtroppo il fatto che non tutte le città
aderiscano a questa iniziativa, vanifica l’utilità della stessa, perché
non esistono barriere fisiche all’inquinamento tra località adiacenti e
inoltre la scarsa frequenza annulla il risultato. D’altra parte non
penso che la gente accetterebbe di passare tutte le domeniche a piedi.
In ultima analisi questo è un problema molto grave che coinvolge tutto
il mondo e non è facilmente risolvibile, è comunque positivo che ci si
sia accorti che le risorse non sono inesauribili e quindi bisogna
trovare una soluzione a livello mondiale.

NO ALL’INQUINAMENTO INDUSTRIALE

Abba Padre – Inquinamento Industriale

Inquinamento industriale

L’inquinamento di origine industriale è causato dallo scarico di sostanze tossiche e non biodegradabili provenienti dalle lavorazioni dell’industria, come cianuri provenienti da industrie produttrici di antiparassitari e disinfestanti, cadmio dalle industrie per la costruzione di pile e accumulatori, e cromo, residuo di industrie di cromatura e conceria.
L’inquinamento industriale può derivare dallo scarico di acque utilizzate nei processi produttivi, che contengono elevate quantità di sostanze solide disciolte, dal dilavamento delle discariche dei rifiuti solidi da parte dell’acqua piovana oppure essere causato della rottura accidentale di serbatoi e/o tubazioni convoglianti prodotti molto inquinanti che finiscono direttamente nei fiumi o si disperdono sul terreno o nel sottosuolo fino ad arrivare alle falde acquifere.
Per ridurre l’inquinamento industriale, occorre depurare le acque con filtri o vasche di depurazione prima di scaricarle e preferire, dove possibile, sostanze naturali nei processi di depurazione.
Inquinamento termico
Esiste anche un’altra forma di inquinamento industriale dell’acqua, che non riguarda il contenuto di sostanze inquinanti ma la temperatura: l’inquinamento termico. Le industrie, infatti, riversano nel mare o nei fiumi l’acqua calda usata per le loro lavorazioni. Le acque di raffreddamento, prelevate da mari, laghi e fiumi ad una certa temperatura, dopo l’utilizzo, sono restituite ad una temperatura più elevata. L’aumento della temperatura nei corpi idrici recettori causa l’alterazione degli ecosistemi acquatici e la variazione dei processi vitali. Può inoltre portare alla morte della flora batterica, utile nei processi di autodepurazione delle acque, e, nei casi più gravi, a una moria di pesci. Per ridurre gli effetti negativi dovuti allo scarico delle acque di raffreddamento, si può riutilizzare l’acqua calda prodotta per il riscaldamento degli ambienti, o per allevamenti di specie che richiedono elevate temperature.

Inquinamento agricolo

L’inquinamento agricolo deriva dall’immissione nei corsi d’acqua e nel terreno di fertilizzanti chimici (ricchi di fosfati e nitrati), pesticidi (insetticidi e diserbanti) e liquami delle stalle. Lo scarico di fertilizzanti chimici in fiumi, laghi e mari va ad aumentare il fenomeno dell’eutrofizzazione. Più grave è l’immissione dei pesticidi che, essendo poco biodegradabili, si depositano e si concentrano nei corsi d’acqua distruggendo ogni forma di vita. Una maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli potrebbe ridurre in misura notevole questa forma di inquinamento che è particolarmente pericolosa in quanto può interessare anche le falde acquifere. Per prevenirlo bisogna ridurre l’apporto di nitrati preferendo il letame naturale, ridurre l’impiego di pesticidi introducendo la lotta biologica ed evitare un’eccessiva irrigazione che dilava il suolo e rende necessario l’uso di fertilizzanti.

Inquinamento domestico

L’inquinamento idrico di origine domestica è prodotto dagli scarichi dei liquami provenienti dalle abitazioni che contengono sostanze organiche e saponi. Queste sostanze si riversano generalmente nei corsi d’acqua superficiali, ma a volte raggiungono le falde acquifere. Grazie alla depurazione è possibile ridurre l’inquinamento delle acque reflue. Gli scarichi sono convogliati dalle fogne ai depuratori per abbattere gli inquinanti prima di scaricare le acque nei fiumi e nei mari. Questi sistemi di depurazione, però, non sono sempre presenti e, inoltre, anche dove gli scarichi sono raccolti e convogliati possono verificarsi rotture o inefficienze di pozzi neri, condotte e depuratori che provocano la fuoriuscita di acque inquinate.
Per abbattere gli inquinanti presenti nelle acque reflue, si può utilizzare anche la fitodepurazione, cioè vengono impiegate particolari piante che funzionano da filtri biologici in grado di ridurre le sostanze inquinanti.

Inquinamento da idrocarburi

E’ causato principalmente da incidenti alle piattaforme petrolifere e alle navi adibite al trasporto di idrocarburi, ma anche dallo scarico in mare delle acque utilizzate per lavare i serbatoi delle navi cisterna. Il greggio e i prodotti petroliferi formano sulle acque una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno tra atmosfera e acqua, causando danni a flora e fauna marina. Oggi durante il trasporto in mare si utilizzano navi cisterna a “doppio scafo” per evitare fuoriuscite in caso di incidenti. Per quanto riguarda le piattaforme vengono adottate le migliori pratiche internazionali per far fronte o eventualmente affrontare adeguatamente ogni tipo di inconveniente.

FONTE

NO ALL’INQUINAMENTO DA SIGARETTA

Abba Padre – Inquinamento Sigaretta

INQUINAMENTO. Mozziconi di sigaretta: rifiuti tossici per l’ambiente e la salute

granchioI mozziconi di sigaretta, gettati via dagli 1,5 miliardi di fumatori nel mondo, sono tanto inquinanti e pericolosi per l’ambiente e per la salute quanto i rifiuti industriali.
Purtroppo, a giudicare soltanto dalla quantità che vediamo dispersa nelle nostre strade, sembrano essere molto rari quei fumatori che si preoccupano di gettare la cicca della sigaretta nei cestini. C’è addirittura chi non si fa scrupoli a gettarla nel mare: nel Mediterraneo, per esempio, rappresentano il 40% dei rifiuti (il 9,5% sono bottiglie di plastica, l’8,5% sacchetti di plastica, il 7,6% lattine di alluminio).

Di questo argomento si è discusso lo scorso 21 Gennaio presso la sede ENEA di Roma, durante la giornata di studio L’impatto ambientale del fumo di tabacco. Le cicche di sigaretta: un rifiuto tossico dimenticato.

Accendere una sigaretta significa immettere in ambiente più di 4000 sostanze chimiche ad azione irritante, nociva, tossica, mutagena e cancerogena. Una parte di queste sostanze chimiche resta nel filtro e va a contaminare quella parte di sigaretta non fumata che comunemente chiamiamo cicca o mozzicone. Nelle cicche, quindi, è possibile trovare moltissimi inquinanti: nicotina, benzene, gas tossici quali ammoniaca e acido cianidrico, composti radioattivi come polonio-210, e acetato di cellulosa, la materia plastica di cui è costituito il filtro.

Lo studio ENEA – AUSL di Bologna mette proprio in evidenza il potenziale nocivo delle cicche di sigarette. Il lavoro valuta il carico inquinante delle cicche di sigaretta sul territorio italiano, argomento sul quale esiste un vuoto culturale e normativo. Sebbene il carico nocivo di ogni cicca sia basso (dell’ordine di milligrammi), il fattore che  amplifica il problema è l’elevato numero di cicche prodotte.

La valutazione si basa su: il numero di fumatori (13 milioni), il numero medio di sigarette fumate da ciascuno (15 sigarette al giorno), i quantitativi di alcuni agenti chimici presenti in ogni cicca e il numero complessivo di cicche immesse in ambiente ogni anno (72 miliardi di cicche/anno).

Tenuto conto del potere filtrante dell’acetato di cellulosa (filtro) è comunque possibile affermare che il carico nocivo immesso in ambiente con i mozziconi di sigaretta è alquanto rilevante.

Nicotina 324 tonnellate
Polonio-210 1872 milioni di Bq
Composti organici volatili 1800 tonnellate
Gas tossici 21,6 tonnellate
Catrame e condensato 1440 tonnellate
Acetato di cellulosa 12240 tonnellate

Lo studio sottolinea inoltre che non esistendo normative nazionali che ne limitino la dispersione in ambiente, ma solo singole iniziative da parte di alcuni comuni più attenti, la maggior parte delle cicche imbrattano il suolo o finiscono nelle fogne e nelle acque superficiali contaminandole. Da tutti questi fattori emerge la necessità di classificare le cicche come un rifiuto tossico per l’ambiente e trattarle come tale.

I comuni, gli amministratori locali, i datori di lavoro dovrebbero non solo emanare norme di comportamento,  ma anche installare, come accade per altre tipologie di rifiuti, appositi raccoglitori per i mozziconi di sigaretta.

Il problema, è evidente, va affrontato da vari punti di vista, coinvolgendo diversi attori e notevoli risorse finanziarie. La sua risoluzione resta comunque legata intimamente al modo di agire dei fumatori: non basta ridurre il consumo di sigarette ma è necessaria l’adozione di comportamenti responsabili e rispettosi della propria e altrui salute.

Inoltre, è utile ricordare che l’Agenzia per la protezione dell’ambiente della California ha classificato il fumo di tabacco come un inquinante tossico dell’aria.

Non dimentichiamo, poi, che  l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il fumo come la principale causa mondiale di malattia e di morte prevenibile.

FONTE

NO ALL’INQUINAMENTO DELLE SCIE CHIMICHE

Abba Padre – Inquinamento Scie Chimiche

SCIE CHIMICHE: INQUINAMENTO, MALATTIE E MORTE

Italia (estate 2013): scie chimiche – foto Daniel De Min

di Gianni Lannes

C’era una volta il cielo blu, quando gli aerei militari non nebulizzavano l’aria a bassa quota con veleni che fanno ammalare le persone, aggrediscono le piante e provocano terremoti.

Non c’è più il futuro di una volta, quando si bombardava alla cieca, senza accortezze chirugiche, scaricando bombe dirompenti ma convenzionali. Nel tempo elettronico dei pacifinti predomina il cinismo, ma più ancora l’ipocrisia politicamente corretta, buonista. Si colpiscono indistintamente alleati, nemici e perfino i propri concittadini. Vero mister Obama? Le prime vittime sono i bimbi, e almeno per una volta nella storia della disumanità, chi comanda il destino altrui, non fa distinzioni di pelle. Irrorazioni chimiche per tutti, addirittura gratuite (anche se non richieste).

Le velature biancastre e persistenti che si allargano a macchia d’olio sono dovute alla presenza del tossico bario, che tutti indistintamente, ormai respirano a pieni polmoni ovunque. Sembra non esserci scampo a questa maledizione militare disseminata dalla superpotenza bellica di Washington, grazie alla tacita connivenza dei governi telecomandati occidentali.

http://www.plh.af.mil

Le immagini satellitari mostrano come le tempeste tropicali hawaiane siano artificialmente “pilotate” utilizzando bombe chimiche. Queste esplosioni di aerosol sono la nuova evoluzione delle scie chimiche utilizzate dal Pentagono per manipolare il tempo, creare tempeste, siccità, dominare il nostro tempo.

Si chiama “guerra ambientale” o “geo-ingegneria ambientale” e su questa materia incandescente vige il segreto atlantico: una perversa strategia bellica che usa le forze della natura per colpire nemici ed alleati indistintamente. Non a caso è vietata, almeno sulla carta, dalla Convenzione Enmod del 1978. Un divieto effimero, di mera carta.

Attualmente, a parte i mass media controllati dal sistema di potere, gli scienzidioti e gli sparuti negazionisti (addirittura italidioti) capaci al massimo di etichette fuorvianti e distorsive della realtà, la documentazione ufficiale pubblicata in Rete dai ricercatori indipendenti è inequivocabile.

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=scie+chimiche

Negli Stati Uniti d’America vi sono diversi brevetti usati dall’aerosolterapia di massa. Il più collaudato è l’US 6,315,213 B1 di Peter Cordani, registrato il 13 novembre 2001: “Method of Modifying Weather”.

Sono in atto da anni sperimentazioni segrete, come quelle per gli esperimenti nucleari sugli esseri umani condotte clandestinamente, a partire dagli anni ’50 (ammesse in tempi recenti da USA e GB). Governi telecomandati e multinazionali del crimine usano le persone come cavie inconsapevoli ed ignare di rischi e pericoli.

Danni alla salute umana? L’esame della letteratura medica a livello universale rivela la correlazione con l’insorgenza di astenia, cefalea, allergie e nei casi più gravi sempre più frequenti, patologie gravissime, incurabili e fatali.

Purtroppo i bambini sono i più colpiti dall’inalazione e dall’esposizione ormai quotidiana all’alluminio, al bario, allo stronzio ed ai polimeri artificiali. 

Che fare? Un semplice esame del capello: il mineralogramma (o Tissutal Mineral Analysis = TMA). E’ una analisi di laboratorio che si può effettuare su una piccola quantità di annessi cutanei (capelli, peli pubici, unghie).Tale metodica – equivalente ad un esame bioptico – è utilizzata per la determinazione dei livelli minerali intracellulari. Solitamente uno squilibrio minerale è rilevabile in presenza di una patologia, ma ancora più importante, è rilevabile molto prima della comparsa dei sintomi e segni clinici della malattia stessa. È evidente, quindi il ruolo che il mineralogramma assume come mezzo di prevenzione. Infatti il TMA viene utilizzato anche come test di screening (un esame semplice, rapido, ed a basso costo).

Altra applicazione importantissima del mineralogramma, appunto, è la determinazione del livello dei metalli tossici (Bario, Stronzio, Piombo, Mercurio, Cadmio. Alluminio). L’Analisi Minerale Tissutale non viene utilizzata in caso di intossicazione acuta, ma è fondamentale nei casi, sempre più numerosi, di intossicazione subacuta o cronica.

Negli ultimi 10 anni in Italia, si è riscontrato un progressivo e costante aumento di casi che presentano quantità abnormi di bario e alluminio nell’organismo. Nei soggetti colpiti i livelli dei minerali tossici nei capelli sono 10 volte circa più alti che nel sangue.

Ovviamente lo Stato italiano, il ministero della salute e l’Istituto Superiore di Sanità si guardano bene dall’incoraggiare l’esame del capello o dal realizzare indagini epidemiologiche mirate.

E’ in atto un genocidio silenzioso, un crimine contro l’umanità da arrestare senza esitazioni. Non si può far finta di niente, riguarda tutti noi, esseri umani.

FONTE

NO ALL’INQUINAMENTO ALIMENTARE

Abba Padre – Inquinamento Alimentare

ma cosa mangiamo?

Prima dei più recenti “disastri” alimentari (metanolo, diossina, atrazina, mucca pazza) noi consumatori siamo rimasti perlopiù indifferenti.  Con il silenzio abbiamo consentito che le industrie dilatassero a dismisura i loro profitti, inquinando sempre più il nostro cibo.  Qualcosa sta cambiando, ma dobbiamo conoscere meglio il problema.  Questa pagina, frammentaria e incompleta, è solo una “passeggiata”, per meditare.


schifezze a scelta

“Siamo ciò che mangiamo”.  Ma cosa mangiamo?  Cominciamo col constatare che  il nostro cibo quotidiano è pieno di orrori:   additivi, farmaci, pesticidi, impurità e anomalie biologiche. un apparato industriale alimentare
“Tutto ciò è inevitabile – dicono gli esperti – se vogliamo mantenere le nostre abitudini alimentari e un elevato tenore di vita:  la grande disponibilità di carni e verdure tutto l’anno non può fare a meno delle tecniche di allevamento e agricoltura intensivi.”  Ma a quale prezzo?

Risulta che ogni anno, assieme al “normale” cibo, mandiamo giù più di 12 Kg di sostanze chimiche…  Se anche non fossero tossiche – e lo sono – si tratta comunque di sostanze innaturali, che costringono fegato e reni ad un superlavoro per eliminarle!  Chi garantisce la loro innocuità?

Il Ministero della Sanità ci fornisce le liste degli additivi consentiti e “sicuri”, e noi dovremmo perciò essere tranquilli:  però da trenta anni queste liste vengono aggiornate, cancellando ogni volta una o più sostanze precedentemente dichiarate sicure.  Quindi, chi può escludere che in futuro le nuove scoperte riveleranno rischi oggi ancora ignoti?

«Negli ultimi 15 anni sono stati sintetizzati più di 4 milioni di nuove sostanze chimiche e ogni anno vengono immessi sul mercato 500-1000 nuovi composti il cui grado di tossicità è spesso valutato in modo assai approssimativo.» da “Ambiente (ecologia)” Encarta 98

…Intanto sappiamo che molti additivi non sono in sè direttamente dannosi, ma lo diventano interagendo con altre fra le centinaia di migliaia di sostanze presenti nell’organismo, moltissime delle quali sono ancora poco o nulla conosciute…

Spesso si sente dire:  “…l’Italia ha leggi severissime, siamo ben protetti…” Siamo sicuri di questo?  Molti esperti ritengono che i pericoli alimentari siino molto sottostimati dagli stessi scienziati.  Di conseguenza le leggi fatte con i dati da loro forniti, sono insufficienti.  Se a questo aggiungiamo l’onnipresente corruzione dei vari livelli della politica, ci accorgiamo che non siamo affatto ben protetti…

È sempre bene non fidarsi troppo di quello che “è permesso per legge”, per questi motivi:

  • i legislatori si basano sui rapporti elaborati da commissioni scientifiche, e la scienza non sa “tutto”
  • gli interessi in gioco sono enormi, e le eventuali “mazzette” lo sono anch’esse, in proporzione
  • sia gli scienziati che i politici sono uomini come altri, quindi fallibili e corruttibili
  • quando una sostanza chimica è riconosciuta come sospetta, per evitare danni economici alle povere imprese si preferisce quasi sempre adottare un “periodo di transizione” per smaltirne le scorte.  E la transizione la “assorbiamo” noi…
Nel 1998, in Italia sono stati venduti 109.600.000 kg di pesticidi chimici (23.100.000 di diserbanti, 29.000.000 di insetticidi, 47.600.000 di anticrittogamici, 9.900.000 di altri prodotti).  La maggior parte è stata irrorata sui campi dell’Italia settentrionale (54.1%)
(fonte Greenpeace)

L’agricoltura intensiva è la maggiore responsabile dell’avvelenamento collettivo:  si usano quantità terrificanti di pesticidi, anticrittogamici, concimi sintetici, diserbanti, e altro.  Perchè accettiamo tutto questo?  Molti di noi ne farebbero volentieri a meno…  ma la grande industria ce lo impone.  Se tutti noi boicottassimo le grandi industrie rifiutando i loro prodotti innaturali, prima o poi dovrebbero per forza cambiarli…

In Italia sono attualmente in commercio 35 tipi di pesticidi che secondo la severissima EPA (l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente) sono considerati cancerogeni, eppure da noi sono venduti e usati tranquillamente.  Inoltre, 36 “principi attivi” presenti nei pesticidi “consentiti” da giardino, sono pericolosi per gli animali e per l’uomo, compresi pesci, uccelli, insetti, batteri del suolo, ecc.

Il grosso pericolo è l’accumulo: i molti veleni sono dilavati dall’acqua e finiscono nelle falde acquifere, come accadde con l’atrazina.  I veleni dall’acqua ritornano nelle piante, poi negli erbivori, e via via all’insù, negli animali superiori, ai vertici della catena alimentare:  qui si concentrano sempre più schifezze… e  noi alla fine ce li mangiamo, tutti contenti… 

Proprio per coloro che vorremmo maggiormente protetti, ossia i bambini, il rischio è più alto, a causa dei residui di fitofarmaci e nitrati che rimangono negli alimenti.  Poichè i bambini assumono una quantità maggiore di calorie per peso corporeo, il rischio di accumulo di contaminanti tossici è più grande:  all’età di sei anni i bambini possono aver superato di 10 volte il limite ritenuto accettabile per il rischio di cancro.


doppiamente colpevoli

 Fra l’altro, tutte le nuove sostanze devono essere testate.  Forse interesserà a pochi, ma voglio qui ricordare che i test si fanno su migliaia e migliaia di poveri animali.  Nei test più “innocenti” le sostanze si somministrano in quantità abnormi via via crescenti,

  Test su conigli in apparecchi di contenzione. La sostanza da provare viene versata negli occhi dei conigli e sulla pelle, lasciandola lì per ore o anche per giorni, finchè l’organo non va in necrosi.
(da: Annual Pictorial Review della Scottish Society for the Prevention of Vivisection)

fino a provocarne la morte, spesso fra grandi sofferenze.  Questo viene fatto per determinarne la tossicità, raggiungendo la dose letale.  Poi vi sono i test per la teratogenicità e la cancerogenicità, nei quali si provocano orrende malformazioni.  Non fingiamo di non saperlo!  Se non fossero continuamente prodotte nuove schifezze, potremmo evitare tante sofferenze.

Esistono additivi naturali, innocui:  si potrebbero consentire solo quelli, però costano di più… Per esempio:

  • E140 = clorofilla – colorante verde
  • E160 = estratto di paprica – colorante giallo
  • E162 = estratto di barbabietola – colorante rosso
  • E306 = vitamina E naturale (da olio di oliva) – antiossidante

…e tante altre possibili.  Ma se il consumatore non le pretende, non sostituiranno mai quelle di sintesi, più economiche.

Quanto a noi umani, esseri privilegiati e “signori del Creato”, se vogliamo essere ragionevolmente sicuri di non ingurgitare porcherie, sarà bene rivolgersi il più possibile ai cibi provenienti ed etichettati “da agricoltura biologica”.


le bistecche “gonfiate”

 Tutti avremo assistito qualche volta allo spettacolo deprimente di una bistecca che, mentre cuoce in padella, si restringe e diventa quasi la metà:  è certo, quella è carne gonfiata con ormoni della crescita.  Qui non consideriamo l’evidente truffa, che pure c’è, perchè ci hanno venduto …acqua!  Pensiamo invece che noi quella carne la mangiamo, assorbendo con essa anche gli ormoni.  Le conseguenze possibili?  Eccole:  accade che i nostri figli crescano troppo velocemente, che alle bambine cresca troppo il seno, che abbiano mestruazioni anticipate, acne, ipetricosi (troppi peli!), che ai bambini non si sviluppino bene i testicoli e i futuri spermatozoi siano malaticci, e che magari a noi adulti venga un tumore alla prostata o all’utero…

Ma gli ormoni sono illegali:  come mai spesso ci sono ugualmente?  Perchè le povere bestie senza gli ormoni impiegherebbero il doppio a crescere, perciò gli allevatori, come si dice… “fatta la legge, trovato l’inganno”.  Se la norma da un lato vieta assolutamente gli ormoni, dall’altro li autorizza a scopo terapeutico e nel periodo successivo al parto:  perciò, con un veterinario compiacente, è fatta!  In fondo neanche servirebbe poi tanto:  i farmaci possono essere dati di nascosto…  basta interromperli qualche tempo prima della macellazione, e chi se ne accorgerà?  Ma allora… controllare i farmaci alla fonte?  …lasciamo stare:  in teoria, per evitare illegalità, i farmaci per gli animali da allevamento devono essere acquistati con ricetta veterinaria:  ebbene, le cifre ufficiali riportano 1 sola ricetta ogni 20 animali (il 5%), mentre si sa che negli allevamenti intensivi la necessità è enormemente maggiore.  Semplicemente i farmaci sono acquistati sul mercato nero, cosicchè non se ne debba segnalare l’uso.  Poi si dovrebbe parlare dei macelli clandestini, che sfuggono ad ogni controllo, e della ormai famigerata BSE o “mucca pazza”, ma non se ne può più, ci hanno fatto due …scatole così.  La situazione, nonostante tante leggi e tanti provvedimenti, attualmente è questa:  realisticamente bruttina.  Le cose stanno cambiando (e, in questo senso, benvenuta la BSE!) ma ci vorrà tempo.  Una certa sicurezza è data solo dalle carni provenienti da allevamenti “biologici”, perchè controllatissimi dagli stessi consorzi a cui aderiscono.


stress e antibiotici

E gli antibiotici? Se ne parla poco, ma bisogna sapere che tutti gli animali d’allevamento intensivo come pesci, polli, conigli, pecore, maiali, mucche, ecc., chi più chi meno, hanno comunque un sistema immunitario fortemente depresso a causa delle loro orrende condizioni di vita:  spazio poco o nulla, luce continua 24 ore al giorno, alimentazione forzata, e batterie di galline ovaiole maltrattamenti vari derivanti dalla meccanizzazione.  Le povere bestie si ammalerebbero in continuazione se l’Uomo, nella sua infinita bontà, non le rimpinzasse di antibiotici per resistere!  Tralasciamo le ovvie considerazioni etiche sulla liceità di tali pratiche (tanto interessano a pochi) e vediamo perchè noi umani ci rimettiamo:  anche qui, mangiando i loro cadaveri, assumiamo gli antibiotici che contengono.  Ebbene, la natura si vendica: stavolta è il nostro sistema immunitario ad essere alterato dalla costante e ingiustificata presenza di piccole quantità di antibiotici nel sangue, assimilati

Ogni anno nell’Unione Europea vengono usate ben 5.000 tonnellate di antibiotici nella zootecnia. Gli antibiotici non sono quasi mai somministrati ad animali malati, bensì costantemente mescolati al mangime degli animali sani, per prevenire infezioni causate dallo stress.

mangiando carne o bevendo latte.  Ma non basta.  Sentiamo spesso parlare della comparsa di nuovi superbatteri patogeni, sempre più resistenti:  questo accade perchè i batteri si adattano per selezione naturale alla presenza dell’antibiotico, divenendone immune.  Di conseguenza questi batteri, per essere sconfitti, necessiteranno di sempre nuovi antibiotici, o di dosaggi sempre maggiori proprio degli stessi antibiotici che somministriamo agli animali, in un circolo senza fine…  …e chi ci guadagna alla fine, come quasi sempre avviene, è l’industria chimico-farmaceutica.  Quando comprenderemo questo perverso meccanismo?  E soprattutto, quando comprenderemo che non si può andare contro natura?


frutta “viva” e frutta “morta”

colture intensive in serra I nutrizionisti più accorti ripetono: “mangiate solo frutta e verdura di stagione”, ma perchè?  È così bello e comodo mangiare pomodori, uva, pesche, fragole, zucchine, ecc., tutto l’anno!…   La ragione sta nel fatto che i prodotti agricoli fuori stagione sono coltivati in serra:  questo vuol dire che le piante non vedono mai il

Ci credereste?  Ogni tanto qualche nutrizionista (meno attento o più legato agli interessi dell’industria) dichiara in TV con fervore che il potere nutritivo dei prodotti vegetali di serra è identico a quello dei prodotti più naturali, o addirittura di quelli da agricoltura biologica… dal sapore non si direbbe!

sole, non sono in un contesto naturale, sono trattate per evitare malattie da sovraffollamento, sono iperconcimate e irrorate con fitormoni per stimolare la crescita.  Oltre ad aver assorbito molte sostanze estranee, sono anche sensibilmente più povere di diversi elementi, e di ciò possiamo accorgercene dal sapore!

Dovremmo inoltre rivedere anche il nostro gusto estetico in campo alimentare.  File e file di lucide e scintillanti mele rosse,  turgide e questa è una mela avvelenata dai fitofarmaci perchè la sua buccia è sterile verdissime zucchine,  perfette e vellutate pesche e albicocche…  tristi specchietti per le allodole!   Il cliente al mercato è attratto dai prodotti che “si presentano bene”, ma non sa che frutta e verdure più sono belle e lucide, e più sono trattate con prodotti chimici!  Fino ad un decennio fa ancora potevamo trovare sui banchi la frutta questa è una mela sana perchè la sua buccia è 'viva' “puntinata” perchè attaccata da qualche fungo, o addirittura col vermetto dentro, e bisognava consumarla in fretta, prima che maturasse troppo e marcisse.  Oggi no.  La frutta e la verdura sono bellissime, e soprattutto durano molto di più.  Anzi, a volte sono bellissime fuori, ma iniziano a marcire da dentro, esattamente al contrario del processo naturale…  Per forza:  sono state abbondantemente trattate con prodotti anticrittogamici, antibatterici, antiparassitari, che le sterilizzano.  La maturazione non può avvenire normalmente, perchè i batteri che la provocano non possono vivere in un mezzo velenoso.  Tutto qui.  E noi, tutti contenti, mangiamo la nostra bella mela di Biancaneve…


concludendo

Adesso basta, tanto non si finirebbe più:  per poche cose menzionate, ne esistono centinaia non dette o addirittura non conosciute.  Dietro l’apparente squisitezza e convenienza di tanti cibi industriali c’è quasi sempre un “trucco” chimico, o un procedimento dannoso e snaturante, e naturalmente c’è il profitto, che non guarda in faccia a nessuno.   Come il cancro: anche quello non guarda in faccia a nessuno.   Quando viene – se viene! – si piange e ci si dispera:  “Ah!, se potessi tornare indietro…”, che nel nostro caso significa:  “…vorrei aver fatto una vita più sana!”.   Personalmente ritengo che non ci si debba porre di volta in volta l’angosciante quesito «questo sarà innocuo?», ma piuttosto «questo è naturale?»:  così tutto diviene semplice e sicuro.  Chi tiene alla propria salute è avvisato.  Poi ognuno è libero di accorciare la propria vita come crede, se crede…

FONTE

NO ALL‘INQUINAMENTO NELL’ARIA

Abba Padre – Inquinamento Atmosferico

INQUINAMENTO DELL’ARIA

Si può definire l’inquinamento atmosferico come la presenza nell’atmosfera di sostanze che causano un effetto misurabile sull’essere umano, sugli animali, sulla vegetazione o sui diversi materiali.

DUE TIPI DI INQUINANTI

Gli inquinanti sono solitamente distinti in due gruppi principali: quelli di origine antropica, cioè prodotti dall’uomo, e quelli naturali.

I contaminanti atmosferici, possono anche essere classificati in primari vale a dire liberati nell’ambiente come tali e secondari che si formano successivamente in atmosfera attraverso reazioni chimico-fisiche.

L’inquinamento causato da queste sostanze negli ambienti aperti è definito esterno (o outdoor), mentre l’inquinamento nei luoghi confinati, come gli edifici, è indicato come inquinamento interno o indoor. La qualità dell’aria negli ambienti confinati viene infatti spesso indicata come Indoor Air Qualità.

L’EFFETTO SERRA

L’effetto serra è un fenomeno senza il quale la vita come la conosciamo adesso non sarebbe possibile. Questo processo consiste in un riscaldamento del pianeta per effetto dell’azione dei cosiddetti gas serra, composti presenti nell’aria a concentrazioni relativamente basse (anidride carbonica, vapor acqueo, metano, ecc.). I gas serra permettono alle radiazioni solari di passare attraverso l’atmosfera mentre ostacolano il passaggio verso lo spazio di parte delle radiazioni infrarosse provenienti dalla superficie della Terra e dalla bassa atmosfera (il calore riemesso); in pratica si comportano come i vetri di una serra e favoriscono la regolazione ed il mantenimento della temperatura terrestre ai valori odierni.

Questo processo è sempre avvenuto naturalmente e fa sì che la temperatura della terra sia circa 33°C più calda di quanto lo sarebbe senza la presenza di questi gas.

Ora, in ogni modo, si ritiene che il clima della Terra sia destinato a cambiare perché le attività umane stanno alterando la composizione chimica dell’atmosfera. Le enormi emissioni di gas serra prodotte dall’uomo stanno causando un aumento della temperatura terrestre determinando, di conseguenza, dei profondi mutamenti a carico del clima sia a livello planetario che locale. Prima della Rivoluzione Industriale, l’uomo rilasciava ben pochi gas in atmosfera, ma ora la crescita della popolazione, l’utilizzo dei combustibili fossili e la deforestazione contribuiscono non poco al cambiamento nella composizione atmosferica.

Il Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) ritiene che la temperatura media del pianeta sia aumentata di circa 0,6°C dal 1861. Inoltre, sulla base delle tendenze attuali di emissione dei gas serra, vi è la stima di un ulteriore aumento della temperatura terrestre tra 1,4 e 5,8°C nel periodo fra il 1990 e il 2100. Il conseguente cambiamento climatico comporterà delle implicazioni molto significative a carico della salute dell’uomo e dell’integrità dell’ambiente. Il clima infatti influenza fortemente l’agricoltura, la disponibilità delle acque, la biodiversità, la richiesta dell’energia (ad esempio per il riscaldamento o il raffreddamento) e la stessa economia.

Il progresso che si farà nella riduzione delle emissioni dei gas serra nell’immediato futuro determinerà il livello di riscaldamento globale a cui dovranno andare incontro le generazioni che verranno. L’approccio dovrà essere necessariamente coordinato, infatti i progressi fatti con la riduzione delle emissioni in un determinato settore possono essere facilmente compromessi dall’aumento delle emissioni in un altro. In ogni caso le azioni intraprese finora a livello internazionale e locale non sono confortanti e la situazione continua a peggiorare.

IL BUCO DELL’OZONO

La stratosfera terrestre contiene una concentrazione relativamente alta d’ozono, un gas costituito da tre atomi d’ossigeno (O3) e che rappresenta un vero e proprio schermo nei confronti delle pericolose radiazioni ultraviolette (raggi UV) provenienti dal sole. Ogni anno, durante la primavera dell’emisfero australe, la concentrazione dell’ozono stratosferico nell’area situata in prossimità del Polo Sud diminuisce a causa di variazioni naturali. Purtroppo, a causa degli inquinanti rilasciati in atmosfera, sin dalla metà degli anni settanta questa periodica diminuzione è diventata sempre più grande, tanto da indurre a parlare del fenomeno come del “buco dell’ozono”. Recentemente si è comunque individuato un assottigliamento della fascia di ozono anche in una piccola zona al polo Nord, sopra il Mare Artico, fatto che potrebbe preludere alla formazione di un altro buco dalla parte opposta.

Rappresentazione a tre dimensioni del buco dell’ozono; è stata realizzata sulla base dei dati di concentrazione dell’ozono stratosferico dal Goddard Space Flight Center della NASA. In primo piano in penombra è visibile il Sud America.

In effetti il fenomeno non rappresenta nient’altro che l’aspetto più evidente della generale e graduale diminuzione dell’ozono nella stratosfera. Il problema è estremamente importante in quanto una riduzione dell’effetto schermante dell’ozono comporta un conseguente aumento dei raggi UV che giungono sulla superficie della Terra. Nell’uomo l’eccessiva esposizione a questi raggi è correlata ad un aumento del rischio di cancro della pelle, generato a seguito delle mutazioni indotte nel DNA delle cellule epiteliali. I raggi ultravioletti possono causare inoltre un’inibizione parziale della fotosintesi delle piante, causandone un rallentamento della crescita e, nel caso si tratti di piante coltivate, una diminuzione dei raccolti. I raggi UV possono anche diminuire l’attività fotosintetica del fitoplancton che si trova alla base della catena alimentare marina, causando di conseguenza uno scompenso notevole a carico degli ecosistemi oceanici.

L’INQUINAMENTO DELL’ARIA CHE RESPIRIAMO

Vari inquinanti atmosferici quali: ossidi di zolfo, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, ozono, aldeidi, svolgono una azione irritante sulle mucose, in particolare su quelle delle vie aeree.

Tale azione, ripetuta nel tempo, può indurre una riduzione della funzionalità respiratoria e dei meccanismi di difesa polmonari.

Ne consegue un prolungamento del tempo di contatto di agenti infettivi, tossici e cancerogeni e dei relativi effetti dannosi.

Potrebbero così essere spiegati i dati derivanti da studi epidemiologici, sempre più numerosi e significativi, che hanno messo in relazione l’inquinamento atmosferico con malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, con la mortalità generale, con quella per tumore e, in particolare, per tumore polmonare.Le particelle inquinanti di maggiori dimensioni sono inglobate nel muco delle vie respiratorie ed espulse con la tosse.

Se si considera la quantità d’aria che viene quotidianamente inspirata da un individuo, ci si può meglio rendere conto della sua importanza ai fini della salute e dei rischi collegati alla respirazione d’aria inquinata.

Le sostanze inquinanti che, in forma gassosa o di particelle di piccolissime dimensioni (dell’ordine di millesimi di millimetro), riescono a raggiungere gli alveoli polmonari stimolano reazioni di difesa dell’organismo che, se ripetute nel tempo, vengono sopraffatte dagli inquinanti i quali non trovano più ostacoli per alterare le funzioni respiratorie dei polmoni.

Gli inquinanti gassosi che giungono a livello polmonare vengono assorbiti dalla superficie alveolare ed entrano nella circolazione sanguigna da cui raggiungono i diversi organi e apparati.

GLI EFFETTI SULLA SALUTE DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO.

Le conseguenze sfavorevoli dell’inquinamento atmosferico erano già risultate evidenti dopo alcuni episodi verificatisi nella prima metà di questo secolo.

In particolare va ricordato il gravissimo inquinamento di Londra (1952) a seguito del quale si registrò un numero elevatissimo di decessi (oltre 4.000) e oltre 2.000 ricoveri ospedalieri per malattie dell’apparato cardiorespiratorio.

Oggi le concentrazioni urbane degli inquinanti atmosferici responsabili di quegli episodi (polveri e ossidi di zolfo) sono più basse ma non tali da non essere fonte di preoccupazione per la salute della popolazione.

 A ciò va aggiunta la constatazione della continua immissione nell’ambiente di nuovi prodotti di sintesi, a tossicità elevata o poco nota, quali i costituenti dei nuovi combustibili. I danni alla salute derivanti dall’inquinamento atmosferico dipendono, oltre che dall’azione dei singoli inquinanti:

  • dall’interazione dei diversi inquinanti tra loro;

  • dalle condizioni atmosferiche;

  • dalle condizioni respiratorie;

  • dalla dose inalata.

Dall’inverno all’estate, ormai in ogni stagione l’aria in città è inquinata: gas di scarico delle auto (monossido di carbonio, biossido di azoto, piombo, benzene (sostanza cancerogena), polveri di lattice che derivano dal deterioramento dei copertoni delle auto sull’asfalto), oltre agli inquinanti prodotti dagli insediamenti industriali e, in inverno, anche l’inquinamento prodotto dai sistemi di riscaldamento. In estate, nonostante non sia presente l’inquinamento dovuto al riscaldamento, il calore contribuisce alla formazione dell’ozono (una forma di ossigeno irritante per le vie respiratorie).

I bambini sono i più vulnerabili, perché le mucose delle loro vie respiratorie sono più delicate, inoltre i bambini respirano con una frequenza maggiore degli adulti, introducendo una maggiore quantità d’aria; si aggiunga che il sistema immunitario, nei più piccoli, è ancora immaturo, perciò non è in grado di difendersi efficacemente dagli agenti inquinanti.

ALTRE CONSEGUENZE DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

La continua espansione degli insediamenti urbani ed industriali comporta una crescente richiesta di fonti energetiche. L’impiego di combustibili fossili e naturali riversa nell’ambiente notevoli quantità di sostanze gassose sotto forma di prodotti di combustione (ossidi di zolfo e di azoto, anidride carbonica), con conseguenze dannose per tutta la biosfera (deposizione acida e piogge acide).

Effetti dannosi provocati all’ambiente:

    • Acidificazione dei laghi, dei fiumi e delle acque sotterranee;

    • Degradazione dei sistemi idrici potabili;

    • Acidificazione e demineralizzazione dei suoli;

    • Impatto sulle foreste e sulla produttività agricola;

  • Deterioramento dei manufatti umani.

COME PROTEGGERSI DALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Sono CATEGORIE A RISCHIO, cioè soggetti per i quali è più alto il rischio di danno alla salute:

  • · BAMBINI

  • · ANZIANI

  • · CARDIOPATICI

  • · QUANTI SOFFRONO DI DISTURBI RESPIRATORI

Va comunque ricordato che non solo le categorie a rischio, ma TUTTA LA POPOLAZIONE è esposta agli effetti sfavorevoli dell’inquinamento atmosferico che è comunque un fattore di riduzione del benessere dell’uomo.

Alcuni suggerimenti:

IN CITTA’

Il problema dell’inquinamento deve e può essere solamente affrontato, mediante politiche dei trasporti, finalizzate non tanto a contenerne gli effetti, quanto più a prevenire il problema, per esempio investendo sui trasporti pubblici in modo da rendere agevole lo spostamento in città verso i luoghi di lavoro. E questo richiederebbe una nostra partecipazione attiva: la disponibilità a limitare gli spostamenti con l’auto privata, modificando anche un po’ il nostro stile di vita.

Ridurre il più possibile le uscite nei giorni e nelle ore di maggior traffico;

· Scegliere percorsi a minore intensità di traffico motorizzato, in qualunque modo ci si muova;

· Scegliere percorsi nei parchi e nei giardini, se ci si muove a piedi o in bicicletta;

· Evitare attività sportive (tipo jogging) in zone con intenso traffico motorizzato;

· Evitare di portare i bambini più piccoli, particolarmente a piedi o con il passeggino, nelle strade a maggior intensità di traffico motorizzato e nei portici che le fiancheggiano;

· Spegnere il motore e chiudere i finestrini in caso d’ingorgo o blocco della circolazione stradale; in tali occasioni gli abitacoli delle auto sono dei veri e propri concentrati di gas di scarico.

Per limitare i danni da SMOG FOTOCHIMICO (ozono) nei giorni e nelle ore di massimo soleggiamento nei mesi estivi è consigliabile:

· Evitare di svolgere attività fisica intensa;

Evitare le uscite nelle ore critiche (h 12- 17) per i soggetti a rischio.

A TAVOLA

  • mangiare molta frutta e verdura, alternando quelle con colore diverso perché contengono diverse vitamine e oligoelementi. Le vitamine combattono i radicali liberi, che le sostanze inquinanti fanno aumentare.
  • mangiare molti cavoli e broccoli, cibi antitumorali per eccellenza.
    limitare il sale.
  • abituare i bambini ai gusti di aglio, cipolla e porro, ortaggi che contengono zolfo e che quindi proteggono le mucose dell’apparato respiratorio.
  • bere molta acqua, che aiuta i reni a smaltire le scorie;
  • evitare di acquistare frutta e verdura dai camion ai bordi delle strade o dai negozi che espongono la merce su strade trafficate, perché raccolgono le polveri inquinanti.

A CASA

    • Anche l’appartamento ha i suoi inquinanti, dalla formaldeide (sostanza che esala dai mobili in truciolato) ai detersivi utilizzati per la pulizia della casa.
    • umidificare l’aria, per contrastare l’effetto del riscaldamento interno, che rende l’aria troppo secca e irritante per le vie respiratorie.
    • usare meno detersivi possibili per la pulizia della casa, perché le particelle di detergente ristagnano a lungo negli ambienti chiusi e sono nocive. Da preferire i detergenti con formulazioni più semplici (come il sapone di marsiglia) e gli elettrodomestici a vapore, che igienizzano senza l’utilizzo di sostanze chimiche.
    • areare bene la casa (ma non nelle ore di traffico!).
    • NON FUMARE MAI in casa, specie in presenza di bambini.

  • Esposizione a FUMO Dl TABACCO assunto direttamente o frequentando locali dove si fuma. Il fumo, sia attivo che passivo, è sempre nocivo alla salute ed è in grado di potenziare notevolmente l’azione dannosa degli inquinanti atmosferici;


Va inoltre ricordato che I RISCHI DA INQUINAMENTO ATMOSFERICO AUMENTANO A SEGUITO Dl
 ESPOSIZIONE AI PRODOTTI DELLA COMBUSTIONE quando si tengono i fuochi di cucina accesi a lungo.  Occorre, pertanto, assicurare un’adeguata ventilazione degli ambienti in cui si cucina.

I numeri dell’inquinamento atmosferico

  • 388.000 – le tonnellate di ossidi di zolfo (SOx) emesse ogni anno in Italia (anno 2006)
  • 78% – la quota di ossidi di zolfo (SOx) emessa da fonti industriali e centrali
  • 15% – la quota di ossidi di zolfo (SOx) emessa da trasporti non stradali, in particolar modo marittimi
  • 173.000 – le tonnellate di micro polveri (PM10) emesse ogni anno in Italia
  • 28% – la quota di PM10 prodotta da attività industriali
  • 27% – la quota di PM10 prodotta da trasporto su strada
  • 1.000.000 – le tonnellate di ossidi di azoto (NOx) emesse ogni anno in Italia
  • 44% – la quota di NOx derivante dal traffico stradale
  • 25% – la quota di NOx dovuto all’industria
  • 3.587.719 – le tonnellate do monossido di carbonio (CO) emesse ogni anno in Italia
  • 52% – la quota di CO prodotta dal trasporto su strada
  • 15% – la quota di CO prodotta dal riscaldamento e dalla produzione di calore
  • 9.630 – le tonnellate di benzene emesse ogni anno in Italia
  • 53% – la quota di benzene di cui è responsabile il trasporto su strada
  • 18% – la quota di benzene di cui sono responsabili le altre forme di trasporto

NO ALL’INQUINAMENTO NEL MARE

Abba Padre – Inquinamento Mare

INQUINAMENTO MARINO E CONSEGUENZE

“I mari sono la prova tangibile che Dio ha pianto della sua creazione” Paul Fort
di Maria Catena Cristaudo

Circa il 71% della superficie terrestre è ricoperto dalle acque, questo fa del mare uno dei beni più preziosi che l’uomo possiede, basti pensare che ci sono ancora oggi popoli che vivono quasi esclusivamente di pesca. Ma il mare è molto più di questo … Il mare è vita con la sua varietà di esseri viventi sia vegetali che animali, è bellezza con i suoi colori, è forza che può distruggere interi paesi, ma permette anche la vita sul nostro pianeta grazie alle correnti oceaniche che influenzano il clima.

Nonostante la sua  indiscussa importanza, l’uomo lo sta irrimediabilmente distruggendo con la pesca illegale ma non solo, è l’inquinamento, soprattutto, a destare maggiore preoccupazione.

L’inquinamento marino è causato da diversi fattori: scarichi delle navi, scarichi urbani ed industriali, scarichi di idrocarburi, rifiuti solidi; a questi vanno aggiunti, inoltre, gli incidenti petroliferi che causano le cosiddette “maree nere” e l’eutrofizzazione, quest’ultimo un fenomeno che negli ultimi tempi sta notevolmente sviluppandosi. Si tratta dell’arricchimento nelle acque di sostanze nutritive, in particolare azoto, fosforo e zolfo; che portano ad un arricchimento di alghe e piante acquatiche. Le conseguenze di tale arricchimento sono molte, in primis l’impoverimento delle risorse ittiche, ma anche la riduzione della biodiversità e più in generale una vera e propria degradazione delle acque. In tutto ciò l’Italia vanta un triste primato sulle emissioni inquinanti nel Mediterraneo. Infatti, secondo un rapporto dell’UNEP (il programma ambientale dell’ONU) del 2004, il Mare Nostrum sarebbe uno dei mari più inquinati al mondo a causa delle discariche di un pesticida altamente tossico chiamato lindane.

Tutt’oggi, sembra che la situazione non sia migliorata di molto.

Le conseguenze dell’inquinamento possono essere più o meno gravi non solo per la salute dell’uomo, che si nutre di pesci, molluschi ecc…”malati” perché contaminati da tossine, ma anche per gli  stessi organismi marini. Nel dicembre 2009, lungo le coste del Gargano, si sono spiaggiati nove capodogli (Physeter macrocephalus), di cui sette sono morti. Si tratta di un cetaceo appartenente al sottordine degli odontoceti, caratterizzato da una testa molto grande (circa un terzo della lunghezza del corpo). Nel loro stomaco sono state ritrovate buste di plastica, scatole e altro, probabilmente scambiati dai mammiferi per calamari, l’alimento di cui si cibano. Sono molte le associazioni che cercano in qualche modo si sensibilizzare le persone sui rischi dell’inquinamento marino su tutto il nostro pianeta, ma visto i risultati è evidente che si deve fare ancora molto.

Maria Catena Cristaudo

FONTE

NO ALL’INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO

Abba Padre – Inquinamento Elettromagnetico

I campi elettromagnetici hanno assunto un’importanza crescente legata allo sviluppo dei sistemi di telecomunicazione diffusi capillarmente sul territorio. Anche l’intensificazione della rete di trasmissione elettrica nonché la diffusa urbanizzazione, hanno contribuito a destare interesse circa i possibili effetti sulla salute derivanti dalla permanenza prolungata in prossimità di queste fonti di emissioni di onde elettromagnetiche.

Il fenomeno definito “inquinamento elettromagnetico” è legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, cioè non attribuibili al naturale fondo terrestre o ad eventi naturali, ad esempio il campo elettrico generato da un fulmine.
La propagazione di onde elettromagnetiche come gli  impianti radio-TV e per la telefonia mobile, o gli elettrodotti per il trasporto e la trasformazione dell’energia elettrica, da apparati per applicazioni biomedicali, da impianti per lavorazioni industriali, come da tutti quei dispositivi il cui funzionamento è subordinato a un’alimentazione di rete elettrica, come gli elettrodomestici. Mentre i sistemi di teleradiocomunicazione sono progettati per emettere onde elettromagnetiche, gli impianti di trasporto e gli utilizzatori di energia elettrica, emettono invece nell’ambiente circostante campi elettrici e magnetici in maniera non intenzionale.
I campi elettromagnetici si propagano sotto forma di onde elettromagnetiche, per le quali viene definito un parametro, detto frequenza, che indica il numero di oscillazioni che l’onda elettromagnetica compie in un secondo. L’unità di misura della frequenza è l’Hertz (1 Hz equivale a una oscillazione al secondo). Sulla base della frequenza viene effettuata una distinzione tra:
  • inquinamento elettromagnetico generato da campi a bassa frequenza (0 Hz – 10 kHz), nel quale rientrano i campi generati dagli elettrodotti che emettono campi elettromagnetici a 50 Hz;
  • inquinamento elettromagnetico generato da campi ad alta frequenza (10 kHz – 300 GHz) nel quale rientrano i campi generati dagli impianti radio-TV e di telefonia mobile.
Questa distinzione è necessaria in quanto le caratteristiche dei campi in prossimità delle sorgenti variano al variare della frequenza di emissione, così come variano i meccanismi di interazione di tali campi con gli esseri viventi e quindi le possibili conseguenze per la salute. In risposta alla necessità, oramai da tempo avvertita sia a livello nazionale ma ancor più a livello locale, di un censimento delle sorgenti inquinanti e sulla base anche di quanto previsto dal nuovo scenario normativo (legge quadro n. 36/2001), è in corso la costituzione di specifici catasti (nazionale e regionali) delle sorgenti di campo elettromagnetico come supporto per le attività di controllo, di informazione della cittadinanza e, soprattutto, per l’attività di pianificazione. Alcune regioni, in considerazione soprattutto del proliferare degli impianti per la telefonia cellulare, hanno già da qualche tempo avviato specifiche attività per la loro realizzazione.
Sia nel settore delle radiofrequenze che in quello delle frequenze estremamente basse (Elf: Extremely Low Frequency) l’entità delle attività di controllo è in fase di continua crescita; ciò è dovuto sia alla crescente pressione sul territorio che alle richieste da parte della popolazione. Attualmente, infatti, l’attività di controllo dell’inquinamento elettromagnetico rappresenta una delle principali emergenze per gli enti competenti (Agenzie regionali per l’ambiente). La tendenza futura va verso l’adozione di nuove tecnologie che modificheranno l’assetto ambientale e paesaggistico, principalmente dei siti urbani. L’adozione di tecnologie a basso impatto e una buona pianificazione territoriale consentiranno di raggiungere un buon compromesso tra la diffusione delle sorgenti impattanti e la tutela dell’ambiente.