TESTIMONI DI GEOVA ABBAPADRE WALTER SULLA

Geova: il nome di Dio?

Nella Bibbia dei Testimoni di Geova (TdG), denominata “Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture” (abbreviazione: TNM), il termine “Geova” è presente 6.973 volte nell’Antico Testamento e 237 volte nel Nuovo Testamento. Ma la parola “Geova” viene invalidata dallo stesso Corpo Direttivo dei TdG, il quale ammette esplicitamente che il termine “Yahweh” (o Jahveh) è il più corretto.

    Riportiamo  quattro dichiarazioni molto significative pubblicate sulla stampa ufficiale della Società Torre di Guardia:1. «Benché favorevoli al punto di vista che la pronuncia ‘Yahweh’ sia la più corretta, abbiamo ritenuta la forma ‘Jehovah’ perché il popolo l’ha famigliare (sic!) fin dal secolo XIV. Inoltre essa conserva, insieme con le altre forme, le quattro lettere consonanti del Tetragramma JHVH». (Prefazione a The Kingdom Iterlinear Traslation of the Greek Scriptures, Ediz. Watch Tower, 1950, p.23).

2. «È quasi certo che il nome di Dio fosse originariamente pronunciato Yahweh….il Comitato di Traduzione del Nuovo Mondo dichiarò: “Mentre siamo inclini a considerare la pronuncia Yahweh come la più corretta…”». (La Torre di Guardia del 1/2/1961).

3. Pertanto qui abbiamo il sacro nome di Dio, il Tetragramma, le quattro consonanti ebraiche YHWH (Yahweh) da cui, attraverso la forma latinizzata Jehovah, deriva quella italiana GEOVA, conosciuta da secoli». (L’uomo alla ricerca di Dio, W.T. – 1990, p. 225).
     Anche in questo brano il Corpo Direttivo ammette che il nome Dio, espresso da Tetragramma YHWH, è “Yahweh”, ma si contraddice perché, dopo aver dichiarato in primo tempo di aver preferito la forma errata “Jehovah” perché il popolo l’ha famigliare fin dal secolo XIV, a quarant’anni di distanza ribadisce il termine “Jehovah” perché sarebbe la forma latinizzata di “Yahweh”.
     Ma anche sulla forma latinizzata i TdG smentiscono sé stessi, come leggiamo su Il nome divino che durerà per sempre, W.T. – 1984, a p.18, dove, a proposito della forma “Iehova”, si dice: «Il nome apparve per la prima volta in una Bibbia inglese del 1530, quando William Tyndale pubblicò una traduzione dei primi cinque libri della Bibbia…e in una nota di questa edizione scrisse: “Iehovah è il nome di Dio”…».
 
     Nello stesso opuscolo, nelle pp. 17-18, si afferma che, a partire dal XIII secolo, apparvero su alcune pubblicazioni in lingua latina dei tentativi di trascrizione del nome di Dio, come: Yohoua, Iohouah, Ihouah, Iehoua. Sempre nel medesimo opuscolo a p. 8 si dice, a proposito dei termini ‘Jahveh’ e ‘Yahweh’, che «si tratta di forme suggerite da studiosi moderni…».
      Quindi la parola Jehovah è evidentemente una forma erronea ricavata da W. Tyndale dai primi vaghi abbozzi di trascrizione, e non, come documentato dagli stessi TdG, la forma latinizzata di Yahweh, visto che quest’ultima forma è stata realizzata da studiosi moderni.
     Rileviamo infine che, contrariamente a quanto sostenuto dal Corpo Direttivo nel brano citato al punto 1, la parola “Jehovah” (o Geova) non entrò nell’uso corrente nel 1300, bensì dopo il 1530, come il medesimo Corpo Direttivo ha voluto farci sapere.

4. A proposito della “stele Moabita” il Corpo Direttivo dichiara: «Pertanto la stele conferma l’accuratezza della narrazione biblica. La cosa più notevole, comunque, è che nella 19° riga di questo documento, Mesa fa uso del Tetragramma, YHWH, il nome dell’Iddio di Israele. lì Mesa si vanta: “Portai via di là (da Nebo) i (vasi) di Yahweh, e li trascinai davanti a Chemos”. Questo è probabilmente il più antico documento extrabiblico che usa il nome divino. (La Torre di Guardia del 15/4/1990, p. 31).
     In  questo brano il Corpo Direttivo ribadisce che “Yahweh” è il vero nome divino e, in apertura del capitolo, informa che la “stele Moabita” ha circa 3.000 anni.

Altre contraddizioni 
 
Su Ragioniamo facendo uso delle Scritture, W.T. – 1985, a p.155, leggiamo:
     «Geova è la versione italiana del Tetragramma ebraico JHVH che significa “Egli fa divenire”.
Notiamo innanzitutto una palese incongruenza del Corpo Direttivo il quale, nella pubblicazione sopra menzionata afferma che “Geova” deriva da “Jehovah” forma latinizzata di “Yahveh”, mentre nel brano sopra citato dichiara che “Geova” è la versione italiana del Tetragramma.
     Ma anche su questo punto il Corpo Direttivo è in errore perché, come riconoscono loro stessi a p. 1633 della loro Bibbia, versione significa traduzione. Ora, è ovvio che il Tetragramma ebraico “YHWH” (o JHVH) non si può tradurre in “Geova” perché mai nella lingua italiana “Geova” ha avuto il significato di “Egli fa divenire”.
     Il Tetragramma, tra l’altro, non può essere tradotto, bensì trascritto nella parola “Jahveh” (o Yahweh) che è la più corretta, come dichiarato dagli stessi TdG.

La parola “Yahweh” a sua volta si può tradurre nelle varie lingue; nella lingua italiana si traduce in “Egli è”.  La versione “Egli fa divenire” è alquanto imprecisa a detta non solo dei biblisti ma dagli stessi TdG che nel libro L’uomo alla ricerca di Dio, 1990, p.225 affermano: «Il nome YHWH (tradizionalmente letto Adonai, “Il Signore”) si collega qui alla radice hayah, essere».
  Il verbo essere, pertanto, induce a tradurre: “Egli è”.

 
L’uso del nome di Dio
  I TdG sostengono decisamente l’assoluta necessità di riportare il nome di Dio nella S. Scrittura ogni qualvolta nel testo originale sia presente il Tetragramma “JHVH”, trascrivendolo in “Jehovah” o, almeno, in “Jahveh”.
    Ma ci sono fatti inequivocabili comprovanti tale necessità non fu ravvisato da Gesù, dagli Apostoli, dagli Evangelisti e dalla Chiesa primitiva:
1. È fuori dubbio che Gesù, gli Apostoli, gli Evangelisti e tutti i discepoli usarono abitualmente La traduzione in lingua greca dell’antico testamento, realizzata dai “Settanta” savi del III-II secolo a.C. riportiamo due motivazioni assai probanti:
     a) Nel Nuovo Testamento sono presenti 350 citazioni dell’Antico Testamento. Ebbene, circa 300 di queste citazioni sono state riprese dalla traduzione dei Settanta. Ne consegue che, se gli Evangelisti citarono abbondantemente questa traduzione, essa era evidentemente ben accetta e di uso corrente nella Chiesa primitiva (inclusi Gesù Cristo e gli Apostoli).
     b) la validità della produzione dei Settanta e provata anche dalla presenza in tutte le bibbie cristiane del mondo (compresa quella dei TdG) dei nomi assegnati dai Settanta saggi ai primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.
     Ora, nella traduzione lingua greca dei Settanta non compare mai il nome divino per esteso “Jahveh ” (né tanto meno “Jehovah”) bensì, numerosissime volte “Kyrios” (Signore) e diverse volte il Tetragramma “JHVH”.
2. Nel Nuovo Testamento gli Evangelisti usavano le parole greche: “Kyrios” (rifacendosi alla traduzione dei Settanta), “Theòs” (Dio) e “Abbà” (Padre). In alcuni manoscritti compare raramente il Tetragramma, mentre non si riscontra ma il nome per esteso “Jahveh” e, men che mai, “Jehovah”.
     Ciò è confermato dal Corpo Direttivo, ma con una scusante che il medesimo Corpo Direttivo provvede a smentire numerose pubblicazioni. Ecco cosa si legge su Il nome divino che durerà per sempre, op. citata, pp. 23-24:
     «… Nessun antico manoscritto greco oggi in nostro possesso dei libri da Matteo a Rivelazione contiene il nome di Dio per esteso… Per comprenderlo occorre ricordare che i manoscritti delle Scritture Greche Cristiane che oggi possediamo non sono gli originali. I libri scritti di loro pugno da Matteo, Luca, e dagli altri scrittori biblici, essendo molto usati, si logorarono rapidamente. Ne furono quindi fatte copie, che a loro volta si logorarono e furono ricopiate….Oggi esistono migliaia di copie delle Scritture Greche Cristiane, ma la maggioranza fu fatta a partire dal IV secolo dell’era volgare in poi. Ci si può dunque chiedere: Accadde qualcosa al testo delle Scritture Greche Cristiane prima del IV secolo, qualcosa che determinò l’omissione del nome di Dio? I fatti indicano di sì».
     Al contrario: i fatti indicano di no! Ciò viene efficacemente dimostrato dallo stesso Corpo Direttivo in numerose pubblicazioni. In esse si afferma che il testo originale del Nuovo Testamento ci è pervenuto essenzialmente come fu scritto, senza errori e omissioni.
     Riportiamo una succinta rassegna di questi brani:
«…scoperte di più antichi manoscritti biblici nei pochi decenni passati riportano il testo greco all’anno 150 (E.V.), solo a cinquant’anni dalla morte dell’apostolo Giovanni….Queste evidenze dei manoscritti provvedono la forte assicurazione che ora abbiamo un fidato testo greco in forma raffinata».
     Quanto letto sopra ed insieme ad altre espressioni altamente laudative sull’assoluta fedeltà degli antichi manoscritti del Nuovo Testamento si leggono su Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile, W.T. – 1971, p.315.«…Confrontando attentamente  queste molte copie antichissime si possono trovare e correggere anche i pochi errori fatti dai copisti. Ci sono inoltre migliaia di copie molto antiche delle Scritture Greche, alcune delle quali risalgono quasi al tempo di Gesù e degli apostoli…Perciò chiunque dica che oggi la Bibbia non contiene le stesse informazioni che conteneva in origine semplicemente non conosce i fatti. Geova Dio ha fatto in modo che la sua Parola fosse protetta non solo dagli errori dei copisti, ma anche dai tentativi di altri di farvi aggiunte. La Bibbia stessa contiene la promessa di Dio che la sua Parola sarebbe stata mantenuta pura perché potessimo usarla oggi.» (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, W.T. 1982, p.53).

Su Ragioniamo facendo uso delle Scritture, W.T. – 1985, p.59, il Corpo Direttivo, citando Frederic Kenyon, dice:
     «né nell’Antico né nel Nuovo Testamento si notano varianti notevoli o fondamentali. Non ci sono omissioni importanti né aggiunte di brani, e neanche variazioni che influiscano su fatti o dottrine essenziali…Ma la cosa veramente importante è la conferma, mediante prove più antiche di quelle sinora disponibili, dell’integrità dei testi a nostra disposizione».

Ecco che le dichiarazioni del Corpo Direttivo appena citate, tra cui quella sui manoscritti più antichi risalenti «quasi al tempo di Gesù e degli Apostoli», rendono del tutto inconsistente la loro stessa teoria dei “manoscritti logorati”. Tra l’altro se questa teoria fosse realistica non si salverebbe neppure l’Antico Testamento. Come spesso accade analizzando dettagliatamente i loro scritti si ripropone la regola: “I testimoni di Geova smentiscono i Testimoni di Geova”.
Per riassumere: nella letteratura della Società Torre di Guardia è dimostrato:
     a) «Nessun antico manoscritto greco oggi in nostro possesso dai libri di Matteo a Rivelazione contiene il nome di Dio per esteso».
     b) Gli antichi manoscritti sono giunti fino a noi intergri, senza omissioni né errori e :«Chiunque dica che oggi la Bibbia non contiene le stesse informazioni che conteneva in origine semplicemente non conosce i fatti».
     Queste premesse conducono a due inequivocabili conclusioni:
     1) I manoscritti originali del Nuovo Testamento non contenevano il nome di Dio per esteso, bensì i termini: Theòs (Dio), Kyrios (Signore), Abbà (Padre). In alcuni manoscritti compare a volte il Tetragramma. Pertanto la santità e la divina ispirazione degli Evangelisti, che omisero il nome di Dio per esteso, qualifica quale abuso inescusabile l’inserimento del termine Geova effettuato nel Nuovo Testamento dal Comitato di traduzione dei TdG, per ben 237 volte.

     2) Come già documentato, Gesù, gli Apostoli, e la chiesa primitiva usarono abitualmente e convalidarono la traduzione dei Settanta in lingua greca, che non riportava mai il nome di Dio per esteso, bensì la parola greca Kyrios (Signore).
      In alcuni manoscritti compare il Tetragramma ebraico JHVH (che, per rispetto al nome di Dio, veniva letto la parola “Adonai”, Signore).
Gli Evangelisti confermano questa prassi non inserendo il nome di Dio per esteso nel Nuovo Testamento.
     Quindi non È LECITO considerare l’uso del nome divino Jehovah (tra l’altro grammaticalmente errato) come assolutamente indispensabile per acquistare la vita eterna, se Gesù, gli Apostoli e gli Evangelisti praticarono ed insegnarono il contrario.

 
     Chiudiamo con un ultima considerazione: i TdG citano a sostegno della loro tesi le parole di Gesù:«Ho fatto conoscere il tuo nome», ed anche: «Sia santificato il tuo nome». Ebbene, è noto che il nome di Dio era già conosciuto da molti secoli prima di Cristo; inoltre, se ci fu un nome del tutto nuovo che Gesù ci ha fatto conoscere per la prima volta questo è “Padre”, ed è un nome che ispira tanta tenerezza e tanta confidenza nei riguardi di Dio. Giovanni Evangelista, a sua volta, ci ha insegnato che “Dio è Amore”. Pertanto, se noi chiamiamo Dio con il nome di “Padre”, egli non disprezzerà il nome che Gesù ci ha insegnato. Parimenti, se noi lo chiamiamo “Amore”, egli ci ascolterà perché realmente “Dio è Amore”.Non è meglio usare la forma che più si avvicina all’originale?

Nelle pp. 8-9 del Il nome divino….(op. citata) i TdG dicono che secondo alcuni studiosi probabilmente gli israeliti pronunciavano il nome di Dio: Yahweh.
Nelle pp. 9-10 così argomentano:
     «…non sarebbe meglio usare la forma che potrebbe avvicinarsi di più alla pronuncia originale? Non necessariamente, perché questo non è ciò che di solito si fa con i nomi biblici. Come esempio principale prendiamo il nome di Gesù. Sapreste dire come lo chiamavano nel parlare quotidiano i suoi famigliari e amici mentre cresceva a Nazareth? In effetti nessun uomo lo sa con certezza, anche se forse lo chiamavano Yeshua ( o forse Yehoshua)…gli scrittori ispirati non cercarono di preservare quell’originale pronuncia ebraica. Resero quel nome in greco Iesoùs. Oggi viene reso in modo diverso secondo la lingua dei lettori….i lettori spagnoli dicono Jesus (si pronuncia Hesus). Gli inglesi dicono Jesus (Gisus). Anche i tedeschi scrivono Jesus (ma lo pronunciano Ièsus)».
     
Tanto per cominciare gli studiosi che propendo per la forma “Jahveh” o “Yahweh” sono, non “alcuni” ma la stragrande maggioranza, compresi gli stessi TdG come documentato sopra.
     Notiamo quindi come il Corpo Direttivo vanifica, come al solito, le sue stesse tesi. Ecco due validi argomenti:

     1) Non occorre essere un biblista per comprendere che «ciò che di solito si fa con i nomi biblici» è «di usare la forma che potrebbe avvicinarsi di più alla pronuncia originale», non il contrario come affermano i TdG. Se così non fosse ogni traduzione della Bibbia sarebbe un accozzaglia di nomi storpiati. La dimostrazione ce la danno sempre gli stessi TdG con il loro tenace attaccamento alla doppia “a” di Abraamo e di Aaronne (che tuttavia non sarebbe un delitto pronunciare più semplicemente Abramo e Aronne).
     Ma, a parte questi due nomi ( e qualcun’altro)m dobbiamo forse pensare che la maggior parte dei nomi biblici siano stati trascritti nella Traduzione del Nuovo Mondo non secondo la forma che più si avvicina all’originale? È lecito pensare che il nome di Dio meriti per lo meno lo stesso trattamento riservato ai nomi di Abraamo e Aaronne.

 
     2) Il nome di Gesù, lungi dal suffragare la tesi geovista, la smentisce recisamente.
      I TdG affermano che oggi nessuno conosce l’esatta pronuncia del nome di Gesù e che forse egli veniva chiamato “Yeshua” (o forse “Yehoshua). E qui i TdG inciampano alquanto perché, dopo aver detto che forse Gesù veniva chiamato in tal modo, affermano con convinzione che gli Evangelisti non resero il nome greco “Jesoùs” conforme alla parola “Jeshua”. Come fanno ad esserne sicuri se non è certo che Gesù venisse chiamato “Jeshua”? 
      Ma una cosa è certa, gli Evangelisti conoscevano fin troppo bene l’esatta pronuncia del nome di Gesù e non avevano alcun interesse a tramandare alla posterità un nome errato di nostro Signore Gesù Cristo. Se consideriamo come attendibile il nome ebraico “Jeshua” e lo confrontiamo con quello greco “Jesoùs”; risulta evidente che sono state conservate le quattro lettere fondamentali  I-e-s-u, che consentono una lettura assai vicina all’originale. Il latino “Jesus”, lo spagnolo “Jesùs”, l’inglese “Jesus” e il tedesco “Jesus” hanno origine dalla medesima radice e conservano queste quattro lettere senza che la pronuncia, quale essa sia, possa vanificare la forma scritta che ci riporta direttamente alla parola greca, e quindi, al termine ebraico che gli Evangelisti ci hanno tramandato, tenendo presente che non si tratta di un tetragramma ma di una parola contenente le due vocali essenziali.
    Quanto sopra vale anche per l’italiano “Gesù” (derivato dal latino “Jesus”), la cui “G” equivale alla “J” (come la “G” di Geova si rifà alla “J” di “Jehovah”).Per concludere: è ovvio che gli Evangelisti non poterono predicare gli insegnamenti di Gesù Cristo pronunciando esattamente il suo nome ma trascrivendolo contemporaneamente in maniera sostanzialmente diversa nei loro Vangeli.

La pronuncia più corretta del nome di Dio non è importante?

Come qui sotto documentato il Corpo Direttivo non ritiene importante la pronuncia originale del nome di Dio:
     «È quindi evidente che la pronuncia originale del nome di Dio non è più conosciuta. E in effetti non è importante…». (Il nome divino che durerà per sempre, p. 7).
Ebbene, se l’esatta pronuncia non è più conosciuta, il rispetto dovuto a Dio impone che gli si attribuisca il  termine più simile al suo vero nome. Bisogna tenere presente poi che nell’Antico Testamento (come accade ancor  oggi in molti paesi del mondo) il nome non era una parola senza senso per indicare e per chiamare una persona, ma aveva un significato ben preciso. Per fare degli esempi: Isaia vuol dire “Jahveh salva”; Elia significa: “Dio è Jahveh”.
     La parola “Jahveh” (inglese Yahweh) che è la pronuncia più corretta del nome di Dio, come riconosciuto esplicitamente anche dagli stessi TdG, significa “Egli è”, oppure “Colui che è”, o “Io sono”.
Jehovah (o “Geova”), al contrario, non ha alcun significato né in ebraico né in nessun altra lingua. Nessun israelita (nemmeno Gesù Cristo) l’ha mai pronunciata. Solo a partire dal XIII secolo apparvero dei vaghi abbozzi dai quali W. Tyndale trasse la forma errata Iehovah. Questo nome errato di Dio fu largamente usato da certa cristianità fino al 1930, dopo di che tutti gli studiosi del mondo rimossero l’errore sostituendolo con la forma più corretta “Jahveh”.
     Ciò fu necessario perché una tradizione di quattro secoli di uso di un nome inventato nel 1530 non autorizzava a perpetuare l’errore a scapito del termine più corretto, che, oltretutto, può vantare una tradizione di millenni iniziata in epoca remotissima.
     Invitiamo i TdG ad esibire non testi di consultazione anteriori al 1930 e nemmeno dizionari della lingua italiana più o meno sorpassati, bensì dizionari biblici e testi specializzati aggiornati che giustifichino l’impiego del termine Jehovah (o Geova) ancora ai giorni nostri. Non ce ne sono, e la prova ce la fornisce lo stesso Corpo Direttivo che ha esplicitamente riconosciuto che la pronuncia più corretta è Yahweh.
     Stando così le cose, non sarebbe più logico e rispondente alla verità sei i TdG assumessero la denominazione «Testimoni di Yahweh»?

I testimoni di Geova insegnano che Gesù non morì su una Croce ma su un palo!

Forse pochi conosco questa alterazione perpetrata dalla “Società Torre di Guardia” che porta il testimone di geova a credere e predicare che Gesù non morì affatto sulla Croce, bensì su un semplice palo. Questo porta loro a rigettare la Croce, considerata un simbolo pagano, e di conseguenza a rifiutare anche il “segno della Croce”, distintivo di ogni cristiano.
Con questo articolo vogliamo confutare quest’altra loro convinzione facendo notare come il loro stesso fondatore Charles Taze Russell non ne disdegnava l’utilizzo.
Si, proprio così, nonostante quello che miliardi di cristiani hanno sempre creduto, nonostante la Scrittura e in barba alle fonti archeologiche e storiche, il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova ha “finalmente” scoperto che lo strumento di morte al quale è stato “appeso” Gesù di Nazareth è un palo di tortura. Quindi, presso i Testimoni di Geova non si parla più di un “Gesù crocifisso”, ma di “Gesù messo al palo”.
La Bibbia che utilizzano i Testimoni di Geova, chiamata Traduzione del Nuovo Mondo ed abbreviata in TNM, è una traduzione effettuata dalla stessa società americana “the Watch tower”, dove ignoriamo chi sono coloro che l’hanno effettuata e quali competenze posseggono per un lavoro così articolato e complesso. A detta loro questa volontà, da parte del Corpo Direttivo, di tenere occultati i nomi dei traduttori è da considerarsi un gesto di umiltà nei confronti della stessa Parola di Dio. Ci chiediamo: quale necessità aveva la società Torre di Guardia di approntare una propria traduzione in un tempo in cui vi sono molte ottime traduzioni già pronte e disponibili in ogni libreria del mondo? Lascio a voi l’ardua risposta.

Ecco infatti alcuni passi della bibbia geovista (Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture – TNM) a questo proposito:

Presso il palo di tortura di Gesù stavano comunque sua madre e la sorella di sua madre…” (TNM – Gv. 19,25)

Poiché decisi di non sapere nulla fra voi eccetto Gesù Cristo, e lui al palo ” (TNM – 1 Cor. 2,2)

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda il suo palo di tortura e mi segua di continuo ” (TNM – Mt 16,24)

Per giustificare la propria teoria, il Consiglio Direttivo dei TdG spiega, in molte sue pubblicazioni e in particolare nell’Appendice 5c della TNM a pag. 1579 (ed. 1987) che i termini greci per indicare la classica croce, ovvero stauròs e xylòn significano rispettivamente palo e legno e quindi è errato parlare di croce per quanto riguarda lo strumento di morte sul quale morì Gesù.


Sempre a pag. 1579 della bibbia geovista TNM(ed. 1987), viene citato uno scrittore, Giusto Lipsio, un umanista cattolico vissuto nel ‘500, e che ha scritto un libro per spiegare quale fu il vero strumento di morte sul quale morì Cristo. A leggere la citazione fatta dalla TNM, come vediamo, se ne deduce che questo scrittore concorda con loro. Infatti scrivono: “Un simile strumento di tortura è illustrato da Giusto Lipsio (1547-1606) nel suo libro De cruce libri tres, Anversa, 1629, p. 19. La fotografia della crux simplex in quesa pagina è stata prodotta dal suo libro. “, e pubblicano la seguente fotografia (sulla sinistra) tratta dal libro di Lipsio.

Ciò che invece la bibbia geovista tace e che in realtà l’autore cinquecentesco dice espressamente che Gesù è morto su una croce (De cruce, pag. 1168,3° vol.). A pag. 661 (2° volume) dell’opera di Giusto Lipsio, c’è anche il disegno di Gesù messo in croce (quello sulla destra):

Dunque, come si vede, la bibbia geovista ha inteso far dire a Giusto Lipsio l’esatto contrario di ciò che invece egli sosteneva.

Si potrebbe dire, a difesa della bibbia geovista: ma i TdG hanno solo riprodotto il disegno di un uomo messo al palo tratto dal libro di questo autore del 1500. E allora ci si chiede: perchè hanno proprio citato un autore di 500 anni fa, per lo più sconosciuto alla maggiorparte dei lettori della bibbia geovista? Non potevano riprodurre un disegno fatto da loro senza citare questa arcana fonte? L’obiettivo non è allora quello di far risultare Giusto Lipsio sostenitore della loro tesi in merito al palo di tortura? Magari, considerando che: Lipsio è un autore cattolico (quindi, facendo supporre falsamente che anche qualche cattolico erudito, come Lipsio, lo ha ammesso già 500 anni or sono, ma la Chiesa non lo ha ascoltato); essendo un autore così antico e poco conosciuto sarebbe stato difficile procurarsi il testo originale e controllare. Si, infatti, come detto sopra, non si allude alla verità del libro; che, cioè, secondo Giusto Lispio Gesù è morto su una croce.

Ma andiamo avanti con altre manipolazioni fatte dai TdG, ad esempio, su un vocabolario di greco.

Per avvalorare con “prove certe” il palo di tortura al quale fu appeso Cristo, il Consiglio Direttivo, nel loro libretto Ragioniamo facendo uso delle Scritture (Roma, 1985), cita il famoso Dizionario illustrato Greco Italiano di Liddell-Scott (Ed. Le Monnier, Firenze 1975), che è senz’altro il più autorevole dizionario di greco e il più diffuso al mondo. Ecco cosa si dice nella pubblicazione geovista, e riportiamo lettera per lettera il brano, senza omettere una virgola:

“Che dire dello strumento usato per metter a morte il Figlio di Dio? È interessante che la Bibbia usa anche il termine xylon per identificare lo strumento usato. Il Dizionario illustrato greco-italiano di Liddell e Scott ne dà questa definizione: “Legno tagliato e pronto per l’uso, sia legna da ardere, sia legname da costruzione, … pezzo di legno, tronco, trave, palo, …bastone, clava, randello, …trave a cui erano legati i malfattori. (Le Monnier, 1975)” (Ragioniamo…, pag. 85). Ecco qui di seguito la foto di pag. 85 di Ragioniamo ed. 1985.

Quindi, il famoso dizionario di greco di Liddell e Scott sembra che dia ragione ai Testimoni di Geova, con buona pace delle traduzioni cattoliche e di tutte le bibbie che traducono xylon con croce e di tutta la cristianità che per millenni avrebbe adorato una falsa croce!

Ma le cose stanno veramente così? Certamente i fedeli Testimoni di Geova che leggono il libretto Ragioniamo non hanno dubbi su questo, poichè si fidano così ciecamente del Corpo Direttivo che prendono per buono tutto quello che gli “anziani eletti” del CD scrivono. A chi verrebbe in mente di mettere in dubbio la parola del Corpo Direttivo, come ad esempio andare a verificare se il Dizionario è stato citato correttamente? Il dizionario, come si legge in Ragioniamo da ragione ai TdG, e poi il CD è il rappresentante di Geova Dio in terra, e Dio dona l’esatta interpretazione delle Sacre Scritture proprio al CD che si definisce schiavo fedele di Geova. La Torre di Guardia del 1.11.1982 pag. 17, a proposito del Consiglio Direttivo, infatti afferma:

Un rimanente di questo ‘schiavo fedele’ è ancora in vita oggi sulla terra. I loro compiti includono il ricevere e il trasmettere a tutti i servitori terreni di Geova cibo spirituale a suo tempo. Essi occupano una posizione simile a quella di Paolo e dei suoi collaboratori; con riferimento alle meravigliose verità che Dio dà al suo popolo, egli disse: ‘A noi Dio le ha rivelate per mezzo del suo spirito’

Cosa dire, dunque, del CD geovista? Per testare questa sua lealtà , fedeltà e autorità permettiamoci di verificare se il dizionario in causa è stato citato correttamente. Cerchiamo la parola greca xylon. La troviamo a pag. 875 e, come sempre, la riportiamo integralmente:

« xylon: legno tagliato e pronto per l’uso, sia legna da ardere, sia legname da costruzione, (Omero); legname per navi, (Esiodo); (Tucidide) 1. al sing. pezzo di legno, tronco, trave, palo (Omero)/Bastoneche serve da posatoio per gli uccelli (Aristofane)(lezione incerta)/bastone, clava, randello, (Erodoto, Aristofane). 2.Collare di legno messo al collo del prigioniero, Cogna (Aristofane); anche ceppi, per i piedi, (Erodoto, Aristofane); 3. Asse o Trave a cui venivano legati i malfattori, la Croce (Nuovo Testamento) 4. Tavolo o banco da cambiavalute (Demostene)». (LIDDELL-SCOTT, Dizionaro illustrato…, p. 875).

E documentiamo anche qui con la foto del dizionario a questa voce.

Come vediamo, nella parte del dizionario che abbiamo sottolineato , è proprio scritto «La Croce (Nuovo Testamento)», che il Consiglio Direttivo ha astutamente eclissato dietro a tre puntini di sospensione nella citazione fatta in Ragioniamo pag. 85, come abbiamo riportato sopra. Ecco come il Consiglio Direttivo riceve e trasmette la fedele parola di Dio!
Il Dizionario invece attesta come il significato di xylon nel Nuovo Testamento è proprio quello di croce, nonostante quello che il CD vuole far dire al Dizionario di LIDDELL & SCOTT. Si, perchè in realta’ si tratta di una vera manipolazione del testo del dizionario, omettendo proprio quel significato che il termine assume nel contesto neotestamentario.

Vediamo allora come ha reagito la Le Monnier a questa astuta manipolazione del suo dizionario. Riportiamo la lettera inviata da questa casa editrice alla Congregazione dei Testimoni di Geova in data 23 settembre 1988, cioe’ tre anni dopo la pubblicazione del libretto geovista Ragioniamo.

Casa Editrice – FELICE LE MONNIER
Casella Postale 202 – 50100 FIRENZE
Spett.le
Congregazione Cristiana
dei Tesimoni di Geova
Via della Bufalotta, 1281
00138 ROMA

23 settembre 1988

Egregi signori,
con vivo disappunto rileviamo, a pag. 85 della Vostra pubblicazone “Ragioniamo facendo uso delle Scritture”, una citazione tratta dal nostro dizionario greco Liddell-Scott.
Tale citazione appare artatamente tagliata, sopprimendo il termine “la Croce”, riportato fra le accezioni possibili, al fine di sostenere, con l’autorevolezza del nostro nome e del nostro, assai apprezzato, dizionario, una Vostra tesi teologica.
Ora, mentre riteniamo tutte le tesi in materia religiosa degne di rispetto, giudichiamo assai scorretto, oltre che gravemente lesivo della nostra reputazione scientifica, il Vostro modo di agire. Infatti, di fronte ad una pluralità di accezioni, diffuse e considerate accettabili, il nostro dizionario le riporta, correttamente, tutte, lasciando ai filologi di discutere la pertinenza di ciascuna rispetto ai diversi contesti storici e testuali.
La Vostra citazione amputata ci fa, da un lato, apparire come sostenitori di una tesi teologica che, francamente, ci vede del tutto estranei e disinteressati, dato che lo scopo sceintifico e didattico di un dizionario è tutt’altro. E, d’altra parte, la medesima amputazione ci fa falsamente apparire sul piano lessicografico, che a noi interessa e che ci riguarda, come incompleti e carenti.
Siamo certi che vorrete con la massima tempestività ovviare al danno provocato alla nostra immagine e al nostro buon nome, pubblicando sulla Vostra stampa, con la dovuta evidenza tipografica, una non equivoca dichiarazione riparatoria.
Restiamo in attesa di una, cortesemente sollecita, comunicazione al riguardo da parte vostra.

Con distinti saluti.

Naturalmente, vistosi scoperta, la Congregazione dei Testimoni di Geova, anche per non incorrere in ulteriori conseguenze, si vede costretta a rispondere alla Casa Editrice LE MONNIER. con la seguente lettera che riportiamo:

CONGREGAZIONE DEI TESTIMONI DI GEOVA
via della Bufalotta, 1281 – 00138 ROMA – ITALIA
19 ottobre 1988

Spett.le
Casa Editrice FELICE LE MONNIER
Casella Postale 202
50100 FIRENZE
Ci riferiamo alla Vostra del 23 settembre 1988 con la quale deplorate presunte nostre incompletezze e scorrettezze nella citazione tratta dalla voce «xylon» del Vostro Dizionario greco Liddell-Scott.
In proposito teniamo a sottolinare quanto segue.
Qualsiasi autore faccia riferimento alle definizioni di un dizionario segue la costante e corretta prassi di citare una o più accezioni che si uniformano all’argomento trattato, senza avere l’obbligo di citarle tutte, anche quelle estranee al concetto esposto, solo per non essere tacciato di scorrettezza.
La Vostra asserzione che la nostra non completa citazione Vi fa apparire «sostenitori di una tesi teologica» a Voi del tutto estranea o carenti sul piano lessicgrafico è del tutto priva di argomenti di rilievo, considerato che la nostra citazione stessa contiene, per tre volte, i punti di sospensione che, secondo la comune prassi, evidenziano chiaramente per il lettore che il testo è citato soltanto in alcune parti.
Sotto il profilo giuridico la nostra pubblicazione «Ragioniamo facendo uso delle Scritture» contiene tutti i dati richiesti dagli artt. 65 e 70 della legge 22.4.1941 n. 663 per identificare il vostro dizionario. Nè la nostra citazione, ai sensi dell’art. 8 della legge 8.2.1948 n. 47, così come sostituito dall’art. 42 della legge 5.8.1981 n. 416, è contraria a verità in quanto riporta con precisione le parti citate dal Dizonario.
«Ragioniamo Facendo uso delle Scritture» non cita diverse parti delle numerose accezioni della voce «xylon» (I, II, II/2 per intero, II/3, II/4 per intero, III per intero). Peraltro l’omissione da Voi lamentata riguarda soltanto l’accezione II/3 che omette il brano «la Croce, NT», il cui contenuto, di natura evidentemente interpretativa, non può contrastare i vari significati lessicografici da noi citati. A parte le suddette considerazioni, non siamo contrari alla pubblicazione del testo completo della voce «xylon» in un prossimo numero di un nostro periodico.
Inoltre, nel caso di una ristampa del nostro libro, che peraltro non è destinato alla pubblica diffusione, ma riservato per lo più ai nostri associati, non abbiamo nessuna difficoltà a eliminare la citazione del Vostro Dizionario e a sostituirla con brani tratti da altre fonti autorevoli perlomeno quanto la Vostra pubblicazione. Se desiderate tale sostituzione, potete comunicarcelo.
E’ stata per noi una spiacevole sorpresa constatare che la mancanza di obiettivita’ della Vostra cominicazione non corrisponde all’opinione che avevamo della Vostra Casa. Evidentemente non vi e’ interessato che centinaia di Vostri Dizionari siano stati acquistati dalle oltre 2.500 nostre Comunita’, ognuna delle quali dispone di una biblioteca.
A volte cedere alle pressioni esterne danneggia i propri interessi.
Con i piu’ distinti saluti.

Il Presidente- Valter Farneti

Di questa lettera, scritta dal presidente italiano dei TdG, facciamo notare quanto segue:
La frase: «la nostra citazione, ai sensi dell’art… riporta con precisione le parti citate dal Dizionario», si commenta da sola in quanto abbiamo verificato che invece il CD non cita affatto con precisione tutta la spiegazione del termine greco.
Ancora: « l’accezione II/3 che omette il brano «la Croce, NT», il cui contenuto, di natura evidentemente interpretativa» : vorremmo sapere come fa il CD a dire che questo significato e’ di natura interpretativa, quando la lettera della Le Monnier dice che l’omettere il termine Croce e’ «assai scorretto, oltre che gravemente lesivo della nostra reputazione scientifica». Quindi non si tratta di un’interpretazione, bensi’ del risultato di un lavoro semantico-scientifico fatto dagli autori del dizionario, ma che evidentemente non interessa ai TdG, che invece si preoccupano di affermare ad ogni costo le loro ipotesi .
Inoltre notate: «Evidentemente non vi è interessato che centinaia di Vostri Dizionari siano stati acquistati dalle oltre 2.500 nostre Comunita’, ognuna delle quali dispone di una biblioteca.»
Commentiamo noi: meno male che c’è ancora chi crede che la verità non ha prezzo!

E riportiamo la lettera dell’ulteriore risposta che Le Monnier invia ai sig. Valter Farneti, presidente dei TdG:

Casa Editrice – FELICE LE MONNIER
Casella Postale 202 – 50100 FIRENZE
Spett.le
Congregazione Cristiana
dei Tesimoni di Geova
Via della Bufalotta, 1281
00138 ROMA

26 ottobre 1988

Egregio Signor Farneti,
chiunque minimamente conosca la nostra attivià’ sa che nutriamo il massimo rispetto per tutte le concezioni religiose, cristiane e non cristiane. Inoltre, in quanto istituzione culturale, oltre che impresa, crediamo fermamente alla tolleranza reciproca, al confronto delle posizioni, al dialogo cosi’ come alla civile espressione del dissenso.
Una felice situazione economica (che Dio la conservi!) ci rende, inoltre poco sensibili alle questioni di interesse se contrastanti con le ragioni della nostra liberta’ intellettuale. In altre parole, non siamo in vendita contro un acquisto di copie. Ne consegue che la Vostra cortese preferenza, sinora dimostrata, per l’acquisto del Liddell-Scott non è atta a mutare un modo di pensare che tutti gli studiosi, degni di questo nome, considerano corretto. Secondo tale impostazione, è lecito citare il pensiero altrui con tutte quelle omissioni che non ne alterano la sostanza, che non portano a significati diversi o, peggio, contrari. La frase «Caio non è un criminale» non si può citare nella forma: «Caio (…) è un criminale». Ora, grosso modo, questo è stato fatto dalla Vostra pubblicazione, che svolgeva il seguente ragionamento: Cristo fu appeso ad una trave e non a una croce, infatti «xylon» significa trave e non croce, come conferma anche il Liddell-Scott. (Segue la citazione incompleta, da cui è stata tolta proprio l’accezione «la Croce, NT»). Ora, né questa Casa Editrice né Liddell, Scott e collaboratori avevano la minima intenzione di prendere posizione su una questione che, oltretutto non è lessicografica ma teologica; tanto è vero che hanno riportato parecchie accezioni (trave e croce, ma anche legno, bastone, gogna, tavolo o banco ecc.) ognuna con la propria fonte. Sopprimere una di tali acezioni per poi dire che non esiste, ci pare un modo piuttosto malizionso di sostenere la Vostra tesi, per altri versi rispettabilissima. La invitiamo pertanto a ripristinare l’integrità della citazione, anche perché, contrariamente a ciò che Lei afferma, il riportare per intero e non amputato un passo non ci pare proprio nocivo per l’obiettività ne segno di soggezioni a pressioni esterne.
Con distinti saluti. Restiamo in attesa di una, cortesemente sollecita, comunicazione al riguardo da parte vostra.

Con distinti saluti.(1)

Nell’edizione di Ragioniamo del 1990, pag. 85, dopo la tiratina di orecchie fatta dalla LE MONNIER, il Corpo Direttivo dei TdG ripara alla propria scorrettezza e riporta la citazione completa di xylon, senza però fare un commento di Errata Corrige come di solito fanno tutti i normali libri in questi casi, né tantomeno scusandosi con i lettori e soprattutto non si tiene conto di ciò che la Casa Editrice LE MONNIER, aveva richiesto, cioè una non equivoca dichiarazione riparatoria.

E gli altri vocabolari di greco? cosa dicono a proposito della voce xylon? Vediamo un altro autorevole dizionario, cioè L. ROCCI, Vocabolario Greco-Italiano, Società ed. Dante Alighieri, Roma 1981. A pag. 1299 troviamo la voce «xylon», e dopo tanti significati tratti da autori greci, così come per il Liddell-Scott visto prima, troviamo al punto 2b: «croce, NT.; Ec»; cioè il termine greco nel Nuovo Testamento prende il significato di croce.

Guardate adesso queste foto:

Curioso a dirsi, ma provengono da pubblicazioni geoviste! Proprio così, la prima foto riproduce il simbolo dei TdG dal 1891 fino al 1931 che veniva stampato sulle loro riviste ufficiali, e si vede chiaramente la croce dentro una corona. La seconda è una foto tratta dal libro L’arpa di Dio scritto nel 1921 dal 2° presidente dei TdG, J.F. Rutherford.

Per il primo presidente dei TdG, ovvero il fondatore C.T. Russell, la croce era il centro della fede geovista (ma i suoi successori lo hanno dimenticato!). Vediamo qualche sua frase:

Io possa dare vita ad un nuovo giornale nel quale il segno della croce possa essere tenuto alto” (Torre di Guardia, 7.15.1906, reprints p. 3823)

Fu il secondo presidente, Rutherford, a cambiare le carte in tavola, ma anch’egli, all’inizio del suo governo, dichiarava apertamente che Gesù fu crocifisso. Ecco, infatti, una sua famosa affermazione:

Il prezzo del riscatto fu provveduto alla croce. La croce di Cristo è la grande verità centrale del piano divino, dal quale s’irradiano le speranze degli uomini… Allora tutti canteranno veramente: Io mi glorio della croce di Cristo“. (L’arpa di Dio, 1921, p. 143 – Libro scritto da Rutherford)

Inoltre, fino al 1936, furono pubblicate molte riviste geoviste con riferimenti alla croce e illustrazioni di Gesù crocifisso: “..egli si umiliò e si mantenne così fino alla morte, alla morte di croce.” (Creazione, 1927, p. 158)
“Gesù fu messo a morte sulla croce e deposto dalla croce.” (Governo, 1928, p. 103).

Figura di Cristo sulla Croce: Creation, pag. 158 e pag 336; Riconciliazione, pag. 136; Vita, pag. 198.

Poi Rutherford cambiò piano piano questa verità, cominciando ad affermare: “Che quella dove fu appeso Gesù fosse una vera croce di legno od un semplice tronco d’albero, non ha importanza…” (Ricchezza, p. 25; 1936). E qualche pagina più avanti, sempre nello stesso libro, affermerà: “Gesù fu crocifisso non su una croce… ma inchiodato a un albero“. (Ricchezza, p. 27)

Ma il presidente geovista doveva pur dare una spiegazione di questo cambiamento improvviso, e allora dirà in Nemici, a pag. 199, edizione del 1937: “La croce e le reliquie erano in uso nella pratica delle religioni pagane molto tempo prima della nascita… di Gesù”. Ecco allora spiegato il motivo iniziale di questo rifiuto della croce: la croce è un simbolo pagano!

Ma ci chiediamo noi: il palo, non era un simbolo in uso presso i pagani? Altro che! Lo dicono gli stessi Testimoni di Geova nella Torre di Guardia del 1.5.1978 e del 15.1.1975: Re Manasse mostra pentimento facendo abbattere gli idolatrici pali sacri.
Stauròs e testimonianze storiche sulla crocifissione

L’altro termine greco che nel Nuovo Testamento indica lo strumento di morte sul quale morì Gesù è stauros. Vediamo cosa dice la bibbia geovista riguardo a questo termine nell’appendice sopra citata. A pag. 11579 della Traduzione del Nuovo Mondo leggiamo:

Nel greco classico la parola “stauros” significava semplicemente un palo verticale, come quelli usati per le fondamenta. Il verbo “stauroo” significava recintare con pali o fare una palizzata. Gli ispirati scrittori delle Scritture Greche Cristiane scrissero nel greco comune (“koine”) e usarono la parola “stauros” con lo stesso significato del greco classico, quello cioè di palo semplice, senza alcuna specie di braccio trasversale incrociato in alcun modo. Non c’è nessuna prova del contrario.

Il difetto di questa affermazione è che non tiene conto dell’evoluzione che il termine stauros ha avuto dall’epoca del greco classico all’epoca contemporanea alla scrittura del Nuovo Testamento. Infatti, sia vocabolario di Liddell-Scott, sia quello di Rocci (vedi sopra), danno, oltre ai significati di palo, palizzata, tronco, trave (usato da scrittori greci antichi come Omero – vissuto 600 anni prima di Cristo), anche quello di croce per il Nuovo Testamento. Quindi è indubbio che questo termine nell’epoca neotestamentaria, indicando lo strumento di supplizio, volesse significare proprio la croce, e che quindi aveva subito un’evoluzione dal significato originario.

Da sottolineare anche il fatto importantissimo che la condanna a morte di Cristo era stata eseguita dai romani, e presso di loro era in uso crocifiggere i malfattori che si erano macchiati di colpe gravissime.      Quando facciamo questa obiezione ai TdG, essi dicono che non è un motivo valido il fatto che erano stati i romani a crocifiggere Gesù, perché ci si trovava in Palestina e non a Roma, e i romani erano solo la potenza occupante di questo territorio e quindi non potevano usare le croci. Questo ragionamento che fanno i TdG è molto approssimativo, debole e, comunque, dimostrano poca preparazione storica. Quando, infatti, la Palestina era occupata dai Seleucidi, dei quali era re il crudele Antioco IV Epifane (II sec. a.C), nelle Antichità giudaiche scritte da Giuseppe Flavio (storico giudeo del II sec. d. C.), si legge quanto segue a proposito dei giudei che si opponevano ad Antioco Epifane:

[Alcuni giudei] erano percossi con flagelli, mutilati i loro corpi, mentre ancora erano arsi vivi e respiravano, venivano crocifissi mentre, le loro mogli… (Libro XII, cap. V, 4)

Ecco dunque una testimonianza storica che la crocifissione era in uso in Palestina già 167 anni prima della crocifissione di Cristo. Ma sempre Giuseppe Flavio ci dice che anche ottanta anni prima di Cristo, in Palestina era stata eseguita un’altra esecuzione di massa ad opera di Alessandro Ianneo (103-76 a.C.)

…ordinò che fossero crocifissi circa 800 Giudei. (Libro XIII, cap. XIV, 2)

Da precisare, inoltre, che Alessandro Ianneo non era un re pagano, ma era un re giudeo, discendente della gloriosa famiglia dei Maccabei.

Nell’appendice 5c della bibbia geovista, è da rilevare che essa, cita Giuseppe Flavio per quanto riguarda le esecuzioni di massa che avvenivano presso i Giudei, ma non cita Giuseppe Flavio quando parla di crocifissioni di massa dei Giudei, come invece noi abbiamo documentato.

Tornando a “stauros” e sul modo di crocifiggere i condannati in epoca neotestamentaria, in realtà la croce veniva indicata con “stauros” non perché veniva messo su un palo, ma perché il condannato doveva portare sulle sue spalle un palo fino al luogo della crocifissione, e questo costituiva il palo orizzontale che veniva innestato sul palo verticale che era già fissato sul luogo della crocifissione. Vediamo cosa dice in proposito J. McKenzie, un autore molto caro agli stessi TdG (Ragioniamo, pag. 404), ma ovviamente non lo citano in questo caso:

La croce sulla quale fu crocifisso Gesù era o la crux commissa, a forma di T o la crux immissa o capitata, a forma di daga o pugnale. Il fatto che il titolo della condanna fu posto al di sopra della testa (mt. 27,37) fa pensare alla seconda forma di croce. Dato che l’esecuzione di Gesù era stata affidata ai soldati romani è probabile che si seguisse la maniera di esecuzione romana. La croce portata da Gesù fino al luogo di esecuzione non doveva essere, secondo la procedura comune, l’intera croce, ma soltanto il palo trasversale. Di regola il palo verticale veniva lasciato sul luogo dell’esecuzione, mentre quello trasversale veniva attaccato di volta in volta. Le braccia del condannato venivano prima attaccate al palo trasversale mentre egli era disteso al suolo; poi il condannato veniva innalzato, insieme con il palo trasversale su quello verticale, al quale venivano legati i suoi piedi. Lo si attaccava o con corde o con chiodi, che eventualmente erano quattro. Il criminale veniva sempre legato con corde intorno alle braccia, alle gambe, alla vita: i soli chiodi non avrebbero potuto reggere tutto il peso del corpo e le corde impedivano al condannato di scivolare giù. (“croce”, in J. MCKENZIE, Dizionario Biblico, a cura di B. Maggioni, Cittadella Editrice, Assisi 1981).
Alcune testimonianze Archeologiche:

Quest’immagine raffigura il graffito del Palatino a Roma, risalente al II sec. d.C. È una testimonianza molto preziosa sul fatto che i primi cristiani non solo sapevano che Gesù era stato crocifisso su una croce, ma lo adoravano come Dio. È infatti un graffito fatto dagli schernitori dei primi cristiani che li criticavano e li accusavano di adorare un crocifisso come Dio. La scritta, in greco, dice: “Alessameno adora Dio” .

Questa foto (a sinistra) invece riproduce una croce scoperta a Ercolano nel 1937 e risalente al 79 d.C.; il direttore degli scavi, prof. Maiuri e altri archeologi affermarono che si tratta di una croce cristiana. Si vede inoltre un inginocciatoio, segno che gli abitanti di questa casa pregavano dinanzi la croce. Questa testimonianza archeologica è interessante perché conferma che già’ dopo 10 anni dalla morte e resurrezione di Cristo, il cristianesimo era arrivato qui per la predicazione di S. Paolo nella vicina Pozzuoli (Atti 28,13-14).Trent’anni dopo si sa come queste citta’ vennero distrutte da una grande eruzione del Vesuvio.

Un’altra interessante scoperta archeologica e’ stata fatta da archeologi israeliani nel 1968 a Gerusalemme, nella zona di Giv’at ha-Mitvar: in una delle tombe scoperte, fu ritrovato lo scheletro di un giovane tra i 24 e i 28, crocifisso a Gerusalemme tra la fine del I sec. a.C e l’inizio del I sec. d.C, quindi contemporaneo di Gesu’!, e dalle scritte sulle ceramiche risulto’ che il giovane era un certo Johanan figlio di Hagakol. Gli studi su questo ritrovamento dimostrano come il giovane sia stato crocifisso con due chiodi conficcati negli avambracci e gli archeologi (non cristiani, da precisare) sono concordi nell’affermare che il giovane sia stato crocifisso. Dunque, oltre al testo dei Vangeli, esiste una testimonianza certa e inoppugnabile che dimostra come la crocifissione era in uso proprio a Gerusalemme ai tempi di Gesu’.

Gv. 20,25 : Ma egli [Tommaso] disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi… non crederò“.
Se dunque Gesù fosse stato messo al palo, come viene rappresentato nelle pubblicazioni geoviste, le sue mani o i suoi polsi sarebbero stati trafitti da un solo chiodo, e questo contrasta palesemente con il plurale che Giovanni usa a proposito dei “chiodi” che rimanda invece alla posizione della morte sulla croce, con le braccia distese orizzontalmente, e due chiodi conficcati nelle rispettive mani.

In conclusione, abbiamo dimostrato  come la tesi dei TdG che Cristo fu condannato su un palo, è sostenuta contro chiarissime prove storiche,  archeologiche e semantiche e bibliche che testimoniano invece come Gesù è morto su una croce.

Ultima annotazione: l’immagine qua sotto riproduce la tomba del fondatore dei testimoni di geova, l’ormai noto Charles Taze Russell, trascuriamo la tomba a piramide che è un chiaro richiamo non solo pagano ma massonico, possiamo notare nel particolare come la Croce è stata riprodotta sulla tomba stessa; ma come non sono gli stessi TdG che ci insegnano che la croce è un segno pagano che il cristiano deve rigettare?
Gesù Cristo nostro Dio dice di essere: Via, Verità e Vita, a Lui la nostra Fede e la nostra adorazione non certo a geova che si confonde troppo spesso!

Sia lodato Gesù Cristo Crocifisso per la nostra Salvezza!

1) Copie originali di tali lettere si possono trovare in: L. MINUTI, I testimoni di Geova non hanno la Bibbia, Coletti a San Pietro, Roma 1997, 185-189.

QUELLO CHE NEGANO I TESTIMONI DI GEOVA

I Testimoni di Geova dichiarano di essere l’unico vero gruppo cristiano nel mondo intero. Essi affermano che tutte le altre chiese, Cattolici o Protestanti che siano, insegnano false dottrine e che coloro che non sono Testimoni di Geova saranno distrutti da Dio. Comunque, i fatti dimostrano che questa organizzazione è una setta ingannatrice. Qui sotto elenchiamo quattro motivi per cui bisognerebbe evitarli.

1. I Testimoni di Geova rifiutano gli insegnamenti centrali della Bibbia.
I Testimoni di Geova negano che Gesù Cristo è Dio. Essi insegnano che Gesù Cristo è un angelo creato da Dio.
Invece la Bibbia chiaramente insegna che Gesù Cristo, il Figlio è Dio. Per esempio, Ebrei 1:8 dice: “parlando del Figlio dice: “Il tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo…”. Inoltre tanti altri versetti parlano di questo, vedi: Giovanni 1:1, 1:14, 20:26-28; Atti 20:28; Romani 9:5; Ebrei 1:3, 8-9; 2 Pietro 1:1.

I Testimoni di Geova rifiutano la resurrezione fisica di Gesù Cristo. Essi insegnano che il corpo di Cristo fu dissolto in stato gassoso. Charles Taze Russel, fondatore dell’organizzazione affermò che, “la persona di Gesù è morta, per sempre morta” (Studies in the Scriptures, Vol. 5, 1899, p. 454).
Invece la Bibbia chiaramente insegna che il corpo di Gesù resuscitò in vita. Per esempio, Luca 24:39 dice: “Guardate le mie mani e i miei piedi, perchè sono proprio io; toccatemi e guardate; perchè un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io”. Guarda inoltre: Giovanni 2:19-21, 20:26-28; 1 Corinzi 15:6, 15:14.

I Testimoni di Geova rifiutano che lo Spirito Santo sia Dio
. Essi insegnano che lo Spirito Santo è una forza impersonale, come l’elettricità.
Invece la Bibbia chiaramente insegna che lo Spirito Santo è Dio. Atti 5:3-4 dice: “Ma Pietro disse: “Anania, perchè Satana ha così riempito il tuo cuore da farti mentire allo Spirito Santo…tu non hai mentito agli uomini ma a Dio”. Guarda inoltre: Giovanni 14:16-17, 16:13-15; Romani 8:26-27; 2 Corinzi 3:6, 3:17-18; Efesini 4:30.

I Testimoni di Geova rifiutano che la Salvezza sia un dono dato gratuitamente da Dio. Essi insegnano che la salvezza debba essere guadagnata e meritata. Per ottenere la salvezza e scampare dal giudizio divino, ogni persona dovrebbe unirsi e compiere le opere descritte e create dall’organizzazione dei Testimoni di Geova.
Invece la Bibbia chiaramente insegna che la Salvezza non può essere meritata e guadagnata, la Salvezza è un dono da parte di Dio. Efesini 2:8-9 dice: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti.” Guarda inoltre: Romani 4:1-4; Galati 2:16; Tito 3:5.

I Testimoni di Geova negano il giudizio finale dei malvagi. Essi insegnano che le persone non giuste verrano estinte e cesseranno di esistere.
Invece la Bibbia chiaramente insegna che c’è un giudizio finale per i malvagi. Matteo 25:41, 25:46 dice: “Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli…Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna.” Guarda inoltre: Matteo 18:8; 2 Tessalonicesi 1:8-9; Apocalisse 14:10-11, 20:10, 20:15.
I Testimoni di Geova rifiutano che gli esseri umani abbiano uno spirito che esisterà dopo la morte. Essi insegnano che come gli animali, la vita di una persona cesserà di esistere dopo la morte.
Invece la Bibbia chiaramente insegna che lo spirito dell’uomo continuerà ad esistere coscientemente dopo la morte. 2 Corinzi 5:8 dice: “Ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore”.
Guarda inoltre: Luca 16:19-31; Filippesi 1:23-24, Apocalisse 6:9-11.

I Testimoni di Geova insegnano che la vita eterna nella presenza di Dio sarà solo per poche selezionate persone. Essi affermano che solo un gruppo speciale di 144.000 Testimoni di Geova possono nascere di nuovo e vivere per sempre con Dio in paradiso; tutti gli altri Testimoni di Geova vivranno sulla terra.
Invece la Bibbia chiaramente insegna che tutti coloro che ripongono la propria fede in Gesù Cristo avranno vita eterna e vivranno alla presenza di Dio. La Bibbia si riferisce a queste persone come una innumerevole moltitudine. Apocalisse 7:9, 7:15 dice: “Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello…Perciò sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte, nel Suo tempio”. Guarda inoltre: Giovanni 3:15, 5:24, 12:26; Efesini 2:19; Filippesi 3:20; Colossesi 3:1; Ebrei 3:1, 12:22; 2 Pietro 1:10-11.

I Testimoni di Geova rifiutano la Tre in Una natura di Dio (la Trinità) e insegnano che Satana abbia creato la dottrina della Trinità. Essi rinnegano tutti i passi nella Bibbia che identificano Gesù Cristo come Dio e lo Spirito Santo come Dio.
Invece la Bibbia chiaramente insegna che il Figlio e lo Spirito Santo, come il Padre sono tutte e tre Dio (Giovanni 1:1, 20:28; 1 Giovanni 5:20; Atti 5:3-4).
La Bibbia inoltre insegna con chiarezza che c’è un solo unico Dio (Isaia 43:10, 44:6-8; ecc.). Inoltre insegna che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono uno (Matteo 28:19; 1 Corinzi 12:4-6; 2 Corinzi 13:14; 1 Pietro 1:2).
Alla luce di tutto questo, non è quindi pericoloso seguire un’organizzazione che non si basa sugli insegnamenti centrali della Bibbia?

2. I Testimoni di Geova hanno manipolato la Bibbia.

L’organizzazione dei Testimoni di Geova ha creato la loro propria versione della Bibbia. Questa versione è chiamata la Traduzione del Nuovo Mondo. Essa contiene cambiamenti deliberati di molti versetti delle Scritture. Queste modificazioni sono state attuati per nascondere il fatto che gli insegnamenti dei Testimoni di Geova sono antibiblici e falsi.

L’ordine delle parole è stato erroneamente cambiato dai Testimoni di Geova per nascondere il fatto che Gesù (il Figlio) è chiamato Dio.

3. I Testimoni di Geova hanno storia di profezie che non si sono realizzate.

I leader dei Testimoni di Geova dichiarano di parlare per mezzo di Geova Dio con autorità profetiche. Essi hanno detto tante profezie che non si sono mai realizzate. Per esempio, essi hanno predetto che l’Armageddon e la fine del mondo si sarebbe verificata nel 1975.
Per coprire il mancato avvenimento di questa profezia, molti Testimoni di Geova oggi rinnegano tale fatto anche se molta della loro propria letteratura ne parla.
I Testimoni di Geova inoltre avevano predetto che la fine del mondo sarebbe avvenuta nel 1914, 1915, 1918, 1925 e 1942. Da ultime notizie la data è stata ulteriormente spostanta alla metà del XXI secolo, alcuni attestano la nuova data al 2167.
Avevano predetto anche che Abramo, Isacco e Giacobbe sarebbero ritornati in vita e su questa terra nel 1935. Erano nell’errore ogni volta. La Bibbia dichiara che la profezia non realizzata è un segno del falso profeta (Deuteronomio 18:21-22).

4. I Testimoni di Geova abusano della loro autorità.

Nonostante le loro innumerevoli non realizzate profezie, l’Organizzazione dei Testimoni di Geova insegna che essa è la sola vera religione, e solo i suoi membri sono veri Cristiani. Dichiara che nessuno può raggiungere la verità spirituale se non tramite loro. Insegna inoltre che la salvezza si può ottenere solo entrando nella loro organizzazione e che tutti coloro che non sono Testimoni di Geova saranno distrutti nel giorno di Armageddon.
L’Organizzazione dei Testimoni di Geova richiede che ogni membro debba ubbidire e accettare senza nessuna domanda, ogni ordine e interpretazione biblica data dalla organizzazione.

Per esempio, l’Organizzazione dei Testimoni di Geova proibisce di usare trasfusioni di sangue. Le persone dell’organizzazione sono obbligati a morire e lasciar morire i propri figli, piuttosto che non rispettare questo comandamento, anche se da nessuna parte nella Bibbia troviamo che le trasfusioni del sangue sono sbagliate. A tutti coloro che disubbidiscono a questa regola viene detto che saranno distrutti nel giorno dell’Armageddon, annientati nel giorno del giudizio.
In questo modo i leader dell’Organizzazione cercano di tenere i membri ubbidienti attraverso la paura e l’intimidazione. I leader dei Testimoni di Geova hanno anche usato le loro profezie riguardo la fine del mondo, per mettere timore e paura nei cuori dei loro seguaci.
Già questi quattro punti dimostrano quanto sia pericolosa un’organizzazione come i Testimoni di Geova. Forse ti stai chiedendo “Qual è la buona novella nella Bibbia?” I seguenti quattro punti presentano il vero vangelo di Gesù Cristo come si trova nella Bibbia.

Il messaggio della Bibbia può essere riassunto in quattro semplici punti:

1. I nostri peccati ci separano dal vero e vivente Dio.

Romani 3:23 “Perchè tutti hanno peccato e sono privi della Gloria di Dio”.
Romani 6:23 “Perchè il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Gesù Cristo il Signore”.

2. Non possiamo salvare noi stessi.

Romani 3:20 “Perchè mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a Lui; infatti la legge dà soltanto conoscenza del peccato.”
Tito 3:5 “Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la Sua misericordia”

3. Gesù Cristo è il rimedio che Dio ha mandato sulla terra per il nostro peccato.

Giovanni 3:16 “Poichè Iddio ha tanto amato il mondo che ha mandato il Suo unigenito figliolo affinchè chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna”.
1 Pietro 3:18a “Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio”.

4. Gesù Cristo ha fondato una sola Chiesa sull’apostolo Pietro:
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». (Mt.16,18-19)

5. Dobbiamo personalmente ricevere Gesù Cristo nella nostra vita per fede, per ottenere il perdono dai peccati e la vita eterna.

Giovanni 1:12 “Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome”.
Romani 10:9 “Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha resuscitato dai morti, sarai salvato”.
Se queste verità tratte dalla Parola di Dio hanno toccato il tuo cuore, puoi chiedere proprio adesso a Dio di perdonare i tuoi peccati e darti nuova vita in Cristo. Questa semplice preghiera può aiutarti ad esprimere la tua fede in Cristo Gesù per essere salvato.

6. Gesù stesso affida agli apostoli il potere di rimettere i peccati:
“Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”» (Gv. 20, 19-23).

Preghiera

Dio onnipotente e misericordioso, capisco di aver peccato contro di te con le mie azioni, parole e pensieri. Non posso salvare me stesso e grazie per aver mandato il Tuo figlio Gesù Cristo, a versare il Suo prezioso sangue per me. Ti chiedo perdono dei miei peccati, e rimetto la mia fiducia in Gesù Cristo, colui che è morto al mio posto e resuscitò dalla morte. Amen.

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