VIDEO A CURA DI DON LEONARDO MARIA POMPEI

Gesù spiega a Luisa Piccarreta Le sue pene divine sofferte nella sua umanità

Gesù rivela a Luisa come la divinità fece ininterrottamente e immensamente soffrire l’umanità di Gesù fin dall’istante del suo concepimento. L’abisso infinito di amore con cui Gesù ha riparato e rifatto tutti gli atti cattivi di ogni uomo. Libro di cielo, Volume 12, 4 Febbraio 1919

4 Febbraio 1919

La Passione interna che la Divinità fece soffrire all’Umanità di Gesù nel trascorso di tutta la sua Vita.

Continuando il mio solito, per circa tre giorni mi sentivo sperduta in Dio; molte volte il buon Gesù mi tirava dentro della sua santissima Umanità, ed io nuotavo nel mare immenso della Divinità. Oh, quante cose si vedevano! Come si vedeva chiaro tutto ciò che operava la Divinità nella Umanità! E spesso e spesso il mio Gesù interrompeva le mie sorprese e mi diceva: “Vedi, figlia mia, con che eccesso d’amore amai la creatura: la mia Divinità fu gelosa di affidare alla creatura il compito della Redenzione facendomi soffrire la Passione.

La creatura era impotente a farmi morire tante volte per quante creature erano uscite e dovevano uscire alla luce del creato, e per quanti peccati mortali avrebbe avuto la disgrazia di commettere. La Divinità voleva vita per ciascuna vita di creatura e vita per ciascuna morte che col peccato mortale si dava. Chi poteva essere così potente su di Me a darmi tante morti se non che la mia Divinità? Chi avrebbe avuto la forza, l’amore, la costanza di vedermi tante volte morire se non che la mia Divinità? La creatura si sarebbe stancata e venuta meno.

E non ti credere che questo lavorio della mia Divinità incominciò tardi, ma non appena fu compiuto il mio concepimento, fin nel seno della mia Mamma, che molte volte era a giorno delle mie pene e restava martirizzata e sentiva la morte insieme con Me.

Sicché fin dal seno materno la mia Divinità prese l’impegno di carnefice amoroso, ma perché amoroso più esigente ed inflessibile, tanto che neppure una spina fu risparmiata alla mia gemente Umanità, né un chiodo; ma non come le spine, i chiodi, i flagelli che soffrii nella Passione che Mi diedero le creature, che non si moltiplicavano, quanti Me ne mettevano, tanti ne restavano; invece, quelli della mia Divinità si moltiplicavano ad ogni offesa, sicché tante spine per quanti pensieri cattivi, tanti chiodi per quante opere indegne, tanti colpi per quanti piaceri, tante pene per quanta diversità di offese; perciò erano mari di pene, spine, chiodi e colpi innumerevoli.

Innanzi alla Passione che Mi diede la Divinità, la Passione che Mi diedero le creature l’ultimo dei miei giorni non fu altro che ombra, immagine di ciò che Mi fece soffrire la mia Divinità nel corso della mia Vita. Perciò amo tanto le anime: sono vite che Mi costano, sono pene inconcepibili a mente creata! Perciò entra dentro della mia Divinità e vedi e tocca con mano ciò che soffrii”.

Io, non so come, mi trovavo dentro dell’immensità divina, ed erigeva trono di giustizia per ogni creatura, a cui il dolce Gesù doveva rispondere per ogni atto di creatura, subirne le pene, la morte, pagare il fio di tutto; e Gesù come dolce agnellino restava ucciso dalle mani divine, per risorgere e subire altre morti. Oh, Dio! Oh, Dio, che pene strazianti! Morire per risorgere e risorgere per sottoporsi a morte più straziante! Io mi sentivo morire nel vedere ucciso il mio dolce Gesù tante volte; avrei voluto risparmiare una sola morte a Colui che tanto mi ama.

Oh, come comprendevo bene che solo la Divinità poteva far soffrire tanto il mio dolce Gesù, e poteva darsi il vanto di avere amato gli uomini fino alla follia e all’eccesso, con pene inaudite e con amore infinito! Perciò, né l’Angelo né l’uomo teneva in mano questo potere, di poter amarci con tanto eroismo di sacrifizio come un Dio! Ma chi può dire tutto? La mia povera mente nuotava in quel mare immenso di luce, di amore e di pene, e restavo come affogata senza saperne uscire; e se il mio amabile Gesù non mi tirava nel piccolo mare della sua santissima Umanità, in cui la mente non restava così inabissata senza poter vedere nessun confine, io non avrei potuto dire un’acca.

Onde, dopo ciò il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia diletta, parto della mia Vita, vieni nella mia Volontà, viene a vedere quanto c’é da sostituire a tanti atti miei sospesi ancora, non sostituiti da parte delle creature.

La mia Volontà dev’essere in te come la prima ruota dell’orologio: se essa cammina tutte le altre ruote camminano e l’orologio segna le ore, i minuti; sicché tutto l’accordo sta nel moto della prima ruota e, se la prima ruota non ha moto, resta fermato. Così la prima ruota in te dev’essere la mia Volontà, che deve dare il moto ai tuoi pensieri, al tuo cuore, ai tuoi desideri, a tutto.

E siccome la mia Volontà è ruota di centro del mio Essere, della Creazione e di tutto, il tuo moto uscendo da questo centro verrà a sostituire a tanti atti delle creature, che moltiplicandosi nei moti di tutti come moto di centro, verrà a deporre al mio Trono da parte delle creature gli atti loro, sostituendosi a tutto. Perciò sii attenta, la tua missione è grande, è tutta divina”.