La mistica citta’ di Dio di suor Maria d’Agreda Libro 1

CAPITOLO 1
Due particolari visioni che il Signore mostrรฒ alla mia anima; altre rivelazioni e misteri che mi costringevano ad allontanarmi dalle cose terrene, sollevando la dimora del mio spirito al di sopra della terra.
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1. Ti benedico e ti magnifico, o Re altissimo, che per tua degnazione e sublime maestร hai nascosto questi alti misteri ai sapienti e agli intelligenti e li hai rivelati a me tua schiava, la piรน piccola ed inutile della tua Chiesa, per essere tanto piรน riconosciuto e ammirato come onnipotente ed autore di quest’Opera quanto piรน lo strumento รจ vile e debole.
2. Questo altissimo Signore – dopo le lunghe resistenze di cui ho parlato, dopo molti timori esagerati e grandi incertezze causate dalla mia codardia nel riflettere su questo immenso mare di meraviglie in cui m’immergo col timore di esserne sommersa – mi fece sentire dall’alto una virtรน forte, soave, efficace e dolce, una luce che illumina l’intelletto e piega la volontร ribelle acquietando, indirizzando, governando l’insieme dei sensi interni ed esterni e assoggettando tutta la creatura al compiacimento e alla volontร dell’Altissimo, cosicchรฉ essa cerchi in tutto solo la sua gloria e il suo onore. Trovandomi in questa disposizione, udii la voce dell’Onnipotente che mi chiamava e mi attirava a sรฉ, sollevando in alto il mio spirito. Egli mi fortificava contro i leoni che ruggivano famelici per separare la mia anima dal bene offertole nella conoscenza dei grandi misteri racchiusi in questo tabernacolo e cittร santa di Dio. Egli mi liberava dalle porte delle tribolazioni attraverso le quali m’invitavano ad entrare, circondata dai dolori della morte e della perdizione e assediata dalle fiamme di questa Sodoma e Babilonia in cui viviamo. Volevano abbagliarmi perchรฉ io, cieca, mi volgessi indietro e mi abbandonassi a chi mi offriva oggetti di apparente diletto per i miei sensi, ingombrandoli di vanitร con fallacia ed inganno. Da tutti questi lacci che tendevano ai miei piedi mi liberรฒ l’Altissimo che, sollevando il mio spirito e insegnandomi il cammino della perfezione con efficaci esortazioni, m’invitava a una vita spiritualizzata e angelica nella carne mortale. In questo modo mi obbligava a vivere con una sollecitudine tale che dentro alla fornace non mi toccassero le fiamme e in modo che mi sapessi liberare dalla lingua impura, quando spesso mi raccontava frottole terrene. Cosรฌ sua Altezza mi chiamava affinchรฉ mi sollevassi dalla polvere e dalla fiacchezza che la legge del peccato procura. Voleva che io resistessi agli effetti ereditati dalla natura corrotta e che la ostacolassi nelle sue inclinazioni disordinate, dissipandole alla vista della luce e sollevandomi al di sopra di me stessa. Con la forza di Dio potente, con correzioni di Padre e carezze di sposo, molte volte mi chiamava e mi diceva: ยซMia colomba e opera delle mie mani, alzati e affrettati; vieni a me che sono luce e via: chi mi segue non cammina nelle tenebre. Vieni a me che sono veritร sicura, santitร certa, onnipotenza e sapienza, e correggo i sapientiยป.
3. Gli effetti di queste parole erano per me dardi di dolce amore, d’ammirazione, di timore e coscienza dei miei peccati e della mia viltร , per cui mi ritiravo, mi umiliavo e mi annichilivo. Il Signore mi diceva: ยซVieni, anima, vieni, poichรฉ io sono il tuo Dio onnipotente; e come sei stata prodiga e peccatrice, cosรฌ ora alzati da terra e vieni a me che sono tuo Padre, ricevi la stola della mia amicizia e l’anello di sposaยป.
4. Trovandomi in questa dimora, un giorno vidi sei angeli santi che l’Onnipotente mi aveva assegnato per assistermi in quest’Opera guidandomi in essa, come in altre occasioni di combattimenti. Essi mi purificarono e mi prepararono. Fatto ciรฒ, mi presentarono al Signore e sua Maestร diede alla mia anima una nuova luce, simile allo splendore della gloria, con la quale mi fortificรฒ, rendendomi capace di vedere e conoscere ciรฒ che sorpassa le mie forze di creatura terrena. Subito mi apparvero altri due angeli di gerarchia superiore, che udii chiamarmi con grande forza da parte del Signore; capivo che erano misteriosissimi e che mi volevano svelare sublimi arcani. Risposi loro con sollecitudine e, impaziente di godere di quel bene che mi annunziavano, con ardente desiderio manifestai la mia intenzione di vedere ciรฒ che mi volevano rivelare ma che intanto mi celavano con fare misterioso. Subito essi mi risposero con decisione: ยซFermati, o animaยป. Mi rivolsi alle loro Altezze e dissi: ยซPrincipi dell’Onnipotente e messaggeri del gran Re, perchรฉ, dopo avermi chiamato, ora mi trattenete cosรฌ, facendo violenza alla mia volontร e ritardando la mia gioia e allegrezza? Quale forza รจ la vostra e quale il potere che mi chiama, mi infiamma, mi sollecita e mi trattiene, e tutto questo ad un tempo? E attirandomi dietro al profumo degli unguenti del mio diletto Signore mi trattenete tuttavia come con forti catene? Ditemi la ragione di questoยป. Mi risposero: ยซPerchรฉ รจ necessario, o anima, che per conoscere questi sublimi misteri, tu venga completamente spoglia dei tuoi desideri e delle tue passioni, poichรฉ non si conciliano con le cattive inclinazioni. Togliti i sandali, come fu intimato di fare a Mosรจ, perchรฉ potesse guardare quel roveto miracolosoยป. Io risposi: ยซPrincipi e signori miei, molto fu chiesto a Mosรจ esigendo che nella sua natura terrena si comportasse come un angelo; ma egli era santo ed io peccatrice piena di miserie. Il mio cuore si turba e mi lamento di questa schiavitรน e legge del peccato che nelle mie membra sento contraria a quella del mio spiritoยป. Ed essi: ยซAnima, ti si chiederebbe una cosa assai violenta se la dovessi operare con le tue sole forze, ma l’Altissimo, che vuole e ricerca questa disposizione, รจ onnipotente e non ti negherร l’aiuto, se glielo domandi di cuore disponendoti a riceverlo. Il suo potere, che faceva ardere il roveto senza che si consumasse, sarร ben capace di far sรฌ che l’anima imprigionata e chiusa nel fuoco delle passioni non bruci, se vuole liberarsi. Sua Maestร chiede ciรฒ che vuole e puรฒ ciรฒ che chiede e col suo aiuto tu puoi quel che ti ordina. Togliti i sandali, piangi amaramente e grida dal profondo del tuo cuore affinchรฉ venga udita la tua preghiera e si compia il tuo desiderioยป.
5. Vidi subito un velo ricchissimo che nascondeva un tesoro e la mia volontร desiderava ardentemente che venisse tolto scoprendo quello che l’intelligenza mi manifestava come mistero. A questo mio desiderio risposero: ยซObbedisci, o anima, in ciรฒ in cui ti si ammonisce e che ti si comanda: spogliati di te stessa e ti sarร svelatoยป. Per questo mi proposi di emendare la mia vita e di vincere i miei appetiti, e piangevo forte con sospiri e gemiti dal profondo dell’anima mia, affinchรฉ questo bene mi si manifestasse. E nella misura in cui facevo propositi, scorgevo aprirsi il velo che copriva il mio tesoro. Infine si aprรฌ del tutto e con gli occhi dello spirito vidi quello che non saprei dire nรฉ manifestare a parole. Vidi un segno grande e misterioso nel cielo; vidi una Donna, una signora e regina bellissima coronata di stelle, vestita di sole e con la luna sotto ai suoi piedi. Mi dissero i santi angeli: ยซEcco la beata donna che san Giovanni vide nell’Apocalisse e nella quale sono racchiusi, depositati e sigillati gli ammirabili misteri della redenzione. L’Altissimo e onnipotente favorรฌ cosรฌ tanto questa creatura umana che desta ammirazione persino in noi suoi spiriti. Considera e ammira le sue perfezioni e scrivile, perchรฉ proprio a questo fine – dopo quello del tuo profitto spirituale – ti รจ rivolta questa manifestazioneยป. Io allora conobbi cosรฌ tante meraviglie che la loro abbondanza mi fa ammutolire, l’ammirazione mi tiene in sospeso e non credo affatto che tutte le creature terrene siano capaci di conoscerle nella vita terrena, come in seguito spiegherรฒ.
6. Un altro giorno, in tempo di quiete e serenitร , in questa medesima dimora di cui parlo, udii la voce dell’Altissimo che mi diceva: ยซSposa mia, voglio che ti decida seriamente, mi cerchi con diligenza e mi ami con fervore. Voglio che la tua vita sia piรน angelica che umana, dimenticandoti di tutte le cose terrene. Ti voglio sollevare dalla polvere come povera e dall’immondizia come misera; voglio che, mentre ti innalzo, tu ti umilii e stando alla mia presenza il tuo nardo spanda la soavitร del suo profumo. Conoscendo la tua debolezza e miseria ti devi persuadere di tutto cuore che meriti la tribolazione e con essa l’umiliazione. Guarda la mia grandezza e la tua piccolezza, considera che sono giusto e santo e ti affliggo giustamente usandoti la misericordia di non castigarti come meriti. Su questo fondamento dell’umiltร sforzati di acquistare altre virtรน, affinchรฉ si adempia la mia volontร . Ti assegno come maestra la Vergine madre mia perchรฉ ti istruisca, ti corregga e ti riprenda. Ella ti addestrerร e orienterร i tuoi passi secondo il mio gusto e il mio beneplacitoยป.
7. A queste parole era presente la Regina stessa, la quale non si sdegnรฒ affatto di assumere un simile incarico che sua divina Maestร le assegnava. Al contrario, accettandolo benignamente, disse: ยซFiglia mia, voglio che tu sia mia discepola e compagna ed io sarรฒ tua maestra; ma sappi che mi devi obbedire con fortezza e da oggi in poi non deve restare piรน in te traccia del tuo essere figlia di Adamo. La mia vita, le opere del mio pellegrinaggio e le meraviglie che il braccio onnipotente dell’Altissimo ha operato con me devono essere tuo specchio e regola della tua vitaยป. Io mi prostrai dinanzi al trono regale del Re e della Regina dell’universo offrendomi di obbedire in tutto e resi grazie al sovrano Signore per il beneficio tanto superiore ai miei meriti che mi concedeva dandomi un tale patrocinio e una tale guida. Nelle mani della Vergine rinnovai i voti della mia professione offrendomi nuovamente di obbedirle e di cooperare con tutte le mie forze all’emendazione della mia vita. Allora mi disse il Signore: ยซFai attenzione e guardaยป. Io lo feci e vidi una scala di molti gradini, bellissima, con un numero grande di angeli che la circondavano e altri che per essa salivano e discendevano. E sua Maestร mi disse: ยซQuesta รจ la misteriosa scala di Giacobbe, che รจ casa di Dio e porta del cielo. Se tu ti preparerai e la tua vita sarร tale che i miei occhi non vi trovino nulla da riprendere, tu per essa salirai a meยป.
8. Questa promessa eccitava il mio desiderio, accendeva la mia volontร e teneva sospeso il mio spirito. Di conseguenza, con molte lacrime, mi lamentavo di essere io medesima un peso a me stessa. Sospiravo la fine della mia schiavitรน e desideravo di raggiungere la meta dove non c’รจ piรน ostacolo che possa impedire l’amore. In queste ansie passai alcuni giorni, procurando di perfezionare la mia vita, facendo di nuovo la confessione generale e riformando alcune imperfezioni. Sempre continuava la visione della scala, ma non ne intendevo il siguificato. Feci anche molte promesse al Signore, proponendo nuovamente di allontanarmi da ogni cosa terrena e di conservare libera la mia volontร per amare lui solo senza lasciarla inclinare verso cosa alcuna, per quanto minima e fuor di sospetto; respinsi e ripudiai ogni cosa vana e visibile. Avendo trascorso alcuni giorni in questi affetti e in tale disposizione, l’Altissimo mi rivelรฒ che quella scala rappresentava la vita, le virtรน e i misteri della santissima Vergine. E mi disse: ยซVoglio, o mia sposa, che tu salga per questa scala di Giacobbe, che tu venga a conoscere attraverso questa porta del cielo i miei attributi e a contemplare la mia divinitร : sali, dunque, affrettati, ascendi a me per essa. Questi angeli che l’assistono e l’accompagnano sono quelli che io ho destinato a custodia, difesa e presidio di questa cittร di Sion. Fai attenzione e, meditando queste virtรน, impegnati per imitarleยป. Cosรฌ mi parve di salire per questa scala e di conoscere la piรน grande meraviglia, il prodigio piรน ineffabile del Signore in una semplice creatura, la piรน grande santitร e perfezione delle virtรน che abbia mai operato il braccio dell’Onnipotente. Alla sommitร di questa scala vidi il Signore dei signori e la Regina di tutto il creato: mi ordinarono di glorificarlo, lodarlo ed esaltarlo per questi magnifici misteri e di scrivere tutto ciรฒ che ne avessi inteso. L’eccelso Signore mi dette su queste tavole, migliori di quelle di Mosรจ, una legge da meditare ed osservare, scritta col suo dito onnipotente: egli mosse la mia volontร affinchรฉ in sua presenza manifestassi alla purissima Regina che avrei vinto la mia resistenza e col suo aiuto avrei scritto la sua santissima vita proponendomi tre fini. Primo: la conoscenza della profonda riverenza dovuta al Dio eterno e come la creatura si debba umiliare ed annientare quanto piรน la sua immensa maestร le si comunica, dovendo derivare dai maggiori benefici e favori, quale effetto, maggior timore, riverenza, attenzione ed umiltร . Secondo: la coscienza da parte del genere umano, dimentico del suo rimedio, di quanto deve alla sua Regina e madre pietosa nell’opera della redenzione; di quanto amore e riverenza ella ha avuto per Dio e di quanto noi dobbiamo averne per lei, nostra signora. Terzo: la manifestazione della mia bassezza e viltร e della mia inadeguata corrispondenza per quanto ricevo a chi dirige la mia anima e, se conveniente, a tutti gli uomini.
9. A questo mio desiderio la Vergine santissima rispose: ยซFiglia mia, il mondo รจ cosรฌ bisognoso di questi insegnamenti perchรฉ non conosce nรฉ porta a Dio onnipotente la dovuta riverenza. Per siffatta ignoranza l’audacia dei mortali provoca la Giustizia, che li affligge ed opprime, e, non sapendo cercare il rimedio nรฉ vedere con la luce, restano nell’oblio e nelle tenebre. Ciรฒ deriva dalla mancanza di timore e di riverenza che invece dovrebbero avereยป. L’Altissimo e la Regina mi diedero questi ed altri avvertimenti per chiarirmi la loro volontร riguardo a quest’Opera, cosicchรฉ rifiutare gli ammaestramenti che questa grande Signora aveva promesso di darmi parlandomi della sua santissima vita mi parve temerario e poco caritatevole verso me stessa. Inoltre stimai inopportuno rimandare a un altro momento, poichรฉ l’Altissimo mi aveva manifestato che era questo il tempo opportuno, dicendomi: ยซFiglia mia, quando io inviai il mio Unigenito nel mondo, esso si trovava nello stato peggiore in cui fosse mai stato dal suo principio in poi, eccetto i pochi che mi servivano fedelmente; perchรฉ la natura umana รจ cosรฌ imperfetta che, se non si riferisce alla guida interiore della mia luce e alla pratica di quanto insegnano i miei ministri, cade subito nel profondo delle tenebre e in innumerevoli miserie, di abisso in abisso, fino a giungere all’ostinazione nel peccato. E questo accade ogni volta che non si vuole assoggettare la propria volontร a seguire me, che sono via, veritร e vita, e ad osservare i miei comandamenti senza perdere la mia amicizia. Dalla creazione e dal peccato del primo uomo fino alla legge che diedi a Mosรจ gli uomini si governarono secondo le loro inclinazioni e incorsero in gravi errori e peccati. Sebbene li commettessero anche dopo la legge col non obbedirvi e andassero cosรฌ sempre piรน allontanandosi dalla veritร e dalla luce fino a pervenire allo stato del sommo oblio, tuttavia io con paterno amore inviai alla natura umana la salvezza eterna e la medicina a rimedio delle sue infermitร incurabili, e con ciรฒ giustificai la mia causa. E come allora aspettai il tempo in cui avrebbe potuto risplendere meglio tale misericordia, cosรฌ adesso voglio mostrarne un’altra assai grande, perchรฉ รจ appunto questo il tempo opportuno per operarla finchรฉ non giunga la mia ora, in cui il mondo troverร contro di sรฉ tali e tanti capi d’accusa, che riconoscerร quanto sia giusta la ragione del mio sdegno. In quell’ora farรฒ conoscere il mio cruccio, la mia giustizia ed equitร e quanto sia ben giustificata la mia causa. Per farlo meglio e poichรฉ รจ questo il tempo in cui l’attributo della mia misericordia si deve maggiormente manifestare e in cui voglio che il mio amore non resti inoperoso, avendo riguardo per i giusti che ci sono in questo tempo e che lo rendono accettabile, voglio aprire a tutti una porta attraverso cui accedere alla mia misericordia. Ora che il mondo รจ giunto al secolo piรน infelice da quando il Verbo si รจ fatto carne e gli uomini sono piรน dimentichi del proprio bene, che cercavo sempre meno; ora che piรน volge al termine il giorno della loro vita mortale col tramonto del sole del tempo, giungendo per i reprobi la notte dell’eternitร e nascendo per i giusti il giorno eterno senza piรน notte; ora che la maggior parte dei mortali vive nelle tenebre della propria ignoranza e delle proprie colpe, opprimendo i giusti e disprezzando i figli di Dio; ora che la mia legge santa e divina si conculca per l’iniqua ragione di stato tanto odiosa quanto nemica della mia grande provvidenza; ora infine che mi vedo cosรฌ ripagato dai malvagi, proprio in questo tempo, per riguardo ai giusti, voglio offrire una luce perchรฉ gli uomini si illuminino nelle tenebre della loro cecitร , e voglio dar loro – ammesso che vogliano avvalersene – un rimedio opportuno per giungere alla mia grazia. Felici coloro che lo troveranno; beati quelli che ne conosceranno il valore; ricchi coloro che s’incontreranno con questo tesoro; fortunati e assai sapienti quelli che vi scruteranno dentro con riverenza e ne intenderanno gli enigmi e i misteri! Voglio inoltre che sappiano quanto vale l’intercessione di colei che fu rimedio delle loro colpe, dando nel suo grembo vita mortale all’Immortale. Voglio che abbiano come specchio, in cui scorgere la propria ingratitudine, le opere ammirabili del mio braccio onnipotente con questa semplice creatura, e intendo manifestarne molte altre da me compiute con la Madre del Verbo, ma che finora ho tenuto nascoste per i miei alti giudiziยป.
10. ยซNella Chiesa primitiva non manifestai tali misteri perchรฉ, essendo troppo alti, i fedeli si sarebbero soffermati troppo a scrutarli e ad ammirarli, mentre era necessario che si stabilissero rapidamente la legge della grazia e il Vangelo. E benchรฉ fosse tutto compatibile, tuttavia l’ignoranza umana avrebbe potuto incorrere in alcuni sospetti e dubbi troppo dannosi in un tempo in cui la fede derivata dall’incarnazione e dalla redenzione e i precetti della legge evangelica erano ancora agli inizi. Per questo lo stesso Verbo incarnato nell’ultima cena disse ai suoi discepoli:ย Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.ย In loro parlรฒ a tutto il mondo, che, finchรฉ non si fosse ben radicata la legge della grazia e la fede del Figlio, non sarebbe neanche stato pronto a ricevere i misteri e la fede della Madre. Inoltre al presente ne ha maggior necessitร ed essa mi obbliga anche piรน della sua disposizione. Oh! Se mi obbligassero con l’onorare, credere e contemplare le meraviglie che la Madre della pietร racchiude in sรฉ! E se tutti sollecitassero di cuore la sua intercessione, ben avrebbe il mondo qualche rimedio!… Tuttavia non voglio trattenermi dal porre loro davanti questa Mistica Cittร di rifugio; tu descrivila e fanne il ritratto, per quanto puรฒ la tua inadeguatezza. Ma non voglio che questa descrizione ed esposizione della sua vita consista in opinioni nรฉ in contemplazioni quanto piuttosto in veritร certa. Quelli che hanno orecchi per intendere intendano, quelli che hanno sete vengano alle sorgenti d’acqua viva e lascino le cisterne screpolate e quelli che vogliono la luce la seguano sino alla fineยป Questo disse il Signore Dio onnipotente.
11. Queste sono le parole che l’Altissimo mi disse nell’occasione che ho riferito. Del modo in cui ricevo questi insegnamenti e questa luce e in cui conosco il Signore, parlerรฒ nel capitolo seguente, per soddisfare l’obbedienza che me lo comanda e perchรฉ siano manifeste a tutti le rivelazioni e le misericordie di questo genere, che ricevo e che riferirรฒ d’ora in poi.
CAPITOLO 2
Si spiega il modo in cui il Signore manifesta all’anima mia i misteri e la vita della Regina del cielo nello stato in cui sua Maestร mi ha posto.
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12. Per far conoscere, nel resto di quest’Opera, il modo in cui il Signore mi manifesta queste meraviglie, mi parve conveniente premettere questo capitolo, in cui ne darรฒ spiegazione come meglio potrรฒ e come mi verrร concesso.
13. Da quando ho avuto l’uso della ragione, ho provato un beneficio del Signore, che giudico il maggiore di quanti la sua mano liberale mi ha fatti. Questo consiste in un timore intimo e grande di perderlo che Dio mi ha infuso. E ciรฒ mi ha incitata e mossa a desiderare in tutte le cose ciรฒ che รจ meglio e piรน sicuro, operandolo sempre e sempre chiedendolo all’Altissimo, che ha crocifisso la mia carne con questo dardo perchรฉ ho temuto i suoi giudizi sempre vivo con questo timore di perdere l’amicizia dell’Onnipotente e di non trovarmi in essa. Mio pane di giorno e di notte sono state le lacrime, che questa ansietร mi procurava. Essa, in questi ultimi tempi, in cui ai discepoli del Signore che praticano la virtรน รจ necessario starsene nascosti, mi ha portato altresรฌ a fare grandi suppliche a Dio, implorandolo con tutto il mio cuore affinchรฉ mi guidi e indirizzi per un cammino retto ma nascosto agli occhi degli uomini; sollecitando l’intercessione della Regina e vergine purissima.
14. A tali reiterate domande mi rispose il Signore: ยซNon temere, o anima, e non ti affliggere, perchรฉ da parte mia io ti darรฒ uno stato e un sentiero di luce e di sicurezza tanto nascosto e stimabile, che soltanto chi ne รจ l’autore lo potrร conoscere. Cosicchรฉ tutto ciรฒ che di esteriore รจ soggetto a pericolo da oggi innanzi ti verrร meno e il tuo tesoro resterร nascosto: da parte tua custodiscilo e conservalo con una vita perfetta. Io ti metterรฒ in una via nascosta, chiara, vera e pura, e tu cammina per essaยป. Da allora in poi percepii una trasformazione dentro di me ed uno stato molto spiritualizzato. All’intelletto fu data una nuova luce, attraverso cui gli รจ comunicata ed infusa la scienza, con la quale conosce in Dio tutte le cose, ciรฒ che sono in se stesse e i loro effetti. Esse gli sono manifestate perchรฉ รจ volere dell’Altissimo che le conosca e le veda. Ora questa luce intellettiva che illumina รจ santa, soave, pura, sottile, acuta, mobile, sicura e nitida, fa amare il bene e riprovare il male. ร un’emanazione della virtรน di Dio ed un effluvio genuino della sua luce, la quale mi si pone come specchio dinanzi all’intelletto. Con la parte superiore dell’anima e con la vista interiore, vedo molto, perchรฉ si comprende che l’oggetto รจ infinito mediante la luce che da esso riverbera, quantunque gli occhi e l’intelletto siano limitati. In questa vista รจ come se il Signore sedesse sopra un trono di grande maestร , dove si conoscono i suoi attributi con distinzione, benchรฉ con i limiti della condizione umana. Infatti lo copre come un cristallo purissimo che si frappone ed รจ per mezzo di esso che si conoscono e ravvisano queste meraviglie, questi attributi, ossia queste perfezioni di Dio, con grande chiarezza e distinzione. Questo anche se attraverso quel velo, che impedisce di vederlo tutto immediatamente. cioรจ intuitivamente e senza velo; velo che รจ, appunto, come un cristallo. Tuttavia la cognizione di ciรฒ che copre non รจ penosa per l’intelletto, ma ammirabile, poichรฉ si comprende che รจ infinito l’oggetto e limitato solo colui che lo contempla; inoltre gli dร speranza che, se lo acquista, si aprirร quel velo, togliendosi quello che si frappone quando l’anima si spogli della mortalitร del corpo.
15. In questa conoscenza vi sono modi e gradi di vedere, disposti dal Signore a seconda che sia sua volontร di manifestarsi piรน o meno, perchรฉ รจ specchio volontario. Talora si rivela piรน chiaramente, talora meno, e qualche volta vengono mostrati alcuni misteri, nascondendone altri sempre grandi. Questa differenza abitualmente si uniforma alla disposizione dell’anima, poichรฉ, se essa non si trova in tutta quiete e pace, o se ha commesso veramente qualche colpa o imperfezione, per piccola che sia, non giunge a vedere questa luce nel modo che dico, luce in cui si conosce il Signore con tanta chiarezza e certezza, che non lascia dubbio alcuno su ciรฒ che s’intende. Ma si comprende che รจ Dio colui che รจ presente meglio e prima che si capisca tutto quello di cui sua Maestร parla. Tale cognizione provoca un impulso soave, forte ed efficace per amare, servire l’Altissimo ed ubbidire a lui. In questa illuminazione si apprendono misteri grandi: quanto vale la virtรน e quanto prezioso sia il possederla e praticarla; se ne conosce la sicurezza e la perfezione; si sente una virtรน e forza che costringe al bene, contrasta e combatte il male e le passioni e molte volte le vince. Se l’anima gode di questa luce e vista interiore e fa in modo di non perderle, non puรฒ essere vinta, perchรฉ le danno coraggio, fervore, sicurezza e gioia, luce attenta e sollecita che chiama ed innalza, dร leggerezza e brio, cosicchรฉ la parte superiore dell’anima trae dietro a sรฉ quella inferiore ed ancora rende lieve il corpo stesso, che resta per quel tempo come spiritualizzato, sospendendosi il suo gravame e peso.
16. Quando l’anima conosce e sente questi dolci effetti, con amoroso affetto dice all’Altissimo: ยซTrahe me post Teยป, attirami dietro a te e correremo insieme. Infatti, unita al suo amato, non sente piรน le cose della terra e, lasciandosi attirare dalla fragranza di questi unguenti del suo diletto, viene a vivere piรน dove ama che dove anima. Lascia deserta la parte inferiore e, quando torna a cercarla, รจ per perfezionarla, riformando e in un certo senso sopprimendo questi animaleschi appetiti delle passioni. Infatti, se talora si vogliono ribellare, l’anima li respinge con prontezza, perchรฉ ormaiย non sono piรน io che vivo, ma Cristo vive in me.
17. Si sente qui con certezza in tutti i moti e gli atti santi l’assistenza dello Spirito di Cristo, che รจ Dio ed รจ vita dell’anima, poichรฉ nel fervore, nel desiderio, nella luce, nell’efficacia ad operare si riconosce una forza interiore, che solo Dio puรฒ dare. Si sente l’effetto e la virtรน di questa luce, l’amore che suscita e una parola intima, continua e viva, che fa attendere a tutto quello che รจ divino e astrae da ciรฒ che รจ terreno. In questo si manifesta che Cristo vive in me, la sua virtรน e luce, che sempre risplendono nelle tenebre. Questo significa propriamente stare negli atri della casa del Signore, poichรฉ l’anima vede dove rifulge la luce della lampada dell’Agnello.
18. Non dico che si possegga tutta la luce, ma una parte si e questa parte รจ una comprensione superiore alle forze o alle capacitร della creatura. Per comunicare questa visione, l’Altissimo anima l’intelletto, dandogli una qualitร e una luce tutta propria, perchรฉ questa potenza sia capace di conoscere ciรฒ che รจ superiore alle sue forze; ciรฒ ancora si comprende e si conosce in questo stato con la certezza con cui si credono e conoscono le altre cose divine. Tuttavia anche qui accompagna la fede e in questo stato l’Onnipotente mostra all’anima il valore di questa scienza, di questa luce che le infonde. Non si puรฒ estinguere la sua luce; insieme con essa mi vennero tutti i beni e attraverso le sue mani una ricchezza incalcolabile. Questa lampada mi precede, indirizzando i miei passi: senza frode l’appresi e senza invidia desidero comunicarla e non giร nascondere la sua bellezza. ร partecipazione di Dio e la sua compagnia รจ contentezza e gioia. In un istante insegna molto e trasforma il cuore, con forza potente allontana e separa dalle cose ingannevoli, nelle quali, contemplandole in questa luce, si trova un’immensitร di amarezza. Per questo l’anima, allontanandosi sempre piรน da questa caducitร e correndo, fugge al sacro rifugio della veritร eterna ed entra nella cella del vino dove il sovrano Signore ordina in me la caritร . Con essa mi costringe ad essere paziente e senza invidia, ad essere benigna senza offendere alcuno, a non essere superba nรฉ ambiziosa, a non adirarmi nรฉ pensare male del prossimo, a soffrire e tollerare tutto. Sempre mi istruisce e mi ammonisce nel segreto con grande forza, perchรฉ io operi ciรฒ che รจ piรน santo e puro, insegnandomelo in tutto; e se sono mancante, anche se in una cosa da poco, mi riprende senza alcuna dissimulazione.
19. Questa รจ luce che ad un tempo illumina, infervora, ammaestra, riprende, mortifica e vivifica, chiama e trattiene, ammonisce e costringe, insegna a distinguere il bene e il male, l’altezza e la profonditร , la lunghezza e la larghezza, il mondo, il suo stato, la sua disposizione, i suoi inganni, le illusioni e le falsitร dei suoi abitanti ed amanti e soprattutto m’insegna a disprezzarlo e calpestarlo, sollevandomi al Signore, guardando a lui come sovrano, padrone e governatore di tutto. Nella sua Maestร vedo e conosco la disposizione delle cose, la forza degli elementi, il principio, la fine e il mezzo dei tempi, i loro mutamenti e le loro varietร , il corso degli anni, l’armonia di tutte le creature e le loro qualitร , tutti i segreti degli uomini, le loro opere e i loro pensieri e quanto siano lontani da quelli del Signore, i pericoli in cui vivono, i sentieri tortuosi che percorrono, gli stati, i governi, la loro momentanea fermezza e poca stabilitร , qual รจ il loro principio e la loro fine e ciรฒ che possiedono di veritร e di menzogna. Tutto questo si vede e si penetra in Dio distintamente con questa luce, conoscendo le persone e le loro qualitร . Nondimeno, discendendo ad un altro stato piรน basso, in cui l’anima si trova di solito e in cui si serve della sostanza e della veste della luce, ma non di tutta la sua luminositร , in esso vi รจ qualche limitazione di quella conoscenza cosรฌ alta circa le persone, gli stati e i segreti pensieri di cui ho detto. Infatti qui, in questo luogo inferiore, non ho maggiore comprensione di quella che basta per liberarmi dal pericolo e fuggire dal peccato, compatendo con vera tenerezza le persone, senza permettermi di parlare chiaramente con alcuna, nรฉ di manifestare quel che conosco. Nรฉ potrei farlo, perchรฉ mi pare di restare muta, se non quando l’Autore di queste opere talvolta mi dร il permesso e mi ordina di ammonire qualcuno; tuttavia vuole che ciรฒ sia fatto parlando al cuore con ragioni piane, chiare, comuni e caritative in Dio e chiedendo aiuto per queste necessitร , che per questo appunto mi sono manifestate.
20. Quantunque abbia conosciuto tutto ciรฒ con chiarezza, il Signore non mi ha mai mostrato la fine infelice di nessuna anima, che si sia dannata. Ciรฒ รจ stata provvidenza divina, perchรฉ cosรฌ รจ giusto e, se non per grandi fini, non si vuole manifestare la dannazione di alcuno e inoltre perchรฉ, se io la conoscessi, credo che ne morirei di dolore. Questo sarebbe effetto della cognizione derivata da questa luce, poichรฉ รจ una grande sofferenza vedere che un’anima รจ privata per sempre di Dio. Per questo lo supplicai di non mostrarmi nessuno che si danni, ma, se io potessi, dando la mia vita, liberare qualcuno che sia in peccato, non ricuserei la tribolazione, nรฉ che il Signore me lo mostrasse; ma colui per il quale non vi รจ piรน rimedio, ah, no! Che io non lo veda!
21. Mi รจ data questa luce, non giร perchรฉ io palesi il mio segreto in particolare, ma piuttosto perchรฉ ne faccia uso con prudenza e sapienza. Questa luce mi resta come una sostanza che vivifica (benchรฉ sia accidentale), che emana da Dio, e come un abito da usare per regolare bene i sensi e la parte inferiore. Nondimeno, nella parte superiore dello spirito godo sempre di una visione e abitazione di pace e conosco intellettualmente tutti i misteri che mi vengono mostrati circa la vita della Regina del cielo e molti altri della fede, che quasi incessantemente tengo presenti; per lo meno non perdo mai di vista la luce. E se qualche volta discendo, come creatura, per attendere alla conversazione umana, subito il Signore mi chiama con rigore e forza soave e mi riporta all’attenzione delle sue parole e locuzioni, e alla conoscenza di questi misteri, di queste grazie, virtรน ed opere sia interiori che esteriori della Madre vergine, come andrรฒ esponendo.
22. In questo modo, inoltre, negli stati e nella luce che dico, vedo e conosco la medesima Regina e signora nostra quando mi parla, nonchรฉ i santi angeli e la loro natura e perfezione. Alcune volte li conosco e li vedo nel Signore ed altre in se stessi, ma con differenza, perchรฉ per conoscerli in se stessi discendo qualche grado piรน in basso. Di questo mi rendo conto e questo risulta dalla differenza degli oggetti e dal modo di muovere l’intelletto. In questo grado piรน basso vedo e intendo i santi principi e parlo con loro: essi conversano con me e mi manifestano molti di quegli stessi misteri che giร il Signore mi ha mostrato; la Regina del cielo mi rivela e manifesta quelli della sua santissima vita, nonchรฉ le vicende mirabili di essa. Con distinzione conosco ciascuna di queste persone in se stessa, sentendo gli effetti divini che ognuna mi provoca nell’anima.
23. Nel Signore poi li vedo come in uno specchio volontario, poichรฉ sua Maestร mi mostra i santi che vuole e come gli piace, con una chiarezza grande e con effetti piรน alti; infatti si conoscono con ammirabile luce lo stesso Signore, i santi e le loro eccellenti virtรน e meraviglie e come essi le operarono con la grazia, in forza della quale tutto poterono. In questa conoscenza la creatura resta piรน abbondantemente e adeguatamente piena di gaudio, che la riempie di maggiore virtรน e soddisfazione, e rimane come nel riposo del suo centro. Questo perchรฉ quanto piรน tale cognizione รจ intellettuale e meno corporea ed immaginaria, tanto piรน la luce รจ forte, alti gli effetti e maggiore la sostanza e certezza che si sente. Ma anche qui vi รจ una differenza: si sa che รจ un grado superiore il vedere e conoscere il Signore, i suoi attributi e le sue perfezioni, i cui effetti sono dolcissimi e ineffabili, e che รจ un grado inferiore vedere e conoscere le creature, anche se nello stesso Signore. Questa inferioritร mi pare che nasca in parte dalla stessa anima, la cui vista, essendo limitata, non contempla tanto Dio con le creature quanto la sola sua Maestร senza di esse; questa sola vista mi pare contenga maggiore pienezza di gaudio, che il vedere in Dio le creature. Questa conoscenza della Divinitร รจ cosรฌ delicata che, almeno finchรฉ siamo mortali, l’osservare in essa qualsiasi altra cosa la impedisce alquanto.
24. Nell’altro stato, inferiore a quello che ho detto, vedo la Vergine santissima in se stessa e gli angeli: comprendo e conosco che il modo di insegnarmi, parlarmi ed illuminarmi รจ simile alla maniera in cui gli angeli medesimi si danno luce, comunicano e parlano gli uni con gli altri e al modo in cui quelli superiori illuminano gli inferiori. Il Signore stesso, come causa prima, dona questa luce, ma siffatta luce partecipata, di cui questa Regina fruisce con tanta pienezza, viene poi da lei comunicata alla parte superiore della mia anima, cosicchรฉ io conosco sua Altezza, le sue prerogative e i suoi misteri nello stesso modo in cui l’angelo inferiore conosce ciรฒ che gli comunica quello superiore. Inoltre si comprende mediante l’insegnamento che trasmette, l’efficacia che possiede e altre qualitร della visione che si sentono e si gustano, quali la purezza, l’altezza e la veritร della stessa visione, in cui niente d’impuro, di oscuro, di falso o di sospetto si riconosce, e niente di santo, di puro e di vero si tralascia di riconoscervi. Lo stesso mi accade conversando a loro modo coi santi principi; ugualmente il Signore mi ha spiegato molte volte che l’illuminazione della mia anima e la comunicazione con essa รจ la stessa che hanno tra sรฉ. Anzi, molte volte mi accade che l’illuminazione passi per tutti questi canali, cioรจ che il Signore dia la rivelazione e la luce, o l’oggetto di essa, la Vergine santissima me la manifesti e gli angeli mi suggeriscano i termini. Altre volte – ed รจ piรน frequente – fa tutto ciรฒ il Signore e mi ammaestra; altre volte lo fa la Regina, dandomi tutto lei, ed altre gli angeli. Talora sogliono darmi solo l’illuminazione, e prendo io da quello che ho inteso i termini per spiegarmi. In questo potrei sbagliare se il Signore lo permettesse, poichรฉ sono donna ignorante, mi valgo di quello che ho udito e, quando trovo qualche difficoltร nello spiegare le manifestazioni, ricorro al mio maestro e padre spirituale nelle materie piรน ardue e difficili.
25. In questi tempi e stati ricevo molto di rado visioni corporee, ma ne ho alcune immaginarie, e queste sono di grado molto inferiore a tutte quelle che ho detto, le quali sono sublimi e molto spirituali, ossia intellettuali. Quello che posso assicurare รจ che in tutte le rivelazioni grandi e piccole, inferiori e superiori del Signore, della Vergine santissima e dei santi angeli, ricevo abbondantissima luce e insegnamento molto proficuo, in cui vedo e conosco la veritร , la piรน grande perfezione e santitร , e sento una forza e luce divina che mi spinge a desiderare la maggiore purezza dell’anima e la grazia del Signore, di morire per essa e di operare in ogni cosa il meglio. Mediante i gradi e i modi di queste manifestazioni che ho detto, conosco tutti i misteri della vita della Regina del cielo, con grande profitto e giubilo del mio spirito. Per questo con tutto il mio cuore e con tutta la mia mente magnifico l’Onnipotente, lo esalto, lo adoro e lo riconosco come Dio santo, onnipotente, forte, ammirabile, degno di lode, di magnificenza, di gloria e di riverenza per tutti i secoli. Amen.
CAPITOLO 3
La manifestazione che ebbi della Divinitร e della decisione che Dio prese di creare tutte le cose.
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26. O Re altissimo e sapientissimo Signore! Quanto incomprensibili sono i tuoi giudizi e quanto inaccessibili le tue vie! Dio invitto, che vivi in eterno e che da sempre sei, chi potrร conoscere la tua grandezza, o sarร all’altezza di raccontare le tue magnifiche opere? E chi ti potrร dire: ยซPerchรฉ le facesti cosรฌ?ยป. Infatti tu sei altissimo al di sopra di tutti e la nostra vista non ti puรฒ raggiungere, nรฉ il nostro intelletto comprendere. Benedetto sii tu, o Re magnifico, che ti degnasti di svelare a questa tua schiava e vile vermicello grandi e altissimi misteri, sublimando ed elevando la dimora del mio spirito lร dove vidi cose che non saprรฒ ridire. Vidi il Signore e creatore di tutti. Vidi un’Altezza non espansa in se stessa prima di creare qualsiasi altra cosa. Ignoro il modo nel quale mi si mostrรฒ, ma non ciรฒ che vidi e compresi. E sua Maestร , che tutto comprende, sa bene come, a parlare della sua divinitร , il mio pensiero resta sospeso, l’anima mia si turba profondamente, le mie facoltร si arrestano nelle loro azioni e tutta la parte superiore, lasciando quella inferiore deserta e i sensi inattivi, se ne vola dove ama, abbandonando ciรฒ che anima. E in tali amorosi svenimenti e deliqui, i miei occhi versano lacrime e la mia lingua ammutolisce. O altissimo e incomprensibile Signor mio, oggetto infinito del mio intelletto! Oh, come alla tua vista – giacchรฉ sei immenso ed eterno – mi ritrovo annichilita, il mio essere si confonde con la polvere e a stento percepisco quel che sono! E come ardisce questa piccolezza e miseria fissare lo sguardo nella tua magnificenza e maesta grande? Anima, o Signore, il mio essere, avvalora la vista e da’ vigore al mio cuore impaurito, tanto che possa riferire ciรฒ che io ho visto e obbedire al tuo comando.
27. Con l’intelletto vidi l’Altissimo cosรฌ come egli รจ in se stesso e compresi chiaramente con vera cognizione che egli รจ un Dio infinito nella sostanza e negli attributi, eterno, somma Trinitร in tre Persone ed un solo vero Dio. Tre, perchรฉ si esercitano le attivitร del conoscersi, comprendersi ed amarsi, e uno solo, per conseguire il bene dell’unitร eterna. ร Trinitร di Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre non รจ fatto, nรฉ creato, nรฉ generato, nรฉ puรฒ esserlo, nรฉ puรฒ avere origine. Conobbi che il Figlio trae la sua origine dal Padre, ma solamente per eterna generazione – essendo entrambi ugualmente eterni – ed รจ generato dalla feconditร dell’intelletto del Padre. Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio per amore. In questa Trinitร indivisa non vi รจ cosa che si possa dire anteriore o posteriore, maggiore o minore: tutte e tre le Persone in se stesse sono egualmente eterne ed eternamente uguali, essendovi unitร di essenza in trinitร di Persone, cioรจ un Dio solo nella indivisa Trinitร e tre Persone nell’unitร di una sola sostanza. Non si confondono le Persone per il fatto che รจ un Dio solo, nรฉ si separa o si divide la sostanza per il fatto che sono tre Persone, ed essendo distinte nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, รจ una sola e medesima la divinitร , รจ uguale e identica la gloria e la maestร , la potenza, l’eternitร , l’immensitร , la sapienza e la santitร e tutti gli altri attributi. E benchรฉ siano tre le Persone in cui queste infinite perfezioni sussistono, tuttavia รจ uno solo il Dio vero, santo, giusto, potente, eterno ed immenso.
28. Ebbi anche la rivelazione che questa divina Trinitร comprende se stessa con una vista semplice, senza che le sia necessaria una nuova e distinta conoscenza, sapendo il Padre quello che sa il Figlio e il Figlio e lo Spirito Santo quello che sa il Padre; che fra loro si amano reciprocamente con uno stesso amore immenso ed eterno. ร un’unitร d’intendere, di amare e di operare, uguale ed indivisibile; รจ una semplice, incorporea, indivisibile natura; รจ un essere di Dio vero, nel quale si trovano in supremo ed infinito grado tutte le perfezioni unite e raccolte insieme.
29. Conobbi la forma di queste perfezioni dell’Altissimo: che egli รจ bello senza neo, grande senza quantitร , buono senza qualitร , eterno senza tempo, forte senza infiacchire, vita senza mortalitร , veritร senza menzogna, presente in ogni luogo, riempiendolo senza occuparlo e stando in tutte le cose senza estensione. Non ha contraddizione nella bontร , nรฉ difetto nella sapienza; in essa รจ irraggiungibile, nei consigli terribile, nei giudizi giusto, nei pensieri segretissimo, nelle parole veritiero, nelle opere santo, nei tesori munifico. Lo spazio non lo dilata, nรฉ l’angustia del luogo lo restringe; in lui non c’รจ volontร che cambi, nรฉ tristezza che lo turbi, nรฉ cose passate che passino, nรฉ future che si succedano. A lui nessuna origine diede principio, nรฉ tempo darร fine. O immensitร eterna, quali interminabili spazi ho visto in te! Quale infinitร riconosco nel tuo infinito Essere! La vista non ha confine, nรฉ diminuisce, contemplando questo oggetto illimitato! ร questo l’Essere immutabile, l’Essere sopra ogni altro essere, la santitร perfettissima, la veritร invariabile. ร questo l’infinito, la latitudine e la longitudine, l’altezza e la profonditร , la gloria e la sua origine, il riposo senza fatica, la bontร in grado immenso. Vidi tutto ciรฒ nello stesso tempo e non riesco a dire quel che vidi.
30. Vidi il Signore come era prima di creare cosa alcuna e con stupore guardai dove aveva la sua sede l’Altissimo; infatti non vi era il cielo empireo, nรฉ vi erano gli altri cieli inferiori, nรฉ sole, nรฉ luna, nรฉ stelle, nรฉ elementi, ma c’era solo il Creatore senza aver creato cosa alcuna. Se ne stava tutto solo, senza la presenza degli angeli, nรฉ degli uomini, nรฉ degli animali; per questo compresi che di necessitร si deve ammettere che Dio era nel suo stesso essere e che non ebbe necessitร nรฉ sentรฌ bisogno di nessuna cosa di quelle che egli creรฒ, poichรฉ era infinito negli attributi prima di crearle non meno che dopo e in tutta la sua eternitร li possedette e possederร , come soggetto indipendente e increato. Infatti nessuna perfezione assoluta e semplice puรฒ mancare a sua Divinitร , poichรฉ egli solo รจ ciรฒ che รจ e contiene in se stesso in modo eminentemente ineffabile tutte le perfezioni che si trovano nelle creature; inoltre, ogni cosa che esiste, รจ racchiusa in quell’Essere infinito, come gli effetti sono contenuti nella loro causa.
31. Compresi che l’Altissimo se ne stava appunto nell’immobilitร del suo stesso essere, quando fra le medesime Persone divine – a nostro modo d’intendere – fu deciso di comunicare le loro perfezioni, distribuendole in doni. E voglio dire, per spiegarmi meglio, che Dio conosce le cose con un atto in se stesso indivisibile, semplicissimo e senza discorso: egli non procede dalla cognizione di una cosa a quella di un’altra, come procediamo noi, che discorriamo col pensiero conoscendo prima una cosa con un atto dell’intelletto e subito dopo un’altra con un altro. Ma Dio conosce tutte le cose contemporaneamente, senza che ci sia, nel suo intelletto infinito, nรฉ un prima nรฉ un dopo, dato che tutte sono unite insieme nella conoscenza divina increata, come lo sono nell’essere di Dio, dove sono racchiuse e contenute come origine prima.
32. In questa conoscenza, che prima si chiama di semplice intelligenza, secondo la naturale precedenza dell’intelletto sulla volontร , si considera in Dio un ordine non giร di tempo, ma di natura, secondo il quale noi concepiamo l’atto dell’intelletto divino come un precedere quello della volontร . Infatti noi consideriamo prima di tutto in Dio il solo atto d’intendere, senza la decisione della sua volontร di dare la vita alle creature. Ora, in questo stadio o momento, le tre Persone divine si consultarono insieme, con quell’atto d’intendere, sulla convenienza delle opere ad extra, vale a dire di tutte le creature che furono, sono e saranno.
33. Inoltre Dio volle degnarsi di soddisfare al desiderio che gli espressi, per quanto indegna, di conoscere l’ordine che egli seguรฌ, o quello che noi dobbiamo comprendere, nella creazione di tutte le cose; cosa che io gli domandavo per conoscere il posto che, secondo quest’ordine, la Madre di Dio e regina nostra ebbe nella mente divina. Per questo dirรฒ, come meglio potrรฒ, quello che mi fu risposto e manifestato e l’ordine che in Dio c’รจ tra queste idee, suddividendolo in momenti perchรฉ altrimenti non si puรฒ adattare alla nostra capacitร la conoscenza di questo sapere divino, che giร qui si chiama scienza di visione e alla quale appartengono le idee, ossia le immagini delle creature, che stabilรฌ di creare e che nella sua mente ha ideate, conoscendole infinitamente meglio di come le vediamo e conosciamo noi al presente.
34. Quantunque questo sapere divino sia uno, semplicissimo e indivisibile, tuttavia, poichรฉ le cose che vede sono molte, fra loro ordinate in modo che le une sono prima delle altre e le une hanno vita o esistenza attraverso le altre, con rispettiva dipendenza, รจ necessario dividere la scienza divina – e cosรฌ la volontร – in molti stadi e in molti atti che corrispondano ai diversi stadi, secondo l’ordine degli oggetti. Cosรฌ diciamo che Dio concepรฌ e determinรฒ prima questo che quello, o l’uno per mezzo dell’altro, e che, se prima non avesse voluto e conosciuto con scienza di visione una cosa, non avrebbe voluto neppure l’altra. Con ciรฒ non si vuole inferire che vi siano in Dio molti atti d’intendere o di volere, ma vogliamo solamente dire che le cose sono concatenate fra loro e le une succedono alle altre. Immaginandole con questo ordine oggettivo, ricomponiamo, per meglio comprenderle, l’ordine stesso negli atti della scienza e volontร divina.
CAPITOLO 4
Si dividono in momenti successivi i decreti divini, rivelando quello che in ciascuno Dio stabilรฌ circa la sua comunicazione ad extra.
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35. Compresi che quest’ordine doveva essere diviso nei seguenti momenti: nel primo Dio conobbe i suoi attributi divini e le sue perfezioni, con la propensione ed ineffabile inclinazione a comunicarsi fuori di sรฉ. Questa fu la prima cognizione che Dio รจ comunicativo ad extra. Perciรฒ Dio, vedendo la natura delle sue infinite perfezioni e l’efficace potenza che racchiudono in se stesse per compiere opere meravigliose, nella sua equitร vide che ad una cosรฌ grande bontร era piรน che opportuno comunicarsi, per operare secondo la sua inclinazione comunicativa e per esercitare la sua liberalitร e misericordia, distribuendo con magnificenza fuori di sรฉ la pienezza dei suoi infiniti tesori racchiusi nella divinitร . Infatti, essendo infinito, a lui รจ molto piรน naturale fare grazie e doni di quanto non lo sia per il fuoco salire alla sua sfera, per la pietra tendere al centro e per il sole spandere la sua luce. Questo profondo mare di perfezioni, quest’abbondanza di tesori, questa impetuosa infinitร di ricchezze, volge tutta a comunicarsi per sua inclinazione, ma anche per la volontร e la sapienza di Dio stesso, il quale, per la comprensione che ha di sรฉ stesso, sa bene che fare doni e grazie, comunicandosi al di fuori, non รจ un diminuirle ma piuttosto un accrescerle, dando un opportuno sfogo a quella inestinguibile sorgente di ricchezze.
36. Dio guardava tutto ciรฒ in quel primo momento, dopo la comunicazione ad intra (dentro se stesso) giร avvenuta con le emanazioni eterne. E ponendovi attenzione, si trovรฒ come condotto da se stesso a comunicarsi ad extra (al di fuori), riconoscendolo come cosa santa, giusta e misericordiosa, dato che nessuno glielo poteva impedire. Conforme al nostro modo d’intendere, ben possiamo immaginare che, in un certo senso, Dio non stava quieto, nรฉ tranquillo, finchรฉ non fosse arrivato al centro delle creature, nelle quali e con le quali trova le sue delizie, rendendole partecipi della sua divinitร e delle sue perfezioni.
37. Due cose mi stupiscono, mi tengono sospesa e inteneriscono il mio tiepido cuore lasciandolo come annichilito in questa cognizione e luce che sperimento: la prima รจ quella inclinazione e quel peso che vidi in Dio e la veemenza della sua volontร di comunicare la propria divinitร e i tesori della sua gloria; la seconda รจ l’ineffabile e incomprensibile immensitร dei beni e dei doni che conobbi che voleva distribuire, e come li creava destinandoli a tal fine, rimanendo infinito come se niente avesse dato. Infatti io intesi che, in questa inclinazione e in questo suo desiderio, egli era disposto a santificare, giustificare e riempire di doni e di perfezioni tutte le creature insieme e ciascuna in particolare, dando ad ognuna piรน di quanto hanno tutti i santi angeli e serafini messi insieme, quantunque fossero stati capaci di ragione e dei suoi doni tutte le gocce e la sabbia del mare, tutte le stelle, le piante, gli elementi, e tutte le creature irrazionali, purchรฉ da parte loro si disponessero ad accoglierli e non opponessero alcun ostacolo alla sua grazia. Oh, terribile peccato e malizia del peccato! Tu sola basti per trattenere l’impetuosa corrente di tanti beni eterni!
38. Nel secondo momento conferรฌ e decretรฒ questa comunicazione della Divinitร , perchรฉ fosse per maggiore gloria ad extra e per maggiore esaltazione di sua Maestร , manifestando la sua grandezza. In questo istante Dio guardรฒ tale esaltazione come fine del comunicarsi e del farsi conoscere nella liberale profusione dei suoi attributi, usando cioรจ la sua onnipotenza per essere conosciuto, lodato e glorificato.
39. Nel terzo momento conobbe e determinรฒ l’ordine e la disposizione, vale a dire le modalitร di questo comunicarsi, in modo che, nell’effettuare una cosรฌ ardua determinazione, si ottenesse il fine piรน glorioso. Non altrimenti determinรฒ l’ordine che doveva esserci negli oggetti, la maniera e la differenza con cui comunicare loro la sua divinitร e le sue qualitร , in modo che quel moto, per cosรฌ dire, del Signore avesse giuste ragioni e oggetti proporzionati, e si trovasse tra loro la piรน bella e ammirabile disposizione, armonia e subordinazione. In questa fase si determinรฒ in primo luogo che il Verbo divino s’incarnasse e si rendesse visibile; si decretรฒ la perfezione e i tratti della santissima umanitร di Cristo nostro Signore, la quale cosรฌ restรฒ come impressa nella mente divina. In secondo luogo, fu presa la stessa decisione per gli altri ad imitazione di lui, ideandosi nella mente divina l’armonia dell’umana natura coi suoi ornamenti, composta di corpo organico ed anima propria, anima fornita di apposite facoltร per conoscere e godere il suo Creatore, discernendo tra bene e male, per amare con libera volontร lo stesso Signore.
40. Compresi che era necessario che questa unione ipostatica della seconda Persona della santissima Trinitร con la natura umana fosse la prima opera e il primo oggetto in cui l’intelletto e la volontร divina uscissero ad extra, per ragioni altissime che non potrรฒ spiegare. Una ragione รจ che, dopo essersi Dio conosciuto ed amato in se stesso, l’ordine migliore era quello di conoscere ed amare ciรฒ che era piรน immediato alla sua divinitร , cioรจ l’unione ipostatica. Un’altra ragione รจ che, essendosi comunicata sostanzialmente ad intra, doveva anche comunicarsi sostanzialmente ad extra, affinchรฉ l’intenzione e volontร divina cominciasse le sue opere per il fine piรน alto e le sue qualitร si comunicassero con un ordine perfetto. Infatti quel fuoco della divinitร doveva operare principalmente, e il piรน possibile, in ciรฒ che piรน le era immediato, quale รจ appunto l’unione ipostatica, e in primo luogo doveva comunicare la sua divinitร a chi doveva pervenire, dopo Dio, al piรน alto ed eccellente grado nella sua conoscenza e nel suo amore, nelle opere e nella gloria della sua stessa divinitร . Diversamente, Dio si sarebbe esposto – secondo il nostro basso modo d’intendere – al pericolo di non conseguire questo fine, che era il solo che potesse avere proporzione con una cosรฌ meravigliosa opera e giustificarla. Era anche conveniente e necessario, dato che Dio voleva creare molte creature, che le creasse con armonia e subordinazione, e che questa fosse la piรน ammirabile e gloriosa possibile. Conforme a ciรฒ, doveva esservene una che fosse capo, a tutte superiore e immediatamente unita con Dio, per quanto fosse possibile, cosicchรฉ per essa tutte le altre in un certo modo potessero passare per giungere alla sua Divinitร .
Per questa ed altre ragioni, che non posso spiegare, solamente nel Verbo incarnato si potรฉ provvedere alla dignitร delle opere di Dio, per conseguire cosรฌ nella natura un bellissimo ordine, che altrimenti non vi sarebbe stato.
41. Nel quarto momento si decisero i doni e le grazie che all’umanitร di Cristo nostro Signore, unita con la divinitร , si dovevano dare. E qui l’Altissimo allargรฒ la mano della sua liberale onnipotenza e dei suoi attributi, per arricchire quella santissima umanitร e anima di Cristo con abbondanza di doni e di grazie, nella completa pienezza e nel sommo grado possibile. Cosรฌ in tale stadio fu determinato quello che poi disse Davide:ย Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la cittร di Dio.ย Infatti il torrente dei suoi doni, orientandosi a questa umanitร del Verbo, le comunicรฒ tutta la scienza infusa e beata, tutta la grazia e la gloria, di cui la sua anima santissima era capace, e quanto conveniva ad un soggetto che era insieme Dio e uomo vero, capo di tutte le creature capaci della grazia e della gloria, che da quella corrente impetuosa doveva traboccare in loro con l’ordine in cui avvenne.
42. Il decreto della predestinazione della Madre del Verbo incarnato appartiene conseguentemente e come in secondo luogo a questa stessa fase, perchรฉ fu qui che io intesi che questa semplice creatura era stata pensata prima che Dio stabilisse di crearne qualunque altra. Cosรฌ ella fu concepita nella mente di Dio prima di tutte, come spettava e conveniva alla dignitร , all’eccellenza e ai doni dell’umanitร del suo santissimo Figlio; subito tutto l’impeto del torrente della Divinitร e dei suoi attributi si orientรฒ verso di lei, per quanto era capace di riceverlo una semplice creatura, come si conveniva alla dignitร di Madre.
43. Confesso che nel comprendere questi altissimi misteri e decreti fui rapita dall’ammirazione e sollevata fuori del mio stesso essere. Inoltre, conoscendo questa santissima e purissima creatura formata e ideata nella mente divina ab initio (fin dal principio) e prima di tutti i secoli, con giubilante fremito del mio spirito magnifico l’Onnipotente, che prese la stupenda e misteriosa decisione di crearci una cosรฌ pura, grande, misteriosa e divina creatura, piรน per essere da tutte le altre ammirata con lode, che per essere descritta da alcuna. Tanta รจ questa mia ammirazione, che io potrei dire quello che diceva san Dionigi areopagita, che, cioรจ, se la fede non mi insegnasse e l’intelligenza di ciรฒ che sto contemplando non mi facesse comprendere che รจ Dio colui che la formรฒ nella sua idea e che solo la sua onnipotenza puรฒ aver formato e formare una simile immagine della sua Divinitร , se questo, appunto, non mi fosse stato mostrato tutto ad un tempo, io avrei potuto senza dubbio sospettare che la Vergine madre fosse ella stessa una divinitร .
44. Oh, quante lacrime sgorgano dai miei occhi, e quale dolorosa sorpresa prova la mia anima, vedendo che questo divino prodigio non รจ noto a tutti i mortali, nรฉ a tutti รจ manifesta questa meraviglia dell’Altissimo! Molto se ne conosce, รจ vero, ma รจ molto piรน quello che se ne ignora, poichรฉ questo libro sigillato purtroppo non รจ stato ancora aperto. Io resto assorta nella conoscenza di questo tabernacolo di Dio e riconosco che il suo Autore รจ piรน ammirabile nella sua formazione che in quella di tutte le altre creature a lei inferiori. Infatti, quantunque la diversitร delle creature manifesti mirabilmente la potenza di colui che le creรฒ, tuttavia in questa sola, Regina di tutte, si racchiudono e contengono maggiori tesori che non in tutte le altre unite insieme e la varietร e il valore delle sue ricchezze glorificano chi ne รจ l’autore piรน di tutto il resto degli esseri creati messi insieme.
45. Fu qui che – a nostro modo d’intendere – si fece promessa al Verbo e si strinse con lui come una specie di contratto, riguardante sia la santitร , la perfezione e i doni di grazia e di gloria, dei quali doveva essere adorna colei che era destinata ad essere sua Madre, sia la protezione, la custodia e la difesa che sarebbero state accรฒrdate a questa vera Cittร di Dio, nella quale Dio contemplรฒ le grazie e i meriti che avrebbe acquistati per se stessa, nonchรฉ i frutti che avrebbe ottenuto per il suo popolo col suo amore, che avrebbe contraccambiato a sua Maestร . In questo medesimo momento, come terza ed ultima decisione, Dio determinรฒ di creare il luogo in cui il Verbo incarnato e sua Madre avrebbero dovuto vivere e abitare. In vista di loro, e per loro soli, creรฒ dapprima il cielo e la terra coi loro astri ed elementi e quanto in essi รจ contenuto. Successivamente, il suo intento e decreto fu per le membra di cui l’uomo-Dio doveva essere capo e per i servi dei quali doveva essere Re, poichรฉ tutto ciรฒ che รจ necessario e opportuno fu disposto e preparato precedentemente con provvidenza regale.
46. Passo al quinto momento, benchรฉ abbia giร trovato quel che andavo cercando. In questo stadio, dunque, fu decretata la creazione della natura angelica. Di essa fu prevista e stabilita innanzi la creazione, nonchรฉ la disposizione ammirabile in nove cori e in tre gerarchie, essendo la piรน eccellente e corrispondente nell’essere spirituale alla Divinitร . Del resto, quantunque la prima intenzione di Dio fosse quella di creare gli angeli per sua gloria e perchรฉ assistessero al trono di sua Altezza, lo conoscessero e l’amassero, tuttavia, conseguentemente e secondariamente, li destinรฒ anche ad assistere, glorificare, onorare, riverire e servire, sia l’umanitร divinizzata nel Verbo eterno, riconoscendola per capo, sia la sua santissima madre Maria, regina degli stessi angeli, perchรฉ fosse loro ordinato di portarli sulle loro mani in tutte le loro vie. In questa fase Cristo nostro Signore, con i suoi infiniti meriti presenti e previsti, meritรฒ loro tutta la grazia che dovevano ricevere, essendo allo stesso tempo istituito loro capo, esempio e supremo re del quale sarebbero stati servi. E sebbene il numero degli angeli fosse quasi infinito, i meriti di Cristo nostro bene furono piรน che sufficienti per meritare loro la grazia.
47. A questo momento appartiene la predestinazione degli angeli buoni e la riprovazione dei cattivi. In esso Dio, nella sua scienza infinita, vide e conobbe col dovuto ordine tutte le opere degli uni e degli altri. Pertanto, con la sua libera volontร e liberale misericordia, predestinรฒ quelli che lo avrebbero ubbidito e riverito e riprovรฒ quelli che per il loro disordinato amor proprio si sarebbero levati in superbia e disobbedienza contro la sua Maestร . Contemporaneamente decise di creare il cielo empireo, dove manifestare la sua gloria e premiare in essa i buoni, nonchรฉ la terra e il resto per le altre creature e, nel centro e profondo di essa, l’inferno, per il castigo degli angeli cattivi.
48. Nel sesto momento fu stabilito di creare un popolo, un gruppo di uomini per Cristo giร prima determinato nella mente e volontร divina. Fu deciso di formare l’uomo a sua immagine e somiglianza, affinchรฉ il Verbo incarnato avesse fratelli somiglianti ed inferiori e un popolo della sua stessa natura, di cui essere capo. In tale istante fu determinato l’ordine della creazione di tutta l’umana stirpe, la quale doveva avere origine da un uomo e una donna soli e da loro propagarsi fino alla Vergine e al suo Figlio, nell’ordine concepito. Si ordinarono anche, per i meriti dello stesso Cristo nostro bene, la grazia e i doni che sarebbero stati loro elargiti, nonchรฉ la giustizia originale, nel caso in cui avessero voluto perseverare in essa. Fu prevista la caduta di Adamo e, in lui, di tutti, fuorchรฉ della Regina, che in questo decreto non fu compresa. Fu ordinata la riparazione e che perciรฒ Cristo fosse disposto alla sofferenza: per liberale grazia furono eletti i predestinati e per retta giustizia furono riprovati i presciti. Fu ordinato tutto ciรฒ che รจ necessario e conveniente per la conservazione dell’umana natura e per conseguire questo fine della redenzione e della predestinazione, lasciando libera la volontร agli uomini, dato che questo era piรน conforme alla loro natura e alla divina giustizia. E non fu per loro un aggravio perchรฉ, se col libero arbitrio avrebbero potuto peccare, altresรฌ con la grazia e con la luce della ragione avrebbero potuto non farlo. Inoltre Dio non voleva violentare nessuno, come pure a nessuno viene meno o nega il necessario. Infatti, avendo egli scritto la sua legge in tutti i cuori degli uomini, nessuno puรฒ discolparsi se non lo riconosce e non lo ama come sommo Bene e autore di tutto il creato.
49. Nel comprendere questi misteri, mi si mostrarono con grande chiarezza e forza i motivi altissimi che i mortali hanno di lodare e adorare la grandezza del Creatore e redentore di tutti, per essersi manifestato in queste opere e averci dimostrato la sua magnificenza. Ma, nello stesso tempo, conobbi quanto essi sono tardi nel riconoscere questi doveri e nel ricambiarlo di tali benefici. Per questo l’Altissimo si lamenta e si sdegna di tanto oblรฌo. E mi comandรฒ ed esortรฒ a fare bene attenzione a non cadere io pure in tale ingratitudine, ma piuttosto ad offrirgli un sacrificio di lode e un cantico nuovo, affinchรฉ anzi lo magnificassi al posto di tutte creature.
50. O altissimo e incomprensibile Signore mio! Chi potrebbe avere l’amore e la perfezione di tutti gli angeli e i giusti per proclamare ed esaltare degnamente la tua grandezza! Confesso, grande e potente Signore, che questa creatura vilissima non potรฉ meritare un cosรฌ grande beneficio, quale รจ il darmi questa conoscenza e questa luce cosรฌ chiara della tua altissima Maestร , alla cui vista ora comprendo anche la mia piccolezza, che prima ignoravo, non conoscendo quale e quanta sia la virtรน dell’umiltร che si apprende in questa scienza. Non che io voglia dire che ora la possieda, ma neanche nego che conobbi il cammino sicuro per trovarla, poichรฉ la tua luce, o Altissimo, m’illuminรฒ, la tua lampada m insegno i sentieri per vedere ciรฒ che ero e che sono, e per temere quello che posso divenire. Rischiarasti, o Re altissimo, il mio intelletto ed infiammasti la mia volontร con l’oggetto nobilissimo di queste facoltร , attirandomi tutta al tuo volere. E questo confesso a tutti i mortali, perchรฉ mi abbandonino ed io abbandoni loro. Io sono per il mio diletto e, quantunque non lo meriti, il mio diletto รจ per me. Rinvigorisci, o Signore, la mia fiacchezza, affinchรฉ io corra dietro alla fragranza dei tuoi profumi, e correndo ti raggiunga, e raggiungendoti non ti lasci nรฉ ti perda.
51. In questo capitolo la mia espressione รจ inadeguata e incerta, poichรฉ se ne potrebbero fare molti libri, ma taccio, perchรฉ non so parlare e sono donna ignorante, e perchรฉ il mio intento รจ stato solamente quello di manifestare come la Vergine madre fu pensata e prevista ante saecula nella mente divina. Per quello che ho compreso di questi altissimi misteri, mi rivolgo al mio cuore e, tutta raccolta in me stessa, in una silenziosa ammirazione, esalto l’Autore di siffatte grandezze col cantico dei beati, dicendo:
ยซSanto, santo, santo รจ il Signore degli esercitiยป.
CAPITOLO 5
ย
La conoscenza che l’Altissimo mi diede della sacra Scrittura, riguardo al capitolo ottavo dei Proverbi, a conferma del capitolo precedente.
ย
52. Parlerรฒ, o Signore, con la tua grande Maestร , poichรฉ sei il Dio della misericordia, sebbene io sia polvere e cenere, e supplicherรฒ la tua incomprensibile grandezza affinchรฉ dal tuo trono altissimo tu guardi a questa vilissima e inutilissima creatura, e affinchรฉ tu mi sia propizio, continuando a darmi la tua luce per illuminare il mio intelletto. Parla, o Signore, la tua serva ascolta. Parlรฒ dunque l’Altissimo che corregge i saggi e, rimandandomi al capitolo ottavo dei Proverbi, mi illuminรฒ su questo mistero, come รจ lรฌ contenuto, e innanzi tutto me ne rivelรฒ il senso letterale, che รจ il seguente:
53.ย Il Signore mi possedette nel principio delle sue vie, prima che facesse cosa alcuna, dal principio. Fui ordinata dall’eternitร e dalle cose antiche, prima che fosse fatta la terra. Ancora non esistevano gli abissi e giร io ero concepita; ancora non erano scaturite le sorgenti delle acque, nรฉ i monti si erano stabiliti col loro greve peso; prima dei colli io venivo generata, prima che facesse la terra, i fiumi e i cardini del mondo; quando preparava i cieli, io ero presente; quando con legge certa e tracciando un cerchio arginava gli abissi, quando nell’alto dava consistenza ai cieli e pesava le fonti delle acque; quando circondava il mare col suo confine e dava ordine alle acque perchรฉ non uscissero dai loro confini; quando poneva le fondamenta della terra, io ero con lui, disponendo tutte le cose, ogni giorno mi dilettavo, scherzando continuamente dinanzi a lui, scherzando sul globo terrestre, e la mia delizia era stare con i figli degli uomini.
54. Sin qui รจ il passo dei Proverbi su cui l’Altissimo mi illuminรฒ. Anzitutto intesi che tratta delle idee e dei decreti presenti nella sua mente divina prima di creare il mondo; compresi che letteralmente parla della Persona del Verbo incarnato e della sua Madre santissima e misticamente dei santi angeli e profeti; poichรฉ prima di fissare e formare le idee per creare il resto delle creature materiali, ideรฒ e determinรฒ l’umanitร santissima di Gesรน Cristo e della sua purissima Madre: questo significano le prime parole.
55.ย Il Signore mi possedette nel principio delle sue vie.ย In Dio non vi furono vie, nรฉ la sua divinitร ne aveva bisogno, eppure le fece, perchรฉ per queste vie tutte le creature capaci di conoscerlo io conoscessero e si recassero a lui. In questo principio, prima che nella sua idea creasse qualunque altra cosa, e quando voleva fare sentieri ed aprire cammini nella sua mente divina per comunicare la sua divinitร e per dare inizio a tutto, dapprima stabilรฌ di creare l’umanitร del Verbo, che doveva essere la via per cui gli altri sarebbero andati al Padre. Insieme a questo decreto vi fu quello relativo alla sua santissima Madre, per mezzo della quale la Divinitร doveva venire nel mondo, formandosi e nascendo da lei come Dio e come uomo. Perciรฒ dice: ยซDio mi possedetteยป. Infatti la Maestร divina li possedette ambedue. Possedette il Figlio in quanto Dio, perchรฉ come tale giร era possesso, proprietร e tesoro del Padre, senza potersene separare, dato che sono una stessa sostanza divina con lo Spirito Santo. Non meno lo possedette in quanto uomo, per la conoscenza e il decreto della pienezza di grazia e di gloria che gli avrebbe elargito fin dalla sua creazione ed unione ipostatica. Ma poichรฉ tale decreto e possesso non si doveva eseguire se non per mezzo della Madre, che avrebbe generato e partorito il Verbo, giacchรฉ non stabilรฌ di crearne il corpo dal niente, nรฉ da altra materia, era conseguente che egli possedesse colei che doveva dargli forma umana. E cosรฌ la possedette e la riservรฒ per sรฉ in quello stesso istante, volendo efficacemente che in nessun tempo e momento avesse diritto o parte in lei, per quanto spetta alla grazia, il genere umano, nรฉ alcun altro, ma solamente lui, il Signore. Egli si impadronรฌ di questa proprietร come di parte unicamente sua, come doveva essere per dargli forma umana della sua stessa sostanza; solo lei poteva chiamarlo figlio ed egli poteva chiamare solo lei madre, e madre degna di avere un Dio per figlio, volendosi Dio fare uomo. Ora, come tutto questo precedeva in dignitร tutto il creato, cosรฌ dovette anche precedere nella volontร e mente del supremo Creatore. Perciรฒ dice:
56.ย Prima che facesse cosa alcuna, dal principio. Fui ordinata dall’eternitร e dalle cose antiche.ย In questa eternitร di Dio, che noi concepiamo ora come rappresentandoci un tempo interminabile, quali erano le cose antiche, se non ve n’era ancora nessuna creata? ร’ chiaro che egli parla delle tre Persone divine e vuol dire che dalla sua divinitร senza principio e da quelle cose che solo sono antiche, cioรจ la Trinitร indivisa – poichรฉ il resto, che ha principio, รจ tutto nuovo – l’unione del Verbo eterno con l’umanitร per mezzo della santissima Vergine fu ordinata quando solo esistere l’antico Increato e prima che s’immaginasse il futuro da crearsi. Entro questi due estremi si pose al centro l’unione ipostatica, con l’intervento di Maria santissima, cosicchรฉ entrambi, Cristo e Maria, furono ordinati immediatamente dopo Dio e prima di ogni altra creatura. Tale ordine fu il piรน ammirabile che mai si fece e che mai si farร . Cosรฌ la prima e piรน stupenda immagine della mente di Dio, dopo l’eterna generazione, fu quella di Cristo, e subito dopo quella della sua Madre.
57. Di fatto, quale altro, se non questo, puรฒ essere stato l’ordine che qui si pone in Dio: in lui l’ordine consiste nell’essere tutto unito ciรฒ che ha in se stesso, senza bisogno che una cosa tenga dietro all’altra, nรฉ che alcuna si perfezioni aspettando le perfezioni dell’altra, succedendosi tra loro stesse. Tutto fu ordinatissimo nella sua eterna natura, lo รจ e sempre lo sarร . Quello che ordinรฒ fu che la persona del Figlio s’incarnasse e da questa umanitร divinizzata cominciasse l’ordine del volere divino e dei suoi decreti, che fosse il capo e l’esempio di tutti gli altri uomini e di tutte le altre creature, al quale tutti fossero ordinati e subordinati. Questo infatti era il piรน perfetto ordine ed accordo nell’armonia delle creature: che uno fosse primo e superiore e da lui avesse inizio l’ordine di tutta la natura, specialmente quella dei mortali. Ma tra questi la prima era la Madre dell’uomo-Dio, come la suprema tra le semplici creature umane, la piรน vicina a Cristo e, per mezzo di lui, alla Divinitร . Con tale ordine cominciรฒ a sgorgare dal trono di Dio l’acqua di fonte cristallina, in maniera che scorresse prima verso l’umanitร del Verbo, e subito dopo verso la sua santissima Madre nel grado e nel modo possibile ad una semplice creatura, ma altresรฌ adeguato ad una creatura che fosse Madre dello stesso creatore. Ora, era opportuno che tutti gli attributi divini si effondessero in lei e che non gliene fosse negato alcuno, per quanto fosse capace di riceverne, essendo inferiore unicamente a Cristo nostro Signore, ma incomparabilmente superiore in gradi di grazia a tutte le altre creature capaci di grazia e di doni. Questo fu l’ordine disposto dalla Sapienza: incominciare da Cristo e dalla Madre sua; per questo il testo aggiunge:
58.ย Prima che fosse fatta la terra. Ancora non esistevano gli abissi e giร io ero concepita.ย La terra di cui qui si parla รจ quella del primo Adamo. Prima che si decidesse la sua formazione e che nella mente divina si formassero gli abissi delle idee ad extra, Cristo e la Madre sua erano giร ideati e formati. Si chiamano abissi perchรฉ tra l’essere di Dio increato e quello delle creature vi รจ una distanza infinita e questa, a nostro modo d’intendere, fu misurata solo quando le creature furono ideate e formate, poichรฉ proprio allora furono nel loro modo quegli abissi di distanza immensa. Ma prima di tutto questo il Verbo era giร concepito: non solo per la generazione eterna del Padre, ma anche perchรฉ era stabilita e concepita nella mente divina la sua generazione temporale da Madre vergine piena di grazia, mentre senza la madre, e tale madre, non si poteva determinare questa generazione temporale con efficace e compiuto decreto. Qui dunque, in quella immensitร beatifica fu concepita, allora, Maria santissima e la sua memoria eterna fu scritta nel seno di Dio, affinchรฉ per tutti i secoli e l’eternitร non fosse mai cancellata. Cosรฌ restรฒ impressa e disegnata dal supremo Artefice nella sua mente divina e posseduta dal suo amore con inseparabile amplesso.
59.ย Ancora non erano scaturite le sorgenti delle acque.ย Ancora le immagini e le idee delle creature non erano uscite dall’origine e dal principio loro, dato che non erano ancora sgorgate le fonti della Divinitร , per mezzo dei canali della bontร e della misericordia affinchรฉ la volontร divina decidesse l’universale creazione e la comunicazione dei suoi attributi e delle sue perfezioni. Infatti, rispetto a tutto il resto dell’universo, queste acque e queste sorgenti erano ancora trattenute e racchiuse nell’immenso pelago della Divinitร , non avendo nel loro stesso essere scaturigini nรฉ correnti per manifestarsi e non essendo state inviate agli uomini; ma appena cominciarono ad esistere, furono indirizzate a Cristo e alla sua Madre vergine. Quindi si aggiunge:
60.ย Nรฉ i monti si erano stabiliti col loro greve peso:ย perchรฉ fino ad allora Dio non aveva ancora deciso neppure la creazione degli alti monti, vale a dire dei Patriarchรฌ, dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri e degli altri Santi di maggiore perfezione, nรฉ ancora era stato stabilito il decreto di cosรฌ importante decisione col suo greve peso e con la sua equitร , in quel modo forte e soave che ha Dio nei suoi consigli e nelle sue grandi opere. Inoltre ella fu generata non solamente prima dei monti, che sono i grandi santi, ma prima delle colline, che sono gli ordini dei santi angeli, prima dei quali fu formata nella mente divina sia l’umanitร santissima di Gesรน Cristo unita ipostaticamente al Verbo divino, sia la Madre che la generรฒ. Questo Figlio e questa Madre furono prima di tutti gli ordini angelici, per cui, se Davide disse nel salmo 8:ย Che cosaย รจย l’uomo perchรฉ te ne ricordi e il figlio dell’uomo perchรฉ te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,ย tutti devono intendere e conoscere che Cristo รจ insieme uomo e Dio, e che appunto perchรฉ รจ Dio, e ad un tempo uomo superiore, sta al di sopra di tutti gli uomini e di tutti gli angeli, e tutti sono inferiori e servi suoi. Ne consegue che egli รจ primo nella mente e nella volontร divina e, unitamente e inseparabilmente con lui, vi รจ una Donna e vergine purissima, perchรฉ madre sua e quindi superiora e regina di ogni altra creatura.
61. Intanto se l’uomo – come dice lo stesso salmo – fu coronato di onore e di gloria e costituito sopra tutte le opere delle mani del Signore, questo fu perchรฉ l’uomo-Dio suo capo gli meritรฒ tale corona, come meritรฒ quella che ebbero gli angeli. Di conseguenza, lo stesso salmo, dopo aver detto che l’uomo fu abbassato ad essere inferiore agli angeli, aggiunge che lo costituรฌ sopra le opere delle sue mani, cioรจ anche sopra gli angeli, perchรฉ anch’essi sono opera delle sue mani. E cosรฌ Davide comprese tutto dicendo che Dio fece gli uomini poco inferiori agli angeli, ma che, se erano inferiori nella natura, doveva pure esservene uno che fosse superiore e costituito sopra gli stessi angeli perchรฉ anch’essi opera delle mani di Dio. Questa superioritร aveva origine dall’essere della grazia, cioรจ non derivava solo dalla divinitร unita all’umanitร , ma anche dall’umanitร stessa, in virtรน della grazia che dall’unione ipostatica sarebbe risultata in essa e poi nella sua Madre santissima. Non solo, ma persino alcuni dei santi, in virtรน dello stesso Signore incarnato, possono conseguire un grado ed un seggio superiore agli stessi angeli. Ora, dice:
62.ย Io venivo generataย ed รจ piรน che dire concepita. Infatti, l’essere concepita si riferisce all’intelletto divino della beatissima Trinitร quando fu conosciuta e quando fu come discussa l’opportunitร dell’incarnazione, mentre l’essere generata si riferisce alla volontร che decise quest’opera perchรฉ fosse eseguita efficacemente, poichรฉ la santissima Trinitร nel suo divino concistoro stabilรฌ e in un certo senso eseguรฌ prima di tutto in se stessa quest’opera meravigliosa dell’unione ipostatica e dell’essere di Maria santissima. Perciรฒ, in questo capitolo, prima dice che fu concepita e poi che fu generata, ossia costituita, perchรฉ dapprima fu conosciuta e subito dopo determinata e voluta.
63.ย Prima che facesse la terra, i fiumi e i cardini del mondo.ย Prima di formare un’altra terra – perciรฒ ripete due volte terra – cioรจ quella del paradiso terrestre, dove il primo uomo fu trasportato dopo essere stato creato dalla prima terra, dalla polvere (dal campo di Damasco), prima di questa seconda terra in cui l’uomo peccรฒ, fu stabilito di creare l’umanitร del Verbo, nonchรฉ la materia da cui doveva essere formato, che era la Vergine, dato che Dio doveva prevenirla affinchรฉ non avesse parte nel peccato, nรฉ fosse ad esso soggetta. I fiumi e i cardini del mondo sono la Chiesa militante e i tesori della grazia e dei doni che con impeto dovevano sgorgare dalla sorgente della Divinitร , raggiungendo tutti, e, in modo particolarmente efficace, i santi e gli eletti. Essi appunto come cardini si muovono in Dio, rimanendo dipendenti dal suo volere attraverso le virtรน della fede, della speranza e della caritร , mediante le quali si sorreggono, si animano e si regolano, muovendosi verso il sommo bene ed ultimo fine, nonchรฉ verso le relazioni con gli uomini, senza perdere i cardini a cui si appoggiano. Ancora qui si comprendono i sacramenti e l’ordinamento della Chiesa, la sua protezione ed invincibile fermezza, la sua bellezza e santitร senza macchia nรฉ ruga perchรฉ appunto ciรฒ significano questo ยซmondoยป e questi ยซfiumiยป della grazia. Ora, prima che l’Altissimo preparasse tutto ciรฒ, ordinasse questo ยซmondoยป e corpo mistico di cui Cristo nostro bene doveva essere capo, decise l’unione del Verbo con la natura umana e ne stabilรฌ la Madre, per mezzo ed intervento della quale avrebbe operato queste meraviglie nel mondo.
64.ย Quando preparava i cieli, io ero presente.ย Quando preparava e predisponeva il cielo e il premio che voleva elargire ai giusti figli di questa Chiesa dopo il loro esilio, era lรฌ presente l’umanitร unita col Verbo, meritando loro come capo la grazia, e con lui era presente altresรฌ la sua Madre santissima. Dio, avendo preparato al Figlio e alla Madre la maggior parte di tale gloria, sul loro esempio, preparava e predisponeva quella che voleva dare agli altri santi.
65.ย Quando con legge certa e tracciando un cerchio arginava gli abissi…ย Questo versetto sta a significare che Dio decideva di cingere gli abissi della sua divinitร nella Persona del Figlio, con legge e confine certi, che nessun vivente avrebbe potuto vedere nรฉ comprendere, quando faceva questo cerchio e questa specie di argine. In esso nessuno mai potรฉ, nรฉ puรฒ, penetrare fuorchรฉ il solo Verbo – dato che egli solo puรฒ comprendere se stesso – per umiliarsi e racchiudere la divinitร nell’umanitร , la divinitร ed umanitร insieme prima nel ventre di Maria santissima e poi nella piccola quantitร e nelle specie del pane e del vino, e infine con esse nell’angusto petto di un uomo peccatore e mortale. Tutto questo indicavano quegli abissi, quella legge, quel cerchio o confine, che chiama legge certa sia per il molto che comprende, sia per segnare la certezza di questo fatto, che pareva impossibile ad essere quanto malagevole a spiegarsi. Invero, non pare che Dio potesse sottostare a una legge, nรฉ chiudersi entro limiti determinati, eppure tanto potรฉ fare e rese possibile la sapienza e la potenza del Signore stesso, nascondendosi in una cosa limitata.
66. Quando nell’alto dava consistenza ai cieli e pesava le fonti delle acque; quando circondava il mare col suo confine e dava ordine alle acque perchรฉ non uscissero dai loro confini. Qui ai giusti dร il nome di cieli, perchรฉ lo sono, poichรฉ Dio ha in loro la sua dimora per mezzo della grazia, per la quale dร ad essi sede e fermezza, sollevandoli – quantunque viatori – al di sopra della terra, secondo le disposizioni di ciascuno, e poi, nella Gerusalemme celeste, dร loro luogo e sede, secondo i loro meriti. Per essi soppesa le fonti delle acque e le divide, distribuendo a ciascuno con equitร e peso i doni della grazia e della gloria, le virtรน, gli aiuti e le perfezioni, secondo quello che la divina sapienza dispone. Quando fu deciso di fare questa divisione delle acque, fu stabilito di dare all’umanitร unita al Verbo tutto il mare della grazia e dei doni che gli derivava dalla divinitร in quanto Unigenito del Padre. Ora, benchรฉ questo mare fosse infinito, gli si pose un confine, che fu l’umanitร in cui abita la pienezza della divinitร . In questo confine rimase nascosta trentatrรฉ anni, per poter abitare con gli uomini, e perchรฉ non accadesse a tutti come ai tre Apostoli sul Tabor. Nello stesso istante in cui tutto questo mare e queste fonti della grazia giunsero a Cristo Signore nostro, come immediato alla Divinita, ridondarono anche nella sua Madre santissima come immediata al suo Figlio unigenito. Infatti senza la Madre, e tale madre, non sarebbero stati disposti ordinatamente, con tutta perfezione, i doni del suo Figlio, nรฉ poteva cominciare con altro fondamento l’ammirabile armonia della creazione celeste e spirituale, nonchรฉ la distribuzione dei doni nella Chiesa militante e in quella trionfante.
67.ย Quando poneva le fondamenta della terra, io ero con lui, disponendo tutte le cose.ย Le opere ad extra sono comuni a tutte e tre le Persone divine, perchรฉ tutte sono un solo Dio, una sola sapienza, un solo potere, cosicchรฉ era necessario e inevitabile che il Verbo, in cui secondo la Divinitร furono fatte tutte le cose, fosse col Padre per farle. Ma qui dice di piรน, perchรฉ anche in quanto uomo il Verbo era giร presente nella volontร divina con la sua Madre santissima, dato che, come per mezzo del Verbo in quanto Dio furono fatte tutte le cose, cosรฌ in primo luogo per lui, come il fine piรน nobile e degno, furono create le fondamenta della terra e tutto quanto รจ contenuto in essa. Per questo dice:
68.ย Ogni giorno mi dilettavo, scherzando continuamente dinanzi a lui, scherzando sul globo terrestre.ย Il Verbo incarnato gioiva tutti i giorni, perchรฉ conosceva tutti i giorni dei secoli e le vite dei mortali che, confrontate con l’eternitร , sono un breve giorno. Di questo gioiva: che la successione dei secoli avrebbe avuto un termine, affinchรฉ, compiuto l’ultimo giorno in tutta perfezione, gli uomini godessero della grazia e corona di gloria. Gioiva, come enumerando i giorni in cui sarebbe disceso dal cielo in terra ad assumere la natura umana. Sapeva che i pensieri e le opere degli uomini erano come uno scherzo e che tutti erano burla ed inganno. Guardava ai giusti, che, comunque deboli e limitati, erano tuttavia adatti a ricevere la comunicazione e manifestazione della sua gloria e delle sue perfezioni. Guardava il suo stesso essere immutabile, la pochezza degli uomini e come doveva incarnarsi tra loro; si dilettava nelle sue stesse opere, particolarmente in quelle che disponeva per la sua Madre santissima, dalla quale gli era tanto gradito prendere forma d’uomo, facendola degna di un’opera cosรฌ ammirabile. Erano questi i giorni nei qua-li il Verbo incarnato si deliziava. E siccome al concepire e ideare tutte queste opere e alla decisione efficace della divina volontร , doveva seguire l’esecuzione di tutte, il Verbo divino aggiunse:
69. Laย mia delizia era stare con i figli degli uomini.ย La mia delizia รจ patire per loro e favorirli, il mio piacere รจ morire per loro, la mia letizia essere loro maestro e riparatore. La mia delizia รจ sollevare il povero dalla polvere e unirmi all’umile, per questo abbassare la mia divinitร , coprendola e nascondendola con la loro natura: annichilirmi e umiliarmi, sospendendo la gloria del mio corpo per farmi passibile e meritare loro l’amicizia del Padre mio, divenire mediatore tra la sua giustissima indignazione e la malizia degli uomini ed essere loro esempio e capo, che possano imitare e seguire. Queste sono le delizie del Verbo incarnato.
70. O Bontร incomprensibile ed eterna, quanto ammirata e sospesa io rimango, vedendo le immensitร del vostro essere immutabile a confronto con la piccolezza dell’uomo! E quanto ancora vedendo il vostro amore farsi mediatore tra due estremi di tanto incomparabile distanza, amore infinito per una creatura non solamente piccola, ma anche ingrata! Oh, su quale oggetto basso e vile voi ponete, o Signore, i vostri occhi, e su quanto nobile oggetto poteva e doveva l’uomo porre gli occhi e gli affetti suoi, in vista di un cosรฌ grande mistero! Sospesa nella meraviglia e nella tenerezza del mio cuore, lamento la sventura dei mortali, le tenebre e la cecitร loro, perchรฉ non si dispongono a conoscere quanto presto la vostra Maestร cominciรฒ a guardarli e a preparare loro la vera felicitร , con tanta cura e con tanto amore, come se nella loro consistesse la vostra.
71. Fin da principio, ab initio, il Signore ebbe presente nella sua mente tutte le opere e il loro ordinamento, cosรฌ come le doveva creare: le numerรฒ e pesรฒ con la sua equitร e rettitudine. E come sta scritto nella Sapienza, conobbe la disposizione del mondo prima di crearlo, il principio, il mezzo e la fine dei tempi, i loro mutamenti, il ciclo degli anni, la disposizione delle stelle, la forza degli elementi, la natura degli animali, l’istinto delle bestie, la forza dei venti, le differenze delle piante, le virtรน delle radici e i pensieri degli uomini. Tutto soppesรฒ e numerรฒ, e non solamente le creature materiali e razionali, come suona alla lettera, ma tutte lรฉ altre che misticamente sono da queste significate e che tralascio, perchรฉ ora non รจ questo il mio intento.
CAPITOLO 6
Il dubbio che presentai al Signore sull’insegnamento di questo capitolo e la rispettiva risposta.
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72. Circa l’intelligenza e l’insegnamento dei capitoli precedenti, mi si presentรฒ un dubbio, provocato da ciรฒ che molte volte ho udito da persone dotte, cioรจ argomenti di cui si disputa nelle scuole. Il dubbio era questo: forse che il motivo principale per cui il Verbo divino s’incarnรฒ fu quello di farlo capo e primogenito di tutte le creature e di comunicare ai predestinati – per mezzo dell’unione ipostatica con la natura umana – i suoi attributi e le sue perfezioni nel modo conveniente per grazia e per gloria? Fu dunque un fine secondario assumere la natura passibile e morire per gli uomini? Se รจ vero tutto questo, come mai nella santa Chiesa vi sono, al riguardo, tante opinioni diverse? Anzi, la piรน comune รจ che il Verbo eterno sia sceso dal cielo con l’intento principale di redimere gli uomini per mezzo della sua passione e morte.
73. Presentai con umiltร questo dubbio al Signore e sua Maestร si degnรฒ di rispondermi, dandomi insieme una comprensione e una luce molto grande, nella quale conobbi e compresi molti misteri, che non potrรฒ spiegare perfettamente, per la profonditร di significato delle parole che il Signore mi rivolse in risposta. Egli cosรฌ mi disse: ยซSposa e colomba mia, ascolta, perchรฉ come tuo Padre e maestro voglio rispondere al tuo dubbio e ammaestrarti nella tua ignoranza. Considera attentamente che il fine principale e legittimo della decisione che presi di comunicare la mia divinitร nella persona del Verbo unita ipostaticamente alla natura umana, fu la gloria che da questa comunicazione doveva risultare al mio nome e alle creature capaci di quella gloria che io volli dare loro. Questo decreto si sarebbe senza dubbio attuato mediante l’incarnazione anche se il primo uomo non avesse peccato, perchรฉ fu irrevocabile e incondizionato nella sostanza. La mia volontร , che in primo luogo fu quella di comunicarmi all’anima e all’umanitร unita al Verbo, doveva dunque essere efficace poichรฉ ciรฒ era conforme alla mia santitร e alla rettitudine delle mie opere; perciรฒ, sebbene tale decreto fosse l’ultimo nell’esecuzione, fu il primo nell’intenzione. E se io tardai ad inviare il mio Unigenito, fu perchรฉ stabilii di preparargli prima nel mondo un gruppo eletto e santo di giusti, i quali, dato il presupposto del peccato comune, sarebbero stati come rose tra le spine degli altri peccatori. Ma, vista la caduta del genere umano, decisi espressamente che il Verbo venisse nel mondo in forma passibile e mortale per redimere il suo popolo, di cui era capo. Ciรฒ avvenne affinchรฉ si manifestasse e si conoscesse ancor meglio il mio amore infinito verso gli uomini e si desse cosรฌ debita soddisfazione alla mia equitร e alla mia giustizia, cosicchรฉ, essendo un uomo ed essendo il primo ad esistere colui che peccรฒ, fosse altresรฌ un uomo, e fosse il primo nella dignitร , il Redentore; infine, affinchรฉ gli uomini conoscessero in ciรฒ la gravitร del peccato ed uno solo fosse l’amore di tutte le anime, come uno solo รจ anche il Creatore, il vivificatore, il redentore e colui che li deve giudicare. Inoltre, volli costringere i mortali a questa gratitudine e a questo amore non castigandoli, come gli angeli apostati, senza possibilitร di appello; al contrario invece, perdonai all’uomo e l’aspettai, e lo fornii di un opportuno rimedio, esercitando il rigore della mia giustizia nel mio Figlio unigenito e facendo penetrare nell’uomo la pietร della mia grande misericordiaยป.
74. ยซAffinchรฉ tu intenda meglio la risposta al tuo dubbio, devi considerare bene che, non essendoci nei miei decreti successione di tempo, nรฉ avendone io necessitร per operare ed intendere, coloro che dicono che il Verbo s’incarnรฒ per redimere il mondo, dicono bene, e coloro che dicono che si sarebbe ugualmente incarnato se l’uomo non avesse peccato, parlano altrettanto bene, se perรฒ s’intende con veritร . Infatti, se Adamo non avesse peccato, sarebbe disceso dal cielo nella forma che per quello stato sarebbe stata opportuna, ma poichรฉ peccรฒ, emanai il secondo decreto, che cioรจ discendesse passibile perchรฉ, visto il peccato, conveniva che lo riparasse cosรฌ come fece. E siccome desideri sapere in quale modo si sarebbe verificato questo mistero dell’incarnazione del Verbo se l’uomo avesse conservato lo stato d’innocenza, sappi che la forma umana sarebbe stata la medesima nella sostanza, ma col dono dell’impassibilitร ed immortalitร , quale ebbe il mio Unigenito dopo che risuscitรฒ, fino a quando non salรฌ al cielo. Avrebbe cosรฌ vissuto e conversato con gli uomini e i misteri sarebbero stati a tutti manifesti. Molte volte avrebbe rivelato la sua gloria, come fece una sola volta quando visse come mortale. Ma quello che mostrรฒ ed operรฒ dinanzi a tre apostoli nello stato mortale, lo avrebbe manifestato, nello stato di immortalitร , dinanzi a tutti, e tutti i viatori avrebbero visto il mio Unigenito con grande gloria e con la sua conversazione si sarebbero consolati, nรฉ avrebbero posto impedimento ai suoi divini effetti, perchรฉ sarebbero stati senza peccato. Tuttavia la colpa impedรฌ e distrusse tutto questo e per essa fu opportuno che venisse in forma passibile e mortaleยป.
75. ยซOra l’esistenza, nella mia Chiesa, di opinioni diverse circa questi ed altri misteri, รจ nata da questo: ad alcuni maestri io rivelo alcuni misteri e ad altri ne manifesto di diversi, perchรฉ i mortali non sono capaci di ricevere tutta la luce. Nรฉ era conveniente che, finchรฉ sono viatori, si desse ad uno solo di essi la conoscenza di tutte le cose, perchรฉ, anche nello stato di beati, la ricevono per parti e la si dร loro proporzionata allo stato e ai meriti di ciascuno, secondo i criteri distributivi della provvidenza. Infatti la pienezza era solamente dovuta all’umanitร del mio Unigenito e, rispettivamente, a sua Madre. Gli altri mortali non la ricevono tutta, nรฉ sempre abbastanza chiara da poter essere certi in tutto; perciรฒ l’acquistano con fatica, con l’uso delle lettere e delle scienze. Inoltre, quantunque nelle mie Scritture vi siano tante veritร rivelate, tuttavia, siccome molte volte io li lascio nella conoscenza naturale – sebbene talora io li illumini dall’alto – ne segue che i misteri vengono compresi con diversitร di pareri, si trovano differenti spiegazioni e sensi nelle Scritture e ciascuno segue la sua opinione, cosรฌ come le intende. E benchรฉ il fine di molti sia buono, e la luce e la veritร nella sostanza sia una sola, tuttavia s’intende e si usa di essa con diversitร di giudizi ed inclinazioni, a seconda che gli uni siano piรน propensi ad alcuni maestri e gli altri piรน ad altri; da qui nascono tra loro stessi le controversieยป.
76. ยซTra le altre cause per cui รจ piรน comune l’opinione che il Verbo sia sceso dal cielo col principale intento di redimere il mondo, una รจ data dal fatto che il mistero della redenzione e il fine di queste opere รจ piรน conosciuto e manifesto, perchรฉ si compie e si ripete tante volte nelle sacre Scritture. Al contrario, il fine dell’impassibilitร non fu stabilito nรฉ deciso in modo assoluto ed esplicito, per cui tutto quello che sarebbe appartenuto a questo stato rimase nascosto e nessuno puรฒ saperlo con certezza, se non colui al quale in particolare io darรฒ luce o rivelerรฒ ciรฒ che รจ opportuno di quel decreto e dell’amore che portiamo alla natura umana. E sebbene questo potrebbe muovere molto i mortali se lo considerassero e penetrassero, tuttavia il decreto e le opere della redenzione dalla loro caduta sono piรน potenti ed efficaci per muoverli e attirarli alla conoscenza ed al contraccambio del mio immenso amore, che รจ il fine delle mie opere. Perciรฒ faccio in modo che questi motivi e misteri siano piรน presenti e piรน trattati, perchรฉ รจ conveniente cosรฌ. E considera che in un’opera possono anche esservi due fini, quando uno si pone sotto qualche condizione, come fu quello che, se l’uomo non avesse peccato, il Verbo non sarebbe disceso in forma passibile, ma che, se avesse peccato, sarebbe stato passibile e mortale; cosรฌ, in qualsiasi caso, non si sarebbe tralasciato di compiere l’incarnazione. Io voglio che i misteri della redenzione siano riconosciuti, stimati e tenuti sempre presenti, per darmene il contraccambio. Non altrimenti, perรฒ, voglio che i mortali riconoscano il Verbo incarnato come loro capo e come causa finale della creazione di tutto il resto della natura umana, poichรฉ – dopo quello della mia benignitร – egli fu il principale motivo che ebbi per dare l’esistenza alle creature. Per questo deve essere onorato non solamente perchรฉ redense il genere umano, ma anche perchรฉ diede motivo alla sua creazioneยป.
77. ยซSappi inoltre, mia sposa, che io permetto e dispongo che molte volte i dottori e i maestri esprimano opinioni diverse, affinchรฉ gli uni dicano il vero e gli altri, con le forze naturali del loro ingegno, dicano ciรฒ che รจ dubbio; altre volte permetto anche che dicano quello che non รจ, quantunque non discordi subito dalla veritร oscura della fede, nella quale tutti i fedeli stanno fermi. Infine altre volte permetto che dicano quello che รจ possibile, secondo ciรฒ che essi intendono. E con questa varietร si va indagando la veritร e la luce, e ancor piรน si manifestano i misteri nascosti, poichรฉ il dubbio serve di stimolo all’intelletto per investigare la veritร . In questo le controversie dei maestri hanno un’onesta e santa causa. Ne segue anche che si conosce, dopo tante diligenze e tanti studi dei grandi e perfetti dottori e sapienti, che vi รจ nella mia Chiesa una scienza che li rende superiori a tutti i saggi del mondo, ma che vi รจ in pari tempo, sopra tutti, colui che corregge i saggi, e sono io, che solo so tutto e tutto comprendo e misuro senza poter essere misurato nรฉ compreso; infine gli uomini, per quanto scrutino i miei giudizi e le mie testimonianze, non potranno mai intenderli perfettamente, se io, che sono il principio e l’autore di ogni sapienza e conoscenza, non avrรฒ dato loro l’intelligenza e la luce. Sapendo questo i mortali, voglio che mi lodino, magnifichino, proclamino, esaltino e glorifichinoยป.
78. ยซNondimeno รจ mio volere che i dottori acquistino per sรฉ molta grazia, luce e gloria con il loro impegno onesto, lodevole e santo, che si vada sempre piรน scoprendo ed appurando la veritร con l’avvicinarsi di piรน alla sua origine e cosรฌ, investigando con umiltร i misteri e le opere ammirabili della mia destra, vengano ad esserne partecipi, godendo del pane dell’intelletto delle mie Scritture. Grande provvidenza ho usato io coi dottori e i maestri, benchรฉ le loro opinioni e i loro dubbi siano stati tanto diversi e con differenti fini. Infatti il loro contrastarsi e contraddirsi a vicenda talvolta รจ per mia maggior gloria ed onore, altre volte รจ per altri fini di natura terrena. Questa rivalitร e passione ha fatto in modo che procedessero e procedano per vie diverse. Pur con tutto ciรฒ li ho guidati, retti, illuminati, assistendoli con la mia protezione, in modo che la veritร รจ stata ampiamente esplorata e manifestata, la luce per conoscere non poche delle mie perfezioni e opere meravigliose molto si รจ diffusa, e le sacre Scritture sono state interpretate cosรฌ profondamente, che ho trovato in ciรฒ grande compiacimento. A causa di ciรฒ il furore dell’inferno, con incredibile invidia – molto piรน nei tempi presenti – ha innalzato il suo trono d’iniquitร , impugnando la veritร , presumendo di bersi il Giordano e di oscurare, con eresie e basse dottrine, la luce della fede, contro la quale ha seminato la sua falsa zizzania, con l’aiuto degli uomini. Tuttavia la Chiesa e le sue veritร si conservano in modo assolutamente perfetto, e i fedeli cattolici, sebbene non poco avvolti e accecati da altre miserie, per quanto riguarda la veritร della fede, ne mantengono la luce in modo del tutto perfetto. Veramente io chiamo tutti con paterno amore a questo bene, ma pochi sono gli eletti che mi vogliono rispondereยป.
79. ยซLa mia provvidenza dispone che vi siano tra i maestri molte opinioni affini e che sempre piรน si scrutino le mie testimonianze, con l’intento che agli uomini viatori, mediante l’accurata ricerca, gli studi e le loro fatiche, sia chiaro il midollo delle divine Scritture. Tuttavia voglio ancora, o mia sposa, che tu intenda come gradirei molto che le persone dotte estinguessero e allontanassero da sรฉ la superbia, l’invidia, l’ambizione dell’onore vano, le altre passioni e gli altri vizi che da questo s’ingenerano; insomma, tutta la cattiva semenza che seminano i cattivi effetti di tali occupazioni e che io per ora non sradico, perchรฉ con essa non si sradichi anche quella buonaยป. Questo mi rispose l’Altissimo, con molte altre cose che non posso manifestare. Sia benedetta eternamente la sua grandezza, che si degnรฒ d’illuminare la mia ignoranza e soddisfarla cosรฌ adeguatamente e misericordiosamente, senza sdegnare la piccolezza di una donna insipiente e del tutto inutile. Grazie e lodi senza fine le rendano tutti gli spiriti beati e tutti i giusti della terra.
CAPITOLO 7
Come l’Altissimo diede inizio alle sue opere, creรฒ tutte le cose materiali per l’uomo e gli angeli e gli uomini perchรฉ formassero un popolo, di cui il Verbo incarnato fosse capo.
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80. Causa di tutte le cause, e creatore di tutto quello che esiste, fu Dio. Egli, col potere del suo braccio, volle dare inizio a tutte le sue ammirabili opere ad extra quando e come fu sua volontร . L’ordine e l’inizio di questa creazione viene da Mosรจ riferito nel primo capitolo del libro della Genesi e poichรฉ il Signore me ne ha dato la comprensione, dirรฒ qui quello che conviene, per indagare sin dal loro principio le opere e i misteri dell’incarnazione del Verbo e della nostra redenzione.
81. Il capitolo primo della Genesi alla lettera dice cosรฌ:ย In principio Dio creรฒ il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: ยซSia la luce!ยป. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separรฒ la luce dalle tenebre e chiamรฒ la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.ย In questo primo giorno, la Genesi dice che in principio Dio creรฒ il cielo e la terra, perchรฉ da ciรฒ il Dio potente incominciรฒ ad operare, stando nel suo essere immutabile e quasi uscendone per creare fuori da se stesso le creature, che in quel momento cominciarono ad esistere in se stesse. E in certo qual modo Dio cominciรฒ a ricrearsi nelle sue creature, quali opere adeguatamente perfette. Inoltre, affinchรฉ anche il loro ordine fosse perfettissimo, prima di creare creature intellettuali e razionali, formรฒ il cielo per gli angeli e gli uomini, e la terra, dove i mortali dovevano essere viatori. Tali luoghi erano cosรฌ proporzionati ai loro fini e cosรฌ perfetti, che, come dice Davide, i cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento e la terra annunziano le opere delle sue mani. I cieli, con la loro armonia, manifestano la magnificenza e la gloria, perchรฉ sono deposito del premio preparato per i santi; il firmamento della terra annunzia che devono esservi creature e uomini che l’abitino, innalzandosi per suo mezzo al Creatore. Ma prima di crearli, l’Altissimo volle preparare loro, creandolo, tutto il necessario per questo e per la vita che li avrebbe mandati a vivere, affinchรฉ da ogni parte si trovino costretti ad ubbidire e ad amare il loro Creatore e benefattore, e conoscano, per mezzo delle sue opere, l’ammirabile suo nome e le infinite sue perfezioni.
82. Della terra, la Genesi dice che era informe e non lo dice del cielo, perchรฉ in esso Dio creรฒ gli angeli nell’istante in cuiย disse: ยซSia la luce!ยป. E la luce fu.ย Infatti non parla della luce materiale soltanto, ma anche delle luci angeliche e intellettuali. Nรฉ volle far piรน chiara menzione di loro che chiamandoli con questo nome (luci), per l’indole degli ebrei troppo facile ad attribuire la divinitร a cose nuove ed altresรฌ inferiori agli spiriti angelici. Tuttavia molto appropriata fu la metafora della luce nell’indicare la natura degli angeli e, misticamente, la luce della scienza e della grazia con cui nella loro creazione furono illuminati. Unitamente al cielo empireo Dio creรฒ la terra, per formare nel suo centro l’inferno, poichรฉ, nell’istante in cui fu creata, per divina disposizione rimasero nel mezzo di questo globo molte profonde e spaziose caverne, adatte per l’inferno, il limbo e il purgatorio. Nell’inferno ad un tempo fu creato fuoco materiale e le altre cose che lรฌ, al presente, servono di pena ai dannati. Il Signore doveva dividere subito la luce dalle tenebre e chiamare la luce giorno, come le tenebre notte. Questo non avvenne solo tra la notte e il giorno naturali, bensรฌ anche tra gli angeli buoni e i cattivi, dando ai buoni, che chiamรฒ giorno, e giorno eterno, l’eterna luce della sua visione; al contrario, chiamรฒ i cattivi notte del peccato, precipitandoli nelle tenebre eterne dell’inferno, affinchรฉ comprendiamo tutti quanto nel castigo andarono congiunte la liberal misericordia del Creatore e vivificatore e la giustizia del rettissimo giudice.
83. Gli angeli furono creati nel cielo empireo e nello stato di grazia affinchรฉ, per mezzo di essa, il merito precedesse il premio della gloria. Infatti, quantunque fossero nel luogo di tale gloria, tuttavia la Divinitร non si era manifestata loro faccia a faccia, nรฉ con chiarezza, fino a che, per mezzo della grazia, quelli che obbedirono alla divina volontร lo meritarono. E cosรฌ questi angeli santi, non altrimenti che gli altri apostati, rimasero assai poco nello stato di viatori, perchรฉ la creazione, lo stato e il termine loro consistettero in tre stazioni, divise con qualche intervallo in tre stadi o momenti. Nel primo furono tutti creati e adornati di grazia e doni, restando bellissime e perfette creature. A questo momento seguรฌ una stazione, nella quale a tutti fu proposta e intimata la volontร del loro Creatore e fu loro ordinato di operare riconoscendolo come supremo Signore, adempiendo cosรฌ al fine per cui li aveva creati. In questa stazione, si verificรฒ, tra san Michele con i suoi angeli e il drago con i suoi, quella grande battaglia, che san Giovanni riporta nel capitolo dodicesimo dell’Apocalisse: gli angeli buoni, perseverando nella grazia, meritarono la felicitร eterna, mentre i disobbedienti, levandosi contro Dio, meritarono la pena che scontano.
84. Ora, benchรฉ in questa seconda stazione tutto potรฉ succedere molto brevemente, in considerazione della natura angelica e del potere divino, nondimeno intesi che la pietร dell’Altissimo si trattenne alquanto, e con qualche intervallo presentรฒ loro il bene e il male, la veritร e la falsitร , il giusto e l’ingiusto, la sua grazia ed amicizia e la malizia del peccato e l’inimicizia di Dio, il premio e il castigo eterno, nonchรฉ la perdizione per Lucifero e per coloro che lo avessero seguito. Mostrรฒ loro anche l’inferno con le sue pene ed essi lo videro tutto, perchรฉ nella loro natura tanto superiore ed eccellente si possono vedere tutte le cose come sono in se stesse, essendo create e limitate, di modo che, prima di decadere dalla grazia, videro chiaramente il luogo del castigo. E sebbene non abbiano conosciuto in egual misura il premio della gloria, tuttavia ebbero di essa un’altra conoscenza e la promessa manifesta ed esplicita del Signore. Con questo l’Altissimo giustificรฒ la sua causa ed operรฒ con somma equitร e rettitudine. Ma poichรฉ tutta questa bontร e giustificazione non bastรฒ a trattenere Lucifero e i suoi seguaci, essi furono puniti come pertinaci e precipitati nel profondo delle caverne infernali, mentre i buoni furono confermati in grazia e in gloria eterna. Tutto questo avvenne nel terzo momento, nel quale si conobbe, con tale fatto, che nessuna creatura fuori di Dio รจ per sua natura impeccabile, dal momento che l’angelo, che la possiede tanto eccellente e che la ricevette adorna con tanti doni di scienza e di grazia, alla fine peccรฒ e fu perduto. Ora, che farร la fragilitร umana, se il potere divino non la difende qualora essa lo obblighi ad abbandonarla?
85.ย Resta da sapere la motivazione di Lucifero e dei suoi seguaci nel loro peccato, motivazione che vado cercando e da cui presero l’occasione per la loro disubbidienza e caduta. Riguardo a ciรฒ compresi che poterono commettere molti peccati secundum reatum, benchรฉ non abbiano commesso gli atti di tutti, ma, da quelli che con la loro volontร depravata commisero, rimase loro un’abituale inclinazione per tutti gli atti malvagi, inducendovi altri ed approvando quei peccati che non potevano operare da soli. Per il malvagio desiderio che allora ebbe Lucifero, incorse in un disordinatissimo amore di se stesso; questo gli venne dal vedersi con doni maggiori e con maggiore bellezza di natura e di grazia rispetto a tutti gli altri angeli inferiori. In tale cognizione si trattenne soverchiamente, e la cรฒmpiacenza, che provรฒ di se stesso, lo ritardรฒ e intiepidi nella riconoscenza che doveva al suo Dio, come alla causa unica di tutto quello che aveva ricevuto. E rivolgendosi di nuovo a rimirarsi, si compiacque nuovamente della sua bellezza e delle sue grazie, le attribuรฌ a se stesso e le amรฒ come sue. Questo disordinato amor proprio non solamente lo fece peccare di vanagloria per quello che aveva ricevuto da un’altra superiore virtรน, ma altresรฌ lo spinse ad invidiare e a bramare altri doni ed eccellenze altrui, che egli non possedeva. Quindi, non potendole conseguire, concepi un odio ed uno sdegno mortale contro Dio – che lo aveva creato dal niente – e contro tutte le sue creature.
86. Da qui ebbero origine la disobbedienza, la presunzione, l’ingiustizia, l’infedeltร , la bestemmia ed anzi quasi una specie di idolatria, perchรฉ desiderรฒ per sรฉ l’adorazione e la riverenza dovute a Dio solo. Bestemmiรฒ la sua grandezza e santitร , venne meno alla fede e alla lealtร che doveva e pretese di distruggere tutte le creature e presunse di potere tutto questo e molto di piรน; ne derivรฒ che la sua superbia cresce sempre e persevera, benchรฉ la sua arroganza sia maggiore della sua fortezza, perchรฉ in questa non puรฒ crescere, mentre nel peccato un abisso chiama un altro abisso. Il primo angelo che peccรฒ fu Lucifero, come consta dal capitolo quattordicesimo di Isaia; egli indusse altri a seguirlo e cosรฌ si chiama principe dei demoni non giร per natura, giacchรฉ per essa non potรฉ avere questo titolo, ma per la colpa. D’altra parte quelli che peccarono non furono solamente di una gerarchia o di un ordine, ma furono in molti a cadere.
87. Ora per rendere manifesto, come mi fu dimostrato, quale fu l’onore e l’eccellenza che con tanta superbia bramรฒ e invidiรฒ Lucifero, faccio presente che, come nelle opere di Dio vi fu equitร , peso e misura, cosรฌ, prima che gli angeli si potessero orientare a diversi fini, la sua provvidenza decise di manifestare loro, immediatamente dopo la loro creazione, il fine per cui li aveva creati di una cosรฌ alta ed eccellente natura. Di tutto ciรฒ ricevettero spiegazione in questa forma: prima ebbero intelligenza molto chiara dell’essere di Dio, uno nella sostanza e trino nelle Persone, e ricevettero ordine di adorarlo e riverirlo come loro creatore e sommo Signore, infinito nel suo essere e nei suoi attributi. A quell’ordine si arresero tutti, seppure con qualche differenza; infatti gli angeli buoni ubbidirono per amore e per un principio di giustizia, assoggettando il loro affetto di buona volontร , ammettendo e credendo ciรฒ che era superiore alle loro forze, e ubbidendo con gioia. Lucifero invece si assoggettรฒ perchรฉ gli pareva che fosse impossibile il contrario. Non lo fece dunque con caritร perfetta, perchรฉ divise la volontร dandone parte a se stesso e parte alla veritร infallibile del Signore. Questo fece sรฌ che il precetto gli riuscisse alquanto violento e arduo e che non lo compisse con affetto pieno di amore e di giustizia; cosรฌ si dispose a non perseverare in esso. Sebbene questa remissione e tiepidezza nell’operare questi primi atti con ritrosia non gli togliesse la grazia, nondimeno di qui cominciรฒ la sua cattiva disposizione, riportandone una certa debolezza nella virtรน e svogliatezza nello spirito, tanto che la sua bellezza non rifulse come doveva. L’effetto che questa rilassatezza e difficoltร , a mio parere, procurรฒ in Lucifero, fu somigliante a quello che fa nell’anima un peccato veniale avvertito. Non affermo con questo che abbia allora peccato mortalmente nรฉ venialmente, poichรฉ adempรฌ il precetto di Dio, ma questo adempimento fu debole ed imperfetto, e piรน per esservi spinto dalla forza della ragione che per amore e volontร di ubbidire; cosรฌ si dispose a cadere.
88. In secondo luogo, Dio manifestรฒ loro che avrebbe creato una natura umana e creature razionali inferiori perchรฉ amassero, temessero e riverissero Dio, come loro autore e bene eterno. Manifestรฒ loro che avrebbe molto favorito tale natura, che anzi la seconda Persona della stessa Trinitร santissima si sarebbe incarnata e fatta uomo, innalzando la natura umana all’unione ipostatica e alla persona divina e che essi dovevano riconoscere come capo quella persona, uomo e Dio, non solo in quanto Dio, ma anche in quanto uomo; lo avrebbero dovuto riverire e adorare, dovendo essere essi, gli angeli, inferiori a lui in dignitร e grazia, e suoi servi. Inoltre fece loro comprendere la convenienza, l’equitร , la giustizia e la ragione che c’era in questo, perchรฉ era appunto l’accettazione dei meriti previsti di quell’uomo-Dio che aveva loro meritato la grazia che possedevano e la gloria che avrebbero posseduto; per la sua gloria essi stessi erano stati creati e sarebbero state create le altre creature, dovendo egli essere a tutte superiore e dovendo, quelle che fossero capaci di conoscere e godere Dio, essere tutte popolo e membra di quel capo per riconoscerlo e riverirlo. Tutto questo, senza indugio, fu ordinato agli angeli.
89. A tale comando tutti gli angeli ubbidienti e santi si arresero e prestarono ossequioso assenso, con umile ed amoroso affetto e con tutta la loro volontร . Ma Lucifero con superbia ed invidia oppose resistenza e provocรฒ gli angeli suoi seguaci perchรฉ facessero altrettanto, come di fatto fecero, seguendo lui e disobbedendo al divino mandato. Il reo principe li persuase che sarebbe stato loro capo e che avrebbe costituto un principato indipendente e separato da Cristo. L’invidia e la superbia poterono causare in un angelo tanta cecitร e un affetto cosรฌ disordinato da essere origine e contagio, perchรฉ si comunicasse a tanti altri il peccato.
90. Qui segui la grande battaglia, di cui san Giovanni parla, che avvenne nel cielo. Poichรฉ gli angeli obbedienti e santi, con ardente zelo di difendere la gloria dell’Altissimo e l’onore del Verbo contemplato giร nella sua incarnazione, chiesero il permesso e il beneplacito al Signore per resistere e opporsi al drago e fu loro concesso. In questo, peraltro, si compรฌ un nuovo mistero: quando a tutti gli angeli si propose di ubbidire al Verbo incarnato, si diede loro un terzo precetto, in forza del quale dovevano ritenere ugualmente superiore una donna, nelle membra della quale avrebbe assunto la natura umana l’Unigenito del Padre. Tale donna sarebbe stata loro regina e padrona di tutte le creature, distinta e avvantaggiata nei doni di grazia e di gloria piรน di tutte le creature angeliche ed umane. Gli angeli buoni, obbedendo a questo precetto del Signore, accrebbero la loro umiltร , per cui non solo lo accolsero, ma lodarono anche il potere e i misteri dell’Altissimo. Non cosรฌ Lucifero e i suoi compagni: essi, per questo precetto e mistero, si levarono in superbia e in vanitร anche maggiori, a tal punto che, disordinatamente furibondo, egli bramรฒ per se stesso il privilegio di essere capo di tutta la stirpe umana e di tutti gli ordini angelici; e se ciรฒ fosse avvenuto mediante l’unione ipostatica, che questa si operasse in lui stesso.
91. Quanto all’essere inferiore alla Madre del Verbo incarnato e signora nostra, vi si oppose con orrende bestemmie, prorompendo in uno sdegno sfrenato contro l’Autore di cosรฌ grandi meraviglie. Di conseguenza, provocando anche gli altri, questo drago diceva loro: ยซQuesti ordini sono ingiusti e si fa affronto alla mia grandezza; perรฒ questa natura a cui tu, Signore, guardi con tanto amore e che ti proponi di favorire tanto, io la perseguiterรฒ e distruggerรฒ, e in questo impiegherรฒ il mio potere e la mia cura. Io precipiterรฒ questa donna, Madre del Verbo, dallo stato in cui tu prometti di porla e nelle mie mani dovrร perire il tuo intentoยป.
92. Questo superbo vaneggiare irritรฒ il Signore al punto che, umiliando Lucifero, gli disse: ยซQuesta donna, che tu non hai voluto rispettare, sarร quella che ti schiaccerร il capo, e da lei sarai vinto ed annientato. Infatti, se per la tua superbia facesti entrare la morte nel mondo, per l’umiltร di questa donna vi entrerร la vita e la salvezza di tutti i mortali; questi godranno il premio e la corona, che tu e i tuoi seguaci avete perdutoยป. Ciononostante, a tutto questo il drago replicava con sdegnosa superbia contro quanto intendeva della divina volontร e dei suoi decreti e minacciava tutto il genere umano. Per questo gli angeli buoni, conoscendo il giusto sdegno dell’Altissimo contro Lucifero e i suoi apostati, con le armi dell’intelletto, della ragione e della veritร combatterono contro di loro.
93. Un altro mirabile mistero operรฒ qui l’Onnipotente. Manifestato per intelligenza a tutti gli angeli il grande mistero dell’unione ipostatica, mostrรฒ loro la santissima Vergine in un segno, o figura, a somiglianza delle nostre visioni immaginarie, secondo il nostro modo d’intendere. E cosรฌ presentรฒ e fece conoscere loro la natura umana pura in una perfettissima donna, nella quale il braccio potente dell’Altissimo doveva rendersi piรน ammirabile che in tutto il resto delle creature, perchรฉ in lei depositava le grazie e i doni della sua destra in grado superiore ed eminente.
Questo segno, ossia questa visione della Regina del cielo e madre del Verbo incarnato, fu noto e manifesto a tutti gli angeli, sia buoni che cattivi. I buoni a quella vista ammutolirono di ammirazione, prorompendo in cantici di lode, e fin da allora cominciarono a difendere l’onore del Dio incarnato e della sua Madre santissima, armati di questo ardente zelo e dello scudo inespugnabile di quel segno. Il drago e i suoi alleati, invece, concepirono un implacabile furore e odio contro Cristo e la sua santissima Madre; avvenne cosรฌ tutto ciรฒ che si trova nel capitolo dodicesimo dell’Apocalisse, la cui spiegazione esporrรฒ, come mi fu data, nel capitolo che segue.
CAPITOLO 8
Prosegue il discorso precedentemente riportato con la spiegazione del capitolo dodicesimo dell’Apocalisse.
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94. Il testo letterale di questo capitolo dell’Apocalisse dice:ย Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giรน un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorรฌ un figlio maschio, destinato a goverare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggรฌ nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perchรฉ vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni. Scoppiรฒ quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu piรน posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: ยซOra si รจ compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poichรฉ รจ stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poichรฉ hanno disprezzato la vita fino a monre. Esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, terra e mare, perchรฉ il diavolo รจ precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempoยป. Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventรฒ contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metร di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitรฒ dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca. Allora il drago si infuriรฒ contro la donna e se ne andรฒ a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesรน. E si fermรฒ sulla spiaggia del mare.
95. Sin qui il testo letterale dell’Evangelista, che parla al passato, perchรฉ allora gli si presentava la visione di ciรฒ che giร era avvenuto, e dice:ย Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.ย Questo segno apparve realmente nel cielo per volontร di Dio, che lo propose apertamente sia agli angeli buoni che ai cattivi, affinchรฉ in vista di ciรฒ determinassero la loro volontร ad obbedire ai precetti del suo beneplacito. Cosรฌ lo videro prima che i buoni si decidessero al bene e i cattivi al peccato e fu come segno di quanto ammirabile si sarebbe dimostrato Dio nella formazione della natura umana. Sebbene avesse giร dato agli angeli cognizione di questa rivelando loro il mistero dell’unione ipostatica, nondimeno volle manifestarla loro in modo differente in una semplice creatura, la piรน perfetta e santa che dopo Cristo nostro Signore avrebbe creato. Ella fu, inoltre, come segno da cui gli angeli buoni venissero assicurati che, sebbene Dio rimanesse offeso dalla disobbedienza dei cattivi, non per questo si sarebbe trattenuto dall’eseguire il decreto di creare gli uomini, poichรฉ il Verbo incarnato e quella donna, Madre sua, lo avrebbero obbligato infinitamente piรน di quanto potessero disobbligarlo gli angeli disobbedienti. Fu anche come arcobaleno, a somiglianza del quale si sarebbe posto, dopo il diluvio, quello delle nubi, per dare la certezza che, se gli uomini avessero peccato e disubbidito come gli angeli, non per questo sarebbero stati puniti senza remissione, ma avrebbe apprestato loro un salutare farmaco e il rimedio per mezzo di quel mirabile segno. Fu come se dicesse agli angeli: ยซNon castigherรฒ in questo modo le creature che creerรฒ, perchรฉ appunto dalla natura umana discenderร quella donna nel cui grembo prenderร carne mortale il mio Unigenito, il quale sarร il restauratore della mia amicizia, il pacificatore della mia giustizia, colui che riaprirร il cammino della felicitร chiuso dalla colpaยป.
96. Come prova di ciรฒ l’Altissimo, alla vista di quel segno, dopo che gli angeli ribelli furono castigati, si mostrรฒ ai buoni come rasserenato e placato dall’ira procuratagli dalla superbia di Lucifero. A nostro modo d’intendere, in un certo senso si ricreava con la presenza della Regina del cielo, rappresentata in quell’immagine, facendo capire agli angeli santi che, per mezzo di Cristo e della sua Madre, avrebbe posto negli uomini la grazia e i doni che gli apostati, per la loro ribellione, avevano perduto. Quel segno apportรฒ anche un altro effetto negli angeli buoni: siccome per la perfidia e la contesa di Lucifero erano – a nostro modo d’intendere – come contristati e afflitti e quasi turbati, l’Altissimo volle che con la vista di quel segno si rallegrassero e si accrescesse loro, con la gloria essenziale, questo gaudio accidentale, meritato con la vittoria riportata. Vedendo cioรจ quella verga di clemenza che si presentava loro in segno di pace, subito conoscessero che non si doveva intendere per loro la legge del castigo, avendo essi ubbidito alla divina volontร e ai suoi precetti. Gli angeli nello stesso tempo penetrarono in quella visione molti misteri e segreti dell’incarnazione racchiusi in essa; altri circa la Chiesa militante e i suoi membri; come essi stessi avrebbero assistito e soccorso il genere umano, custodendo gli uomini, difendendoli dai loro nemici e guidandoli all’eterna felicitร ; che tale felicitร ricevevano essi stessi per i meriti del Verbo incarnato, avendoli sua divina Maestร preservati in virtรน dello stesso Cristo, previsto nella sua mente divina.
97. Come tutto questo fu di grande allegrezza e gioia per gli angeli buoni, cosรฌ risultรฒ di altrettanto tormento per i cattivi e fu come inizio e parte del loro castigo, avendo subito compreso ciรฒ di cui non si erano approfittati e che quella donna doveva vincere e schiacciare la loro testa. In questo capitolo l’Evangelista comprese tutti questi misteri, piรน altri che non posso spiegare, e specialmente in questo gran segno, benchรฉ lo riferisse in modo oscuro ed enigmatico, fino a che giungesse il tempo.
98. Il sole, di cui era vestita la donna, รจ il Sole verace di giustizia. Da ciรฒ gli angeli dovevano intendere che era volontร efficace dell’Altissimo assistere sempre egli stesso questa donna, essendole presente per grazia, farle scudo e, con la protezione del suo invincibile braccio, difenderla. Ella aveva sotto ai suoi piedi la luna, perchรฉ nella divisione che questi due pianeti fanno del giorno e della notte, la notte della colpa, rappresentata dalla luna, doveva restare ai suoi piedi, mentre il sole, che รจ il giorno della grazia, doveva vestirla tutta eternamente. Ciรฒ anche perchรฉ sotto ai suoi piedi avrebbero dovuto stare le defezioni dalla grazia, che sono proprie a tutti i mortali, senza che mai potessero aver posto nel suo corpo o nella sua anima, corpo e anima che dovevano andare sempre crescendo in santitร , al di sopra di tutti gli uomini e di tutti gli angeli. Quindi ella sola doveva uscire libera dalla notte e dalle defezioni di Lucifero e di Adamo, cose che ella avrebbe sempre calpestato senza che potessero prevalere su di lei. Per questo il Signore, in presenza di tutti gli angeli, le pose sotto i piedi, come vinte, tutte le colpe e le forze del peccato originale ed attuale, affinchรฉ i buoni la conoscessero e i cattivi – anche se non penetrarono tutti i misteri di quella visione – paventassero quella donna ancora prima che esistesse.
99. La corona delle dodici stelle, come รจ chiaro, sono tutte le virtรน che avrebbero redento questa Regina del cielo e della terra; il mistero di essere dodici fu pure per designare le dodici tribรน di Israele, alle quali gli eletti e tutti i predestinati si riducono, come indica l’Evangelista nel capitolo settimo dell’Apocalisse. Ora, siccome tutti i doni, tutte le grazie e le virtรน di tutti gli eletti dovevano coronare la loro Regina in grado immensamente superiore al loro, le fu posta sul capo tale corona di dodici stelle.
100.ย Era incinta.ย Era necessario infatti che, in presenza di tutti gli angeli, per letizia dei buoni e pena dei cattivi, che resistevano alla divina volontร e a questi misteri, si manifestasse che tutta la santissima Trinitร aveva eletto madre dell’Unigenito del Padre quella meravigliosa donna. Inoltre, siccome questa dignitร di Madre del Verbo era la maggiore, il principio e il fondamento di tutte le altre eccellenze di questa grande signora e di questo celeste segno venne presentata agli angeli, appunto in quella forma, vale a dire come ricettacolo di tutta la santissima Trinitร nella divinitร e nella Persona del Verbo incarnato. Data l’inseparabilitร della loro unione e l’indissolubilitร della loro coesistenza, le tre Persone divine non possono che essere necessariamente l’una nell’altra. Tuttavia, solo la Persona del Verbo assunse carne umana, divenendo il frutto del grembo di Maria.
101.ย Gridava.ย Difatti, sebbene la dignitร di questa Regina e siffatto mistero dovessero restare da principio nascosti, affinchรฉ Dio nascesse povero, umile e sconosciuto, tuttavia questo parto diede poi grida cosรฌ grandi, che l’eco primo bastรฒ a turbare e far uscire fuori di sรฉ il re Erode ed i suoi e ad obbligare i Magi ad abbandonare le case e le loro patrie per venire a cercarlo; i cuori degli uni si turbarono e quelli degli altri palpitarono di affetto. E, crescendo, il frutto di questo parto, poichรฉ fu innalzato sulla croce, diede grida cosรฌ grandi che si udirono dall’oriente all’occidente e dal settentrione al mezzogiorno. Tanto si fece sentire la voce di quella donna, che, partorendo, diede alla luce la Parola dell’eterno Padre.
102.ย Gridava per le doglie e il travaglio del parto.ย Non dice questo perchรฉ dovesse partorire con dolori, poichรฉ ciรฒ non era possibile in un simile parto divino, ma perchรฉ per questa madre fu un gran dolore e tormento che, quanto all’umanitร , quel corpicino divinizzato uscisse dal segreto del suo grembo verginale al fine di patire, obbligato a dare soddisfazione al Padre per i peccati del mondo e a pagare ciรฒ che non avrebbe commesso. La Regina del cielo doveva conoscere, e di fatto conobbe, tutto questo per la scienza che possedeva delle Scritture. E invero, per il naturale amore di tale madre a tale figlio, necessariamente doveva sentire questa pena, quantunque con uniformitร al volere del Padre. Inoltre, per questo tormento, si comprende anche quello che avrebbe patito la pietosissima Madre, prevedendo i tempi nei quali avrebbe dovuto restar priva della presenza del suo tesoro, dopo che fosse uscito dal suo talamo verginale. Se infatti, quanto alla divinitร , lo aveva concepito nell’anima, nondimeno, quanto all’umanitร , avrebbe dovuto starsene molto tempo senza di lui che comunque era suo Figlio e figlio unicamente suo. E quantunque l’Altissimo avesse deciso di preservarla dalla colpa, non cosรฌ perรฒ dai travagli e dai dolori corrispondenti al premio che le era preparato. Pertanto i dolori di questo parto non furono effetti del peccato come nelle discendenti di Eva, ma bensรฌ dell’intenso e perfettissimo amore di questa divina Madre verso il suo unico e santissimo Figlio. Tutti questi misteri furono per gli angeli buoni altrettanti motivi di ammirazione e di lode, mentre per i cattivi furono il principio della loro punizione.
103.ย Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giรน un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.ย A quanto detto sinora, seguรฌ il castigo di Lucifero e dei suoi alleati, perchรฉ alle sue bestemmie contro quella donna rappresentata nel segno, fu trasformato da bellissimo angelo che era in un fierissimo ed orribilissimo drago, del quale altresรฌ in quel momento apparve il segno sensibile della sua forma esteriore. Levรฒ in alto con furore le sette teste, che furono sette legioni o squadroni, nei quali si ripartirono tutti quelli che, avendo seguito lui, precipitarono. A tutte queste schiere, poi, diede un capo, ordinando loro di peccare, incitare e spingere ai sette peccati mortali, che comunemente si chiamano capitali perchรฉ in essi si racchiudono gli altri peccati; questi angeli sono dunque i capi delle bande che si sollevano contro Dio. Essi si distinguono in superbia, invidia, avarizia, ira, lussuria, gola ed accidia, che furono i sette diademi con i quali Lucifero, trasformato in drago, venne coronato, dandogli l’Altissimo questo castigo, che egli guadagnรฒ per sรฉ come per gli angeli suoi alleati, quale premio della sua orribile malvagitร . A tutti infatti fu assegnato un castigo con pene corrispondenti alla loro rispettiva malizia e all’essere stati autori dei sette peccati capitali.
104. Le dieci corna delle teste indicano i trionfi dell’iniquitร e della malizia del drago, nonchรฉ la glorificazione e l’arrogante e vana esaltazione che egli attribuisce a se stesso nella pratica dei vizi. Con questi affetti pervertiti, per conseguire il fine della sua arroganza, offrรฌ agli infelici angeli la sua depravata e velenosa amicizia, con finti principati, poteri e premi. Furono tali promesse, piene di bestiale ignoranza, la coda con cui il drago trascinรฒ un terzo delle stelle del cielo; le stelle, in veritร , erano quegli angeli che, se avessero perseverato, in seguito sarebbero stati risplendenti come il sole, con gli altri angeli e i giusti, per l’eternitร . Al contrario, il meritato castigo li precipitรฒ nella terra della loro sventura, fino al centro di essa che รจ l’inferno, dove staranno eternamente privi di luce e di gioia.
105.ย Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato.ย Tanto fu smisurata la superbia di Lucifero che pretese di porre il suo trono nelle altezze; in presenza di quella visione della donna, con sommo vaneggiamento, disse: ยซEppure il figlio, che questa donna deve partorire, รจ di natura inferiore alla mia: io lo divorerรฒ e lo farรฒ perire, contro di lui leverรฒ una fazione che mi segua, seminerรฒ dottrine contro i suoi pensieri e contro le leggi che ordinerร , lo combatterรฒ e contrasterรฒ in eternoยป. Ma la risposta dell’Altissimo fu che appunto quella donna avrebbe partorito un figlio maschio, il quale avrebbe governato le genti con scettro di ferro. Il Signore soggiunse: ยซQuest’uomo non solo sarร figlio di questa donna, ma anche Figlio mio, uomo e Dio vero, cosรฌ potente che vincerร la tua superbia e stritolerร il tuo capo. Sarร per te e per tutti coloro che ti ascolteranno e seguiranno giudice potente, che ti comanderร con scettro di ferro e sventerร tutti i tuoi disegni alteri e vani. Questo Figlio sarร innalzato al mio trono per sedersi alla mia destra e giudicare, ed io porrรฒ i suoi nemici a sgabello dei suoi piedi, perchรฉ su di essi trionfi. Sarร premiato come uomo giusto che, essendo Dio, ha tanto operato per le sue creature; tutti lo conosceranno e gli tributeranno riverenza e gloria. Ma tu, il piรน sventurato, conoscerai il giorno dell’ira dell’Onnipotente. Questa donna poi verrร posta nel deserto, dove avrร un luogo da me stesso a lei preparatoยป. Questo luogo solitario, dove fuggรฌ la donna, indica la singolaritร della nostra grande Regina nell’essere esente da ogni peccato, unica e sola nella santitร somma, poichรฉ, essendo donna della comune natura dei mortali, precedette tutti gli angeli nella grazia e nei doni, come nei meriti che con essi ottenne. Cosรฌ fuggรฌ e si pose in una vera solitudine tra le semplici creature, essendo unica e senza uguali in mezzo a tutte loro. Tale solitudine era cosรฌ lontana dal peccato che il drago non potรฉ raggiungere la donna con la vista e sin dalla sua concezione non potรฉ riconoscerla. Cosรฌ l’Altissimo la pose sola ed unica nel mondo, senza alcun rapporto col serpente nรฉ subordinazione a lui; anzi, con fermezza e decisa protesta, decretรฒ e disse: ยซQuesta donna, dal primo istante della sua esistenza, sarร mia eletta ed unica per me. Io fin da ora la preservo dalla giurisdizione dei suoi nemici e le assegno un luogo di grazia eminentissimo ed unico, perchรฉ vi sia nutrita per milleduecentosessanta giorniยป. Per tale numero di giorni la Regina del cielo doveva rimanere in uno stato altissimo di singolari benefici interiori e spirituali, oltremodo ammirabili e memorabili. Ciรฒ avvenne negli ultimi anni della sua vita, come riferirรฒ al momento opportuno con l’aiuto della divina grazia. In questo stato fu nutrita in modo cosรฌ divino che il nostro intelletto รจ troppo limitato per comprenderlo. Ora, essendo questi benefici il fine a cui erano stati ordinati gli altri doni che la Regina del cielo ricevette in vita, l’Evangelista decise di riportarli nei particolari.
CAPITOLO 9
Prosegue la spiegazione del capitolo dodicesimo dell’Apocalisse.
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106. Scoppiรฒ quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli. Avendo il Signore manifestato ai buoni e ai cattivi angeli quello che precedentemente abbiamo riferito, il santo principe Michele e i suoi compagni, per il permesso divino, presero a combattere contro il drago e i suoi seguaci. Fu una battaglia ammirabile, poichรฉ si combattevano con l’intelletto e con la volontร . San Michele, per lo zelo dell’onore dell’Altissimo, di cui ardeva il suo cuore e armato della sua divina forza come della propria umiltร , resisteva alla delirante superbia del drago dicendo: ยซL’Altissimo รจ degno di onore, lode e riverenza, di essere amato, temuto e obbedito da ogni creatura. Egli รจ potente nell’operare tutto quanto la sua volontร vuole e ad un tempo niente egli puรฒ volere che non sia molto giusto, poichรฉ egli รจ increato e indipendente da ogni altro essere. Egli ci diede il nostro stesso essere per sua sola grazia, creandoci e formandoci dal nulla, e puรฒ cosรฌ creare altre creature quando e come sarร suo beneplacito. La ragione vuole dunque che noi, prostrati e umiliati dinanzi a lui, adoriamo la sua maestร e la sua regale grandezza. Venite dunque, angeli, seguitemi: adoriamolo e lodiamo i suoi ammirabili ed imperscrutabili giudizi e le sue perfettissime e santissime opere. ร Dio altissimo, sopra ad ogni creatura: tale non sarebbe se noi potessimo pervenire a comprendere le sue grandiose opere. ร infinito in sapienza e bontร , รจ ricco nei suoi tesori e benefici, e come Signore di tutto, che di nessuno ha bisogno, puรฒ comunicarli a chi piรน gli piace, nรฉ puรฒ fallire nella sua scelta. Puรฒ amare chi ama, donarsi a chi ama e amare chi vuole, innalzare, accrescere ed arricchire chi gli รจ gradito, ed in tutto sarร sempre saggio, santo e potente. Adoriamolo con rendimento di grazie per avere deciso la meravigliosa opera dell’incarnazione, per avere onorato il suo popolo e averne decretato la redenzione in caso di caduta. Adoriamo colui che รจ un’unica Persona in due nature, divina e umana; riveriamolo e accogliamolo come nostro capo; proclamiamo che รจ degno di ogni gloria, lode e magnificenza e come autore della grazia e della gloria esaltiamone la virtรน e la divinitร ยป.
107. Con queste armi combattevano san Michele e i suoi angeli, e come con forti dardi ferivano il drago e i suoi, che da parte loro li avversavano con bestemmie. Tuttavia, non potendo resistere alla vista del santo principe, il drago era dilaniato dal furore e per il tormento che ciรฒ gli infliggeva avrebbe voluto fuggire; ma la divina volontร ordinรฒ che non solo fosse castigato, ma altresรฌ vinto, e a suo dispetto conoscesse la veritร e il potere di Dio. Diceva dunque bestemmiando: ยซIngiusto sei, o Dio, ad elevare la natura umana al di sopra di quella angelica. Io sono l’angelo piรน eccellente e bello e a me si deve il trionfo. Io porrรฒ il mio trono sopra le stelle, sarรฒ somigliante all’Altissimo e mai mi assoggetterรฒ ad alcuno di natura inferiore, nรฉ mai consentirรฒ che alcuno mi preceda o sia piรน grande di meยป. Le stesse cose ripetevano gli apostati seguaci di Lucifero. Ma replicรฒ loro san Michele: ยซChi c’รจ che possa uguagliarsi o mettersi alla pari col Signore che abita nei cieli? Ammutolisci, o nemico, nelle tue spropositate bestemmie, e poichรฉ l’iniquitร ti ha posseduto, allontanati da noi, o infelice, e con la tua cieca e maliziosa ignoranza incamminati alla tenebrosa notte e al caos delle pene infernali. Ma noi, o spiriti del Signore, adoriamo e veneriamo questa fortunata donna che darร al Verbo eterno carne umana, e riconosciamola nostra Regina e signoraยป.
108. In questo combattimento, quel grande segno della Regina era scudo per gli angeli buoni e arma offensiva contro i cattivi, poichรฉ a quella vista i motivi di conflitto di Lucifero non avevano forza: egli si turbava e quasi ammutoliva, non potendo sopportare i misteri che in quel segno erano rappresentati. Ora, come per divina virtรน era apparso quel misterioso segno, cosรฌ pure sua divina Maestร volle che apparisse allora l’altra figura, o segno, del drago rosso, e che in quella Lucifero fosse ignominiosamente precipitato giรน dal cielo con terrore e spavento dei suoi seguaci e con stupore degli angeli santi, poichรฉ tutto questo fu causato da quella nuova dimostrazione del potere e della giustizia di Dio.
109. ร malagevole tradurre in parole quanto avvenne in quella memorabile battaglia, per la distanza che vi รจ tra le corte ragioni materiali e la natura e l’operare di tali e tanti spiriti angelici. Ma i cattivi non prevalsero, perchรฉ l’ingiustizia, la menzogna, l’ignoranza e la malizia non possono prevalere contro l’equitร , la veritร , la luce e la bontร , nรฉ mai queste virtรน possono essere superate dai vizi. Perciรฒ dice il testo sacro che da allora in poi non si trovรฒ piรน posto per loro nel cielo. Veramente con i peccati che questi angeli ingrati commisero, si resero indegni dell’eterna visione e compagnia del Signore e il loro ricordo si cancellรฒ dalla sua mente, dove prima di cadere erano scritti per i doni di grazia che aveva dato loro. Rimasti cosรฌ privi del diritto che avevano a quei posti, che erano preparati per loro se avessero obbedito, questo diritto si trasferรฌ agli uomini, ai quali quei posti furono destinati; le tracce degli angeli apostati rimasero talmente cancellate che mai piรน furono ritrovate nel cielo. Oh, infelice malvagitร e non mai abbastanza esagerata infelicitร , degna di cosรฌ orrendo e formidabile castigo! L’Apocalisse soggiunge e dice:
110.ย Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.ย Il santo principe Michele scagliรฒ giรน dal cielo Lucifero, trasformato in drago, con questa invincibile parola:
ยซChi come Dio?ยป, la quale fu cosรฌ efficace da precipitare quel superbo gigante con tutti i suoi eserciti e lanciarli con formidabile ignominia negli inferi, cominciando, dal momento stesso del suo sventurato castigo, a portare i nuovi nomi di drago, serpente, diavolo e satana, che gli impose il santo arcangelo nella battaglia e che attestano la sua iniquitร e malizia. Per essa, privato della felicitร e dell’onore di cui si era reso immeritevole, fu ugualmente privato anche dei nomi e dei titoli onorifici, acquistandosi quelli che rivelano la sua ignominia, mentre il suo malvagio intento, da lui manifestato e intimato ai suoi alleati, di ingannare e pervertire quanti sarebbero vissuti nel mondo, evidenzia la sua perversitร . Ma ecco che colui il quale giร feriva le genti con i suoi pensieri fu trascinato all’inferno, come dice Isaia nel capitolo quattordicesimo, nelle profonditร dell’abisso, e il suo cadavere fu dato in preda al tarlo e al verme della sua cattiva coscienza. Di fatto si adempรฌ in Lucifero quanto dice il profeta in quel passo.
111. Rimasto libero il cielo dagli angeli cattivi ed essendosi aperto il velo della Divinitร a quelli buoni ed obbedienti, che trionfavano gloriosi mentre i ribelli portavano il peso della loro maledizione, l’Evangelista prosegue a dire che udรฌ una gran voce che diceva:ย Ora si รจ compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poichรฉ รจ stato precipitato l’ร ccusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte.ย Questa voce, che l’Evangelista udรฌ, era della persona del Verbo; la udirono con intelligenza tutti gli angeli santi e ne risuonรฒ l’eco perfino nell’inferno, dove fece tremare e inorridire i demoni. Essi perรฒ non ne compresero tutti i misteri, ma solamente quel tanto che l’Altissimo volle manifestare per loro pena e castigo. E fu voce del Figlio in nome dell’umanitร che doveva assumere, chiedendo all’eterno Padre che fosse compiuta la salvezza, la forza e il regno di sua Maestร e la potenza del suo Cristo, dato che giร era stato scacciato l’accusatore dei fratelli dello stesso Cristo Signore nostro, che erano gli uomini. E fu come una supplica dinanzi al trono della santissima Trinitร , che fosse compiuta la salvezza e la forza e fossero confermati ed eseguiti i misteri dell’incarnazione e della redenzione contro l’invidia furibonda di Lucifero, che era precipitato dal cielo adirato contro la natura umana, di cui il Verbo divino si sarebbe vestito. Per questo, con compassione e amore sommo li chiamรฒ fratelli, dicendo che Lucifero li accusava giorno e notte, perchรฉ in presenza dell’eterno Padre e di tutta la santissima Trinitร li accusรฒ nel giorno in cui godeva della grazia, disprezzandoci fin da allora con la sua superbia; molto piรน poi ci accusa nella notte delle sue tenebre e della nostra caduta, senza che mai cessi questa accusa e persecuzione, finchรฉ il mondo durerร . Chiamรฒ inoltre forza, potenza e regno le opere e i misteri dell’incarnazione e della morte di Cristo, essendo stato per mezzo di queste che egli manifestรฒ ed esercitรฒ la sua forza e potenza contro Lucifero.
112. Fu questa la prima volta che il Verbo, in nome dell’umanitร , intercedette per gli uomini dinanzi al trono della Divinitร e, a nostro modo d’intendere, il Padre eterno prese in esame questa supplica con le Persone della santissima Trinitร ; palesando in parte ai santi angeli il decreto del divino concistoro su questi misteri, disse loro: ยซLucifero ha innalzato la bandiera della superbia e del peccato, e con ogni malvagitร e furore perseguiterร il genere umano; con astuzia pervertirร molti, valendosi per distruggerli di loro stessi che, accecati dai peccati e dai vizi, in diversi tempi, per temeraria ignoranza prevaricheranno. Ma la superbia mentirร a se stessa, perchรฉ ogni peccato e ogni vizio dista infinitamente dal nostro essere e dalla nostra volontร . Innalziamo dunque il trionfo della virtรน e della santitร e per questo s’incarni la seconda Persona, facendosi passibile; insegni e renda stimabili l’umiltร , l’obbedienza e tutte le virtรน ed operi la salvezza dei mortali. E quantunque sia vero Dio, si umilii e si faccia il piรน piccolo di tutti; sia uomo giusto ed esemplare e maestro di tutta santitร e muoia per la salvezza dei suoi fratelli. Solo la virtรน venga ammessa nel nostro tribunale e trionfi sempre sui vizi. Solleviamo gli umili ed umiliamo i superbi; facciamo che siano gloriosi, nel nostro beneplacito, i travagli e glorioso il patirli. Decidiamo di assistere i sofferenti e i tribolati: che i nostri amici siano sรฌ corretti e afflitti, ma per tali mezzi acquistino la nostra grazia e amicizia, operando anch’essi la salvezza, secondo la loro possibilitร , con la pratica della virtรน. Siano beati coloro che piangono, felici i poveri e coloro che patiranno per la giustizia e per Cristo, loro capo. Siano innalzati i piccoli e magnificati i mansueti di cuore. Siano amati come figli nostri i pacifici. Siano a noi carissimi quelli che perdoneranno e, soffrendo le ingiurie, ameranno i loro nemici. Assegniamo a tutti copiosi frutti di benedizioni della nostra grazia e premi di gloria immortale nel cielo. Il nostro Unigenito tradurrร in pratica questo insegnamento e quelli che lo seguiranno saranno eletti, diletti, consolati e premiati, e le loro buone opere saranno generate nel nostro pensiero come causa prima di ogni virtรน. Permettiamo che i malvagi opprimano i buoni e formino parte della loro corona, mentre a se stessi stanno meritando il castigo. Vi sia si lo scandalo per il buono, ma sia sventurato chi lo provocherร , e felice chi lo patirร . Gli orgogliosi e i superbi affliggano e bestemmino gli umili e i grandi e potenti i piccoli; opprimano gli afflitti e questi, anzichรฉ maledizioni, diano benedizioni; e finchรฉ saranno viatori, siano riprovati dagli uomini, ma poi siano esaltati con gli spiriti e gli angeli nostri figli, e godano dei seggi e dei premi che gli infelici e gli sventurati hanno perduto. I pertinaci e i superbi siano condannati ad eterna morte, dove conosceranno la loro protervia e l’insipiente loro procedere!ยป.
113. ยซMa affinchรฉ tutti abbiano davanti un esempio e grazia sovrabbondante, se di essa vorranno approfittare, discenda il Figlio nostro, passibile e riparatore, e redima gli uomini, che Lucifero farร cadere dal loro felice stato, e li riscatti con i suoi infiniti meriti. Sia compiuta la salvezza fin da ora nella nostra volontร e determinazione che vi sia un redentore e maestro, che meriti ed insegni, nascendo e vivendo povero, morendo disprezzato, condannato dagli uomini a morte turpissima e vergognosa. Sia giudicato peccatore e reo e dia soddisfazione alla nostra giustizia per l’offesa del peccato; e per i suoi meriti previsti usiamo della nostra misericordia e pietร . Cosรฌ intendano tutti che l’umile, il pacifico e colui che opererร la virtรน, soffrirร e perdonerร , questi solamente seguirร il nostro Cristo e sarร nostro figlio. Infatti nessuno potrร entrare per libera volontร nel nostro regno se non avrร dapprima rinnegato se stesso e, portando la croce, non avrร seguito il suo capo e maestro. Questo sarร il nostro regno, composto dai perfetti e da quelli che legittimamente avranno sofferto e combattuto perseverando sino alla fine. Questi parteciperanno della potenza del nostro Cristo, che ora si รจ compiuta, perchรฉ รจ stato precipitato l’accusatore dei suoi fratelli e si รจ compiuto il suo trionfo, affinchรฉ, lavandoli e purificandoli col suo sangue, siano per lui l’esaltazione e la gloria. Egli solo sarร degno di aprire il libro della legge di grazia. Egli solo sarร la via, la luce, la veritร e la vita per cui gli uomini verranno a me. Egli solo aprirร le porte del cielo e sarร mediatore ed avvocato dei mortali che in lui avranno un padre, un fratello e un protettore, dato che hanno anche un persecutore ed accusatore. E intanto gli angeli, che quali figli nostri operarono la salvezza e la virtรน e difesero la potestร del mio Cristo, siano coronati e onorati per tutta l’eternitร alla nostra presenzaยป.
114. Questa voce, che contiene i misteri nascosti fin dalla fondazione del mondo e manifestati poi per mezzo degli insegnamenti e della vita di Gesรน Cristo, uscรฌ dal trono, e nel suo contenuto voleva dire assai piรน di quello che io possa spiegare. Nello stesso tempo furono assegnate agli angeli buoni le funzioni che avrebbero dovuto esercitare: ai santi Michele e Gabriele che fossero messaggeri del Verbo incarnato e di Maria santissima sua madre; anzichรฉ fossero ministri in tutti i misteri dell’incarnazione e della redenzione. Molti altri angeli furono destinati, con questi due principi, per lo stesso ministero, come in seguito dirรฒ. L’Onnipotente diede ad altri l’ordine di accompagnare ed assistere le anime, di ispirarle ed ammaestrarle nella santitร e nelle virtรน contrarie ai vizi, ai quali Lucifero aveva progettato di indurle, e di difenderle e custodirle come portandole nelle loro mani, affinchรฉ ai giusti non fossero d’inciampo le pietre, che rappresentano le reti e gli inganni che i loro nemici avrebbero tramato contro di essi.
115. Altre cose furono stabilite in questa circostanza, in cui l’Evangelista dice che si รจ compiuta la potenza, la salvezza e il regno di Cristo. Ma quello che fu operato piรน misteriosamente fu che i predestinati furono segnati, posti in numero determinato e scritti nella mente divina per i meriti di Gesรน Cristo nostro Signore. Oh, mistero e segreto inesplicabile di ciรฒ che passรฒ nel seno di Dio! Oh, felice sorte per gli eletti! Qual punto di piรน grande peso? Qual mistero piรน degno dell’onnipotenza divina? Qual trionfo della potenza di Cristo! Beati infinite volte i membri che furono designati e uniti a un simile capo! O Chiesa grande, popolo eletto, assemblea santa, degna di un simile capo e maestro! Nella meditazione di un mistero cosรฌ profondo, il giudizio delle creature si arresta, il mio intendimento rimane sospeso e la mia lingua ammutolisce.
116. In questo concistoro delle tre divine Persone fu dato e consegnato all’Unigenito del Padre quel libro misterioso dell’Apocalisse e in quel frangente fu composto, firmato e chiuso con i sette sigilli di cui parla l’Evangelista, finchรฉ si fosse incarnato. Infatti fu allora che lo aprรฌ, sciogliendone per suo ordine i sigilli mediante i misteri che, a cominciare dalla sua nascita, andรฒ operando nella sua vita e morte, sino ad averli tutti compiuti. Ciรฒ che il libro conteneva era tutto quello che decise la santissima Trinitร dopo la caduta degli angeli. Si riferisce all’incarnazione del Verbo, alla legge di grazia, ai dieci comanda menti, ai sette sacramenti, a tutti gli articoli della fede e a ciรฒ che in essi รจ contenuto, e all’ordine di tutta la Chiesa militante, dando potenza al Verbo affinchรฉ, incarnato, come sommo sacerdote e pontefice santo, comunicasse il potere e i doni necessari agli Apostoli e agli altri sacerdoti e ministri della Chiesa.
117. Fu questo il misterioso principio della legge evangelica. In quel trono e concistoro segretissimo si stabilรฌ e si scrisse nella mente divina che sarebbero stati scritti nel libro della vita coloro che avrebbero osservato questa legge, che di qui appunto ebbe origine, essendo cosรฌ i pontefici e i prelati altrettanti successori o vicari dell’eterno Padre. Da sua Altezza traggono il loro principio i miti, i poveri, gli umili e tutti i giusti. Questa fu ed รจ la loro nobilissima origine, per cui, quanto ai superiori, si deve dire che chi ubbidisce a loro ubbidisce a Dio e chi disprezza loro disprezza Dio. Tutto questo fu decretato nella mente divina e nelle sue idee, e si diede a Cristo Signore nostro il potere di aprire, a suo tempo, questo libro, che fino ad allora rimase chiuso e sigillato. Nel frattempo l’Altissimo diede il suo patto e le testimonianze delle sue parole divine nella legge naturale e in quella scritta, con opere misteriose, manifestando parte dei suoi segreti ai Patriarchi e ai Profeti.
118. Per queste testimonianze e per il sangue dell’Agnello dice che i giusti vinsero questo drago. Infatti, sebbene il sangue di Cristo nostro Signore sia sufficiente e sovrabbondante perchรฉ tutti i mortali vincano il loro accusatore, e sebbene anche le testimonianze e le parole veracissime dei suoi Profeti siano di grande virtรน e forza per l’eterna salvezza, tuttavia anch’essi, i giusti, con la loro libera volontร cooperano all’efficacia della passione e redenzione, e delle Scritture, e ne conseguono il frutto, vincendo se stessi e il demonio col cooperare alla grazia. E non lo vinceranno solo in ciรฒ che comunemente Dio comanda e richiede, ma con la sua forza e la sua grazia giungeranno a dare le loro anime e ad esporle alla morte per il Signore, per le sue testimonianze e per acquistare la corona trionfale di Cristo Gesรน, cosรฌ come hanno fatto i martiri a testimonianza e difesa della fede.
119. In vista di tutti questi misteri, il testo aggiunge:
esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi.ย Rallegratevi, perchรฉ dovete essere dimora eterna dei giusti, anzi del giusto dei giusti, Cristo Gesรน, e della sua santissima Madre. Rallegratevi, o cieli, poichรฉ nessun’altra creatura materiale e inanimata ebbe maggior fortuna di voi, che dovete essere la casa di Dio per i secoli eterni e in essa ricevere come vostra Regina la creatura piรน pura e piรน santa che il potente braccio dell’Altissimo abbia fatto. Per questo rallegratevi, si, o cieli, e tutti voi che in essi vivete, angeli e giusti destinati a essere compagni e ministri di questo Figlio dell’eterno Padre, nonchรฉ della Madre sua, e membra di questo corpo mistico, il cui capo รจ lo stesso Cristo. Rallegratevi, o angeli santi, perchรฉ col ministero, con i servizi, la difesa e la custodia vostra ai mortali, vi procurerete premi di gloria accidentale. E in particolare san Michele, principe della milizia celeste, si rallegri per aver difeso in battaglia la gloria dell’Altissimo e dei suoi venerandi misteri e per essere stato eletto a ministro dell’incarnazione del Verbo e a singolare testimone dei suoi effetti sino alla fine. Con lui si rallegrino tutti i suoi alleati, difensori del nome di Cristo Gesรน e di sua Madre, poichรฉ nell’esercizio di questi ministeri non perderanno affatto il godimento della gloria essenziale che giร posseggono. Per tutti questi cosรฌ sublimi misteri, si rallegrino ed esultino i cieli.
CAPITOLO 10
Si conclude la spiegazione del capitolo dodicesimo dell’Apocalisse.
ย
120.ย Ma guai a voi, terra e mare, perchรฉ il diavolo รจ precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo.ย Guai alla terra dove si commetteranno cosรฌ innumerevoli colpe e scelleratezze! Guai al mare, poichรฉ, al vedere tali offese al Creatore, non scatenรฒ la sua corrente per affogare i trasgressori, vendicando le ingiurie al suo creatore e Signore! Ma guai piuttosto al mare profondo, e indurito nell’empietร , di coloro che seguirono questo diavolo, il quale รจ disceso a voi per farvi guerra con ira cosรฌ grande, inaudita e crudele che altra somigliante non ve n’รจ! ร ira di ferocissimo drago e piรน che di leone divoratore che pretende di annientare tutto e reputa poco tempo i giorni del secolo per sfogare la sua rabbia. Tanta รจ la sete, tanta la bramosia che egli ha di danneggiare i mortali, che tutto il tempo della loro vita non gli basta, perchรฉ deve finire, mentre il suo furore agognerebbe tempi eterni, se si potessero dare, per far guerra ai figli di Dio. Ma sopra a tutti la sua ira ha di mira quella fortunata donna, che gli deve schiacciare la testa. Per questo l’Evangelista prosegue:
121.ย Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventรฒ contro la donna che aveva partorito il figlio maschio.ย Appena l’antico serpente vide l’infelicissimo luogo e stato in cui, precipitato dal cielo empireo, era caduto, arse tanto piรน di risentimento e di invidia, rodendosi le viscere quasi come un verme. E contro la donna, Madre del Verbo incarnato, concepรฌ una tale indignazione, che nessuna lingua puรฒ esprimere nรฉ alcun intelletto umano puรฒ comprendere. Ciรฒ si puรฒ rilevare da quello che subito avvenne, quando questo drago si trovรฒ precipitato sino agli inferi coi suoi eserciti malvagi; io qui lo riferirรฒ, secondo la mia capacitร , e conformemente a come mi fu intellettualmente manifestato.
122. Tutta la prima settimana, di cui riferisce la Genesi, nella quale Dio era intento alla creazione del mondo e delle sue creature, Lucifero e i suoi demoni si trattennero nel macchinare e discutere maligni disegni contro il Verbo che si sarebbe incarnato e contro la donna da cui, incarnandosi, sarebbe nato. Nel primo giorno, che corrisponde alla domenica, furono creati gli angeli e furono date loro leggi e prescrizioni alle quali dovevano obbedire. I malvagi disubbidirono, trasgredendo gli ordini del Signore; di conseguenza, per divina provvidenza e disposizione, accaddero tutte le cose sopra narrate fino al mattino del secondo giorno, corrispondente al lunedรฌ, in cui Lucifero col suo esercito fu scacciato e precipitato. A questa durata di tempo corrisposero quelle stazioni degli angeli, cioรจ quelle della loro creazione e delle loro opere: battaglia, caduta o glorificazione. Dopo la loro prima esperienza dell’inferno, Lucifero e i suoi, tutti radunati in esso, tennero un conciliabolo, che durรฒ fino al giorno corrispondente al giovedรฌ mattina. In questo tempo Lucifero impiegรฒ tutto il suo sapere e malvolere diabolico nel discutere coi diavoli e architettare come poter maggiormente offendere Dio e vendicarsi del castigo da lui avuto. La conclusione che alla fine trassero fu che la maggior vendetta e ingiuria contro Dio, dato che sapevano che doveva innamorarsi degli uomini, sarebbe stata l’impedire gli effetti di quell’amore ingannando, persuadendo e, per quanto possibile, costringendo gli uomini a perdere l’amicizia e la grazia di Dio, ad essergli ingrati e ribelli alla sua volontร .
123. Diceva Lucifero: ยซIn ciรฒ dobbiamo faticare impiegando tutte le nostre forze, tutta la nostra sollecitudine e scienza. Ridurremo le creature umane al nostro dettame e volere per rovinarle: perseguiteremo questa genia di uomini e li priveremo del premio loro promesso. Impegniamo tutta la nostra vigilanza perchรฉ non giungano a vedere il volto di Dio, dato che a noi fu ingiustamente negato. Io ho da riportare su di loro grandi trionfi e tutto distruggerรฒ e ridurrรฒ al mio volere. Seminerรฒ nuove sette ed errori, e leggi in tutto contrarie a quelle dell’Altissimo. Io susciterรฒ in mezzo agli uomini dei profeti e dei caporioni che diffondano le dottrine, che io seminerรฒ tra di loro, e poi a disprezzo del loro Creatore li collocherรฒ con me in questo profondo tormento. Affliggerรฒ i poveri, opprimerรฒ gli afflitti, perseguiterรฒ il misero: seminerรฒ discordie, provocherรฒ guerre, solleverรฒ popoli contro popoli, genererรฒ superbi e arroganti, estenderรฒ la legge del peccato e, dopo che in essa mi avranno ubbidito, li seppellirรฒ in questo fuoco eterno, anzi, confinerรฒ nei luoghi di maggiore tormento quelli che piรน si alleeranno con me. Sarร questo il mio regno, questo il premio che io darรฒ ai miei servitoriยป.
124. ยซFarรฒ guerra sanguinosa al Verbo eterno, quantunque sia Dio, poichรฉ sarร anche uomo di natura inferiore alla mia. Eleverรฒ il mio trono sopra il suo e la mia dignitร sopra la sua: lo vincerรฒ, lo abbatterรฒ con la mia potenza ed astuzia, e la donna, che deve essere sua Madre, perirร cosรฌ tra le mie mani. Che รจ mai una donna per la mia potenza e grandezza? E voi, voi, o demoni, che con me siete ingiustamente oppressi, seguitemi ed ubbiditemi in questa vendetta, come lo faceste nella disubbidienza! Fingete di amare gli uomini per rovinarli, serviteli per ingannarli e distruggerli, assisteteli per pervertirli e trascinarli in questi miei inferi!ยป. Non vi รจ lingua umana che possa spiegare la furibonda malizia di questo primo conciliabolo, tenuto da Lucifero nell’inferno contro il genere umano, che ancora non esisteva, ma sarebbe esistito. Lร si coniarono tutti i vizi e i peccati del mondo, di lร sbucarono la menzogna, le sette e gli errori, e ogni specie d’iniquitร trasse origine dal caos di quella abominevole congrega, al cui principe servono tutti quelli che operano la malvagitร .
125. Finito questo conciliabolo, Lucifero volle parlare con Dio e sua Maestร glielo permise per i suoi altissimi giudizi. Questo avvenne nel modo in cui satana parlรฒ quando chiese di tentare Giobbe, e avvenne nel giorno che corrisponde al giovedรฌ. Parlando col Signore, disse:
ยซSignore, dato che la tua mano รจ stata tanto severa con me, castigandomi con cosรฌ grande crudeltร , e poichรฉ hai determinato tutto quanto hai voluto a favore degli uomini che vuoi creare, e vuoi magnificare e innalzare cosรฌ tanto il Verbo incarnato, non tralasciando di arricchire coi doni che le prepari quella donna che deve essere sua Madre, usa almeno equitร e giustizia. Inoltre, poichรฉ mi desti licenza di perseguitare gli altri uomini, dammela anche perchรฉ io possa tentare e osteggiare questo Cristo Dio-uomo e la donna che sarร Madre sua, e dammela in modo che io possa usare in questo tutte le mie forzeยป. Altre cose disse allora Lucifero, e conoscendo che senza il consenso del Signore onnipotente niente avrebbe potuto intraprendere, si umiliรฒ a chiederla, per quanto violenta fosse tale umiltร nella sua superbia, perchรฉ l’ira e le brame di conseguire quello che desiderava erano cosรฌ grandi, che la sua superbia si arrese ad esse, cedendo l’una malvagitร all’altra. Ma per tentare Cristo Signore nostro e particolarmente la sua santissima Madre, si sarebbe umiliato infinite volte, benchรฉ temesse che lei gli avrebbe schiacciato la testa.
126. Rispose il Signore: ยซNon devi, satana, chiedere come debito di giustizia un simile permesso e licenza, perchรฉ il Verbo incarnato รจ tuo Dio e Signore onnipotente e supremo, per quanto debba essere unitamente vero uomo, mentre tu non sei che una sua creatura. Infatti, se gli altri uomini peccheranno e per questo si assoggetteranno al tuo volere, tuttavia nel mio Unigenito incarnato il peccato non puรฒ aver luogo, e, se farai schiavi della colpa gli uomini, Cristo sarร santo, giusto e separato dai peccatori, i quali anzi, cadendo, saranno da lui sollevati e redenti. Non solo, ma quella donna stessa contro cui covi tanta rabbia, benchรฉ creatura e figlia di semplice uomo, nondimeno ho giร determinato di preservarla dal peccato e sempre deve essere mia, nรฉ per titolo o diritto di sorta voglio che tu abbia mai parte in leiยป.
127. Satana replicรฒ: ยซDunque, quale meraviglia che questa donna sia santa se mai deve avere nemico che la perseguiti e inciti al peccato? Ciรฒ non รจ equitร nรฉ retta giustizia, nรฉ puรฒ essere conveniente, nรฉ consigliabileยป. Lucifero aggiunse altre bestemmie con arrogante superbia, ma l’Altissimo, che tutto dispone con infinita sapienza, gli rispose: ยซIo ti darรฒ licenza perchรฉ tu possa tentare Cristo, che in ciรฒ sarร esempio e maestro per gli altri. Te la do anche per perseguitare questa Donna, ma non potrai stendere la mano su di lei: voglio che Cristo e sua Madre non facciano eccezione in questo, ma che siano tentati da te come gli altriยป. Il serpente si rallegrรฒ per un simile permesso piรน che per l’altro che giร aveva di perseguitare il genere umano, anzi, per effettuarlo, si propose di impiegare maggior cura – come fece – che in qualsivoglia altra impresa; e non volle affidarla ad altro demonio, ma eseguirla da se stesso. Perciรฒ dice l’Evangelista:
128. Il dragoย si avventรฒ contro la donna, che aveva partorito il figlio maschio,ย perchรฉ col permesso avuto dal Signore mosse inaudita guerra e persecuzione contro colei che immaginava essere la Madre del Dio incarnato. Dirรฒ a suo tempo quale sorta di lotte e di combattimenti furono questi; per ora dichiaro solamente che furono grandi oltre ogni umano pensare. Non altrimenti fu mirabile il modo di resistervi e gloriosissimamente vincerli, poichรฉ si dice che alla Donna, per difendersi dal drago,ย furono date le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metร di un tempo.ย Alla Vergine santissima furono date queste due ali prima di entrare in questo combattimento, essendo stata prevenuta dal Signore con singolari doni e favori. Un’ala fu la scienza infusa di grandi misteri che le fu nuovamente data; l’altra fu una nuova e profondissima umiltร , come spiegherรฒ a suo tempo. Con queste due ali innalzรฒ il volo al Signore, luogo suo proprio, perchรฉ in lui solo era tutta la sua vita e il suo pensiero. Volรฒ come aquila reale, senza mai piegare il suo volo verso il nemico, essendo sola in questo volo, col vivere distaccata da ogni cosa terrena e creata, e sola col solo ed ultimo fine, che รจ la Divinitร . In questa solitudine fu nutrita con la manna dolcissima e l’alimento della grazia, delle parole divine e dei favori del braccio onnipotente. Per un tempo, due tempi: ebbe questo alimento per tutta la sua vita e in particolare nel tempo in cui affrontรฒ le maggiori battaglie con Lucifero, avendo allora ricevuto favori proporzionati e piรน grandi; s’intende inoltre l’eterna felicitร in cui furono premiate e coronate tutte le sue vittorie.
129.ย E la metร di un tempo lontano dal serpente.ย Questo mezzo tempo fu quello che la santissima Vergine trascorse libera dalla persecuzione del drago e senza vederlo, poichรฉ dopo averlo vinto nei combattimenti che ebbe con lui, per divina disposizione se ne stette, vittoriosa, completamente libera. Questo privilegio le fu concesso perchรฉ godesse della pace e quiete che si era ben meritata, risultando vincitrice del nemico, come dirรฒ in seguito. Tuttavia, per il tempo in cui durava ancora la persecuzione, dice l’Evangelista:
Allora il serpente vomitรฒ dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.ย Contro questa divina Signora, Lucifero impiegรฒ e indirizzรฒ tutta la sua malizia e le sue forze, perchรฉ, di quanti furono da lui tentati, nessuno gli importava tanto quanto la sola Maria santissima. Con l’impeto con cui corre la piena di un grande e spumoso torrente, cosรฌ e con maggior violenza uscivano dalla bocca del drago le imposture, le scelleratezze e le tentazioni contro di lei. Ma la terra la aiutรฒ, perchรฉ la terra del suo corpo e delle sue passioni non fu maledetta, nรฉ ebbe parte in quella sentenza di castigo che Dio ci inflisse in Adamo ed Eva, vale a dire che la nostra terra sarebbe stata maledetta e che, restando ferita nella natura col fomite del peccato che incessantemente ci punge e ci combatte, avrebbe prodotto spine anzichรฉ frutti. Di tale fomite il demonio si vale per rovinare gli uomini, poichรฉ, trovando dentro di noi queste armi tanto offensive contro noi medesimi, si approfitta delle nostre inclinazioni; cosรฌ, con lusinghe, allettamenti e inganni, ci attira dietro agli oggetti sensibili e terreni.
130. Al contrario di noi, Maria santissima, che fu terra santa e benedetta dal Signore senza esser toccata da fomite nรฉ da altro effetto del peccato, non potรฉ essere minacciata di pericolo da parte della terra; anzi, questa la favorรฌ con le sue inclinazioni ordinatissime, composte e soggette alla grazia. Cosรฌ aprรฌ la bocca ed inghiotti il torrente delle tentazioni che inutilmente il drago vomitava, perchรฉ non trovava in lei terreno favorevole n’รฉ disposizione al peccato, come accade negli altri figli di Adamo. In essi le passioni disordinate e terrene, anzichรฉ inghiottire questo fiume, concorrono a produrlo, perchรฉ le nostre passioni e la nostra natura corrotta si oppongono sempre alla ragione e alla virtรน. Di conseguenza, conoscendo il drago quanto fossero vani tutti i suoi attentati contro quella misteriosa donna, nel testo si dice:
131.ย Allora il drago si infuriรฒ contro la donna e se ne andรฒ a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesรน.ย Questo drago, superato gloriosamente in ogni cosa dalla Regina di tutto il creato e, assaggiando giร prima del tempo, con questo furioso tormento suo e di tutto l’inferno, la confusione che meritatamente lo attendeva, se ne andรฒ, deciso a muovere una guerra spietata contro le altre anime della progenie di Maria santissima, che sono i fedeli contrassegnati nel battesimo col sangue di Gesรน Cristo per custodire le sue testimonianze. Di fatto, vedendo che non potevano ottenere nulla contro Cristo nostro Signore e sua Madre, a maggior ragione tutta l’ira di Lucifero e dei suoi diavoli si rivolse contro la santa Chiesa e i suoi membri, di cui Cristo รจ capo. Specialmente, poi, e con ira tutta particolare, questo nemico fa guerra alle vergini di Cristo, affaticandosi per distruggere questa virtรน della castitร verginale, come semente eletta ed ereditร della castissima Vergine, madre dell’Agnello. Per questo si dice:
132.ย E si fermรฒ sulla spiaggia del mare.ย Questa indica la spregevole vanitร di questo mondo, della quale questo drago si sostenta, cibandosene come di fieno. Tali cose avvennero nel cielo e molte furono manifestate agli angeli nei decreti della divina volontร riguardanti i privilegi preparati per la Madre del Verbo, il quale in lei si sarebbe incarnato. Nella spiegazione di ciรฒ che appresi mi sono espressa con poche parole, perchรฉ la sovrabbondanza dei misteri fu tale che mi trovai sprovvista di termini adeguati per esprimeili.
CAPITOLO 11
Nella creazione di tutte le cose, l’Altissimo ebbe presente Cristo Signore nostro e la sua santissima Madre; elesse e favorรฌ il suo popolo rappresentando questi misteri.
ย
133. Nell’ottavo capitolo dei Proverbi la Sapienza dice di se stessa che era presente quando l’Altissimo disponeva tutte le cose, durante la creazione. Ho detto poco sopra che questa Sapienza รจ il Verbo incarnato, il quale, quando Dio pensava nella sua mente divina la creazione di tutto il mondo, era presente con la sua santissima Madre. In quell’istante, infatti, non vi era solo il Figlio coll’eterno Padre e lo Spirito Santo nell’unitร della divina natura, ma anche l’umanitร che doveva assumere era presente al primo posto di tutto il creato, prevista e ideata nella mente divina del Padre, in unione con l’umanitร della sua Madre santissima, che gli avrebbe dato la sua stessa carne. In queste due persone furono previste tutte le sue opere. Da ciรฒ l’Altissimo si sentiva come obbligato a non tener piรน conto, secondo il nostro modo di parlare, di tutto quello con cui il genere umano e gli angeli caduti avrebbero potuto disobbligarlo dal procedere alla creazione di tutto il rimanente del mondo e delle creature che stava facendo a servizio dell’uomo.
134. L’Altissimo guardava al suo Figlio unigenito fatto uomo e alla sua santissima Madre, come a modelli che egli aveva formato con la grandezza della sua sapienza e del suo potere per avvalersene come di originali, dei quali il genere umano sarebbe stato una copia. Voleva che tutti gli uomini, simili a queste due immagini della sua divinitร , fossero, mediante questi due esemplari, somiglianti a lui stesso. Creรฒ anche le cose materiali necessarie alla vita umana; fece ciรฒ con molta saggezza affinchรฉ alcune servissero anche da simboli per rappresentare, in qualche modo, le due santissime persone di Cristo e Maria, che esse dovevano servire e ai quali Dio mirava principalmente. Con questa intenzione egli fece i due grandi luminari del cielo, il sole e la luna affinchรฉ, dividendo il giorno dalla notte, rappresentassero il sole di giustizia, Cristo Gesรน, e la sua santissima Madre, bella come la luna, che separano il giorno della grazia dalla notte del peccato. Il sole rischiara la luna ed entrambi illuminano tutte le altre creature, dal firmamento fino all’estremitร dell’universo.
135. Creรฒ e perfezionรฒ anche le altre cose, perchรฉ dovevano servire a Cristo e a Maria santissima e, grazie a loro, agli altri uomini. Prima di crearli dal niente, imbandรฌ una mensa gustosissima, abbondante, sicura e memorabile, molto piรน di quella di Assuero. Li voleva creare per sua delizia e per invitarli alla conoscenza del suo amore. Come cortese e generoso Signore, desiderava che il convitato non dovesse attendere, che fosse un tutt’uno l’essere creato e il ritrovarsi assiso alla mensa della divina conoscenza e dell’amore, affinchรฉ non ritardasse in ciรฒ che piรน gli doveva interessare, cioรจ riconoscere e lodare il suo onnipotente Creatore.
136. Nel sesto giorno della creazione formรฒ e creรฒ Adamo, uomo di quasi trentatrรฉ anni, etร pari a quella che Cristo, nostro bene, avrebbe avuto alla sua morte; lo fece tanto somigliante alla sua santissima Umanitร che nel corpo a fatica si sarebbe distinto, e anche nell’anima lo fece simile a lui. Da Adamo, poi, formรฒ Eva cosรฌ simile alla Vergine che la imitava in tutte le sue fattezze e nella persona. Il Signore, con sommo gradimento e benevolenza, guardava a questi due ritratti degli originali, che voleva creare a suo tempo, e in vista di quelli diede loro molte benedizioni, felice d’intrattenersi con essi e coi loro discendenti, fino a quando fosse arrivato il giorno della formazione di Cristo e di Maria.
137. Purtroppo il felice stato in cui Dio aveva creato i due progenitori del genere umano durรฒ molto poco: l’invidia del serpente, che spiava la loro creazione, subito si risvegliรฒ contro di loro, anche se non potรฉ vedere la formazione di Adamo e di Eva, come invece vide tutte le altre cose nel momento in cui furono create. In veritร il Signore non volle manifestargli l’opera della creazione dell’uomo, nรฉ la formazione di Eva dalla costola, anzi gliele tenne nascoste fino a quando ne completรฒ l’opera. Il demonio vide l’ammirabile disposizione dell’umana natura sopra tutti gli altri esseri creati e la bellezza delle anime, nonchรฉ la leggiadria dei corpi di Adamo e di Eva. Appena si accorse di ciรฒ e conobbe che il Signore li guardava con paterno amore e che li aveva fatti padroni e signori di tutto il creato lasciando loro la speranza della vita eterna, la sua ira, giร grande, infuriรฒ a dismisura. Non c’รจ lingua che possa esprimere la furia e i movimenti rapidi e improvvisi di quella bestia feroce, aizzata dalla sua invidia, per togliere loro la vita. E, come un leone, l’avrebbe fatto in quell’istante, se non avesse conosciuto che una forza ben piรน grande lo tratteneva. Macchinava, perรฒ, e s’ingegnava per trovare il modo di sbalzarli dalla grazia dell’Altissimo affinchรฉ si ribellassero a lui.
138. Qui Lucifero prese un abbaglio: come il Signore da principio gli manifestรฒ che il Verbo si sarebbe fatto uomo nel grembo di Maria santissima, ma non gli svelรฒ nรฉ dove nรฉ quando, cosรฌ ora, per la stessa ragione – affinchรฉ egli cominciasse ad avvertire l’ignoranza del mistero e del tempo dell’incarnazione – gli nascondeva il modo della creazione di Adamo e della formazione di Eva. Ne seguรฌ che, avendo volto principalmente l’ira e l’attenzione contro Cristo e Maria, ebbe il sospetto che probabilmente Adamo fosse venuto da Eva e questa fosse la Madre e quegli il Verbo incarnato. Sentendo che una forza divina lo tratteneva perchรฉ non li facesse morire, in lui cresceva sempre piรน questo sospetto. Avendo conosciuto i comandi che Dio impose loro – i quali non gli rimasero occulti perchรฉ udรฌ il discorso che fece ad Adamo ed Eva – si spense a poco a poco il dubbio, anche perchรฉ, mentre ascoltava, investigรฒ l’indole dei due progenitori. Cosรฌ cominciรฒ fin d’allora, come leone famelico, a circuirli cercando la porta d’entrata delle inclinazioni che via via veniva a conoscere in ciascuno di loro. Fino a quando non si fu disingannato completamente, oscillava tra l’ira contro Cristo e Maria, e il timore di esserne vinto. Quello che soprattutto lo spaventava, era il disonore che gli sarebbe toccato, se chi l’avesse vinto fosse stata la Regina del cielo: non Dio, ma una semplice creatura.
139. Riflettendo dunque sul precetto che Adamo ed Eva avevano ricevuto, iniziรฒ a tentarli armandosi dell’inganno, contrastando, con tutta la sua forza, la divina volontร . Ma non assalรฌ prima l’uomo, bensรฌ la donna, sia perchรฉ la conobbe d’indole piรน delicata e piรน debole, sia perchรฉ andando contro di lei era piรน sicuro che ella non fosse il Cristo, sia infine perchรฉ contro di lei, dopo quel segno che aveva visto nel cielo e la minaccia che Dio gli aveva fatto a riguardo di quella donna, nutriva somma indignazione. Tutto questo lo spinse ad assalire prima Eva di Adamo. La predispose suggerendole molte immaginazioni e molti pensieri travolgenti e disordinati, affinchรฉ si ritrovasse molto turbata. Siccome in un’altra parte ho scritto giร riguardo a questo, non mi dilungherรฒ nel descrivere quanto violentemente e inumanamente la tentรฒ. Per il mio scopo basta sapere ciรฒ che dicono le sacre Scritture, e cioรจ che prese la forma di serpente, con la quale parlรฒ ad Eva, che iniziรฒ quella conversazione che non avrebbe dovuto tenere. Cosรฌ dall’ascoltarlo passรฒ a rispondergli e a credergli; di qui, poi, ad infrangere il comando che le era stato ordinato; e infine a persuadere il marito che lo infrangesse anche lui a danno suo e di tutti, perdendo cosรฌ, loro e noi, il felice stato in cui l’Altissimo ci aveva posti.
140. Quando Lucifero vide la caduta di entrambi e come la bellezza interiore della grazia e della giustizia originali si erano convertite nella bruttezza del peccato, furono incredibili la pomposa vanagloria e il trionfo che mostrรฒ ai suoi demoni. Ben presto, perรฒ, li dovette perdere, quando seppe che, contrariamente ai suoi desideri, l’amore divino si era dimostrato pietoso e misericordioso verso di loro lasciando spazio alla penitenza, oltre che alla speranza del perdono e della grazia, se si fossero disposti ad accoglierli con dolore e contrizione. Anzi, quando Lucifero conobbe che la bellezza della grazia e dell’amicizia di Dio veniva restituita loro, nuovamente tornรฒ a turbare tutto l’inferno vedendo gli effetti del pentimento. Il suo cruccio aumentรฒ ancor piรน quando udรฌ la sentenza che Dio decretava contro i rei tra i quali anch’egli era compreso; sopra ogni cosa lo tormentรฒ sentir ripetere che la donna gli avrebbe schiacciato la testa, minaccia che aveva giร udito in cielo.
141. Dopo il peccato si moltiplicarono i figli di Eva. Si fece, cosรฌ, la distinzione dei buoni e dei rei, degli eletti e dei reprobi, dei seguaci di Cristo nostro redentore e maestro e di quelli di Satana. Gli eletti seguono il loro capo con la fede, l’umiltร , la caritร , la pazienza e con tutte le virtรน; per conseguire il trionfo, sono assistiti, aiutati e abbelliti dalla grazia divina e dai doni che lo stesso Signore e riparatore di tutti meritรฒ loro. I reprobi, invece, senza ricevere questi benefici e favori dal loro falso condottiero e senza volere altro premio all’infuori della pena e della confusione eterna dell’inferno, lo seguono con la superbia, la presunzione, l’ambizione, le immoralitร e le malvagitร introdotte dal padre della menzogna e autore del peccato.
142. Nonostante ciรฒ l’ineffabile benignitร dell’Altissimo diede loro la sua benedizione, affinchรฉ, in essa, la stirpe umana crescesse e si moltiplicasse. La sua altissima provvidenza permise che il primo parto di Eva portasse le primizie del peccato nell’ingiusto Caino, mentre il secondo parto indicasse, nell’innocente Abele, il riparatore del peccato, Cristo nostro Signore. Cominciรฒ cosรฌ a presentarlo contemporaneamente come figura e come modello da imitare, affinchรฉ, nel primo giusto, si desse inizio alla legge di Cristo e al suo insegnamento, di cui tutti gli altri dovevano essere discepoli in forza della giustizia, anche quando fossero perseguitati ed oppressi dai peccatori, dai reprobi e dai loro stessi fratelli. Per questo si ebbe in Abele la prima prova della pazienza, dell’umiltร e della mansuetudine; in Caino, invece, dell’invidia e di tutte le altre malvagitร a beneficio del giusto e a perdizione di se stesso, per il trionfo del cattivo e la sofferenza del buono. Con questi spettacoli si diede il via agli altri che, successivamente, avrebbe rappresentato il mondo, formato dalle due cittร : Gerusalemme per i giusti e Babilonia per i reprobi, ciascuno con il proprio capo e il proprio condottiero.
143. L’Altissimo volle che, nella peculiaritร della creazione, il primo Adamo fosse figura del secondo. Come prima di Adamo creรฒ ed ordinรฒ il regno di tutte le creature delle quali lo fece signore e capo, cosรฌ, prima di inviare il suo Unigenito, lasciรฒ passare molti secoli, affinchรฉ egli trovasse, nella moltiplicazione del genere umano, un popolo di cui essere capo, maestro e vero re, senza che rimanesse un solo momento privo di regno e di vassalli. Questa doveva essere la meravigliosa armonia disposta dalla divina Sapienza, cioรจ che fosse ultimo nell’esecuzione ciรฒ che era primo nell’intenzione.
144. Avvicinandosi per il mondo il momento in cui il Verbo doveva discendere dal seno dell’eterno Padre per vestire la nostra mortalitร , elesse e predispose un popolo scelto e nobilissimo, il piรน ammirabile che prima e dopo si sia mai visto. In esso, poi, designรฒ una stirpe illustre e santa, dalla quale il Figlio di Dio potesse discendere secondo la carne. Io non mi soffermo a riferire la genealogia di Cristo Signore nostro, perchรฉ non รจ necessario dal momento che รจ giร stata riportata dai santi Evangelisti. Dico solo, a lode dell’Altissimo, che in molte occasioni mi ha mostrato, in vari tempi, il suo incomparabile amore per questo popolo, i favori che operรฒ in esso, nonchรฉ i sacri misteri che in tali benefici erano racchiusi e che poi furono manifestati nella santa Chiesa, senza che mai abbia preso sonno il custode d’Israele.
145. Diede Profeti e santi Patriarchi i quali, con immagini simboliche e profezie, ci preannunciarono, da lontano, quello che ora felicemente possediamo, affinchรฉ li veneriamo per il loro apprezzamento della legge di grazia e per come la sospirarono e domandarono. Dio manifestรฒ a questo popolo il suo essere immutabile attraverso molte rivelazioni, ed esso lo manifestรฒ a noi per mezzo delle sante Scritture, racchiudendovi immensi misteri, ai quali potessimo pervenire attraverso la fede. Il Verbo incarnato li compรฌ e li rese tutti credibili, lasciando cosรฌ alla sua Chiesa la dottrina sicura e l’alimento spirituale delle divine Scritture. Quantunque i profeti e i giusti di quel popolo non abbiano potuto gioire di vedere con i propri occhi Cristo, il Signore non fu meno generoso con loro, manifestandosi in profezie e suscitandone l’affetto; affinchรฉ sollecitassero la sua venuta e domandassero la redenzione di tutto il genere umano. La sintonia, l’armonia di tutte queste profezie, di tutti questi misteri e sospiri degli antichi Padri, erano per l’Altissimo come un soavissimo concerto che risuonava nell’intimo del suo petto, con cui, secondo il nostro modo d’intendere, ingannava il tempo, o forse lo accelerava, nell’attesa di discendere a dialogare con gli uomini.
146. Per non intrattenermi troppo su quanto il Signore, a proposito di questo, mi ha fatto conoscere, e per giungere presto a quello che desidero raccontare riguardo ai preparativi che il Signore fece per inviare nel mondo il Verbo incarnato e la sua santissima Madre, li accennerรฒ succintamente secondo l’ordine delle divine Scritture. Il libro della Genesi contiene ciรฒ che riguarda l’esordio e la creazione del mondo a favore del genere umano, la divisione delle terre e delle nazioni, il castigo e la restaurazione, la confusione delle lingue, l’origine del popolo eletto, la sua discesa in Egitto, insieme a molti altri e grandi misteri che Dio rivelรฒ a Mosรจ, per farci conoscere l’amore e la giustizia che fin da principio mostrรฒ agli uomini al fine di attirarli alla sua conoscenza e al suo servizio e manifestare quello che aveva fissato di fare per l’avvenire.
147. L’Esodo contiene ciรฒ che successe in Egitto al popolo eletto, le piaghe ed i castighi che Dio inviรฒ per riscattarlo misteriosamente, l’uscita e il passaggio del Mar Rosso, la legge scritta data con tanti accorgimenti e tante meraviglie, molti altri misteri che Dio realizzรฒ per il suo popolo, affliggendo ora i suoi nemici ora il popolo stesso, castigando gli uni come giudice severo e correggendo gli altri come padre amantissimo, insegnando a riconoscere il beneficio nelle avversitร . Grandi meraviglie fece con la verga di Mosรจ, che prefigurรฒ la croce sulla quale il Verbo incarnato sarebbe stato sacrificato come agnello, rimedio per gli uni e rovina per gli altri; fu figura della croce anche il Mar Rosso, che difese il popolo con muri di acque, e annegรฒ, con le stesse, gli egiziani. Con questi misteri Dio tesseva la vita dei santi, ora di allegrezza, ora di pianto, ora di sofferenza, ora di sollievo e copiava tutto, con infinita sapienza e attenzione, dalla vita e dalla morte futura di Cristo Signore nostro.
148. Nel Levitico si descrivono e stabiliscono molti sacrifici con riti legittimi per placare Dio; essi preannunciavano l’Agnello che si sarebbe sacrificato per tutti, gli stessi che poi anche noi avremmo immolato a sua divina Maestร , non piรน simbolicamente, ma realmente. Si descrivono anche le vesti di Aronne che fu figura di Cristo, benchรฉ quest’ultimo non fosse sacerdote secondo l’ordine inferiore di Aronne, bensรฌ al modo di Melchisedek.
149. I Numeri contengono il cammino nel deserto, prefigurando quello che Dio avrebbe operato nella Chiesa con il suo Unigenito, con la sua santissima Madre e con gli altri giusti che, in diversi modi, sono rappresentati nei fatti della colonna di fuoco, della manna, della pietra da cui zampillรฒ acqua. Contengono anche altri grandi misteri e racchiudono quelli che si riferiscono all’aritmetica, essendoci dei segreti molto profondi.
150. Il Deuteronomio รจ come una seconda legge, non diversa dalla prima, bensรฌ ripetuta in modo differente e piรน rappresentativa di quella evangelica. Per il fatto che, per gli occulti giudizi di Dio e per ragioni di convenienza conosciute dalla sua divina sapienza, si doveva ritardare l’incarnazione del Verbo, l’Altissimo rinnovava e ordinava leggi piรน somiglianti a quella che avrebbe poi stabilita per mezzo del suo Figlio unigenito.
151. Giosuรจ introduce il popolo di Dio nella terra promessa e gliela assegna oltre il Giordano, operando grandi prodigi, come evidente figura del Redentore, sia per il nome che per le opere. Simboleggia la distruzione dei regni in possesso al demonio, nonchรฉ la separazione e divisione dei buoni e dei cattivi che si farร nell’ultimo giorno.
152. Dopo Giosuรจ, avendo giร il popolo preso possesso della terra promessa e desiderata, che in primo luogo e propriamente significa la Chiesa acquistata da Gesรน Cristo con il prezzo del suo sangue, vengono i Giudici, dai quali prende nome l’omonimo libro. Questi furono mandati da Dio per governare il suo popolo che, per i suoi continui peccati e la sua idolatria, subiva guerre da parte dei Filistei e degli altri nemici suoi vicini. Dio difendeva e liberava Israele quando ritornava a lui con la penitenza e la conversione. In questo libro si racconta quello che fece Debora, giudicando il popolo e liberandolo da una grande oppressione, e quello che fece Giaรจle, la quale collaborรฒ per la vittoria. Furono donne entrambe forti e valorose. Tutte queste storie sono evidente figura e testimonianza di ciรฒ che avviene nella Chiesa.
153. Finito il tempo dei Giudici, Israele domandรฒ i re, perchรฉ voleva essere governato come le altre nazioni. Anche i libri dei Re racchiudono grandi misteri sulla venuta del Messia. La morte del sacerdote Eli e del re Saul indica l’aspro giudizio sulla legge antica. Sadok e Davide raffigurano il nuovo regno, il sacerdozio di Cristo e la Chiesa che in rapporto alla totalitร degli uomini racchiude in sรฉ solo un piccolo numero. Gli altri re d’Israele e di Giuda, come le ripetute prigionie, rappresentano altri grandi misteri della santa Chiesa.
154. Vi fu a quei tempi il pazientissimo Giobbe. Tutte le sue parole rimandano a misteri riguardanti la vita di Cristo, la risurrezione dei morti, il giudizio ultimo di ciascuno, la forza e l’astuzia del diavolo. Dio pose Giobbe, in primo luogo, come esempio di pazienza per i mortali, affinchรฉ tutti apprendessimo da lui come sopportare le fatiche. Noi sappiamo come รจ avvenuta la morte di Cristo, ma ci fu giร un santo che, pur vedendolo da lontano, lo imitรฒ con tanta pazienza.
155. Nei numerosi e grandi Profeti, che Dio inviรฒ al suo popolo al tempo dei re, quando maggiore era il bisogno, si trovano molti misteri che l’Altissimo non tralasciรฒ di rivelare e dichiarare loro perchรฉ riguardano la venuta del Messia e la sua legge. Lo stesso fece, ancora prima, con gli antichi Padri e i Patriarchi. Ciรฒ serviva a mostrare continuamente la figura del Verbo incarnato e a preparargli il popolo e la legge che doveva insegnare.
156. Abbondanti e copiose facoltร diede ai tre grandi patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe, perchรฉ lo si chiamasse Dio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe. Egli volle onorarsi di questo nome per dare onore agli stessi Patriarchi, manifestando la loro dignitร e le loro eccellenti virtรน, oltre i segreti che aveva loro confidato perchรฉ gli dessero un nome cosรฌ onorevole. Ad Abramo, per rappresentare dal vivo ciรฒ che l’eterno Padre avrebbe operato con il suo Unigenito, chiese di sacrificare Isacco. Mentre l’obbediente padre stava per attuare il sacrificio, il Signore, come glielo aveva comandato, cosรฌ glielo impedรฌ, affinchรฉ la messa in opera di quest’azione cosรฌ eroica fosse riservata al Padre eterno, che avrebbe sacrificato concretamente il suo Unigenito. Egli volle dimostrare, con il gesto di Abramo, che l’amore per Dio deve essere piรน forte della morte. Non era conveniente, tra l’altro, che una figura tanto espressiva restasse incompiuta, per cui Abramo sacrificรฒ un ariete, immagine dell’Agnello che doveva togliere i peccati del mondo.
157. A Giacobbe fece vedere quella misteriosa scala densa di significati occulti, dei quali il piรน grande rappresentava il Verbo fatto uomo, nostra via e scala che conduce al Padre. Per suo tramite la divina Maestร discese tra noi. Per suo mezzo gli angeli, che c’illuminano e custodiscono, ascendono e discendono, conducendoci con le loro mani, affinchรฉ le pietre dell’errore, delle eresie e dei vizi non siano di inciampo nel cammino della vita. In mezzo a tali pietre saliamo questa scala con la fede e la speranza della santa Chiesa, la casa di Dio, che altro non รจ se non la porta del cielo e la santitร .
158. A Mosรจ, per renderlo superiore al faraone e capo del suo popolo, mostrรฒ quel mistico roveto che ardeva senza bruciare, simbolo profetico della Divinitร celata dalla nostra umanitร , senza che quest’ultima intacchi il divino, nรฉ il divino consumi l’umano. Il roveto rappresentava anche la verginitร della Madre del Verbo, non solo nel corpo, ma anche nell’anima mai macchiata, che, pur discendendo da Adamo, non fu intaccata dalla colpa originale.
159. Davide, con la grandezza del suo cuore, cantรฒ le misericordie dell’Altissimo includendo nei suoi salmi tutti i doni di Dio e i misteri, non solo della legge di grazia, ma anche di quella scritta e di quella naturale; non tacque le testimonianze, i giudizi, e le opere dell’Altissimo che teneva salde nel suo cuore per meditarle giorno e notte. Perdonando gli oltraggi, volle rappresentare colui che avrebbe perdonato i nostri; cosรฌ gli furono fatte le promesse piรน chiare e certe della venuta del Redentore nel mondo.
160. Salomone, re pacifico, e per questo figura del vero re, diffuse, come un fiume, la sua grande sapienza, per manifestare, con diverse forme di componimenti, i misteri e le grazie di Cristo, specialmente nella metafora del Cantico dei Cantici, dove racchiuse gli arcani del Verbo incarnato, della sua santissima Madre, della Chiesa e dei fedeli. Lasciรฒ anche degli insegnamenti morali, che costituiscono la fonte alla quale molti altri scrittori attinsero le acque della veritร e della vita.
161. Chi potrร apprezzare degnamente il beneficio di Dio, il quale ci donรฒ, tramite il suo popolo, l’illustre schiera dei santi Profeti, nei quali l’eterna Sapienza versรฒ abbondantemente la grazia della profezia, illuminando la Chiesa con tante luci, che da cosรฌ lontano ci preannunciassero il sole di giustizia e i raggi che doveva espandere nella legge di grazia con le sue opere? Isaia e Geremia, i due grandi profeti, furono eletti per diffondere in modo sublime i misteri dell’incarnazione del Verbo, la sua nascita, la sua vita e la sua morte. Isaia ci promise che una vergine avrebbe concepito e partorito un figlio, che si sarebbe chiamato Emmanuele, e che un bambino sarebbe nato per noi e avrebbe portato sulle sue spalle il segno della sovranitร . Ci annunziรฒ anche il resto della vita di Cristo, con tanta chiarezza, che la sua profezia sembrรฒ un Vangelo. Geremia profetizzรฒ una meraviglia nuova: una donna avrebbe portato nel suo grembo un uomo perfetto che poteva solo essere il Cristo, vero Dio e vero uomo. Annunziรฒ la sua venuta, la sua passione, gli oltraggi che avrebbe subito e la sua morte. Rimango stupita e meravigliata considerando questi profeti. Isaia chiede che, dalla pietra del deserto al monte della figlia di Sion, Dio mandi l’Agnello dominatore della terra; questo agnello, che รจ il Verbo incarnato, come Divinitร stava nel deserto del cielo dove non vi erano uomini. Lo chiama anche pietra per il riposo, per la fermezza e per la quiete eterna che gode. Il monte, dal quale chiede che venga, รจ misticamente la Chiesa nella quale Maria santissima, figlia della visione di pace, รจ Sion. Il Profeta la pone al centro affinchรฉ il Padre invii l’agnello, suo unigenito Figlio. In tutto il resto del genere umano, nessuno lo puรฒ vincolare a fare ciรฒ come tale Madre, che a questo divino agnello deve offrire il corpo per la sua santissima umanitร . Questo contiene quella dolcissima preghiera e profezia.
162. Anche Ezechiele vide la vergine Madre come figura o metafora di quella porta chiusa, che solo per il Dio d’Israele si sarebbe aperta e nessun altro uomo sarebbe passato per essa . Abacuc contemplรฒ Cristo Signore nostro in croce e con profonde parole profetizzรฒ i misteri della redenzione, gli ammirabili effetti della passione e morte del Redentore. Gioele descrive la terra delle dodici tribรน, figura degli Apostoli, che dovevano essere a capo di tutti i figli della Chiesa. Preannunciรฒ anche la discesa dello Spirito Santo sui servi e le serve dell’Altissimo, specificando il tempo della venuta e della vita di Cristo. Anche tutti gli altri Profeti, ciascuno nei propri messaggi, lo annunciarono, perchรฉ l’Altissimo volle che tutto fosse detto, profetizzato e prefigurato abbondantemente da lontano, cosรฌ che tutte queste ammirabili opere potessero testimoniare il suo amore e la sua sollecitudine per gli uomini, nonchรฉ le grazie di cui arricchiva la sua Chiesa, e biasimare la nostra tiepidezza e indifferenza. Gli antichi Padri e Profeti s’infiammarono d’amore solo nell’ombra e nella figura, cantando lode e gloria a Dio; noi invece, che possediamo la realtร e il giorno della grazia, rimaniamo sepolti nell’oblio di tanti benefici; abbandonando la luce, preferiamo le tenebre.
CAPITOLO 12
Con lo sviluppo del genere umano si moltiplicarono sia le preghiere dei giusti per la venuta del Messia sia i peccati. In questa notte dell’antica legge Dio mandรฒ nel mondo due luci che annunziassero la legge di grazia.
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163. Mentre aumentava di gran numero la discendenza e la stirpe di Adamo, si moltiplicavano i giusti e gli ingiusti, le preghiere dei santi per il Redentore e i delitti dei peccatori immeritevoli di questo beneficio. Il popolo di Dio e la gloria del Verbo che doveva incarnarsi erano giร deliberati e la divina volontร operava per la venuta del Messia. Il regno del peccato, nei figli della perdizione, aveva esteso la sua malizia quasi completamente, ma era giunto il tempo opportuno del rimedio. Erano aumentati la gloria e i meriti dei giusti: i Profeti e i santi Padri, illuminati dalla luce divina, ravvisavano la salvezza e la presenza del loro Redentore. Per questo moltiplicavano le loro preghiere, chiedendo a Dio che finalmente si adempissero le profezie e le promesse fatte al suo popolo. Al trono della divina misericordia mostravano la tediosa e lunga notte trascorsa nelle tenebre del peccato dopo la creazione del primo uomo, oltre alla cecitร causata dall’idolatria in cui era sprofondato tutto il resto del genere umano.
164. L’antico serpente aveva contagiato tutta la terra e sembrava godere tranquillamente del possesso degli esseri umani. Gli uomini, allontanando lo sguardo dalla luce della stessa ragione naturale o da quella derivante dall’antica legge scritta, invece di cercare il Dio vero, se ne creavano molti falsi, ciascuno a proprio gusto, senza accorgersi di quanto la confusione di tante divinitร ripugnava alla perfezione, all’ordine, alla quiete. Questi errori erano diventati un tutt’uno con la malizia, l’ignoranza e la dimenticanza del Dio vero e nessuno rifletteva sull’infermitร e sul torpore mortale che si pativa nel mondo, tanto che neppure i poveri afflitti supplicavano per chiedere rimedio a tutto ciรฒ. Regnava la superbia, il numero degli stolti era incalcolabile e l’arroganza di Lucifero pretendeva di ingoiare le acque pure del Giordano.
A causa di queste ingiurie, Dio si vedeva piรน offeso e meno legato agli uomini, e la giustizia, sua prerogativa, avvallava i motivi per cui annientare tutto il creato facendolo ritornare al suo antico non essere.
165. Allora l’Altissimo, parlando in termini umani, si ricordรฒ della sua misericordia: inclinando il piatto della bilancia della sua incomprensibile giustizia con la legge della clemenza, volle dare maggior peso alla sua bontร , alle suppliche e alle opere dei giusti e dei Profeti del suo popolo, che alla malvagitร e alle offese di tutto il resto dei peccatori. Cosรฌ in quella ingrata e noiosa notte della legge antica deliberรฒ di dare sicure garanzie col giorno della grazia, inviando nel mondo due fulgide luci che annunciassero lo splendore, giร vicino, del sole di giustizia, Cristo nostra salvezza. Queste furono san Gioacchino e sant’Anna, pensati e creati dalla divina volontร affinchรฉ fossero secondo il suo cuore. San Gioacchino aveva una casa, una famiglia e dei parenti a Nazaret, cittร della Galilea. Egli fu sempre uomo giusto e santo, illuminato con particolare grazia e luce. Comprendeva molti misteri delle Scritture e degli antichi Profeti; con incessante e fervorosa preghiera chiedeva a Dio l’adempimento delle sue promesse. La sua fede e la sua caritร penetravano i cieli. Era uomo molto umile e puro, di santa condotta e grande sinceritร , ma assai forte e severo, di incomparabile dignitร e onestร .
166. Sant’Anna aveva la sua casa a Betlemme. Era una giovane innocente, umile e bella, e, fin dalla sua fanciullezza, santa, composta e ricolma di ogni virtรน. Godeva di grandi e continue mamfestazioni dell’Altissimo e abbandonava il suo cuore alla contemplazione. Era, nello stesso tempo, orante e laboriosa, cosรฌ che giunse alla pienezza della perfezione delle due forme di vita: attiva e contemplativa. Conosceva le divine Scritture per scienza infusa, comprendendo profondamente i loro misteri nascosti; fu. anche incomparabile nelle virtรน della fede, della speranza e della caritร . Favorita da questi doni, pregava incessantemente per la venuta del Messia e le sue preghiere furono accette al Signore, tanto che, in modo singolare, egli le rispose che gli aveva rapito il cuore. Con ciรฒ รจ fuori dubbio che i meriti di sant’Anna, tra i santi dell’Antico Testamento, furono determinanti per accelerare la venuta del Verbo.
167. Questa donna pregรฒ con grande fervore affinchรฉ l’Altissimo le desse uno sposo che la aiutasse nell’osservanza della divina legge per essere perfetta nell’adempimento dei suoi precetti. Nel momento in cui sant’Anna chiedeva questo al Signore, egli dispose che anche san Gioacchino facesse la stessa preghiera, cosicchรฉ queste due richieste fossero presentate al tribunale della beatissima Trinitร , dove furono ascoltate ed esaudite. Per ordine divino si stabilรฌ che Gioacchino ed Anna si sposassero e fossero i genitori di colei che doveva essere la Madre di Dio. Fu inviato l’arcangelo Gabriele affinchรฉ manifestasse ad entrambi la volontร divina. A sant’Anna apparve corporalmente, mentre pregava con grande fervore, chiedendo la venuta del Salvatore del mondo e la liberazione degli uomini. Ella vide l’angelo d’immensa bellezza e fulgore, tanto che causรฒ in lei timore e tremore con gioia interiore e luce dello spirito. Sant’Anna si prostrรฒ con profonda umiltร in rispetto al messaggero del cielo, ma egli la trattenne e la confortรฒ, perchรฉ doveva generare l’arca della vera manna, Maria santissima, Madre del Verbo eterno. L’arcangelo Gabriele, quando fu inviato a portare questo annuncio, conosceva giร il mistero del Signore e la grazia in esso contenuta, benchรฉ gli altri angeli del cielo lo ignorassero, perchรฉ solo a lui fu fatta questa rivelazione direttamente dal Signore. Non rivelรฒ, perรฒ, completamente, a sant’Anna questo grande mistero, ma le chiese attenzione dicendole:
ยซL’Altissimo ti benedica, o sua serva, e sia la tua salvezza. Dio ha udito le tue preghiere e desidera che tu perseveri in esse chiedendo la venuta dei Salvatore. ร suo volere, anche, che tu prenda come sposo Gioacchino, uomo retto di cuore e gradito ai suoi occhi; con lui potrai perseverare nell’osservanza della legge divina e nel suo servizio. Continua le tue preghiere e suppliche, senz’altra preoccupazione, perchรฉ il Signore stesso disporrร poi come avverrร tutto questo. Tu intanto cammina per i retti sentieri della giustizia: il tuo cuore sia sempre rivolto al cielo e rimani in attesa della venuta del Messia; rallegrati nel Signore che รจ la tua salvezzaยป. Detto ciรฒ, l’angelo si sottrasse alla sua vista lasciandola nella luce di molti misteri delle Scritture, confortata e rinnovata nello spirito.
168. A Gioacchino l’angelo non apparve e non parlรฒ di persona come a sant’Anna, ma l’uomo di Dio udรฌ in sogno queste parole: ยซGioacchino, sii benedetto dalla divina destra dell’Altissimo, persevera nei tuoi desideri, vivi con rettitudine e cammina verso la perfezione. Il Signore vuole che tu prenda come tua sposa Anna, alla quale egli ha dato la sua benedizione. Abbi cura di lei, stimala come pegno dell’Altissimo e ringrazialo per averla affidata a teยป. Dopo questo fatto Gioacchino chiese immediatamente in sposa la giovane Anna. Uniti in matrimonio, ubbidirono alla disposizione divina, senza che l’uno manifestasse all’altra il segreto se non dopo che furono trascorsi alcuni anni; ma di questo parlerรฒ in seguito. I due santi sposi vissero a Nazaret procedendo custoditi dal Signore. Le loro opere furono pienezza di virtรน perchรฉ compiute con rettitudine e sinceritร ; per questo si resero assai graditi e accetti all’Altissimo senza timore. Dei guadagni e dei profitti dei loro averi ogni anno facevano tre parti. La prima era l’offerta per il Signore nel tempio di Gerusalemme, la seconda veniva distribuita ai poveri, la terza serviva per il mantenimento della vita familiare. Dio accresceva loro i beni temporali, perchรฉ li distribuivano con tanta generositร e caritร .
169. Essi vivevano senza violare la pace, nella concordia, senza accuse e litigi di sorta. Anna, donna umile, era in tutto soggetta e abbandonata alla volontร di Gioacchino; l’uomo di Dio, da parte sua, imitando devotamente l’umiltร della sua sposa, si preoccupava di prevenire e indovinare le sue intenzioni e, confidando in lei, non fu mai deluso. Vissero in perfetto amore tanto che in tutta la loro vita non ebbero mai un dissenso, poichรฉ vollero sempre venirsi incontro nei loro desideri. Poichรฉ erano uniti nel nome del Signore, l’Altissimo stava in mezzo a loro con il suo amore premuroso. San Gioacchino poi adempรฌ il comandamento dell’angelo di rispettare la sua sposa e di avere cura di lei.
170. Il Signore favorรฌ sant’Anna con larghe benedizioni, concedendole dei doni altissimi di grazia e di scienza infusa che la disponessero alla felice sorte che l’attendeva, cioรจ esser madre della Madre di Dio. Essendo le opere dell’Altissimo compiutamente perfette, fu conseguente il fatto che egli la rendesse degna di diventare la madre di quella creatura che, in purezza e santitร , doveva essere superiore a tutto il creato e inferiore solo a Dio.
171. Questi santi coniugi trascorsero venti anni senza poter avere figli, cosa che, a quel tempo e secondo la cultura di quel popolo, era considerata una sventura. Da parte dei vicini e conoscenti dovettero patire vergogna e disprezzo, considerandosi esclusi dal partecipare alla venuta del Messia che speravano. Ma l’Altissimo, che permise questa umiliazione come prova per predisporli alla grazia che aveva preparato, concesse loro pazienza e fedeltร , affinchรฉ seminassero, con lacrime e preghiere, il felice frutto che avrebbero poi raccolto. Fecero grandi suppliche dal profondo del loro cuore, secondo quanto era stato loro comandato dall’alto; al Signore espressero il voto che, se avesse dato loro dei figli, avrebbero consacrato al suo servizio, nel tempio, il frutto della benedizione ricevuta.
172. Questo voto fu espletato sotto uno speciale impulso dello Spirito Santo. Cosรฌ egli dispose che colei la quale doveva essere la dimora dell’unigenito Figlio di Dio, prima ancora di essere concepita, fosse offerta e affidata dai suoi genitori allo stesso Signore. Se loro prima di conoscerla e crescerla non si fossero impegnati con speciale voto di offrirla al tempio, notando poi la sua amabilitร e dolcezza, non avrebbero potuto espletarlo con tanta sollecitudine per il grande amore che le avrebbero portato. A nostro modo di intendere, fu grazie a questo voto che il Signore placรฒ la sua gelosia dovuta al fatto che la sua Madre santissima sarebbe nata da altri, consolandosi, in vista di tale offerta, nell’attesa di crearla.
173. Per un anno intero, da quando il Signore comandรฒ loro di invocarlo, perseverarono con appassionate preghiere, finchรฉ avvenne che san Gioacchino, per ispirazione divina, andรฒ al tempio di Gerusalemme per offrire suppliche e sacrifici per la venuta del Messia e perchรฉ venissero esauditi i suoi desideri. Trovandosi l’anziano e venerabile Gioacchino con altri del suo popolo ad offrire i soliti doni e le offerte dinanzi al sommo sacerdote, Isaccar, altro ministro del culto di rango inferiore, lo riprese aspramente, perchรฉ, essendo sterile, faceva la sua offerta insieme agli altri. Tra le altre cose gli disse:
ยซTu, o Gioacchino, cosa ti preoccupi di offrire essendo un uomo inutile? Allontanati da tutti e non irritare Dio con le tue offerte e i tuoi sacrifici, perchรฉ non sono a lui graditiยป. Il sant’uomo, offeso e confuso, con umiltร e amore si rivolse al Signore e gli disse: ยซAltissimo Signore e Dio eterno, per vostro ordine e volere io venni al tempio; ora chi sta nel vostro luogo mi disprezza. Sono i miei peccati che meritano questa ignominia, ma se da una parte l’accolgo per volere vostro, dall’altra non disprezzate l’opera delle vostre maniยป. San Gioacchino uscรฌ dal tempio rattristato, sebbene interiormente nella pace e nella tranquillitร , e si recรฒ verso una casa di campagna che possedeva. Vi rimase alcuni giorni in solitudine e supplicรฒ il Signore con questa preghiera:
174. ยซAltissimo Dio eterno, da cui dipende tutta la vita e la salvezza dell’uomo, prostrato al vostro cospetto vi supplico affinchรฉ voi, bontร infinita, possiate guardare la pena della mia anima e ascoltare le mie richieste e quelle della vostra serva Anna. Ai vostri occhi i nostri desideri sono palesi: se io non merito di essere esaudito, non vogliate disdegnare l’umile mia sposa. Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, antichi padri nostri, non nascondeteci la vostra pietร ; non permettete, voi che siete padre, che io sia tra gli empi e tra coloro dei quali voi respingete le offerte, considerandomi inutile per il fatto che non mi concedete discendenti. Ricordatevi, o Signore, dei sacrifici e delle offerte dei vostri servi e Profeti, miei antichi padri; ricordatevi delle loro opere che furono gradite ai vostri occhi. Dal momento che volete che io, con fede, mi rivolga a voi, che siete potente e ricco di misericordia, concedetemi quello che desidero e chiedo per voi, dato che nel mio domandare vi obbedisco e compio la vostra santa volontร . Se le mie colpe ritardano la vostra misericordia, allontanate da me ciรฒ che non vi รจ gradito e vi trattiene. Voi siete potente, o Dio d’Israele, tutto quello che volete lo compite senza impedimento. Giungano ai vostri orecchi le mie preghiere: se io sono povero e misero, voi siete infinito e sempre pronto ad usare misericordia verso gli umiliati. E dove me ne andrรฒ lontano da voi, che siete il Re dei re, il Signore dei signori, l’Onnipotente? Avete ricolmato di doni e benedizioni, per generazioni, i vostri figli e servi; a me insegnate a desiderare e attendere dalla vostra generositร quello che avete operato verso i miei fratelli. Se a voi piacerร concedermi ciรฒ che vi domando, offrirรฒ e consacrerรฒ al servizio del vostro santo tempio il frutto della mia discendenza che riceverรฒ dalla vostra mano. Ho affidato il mio cuore e la mia mente alla vostra volontร desiderando allontanare sempre i miei occhi dalla vanitร . Fate di me, o Signore, ciรฒ che a voi piace e rallegrate il nostro spirito esaudendo la nostra speranza. Guardate dal vostro trono questa umile polvere, che sono io, e sollevatela, affinchรฉ vi glorifichi, vi adori; in tutto io compia la vostra volontร e non la miaยป.
175. Questa fu la richiesta che Gioacchino fece nel luogo appartato. Nello stesso tempo l’angelo Gabriele rivelรฒ a sant’Anna che sarebbe stata preghiera gradita all’Altissimo, se gli avesse richiesto una discendenza nei figli, con lo stesso amore e la stessa tensione con i quali li desiderava. Quando la santa donna seppe che questa era la volontร divina, e nel medesimo tempo quella del suo sposo, con umile disponibilitร e fede si presentรฒ al Signore, pregandolo come le era stato ordinato e disse: ยซDio Altissimo, Signor mio, creatore e custode universale di tutte le cose, che la mia anima onora e adora come Dio vero, infinito, santo ed eterno, prostrata davanti a voi desidero parlarvi, benchรฉ sia polvere e cenere, per manifestarvi la mia necessitร e afflizione. Signore Dio, voi che siete da sempre, fateci degni della vostra benedizione donandoci il frutto santo da offrire al vostro servizio nel tempio. Ricordatevi, o mio Signore, che la vostra serva Anna, madre di Samuele, era sterile, ma per la vostra grande misericordia il suo desiderio fu esaudito. Io sento nel mio cuore una forza che mi dร vigore e mi incoraggia a chiedervi di usare anche con me questa misericordia. Ascoltate, dunque, la mia umile preghiera, dolcissimo Signore e mio sovrano; ricordatevi dei favori, dei doni e dei sacrifici dei miei antichi Padri e dei prodigi che voi operaste in essi con la potenza del vostro braccio. Io, Signore, vorrei offrire un’oblazione a voi gradita e accetta, ma la piรน grande e la sola che รจ in mio potere รจ la mia anima, la forza e i sentimenti ricevuti da voi e tutto ciรฒ che sono. Se guardandomi dal vostro trono mi vorrete donare dei figli, fin da ora li consacro e li offro perchรฉ vi servano nel tempio. Signore, Dio d’Israele, se รจ vostra volontร e beneplacito volgere lo sguardo a questa vile e povera creatura e consolare il vostro servo Gioacchino, concedetemi di farvi questa domanda; in tutto si compia la vostra volontร santa ed eternaยป.
176. Queste furono le richieste che fecero san Gioacchino e sant’Anna. Pur essendo stata illuminata su di esse e sull’incomparabile santitร di questi felici padri, non posso, per mia grande inadeguatezza e incapacitร , esprimere tutto quello che ho appreso e sentito, nรฉ posso riferire tutto. Non รจ necessario del resto, essendo giร sufficiente per il mio scopo quello che ho detto. Per avere un ampio concetto di questi santi conviene confrontarli col nobile fine per cui furono scelti da Dio, che fu quello di essere progenitori diretti di Cristo Signore nostro e genitori della sua Madre santissima.
CAPITOLO 13
Il santo arcangelo Gabriele annunzia il concepimento di Maria santissima e Dio concede a sant’Anna una speciale grazia.
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177. Le suppliche dei santi Gioacchino ed Anna giunsero al cospetto della beatissima Trinitร . Furono ascoltate e accolte, cosรฌ che il volere divino fu manifestato ai santi angeli, come se le tre divine Persone parlassero con loro e dicessero: ยซPer la nostra bontร abbiamo disposto che la persona del Verbo assuma carne umana perchรฉ porti la salvezza a tutto il genere umano. Questo รจ quanto abbiamo manifestato e promesso ai nostri servi, i Profeti, affinchรฉ lo annunciassero a tutta la terra. Sono troppi i peccati e le malvagitร degli esseri viventi che ci costringerebbero ad usare con rigore la nostra giustizia! Ma la nostra bontร e misericordia รจ piรน grande di tutte le iniquitร , tanto che queste non bastano ad estinguere la nostra caritร . Guardiamo alle opere delle nostre mani create a nostra immagine e somiglianza per essere eredi e partecipi della nostra eterna gloria. Rivolgiamo lo sguardo ai nostri servi e amici che ci hanno dato compiacimento, e a tutti coloro che saranno grandi nel renderci lode. In modo singolare guardiamo colei che sarร eletta fra migliaia, gradita sopra tutte le creature e scelta per la nostra gioia e la nostra soddisfazione, colei che dovrร accogliere nelle sue viscere la persona del Verbo, rivestendola della carne umana e mortale. Dal momento che quest’opera deve avere inizio per manifestare al mondo la ricchezza della nostra divinitร , รจ ora il tempo opportuno perchรฉ si compia questo mistero. Gioacchino ed Anna trovarono grazia presso di noi e pietosamente li abbiamo custoditi e predisposti con la virtรน dei nostri doni e delle nostre grazie. Essi, messi alla prova nella loro sinceritร , rimasero fedeli, e con genuino candore resero le loro anime accette e gradite al nostro cospetto. Vada, dunque, Gabriele come nostro ambasciatore e porti novitร di gioia per loro e per tutto il genere umano, manifestando loro che, per nostra somma bontร , sono stati guardati ed elettiยป.
178. Gli spiriti celesti conobbero questa volontร e decisione dell’Altissimo. L’arcangelo Gabriele, mentre era prostrato in adorazione davanti a lui, come usano fare quegli spiriti purissimi, in atteggiamento di umiltร dinanzi al trono della santissima Trinitร , udรฌ una voce proveniente dal trono stesso, che gli diceva: ยซGabriele, illumina, rincuora e consola i nostri servi Gioacchino ed Anna; riferisci che le loro preghiere sono giunte a noi e che la nostra clemenza ha esaudito le loro suppliche. Prometti loro che riceveranno un frutto di benedizione sostenuti dalla nostra forza: Anna concepirร e partorirร una figlia alla quale diamo fin da ora il nome di Mariaยป.
179. All’arcangelo Gabriele furono rivelati molti misteri e segreti riguardanti questo messaggio e gli fu comandato di scendere subito dal cielo per comunicarlo. Apparve a san Gioacchino che stava in preghiera e gli disse: ยซO uomo giusto e retto, il Signore ha visto dall’alto del suo trono i tuoi desideri. Egli ha ascoltato i tuoi lamenti, ha esaudito le tue preghiere e vuole renderti felice sulla terra. Anna, la tua sposa, concepirร e partorirร una figlia che sarร benedetta fra tutte le donne e ritenuta beata da tutte le nazioni. Il Dio eterno, increato e creatore di ogni cosa, retto nei suoi giudizi, forte e onnipotente, m’invia a te, perchรฉ ha gradito le tue azioni e le tue elemosine. Dal momento che le opere di caritร inteneriscono il cuore dell’Onnipotente e accelerano le sue misericordie, egli vuole generosamente arricchire la tua casa e la tua famiglia donandoti una figlia che Anna concepirร e alla quale lo stesso Signore imporrร il nome di Maria. Fin dalla sua infanzia sarร consacrata al tempio e a Dio, come gli avete promesso. Sarร grande, eletta, potente e piena di Spirito Santo; la sua concezione sarร miracolosa perchรฉ Anna รจ sterile e sarร una meravigliosa fanciulla per quanto riguarda la sua vita e le sue opere. Loda il Signore, o Gioacchino, e glorificalo per un tale beneficio, perchรฉ con nessun’altra nazione ha compiuto una cosรฌ grande opera. Andrai a rendere grazie al tempio di Gerusalemme; come prova della veritร della lieta notizia che ti porto, incontrerai alla porta aurea la tua sposa Anna, che andrร al tempio per lo stesso motivo. Intanto ti avverto che questo รจ uno dei piรน nobili annunci, perchรฉ il concepimento di questa bambina rallegrerร il cielo e la terraยป.
180. Tutto questo fu rivelato in sogno a Gioacchino, mentre faceva la sua lunga preghiera, proprio come accadde poi a san Giuseppe, sposo di Maria santissima, quando gli fu manifestato che la gravidanza di Maria era opera dello Spirito Santo. San Gioacchino si risvegliรฒ con una grande gioia nel cuore. Con prudenza, semplice e timorosa nello stesso tempo, serbรฒ nel suo cuore il mistero di Dio, abbandonando il suo spirito con viva fede e speranza alla volontร dell’Altissimo. Si recรฒ al tempio, come gli era stato ordinato, per rendergli azioni di grazie e lodare i suoi imperscrutabili giudizi.
181. Mentre a san Gioacchino accadeva questo, Anna era assorta in preghiera e contemplazione, volgendo lo sguardo al Signore e al mistero dell’incarnazione del Verbo eterno, che ella sperava secondo quanto l’Altissimo le aveva rivelato illuminandole la mente. Con profonda umiltร e viva fede fece questa orazione supplicando l’Altissimo affinchรฉ accelerasse la venuta del Salvatore dell’umanitร : ยซAltissimo re e Signore di tutto il creato, io misera e spregevole creatura, ma opera delle vostre mani, desidererei offrire la mia vita, che ho ricevuto da voi, affinchรฉ vi degniate di abbreviare il tempo che ci separa dalla nostra salvezza. Oh, se la vostra infinita pietร si volgesse alla nostra necessitร ! Oh, se i nostri occhi potessero vedere il Salvatore e redentore degli uomini! Ricordatevi, o Signore, della misericordia che avete usato nei tempi antichi con il vostro popolo promettendogli il vostro Figlio unigenito e tenete conto dell’impegno che avete preso nella vostra infinita pietร . Che arrivi presto questo giorno tanto desiderato! ร mai possibile che l’Altissimo voglia discendere dal suo santo cielo? ร mai possibile che voglia scegliersi una madre terrena? Chi sarร mai quella donna cosรฌ felice e fortunata? Beato chi la potrร vedere! Chi sarร degna di essere la serva delle sue serve? Fortunate le generazioni che la vedranno, che si prostreranno ai suoi piedi e la venereranno! Sarร dolce vederla e ascoltarla! Felici gli occhi che la vedranno, gli orecchi che udranno le sue parole e la famiglia dalla quale l’Altissimo sceglierร la Madre sua! Venga eseguito presto, o Signore, questo ordine: si compia il vostro divino volereยป.
182. Tale fu la preghiera che sant’Anna fece dopo aver ricevuto la rivelazione di questo ineffabile mistero; colloquiava di tali cose con il suo santo angelo custode, che tante volte e sempre piรน chiaramente in questa occasione le si manifestรฒ. L’Altissimo volle che l’annuncio del concepimento delia sua Madre santissima assomigliasse, in qualche modo, a quello che si sarebbe poi realizzato nell’incarnazione. Sant’Anna meditava con umile fervore sul mistero di colei che avrebbe dovuto diventare la Madre del Verbo incarnato e la Vergine santissima fece altrettanto per colei che avrebbe dovuto diventare la Madre del Signore, come dirรฒ a suo tempo. L’angelo che portรฒ i due messaggi fu lo stesso, in forma umana, ma si mostrรฒ alla vergine Maria con superiore bellezza e aspetto piรน misterioso.
183. Il santo arcangelo si presentรฒ, in forma umana, bello e splendente piรน del sole, a sant’Anna e le disse: ยซAnna, serva dell’Altissimo, io sono uno degli angeli del consiglio di sua Altezza, inviato dal cielo per la sua divina compiacenza, che guarda gli umili della terra. Buona รจ l’orazione incessante e l’umile confidenza. Il Signore ha udito le tue richieste, perchรฉ egli sta accanto a coloro che lo invocano con viva fede e speranza e lo attendono con pazienza. Se ritarda nell’esaudire le preghiere e le suppliche dei giusti, รจ per prepararli ad accogliere molto piรน di quello che chiedono e desiderano. La preghiera e l’elemosina aprono i tesori del re onnipotente e lo spingono ad essere ricco di misericordia verso coloro che lo pregano. Tu e Gioacchino avete chiesto un frutto di benedizione e l’Altissimo ha deciso di donarvene uno ammirabile e santo per arricchirvi di doni divini e concedervi molto piรน di quanto avete chiesto. Dal momento che vi siete mostrati umili nelle vostre suppliche, egli vuole mostrarsi grande nel concedervi quanto avete domandato, perchรฉ gradisce molto la creatura quando chiede con umiltร e confidenza senza coartare il suo infinito potere. Persevera nell’orazione e invoca dall’Altissimo la salvezza del genere umano, senza stancarti e con insistenza. Mosรจ, con suppliche incessanti, guadagnรฒ la vittoria del suo popolo; Ester con intensa preghiera e confidenza ottenne la salvezza dalla morte; Giuditta, anche lei con l’orazione, fu resa capace di un’opera tanto ardua come difendere Israele, benchรฉ fosse una donna delicata e debole. Davide sconfisse Golia perchรฉ invocรฒ il nome del Signore. Elia impetrรฒ il fuoco dal cielo per il suo sacrificio e con la sua preghiera aprรฌ e chiuse i cieli. L’umiltร , la fede e le elemosine tue e di Gioacchino sono giunte al trono dell’Altissimo ed egli ha inviato me, suo angelo, a portare delle liete notizie per il tuo cuore perchรฉ vuole farti felice e fortunata. Egli ti sceglie come madre di colei che concepirร e partorirร l’Unigenito del Padre e dispone che tu la chiami Maria. Ella sarร benedetta tra le donne e piena di Spirito Santo. Sarร la nube che spanderร la rugiada dal cielo a refrigerio dei mortali; in lei si compiranno le profezie dei vostri antichi Padri. Sarร la porta della vita e della salvezza per i figli di Adamo. Sappi che ho annunziato a Gioacchino che sarร padre di una figlia felice e benedetta; il Signore, perรฒ, non gli ha manifestato che ella sarร la Madre del Messia. Per questo tu devi mantenere il segreto; andrai subito al tempio a ringraziare l’Altissimo, perchรฉ la sua destra potente ti ha favorita cosรฌ generosamente. Incontrerai Gioacchino alla porta aurea e lรฌ parlerai con lui di questi eventi. Ma in particolare, o benedetta dal Signore, l’Altissimo vuole arricchirti dei suoi favori piรน singolari. Nel silenzio parlerร al tuo cuore e darร inizio alla legge di grazia, facendoti concepire colei che rivestirร l’immortale Signore di natura umana. ร in questa umanitร unita al Verbo che si compirร col suo sangue la vera legge di misericordiaยป
184. Affinchรฉ l’umile cuore di sant’Anna non venisse meno a causa dello stupore e dell’esultanza per l’annuncio che le dava il santo angelo, fu fortificata, nella sua debolezza, dallo Spirito Santo. Cosรฌ ascoltรฒ ed accolse il messaggio dilatando il suo animo con incomparabile gioia. Subito si alzรฒ e andรฒ al tempio di Gerusalemme, dove incontrรฒ san Gioacchino, come l’angelo aveva detto ad entrambi. E insieme ringraziarono l’Autore di questa meraviglia, offrendo doni particolari e sacrifici; nuovamente furono illuminati dalla grazia del divino Spirito. Cosรฌ pieni di celeste consolazione se ne tornarono a casa comunicandosi come il santo arcangelo Gabriele aveva parlato a ciascuno di essi riguardo al beneficio con cui il Signore avrebbe dato loro una figlia, la quale sarebbe stata immensamente felice e beata. Fu in questa occasione che si rivelarono anche che lo stesso angelo santo, prima del matrimonio, aveva ordinato ad entrambi di unirsi per volontร di Dio, per servirlo insieme. Per venti anni si erano taciuti questo segreto, fino al momento in cui lo stesso angelo promise loro la nascita di tale figlia. A questo punto fecero nuovamente voto di offrirla al tempio e di andarvi ogni anno in quella data, trascorrendo tutto il giorno in lodi e ringraziamenti e facendo molte offerte. Difatti in seguito adempirono a questo voto e cantarono lodi e benedizioni all’Altissimo.
185. La prudente Anna non rivelรฒ mai, nรฉ a san Gioacchino nรฉ a nessun altro, il segreto che sua figlia avrebbe dovuto essere Madre del Messia. E il santo padre Gioacchino, durante tutta la sua vita, non seppe altro se non che ella sarebbe stata una donna grande e misteriosa. Peraltro nei suoi ultimi momenti di vita, l’Altissimo gli rivelรฒ la dignitร di sua figlia, come dirรฒ piรน avanti. Mi รจ stata data una profonda conoscenza delle virtรน e della santitร dei due genitori della Regina del cielo; non mi trattengo oltre ad esporre cose che noi fedeli dobbiamo supporre, per affrettarmi al mio principale intento.
186. Dopo la prima concezione, quella del corpo della Madre della grazia, e prima di creare la sua anima santissima, Dio fece un singolare favore a sant’Anna. Ella ebbe un’altissima visione intellettuale di sua Maestร , in cui egli, comunicandole grandi rivelazioni e doni di grazia, la dispose e prevenne con larghe benedizioni. Purificandola la spiritualizzรฒ ed elevรฒ la sua anima e il suo spirito cosรฌ che da quel giorno non si dedicรฒ mai piรน a cosa umana che potesse impedirle di tenere fisse in Dio la sua mente e la sua volontร , senza perderlo mai di vista. Durante questo beneficio il Signore le disse: ยซAnna mia serva, io sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe: la mia benedizione e la mia luce eterna sono con te. Io formai l’uomo per sollevarlo dalla polvere e farlo erede della mia gloria, anzi partecipe della mia divinitร . Io avevo deposto in lui molti doni collocandolo in uno stato perfetto, ma egli diede ascolto al serpente e perse tutto. Ora, per mio solo beneplacito, dimenticando la sua ingratitudine, voglio riparare i suoi danni e compiere quello che ho promesso ai miei servi e Profeti: inviare il mio Unigenito e loro redentore. I cieli sono chiusi e gli antichi Padri non possono vedere il mio volto e ricevere il premio loro promesso, della mia eterna gloria, cosรฌ che l’inclinazione della mia bontร infinita รจ come violentata non potendo comunicarsi al genere umano. Vorrei ormai usare con esso la mia munifica misericordia e mandargli la persona del Verbo eterno che si faccia uomo, nascendo da una donna che sia ad un tempo madre e vergine immacolata, pura, benedetta e santa sopra tutte le creature. Ecco io ti faccio madre di questa mia eletta ed unica ยป.
187. Io non posso spiegare tanto facilmente quale effetto produssero queste parole dell’Altissimo nel cuore di sant’Anna, che fu la prima, tra tutte le creature umane, a ricevere la rivelazione del mistero che la sua figlia santissima sarebbe diventata la Madre di Dio. Era opportuno che lo conoscesse, poichรฉ doveva partorirla ed allevarla come conveniva al tesoro che possedeva. Ella ascoltรฒ con profonda umiltร la voce dell’Altissimo e con cuore docile rispose: ยซSignore, Dio eterno, รจ consuetudine della vostra bontร immensa ed opera del vostro braccio potente sollevare dalla polvere chi รจ povero e disprezzato. Io, o Signore Altissimo, mi riconosco una creatura indegna di tali misericordie e benefici. Che mai potrร fare questo vile vermicello in presenza vostra? Puรฒ solo ofirirvi come ringraziamento il vostro stesso essere e la vostra grandezza e come sacrificio la sua anima e le sue forze. Fate di me, o Signore, secondo la vostra volontร , dal momento che mi abbandono totalmente ad essa. Io vorrei essere cosรฌ degnamente vostra come richiede questo favore; ma che farรฒ io, che non merito neppure di essere la schiava di colei che deve essere madre del vostro Unigenito e figlia mia? So bene, e sempre lo confesserรฒ, che io sono povera; ma ai piedi della vostra grandezza sto aspettando che usiate con me la vostra misericordia, poichรฉ siete Padre pietoso e Dio onnipotente. Rendetemi, o Signore, come mi volete, in ragione della dignitร che mi dateยป.
188. Sant’Anna in questa visione ebbe un’estasi meravigliosa nella quale le fu data una profonda conoscenza della legge naturale, di quella scritta e di quella evangelica. Conobbe come la divina natura nel Verbo eterno si doveva unire alla nostra, e come la sua santissima umanitร sarebbe stata sollevata all’essere divino, oltre a molti altri misteri che si sarebbero rivelati con l’incarnazione del Verbo. Fu attraverso queste illuminazioni, e altri doni divini di grazia, che l’Altissimo la predispose per il concepimento e la creazione dell’anima della sua figlia santissima e Madre di Dio.
CAPITOLO 14
L’Altissimo manifestรฒ agli angeli il tempo stabilito per la concezione di Maria santissima e scelse alcuni di loro per custodirla.
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189. Nel tribunale della volontร divina, come principio inevitabile e causa universale di tutto il creato, si decretano tutte le cose che devono essere, con le loro condizioni e circostanze, senza che alcuna sia dimenticata, nรฉ possa, una volta stabilita, essere ostacolata dalle potenze create. Il mondo con i suoi abitanti dipende da questo ineffabile governo che concorre con le cause naturali, senza che sia mai mancato o possa mancare niente a ciรฒ che รจ necessario. Tutto fece Dio e tutto sostiene col suo volere; รจ lui che fa sussistere tutte le cose o le annienta, facendole tornare al nulla da cui le ha tratte. Le creรฒ per la gloria sua e del Verbo incarnato, cosรฌ che fin dal principio della creazione aprรฌ i sentieri e dispose le vie attraverso le quali lo stesso Verbo sarebbe sceso a prendere forma umana e a vivere con gli uomini, affinchรฉ questi salissero a Dio, lo conoscessero, temessero, cercassero, servissero ed amassero per poi lodarlo e fruirlo eternamente.
190. Il suo nome fu ammirabile su tutta la terra ed esaltato nella piena comunione dei santi con cui costituรฌ un popolo gradito, del quale il Verbo incarnato fosse capo. E quando giร tutto era disposto secondo la volontร della sua provvidenza ed era giunto il tempo prestabilito per la creazione della donna meravigliosa vestita di sole, che era apparsa nel cielo e che doveva rallegrare ed arricchire la terra, la santissima Trinitร stabilรฌ quello che io, pur nella limitatezza della mia comprensione e delle mie parole, cercherรฒ di manifestare.
191. Ho giร detto che per Dio non esiste nรฉ passato nรจ futuro, perchรฉ lui ha presente tutto nella sua mente divina e infinita e conosce con un solo e semplicissimo atto della sua volontร . Noi, riducendo tutto ciรฒ secondo il nostro limitato modo di parlare e di intendere, consideriamo che sua Maestร guardรฒ ai decreti che stabilivano di creare una madre confacente e degna perchรฉ il Verbo si facesse carne. L’adempimento delle sue leggi รจ inevitabile. Per questa ragione, essendo ormai giunto il tempo favorevole e stabilito, le tre divine Persone dissero fra loro: ยซE’ ormai tempo che diamo inizio all’opera del nostro beneplacito, creando quella pura creatura ed anima che deve trovare grazia ai nostri occhi al di sopra di tutte le altre. Dotiamola di ricchi doni e deponiamo in lei sola i piรน grandi tesori della nostra grazia. Tutte le altre, alle quali demmo vita, furono ingrate e ribelli al nostro volere opponendosi al nostro intento di conservarle nel felice stato originale di quando creammo i primi uomini, cosa che impedirono per loro colpa. Non essendo conveniente che la nostra volontร resti bloccata, creiamo in tutta santitร e perfezione questa creatura nella quale non abbia parte alcuna il disordine del primo peccato. Creiamo un’anima secondo i nostri desideri, un frutto dei nostri attributi, un prodigio del nostro infinito potere, che non venga toccata dalla macchia del peccato di Adamo. Facciamo un’opera che sia un oggetto degno della nostra onnipotenza e un esemplare della perfezione che prepariamo per i nostri figli, e sia il fine del disegno che pensammo nella creazione. E poichรฉ hanno tutti trasgredito nella libera volontร e decisione del primo uomo, sia questa sola creatura quella in cui restauriamo ed eseguiamo ciรฒ che perdettero allontanandosi dal nostro volere. Sia ella unica immagine e similitudine della nostra divinitร , sia compimento del nostro beneplacito, al nostro cospetto, per tutta l’eternitร . In lei depositeremo tutte le prerogative e le grazie che nella nostra prima e condizionata volontร avevamo destinate agli angeli e agli uomini se si fossero mantenuti nello stato originale. Avendole essi perdute rinnoviamole in questa creatura, aggiungendo a questi molti altri doni, affinchรฉ il decreto che facemmo non resti del tutto senza effetto, ma migliorato in questa nostra eletta ed unica. Noi avevamo stabilito ciรฒ che era piรน santo e preparato ciรฒ che era migliore, perfetto e lodevole per le creature, ma esse lo perdettero; liberiamo allora la corrente della nostra bontร a favore di questa diletta esentandola dalla legge comune a tutti i mortali, affinchรฉ in lei non sia seminato il cattivo seme del serpente. Io voglio scendere dal cielo nelle sue viscere e in esse rivestirmi, mediante la sua stessa sostanza, della natura umana.
192. ร’ giusto e doveroso che la Divinitร , bontร infinita, si depositi e si celi in una materia purissima, limpida e non macchiata da colpa. Alla nostra giustizia e provvidenza non sarebbe conveniente tralasciare ciรฒ che รจ piรน decoroso, perfetto e santo, per compiere qualcosa di meno perfetto, dal momento che nulla puรฒ resistere alla nostra volontร . Il Verbo che si deve incarnare, essendo redentore e maestro degli uomini, deve porre le fondamenta della perfettissima legge di grazia per insegnare loro ad obbedire e ad onorare il padre e la madre, come cause seconde del loro essere naturale. Si vuole che questa legge sia praticata innanzitutto dal Verbo divino, onorando colei che egli si elesse per madre, rendendola degna di sรฉ con braccio potente e favorendola con quanto vi รจ di piรน ammirabile, santo ed eccellente in fatto di grazie e doni. Tra questi l’onore e il beneficio piรน singolare sarร il non assoggettarla ai nostri nemici, nรฉ alla loro malizia; cosรฌ sarร libera dalla morte della colpa.
193. Sulla terra il Verbo deve avere una madre, ma non un padre, come nel cielo ha un padre senza una madre. Come c’รจ giusta corrispondenza, proporzione e consonanza nel chiamare egli Dio Padre e questa donna Madre, cosรฌ vogliamo che ci sia la stessa corrispondenza ed uguaglianza possibile tra Dio e la creatura, affinchรฉ mai il drago possa gloriarsi di essere stato superiore alla donna, alla quale obbedรฌ Dio come a vera madre. La dignitร di essere esente dalla colpa รจ dovuta e conveniente a colei che sarร la Madre del Verbo; per lei รจ una grazia maggiormente stimabile e piรน vantaggiosa, poichรฉ l’essere santa รจ un bene piรน grande che l’essere semplicemente madre, nonostante che all’essere Madre di Dio spetti tutta la santitร e la perfezione. Davvero la carne umana dalla quale il Verbo dovrร prendere forma, dev’essere libera dal peccato, poichรฉ egli, dovendo redimere i peccatori, non deve riscattare la sua stessa carne, redentrice essa stessa per la sua unione con la divinitร . ร quindi anticipatamente preservata perchรฉ noi abbiamo giร previsto e accettato gli infiniti meriti del Verbo in questa stessa carne e natura. Anzi vogliamo che questo tempio, questa gloriosa abitazione della sua umanitร , sia per il Verbo incarnato un motivo di gloria per tutta l’eternitร .
194. La madre sarร figlia del primo uomo, ma, quanto alla grazia, singolare, libera ed immune dalla colpa di lui. Riguardo alle doti naturali deve essere perfettissima e ammaestrata con speciale provvidenza. Dovendo poi il Verbo incarnato essere maestro d’umiltร e santitร attraverso le tribolazioni che dovrร patire – scelte da lui in ereditร come, agli occhi nostri, il piรน apprezzabile tesoro per confondere la vanitร e l’ingannevole falsitร dei mortali – cosรฌ vogliamo che questa parte tocchi anche a colei che sarร sua Madre. Ella sarร unica e singolare nella pazienza, ammirabile nel soffrire e col suo Unigenito offrirร un sacrificio di dolore tanto accetto alla nostra volontร e di maggiore gloria per leiยป.
195. Fu questo il decreto che le tre divine Persone manifestarono agli angeli santi esaltando la gloria e la venerazione dei loro profondi e impenetrabili giudizi. Dio fece agli angeli questa nuova rivelazione della sua grandezza, per consentire loro di scoprire l’ordine ammirabile e l’accordo meraviglioso delle sue opere, poichรฉ la sua divinitร รจ uno specchio che nella stessa visione beatifica manifesta, quando a lui piace, nuovi misteri ai beati. Tutto questo non รจ altro che la conseguenza di ciรฒ che nei capitoli precedenti ho scritto riguardo alla creazione degli angeli, cioรจ che Dio aveva detto loro di venerare e riconoscere superiori il Verbo incarnato e la sua santissima Madre. Essendo ora giunto il tempo destinato alla formazione di questa grande Regina, era necessario che il Signore non lo tenesse nascosto, egli che tutto dispone con peso e misura. ร’ inevitabile che, da parole umane e cosรฌ limitate quali sono quelle che io riesco a trovare, resti velata la conoscenza di cosรฌ segreti misteri che mi ha dato l’Altissimo. Ad ogni modo, secondo la mia capacitร , dirรฒ quello che potrรฒ riguardo a quanto il Signore manifestรฒ agli angeli in questa occasione.
196. Sua Maestร disse: ยซร ormai giunto il tempo stabilito dalla nostra provvidenza per far nascere la creatura piรน gradita e accetta ai nostri occhi, la restauratrice della prima colpa del genere umano, colei che deve schiacciare la testa al serpente, colei di cui era figura quella singolare donna che, come grande segno, apparve alla nostra presenza, colei che deve rivestire di carne umana il Verbo eterno. S’avvicina giร l’ora cosรฌ felice per gli uomini in cui distribuiremo i tesori della nostra divinitร per aprire loro le porte del cielo. Si attenui ormai la severitร della nostra giustizia nel castigare, che fino ad ora รจ stata usata per gli uomini, e si conosca l’attributo della nostra misericordia, arricchendo le creature con i tesori della grazia e dell’eterna gloria che il Verbo incarnato ha meritato.
197. Abbia, infine, il genere umano un riparatore, un maestro, un mediatore, un fratello e un amico che sia vita per i morti, salute per gli infermi, consolazione per chi รจ nella tristezza, sollievo per gli afflitti, riposo e compagno per i tribolati. Si compiano ormai le profezie dei nostri servi, e si adempiano le promesse di inviare un Salvatore. Allo scopo di eseguire tutto secondo il nostro beneplacito, dando inizio al mistero nascosto fin dalla costituzione del mondo, scegliamo per la formazione della nostra diletta Maria il grembo della nostra serva Anna, affinchรฉ in esso sia concepita e creata la sua anima beatissima. Sebbene il suo concepimento e la sua formazione debbano seguire l’ordine comune della procreazione naturale, tuttavia, per quanto riguarda la grazia, si segue un ordine diverso, disposto giustamente dal nostro immenso potere.
198. Giร sapete come l’antico serpente, dopo quel grande segno che vide di questa meravigliosa donna, tenda continuamente insidie a tutte le donne, cominciando dalla prima che creammo, e perseguiti con astuzia e frodi quelle che conosce piรน perfette nella loro vita e nelle loro opere, nella speranza di trovare, tra tutte, quella che gli deve calpestare e schiacciare la testa. Quando, rivolto a questa creatura purissima e senza colpa, la riconoscerร santa, porrร tutti i suoi sforzi nel perseguitarla secondo l’idea che si farร di lei. La superbia di questo drago sarร piรน grande della sua forza; รจ nostro volere, perรฒ, che voi di questa nostra cittร santa e di tale tabernacolo del Verbo incarnato abbiate speciale cura e protezione custodendola, assistendola, difendendola dai nostri nemici per illuminarla, confortarla e consolarla con degna cura e riverenza, finchรฉ sarร viatriceยป.
199. A questa proposta dell’Altissimo, i santi angeli, con umiltร profonda e prostrati dinanzi al trono regale della santissima Trinitร , si mostrarono sottomessi e pronti al divino mandato. Ciascuno di essi, gareggiando santamente con gli altri, desiderava essere inviato, offrendosi per un cosรฌ felice ministero. Tutti poi innalzarono all’Altissimo inni di lode e un cantico nuovo, perchรฉ stava per giungere l’ora in cui avrebbero visto il compimento di ciรฒ che con ardentissimo desiderio avevano per molti secoli supplicato di vedere. Io conobbi in quest’occasione che, dopo la grande battaglia nel cielo di san Michele col drago e i suoi alleati, nella quale questi ultimi furono precipitati nelle tenebre sempiterne lasciando gli eserciti di san Michele vittoriosi e confermati nella grazia, questi santi spiriti cominciarono subito a chiedere che si compissero i misteri riguardanti l’incarnazione del Verbo, che allora conobbero. Perseverarono in queste ripetute richieste fino al momento in cui Dio manifestรฒ loro il compimento di ciรฒ che desideravano.
200. Per tale ragione essi, sollecitati da questa nuova rivelazione, giubilarono e glorificarono il Signore dicendo: ยซAltissimo e incomprensibile Dio e Signore nostro, tu sei degno di ogni adorazione, lode e gloria in eterno; noi siamo solo creature create per tua divina volontร . Mandaci, ti supplichiamo, o potentissimo Signore, ad eseguire le tue meravigliose e misteriose opere, affinchรฉ si compia in tutto il tuo giustissimo beneplacitoยป. I celesti principi si riconoscevano, con queste manifestazioni, inferiori alla grande donna; desideravano, se fosse stato possibile, essere piรน puri e perfetti per poter essere piรน degni di custodirla e servirla.
201. Immediatamente l’Altissimo stabilรฌ coloro che dovevano occuparsi di cosรฌ nobile incarico; ne elesse quindi cento da ciascuno dei nove cori, per un totale di novecento. Ne scelse altri dodici, i quali, in forma umana visibile ma con simboli della redenzione sulle loro vesti, la potessero assistere nelle cose piรน ordinarie. Questi sono i dodici angeli che custodivano le porte della cittร di Gerusalemme, come รจ descritto nel libro dell’Apocalisse al capitolo ventunesimo. Di questi parlerรฒ in un capitolo successivo. Il Signore, poi, ne destinรฒ altri diciotto di livello superiore perchรฉ ascendessero e discendessero dalla scala mistica di Giacobbe con i messaggi della Regina a sua Altezza e di lui a lei. Infatti molte volte la Regina li inviava all’eterno Padre per essere guidata in tutte le sue azioni dallo Spirito Santo, per non fare nulla senza il beneplacito divino a cui si preoccupava di fare riferimento anche nelle cose piรน piccole. Quando non era informata da illuminazioni particolari, mandava questi santi spiriti a presentare al Signore i suoi dubbi e i suoi desideri per compiere quello che era piรน gradito alla sua santissima volontร , chiedendo di sapere ciรฒ che le comandava, come dirรฒ poi nel corso di questa Storia.
202. Oltre a tutti questi santi angeli, il Signore assegnรฒ e nominรฒ altri settanta serafini dei piรน eccelsi e piรน vicini al trono della Divinitร , affinchรฉ comunicassero con la Principessa del cielo nello stesso modo in cui comunicano e parlano tra loro e i superiori illuminano gli inferiori. Questo beneficio fu concesso alla Madre di Dio – sebbene fosse superiore per dignitร e per grazia a tutti i serafini – perchรฉ era viatrice e inferiore agli angeli nella natura. Quando il Signore, a volte, si allontanava o si nascondeva, come vedremo piรน avanti, i settanta serafini la illuminavano e consolavano. Ella conferiva con loro sui suoi ardenti sentimenti d’amore e sulle sue ansie per quel tesoro nascosto che aveva in sรฉ. Furono scelti per questo beneficio in numero di settanta come corrispondenti agli anni di lei, i quali furono appunto settanta, e non sessanta, come diremo a suo tempo. In questo numero sono compresi quei sessanta prodi che, secondo il terzo capitolo del Cantico dei Cantici, custodivano il talamo di Salomone; erano scelti tra i piรน valorosi d’Israele, addestrati alla guerra e muniti di spade per i pericoli della notte.
203. La ragione per cui questi principi e valorosi capitani vennero scelti dai supremi ordini gerarchici per custodire la Regina del cielo fu che in quell’antica battaglia tra gli spiriti umili e il superbo drago, essi furono eletti cavalieri nell’esercito del supremo Re, affinchรฉ con la spada della sua virtรน e della parola divina combattessero e vincessero Lucifero con tutti i suoi seguaci. Questi sommi serafini, in quella battaglia vittoriosa, si distinsero per lo zelo dell’onore dell’Altissimo, come capitani coraggiosi ed esperti nell’amore divino. Queste armi della grazia furono donate a loro per virtรน del Verbo incarnato, che riconobbero capo e Signore, difendendo il suo onore insieme a quello della sua santissima Madre. Per questo motivo viene detto che custodivano il talamo di Salomone e gli facevano da scorta, con le spade ai fianchi ad indicare la generazione umana e in essa l’umanitร di Cristo Signore nostro, concepita nel talamo verginale di Maria dal suo purissimo sangue e dalla sua sostanza.
204. Gli altri dieci serafini, che mancano per raggiungere il numero di settanta, furono anch’essi partecipi di quell’ordine superiore: contro l’antico serpente manifestarono grande riverenza alla divinitร ed umanitร del Verbo, oltre che alla sua santissima Madre. Tutto ciรฒ ebbe luogo in quella battaglia dei santi angeli. A coloro che capeggiavano in questa lotta venne concesso, per onore speciale, di essere le guardie della comune Regina e siguora. Tutti insieme formano una schiera di mille angeli, tra serafini ed altri di ordine inferiore. Questa cittร di Dio fu sovrabbondantemente presidiata per essere difesa dagli eserciti infernali.
205. A capo di questo invincibile squadrone fu posto il principe della milizia celeste, san Michele, il quale, pur non assistendo sempre la sua Regina, molte volte l’accompagnava e le si manifestava. L’Altissimo lo destinรฒ alla custodia della santissima Madre per alcuni particolari misteri, come speciale messaggero di Cristo nostro Signore. Fu finalmente nominato il santo principe Gabriele, affinchรฉ, da parte dell’eterno Padre, scendesse tra le legazioni dei santi angeli per dedicarsi ad altri ministeri riguardanti la Principessa del cielo. Questo fu ordinato dalla santissima Trinitร affinchรฉ la difendesse e custodisse.
206. Tutte queste nomine furono grazia dell’Altissimo. Io intesi che egli, nel farle, osservรฒ un certo ordine di giustizia distributiva, perchรฉ usรฒ equitร e provvidenza, considerando le opere e la volontร dei santi angeli che accettarono questi misteri rivelati all’inizio intorno all’incarnazione del Verbo e a sua Madre. Nel mostrarsi obbedienti alla divina volontร alcuni espressero inclinazioni ed attenzioni diverse rispetto ad altri nell’esercizio dei misteri che vennero loro proposti. D’altra parte non furono elargite a tutti le stesse grazie, la stessa volontร e gli stessi sentimenti. Alcuni, venuti a conoscenza dell’unione delle due nature, divina e umana, nella persona del Verbo, nascosta nei limiti di un corpo ed innalzata ad essere capo di tutto il creato, ebbero speciale devozione per questo mistero. Altri poi si stupirono che l’Unigenito del Padre si rendesse passibile per il grande amore verso gli uomini, al punto di offiirsi e morire per loro. Un’ultima parte, infine, si distinse nel lodare Dio per la creazione in Maria di un’anima e di un corpo di cosรฌ sublime eccellenza, superiore a tutti gli spiriti angelici cosรฌ chรฉ da lei potesse prendere carne il Creatore di tutti. La distinzione degli angeli, addetti ai vari misteri di Cristo e di sua Madre, fu fatta secondo le inclinazioni di ciascuno e in premio di esse, cosรฌ come verranno santificati coloro i quali in questa vita si saranno distinti per speciali virtรน: Dottori, Vergini, ecc.
207. In corrispondenza di tale distinzione i vari angeli, quando si manifestavano alla Madre di Dio, come dirรฒ piรน avanti, avevano stemmi diversi che rappresentavano rispettivamente i misteri dell’incarnazione, della passione di Cristo Signore nostro, della grandezza e dignitร riservate alla stessa Regina. Ella non venne subito a conoscenza di quest’ultimo mistero perchรฉ l’Altissimo ordinรฒ agli angeli di non rivelarle che sarebbe divenuta la Madre del suo Unigenito, fino al tempo stabilito dalla sua sapienza. Tuttavia dovevano parlare con lei dei misteri dell’incarnazione e della redenzione per infervorarla e spingerla a fare le sue richieste. ร’ impossibile esprimere a parole, e le mie sono limitate, una cosรฌ alta luce e rivelazione.
CAPITOLO 15
La concezione immacolata di Maria, madre di Dio, in virtรน del potere divino.
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208. La divina Sapienza aveva preparato tutte le cose perchรฉ la Madre della grazia fosse senza macchia. Erano giร venuti tutti i Patriarchi e i Profeti ed erano giร stati innalzati i monti sui quali doveva sorgere questa mistica Cittร di Dio. Le aveva assegnato, con la forza della sua destra, incomparabili tesori per ornarla ed arricchirla. Aveva costituito mille angeli per presidiarla e custodirla, i quali dovevano servirla da fedeli vassalli come loro regina e signora. La fece discendere da una stirpe regale e nobile e le scelse, per nascere, dei genitori santi e perfetti come non ve ne furono altri in quel secolo. Se ce ne fossero stati altri piรน idonei per generare una tale figlia che eleggeva per Madre, l’Onnipotente li avrebbe sicuramente prediletti.
209. Venne donata loro abbondante grazia e benedizione dalla sua destra; li arricchรฌ con ogni genere di virtรน, con il lume della scienza divina e con i doni dello Spirito Santo. Dopo che i due santi, Gioacchino ed Anna, ebbero conosciuto che sarebbe stata loro donata una figlia ammirabile e benedetta fra le donne, si iniziรฒ l’opera della prima concezione, quella cioรจ del corpo purissimo di Maria. Quando si sposarono Anna aveva ventiquattro anni e Gioacchino quarantasei. Dopo il matrimonio trascorsero venti anni senza prole e, quando la figlia venne concepita, la madre aveva quarantaquattro anni e il padre sessantasei. Anche se ciรฒ avvenne secondo l’ordine naturale comune, tuttavia la virtรน dell’Altissimo le tolse ogni imperfezione lasciandole il necessario e l’indispensabile della natura, perchรฉ potesse generare il piรน eccellente corpo che vi fu e sarร in una semplice creatura.
210. La grazia operรฒ affinchรฉ non ci fosse nรฉ colpa nรฉ imperfezione, solamente virtรน e merito. Il concepimento, quantunque naturale e comune, fu perรฒ diretto, corretto e perfezionato dalla forza della grazia divina, affinchรฉ questa avesse il suo effetto senza impedimento della natura. Fu in sant’Anna che risultรฒ piรน evidente l’intervento divino, perchรฉ era sterile. Senza miracolo non avrebbe potuto concepire dal momento che il concepimento, per via naturale, non ha legami nรฉ dipendenza con il soprannaturale, bensรฌ con la sola partecipazione dei genitori i quali, come concorrono naturalmente all’effetto della propagazione, cosรฌ offrono la materia e intervengono in modo imperfetto e senza misura.
211. In questa concezione il padre, pur non essendo naturalmente infecondo, a causa dell’etร era incapace di procreazione. Venne perรฒ reso fecondo per virtรน divina cosรฌ che potรฉ partecipare attivamente. Cosรฌ la natura e la grazia concorsero insieme: la prima in misura necessaria e indispensabile, la seconda sovrabbondante, vigorosa ed efficace, per assorbire la stessa natura, senza confonderla, ma elevandola e migliorandola miracolosamente, affinchรฉ si conoscesse che questa concezione avvenne per grazia, con l’apporto della natura solo per quanto era necessario perchรฉ questa figliola avesse genitori naturali.
212. Per riparare alla sterilitร della santissima madre Anna non le fu restituita la fertilitร , ma fu il Signore che operรฒ miracolosamente il concepimento e offrรฌ la condizione per la formazione del corpo. Cessato poi il miracolo di questa straordinaria concezione, la madre rimase nella sua sterilitร . Questo intervento divino mi sembra si possa intendere con quello che fece Cristo, Signore nostro, quando san Pietro passeggiรฒ sulle acque. Allora, per sostenerlo, non fu necessario che le acque si indurissero, nรฉ che venissero convertite in cristallo o ghiaccio su cui egli potesse passeggiare, come avrebbero potuto fare altri. Senza che venissero convertite in ghiaccio, il Signore permise che sorreggessero il corpo dell’Apostolo per effetto della sua virtรน miracolosa. Cosรฌ, cessato il miracolo, poichรฉ dunque le acque erano rimaste liquide, san Pietro, che vi camminava sopra, cominciรฒ a vacillare e ad affondare.
213. Molto simile a questo, sebbene molto piรน ammirabile, fu il miracolo del concepimento di Maria santissima. I suoi genitori, protetti dalla grazia, furono ben lontani dalla concupiscenza e dal piacere, per cui, da parte umana in questa concezione non ci fu peccato, perchรฉ la divina Provvidenza aveva giร prestabilito che essa fosse immacolata. Questo fu un miracolo che l’Altissimo riservรฒ soltanto a colei che degnamente doveva essere sua Madre, perchรฉ, se era conveniente che nella sostanza della sua concezione fosse generata secondo l’ordine degli altri figli di Adamo, era anche piรน conveniente e dovuto che, serbata intatta la natura, concorresse con questa la grazia in tutta la sua virtรน e potenza, segnalandosi ed operando in lei piรน che in tutti i figli di Adamo e in Adamo ed Eva stessi, i quali diedero inizio alla corruzione e alla concupiscenza sregolata.
214. Nella formazione del corpo purissimo di Maria, secondo il nostro modo di intendere, la sapienza e la potenza dell’Altissimo operarono con tanta cura sia nella quantitร che nella qualitร dei quattro umori naturali – sanguigno, melanconico, flemmatico e collerico – e nella mescolanza perfettissima di questa composizione, in modo che esso agevolasse senza impedimento gli atti interiori di un’anima cosรฌ santa, quale sarebbe stata quella che avrebbe dovuto dare vita ad esso. Questo miracoloso temperamento fu l’inizio e la causa della serenitร e della pace che conservarono le facoltร della Regina del cielo durante la sua vita, senza che alcuno di questi elementi le facesse guerra, la contraddicesse o predominasse sugli altri. Anzi si aiutavano e si servivano reciprocamente per mantenersi in quell’anima senza corruzione. A questa, il corpo di Maria santissima non andรฒ mai soggetto e nulla le venne meno o le sopravanzรฒ. In esso tutto fu sempre, secondo la quantitร e la qualitร , in equilibrio perfetto.
215. Certamente questo corpo, pur essendo in tutto d’ammirabile composizione, sentiva il disagio delle inclemenze del caldo e del freddo e quello delle altre influenze degli astri. Anzi, quanto piรน era su misura e perfetto, tanto piรน lo offendeva qualunque estremo, in quanto aveva meno dell’estremo contrario per difendersi. Tuttavia in una costituzione cosรฌ ben proporzionata, i contrari trovavano meno da alterare e tanto meno da operare: per la delicatezza il poco era piรน sensibile che in altri corpi il molto. Quel miracoloso corpo, che si formava nel grembo di sant’Anna, non era capace di doni spirituali prima di avere un’anima, ma lo era dei doni naturali. Questi furono concessi a Maria per ordine e virtรน soprannaturali con quelle qualitร che erano convenienti alla singolare grazia che le era destinata. Per questo motivo le fu data una struttura cosรฌ perfetta che la natura da sola non poteva arrivare a formare creature simili.
216. La mano del Signore creรฒ i nostri progenitori Adamo ed Eva con qualitร convenienti alla giustizia originale e allo stato di innocenza. Anzi, in tale grado uscirono dalle sue mani migliori di come sarebbero stati i loro discendenti se li avessero avuti in quello stato, perchรฉ solo le opere del Signore sono perfette. Allo stesso modo, sebbene in maniera piรน eccellente, manifestรฒ la sua onnipotenza nella formazione del corpo di Maria santissima. Egli operรฒ con maggiore provvidenza e abbondanza di grazia, perchรฉ questa creatura superava non solo i progenitori che avrebbero subito il peccato, ma tutte le altre creature corporali e spirituali. A nostro modo di intendere, Dio ebbe maggior cura nella sola formazione del corpo della sua Madre santissima che non in quella di tutto il mondo celeste e di quanto รจ racchiuso in esso. Con tale regola si devono cominciare a misurare i doni e i privilegi di questa Cittร di Dio, dalle prime fondamenta su cui si elevรฒ la sua grandezza, fino ad essere la piรน immediata e la piรน vicina all’infinitร dell’Altissimo.
217. Quanto fu distante, dunque, il peccato e il fomite da cui risulta, da questa miracolosa concezione! Ciรฒ non fu solo nell’Autrice della grazia, sempre distinta e trattata secondo questa dignitร , ma anche nei suoi genitori; nel suo concepimento il peccato fu tenuto a freno e legato affinchรฉ non perturbasse la natura, che in quell’opera era inferiore alla grazia e serviva come strumento al supremo Artefice. Egli รจ superiore alle leggi sia della natura che della grazia. Da qui cominciava giร a distruggere il peccato, minando e abbattendo il castello del forte armato per rovesciarlo e spogliarlo di quanto tirannicamente possedeva.
218. Il giorno in cui avvenne la prima concezione, cioรจ quella del corpo di Maria santissima, era domenica, corrispondente a quella della creazione degli angeli, dei quali ella doveva essere Regina e signora. Per la formazione e la crescita degli altri corpi sono necessari, secondo l’ordine naturale e comune, molti giorni perchรฉ si organizzino e abbiano la disposizione richiesta per infondere in essi l’anima razionale. Dicono che per gli uomini ne occorrono quaranta, mentre per le donne ottanta, poco piรน o poco meno secondo il calore naturale e la disposizione della madre. Invece, nella formazione del corpo di Maria santissima, la virtรน divina abbreviรฒ il tempo naturale e ciรฒ che si sarebbe dovuto operare in ottanta giorni, o quanti naturalmente sarebbero stati necessari, si fece in modo perfetto in sette. In questi giorni nel grembo di sant’Anna quel corpo miracoloso fu plasmato e preparato, con la debita crescita, per ricevere la santissima anima della nostra Signora e regina.
219. Il sabato dopo questa prima concezione, si fece la seconda, nella quale l’Altissimo creรฒ l’anima di sua Madre e la infuse nel corpo. Cosรฌ entrรฒ nel mondo la creatura piรน santa, perfetta e gradita ai suoi occhi piรน di quante ne ha create e creerร sino alla fine del mondo o per l’eternitร . Fu misteriosa l’attenzione che Dio pose nel far corrispondere quest’opera con quella della creazione di tutto il resto del mondo in sette giorni, come รจ riferito nella Genesi. Senza dubbio fu qui che egli si riposรฒ, avendo dato compimento a quella immagine nel realizzare l’opera pensata mediante la creazione dell’essere a tutti superiore, con cui dava inizio all’opera dell’incarnazione del Verbo divino e alla redenzione del genere umano. Per Dio e per tutte le creature fu un giorno di grande festa.
220. Per il mistero della concezione di Maria santissima lo Spirito Santo ordinรฒ che, nella Chiesa, il sabato fosse consacrato alla Vergine, come giorno in cui le fu fatto il piรน grande beneficio: creare la sua santissima anima e unirla al suo corpo, senza peccato originale nรฉ effetto alcuno di questo. Il giorno che oggi la Chiesa celebra non รจ quello della concezione del corpo, ma quello dell’infusione dell’anima dopo la quale stette nove mesi precisi nel grembo di sant’Anna, tempo trascorso dalla concezione fino alla nativitร di questa Regina. Nei sette giorni che precedettero l’infusione dell’anima, solo il corpo si dispose e organizzรฒ per virtรน divina, affinchรฉ questa creazione corrispondesse a quella che avvenne al principio del mondo. Fu nell’istante della creazione ed infusione dell’anima di Maria santissima che la beatissima Trinitร disse, con affetto e amore piรน grandi di come riferisce la Genesi: ยซFormiamo Maria a nostra immagine e somiglianza, come vera nostra figlia e sposa e madre dell’Unigenito della sostanza del Padreยป.
221. In forza di questa divina parola e dell’amore con cui uscรฌ dalla bocca dell’Onnipotente, fu creata e infusa l’anima nel corpo di Maria santissima. Nello stesso momento fu riempita di grazia e di doni al di sopra dei piรน alti serafini del cielo: nemmeno per un istante fu priva della luce, dell’amicizia e dell’amore del suo Creatore, o toccata dalle tenebre del peccato originale. La sua giustizia fu, anzi, perfetta e superiore a quella data ad Adamo ed Eva quando furono creati. Ebbe in dono un perfetto uso della ragione proporzionato alle grazie che riceveva, affinchรฉ non le tenesse neppure per un istante oziose, ma con esse operasse effetti mirabili e sommamente graditi al suo Signore. Confesso che mi trovo assorta nella luce di questo grande mistero e il mio cuore, per insufficienza di parole, si scioglie in sentimenti di ammirazione e di lode nel silenzio. Ammiro la vera Arca dell’alleanza costruita, abbellita e collocata nel tempio di una madre sterile con maggior gloria di quella posta nella casa di Obed-รdom e nel tempio di Salomone. Vedo formato l’altare nel Sancta Sanctorum sul quale si deve offrire il primo sacrificio per implorare e placare Dio. Vedo come la natura forza i limiti del suo ordine per raggiungere l’ordine vero, mentre si stabiliscono nuove leggi contro il peccato senza tenere conto di quelle comuni, nรฉ della colpa, nรฉ della stessa grazia. Vedo, cioรจ che si stanno formando una nuova terra e dei cieli nuovi, dei quali il primo รจ il grembo di un’umilissima donna guardata dalla santissima Trinitร . Assistono innumerevoli esseri dell’antico cielo e mille angeli sono destinati a custodire il tesoro di un piccolo corpo della dimensione di un’ape.
222. In questa nuova creazione si udรฌ nuovamente risuonare, ma con maggiore forza, la voce del suo Creatore che, soddisfatto della sua opera di onnipotente, disse che era molto buona. Si accosti umilmente la debolezza umana a questa meraviglia e confessando la grandezza del Creatore gradisca il nuovo beneficio elargito a tutto il genere umano nella Corredentrice. Abbia fine ormai lo zelo avverso riconoscendosi vinto dalla forza della luce divina. Se l’infinita bontร di Dio, come mi fu mostrato, nella concezione della sua santissima Madre si sdegnรฒ davanti al peccato originale, gloriandosi di avere una giusta causa ed un’occasione opportuna per distruggerlo ed arrestarne il corso, perchรฉ alla sapienza umana sembra bene ciรฒ che per Dio fu ripuguante?
223. Mentre veniva infusa l’anima nel corpo di questa divina Signora, l’Altissimo volle che sant’Anna, madre di Maria, sentisse e riconoscesse in modo eccelso la presenza della Divinitร . Fu ripiena di Spirito Santo e fu accesa interiormente di esultanza e devozione superiori alle sue forze umane, tanto che fu rapita in un’estasi sublime in cui fu illuminata riguardo ai piรน arcani misteri e inneggiรฒ al Signore con nuovi canti di gioia. Questa grazia le fu concessa per tutto il corso della sua vita, ma fu piรน intensa durante i nove mesi in cui portรฒ nel suo grembo il tesoro del cielo. In questo tempo tali benefici le furono rinnovati e ripetuti piรน frequentemente con la comprensione delle divine Scritture e dei piรน profondi misteri racchiusi in esse. O fortunatissima donna, ti chiamino davvero beata e ti lodino tutte le nazioni e le generazioni del mondo!
CAPITOLO 16
L’Altissimo rivestรฌ di virtรน l’anima di Maria santissima; ella compรฌ le prime opere nel grembo di sant’Anna. Sua Maestร comincia ad insegnarmi ad imitarla.
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224. Dio avviรฒ l’impetuoso torrente della sua divinitร per rallegrare la mistica cittร dell’anima santissima di Maria facendolo sgorgare dal fonte della sua infinita sapienza e bontร . L’Altissimo aveva deciso di porre in questa divina Signora i piรน grandi tesori di grazie e virtรน che mai siano stati dati, o saranno dati in eterno ad altra creatura. Quando giunse l’ora di donarli a lei, cioรจ nel medesimo istante in cui fu concepita, l’Onnipotente, con soddisfazione, esaudรฌ il desiderio che fin dall’eternitร aveva come in sospeso, finchรฉ non ne fosse giunto il tempo opportuno. Il fedelissimo Signore fece questo: riversรฒ nell’anima santissima di Maria, nell’istante della sua concezione, tutte le grazie e i doni in grado cosรฌ eminente che nessuno dei santi nรฉ tutti insieme vi poterono mai arrivare. Con parole umane tutto ciรฒ non si puรฒ manifestare.
225. Sebbene allora fosse ricolmata, come sposa che discendeva dal cielo, di ogni perfezione e di ogni sorta di grazia interiore, non fu necessario che le esercitasse tutte subito, ma solamente quelle che poteva e che erano convenienti allo stato in cui si trovava nel grembo di sua madre. Le prime furono le virtรน teologali, fede, speranza e caritร , che hanno per oggetto Dio. Ella esercitรฒ subito queste virtรน conoscendo la Divinitร , le sue perfezioni, i suoi attributi infiniti, la trinitร e la distinzione delle Persone, con profonda fede. Questa conoscenza di Dio non ne impedรฌ un’altra che le fu data, come presto dirรฒ. Esercitรฒ anche la virtรน della speranza che riguarda Dio come oggetto della beatitudine e come fine ultimo. Quell’anima santissima si sollevรฒ e s’incamminรฒ verso Dio con intensissimi desideri di unirsi a lui senza essersi prima rivolta ad altro e senza vivere un istante solo senza questo movimento interiore. Nello stesso modo e nel medesimo istante, ella esercitรฒ la virtรน della caritร , che riguarda Dio come infinito e sommo bene, con tale forza e tale stima della divinitร che tutti i serafini, nella loro grande veemenza e virtรน, non potranno mai giungere a cosรฌ alto grado.
226. Ebbe poi le altre virtรน, che ornano e perfezionano la parte razionale della creatura, nella stessa misura delle teologali; le furono date anche virtรน morali e naturali in grado miracoloso e soprannaturale, e nello stesso grado, soltanto perรฒ a un livello molto piรน alto nell’ordine della grazia, le furono infusi i doni e i frutti dello Spirito Santo. Ebbe scienza infusa, sapienza di tutte le scienze e delle arti naturali. Da questo conobbe e seppe tutto il naturale e il soprannaturale che porta alla grandezza di Dio, di modo che fin dal primo istante, nel grembo di sua madre, fu sapiente, prudente, illuminata e capace di comprendere Dio e tutte le sue opere piรน di quanto lo furono e lo saranno in eterno tutte le altre creature, ad eccezione del suo Figlio santissimo. Una tale perfezione consistette non solo nelle virtรน che le furono infuse in cosรฌ eminente grado, ma anche negli atti che vi corrispondevano secondo la loro condizione ed eccellenza, di modo che nello stesso momento potรฉ esercitarli col potere divino, il quale per ogni bisogno non si pose dei limiti, nรฉ si assoggettรฒ ad altra legge se non a quella della sua divina e piรน che giusta volontร .
227. Di tutte queste virtรน e grazie e di quanto operano si dirร molto nel corso della presente Storia della vita santissima di Maria; esprimerรฒ qui solo qualcosa di ciรฒ che operรฒ nell’istante della sua concezione mediante i benefici che le furono dati e la luce che ricevette da essi. Con gli atti delle virtรน teologali, come ho detto, della virtรน della religione e delle altre virtรน cardinali che ne conseguono, conobbe Dio nel suo essere, e come creatore e come glorificatore. Con atti eroici lo riverรฌ, lo lodรฒ, lo ringraziรฒ perchรฉ l’aveva creata; lo amรฒ, lo temette e lo adorรฒ offrendogli sacrifici di magnificenza, lode e gloria per il suo essere immutabile. Conobbe i doni che riceveva, nonostante qualcuno le fosse nascosto: per questo rese grazie con profonda umiliazione e con prostrazioni corporali che subito fece nel grembo di sua madre con quel cosรฌ piccolo corpo. Con tali atti ella ebbe piรน merito in quello stato che non tutti i santi nel massimo grado della loro perfezione e santitร .
228. Ella ebbe un’altra visione e cognizione, superiore agli atti della fede infusa, del mistero della Divinitร e della santissima Trinitร . Se in quell’istante non la vide intuitivamente come i beati, la vide perรฒ astrattivamente con altra luce e visione inferiore a quella beatifica, ma superiore a tutti gli altri modi in cui Dio si puรฒ manifestare o si manifesta all’intelletto creato. Le furono mostrate alcune specie o immagini della Divinitร cosรฌ chiare e manifeste, che in esse conobbe l’essere immutabile di Dio e in lui tutte le creature, con maggiore luce ed evidenza di come una creatura puรฒ essere conosciuta da un’altra. Queste immagini fecero da specchio chiarissimo che rifletteva tutta la Divinitร e in essa le creature: in questa luce e in queste immagini di Dio le vide piรน distintamente e chiaramente di quanto le conoscesse in se stesse per mezzo della scienza infusa.
229. In tutti questi modi le furono evidenti, fin dalla sua concezione, tutti gli uomini e tutti gli angeli nel loro ordine, le loro dignitร e i loro compiti, nonchรฉ tutte le creature irragionevoli nelle loro nature e qualitร . Conobbe la creazione, lo stato e la rovina degli angeli, la giustificazione e la gloria dei buoni, la caduta e il castigo dei cattivi, la primitiva innocenza di Adamo ed Eva, l’inganno, la colpa e la miseria che ne seguรฌ sia per loro stessi sia per tutto il genere umano, e il decreto della volontร divina per la loro riparazione ormai giร disposta e quasi giunta al momento di essere compiuta. Conobbe l’ordine e la natura dei cieli, degli astri e dei pianeti, la qualitร e disposizione degli elementi, il purgatorio, il limbo e l’inferno, come tutte queste cose e quelle racchiuse in esse erano state create e conservate dal potere divino, solamente per la sua bontร infinita, senza che ne avesse necessitร alcuna. Soprattutto conobbe ciรฒ che Dio avrebbe rivelato del suo mistero facendosi uomo per redimere tutto il genere umano, lasciando i cattivi angeli senza questo rimedio.
230. Mentre l’anima santissima di Maria conosceva per ordine tutte queste meraviglie, nell’istante in cui fu unita al corpo, operava gesti eroici delle varie virtรน con incomparabile stupore, lode, glorificazione, adorazione, umiliazione, amore di Dio e dolore dei peccati commessi contro quel sommo Bene che riconosceva autore e fine di tante ammirabili opere. Contemporaneamente offrรฌ se stessa in sacrificio gradito all’Altissimo, cominciando da quel momento a benedirlo, amarlo e riverirlo con fervoroso affetto, per riparare alla mancanza di amore e di riconoscenza da parte sia degli angeli cattivi sia degli uomini. Invitรฒ poi gli angeli santi, ella che giร ne era la Regina, ad aiutarla a glorificare il creatore e Signore di tutti, e a pregare anche per lei.
231. In quell’istante il Signore le presentรฒ gli angeli che le assegnava per custodirla: ella li vide e li conobbe, mostrรฒ loro benevolenza ed ossequio invitandoli ad inneggiare con canti di lode all’Altissimo. Li preavvisรฒ che questo sarebbe stato il compito che dovevano svolgere con lei in tutto il tempo della vita mortale, mentre l’assistevano e la custodivano. Conobbe similmente tutta la sua genealogia, tutto il resto del popolo santo eletto da Dio, i Patriarchi, i Profeti e quanto sua Maestร fosse stata meravigliosa nei doni, nelle grazie e nei favori che aveva operati con loro. ร’ davvero stupendo che la beatissima Vergine, giร fin dal primo istante in cui la sua santissima anima fu creata, nonostante le diverse parti del suo santissimo corpo si distinguessero appena, piangesse di dolore per la caduta del genere umano e versasse lacrime nel grembo di sua madre ben sapendo quanto fosse terribile peccare contro il sommo Bene. Dio, nella sua onnipotenza, operรฒ questo prodigio affinchรฉ non le mancasse nessuna eccellenza che potesse tornare a onore di colei che era eletta ad essere Madre di Dio.
232. Per questo miracoloso affetto fece suppliche, fin dal primo istante, per la salvezza del genere umano, assumendo l’ufficio di mediatrice, avvocata e riparatrice. Presentรฒ a Dio il grido dei santi Padri e degli altri giusti della terra, affinchรฉ la sua misericordia non ritardasse la salvezza dei mortali, che ella giร guardava come fratelli. Ancor prima di vivere tra loro, li amava con ardentissima caritร ; appena fu concepita cominciรฒ ad essere loro benefattrice per l’amore divino e fraterno che ardeva nel suo infiammato cuore. L’Altissimo gradรฌ tali domande piรน di tutte le orazioni dei santi e degli angeli; questo fu manifestato a lei, che era creata per essere Madre dello stesso Dio, nonostante ella ignorasse allora questo fine. Conobbe perรฒ l’amore dello stesso Signore e il suo ardente desiderio di scendere dal cielo per redimere gli uomini. Ed era giusto che Dio, per affrettare la sua venuta, si mostrasse obbligato, piรน che da ogni altro, dalle preghiere e richieste di quella creatura per la quale principalmente veniva e dalle cui viscere doveva ricevere la carne, compiendo in essa la sua opera piรน ammirabile, fine di tutte le altre.
233. Pregรฒ ancora nello stesso istante della sua concezione per i suoi genitori, Gioacchino ed Anna, che, prima di vedere col corpo, vide e conobbe in Dio. Subito esercitรฒ con loro la virtรน dell’amore, della riverenza e della gratitudine di figlia, riconoscendoli causa seconda della sua esistenza. Fece anche molte altre domande generali e particolari per differenti necessitร . Con la scienza infusa di cui era fornita, compose nella sua mente e nel suo cuore un inno di lode per aver trovato, alla porta della vita, la preziosa dramma che perdemmo tutti fin dal principio. Trovรฒ la grazia che le andรฒ incontro e la Divinitร che l’aspettava ai limiti della natura. Le sue facoltร incontrarono, nel primo istante del suo esistere, il nobilissimo Oggetto che le mosse cominciando a porle in esercizio, perchรฉ solo per lui erano create. Dovendo essere sue in tutto e per tutto, a lui si dovevano le primizie delle loro attivitร , cioรจ la cognizione e l’amore divino. Non vi fu, cosรฌ, in questa Signora nรฉ istante di vita senza conoscere Dio, nรฉ cognizione senza amore, nรฉ amore senza merito. In questo, niente fu piccolo o misurato con le leggi comuni e le regole generali. Tutto fu grande e tale uscรฌ dalla mano dell’Altissimo, perchรฉ ella camminasse, crescesse, ed arrivasse ad essere cosรฌ magnifica che Dio solo ne fosse maggiore. Oh, che bei passi furono i tuoi, o figlia del principe, dato che col primo di essi giungesti alla Divinitร ! Bella sei ben due volte, poichรฉ la tua grazia e bellezza รจ ogni bellezza e grazia. Divini sono i tuoi occhi ed i tuoi pensieri sono come la porpora del re, poichรฉ rapisti il suo cuore e lo legasti, facendolo prigioniero del tuo amore nel santuario del tuo grembo verginale e del tuo cuore.
234. Qui veramente dormiva la sposa del re, e il suo cuore vegliava. Dormivano quei sensi che appena avevano la loro forma naturale e non avevano ancora visto la luce materiale del sole; intanto quel divin cuore, piรน incomprensibile per la grandezza dei suoi doni che per la piccolezza della sua conformazione, vegliava nel talamo di sua madre con la luce della Divinitร che lo irraggiava, infiammandolo nel fuoco del suo immenso amore. Non conveniva che in questa divina creatura le facoltร inferiori dell’anima operassero prima di quelle superiori, nรฉ che l’operare di queste fosse inferiore o uguale a quello delle altre creature. Infatti, se l’operare corrisponde all’essere di ciascuna cosa, colei che da sempre era superiore a tutte in dignitร ed eccellenza, doveva operare con proporzionata superioritร rispetto ad ogni creatura angelica o umana. Non le doveva mancare l’eccellenza degli spiriti angelici, i quali nel momento in cui furono creati fecero subito uso delle loro facoltร , perchรฉ questa stessa grandezza e prerogativa le era dovuta, come a colei che era creata per essere loro Regina e signora. Le spettava, anzi, con vantaggi tanto piรน grandi, quanto la dignitร di Madre di Dio รจ superiore a quella di suo servo e il nome di Regina a quello di vassallo, poichรฉ a nessuno degli angeli il Verbo disse: ยซTu sei mia madreยป; nรฉ qualcuno di loro potรฉ mai dire a lui: ยซTu sei mio figlioยป. Soltanto tra Maria e il Verbo eterno ci fu questa comunicazione e questa vicendevole corrispondenza. In ragione di ciรฒ si deve misurare e ponderare la grandezza di Maria, come fece l’Apostolo con quella di Cristo.
235. Nello scrivere questi misteri del Re, quando giร รจ un onore rivelare le sue opere, confesso la mia limitatezza di donna e mi affliggo perchรฉ parlo con termini comuni e vuoti, che non arrivano a definire ciรฒ che intendo nella luce di cui รจ investita la mia anima in tali misteri. Per non avvilire tanta grandezza sarebbero necessarie ben altre parole ed espressioni particolari e appropriate, ma la mia ignoranza non le trova. E quando le possedesse, sarebbero troppo elevate per l’umana debolezza. Essa si riconosca inferiore ed impotente a fissare il suo sguardo su questo sole divino, che con raggi di divinitร viene al mondo, sebbene coperto dalla nube del grembo materno di sant’Anna. Se tutti desideriamo che ci sia data l’opportunitร di avvicinarci a contemplare questa meravigliosa visione, andiamoci nudi e liberi: gli uni dalla naturale pusillanimitร , gli altri dal timore, benchรฉ il tutto sia mascherato dall’umiltร . Andiamoci poi con somma devozione e pietร , lontani dallo spirito di discordia, cosรฌ che ci sia dato di vedere da vicino, in mezzo al roveto, il fuoco della Divinitร , senza esserne consumati.
236. Ho detto che l’anima santissima di Maria, quando fu concepita, vide in modo astrattivo la divina Essenza, dal momento che non mi fu data luce per dire ch’ella vide la gloria quale veramente รจ. Con ciรฒ intendo esprimere che questo privilegio fu solo della santissima anima di Cristo per l’unione sostanziale con la Divinitร nella persona del Verbo, affinchรฉ rimanesse sempre unita con essa per mezzo delle facoltร dell’anima per somma grazia e gloria. E come Cristo nostro bene cominciรฒ ad essere contemporaneamente uomo e Dio, cosรฌ cominciรฒ a conoscere Dio e ad amarlo come comprensore. Ma l’anima della sua Madre santissima non era unita sostanzialmente alla Divinitร , e cosรฌ non agรฌ subito come beata, poichรฉ entrava nella vita per essere viatrice. Essendo la piรน vicina all’unione ipostatica, ebbe tuttavia una visione di poco inferiore a quelia beatifica, ma superiore a tutte le altre visioni e rivelazioni della Divinitร avute dalle creature, eccettuata la chiara visione con la piena fruizione. La visione di Dio, che ebbe la Madre di Cristo nel primo istante, sia per alcune modalitร sia per alcune qualitร , eccelse su quella chiara di altri, in quanto ella conobbe piรน misteri astrattivamente, che non altri con visione intuitiva. Il non aver visto, perรฒ, la Divinitร faccia a faccia nel momento della sua concezione, non significa che poi non l’abbia veduta molte volte nel corso della sua vita, come in seguito dirรฒ.
Insegnamento che mi diede la Regina del cielo su questo capitolo
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237. Ho detto sopra come la Regina e madre di misericordia mi aveva promesso che, quando sarei giunta a scrivere le prime azioni delle sue facoltร e virtรน, m’avrebbe istruita affinchรฉ riflettessi la mia vita nello specchio purissimo della sua: รจ questo l’intento principale del suo rivelarsi a me. Questa gran Signora, fedelissima nelle sue parole e sempre vicina a me con la sua presenza, quando cominciรฒ a rivelarmi tali misteri, iniziรฒ a mantenere la sua promessa in questo capitolo, come fece ugualmente negli altri. Cosรฌ io scriverรฒ alla fine di ogni capitolo ciรฒ che sua Altezza m’insegnerร , come faccio ora.
238. Figlia mia, io voglio che, dallo scrivere i misteri della mia santissima vita, tu raccolga per te stessa il frutto che desideri. Voglio che il premio della tua fatica sia la maggior purezza e perfezione della tua vita, se con la grazia dell’Altissimo ti disponi ad imitarmi, mettendo in pratica ciรฒ che udrai. Questa รจ anche la volontร del mio Figlio santissimo: che tu applichi le tue forze a compiere ciรฒ che io t’insegnerรฒ, facendo attenzione, con tutta la stima del tuo cuore, alle mie virtรน ed opere. Ascoltami con accuratezza e con fede, perchรฉ io ti dirรฒ parole di vita eterna, t’insegnerรฒ il massimo della santitร e della perfezione cristiana e quello che รจ maggiormente accetto agli occhi di Dio. Da questo momento comincerai a prepararti per ricevere la luce nella quale intuirai chiaramente gli occulti misteri della mia santissima vita e la dottrina che desideri. Prosegui questo lavoro e scrivi ciรฒ che a tal fine t’insegnerรฒ. Or dunque ascolta.
239. La creatura che indirizza il suo primo movimento a Dio, quando riceve l’uso della ragione, compie un atto di giustizia verso di lui, cosรฌ che, conoscendolo, lo possa amare, riverire e adorare come suo creatore e Signore unico e vero. I genitori hanno l’obbligo naturale di guidare i loro figli fin da bambini in questa conoscenza, indirizzandoli con cura perchรฉ subito cerchino il loro ultimo fine e lo incontrino attraverso i primi atti della ragione e della volontร . Dovrebbero essere attenti ad allontanarli dalle ingenuitร e burle puerili, alle quali la stessa natura corrotta li inclina se si lasciano agire senza alcun educatore. Se i padri e le madri prevenissero questi inganni e questi costumi non buoni dei loro figli, e fin dalla loro giovane etร li ammaestrassero sul loro Dio e creatore, questi sarebbero preparati a conoscerlo e ad adorarlo. La santa mia madre, che ignorava la mia sapienza e il mio stato, fece con me tutto questo cosรฌ puntualmente e per tempo che, portandomi nelle sue viscere, adorava in mio nome il Creatore, tributandogli per me atti di somma riverenza e rendendogli grazie per avermi creata. Lo supplicava anche che mi custodisse, difendesse e liberasse dallo stato in cui io allora mi trovavo. Similmente i genitori devono chiedere con fervore a Dio che disponga con la sua provvidenza che le anime dei bambini arrivino a ricevere il battesimo e siano libere dalla schiavitรน del peccato originale.
240. Se poi la creatura ragionevole non avesse riconosciuto e adorato il Creatore al momento dell’uso della ragione, deve farlo nel momento in cui lo conosce per mezzo della fede. Non deve, perรฒ, fermarsi qui; anzi l’anima dovrร impiegare questa conoscenza per non perderlo mai di vista, per temerlo sempre, amarlo ed onorarlo. Quanto a te, figlia mia, hai ottemperato questo dovere d’adorazione verso Dio in tutto il corso della tua vita; ma ora voglio che tu lo adempia ancora meglio come io te lo insegnerรฒ. Fissa lo sguardo interiore della tua anima nell’essere di Dio, che non ha nรฉ principio nรฉ fine, e contemplalo infinito negli attributi e nelle perfezioni. Egli solo รจ la vera santitร , il sommo bene, l’oggetto nobilissimo della creatura, colui che diede l’essere a tutte le cose create e che, senza averne alcun bisogno, le sostenta e governa. Egli รจ la somma bellezza senza macchia, nรฉ difetto alcuno; egli รจ eterno nell’amore, veritiero nelle parole, fedelissimo nelle promesse; egli รจ colui che diede la sua stessa vita, abbandonandosi ai tormenti per il bene delle sue creature, senza che alcuna lo abbia meritato. In questo immenso campo di bontร e di benefici, dilata la tua vista ed impegna le tue forze per non dimenticarlo e non allontanarti da lui. Sarebbe una scortesia e slealtร se, dopo aver conosciuto in questo modo il sommo Bene, lo dimenticassi con esecrabile ingratitudine. Tale sarebbe la tua, se dopo aver ricevuto una maggiore luce divina della fede, superiore a quella comune, traviassi il tuo intelletto con la tua volontร dalla via dell’amore divino. Se qualche volta, per tua debolezza, tu ti trovassi in questa situazione, torna subito a ricercare la strada con prontezza e diligenza; umiliata, adora l’Altissimo dandogli onore, magnificenza e lode eterna. Bada bene che devi considerare come tuo proprio compito fare questo incessantemente per te e per tutte le altre creature, e voglio che tu te ne mostri sempre sollecita.
241. Per esercitarti in questo con piรน forza, medita nel tuo cuore ciรฒ che sai che ho fatto, e come quella prima visione del sommo Bene lasciรฒ il mio cuore ferito d’amore. Per questo mi diedi tutta a lui per non perderlo, vivendo sollecita, mai riposando, ma camminando fino a raggiungere il centro dei miei desideri ed affetti, perchรฉ, essendo infinito l’oggetto, l’amore non vuole essere finito, nรฉ deve riposare fino a che non lo possieda. Alla conoscenza di Dio e all’amore per lui deve seguire la conoscenza di te stessa, pensando e riflettendo sulla tua pochezza e viltร . Sappi che queste veritร bene intese, ripetute e meditate, producono divini effetti nelle anime. Udite queste ed altre parole della Regina, dissi a sua Maestร :
242. ยซSignora mia, di cui sono schiava e a cui, per esserlo nuovamente, mi dedico e mi consacro, non senza motivo il mio cuore, per vostra materna degnazione, bramava ardentemente questo giorno nel quale potessi conoscere l’ineffabile altezza delle vostre virtรน nello specchio delle vostre divine opere e udire la dolcezza delle vostre salutari parole. Confesso, Regina mia, con tutto il mio cuore, di non avere compiuto opera buona per meritare in premio questo beneficio. Penso che scrivere la vostra santissima vita sia piuttosto un’opera d’eccessiva audacia, tanto che non meriterei perdono, se non lo facessi unicamente per obbedire alla vostra volontร e a quella del vostro Figlio santissimo. Accogliete, o mia Signora, questo sacrificio di lode e parlate: la vostra serva vi ascolta. Risuoni, dolcissima Signora mia, nei miei orecchi la vostra soavissima voce, dal momento che voi avete parole di vita. Proseguite cosรฌ, o mia Padrona, il vostro insegnamento, affinchรฉ in questo mare immenso delle vostre perfezioni il mio cuore si dilati ed abbia degna materia per lodare l’Onnipotente. Nel mio petto arde quel fuoco che la vostra pietร ha acceso, per desiderare ardentemente ciรฒ che la virtรน ha di piรน santo, di piรน puro e di piรน accetto agli occhi vostri. Nel profondo di me sento la legge della carne contrastare quella dello spirito; ciรฒ mi causa ritardo od imbarazzo e giustamente temo che m’impedisca il bene che voi, o pietosissima Madre, mi offrite. Guardatemi, dunque, o Signora mia, come figlia istruendomi come discepola, correggendomi come serva e costringendomi come schiava se dovessi tardare o resistere. Non voglio che accada questo, ma purtroppo per debolezza cadrรฒ. Io alzerรฒ gli occhi per conoscere l’essere di Dio, con la divina sua grazia controllerรฒ i miei affetti, cosรฌ che si innamorino delle sue infinite perfezioni; se lo raggiungo non lo lascerรฒ piรน. Perรฒ voi, Signora e madre della conoscenza e del bell’amore, chiedete a vostro Figlio e mio Signore che non mi abbandoni, dal momento che si mostrรฒ generosissimo nel favorire la vostra umiltร , o Regina e signora di tutto il creato.
CAPITOLO 17
Proseguendo il mistero della concezione di Maria santissima mi fu fatta comprendere la prima parte del capitolo ventunesimo dell’Apocalisse.
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243. Il beneficio della concezione immacolata di Maria santissima racchiude tanti e cosรฌ imperscrutabili misteri che, per rendermi piรน capace di penetrarlo, sua Maestร me ne rivelรฒ molti di quelli che san Giovanni pone nel capitolo ventunesimo dell’Apocalisse, rimettendomi alla comprensione che di essi mi era data. Per dichiarare qualcosa di ciรฒ che mi fu manifestato, dividerรฒ la spiegazione di quel capitolo in tre parti, al fine di evitare un poco la molestia che potrebbe causare se si trattasse tutto insieme. Darรฒ prima la versione letterale, che รจ la seguente:
244.ย Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perchรฉ il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era piรน. Vidi anche la cittร santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: ยซEcco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerร tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarร il ๏ฟฝDio-con-loro๏ฟฝ. E tergerร ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarร piรน la morte, nรฉ lutto, nรฉ lamento, nรฉ affanno, perchรฉ le cose di prima sono passateยป. E Colui che sedeva sul trono disse: ยซEcco, io faccio nuove tutte le coseยป; e soggiunse:
ยซScrivi, perchรฉ queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darรฒ gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarร vittorioso erediterร questi beni; io sarรฒ il suo Dio ed egli sarร mio figlio. Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori รจ riservato lo stagno ardente di fuoco e zolfo. ร’ questa la seconda morteยป.
245. Questa รจ la prima delle tre parti del testo letterale ed io la spiegherรฒ in questo capitolo dividendola nei suoi versetti.ย Vidi poiย – dice l’Evangelista –ย un nuovo cielo e una nuova terra.ย Essendo giร uscita Maria santissima dalle mani di Dio onnipotente e trovandosi cosรฌ giร nel mondo la materia immediata da cui si sarebbe formata l’umanitร santissima del Verbo che doveva morire per l’uomo, l’Evangelista dice che vide un cielo nuovo e una nuova terra. Non senza grande proprietร poterono chiamarsi cielo nuovo quella natura e il seno verginale in cui e da cui si formรฒ. In questo cielo, infatti, Dio cominciรฒ ad abitare in un modo nuovo, ben differente da quello in cui aveva fino allora abitato nel cielo antico ed in tutte le creature. Si chiamรฒ cielo nuovo anche quello dei santi dopo il mistero dell’incarnazione, poichรฉ da questa ebbe origine per esso la novitร di venire abitato dai mortali, cosa che prima non accadeva, e di venire rinnovato dalla gloria dell’umanitร santissima di Cristo, nonchรฉ da quella della sua purissima Madre. Tale gloria fu tanto grande, dopo quella essenziale, che bastรฒ per rinnovare i cieli e dare loro nuova bellezza e splendore. Benchรฉ qui stessero gli angeli buoni, questa era giร come cosa antica e vecchia, per cui fu grande novitร che l’Unigenito del Padre con la sua morte restituisse agli uomini il diritto alla gloria perduto per il peccato e li introducesse nel cielo, da cui erano stati esclusi, impotenti a riacquistarlo da se stessi. Siccome questa novitร per il cielo cominciรฒ da Maria santissima quando l’Evangelista la vide concepita senza il peccato, che impediva tutto ciรฒ, questi disse che aveva visto un nuovo cielo.
246. Vide anche una nuova terra, perchรฉ la terra antica di Adamo era maledetta, macchiata e rea della colpa e della condanna eterna, mentre la terra santa e benedetta di Maria fu terra nuova, scevra dalla colpa e dalla maledizione di Adamo. Fu terra talmente nuova che dall’epoca della prima formazione, cioรจ quella di Adamo ed Eva, non si era vista nรฉ conosciuta al mondo altra terra nuova sino a Maria santissima. Fu terra talmente nuova e scevra dalla maledizione di quella antica e vecchia che in questa terra benedetta si rinnovรฒ anche tutta l’altra dei figli di Adamo. Veramente per la terra benedetta di Maria, e con essa ed in essa, restรฒ benedetta, rinnovata e vivificata quella di Adamo, che fino allora era stata maledetta ed era invecchiata nella sua maledizione. Si rinnovรฒ tutta per Maria santissima e per la sua innocenza. Essendo cominciato in lei questo nnnovamento della natura umana e terrena, san Giovanni dice che in Maria concepita senza peccato vide un cielo nuovo ed una terra nuova. Quindi prosegue:
247.ย Perchรฉ il cielo e la terra di prima erano scomparsi.ย Venendo al mondo ed apparendo in esso la nuova terra ed il nuovo cielo di Maria santissima e di suo Figlio, uomo e Dio vero, era conseguente che sparissero l’antico cielo e la terra invecchiata della natura umana e terrena con il peccato. Ci fu un nuovo cielo per la Divinitร nella natura umana, che, preservata e libera dalla colpa, dava una nuova abitazione al medesimo Dio mediante l’unione ipostatica nella persona del Verbo, mentre cessรฒ di esistere il primo cielo, che Dio aveva creato in Adamo, ma che si era macchiato rendendosi inadatto ad essere abitato da Dio. Questo scomparve e subentrรฒ un altro cielo nuovo con la venuta di Maria. Cominciรฒ anche ad esistere un nuovo cielo della gloria per la natura umana, non perchรฉ fosse stato rimosso o fosse scomparso l’empireo, ma perchรฉ questo cessรฒ di essere senza uomini come era stato per tanti secoli. Quanto a questo, cessรฒ di essere il primo cielo e divenne un cielo nuovo per i meriti di Cristo, che giร cominciavano a risplendere nell’aurora della grazia, Maria santissima sua madre. Cosรฌ, scomparvero il primo cielo e la prima terra, che sino allora era stata senza rimedio. Ancheย il mare non c’era piรน,ย poichรฉ con la venuta di Maria santissima e di Cristo venne meno il mare di abominazioni e peccati che inondava il mondo e sommergeva la terra della nostra natura. In veritร , il mare del sangue di Cristo sovrabbondรฒ e superรฒ quello dei peccati, essendo di valore tale che in comparazione nessuna colpa ha peso. Se i mortali volessero approfittare di questo mare infinito della misericordia divina e del merito di Gesรน Cristo nostro Signore, cesserebbero di esistere tutti i peccati del mondo, essendo l’Agnello di Dio venuto per cacciarli e distruggerli tutti.
248.ย Vidi anche la cittร santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.ย Poichรฉ tutti questi misteri cominciavano da Maria santissima e si fondavano su lei, l’Evangelista dice che la vide sotto la forma della cittร santa di Gerusalemme, parlando della regina con questa metafora. Gli fu concesso di vederla in tale forma affinchรฉ conoscesse meglio il tesoro che ai piedi della croce gli era stato raccomandato ed affidato e lo custodisse con degna stima; infatti, anche se nessuna predisposizione del discepolo poteva essere tale da supplire alla mancanza della presenza del Figlio della Vergine, poichรฉ san Giovanni prendeva il suo posto, era conveniente che fosse illuminato in modo conforme alla dignitร ed all’ufficio che riceveva venendo sostituito al Figlio naturale.
249. La santa cittร di Gerusalemme, per i misteri operati da Dio in essa, era il simbolo piรน conveniente di colei che era sua Madre, nonchรฉ centro e compendio di tutte le meraviglie dell’Onnipotente. Per questa stessa ragione รจ simbolo anche della Chiesa militante e di quella trionfante. La vista dell’aquila generosa che fu Giovanni si estese a tutte queste cose, per la corrispondenza e l’analogia che hanno tra loro queste mistiche cittร di Gerusalemme, ma contemplรฒ soprattutto la Gerusalemme suprema che รจ Maria santissima, in cui stanno raccolte e riepilogate tutte le grazie, le meraviglie, i doni e le virtรน della Chiesa militante e di quella trionfante. Tutto quello che fu operato nella Gerusalemme di Palestina e tutto ciรฒ che essa ed i suoi abitanti significano si trova racchiuso in Maria purissima, cittร santa di Dio, in modo piรน mirabile ed eccellente che nel resto del cielo, della terra e di quanti lรฌ vivono. La chiama nuova Gerusalemme per la novitร di tutti i suoi doni, della sua grandezza e delle sue virtรน, causa di nuova meraviglia per i santi; inoltre, perchรฉ venne dopo tutti i Padri antichi, i Patriarchi e i Profeti ed in lei si compirono e rinnovarono le loro voci, i loro oracoli, le loro promesse; ancora, perchรฉ viene senza il contagio della colpa e discende dalla grazia secondo un ordine tutto nuovo, distante dalla comune legge del peccato; infine, perchรฉ entra nel mondo trionfando sul demonio e sul primo inganno, e questa รจ la cosa piรน nuova che si sia vista nel mondo dal suo principio in poi.
250. Essendo ciรฒ del tutto nuovo sulla terra e non potendo provenire da questa, san Giovanni dice che discendeva dal cielo. Anche se secondo l’ordine comune della natura discese da Adamo, non venne per la via battuta ed ordinaria della colpa per la quale erano passati tutti i suoi predecessori, figli di quel primo delinquente. Per questa sola Signora ci fu un decreto a parte nella divina predestinazione e si aprรฌ un nuovo sentiero attraverso il quale venisse al mondo con il suo Figlio santissimo, senza essere compagna nell’ordine della grazia ad alcun altro mortale e senza che alcun altro fosse compagno a lei ed a Cristo nostro Signore. Cosรฌ, scese nuova dal cielo della mente e della determinazione di Dio. Dalla terra, macchiati da essa, discendono tutti gli altri figli di Adamo, mentre questa Regina di tutto il creato venne dal cielo, discendendo solo da Dio per l’innocenza e la grazia. Comunemente diciamo che uno viene da quella casa o prosapia da cui discende e discende da dove ha ricevuto il suo essere. Ora, l’essere naturale che Maria santissima ricevette da Adamo si ravvisa appena nel contemplarla madre del Verbo eterno e quasi a lato dell’eterno Padre per la grazia e la partecipazione alla sua divinitร che ricevette per tale dignitร . Questo รจ in lei l’essere principale, per cui l’altro, quello che ha dalla natura, risulta accessorio e secondario. Per questo, l’Evangelista fissรฒ lo sguardo su quello principale, che scese dal cielo, e non su quello accessorio, che venne dalla terra.
251. Prosegue dicendo che era pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Per il giorno del matrimonio i mortali cercano il maggiore ornamento e l’abbigliamento piรน elegante che si possano trovare per abbellire la sposa terrena e non importa che i gioielli piรน ricchi si abbiano in prestito, purchรฉ niente le manchi. Quindi, se confessiamo, come รจ necessario confessare, che Maria purissima fu sposa della santissima Trinitร ed allo stesso tempo madre della persona del Figlio e che per tali dignitร fu adornata e preparata dal medesimo Dio onnipotente, infinito e ricco senza misura e limiti, quale ornamento, quale preparazione, quali gioielli saranno quelli con cui egli impreziosรฌ la sua sposa e madre perchรฉ divenisse degna sposa e degna madre? Avrร forse riservato qualche gioiello nei suoi tesori? Le avrร negato qualche grazia di quelle con cui il suo potente braccio avrebbe potuto arricchirla ed abbellirla? L’avrร lasciata brutta, scomposta, macchiata in qualche parte o per qualche istante? Sarร stato scarso od avaro con la madre e sposa sua colui che elargisce prodigiosamente i tesori della sua divinitร a tante anime che rispetto a lei sono meno che serve, meno che schiave della sua casa? Tutte loro confessano, con il medesimo Signore, che una sola รจ l’eletta e la perfetta, che le altre devono riconoscere, testimoniare e magnificare come immacolata e fortunatissima fra le donne e della quale piene di ammirazione con giubilo e lode domandano:ย ยซChi รจ costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?ยป.ย ร’ Maria santissima, unica sposa e madre dell’Onnipotente, che discese nel mondo adorna e preparata come sposa della beatissima Trinitร , per il suo sposo e figlio. Questo arrivo ed ingresso nel mondo avvenne con tanti doni della Divinitร che la sua luce la rese piรน vaga dell’aurora, piรน bella della luna, piรน eletta e singolare del sole, senza che nessuna a lei si potesse paragonare, piรน forte e potente di tutti gli eserciti del cielo e dei santi. Discese adornata e preparata per Dio, che le diede tutto ciรฒ che egli volle, volle darle tutto ciรฒ che potรฉ e potรฉ darle tutto ciรฒ che non era essere Dio, sebbene fosse quanto di piรน vicino alla sua divinitร e di piรน distante dal peccato potesse trovarsi in una semplice creatura. Questo ornamento fu intero e perfetto; non sarebbe stato tale se le fosse mancato qualcosa e le sarebbe mancato se fosse esistita qualche istante senza l’innocenza e la grazia. Forse, senza questa, sarebbe bastato a renderla cosรฌ bella che l’ornamento ed i brillanti della grazia fossero posti sopra un volto deforme, macchiato dalla colpa, o sopra una veste sudicia ed indecente? Vi sarebbe rimasta sempre qualche imperfezione, per cui, per quanti accorgimenti si fossero usati, non si sarebbe mai potuto togliere l’ombra o il segno della macchia. Tutto ciรฒ era poco conveniente per Maria, madre e sposa di Dio, e quindi anche per lui, che non l’avrebbe affatto adornata e preparata con amore di sposo nรฉ con attenzione di figlio, se per vestire la madre e sposa sua avesse cercato una stoffa macchiata e vecchia, mentre ne aveva in casa una ricca e preziosa.
252. ร’ ormai tempo che l’intelletto umano si estenda e si dilati per onorare la nostra grande Regina e chi avesse opinioni contrarie su tale punto, fondate su percezioni diverse, si ritiri e si trattenga dallo spogliarla dell’ornamento della sua purezza immacolata nell’istante della sua divina concezione. Per la forza della veritร e della luce in cui vedo questi ineffabili misteri, confesso una e piรน volte che tutti i privilegi, le grazie, le prerogative, i favori ed i doni di Maria santissima, incluso quello di essere madre di Dio – per come mi sono fatti conoscere – dipendono ed hanno origine dall’essere stata immacolata e piena di grazia nella sua concezione purissima, cosicchรฉ senza questo beneficio tutti gli altri apparirebbero informi e mancanti ovvero come un sontuoso edificio senza fondamento solido e proporzionato. Hanno tutti relazione secondo un certo ordine e collegamento con la purezza ed innocenza della concezione. Per questo si รจ dovuto necessariamente toccare tante volte questo mistero nel corso di questa Storia, cominciando dai decreti divini sulla formazione di Maria e del suo Figlio santissimo in quanto uomo. Non mi dilungo piรน su questo, ma avverto tutti che la Regina del cielo apprezzรฒ talmente l’ornamento e la bellezza che il suo Figlio e sposo le diede nella sua purissima concezione che in proporzione di tale stima sarร la sua indignazione contro chi con ostinazione e perfidia pretenderร di spogliarla di ciรฒ, infliggendole tale macchia mentre il suo Figlio santissimo si รจ degnato di manifestarla al mondo cosรฌ adorna e bella, per gloria sua e speranza dei mortali.
253.ย Udii allora una voce potente che usciva dal trono:
ยซEcco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerร tra loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarร il “Dio-con-loro ยป.ย La voce dell’Altissimo รจ grande, forte, soave ed efficace per muovere ed attirare completamente a sรฉ la creatura. Tale fu questa voce che san Giovanni udรฌ uscire dal trono della santissima Trinitร . Essa gli rapรฌ tutta l’attenzione che era richiesta, dicendogli di fissare lo sguardo sul tabernacolo di Dio, affinchรฉ mediante il raccoglimento conoscesse perfettamente il mistero che gli veniva palesato vedendo la dimora di Dio con gli uomini: egli avrebbe vissuto con loro, sarebbe stato il loro Dio ed essi suo popolo. Tutto questo mistero era racchiuso nel vedere Maria santissima discendere dal cielo nella forma che ho detto, perchรฉ, stando questa dimora di Dio nel mondo, conseguiva che lo stesso Dio venisse a stare con gli uomini, vivendo ed abitando in essa senza allontanarsene. In veritร , fu come dire all’Evangelista: ยซIl re ha giร la sua casa e corte nel mondo, per cui รจ evidente che andrร ad abitare in essaยป. Ma in che modo abiterร in tale dimora? Prendendo da essa stessa la forma umana, per passare nel mondo ed abitare con gli uomini, essere loro Dio ed essi suo popolo, come ereditร di suo padre ed allo stesso tempo di sua madre. Del Padre eterno fummo ereditร per il suo Figlio santissimo non solo perchรฉ in lui e per lui creรฒ tutte le cose e le diede a lui in ereditร nell’eterna generazione, ma anche perchรฉ come uomo egli ci riscattรฒ nella nostra stessa natura, facendoci suo popoloย e sua ereditร paterna e rendendoci suoi fratelli. Per la stessa ragione della natura umana fummo e siamo ereditร legittima della sua santissima Madre, perchรฉ ella gli diede la forma della carne umana con cui ci acquistรฒ per sรฉ. Per questo ella, essendo sua Madre e figlia e sposa della santissima Trinitร , veniva ad essere signora dell’intero creato, che il suo unigenito doveva ereditare. Certamente ciรฒ che concedono le leggi umane, essendo basato sulla ragione naturale, non doveva mancare in quelle divine.
254. Uscรฌ questa voce dal trono regale per mezzo di un angelo che mi parve dicesse all’Evangelista: ยซFa’ bene attenzione e guarda la dimora di Dio con gli uomini, in cui vivrร con loro ed essi saranno suo popolo. Egli diventerร loro fratello prendendo la loro forma per mezzo di questo tabernacolo che รจ Maria, che vedi scendere dal cielo per la sua concezione e formazioneยป. Noi possiamo rispondere con lieto sembiante a questi cortigiani del cielo che la dimora di Dio sta molto bene con noi, perchรฉ รจ nostra ed attraverso di essa diverrร nostro anche Dio. In essa riceverร vita e sangue da offrire per noi, facendoci suo popolo, vivendo con noi come in sua casa e dimora, poichรฉ lo riceveremo come sacramento, resi cosรฌ a nostra volta sua dimora. Siano contenti, questi divini spiriti e principi, di essere fratelli piรน grandi e meno bisognosi degli uomini. Noi siamo i piccoletti e deboli che abbiamo bisogno dei doni e dei favori del nostro Padre e fratello. Venga nella dimora della Madre sua e nostra, prenda la forma della carne umana dalle sue viscere verginali; la Divinitร si rivesta e viva con noi ed in noi. Teniamocelo cosรฌ vicino che egli sia nostro Dio e noi suo popolo e sua dimora. Ne stupiscano gli spiriti angelici e, rapiti da tali meraviglie, lo benedicano; godiamolo noi mortali, accompagnandoli nella medesima lode di ammirazione e di amore. Ora il testo continua:
255.ย E tergerร ogni lacrima dai loro occhi, non ci sarร piรน la morte, nรฉ lutto, nรฉ lamento, nรฉ affanno, perchรฉ le cose di prima sono passate.ย Mediante il frutto della redenzione umana, di cui ci fu dato pegno certo nella concezione di Maria santissima, si asciugarono le lacrime che il peccato aveva provocato negli occhi dei mortali. Per questo, per coloro che approfitteranno delle misericordie dell’Altissimo, del sangue e dei meriti di suo Figlio, dei suoi misteri e sacramenti, dei tesori della sua Chiesa e dell’intercessione della sua santissima Madre, non ci sarร morte, nรฉ dolore, nรฉ pianto, avendo cessato di esistere la morte causata dal peccato ed avendo avuto fine tutto ciรฒ che da essa era conseguito. Il vero pianto se ne andรฒ negli abissi con i figli della perdizione, dove non รจ rimedio. Il dolore delle tribolazioni temporali, poi, non รจ pianto nรฉ dolore vero, ma apparente; esso sta bene insieme alla vera e somma allegrezza ed anzi, accolto di buon animo, รจ di inestimabile valore. Come pegno di amore lo scelse per sรฉ, per sua Madre e per i suoi fratelli lo stesso Figlio di Dio.
256. Neppure vi saranno grida e voci di lamento, perchรฉ i giusti ed i saggi sull’esempio del loro Maestro e della Madre umilissima devono imparare a tacere, come fa la semplice pecorella quando รจ condotta ad essere vittima e sacrificio. Al diritto che ha la fragile natura di cercare qualche sollievo in grida e lamenti devono rinunciare gli amici di Dio, che vedono sua Maestร , loro capo ed esempio, umiliato sino alla morte obbrobriosa della croce per riparare i danni della nostra poca capacitร di soffrire e di sopportare. Di fronte ad un simile esempio, come si puรฒ permettere alla nostra natura di alterarsi e lamentarsi nelle tribolazioni? Come le si puรฒ accordare di muoversi in modo disordinato e contrario alla caritร , mentre Cristo viene a stabilire la legge dell’amore fraterno? L’Evangelista torna a dire che non ci sarร piรน dolore, perchรฉ, se ne doveva restare uno negli uomini, era quello della cattiva coscienza, ma come rimedio a questo male fu medicina cosรฌ soave l’incarnazione del Verbo nelle viscere di Maria santissima che giร esso รจ piacevole e causa di allegrezza. Anzi, neanche merita il nome di dolore, perchรฉ contiene in sรฉ il sommo e vero gaudio e con la sua introduzione nel mondo passarono le cose di prima, cioรจ i dolori ed i rigori inefficaci della legge antica, poichรฉ si temperarono e terminarono con l’abbondanza della legge evangelica nel dare la grazia. Per questo, soggiunge:ย ยซEcco, io faccio nuove tutte le coseยป.ย Questa voce venne da Colui che stava assiso sul trono, poichรฉ egli stesso si dichiarรฒ artefice di tutti i misteri della nuova legge del Vangelo. Poichรฉ questa novitร cominciava da una cosa cosรฌ singolare e non pensata dalle creature come l’incarnazione dell’Unigenito del Padre in una Madre vergine e purissima, era necessario che, se tutto doveva essere nuovo, non vi fosse in lei alcuna cosa vecchia, come รจ il peccato originale, antico quasi quanto la natura, per cui, se la madre del Verbo che stava per incarnarsi lo avesse avuto in sรฉ, Dio non avrebbe fatto nuove tutte le cose.
257.ย E soggiunse: ยซScrivi, perchรฉ queste parole sono certe e veraci. Ecco, sono compiute!ยป.ย Per parlare umanamente, Dio soffre vivamente della dimenticanza delle grandi opere d’amore che egli fece per noi con la sua incarnazione e con la redenzione degli uomini. Perciรฒ, in memoria di tanti benefici ed in riparazione della nostra ingratitudine, comanda che si scrivano. Cosรฌ i mortali dovrebbero scriverle nei loro cuori e temere l’offesa che commettono contro Dio con una cosรฌ villana ed esecrabile dimenticanza. Benchรฉ sia vero che i cattolici hanno fede in tali misteri, con la noncuranza che mostrano nel gradirli e con quella che fanno supporre nel dimenticarli, pare che tacitamente li neghino, vivendo come se non li credessero. Quindi, affinchรฉ abbiano un accusatore della loro triste ingratitudine, il Signore dice che queste parole sono certe e veraci. Ed essendo veramente tali, si vedano il torpore e la grettezza dei mortali nel non convincersi di veritร che, come sono fedelissime, sarebbero efficaci per muovere il cuore umano e vincerne la ribellione, quando come vere e fedelissime si fissassero nella memoria, si ruminassero in essa e si ritenessero certe, infallibili ed operate da Dio per ciascuno di noi.
258. Per altro, non essendo i doni di Dio soggetti a pentimento, poichรฉ non ritratta il bene che fa anche se disobbligato dagli uomini, dice che giร รจ compiuto, quasi lasciasse intuire che, sebbene per la nostra ingratitudine lo abbiamo irritato, non vuole retrocedere nel suo amore. Anzi, avendo inviato al mondo Maria santissima senza la colpa originale, giร dร per compiuto tutto quanto appartiene al mistero dell’incarnazione. Trovandosi, infatti, Maria purissima sulla terra, non pare che il Verbo eterno possa restare nel solo cielo senza scendere a prendere carne umana nel suo seno. Assicura maggiormente ciรฒ soggiungendo:ย ยซIo sono l’Alfa e l’Omรจga,ย la prima e l’ultima lettera, che come principio e fine racchiude la perfezione di tutte le opere, per cui, se do a queste principio, รจ per condurle fino alla perfezione del loro ultimo fine. Cosรฌ farรฒ per mezzo di questa opera di Cristo e Maria; come con essa diedi principio a tutte le opere della grazia, cosรฌ attraverso di essa darรฒ loro fine. E nell’uomo porterรฒ e guiderรฒ tutte le creature a me, come a loro ultimo fine e come a centro dove riposanoยป.
259.ย A colui che ha sete darรฒ gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarร vittorioso erediterร questi beni.ย Affinchรฉ s’intendesse che tutto quanto Dio fa ed ha fatto per gli uomini รจ gratuito e senza obbligazioni di sorta, disse l’Apostolo:ย Chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai รจ stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sรฌ che abbia a riceverne il contraccambio?.ย L’origine di tutte le fonti non deve la sua corrente a nessuno di quelli che vanno a bere da esse, ma spontaneamente ed in modo gratuito vengono date a tutti quelli che vi accorrono. Se non tutti partecipano della sua acqua, ciรฒ non รจ colpa della fontana, ma solo di chi non va a berne, mentre essa sta invitando tutti con abbondanza ed allegrezza. Anzi, poichรฉ non vanno a lei e non la cercano, esce essa stessa a cercare chi la riceva e corre senza fermarsi. Tanto gratuitamente e spontaneamente si offre a tutti! Oh, tiepidezza riprensibile dei mortali! Oh, abominevole ingratitudine! Se niente ci deve il vero Signore Dio e se ci diede e ci dร ogni cosa per grazia, se tra tutti i benefici e le grazie il maggiore fu essersi fatto uomo ed essere morto per noi, poichรฉ con tale beneficio ci diede tutto se stesso, correndo l’impeto della divinitร fino ad incontrarsi con la nostra natura per unirsi con essa e con noi, com’รจ possibile che, essendo noi tanto assetati di onore, gloria e piaceri, non andiamo a bere tutto questo a tale fontana che ce lo offre gratuitamente? Cosรฌ ne vedo la causa: non รจ della gloria vera e del vero onore e riposo che siamo assetati; perciรฒ aneliamo a ciรฒ che รจingannevole ed apparente, disprezzando le fonti della grazia che ci aprรฌ Gesรน Cristo nostro bene con i suoi meriti e con la sua morte. A chi avrร sete della divinitร e della grazia, perรฒ, il Signore promette che darร gratuitamente dell’acqua della vita. Oh, quale compassione e dolore che, essendosi scoperta la sorgente della vita, tanto pochi siano assetati di essa e tanti invece corrano alle acque di morte! Soltanto chi vincerร in se stesso il demonio, il mondo e la propria carne possederร queste cose. Dio aggiunge che costui le possederร , perchรฉ, essendo queste acque date a lui per grazia, potrebbe temere che venga un tempo in cui gli siano negate o tolte; quindi, per rassicurarlo, Dio dice che gli saranno date in possesso pieno ed illimitato.
260. Lo assicura, inoltre, con un’altra nuova e maggiore affermazione, dicendogli:ย Io sarรฒ il suo Dio ed egli sarร mio figlio.ย Ora, se egli รจ per noi Dio e noi siamo figli, รจ evidente che con ciรฒ egli ci ha fatto suoi figli. Essendo figli, consegue che siamo eredi dei suoi beni; ed essendo eredi, sebbene tutta questa ereditร sia gratuita, รจ per noi sicura come lo sono per i figli i beni del loro padre. Di piรน, essendo egli allo stesso tempo Padre e Dio infinito negli attributi e nelle perfezioni, chi potrร dire quanti o quali siano i beni che ci offre facendoci suoi figli? Qui si comprendono l’amore paterno, l’esistenza, la vocazione, la storia e la giustificazione, i mezzi per raggiungerla e, come fine di tutto, la glorificazione ed uno stato di felicitร che occhio non vide, nรฉ orecchio udรฌ, nรฉ mai entrรฒ in cuore di uomo. Tutto questo รจ riservato per quelli che vinceranno, mostrandosi figli coraggiosi e veri.
261. Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri e tutti i mentitori รจ riservato lo stagno ardente di fuoco e zolfo. ร questa la seconda morte. In questo terribile elenco si sono iscritti con le loro stesse mani innumerevoli figli della perdizione, perchรฉ รจ infinito il numero degli stolti che ciecamente scelgono la morte, rinunciando al cammino della vita. Non accade perchรฉ questo รจ nascosto a quanti hanno occhi, ma perchรฉ li chiudono alla luce, lasciandosi sempre affascinare ed accecare dalle arti di satana, che, secondo le differenti inclinazioni e voglie degli uomini, offre loro il veleno nascosto in diverse bevande di vizi che appetiscono. I vili sono quelli che ora vogliono ed ora non vogliono, senza avere gustato la manna della virtรน, che a loro si presenta insipida, e senza avere inoltrato il piede nel cammino della vita eterna, che appare loro un’impresa terribile, mentre il giogo del Signore รจ dolce ed il suo carico รจ leggero. Ingannati cosรฌ da questo timore, si lasciano vincere prima dalla codardia che dalla fatica. Altri poi, increduli, o non ammettono le veritร rivelate negando loro fede, come gli eretici, i pagani e gli infedeli, oppure, se le credono come cattolici, pare che le odano da lontano e che le credano per altri anzichรฉ per se stessi. Cosรฌ, hanno una fede morta ed operano come se fossero increduli.
262. Gli abietti sono quelli che, seguendo senza ritegno nรฉ freno qualunque vizio, anzi gloriandosi delle malvagitร e non facendo alcun caso di commetterle, si rendono spregevoli a Dio, esecrabili e maledetti, giungendo ad uno stato di ribellione che rende loro quasi impossibile fare il bene. Costoro, allontanandosi dal cammino della vita eterna come se non fossero creati per essa, si separano e si alienano da Dio, dai suoi benefici e dalle sue benedizioni, divenendo abominevoli allo stesso Signore ed ai suoi santi. Gli omicidi sono quelli che, senza timore nรฉ riverenza della divina giustizia, usurpano a Dio il diritto di supremo signore per governare l’universo e castigare e vendicare le ingiurie, meritando in tale modo di venire misurati e giudicati con la stessa misura con cui essi hanno voluto misurare gli altri e giudicarli. Gli immorali sono quelli che per un breve ed immondo piacere, aborrito appena compiuto senza che ne venga saziato il disordinato appetito, non si curano dell’amicizia di Dio e disprezzano le gioie eterne, le quali, saziando, sono desiderate sempre piรน e soddisfano senza che mai si debbano perdere. I fattucchieri sono quelli che credettero e sperarono nelle false promesse del serpente mascherato sotto l’apparenza di amico, restando cosรฌ ingannati e pervertiti per ingannare e pervertire altri. Gli idolatri sono quelli che, andando in cerca della divinitร , non la trovarono, mentre sta vicino a tutti. La attribuirono ad oggetti che non potevano averla, perchรฉ la davano loro quelli stessi che li fabbricavano: ombre inanimate della veritร e cisterne screpolate, incapaci di contenere la grandezza del Dio vero. I mentitori sono quelli che si oppongono alla somma Veritร che รจ Dio e, abbandonandosi all’estremo contrario, si privano della sua rettitudine e virtรน; confidano piรน nel finto inganno che nello stesso autore della veritร e di ogni bene.
263. L’Evangelista dice di avere udito che per tutti costoro รจ riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte. Avendo Dio giustificato la sua causa con la grandezza dei suoi benefici e delle sue misericordie senza numero, con lo scendere dal cielo a vivere e morire tra gli uomini per riscattarli con la sua medesima vita ed il suo sangue, con il lasciare tante sorgenti di grazia a nostro libero uso e gratuite nella santa Chiesa, e soprattutto la madre della medesima grazia e fonte della vita, Maria santissima, per mezzo della quale poterla ottenere, chi mai potrร redarguire la divina equitร e giustizia, se di tutti questi benefici e tesori i mortali non hanno voluto approfittare e se hanno rinunciato all’ereditร della vita per seguire con un momentaneo diletto quella della morte? ร’ naturale che raccolgano quello che hร nno seminato e che la loro parte ed ereditร sia il fuoco eterno in quell’abisso terribile di zolfo dove non รจ redenzione nรฉ piรน speranza di vita, per essere incorsi nella seconda morte. Questa รจ interminabile per la sua eternitร , ma tuttavia meno abominevole della prima morte del peccato che i reprobi si attirarono volontariamente con le proprie mani, poichรฉ fu morte alla grazia, causata dal peccato che si oppose alla bontร ed alla santitร infinita di Dio offendendolo quando doveva essere adorato e riverito. Giusto castigo รจ la morte per chi merita di essere condannato; a lui l’applica la giustizia rettissima. Per mezzo di essa Dio viene glorificato e magnificato, come con il peccato fu disprezzato ed oltraggiato. Sia egli per tutti i secoli temuto ed adorato. Amen.
CAPITOLO 18
Prosegue il mistero della concezione di Maria santissima con la seconda parte del capitolo ventunesimo dell’Apocalisse.
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264. Proseguendo, la versione letterale del capitolo ventunesimo dell’Apocalisse si esprime cosรฌ:ย Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlรฒ: ยซVieni, ti mostrerรฒ la fidanzata, la sposa dell’Agnelloยป. L’angelo mi trasportรฒ in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrรฒ la cittร santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore รจ simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.ย La cittร รจ cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribรน dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte. Le mura della cittร poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la cittร , le sue porte e le sue mura. La cittร รจ a forma di quadrato, la sua lunghezza รจ uguale alla larghezza. L’angelo misurรฒ la cittร con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono eguali. Ne misurรฒ anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo. Le mura sono costruite con diaspro e la cittร รจ di oro puro, simile a terso cristallo.
265. Questi angeli, di cui parla in questo luogo l’Evangelista, sono sette tra quelli che stanno alla presenza di Dio, ai quali egli ha dato potere di punire alcuni peccati degli uomini. Questa vendetta dell’ira dell’Onnipotente avverrร negli ultimi secoli del mondo ed il castigo sarร cosรฌ nuovo che nรฉ prima nรฉ dopo nella vita mortale se ne sarร visto altro maggiore. Siccome questi misteri sono arcani e non di tutti ho luce, nรฉ appartengono tutti a questa Storia, non occorre che mi dilunghi in essi; passo subito a ciรฒ che mi interessa. Questo angelo che parlรฒ a san Giovanni รจ quello per mezzo del quale Dio vendicherร con terribile castigo le ingiurie fatte contro la sua santissima Madre, poichรฉ, per averla disprezzata con folle audacia, hanno eccitato l’indignazione della sua onnipotenza. Essendosi la santissima Trinitร impegnata ad onorare ed innalzare questa Regina del cielo sopra ogni creatura umana ed angelica e a porla nel mondo come specchio della divinitร ed unica mediatrice dei mortali, Dio avrร particolare cura di punire le eresie, gli errori, le bestemmie e qualsiasi irriverenza commessa contro di lei, il non averlo glorificato, conosciuto ed adorato in questa sua dimora e il non avere approfittato di una cosรฌ incomparabile misericordia. Questi castighi sono profetizzati nella Chiesa santa. E sebbene l’enigma dell’Apocalisse copra di oscuritร questo rigore, guai agli infelici cui toccherร e guai a me che offesi un Dio cosรฌ forte e potente nel castigo! Rimango stupefatta nel venire a conoscere una calamitร cosรฌ grande come Dio la minaccia.
266. L’angelo parlรฒ all’Evangelista e gli disse:ย Vieni, ti mostrerรฒ la fidanzata, la sposa dell’Agnello.ย Qui dichiara che la cittร santa di Gerusalemme che gli mostrรฒ รจ la sposa dell’Agnello, intendendo sotto questa metafora – come ho giร detto – Maria santissima, che san Giovanni contemplava, madre e sposa dell’Agnello che รจ Cristo, perchรฉ tutti e due questi uffici la regina ebbe ed esercitรฒ divinamente. Fu sposa di Dio, unica e singolare per la particolare fede e per l’amore con cui questo matrimonio fu compiuto. Fu madre del Signore incarnato, dandogli la sua sostanza e carne mortale ed allevandolo e nutrendolo nella forma umana che gli aveva dato. Per vedere ed intendere cosรฌ alti misteri, l’Evangelista fu sollevato in spirito su di un alto monte di santitร e di luce, poichรฉ senza uscire da se stesso e sollevarsi sopra la debolezza umana non li avrebbe potuti comprendere, come per le stesse cause non li intendiamo noi creature imperfette, terrene ed abiette. Cosรฌ sollevato, dice:ย Mi mostrรฒ la cittร santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo,ย edificata e formata non sulla terra, dove era come pellegrina e straniera, ma in cielo, dove non si potรฉ costruire con materiali di terra semplice e comune. In veritร , se dalla terra ne fu presa la natura, fu allo scopo di sollevarla al cielo, per edificare qui questa cittร mistica in modo tutto celestiale, angelico ed anche divino e simile alla Divinitร .
267. Aggiunge che eraย risplendente della gloria di Dio,ย poichรฉ l’anima di Maria santissima partecipรฒ della divinitร , dei suoi attributi e delle sue perfezioni in modo tale che, se fosse possibile vederla nel suo proprio essere, apparirebbe illuminata con lo splendore eterno del medesimo Dio. Cose grandi e magnifiche sono state dette nella Chiesa cattolica su questa cittร di Dio e sulla gloria che ricevette dallo stesso Signore. Eppure, tutto รจ poco ed i termini umani sono insufficienti, cosicchรฉ l’intelletto creato, vedendosi vinto, finisce per dire che Maria santissima ebbe un non so che della Divinitร , confessando cosรฌ la veritร nella sostanza ed allo stesso tempo la propria ignoranza inabile a spiegare ciรฒ che si riconosce vero. Se fu costruita in cielo, solo il suo artefice conosce la sua grandezza, la parentela e l’affinitร che egli contrasse con Maria santissima, assimilando le perfezioni che le donรฒ a quelle stesse che racchiude in sรฉ la sua infinita divinitร e grandezza.
268.ย Il suo splendore รจ simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.ย Non รจ tanto difficile intendere come assomigli al cristallo e al diaspro insieme, cose cosรฌ dissimili tra loro, quanto lo รจ comprendere come sia somigliante a Dio; perรฒ, per mezzo di quella similitudine conosceremo in qualche modo quest’ultima. Il diaspro contiene molti colori, aspetti e molteplicitร di ombre, di cui si compone; invece, il cristallo รจ chiarissimo, purissimo ed uniforme. Tutti e due insieme formano una singolare e bella varietร . L’anima di Maria santissima fu composta ed intessuta di diverse virtรน e perfezioni, in modo tale che tutte queste grazie, e lei stessa, furono simili ad un cristallo purissimo, senza neo nรฉ atomo di colpa. Anzi, nella sua limpidezza e purezza, ella riflette e presenta aspetti di divinitร , come il cristallo che, colpito dal sole, pare lo tenga dentro di sรฉ riverberando come il sole stesso. Questo diaspro cristallino ha anche delle ombre, poichรฉ Maria รจ figlia di Adamo, non piรน che creatura, e tutto il suo splendore le รจ comunicato dal sole della Divinitร . Cosรฌ, benchรฉ sembri sole divino, non lo รจ per natura, ma per partecipazione e comunicazione della sua grazia; รจ creatura formata e plasmata dalla mano dello stesso Dio, ma quale doveva essere per divenire sua Madre.
269. Laย cittร รจ cinta da un grande e alto muro con dodici porte.ย I misteri racchiusi in questa muraglia ed in queste porte di una tale cittร mistica, cioรจ Maria santissima, sono cosรฌ grandi ed imperscrutabili che io, donna ignorante e tarda, potrรฒ difficilmente esprimere a parole ciรฒ che mi verrร rivelato. Avverto che nel primo istante della concezione di Maria santissima, quando Dio le si manifestรฒ per mezzo di quella visione ed in quel modo che ho riferito sopra, tutta la beatissima Trinitร – a nostro modo di intendere – fece un accordo e quasi un contratto con questa signora, come rinnovando gli antichi decreti di crearla ed esaltarla, ma senza per il momento darne a lei conoscenza. Avvenne con un dialogo tra le tre divine Persone, in cui si espressero cosรฌ:
270. ยซLa dignitร che stiamo per dare a quella semplice creatura, di nostra sposa e Madre del Verbo, richiede come cosa a lei dovuta che noi la costituiamo regina e signora dell’intero creato. Per questo, oltre ai doni ed alle ricchezze della nostra divinitร , che le concediamo in dote per lei stessa, conviene che le diamo autoritร di disporre dei tesori delle nostre misericordie infinite, perchรฉ da essi possa trarre e distribuire a suo piacere le grazie ed i favori necessari ai mortali, specialmente a quelli che la invocheranno come suoi figli e devoti, e perchรฉ possa arricchire i poveri, risanare i peccatori, fare grandi i giusti ed essere universale patrocinio di tutti. Perciรฒ, affinchรฉ tutte le creature la riconoscano come loro Regina, superiora e depositaria dei nostri beni infiniti con facoltร di poterli dispensare, le consegneremo le chiavi del nostro cuore e volere, dovendo essere in tutto l’esecutrice del nostro beneplacito con le creature. Le daremo anche dominio e potere sul dragone nostro nemico e su tutti i suoi alleati, cosicchรฉ temano la sua presenza ed il suo nome e da questo siano schiacciati e fatti svanire i loro inganni. Inoltre, tutti i mortali che ricorreranno a questa cittร di rifugio, lo trovino certo e sicuro, senza timore dei demoni nรฉ dei loro inganniยป.
271. Senza manifestare all’anima di Maria santissima tutto ciรฒ che era contenuto in questo decreto ed in questa promessa, il Signore in quel primo istante le comandรฒ di pregare con affetto e di intercedere per tutti, procurando e sollecitando la loro salvezza eterna, specialmente per quelli che si fossero raccomandati a lei nel corso della loro vita. La santissima Trinitร le prometteva che in quel rettissimo tribunale niente le sarebbe stato mai negato: comandasse, dunque, al demonio cacciandolo con autoritร e forza da tutte le anime, poichรฉ in tutto questo l’avrebbe assistita il braccio dell’Onnipotente. Non le fu, perรฒ, rivelata la ragione per cui le veniva concesso tale favore e gli altri contenuti in esso, e cioรจ che doveva diventare Madre del Verbo. Perciรฒ san Giovanni, dicendo che la cittร santa aveva un grande e alto muro, volle significare questo beneficio fatto da Dio a sua Madre costituendola sacro rifugio, custodia e difesa degli uomini, affinchรฉ tutti i figli di Adamo trovassero ciรฒ in lei come in una cittร forte e dentro una muraglia sicura contro i nemici e facessero ricorso a lei come a regina potente, signora dell’intero creato e dispensatrice di tutti i tesori del cielo e della grazia. Dice, poi, che questa muraglia era molto alta, perchรฉ il potere di Maria purissima per vincere il demonio e per sollevare le anime alla grazia รจ cosรฌ alto che รจ prossimo a Dio stesso. Insomma, questa cittร รจ cosรฌ ben guarnita e difesa ed รจ talmente sicura per sรฉ e per quanti cercano in essa protezione che tutte le forze create non potranno mai conquistare nรฉ scalare le sue mura; lo puรฒ solo Dio.
272. Queste mura della cittร santa hanno dodici porte, perchรฉ il suo ingresso รจ libero ed aperto a tutte le nazioni e le generazioni, senza escluderne alcuna. Tutti, anzi, essa invita, affinchรฉ nessuno – se non lo vuole – sia privato della grazia e dei doni dell’Altissimo nรฉ della sua gloria, per mezzo della Regina madre di misericordia. Sulle dodici porte stanno dodici angeli. Questi santi principi sono i dodici da me sopra citati tra i mille che furono destinati alla custodia della Madre del Verbo che stava per incarnarsi. Ministero di questi dodici angeli, oltre che l’assistenza alla regina, fu il servirla specialmente nell’ispirare e difendere le anime che con devozione invocano Maria nostra regina in loro difesa e si distinguono nella devozione, nella venerazione e nell’amore verso di lei. L’Evangelista dice che li vide sulle porte di questa cittร perchรฉ essi sono ministri che agiscono nell’aiutare, ispirare e dirigere i mortali, cosicchรฉ entrino per le porte della pietร di Maria santissima all’eterna felicitร . E molte volte ella li manda con ispirazioni e favori, affinchรฉ sottraggano dai pericoli e dalle tribolazioni dell’anima e del corpo coloro che la invocarlo e sono suoi devoti.
273. Soggiunge che avevanoย nomi scritti, i nomi delle dodici tribรน dei figli d’Israele,ย perchรฉ gli angeli ricevono i loro nomi dal ministero e dall’ufficio per cui vengono inviati nel mondo. Poichรฉ questi dodici principi assistevano la Regina del cielo specialmente per cooperare secondo il suo volere alla salvezza degli uomini e poichรฉ sotto il nome delle dodici tribรน d’Israele sono significati tutti gli eletti che formano il popolo santo di Dio, l’Evangelista dice che tali angeli avevano i dodici nomi delle dodici tribรน, come destinati ciascuno alla propria tribรน, e che attendevano alla protezione ed alla cura di quanti per queste porte dell’intercessione di Maria santissima sarebbero entrati nella Gerusalemme celeste da tutte le nazioni e le generazioni.
274. Meravigliandomi io di tale e tanta grandezza di Maria purissima e che ella fosse la mediatrice e la porta per tutti i predestinati, mi fu fatto intendere che questo beneficio corrispondeva all’ufficio di madre del Cristo e al beneficio che come madre aveva fatto al suo Figlio santissimo ed agli uomini: aveva donato a lui dal suo purissimo sangue e dalla sua sostanza il corpo umano, con cui avrebbe patito e redento gli uomini. Cosรฌ, in qualche maniera ella pati e morรฌ in Cristo per questa unitร di carne e di sangue; inoltre, lo accompagnรฒ nella sua passione e morte, che pati volontariamente come potรฉ, con sovrumana umiltร e fortezza. Per questo, avendo cooperato alla passione ed avendo dato a suo Figlio la sostanza in cui soffrire per il genere umano, il Signore in cambio la fece partecipe della dignitร di redentrice e le consegnรฒ i meriti ed il frutto della redenzione affinchรฉ li distribuisse e solo per sua mano venissero comunicati ai salvati. Oh, ammirabile tesoriera di Dio, quanto sicure si trovano nelle tue divine e liberali mani le ricchezze della destra dell’Onnipotente! La cittร avevaย a oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte.ย A ciascuna parte del mondo corrispondono tre porte e nel numero di tre dispensa a tutti noi mortali quanto possiedono cielo e terra, anzi quello stesso che diede l’esistenza a tutto il creato, cioรจ le tre divine Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo. Ciascuna delle tre vuole e dispone che Maria santissima abbia porte per sollecitare i doni di Dio a favore dei mortali. E sebbene sia un Dio solo in tre Persone, ciascuna delle tre le dร ingresso e libero accesso perchรฉ questa purissima Regina entri al tribunale della santissima Trinitร per intercedere, chiedere ed ottenere doni e grazie da distribuire ai suoi devoti che la cercheranno e la legheranno a sรฉ in qualsiasi parte del mondo, cosicchรฉ in nessun luogo ci sia scusa per alcuno dei mortali di ogni generazione e nazione, essendovi non una sola, ma tre porte aperte verso tutte le parti dell’universo. Giร accedere ad una cittร che abbia libero ed aperto l’ingresso per una porta รจ cosa cosรฌ facile che se qualcuno non entrasse non sarebbe per mancanza di porte, ma perchรฉ egli stesso si trattiene e non vuole mettersi in salvo. Che cosa potranno qui rispondere gli increduli, gli eretici ed i pagani? E che cosa i cattivi cristiani e i peccatori ostinati? Se i tesori del cielo stanno in mano alla nostra Madre e signora, se ella per mezzo dei suoi angeli ci chiama e sollecita e se รจ la porta, anzi molte porte del cielo, come avviene che siano tanti quelli che se ne stanno fuori e tanto pochi quelli che vi entrano?
275. Leย mura della cittร poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.ย I basamenti immutabili e forti su cui Dio edificรฒ la cittร santa di Maria sua madre furono tutte le virtรน che lo Spirito Santo le dava con speciale disposizione. Dice poi che furono dodici, con i dodici nomi degli Apostoli, sia perchรฉ ella fu fondata al di sopra della piรน alta santitร di coloro che sono i piรน grandi tra i santi, secondo quel detto di Davide per cuiย le sue fondamenta sono sui monti santi,ย sia perchรฉ la santitร e la sapienza di Maria furono per gli Apostoli il loro fondamento e la loro fermezza dopo la morte di Cristo e la sua ascesa al cielo. Anche se sempre fu loro maestra ed esempio, allora fu lei sola il maggiore sostegno della Chiesa primitiva. Essendo stata destinata a questo ministero fin dalla sua immacolata concezione mediante le grazie e le virtรน corrispondenti, viene detto qui che i suoi basamenti erano dodici.
276.ย Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oroย eย misurรฒ la cittร con la canna: misura dodici mila stadi.ย In queste misure l’Evangelista racchiuse grandi misteri riguardanti la dignitร , le grazie, i doni ed i meriti della Madre di Dio. Fu veramente grande la sua misura, cioรจ quella della dignitร e dei benefici che Dio pose in lei; ma a questa corrispose l’altra della sua gratitudine per quanto fu possibile, cosicchรฉ le due misure furono uguali. Laย sua lunghezza รจ uguale alla larghezza,ย cosicchรฉ in tutte le sue parti รจ proporzionata ed uguale, senza che in lei si trovino mancanza, disuguaglianza o sproporzione alcuna. Non mi dilungo per ora su questo, rimettendomi a ciรฒ che dirรฒ in tutto il corso della sua vita. Avverto solamente che questa misura, con cui furono misurate la dignitร , i meriti e le grazie di Maria santissima, fu l’umanitร del suo benedettissimo Figlio unita al Verbo divino.
277. Questa umanitร viene chiamata canna dall’Evangelista per la fragilitร della nostra natura di debole carne e viene detta d’oro per la divinitร della persona del Verbo. Fu con questa dignitร di Cristo, Dio ed uomo vero, con i doni della natura unita alla divina Persona e con i meriti di questa che venne misurata dallo stesso Signore la sua Madre santissima. Fu lui che la misurรฒ con se stesso ed ella, misurata cosรฌ da lui, risultรฒ uguale e proporzionata nell’altezza della sua dignitร di madre. Nella lunghezza dei suoi doni e benefici e nella larghezza dei suoi meriti, in tutto fu uguale senza mancanza nรฉ sproporzione. Se non potรฉ essere uguale in modo assoluto al suo Figlio santissimo con quella uguaglianza che i dotti chiamano matematica, a quanto sento – e ciรฒ perchรฉ, essendo Cristo Signore nostro uomo e Dio vero ed ella semplice creatura, la misura doveva necessariamente eccedere infinitamente la cosa misurata – Maria purissima ebbe una certa uguaglianza di proporzione con il suo Figlio santissimo. Di fatto, come a lui niente mancรฒ di quanto gli conveniva e di quanto doveva avere come Figlio vero di Dio, cosรฌ a lei niente mancรฒ di quanto le era dovuto nรฉ ella mancรฒ a quanto doveva come Madre vera dello stesso Dio. Cosรฌ, ella come madre e Cristo come figlio ebbero uguale proporzione di dignitร , di grazia e di doni, come anche di meriti; e nessuna grazia creร ta vi fu in Cristo che con data proporzione non fosse nella sua Madre purissima.
278. Dice che misurรฒ la cittร con la canna: misura dodici mila stadi. Questa misura di stadi ed il numero dodicimila con cui fu misurata la divina Signora nella sua concezione racchiudono profondi misteri. L’Evangelista chiamรฒ stadi la misura perfetta con cui si misura l’altezza di santitร dei predestinati, secondo i doni di grazia e di gloria che Dio nella sua mente e nei suoi eterni decreti dispose ed ordinรฒ di comunicare loro per mezzo del suo Figlio che stava per incarnarsi, valutandoli e determinandoli con la sua infinita equitร e misericordia. Con questi stadi tutti gli eletti e l’altezza delle loro virtรน e dรจi loro meriti sono misurati dal medesimo Signore. Infelicissimo colui che non giungerร a tale misura nรฉ si troverร corrispondente ad essa, quando il Signore lo misurerร ! Il numero dodicimila comprende tutto il resto dei predestinati ed eletti, ricondotti ai dodici capi di queste migliaia, cioรจ i dodici Apostoli principi della Chiesa cattolica, cosรฌ come nel capitolo settimo dell’Apocalisse sono ricondotti alle dodici tribรน d’Israele. Ciรฒ accade perchรฉ tutti gli eletti si devono conformare ed attenere alla dottrina che gli Apostoli dell’Agnello insegnarono, come ho giร detto sopra circa quel capitolo.
279. Da tutto ciรฒ si conosce la grandezza di questa cittร di Dio, Maria santissima, poichรฉ, se agli stadi materiali assegniamo almeno centoventicinque passi per ciascuno, immensa si stimerebbe una cittร di dodicimila stadi. Maria santissima, signora nostra, fu misurata con gli stadi con cui Dio misura tutti i predestinati. Dell’altezza, lunghezza e larghezza di tutti loro insieme non avanzรฒ nulla, perchรฉ colei che era Madre del medesimo Dio e loro regina e signora li uguagliรฒ e da sola potรฉ contenere piรน del resto dell’intero creato.
280. Ne misurรฒ anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo. Questa non fu la misura della lunghezza delle mura della cittร di Dio, ma della sua altezza. Se gli stadi del quadrato della cittร erano da tutte le parti dodicimila sia in lunghezza sia in larghezza, necessariamente le mura dovevano averne un po’ di piรน, specialmente nella superficie esterna, per potere racchiudere dentro di sรฉ tutta la cittร . Ora, la misura di centoquarantaquattro cubiti, di qualunque specie fossero, era poco per le mura di una cittร tanto estesa, mentre era assai proporzionata per la loro altezza e per la sicura difesa di chi in essa vivesse. Questa altezza indica quanto e come fossero al sicuro in Maria santissima tutti i doni e tutte le grazie, sia di santitร sia di dignitร , che pose in lei l’Altissimo. Spiega ciรฒ dicendo che l’altezza conteneva centoquarantaquattro cubiti, che รจ somma composta da tre distinti numeri disuguali, designanti tre diversi muri – uno grande, uno di media misura, uno piccolo – corrispondenti alle opere che la Regina del cielo fece in ciรฒ che era maggiore, in ciรฒ che era medio ed in ciรฒ che era piccolo. In lei non c’era niente di piccolo, ma le materie in cui operava erano differenti, e quindi anche le opere. Le une erano miracolose e soprannaturali, le altre morali, riguardanti le varie virtรน; di queste, poi, alcune erano interiori ed altre esteriori. A tutte diede tanta pienezza di perfezione che per quelle grandi non tralasciรฒ quelle piccole, nรฉ per queste mancรฒ in quelle superiori. Le praticรฒ tutte in cosรฌ alto grado di santitร e con tale compiacimento del Signore che fu a misura del suo Figlio santissimo, tanto nei doni naturali quanto in quelli soprannaturali. Perciรฒ, la misura era nient’altro che quella dell’uomoDio. Questo รจ l’angelo del gran consiglio, elevato sopra tutti gli uomini e tutti gli angeli; e come il Figlio superรฒ tutti gli angeli e gli uomini cosรฌ fece in proporzione anche la Madre. L’Evangelista prosegue dicendo:
281. Leย mura sono costruite con diaspro.ย Le mura di una cittร sono ciรฒ che prima si incontra e si offre alla vista di chi la guarda. Ora, la varietร degli aspetti e dei colori con le loro ombre che contiene il diaspro, di cui erano costruite le mura di questa cittร di Dio, Maria santissima, significa l’umiltร ineffabile dalla quale erano celati ed accompagnati tutti i privilegi e le grazie di questa grande regina. Infatti, pur essendo degna Madre del suo Creatore, esente da ogni macchia di peccato e da ogni imperfezione, si presentรฒ alla vista degli uomini con le ombre della legge comune agli altri figli di Adamo, sottomettendosi ai disagi della vita ordinaria, come a suo luogo dirรฒ. Perรฒ, questa muraglia di diaspro, che lasciava vedere queste ombre come nelle altre donne, era solo nell’apparenza come parte esterna della cittร , a cui serviva da inespugnabile difesa. Della parte interiore, invece, l’Evangelista dice:
Laย cittร รจ di oro puro, simile a terso cristallo.ย Maria santissima, infatti, nรฉ nella sua formazione nรฉ nel corso della sua vita innocentissima ebbe mai in sรฉ alcuna macchia che oscurasse la sua cristallina purezza. Come una macchia o un neo, fossero pure una particella, se cadessero nel cristallo mentre questo si forma, non si potrebbero mai piรน togliere via in modo che non si riconosca il difetto, o almeno che una volta c’รจ stato, e sempre sarebbero una impuritร nella sua trasparente chiarezza; cosรฌ, se Maria purissima avesse contratto nella sua concezione la macchia o il segno della colpa originale, sempre quel difetto si scorgerebbe in lei e la sfigurerebbe, per cui ella non potrebbe piรน essere cristallo purissimo e nitidissimo. Non sarebbe neppure oro puro, poichรฉ la sua santitร ed i suoi doni conterrebbero quella lega del peccato originale che la farebbe reputare di valore minore, mentre questa cittร fu oro e cristallo, perchรฉ fu purissima e simile a Dio.
CAPITOLO 19
Contiene l’ultima parte del capitolo ventunesimo dell’Apocalisse sulla concezione di Maria santissima.
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282. Il testo della terza ed ultima parte del capitolo ventunesimo dell’Apocalisse, che sto spiegando, รจ come segue:
Leย fondamenta delle mura della cittร sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento รจ di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedรฒnio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardรฒnice, il sesto di cornalina, il settimo di crisรฒlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta รจ formata da una sola perla. E la piazza della cittร รจ di oro puro, come cristallo trasparente. Non vidi alcun tempio in essa perchรฉ il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. La cittร non ha bisogno della luce del sole, nรฉ della luce della luna perchรฉ la gloria di Dio la illumina e la sua lampada รจ l’Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, poichรฉ non vi sarร piรน notte. E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni. Non entrerร in essa nulla d’impuro, nรฉ chi commette abominio o falsitร , ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.ย Sin qui il testo letterale del capitolo ventunesimo.
283. Avendo l’altissimo Dio eletto questa cittร santa di Maria come sua abitazione, la piรน proporzionata e gradita che fuori di se stesso potesse avere in una semplice creatura, non era grande cosa che dei tesori della sua divinitร e dei meriti del suo Figlio santissimo fabbricasse le fondamenta delle mura della cittร adorne di ogni specie di pietre preziose, affinchรฉ con uguale corrispondenza la fortezza e sicurezza, che sono le mura, la bellezza ed eminenza di santitร e di doni, che sono le pietre preziose, e la concezione, che รจ il fondamento del muro, fossero proporzionate in se stesse e con il fine altissimo per cui le fondava, che era vivere in lei per amore e per l’umanitร che doveva ricevere nel suo ventre verginale. L’Evangelista dice di avere visto tutto questo in Maria santissima, perchรฉ alla sua dignitร e santitร , come anche alla sicurezza richiesta dal fatto che Dio doveva vivere in lei come in fortezza inespugnabile, conveniva che le fondamenta delle sue mura, ossia i primi principi della sua concezione immacolata, fossero fabbricati con ogni genere di virtรน in grado eminentissimo e talmente prezioso che non si potessero trovare altre pietre piรน ricche come fondamento di questo muro.
284. Dice che il primo fondamento o pietra era di diaspro. La varietร e la durezza di questa pietra significano la costanza e la fortezza che furono infuse a questa grande Signora al momento della sua concezione santissima, perchรฉ con esse rimanesse disposta nel corso della sua vita a praticare tutte le virtรน con invincibile magnificenza e perseveranza. E siccome queste virtรน concesse a Maria santissima ed infuse in lei nella sua concezione, significate da queste pietre preziose, ebbero uniti singolari privilegi donati dall’Altissimo e simboleggiati in ciascuna di queste dodici pietre, io li spiegherรฒ come mi sarร possibile, affinchรฉ si intenda il mistero che racchiudono i dodici fondamenti della cittร di Dio. Con la virtรน della fortezza, fu a lei concessa una speciale superioritร ed il potere sopra l’antico serpente, perchรฉ lo potesse abbattere, vincere e sottomettere; le fu dato anche di incutere un certo terrore ai demoni, affinchรฉ fuggissero da lei e da molto lontano la temessero, come tremando di avvicinarsi alla sua presenza. Perciรฒ, essi non si avvicinavano mai a Maria santissima senza restare afflitti da grande pena. La divina Provvidenza con lei fu cosรฌ liberale che non solo la escluse dalla legge comune ai figli del primo padre sottraendola alla colpa originale ed a quella soggezione al demonio che contraggono tutti coloro che in essa sono compresi, ma, scevra da tutti questi danni, le concesse anche quel potere contro i demoni che tutti gli uomini persero per non essersi conservati nello stato di innocenza. Inoltre, essendo Madre del Figlio dell’Eterno, sceso nelle sue viscere per distruggere l’impeto malvagio di questi nemici, le fu concessa potestร regale partecipata dall’essere di Dio, mediante la quale soggiogava i demoni e li ricacciava piรน volte nelle caverne infernali, come poi dirรฒ.
285. Il secondo fondamento era di zaffiro. Questa pietra imita il colore del cielo sereno e chiaro e mostra certi piccoli punti o particelle d’oro risplendente; significa la serenitร e tranquillitร che l’Altissimo accordรฒ ai doni ed alle grazie di Maria santissima, affinchรฉ sempre godesse, come un cielo immutabile, di una pace serena senza nubi di turbamento. In tale serenitร tralucevano certi aspetti di divinitร fin dalla sua concezione, sia per la partecipazione e la somiglianza delle sue virtรน agli attributi divini, specialmente quello dell’immutabilitร , sia perchรฉ molte volte, mentre era ancora viatrice, le fu aperto il velo e vide chiaramente Dio, come dirรฒ in seguito. In questo dono sua divina Maestร le accordรฒ ancora la singolare virtรน ed il privilegio di comunicare quiete e serenitร di mente a chi la chiedesse per sua intercessione. La domandassero tutti i cattolici angustiati e turbati dalle inquiete tempeste dei vizi, che cosรฌ la otterrebbero!
286. Il terzo fondamento era di calcedรฒnio. Questa pietra prende il nome dalla provincia dove si trova, che รจ la Calcedonia. Ha il colore del carbonchio e di notte il suo splendore imita quello di una lanterna. Il mistero di questa pietra sta nel significare il nome di Maria santissima e la virtรน del medesimo. Ella lo prese da questa provincia del mondo dove si trovรฒ, chiamandosi figlia di Adamo come gli altri e Maria, che in latino, mutato l’accento, significa i mari, perchรฉ fu l’oceano delle grazie e dei doni di Dio. Per inondare e sommergere il mondo con essi, entrรฒ in questo mediante la sua concezione purissima, eliminando in tal modo la malizia del peccato ed i suoi effetti e scacciando le tenebre dell’abisso con la luce del suo spirito illuminato dalla sapienza divina. Corrispondente a questo fondamento, le fu concessa dall’Altissimo la speciale virtรน di dissipare, mediante il suo nome di Maria, le spesse nubi dell’infedeltร , di distruggere gli errori delle eresie, del paganesimo, dell’idolatria e tutti i dubbi contro la fede cattolica. Se gli infedeli si rivolgessero a questa luce invocandola, certamente dileguerebbero assai presto dalle loro menti le tenebre dell’errore, che si estinguerebbero tutte in questo mare per la virtรน celeste che a tal fine le fu concessa.
287. Il quarto fondamento era di smeraldo, il cui colore verde ed allegro ricrea la vista senza stancarla. Simboleggia misticamente la grazia ricevuta da Maria santissima nella sua concezione, perchรฉ, essendo piena di amabilitร e di grazia agli occhi di Dio ed a quelli delle creature, senza offendere mai il suo dolcissimo nome nรฉ la sua reputazione, mantenesse in se stessa il verde e la forza della santitร , delle virtรน e dei doni che aveva e che avrebbe ricevuto. Corrispondentemente a tale dono, l’Altissimo le diede anche facoltร di distribuire questo beneficio, comunicandolo ai fedeli devoti che l’avrebbero invocata per ottenere la perseveranza e la fermezza nell’amicizia di Dio e nelle virtรน.
288. Il quinto fondamento era di sardรฒnice. Questa pietra รจ trasparente ed il suo colore imita soprattutto l’incarnato chiaro, sebbene partecipi di tre colori: in basso del nero, in mezzo del bianco ed in alto del rosso chiaro; tutto ciรฒ rende una varietร graziosa. Misticamente questa pietra con i suoi colori rappresenta contemporaneamente la Madre ed il Figlio che doveva generare. Il nero contrassegna in Maria la parte inferiore e terrena, cioรจ il corpo annerito dalla mortificazione e dalle tribolazioni che patรฌ, nonchรฉ il corpo del suo santissimo Figlio deformato per le nostre colpe. Il bianco significa la purezza dell’anima della vergine Madre e quella di Cristo nostro bene. L’incarnato indica nell’umanitร la divinitร unita ipostaticamente e nella Madre manifesta l’amore partecipatole dal suo Figlio divino e tutti gli splendori della divinitร che le furono comunicati. Per questo fondamento le fu inoltre concesso che il valore dell’incarnazione e della redenzione, giร sufficiente per tutti, divenisse per i suoi devoti efficace mediante la sua intercessione e le sue preghiere e che, perchรฉ conseguissero questo beneficio, impetrasse loro una devozione particolare ai misteri ed alla vita di Cristo Signore nostro.
289. Il sesto fondamento era di cornalina. Anche questa pietra รจ trasparente. Poichรฉ imita la fiamma chiara del fuoco, รจ simbolo del dono concesso alla Regina del cielo di ardere incessantemente nel suo cuore del divino amore, come la fiamma del fuoco. Mai tale fiamma si estinse o diminuรฌ nel suo petto. Anzi, accesa dall’istante medesimo della sua concezione, andรฒ poi sempre crescendo; ora arde in lei nel piรน alto grado di cui puรฒ essere capace una semplice creatura ed arderร cosรฌ per tutta l’eternitร . Corrispondentemente a tale dono, le fu concesso il privilegio speciale di dispensare l’influsso dello Spirito Santo, il suo amore ed i suoi doni a chi li avrebbe domandati per mezzo di lei.
290. Il settimo fondamento era di crisรฒlito. Questa pietra imita nel suo colore l’oro rifulgente con qualche somiglianza di lume o di fuoco; ciรฒ si scopre piรน di notte che di giorno. Rappresenta, perciรฒ, l’amore ardente che Maria santissima portรฒ alla Chiesa militante, ai suoi misteri, alla legge di grazia. Tale amore spiccรฒ tanto piรน nella notte da cui essa fu coperta per la morte di suo Figlio, nella quale fu maestra degli Apostoli nella comprensione della legge santa del Vangelo ed implorรฒ incessantemente con l’ardore piรน profondo lo stabilirsi della Chiesร e la salvezza dell’umanitร intera. Ella sola seppe e potรฉ stimare degnamente la legge santissima di suo Figlio. Di questo amore fu preventivamente dotata fin dalla sua immacolata concezione, per divenire coadiutrice di Cristo nostro Signore. Cosรฌ, le fu concesso il particolare privilegio di ottenere a chi l’avrebbe invocata la grazia di disporsi a ricevere i sacramenti della santa Chiesa con frutto spirituale e di non mettere ostacolo ai loro effetti.
291. L’ottavo fondamento era di berillo. Questo รจ di colore verde e giallo; ha perรฒ piรน del verde, per cui imita molto l’oliva e riluce brillantemente. Rappresenta le singolari virtรน della fede e della speranza che furono date a Maria santissima nella sua concezione con speciale splendore, affinchรฉ intraprendesse ed operasse cose ardue ed alte, come difatti operรฒ per la gloria del suo Creatore. Insieme a questo dono, le fu concesso di poter dare ai suoi devoti coraggio, forza e pazienza nelle tribolazioni e nelle difficoltร , dispensando queste virtรน e questi doni in forza della fedeltร divina e dell’assistenza del Signore.
292. Il nono fondamento era di topazio. Questa pietra รจ trasparente, di colore viola scuro; รจ stimata di grande valore. Fu simbolo dell’onestissima verginitร di Maria signora nostra ed allo stesso tempo della sua divina maternitร , cose che ella stimรฒ grandemente, con umile gratitudine che le durรฒ tutta la vita. Nella sua concezione domandรฒ all’Altissimo la virtรน della castitร e subito il Signore gliela offrรฌ per tutto il tempo in cui sarebbe stata viatrice. Ella conobbe fin da allora che le veniva accordata in misura superiore ai suoi desideri, e non solo per sรฉ; il Signore, infatti, le concesse anche di essere maestra e guida delle vergini e delle anime caste e di ottenere con la sua intercessione ai suoi devoti questa virtรน e la perseveranza in essa.
293. Il decimo fondamento era di crisopazio, il cui colore รจ verde e mostra un po’ di oro. ร’ figura della fermissima speranza concessa a Maria santissima nella sua concezione, ritoccata con l’amore divino che la faceva risaltare. Tale virtรน fu salda nella nostra Regina, come era conveniente perchรฉ comunicasse questa medesima qualitร alle altre virtรน; la sua stabilitร si fondava sulla fermezza immutabile del suo animo generoso e forte in tutte le tribolazioni e le prove della sua vita santissima, specialmente durante la passione e morte del suo Figlio benedettissimo. Allo stesso tempo le venne concessa la grazia singolare di essere efficace mediatrice presso l’Altissimo per ottenere ai suoi devoti questa virtรน della fermezza nella speranza.
294. L’undicesimo fondamento era di giacinto, che presenta il colore viola perfetto. Questo fondamento significa l’amore per la redenzione del genere umano, infuso in Maria santissima nella sua concezione, partecipato anticipatamente da quello che il suo Figlio e nostro redentore avrebbe avuto per morire per gli uomini. Come da questo si sarebbe originato tutto il rimedio della colpa e la giustificazione delle anime, cosรฌ con tale amore, che da quell’istante sarebbe durato sempre in seguito, fu concesso alla nostra Regina il privilegio speciale che per sua intercessione i peccatori di ogni genere, per quanto grandi ed abominevoli, se l’avessero invocata di cuore, non sarebbero stati esclusi dal frutto della redenzione e dalla giustificazione e per mezzo di questa potente avvocata avrebbero potuto conseguire la vita eterna.
295. Il dodicesimo fondamento era di ametista, di colore rifulgente cangiante in violetto. Il mistero di questa pietra o fondamento corrisponde in parte al primo, perchรฉ significa una specie di virtรน che fu data nella sua concezione a Maria santissima contro le potestร dell’inferno, affinchรฉ i demoni, anche quando non comandava loro nรฉ operava cosa alcuna contro di loro, sentissero uscire da lei una forza che li affliggesse e tormentasse quando volessero avvicinarsi alla sua persona. Questo privilegio le fu dato per l’incomparabile zelo che ella aveva di esaltare e difendere la gloria di Dio ed il suo onore. In virtรน di questo singolare beneficio, Maria santissima ha un particolare potere per scacciare i demoni dai corpi umani con l’invocazione del suo dolcissimo nome, cosรฌ potente contro questi spiriti maligni che al sentirlo le loro forze restano abbattute ed infrante. Questi sono in sostanza i misteriosi significati dei dodici fondamenti sui quali Dio edificรฒ la sua cittร santa, Maria. ร’ vero che essi contengono molti altri segreti relativi ai favori da lei ricevuti che non posso ora spiegare, ma nel corso di questa Storia li andrรฒ manifestando, come il Signore mi darร luce e forza per farlo.
296. L’Evangelista prosegue dicendo:ย E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta รจ formata da una sola perla.ย Il numero di tante porte di questa cittร fa conoscere che, per mezzo di Maria santissima, della sua dignitร ineffabile e dei suoi meriti, l’accesso alla vita eterna si rese agevole e libero. Era come cosa dovuta e corrispondente all’eccellenza di questa eminente Regina che in lei e per lei si magnificasse l’infinita misericordia dell’Altissimo per l’apertura di tante vie attraverso le quali Dio si potesse comunicare ai mortali e questi potessero entrare a parteciparne per mezzo di Maria purissima avvalendosi dell’aiuto dei suoi meriti e della sua potente intercessione. Il pregio, la grandiositร e l’attraente bellezza di queste dodici porte, che erano altrettante perle, dimostrano la dignitร ed il valore di questa imperatrice delle altezze, come anche la soavitร del suo nome dolcissimo per attirare a Dio i mortali. Maria santissima conobbe bene questo beneficio del Signore per il quale era fatta singolare mediatrice del genere umano e dispensatrice dei tesori della Divinitร per mezzo del suo Figlio unigenito. Compresa da tale conoscenza, la prudente e amorevole Signora seppe rendere i meriti delle sue opere e della sua dignitร tanto preziosi e belli che formano l’ammirazione dei beati del cielo. Per questo le porte di questa cittร furono perle preziose per il Signore e per gli uomini.
297. Corrispondentemente a ciรฒ, l’Evangelista dice:ย E la piazza della cittร รจ di oro puro, come cristallo trasparente.ย La piazza di questa cittร di Dio, Maria santissima, รจ il suo intimo, dove, come in piazza e centro comune, concorrono tutte le facoltร e tutto ciรฒ che entra per mezzo dei sensi e per altre vie e dove ha luogo il commercio e si trattano gli affari della repubblica dell’anima. In Maria santissima questa piazza fu oro molto lucente e puro, perchรฉ era come formata di sapienza e di amore divino. Mai si trovรฒ qui tiepidezza, ignoranza o inavvertenza; tutti i suoi pensieri furono elevati ed i suoi sentimenti infiammati d’immensa caritร . In questa piazza furono trattati i misteri altissimi della Divinitร ; qui fu pronunciato quel ยซfiat mihiยป che diede inizio alla piรน grande opera che Dio abbia fatto o farร mai; qui furono formulate e discusse innumerevoli petizioni da presentare al tribunale di Dio per il genere umano; qui sono anche depositate ricchezze tali che basterebbero per sollevare dalla povertร tutto il mondo, se tutti partecipassero al commercio di questa piazza. ร’ anche piazza d’armi contro il demonio e contro ogni genere di vizi, poichรฉ nell’intimo di Maria purissima si trovano tali grazie e virtรน che, mentre la rendono terribile contro l’inferno, danno anche a noi forza e coraggio per vincerlo.
298. Dice di piรน:ย Non vidi alcun tempio in essa perchรฉ il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio.ย Il tempio nelle cittร serve per la preghiera e per il culto che rendiamo a Dio e sarebbe una grande mancanza se nella cittร di Dio non ce ne fosse uno quale conviene alla sua grandezza ed eccellenza. In questa cittร , che รจ Maria santissima, ci fu un tempio cosรฌ sacro che il medesimo Dio onnipotente e l’Agnello, cioรจ la divinitร e l’umanitร del suo Unigenito, furono il suo tempio, poichรฉ in Maria abitarono come nel loro luogo legittimo, e tempio in cui vennero adorati ed onorati in spirito e veritร piรน degnamente che in tutti i templi del mondo. Essi a loro volta furono tempio di Maria purissima, perchรฉ ella stette compresa, circondata e come racchiusa nella divinitร e nell’umanitร , che le servivano come abitazione e dimora. Mai cessรฒ, stando in essa, di adorare, venerare e pregare il medesimo Dio ed il Verbo incarnato nel suo grembo, per cui stava in Dio e nell’Agnello come in un tempio, poichรฉ ad esso conviene la santitร continua in tutti i tempi. Anzi, per considerare degnamente questa divina Signora, sempre dobbiamo immaginarcela chiusa come in un tempio in Dio e nel suo Figlio santissimo. Qui intenderemo quali atti di amore, adorazione e venerazione doveva compiere, quali delizie doveva sentire con il Signore e quali suppliche in quel tempio doveva porgergli a beneficio del genere umano, poichรฉ, vedendone in Dio la grande necessitร di riscatto, accesa di caritร , gridava e supplicava dall’intimo del cuore per la salvezza dei mortali.
299. Dice poi l’Evangelista: La cittร non ha bisogno della luce del sole, nรฉ della luce della luna perchรฉ la gloria di Dio la illumina e la sua lampada รจ l’Agnello. Dov’รจ uno splendore sommamente maggiore e piรน vivo di quello del sole e della luna, certo questi astri non sono necessari. Cosรฌ anche nel cielo empireo, dov’รจ splendore di infiniti soli, non c’รจ bisogno di questo che illumina noi, sebbene sia cosรฌ lucente e bello. In Maria santissima, nostra regina, non fu necessario che si trovassero altro sole o altra luna di creature che la istruissero o illuminassero, poichรฉ da sola e senza bisogno di esempio seppe rendersi gradita a Dio; nemmeno la sua sapienza, santitร e perfezione nell’operare poterono avere altro maestro ed arbitro che il medesimo sole di giustizia, il suo Figlio santissimo. Tutte le altre creature furono ignoranti per insegnarle come meritare di essere Madre degna del suo Creatore. A questa medesima scuola ella apprese ad essere umilissima ed ubbidientissima tra le umili e le ubbidienti. Per questo, sebbene venisse istruita da Dio stesso, non tralasciรฒ di interrogare anche i piรน piccoli e di ubbidire loro in ciรฒ in cui conveniva; anzi, come singolare discepola di colui che corregge i sapienti, imparรฒ questa divina filosofia da tale maestro. Ne uscรฌ cosรฌ sapiente che l’Evangelista potรฉ aggiungere:
300. Leย nazioni cammineranno alla sua luce.ย Di fatto, se Cristo Signore nostro chiamรฒ i Dottori ed i Santi con il nome di lucerne accese e poste sul candelabro della Chiesa per illuminarla e se i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli, i Martiri ed i Dottori, con la luce che hanno diffuso, hanno riempito la Chiesa cattolica di tanto chiarore che sembra divenuta un cielo con molti soli e molte lune, che cosa si doveva dire di Maria santissima, il cui splendore eccede incomparabilmente quello di tutti i maestri della Chiesa, anzi dei medesimi angeli del cielo? Se i mortali avessero gli occhi aperti per vedere questi raggi di Maria santissima, ella sola basterebbe senza dubbio per illuminare ogni uomo che viene al mondo e per avviarlo sui retti sentieri dell’eternitร . Alla luce di questa santa cittร hanno camminato quelli che sono giunti alla conoscenza di Dio ed รจ per questo che san Giovanni dice che le nazioni cammineranno alla sua luce. Aggiunge poi:
301.ย I re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.ย Grandemente felici saranno i re ed i principi che nelle loro persone e monarchie lavoreranno con sollecitudine per adempiere questa profezia. Tutti lo dovrebbero fare, perchรฉ saranno beati coloro che eseguiranno ciรฒ rivolgendosi con affetto intimo del cuore a Maria santissima ed impiegando la vita, l’onore, le ricchezze e la grandezza delle loro forze e dei loro stati nella difesa di questa cittร di Dio, nel diffondere la sua gloria per il mondo e nel renderne il nome sempre piรน grande nella Chiesa e contro la folle audacia degli infedeli ed eretici. Con profondo dolore mi stupisco dei principi cattolici, che non si curano di guadagnarsi il favore di questa Signora e di invocarla, perchรฉ sia per loro rifugio e protezione, ausiliatrice ed avvocata nei pericoli, che per loro sono maggiori. Se per i re ed i potenti i pericoli sono grandi, ricordino che non รจ minore il loro dovere di mostrarsi grati a questa divina Regina e signora, poichรฉ ella dice di se stessa che per lei regnano i re, i principi comandano ed i potenti amministrano la giustizia, che ama quelli che la amano e che quelli che renderanno illustre il suo nome conseguiranno la vita eterna, perchรฉ sperando in lei non peccheranno.
302. Non voglio nascondere la luce che piรน volte mi fu data, e specialmente in questo luogo, perchรฉ la manifesti. Nel Signore mi fu mostrato che a tutte le afflizioni della Chiesa cattolica ed a tutte le tribolazioni che il popolo cristiano soffre fu sempre posto rimedio per l’intercessione di Maria santissima e che nell’afflitto secolo presente, in cui la superbia degli eretici tanto si innalza contro Dio e la sua Chiesa affranta e piangente, esiste un solo rimedio per tali deplorabili miserie. Questo รจ che i monarchi ed i regni cattolici si rivolgano alla madre della grazia e misericordia, Maria santissima, guadagnandosi il suo favore con qualche singolare servizio atto ad accrescere e dilatare la sua devozione e la sua gloria per tutta la terra, affinchรฉ, volgendosi verso di noi, ci guardi con misericordia, ottenga grazia dal suo Figlio santissimo per la riforma dei vizi oltremodo sfrenati che il nemico comune ha seminato nel popolo cristiano e con la sua intercessione plachi l’ira del Signore che cosรฌ giustamente ci castiga, minacciandoci flagelli e disgrazie ancora piรน gravi. Da questa riforma e dalla conversione dai nostri peccati seguiranno anche la vittoria contro gli infedeli e l’estirpazione delle false sette che opprimono la santa Chiesa, poichรฉ Maria santissima รจ la spada che le deve estinguere e recidere in ogni luogo.
303. Oggi il mondo sperimenta il danno di questa dimenticanza. Se i principi cattolici non perseguono prosperi successi nel governo e nel mantenimento dei loro regni, nell’aumento della fede cattolica, nella lotta con i loro nemici, nelle guerre o vittorie contro gli infedeli, tutto ciรฒ avviene perchรฉ non dirigono il proprio cammino tenendo Maria come punto di orientamento e non l’hanno posta come principio e fine immediato delle loro azioni e dei loro pensieri, dimenticando che questa regina passeggia per i sentieri della giustizia per insegnarla agli altri, portarli ad essa ed arricchire coloro che la amano.
304. Oh, principe e capo della santa Chiesa cattolica! Oh, prelati, che vi chiamate anche suoi principi! Oh, principe cattolico e monarca di Spagna, a cui, per legame naturale, per singolare affetto e per ordine dell’Altissimo indirizzo questa umile ma vera esortazione! Gettate la vostra corona ed il vostro regno ai piedi di questa Regina e signora del cielo e della terra, cercate la riparatrice di tutto il genere umano, ricorrete a colei che con potere divino รจ al di sopra di ogni potenza umana ed infernale, rivolgete il vostro affetto a colei che tiene nelle sue mani le chiavi della volontร e dei tesori dell’Altissimo, pรฒrtate il vostro onore e la vostra gloria a questa cittร santa di Dio, che non li chiede perchรฉ ne ha bisogno per accrescere i suoi, ma piuttosto per migliorare e dilatare i vostri. Offritele con la vostra pietร cattolica, e di tutto cuore, qualche omaggio grande e gradito, in ricompensa del quale sono pronti per voi infiniti beni, la conversione dei gentili, la vittoria contro gli eretici ed i pagani, la pace e la tranquillitร della Chiesa, nuova luce e nuovi aiuti per migliorare i costumi e per rendere voi stesso un re grande e glorioso in questa vita e nell’altra.
305. Oh, regno e monarchia della Spagna cattolica, e come tale fortunatissima! Oh, se alla fermezza ed allo zelo della tua fede, che hai ricevuto oltre i tuoi meriti dalla destra onnipotente, tu aggiungessi il santo timore di Dio corrispondente alla professione di questa tua fede, che ti rende singolare fra le nazioni di tutta la terra! Oh, se per conseguire questo fine e questa corona delle tue felicitร tutti i tuoi abitanti si innalzassero con ardente fervore alla devozione di Maria santissima! Come risplenderebbe allora la tua gloria! Come saresti illuminata! Come saresti protetta e difesa da questa Regina e come sarebbero arricchiti di tesori celesti i tuoi re cattolici! Come verrebbe propagata per loro mano in tutte le nazioni la soave legge evangelica! Considera attentamente che questa grande principessa onora coloro che la onorano, arricchisce coloro che la cercano, glorifica quelli che celebrano il suo nome e difende quelli che sperano in lei. Per esercitare con te questi uffici di madre singolare ed usare nuove misericordie, ti assicuro che aspetta e desidera che tu cerchi la sua benevolenza e ne solleciti il materno amore. Allo stesso tempo, perรฒ, considera che Dio non ha bisogno di nessuno e puรฒ cambiare le pietre in altrettanti figli di Abramo, cosicchรฉ, se ti rendi indegna di un bene tanto grande, egli puรฒ riservare questa gloria per chi lo servirร e se ne renderร meno immeritevole.
306. Ora, perchรฉ non ignori il servizio con cui potrai oggi guadagnarti il favore di questa Regina e signora di tutti, tra i molti che ti insegnerร la tua devozione e pietร , considera lo stato in cui si trova in tutta la Chiesa il mistero della sua immacolata concezione e ciรฒ che ancora manca per stabilire con fermezza le fondamenta di questa cittร di Dio. Nessuno giudichi questo suggerimento come proprio di donna debole ed ignorante o effetto di una devozione particolare e dell’amore al mio Istituto ed alla mia professione, che va sotto il titolo religioso di Maria immacolata, poichรฉ a me bastano la fede e la luce che ho ricevuto in questa Storia. No, non รจ per me questa esortazione, nรฉ mi permetterei di farla semplicemente basandomi sul mio giudizio ed opinione; ma in ciรฒ ubbidisco al Signore che apre la bocca dei muti e scioglie la lingua degli infanti. Chi ancora si stupisse di questa tanto liberale misericordia, faccia attenzione a ciรฒ che di questa Signora aggiunge l’Evangelista, dicendo:
307. Leย sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, poichรฉ non vi sarร piรน notte.ย Le porte della misericordia di Maria santissima non sono mai state nรฉ stanno mai chiuse, nรฉ vi fu in lei notte di colpa che, dal primo istante della sua vita e concezione, chiudesse le porte di questa cittร di Dio, come negli altri santi. Come in un luogo dove le porte stanno sempre aperte entrano ed escono tutti quelli che lo vogliono, in ogni tempo ed ora, cosรฌ a nessuno dei mortali รจ interdetto l’entrare liberamente in relazione con Dio attraverso le porte della misericordia di Maria purissima, dove รจ aperto il banco del tesoro del cielo, senza limitazione di tempo, luogo, etร o sesso. Tutti sono potuti entrare fin dalla sua fondazione, perchรฉ per questo l’Altissimo la edificรฒ con tante porte, e non chiuse, ma aperte, con libero accesso ed in piena luce. Fin dalla sua concezione purissima, infatti, cominciarono ad uscire da queste porte misericordie e favori per tutto il genere umano. Avere tante porte, attraverso le quali escano le ricchezze di Dio, non la rende perรฒ meno sicura dai nemici. Per questo il testo aggiunge:
308.ย Non entrerร in essa nulla d’impuro, nรฉ chi commette abominio o falsitร , ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.ย L’Evangelista conclude questo capitolo ritornando sul privilegio delle immunitร di questa cittร di Dio, Maria, cioรจ assicurandoci che in lei non entrรฒ nulla d’impuro, perchรฉ le furono dati immacolati l’anima ed il corpo. Non si sarebbe potuto dire che non sarebbe entrato in lei nulla d’impuro quando avesse avuto la colpa originale, sebbene non i peccati attuali. Tutto ciรฒ che entrรฒ in questa cittร santa fu quello che era scritto nel libro della vita dell’Agnello; Dio, infatti, prese l’esempio e l’originale per formarla dal suo Figlio santissimo e da nessun altro potรฉ copiare virtรน alcuna di Maria santissima, per quanto piccola, se in lei potevano esservene di piccole. E se a questa porta di Maria corrisponde l’essere cittร di rifugio per i mortali, ciรฒ รจ sotto la condizione che in lei non possa aver parte nรฉ ingresso chiunque commette abominio o falsitร . Non devono, perรฒ, gli impuri e peccatori figli di Adamo disperare di avvicinarsi alle porte di questa cittร santa di Dio, poichรฉ, se si recano a cercare la purezza della grazia umiliati e compunti, la troveranno in queste porte della grande Regina, non in altre. ร limpida, รจ pura, รจ sovrabbondante di grazie; soprattutto, รจ madre della misericordia, dolce, amorevole e potente per arricchire la nostra povertร e togliere le macchie di tutte le nostre colpe.
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Insegnamento che mi diede la Regina del cielo in questi capitoli
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309. Figlia mia, i misteri di questi capitoli racchiudono grande dottrina e luce, benchรฉ in essi tu abbia tralasciato di dire molte cose. Approfitta di quanto hai inteso e scritto, per non ricevere invano la luce della grazia. Quello, poi, di cui ti voglio brevemente avvertire รจ che non devi perderti d’animo nel combattere le passioni per essere stata concepita nel peccato, discendente dalla terra e con inclinazioni terrene, finchรฉ tu le abbia vinte ed abbia vinto in esse i tuoi nemici. Con le forze della grazia di Dio altissimo, che ti aiuterร , puoi innalzarti sopra te stessa e farti discendente del cielo, da dove viene la grazia. Per conseguire questo, tu devi tenere la tua continua abitazione nelle altezze, stando fissa con la mente nella conoscenza dell’essere immutabile e delle perfezioni di Dio, senza permettere che di lรฌ ti strappino i pensieri di alcun’altra cosa, benchรฉ necessaria. Con questa incessante memoria e visione interiore della grandezza di Dio, starai disposta in tutto il resto per operare quello che รจ piรน perfetto nelle virtรน e ti renderai idonea a ricevere l’influsso ed i doni dello Spirito Santo, giungendo cosรฌ allo stretto vincolo dell’amicizia e della comunicazione con il Signore. Per non impedire in questo la sua santa volontร , che molte volte ti รจ stata indicata e manifestata, sforzati di mortificare la parte inferiore della creatura, dove vivono le inclinazioni e le passioni negative. Muori a tutto ciรฒ che รจ terreno, sacrifica in presenza dell’Altissimo tutti i tuoi appetiti sensitivi, senza soddisfarne neppure uno, non fare la tua volontร senza obbedienza e non uscire dal segreto del tuo intimo, dove ti illuminerร la luce dell’Agnello. Adornati per entrare nel talamo del tuo sposo e lasciati abbellire, come farร la destra dell’Onnipotente, se tu collaborerai e non gli porrai ostacolo. Purifica la tua anima con molti atti di dolore per averlo offeso e con ardentissimo amore lodalo e magnificalo. Cercalo, non ti riposare finchรฉ trovi colui che l’anima tua desidera e non lo lasciare. Voglio che tu viva in questo pellegrinaggio come quelli che giร lo hanno terminato, contemplando senza interruzione l’Oggetto che li rende gloriosi. Questa deve essere la norma della tua vita, perchรฉ con la luce della fede e lo splendore di Dio onnipotente, che ti illuminerร e riempirร il tuo spirito, lo ami, lo adori e lo veneri senza interruzione. Questa รจ la volontร dell’Altissimo a tuo riguardo. Bada bene a ciรฒ che puoi guadagnare ed a ciรฒ che puoi perdere. Non volere da te stessa metterlo a rischio, ma assoggetta la tua volontร rimettendoti totalmente alla direzione del tuo sposo, alla mia ed a quella dell’ubbidienza, con la quale ti devi misurare in tutto. Questo fu l’insegnamento che mi diede la Madre del Signore, alla quale io, piena di confusione, risposi dicendo:
310. Regina e signora di tutto il creato, io che sono vostra e bramo esserlo per tutta l’eternitร , lodo l’onnipotenza dell’Altissimo, che tanto si compiacque di farvi grande. Poichรฉ siete cosรฌ felice e potente presso di lui, vi supplico, Signora mia, di guardare con occhi di misericordia questa vostra serva povera e misera. Con i doni che il Signore ha posto nelle vostre mani per distribuirli ai bisognosi, ponete riparo alla mia piccolezza, arricchite la mia estrema povertร e costringetemi come Signora a volere ed operare efficacemente ciรฒ che รจ piรน perfetto, cosicchรฉ trovi grazia agli occhi del vostro Figlio santissimo e mio Signore. Guadagnatevi questo onore, sollevando dalla polvere la piรน inutile creatura. Nelle vostre mani io pongo la mia riuscita. Vogliatela con efficacia, o Signora e regina mia, poichรฉ il vostro volere รจ santo e potente per i meriti del vostro Figlio santissimo e per la parola della beatissima Trinitร impegnata con voi ad accettare ogni vostra volontร e domanda, senza respingerne alcuna. Non posso vincolarvi a questo in alcun modo, poichรฉ sono indegna; ma in cambio vi presento, o Signora mia, la vostra medesima santitร e clemenza.
CAPITOLO 20
Ciรฒ che avvenne nei nove mesi della gravidanza di sant’Anna e ciรฒ che fecero in quel tempo Maria santissima e sua madre.
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311. Poichรฉ – come ho detto – Maria santissima fu concepita senza peccato, il suo spirito, da quella prima visione di Dio, restรฒ tutto assorto e rapito dall’oggetto infinito del suo amore. Questo, cominciato nella stretta dimora del grembo materno nell’istante in cui fu creata la sua fortunatissima anima, non venne mai piรน meno, ma continuรฒ ininterrotto e continuerร per tutta l’eternitร nel sommo grado di gloria possibile ad una semplice creatura, che ella gode alla destra del suo santissimo Figlio. Affinchรฉ, poi, andasse sempre crescendo nella contemplazione e nell’amore divino, oltre le immagini infuse delle altre creature e quelle impresse in lei dalla prima manifestazione della santissima Trinitร , per le quali esercitรฒ molti atti delle virtรน che li poteva operare, il Signore le rinnovรฒ la meraviglia di quella visione astrattiva della sua divinitร , concedendogliela altre due volte. La Trinitร le si manifestรฒ in questo modo tre volte prima della nascita: una nell’istante in cui fu concepita, l’altra verso la metร dei nove mesi e la terza il giorno prima di venire alla luce. Sebbene tale genere di visione non fosse continuo, ne ebbe un altro alquanto inferiore, ma anch’esso assai alto. Questa contemplazione di Dio attraverso la fede ed una illuminazione speciale fu continua in Maria santissima e superรฒ quelle di tutti gli altri viatori insieme.
312. Quanto alla visione astrattiva di Dio, sebbene non fosse opposta allo stato di viatrice, pure era cosรฌ alta e vicina alla visione intuitiva che non doveva essere continua in questa vita mortale per chi aveva da meritare la gloria intuitiva con altri atti. Tuttavia, non cessava di essere un sommo beneficio della grazia a questo scopo, perchรฉ lasciava impresse nell’anima immagini del Signore tali da sollevarla assorbendo tutta la creatura nell’incendio dell’amore divino, che attraverso di esse si rinnovรฒ nell’anima santissima di Maria finchรฉ ella stette nel grembo di sant’Anna. Qui avvenne che, possedendo l’uso perfettissimo della ragione e tenendosi occupata in continue domande a favore del genere umano, in atti eroici di riverenza, adorazione ed amore di Dio e nel conversare con gli angeli, non risentรฌ l’angustia del naturale e stretto carcere del grembo materno, nรฉ le mancรฒ il non usare i sensi, nรฉ le riuscirono pesanti i disagi propri di quello stato. A tutto ciรฒ non faceva attenzione, stando piรน nel suo Amato che nel grembo di sua madre, anzi piรน che in se stessa.
313. Lultima di queste tre visioni fu accompagnata da nuovi e piรน stupendi favori del Signore, che le manifestรฒ che era giunto il momento di uscire alla luce del mondo ed alla vita tra i mortali. Allora la Principessa del cielo, ubbidendo alla volontร divina, disse al Siguore: ยซDio altissimo, padrone di tutto il mio essere, anima della mia vita e vita della mia anima, infinito in attributi e perfezioni, incomprensibile, potente e ricco di misericordia, re e signore mio, mi avete creata dal niente e senza alcun mio merito mi avete arricchita con i tesori della vostra grazia e luce divina, affinchรฉ, conoscendo io subito il vostro essere immutabile e le vostre divine perfezioni, nessun altro che voi fosse il primo oggetto della mia vista e del mio amore, nรฉ cercassi altro bene fuorchรฉ voi, che siete il sommo vero e tutto il mio conforto. Ora, Signore mio, mi comandate di uscire alla luce materiale ed alla vita delle creature; ma io in voi, dove tutto si conosce come in uno specchio limpidissimo, ho visto il pericoloso stato e le miserie di tale vita. Se in essa, per mia fragilitร e debolezza naturale, dovessi mancare anche in un solo punto nel vostro amore e servizio e morire allora, fate che io muoia piuttosto qui adesso prima di passare ad uno stato in cui vi possa perdere. Se, perรฒ, Signore e padrone mio, la vostra santa volontร si deve adempiere destinandomi al tempestoso mare del mondo, vi supplico, altissimo e potente bene dell’anima mia, di guidare la mia vita, di dirigere i miei passi e di dare forma a tutte le mie azioni secondo il vostro maggiore compiacimento. Ordinate in me la caritร , perchรฉ con il nuovo uso delle creature essa divenga in me sempre piรน perfetta tanto verso di voi quanto verso di loro. In voi ho conosciuto l’ingratitudine di molte anime; quindi, a ragione io temo, essendo della loro natura, di potere anch’io commettere la medesima colpa. In questa angusta caverna del grembo di mia madre ho goduto degli spazi infiniti della vostra divinitร ; qui possiedo tutto il bene che siete voi, o mio diletto. Essendo ora solo voi la mia parte ed il mio possesso, temo di perdervi fuori di questo luogo recluso, alla vista di altra luce e con l’uso dei sensi. Perciรฒ, se ciรฒ fosse possibile e conveniente, io preferirei nnunciare alla vita cui mi avvicino e rimarne priva; perรฒ, non si faccia la mia volontร , ma la vostra. Poichรฉ cosรฌ volete, datemi la vostra benedizione per nascere al mondo ed in esso non allontanate mai da me la vostra divina protezioneยป. Dopo questa preghiera della dolcissima bambina Maria, l’Altissimo le diede la sua benedizione, le comandรฒ di uscire alla luce materiale di questo sole visibile e la illuminรฒ su quanto doveva fare per conseguire questi suoi desideri.
314. Intanto, la felicissima madre sant’Anna aveva passato la sua gravidanza tutta spiritualizzata, per gli effetti divini e per la soavitร che sentiva nelle sue facoltร . Tutta-via, la divina Provvidenza, per conferire maggiore gloria alla santa e rendere piรน sicura la sua navigazione, aveva disposto che in qualche modo la sua nave portasse la zavorra di alcune tribolazioni, poichรฉ senza di esse non si guadagnano che scarsamente i frutti della grazia e dell’amore. Perchรฉ si comprenda meglio ciรฒ che le avvenne, si deve avvertire che il demonio, dopo essere stato precipitato con i suoi angeli cattivi dal cielo alle pene infernali, andava sempre indagando e spiando con grande vigilanza tutte le donne piรน sante dell’antica legge, per vedere se poteva incontrare quella di cui aveva visto in cielo il segno ed il cui piede gli doveva schiacciare il capo. Tanta era l’ira di Lucifero che non affidava tale cura solo ai suoi inferiori, ma, valendosi di loro contro alcune donne virtuose, egli stesso vigilava e insidiava quelle che vedeva segnalarsi di piรน nelle virtรน e nella grazia dell’Altissimo.
315. Con questa malignitร ed astuzia pose molta attenzione alla straordinaria santitร della grande sant’Anna e a tutto ciรฒ che veniva scoprendo di quanto in lei succedeva. Se non riuscรฌ a conoscere il valore del tesoro che racchiudeva il suo grembo, poichรฉ il Signore gli nascondeva questo ed altri misteri, tuttavia sentiva contro di sรฉ una grande forza e virtรน che ridondava da sant’Anna. Non poter penetrare la causa di quell’effetto potente lo portava ad essere in alcuni momenti molto turbato e triste nel suo furore. Altre volte si calmava un poco considerando che quella gravidanza aveva avuto inizio nello stesso modo di tutte le altre e che non vi era da temere alcuna novitร ; il Signore, infatti, lasciava che si ingannasse nella sua ignoranza ed andasse fluttuando tra le onde superbe della sua rabbia. Eppure, vedendo tanta tranquillitร nella gravidanza di sant’Anna, il suo spirito perversissimo s’insospettiva. Talora scopriva anche che era assistita da molti angeli; soprattutto, poi, era tormentato dal sentirsi debole nel resistere alla forza che usciva dalla fortunata sant’Anna, cosicchรฉ cominciรฒ a sospettare che non fosse lei sola a causare ciรฒ.
316. Turbato per questi timori, il drago determinรฒ di tentare di togliere la vita a sant’Anna e, se non gli fosse riuscito, di procurare almeno che abortisse. La superbia di Lucifero era, infatti, tanto smisurata che confidava di poter vincere o uccidere la Madre del Verbo che doveva incarnarsi, a meno che non gli venisse tenuta nascosta, e addirittura lo stesso Messia redentore del mondo. Fondava questa eccessiva arroganza sulla superioritร della sua natura di angelo rispetto a quella umana, quanto a condizione ed a forze, come se all’una e all’altra non fosse superiore la grazia ed entrambe non fossero subordinate alla volontร del loro Creatore. Spinto da questa audacia, prese a tentare sant’Anna con molti spaventi, suggestioni, sussulti e sospetti circa la veritร della sua gravidanza, facendole presente la sua etร avanzata e la lunga sterilitร . Il demonio faceva tutto ciรฒ per provare la virtรน della santa e per vedere se l’effetto di queste suggestioni gli apriva un varco per assalirne la volontร con qualche consenso.
317. L’invitta sant’Anna, perรฒ, resistette virilmente a questi colpi. Armata di umile fortezza, di pazienza, di preghiera incessante e di viva fede nel Signore, sventava gli ingannevoli stratagemmi del drago, che anzi le ridondavano in aumenti sempre maggiori di grazia e di protezione divina. La difendevano anche i principi angelici che custodivano la sua santissima Figlia e scacciavano i demoni dalla sua presenza. Non per questo l’insaziabile malizia del nemico desistette. Siccome la sua arrogante superbia eccede la sua forza, cercรฒ di valersi anche di argomenti umani; con questi, infatti, si ripromette sempre vittorie maggiori. Tentรฒ dapprima di far crollare la casa di san Gioacchino, affinchรฉ sant’Anna fosse scossa e sconvolta dal terrore. Non essendo potuto riuscirvi, perchรฉ opposero resistenza gli angeli santi, suscitรฒ alcune donnicciole vili, conoscenti della santa, perchรฉ la oltraggiassero. Esse eseguirono ciรฒ con grande ira, ingiuriandola con parole oltre misura offensive e beffandosi della sua gravidanza, dicendo che nella sua etร avanzata non poteva essere altro che un artificio del diavolo.
318. Sant’Anna non se ne turbรฒ; anzi, sopportรฒ quelle ingiurie con mansuetudine e caritร , continuando a trattare con molto riguardo chi le faceva, guardando da allora quelle donne con maggiore affetto e facendo loro benefici piรน grandi. Non per questo la loro ira si temperรฒ, possedute com’erano dal demonio ed infiammate di odio contro la santa. E siccome, quando uno si dร una volta in balia di tale crudele tiranno, questo acquista sempre piรน forza per tirare al suo volere chi gli si assoggetta, egli incitรฒ quei vili strumenti perchรฉ intentassero qualche vendetta contro la persona e la vita di sant’Anna. Non lo poterono, perรฒ, conseguire, perchรฉ la virtรน divina rese sempre piรน deboli ed inefficaci le giร fiacche forze di quelle donne e nulla poterono eseguire contro la santa. Anzi, vinte con ammonizioni, furono per le sue preghiere condotte al riconoscimento della loro colpa ed alla correzione della loro vita.
319. Cosรฌ il drago fu vinto, sebbene non abbattuto, poichรฉ subito si valse di una donna di servizio dei santi coniugi, provocandola contro sant’Anna. Costei fu peggiore di tutte le altre donne, perchรฉ, agendo nella sua casa, era avversario piรน pertinace e pericoloso. Non mi dilungo a narrare ciรฒ che il nemico tentรฒ per mezzo di lei, poichรฉ fu quello stesso che aveva provato per mezzo delle altre donne, sebbene con molestia e pericolo maggiori per la santa. Con il favore divino, perรฒ, ella vinse questa tentazione piรน gloriosamente che le altre, perchรฉ non sonnecchiava il custode d’Ismele, che difendeva la sua santa cittร e la teneva guarnita di tante sentinelle scelte tra i piรน coraggiosi della sua milizia. Questi misero in fuga Lucifero ed i suoi, perchรฉ non molestassero piรน la fortunata madre, che stava giร aspettando il felicissimo parto cui si era preparata con gli atti eroici delle virtรน esercitate e con i meriti acquistati in questi combattimenti, avvicinandosi cosรฌ alla fine desiderata della sua attesa. Ed io pure desidero quella del presente capitolo, per udire il salutare insegnamento della mia Signora e maestra. Anche se tutto quello che scrivo mi รจ offerto da lei, ciรฒ che mi sta piรน a cuore รจ la sua materna ammonizione, cosicchรฉ l’attendo con sommo gaudio e giubilo del mio spirito.
320. Parlate dunque, o Signora, poichรฉ la vostra serva vi ascolta. E se me lo permettete, benchรฉ sia polvere e cenere, vi esporrรฒ un dubbio che mi si รจ presentato in questo capitolo, poichรฉ in tutto ricorro alla spiegazione che voi vi degnate di darmi, Madre, maestra e signora mia. Il dubbio รจ questo: essendo voi stata concepita senza peccato e possedendo l’anima vostra santissima una cosรฌ alta conoscenza di tutte le cose mediante la visione della Divinitร , come poterono stare insieme a questa grazia timore e trepidazione cosรฌ grandi di perdere l’amicizia di Dio offendendolo? Se nel primo istante della vostra esistenza vi prevenne la grazia, come tanto presto potevate temere di perderla? E se l’Altissimo vi fece esente dalla prima colpa, come potevate cadere in altre ed offendere colui che vi aveva preservato da quella?
Insegnamento e risposta della Regina del cielo
321. Figlia mia, ascolta la risposta al tuo dubbio. Sebbene nella visione di Dio che io ebbi nel primo istante avessi saputo che ero concepita senza macchia e senza peccato, questi benefici e doni dell’Altissimo sono di natura tale che, quanto piรน si conoscono e rendono sicuri, tanto maggiore cura ed attenzione risvegliano per conservarli e per guardarsi dall’offendere il loro autore, che li comunica per sola sua bontร . Inoltre, mostrano tanto chiaramente la loro provenienza dalla sola virtรน divina e dai meriti del mio Figlio santissimo che la creatura, non vedendo in se stessa altro che indegnitร ed insufficienza, comprende con piena evidenza che riceve ciรฒ che non merita, non potendo appropriarsene perchรฉ cosa altrui. Conosce non meno che ne รจ causa superiore un Signore che, come li concede per pura liberalitร , cosรฌ puรฒ ugualmente toglierli a lei per darli a chi piรน gli piace. Da questo necessariamente nascono la sollecitudine e la vigilanza per non perdere ciรฒ che si possiede per sola grazia, adoperandosi diligentemente per conservarlo e facendo fruttare il talento, perchรฉ si conosce che questo รจ il solo mezzo per non perdere ciรฒ che si ha in deposito e che viene dato alla creatura perchรฉ renda il contraccambio e lavori a gloria del suo Creatore. Attendere a questo fine รจ condizione necessaria per conservare i benefici della grazia ricevuta.
322. Si ha consapevolezza anche della fragilitร della natura umana e della sua libera volontร tanto per il bene quanto per il male. Questa conoscenza non mi fu tolta dall’Altissimo, nรฉ viene tolta ad alcun viatore; anzi, viene lasciata a tutti. Ciรฒ รจ conveniente, affinchรฉ alla sua vista si radichi il santo timore di cadere in una colpa, sia pure piccola. In me, poi, questa luce fu maggiore, perchรฉ conobbi che una piccola mancanza dispone ad un’altra peggiore, e la seconda รจ castigo della prima. ร’ ben vero che in seguito alle grazie ed ai benefici prodigati da Dio alla mia anima non mi era possibile cadere in peccato. La sua Provvidenza, tuttavia, dispose questo favore nascondendomi la certezza assoluta di non peccare, cosicchรฉ io conoscevo che a me, da sola, era possibile cadere e che dipendeva solo dalla volontร divina il non farlo. Cosรฌ, egli riservรฒ per sรฉ la conoscenza della mia sicurezza, lasciando a me la sollecitudine ed il santo timore di peccare come viatrice, che dal momento della mia concezione sino alla morte non persi mai; esso, anzi, andรฒ crescendo in me con la vita.
323. Inoltre, l’Altissimo mi diede discrezione ed umiltร perchรฉ non gli ponessi domande circa questo mistero nรฉ mi fermassi ad esaminarlo, attendendo soltanto a fidarmi della sua bontร e benevolenza, certa che mi avrebbe assistita perchรฉ non peccassi. Da questo derivano due disposizioni necessarie alla vita cristiana: la prima รจ mantenere l’anima in pace; l’altra รจ non perdere il timore e la vigilanza nel custodire questo tesoro. Essendo questo un timore filiale, non diminuiva l’amore, ma anzi lo accendeva ed accresceva sempre piรน. Queste due disposizioni di amore e timore formavano nella mia anima un accordo divino tale da armonizzare tutte le mie azioni in modo che mi allontanassi dal male e mi unissi sempre piรน al sommo Bene.
324. Amica mia, da ciรฒ puoi rilevare il modo migliore di riconoscere le cose dello spirito: vedere se sono accompagnate da vera luce e da sana dottrina, se insegnano la maggiore perfezione delle virtรน e se muovono ad essa con grande forza. I benefici che discendono dal Padre della luce hanno questo di proprio: assicurano umiliando ed umiliano senza rendere diffidenti, danno confidenza non disgiunta da sollecitudine e vigilanza e rendono solleciti con riposo e pace, affinchรฉ queste disposizioni nel compiere la volontร divina non si impediscano tra loro. Ora tu, anima, mostra umile e fervorosa gratitudine al Signore per essere stato tanto liberale con te, che te lo sei meritato cosรฌ poco; infatti, ti ha illuminato con la sua luce divina aprendoti in qualche modo gli archivi dei suoi segreti e prevenendoti con il timore di offenderlo. Tuttavia, fa’ uso di questo timore con misura e piuttosto eccedi nell’amore: sono le due ali dello spirito per sollevarti al di sopra di tutte le cose terrene e di te stessa. Procura, dunque, di abbandonare ogni disposizione disordinata che ti causi eccessivo timore, affidando al Signore la tua causa e prendendo per tua propria la sua. Temi finchรฉ tu sia purificata e libera dalle tue colpe e dalla tua ignoranza; ama il Signore finchรฉ tu sia tutta trasformata in lui e lo abbia reso interamente padrone ed arbitro delle tue azioni, senza che tu lo sia piรน di alcuna. Non ti fidare del tuo giudizio, non credere di essere saggia, poichรฉ il proprio discernimento รจ facilmente oscurato dalle passioni che lo tirano dietro a sรฉ; insieme, poi, trascinano la volontร , per cui si finisce per temere ciรฒ che non si deve e per credersi sicuri in ciรฒ che non conviene. Ritieniti sicura soltanto in modo da non riposare nella tua sicurezza con frivolo compiacimento interiore, dubita e temi finchรฉ tu non abbia trovato, mediante una sollecitudine quieta, il giusto mezzo in tutto; lo troverai sempre se ti sottometterai all’ubbidienza dei tuoi superiori ed a ciรฒ che l’Altissimo ti insegnerร ed opererร in te. Sebbene la bontร delle disposizioni si desuma dal fine cui sono dirette, tuttavia esse si devono regolare con l’obbedienza e con il consiglio, perchรฉ senza tale direzione gli atti in cui si traducono risultano mal riusciti e senza profitto. In ogni cosa, insomma, starai attenta a praticare ciรฒ che รจ piรน santo e perfetto.
CAPITOLO 21
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La nascita fortunata di Maria santissima, signora nostra. I favori che ricevette subito dalla mano dell’Altissimo e come le posero il nome nel cielo e sulla terra.
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325. Giunse il giorno, lieto per il mondo, del felicissimo parto di sant’Anna e della nascita di colei che veniva alla luce santificata e consacrata per diventare Madre di Dio. Questo parto avvenne l’ottavo giorno del mese di settembre, compiuti nove mesi interi dalla concezione della santissima anima della nostra Regina e signora. Fu preavvertita sua madre Anna da una illuminazione interiore, nella quale il Signore le diede l’avviso che si avvicinava l’ora del parto. Cosรฌ, piena della gioia dello Spirito divino, era tutta presa ad ascoltare la sua voce e prostratasi in orazione chiese al Signore che l’assistesse con la sua grazia e la sua protezione, per il buon esito del parto. Subito sentรฌ nel suo seno un movimento, che รจ naturale quando le creature stanno per venire alla luce. Nello stesso tempo, la bambina Maria, piรน che fortunata, fu rapita, per provvidenza e virtรน divina, in un’estasi altissima, nella quale assorta ed astratta da tutte le operazioni sensitive, venne al mondo senza percepirlo con i sensi, come invece avrebbe potuto se assieme all’uso della ragione, che aveva, li avesse lasciati, per natura, operare in quel momento. Il potere dell’Altissimo, perรฒ, dispose in questo modo, affinchรฉ la Principessa del cielo non avvertisse il naturale evento del parto.
326. Maria nacque pura, bella e tutta piena di grazie, manifestando con esse che era esente dalla legge e dal tributo del peccato. E benchรฉ nella sostanza venne al mondo come gli altri figli di Adamo, tuttavia la sua nascita fu accompagnata da circostanze e grazie particolari, che la resero miracolosa ed ammirabile in tutta la natura, nonchรฉ lode eterna per il suo Autore. Questa divina stella mattutina spuntรฒ, dunque, al mondo, intorno alla mezzanotte, cominciando cosรฌ a dividere la notte dell’antica legge e delle prime tenebre dal giorno nuovo della grazia, che stava giร per apparire. Colei che aveva la mente fissa nella Divinitร fu cosรฌ, conformemente agli altri bambini, avvolta in panni e posta ed accomodata in una culla; e venne trattata come una bambina quella che, in sapienza, eccedeva tutti i mortali e gli stessi serafini. Sua madre Anna non consentรฌ che in quel momento fosse toccata da altri, ma lei stessa, con le sue mani, l’avvolse in fasce, senza esserne impedita dal parto, poichรฉ fu libera dal doloroso travaglio cui sono soggette, ordinariamente, tutte le altre madri.
327. Sant’Anna ricevette nelle sue mani colei che, essendo figlia sua, era insieme il maggior tesoro del cielo e della terra; semplice creatura sรฌ, ma inferiore solo a Dio e superiore invece ad ogni cosa creata. Con fervore e con lacrime la offrรฌ alla sua divina Mร estร , dicendo nel suo intimo: ยซSignore d’infinita sapienza e potenza, creatore di tutto ciรฒ che esiste, io vi offro il frutto del mio seno, che ho ricevuto dalla vostra bontร , con eterna riconoscenza per avermelo concesso senza che io potessi meritarlo. Fate della figlia e della madre ciรฒ che piace alla vostra santissima volontร e guardate la nostra piccolezza, dall’alto della vostra sede e grandezza. Siate eternamente benedetto, perchรฉ avete arricchito il mondo con una creatura cosรฌ gradita al vostro beneplacito e perchรฉ in lei avete preparato la dimora e il tabernacolo in cui viva il Verbo eterno. Io mi congratulo con i miei santi Padri e Profeti, ed in loro con tutto il genere umano per il pegno sicuro, che ad essi donate, della redenzione. Ma come tratterรฒ io quella che mi date per figlia, non meritando nemmeno di essere sua serva? Come toccherรฒ la vera arca dell’alleanza? Concedetemi, o Signore e mio re, la luce necessaria per conoscere la vostra volontร e per eseguirla con il vostro compiacimento ed al servizio di mia figliaยป.
328. Il Signore rispose alla santa suggerendole nell’intimo l’ispirazione di trattare la bambina come fa qualsiasi madre, senza dimostrarle all’esterno riverenza, e portandogliela, perรฒ, nel suo interno: nel crescerla adempisse, quindi, i doveri di una vera madre, avendone cura con sollecitudine ed amore. Cosรฌ fece appunto la felice madre ed usando questa facoltร , senza venir meno alla riverenza dovuta, si deliziava con la sua santissima figlia, trattandola ed accarezzandola come fanno le altre madri con le loro figlie, sempre perรฒ con la stima e con l’attenzione degne di quel mistero cosรฌ imperscrutabile e divino che si racchiudeva tra madre e figlia. Gli angeli con tanti altri spiriti celesti venerarono devoti la dolce bambina, tra le braccia di sua madre, e le suonarono delle celesti sinfonie, di cui udรฌ qualcosa sant’Anna; i mille angeli, invece, destinati alla custodia, si presentarono davanti alla gran Regina, per dedicarsi al suo servizio. Fu questa la prima volta che la divina signora li vide in forma corporea con i segni e le vesti, di cui parlerรฒ in un altro capitolo; e la bambina li pregรฒ che lodassero l’Altissimo con lei ed in nome suo.
329. Nel momento in cui nacque la nostra principessa Maria, l’Altissimo inviรฒ l’arcangelo san Gabriele a portare ai santi Padri del limbo questa notizia tanto lieta per loro. Subito il messaggero celeste scese ad illuminare quella profonda caverna, rallegrando i giusti che vi si trovavano. Annunciรฒ loro che giร cominciava a spuntare il giorno della felicitร eterna e della redenzione del genere umano; giorno tanto desiderato ed aspettato dai santi Padri e preannunziato dai Profeti. Era giร nata la Madre del Messia promesso, per cui essi avrebbero ben presto visto la salvezza e la gloria dell’Altissimo. Il santo principe inoltre svelรฒ loro le eccellenti virtรน di Maria e tutto ciรฒ che la mano dell’Onnipotente aveva cominciato ad operare in lei, affinchรฉ conoscessero meglio il felice principio del mistero, che avrebbe posto fine alla loro prolungata prigionia. Di questa notizia, si rallegrarono in spirito i Padri, i Profeti e gli altri giusti che dimoravano nel limbo; e con nuovi cantici lodarono il Signore per tale beneficio.
330. Tutto ciรฒ che ho riferito successe in breve tempo. Intanto, la nostra Regina, appena vide la luce del sole materiale, conobbe con i sensi i suoi naturali genitori ed altre creature; questo fu il primo passo della sua vita nel mondo. Il braccio onnipotente dell’Altissimo ricominciรฒ cosรฌ ad operare per lei nuove meraviglie, superiori ad ogni pensiero umano. La prima, oltremodo stupenda, fu d’inviare innumerevoli angeli, affinchรฉ sollevassero in anima e corpo, al cielo empireo, l’eletta per madre del Verbo eterno, secondo quello che il Signore disponeva. Ubbidirono i santi principi e, prendendo la bambina Maria dalle braccia di sua madre sant’Anna, si ordinarono con pompa solenne in una festosa processione, portando fra cantici d’incomparabile giubilo la vera arca della nuova alleanza, perchรฉ dimorasse per un po’ di tempo non nella casa di Obedรdom, ma nel tempio del sommo Re dei re, dove poi sarebbe dovuta rimanere eternamente. Da questo mondo al supremo cielo fu il secondo passo che Maria santissima fece nella sua vita.
331. Chi potrร degnamente esaltare questo stupendo prodigio della destra dell’Onnipotente? Chi potrร descrivere il gaudio e lo stupore degli spiriti celesti, quando guardavano quella meraviglia cosรฌ nuova tra le opere dell’Altissimo, e con nuovi cantici la celebravano? In Maria riconobbero e riverirono la loro regina e signora, eletta per madre di colui che doveva essere loro capo, e che era causa della grazia e della gloria che possedevano, poichรฉ egli le aveva loro ottenute con i suoi meriti in previsione del divino consenso. Ma quale lingua o pensiero dei mortali potrebbe entrare nel segreto del cuore di quella tenera bambina, e capire o descrivere che cosa sentรฌ durante lo svolgimento di un privilegio cosรฌ singolare? Lo lascio pensare a coloro che sono animati da sentimenti di vera pietร cattolica e molto piรน a quelli cui sarร dato conoscerlo nel Signore; noi invece lo vedremo quando per la sua infinita misericordia giungeremo a goderlo faccia a faccia.
332. La bambina Maria fece il suo ingresso nel cielo empireo per mano degli angeli e prostratasi con amore alla presenza del trono dell’Altissimo, si avverรฒ – secondo il nostro modo d’intendere – ciรฒ che prima era accaduto in figura, quando Betsabea si presentรฒ al figlio Salomone, che dal suo trono giudicava il popolo d’Israele; ed egli alzatosi ricevette sua madre e la colmรฒ di onori dandole il posto di regina al suo fianco. Lo stesso fece, ma con maggiore gloria ed in modo ancor piรน ammirabile la persona del Verbo eterno con la bambina Maria, che si era eletta per madre. Egli la innalzรฒ sul suo trono e le diede, al suo fianco destro, il titolo di madre sua e di regina di ogni cosa creata, benchรฉ tutto ciรฒ si operasse senza che ella conoscesse la propria dignitร nรฉ il fine di misteri e privilegi cosรฌ ineffabili; ma per ricevere questi le sue deboli forze furono sostenute dalla potenza divina. Le vennero, infatti, elargite grazie e doni nuovi, con i quali furono rispettivamente elevate le sue capacitร esteriori; e riguardo alle facoltร interiori, oltre alla nuova grazia ed alla luce con le quali furono preparate, Dio le elevรฒ in modo adeguato a ciรฒ che le doveva essere rivelato. Inoltre, avendole dato il lume necessario, svelรฒ la sua divinitร , manifestandosi a lei in modo chiaro e indicibilmente sublime. Fu questa la prima volta che la bambina Maria vide la santissima Trinitร .
333. Della gloria che in questa visione ebbe la bambina Maria, dei nuovi misteri che le furono rivelati e degli effetti che ridondarono nella sua purissima anima, furono solo testimoni l’autore di cosรฌ inaudito miracolo e gli angeli stupefatti, che in Dio stesso conoscevano giร qualcosa di questo mistero. Ritrovandosi la Regina alla destra del Signore che doveva divenire suo figlio e vedendolo faccia a faccia, gli chiese, piรน felicemente di Betsabea, che donasse l’intatta Sunnamita Abisag, cioรจ la sua inaccessibile divinitร , all’umana natura sua propria sorella, e che adempisse la sua parola scendendo dal cielo sulla terra, celebrando cosรฌ il matrimonio dell’unione ipostatica nella persona del Verbo, poichรฉ tante volte lo aveva promesso agli uomini per mezzo dei Patriarchi e dei Profeti. Lo pregรฒ anche di affrettare la redenzione del genere umano, attesa da tanti secoli, poichรฉ si moltiplicavano i peccati e la rovina del-le anime. Ascoltรฒ l’Altissimo questa richiesta a lui tanto gradita, e promise a sua Madre, diversamente da Salomone, che subito si sarebbe disobbligato dalle sue promesse e sarebbe venuto nel mondo, incarnandosi per redimerlo.
334. In quel concistoro e tribunale divino della santissima Trinitร si decise di dare il nome alla bambina Regina; e siccome nessun nome รจ legittimo e proprio se non quello che si pone nell’essere immutabile di Dio, dove con equitร , peso, misura ed infinita sapienza si dispensano ed ordinano tutte le cose, allora la divina Maestร volle imporglielo da se stessa, nel cielo. Manifestรฒ cosรฌ agli spiriti angelici che le tre divine Persone avevano decretato e formulato, sin dall’eternitร , i dolcissimi nomi di Gesรน e di Maria per il figlio e per la madre; e si erano compiaciute in essi, tenendoli scolpiti nella loro mente eterna, e presenti in tutte le cose a cui avevano dato esistenza, poichรฉ proprio per il loro servizio le avevano create. Mentre i santi angeli venivano a conoscenza di questi e di altri misteri, udirono una voce dal trono, che, nella persona del Padre eterno, diceva: ยซLa nostra eletta sarร chiamata Maria e questo nome deve essere meraviglioso e grande; quelli che lo invocheranno con devoto affetto, riceveranno copiosissime grazie; quelli che lo apprezzeranno e pronunceranno con riverenza, saranno consolati e vivificati; tutti ritroveranno in esso il rimedio dei loro mali, i tesori per arricchirsi e la luce che li guidi verso la vita eterna. Questo nome sarร terribile contro l’inferno, schiaccerร il capo al serpente, ed otterrร insigni vittorie sui principi delle tenebreยป. Ordinรฒ poi il Signore agli spiriti angelici, che annunziassero questo felice nome a sant’Anna, affinchรฉ si operasse sulla terra quello che si era stabilito nel cielo. La divina bambina, prostratasi con affetto dinanzi al trono, rese riconoscenti ed umili grazie all’Essere eterno e con ammirabili e dolcissimi cantici ricevette il suo nome. Se si dovessero descrivere i privilegi e le grazie, che le furono concessi, sarebbe necessaria unopera a parte, di piรน volumi. I santi angeli, nel trono dell’Altissimo, venerarono e riconobbero, di nuovo, Maria santissima come futura madre del Verbo e come loro regina e signora; e ne ossequiarono il nome prostrandosi, ogni volta che lo pronunciava la voce dell’eterno Padre. Particolarmente lo venerarono quelli che lo avevano come stemma sul petto; tutti invece intonarono cantici di lode per misteri cosรฌ grandi ed insondabili. La neonata Regina, perรฒ, continuรฒ ad ignorare la causa di tutto ciรฒ che vedeva, perchรฉ non le venne manifestata la sua dignitร di madre del Verbo sino al tempo dell’incarnazione. Intanto sempre con giubilo e con riverenza i santi angeli la riportarono sulla terra nelle braccia di sant’Anna, alla quale rimase nascosto quanto era accaduto, nonchรฉ l’assenza di sua figlia, poichรฉ in vece sua suppli uno degli angeli custodi, prendendo, per questo scopo, un corpo aereo. Oltre a ciรฒ, per molto tempo, mentre la divina fanciulla dimorava nel cielo empireo, sua madre Anna ebbe un’estasi di altissima contemplazione, in cui, benchรฉ ignorasse quel che si operava nella sua bambina, le furono manifestati gli ineffabili misteri della dignitร di madre di Dio, per la quale era stata eletta la sua figlia santissima. La prudente donna li conservรฒ nascosti nel suo cuore, tenendoli, perรฒ, sempre presenti nella mente, per tutto quello che doveva operare con lei.
335. Otto giorni dopo la nascita della grande Regina, scese dall’alto una moltitudine di angeli bรฉllissimi e maestosi, portanti uno scudo sul quale era scolpito, a caratteri brillanti e risplendenti, il nome di Maria. Manifestandosi tutti alla fortunata sant’Anna le dissero che il nome di sua figlia doveva essere quello che essi portavano sullo scudo, e cioรจ Maria: nome che le aveva dato la divina Provvidenza, ordinando in tal modo che anche lei e Gioacchino glielo imponessero subito. La santa chiamรฒ il marito e gli fece conoscere la volontร di Dio riguardo al nome della loro figlia ed il fortunatissimo padre lo accolse con giubilo e con devoto affetto. Decisero cosรฌ di chiamare i parenti ed un sacerdote, e con un sontuoso e solenne banchetto posero il nome di Maria alla loro neonata. Gli angeli celebrarono questa festa cantando una dolcissima melodia, sentita solo dalla madre e dalla figlia che restรฒ cosรฌ col nome che la santissima Trinitร le aveva dato nel cielo il giorno in cui era nata e sulla terra l’ottavo giorno dopo l’evento. Fu scritto poi nel registro comune, quando sua madre andรฒ al tempio per adempiere la legge, come si dirร in seguito. Sino allora il mondo non aveva visto un parto simile a questo nรฉ un altro sarebbe potuto accadere in una semplice creatura. Questa fu la nascita piรน fortunata che la natura potรฉ salutare, poichรฉ portรฒ una bambina la cui vita, giร dal primo giorno, non solo fu esente dalla macchia del peccato, ma fu piรน pura e santa di quella dei supremi serafini. La nascita di Mosรจ fu celebrata per la bellezza e l’avvenenza del bambino; ma questa non era che apparente e corruttibile. Oh, come รจ bella la nostra grande bambina! Oh, com’รจ bella! ร tutta bella e soavissima nelle sue delizie, perchรฉ possiede tutte le grazie e le bellezze, senza alcun difetto. Fu motivo di sorriso e di letizia, per la casa di Abramo, la nascita di Isacco, il figlio promesso da Dio e concepito da madre sterile; ma tale parto non ebbe una grandezza maggiore di quella originata e trasmessa dalla nostra bambina Regina, per cui fu preordinata tutta quella gioia straordinaria. E se quel parto fu ammirabile e di tanto giubilo per la famiglia del patriarca, perchรฉ era prefigura e preparazione della nativitร della dolcissima Maria, cosรฌ in questo si devono rallegrare il cielo e la terra, perchรฉ nasce colei che viene a restaurare le rovine del cielo e a santificare il mondo. Quando nacque Noรจ, si consolรฒ suo padre Lamech, perchรฉ seppe che Dio attraverso suo figlio avrebbe assicurato la continuitร del genere umano, per mezzo dell’arca, e avrebbe accordato di nuovo le benedizioni che gli uomini avevano demeritato per i peccati commessi. Tutto questo, perรฒ, avvenne affinchรฉ nascesse questa bambina, che doveva essere la vera riparatrice, essendo, ancora una volta, l’arca mistica a contenere il nuovo e vero Noรจ, attirandolo dal cielo, per riempire di benedizioni tutti gli abitanti della terra. Oh, felice parto! Oh, lieta nascita, che in tutti i secoli passati sei stata il compiacimento della santissima Trinitร , il gaudio degli angeli, il refrigerio dei peccatori, l’allegrezza dei giusti e la singolare consolazione dei santi che ti stavano aspettando nel limbo!
336. Oh, preziosa e fulgida margarita, che ti dischiudesti alla luce del sole racchiusa nella grezza conchiglia di questo mondo! Oh, grande bambina! Se alla luce materiale gli occhi terreni ti ravvisano appena, dinanzi a quelli del sovrano e della sua corte superi in dignitร e bellezza tutto ciรฒ che non รจ Dio stesso. Tutte le generazioni ti benedicano; tutte le nazioni riconoscano e lodino la tua grazia e la tua bellezza. La terra sia rischiarata da questa nascita; i mortali si rallegrino perchรฉ รจ nata per loro la corredentrice che colmerร il vuoto causato dalla prima colpa; vuoto in cui da essa sono stati lasciati. Sia benedetta ed esaltata la vostra benignitร verso di me che sono polvere e cenere, la piรน abietta. E se mi date il permesso, o mia Signora, di parlare alla vostra presenza, vi esporrรฒ un dubbio, che mi รจ affiorato su questo mistero della vostra nascita, riguardo a quello che operรฒ l’Altissimo con voi nell’ora in cui vi pose alla luce materiale del sole.
337. Questo รจ il dubbio: ยซCome si potrร intendere che per mano dei santi angeli siete stata portata con il corpo fino al cielo empireo ed alla vista della Divinitร ? Poichรฉ secondo la dottrina della santa Chiesa e dei santi dottori, il cielo fu chiuso e come interdetto per gli uomini fino a che il vostro santissimo Figlio non lo aprรฌ con la sua vita e la sua morte, entrando in esso come redentore e capo, quando, cioรจ risorto, vi salรฌ nel giorno della sua ammirabile ascensione, essendo egli il primo per il quale furono aperte quelle porte eterne, che erano state chiuse per il peccatoยป.
Risposta ed insegnamento della Regina del cielo
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338. Carissima figlia mia, รจ vero che la divina giustizia, per il primo peccato chiuse il cielo ai mortali fino a quando il mio santissimo Figlio non lo aprรฌ, pagando abbondantemente per gli uomini con la sua vita e la sua morte. Fu cosรฌ conveniente e giusto che il Redentore, che come capo aveva unito a sรฉ le membra redente, entrasse pnma degli altri figli di Adamo nel cielo, aprendolo per loro. E’ vero che se Adamo non avesse peccato, non sarebbe stato necessario osservare questo ordine, per poter gli uomini salire al cielo empireo a godere della Divinitร , ma vista la caduta del genere umano, la santissima Trinitร stabilรฌ quello che ora si sta eseguendo ed adempiendo. Davide cantรฒ questo grande mistero nel salmo ventitreesimo, quando, parlando con gli spiriti del cielo, disse due volte:ย ยซSollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi porte antiche, ed entri il re della gloriaยป.ย E ripetรฉ agli angeli che le porte erano aperte solo per loro, mentre per gli uomini stavano chiuse. E benchรฉ quei cortigiani del cielo non ignorassero che il Verbo incarnato aveva giร tolto a quelle porte le sbarre e le serrature della colpa – salendo ricco e glorioso con le spoglie della morte e del peccato e presentando nella gloria dei santi Padri del limbo il frutto della passione che portava su di sรฉ – con tutto ciรฒ, i santi angeli vengono qui descritti come meravigliati e stupiti di questa novitร straordinaria, domandandosi tra loro: ยซChi รจ questo re della gloria, essendo uomo e della stessa natura di Adamo che perdette per sรฉ e per tutto il genere umano il diritto di salire al cielo?ยป.
339. Al dubbio rispondono loro stessi, dicendo che il re della gloria รจ il Signore forte e potente, il Signore potente in battaglia, il Signore degli eserciti. Il che รจ un mostrarsi consapevoli che quell’uomo, venuto dal mondo per aprire le porte eterne, non era solo uomo, nรฉ era sottomesso alla legge del peccato, ma era vero uomo e vero Dio e che, forte e potente in battaglia aveva vinto il forte armato che regnava nel mondo, e lo aveva spogliato del suo regno e delle sue armi. Gli angeli lo chiamano il re della gloria, il signore delle virtรน, perchรฉ le aveva operate come loro Signore, cioรจ con autoritร e senza gli ostacoli del peccato e delle sue conseguenze. E, come signore delle virtรน e re della gloria, veniva ora trionfando e ripartendo virtรน e gloria ai suoi redenti, per i quali, in quanto uomo, aveva patito ed era morto; in quanto Dio, invece, li sollevava all’eternitร della visione beatifica, avendo spezzato le serrature, ossia gli ostacoli posti dal peccato.
340. O anima, questo fu quello che fece il mio diletto figlio, vero Dio e vero uomo, che, come signore d’ogni virtรน e grazia, m’innalzรฒ e mi adornรฒ fin dal primo istante della mia immacolata concezione. Quindi non essendo stata colpita dall’obice del primo peccato, non ebbi l’ostacolo, proprio degli altri mortali, ad entrare per le porte eterne del cielo, anzi, riguardo a questo, il potente braccio di mio figlio si comportรฒ con me, come con la signora delle virtรน e regina del cielo. Parimenti, dovendolo rivestire, nel suo farsi uomo, della mia carne e del mio sangue, per la sua benignitร volle prevenirmi, facendomi simile a lui in purezza e nella esenzione della colpa come anche in altri doni e privilegi divini. Inoltre, poichรฉ non ero schiava della colpa, non esercitavo affatto le virtรน come chi รจ soggetta ad essa, ma come signora delle mie facoltร , senza conflitto interiore e con pieno dominio; simile non tanto ai figli di Adamo quanto al Figlio di Dio che era anche mio figlio.
341. Per questa ragione gli spiriti celesti mi aprirono le porte eterne che reputavano loro, riconoscendo cosรฌ che il Signore mi aveva creata piรน pura di tutti i supremi angeli del cielo, anzi loro Regina e signora di tutte le creature. E comprendi, o carissima, che chi fece la legge, potรฉ senza contraddizione dispensare da essa. In questo modo, operรฒ il supremo Signore e legislatore, stendendo verso di me lo scettro della sua clemenza piรน nobilmente di quanto non fece Assuero verso Ester, affinchรฉ non si intendesse che le leggi circa la colpa, comuni agli altri mortali, fossero fatte per me, che dovevo diventare la Madre dell’autore della grazia. E benchรฉ io, come semplice creatura non potessi meritare questi benefici, tuttavia la clemenza e la bontร divina si volsero verso di me liberalmente, rimirandomi come umile serva, affinchรฉ lodassi eternamente l’autore di tali opere. E voglio che anche tu, o figlia mia, lo esalti e lo benedica per esse.
342. L’insegnamento che ora ti do รจ questo: avendoti eletta con liberale pietร , come mia discepola e compagna, quando eri ancora povera e abbandonata, cerca con tutte le tue forze di imitarmi in un esercizio che io ho praticato per tutta la mia vita da quando venni al mondo, senza tralasciarlo nemmeno un giorno, per quanti pensieri e tribolazioni avessi. L’esercizio consisteva nel prostrarmi alla presenza dell’Altissimo, ogni giorno allo spuntare della luce, ringraziandolo e lodandolo per il suo essere immutabile, per le sue infinite perfezioni e per avermi creata dal nulla. Inoltre, riconoscendomi sua creatura e sua fattura, lo benedicevo ed adoravo rendendogli onore e magnificenza come si deve al supremo Signore e al creatore mio e di tutto ciรฒ che esiste. Sollevavo cosรฌ il mio spirito, mettendolo nelle sue mani, e con fiducia e profonda umiltร mi abbandonavo chiedendogli che, in quel giorno e per tutti gli altri della mia vita, disponesse di me secondo il suo volere e che m’insegnasse tutto ciรฒ che gli fosse di maggiore gradimento, per adempierlo. Nell’espletare i diversi impegni quotidiani replicavo piรน volte questi atti e nell’interno consultavo prima la divina Maestร chiedendole consigli, licenza e benedizione per tutte le mie azioni.
343. Sii molto devota del mio dolcissimo nome. Sappi intanto che sono stati molti i privilegi e le grazie che l’Onnipotente ha legato al mio nome. Nel rendermene conto alla vista di Dio, mi sentii, in modo sommo, tenuta alla riconoscenza e fui presa da una grande sollecitudine di corrispondere, tanto che tutte le volte che mi veniva alla memoria il mio nome, Maria, ed accadeva molto spesso, e tutte le volte che mi sentivo nominare, provavo un incitamento alla gratitudine e al compimento di ardue imprese per il Signore, che me lo aveva dato. Lo stesso nome hai tu. Perciรฒ voglio che questo nome operi in te i medesimi effetti, in modo che tu mi imiti fedelmente in ciรฒ che hai appreso in questo capitolo, senza venirvi meno da oggi in poi, qualunque cosa accadesse. Qualora, per debolezza, tu cadessi nell’indolenza, rientra subito in te stessa e, alla presenza del Signore e a quella mia, riconosci con dolore la tua colpa. Con sollecitudine e costanza in questo santo esercizio, eviterai molte imperfezioni e ti abituerai piano piano a praticare le virtรน nel piรน alto grado, secondo il volere dell’Altissimo. Egli allora non ti negherร la sua grazia divina se ricercherai davvero la sua luce e ciรฒ che รจ piรน gradito e desiderato dal tuo cuore e dal mio, cioรจ di ascoltare e ubbidire con tutta te stessa al tuo sposo e Signore, il quale vuole per te ciรฒ che รจ piรน puro, santo e perfetto e una volontร pronta e disposta ad eseguirlo.
CAPITOLO 22
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Come sant’Anna adempรฌ nel suo parto alla legge di Mosรจ e come la bambina Maria procedeva nella sua infanzia.
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344. Era precetto della legge, nel capitolo dodicesimo del Levitico, che la donna, partorendo una figlia, si considerasse immonda per due settimane e rimanesse poi nella purificazione del parto sessantasei giorni, cioรจ il doppio del parto di un maschio. Compiuti tutti i giorni della sua purificazione, era stabilito che offrisse un agnello di un anno in olocausto, sia per le figlie che per i figli, e un colombino o una tortorella per il peccato, consegnandoli al sacerdote davanti alla porta del tabernacolo perchรฉ li offrisse al Signore e pregasse per lei; con ciรฒ veniva purificata. Il parto della fortunata sant’Anna fu purissimo come conveniva alla sua divina figlia, dalla quale traeva origine la purezza della madre. E sebbene, per questo motivo, non avesse bisogno di altra purificazione, volle, tuttavia, pagare il debito della legge, adempiendola puntualmente e lasciandosi cosรฌ reputare come immonda, agli occhi degli uomini, quando invece era del tutto libera dalle prescrizioni di purificazione che la legge ordinava.
345. Trascorsi i sessanta giorni della purificazione, sant’Anna salรฌ al tempio, con la mente infiammata d’amore divino, portando nelle sue braccia la sua benedetta bambina. Accompagnata da innumerevoli angeli e avendo con sรฉ le offerte secondo la legge, arrivรฒ alla porta del tabernacolo e parlรฒ con il sommo sacerdote, il santo Simeone. Egli dimorando a lungo nel tempio ebbe il privilegio che la bambina Maria fosse offerta al Signore, in sua presenza e proprio fra le sue braccia. E sebbene, nelle varie occasioni capitategli, Simeone non conoscesse la dignitร della divina signora, tuttavia, come diremo in seguito, avvertรฌ, per tutto il tempo, nel suo spirito intense movenze ed impulsi che gli facevano intuire la grandezza di quella bambina agli occhi di Dio.
346. Sant’Anna gli offri l’agnello e la tortora insieme ad altri doni, e con umiltร e tra le lacrime gli chiese di pregare per lei e per sua figlia, affinchรฉ il Signore perdonasse loro, se avessero avuto qualche colpa. Dio, perรฒ, non ebbe di che perdonare ad una figlia e ad una madre in cui la grazia era cosรฌ abbondante; ebbe, piuttosto, di che premiare la loro umiltร , essendosi presentate come peccatrici, quando invece erano santissime. Il santo sacerdote ricevette l’oblazione e sentendosi lo spirito infiammato e mosso da uno straordinario giubilo, senza avvertire altra cosa nรฉ manifestare quello che sentiva, disse tra sรฉ: ยซChe novitร รจ questa che sento? Forse per caso queste donne sono parenti del Messia che deve venire?ยป. Restando con questo dubbio e con questa gioia, mostrรฒ loro grande benevolenza. Intanto, la santa madre Anna entrรฒ tenendo in braccio la sua santissima figlia e, con devotissime e tenere lacrime, la offrรฌ al Signore, conoscendo lei sola al mondo il tesoro che le era stato dato in deposito.
347. Rinnovรฒ, allora, sant’Anna il voto, fatto innanzi, di offrire al tempio la sua primogenita, appena fosse giunta all’etร conveniente; e subito fu illuminata dall’Altissimo con l’infusione di nuova grazia e nuova luce, sentendo nel suo cuore una voce che le diceva di adempiere il voto portando e offrendo al tempio la sua bambina entro tre anni. Questa voce fu come un’eco di quella della santissima Regina che con la sua preghiera toccรฒ il cuore di Dio, affinchรฉ risuonasse in quello di sua madre. In veritร , quando la madre e la figlia entrarono nel tempio, la dolce bambina vedendo con i propri occhi la grandezza e la maestositร riservate al culto di Dio, rimase piena di stupore, tanto che avrebbe voluto prostrarsi e baciare il suolo del tempio, per adorare il Signore. E cosรฌ a quello che non potรฉ fare esternamente supplรฌ l’affetto interiore: adorรฒ e benedisse Dio con un amore cosรฌ ardente e con una riverenza cosรฌ profonda che nรฉ prima e nรฉ dopo la eguagliรฒ altra creatura. Parlando interiormente con il Signore elevรฒ allora questa preghiera:
348. ยซAltissimo ed ineffabile Dio, re e Signor mio, degno di ogni gloria, di ogni lode e di ogni riverenza; io, umile polvere, ma vostra fattura, vi adoro in questo luogo santo, vostro tempio; vi esalto e vi glorifico per il vostro essere e per le vostre infinite perfezioni. Rendo grazie, per quanto puรฒ la mia povertร , alla vostra benignitร , perchรฉ avete concesso di vedere con i miei occhi questo tempio santo, questa casa di preghiera, dove i vostri Profeti ed i miei antichi Padri vi lodarono e vi benedirono, e dove la vostra generosa misericordia operรฒ per mezzo loro tante meraviglie e tanti misteri. Degnatevi, o Signore, di accogliermi, affinchรฉ io possa servirvi nel tempo stabilito dal vostro santo volereยป.
349. Si offrรฌ cosรฌ come umile serva del Signore, quella che era Regina di tutto l’universo; e come prova, che l’Altissimo accettava tale offerta, scese dal cielo una luce fulgidissima che rivestรฌ la bambina e la madre, ricolmandole di nuovi splendori di grazia. Sant’Anna tornรฒ a sentire che al terzo anno era, di nuovo, chiamata a presentare sua figlia al tempio, poichรฉ il compiacimento che l’Altissimo avrebbe dovuto ricevere da quell’offerta e l’amore con cui la divina bambina lo desiderava non consentivano un ulteriore ritardo. Gli angeli santi assegnati alla sua custodia e tanti altri presenti a questo atto intonarono dolcissimi canti di lode all’Autore delle meraviglie; ma di quanto successe non ebbero cognizione altre persone, all’infuori della santa bambina e di sua madre Anna che avvertirono, in parte interiormente e in parte all’esterno, ciรฒ che era avvenuto di spirituale ed anche di sensibilmente percettibile. Accanto a loro soltanto il santo Simeone riuscรฌ a vedere qualcosa di quella luce sensibile. Sant’Anna ritornรฒ cosรฌ a casa sua, ricca del suo tesoro e colma dei nuovi doni dell’Altissimo.
350. Alla vista di tali opere l’antico serpente anelava a conoscere ogni cosa, ma il Signore gli occultava ciรฒ che non doveva sapere e gli lasciava intravedere quanto conveniva perchรฉ, opponendosi a tutto ciรฒ che egli cercava di distruggere, venisse a servire come strumento dell’esecuzione dei giudizi misteriosi di Dio. Questo nemico faceva molte congetture circa le singolari ed eccezionali cose che scopriva nella madre e nella figlia. Quando vide, tuttavia, che portavano le offerte al tempio e come peccatrici osservavano quello che la legge comandava, chiedendo per di piรน al sacerdote che pregasse per loro perchรฉ fossero perdonate, rimase accecato ed il suo furore si acquietรฒ, credendo che quella madre e quella figlia fossero allo stesso livello di altre donne comuni, e di uguale condizione, benchรฉ piรน perfette e sante delle altre.
351. La sovrana bambina veniva, intanto, trattata come gli altri bambini della sua etร . Il suo cibo era quello comune e assai parco nella quantitร ; lo stesso valeva per il sonno, sebbene venisse coricata per dormire. Non importunava nรฉ infastidiva, come gli altri bambini, con i soliti vagiti, ma si rivelava gentile e dolce. Dissimulava, perรฒ, spesso questa singolaritร – benchรฉ giร si mostrasse Regina e signora – piangendo e singhiozzando piรน volte per i peccati del mondo e per ottenerne il rimedio con la venuta del Redentore degli uomini. In questa tenera etร , infatti, l’espressione del suo viso era si gioiosa, ma velata da una certa severitร e da una straordinaria autorevolezza e, pur accogliendo alcune carezze, non ammetteva vezzi puerili. Delle carezze, perรฒ, che non erano date da sua madre e che quindi erano meno misurร te ed imperfette, limitava il numero con speciale virtรน e con la serietร che mostrava giร da piccolina. La prudente sant’Anna trattava la bambina con incomparabile cura, diligenza e delicatezza. Anche suo padre Gioacchino l’amava come padre e come santo, benchรฉ allora ne ignorasse il mistero; e la bambina si mostrava con lui affettuosa, dal momento che lo riconosceva come padre e pertanto caro a Dio. Nonostante da lui accettasse di essere accarezzata piรน che dagli altri, tuttavia Dio fin d’allora infuse sia nel padre sia negli altri uno straordinario rispetto e riverenza verso colei che si era eletta per madre, tanto che il puro amore del padre nelle espressioni sensibili era sempre misurato e moderato.
352. La bambina Regina era in tutto amabile, ammirabile e perfettissima, e se nell’infanzia fu sottomessa alle comuni leggi della natura, queste tuttavia non furono di ostacolo alla grazia. Quando dormiva vigilava con il cuore: non tralasciava nรฉ interrompeva gli atti interni d’amore o altre mozioni affettuose che non dipendono dai sensi esterni.
Essendo ciรฒ possibile anche ad altre anime, cui la potenza divina voglia concederlo, รจ certo che Dio non tralasciรฒ di operarlo in colei che elesse per Madre sua e per regina di tutto il creato, largheggiando con lei in ogni genere di grazie piรน che con tutte le altre creature ed oltre la loro stessa immaginazione. Dio, nel sonno naturale, parlรฒ a Samuele nonchรฉ ad altri Santi e Profeti, ed a molti mandรฒ sogni misteriosi o visioni, poichรฉ per illuminare l’intelletto poco importa alla sua potenza che i sensi esterni dor-mano nel sonno naturale o siano sospesi dalla forza che li rapisce in estasi. Nell’uno e nell’altro caso l’attivitร dei sensi cessa: eppure anche senza di essi lo spirito ode, ascolta e parla con gli oggetti con cui รจ in relazione. Per la celeste Regina fu questa una legge perenne, dalla sua concezione e per tutta l’eternitร ; e mentre era pellegrina sulla terra godette di queste grazie non ad intervalli, come le altre creature, ma incessantemente. Quando era sola o l’adagiavano per dormire, benchรฉ il suo sonno fosse breve, conversava con i suoi angeli dei misteri e delle lodi dell’Altissimo e godeva di visioni divine e del colloquio con il sommo re. Essendo stato tanto frequente il suo trattare con gli angeli, nel capitolo seguente spiegherรฒ anche i modi in cui le si manifestavano e qualcosa delle loro straordinarie virtรน.
353. Regina e signora del cielo, se come madre pietosa e mia maestra vorrete ascoltare, senza offendervi, le mie ignoranti parole, vi esporrรฒ alcuni dubbi che in questo capitolo mi sono affiorati alla mente. E qualora, per la mia ignoranza e il mio ardire, cadessi in errore invece di rispondermi, o Signora, correggetemi con la vostra materna pietร . Il mio dubbio รจ questo: ยซSentivate, voi, durante l’infanzia, l’abbandono e la fame che provano naturalmente gli altri bambini? E se cosรฌ era, in che modo chiedevate gli alimenti e gli aiuti necessari, essendo tanto ammirabile la vostra pazienza da non usare il pianto come voce e come parola, a differenza degli altri bambini?ยป. Inoltre ignoro se alla vostra Maestร fossero penosi i bisogni di quell’etร , come l’essere ora fasciata ora sfasciata, essere nutrita con il cibo dei bambini e ricevere quello che gli altri accolgono senza riflettervi, perchรฉ privi dell’uso della ragione; mentre a voi, o Signora, niente passava inosservato. Infatti, mi sembra quasi impossibile che non dovesse esservi esagerazione o difetto riguardo alla misura, al tempo o alla quantitร o a simili condizioni: voi ne avevate la piena consapevolezza, perchรฉ pur bambina per l’etร , eravate grande per cognizione, conferendo cosรฌ il giusto peso ad ogni cosa. D’altra parte, per divina prudenza, voi conservavate la serietร e la dovuta compostezza, mentre la vostra etร e le leggi di natura richiedevano il necessario. Intanto, non lo chiedevate piangendo come i bambini, nรฉ parlando come gli adulti. Il vostro pensiero non era manifesto, nรฉ eravate trattata come una persona avente giร l’uso della ragione; tantomeno vostra madre poteva conoscere quello di cui avevate bisogno – se, come e quando – per provvedere e servire vostra Maestร convenientemente ed in tutto. Questo mi causa stupore e suscita in me il desiderio di conoscere i misteri che vi si celano.
Risposta ed insegnamento della Regina del cielo
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354. Figlia mia, volentieri rispondo a ciรฒ che ti meraviglia. ร’ vero che io ebbi la grazia e l’uso perfetto della ragione fin dal primo istante del mio concepimento come tante volte ti illustrai. Inoltre come gli altri bambini, provai i bisogni dell’infanzia e fui allevata secondo l’uso comune a tutti. Sentii fame, sete, sonno e disagi corporali, andando incontro a questi inconvenienti, come una figlia naturale di Adamo. D’altra parte era giusto che io imitassi il mio santissimo Figlio, che doveva accettare tali difetti e tali pene; e ciรฒ al fine di riportarne merito ed essere anch’io esempio di imitazione per gli altri mortali. Essendo, tuttavia, governata dalla grazia divina, io facevo uso del cibo e del sonno con peso e misura, pigliandone meno degli altri e solo quello che era di stretta necessitร per la crescita naturale e per preservare la vita e la salute. Il disordine in queste cose, infatti, non solo รจ contro la virtรน, ma anche contro la stessa natura, perchรฉ ne viene alterata e corrotta. Per l’equilibrio della mia persona, nella perfetta armonia delle sue parti e componenti, certo io sentivo la fame e la sete piรน degli altri bambini ed in me questa mancanza di cibo era ancor piรน pericolosa. Tuttavia, se non me lo davano nel tempo prescritto, sopportavo con pazienza ed aspettavo il momento opportuno per chiederlo. Invece, sentivo meno la mancanza del sonno perchรฉ rimanendo sola avevo la libertร di vedere gli angeli e conversare con loro sui misteri divini.
355. Lo stare coperta e avvolta con fasce non mi arrecava grande fastidio, ma viva allegrezza, conoscendo per luce divina che il Verbo incarnato doveva patire una morte ignominiosa e doveva essere legato in modo obbrobrioso. Quando ero sola mi ponevo perciรฒ a forma di croce, pregando come lui, perchรฉ sapevo che il mio diletto doveva morire proprio su quella, sebbene ignorassi, allora, che il crocifisso doveva essere mio figlio. In tutti i disagi che patii dopo essere venuta al mondo, perรฒ, conservai sempre l’equilibrio e la gioia, tanto che non si dipartรฌ mai dal mio cuore una considerazione che voglio che tu tenga presente continuamente, ed รจ questa: di ponderare sempre nella mente e nel cuore le veritร eterne ed infallibili, per discernere tutte le altre cose rettamente, senza sbagliare, dando cosรฌ a ciascuna il peso e il valore che si merita. Comunemente, infatti, รจ qui che cadono in errore e si accecano i figli di Adamo; ed io non voglio, figlia mia, che questo capiti pure a te.
356. Appena venni al mondo e vidi la luce che mi illuminava, sentendo gli effetti degli elementi, gli influssi dei pianeti e degli astri, la terra che mi accoglieva, il cibo che mi nutriva, io resi subito grazie all’Autore della vita, e riconobbi le sue opere non come un debito che egli avesse verso di me, ma come un beneficio. In seguito perciรฒ quando mi mancava qualcosa di cui avevo bisogno, sopportavo senza inquietarmi, anzi con gioia ammettevo che si faceva con me quanto era nella ragione, poichรฉ essendomi tutto elargito per grazia e senza merito, era giusto che io ne fossi priva. Dimmi dunque, o anima: se io penso e confesso una veritร che la ragione umana non puรฒ nรฉ ignorare nรฉ negare, dove hanno il senno gli uomini e quale senso di giudizio mostrano, quando mancando loro qualcosa che bramano e, forse, per niente utile, si rattristano e s’infuriano gli uni contro gli altri e perfino si irritano con Dio stesso, come se ricevessero da lui qualche torto? Si interroghino: quali tesori, quali ricchezze possedevano prima di ricevere la vita? Quali servizi fecero al Creatore perchรฉ donasse loro l’esistenza? Se il niente non puรฒ altro guadagnare che il niente nรฉ meritare l’essere che dal niente gli fu dato, quale obbligo ha Dio di conservare per giustizia ciรฒ che gli fu elargito per grazia? Quando Dio crea e chiama all’esistenza, non รจ un beneficio che prodiga a se stesso, bensรฌ alla creatura ed รจ cosรฌ grande come lo sono la vita ed il suo fine. Se l’uomo con il dono della vita ha contratto un debito di riconoscenza che non riuscirร mai a pagare – dica – quale diritto rivendica ora perchรฉ avendogli dato Dio l’essere, senza che lo meritasse, debba conservarglielo, nonostante i reiterati e frequenti demeriti? E dove tiene la garanzia o la carta di assicurazione in cui si attesti che niente debba mancargli?
357. Se inoltre il primo movimento e la prima opera furono una nuova concessione e quindi un nuovo debito contratto, come puรฒ chiederne un secondo con impazienza? E se la somma bontร del Creatore gratuitamente provvede all’uomo il necessario, perchรฉ egli si turba quando gli manca il superfluo? Oh, figlia mia, che colpa esecrabile e che cecitร abominevole รจ questa degli uomini! Ciรฒ che il Signore dร loro per grazia non lo gradiscono, nรฉ si mostrano riconoscenti, e per quello che nega loro, per giustizia e talvolta per somma misericordia, si inquietano e si insuperbiscono e se lo procurano con mezzi ingiusti ed illeciti attirandosi le conseguenze dell’errore. Giร con il primo peccato che l’uomo commette, perde Dio e insieme perde l’amicizia di tutte le creature, che – se non fosse Dio stesso a trattenerle – si rivolterebbero a vendicare l’ingiuria fatta al creatore e negherebbero all’uomo la possibilitร di servirsi dei beni come sostentamento e vita. Il cielo lo priverebbe della sua luce e dei suoi influssi, il fuoco del suo calore; l’aria gli negherebbe il respiro e tutte le altre cose a loro modo farebbero lo stesso, per giustizia. Poi, quando la terra non darร piรน i suoi frutti e gli elementi negheranno il loro contributo e le altre creature si armeranno per vendicare le irriverenze fatte contro il creatore, allora l’uomo ingrato e vile si umilii e non accumuli su di sรฉ l’ira del Signore nel giorno stabilito per il rendiconto, in cui gli verrร fatta questa accusa cosรฌ terribile.
358. E tu, anima mia, fuggi da un’ingratitudine tanto perniciosa e riconosci umilmente che per grazia ricevesti l’essere e la vita, e questa il suo Autore ti conserva per grazia. Riconosci che senza meriti ricevi gratuitamente tutti gli altri benefici e che ricevendo molto e restituendo poco, ti rendi, ogni giorno, meno degna: cresce pertanto verso di te la generositร dell’Altissimo e cosรฌ anche il tuo debito verso di lui. Voglio che questa considerazione ti accompagni sempre, per risvegliarti e spingerti a compiere molti atti virtuosi. Se poi ti mancherร l’apporto delle creature irrazionali, possa tu rallegrarti nel Signore, rendendo a lui grazie e a loro benedizioni, perchรฉ obbediscono al creatore. Parimenti, se le creature razionali ti perseguiteranno, tu amale con tutto il cuore e considerale come strumenti della giustizia divina, perchรฉ in qualche modo la tua colpa venga gradualmente estinta. Abbraccia i travagli, le avversitร e le afflizioni e cerca in essi consolazione, perchรฉ, oltre a divenire il mezzo per scontare le colpe che hai commesso, sono l’ornamento della tua anima e le gioie piรน ricche agli occhi dello sposo.
359. Questa sia la risposta al tuo dubbio. Ora, desidero darti l’insegnamento che ti ho promesso per ogni capitolo. O anima rifletti, dunque, sulla puntuale sollecitudine che la mia santa madre Anna mostrรฒ nell’adempiere, con il massimo compiacimento del Signore, il precetto della legge divina. Ti esorto, allora, ad imitarla, osservando inviolabilmente ed indistintamente tutti i precetti della tua Regola e delle Costituzioni, perchรฉ Dio premia largamente questa fedeltร , mentre, invece, si offende della negligenza. Io, sin dalla concezione, fui senza peccato e quindi non sembrava necessario presentarmi al sacerdote, perchรฉ il Signore mi purificasse. Nemmeno mia madre aveva peccato, perchรฉ era molto santa, tuttavia ubbidimmo con umiltร alla legge e perciรฒ meritammo di crescere grandemente in virtรน e grazia. Il disprezzo delle leggi giuste e ben ordinate ed anche la dispensa da esse, per ogni piccola cosa, scompaginano il culto e il timor di Dio, e confondono e sconvolgono il sistema delle regole umane. Negli obblighi del tuo Ordine guardati bene, perciรฒ, dall’elargire facili dispense sia per te sia per le altre. Quando l’infermitร o qualche giusta causa lo permetterร , fallo con misura e con il consiglio del tuo confessore, giustificando la tua azione davanti a Dio e agli uomini mediante l’approvazione dell’obbedienza. Se ti troverai stanca e spossata non tornare indietro dal tuo rigore, poichรฉ Dio ti darร forza secondo la tua fede. Non dispensare mai per motivi di occupazioni: serva ciรฒ che vale di meno a ciรฒ che vale di piรน, e lo segua, come la creatura il Creatore. Inoltre, bada che nell’esercitare l’ufficio di superiora sarai meno discolpata, poichรฉ per dare esempio devi essere la prima nell’osservanza delle leggi; e giammai tu possa trovare motivi o giustificazioni umane che ti dispensino da essa, anche se, talvolta e per la stessa ragione, tu debba trovarti nella condizione di farlo per le tue sorelle e suddite. Considera, o carissima, che ti do questo insegnamento per il fatto che da te esigo il meglio e la perfezione: necessario si rivela questo rigore, essendo l’osservanza dei precetti un debito verso Dio e verso gli uomini. Nessuno si lusinghi pensando che basti soddisfare il Signore, senza pagare il debito che si ha con il prossimo: dare il buon esempio e non essere occasione di scandalo. Regina e signora di tutto il creato, io vorrei raggiungere la purezza e la virtรน degli spiriti celesti, perchรฉ il corpo corruttibile, che appesantisce l’anima, sia sollecito nell’adempire questo divino insegnamento. Sono diventata di peso a me stessa; ma con l’aiuto della vostra intercessione e col favore della grazia cercherรฒ, o Signora, di ubbidire alla volontร vostra e di Dio con prontezza ed affetto di cuore. Non mi venga mai meno la vostra intercessione e la vostra protezione nรฉ l’insegnamento della vostra santa ed altissima dottrina.