Chi è il Discepolo Mistico Messicano Julian Soto Ayala
Storia di una missione sublime e provvidenziale
Poco prima della primavera del 1975, un ragazzo di sedici anni ricevette sei visite consecutive dalla Vergine Maria, che lo istruì in questioni sacre. Il suo cuore ardeva come infiammato da una Fiamma Sacra mentre riceveva la conoscenza infusa dell’Amore Misericordioso di Dio.
Ella ricevette la fede in modo straordinario, avendo conosciuto i misteri del regno di Dio per bocca della Madre di Nostro Signore stessa.
Le visite cessarono misteriosamente e per nove anni non ci furono altre apparizioni della Vergine.
Fino al 24 giugno 1984, mentre si trovava in un campo a pregare e digiunare, la Vergine Maria gli apparve di nuovo. Anche questa volta, le apparizioni durarono sei giorni consecutivi. La manifestazione avveniva sempre in questo modo: alle 15:00, raggi di luce solare si posavano su un albero a lato della strada, formando una sfera luminosa. Al suo interno appariva la figura della Regina della Pace, un’apparizione sconosciuta al giovane, che non aveva mai sentito parlare delle apparizioni di Medjugorje. La figura tridimensionale muoveva le labbra e gli occhi. Come una persona in carne e ossa, questa conversazione con il giovane durava a volte più di due ore, con fenomeni inspiegabili che si verificavano durante ogni apparizione. Fu allora che la Vergine gli rivelò parte della sua sublime e provvidenziale missione, dicendogli che avrebbe ricevuto anche la visita di Nostro Signore Gesù Cristo per confermare la missione e inviarlo a promuovere ciò che il Suo Cuore Immacolato aveva richiesto.
Accadde esattamente nella data che gli era stata indicata. Gesù apparve a circa 500 metri dal luogo, sul ciglio della strada. Avvicinandosi al giovane, lo sollevò, poiché questi era prostrato con la faccia a terra, immerso in una profonda preghiera. Gli pose la mano sul capo e, guardandolo intensamente, tese la mano verso l’orizzonte. Erano circa le sei di sera di quel giorno d’autunno del 1994.
Lì, Gesù battezzò il giovane con il soprannome di “Discepolo che ascolta e insegna”, confermando la sua capacità di mettere per iscritto tutto ciò che aveva ricevuto nei messaggi dal 1984.
I messaggi ricevuti attraverso la locuzione interiore, le visioni e le profezie, i sogni e le manifestazioni sensoriali furono custoditi per un certo periodo in obbedienza alla gerarchia ecclesiastica.
Anni dopo, nel 1987, come rivelazione speciale, “il Discepolo” ricevette una serie di messaggi chiamati Universali di grande importanza per il mondo. Otto provenivano dalla Vergine Maria e sette da Nostro Signore Gesù Cristo, alcuni di oltre 20 pagine. Questi messaggi furono scritti pochi giorni dopo essere stati ricevuti, esattamente come furono ricevuti nel giugno del 1999. Sul monte, in preghiera, il Discepolo ricevette in estasi le potenti rivelazioni della fine dei tempi e i dettagli della sua missione. Apprese da Dio le umiliazioni, le critiche, i rifiuti e le intense sofferenze interiori, fisiche e spirituali, nonché le spietate battaglie con Satana e i suoi spiriti maligni, che avrebbe dovuto sopportare a causa del Santo Nome di Gesù e della missione affidatagli.
Il 15 settembre 1999, giorno della festa della Madonna Addolorata, il “Discepolo” entrò nuovamente in uno stato alfa continuo e, per diverse ore, sulla cima di una montagna, in totale estasi e rapimento sublime, gli fu mostrato l’intero universo e i cinque continenti che lo compongono. In alcuni paesi e nelle principali città del mondo, percepì distruzione totale, morte, carestia, guerra e molte altre cose. Tutto ciò che il “Discepolo” vide e udì, doveva insegnarlo a tutte le nazioni. Le rivelazioni furono così profonde che, a causa della sua sensibilità, il discepolo si ammalò per settimane. Poiché non c’era nessuno che gli portasse la Santa Comunione al letto di malato, gli apparvero degli angeli che portavano il Santo Viatico in forma visibile.
È durante questo periodo che riceve in visione i luoghi contrassegnati come Triangoli di Luce; un angelo traccia con il Sangue stesso di Gesù, l’Agnello Immacolato, i luoghi che saranno destinati dal cielo a fondare le nuove comunità cattoliche chiamate comunità di preservazione, come segno dell’amore di Dio effuso attraverso lo Spirito Santo e attraverso il Cuore Immacolato di Maria e il Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo.
I Triangoli di Luce rappresentano la Santissima Trinità di Dio, il mistero dell’Unico e Trino Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo. Questi luoghi sacri di preservazione, come suggerisce il nome, sono destinati a preservare la santità della vita nel mondo: purezza morale e vita di preghiera in stato di grazia; esercizio pratico delle virtù cristiane; vita comunitaria secondo lo stile della Chiesa primitiva; sana dottrina, Tradizione e Magistero della Chiesa; e amore intenso per i propri pastori, sacerdoti e vescovi in comunione con il Santo Padre. Essi comprendono anche purezza di fede e morale, amore per il lavoro e carità verso il prossimo, tra le altre cose. Questa breve panoramica serve da introduzione al documento sulle comunità, che sarà il fondamento per l’unità e l’impegno congiunto di quei fratelli e sorelle che lo hanno accolto nei loro cuori e hanno deciso di far parte di questo progetto – un progetto dedicato a tutta l’umanità per la gloria e la lode del nostro Unico e Trino Dio.
Quella che segue è la testimonianza del “Discepolo” stesso, su richiesta di uno dei quattro sacerdoti che lo accompagnano in questo percorso.
L’incontro della Beata Vergine di Guadalupe con il “Discepolo” nell’anno 1975.
TESTIMONIANZA
Con l’inizio della primavera del 1975, io, “il Discepolo”, ero piuttosto lontano da Dio e dalla Chiesa. Quasi diciassettenne, non avevo ancora ricevuto la Prima Comunione. A undici anni, quasi alla fine della terza elementare, ero scappato di casa da scuola. Non avevo ancora imparato a leggere e scrivere bene, né avevo padroneggiato le quattro operazioni aritmetiche di base.
Mio padre costrinse me e i miei tre fratelli maggiori a lavorare per giorni estenuanti, dall’alba al tramonto, sotto il caldo opprimente tipico delle regioni aride di Sonora. Maltrattava terribilmente le mie sorelle e mia madre; lei non aveva mai tempo per abbracciarci o dirci una parola gentile. Non ho mai avuto una festa di compleanno. Odiavo mio padre e lo maledicevo interiormente, desiderando che morisse…
Caro Padre, mi è molto spiacevole parlare di queste cose, ma poiché me l’hai chiesto, ti descriverò qui gli anni dolorosi della mia vita in cui rubavo alla Chiesa per sostenere la mia dipendenza da tabacco e alcol. A dodici anni ero diventato dipendente da psicofarmaci e a volte fumavo marijuana. Bestemmiavo contro tutti e usavo un linguaggio volgare e scurrile. Parlavo male dei sacerdoti. Vivevamo in un ranch a circa sei chilometri dal paese dove il sacerdote veniva ogni domenica a celebrare la Messa. Andavo in chiesa per deridere i parrocchiani e il sacerdote. Il mio odio per le persone era evidente ogni giorno; nessuno mi parlava con gentilezza, solo rimproveri.
Mio padre fu completamente consumato dall’alcolismo. E un giorno di pioggia,
lasciai casa, avventurandomi nel mondo, nel vagabondaggio, nel sesso e nella pornografia.
Ricordo, caro padre, che io stesso, insieme a mio fratello maggiore,
invocammo il diavolo offrendo una gallina nera in sacrificio. Leggevo l’
oroscopo ogni giorno; un grande vuoto mi riempiva il cuore.
La vita aveva perso ogni significato per me; ero tormentato dai vizi e dai falsi piaceri che questo mondo offre, conducendo alla rovina dell’anima.
Festività, Capodanno, Pasqua: per me erano tutte uguali. Mi unii alla banda dei ragazzi disprezzati. Andavo in giro scalzo, i miei vestiti erano sporchi e strappati, e polvere e sporcizia della spazzatura mi si appiccicavano ai capelli e alla pelle.
Mai prima d’ora mi era scesa una lacrima dagli occhi.
Insieme a tre cani randagi in cerca di cibo, ho anche aperto i bidoni e i sacchi della spazzatura dei quartieri residenziali, molte volte mi sono nutrito dei rifiuti e molte volte ho dormito all’aperto, soffrendo il freddo e l’umidità della pioggia.
Grazie a Dio sono sempre stato in salute e mi sono ammalato raramente. È così, caro Padre, che ho vissuto i miei dodici, tredici, quattordici, quindici e sedici anni dell’adolescenza…
Una splendida domenica mattina, inspiegabilmente, i miei passi mi condussero alla Cattedrale di Nostra Signora di Guadalupe, proprio dove si trova una mensa. Erano circa le otto del mattino; avevo fame e non avevo dormito bene. Mi sedetti sul marciapiede accanto a un lampione e mi sentii terribilmente solo, confrontandomi con la mia realtà e pensando di togliermi la vita. Magari gettandomi sotto una macchina in corsa o mettendo del veleno in una birra. Stavo pensando a questo quando sentii una presenza dietro di me, e una mano molto sottile, bianca e delicata si posò sulla mia spalla. Mi voltai per vedere chi fosse e vidi che si trattava di una giovane donna molto bella; irradiava gentilezza e dolcezza.
Mio caro padre, ti prego di scusarmi, ma mentre racconto questo episodio, sono sopraffatto dall’emozione e piango. È uno dei momenti della mia vita che mi ha segnato profondamente e per sempre. Vedi, non sono mai riuscito a dimenticare la luce nei tuoi occhi e la dolcezza delle tue parole.
Indossava una camicetta bianca che le arrivava al collo e le copriva le braccia. Aveva una
gonna nera sotto il ginocchio e dei sandali huaraches, simili a quelli indossati dalle
contadine della regione. I suoi capelli neri e lisci le ricadevano a cascata sulle
spalle. Mi sentii trasportato in un’altra dimensione, mentre una
gioia inspiegabile mi riempiva il cuore. “Cosa ci fai qui?” mi chiese.
Non riuscii a proferire parola, solo dopo essermi ripreso dallo stupore le chiesi:
“Chi sei?”. Lei rispose: “Il mio nome non ha importanza oggi, ma te lo dirò
più tardi”.
Ascolta: domani alle 18:00 iniziano lì gli incontri quaresimali per i giovani (indicò con l’indice l’auditorium accanto alla Cattedrale). Ti invito. Sarò qui domani, puoi star certo che ti aspetterò e sarò con te. Imparerai cose meravigliose e comprenderai subito ciò che ti insegnerò”. Detto questo, si voltò e se ne andò, lasciandomi con una sensazione di inquietudine. Mi chiesi: chi poteva essere, così diversa da tutte le altre giovani donne della regione?
Quella notte non riuscii a dormire. Vivevo allora con un vecchio in una casa abbandonata e incompiuta. Il vecchio morì lì due giorni dopo, perché era immobile e malato. Ricordo che suo padre mi disse le sue ultime parole: “Ora me ne vado, ma la Luce sta arrivando a te. Ho pregato tanto Dio perché ciò accada”.
Ed è così che da questo momento il giovane inizia ad avere una relazione quotidiana con la Beata Vergine Maria e, poco dopo, con Nostro Signore Gesù.
Ecco il racconto del primo incontro con LUI.
NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO APPARSE AL DISCEPOLO DAL 24 AL 29 GIUGNO 1994 IN UN CAMPO E GLI AFFIDÒ L’APOSTOLATO DI RIPARAZIONE E RIMEDIO, NONCHÉ LA FORMAZIONE DI COMUNITÀ DI PRESERVAZIONE PER GLI ULTIMI TEMPI.
“LA NARRAZIONE DEL DISCEPOLO”
Per me era normale; ogni volta che stava per accadere un evento importante, sentivo un profondo desiderio di prepararmi spiritualmente attraverso il digiuno, la Santa Messa e la preghiera. Quel pomeriggio d’estate ha segnato per sempre la mia anima, e mi sono abbandonata completamente alla Santa e Divina Volontà. Mossa da un impulso interiore, come trasportata da una forza alla quale non potevo opporre resistenza, mi sono ritrovata improvvisamente in mezzo ai campi, a pregare e cantare salmi e lodi a Dio Padre, cantando con grande amore alla Beata Vergine Maria.
Erano passati dieci anni da quando la nostra Madre Celeste mi aveva detto che avrei incontrato di persona il suo amato Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo. Mi trovavo a circa cento metri dal luogo in cui erano avvenute le apparizioni della Regina della Pace. Guardai il sole, che sembrava perdere il suo splendore, e un silenzio imponente calò sul campo. Improvvisamente, una leggera brezza cominciò a soffiare, qualcosa di innaturale in quella terra e in quel clima estivo. Mentre ero inginocchiato in adorazione della Santissima Trinità, aprii gli occhi e vidi, a circa 500 metri di distanza, una figura radiosa. Di nuovo, provai paura. Non potevo credere a ciò che vedevo. Quella figura proiettò un’ombra e cominciò a camminare verso di me. Continuavo a chiedermi: “Cosa sta succedendo?”. Non riuscivo a capirlo. Il mio cuore bruciava e batteva all’impazzata. Riconobbi Gesù. Stava venendo verso di me, agitando la mano come per chiamarmi. Potevo sentire dentro di me, nella mia anima, la Sua voce che diceva: “Vieni a me, sono io, non aver paura”. Resistetti all’idea di andare da Lui; Inoltre, persi le forze e riuscii solo a dire: con voce tremante, sopraffatto da un’emozione molto particolare, di gioia, di beatitudine. Tutto ciò improvvisamente mi sembrò un sogno dal quale non si osa svegliarsi. Per un attimo pensai e dissi: se sei Satana, allontanati da me; se sei il mio Signore, abbi pietà di me, non venire da me perché sono un peccatore… Cominciai ad aspergermi con acqua santa e aspersi anche tutto ciò che mi circondava.
Nella mia anima, ho udito di nuovo la voce che diceva: “Se non vuoi venire da Me, verrò io da te… è quello che faccio con i peccatori…”. E Lui si è avvicinato a me, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha sollevato. Mi ha mostrato le ferite sulle Sue mani; da quei fori, brillavano raggi di luce. Il Suo sguardo penetrante mi ha riempito di pace. Non sapevo più nulla di me stesso. Credo fosse come un riposo nello Spirito. Sono svenuto. Quando ho ripreso i sensi, non ho guardato nessuno. Il sole stava iniziando a tramontare e, con grande inquietudine, sono tornato a casa. La stessa cosa è successa il giorno dopo, e ha continuato fino al 29, quando mi ha detto che non Lo avrei più visto in quel modo. Era straordinariamente bello; ha elevato tutti i miei sensi. Ha purificato e chiarito la mia mente, rendendo chiaro ciò che non capivo. Ho ricevuto una guarigione interiore molto potente.
Quel giorno, infine, Egli mi condusse in spirito alle porte dell’inferno e, una volta varcata la soglia, mi mostrò il luogo che mi attendeva se non fossi riuscita a compiere la mia missione. In quella visione orribile, che non desidero descrivere, vidi le anime dannate soffrire terribilmente, e ciò mi colpì profondamente. L’inferno esiste! È un luogo di tormento eterno da cui non c’è scampo; è per sempre! In seguito, vidi il purgatorio in una visione così chiara e reale che mi impegnai a pregare per le anime, comprendendo ancora più profondamente il valore del Santo Rosario e dello scapolare marrone della Madonna del Monte Carmelo.
Riporterò qui testualmente le parole di Nostro Signore Gesù Cristo:
“Figlio mio, oggi ti affido una missione speciale: riparare e sanare il Cuore di
Mio padre e la creazione delle Comunità di Conservazione.
Avrai molti nemici, molti dolori e prove da sopportare, ma la mia mano sarà con te; i tuoi nemici saranno i miei nemici. Da oggi ti do un nuovo nome. Sarai chiamato “il Discepolo” che ascolta e insegna ciò che ha visto con i propri occhi e udito nel profondo del suo essere… Formerai gruppi di preghiera ovunque. Nei luoghi dove non sarai accolto, porrò un segno. Scriverai tutto questo, perché desidero che sia conosciuto in tutta la Terra. Puoi scrivere tutto ciò che ti è stato rivelato dalla mia Santa Madre dal 1984. Vai, vai nel mio Nome e non indugiare; il tempo è breve. Presto, mio Padre purificherà il mondo con ogni sorta di eventi. Vai, vai, perché il tempo sta per scadere. La salvezza della tua anima dipende dal compimento di questa missione. Queste visioni sono molto serie, urgenti e delicate; custodiscile come un grande e prezioso tesoro. Ti ho detto tutto; vai in pace e ricorda sempre questo incontro.