La mistica citta’ di Dio di suor Maria d’Agreda Libro 2

CAPITOLO 1
La presentazione di Maria santissima al tempio al suo terzo anno di etร .
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412. Tra le ombre che furono figura di Maria santissima, nessuna fu piรน espressiva dell’arca dell’alleanza, per la materia di cui era fabbricata, per ciรฒ che conteneva dentro di sรฉ, per l’uso a cui serviva nel popolo di Dio e per quello che mediante la stessa, con essa e per essa, il Signore operava. Tutto ciรฒ non era che un abbozzo di questa Signora e di ciรฒ che per mezzo di lei e con lei lo stesso Signore avrebbe operato nella Chiesa. La materia, ossia il cedro incorruttibile di cui, non a caso ma per divina disposizione, fu fabbricata, significa Maria nostra mistica arca, libera dalla corruzione della colpa personale come dalla tignola occulta del peccato originale con il suo inseparabile fomite delle passioni. L’oro finissimo e puro di cui l’arca era rivestita dentro e fuori, indica la sublime perfezione della grazia e dei doni di cui Maria risplendeva nei pensieri, nelle facoltร , nelle virtรน, nelle opere e nei costumi; non si poteva infatti trovare parte, nรฉ tempo, nรฉ momento, in cui quest’Arca non fosse tutta piena e vestita di grazia di squisito valore, tanto all’interno che all’esterno.
413. Le tavole di pietra su cui era scritta la legge, l’urna piena di manna e la verga dei prodigi, contenute e custodite nell’antica arca, non potevano meglio significare il Verbo che si sarebbe incarnato in Maria santissima, arca viva. Egli รจ la pietra viva, il fondamento dell’edificio della Chiesa. Egli รจ la pietra angolare che si staccรฒ dal monte dell’eterna generazione per unire due popoli, giudei e gentili, prima tanto divisi. Egli รจ la pietra su cui fu scritta, dal dito di Dio, la nuova legge di grazia e che fu depositata nell’arca verginale di Maria, per far intendere che questa grande regina era depositaria di tutto ciรฒ che Dio era ed operava con le creature. L’arca racchiudeva anche la manna della divinitร e della grazia, nonchรฉ il potere, ossia la verga dei prodigi e dei miracoli. Dio volle che solamente in quest’Arca mistica e divina trovassimo la sorgente delle grazie, che รจ Dio stesso, e che da lei queste traboccassero sugli altri uomini; perciรฒ volle che in lei e per lei si operassero i miracoli e i prodigi del suo braccio, perchรฉ riconoscessimo che tutto quello che il Signore vuole, รจ ed opera, si trova racchiuso e depositato in Maria.
414. Da tutto ciรฒ conseguiva che l’arca dell’antico testamento – non per la figura e l’ombra, ma per la veritร che significava – servisse da piedistallo e base al propiziatorio, sede del Signore e tribunale delle sue misericordie, dove udire il suo popolo, rispondere e dare corso alle domande e ai favori che voleva loro fare. Per il fatto che Dio rese solamente Maria santissima suo trono di grazia e non rinunciรฒ a sovrapporre il propiziatorio a questa mistica e vera arca, avendola fabbricata per racchiudersi in essa, il tribunale della giustizia rimase in Dio solo, quello della misericordia fu posto in Maria. A lei, come a trono di grazia, noi possiamo andare a presentare con sicura confidenza le domande che, fuori di questo propiziatorio, non sarebbero ascoltate; a chiedere cioรจ i benefici, le grazie e le misericordie a favore del genere umano che, altrove, non avrebbero corso.
415. Un’Arca cosรฌ misteriosa e sacra, fabbricata dalla mano dello stesso Signore per essere sua abitazione e propiziatorio per il popolo, non stava bene fuori del tempio, dove fu custodita l’arca materiale che era solo figura di questa, vera e spirituale, del nuovo testamento. Perciรฒ l’Autore di questa meraviglia ordinรฒ che Maria santissima fosse collocata nella sua casa, nel tempio, compiuti tre anni dalla sua nascita. ร’ vero che con grande stupore trovรฒ una differenza assai notevole in ciรฒ che avvenne alle due arche. Quando il re Davide trasferรฌ l’arca in diversi luoghi e, in seguito, suo figlio Salomone la collocรฒ nel tempio come sede sua propria – quantunque quell’arca non avesse altra grandezza se non quella di significare Maria purissima e i suoi misteri – le sue traslazioni furono celebrate con grande festa e giubilo da parte di quell’antico popolo. Questo provano le solenni processioni che Davide fece dalla casa di Abinadร b a quella di Obed-รdom, nonchรฉ da questa al tabernacolo di Sion, cittร di Davide, e quando da Sion Salomone la traslรฒ al nuovo tempio, che per ordine del Signore aveva edificato come casa di Dio e casa di preghiera.
416. In tutte queste traslazioni l’arca dell’antica alleanza fu portata con pubblica venerazione, con culto solenne di musiche, danze, sacrifici, con il giubilo dei re e di tutto il popolo d’Israele, come riferiscono i libri dei Re, di Samuele e delle Cronache. Invece la nostra arca mistica e vera, Maria santissima, benchรฉ fosse la piรน ricca, stimabile e degna di venerazione tra le creature, non fu portata al tempio con tanto solenne apparato, nรฉ con si pubblica ostentazione. In questa misteriosa traslazione non intervennero nรฉ sacrifici di animali, nรฉ pompa reale, nรฉ maestร di regina; fu trasportata dalla casa di suo padre Gioacchino sulle umili braccia di sua madre Anna, la quale, sebbene non fosse molto povera, tuttavia in quella occasione portรฒ la sua diletta figlia al tempio, per presentarla e depositarla, con umili vesti, povera e sola. Dio volle che tutta la gloria e la maestร di questa processione fosse invisibile e divina, poichรฉ i misteri di Maria santissima furono cosรฌ sublimi e nascosti che ancora oggi molti di essi continuano ad essere tali secondo gli imperscrutabili giudizi del Signore, il quale ha stabilito il tempo opportuno per ogni cosa.
417. Poichรฉ mi meravigliavo di ciรฒ alla presenza dell’Altissimo lodando i suoi giudizi, sua Maestร si degnรฒ di rispondermi in questo modo: ยซAscolta, o anima: io volli che fosse venerata l’arca dell’antica alleanza con tanto festeggiamento ed apparato, perchรฉ era figura di colei che doveva essere Madre del Verbo incarnato. Quell’arca era irrazionale e materiale e senza difficoltร si poteva usare una tale solennitร ; ma con l’Arca vera e viva, non lo permisi, finchรฉ visse su questa terra, per insegnare, con tale esempio, ciรฒ che tu e gli altri dovete osservare finchรฉ siete viatori. Per i miei eletti, che da sempre sono scritti nella mia mente, non voglio che l’onore e il plauso pubblico e smodato degli uomini sia, giร nella vita mortale, premio per ciรฒ che operano per servirmi e rendermi gloria. Nรฉ รจ conveniente per loro trovarsi nel pericolo di dividere l’amore tra colui che li giustifica e li fa santi e coloro che giร li celebrano per tali. Uno รจ il Creatore che li fece e li sostenta, li difende e illumina ed uno deve essere l’amore, una la loro attenzione, che non si deve dividere in parti, anche se fosse per ricambiare e gradire gli onori che si fanno ai giusti con pio zelo. L’amore divino รจ delicato, la volontร umana fragilissima e limitata; dividendola, ciรฒ che fa diviene assai poco e molto imperfetto, e facilmente ne perde tutto il merito. Fu per dare al mondo questo insegnamento e per lasciare un esempio vivo in colei che era santissima – nรฉ poteva peccare data la mia protezione – che io volli non fosse conosciuta, nรฉ onorata durante la sua vita, nรฉ portata al tempio con visibile ostentazione ed onoreยป.
418. ยซInoltre, io inviai dal cielo il mio Unigenito e creai colei che doveva essere sua Madre, perchรฉ togliessero il mondo dal suo errore e disingannassero gli uomini, mostrando loro l’iniquitร della legge stabilita dal peccato, per cui il povero รจ disprezzato e il ricco stimato, l’umile รจ abbassato e il superbo innalzato, il virtuoso vituperato e il peccatore onorato, il timorato รจ ritenuto insensato e l’arrogante valoroso; la povertร รจ fuggita dagli uomini stolti e carnali come cosa ignominiosa e sgraziata e sono invece ricercate come cose stimabili la ricchezza, il fasto, l’ostentazione, gli onori e i piaceri transitori. Tutto ciรฒ il Verbo incarnato e sua Madre vennero a riprovare e condannare come cose ingannevoli, affinchรฉ i mortali conoscessero il terribile pericolo in cui vivono amandole e abbandonandosi ciecamente in braccio al fallace inganno di quanto รจ sensibile e dilettevole. Per questo insano amore essi fuggono la santa umiltร , la mansuetudine, la povertร ed allontanano da sรฉ tutto ciรฒ che รจ virtรน vera, penitenza, negazione delle loro passioni. Eppure รจ questo che obbliga la mia giustizia e che รจ gradito ai miei occhi, perchรฉ soltanto questo รจ cosa santa, onesta, giusta e degna di essere premiata d’eterna gloria, come il contrario merita di venir punito con pena eternaยป.
419. ยซTale veritร non vedono gli occhi di coloro che non vogliono orientarsi verso la luce che gliela insegnerebbe, ma tu, o anima, ascoltala e scrivila nel tuo cuore mediante l’esempio del Verbo incarnato e di colei che fu sua Madre e lo imitรฒ in tutto; fu santa e, dopo Cristo, fu la prima nel mio giudizio e gradimento, per cui si meritava ogni venerazione ed onore da parte degli uomini, benchรฉ non potessero dargliene quanta ne meritava. Tuttavia io disposi e volli che allora non fosse onorata nรฉ conosciuta, per mettere in lei quanto c’รจ di piรน santo, perfetto, stimabile e sicuro, affinchรฉ i miei eletti potessero imitarlo imparando dalla Maestra della veritร : l’umiltร , il silenzio, il nascondimento, il disprezzo della vanitร mondana, fallace e da temersi sommamente, l’amore alle sofferenze, alle tribolazioni, alle ingiurie e alle afflizioni da parte delle creature. Ora, siccome tutto questo non puรฒ stare insieme con il plauso, gli onori e la stima degli uomini del mondo, stabilii che Maria purissima non avesse tali cose, nรฉ voglio che i miei amici le ricevano e le accettino. E se qualche volta io, per la mia gloria, li faccio conoscere al mondo, non รจ perchรฉ essi lo desiderano o lo cercano, ma perchรฉ nell’umiltร , senza uscire dai loro limiti, si conformino alla mia volontร ; in realtร , essi desiderano soltanto quanto il mondo disprezza e quanto operarono e insegnarono il Verbo incarnato e la sua santissima Madreยป. Fu questa la risposta del Signore alla mia riflessione e meraviglia e ciรฒ mi lasciรฒ soddisfatta e ammaestrata intorno a quello che debbo e desidero praticare.
420. Compiuti i tre anni stabiliti dal Signore, Gioacchino ed Anna partirono da Nazaret, accompagnati da alcuni congiunti; sulle braccia di sua madre portarono l’arca vera e viva, Maria santissima, per depositarla nel tempio santo di Gerusalemme. La bella bambina correva con i suoi fervorosi affetti dietro la fragranza degli unguenti del suo Diletto, per trovare nel tempio colui che giร portava nel cuore. Questo piccolo e umile seguito di creature terrene procedeva senza alcuna ostentazione visibile, ma accompagnato da numerosi angeli discesi dal cielo a celebrare questa festa, oltre ai custodi della Regina bambina. Cantando con armonia celestiale nuovi inni di gloria e di lode all’Altissimo, proseguivano il loro viaggio da Nazaret a Gerusalemme. La Principessa dei cieli, che udiva e vedeva tutto, camminava a grandi passi alla vista del supremo e vero Salomone e i suoi fortunati genitori sentivano grande consolazione e giubilo nel loro spirito.
421. Arrivati al tempio, sant’Anna, felice di entrarvi con la sua figlia e Signora, la prese per mano, mentre san Gioacchino assisteva entrambe; entrati, tutti e tre fecero fervorosa e devota orazione al Signore: i genitori donandogli la figlia e lei offrendo se stessa con profonda umiltร , adorazione e riverenza. Soltanto Maria conobbe come l’Altissimo la accettava e riceveva; nello splendore divino che riempรฌ il tempio, udรฌ una voce che diceva: ยซVieni, mia sposa, mia eletta, vieni al mio tempio, dove voglio che tu mi renda lode e mi benedicaยป. Fatta la loro orazione si alzarono e si recarono dal sacerdote; i genitori gli consegnarono la loro bambina Maria e il sacerdote la benedรฌ. Quindi tutti insieme la portarono all’abitazione dove si trovava il collegio delle fanciulle, che venivano solitamente educate nel raccoglimento e nei costumi, fino al raggiungimento dell’etร del matrimonio; in particolare si ritiravano lร le primogenite della tribรน reale di Giuda e di quella sacerdotale di Levi.
422. La salita al collegio aveva quindici gradini da dove uscirono altri sacerdoti a ricevere Maria, la bambina benedetta. Quello che la portava – uno degli ordinari che per primo l’aveva ricevuta – la pose sul primo gradino, Maria gli chiese licenza e quindi, rivolta ai genitori Gioacchino e Anna, piegando le ginocchia, domandรฒ loro la benedizione, baciรฒ la mano all’uno e all’altra e li pregรฒ di raccomandarla a Dio. I santi genitori le diedero la benedizione con grande tenerezza e commozione e lei salรฌ da sola i quindici gradini con incomparabile fervore e gioia, senza volgersi indietro, nรฉ versare lacrime, senza fare alcuna azione da fanciulla, nรฉ mostrare pena per il commiato dai genitori, cosicchรฉ tutti, vedendola in cosรฌ tenera etร fornita di tale rara fortezza e regalitร , rimasero grandemente meravigliati. I sacerdoti l’accolsero e la condussero al collegio delle altre vergini ed il sommo sacerdote Simeone la consegnรฒ alle maestre, una delle quali era Anna, la profetessa. Questa santa donna era stata favorita da una speciale grazia e luce dell’Altissimo perchรฉ si prendesse cura della bambina di Gioacchino ed Anna e cosรฌ fece per divina disposizione, meritando, per la sua santitร e le sue virtรน, di avere come discepola colei che doveva essere Madre di Dio e maestra di tutte le creature.
423. Gioacchino ed Anna tornarono a Nazaret afflitti e poveri, poichรฉ erano rimasti privi del tesoro piรน ricco della loro casa, ma l’Altissimo li confortรฒ e li consolรฒ. Il santo sacerdote Simeone, benchรฉ allora non conoscesse il mistero racchiuso in Maria, fu grandemente illuminato per riconoscerla santa ed eletta dal Signore ed anche gli altri sacerdoti ebbero di lei alta stima e riverenza. Nella scala ascesa dalla bambina s’adempi ciรฒ che Giacobbe vide nella sua, cioรจ gli angeli che salivano e scendevano, gli uni accompagnando, gli altri uscendo a ricevere la loro Regina; alla sommitร stava Dio per accoglierla come figlia e sposa. Maria conobbe che quella era veramente la casa di Dio e la porta del cielo.
424. La bambina Maria, consegnata ed affidata alla sua maestra, chiese in ginocchio, con profonda umiltร , la benedizione e la pregรฒ di accoglieria sotto la sua obbedienza perchรฉ le fosse maestra e consigliera, avendo pazienza per tutto quello che avrebbe avuto da patire per causa sua. Anna, la profetessa, l’accolse amabilmente dicendole: ยซFiglia mia, voglio che voi troviate in me una madre e una protettrice, ed io mi occuperรฒ della vostra educazione con tutta la sollecitudine possibileยป. Con la stessa umiltร Maria passรฒ subito da tutte le altre fanciulle che ivi abitavano, salutando e abbracciando ognuna e offrendosi come loro serva. Chiese poi a tutte, essendo piรน grandi e piรน istruite di lei su ciรฒ che in quel luogo dovevano fare, che le insegnassero e le comandassero, ringraziandole perchรฉ, senza suo merito, l’avevano accettata come loro compagna.
Insegnamento della santissima vergine Maria
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425. Figlia mia, la maggior fortuna che possa capitare in questa vita mortale ad un’anima รจ che l’Altissimo la conduca alla sua casa per consacrarla totalmente al suo servizio, poichรฉ con tale beneficio la riscatta da una pericolosa schiavitรน e la libera dalla vile servitรน del mondo, dove le toccherebbe mangiare il pane col sudore della sua fronte, senza godere di libertร perfetta. Chi รจ cosรฌ ignorante e stolto da non vedere il pericolo della vita mondana, impigliata in tante leggi ed usanze pessime, introdotte dall’astuzia diabolica e dall’umana perversitร ? La parte migliore รจ la vita religiosa e appartata: qui si trova il porto sicuro, mentre altrove รจ dovunque tempesta, fremere d’onde spumeggianti, piene di dolori e disgrazie. Il fatto che gli uomini non vogliano riconoscere questa veritร , nรฉ gradire questo singolare beneficio, รจ dovuto a un’indegna durezza di cuore e alla noncuranza di loro stessi. Tu perรฒ, o figlia mia, non renderti sorda alla voce dell’Altissimo, ma fai attenzione e coopera con essa. Ti avverto: una delle maggiori cure del demonio รจ quella d’impedire la chiamata del Signore che dispone le anime perchรฉ si dedichino al suo servizio.
426. Il solo atto pubblico e sacro di ricevere l’abito ed entrare nella vita religiosa, sebbene non sempre si faccia col dovuto fervore e con tanta purezza d’intenzione, fa montare in ira e furore il drago infernale e i suoi demoni, sia per la gloria che ne risulta al Signore e l’allegrezza dei santi angeli, sia perchรฉ il mortale nemico sa che la vita religiosa santifica le anime e le perfeziona. Infatti, molte volte avviene che, pur avendo qualche anima abbracciata questa vita per motivi meramente umani e terreni, in seguito vi s’introduce ad operare la grazia divina che tutto migliora e riordina. Se tanto puรฒ la grazia, anche quando in principio non ci fu l’intenzione retta che conveniva, quanto piรน potente ed efficace sarร la luce e la virtรน del Signore, unita alla disciplina religiosa, nel momento in cui l’anima entra mossa dall’amore divino e con l’intimo, sincero desiderio di trovare Dio, servirlo e amarlo?
427. Tuttavia, affinchรฉ l’Altissimo riformi o innalzi a maggiore perfezione colui che entra nella vita religiosa, da qualunque motivo vi sia attratto, bisogna che chi ha volto al mondo le spalle, non vi rivolga piรน gli occhi e che anzi cancelli ogni immagine dalla memoria, dimenticando tutto ciรฒ che ha lodevolmente lasciato nel mondo. Coloro che non badano a questo avvertimento, mostrandosi ingrati e sleali con Dio, sono senza dubbio puniti col castigo della moglie di Lot. Tale castigo non รจ certamente, per divina pietร , pubblico e visibile agli occhi esteriori, come lo fu il primo, ma allo stesso modo รจ interiormente ricevuto e fa restare freddi, aridi, senza fervore nรฉ virtรน. Per siffatto abbandono della grazia essi non conseguono il fine della loro vocazione, non progrediscono nella vita religiosa, non vi trovano consolazione spirituale e non meritano neppure che il Signore li guardi e li visiti come figli; anzi, egli li rifiuta, come schiavi infedeli e disertori. Considera, o Maria, che per te tutto il mondo dev’essere morto e crocifisso e tu devi essere senza memoria per tutto ciรฒ che lo riguarda, senza ricordi, senza attenzioni, nรฉ affetto a cose terrene. Se talora sarร necessario esercitare la caritร col prossimo, fa’ in modo di ordinare le cose ponendo sempre al primo posto il bene della tua anima, la tua sicurezza, quiete, pace e tranquillitร interiore. Se vuoi essere mia discepola ti ammonisco e ti comando di essere estremamente attenta in questo, senza porti nessun limite, se non l’eccesso che fa cadere nel vizio.
CAPITOLO 2
Un singolare favore che l’Altissimo fece a Maria santissima appena si trovรฒ nel tempio.
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428. Quando Maria, accomiatati i genitori, restรฒ sola nel tempio, la maestra le assegnรฒ la cella che le toccava tra le altre vergini, ciascuna delle quali aveva una piccola stanza. Pensando che quello era suolo e locale del tempio, subito la Principessa del cielo lo baciรฒ adorando il Signore e ringraziandolo di quel nuovo beneficio. Ringraziรฒ la stessa terra d’averla accolta e sorretta, riconoscendosi indegna di un tale bene, perfino di calpestarla e stare su di essa. Si rivolse poi ai suoi angeli dicendo: ยซPrincipi celesti, messaggeri dell’Altissimo, miei amici e compagni fedeli, vi supplico con tutto l’affetto della mia anima: custoditemi in questo santo tempio del mio Dio, come vigilanti sentinelle, avvisandomi di tutto ciรฒ che devo fare, istruendomi ed orientandomi come maestri e guide. Cosรฌ io riuscirรฒ a compiere in modo perfetto la volontร dell’Altissimo, darรฒ soddisfazione ai santi sacerdoti, ubbidirรฒ alla mia maestra e anche alle mie compagneยป. Rivolgendosi poi in particolare ai dodici angeli, i dodici dell’Apocalisse di cui ho giร parlato precedentemente, disse: ยซEd a voi, miei messaggeri, chiedo, se l’Altissimo vi darร il suo permesso, di andare a consolare i miei santi genitori nella loro afflizione e solitudineยป.
429. I dodici angeli ubbidirono alla loro Regina ed ella, rimasta con gli altri in divini colloqui, sentรฌ subito una virtรน superiore che fortemente e soavemente la muoveva, innalzandola ad un’ardente estasi; in quello stesso momento l’Altissimo ordinรฒ ai suoi serafini di illuminare quest’anima santissima e prepararla al nuovo favore che stava per farle. All’istante le fu data una luce ed una qualitร divina che perfezionรฒ e proporzionรฒ le sue facoltร all’oggetto che Dio voleva manifestarle. Cosรฌ disposta, accompagnata da tutti i suoi santi angeli e da molti altri ancora, avvolta da una piccola nuvola splendente, la bambina fu sollevata corpo ed anima fino all’empireo, dove fu accolta dalla santissima Trinitร con benevolenza e compiacimento. Giunta alla presenza dell’altissimo e onnipotente Signore si prostrรฒ, come era solita fare nelle altre visioni, adorandolo con profonda umiltร e riverenza. Tornarono allora ad illuminarla una seconda volta con un’altra luce, mediante la quale vide la Divinitร intuitivamente e chiaramente; fu questa, all’etร di tre anni, la seconda volta che l’Altissimo le si manifestรฒ in modo intuitivo.
430. Non vi รจ sentimento nรฉ linguaggio che possa manifestare gli effetti di questa visione e partecipazione della natura divina. La persona dell’eterno Padre parlรฒ allora alla futura Madre del suo Figlio dicendole: ยซColomba, diletta mia, voglio che tu veda i tesori del mio essere immutabile e delle mie infinite perfezioni, nonchรฉ gli occulti doni destinati alle anime da me elette eredi della mia gloria, che saranno riscattate col sangue dell’Agnello che deve dar la vita per loro. Conosci, figlia mia, quanto sono magnanimo verso le creature che mi conoscono e mi amano, quanto sono veritiero nelle parole, fedele nelle promesse, potente ed ammirabile nelle opere. Osserva, mia sposa, questa veritร infallibile: chi mi seguirร non vivrร nelle tenebre. Tu, dunque, come mia eletta, sii testimone visibile dei tesori preparati per esaltare gli umili, rimunerare i poveri, far grandi i piccoli, premiare quanto faranno o patiranno i mortali per il mio nomeยป.
431. Altri grandi misteri conobbe la santissima Bambina in questa visione di Dio, poichรฉ l’oggetto รจ infinito. E sebbene avesse giร avuto un’altra chiara manifestazione, resta ancora infinitamente da comunicare, suscitando sempre maggiore meraviglia e piรน ardente amore in chi riceve tale favore. Maria santissima rispose al Signore dicendo: ยซAltissimo, supremo, eterno Dio! Voi siete incomprensibile nella vostra grandezza, ricco nelle misericordie, abbondante nei tesori, ineffabile nei misteri, fedele nelle promesse, veritiero nelle parole e perfetto in tutte le vostre opere, perchรฉ siete Signore infinito ed eterno nell’essere e nella perfezione. La mia piccolezza che potrร mai fare, o altissimo Signore, alla vista della vostra grandezza? Mi riconosco indegna di guardare la vostra altezza, ma allo stesso tempo mi riconosco bisognosa di essere da voi guardata. Alla vostra presenza, o Signore, ogni creatura resta annientata: che farร allora questa vostra serva che รจ polvere? Adempite in me ogni vostro volere e beneplacito e, se ai vostri occhi sono tanto stimabili i patimenti, il disprezzo, l’umiltร , la pazienza e la mansuetudine dei mortali, non permettete, o mio Diletto, che io sia privata di un cosรฌ ricco tesoro e di tali pegni del vostro amore; quanto al premio che ne consegue, datelo ai vostri servi ed amici che assai meglio di me lo meriteranno, poichรฉ io non ho fatto nรฉ patito niente per servirvi e darvi soddisfazioneยป.
432. L’Altissimo gradรฌ molto la domanda della Bambina e le fece conoscere il suo consenso concedendole nel corso della sua vita travagli e patimenti per amor suo. Maria non intese, per il momento, nรฉ il tempo nรฉ il modo in cui tutto questo sarebbe accaduto; tuttavia, per il beneficio e favore d’essere stata eletta a soffrire per il nome e per la gloria del Signore, gli rese grazie e, tutta accesa dal desiderio di conseguire ciรฒ, chiese il permesso di fare in sua presenza i voti di castitร , povertร , obbedienza e perpetua clausura nel tempio, dove l’aveva chiamata. A tale richiesta il Signore rispose: ยซMia sposa, i miei pensieri sovrastano quelli di tutte le creature; tu, mia eletta, ignori al presente ciรฒ che nel corso della vita ti potrร accadere e come non sarร possibile dare in tutto compimento ai tuoi desideri nel modo che tu ora pensi. Quanto al voto di castitร permetto e voglio che tu lo faccia e quanto alle ricchezze terrene che vi rinunci fin da ora; ma quanto agli altri voti voglio soltanto che tu agisca, in ciรฒ che sarร possibile, come se li avessi fatti. Il tuo desiderio si adempirร , nel tempo futuro della legge di grazia, in molte altre giovani che ti seguiranno e, per servirmi, faranno gli stessi voti, vivendo in comunitร , cosicchรฉ tu sarai madre di molte figlieยป.
433. Subito, la santissima Bambina fece il voto di castitร alla presenza del Signore; per il resto, senza obbligarsi, rinunciรฒ ad ogni cosa terrena e creata, proponendo inoltre di ubbidire per Dio a tutte le creature. In seguito adempรฌ questi propositi con maggior puntualitร , fervore e fedeltร di chiunque altro abbia promesso o prometterร in futuro, con voto, le stesse cose. Cessรฒ allora la visione intuitiva e chiara di Dio, ma la bambina non fu restituita alla terra, perchรฉ subito, in un altro stato piรน basso, ebbe un’altra visione immaginaria dello stesso Signore, stando ancora nell’empireo; nello stesso modo seguirono altre visioni immaginarie alla presenza della Divinitร .
434. In questa seconda visione vennero alcuni dei serafini piรน vicini al Signore, che per suo comando la adornarono e rivestirono nella seguente maniera. Dapprima tutti i suoi sentimenti furono come illuminati con una luce che li riempiva di grazia e di bellezza; quindi le fecero immediatamente indossare una veste, una tonaca splendente e preziosissima, la cinsero d’una cintura di pietre di vario tipo e di diversi colori trasparenti, brillanti e risplendenti che la rendeva bella al di sopra d’ogni umano pensiero; era segno del candore della sua purezza unito alle virtรน molteplici ed eroiche della sua anima. Le misero anche un monile, una collana di inestimabile bellezza e valore: aveva tre grandi perle – simbolo delle tre maggiori e piรน eccellenti virtรน, fede, speranza e caritร – che pendevano sul petto, a indicare il loro proprio luogo, la sede di cosรฌ ricche virtรน. Le diedero poi sette anelli di rara bellezza e le sue mani furono inanellate dallo Spirito Santo in segno dei sette doni con cui l’adornava in modo eminentissimo. Per completare un tale abbigliamento, la santissima Trinitร mise sopra il suo capo una corona imperiale di materiale prezioso con gemme inestimabili e la costituรฌ sua sposa e imperatrice del cielo. A conferma di tutto ciรฒ la sua veste, candida come la neve e risplendentissima, era raffinatamente ricamata di alcune cifre d’oro finissimo e brillante che dicevano: Maria, figlia dell’eterno Padre, sposa dello Spirito Santo e madre della vera luce. Quest’ultima espressione non fu intesa dall’eccelsa Signora, ma solo dagli angeli che, tutti assorti nelle lodi dell’Autore, assistevano ad un’opera cosรฌ nuova e singolare. Stando giร per compiersi tutto ciรฒ, l’Altissimo infuse negli stessi spiriti angelici nuova attenzione, ed ecco che dal trono della santissima Trinitร usci una voce, che parlando a Maria santissima disse: ยซTu sarai nostra sposa, nostra diletta, scelta fra tutte le creature per l’eternitร ; gli angeli ti serviranno, tutte le nazioni e le generazioni ti chiameranno beataยป.
435. Quando la Bambina fu adornata con i divini ornamenti, subito si celebrรฒ lo sposalizio piรน solenne e mirabile che mai avrebbero potuto immaginare gli stessi cherubini e serafini, poichรฉ l’Altissimo l’accettรฒ per sposa unica e singolare e la costituรฌ nella dignitร piรน alta possibile a una semplice creatura, per depositare in lei la sua stessa divinitร nella persona del Verbo, e con lui tutti i tesori della grazia che a tale grandezza convenivano. L’umilissima tra gli umili, tutta assorta nell’abisso d’amore e di stupore che tali favori e benefici le avevano suscitato, alla presenza del Signore disse: ยซAltissimo re, Dio incomprensibile, chi siete voi e chi sono io, perchรฉ la degnazione vostra si volga a questa polvere, indegna delle vostre misericordie? In voi, o mio Signore, come in un chiaro specchio, conoscendo il vostro essere immutabile, vedo e conosco senz’inganno la bassezza e la viltร del mio. Contemplo la vostra immensitร e il mio niente e in questa visione resto annientata, meravigliandomi che la vostra infinita Maestร si pieghi ad un vermiciattolo cosรฌ vile, degno solo di rifiuto e di disprezzo fra tutte le creature. O Signore, mio bene, quanto sarete magnificato ed esaltato in quest’opera! Quale ammirazione susciterete a causa mia negli spiriti angelici, che conoscono la vostra infinita bontร , grandezza e misericordia, nel sollevare la polvere, per collocare colei che รจ povera tra i principi! Io, mio re e mio Signore, vi accetto come mio sposo e mi offro come vostra schiava. Il mio intelletto non avrร altro oggetto, nรฉ la mia memoria altra immagine, nรฉ la mia volontร altro fine e desiderio fuorchรฉ voi, sommo, vero, unico bene e amore mio. I miei occhi non si alzeranno per vedere creatura umana, nรฉ le mie facoltร e i miei sensi attenderanno a nient’altro all’infuori di voi e di ciรฒ a cui la vostra Maestร mi vorrร indirizzare; solo voi, mio diletto, sarete per la vostra sposa ed ella sarร per voi solo, Bene insostituibile ed eternoยป.
436. L’Altissimo si compiacque grandemente per come la sovrana Principessa aveva accolto lo sposalizio celebrato con la sua anima santissima. Pose nelle mani di lei, come sua vera sposa e signora di tutto il creato, tutti i tesori della sua potenza e grazia, comandandole di chiedere qualunque cosa desiderasse, poichรฉ niente le sarebbe stato negato. Cosรฌ fece l’umilissima colomba e chiese al Signore, con ardentissima caritร , di inviare il suo Unigenito al mondo per la salvezza dei mortali, di chiamare tutti alla vera conoscenza della sua Divinitร , di far crescere i suoi genitori Gioacchino ed Anna nell’amore e nei doni della sua divina destra, di consolare e confortare nelle loro sofferenze i poveri e gli afflitti; infine, per se stessa domandรฒ l’adempimento e il beneplacito della divina volontร . Furono queste le domande piรน particolari che in quest’occasione la nuova sposa Maria fece alla beatissima Trinitร . In seguito, tutti gli spiriti angelici a lode dell’Altissimo intonarono nuovi inni d’ammirazione e quelli incaricati da sua Maestร , con musica celestiale, riportarono la santissima bambina dall’empireo al tempio, dove l’avevano presa.
437. Appena giunse al tempio, per mettere subito in pratica ciรฒ che aveva promesso in presenza del Signore, la Bambina andรฒ dalla sua maestra e le consegnรฒ tutto quanto sua madre sant’Anna le aveva lasciato, perfino certi libri ed il vestiario, pregandola di volerne fare dono ai poveri, o di disporne altrimenti come le sembrava meglio; per il resto chiese che le comandasse ed ordinasse tutto ciรฒ che doveva fare. Piena di discernimento, la maestra che, come ho giร detto, era Anna la profetessa, per divino impulso accetto quanto Maria le presentava, lasciandola povera di tutto fuorchรฉ del vestito, ma nello stesso tempo si propose di aver cura di lei in modo particolare, come di colei che piรน d’ogni altra era povera e abbandonata, visto che tutte le altre fanciulle avevano del denaro e disponevano liberamente anche di altre cose, oltre quelle loro assegnate.
438. Inoltre la maestra diede alla dolcissima Bambina una regola di vita, che intelligentemente aveva stabilito in precedenza con il sommo sacerdote. Cosรฌ, mediante tale nuditร e sottomissione, la Regina e signora delle creature ottenne di restare sola, spogliata di tutto e perfino di se stessa, senza riservarsi altro affetto o possesso, fuorchรฉ il solo ardentissimo amore del Signore e il proprio abbassamento e disprezzo. Veramente io confesso la mia somma ignoranza, viltร , incapacitร e indegnitร di spiegare misteri cosรฌ alti ed occulti. Che cosa potrร mai dire una donna inutile e vile laddove sarebbero insufficienti gli stessi sapienti e perfino la scienza e l’amore dei cherubini e dei serafini? So bene che col solo parlarne offenderei la grandezza di misteri cosรฌ venerabili, se non mi scusasse l’obbedienza; ma, pur accompagnata da essa, temo e credo d’ignorare e tacere il piรน, di conoscere e palesare il meno, riguardo a ciascuno dei misteri di questa cittร di Dio, Maria santissima.
Insegnamento della santissima vergine Maria
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439. Figlia mia, tra i favori grandi e ineffabili che ho ricevuto dalla destra dell’Onnipotente nel corso della mia vita, uno รจ stato appunto quello che hai ora finito di scrivere. Quando vidi chiaramente la divinitร e l’essere incomprensibile dell’Altissimo, conobbi arcani misteri e in quell’ornamento e sposalizio ricevetti incomparabili benefici, avvertendo nello spirito sentimenti dolcissimi e divini. Il desiderio che poi ebbi di fare i quattro voti di povertร , obbedienza, castitร e clausura, riuscรฌ molto gradito al Signore, cosicchรฉ egli stabilรฌ che nella Chiesa le religiose facessero gli stessi voti, come avviene oggi. Di lร ebbe origine ciรฒ che fate voi religiose, secondo il detto di Davide nel salmo 44:ย Con lei le vergini compagne a te sono condotte,ย poichรฉ l’Altissimo ordinรฒ che i miei desideri fossero il fondamento delle istituzioni religiose nella legge evangelica. Io poi adempii interamente e perfettamente tutto quanto avevo promesso al cospetto del Signore; secondo quanto fu possibile al mio stato non guardai mai in viso nessun uomo, neppure il mio sposo Giuseppe, anzi neppure gli stessi angeli quando mi apparivano in forma umana, anche se li vedevo e li conoscevo tutti in Dio. Non mi attaccai a nessuna cosa creata o razionale, nรฉ ad alcuna attivitร o inclinazione umana, nรฉ ebbi volontร mia propria, nรฉ mai si udรฌ dalle mie labbra: ยซVoglio, non voglio… farรฒ, non farรฒยป, poichรฉ in tutto mi dirigeva l’Altissimo, direttamente o per mezzo dell’ubbidienza alle creature, cui mi assoggettavo di mia spontanea volontร .
440. Devi sapere, o carissima, che lo stato religioso รจ sacro e ordinato dall’Altissimo perchรฉ in esso si conservi la dottrina della perfezione cristiana e l’imitazione della vita santissima di mio Figlio. Per questo motivo egli รจ molto sdegnato contro quelle anime religiose che dormono dimentiche di un cosรฌ grande beneficio e vivono trascurate e rilassate piรน di molti altri; cosรฌ le aspetta un giudizio e un castigo ben piรน severo. Anche il demonio, serpente antico ed astuto, mette piรน diligenza e sagacitร nel tentare i religiosi e le religiose di quanta ne usi con gli altri; quando riesce a far cadere una persona religiosa, cresce la sollecitudine di tutto l’inferno per impedire che si rialzi mediante i rimedi che a tale scopo tiene pronti la religione: l’ubbidienza, i santi esercizi, l’uso frequente dei sacramenti. Ora, affinchรฉ tutto ciรฒ si perda e non giovi al religioso caduto, il nemico mette in opera tanti stratagemmi che il solo conoscerli farebbe inorridire. Molto perรฒ se ne puรฒ rilevare riflettendo sugli sforzi che i religiosi fanno per difendere le loro rilassatezze, scusandole se possibile con qualche pretesto o mettendosi a disobbedire e abbandonandosi a sempre maggiori disordini e peccati.
441. Sta’ dunque attenta, figlia mia, e temi assai un cosรฌ grande pericolo. Procura sempre con le forze della grazia divina di sollevarti al di sopra di te stessa, senza permettere ad alcun affetto o moto disordinato di introdursi nella tua volontร . Voglio che tu faccia ogni sforzo per morire alle tue passioni e spiritualizzarti, affinchรฉ, estinto in te tutto ciรฒ che รจ terreno, passi ad un genere di vita piรน angelico che umano. Per corrispondere al nome di sposa di Cristo, devi uscire dai confini di ciรฒ che รจ umano per sollevarti allo stato divino; quantunque tu sia terra, devi essere terra benedetta, senza spine di passioni e il cui frutto copioso sia tutto per il Signore, che ne รจ il padrone. Se dunque hai per sposo il potente e supremo Signore, il Re dei re e Signore dei signori, non volgere gli occhi e tantomeno il cuore ai vili schiavi, le creature umane; per la dignitร di cui sei stata insignita come sposa dell’Altissimo, gli angeli stessi ti amano e ti rispettano. Se tra i mortali si considera temeraria audacia quella d’un uomo vile che metta gli occhi sulla sposa del principe, qual delitto sarร porli sulla sposa del Re celeste e onnipotente? Nรฉ sarร certo minore la colpa di lei, se ciรฒ permette e consente. Rifletti sul terribile castigo riservato a tale colpa; non te lo faccio vedere perchรฉ per la tua debolezza verresti meno. Basti il mio insegnamento a farti eseguire quanto ti ordino e a far sรฌ che come discepola tu mi imiti fin dove arrivano le tue forze. Sii sollecita di inculcare questa dottrina alle tue monache e procura che la mettano in pratica.
442. Dopo che l’eccelsa Signora ebbe parlato, io dissi:
ยซSignora mia, regina pietosa, gioisce la mia anima all’udire le vostre dolcissime parole, piene di spirito e di vita. Quanto bramerei scriverle nell’intimo del mio cuore mediante la grazia del vostro Figlio; vi supplico di ottenermela! Se mi permettete, parlerรฒ in vostra presenza come discepola ignorante con la sua Signora e maestra. Bramo, o Madre, mio rifugio, che per adempiere ai quattro voti della mia professione, come mi comanda vostra Maestร e come รจ mio dovere eseguire, sebbene lo desideri troppo tiepidamente, vi degniate di darmi un insegnamento piรน ampio, che mi serva da guida nell’adempimento dei voti promessi, secondo il desiderio che avete infuso nel mio cuoreยป.
CAPITOLO 3
Insegnamento datomi dalla Regina del cielo sui quattro voti della mia professione.
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443. Figlia ed amica mia, non voglio negarti l’insegnamento che mi chiedi con tanto desiderio di tradurlo in pratica; ricevilo con stima, con animo devoto e pronto a metterlo in atto. Il libro dei Proverbi dice:ย Figlio mio, se hai garantito per il tuo prossimo, se hai dato la tua mano per un estraneo, se ti sei legato con le parole delle tue labbra e ti sei lasciato prendere dalle parole della tua bocca…ย Conforme a questa veritร chi ha fatto voto a Dio ha dato la mano della propria volontร , per non restare libero di scegliere altre opere fuorchรฉ quelle per cui si รจ obbligato, secondo la volontร di colui a cui si รจ legato con la sua stessa bocca, mediante le parole della professione religiosa. Prima di fare i voti, poteva scegliere la strada da seguire, ma dopo essersi vincolata, l’anima religiosa deve sapere che ha perso totalmente la sua libertร , consegnandola a Dio nella persona del proprio superiore. La rovina o la salvezza delle anime dipende da come usano la loro libertร . Ora, siccome i piรน la usano male e si perdono, l’Altissimo ha disposto lo stato religioso e l’ha reso stabile mediante i voti. La creatura, usando una sola volta della sua libertร , quando sceglie definitivamente quello stato con prudente determinazione, consegna con quel solo atto alla Maestร divina ciรฒ che perderebbe con molti, se rimanesse libera di volere o non volere.
444. Con questi voti si perde felicemente la libertร per il male e si assicura per il bene, mediante il freno che svia dal pericolo e addestra a un cammino piano e sicuro. L’anima perde servitรน e soggezione alle proprie passioni ed acquista su di esse un nuovo potere, divenendo regina e padrona di se stessa. Resta cosรฌ soltanto subordinata alla grazia dello Spirito Santo, che la guida in tutte le sue azioni, dal momento che ella impiega tutta la sua volontร nell’operare soltanto quello che ha promesso a Dio. Con ciรฒ la creatura passa dallo stato di schiava all’eccellente dignitร di figlia dell’Altissimo, dalla condizione terrena a quella angelica, cosicchรฉ i difetti, castigo del peccato, non la toccano affatto. Nella vita mortale non รจ possibile che tu possa giungere a comprendere quali e quanti beni e tesori spirituali acquista l’anima, disponendosi con tutte le sue forze e tutti i suoi affetti ad adempiere perfettamente i voti della sua professione; perciรฒ ti assicuro, o carissima, che le religiose perfette e austere possono giungere al merito dei martiri ed anche superarli.
445. Figlia mia, tu hai conseguito il felice principio di tanti beni il giorno in cui hai scelto la parte migliore; fai attenzione perรฒ, perchรฉ ti sei legata a un Dio eterno e potente, a cui ogni segreto del cuore รจ manifesto. Se mentire con gli uomini e mancare con loro alle giuste promesse รจ cosa tanto brutta e disprezzabile per chi ragiona, quanto piรน sarร grave mancare di fedeltร a Dio nei santi voti a lui fatti? A lui come tuo Creatore, custode e benefattore, devi gratitudine; come padre, riverenza; come sposo, lealtร ; come amico, cordiale corrispondenza; come colui che รจ fedele per sempre, fede e speranza; come sommo ed eterno bene, amore; come Dio onnipotente, sottomissione e come giudice giusto, timore santo e umile. Ora, se tu venissi meno alle promesse fatte nella tua professione, commetteresti il piรน sleale tradimento contro tutti questi titoli e molti altri ancora. E se per tutte le religiose, che vivono con l’obbligo di condurre una vita spirituale, รจ abominevole cosa chiamarsi spose di Cristo ed essere membra e schiave del diavolo, ciรฒ sarebbe molto piรน brutto per te, che hai ricevuto piรน di ogni altra e che per questo sei tenuta a superare tutte nell’amore, nella sofferenza, nella riconoscenza per tanti incomparabili benefici e favori.
446. Considera, dunque, o anima, quanto tale colpa ti renderebbe disprezzabile di fronte al Signore, nonchรฉ a me, agli angeli ed ai santi, dal momento che tutti siamo testimoni dell’amore e della fedeltร che egli ha mostrato con te, come sposo ricco, benigno e generoso. Adoperati per non offenderlo nel molto e neppure nel poco; non costringerlo ad abbandonarti lasciandoti in potere delle passioni peccaminose. Non sarebbe forse questa peggiore sventura dell’essere abbandonati al furore degli elementi, a quello degli animali selvaggi o degli stessi demoni? Infatti, anche se tutte queste cose esercitassero contro di te la loro ira e il mondo ti assoggettasse ad ogni pena e disonore, tutto sarebbe per te meno dannoso del commettere una sola colpa veniale contro Dio, che devi servire ed amare in tutto e per tutto. Qualunque tribolazione di questa vita รจ male minore della colpa, perchรฉ finisce con la morte; invece, la colpa puรฒ essere eterna, e con essa sarebbe tale la pena.
447. Nella vita attuale qualsiasi sofferenza intimorisce molto i mortali e li spaventa, perchรฉ essendo presente li ferisce nella loro sensibilitร ; invece la colpa non li turba nรฉ li intimorisce perchรฉ, distratti e abbagliati dalle cose visibili, non riflettono su ciรฒ che la segue, cioรจ la pena eterna dell’inferno. E quantunque questa sia inclusa nello stesso peccato e non possa esserne separata, il cuore umano รจ cosรฌ greve e tardo da lasciarsi ingannare dalla colpa senza vedere il castigo, perchรฉ i suoi sensi non l’avvertono ancora. E’ vero che i mortali potrebbero vederlo e sentirlo con la fede, ma la lasciano inoperosa e morta come se neanche l’avessero! O disgraziata cecitร , o negligenza e stupiditร , che tieni ingannevolmente oppresse tante anime capaci di ragione e di gloria! Non vi sono parole adeguate a descrivere questo tremendo pericolo! Figlia mia, fuggi e liberati, mediante un santo timore, da uno stato cosรฌ infelice e, anzichรฉ cadere in esso, sopporta tutti i tormenti della vita che passa presto, poichรฉ niente ti mancherร se non perderai Dio. Un mezzo molto efficace sarร considerare che per te e per coloro che sono nel tuo stato non esiste una colpa di scarsa importanza. Il poco devi temerlo molto, poichรฉ non รจ tale agli occhi dell’Altissimo che conosce come, disprezzando le piccole cose, il cuore si apre per introdurne delle maggiori; inoltre non รจ lodevole un amore che non si cura del dispiacere della persona amata, fosse anche in cose piccole.
448. Le anime religiose devono osservare un certo ordine nei loro desideri. Prima di tutto devono mostrarsi sollecite e puntuali nell’adempiere gli obblighi dei voti e di tutte le virtรน che in essi sono contenute. In secondo luogo vengono le altre opere volontarie, che eccedono il dovuto. Quest’ordine viene di solito invertito da certe anime che, ingannate dal demonio con uno zelo di perfezione eccessivo, mancano gravemente agli obblighi che derivano dal loro stato e cercano di aggiungere altre azioni cui si impegnano di propria volontร ; generalmente sono cose piccole ed inutili e sono causate da spirito di presunzione, per la brama di rendersi singolari, di essere osservate, di distinguersi fra tutte come molto zelanti e perfette, mentre in realtร sono molto lontane dall’esserlo. Io non voglio vederti cadere in questa mancanza troppo biasimevole e perciรฒ ti chiedo in primo luogo di adempiere all’obbligo dei voti e della vita comune; solo dopo aggiungerai ciรฒ che, con la grazia divina e secondo le tue forze, ti sarร possibile; tutto ciรฒ, se รจ ben ordinato e congiunto, abbellisce l’anima rendendola perfetta e ben accetta agli occhi di Dio.
449. Il voto principale e piรน importante della vita religiosa รจ quello dell’obbedienza, perchรฉ contiene la rinuncia totale alla propria volontร , in modo tale che alla religiosa non resta giurisdizione nรฉ diritto alcuno su se stessa per dire: ยซVoglio o non voglio, voglio fare o non voglio fareยป. A questo ha rinunciato con l’obbedienza, lasciando tutto nelle mani del superiore. Per adempiere bene questo voto, fa’ in modo di non ritenerti sapiente, nรฉ padrona del tuo volere o intendere, poichรฉ l’ubbidienza vera dev’essere come la fede, stimando, riverendo e credendo ciรฒ che comanda il superiore, senza pretendere di esaminarlo o di comprenderlo. Tu, quindi, per ubbidire ti devi considerare senza ragione, senza vita e senza giudizio; come corpo morto che si lascia muovere e governare a piacere, vivi unicamente per eseguire con la piรน grande prontezza la volontร del superiore. Non fermarti mai a ragionare su ciรฒ che hai da fare, pensa solo a come eseguire bene ciรฒ che ti comanderanno, sacrifica il tuo volere e mortifica tutti i desideri delle tue passioni; con questa efficace determinazione, moriranno in te tutti i tuoi moti e solo l’obbedienza sarร la vita e l’anima delle tue opere. Nella volontร del tuo superiore deve stare racchiusa la tua con tutti i tuoi movimenti, le tue parole, le tue opere; in tutto devi cercare che ti venga tolto il tuo modo di essere e te ne venga dato uno nuovo, che non sia per niente tuo, ma tutto dell’obbedienza, senza alcuna resistenza.
450. Considera bene che il modo piรน perfetto di obbedire รจ questo: il superiore non incontri dissonanza alcuna che lo disgusti, ma anzi trovi un’obbedienza che lo compiaccia pienamente al vedere che quanto comanda viene fatto con prontezza, senza replicare, nรฉ mormorare, nรฉ avere altre reazioni scomposte. Il superiore fa le veci di Dio, chi ubbidisce ai superiori ubbidisce a Dio stesso, che li dirige e illumina su quanto ordinano ai loro sudditi per il bene e la salvezza delle loro anime. Perciรฒ il disprezzo che si mostra verso i superiori va a colpire Dio stesso, che, per mezzo di loro ed in loro, manifesta la sua volontร . Devi pensare che รจ lo stesso Signore a muovere la loro lingua, ossia che essi sono la lingua di Dio onnipotente. Figlia mia, adoperati per essere obbediente al fine di cantar vittoria; non temere mai di sbagliare quando obbedisci, perchรฉ questa รจ la via sicura, e lo รจ a tal punto che per il giorno del giudizio Dio non tiene conto degli errori di chi ubbidisce ed anzi cancella gli altri peccati per il solo sacrificio dell’obbedienza. Mio Figlio santissimo offrรฌ all’eterno Padre la sua preziosissima passione e morte con particolare amore per gli obbedienti, affinchรฉ per questa virtรน fossero avvantaggiati nel perdono e nella grazia e perchรฉ quanto avrebbero operato per ubbidienza fosse opera sicura e perfetta. Molte volte, per placare il Padre sdegnato con gli uomini, gli mostra ch’egli morรฌ per loro, obbedendo fino alla morte di croce. Anche l’obbedienza di Abramo e di suo figlio Isacco fu cosรฌ gradita al Padre che egli si ritenne obbligato non solo a salvare dalla morte un figlio che si mostrava tanto obbediente, ma anche a farlo padre del suo Unigenito, distinguendolo fra tutti gli altri e stabilendolo come capo e fondamento di tante benedizioni.
451. Il voto di povertร รจ un generoso liberarsi del pesante carico delle cose temporali. Esso alleggerisce lo spirito, solleva la debolezza umana e libera il cuore, capace per la sua nobiltร di beni eterni e spirituali. Esso lascia lo spirito soddisfatto e sazio, fermando il desiderio dei tesori terreni e dando un certo dominio su tutte le ricchezze, di cui consente di fare un nobile uso. La povertร liberamente scelta contiene, o figlia, questi ed altri beni maggiori, sconosciuti ai figli del secolo; essi sono privi di tutti questi beni, perchรฉ amano le ricchezze e sono nemici della santa e veramente ricca povertร . Costoro non si rendono conto, benchรฉ ne siano vittima, di quanto sia opprimente il peso delle ricchezze che li abbassa fino a terra, anzi fin dentro le viscere della terra, a cercarvi l’oro e l’argento con inquietudini, veglie, fatiche degne non d’uomini ragionevoli, ma di irragionevoli bruti, che non sanno nรฉ ciรฒ che fanno, nรฉ quel che patiscono. Se le ricchezze sono tanto pesanti prima di essere acquistate, quanto piรน lo saranno dopo il loro conseguimento? Lo dicano quanti con questo carico sono caduti fino all’inferno, lo dicano gli smisurati affanni nel conservarle, e molto piรน le leggi intollerabili che hanno introdotto nel mondo le ricchezze ed i loro facoltosi possessori.
452. Se tutto ciรฒ aggrava lo spirito, se opprime tirannicamente la sua debolezza, se avvilisce la nobile capacitร che l’anima ha dei beni eterni e dello stesso Dio, รจ certo che la povertร , liberamente scelta, ristabilisce la creatura nella sua generosa condizione, la solleva dalla vile servitรน e la pone nuovamente nella nobile libertร in cui fu creata come signora di tutte le cose. La creatura mai ne รจ cosรฌ padrona come quando le disprezza, mai ha un possesso maggiore o fa un uso migliore delle ricchezze di quando le distribuisce o le lascia volontariamente; niente sazia maggiormente l’appetito che il gusto di non averne. Ma quello che รจ piรน importante รจ che la povertร , lasciando libero il cuore, lo rende capace di essere riempito da Dio dei tesori della sua divinitร .
453. Figlia mia, io desidero che tu approfondisca molto questa filosofia e scienza divina cosรฌ dimenticata dal mondo e non solo dal mondo, ma anche da molte anime religiose che ne hanno fatto promessa a Dio. L’indignazione di Dio รจ grande contro questa colpa e i trasgressori, senza neanche avvertirlo, ricevono subito un grave castigo; scacciando da sรฉ la povertร , allontanano al tempo stesso lo spirito di Cristo, mio figlio santissimo, e quel che lui ed io siamo venuti ad insegnare agli uomini con la pratica della piรน stretta povertร . Al presente non si accorgono di un tale castigo, perchรฉ il giusto giudice dissimula, ed essi sguazzano nell’abbondanza che desiderano; ma nel rendiconto che li attende si troveranno confusi e disingannati di fronte al rigore che li aspetta e a cui prima non pensavano, non immaginandosi neppure che la giustizia di-vina fosse cosรฌ dura.
454. I beni temporali furono creati dall’Altissimo perchรฉ servissero ai mortali soltanto per sostentare la vita; ottenuto questo fine, cessano di essere necessari. La vita, essendo limitata, con poco si puรฒ soddisfare, poichรฉ in breve finisce, mentre l’anima sopravvive; non รจ cosa ragionevole che il pensiero di questa, che รจ eterna, sia solo temporaneo e passeggero, e che invece la bramosia di acquistare le ricchezze per la vita, che รจ passeggera, sia perpetua ed eterna negli uomini. ร una grandissima perversitร aver scambiato i fini ed i mezzi in cose tanto importanti e disparate; abbiamo dato ignorantemente alla breve e mal sicura vita del corpo tutto il tempo, tutta la sollecitudine e tutte le forze, nonchรฉ tutta la vigilanza dell’intelletto, mentre alla povera anima non vogliamo concedere in molti anni piรน di qualche ora e molte volte alla fine della vita!
455. Approfitta dunque, o figlia mia carissima, della vera luce che ti ha dato l’Altissimo per liberarti da un errore cosรฌ pericoloso. Rinunzia ad ogni attaccamento ed amore per qualunque cosa terrena, non essere disordinatamente sollecita per il sostentamento della vita con il pretesto che ne hai bisogno e che il convento รจ povero. Quando poi ti occuperai di questo per quanto รจ necessario, fallo in modo tale che, quando ti venisse meno quello che desideri, tu non ti turbi, nรฉ lo brami con afflizione, quantunque ti sembri di farlo per il servizio di Dio, poichรฉ tanto meno lo ami, quanto piรน pretendi di amare con lui altre cose. Al molto devi rinunziare come superfluo di cui non hai bisogno e che sarebbe delitto trattenere inutilmente. Il poco poi devi stimarlo poco, essendo stoltezza maggiore lasciarsi occupare il cuore da ciรฒ che non vale niente e disturba molto. Se poi ottieni tutto ciรฒ di cui a tuo giudizio credi aver bisogno, non sei veramente povera, poichรฉ la povertร in senso proprio e rigoroso sta nell’aver meno di quello che รจ necessario e colui al quale niente manca si chiama ricco; ma l’aver di piรน, anzichรฉ ricchezza, รจ piuttosto inquietudine ed afflizione di spirito, come il bramarlo e custodirlo, senza farne uso, viene ad essere una specie di povertร che priva per di piรน di quiete e di riposo.
456. Voglio che tu abbia una libertร di spirito tale da non attaccarti a cosa alcuna, piccola o grande che sia, necessaria o superflua. Quanto a ciรฒ che ti occorrerร per la vita corporale, devi accettare soltanto quanto รจ indispensabile per non morire, o per non vestire indecentemente; perรฒ il tuo abito sia il piรน povero e rattoppato e nel mangiare scegli il cibo piรน grossolano, senza ricerca di gusto particolare. Domanda piuttosto quello a cui senti maggiore avversione e che meno ti sollecita il gusto, cosicchรฉ ti venga dato ciรฒ che non desideri e ti manchi ciรฒ che piรน appetisci; in tal modo riuscirai ad operare in tutto la piรน grande perfezione.
457. Il voto di castitร abbraccia la purezza dell’anima e quella del corpo, cosa facile a perdersi; a seconda del modo in cui si perde รจ difficile, o anche impossibile, riacquistarla. Questo gran tesoro รจ depositato in un castello con molte porte e finestre: se non sono ben custodite e difese non lo rendono sicuro. Figlia mia, per osservare questo voto con perfezione, รจ indispensabile che tu faccia un patto inviolabile con i tuoi sensi: essi devono muoversi soltanto per ciรฒ che sarร loro ordinato dalla ragione e a gloria del Creatore. Morti i sentimenti, รจ cosa agevole sconfiggere i nemici, che solamente per mezzo di essi potrebbero vincerti, poichรฉ i pensieri non si risvegliano, se per mezzo dei sensi non entrano nell’anima immagini che li fomentino. Tu non devi toccare, nรฉ guardare nessuno, non devi parlare a persona umana di qualsiasi condizione, tanto uomo che donna, nรฉ devi lasciar entrare nella tua fantasia le loro immagini. In questa cura vigilante, che molto ti raccomando, consiste la custodia della purezza che voglio da te; se ti occorrerร di dover parlare per caritร o per obbedienza – solo per queste due ragioni devi trattare con le creature – fallo con severitร , modestia e riservatezza.
458. Per ciรฒ che riguarda la tua persona, vivi come pellegrina e forestiera nel mondo: povera, mortificata, tribolata, amando l’asprezza di ogni cosa temporale, senza desiderare riposo nรฉ comoditร , come persona assente dalla sua casa, dalla propria patria, che viene condotta in campo contro forti nemici soltanto per faticare e combattere. Siccome tra questi nemici il piรน grave e pericoloso รจ la carne, ti conviene resistere alacremente alle tue passioni e, in esse, alle tentazioni del diavolo. Innalzati sopra te stessa e cerca un abitazione molto elevata, distante da ogni cosa terrena. Qui potrai vivere all’ombra di colui che desideri e nella sua protezione godere tranquillitร e riposo vero. Abbandonati con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze al suo casto e santo amore; immaginati che per te piรน non esistano creature, se non in quanto ti aiutano ed obbligano ad amare e servire il Signore.
459. A colei che si chiama sposa di Cristo e lo รจ per professione, nessuna virtรน deve mancare, specialmente la castitร , perchรฉ รจ quella che piรน l’avvicina e rende simile al suo sposo. Essa la spiritualizza, l’alleggerisce della corruzione terrena, la solleva alla natura angelica rendendola in qualche modo perfino partecipe della natura divina. ร’ una virtรน che abbellisce ed adorna tutte le altre, innalza il corpo ad uno stato piรน elevato, illumina la mente e conserva le anime nella loro nobiltร , superiore a tutto ciรฒ che รจ corruttibile. Siccome questa virtรน รจ un frutto speciale della redenzione, meritato dal mio santissimo Figlio sulla croce, dove tolse i peccati del mondo, viene perciรฒ singolarmente detto che le vergini accompagnano e seguono l’Agnello.
460. Muro che difende la castitร e tutte le altre virtรน รจ il voto di clausura; รจ come l’incastonatura in cui esse si conservano e risplendono; รจ un privilegio del cielo per esimere le religiose, spose di Cristo, dai gravi e pericolosi tributi che la libertร del mondo paga al principe delle sue vanitร . Mediante questo voto le religiose vivono in un sicuro porto, mentre le altre anime, nella tempesta dei pericoli, sono sbattute e minacciate di naufragio ad ogni passo. Godendo di tanti vantaggi la clausura non si deve reputare come un luogo angusto; ivi si aprono dinanzi alla religiosa i vasti campi della virtรน e della conoscenza di Dio, delle sue infinite perfezioni, dei suoi misteri, nonchรฉ delle ammirabili opere che fece e fa per gli uomini. In questi campi estesi e spaziosi, l’anima puรฒ e deve espandersi e ricrearsi; solo quando non lo fa, la clausura, che รจ la maggiore delle libertร , le pare uno stretto carcere. Per te, figlia mia, non vi รจ altra estensione, nรฉ io voglio che tu ti restringa tanto da contentarti dei brevi limiti del mondo intero. Poggia in alto sulla sublime cima della conoscenza di Dio e del suo amore, dove solo puoi vivere in libertร senza confini nรฉ limiti che ti angustino; li conoscerai quanto stretto, vile e disprezzabile รจ tutto il creato.
461. A questa clausura obbligatoria del corpo, tu fa’ di aggiungere quella dei tuoi sensi. Essi, cosรฌ rafforzati, conserveranno la tua purezza interiore e con essa il fuoco del santuario, che sempre devi alimentare e custodire affinchรฉ non si estingua. Per lucrare il merito della clausura e custodire bene i tuoi sensi, non andar mai alla porta, nรฉ alla grata, nรฉ alla finestra; anzi, non ricordarti neppure che il convento ne abbia, se non per adempiere gli stretti doveri del tuo ufficio, o per ubbidienza. Non desiderare cosa alcuna, poichรฉ non devi ottenerla, e non ti affaticare per ciรฒ che non devi desiderare. Insomma, dalla tua riservatezza, circospezione e cautela, dipenderanno il tuo bene e la tua pace, il dar soddisfazione a me e il meritare per te l’abbondante frutto d’amore e di grazia, che desideri come premio.
CAPITOLO 4
La perfezione con cui Maria santissima osservava i riti del tempio e ciรฒ che qui le ordinarono.
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462. Proseguendo la nostra storia, dopo che la santissima Bambina ebbe consacrato il tempio con la sua presenza e dimora, crebbe realmente in sapienza e grazia dinanzi a Dio e agli uomini. Le rivelazioni datemi, riguardo a ciรฒ che la mano potente di Dio operava nella Principessa del cielo in quegli anni, mi pongono come sul margine di un mare vastissimo e interminabile, che mi stupisce; rimango dubbiosa perchรฉ non so da dove entrare in questo pelago cosรฌ immenso per uscirne con sicurezza, essendo necessario tralasciare molte cose e arduo dire bene le poche. Dirรฒ, dunque, ciรฒ che mi dichiarรฒ l’Altissimo in una particolare occasione:
463. ยซLe opere che nel tempio fece colei che doveva essere Madre del Verbo, furono in tutto e per tutto perfettissime; penetrarle eccede la capacitร d’ogni creatura umana ed angelica. Gli atti delle sue virtรน interiori furono tanti e di cosรฌ alto merito e fervore che superarono quelli dei serafini; e tu, o anima, conoscerai riguardo ad essi molto piรน di quello che potrai spiegare con le parole. ร’ perรฒ mia volontร che, nel tempo della tua peregrinazione nel corpo mortale, ti proponga Maria santissima come principio della tua gioia e la segua per il deserto della rinunzia e del rinnegamento di ogni cosa umana e visibile. Seguila mediante una perfetta imitazione, conforme alle tue forze ed alla luce che stai ricevendo. Ella sarร la tua stella polare, la tua maestra e ti renderร palese la mia volontร . In lei troverai la mia legge santissima, scritta con la potenza del mio braccio, e potrai meditarla notte e giorno. Ella sarร per te colei che percuoterร la pietra dell’umanitร di Cristo, affinchรฉ in questo deserto della vita scaturiscano e si riversino in te le acque della divina grazia e della luce, con le quali sarร saziata la tua sete, illuminato il tuo intelletto e infiammata la tua volontร . Sarร la colonna di fuoco che ti darร luce, la nube che ti farร ombra proteggendoti dagli ardori delle passioni e dalle ire dei tuoi nemici. In lei avrai l’angelo che ti guiderร e ti allontanerร dai pericoli di Babilonia e di Sodoma, perchรฉ non ti colga il mio castigo. In lei avrai una madre che ti amerร , un’amica che ti consolerร , una signora che ti comanderร , una protettrice che ti difenderร e una regina che servirai e alla quale ubbidirai in felice schiavitรน. Nelle virtรน che praticรฒ la Madre del mio Unigenito nel tempio, troverai una regola universale di somma perfezione, su cui potrai ordinare la tua vita, uno specchio senza macchia che riflette l’immagine del Verbo incarnato, un ritratto preciso di tutta la santitร di lui. Vi troverai la bellezza della verginitร , le attrattive dell’umiltร , la prontezza della devozione e dell’ubbidienza, la fermezza della fede, la sicurezza della speranza, il fuoco della caritร e un quadro preciso di tutte le meraviglie della mia destra. Questo รจ l’esempio con cui devi regolare la tua vita, questo lo specchio dinanzi al quale devi aggiustarti e adornarti per accrescere la tua bellezza e grazia, come sposa che brama apparire al cospetto del suo sposo e Signoreยป.
464. ยซSe la nobiltร ed il merito del maestro servono da stimolo al discepolo, rendendogli piรน amabile la sua dottrina, chi mai potrร attirarti con maggior forza di una maestra che รจ la Madre stessa del Signore? Chi piรน di colei che fu da me scelta come la piรน pura e santa tra le creature, senza macchia di colpa, affinchรฉ fosse al tempo stesso vergine e Madre del mio Unigenito, che รจ lo splendore della mia divinitร nella mia stessa sostanza? Ascolta, dunque, una cosรฌ sovrana maestra; seguila imitandola in tutto e medita sempre senza interruzione le sue ammirabili qualitร e virtรน. A tale scopo devi riflettere sulla sua vita nel tempio; essa fu come un originale che devono ricopiare tutte le anime le quali, sul suo esempio, si consacrano per essere spose di Cristoยป. Questo รจ l’insegnamento che mi fu dato dall’Altissimo riguardo a ciรฒ che Maria fece durante gli anni vissuti nel tempio.
465. Discendo ora nei particolari circa le sue occupazioni, dopo quella visione della Divinitร di cui ho giร detto. Dopo aver offerto tutta se stessa al Signore e tutte le sue cose alla maestra, restando assolutamente povera e abbandonata nelle mani dell’ubbidienza, coprendo sotto il velo di queste virtรน i tesori di sapienza e grazia in cui superava i piรน alti serafini, chiese umilmente ai sacerdoti ed alla maestra che le indicassero la norma di vita che doveva osservare e le occupazioni in cui doveva esercitarsi. Il sacerdote ed Anna, la maestra, guidati dalla luce divina loro data, parlarono insieme e, desiderosi di assegnare all’eccelsa Bambina compiti proporzionati all’etร di tre anni, la chiamarono alla loro presenza. La Principessa del cielo per udirli si mise in ginocchio dinanzi a loro; essi le dissero di alzarsi, ma la bambina, con tutta modestia, li pregรฒ che le permettessero di stare in quella posizione, dal momento che si trovava alla presenza del ministro e sacerdote dell’Altissimo e della sua maestra, dei quali voleva rispettare l’ufficio e la dignitร .
466. Il sacerdote allora le parlรฒ dicendo: ยซFiglia, ancora piccola il Signore vi ha condotto a questa casa, suo santo tempio; mostratevi dunque a lui grata per tale favore e procurate di approfittarne adoperandovi molto nel servirlo con sinceritร e cuore perfetto, studiandovi d’apprendere e di rivestirvi in ogni modo di virtรน. Cosรฌ da questo sacro luogo potrete poi ritornare nel mondo pronta per sopportare i suoi travagli e ben armata per difendervi dai suoi pericoli. Obbedite alla vostra maestra Anna e cominciate per tempo a portare il giogo soave della virtรน, affinchรฉ vi sia meno pesante per il resto della vitaยป. La bambina rispose: ยซVi prego, o signor mio, come sacerdote e ministro dell’Altissimo di cui fate le veci, e allo stesso tempo prego la mia maestra di volermi comandare e insegnare ciรฒ che io devo fare per non sbagliare; ve ne supplico, desiderosa in tutto di ubbidire alla vostra volontร ยป.
467. Il sacerdote ed Anna, la maestra, avvertivano una grande illuminazione interiore ed una certa forza divina che li spingeva a dedicarsi in modo particolare alla Bambina e ad aver cura di lei piรน che delle altre; perciรฒ, comunicandรฒsi il grande concetto che ciascuno di loro si era fatto, senza perรฒ conoscere da dove venisse loro quel misterioso impulso, decisero di assisterla e di occuparsi di lei e della sua direzione con una sollecitudine tutta speciale. Non potendo perรฒ questo estendersi soltanto alle azioni esteriori e visibili, non le potevano dare delle norme per gli atti interiori e per gli affetti del cuore, che solo l’Altissimo regolava con singolare protezione e grazia; cosรฌ quel candido cuore restรฒ pienamente libero per crescere ed avanzare nelle virtรน interiori, senza cessare un solo istante di praticarle tutte nel sommo grado della loro perfezione.
468. Il sacerdote le diede delle indicazioni dicendole: ยซFiglia mia, ecco come dovrete regolare le vostre azioni. Alle lodi, ai cantici del Signore, voi assisterete con devozione e non tralascerete mai nelle vostre orazioni di pregare l’Altissimo per i bisogni del tempio e del suo popolo e per la venuta del Messia. Alle ore otto della sera vi ritirerete a dormire e all’aurora vi leverete a pregare e benedire il Signore fino all’ora terza. Da terza fino a mezzogiorno sarete occupata in qualche lavoro manuale, perchรฉ possiate essere istruita in tutto. Nella refezione che prenderete dopo il lavoro, osserverete la temperanza che conviene. Quindi subito ve ne andrete ad ascoltare ciรฒ che v’in segnerร la vostra maestra; il resto del giorno lo occuperete nella lettura delle sacre Scritture. In tutto poi mostratevi umile, affabile ed ubbidiente a quanto la maestra vi comanderร ยป.
469. La santa Bambina, ascoltando il sacerdote, rimase sempre in ginocchio, quindi gli chiese la benedizione e la mano per baciarla; cosรฌ fece anche con la maestra. Nel suo cuore, intanto, si propose di vivere osservando quanto le avevano indicato per tutto il tempo che fosse rimasta in quel luogo, se non le avessero comandato altrimenti. Quanto si era proposto, poi, lo adempรฌ come se fosse stata l’ultima delle discepole, benchรฉ in realtร lei fosse la maestra d’ogni santitร e virtรน. Veramente i suoi affetti e il suo ardente amore si estendevano a molte piรน opere esteriori di quelle che le ordinavano, ma sempre le sottopose al giudizio del ministro del Signore, anteponendo il sacrificio della santa e perfetta ubbidienza al proprio parere e a tutti i suoi fervori; come maestra d’ogni perfezione, conosceva che si compie meglio la volontร divina abbandonandosi umilmente ad ubbidire che non con le piรน sublimi aspirazioni ad altre virtรน. Questo raro esempio insegna a noi religiose a non seguire i nostri entusiasmi, nรฉ i nostri giudizi contro quelli dei superiori e contro l’ubbidienza impostaci dalla loro volontร ; รจ Dio stesso che in loro ci indica qual รจ il suo beneplacito, mentre noi nei nostri desideri cerchiamo di soddisfare il nostro capriccio. Se nei superiori opera Dio, in noi, invece, quando ci opponiamo a loro, operano la tentazione, la passione cieca e l’inganno.
470. La Regina e signora nostra si distinse maggiormente, oltre quanto le ordinarono, nel chiedere il permesso alla sua maestra di servire tutte le sue compagne, d’esercitare i piรน umili servizi della casa, come spazzare, pulire, lavare le stoviglie. E quantunque questo potesse sembrare una novitร , poichรฉ si era soliti trattare con particolare riguardo le primogenite, l’umiltร incomparabile della divina Principessa non poteva frenarsi, nรฉ contenersi nei limiti della maestร , senza abbassarsi alle occupazioni piรน vili, che faceva con umiltร cosรฌ vigilante da prevenire tutte le altre. Con la scienza infusa che aveva, conosceva giร tutti i misteri e i riti del tempio; eppure, come se non li conoscesse per nulla, li volle apprendere con la disciplina e l’esperienza, senza mancare mai ad alcuna celebrazione. Era poi molto attenta a vivere nel sincero disprezzo di sรฉ, a ricercare la propria umiliazione ed ogni mattina e sera chiedeva la benedizione alla sua maestra e le baciava la mano; faceva cosรฌ anche quando la maestra le ordinava qualche atto di umiltร e le dava il permesso di farne. Alcune volte, se glielo concedeva, le baciava anche i piedi con profondissima umiltร .
471. L’eccelsa Principessa era cosรฌ docile, cosรฌ premurosa, sottomessa e diligente nell’umiliarsi, nel servire e nel rispettare tutte le giovani che vivevano nel tempio, che a tutte rapiva il cuore e a tutte ubbidiva come se ciascuna fosse la sua maestra. E, per l’ineffabile e celestiale prudenza che aveva, sapeva ordinare le sue azioni in modo da non perdere alcuna occasione per prevenire tutte le altre nelle opere manuali, umili e che fossero allo stesso tempo di servizio alle sue compagne e di gradimento alla divina volontร .
472. Ora, che dovrรฒ dire io, vilissima creatura, o che dovremo dire tutti noi cristiani, figli della santa Chiesa, giunti a questo punto a scrivere e meditare questo esempio vivo di umiltร ? Ci pare una gran virtรน che l’inferiore ubbidisca al superiore ed il minore al maggiore, ancor piรน grande che l’uguale s’adatti ad ubbidire in ciรฒ che gli comanda un altro suo uguale; ma chi non resterร stupito e chi non si vergognerร della sua vana superbia, vedendo che la Regina si umilia alla schiava, la santissima e perfettissima fra tutte le creature ad un verme, la signora del cielo e della terra ad un’infima donna e tutto ciรฒ sinceramente e di vero cuore? Chi รจ che si guarda in questo lucido specchio e non vede la propria infelice presunzione? Chi potrร immaginare di avere conosciuto la vera umiltร e tanto meno di saperla praticare, quando la ravvisa e la contempla in Maria santissima? Noi, che viviamo sotto l’ubbidienza promessa, ricorriamo a questa luce per conoscere e correggere i nostri disordini, quando l’ubbidienza dei superiori, rappresentanti di Dio, ci รจ molesta e dura opponendosi alle nostre voglie. Venga meno la nostra durezza, si umilii la nostra superbia, svanisca anche la presunzione di chi si crede ubbidiente ed umile solo per essersi talvolta sottomesso ai superiori, mentre non รจ ancora giunto a persuadersi d’essere inferiore a tutti, come si giudicรฒ colei che รจ a tutti superiore.
473. La bellezza, la gentilezza e l’affabilitร della nostra Regina erano incomparabili; in lei si trovavano in grado perfetto tutti i doni naturali di anima e corpo e questi, fatti risaltare dalla luce della grazia sovrannaturale e divina che riverberava in essi, presentavano un ammirabile composto di bellezza e di grazia nell’essere e nell’operare, che attirava l’ammirazione e rapiva il cuore di tutti. Tuttavia la divina Provvidenza moderava le dimostrazioni che avrebbero fatto quanti trattavano con lei, se si fossero abbandonati alla forza dell’amore che li accendeva a suo riguardo. Nel mangiare e nel dormire era, come nelle altre virtรน, perfettissima; si regolava con grande temperanza, senza mai eccedere, moderandosi anche in ciรฒ che era necessario. Benchรฉ il breve sonno che prendeva non le impedisse l’altissima e usuale contemplazione, se ciรฒ fosse dipeso dalla sua volontร , ne avrebbe fatto a meno; ma per ubbidire, nel tempo assegnato si ritirava e cosรฌ nel suo umile e povero letto pieno di virtรน e attorniato dagli angeli e dai serafini, che la custodivano e assistevano, godeva delle visioni piรน alte, esclusa quella beatifica, e dell’amore piรน infiammato.
474. Distribuiva le sue occupazioni con rara discrezione, dando a ciascuna il tempo opportuno. Leggeva molto le Scritture e la sua scienza infusa la rendeva cosรฌ capace di penetrare in esse e nei loro misteri, che nessuno le restรฒ nascosto. In veritร l’Altissimo le manifestรฒ tutti i segreti e lei, parlando con i suoi santi angeli custodi e domandando molte cose con profonditร e acutezza, si confermava in essi. Se questa sovrana Maestra avesse scritto ciรฒ che comprese, noi possederemmo molte altre scritture divine; riguardo poi a quelle che possediamo, avremmo conoscenza completa e perfetta dei profondi misteri e significati che racchiudono. Lei perรฒ, di tutta questa pienezza di scienza, si avvaleva per culto, lode e amore di Dio; la indirizzava tutta a questo fine, senza che in lei alcun raggio di luce rimanesse ozioso o sterile. Celere nel ragionare, profonda nell’intendere, alta e nobile nei pensieri, prudente nell’eleggere e disporre, efficace nell’operare, in tutto era una regola perfetta ed un oggetto prodigioso di stupore agli uomini e agli angeli, nonchรฉ al Signore stesso, che l’aveva fatta tutta a misura del suo cuore e del suo compiacimento.
Insegnamento dell’eccelsa Signora
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475. Figlia mia, la natura umana รจ imperfetta e negligente nell’operare la virtรน. Essa รจ fragile, e presto viene meno, perchรฉ รจ molto incline al riposo e ripugna la fatica con tutte le sue forze. Perciรฒ, quando l’anima ascolta e asseconda i propri istinti, questi prendono talmente il sopravvento sulle forze della ragione e dello spirito, che le riducono a vile e pericolosa servitรน. In qualunque anima questo disordine รจ terribile, ma incomparabilmente di piรน Dio lo aborrisce nei suoi ministri e nei religiosi, per i quali, essendo piรน strettamente obbligati ad esser perfetti, รจ anche maggiore il danno di non uscire sempre vittoriosi da questa lotta con le passioni. Da questa tiepidezza nella resistenza e dall’essere frequentemente vinti, risulta una tale spossatezza e perversitร di giudizio, che giungono a contentarsi di fare alcune manifestazioni di virtรน assai superficiali, credendosi con ciรฒ sicuri; anzi, sembra loro di trasportare un monte da un luogo all’altro, senza invece aver fatto alcuna cosa di reale profitto. Il demonio poi vi aggiunge altre distrazioni e tentazioni in modo che, tenendo in poco conto le leggi della vita religiosa, vengono a mancare quasi in tutte e, giudicando ciascuna come cosa piccola e da poco, arrivano al punto di perdere la retta cognizione delle virtรน e di vivere in una falsa sicurezza.
476. Quindi, o figlia mia, guardati bene da un cosรฌ pericoloso inganno e considera che trascurare volontariamente un’imperfezione dispone e apre la via ad altre, che portano ai peccati veniali, e questi ai mortali; cosรฌ, via via, procedendo di abisso in abisso, si arriva al fondo e a compiere ogni male. Per prevenire questa rovina, si deve bloccare la corrente da molto lontano, poichรฉ un atto che forse pare piccolo รจ una difesa che tiene distante il nemico; i precetti e le leggi delle opere maggiori obbligatorie sono poi il muro della coscienza, per cui, se il demonio rompe il primo baluardo e se ne impossessa, si avvicina per impadronirsi del secondo e se in questo fa una prima breccia con qualche peccato, anche se non grave, รจ giร al punto di poter dare l’assalto al regno interiore dell’anima con facilitร e quasi con certezza di riuscita. Perciรฒ essa, trovandosi debilitata per gli atti viziosi, priva delle forze della grazia, non resiste piรน con vigore e il demonio, che l’ha giร in parte conquistata, finisce per assoggettarla pienamente ed opprimerla, senza incontrare resistenza.
477. Considera dunque, o carissima, quanta debba essere la tua vigilanza fra tanti pericoli, per non addormentarti in mezzo ad essi. Considera che sei religiosa, sposa di Cristo, superiora, istruita, illuminata e piena dei piรน singolari benefici; perciรฒ a misura di questi ed altri titoli compresi in essi, devi essere tanto piรน sollecita, dovendo mostrarti riconoscente al Signore e ricambiarlo. Impegnati per essere puntuale nell’osservanza di tutti i riti e di tutte le leggi della vita religiosa; per te non ci sia nรฉ precetto, nรฉ comando, nรฉ atto di perfezione che sia piccolo. Non disprezzarne alcuno, ma osservali tutti, perchรฉ agli occhi di Dio tutto ciรฒ che si fa per suo compiacimento รจ prezioso e grande. ร certo che a lui รจ caro veder adempiuto ciรฒ che comanda e il non curarsene l’offende. Considera in tutto che hai uno Sposo cui devi piacere, un Dio cui devi servire, un Padre cui devi ubbidire, un Giudice che devi temere e una Maestra che devi imitare e seguire.
478. Per adempiere tutto ciรฒ ti conviene rinnovare nella tua anima una risoluzione forte ed efficace, non dare ascolto alle tue inclinazioni e non assecondare la debolezza della tua pigra natura. Per le difficoltร che avvertirai, non omettere alcuna azione, fosse anche di baciare la terra quando sei solita farlo, come si usa nella vita religiosa. Tanto il poco quanto il molto adempilo con affetto e costanza e sarai cosรฌ gradita agli occhi di mio Figlio ed ai miei. Nelle opere che vorrai offrire spontaneamente chiedi consiglio al tuo confessore o al tuo superiore supplicando Dio che dia loro luce per comprendere e presentandoti poi spoglia d’ogni inclinazione e d’ogni desiderio. Ciรฒ che ti ordineranno scrivilo nel tuo cuore e realizzalo con puntualitร ; non decidere mai di fare alcuna cosa per buona che ti sembri, quando ti รจ possibile ricorrere all’obbedienza e al consiglio; infatti la volontร di Dio ti si manifesterร sempre in questo
CAPITOLO 5
Il grado perfetto delle virtรน di Maria santissima e come erano da lei praticate.
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479. La virtรน adorna e nobilita la razionalitร della creatura e la inclina a bene operare. ร’ una qualitร permanente che difficilmente si separa dalla facoltร , a differenza dell’atto che subito passa e non rimane. Inclina alle azioni rendendole facili e buone, cosa che la sola facoltร non fa, in quanto indifferente sia alle opere buone che alle cattive. Maria santissima fu adornata, fin dal primo istante della sua vita, con tutte le virtรน in grado eminente e queste andarono aumentando continuamente mediante la grazia che le veniva rinnovata e mediante le opere perfette con cui esercitava tutte le virtรน infuse in lei dal Signore, acquistandosi i piรน alti meriti.
480. Poichรฉ la celeste Principessa non fu toccata dalla colpa, che inclina al male e resiste al bene, queste facoltร non erano in lei disordinate, nรฉ avevano quella ripugnanza da vincere che abbiamo noi; inoltre avevano una certa attitudine ad essere rese inclini dalle virtรน a ciรฒ che รจ migliore, piรน perfetto, piรน santo e piรน lodevole. Tuttavia, in quanto semplice creatura passibile, era anche soggetta a sentire pena, nonchรฉ a propendere, senza colpa, al lecito riposo, tralasciando almeno alcune opere che eccedono il dovuto. A vincere questa inclinazione naturale l’aiutarono le virtรน, con il cui impulso la Regina del cielo cooperรฒ cosรฌ coraggiosamente che mai rese vana o impedรฌ la forza con la quale esse in tutte le opere la muovevano e la purificavano.
481. L’anima di Maria, dotata di tutte le virtรน, ordinate tra loro nella piรน bella armonia, era talmente illuminata, nobilitata, indirizzata al bene e al fine ultimo d’ogni creatura, docile, pronta, attiva ed allegra nel bene operare che, se fosse possibile alla nostra debole vista penetrare nel segreto di quel cuore, lo vedremmo come l’oggetto piรน bello e piรน ammirabile di tutte le creature, quello di maggiore godimento dopo lo stesso Dio. Tutte le virtรน si ritrovavano in Maria santissima come nel proprio centro; in lei toccavano la loro ultima perfezione senza che si potesse dire: ยซManca ancora questo per essere cosa perfettamente bellaยป. Oltre le virtรน infuse, ebbe anche quelle acquisite, che si procurรฒ con l’esercizio e con l’uso. E quantunque nelle altre anime si dica che un solo atto non รจ virtรน, perchรฉ รจ necessario ripeterne molti per acquistaHa, in Maria santissima le opere furono tanto efficaci, intense e perfette, che ciascuna di esse sorpassava quelle delle altre creature tutte insieme. E poichรฉ in lei furono cosรฌ ripetuti gli atti virtuosi senza perdere nulla della loro efficacia, chi potrร comprendere quali virtรน furono quelle che la divina Signora acquistรฒ con le proprie opere? D’altronde, se la bontร dell’atto virtuoso si desume non solo dal modo in cui si compie, ma altresรฌ dal fine per cui si fa, ecco che questo fine in Maria santissima fu il piรน alto che le opere delle creature possano avere: fu il medesimo Dio. Perciรฒ non fece nulla senza essere mossa dalla grazia e senza indirizzare l’opera alla maggior gloria e al compiacimento del Signore, guardando sempre a lui come motivo ed ultimo fine.
482. Queste due specie di virtรน infuse e acquisite hanno come base un’altra virtรน detta naturale, perchรฉ nasce in noi con noi stessi, in forza della natura razionale; si chiama sinderesi. ร questa una cognizione, proveniente dalla luce dell’intelletto, dei primi fondamenti e principi della virtรน, un’inclinazione della volontร alla virtรน; corrisponde a quella luce dell’intelletto da cui procede, come la cognizione che devi amare chi ti fa del bene, che non devi fare agli altri ciรฒ che non vuoi sia fatto a te stesso, o cose simili. Nella nostra Regina questa virtรน naturale si trovava in modo eccellente ed ella, con somma chiarezza, ne riceveva tutto il bene che ne poteva derivare, fino alle piรน remote conseguenze, poichรฉ le permetteva di ragionare con incredibile vivacitร e rettitudine. Per questi ragionamenti si avvaleva della sua conoscenza infusa delle creature, specialmente delle piรน nobili ed universali: dei cieli, del sole, della luna, delle stelle, dei pianeti e dell’armonia con cui sono disposti. Invitava tutte queste creature a lodare il loro Creatore e ad attirare l’uomo dietro a sรฉ per fargli conoscere Dio, senza trattenerlo, se non per quanto fosse utile ad elevarlo al creatore ed autore di tutto.
483. Le virtรน infuse si riducono a due ordini o classi. Nella prima entrano soltanto quelle che hanno per oggetto immediato Dio. Per questo si chiamano teologali e sono la fede, la speranza e la caritร . Nel secondo ordine stanno tutte le altre virtรน che per oggetto prossimo hanno qualche mezzo o bene onesto, che serve ad indirizzare l’anima verso il fine ultimo: Dio stesso; queste si chiamano virtรน morali, perchรฉ appartengono ai costumi e, sebbene siano molte come numero, si riducono a quattro cardini: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Di tutte queste virtรน e delle loro specie parlerรฒ piรน avanti, per spiegare come tutte e ciascuna si trovavano nella nostra Regina. Per ora avverto solamente in generale che nessuna le mancรฒ nel piรน perfetto grado e che con esse ebbe tutti i doni e tutti i frutti dello Spirito Santo, nonchรฉ le beatitudini. Fin dal primo istante della sua concezione, Dio non tralasciรฒ d’infonderle, tanto nella volontร quanto nell’intelletto, nessun genere di grazia e beneficio, per abbellire con perfezione la sua anima e le sue facoltร . Per dirlo in una parola: quanto di buono l’Altissimo potรฉ darle, come Madre del suo Figlio e secondo la sua capacitร di semplice creatura, tutto le diede in altissimo grado. Inoltre, tutte queste virtรน si accrebbero in lei: quelle infuse perchรฉ le aumentรฒ con i suoi meriti, quelle acquisite perchรฉ le generรฒ con gli intensissimi atti che faceva.
Insegnamento della Madre di Dio
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484. Figlia mia, l’Altissimo, a tutti gli uomini, senza differenza, comunica la luce delle virtรน naturali. A quelli poi che con l’esercizio di esse e mediante gli altri aiuti divini dispongono il loro animo, egli concede anche le virtรน infuse, dando loro la grazia giustificante; come Autore della natura e della grazia distribuisce tali doni, secondo la sua equitร e il suo beneplacito. Nel battesimo infonde le virtรน della fede, della speranza e della caritร e con esse anche altre, affinchรฉ, col soccorso di tutte, la creatura operi bene, senza contentarsi soltanto di conservare i doni ricevuti in virtรน del sacramento, studiando di acquistarne altri con le proprie forze ed i propri meriti. Certamente sarebbe somma fortuna e felicitร per gli uomini poter corrispondere all’amore dimostrato dal loro Creatore e redentore nell’abbellire in tale modo le loro anime e nell’agevolare l’esercizio virtuoso della volontร mediante le grazie infuse. Invece, non corrispondere a tale beneficio li rende estremamente infelici, poichรฉ in questa slealtร consiste la prima e la maggiore vittoria del demonio contro di loro.
485. Da te voglio, o anima, che ti eserciti e ti adoperi con le virtรน naturali e soprannaturali per acquistarne altre, ripetendo con incessante diligenza gli atti di quelle che Dio amabilmente e liberalmente ti ha comunicate. Ti sia utile per questo pensare che i doni infusi, uniti a quelli che l’anima va in seguito acquistando e guadagnando, formano un ornamento e una composizione d’ammirabile bellezza e di sommo gradimento agli occhi dell’Altissimo. Rifletti inoltre, o carissima: se tu, dopo che la mano del Signore รจ stata cosรฌ generosa con la tua anima nel profondere tali benefici e nell’arricchirti della sua grazia, ti mostrassi ingrata, la tua colpa e la tua responsabilitร sarebbero maggiori di quelle di molte generazioni. Considera bene la bellezza delle virtรน, che anche da sole illuminano le anime; perciรฒ sarebbe giร cosa grande ed onorevole il possederle, anche se non avessero altro fine che quello naturale e non le seguisse altro premio. Inoltre, quanto piรน sublimi le rende avere per loro ultimo fine Dio stesso, che รจ ercano con la veritร e la bontร insite in loro! E quanto grande รจ il premio, dal momento che fanno capo allo stesso Dio, rendendo cosรฌ la creatura pienamente fortunata e felice!
CAPITOLO 6
La virtรน della fede e il suo esercizio in Maria santissima.
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486. Secondo quanto riferisce san Luca, santa Elisabetta compendiรฒ in breve la grandezza della fede di Maria santissima, quando le disse:ย Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore.ย La fede di questa gran Signora si deve misurare dal grado della sua felicitร e beatitudine e dalla sua ineffabile dignitร ; se ella infatti giunse alla maggiore grandezza possibile dopo quella di Dio, ciรฒ avvenne per la singolare eccellenza della sua fede. Credette che il piรน grande di tutti i misteri si doveva compiere in lei e nel prestare fede a questa veritร , del tutto nuova e mai udita prima, fu tale la sua prudenza e scienza da trascendere ogni intelletto umano ed angelico. Il modello della sua fede poteva essere tracciato soltanto nella mente divina, nella quale tutte le virtรน di questa Regina vennero come fabbricate dal braccio potente dell’Altissimo. Io mi trovo sempre molto imbarazzata nel parlare di queste virtรน, specialmente di quelle interiori, perchรฉ da una parte รจ assai grande la luce che intorno ad esse mi รจ stata data, dall’altra sono molto limitati i termini umani per spiegare i concetti e gli atti di fede generati nell’intelletto e nello spirito della piรน fedele di tutte le creature, anzi di colei che da sola vale piรน di tutte le altre creature insieme. Purtroppo mi riconosco incapace di dire quello che richiederebbe il mio desiderio e, molto piรน, l’argomento; tuttavia dirรฒ quel che potrรฒ.
487. La fede, in Maria santissima, toccรฒ il sommo grado di perfezione raggiungibile in una creatura umana; questa virtรน fu in lei come un prodigio manifesto della potenza divina in mezzo a tutta la natura creata. Perciรฒ in qualche modo servรฌ per soddisfare Dio, compensando la mancanza di fede degli altri uomini. A loro, ancora viatori, l’Altissimo diede questa bella virtรน, perchรฉ con lo spirito si elevassero alla conoscenza dei suoi misteri e delle sue opere, con la certezza, la sicurezza e l’infallibilitร di chi lo vede giร faccia a faccia, come gli angeli beati; infatti lo stesso oggetto e la stessa veritร che questi vedono con piena chiarezza, appare anche a noi per fede, cioรจ sotto il velo e la nube di questa virtรน.
488. Basta volgere gli occhi al mondo per conoscere subito quante nazioni, monarchie e province fin dal principio si sono rese indegne di questo magnifico beneficio, cosรฌ male apprezzato e contraccambiato dai mortali; quante lo hanno infelicemente rigettato da sรฉ, dopo che il Signore l’aveva loro misericordiosamente concesso; quanti fedeli, dopo averlo ricevuto senza alcun merito, non sanno trarne profitto sfruttandolo, ma lo tengono invece come cosa superflua, di nessun valore. E cosรฌ, invece di essere loro guida per raggiungere l’ultimo fine, resta ozioso, inutile e senza alcun effetto o vantaggio. Quindi alla giustizia divina conveniva trovare qualche risarcimento a questa commiserabile perdita, in modo che un cosรฌ incomparabile beneficio non rimanesse senza un adeguato e proporzionato contraccambio da parte delle creature, per quanto fosse loro possibile. Perciรฒ fra tutte Dio ne volle trovare almeno qualcuna in cui la virtรน della fede fosse in grado perfetto, per servire da esempio e misura a tutte le altre.
489. Questo fu appunto quello a cui provvide la grande fede di Maria santissima. Fu tale che, se anche al mondo non vi fosse stato nessun altro al di fuori di lei, a Dio sarebbe convenuto creare questa bella virtรน, a causa di lei e per lei. Maria da sola, con la sua grandissima fede, fece si che la divina Provvidenza non patisse mancanza da parte degli uomini, nรฉ restasse delusa a causa della poca corrispondenza degli uomini a tale riguardo. A questo provvide la fede della sovrana Regina che riprodusse in sรฉ con somma perfezione la divina idea di questa virtรน. Quindi la sua fede puรฒ servire da norma e misura a tutti gli altri credenti, i quali saranno piรน o meno avanzati in questa virtรน, a seconda di quanto si accosteranno alla perfezione dell’incomparabile fede di lei. Maria fu perciรฒ eletta maestra ed esempio per tutti i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli, i Martiri e quanti hanno creduto e crederanno sino alla fine del mondo.
490. Qualcuno potrebbe avere dubbi su come la Regina del cielo potesse esercitare la fede, poichรฉ ebbe molte visioni chiare della Divinitร e molte altre astrattive, ossia quelle che rendono evidente all’intelletto ciรฒ che conosce. Il dubbio si fonderebbe sulle parole della Scrittura: Laย fede รจ fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.ย ร come dire che, riguardo alle cose che ora speriamo, cioรจ l’ultimo fine e la beatitudine, finchรฉ viviamo non abbiamo altra presenza nรฉ sostanza od essenza fuorchรฉ quella che la fede contiene nel suo oggetto creduto oscuramente e come attraverso uno specchio; la forza di questa fede ispirata ci inclina a credere ciรฒ che non vediamo, cosรฌ come l’infallibile certezza di ciรฒ che crediamo conferisce alla ragione una testimonianza convincente e alla volontร sicurezza, per cui si crede senza dubbio ciรฒ che si desidera e si spera. Conformemente a questa dottrina, se la santissima Vergine era giunta in questa vita a vedere e a possedere Dio senza il velo della fede, non pare che le dovesse restare alcuna oscuritร , cosรฌ da dover credere per fede ciรฒ che aveva visto faccia a faccia, tanto piรน se nel suo intelletto rimanevano le immagini acquistate nella visione chiara, o almeno evidente, della Divinitร .
491. Questo dubbio, anzichรฉ contrastare l’esistenza della fede in Maria santissima, la ingrandisce e la innalza moltissimo. In realtร il Signore, privilegiando sua Madre in questa virtรน, come in quella della speranza, volle che si distinguesse e si elevasse al di sopra di tutti gli altri viatori. Perchรฉ ella fosse maestra ed artefice di queste grandi virtรน, Dio volle che il suo intelletto fosse illuminato talora con gli atti perfetti della fede e della speranza, talora con la visione e col possesso, benchรฉ transitorio, del fine e dell’oggetto che credeva e sperava; cosรฌ avrebbe potuto conoscere nella loro origine e gustare alla loro fonte quelle veritร che, come maestra dei credenti, avrebbe dovuto insegnare a credere. D’altronde era facile per il potere di Dio congiungere queste due cose nell’anima santissima di Maria; ed essendo facile, era in qualche modo come dovuto alla sua purissima Madre, dal momento che per lei nessun privilegio, per quanto grande, era sconveniente, nรฉ doveva mancarle.
492. ร pur vero che la chiarezza dell’oggetto che conosciamo non puรฒ stare insieme all’oscuritร della fede, con la quale crediamo ciรฒ che non si vede, come il possesso non puรฒ stare con la speranza. Per questo Maria santissima, quando godeva di queste visioni chiare o astrattive, non esercitava gli atti oscuri della fede, nรฉ usava tale virtรน, ma solo la scienza infusa. Perรฒ non per questo restavano oziose le due virtรน teologali della fede e della speranza, perchรฉ il Signore, quando voleva che Maria santissima ne facesse uso, sospendeva le visioni chiare ed evidenti, con le quali cessava la scienza attuale ed operava la sola fede oscura. La sovrana Regina restava a volte in tale stato perfetto quando il Signore si nascondeva e le sottraeva la conoscenza chiara, come accadde nel mistero dell’incarnazione.
493. Veramente non conveniva che la Madre di Dio fosse priva del premio delle virtรน infuse della fede e della speranza; per ottenerlo aveva da meritarlo e per mentarlo aveva da esercitare queste virtรน in misura proporzionata al premio. E siccome questo fu incomparabile, tali furono anche gli atti di fede che questa grande Signora esercitรฒ circa ciascuna delle veritร cattoliche, che conobbe e credette tutte, in modo chiaro e perfetto, come viatrice. Da una parte รจ chiaro che, quando l’intelletto ha evidenza di ciรฒ che conosce, non aspetta, per aderirvi, l’assenso della volontร ; prima che questa glielo comandi รจ costretto, dalla medesima chiarezza, a prestare fermo consenso. D’altra parte รจ certo che, quando Maria santissima acconsenรน all’annuncio dell’arcangelo, fu degna d’incomparabile premio, perchรฉ nell’assenso a tale mistero ebbe il merito, come avvenne anche negli altri misteri a cui ugualmente credette. Ora, come poteva avvenire ciรฒ se non perchรฉ l’Altissimo aveva disposto che in questi casi usasse della sola fede infusa e non della scienza? Tuttavia anche quando operava con la scienza aveva il suo merito per l’amore col quale la esercitava.
494. Neppure quando perse Gesรน fanciullo ebbe l’uso della scienza infusa, con la quale avrebbe potuto conoscere dove ritrovarlo. Allora non ebbe nemmeno visioni chiare di Dio. Lo stesso accadde ai piedi della croce, quando il Signore sospese le illuminazioni che nell’anima santissima di sua Madre avrebbero impedito il dolore. In quel momento, infatti, conveniva che lo sentisse e che operassero la sola fede e la sola speranza. Il gaudio che le avrebbe prodotto qualunque visione o conoscenza di Dio, anche se astrattiva, naturalmente avrebbe impedito il dolore, a meno che Dio non avesse fatto un miracolo per cui potessero stare insieme pena e giubilo. Ma alla divina Maestร conveniva lasciare la Regina del cielo nella sofferenza, perchรฉ i meriti e l’imitazione del suo Figlio santissimo potessero stare insieme con le sue grazie e la sua dignitร di Madre. Per questo cercรฒ il fanciullo con dolore, come lei stessa disse, e con fede viva e speranza. Lo stesso accadde nella passione e resurrezione dell’unico e amato Figlio; in quel momento la fede della Chiesa perseverรฒ solo in lei, sua maestra e fondatrice.
495. Tre condizioni o qualitร particolari si possono considerare nella fede di Maria santissima: la continuitร , l’intensitร e la chiarezza con la quale credeva. La continuitร s’interrompeva solo quando con chiarezza intuitiva o evidenza astrattiva contemplava la Divinitร , come ho giร riferito. Anche se solo il Signore poteva sapere quando la sua santissima Madre esercitava gli uni o gli altri atti interiori con cui lo conosceva, รจ certo che mai l’intelletto della Regina del cielo rimase ozioso, cosicchรฉ dalla sua concezione non perse mai di vista Dio. Quando era sospesa la fede, godeva della visione chiara della Divinitร o dell’evidenza dell’altissima scienza infusa; quando le era occultata questa conoscenza subentrava la fede, e nella successione e vicissitudine di questi atti si scorgeva una regolarissima armonia nella mente di Maria sanfissima, tanto che l’Altissimo invitava gli spiriti angelici a contemplaila, secondo quanto dice lo sposo nel Cantico dei Cantici:ย Tu che abiti nei giardiniย –ย compagni stanno in ascolto – fammi sentire la tua voce.
496. La fede della sovrana Principessa, per la sua efficacia e intensitร , superรฒ quella di tutti gli Apostoli, i Profeti e i Santi messi insieme, tanto da raggiungere il massimo livello possibile in una semplice creatura; Maria ebbe inoltre la fede che mancรฒ a tutti coloro che non hanno creduto, cosicchรฉ con tale sua virtรน avrebbe potuto illuminarli tutti. E quando gli Apostoli al momento della passione vennero meno, in lei la fede perseverรฒ talmente robusta, ferma e costante, che se tutte le tentazioni, gli inganni, le falsitร e gli errori del mondo si fossero uniti, non avrebbero potuto impedire nรฉ turbare l’invincibile fede della Regina dei fedeli, perchรฉ colei che ne รจ fondatrice e maestra li avrebbe superati e contro tutti sarebbe riuscita vittoriosa e trionfante.
497. La chiarezza, o intelligenza, con la quale credeva esplicitamente tutte le veritร divine, non si puรฒ ridurre a parole senza oscurarla. Maria santissima sapeva tutto ciรฒ che credeva e credeva tutto quanto sapeva; la scienza teologica infusa della credibilitร dei misteri della fede e la loro intelligenza stava in questa Vergine sapiente nel grado piรน sublime possibile a una semplice creatura. La scienza e la memoria, superiori a quelle degli angeli, erano in lei sempre in atto senza mai farle scordare ciรฒ che apprendeva; faceva uso di questi doni per credere profondamente, eccetto quando Dio stesso ordinava che fosse sospesa la fede. Anche se non era giร beata, ma ancora viatrice, per credere e conoscere Dio, aveva l’intelligenza piรน eminente e piรน immediata, essendo in uno stato supenore a quello di tutti i viatori.
498. Anche se Maria santissima, quando esercitava le virtรน della fede e della speranza, si trovava nello stato per lei piรน ordinario e basso, superava tutti i santi e gli angeli del paradiso; lo stesso accadeva nei meriti, poichรฉ amava piรน di loro. Che cosa sarร stato quello che operava, meritava e l’amore di cui ardeva, quando era sollevata dal potere divino ad altri benefici e ad altro stato piรน sublime, come nella visione beatifica o conoscenza chiara della Divinitร ? Io vorrei almeno che tutti i mortali conoscessero il valore della virtรน della fede, considerandola in questo divino esempio, dove giunse alla perfezione, toccando adeguatamente il fine al quale Dio l’aveva ordinata. Si avvicinino gli infedeli, gli eretici, i pagani e gli idolatri alla maestra della fede, Maria santissima, per esserne illuminati nei loro inganni e tenebrosi errori; ritroveranno il cammino sicuro per giungere all’ultimo fine, per il quale furono creati. Si avvicinino anche i cattolici per conoscere il copioso premio di questa eccellente virtรน: domandino con gli Apostoli al Signore che aumenti loro la fede, non per amvare a quella di Maria santissima, ma per imitarla e seguirla, poichรฉ con la luce della fede ella insegna anche a noi il vero modo di praticarla, e con i suoi altissimi meriti ci dร fondata speranza di riuscirvi.
499. Il patriarca Abramo fu chiamato da san Paolo padre di tutti i credenti, perchรฉ per primo ebbe la promessa del Messia e credette, sperando contro ogni speranza; questo indica quanto fu eccellente la fede del Patriarca che per primo credette alle promesse del Signore, quando non poteva avere umana speranza, sia perchรฉ sua moglie Sara avrebbe dovuto partorirgli un figlio essendo sterile, sia perchรฉ, offrendolo a Dio in sacrificio, come gli veniva ordinato, non capiva in che modo avrebbe potuto avere una discendenza innumerevole. Abramo credette che il potere divino soprannaturale avrebbe realizzato tutto ciรฒ che era naturalmente impossibile e anche altre parole e promesse; per questo meritรฒ di essere chiamato padre dei credenti e di ricevere il segno della fede per la quale era stato giustificato: la circoncisione.
500. Maria, nostra signora, possiede maggiori titoli e prerogative di Abramo per essere chiamata madre della fede e di tutti i credenti; nella sua mano tiene innalzato lo stendardo ed il vessillo della fede per tutti i credenti della legge di grazia. ร’ vero che il Patriarca fu primo in ordine di tempo e fu dato come padre e capo al popolo ebreo, cosรฌ come รจ altrettanto vero che la sua fede nelle promesse riguardanti Cristo nostro Signore e nelle parole dell’Altissimo fu grande ed eccellente. Ma ciรฒ non toglie che la fede di Maria sia stata incomparabilmente piรน ammirabile, cosicchรฉ ella รจ la prima nella dignitร . Infatti, vi era maggiore difficoltร o impossibilitร nel partorire e concepire di una vergine che non in quello di una vecchia sterile; inoltre il patriarca Abramo non era cosรฌ certo che si sarebbe eseguito il sacrificio di Isacco, come lo era Maria santissima che si sarebbe sacrificato suo Figlio. Fu lei che in tutti i misteri credette, operรฒ ed insegnรฒ alla Chiesa come doveva credere nell’Altissimo e nelle opere della redenzione. Cosรฌ, conosciuta la fede di Maria nostra regina, vogliamo concludere che essa รจ madre dei credenti, esempio della fede cattolica e della santa speranza. Al termine di questo capitolo dico che Cristo, nostro redentore e maestro, godendo la somma gloria e la visione beatifica, non aveva fede, nรฉ poteva usare di essa, nรฉ con i suoi atti poteva essere maestro di questa virtรน. Perรฒ, quanto il Signore non potรฉ fare direttamente, lo fece per mezzo di Maria costituendola fondatrice, madre ed esempio della fede della sua Chiesa. Inoltre, vuole che questa sovrana Signora e regina nel giorno del giudizio universale assista il suo santissimo Figlio nel giudicare coloro che non hanno creduto, pur avendo avuto nel mondo un tale esempio.
Insegnamento della Madre di Dio e signora nostra
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501. Figlia mia, il tesoro inestimabile della virtรน della fede divina rimane nascosto a quegli uomini che hanno solamente occhi carnali e terreni, perchรฉ costoro non sanno stimarla e apprezzarla come richiede un dono di cosรฌ incomparabile valore. Considera, carissima, quale era lo stato del mondo quando non aveva fede e quale sarebbe oggi, se il mio figlio e Signore non la conservasse. Quanti uomini, che il mondo ha celebrato come grandi, potenti e saggi, privi della luce della fede, sono precipitati dall’oscuritร della loro infedeltร in abominevoli peccati, e poi nelle tenebre eterne dell’inferno? Quanti condussero e conducono ancora oggi a cecitร quelli che li seguono, finchรฉ arrivano a cadere tutti insieme nel profondo delle pene eterne? Questi uomini sono seguiti dai cattivi fedeli che hanno ricevuto la grazia e il beneficio della fede, ma vivono come se non l’avessero per nulla nelle loro anime.
502. Non ti scordare, amica mia, di mostrarti grata per questa perla preziosa che il Signore ti ha data come caparra e vincolo dello sposalizio celebrato con te, per attirarti al talamo della sua Chiesa e quindi a quello della sua eterna visione beatifica. Esercita sempre la virtรน della fede, poichรฉ ti pone vicino all’ultimo fine, la meta verso cui cammini, l’oggetto desiderato e amato. Essa insegna il cammino certo dell’eterna felicitร , illumina nelle tenebre della vita mortale i viatori, portandoli sicuri al possesso della loro patria, verso la quale dovrebbero indirizzare i loro passi, se non fossero morti per l’infedeltร e per i peccati. Questa รจ la virtรน che risveglia le altre, che alimenta e sostiene il giusto nelle sue tribolazioni, che confonde e intimorisce gli infedeli ed anche i fedeli tiepidi e negligenti nell’operare, poichรฉ manifesta loro in questa vita i peccati, nell’altra il castigo che li attende. Inoltre la fede puรฒ ogni cosa, poichรฉ al credente niente รจ impossibile. Infine, la fede illumina e nobilita l’intelletto umano, ammaestrandolo affinchรฉ non erri nelle tenebre della sua naturale ignoranza, sollevandolo oltre se stesso perchรฉ veda ed intenda con infallibile certezza tutto ciรฒ a cui non potrebbe giungere con le sue forze, portandolo a credere con sicurezza come se vedesse con evidenza. La fede, infatti, spoglia l’uomo di quella grossolanitร che lo porta a non voler credere piรน di quello a cui egli stesso, con la sua limitatezza, puรฒ arrivare; eppure ciรฒ รจ cosรฌ poco finchรฉ l’anima vive nel carcere del corpo corruttibile, soggetta all’uso dei sensi! Stima dunque, figlia mia, la perla preziosa della fede cattolica che Dio ti ha dato; custodiscila, esercitandola con stima e rispetto.
CAPITOLO 7
La virtรน della speranza e il suo esercizio nella vergine nostra Signora.
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503. La virtรน della fede รจ seguita dalla speranza, a cui quella viene ordinata. Infatti, se l’altissimo Dio ci infonde la luce della fede, con la quale tutti senza differenza giungiamo alla conoscenza infallibile di lui, dei suoi misteri e delle sue promesse, lo fa affinchรฉ noi, conoscendolo come nostro ultimo fine e nostra felicitร , e conoscendo inoltre i mezzi per raggiungerlo, ci solleviamo ad un intenso desiderio di conseguirlo. Questo desiderio, al quale segue come effetto l’impegno per arrivare al sommo Bene, si chiama speranza; tale virtรน viene data col battesimo alla nostra volontร . Questa deve bramare l’eterna beatitudine come suo ultimo e sublime bene e deve sforzarsi, con l’aiuto della grazia divina, di conseguirla, superando le difficoltร che in questa contesa si presentano.
504. Quanto sia eccellente la virtรน della speranza si conosce dal fatto che essa ha per oggetto Dio come ultimo e sommo nostro bene, benchรฉ lo contempli e lo cerchi come cosa lontana, anche se possibile da acquisire per mezzo dei meriti di Cristo e delle opere compiute da colui che spera. Gli atti di questa virtรน si regolano con la luce della fede divina e della prudenza, con cui applichiamo a noi stessi le promesse infallibili del Signore. Con questa regola opera la speranza infusa, mantenendosi nel mezzo ragionevole tra gli estremi dei vizi contrari, cioรจ tra la disperazione e la presunzione, affinchรฉ l’uomo non presuma vanamente di conseguire la gloria eterna con le sue forze o senza fare opere per meritarla, nรฉ, se vorrร faile, tema o diffidi di conseguifla, come il Signore gli promette e assicura. L’uomo che spera, con prudenza e nella giusta opinione di sรฉ, applica a se stesso questa sicurezza fondata sulla fede, cosicchรฉ non viene meno nรฉ cade in disperazione.
505. Da qui si conosce che la disperazione puรฒ venire dal non credere ciรฒ che la fede ci promette o, in caso che si creda, dal non applicare a se stessi la sicurezza delle promesse divine, giudicando erroneamente impossibile conseguirle. Tra questi due pericoli procede sicura la speranza, che muove a credere che Dio non negherร a me ciรฒ che ha promesso a tutti e, allo stesso tempo, che la promessa fu fatta a condizione che io da parte mia mi impegnassi e la meritassi col favore della grazia divina. Perciรฒ, se Dio fece l’uomo capace di giungere alla sua visione e alla gloria eterna, non era conveniente che arrivasse a tanta felicitร per mezzo del cattivo uso delle stesse facoltร con cui lo avrebbe goduto, ossia con i peccati; egli volle che vi giungesse usando queste facoltร in modo adeguato al fine al quale tendere, cioรจ con il buon uso delle virtรน. Con esse l’uomo si dispone ad arrivare a godere il sommo Bene, potendolo subito cercare in questa vita con la conoscenza e con l’amore divino.
506. La virtรน della speranza ebbe in Maria santissima il sommo grado di perfezione possibile anche negli effetti e nelle condizioni; il desiderio e lo sforzo di conseguire la
visione di Dio fu in lei maggiore che in tutte le creature. Sua Altezza non ebbe solamente la fede infusa nelle promesse del Signore, alla quale, essendo la maggiore, corrispondeva in proporzione la maggiore speranza; ebbe anche la visione beatifica, nella quale per esperienza conobbe l’infinitร , veritร e fedeltร dell’Altissimo. Sebbene non usasse della speranza mentre godeva della visione e del possesso della Divinitร , in sua assenza, quando ritornava allo stato ordinario, la memoria del sommo Bene, l’aiutava a sperarlo e a desiderarlo con maggior forza e intensitร . Questo desiderio era come una nuova e singolare speranza, propria della Regina delle virtรน.
507. La speranza di Maria santissima ebbe anche un’altra causa per superare quella di tutti i fedeli, perchรฉ il premio di questa sovrana Regina, che รจ il principale oggetto della speranza, fu superiore a quello di tutti gli angeli e i santi. Per questo, proporzionatamente alla conoscenza che l’Altissimo le diede di tanta gloria, ella ebbe la somma speranza e il sommo desiderio di conseguirla. Affinchรฉ poi arrivasse al grado piรน sublime di questa virtรน, sperando degnamente tutto ciรฒ che il braccio onnipotente di Dio voleva operare in lei, fu prevenuta con la luce della fede suprema, con aiuti e doni adeguati e con una speciale mozione dello Spirito Santo. Ciรฒ che diciamo della somma speranza che ella ebbe riguardo all’oggetto principale di questa virtรน, si deve intendere anche riguardo agli altri oggetti, detti secondari; infatti, i benefici, i doni e i misteri, che si operarono nella Regina del cielo, furono cosรฌ grandi che il braccio onnipotente di Dio non potรฉ stendersi oltre. Poichรฉ questa grande Signora doveva divenire capace di accoglierli mediante la fede e la speranza delle promesse divine, era necessario che in lei queste virtรน fossero le maggiori possibili in una creatura umana.
508. Come si รจ giร riferito, la Regina del cielo ebbe conoscenza e fede esplicita di tutte le veritร rivelate, nonchรฉ di tutti i misteri e di tutte le opere dell’Altissimo, e inoltre in lei agli atti della fede corrispondevano quelli della speranza; chi potrร allora conoscere, tranne lo stesso Dio, quanti e quali siano stati gli atti di speranza che emise questa Signora delle virtรน, avendo conosciuto tutti i misteri della stessa sua gloria ed eterna felicitร , insieme a quelli che in lei e nella Chiesa si dovevano operare per i meriti del suo Figlio santissimo? Soltanto per Maria sua madre, solo per darla a lei, Dio avrebbe formato questa virtรน, come anche la fede.
509. Per questa ragione lo Spirito Santo la chiamรฒ madre del bell’amore e della santa speranza, perchรฉ come il dare carne al Verbo la rese Madre di Cristo, cosรฌ lo Spirito Santo la fece madre della speranza per aver concepito e partorito, con il suo concorso e la sua opera speciale, questa virtรน per i fedeli della Chiesa. L’essere madre della santa speranza fu conseguente all’essere Madre di Gesรน Cristo nostro Signore, poichรฉ conobbe che in suo Figlio ci dava tutta la nostra sicura speranza. Per questi concepimenti e parti, la Regina santissima acquistรฒ una specie di dominio e d’autoritร sopra la grazia e le promesse dell’Altissimo, che con la morte di Cristo nostro redentore, figlio di Maria, si dovevano adempiere; perciรฒ tutte queste cose ci furono date da questa Signora, quando, mediante la sua libera volontร , concepรฌ e partorรฌ il Verbo incarnato e con lui tutte le nostre speranze. In questo si adempรฌ legittimamente quello che disse lo sposo nel Cantico dei Cantici:ย I tuoi germogli sono un giardino;ย tutto ciรฒ che uscรฌ da questa Madre di grazia fu per noi felicitร , paradiso e speranza certa di conseguirlo.
510. La Chiesa aveva in Gesรน Cristo un padre celeste e vero, che la generรฒ e fondรฒ e l’arricchรฌ di grazie, di esempi e di insegnamenti, mediante i suoi meriti e le sue sofferenze, come conviene a un tale padre, autore di quest’opera ammirabile; con questa perfezione era perciรฒ opportuno avere anche una madre amorosa e benigna, la quale, con carezze e con materno affetto, allevasse al suo petto i figli e con tenero e dolce nutrimento li alimentasse, quando, essendo ancora piccoli, non potessero sopportare il pane dei robusti e dei forti. Questa dolce madre fu Maria santissima che al tempo della Chiesa primitiva, quando nasceva nei teneri figli la legge di grazia, incominciรฒ a dar loro dolce latte di luce e dottrina, come pietosa madre; fino alla fine del mondo continuerร a farlo con le sue intercessioni a favore dei nuovi figli, generati ogni giorno da Cristo nostro Signore con i meriti del suo sangue e per le preghiere della Madre di misericordia. Per lei nascono; ella li alleva ed alimenta ed รจ dolce madre, vita e speranza nostra, origine della nostra speranza, esempio da imitare nella speranza di conseguire con la sua intercessione l’eterna felicitร , quella che il suo santissimo Figlio ci meritรฒ, nonchรฉ gli aiuti che per mezzo di lei ci comunica per poterla raggiungere.
Insegnamento della santa vergine Maria
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511. Figlia mia, con la fede e la speranza, come con due forti ali, il mio spirito si sollevava, cercando l’infinito e sommo Bene, fino a riposare nell’unione del suo intimo e perfetto amore. Molte volte godevo della sua visione, della sua intuizione; ma se questo beneficio non era continuo, per lo stato di viatrice, tale invece era in me l’esercizio della fede e della speranza. Esse rimanevano escluse dalla visione, ma subito le ritrovavo nella mia mente, senza alcun ritardo nei metterle in pratica. Quanto poi all’ardente desiderio che esse causavano nel mio spirito di giungere al godimento eterno di Dio, tutto ciรฒ non puรฒ essere adeguatamente inteso dall’intelletto umano, che รจ limitato, ma lo conoscerร in Dio con eterna lode colui che meriterร la sua visione in cielo.
512. E tu, carissima, che giร hai ricevuto tanta luce sull’eccellenza di questa virtรน e sulle opere che io esercitavo con essa, adoperati per imitarmi incessantemente secondo le forze della grazia divina. Medita continuamente le promesse dell’Altissimo e, con la certezza che ti viene dalla fede, solleva il tuo cuore con ardente desiderio, anelando a conseguirle. Con questa ferma speranza, per i meriti del mio santissimo Figlio, giungerai ad abitare la celeste patria in compagnia di tutti coloro che nella gloria immortale contemplano il volto dell’Altissimo. Se con questo aiuto distacchi il tuo cuore dalle cose terrene, fissando tutta la tua mente nel bene immutabile a cui aneli, tutto ciรฒ che รจ visibile ti diventerร pesante e molesto, lo giudicherai vile e disprezzabile e nient’altro bramerai fuorchรฉ l’amabilissimo oggetto dei tuoi desideri. Nell’anima mia questo ardore della speranza fu quello che conveniva a chi con la fede lo aveva creduto e con l’esperienza l’aveva gustato: ardore che nessuna parola puรฒ spiegare.
513. Inoltre, considera e piangi con intimo dolore l’infelicitร di tante anime le quali, essendo immagini di Dio e capaci della sua gloria, per le loro colpe restano prive della speranza vera di goderlo. Se i figli della santa Chiesa facessero sosta nei loro vani pensieri e si trattenessero un po’ a valutare il beneficio concesso loro da Dio, che con il dono della fede e della speranza li ha separati, senza loro merito, dalle tenebre, senza dubbio avrebbero vergogna della loro ingrata dimenticanza. Ma non s’inganmno, perchรฉ li aspettano maggiori e piรน terribili tormenti. Pensino che a Dio ed ai santi sono tanto piรน ripugnanti quanto maggiore รจ il loro disprezzo del sangue di Cristo, in virtรน del quale vennero loro fatti questi benefici. E come se tali veritร fossero favole, questi ingrati disprezzano il frutto della veritร senza trattenersi un solo giorno -, e molti neanche un’ora sola – a considerare i loro obblighi e il pericolo che li sovrasta. Piangi, anima, questo danno e secondo le tue forze impegnati e domanda a mio Figlio il rimedio; credi che qualunque sollecitudine e sforzo metterai nel fare questo, ti sarร premiato da sua Maestร .
CAPITOLO 8
La virtรน della caritร di Maria santissima nostra signora.
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514. La virtรน sovraeccellentissima della caritร รจ la signora, la regina, la madre, l’anima, la vita e la bellezza di tutte le altre virtรน. La caritร รจ quella che le governa tutte, le muove e le guida al loro vero ed ultimo fine. Essa le genera nel loro essere perfetto, le sviluppa e conserva, le illumina e adorna, e dร loro vita ed efficacia. E se tutte le altre procurano alla creatura qualche perfezione e ornamento, la caritร รจ quella che origina l’uno e l’altra in esse e che le perfeziona, perchรฉ senza la caritร sono tutte deformi, oscure, languide, morte e senza profitto, e in esse il dinamismo della vita non รจ perfetto. La caritร รจ benigna, paziente, mansuetissima, senza emulazione, senza invidia, senza risentimento. Essa di niente si appropria, tutto distribuisce, origina tutti i beni e non acconsente ad alcuno dei mali per quanto dipende da lei, perchรฉ รจ la maggiore partecipazione del vero e sommo Bene. O virtรน delle virtรน e somma dei tesori del cielo! Tu sola tieni la chiave del paradiso, tu sei l’aurora dell’eterna luce, il sole del giorno dell’eternitร , il fuoco che purifica, il vino che inebria dando un nuovo sentimento, il nettare che letifica, la dolcezza che sazia senza fastidio, il talamo in cui riposa l’anima. Sei vincolo cosรฌ stretto che ci fai uno col medesimo Dio, nella maniera in cui lo sono l’eterno Padre col Figlio ed entrambi con lo Spirito Santo.
515. Per l’incomparabile nobiltร di questa signora delle virtรน, cioรจ della caritร , lo stesso Dio e Signore volle – a nostro modo d’intendere – onorare se stesso col nome di lei, chiamandosi egli stesso Amore, come disse san Giovanni. A ben donde la Chiesa cattolica, delle perfezioni divine, attribuisce al Padre l’onnipotenza, al Figlio la sapienza e allo Spirito Santo l’amore, perchรฉ il Padre รจ principio senza principio, il Figlio รจ generato dal Padre attraverso l’intelletto e lo Spirito Santo da entrambi procede attraverso la volontร . Nondimeno, lo stesso Signore applica a se stesso il nome di caritร nella sua pienezza e perfezione senza differenza di Persone, poichรฉ di tutte e tre senza distinzione l’Evangelista disse:ย Dio รจ amore.ย Tale virtรน, nel Signore, ha questa peculiaritร : รจ il termine, lo scopo di tutte le operazioni ad intra e ad extra, perchรฉ tutte le divine processioni, che sono le attivitร di Dio dentro di sรฉ, vanno a terminare nell’unione dell’amore e della caritร reciproca delle tre Persone divine, per cui tra loro hanno un altro vincolo indissolubile, oltre all’unitร della natura indivisa nella quale sono un solo e medesimo Dio. Tutte le opere ad extra, ovvero le creature, hanno avuto origine dalla caritร divina e ad essa sono ordinate, in modo che, uscendo dal mare immenso di quella bontร infinita, facciano poi ritorno, mediante la caritร e l’amore, all’origine da cui provengono. Questo รจ pregio singolare della virtรน della caritร tra tutte le altre virtรน e gli altri doni ed รจ perfetta partecipazione della caritร divina, ha origine dallo stesso principio, mira al medesimo fine ed รจ inoltre proporzionata ad essa piรน delle altre virtรน. Infatti, se chiamiamo Dio nostra speranza, nostra pazienza e sapienza, รจ solo perchรฉ riceviamo dalla sua mano queste virtรน e non perchรฉ siano presenti in Dio come in noi. Tuttavia, non solamente riceviamo la caritร dal Signore, nรฉ egli si chiama Amore solo perchรฉ ce la comunica, ma anche perchรฉ la possiede in se stesso nella sua essenza. Perciรฒ la nostra caritร scaturisce da tale perfezione divina, che noi c’immaginiamo come forma e attributo della sua natura, con piรน proporzione e perfezione di qualsiasi altra virtรน.
516. La caritร di Dio possiede a nostro vantaggio altre qualitร ammirabili. Difatti, essendo essa il principio che ci comunicรฒ tutto il bene del nostro essere ed essendo anche il sommo bene che รจ lo stesso Dio, viene ad essere lo stimolo e l’esempio della nostra caritร e del nostro amore verso lo stesso Signore. Infatti, se per amarlo non ci desta e non ci muove il sapere che in se stesso รจ infinito e sommo Bene, almeno ci attirerร e ci obbligherร ad amarlo il sapere che egli รจ il nostro sommo bene. E se forse non potevamo nรฉ sapevamo amarlo prima che ci desse il suo Figlio unigenito, ora perรฒ, dopo che ce l’ha donato, come potremmo osare non amarlo? O con quale giustificazione? Poichรฉ, se abbiamo una discolpa nel non saperci guadagnare tale beneficio, nessuna perรฒ ne avremo se, dopo averlo ricevuto senza meritarlo, non ce ne mostreremo riconoscenti ricambiando amore con amore.
517. L’esempio, che la nostra caritร ha in quella divina, dimostra molto piรน l’eccellenza di tale virtรน, benchรฉ con difficoltร io possa esprimere in questo il mio pensiero. In veritร , quando Cristo Signore nostro fondava la sua perfettissima legge di amore e di grazia, c’insegnรฒ ad essere perfetti a imitazione del nostro Padre celeste, il quale fa sorgere il sole, che รจ cosa sua, sopra i giusti e gli ingiusti senza differenza. Solamente il Figlio dell’eterno Padre poteva dare agli uomini tale insegnamento e tale esempio, perchรฉ, tra tutte le creature visibili, nessuna come il sole ci manifesta la caritร divina e ce la propone per imitarla. Difatti questo nobilissimo pianeta, per sua medesima natura e senz’altra deliberazione fuorchรฉ la sua sola inclinazione innata, comunica la sua luce a tutte le parti e a tutti quelli che sono capaci di riceverla, senza differenza: per quanto dipende da lui non la nega mai e non la toglie a nessuno. Inoltre fa questo senza che vi sia obbligato da alcuno, senza riceverne beneficio nรฉ contraccambio di cui abbia necessitร e senza trovare nelle cose, che illumina e riscalda, bontร alcuna antecedente che valga a muoverlo o ad attirarlo; anzi fa questo senza avere altro interesse fuorchรฉ quello di spargere la stessa virtรน che contiene in sรฉ, affinchรฉ tutti ne partecipino e la comunichino.
518. Considerando dunque le qualitร di una cosรฌ generosa creatura, chi รจ colui che non scorga in essa un’immagine della Caritร increata, che si deve imitare? E chi vi sarร che non si curi di imitarla? Chi potrร immaginare di se stesso che abbia vera caritร se non la imita? La nostra caritร e il nostro amore non possono produrre bontร alcuna nell’oggetto amato, come fa la caritร increata del Signore. Tuttavia, se non possiamo migliorare quelli che amiamo, possiamo almeno amare tutti senza interesse e senza scegliere chi amare e a chi fare del bene con la speranza del contraccambio. Non dico che la caritร non sia libera, nรฉ che Dio abbia fatto qualche opera fuori di sรฉ per naturale necessitร , nรฉ mira a questo l’esempio, perchรฉ tutte le opere ad extra, che sono quelle della creazione, sono libere in Dio. Tuttavia la volontร libera non deve deviare nรฉ violentare l’inclinazione e l’impulso della caritร , anzi deve assecondarla ad imitazione del sommo Bene. Egli, poichรฉ la sua natura domanda di comunicarsi, non trovรฒ a tal fine alcun ostacolo nella sua volontร divina, ma si lasciรฒ trasportare e muovere dalla sua stessa inclinazione per comunicare i raggi della luce inaccessibile a tutte le creature, secondo la capacitร insita in ciascuna di riceverla, senza che da parte nostra vi fossero prima bontร alcuna, servizio o beneficio, e senza che egli sperasse d’avere tale contraccambio dopo. Infatti, non ha bisogno di nessuno.
519. Avendo giร conosciuto in parte la condizione della caritร nel suo principio, che รจ Dio, dove mai al di fuori dello stesso Signore la ritroveremo noi in tutta la sua perfezione possibile a una semplice creatura se non in Maria santissima, dalla quale piรน immediatamente possiamo imitare come dev’essere la nostra caritร ? ร chiaro che, uscendo i raggi di questa luce e caritร dal Sole increato, dove sta senza termine e fine, essa si va comunicando a tutte le creature, fino alla piรน remota, con ordine, con misura ed esclusivamente secondo il grado di ciascuna, a seconda che si trovi piรน vicina o piรน distante dal suo principio. Quest’ordine mostra la pienezza e la perfezione della Provvidenza divina, poichรฉ senza di essa sarebbe difettosa, confusa e incompleta l’armonia delle creature, che Dio ha creato per farle partecipi della sua bontร e del suo amore. Il primo posto in quest’ordine doveva essere occupato, dopo il medesimo Dio, da quell’anima e da quella persona che allo stesso tempo fosse Dio increato e uomo creato, affinchรฉ alla somma e suprema unione di natura seguisse la somma grazia e partecipazione d’amore, come si trovรฒ e si trova in Cristo Signore nostro.
520. Il secondo posto spetta alla sua madre Maria santissima, nella quale in modo singolare riposรฒ la caritร e l’amore divino. Infatti, a nostro modo d’intendere, la Caritร increata non sarebbe stata affatto quieta e soddisfatta se non si fosse riversata in una creatura semplicemente tale, e con tale abbondanza che in lei venisse ad essere nepilogato l’amore e raccolta la caritร di tutto il genere umano, in modo che ella sola potesse supplire per le altre semplici creature, dando cosรฌ il contraccambio possibile alla Caritร increata e partecipando della stessa senza le mancanze e i difetti che vi mescolano tutti gli altri mortali corrotti dal peccato. Solo Maria fra tutte le creature fu eletta, come il Sole di giustizia, affinchรฉ lo emulasse nella caritร e imitasse lui in questa sua virtรน con la massima conformitร all’originale. Ella sola seppe amare piรน, e meglio, di tutte le altre insieme, amando Dio puramente, perfettamente, intimamente e sommamente per Dio stesso e le creature per suo amore, nel modo in cui egli stesso le ama. Ella sola assecondรฒ adeguatamente l’impulso della caritร e la sua inclinazione generosa, amando il sommo Bene come sommo bene senza alcun altro scopo, amando le creature per la partecipazione che hanno di Dio e non per il contraccambio, nรฉ per la speranza di una retribuzione. Di conseguenza, imitando in tutto la Caritร increata, solo Maria potรฉ e seppe amare in modo da migliorare chi amava. In veritร , col suo amore operรฒ in maniera tale che migliorรฒ il cielo e la terra in tutto ciรฒ che esiste, eccetto Dio.
521. Quindi, se la caritร di questa gran Signora si ponesse su una bilancia e quella di tutti gli uomini e gli angeli su un’altra, peserebbe piรน quella di Maria purissima che quella di tutte le altre creature, poichรฉ queste fra tutte non giunsero a saper tanto, come ella sola, della natura e qualitร della caritร di Dio. Conseguentemente, solo Maria seppe imitarla con adeguata perfezione in modo superiore all’intera natura delle creature intelligenti. Con questo eccesso d’amore e di caritร soddisfece il debito che le creature avevano di corrispondere all’amore infinito del Signore verso di esse, cioรจ di corrispondervi per quanto si poteva richiedere da loro, non dovendo il loro amore equivalere a quello infinito di Dio, perchรฉ ciรฒ non era possibile. E come l’amore e la caritร dell’anima santissima di Gesรน Cristo furono in qualche misura proporzionate all’unione ipostatica, nel grado possibile, cosรฌ la caritร di Maria fu in altro modo proporzionata al beneficio di averle l’eterno Padre dato il suo Figlio santissimo, affinchรฉ fosse unitamente madre di lui e lo concepisse e partorisse per rimedio del mondo.
522. Da ciรฒ intenderemo che tutto il bene e la felicitร delle creature si viene a risolvere in qualche maniera nella caritร e nell’amore che Maria santissima ebbe per Dio. Ella fece sรฌ che queste virtรน e questa partecipazione dell’amore divino si trovassero fra le creature nella loro ultima e somma perfezione. Ella pagรฒ interamente per tutti questo debito, mentre tutti gli altri insieme non avrebbero potuto dare a Dio la ricompensa dovuta nรฉ tantomeno giungevano a conoscerla. Con questa perfettissima caritร ella obbligรฒ, per quanto era possibile, l’eterno Padre a donarle, per sรฉ e per tutto il genere umano, il suo Figlio santissimo. Infatti, se Maria purissima avesse amato meno e se nella sua caritร si fosse trovata qualche mancanza, non vi sarebbe stata disposizione nella natura creata perchรฉ il Verbo s’incarnasse, mentre invece, trovandosi fra le creature qualcuna che giungesse ad imitare la caritร divina in grado tanto sublime, ne veniva di conseguenza che in lei sarebbe sceso il medesimo Dio, come fece.
523. Tutto questo si trova racchiuso in quella frase con cui lo Spirito Santo la chiamรฒ Madre del bell’amore, attribuendo pure a lei queste parole – come si รจ riferito della santa speranza. In veritร Maria รจ madre di colui che รจ nostro dolcissimo amore, Gesรน Signore e redentore nostro, il piรน bello tra i figli dell’uomo, sia per la divinitร che รจ d’infinita ed increata bellezza, sia per l’umanitร che non ebbe colpa nรฉ inganno e alla quale non mancรฒ grazia alcuna di quelle che la divinitร potรฉ comunicarle. Inoltre รจ Madre del bell’amore, perchรฉ ella sola generรฒ nella sua mente l’amore, la caritร perfetta e la bellissima dilezione, che tutte le altre creature non seppero generare in tutta la sua bellezza, e senza difetto alcuno, in modo che potesse chiamarsi un amore assolutamente bello. Madre รจ del nostro amore, perchรฉ ella lo portรฒ al mondo, ella ce lo guadagnรฒ ed ella c’insegnรฒ a conoscerlo e a praticarlo. Infatti, esclusa Maria santissima, non si poteva trovare nรฉ in cielo nรฉ in terra un’altra semplice creatura che gli uomini e gli angeli potessero seguire come maestra del bell’amore. Cosรฌ, tutti i santi sono come raggi di questo sole, come condotti escono da questo mare e, tanto piรน sanno amare, quanto piรน partecipano dell’amore e della caritร di Maria santissima, imitandola e perciรฒ rendendosi conformi a lei.
524. Cause di tale caritร e amore nella nostra principessa Maria furono la profonditร della sua altissima conoscenza e sapienza, per la fede e la speranza infuse come per i doni dello Spirito Santo, di scienza, intelletto e sapienza, e soprattutto per le visioni intuitive, nonchรฉ per quelle astrattive della Divinitร . Mediante tutti questi mezzi conobbe in sommo grado la Caritร increata e la bevve alla sua medesima fonte. Avendo conosciuto che Dio doveva essere amato per se stesso e la creatura per Dio, cosรฌ fece e praticรฒ con intensissimo e ferventissimo amore. D’altronde il potere divino, non trovando impedimento, nรฉ ostacolo di colpa, nรฉ di inavvertenza, ignoranza, imperfezione o indugio nella volontร di questa Regina, potรฉ operare in lei tutto ciรฒ che volle e tutto ciรฒ che non fece con le altre creature, perchรฉ nessun’altra ebbe la disposizione di Maria santissima.
525. Quindi la caritร di Maria fu un vero prodigio del potere divino; fu il maggior saggio e la maggior testimonianza della caritร increata di Dio in una creatura puramente tale e fu il disimpegno di quel gran precetto naturale e divino:ย Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze,ย perchรฉ solo Maria disobbligรฒ tutte le creature da questo impegno e da questo debito, che in questa vita, prima di vedere Dio, non sapevano nรฉ potevano pagare interamente. Questa Signora l’adempรฌ, quando era ancora viatrice, meglio dei medesimi serafini, che giร erano comprensori. Ella in un certo senso disimpegnรฒ anche Dio, poichรฉ lo tolse dall’obbligo di far sรฌ che questo precetto non restasse vano e come frustrato da parte dei viatori. Infatti Maria purissima, ed ella sola, lo osservรฒ con tutta santitร e perfezione per tutti loro, supplendo abbondantemente a quanto loro mancava. E se, quando Dio volle stabilire questo precetto di tanto amore e di cosรฌ perfetta caritร ai mortali, egli non avesse avuto presente Maria santissima, nostra regina, forse non lo avrebbe dato in tale forma, ma in vista di questa Signora ben si compiacque di fissarlo in questi termini; quindi noi le siamo debitori sia dell’avere ricevuto questo precetto della perfetta caritร sia dell’averlo adeguatamente adempiuto.
526. O dolcissima Madre del bell’amore, tutte le nazioni ti conoscano, tutte le generazioni ti benedicano, tutte le creature ti esaltino e ti lodino! Tu sola sei la perfetta, tu sola la diletta, tu sola la prescelta per tua madre che รจ la caritร increata. Ella ti formรฒ unica e fulgida come il sole, per risplendere col tuo bellissimo e perfettissimo amore. Avviciniamoci dunque tutti, noi miseri figli di Eva, a questo sole, affinchรฉ ci illumini ed accenda. Andiamo a questa Madre, affinchรฉ ci rigeneri nell’amore. Avviciniamoci a questa maestra, affinchรฉ c’insegni ad esercitare l’amore, la dilezione e la caritร bella e senza difetti. L’amore รจ un affetto col quale chi ama si compiace e riposa nell’amato. La dilezione inoltre fa una certa scelta e separazione della cosa che si ama da tutto il resto. Ma la caritร , oltre a tutto ciรฒ, significa un’intima preziositร dell’oggetto amato, per cui si stima e brama. Tutto questo ci verrร insegnato dalla Madre di questo bell’amore, il quale, appunto perchรฉ ha in lei tutte queste qualitร , viene ad esser tale. Da lei apprenderemo ad amare Dio per Dio, riposando in lui tutto il nostro cuore e tutti i nostri affetti. Apprenderemo a separare questo cuore da tutto ciรฒ che non รจ lo stesso sommo Bene, poichรฉ lo ama meno chi con lui vuole amare altre cose. Apprenderemo ad apprezzarlo e stimarlo piรน dell’oro e piรน di ogni altra cosa preziosa, poichรฉ, al suo confronto, ogni cosa preziosa รจ vile, ogni bellezza รจ bruttezza e ogni cosa grande e stimabile agli occhi carnali viene ad essere spregevole e senza valore alcuno. Quanto agli effetti della caritร di Maria santissima, io ne parlo in tutta quest’Opera e di essi sono pieni il cielo e la terra. Quindi non mi trattengo a raccontare in particolare quello che non si puรฒ spiegare con la lingua nรฉ con parole umane o angeliche.
Insegnamento della Regina del cielo
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527. Figlia mia, se con affetto di madre desidero che tu mi segua e mi imiti in tutte le altre virtรน, in questa poi della caritร , che รจ il fine e la corona di tutte, ti ordino espressamente come mia volontร che tu dilati oltremisura tutte le tue forze per copiare nell’anima tua con maggiore perfezione tutto ciรฒ che ti fu fatto conoscere nella mia. Accendi la lucerna della fede e della ragione per ritrovare questa dramma d’infinito valore e, avendola poi ritrovata, dimentica e disprezza tutto ciรฒ che รจ terreno e corruttibile. Molte volte medita, considera e pondera le infinite ragioni e cause che vi sono in Dio perchรฉ egli debba essere amato sopra tutte le cose. E affinchรฉ tu sappia come devi fare per amarlo con la perfezione che desideri, questi saranno i segni e gli effetti dell’amore dai quali conoscerai se il tuo รจ perfetto e vero. Osserva cioรจ se mediti e pensi a Dio continuamente; se adempi i suoi precetti e consigli senza tedio nรฉ disgusto; se temi di offenderlo; se, offeso, procuri subito di placarlo; se ti dispiace che sia offeso; se ti rallegri che tutte le creature lo servano; se desideri e gusti il parlare continuamente del suo amore; se ti consoli nel ricordarlo e averlo presente; se ti rattristi della sua dimenticanza e lontananza; se ami ciรฒ che egli ama e aborrisci ciรฒ che egli aborrisce; se procuri di attirare tutti alla sua amicizia e grazia; se gli domandi con confidenza; se ricevi con riconoscenza i suoi benefici; se procuri di non perderli e se li converti ad onore e gloria sua; se desideri e ti sforzi di estinguere in te stessa i moti delle passioni, che ti ritardano ed impediscono l’affetto amoroso e l’opera delle virtรน.
528. Questi ed altri effetti sono altrettanti indizi che la caritร si trova nell’anima con piรน o meno perfezione. E soprattutto quando รจ forte e ardente, non lascia inattive le facoltร , nรฉ tollera errori nella volontร , perchรฉ subito le purifica e perfeziona tutte e non riposa se non quando gusta la dolcezza del sommo Bene che ama; senza di lui viene meno ed รจ come ferita, inferma e assetata di quel vino che inebria il cuore, provocando la dimenticanza di tutto ciรฒ che รจ terreno, corruttibile e momentaneo. Inoltre, siccome la caritร รจ la madre e la radice di tutte le altre virtรน, subito si sente la sua feconditร in quell’anima in cui essa รจ permanente e viva, perchรฉ la riempie e adorna con gli abiti delle altre virtรน, che con ripetuti atti va generando, come spiegรฒ l’Apostolo. Non solamente l’anima che vive nella caritร possiede gli effetti di questa virtรน, con la quale ama il Signore, ma, stando nella caritร , รจ vicendevolmente amata dal medesimo Dio. Di conseguenza riceve dall’amore divino quel reciproco effetto per cui Dio rimane in colui che ama, cosicchรฉ il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo pongono in lui il tempio della loro dimora. Questo beneficio รจ talmente grande ed eccelso che con nessun termine nรฉ esempio si puรฒ far conoscere nella vita mortale.
529. L’ordine di questa virtรน sta nell’amare prima Dio, il quale รจ sopra la creatura, subito dopo amare se stesso e dopo di sรฉ amare ciรฒ che รจ piรน vicino a sรฉ, cioรจ il proprio prossimo. Dio si deve amare con tutto l’intelletto senza errore, con tutta la volontร senza frode nรฉ divisione, con tutta la mente senza dimenticanza, con tutte le forze senza lentezza, tiepidezza o negligenza. Il motivo che la caritร ha di amare Dio e tutto il resto a cui si estende, รจ il medesimo Dio, perchรฉ egli, che รจ sommo bene infinitamente perfetto e santo, deve essere amato per se stesso. Amando Dio per questo motivo, ne segue che la creatura ama se stessa, perchรฉ essa ed il suo prossimo non sono suoi tanto quanto sono del Signore dal quale ricevono l’essere, la vita e il movimento. E chi con veritร ama Dio perchรฉ egli รจ ciรฒ che รจ, ama anche tutto quello che รจ di Dio ed ha qualche partecipazione della sua bontร . Per questo la caritร , considerando il prossimo come opera e partecipazione di Dio, non fa differenza tra amico e nemico, perchรฉ considera solamente ciรฒ che hanno di Dio e che sono cosa sua. Inoltre questa virtรน non fa caso se la creatura che deve amare รจ un amico piuttosto che un nemico, un benefattore piuttosto che un offensore, ma solamente fa caso se partecipa piรน o meno della bontร dell’Altissimo e cosรฌ, col dovuto ordine, ama tutti in Dio e per Dio.
530. Tutto il resto che le creature amano per altri fini e motivi sperandone qualche interesse, comoditร o ricambio, lo amano con amore di concupiscenza disordinata o con amore umano e naturale e, quand’anche fosse amore virtuoso e ben ordinato, non apparterrebbe alla caritร infusa. Di conseguenza, muovendosi gli uomini ordinariamente in vista di questi beni particolari e con fini interessati e terreni, risulta che sono molto pochi quelli che considerano, abbracciano e conoscono la nobiltร di questa generosa virtรน, esercitandola con la dovuta perfezione, poichรฉ cercano ed invocano per i beni temporali o per il beneficio e il gusto spirituale persino lo stesso Dio. Da tutto questo sregolato amore voglio, figlia mia, che allontani il tuo cuore e che viva in, esso solo la caritร ben ordinata, alla quale l’Altissimo ha inclinato i tuoi desideri. E se tante volte ripeti che questa virtรน รจ la piรน bella, la piรน gentile, e che รจ degna di essere amata e stimata da tutte le creature, impegnati molto per conoscerla e, avendola conosciuta, compra una cosรฌ preziosa gemma dimenticando ed estinguendo nel tuo cuore ogni amore che non sia di caritร perfettissima. D’ora innanzi, non devi piรน amare nessuna creatura se non per Dio, per quegli attributi divini che in essa vedi rappresentati e come cosa sua, nel modo in cui la sposa ama tutti i servi e i familiari della casa dello sposo, perchรฉ sono suoi. E se, amando qualche creatura, ti dimentichi che devi vedere Dio in essa e cosรฌ non la ami solo per questo Signore, sappi che tu non la ami con amore di caritร , nรฉ come da te voglio, nรฉ come l’Altissimo ti ha ordinato. Conoscerai se la ami con caritร anche dalla differenza che farai tra amico e nemico, gradevole e sgradevole, tra piรน o meno cortese, tra chi ha e chi non ha grazie naturali. Tutte queste differenze non le fa la caritร vera, ma piuttosto l’inclinazione naturale e le passioni degli appetiti, che tu devi governare con questa virtรน, estinguendoli ed eliminandoli.
CAPITOLO 9
La virtรน della prudenza della santissima Regina del cielo.
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531. Come nelle sue attivitร l’intelletto precede la volontร e la orienta in quelle che le sono proprie, cosรฌ le virtรน specifiche dell’intelletto sono prima di quelle della volontร . Ora, quantunque il compito dell’intelletto sia precisamente solo quello di conoscere la veritร e contemplarla, per cui si potrebbe dubitare che le sue facoltร siano vere virtรน – consistendo la natura delle virtรน nell’indinare ad operare il bene – tuttavia รจ certo che vi sono delle virtรน intellettuali, le cui attivitร sono lodevoli e buone, purchรฉ regolate dalla ragione e dalla veritร . Quando l’intelletto mostra e rappresenta tale bene alla volontร , affinchรฉ questa lo desideri, e le dร norme di comportamento, allora l’agire dell’intelletto รจ buono e virtuoso, sia in ordine all’oggetto teologico, come la fede, sia in ordine all’oggetto morale, come la prudenza, che ragionando indirizza e governa le attivitร degli appetiti. Perciรฒ la virtรน della prudenza, appartenendo all’intelletto, รจ la prima; essa รจ come la radice delle altre tre virtรน morali e cardinali, le attivitร delle quali sono lodevoli quando sono dirette dalla prudenza, e sono imperfette e riprovevoli quando ne vanno disgiunte.
532. La nostra Regina e signora possedette la virtรน della prudenza in grado supremo, proporzionato a quello delle altre virtรน finora riferite e delle altre di cui in seguito riferirรฒ. E, proprio per la superioritร che Maria santissima mostrรฒ nell’esercizio di questa virtรน, viene chiamata dalla Chiesa col nome di Vergine prudentissima. Ora, siccome questa prima virtรน รจ quella che governa, indirizza e comanda tutte le attivitร delle altre, trattando in tutto il corso di questa Storia di quelle che Maria santissima praticava; si supplirร al poco che io potrei dire e scrivere di questo pelago di prudenza, dato che in tutte le sue azioni risplenderร la luce di questa virtรน, con cui essa le regolava. Quindi, per ora, io non tratterรฒ della prudenza di Maria se non in generale, spiegandone le singole parti e qualitร secondo il comune insegnamento dei maestri e dei santi, affinchรฉ possa intendersi meglio.
533. Delle tre specie di prudenza, delle quali una viene chiamata prudenza politica, l’altra prudenza purgativa e la terza prudenza dell’animo purgato o purificato e perfetto, non ne mancรฒ alcuna alla nostra Regina. Infatti, sebbene le sue facoltร siano state perfettamente purificate o, per meglio dire, non abbiano avuto niente da purificare dalla colpa nรฉ dall’opposizione alla virtรน, tuttavia dovevano essere purificate dalla naturale ignoranza, anche per progredire da ciรฒ che era buono e perfetto a ciรฒ che era perfettissimo e santissimo. Questo perรฒ si vuole intendere rispetto alle sue stesse opere, comparandole fra loro e non giร con quelle delle altre creature, perchรฉ, in confronto agli altri santi, non vi fu opera meno perfetta in questa Cittร di Dio, le cui fondamenta riposavano sui monti santi. Tuttavia, siccome dall’istante della sua concezione andรฒ crescendo in se stessa nella caritร e nella grazia, alcune opere, che in sรฉ furono perfettissime e superiori a tutte quelle dei santi, furono meno perfette rispetto ad altre piรน sublimi, alle quali successivamente si innalzรฒ.
534. La prudenza politica in generale รจ quella che medita e soppesa tutto ciรฒ che occorre eseguire e, conformandolo alla ragione, niente fa che non sia retto e buono. La prudenza purgativa รจ quella che disprezza tutto ciรฒ che รจ visibile e ne astrae il cuore per indirizzarlo alla divina contemplazione e a tutto ciรฒ che รจ celeste. La prudenza dell’animo purgato รจ quella che prende di mira il sommo Bene e a lui indirizza tutto l’affetto per unirsi e riposare, come se non vi fosse altra cosa fuori di lui. Tutte queste specie di prudenza si trovavano nell’intelletto di Maria santissima per discernere e conoscere senza inganno e per indirizzarsi e muoversi senza negligenza nรฉ indugio a ciรฒ che era piรน sublime e perfetto. Mai il giudizio di questa sovrana Signora potรฉ suggerire nรฉ congetturare in qualsiasi materia cosa alcuna che non fosse quella migliore e piรน retta. Nessuno come lei giunse, e riuscรฌ effettivamente, a posporre e deviare da sรฉ tutto ciรฒ che รจ mondano e visibile per indirizzare l’affetto alla contemplazione delle cose divine. E poichรฉ le conosceva in molteplici modi, era talmente unita al sommo Bene increato, che niente valse a trattenerla o ad impedirle di riposarsi in questo centro del suo amore.
535. ร’ chiaro che le parti che compongono la prudenza si trovavano con somma perfezione nella nostra Regina. La prima รจ la memoria, per conservare presenti le cose passate di cui si ha giร esperienza. Da ciรฒ poi si deducono molte regole del procedere e operare per il futuro e il presente, perchรฉ questa virtรน tratta degli atti in particolare e, siccome non puรฒ assegnarsi una regola generale per tutti, รจ necessario dedurne molti dai tanti esempi ed esperienze; per questo si ricerca la memoria. La nostra sovrana Regina la ebbe cosรฌ tenace che non patรฌ mai il difetto naturale della dimenticanza, perchรฉ sempre le restรฒ fisso e presente nella memoria ciรฒ che una volta aveva inteso ed appreso. Anzi, in questo beneficio Maria santissima oltrepassรฒ tutto l’ordine della natura umana ed anche di quella angelica, perchรฉ Dio compendiรฒ in lei quanto vi รจ di piรน perfetto in entrambe. Della natura umana ebbe l’essenziale e dell’accidentale ebbe solo ciรฒ che era piรน perfetto, piรน lontano dalla colpa e necessario per acquistare meriti. Per speciale grazia, ebbe molti doni naturali e soprannaturali della natura angelica in modo ancor piรน sublime degli angeli stessi. Di questi doni uno fu la memoria fissa e tenace, senza poter dimenticare ciรฒ che apprendeva, tanto che, come sorpassรฒ gli angeli nella prudenza, cosรฌ li superรฒ in questa parte della prudenza che si dice memoria.
536. Solamente in una cosa l’umile purezza di Maria santissima volle limitato questo beneficio. Infatti, dovendo restarle fisse nella memoria le specie, ossia le immagini, di tutte le cose apprese, e fra queste anche molte bruttezze e peccati delle creature, l’umilissima e purissima Principessa chiese al Signore che il beneficio della memoria non si estendesse a conservare queste immagini se non quanto fosse necessario per l’esercizio della caritร fraterna e per praticare le altre virtรน. L’Altissimo glielo concesse, piรน a testimonianza della sua candidissima umiltร che per il pericolo che poteva averne, poichรฉ il sole non รจ offeso dalle cose immonde che i suoi raggi toccano, nรฉ gli angeli sono turbati dalle nostre bruttezze, dato che per quelli che sono mondi ogni cosa รจ monda. Ma in questo favore il Signore degli angeli volle privilegiare sua Madre piรน di loro, conservando nella sua memoria soltanto le immagini di tutto ciรฒ che era santo, onesto, mondo, piรน amabile alla sua purezza e piรน gradito allo stesso Signore. Perciรฒ anche nella sua memoria, tutta adornata delle immagini di quanto vi รจ di piรน puro e di piรน desiderabile, quell’anima santissima si ritrovava piรน bella degli angeli.
537. La seconda parte della prudenza si chiama intelligenza. Questa riguarda principalmente ciรฒ che si deve fare al presente e consiste nel comprendere profondamente e senza errore le ragioni e i principi certi delle opere virtuose per eseguirle, deducendo cioรจ dall’intelligenza il dovere di praticare tali opere; ciรฒ tanto a riguardo dell’onestร della virtรน in generale, quanto a riguardo di ciรฒ che si deve fare in particolare. Cosรฌ, quando io ho una profonda comprensione della veritร secondo cui non si deve fare agli altri ciรฒ che non si vuole venga fatto a noi, subito deduco come mi devo comportare nei confronti del mio prossimo. Maria santissima ebbe tale intelligenza in grado tanto piรน sublime rispetto a tutte le altre creature, quante piรน veritร morali conobbe e quanto piรน profondamente penetrรฒ la loro infallibile rettitudine, partecipata da quella divina. In quel chiarissimo intelletto, illuminato coi maggiori splendori della divina luce, non vi era inganno, nรฉ ignoranza, nรฉ dubbio, nรฉ opinione come nelle altre creature, perchรฉ penetrรฒ e comprese in generale e in particolare, come sono in se stesse, tutte le veritร , specialmente nelle materie pratiche delle virtรน. Tale era in lei l’incomparabile grado di questa seconda parte della prudenza.
538. La terza parte di questa virtรน si chiama provvidenza ed รจ la principale fra le parti della prudenza, perchรฉ la cosa piรน importante nella direzione delle azioni umane รจ l’ordinare il presente al futuro, affinchรฉ tutto si regoli con rettitudine; questo fa la provvidenza. La nostra Regina e signora ebbe questa parte della prudenza in grado piรน eccellente – se ciรฒ fosse possibile – di tutte le altre parti, perchรฉ, oltre la memoria del passato e la profonda intelligenza del presente, aveva scienza e cognizione infallibile di molte cose future, a cui si estendeva la buona provvidenza. Mediante questa cognizione e luce infusa, preveniva le cose future e disponeva gli avvenimenti a tal punto che niente potรฉ accaderle in modo repentino o imprevisto. Infatti ella conservava tutte le cose previste, pensate e ponderate nel peso del santuario della sua mente illuminata con la luce infusa, aspettando cosรฌ con certezza chiarissima – non con dubbio o incertezza come gli altri uomini – tutti gli avvenimenti prima che si verificassero, in modo che tutto trovasse il luogo, il tempo e l’occasione opportuna e ogni cosa venisse ben governata.
539. Queste tre parti della prudenza comprendono le sue attivitร intellettuali distribuite in ordine alle tre parti del tempo, cioรจ passato, presente e futuro. Ma le attivitร di questa virtรน si possono considerare sotto un altro aspetto, cioรจ in quanto essa conosce i mezzi per acquistare le altre virtรน e in quanto indirizza le attivitร della volontร . In seguito a questa considerazione, i dottori e i filosofi aggiungono alla prudenza altre cinque parti, che sono la docilitร , la ragione, la solerzia, la circospezione e la cautela. La docilitร รจ il buon dettame, ossia la disposizione della creatura a lasciarsi ammaestrare dai piรน sapienti di lei, senza far da sapiente con se stessa, senza fondarsi sul proprio giudizio e sapere. La ragione, che si chiama anche raziocinio, consiste nel ragionare rettamente, deducendo da ciรฒ che s’intende cosรฌ in generale le particolari ragioni o consigli per le opere virtuose. La solerzia รจ la diligente attenzione, o applicazione fissa, a tutto ciรฒ che succede – come la docilitร a quelli che ci ammaestrano per esprimere un giudizio retto e trarre regole di bene nelle nostre azioni. La circospezione รจ il giudizio e la considerazione delle circostanze che l’opera virtuosa deve avere, poichรฉ non basta il buon fine perchรฉ questa sia lodevole, se le mancano le circostanze e l’opportunitร che รจ necessaria in esse. La cautela consiste nel discernimento e nell’attenzione con cui si devono avvertire ed evitare i pericoli o gli impedimenti che possono occorrere sotto l’apparenza di virtรน o impensatamente, affinchรฉ essi non ci trovino incauti ed inavveduti.
540. La Regina del cielo possedette tutte queste parti della prudenza senza difetto alcuno e nella loro perfezione ultima. La docilitร fu presente in lei come figlia legittima della sua incomparabile umiltร , poichรฉ, quantunque avesse ricevuto tanta pienezza di scienza dall’istante della sua immacolata concezione e fosse la maestra e la madre della vera sapienza, si lasciรฒ sempre insegnare dai maggiori, dagli uguali e dai minori, giudicandosi la piรน piccola di tutti e volendo essere discepola di quelli che, paragonati a lei, erano ignorantissimi. Per tutto il tempo della sua vita mostrรฒ questa docilitร , come una candidissima colomba, dissimulando la sua sapienza con maggiore prudenza di un serpente. Da bambina si lasciรฒ insegnare da suo padre e da sua madre e nel tempio dalla sua maestra, nonchรฉ dalle sue compagne, poi dal suo sposo Giuseppe e dagli Apostoli, volendo imparare da tutte le creature per divenire un esempio portentoso di questa virtรน dell’umiltร , come altrove ho riferito.
541. La ragione prudenziale, o raziocinio, di Maria santissima s’inferisce da quello che piรน volte dice di lei l’evangelista san Luca, cioรจ che custodiva nel suo cuore e meditava ciรฒ che andava succedendo nelle opere e nei misteri del suo Figlio santissimo. Questo meditare pare opera della ragione, con la quale confrontava alcune cose precedenti con altre che accadevano dopo; le confrontava fra loro per formare nel suo cuore prudentissimi consigli e applicarli a ciรฒ che era conveniente per operare con quella sicurezza e precisione che le era abituale. E sebbene con una semplicissima occhiata o intuizione, che superava tutto il ragionare umano, conoscesse molte cose senza bisogno di ragionare, tuttavia, riguardo alle opere da compiere in esercizio delle virtรน, poteva applicare col raziocinio le ragioni generali delle virtรน alle sue stesse opere.
542. Anche nella solerzia, o diligente accortezza della prudenza, la sovrana Signora fu molto privilegiata. Ella non portava il grave peso delle passioni e della corruzione, non sentiva languidezza nรฉ indugio nelle facoltร , anzi era molto spedita, pronta e facile a rendersi conto e ad attendere a tutto ciรฒ che poteva giovare a formare un retto giudizio e un sano consiglio nell’operare le viirtรน in qualunque caso occorresse, discernendo con prontezza e velocitร il mezzo della virtรน e il modo di praticarla. Nella circospezione Maria santissima fu egualmente ammmirabile, poichรฉ tutte le sue opere furono cosรฌ compiute che nessuna circostanza buona mancรฒ loro, anzi tutte ebbero le migliori e le piรน adatte a sollevarle al piรน alto grado di perfezione. Essendo poi la maggior parte delle sue opere ordinate alla caritร verso il prossimo e tutte tanto opportune, nell’insegnare, nel consolare, nell’ammonire, nel pregare e nel correggere, sempre si guadagnava i cuori con l’efficace dolcezza delle sue ragioni e con l’amabilitร delle sue maniere.
543. L’ultima parte, cioรจ la cautela per prevenire gli ostacoli che possono disturbare o distruggere la virtรน, doveva trovarsi nella Regina degli angeli con piรน perfezione che negli angeli stessi. Infatti, l’alta sapienza e l’amore, che a questa corrispondeva, la rendevano cosรฌ cauta e avveduta che nessun fatto o impedimento la potรฉ trovare impreparata e senza che ella lo avesse deviato per operare con somma perfezione in tutte le virtรน. Inoltre, siccome il nemico – come dirรฒ piรน avanti – tanto si adoperava nel mettere ostacoli, studiati ed esteriori, per il bene, dato che non poteva suscitarli interiormente nelle sue passioni, avvenne che la prudentissima Vergine esercitasse questa parte della cautela in modo da fare molte volte stupire tutti gli angeli. A causa di tale discernimento e cautela di Maria santissima, il demonio concepรฌ un timorosa rabbia ed invidia contro di lei, desiderando conoscere il potere con cui ella gli disfaceva tante macchinazioni ed astuzie che lui fabbricava per ostacolarla e distrarla, restandone sempre deluso, dato che sempre la Signora delle virtรน le praticava nel modo piรน perfetto in qualsiasi materia e occasione. Conosciute le parti delle quali la prudenza si compone, la dividiamo nelle sue varie specie, secondo gli oggetti e i fini ai quali serve. E siccome il governo della prudenza puรฒ riguardare se stessi o gli altri, essa si divide a seconda che insegni a governare se stessi o gli altri. Quella che serve a ciascuno per il governo delle proprie e speciali azioni, credo si chiami enarchica; su questa non c’รจ niente da dire piรน di quanto sopra si รจ detto del governo che la Regina del cielo aveva principalmente di se stessa. Quella che insegna il governo di molti si chiama poliarchica; questa si divide in quattro specie, secondo i differenti modi di governare diverse parti di moltitudine. La prima si chiama prudenza regnativa ed รจ quella che insegna a governare i regni con leggi giuste e necessarie; essa รจ propria dei re, dei principi, dei monarchi e di quelli presso i quali risiede la potestร suprema. La seconda si chiama politica, intendendo con tale nome quella che insegna il governo delle cittร e repubbliche. La terza si chiama economica ed รจ quella che insegna e dispone ciรฒ che riguarda il governo domestico delle famiglie e delle case particolari. La quarta รจ la prudenza militare ed รจ quella che insegna a condurre la guerra e gli eserciti.
544. Nessuna di queste specie di prudenza mancรฒ alla nostra gran Regina, perchรฉ di tutte le furono infuse le facoltร nell’istante della sua concezione e santificazione, affinchรฉ non le mancasse grazia, virtรน o perfezione alcuna atta a sublimarla e renderla bella piรน di tutte le altre creature. L’Altissimo la formรฒ come ricettacolo e deposito di tutti i suoi doni, come modello di tutte le altre creature, e come capolavoro della sua potenza e grandezza, affinchรฉ nella celeste Gerusalemme si conoscesse interamente quel che egli potรฉ e volle operare in una semplice creatura. Inoltre non rimasero oziose in Maria santissima le facoltร di queste virtรน, perchรฉ nel corso della sua vita le esercitรฒ tutte in molte occasioni che le si presentarono. Per ciรฒ che riguarda la prudenza economica, รจ cosa nota quanto incomparabilmente la possedette nel governo della sua casa col suo sposo Giuseppe e col suo Figlio santissimo, nella cui educazione e nel cui servizio procedette con tutta quella prudenza che richiedeva il piรน alto e imperscrutabile mistero che Dio abbia affidato alle creature. Di questo dirรฒ a suo luogo ciรฒ che intenderรฒ e potrรฒ.
545. In seguito esercitรฒ la prudenza regnativa o monarchica come Imperatrice unica della Chiesa, ammaestrando, ammonendo e governando gli Apostoli nella Chiesa primitiva per fondarla e stabilire in essa le leggi, i riti e le cerimonie piรน necessarie e utili alla sua propagazione e al suo consolidamento. E sebbene ella obbedisse loro e li interrogasse nelle cose particolari, specialmente san Pietro come vicario di Cristo e capo della Chiesa e san Giovanni come suo cappellano, tuttavia essi e gli altri parimenti la consultavano e le obbedivano nelle cose generali e in altre relative al governo della Chiesa. Insegnรฒ anche ai re e ai principi cristiani che le chiesero consiglio; molti, infatti, dopo l’ascensione del suo Figlio santissimo al cielo, la cercarono per conoscerla. In particolare, la consultarono i tre re Magi, quando adorarono il Bambino, ed ella rispose ed insegnรฒ loro tutto quello che dovevano fare nel governo dei loro stati, con tanta luce ed esattezza che fu loro stella e guida nel cammino dell’eternitร . Essi fecero ritorno alle loro patrie illuminati, consolati ed ammirati della sapienza, prudenza e dolcissima efficacia delle parole che avevano ascoltato da una giovane cosรฌ delicata. A prova di quanto si potrebbe aggiungere riguardo a ciรฒ, basta ascoltare la stessa Regina che dice:ย ยซPer mezzo mio regnano i re e i magistrati emettono giusti decreti; per mezzo mio i capi comandano e i grandi governano con giustiziaยป.
546. Non le mancรฒ neanche l’uso della prudenza politica, perchรฉ insegnรฒ alle repubbliche, ai popoli e ai primi fedeli in particolare, come dovevano procedere nelle loro pubbliche azioni e nel loro governo, come dovevano ubbidire ai re, ai principi temporali e in particolare al vicario di Cristo capo della Chiesa e ai suoi prelati e vescovi. Insegnรฒ pure come dovevano disporre i concili, le definizioni e i decreti che in essi si facevano. Anche la prudenza militare ebbe il suo posto nella sovrana Regina, perchรฉ anche su ciรฒ fu consultata da alcuni fedeli, ai quali consigliรฒ ed insegnรฒ come si dovevano comportare nelle guerre giuste con i loro nemici per operare con maggior giustizia e col beneplacito del Signore. Qui potrebbe addursi il coraggioso animo e la prudenza con cui questa potente Signora vinse il principe delle tenebre, insegnando a combattere con lui con maggior sapienza e prudenza di quanta ne usarono Davide col gigante, Giuditta con Oloferne ed Ester con Aman. E quando per tutte queste azioni riferite non fossero servite queste specie e queste facoltร della prudenza nella Madre della sapienza, tuttavia conveniva che le avesse tutte, non solo per ornamento della sua anima santissima, ma principalmente per essere mediatrice ed avvocata unica del mondo. Infatti, dovendo chiedere tutti i benefici che Dio avrebbe concesso ai mortali senza essercene alcuno che non ci provenisse per sua mano ed intercessione, conveniva che ella conoscesse perfettamente le virtรน che domandava per i mortali e che tali virtรน derivassero da questa Signora, come dall’origine e dalla sorgente piรน vicina allo stesso Dio e Signore, in cui sono presenti come nel principio increato.
547. Alla prudenza si attribuiscono altri mezzi, che sono come strumenti suoi, con cui essa opera, e che si chiamano parti potenziali. Queste sono la sinesi, virtรน che rende capaci di giudicare rettamente; l’ebulia, virtรน che indirizza e forma il buon consiglio; la gnome, virtรน che in certi casi particolari insegna ad uscire dalle regole comuni. Questa รจ necessaria per l’epicheya, che giudica alcuni casi mediante regole superiori alle leggi ordinarie. Di tutte queste perfezioni si avvalse la prudenza di Maria santissima, perchรฉ nessuna come lei seppe formulare un sano consiglio per tutti nei casi contingenti, nรฉ alcuno, fosse anche l’angelo supremo, potรฉ esprimere un giudizio cosรฌ retto in tutte le materie. Ma soprattutto la nostra prudentissima Regina conobbe le ragioni superiori e le regole di operare con tanta sicurezza nei casi in cui non potevano servire le regole ordinarie e comuni. Casi che darebbero luogo ad un lungo discorso se li volessi qui riferire; tuttavia se ne comprenderanno molti nel procedere della sua vita santissima. Per concludere tutto questo discorso sulla sua prudenza, basta dire che la regola con cui si vuole misurare รจ la prudenza dell’anima santissima di Cristo nostro Signore, al quale ella si conformรฒ e si assimilรฒ in tutto come colei che era stata formata per essere coadiutrice, simile a lui nelle opere della piรน grande prudenza e sapienza che il Signore di ogni cosa creata e redentore del mondo operรฒ.
Insegnamento della Regina del cielo
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548. Figlia mia, voglio che tu custodisca come mio insegnamento e ammonimento per il governo di tutte le tue azioni tutto ciรฒ che in questo capitolo hai scritto e ciรฒ che hai compreso. Scrivi nella tua mente e conserva fissa nella memoria la cognizione che ti hanno dato della mia prudenza in tutto ciรฒ che io pensavo, volevo e facevo. Questa luce ti guiderร in mezzo alle tenebre dell’umana ignoranza, affinchรฉ non ti confonda e non ti turbi il fascino delle passioni e molto piรน quello che con somma malizia e sollecitudine i tuoi nemici cercano d’introdurre nel tuo intelletto. Sappi che il non conseguire tutte le regole della prudenza non รจ colpevole nella creatura, ma l’essere negligente nell’acquistarle per essere preparata in tutto a dovere, รจ grave colpa e causa di molti inganni ed errori nelle sue opere. A seguito di questa trascuratezza, le passioni – particolarmente la smodata tristezza e il piacere, che pervertono il giudizio retto nella prudente considerazione del bene e del male – si prendono molta libertร , distruggono ed impediscono la prudenza. Da qui hanno origine due vizi pericolosi, che sono la precipitazione nell’operare senza aver riguardo ai mezzi adeguati e l’incostanza nei buoni propositi e nelle opere incominciate. L’ira sregolata e lo zelo esagerato sono entrambi vizi che precipitano e trasportano in molte azioni esteriori, che si fanno senza misura e senza consiglio. La facilitร nel giudicare e il non avere fermezza nel bene sono la causa per cui l’anima imprudentemente si ritira da ciรฒ che ha cominciato, perchรฉ accetta ciรฒ che all’opposto le si presenta e con leggerezza si compiace tanto del bene vero quanto di quello apparente e falso, che le passioni domandano e che il demonio le rappresenta.
549. Contro tutti questi pericoli ti voglio accorta e prudente; tale sarai se fai bene attenzione all’esempio delle mie opere e conservi gli insegnamenti e i consigli dell’ubbidienza dei tuoi padri spirituali, senza la quale niente devi fare per procedere con consiglio e docilitร . E considera attentamente che per mezzo di tale obbedienza l’Altissimo ti comunicherร copiosa sapienza, perchรฉ il cuore benigno, sottomesso e docile lo obbliga grandemente. Ricordati sempre della sventura di quelle vergini imprudenti e stolte, le quali per la loro inavveduta negligenza non si curarono di essere sollecite e di seguire il sano consiglio quando era tempo, e dopo, quando cercarono di rimediarvi, trovarono chiusa la porta. Procura, figlia mia, di unire la prudenza di serpente con la sinceritร di colomba e le tue opere saranno perfette.
CAPITOLO 10
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La virtรน della giustizia che ebbe Maria santissima.
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550. La grande virtรน della giustizia รจ quella che piรน serve alla caritร verso Dio e il prossimo e per questo รจ la piรน necessaria per le relazioni umane, perchรฉ รจ una facoltร che inclina la volontร a dare a ciascuno quello che gli spetta e ha per materia ed oggetto l’uguaglianza, paritร o diritto, che si deve osservare col prossimo e con Dio stesso. Ma poichรฉ sono tante le cose nelle quali l’uomo puรฒ rispettare questa uguaglianza o violarla col prossimo, e questo in tanti modi diversi, la materia della giustizia รจ molto estesa e diffusa e molte sono le specie di questa virtรน. In quanto si ordina al bene pubblico e comune, si chiama giustizia legale e, poichรฉ essa puรฒ avviare tutte le altre virtรน a tal fine, si chiama virtรน generale, benchรฉ non partecipi della natura delle altre. Ma quando la materia della giustizia รจ cosa determinata e riguarda solo persone particolari, tra le quali si mantiene intatto a ciascuna il suo diritto, allora si chiama giustizia particolare e speciale.
551. L’Imperatrice del mondo osservรฒ tutta questa virtรน, con le sue parti e i generi o specie che contiene, verso tutte le creature in modo senza confronto piรน perfetto di qualunque altra di esse. Infatti, ella sola conobbe con maggiore altezza e comprese perfettamente ciรฒ che a ciascuna era dovuto. E, sebbene questa virtรน della giustizia non riguardi immediatamente le passioni naturali, come nel caso della fortezza e della temperanza, tuttavia molte volte succede che, per il fatto che le stesse passioni non sono moderate e corrette, si perde la giustizia col prossimo, come vediamo in quelli che per sregolata aviditร o per piacere sensibile fanno torto agli altri. Ora, siccome in Maria santissima non vi erano passioni disordinate nรฉ ignoranza per cui non conoscesse nelle cose il giusto mezzo in cui consiste la giustizia, ella adempiva con tutti questa virtรน, operando secondo diritto e giustizia con ciascuno ed insegnando a tutti a fare altrettanto, quando meritavano di ascoltare le sue parole e il suo insegnamento di vita. Quanto poi alla giustizia legale, non solo la osservรฒ soddisfacendo alle leggi comuni, come nella purificazione ed in altri precetti della legge, benchรฉ ne fosse esente come regina e senza colpa; ma per di piรน nessuno, eccetto il suo Figlio santissimo, attese, come questa Madre di misericordia, al bene pubblico e comune dei mortali, indirizzando a questo fine tutte le virtรน e le opere con le quali potรฉ meritare loro la divina misericordia e giovare al suo prossimo con altri benefici.
552. Le due specie di giustizia, distributiva e commutativa, rifulsero parimenti in Maria santissima in grado eroico. La giustizia distributiva governa gli atti, con i qua-li si distribuiscono le cose comuni alle persone particolari. Sua Altezza dimostrรฒ questa equitร in molte cose che per sua volontร e disposizione si fecero tra i fedeli della Chiesa primitiva, come la divisione dei beni comuni per il sostentamento ed altre necessitร delle persone particolari. E anche se di sua mano non elargรฌ mai denaro, perchรฉ mai ne maneggiรฒ, tuttavia alle volte si distribuiva per suo ordine ed altre per suo consiglio. In queste cose e in altre simili dimostrรฒ sempre somma equitร e giustizia, secondo la necessitร e la condizione di ciascuno. Lo stesso faceva nell’assegnazione degli uffici e delle dignitร o ministeri che venivano ripartiti tra i discepoli e i primi figli del Vangelo nelle riunioni che si tenevano a tale scopo. Questa sapientissima Maestra ordinava e disponeva tutto con perfetta equitร , perchรฉ tutto faceva con speciale orazione ed illuminazione divina, oltre che con la scienza e la cognizione ordinaria che aveva di tutti i soggetti. Quindi, per siffatte azioni, gli Apostoli ricorrevano a lei e con lei si consigliavano altre persone preposte al governo. Di conseguenza, tutto ciรฒ che veniva amministrato col suo consiglio era fatto e disposto con perfetta giustizia e senza preferenze di persone.
553. La giustizia commutativa insegna la reciproca uguaglianza tra il dare e il ricevere, come dare due per due o assegnare il giusto prezzo a una cosa, secondo il suo valore. La Regina del cielo esercitรฒ questa specie di giustizia meno delle altre virtรน, perchรฉ non comprava nรฉ vendeva cosa alcuna per se stessa: se era necessario comprarne o scambiarne qualcuna, lo faceva il santo patriarca Giuseppe quando era vivo e, dopo, il santo evangelista Giovanni o un altro degli Apostoli. Questo perchรฉ il Maestro della santitร , venuto a distruggere e a sradicare l’avarizia, radice di tutti i mali, volle allontanare da se stesso e dalla sua Madre santissima le azioni con cui di solito si accende e si alimenta questo fuoco dell’aviditร umana. Per tale ragione la sua Provvidenza divina ordinรฒ che nรฉ per sua mano nรฉ per quella della sua purissima Madre si esercitassero le azioni di compravendita proprie del commercio umano, fosse anche per cose necessarie a conservare la vita naturale. Perciรฒ la grande Regina non tralasciava d’insegnare tutto ciรฒ che era appartenente a questa virtรน della giustizia commutativa, affinchรฉ la esercitassero con perfezione quelli che nell’apostolato e nella Chiesa primitiva era necessario che ne usassero.
554. Appartengono a questa virtรน altre azioni che si esercitano col prossimo, come il giudicare gli uni e gli altri con giudizio pubblico e civile o con giudizio particolare e privato. Del vizio contrario parlรฒ il Signore attraverso san Matteo quando disse:ย ยซNon giudicate, per non essere giudicatiยป.ย In queste azioni di giudizio si dร a ciascuno ciรฒ che gli si deve, secondo la stima di colui che giudica. Per questo sono azioni giuste se si conformano alla ragione e, se si allontanano da essa, sono ingiuste. La nostra augusta Regina non esercitรฒ il giudizio pubblico e civile, benchรฉ avesse una tale autoritร da essere giudice di tutto l’universo, ma con i suoi rettissimi consigli, nel tempo della sua vita e dopo con la sua intercessione e i suoi meriti, adempรฌ ciรฒ che sta scritto nei Proverbi:ย Io cammino sulla via della giustiziaย eย per mezzo mio i grandi governano con giustizia.
555. Quanto ai giudizi particolari mai potรฉ trovarsi ingiustizia nel cuore purissimo di Maria, perchรฉ mai potรฉ essere avventata nei sospetti, nรฉ temeraria nei giudizi; mai ebbe dubbi, nรฉ, qualora li avesse avuti, avrebbe considerato ingiustamente l’interpretazione peggiore. Questi vizi ingiustissimi sono propri e naturali tra i figli di Adamo, nei quali dominano le passioni disordinate di odio, invidia ed emulazione nella malizia, nonchรฉ altri vizi che li signoreggiano come vili schiavi. Da queste radici cosรฌ infette nascono le ingiustizie del sospetto maligno sulla base di indizi di poco conto, di giudizi temerari e dell’interpretazione peggiore di ciรฒ che รจ dubbio, perchรฉ ciascuno presume facilmente che il suo fratello abbia quel difetto che ha egli stesso. E se per odio o invidia si rammarica del bene del suo prossimo e si rallegra del suo male, facilmente e indebitamente crede di lui ciรฒ che non dovrebbe perchรฉ glielo augura, e il giudizio segue la sua inclinazione. Da tutti questi mali del peccato fu libera la nostra Regina, come colei che non aveva nulla a che fare con esso. Ciรฒ che nel suo cuore entrava e usciva era tutto caritร , purezza, santitร e amore perfetto e in lei risiedeva la grazia di tutta la veritร e il cammino della vita. Per la pienezza della sua scienza e santitร , di niente dubitava nรฉ sospettava, perchรฉ conosceva e guardava nella luce della veritร e con misericordia il cuore di tutti, senza sospettare male di alcuno, senza attribuire colpa a chi non l’avesse, anzi riparando quelle di molti e dando a tutti e a ciascuno con diritto e giustizia ciรฒ che spettava loro. Insomma, sempre era disposta con cuore benigno a riempire tutti gli uomini delle grazie e della dolcezza della virtรน.
556. Nei due generi di giustizia commutativa e distributiva si racchiudono molte specie e differenze di virtรน, che non mi soffermo a riferire, poichรฉ tutte quelle che convenivano a Maria santissima erano presenti nelle sue facoltร e nei suoi atti supremi ed eccellentissimi. Vi sono tuttavia altre virtรน che si riducono alla giustizia perchรฉ si esercitano con altri e partecipano alquanto delle qualitร della giustizia, benchรฉ non in tutto, o perchรฉ non possiamo pagare adeguatamente tutto quello che dobbiamo o perchรฉ, se possiamo pagarlo, nรฉ il debito nรฉ l’obbligazione sono cosรฌ rigidi come vorrebbe il rigore della perfetta giustizia commutativa o distributiva. Di queste virtรน – infatti sono molte e varie – non dirรฒ tutto ciรฒ che contengono; ma, per non tacerne del tutto, dirรฒ qualcosa molto brevemente, affinchรฉ s’intenda come la nostra eccelsa Principessa le possedesse tutte.
557. ร debito di giustizia rendere culto e riverenza a coloro che ci sono superiori, e, secondo il grado della loro eccellenza e dignitร , nonchรฉ i beni che da essi riceviamo, sarร piรน o meno grande la nostra obbligazione e il culto che dobbiamo loro, sebbene nessuna nconoscenza giunga ad uguagliare il beneficio ricevuto o la dignitร di chi lo concesse. A tale scopo giovano tre virtรน, secondo i tre gradi di superioritร che riconosciamo in coloro ai quali dobbiamo riverenza. La prima รจ la virtรน della religione. Con questa diamo a Dio il culto e la riverenza a lui dovuti, quantunque la sua grandezza ne meriti infinitamente di piรน e i suoi doni non si possano ricambiare con gratitudine nรฉ con lodi proporzionate. Questa virtรน รจ nobilissima fra tutte le altre virtรน morali, sia per il suo oggetto, che รจ il culto di Dio, sia per la sua materia, che รจ tanto estesa, essendo tanti i modi e tante le materie in cui Dio puรฒ essere immediatamente onorato e riverito. Sono compresi in questa virtรน della religione gli atti interiori dell’orazione, della contemplazione e della devozione con tutte le loro parti e qualitร , nonchรฉ le cause, gli effetti, gli oggetti e il fine loro. Quanto agli atti esteriori vi รจ compresa l’adorazione di latria, che รจ la suprema e dovuta solo a Dio, con le sue specie o parti ad essa connesse, quali il sacrificio, le oblazioni, le decime, i voti, i giuramenti e le lodi esterne e vocali, poichรฉ con tutti questi atti, se si fanno nel debito modo, Dio viene onorato e riverito dalle creature, come al contrario, con i vizi opposti, viene grandemente offeso.
558. In secondo luogo segue la pietร , che รจ una virtรน con cui onoriamo i genitori, ai quali dopo Dio dobbiamo l’esistenza e l’educazione, e riveriamo altresรฌ quelli che contribuiscono a questa causa, come i parenti e la patria, che ci tutela e governa. Questa virtรน della pietร รจ cosรฌ grande che, quando essa obbliga, si deve anteporre agli atti volontari della virtรน della religione: cosรฌ insegna Cristo Signore nostro in san Matteo, dove รจ scritto che egli riprese i farisei perchรฉ, sotto pretesto del culto di Dio, insegnavano a negare la pietร ai genitori. In terzo luogo viene l’osservanza, virtรน con cui tributiamo onore e riverenza a coloro che sono rivestiti di qualche dignitร o qualitร superiore, differente da quella dei genitori o della patria. In questa virtรน i teologi comprendono la dulia e l’obbedienza quali sue specie. La dulia รจ quella con cui veneriamo coloro che partecipano dell’eccellenza o del dominio del Signore supremo, che รจ Dio, al quale solo รจ dovuto il culto di latria. Quindi, con la dulia noi onoriamo i santi ed anche le dignitร superiori di cui ci riconosciamo servi. L’obbedienza, poi, รจ quella con cui uniformiamo la nostra volontร a quella dei superiori, intendendo adempiere la loro e non la nostra. E siccome la libertร propria รจ tanto preziosa, fra tutte le virtรน morali questa virtรน รจ d’una speciale eccellenza e grandemente ammirabile. Di fatto, per mezzo di essa, noi lasciamo per amore di Dio assai piรน che con qualsiasi altra virtรน.
559. Queste virtรน della religione, della pietร e dell’osservanza furono presenti in Maria santissima con tale pienezza e perfezione, che nulla mancรฒ loro di quanto si potesse trovare in una semplice creatura. Quale intelletto potrร giungere a comprendere l’onore, la venerazione e il culto, con cui questa Signora serviva il suo Figlio dilettissimo, nconoscendolo e adorandolo come vero Dio e uomo, creatore, redentore, glorificatore, sommo, infinito, immenso nell’essere, nella bontร e in tutti i suoi attributi? Fu lei che a questo riguardo conobbe piรน di ciascuna e di tutte insieme le altre semplici creature, per cui, in ragione di tale cognizione, diede a Dio la dovuta riverenza, servendo, in ciรฒ, d’insegnamento agli stessi serafini. In questa virtรน fu talmente maestra che il solo vederla risvegliava, muoveva e provocava tutti, con una forza misteriosa, a riverire il supremo Signore e autore del cielo e della terra; nรฉ aveva bisogno di altra sollecitudine per incitare ognuno, come di fatto faceva, a lodare Dio. La sua orazione, la sua contemplazione e devozione, l’efficacia che ebbero e che sempre hanno le sue preghiere, sono cose la cui conoscenza fa stupire gli angeli e i beati comprensori medesimi, senza che riescano a spiegarlo. Tutte le creature intellettuali sono debitrici a lei non solo di aver compensato ciรฒ che esse hanno commesso in fatto di offesa, ma di avere altresรฌ supplito a ciรฒ che esse non hanno potuto ottenere, nรฉ operare, nรฉ meritare. Questa Signora affrettรฒ il rimedio del mondo, nรฉ il Verbo sarebbe uscito dal seno del suo eterno Padre se ella non fosse stata nel mondo. Fin dal primo istante nel contemplare, pregare, chiedere e tenersi devotamente pronta a qualunque cosa per l’ossequio divino, ella superรฒ i serafini. Offrรฌ un sacrificio quale si conveniva, decime ed oblazioni, ma tutto talmente gradito a Dio, che nessun altro offerente gli fu piรน accetto di lei, eccetto il suo Figlio santissimo. Nelle sue divine lodi, negli inni, nei cantici e nelle orazioni vocali che fece, superรฒ tutti i Patriarchi e i Profeti, e, se fossero rimaste scritte nella Chiesa militante, come si conosceranno in quella trionfante, formerebbero l’ammirazione del mondo.
560. Non altrimenti, possedette le virtรน della pietร e dell’osservanza, conoscendo ella piรน di ogni altro quanto si deve ai propri genitori e quanto eroica fosse la santitร dei suoi. Lo stesso fece coi suoi consanguinei, favorendoli di grazie specialissime, come avvenne al Battista, a santa Elisabetta sua madre e agli altri del collegio apostolico. Avrebbe reso felicissima la sua patria, se l’ingratitudine e la durezza dei Giudei avesse meritato ciรฒ; tuttavia le fece benefici assai grandi e favori spirituali e visibili, per quanto permise la divina equitร . Fu ammirabile nella riverenza verso i sacerdoti, essendo la sola che seppe e potรฉ dare il dovuto valore alla dignitร degli unti del Signore. Questo insegnรฒ a tutti, come anche a riverire dopo di loro i Patriarchi, i Profeti e gli altri santi, e infine i signori temporali e supremi nella potestร . Ella non omise nessun atto di siffatte virtรน, ma in diversi tempi e in diverse occasioni li esercitรฒ tutti e li insegnรฒ agli altri, specialmente ai fedeli della Chiesa primitiva. In essa, ubbidendo non solo al suo Figlio santissimo e al suo sposo quando erano presenti, ma anche ai ministri della Chiesa stessa, fu per il mondo un esempio di rara obbedienza, mentre per speciali ragioni avrebbero dovuto piuttosto ubbidire a lei tutte le creature, essendo rimasta sulla terra come Signora e regina al fine di governarle.
561. Rimangono altre virtรน che ugualmente si riducono alla giustizia, perchรฉ per mezzo di esse diamo agli altri ciรฒ che dobbiamo loro per un certo debito morale, che รจ un titolo consono ed onesto. Queste sono la gratitudine, che si chiama anche grazia, la veritร ossia veracitร , la vendetta intesa come punizione della giustizia, la liberalitร , l’amicizia o affabilitร . Con la gratitudine veniamo a porre qualche eguaglianza tra noi e quelli dai quali riceviamo qualche beneficio, rendendone loro grazie secondo la qualitร del beneficio e l’affetto con cui ce lo fecero – affetto che รจ la parte principale di tale beneficio – ed anche secondo lo stato e la qualitร del benefattore, perchรฉ a tutto questo si deve proporzionare la gratitudine, e ciรฒ si puรฒ fare con diverse azioni. La veracitร ci inclina a dire la veritร con tutti, come รจ giusto che si faccia nella vita umana e nelle necessarie relazioni umane, escludendo ogni menzogna, che in nessun caso รจ lecita, ogni ingannevole simulazione, ipocrisia, iattanza ed ironia. Tutti questi vizi si oppongono alla veritร . E se si puรฒ, ed anzi รจ conveniente, declinare nel meno quando parliamo della nostra eccellenza o virtรน, per non renderci molesti con eccesso di iattanza, non รจ perรฒ giusto il fingere meno con menzogna, imputandoci un vizio che non abbiamo. La vendetta, nel senso che si รจ detto, รจ una virtรน che insegna a compensare o soddisfare con qualche pena il danno proprio, o quello del prossimo, ricevuto da un terzo. Questa virtรน รจ difficile a praticarsi come si deve dai mortali, che di solito si lasciano trascinare da ira smodata e da odio contro i fratelli, mancando cosรฌ alla caritร e alla giustizia. Tuttavia, quando non si mira al danno altrui ma solo al bene privato o pubblico, questa virtรน non รจ piccola. Ad essa infatti ricorse Cristo nostro Signore quando scacciรฒ dal tempio quelli che lo profanavano. Cosรฌ pure Elia ed Eliseo chiamarono il fuoco dal cielo per castigare certi peccati, e nei Proverbi si dice:ย Chi risparmia il bastone odia suo figlio.ย La liberalitร serve per distribuire, secondo ragione, il denaro o cose affini, senza cedere ai vizi dell’avarizia e della prodigalitร . L’amicizia o affabilitร consiste nel modo di conversare e trattare con tutti adeguatamente e convenientemente, senza adulazione nรฉ litigi, che sono vizi contrari a questa virtรน.
562. Nessuna di tali cose – nรฉ alcun’altra, se ve ne sia che si possa attribuire alla giustizia – mancรฒ alla Regina del cielo. Tutte le possedette e tutte le esercitรฒ con atti perfettissimi, secondo le occasioni. Inoltre, come maestra e signora di ogni santitร , a molte anime insegnรฒ e diede luce perchรฉ vi si esercitassero e le praticassero con perfezione. Con gli atti di religione e di culto, di cui abbiamo giร detto, esercitรฒ la virtรน della gratitudine verso Dio, perchรฉ questo รจ il piรน eccellente modo di mostrarsi grati. E come la dignitร di Maria purissima e la sua santitร proporzionata a tale dignitร si elevarono al di sopra di ogni intelligenza creata, cosรฌ questa eccelsa Signora si mostrรฒ riconoscente proporzionatamente al beneficio, per quanto possibile ad una semplice creatura; lo stesso fece riguardo alla pietร verso i genitori e la patria, come sopra si รจ detto. Verso gli altri l’umilissima Imperatrice si mostrava riconoscente per qualunque beneficio, come se niente le fosse dovuto, e, sebbene le si dovesse tutto per giustizia, tutto gradiva con somma grazia e favore. Per di piรน, ella sola seppe spingersi sino al punto di rendere grazie per gli aggravi e le offese che riceveva, quasi fossero grandi benefici, dato che la sua incomparabile umiltร non riconosceva mai ingiurie, anzi per esse si considerava obbligata, nรฉ mai cessava di manifestare gratitudine, dimostrandosi sempre memore dei benefici.
563. Quanto alla veritร con cui Maria signora nostra trattava, non si potrebbe dire abbastanza, perchรฉ, essendo ella tanto superiore al demonio, padre della menzogna e dell’inganno, certamente non potรฉ trovarsi in lei un cosรฌ abominevole vizio. La regola con cui si vuole misurare questa virtรน della veracitร รจ la sua caritร e trasparenza, virtรน che escludono ogni maniera di doppiezza e di fallacia nel trattare con le creature. Ma come si sarebbe mai potuto trovare colpa o inganno nella bocca di quella Signora, che con una parola di vera umiltร attirรฒ nel suo seno colui che รจ la veritร e la santitร per essenza? Maria santissima si esercitรฒ con molti atti perfettissimi anche nella virtรน che si chiama vendetta, non solo insegnandola da maestra nella Chiesa primitiva ogniqualvolta fu necessario, ma zelando da sรฉ l’onore dell’Altissimo. Infatti cercรฒ di ricondurre sulla via della salvezza per mezzo della correzione molti peccatori, come fece piรน volte con Giuda; altre volte, invece, comandava alle creature, tutte a lei ubbidienti, che castigassero certi peccati per il bene di coloro che, commettendoli, si meritavano l’eterno castigo. E quantunque in queste opere fosse dolcissima e soavissima, tuttavia non tralasciava per questo di castigare, quando ciรฒ era mezzo efficace per purificare dal peccato. Peraltro fu contro il demonio che esercitรฒ maggiormente la vendetta, e ciรฒ per liberare dalla sua schiavitรน il genere umano.
564. Atti eccellentissimi esercitรฒ ugualmente in rapporto alle virtรน della liberalitร e dell’affabilitร . La sua liberalitร nel dare era quale si conveniva alla suprema Imperatrice di tutto il creato, nonchรฉ a colei che sapeva stimare degnamente ogni cosa visibile e invisibile. Di quelle cose che si possono distribuire per atto di liberalitร , mai ella ne tenne alcuna come sua propria piuttosto che del suo prossimo, nรฉ mai la negรฒ ad alcuno, nรฉ aspettรฒ che gliela chiedessero quando poteva darla prima. Le necessitร e le miserie dei poveri a cui rimediรฒ, i favori che fece loro, le misericordie che sparse, anche in cose temporali, sono tante e tali che per raccontarle occorrerebbe un immenso volume. Inoltre, la sua graziosa affabilitร con tutti fu cosรฌ ammirabile e rara che, se non l’avesse regolata con grande prudenza, tutti sarebbero corsi dietro a lei allettati dal suo tratto dolcissimo. E davvero quella sua mansuetudine e soavitร , temperate da una certa severitร e sapienza che avevano del divino, lasciavano trasparire, trattando con lei, un non so che di piรน che umana creatura. L’Altissimo perรฒ dispose questa grazia in modo che, sebbene alcune volte a quelli con cui ella trattava trasparissero indizi del mistero del Re, che in se stessa racchiudeva, tuttavia subito vi stendeva sopra come un velo e lo celava, per lasciare spazio ai patimenti, impedendo il plauso degli uomini. Tale plauso, d’altronde, sarebbe sempre stato meno del dovuto, non giungendo i mortali a conoscere quanto meritasse, o piuttosto, essendovi il pericolo che non sapessero venerare come una semplice creatura colei che era Madre del Creatore senza eccedere o scarseggiare, finchรฉ non fosse giunto il tempo in cui la luce della fede avrebbe illuminato le menti dei figli della Chiesa.
565. Per un uso piรน adeguato e perfetto di questa grande virtรน della giustizia, i dottori le annettono un’altra parte o strumento, che chiamano epicheja. Con questa si regolano alcune opere che escono dalle norme e leggi comuni, poichรฉ queste non prevengono tutti i casi che possono occorrere, nรฉ tutte le loro circostanze, per cui in certe occasioni รจ necessario operare con ragione superiore e straordinaria. La celeste Regina fu esperta ed usรฒ di tale virtรน in molti eventi della sua vita, sia prima che dopo l’ascensione del suo Unigenito al cielo, ma in modo ancor piรน speciale dopo, per stabilire le cose della Chiesa primitiva, come dirรฒ a suo tempo, se piacerร all’Altissimo.
Insegnamento della Regina del cielo
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566. Figlia mia, sebbene di questa estesa virtรน della giustizia tu abbia conosciuto molto, tuttavia ne ignori ancora la maggior parte; tanta รจ la stima che merita! La carne mortale di cui sei rivestita ne ritarda la comprensione e non puoi esprimere a parole tutto quello che arrivi ad intendere. In ciรฒ che ne hai appreso troverai comunque una norma piรน che sufficiente del modo con cui devi comportarti con le creature e dedicarti al culto dell’Altissimo. A tale riguardo ti avverto, o carissima, che la maestร suprema dell’Onnipotente s’indigna giustamente per l’offesa che le fanno i mortali dimenticandosi della venerazione, adorazione e riverenza a lui dovute. Inoltre รจ talmente grossolana, distratta e scortese quella che talora gli rendono, che merita castigo piuttosto che premio. Verso i principi e i magnati del mondo sanno benissimo mostrare profonda riverenza e quasi adorazione; sanno chiedere loro aiuto e sollecitare favori con tutti i mezzi e le attenzioni piรน squisite; sanno ringraziarli abbondantemente quando ottengono quel che desiderano e, anzi, dichiarano di voler essere loro grati tutta la vita. Ma quando si tratta del supremo Signore che dร loro l’essere, la vita e il movimento, che li conserva e nutre, che li redense e li sollevรฒ alla dignitร di figli volendo dare loro la sua stessa gloria che รจ un bene infinito e sommo, allora si dimenticano di questa Maestร che non vedono con gli occhi del corpo, come se dalla sua mano non venissero loro tutti i beni, si contentano di serbare di lui una tiepida memoria e di rivolgergli un qualche frettoloso ringraziamento, quasi che ciรฒ fosse una gran cosa! Taccio poi l’enorme offesa che fanno al giustissimo reggitore dell’universo coloro che iniquamente rompono e pervertono tutto l’ordine della giustizia col loro prossimo, soffocando la ragione naturale e pretendendo di fare ai loro fratelli quello che non vorrebbero fosse fatto a loro stessi.
567. Aborrisci, figlia mia, vizi tanto esecrabili e, per quanto puoi con le tue forze, indirizza le tue opere in modo che suppliscano al servizio che altri negano all’Altissimo con questa loro cattiva corrispondenza ai suoi benefici. Tanto piรน, essendo tu consacrata, nel tuo stato, al culto divino, devi far di ciรฒ la tua principale occupazione con grande affetto, rendendoti cosรฌ in tutto simile agli spiriti angelici, che con venerazione si occupano incessantemente del suo culto. Porta poi rispetto a tutte le cose divine e consacrate, perfino agli ornamenti e ai vasi che servono al sacro ministero. Durante l’ufficio divino, l’orazione e il santo sacrificio, procura di stare sempre in ginocchio; domanda con fede e ricevi con umile riconoscenza, e questa devi mostrare verso tutte le creature, anche quando ti offendessero. Con tutti dimostrati pietosa, affabile, mite, sincera e veritiera, senza finzione nรฉ doppiezza, senza detrazione nรฉ mormorazione, senza giudicare alla leggera il tuo prossimo. E per adempiere bene quest’obbligo di giustizia, tieni sempre fisso nella memoria e nel cuore il proposito di fare al tuo prossimo ciรฒ che vuoi si faccia a te, e molto piรน fa’ in modo di rammentarti quanto il mio Figlio santissimo ed io abbiamo fatto per tutti gli uomini.
CAPITOLO 11
La virtรน della fortezza che ebbe Maria santissima
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568. La virtรน della fortezza si pone al terzo posto fra le quattro cardinali e serve per moderare l’irascibilitร . La bramosia, la cui corrispettiva virtรน รจ la temperanza, precede l’irascibilitร , perchรฉ la tensione verso l’oggetto bramato oppone resistenza all’impeto collerico, che preclude il raggiungimento di ciรฒ che si brama. Pertanto tratterรฒ prima dell’irascibilitร e della sua virtรน corrispondente, la fortezza, perchรฉ questa elimina gli ostacoli che si frappongono al conseguimento dell’oggetto bramato. Perciรฒ la fortezza รจ virtรน piรน nobile della temperanza, della quale dirรฒ nel capitolo seguente.
569. Il dominio che la virtรน della fortezza esercita sull’irascibilitร si riduce a due specie di attivitร . Queste sono: usare dell’ira secondo ragione e con le dovute circostanze che la rendano lodevole e apprezzabile, ossia rinunciare ad adirarsi reprimendo la passione, quando รจ piรน opportuno, dato che tanto il trattenerla quanto il darle libero sfogo puรฒ essere lodevole o no, a seconda del fine e di altre circostanze contingenti. La prima di queste attivitร o specie si chiama fortezza, benchรฉ alcuni dottori la chiamino intrepidezza. La seconda poi si chiama pazienza, che รจ la parte piรน nobile e piรน alta della fortezza, ed รจ quella che principalmente ebbero ed hanno i santi, sebbene le persone mondane, falsando il giudizio e i nomi, siano solite chiamare la pazienza pusillanimitร e fortezza la presunzione, l’impazienza e la temeritร , perchรฉ non conoscono gli atti veri di questa virtรน.
570. Maria santissima non ebbe moti sregolati, dettati dall’irascibilitร , che dovesse reprimere con la virtรน della fortezza, perchรฉ nell’innocentissima Regina tutte le passioni erano ordinate e subordinate alla ragione e questa a Dio, che la guidava in tutte le azioni e i movimenti. Questa virtรน le fu perรฒ necessaria per opporsi agli impedimenti che il demonio in diversi modi le metteva affinchรฉ non conseguisse tutto ciรฒ che prudentemente ed ordinatamente desiderava per sรฉ e per il suo Figlio santissimo. In questa valorosa resistenza e battaglia, nessuna fu piรน forte di lei fra tutte le creature, nรฉ tutte insieme poterono giungere alla fortezza di Maria nostra regina, dato che non ebbero tante lotte col comune nemico. Quando era necessario usare di questa fortezza o intrepidezza con le creature umane, ella era tanto dolce quanto forte, o – per meglio dire – era tanto forte quanto soavissima nell’agire, perchรฉ tra tutte le creature solo questa divina Signora seppe rappresentare nelle sue opere quell’attributo dell’Altissimo che, nel suo operare, unisce la soavitร con la fortezza. Questo fu per la nostra Regina il modo di praticare la fortezza, senza conoscere nel suo generoso animo alcun timore disordinato, perchรฉ era superiore ad ogni cosa creata. Nรฉ tantomeno fu impavida e audace senza moderazione, non potendo cedere a questi estremi contrari alla virtรน, perchรฉ con somma sapienza conosceva i timori che si dovevano vincere e l’ardire che si doveva fuggire; cosรฌ, come unica donna forte, era vestita ad un tempo di fortezza e di bellezza.
571. Nella parte della fortezza che riguarda la pazienza, Maria santissima fu piรน ammirabile, poichรฉ ella sola partecipรฒ dell’eccellente pazienza di Cristo suo figlio santissimo, che consiste nel patire e soffrire senza colpa, e patire piรน di tutti quelli che hanno commesso colpe. Tutta la vita di questa celeste Regina fu un continuo sopportare tribolazioni, specialmente durante la vita e la morte del nostro redentore Gesรน Cristo, tempo in cui la sua pazienza superรฒ tutti i pensieri delle creature e solo il medesimo Dio, che gliela diede, puรฒ degnamente farla conoscere. Mai questa candidissima Colomba si sdegnรฒ con impazienza contro creatura alcuna, e nessuna pena o molestia, delle immense che piรน, le parve grande, nรฉ mai si contristรฒ, nรฉ cessรฒ di riceverle tutte con allegrezza e rendimento di grazie. E se la pazienza, secondo l’ordine in cui la pone l’Apostolo, รจ il primo parto della caritร e la sua primogenita, ne segue che la nostra Regina, essendo madre dell’amore, lo fu altresรฌ della pazienza, che si vuole misurare con l’amore. Di fatto, quanto piรน amiamo e stimiamo il Bene eterno, tanto piรน ci determiniamo a patire, per conseguirlo e non perderlo, quanto di penoso puรฒ sopportare la pazienza. Per questo Maria santissima fu pazientissima al di sopra di tutte le creature, e fu madre di questa virtรน per noi che, ricorrendo a lei, troveremo questa torre di Davide con mille scudi di pazienza, che da essa pendono, con i quali si armano gli uomini forti della Chiesa e i campioni della milizia di Cristo nostro Signore.
572. La nostra pazientissima Regina non diede mai segni esteriori di femminile debolezza o di ira, perchรฉ tutto prevedeva con la luce e la sapienza divina, benchรฉ questa non le togliesse il dolore, anzi l’accrescesse. In veritร , nessun altro potรฉ conoscere il peso delle colpe ed offese infinite contro Dio come lo conobbe questa Signora, ma non per questo si alterava il suo invincibile cuore. Nรฉ per la malvagitร di Giuda, nรฉ per le ingiurie e le ignominie dei farisei cambiรฒ mai atteggiamento e molto meno la disposizione interiore. E, benchรฉ nella morte del suo Figlio santissimo parve che tutte le creature e gli elementi sensibili volessero perdere la pazienza con i mortali, non potendo tollerare l’ingiuria e l’offesa del loro Creatore, tuttavia solo Maria, nmase immobile e pronta a ricevere Giuda, i farisei e i sacerdoti se dopo aver crocifisso Cristo nostro Signore avessero fatto ricorso a lei, Madre di pietร e misericordia.
573. La mansuetissima Imperatrice del cielo avrebbe ben potuto sdegnarsi e adirarsi con quelli che diedero al suo Figlio santissimo cosรฌ vergognosa morte senza oltrepassare i limiti della ragione e della virtรน, tanto piรน che lo stesso Signore castigรฒ, e giustamente, questo peccato. Tuttavia, mentre mi trovavo in queste riflessioni, mi fu fatto intendere che l’Altissimo aveva disposto che questa gran Signora non avesse tali moti e atti, e ciรฒ perchรฉ non voleva che fosse strumento di castigo e accusatrice dei peccatori colei che era stata eletta mediatrice e avvocata loro. Veramente Dio la fece Madre di misericordia, affinchรฉ attraverso di lei giungessero agli uomini tutte le misericordie che egli voleva elargire ai figli di Adamo e vi fosse chi degnamente moderasse l’ira del giusto giudice, intercedendo per i colpevoli. Questa Signora esercitรฒ l’ira solo col demonio in ciรฒ che fu necessario per la pazienza e la tolleranza e per vincere gli impedimenti che questo nemico ed antico serpente poteva opporre al bene operare.
574. Alla virtรน della fortezza si riducono inoltre la magnanimitร e la magnificenza, perchรฉ partecipano delle qualitร di essa in qualche cosa, dando fermezza alla volontร nella materia che loro appartiene. La magnanimitร consiste nell’operare cose grandi, alle quali segue l’onore grande della virtรน, e per questo si dice che ha per materia i grandi onori. Da ciรฒ derivano a questa virtรน molte proprietร che hanno i magnanimi, come aborrire le adulazioni e le simulate ipocrisie, che solo gli animi abbietti e vili amano; non essere avidi, nรฉ interessati, nรฉ amici di ciรฒ che รจ piรน utile, ma solo di ciรฒ che รจ piรน onesto e grande; non parlare di se stessi con iattanza; occuparsi poco delle cose piccole impiegando le proprie forze piรน per quelle grandi; essere piรน inclini a dare che a ricevere, perchรฉ tutte queste cose sono degne di maggior onore. Ma non per questo questa virtรน รจ contro l’umiltร , perchรฉ una virtรน non puรฒ essere contraria all’altra. Infatti la maguanimitร fa sรฌ che con i doni e le virtรน si renda l’uomo meritevole di grandi onori senza perรฒ desiderarli ambiziosamente e disordinatamente. Inoltre, l’umiltร insegna all’uomo a riferirli a Dio e a disprezzare se stesso per i suoi difetti e per la propria natura. A causa poi delle difficoltร che incontrano nelle opere grandi e lodevoli della virtรน, essi ricercano una speciale fortezza che si chiama magnanimitร . Il giusto mezzo di questa sta nel proporzionare le forze con le azioni grandi, affinchรฉ non le lasciamo per pusillanimitร , nรฉ le intraprendiamo con presunzione o disordinata ambizione, o con brama di vanagloria, perchรฉ il magnanimo disprezza tutti questi vizi.
575. La magnificenza realizza anche opere grandi e puรฒ essere quella virtรน comune che in tutte le materie virtuose compie cose grandi. Ma siccome vi รจ una particolare difficoltร nel fare grandi spese, anche quando sono giuste, si chiama in modo speciale magnificenza quella virtรน che inclina a spese grandi regolandole con la prudenza, in modo che il cuore non sia misurato quando la ragione le consiglia e non sia prodigo quando ciรฒ non conviene, distruggendo e consumando ciรฒ che non รจ necessario. Inoltre, sebbene questa virtรน sembri confondersi con la liberalitร , tuttavia i filosofi le distinguono, perchรฉ il magnifico guarda unicamente alle cose grandi senza tenere conto di altro, mentre il liberale mira solo all’amore e all’uso moderato del denaro. Quindi, uno potrร essere liberale senza giungere ad essere magnifico, se si trattiene nel distribuire ciรฒ che ha maggior grandezza e valore.
576. Queste due virtรน della magnanimitร e della magnificenza si trovarono nella Regina del cielo con alcune qualitร che non poterono ottenere gli altri che ebbero tali virtรน. Solo Maria non trovรฒ resistenza nรฉ difficoltร nell’operare tutte le cose grandi e solo lei le fece tutte grandi, anche nelle materie piccole, e fu la sola a comprendere perfettamente la natura e la qualitร di queste virtรน, come di tutte le altre. Cosรฌ potรฉ dare ad esse la suprema perfezione, senza che questa fosse diminuita in lei nรฉ da inclinazioni contrarie, nรฉ dal non conoscere il modo di giungervi, nรฉ dall’attendere ad altre virtรน, come avviene ai piรน santi e prudenti, i quali, quando non possono realizzare il tutto, scelgono ed operano ciรฒ che sembra loro migliore. In tutte le opere virtuose questa Signora fu tanto magnanima che sempre si attaccรฒ a ciรฒ che era piรน grande e piรน degno di onore e di gloria. Gloria ella stessa meritava da tutte le creature, ma si mostrรฒ magnanima nell’allontanarla da sรฉ, riferendola solo a Dio ed operando nella stessa umiltร ciรฒ che vi รจ di piรน grande e magnanimo in questa virtรน. In Maria la sua magnanima umiltร , che operava in grado eroico, era come in concorrenza con le altre sue virtรน parimenti magnanime, per cui erano unite insieme come altrettante pietre preziose, che con la loro bella varietร facevano a gara per trovare quale di esse ornasse meglio la figlia del Re divino, colei cioรจ che, al dire di Davide suo padre, portava la sua gloria dentro di sรฉ.
577. Anche nella magnificenza la nostra Regina fu grande, perchรฉ, sebbene fosse povera, e, soprattutto nello spirito, senza amore alcuno a cosa terrena, con tutto ciรฒ dispensรฒ magnificamente quanto il Signore le diede, come accadde quando i re Magi offrirono preziosi doni al bambino Gesรน e anche in seguito, nel tempo in cui visse in seno alla Chiesa, dopo l’ascensione del Signore al cielo. Ma la maggior magnificenza fu che, essendo ella signora di ogni cosa creata, dispose tutto affinchรฉ magnificamente, per quanto dipendeva da lei, si spendesse a beneficio dei bisognosi e per l’onore e il culto di Dio. Insegnรฒ a molti questa virtรน, essendo maestra in tutto perfetta nelle opere per compiere le quali i mortali devono lottare contro basse inclinazioni e vili costumi, senza neppure giungere a dare ad esse il grado di prudenza che si richiede. Comunemente i mortali, secondo la propria inclinazione, desiderano l’onore e la gloria della virtรน ed essere reputati straordinari e grandi. Per siffatta inclinazione e brama fuorviano, tralasciando di indirizzare questa gloria della virtรน al Signore di tutto. Sbagliano i mezzi e, se si presenta loro l’occasione di fare qualche opera di magnanimitร o di magnificenza, vengono meno e non la fanno, perchรฉ sono di animo abbietto e vile. D’altronde, volendo comparire grandi, eccellenti e degni di venerazione, si appigliano ad altri mezzi falsamente proporzionati ed effettivamente viziosi, come il mostrarsi iracondi, gonfi, impazienti, cipigliosi, alteri e millantatori. Ora, siccome tutti questi vizi non sono magnanimitร , anzi mostrano grettezza di cuore, essi non acquistano gloria nรฉ onore tra gli uomini saggi, ma piuttosto vituperio e disprezzo, poichรฉ l’onore si trova piรน fuggendolo che cercandolo e piรน con le opere che con i desideri.
Insegnamento della Regina del cielo
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578. Figlia mia, se con attenzione procuri, come io ti comando, di intendere la qualitร e la necessitร di questa virtรน della fortezza, con essa avrai in mano le redini dell’irascibilitร , che รจ una delle passioni che molto presto si muovono e turbano la ragione. Inoltre, avrai uno strumento col quale potrai operare ciรฒ che vi รจ di piรน grande e perfetto nelle virtรน, come tu desideri, e col quale potrai resistere e superare gli impedimenti dei tuoi nemici, che ti si oppongono per intimidirti quando si tratta di ciรฒ che vi รจ di piรน difficile nella perfezione. Ma tieni ben presente, o carissima, che l’irascibilitร serve alla bramosia per resistere a chi le impedisce ciรฒ che brama; ne consegue che, se la bramosia diventa disordinata ed ama ciรฒ che รจ vizioso e bene apparente, subito anche l’irascibilitร lo diventa di conseguenza; quindi, invece di essere fortezza virtuosa, incorre in molti vizi esecrabili e brutti. Da ciรฒ comprenderai come dall’appetito sregolato della propria eccellenza e gloria vana, causato dalla superbia e dalla vanitร , nascono tanti vizi derivanti dall’ira, quali le discordie, i contrasti, le risse, la iattanza, i clamori, l’impazienza, la pertinacia ed altri vizi, che hanno come radice la bramosia, quali l’ipocrisia, la menzogna, il desiderio della vanitร , la curiositร e il voler comparire in tutto piรน degli altri uomini e non per quello che si รจ veramente a causa dei propri peccati e delle proprie miserie.
579. Da tutti questi vizi cosรฌ brutti ti vedrai libera se con forza mortifichi e trattieni i moti sregolati della bramosia mediante la temperanza, della quale parlerai qui di seguito. Quando, perรฒ, brami ed ami ciรฒ che รจ giusto e conveniente, anche se ti devi servire, per conseguirlo, della fortezza e dell’irascibilitร ben regolata, fallo in modo da non eccedere, perchรฉ chi vive soggetto al proprio amore sregolato corre sempre il pericolo di adirarsi per troppo zelo di virtรน. E talvolta si maschera e cela questo vizio sotto il manto del buon zelo: la creatura si lascia ingannare, adirandosi per quello che essa brama per sรฉ e volendo che sia creduto zelo di Dio e del bene del prossimo. Per questo รจ tanto necessaria e gloriosa la pazienza che nasce dalla caritร e si accompagna con la larghezza e la magnanimitร , poichรฉ colui che ama veramente il sommo e vero Bene facilmente soffre la perdita dell’onore e della gloria apparente, disprezzandola da magnanimo come cosa vile e di nessun conto. Quantunque poi gliela diano le creature, non la stima, e negli altri travagli si mostra invincibile e costante; con questo si va guadagnando, per quanto puรฒ, il bene della perseveranza e della tolleranza.
CAPITOLO 12
La virtรน della temperanza che ebbe Maria santissima.
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580. Dei due moti che ha la creatura, l’uno di desiderare il bene sensibile, l’altro di ritirarsi dal male, quest’ultimo si modera con la fortezza, che, come ho detto, serve a far sรฌ che la volontร non si lasci vincere dall’irascibilitร , ma la vinca invece con coraggio, soffrendo qualunque male sensibile per conseguire il bene onesto. Per ordinare gli altri moti della bramosia serve la temperanza, l’ultima e la minore delle virtรน cardinali, poichรฉ il bene che ottiene non รจ cosรฌ generale come quello cui sono volte le altre virtรน, anzi la temperanza immediatamente mira al bene particolare di colui che la possiede. Vero รจ che i dottori e i maestri considerano anche la temperanza, in quanto significa una generale moderazione di tutti gli appetiti naturali e in questo senso รจ virtรน generale e comune che comprende tutte le virtรน che muovono ogni tipo di desiderio in modo conforme a ragione. Tuttavia, non parliamo adesso della temperanza in questa generalitร , ma in quanto serve per governare la bramosia nella materia del tatto, dove il piacere stimola con maggior forza, e conseguentemente in al tre materie che provocano piacere, le quali imitano la sollecitazione del tatto, benchรฉ non con tanta forza.
581. In questa considerazione la temperanza occupa l’ultimo posto tra le virtรน, perchรฉ il suo oggetto non รจ cosรฌ nobile come quello delle altre. Tuttavia le si attribuiscono alcune eccellenze maggiori, in quanto essa ci allontana da oggetti piรน brutti e detestabili, quali sono la sregolatezza nei piaceri dei sensi, comune agli uomini e alle bestie. Perciรฒ Davide dice che l’uomo si rende simile agli animali quando si lascia trasportare dalla passione del piacere. Questo รจ un vizio puerile, perchรฉ un bambino non segue la ragione, ma l’oggetto del suo desiderio, nรฉ si modera se non col castigo, che รจ necessario anche a frenare la bramosia in questi piaceri. Da tale disonore e bruttezza l’uomo viene liberato dalla virtรน della temperanza, poichรฉ questa gli insegna a governarsi non in forza del piacere ma della ragione. Perciรฒ questa virtรน meritรฒ che le si attribuisse una certa onestร e decoro o bellezza, che nasce nell’uomo dal conservarsi nello stato della ragione contro una passione tanto indomita che poche volte ascolta la ragione e le ubbidisce; al contrario, l’asservimento dell’uomo al piacere animale gli procura grande disonore per la somiglianza che cosรฌ acquista con gli animali bruti e con i bambini.
582. La temperanza racchiude in sรฉ le virtรน dell’asti nenza e della sobrietร contro i vizi della gola nel mangiare e dell’ubriachezza nel bere; l’astinenza poi comprende il digiuno. Queste sono le prime virtรน della temperanza, perchรฉ all’appetito in primo luogo si presenta il cibo, oggetto del gusto, per la conservazione della natura. Dopo queste virtรน seguono quelle che regolano la procreazione: la castitร e la pudicizia con le loro componenti specifiche, cioรจ verginitร e continenza contro i vizi della lussuria e dell’incontinenza, e le loro specie. A queste virtรน, che sono le principali nella temperanza, ne seguono altre che moderano l’appetito in altri piaceri minori, e quelle che moderano il senso dell’odorato, dell’udito e della vista si riducono a quelle del tatto. Ma ve ne sono altre simili a loro in materie differenti; queste sono la clemenza e la mansuetudine, che governano l’ira e l’eccessiva severitร nel castigare, contro il vizio della crudeltร disumana o bestiale in cui possono degenerare. Ve n’รจ un’altra, che รจ la modestia, che contiene in sรฉ quattro virtรน. La prima รจ l’umiltร , che trattiene l’uomo contro la superbia perchรฉ non brami disordinatamente la propria eccellenza. La seconda รจ la studiositร , che serve a non desiderare di sapere piรน di quello che conviene, e come conviene, contro il vizio della curiositร . La terza รจ la moderazione o austeritร , che ha come fine di non bramare il fasto superfluo e l’ostentazione del vestito e degli ornamenti. La quarta รจ quella che modera il desiderio sfrenato negli svaghi e nei divertimenti, quali i giochi, le attivitร fisiche, le burle e i balli, ecc. E benchรฉ questa virtรน non abbia un nome particolare, รจ perรฒ molto necessaria e si chiama generalmente modestia o temperanza.
583. Per manifestare l’eccellenza che queste virtรน ebbero nella Regina del cielo, come ho detto delle altre, credo sempre che risultino scarsi i termini e le parole comuni con le quali parliamo delle virtรน delle altre creature. Le grazie e i doni di Maria santissima ebbero maggior proporzione con quelle del suo dilettissimo Figlio, e queste con le perfezioni divine, di quanta tutte le virtรน e la santitร dei santi ne abbiano avuta con quella di questa sovrana Regina delle virtรน. Cosรฌ viene ad essere molto disuguale quanto di lei si puรฒ dire con le parole con cui intendiamo le grazie e le virtรน degli altri santi, nei quali, per quanto esse fossero grandi e comprovate, si trovavano in persone imperfette soggette al peccato e al conseguente disordine. Infatti, se di queste il Siracide dice che non si puรฒ valutare il peso dell’eccellenza di un animo misurato, che diremo della temperanza della Signora delle grazie, delle virtรน e della bellezza di cui la sua anima santissima era ricolma? Tutti i domestici di questa donna forte erano forniti di doppie vesti, perchรฉ le sue facoltร erano adorne di due abiti o perfezioni d’incomparabile bellezza e fortezza. L’uno era quello della giustizia originale, il quale subordinava gli appetiti alla ragione e alla grazia, l’altro era quello degli abiti infusi, che le aggiungevano nuova bellezza e virtรน per operare con somma perfezione.
584. Tutti gli altri santi, che si distinsero nella bella virtรน della temperanza, giunsero tutt’al piรน, seppur vi giunsero, ad assoggettare la bramosia indomita al giogo della ragione in modo che non desiderasse smodatamente cosa alcuna che in seguito dovessero ritrattare, dolenti di averla bramata. E se anche qualcuno, passando oltre, giunse perfino a negare all’appetito tutto ciรฒ che puรฒ essere sottratto all’umana natura senza distruggerla, tuttavia non potรฉ mai far sรฌ che in tutti questi atti egli non sentisse qualche difficoltร che ritardasse la tensione della volontร , o almeno una tale resistenza da non poter ottenere con tutta pienezza quanto desiderava, dovendo perciรฒ con l’Apostolo lamentarsi dell’infelice carico di questo pesante corpo. In Maria santissima non si trovava questo disaccordo, perchรฉ gli appetiti, senza recalcitrare o ribellarsi alla ragione, lasciavano operare tutte le virtรน con tanta armonia e accordo che, fortificandola come esercito di schiere ben ordinate, facevano un coro di celestiale consonanza. E siccome non aveva appetiti disordinati da reprimere, esercitava la temperanza in modo tale che non poteva venirle in mente nรฉ immagine nรฉ memonร di moto sregolato. Anzi, imitando bene le divine perfezioni, i suoi atti venivano ad essere come originati e ritratti da quel supremo esempio e si rivolgevano a lui come a regola unica della loro perfezione e come a fine ultimo in cui terminavano.
585. L’astinenza e sobrietร di Maria santissima furono d’ammirazione agli angeli, perchรฉ, essendo Regina di ogni cosa creata ed insieme soggetta alle passioni naturali della fame e della sete, non ebbe mai appetenza di cibi che sarebbero stati convenienti al suo potere e alla sua grandezza, nรฉ usava del mangiare per il gusto, ma per la sola necessitร , soddisfacendo a questa con temperanza tale che nรฉ eccedeva nรฉ poteva eccedere oltre quanto era necessario alla salute e al sostentamento della vita. Inoltre, prima di cibarsi, voleva sentire il dolore della fame e della sete, limitando il cibo in modo che anche la grazia dovesse in parte concorrere con lo scarso nutrimento naturale a sostenerla. Mai la mancanza di cibo le causรฒ alcun disturbo; anche se ne prendeva meno di quello necessario al fabbisogno calorico, vi suppliva la divina grazia, poichรฉ la creatura vive anche di essa e non di solo pane. L’Altissimo avrebbe certamente potuto sostentarla senza che ella mangiasse o bevesse, ma non lo fece, perchรฉ non era conveniente per lei perdere l’occasione di acquisire meriti nell’uso del mangiare e di essere esempio di temperanza, nรฉ lo era per noi esser privati di tanto bene e di tanti suoi meriti. Della qualitร del cibo che usava e del tempo nel quale lo prendeva, si parla in diverse parti di questa Storia. Di volontร sua perรฒ non mangiรฒ mai carne, non piรน che una sola volta al giorno, eccetto quando visse col suo sposo Giuseppe o quando accompagnava il suo santissimo Figlio nei suoi viaggi, perchรฉ in queste occasioni, per la necessitร di adeguarsi agli altri, seguiva l’ordine che il Signore le dava, ma sempre era straordinaria nella temperanza.
586. Della purezza verginale e del pudore della Vergine delle vergini, non potrebbero parlare degnamente neppure i supremi serafini, poichรฉ in questa virtรน, che in essi รจ naturale, furono inferiori alla loro Regina e signora. Infatti, col privilegio della grazia e col potere dell’Altissimo, Maria santissima era piรน libera ed immune dal vizio contrario che non gli stessi angeli, i quali per loro natura non possono esserne toccati. Noi mortali non arriviamo in questa vita ad immaginare quanto grande fosse questa virtรน nella Regina del cielo, perchรฉ ci ostacola molto il fango pesante che ottenebra all’anima nostra la candidezza e la cristallina luce della castitร . La nostra gran Regina la ebbe in grado tale che avrebbe potuto meritatamente preferirla alla dignitร di Madre di Dio, se non fosse stata appunto questa virtรน che piรน la rendeva adeguata a questa ineffabile grandezza. Tanto che, misurando la purezza verginale di Maria dalla stima che ella ne fece e dalla dignitร a cui ne fu sollevata, si comprenderร in parte quale fosse questa virtรน nel suo virgineo corpo e nella sua anima. Propose di osservarla dalla sua concezione immacolata, ne fece voto dalla sua nascita e la osservรฒ in maniera che non ebbe mai azione, nรฉ movimento, nรฉ gesto con cui la violasse o ne intaccasse il pudore. Perciรฒ non parlรฒ mai a un uomo se non per volontร di Dio, nรฉ questi, nรฉ le donne stesse guardava in viso e ciรฒ non per il pericolo, ma per il merito, per l’esempio nostro e per la sovrabbondanza della divina prudenza, sapienza e caritร .
587. Della sua clemenza e mansuetudine Salomone disse che la legge della clemenza era sulla sua lingua, perchรฉ mai la mosse se non per distribuire la grazia che era sparsa sulle sue labbra. La mansuetudine governa l’ira e la clemenza modera il castigo. La nostra mansuetissima Regina non ebbe ira da moderare, nรฉ usava di questa disposizione naturale piรน di quello che nel capitolo passato si รจ detto quanto agli atti della fortezza contro il peccato e il demonio. Ma contro le creature razionali non ebbe ira che fosse diretta a castigarle, nรฉ in occasione alcuna si mosse ad ira, nรฉ mai perse la perfettissima mansuetudine e l’immutabile ed inimitabile imperturbabilitร interiore ed esteriore, nรฉ si notรฒ differenza nell’espressione o nella voce o si videro in lei movimenti che indicassero qualche interno moto d’ira. Il Signore si servi di questa mansuetudine e clemenza come di strumento per esercitare la sua, dando corso per mezzo di essa a tutti i benefici e gli effetti delle eterne ed antiche misericordie; per tale fine era necessario che la clemenza di Maria signora nostra fosse strumento adeguato di quella che il medesimo Signore usa con le creature. Infatti, considerando attentamente e profondamente le opere della divina clemenza verso i peccatori, e che di tutte Maria santissima fu lo strumento idoneo con cui si disponevano ed eseguivano, si comprenderร in parte la clemenza di questa Signora. Tutti i suoi rimproveri furono fatti pregando, insegnando ed ammonendo piuttosto che castigando e questo domandรฒ ella stessa al Signore. Infatti la sua provvidenza dispose cosรฌ, affinchรฉ in questa eminentissima Regina la legge della clemenza risiedesse come nell’originale e si conservasse come in un tesoro, del quale sua Maestร si servisse e dal quale i mortali apprendessero questa virtรน con le altre.
588. Quanto alle altre virtรน che contiene la modestia, e specialmente quanto all’umiltร e all’austeritร o povertร di Maria santissima, per dirne qualche cosa degnamente occorrerebbero molti libri e molte lingue d’angeli. Perรฒ, di quello che io posso arrivare a dirne, รจ piena questa Storia, perchรฉ in tutte le azioni della Regina del cielo rifulse sopra ogni virtรน la sua incomparabile umiltร . Temo molto di offendere la grandezza di questa singolare virtรน, cercando di restringere in limitati confini questo pelago d’umiltร , che potรฉ ricevere ed abbracciare colui che รจ incomprensibile e senza limiti. Quanto sono giunti a conoscere e ad operare i santi e gli stessi angeli con questa virtรน, non potรฉ giungere a far sรฌ che la loro umiltร uguagliasse anche in minima parte quella che ebbe la nostra Regina. Difatti, quale dei santi o degli angeli Dio potรฉ chiamare sua Madre? E chi, al di fuori di Maria e dell’eterno Padre, potรฉ chiamare suo figlio il Verbo incarnato? Ora, se colei che in questa dignitร giunse ad essere simile all’Eterno e ne ebbe le grazie e i doni convenienti, si pose nella stima di sรฉ comunque all’ultimo posto tra le creature e tutte le reputรฒ superiori a se stessa; quale odore, quale fragranza inebriante dovette mandare allo stesso Dio questo umile nardo, contenente nel suo seno il supremo Re dei re?
589. Che le colonne del cielo si umilino e si confondano alla presenza dell’inaccessibile luce della Maestร infinita non fa meraviglia, dato che essi videro la rovina dei loro uguali ed essi stessi non ne furono preservati se non con benefici e ragioni comuni a tutti. Che i piรน forti ed invincibili santi si umiliassero, abbracciando il disprezzo e l’annientamento, riconoscendosi indegni di qualunque minimo beneficio della grazia e persino dello stesso ossequio e soccorso delle cose naturali, era giustissimo e conseguente, perchรฉ tutti pecchiamo ed abbiamo bisogno della gloria del medesimo Dio. Nessuno รจ stato mai cosรฌ santo nรฉ cosรฌ grande da non poter essere maggiore, nรฉ tanto perfetto da non mancare di qualche virtรน, nรฉ tanto innocente da essere trovato irreprensibile agli occhi di Dio. E se anche si trovasse qualcuno in tutto interamente perfetto, rimarrebbero comunque tutti nella sfera della grazia comune e nessuno sarebbe superiore a tutti in tutto.
590. Quindi fu senza esempio e senza pari l’umiltร di Maria purissima. Infatti, essendo aurora della grazia, principio di tutto il bene delle creature, la suprema di esse, il prodigio delle perfezioni di Dio, il centro del suo amore, la sfera della sua onnipotenza, colei che lo chiamรฒ figlio e si senรน chiamare madre dallo stesso Dio, tuttavia si umiliรฒ fino a mettersi al di sotto di ogni cosa creata. Ed ella che, godendo della maggiore eccellenza di tutte le opere di Dio in una semplice creatura, non ne aveva altra superiore sopra cui sollevarsi, nondimeno si umiliรฒ talmente che si giudicava indegna della seppur minima stima, eccellenza o gloria che si potesse dare alla piรน piccola di tutte le creature razionali. Non solamente si reputava immeritevole della dignitร di Madre di Dio e delle grazie relative, ma anche dell’aria che respirava, della terra che la sosteneva, dell’alimento che riceveva e di qualunque ossequio e servizio da parte delle creature e cosรฌ, ritenendosi indegna di tutto, tutto gradiva come se realmente ne fosse indegna. E per dir molto in poche parole, il fatto che la creatura razionale non brami l’eccellenza che assolutamente non le appartiene o che per qualche titolo non si merita, non รจ poi un’umiltร molto generosa, benchรฉ l’infinita clemenza dell’Altissimo la riceva e si consideri obbligato da chi cosรฌ si umilia. Ma la cosa mirabile รจ il fatto che si umilii piรน di tutte le creature insieme colei che, mentre le era dovuta tutta la maestร e l’eccellenza, non la bramรฒ nรฉ la cercรฒ e, pur nella sua dignitร di Madre di Dio, si annientรฒ nella stima di sรฉ, meritando con questa umiltร di esser sollevata, quasi di diritto, al dominio ed alla signoria di tutto il creato.
591. A questa umiltร incomparabile si univano in Maria santissima le altre virtรน racchiuse nella modestia, perchรฉ la brama di sapere piรน di quello che conviene di solito nasce dalla poca umiltร o caritร , vizio senza profitto ed anzi di molto danno, come accadde a Dina, la quale con inutile curiositร , uscendo a vedere ciรฒ che non le era utile, fu veduta con tanto danno del suo onore. Dalla stessa radice di superbia presuntuosa solitamente hanno origine la superflua ostentazione e il fasto nell’abbigliamento, nonchรฉ le sregolate azioni, i gesti e i movimenti corporali che servono alla vanitร e alla sensualitร , dando prova della leggerezza dell’animo, secondo queJlo che dice il Siracide:ย Il vestito di un uomo, la bocca sorridente e la sua andatura rivelano quello che รจ.ย Tutte le virtรน contrarie a questi vizi in Maria santissima erano intatte e non conoscevano contraddizione o moto che le potesse ritardare o corrompere; anzi, come figlie e compagne della sua profondissima umiltร , caritร e purezza, mostravano in questa sovrana Signora certi raggi piรน di divina che di umana creatura.
592. Era studiosissima senza curiositร , perchรฉ, pur ripiena di sapienza al di sopra dei medesimi cherubini, apprendeva e si lasciava istruire da tutti ritenendosi ignorante; e, quando usava della divina scienzร o indagava la divina volontร , era cosรฌ prudente e lo faceva con fini cosรฌ sublimi e nelle dovute circostanze, che sempre i suoi desideri ferivano il cuore di Dio e lo attiravano alla sua ben ordinata volontร . Non meno ammirabile fu poi nella povertร ed austeritร ; infatti, essendo Signora di tutto il creato, che aveva a sua disposizione, per imitare il suo Figlio santissimo, rinunciรฒ a tutto ciรฒ che lo stesso Signore pose nelle sue mani. Invero, come il Padre pose tutte le cose nelle mani del Verbo incarnato, cosรฌ pure questo Signore le pose tutte nelle mani di sua Madre ed ella, per fare lo stesso, le lasciรฒ tutte con l’affetto ed effettivamente per la gloria del suo figlio e Signore. Della modestia delle sue azioni, della dolcezza delle sue parole e di tutto il suo aspetto basta dire che, per l’ineffabile grandezza che ne traspariva, sarebbe stata reputata piรน che umana se la fede non avesse insegnato che era semplice creatura, cosรฌ come confessรฒ il saggio di Atene san Dionigi.
Insegnamento della Regina del cielo
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593. Figlia mia, parlando della dignitร di questa virtรน della temperanza, hai detto qualcosa di quanto ne hai inteso e di come io la esercitavo, sebbene tu tralasci di dire molto di quanto occorrerebbe per far intendere la necessitร grandissima che hanno i mortali di usare la temperanza nelle loro azioni. Fu pena del primo peccato che l’uomo perdesse il perfetto uso della ragione e che le passioni, divenute ad essa disubbidienti, si ribellassero a colui che si era ribellato al suo Dio disprezzandone il giustissimo precetto. Per riparare a questo danno fu necessaria la virtรน della temperanza, che domasse le passioni, trattenendone e moderandone le sollecitazioni, che restituisse all’uomo la conoscenza della giusta misura nel desiderio, lo educasse e lo disponesse di nuovo a seguire la ragione quale essere capace di partecipare della divinitร e non giร a seguire il suo piacere, come fa un animale privo di ragione. Senza questa virtรน non รจ possibile spogliarsi dell’uomo vecchio, nรฉ disporsi per i doni della grazia e sapienza divina, perchรฉ questa non entra in un’anima che abita un corpo soggetto al peccato. Soltanto colui che con la temperanza sa moderare le sue passioni, negando loro lo sfrenato piacere animale che appetiscono, potrร dire e sperimentare che il Re lo introduce nella cella del suo vino delizioso e nei tesori della sapienza e dei doni spirituali, perchรฉ questa virtรน รจ come un deposito comune, pieno delle virtรน piรน belle e fragranti al gusto dell’Altissimo.
594. E sebbene io voglia che ti dia molta pena per conseguirle tutte, tuttavia desidero che consideri particolarmente la bellezza e il buon odore della castitร , la forza dell’astinenza nel mangiare e della sobrietร nel bere, la soavitร e i buoni effetti della modestia nelle parole e nelle opere, nonchรฉ la nobiltร della povertร altissima nell’uso delle cose. Con queste virtรน otterrai la luce divina, la pace e la tranquillitร dell’anima, la serenitร delle tue facoltร , il dominio delle tue inclinazioni e arriverai ad essere tutta illuminata dagli splendori della grazia e dei doni divini. Cosรฌ dalla vita sensibile ed animale sarai sollevata alla vita angelica, che รจ quella che da lui che si era ribellato al suo Dio disprezzandone il giustissimo precetto. Per riparare a questo danno fu necessaria la virtรน della temperanza, che domasse le passioni, trattenendone e moderandone le sollecitazioni, che restituisse all’uomo la conoscenza della giusta misura nel desiderio, lo educasse e lo disponesse di nuovo a seguire la ragione quale essere capace di partecipare della divinitร e non giร a seguire il suo piacere, come fa un animale privo di ragione. Senza questa virtรน non รจ possibile spogliarsi dell’uomo vecchio, nรฉ disporsi per i doni della grazia e sapienza divina, perchรฉ questa non entra in un’anima che abita un corpo soggetto al peccato. Soltanto colui che con la temperanza sa moderare le sue passioni, negando loro lo sfrenato piacere animale che appetiscono, potrร dire e sperimentare che il Re lo introduce nella cella del suo vino delizioso 5 e nei tesori della sapienza e dei doni spirituali, perchรฉ questa virtรน รจ come un deposito comune, pieno delle virtรน piรน belle e fragranti al gusto dell’Altissimo.
594. E sebbene io voglia che ti dia molta pena per conseguirle tutte, tuttavia desidero che consideri particolarmente la bellezza e il buon odore della castitร , la forza dell’astinenza nel mangiare e della sobrietร nel bere, la soavitร e i buoni effetti della modestia nelle parole e nelle opere, nonchรฉ la nobiltร della povertร altissima nell’uso delle cose. Con queste virtรน otterrai la luce divina, la pace e la tranquillitร dell’anima, la serenitร delle tue facoltร , il dominio delle tue inclinazioni e arriverai ad essere tutta illuminata dagli splendori della grazia e dei doni divini. Cosรฌ dalla vita sensibile ed animale sarai sollevata alla vita angelica, che รจ quella che da te voglio e che tu stessa desideri con la virtรน divina. Dunque, carissima, sii vigilante e attenta ad operare sempre con la luce della grazia e mai si muovano le tue facoltร solo per il loro piacere, ma sempre opera secondo ragione e a gloria dell’Altissimo in tutte le cose necessarie per la vita: nel mangiare, nel dormire, nel vestire, nel parlare, nell’ascoltare, nel desiderare, nel correggere, nel comandare e nel pregare; il tutto sia guidato in te dalla luce e dal compiacimento del tuo Signore e Dio e non dal tuo.
595. Per poi affezionarti maggiormente alla bellezza e alla grazia di questa virtรน, rifletti sulla bruttezza dei suoi vizi contrari e considera, con la luce che ricevi, quanto brutto, riprovevole, orribile e spregevole sia il mondo agli occhi di Dio e dei santi per l’enormitร di tanti abomini che gli uomini commettono contro questa amabile virtรน. Osserva quanti seguono come bestie l’orrore della sensualitร , altri la gola e l’ubriachezza, altri il gioco e la vanitร , altri la superbia e la presunzione, altri l’avarizia e la brama di acquistare beni e infine tutti generalmente l’impeto delle proprie passioni. Cosรฌ essi, non cercando che il piacere presente e momentaneo, accumulano per l’avvenire tormenti eterni e si privano della visione beatifica del loro Dio e Signore.
CAPITOLO 13
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I sette doni dello Spirito Santo che ebbe Maria santissima.
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596. I sette doni dello Spirito Santo – secondo la comprensione che ne ho – mi pare che aggiungano qualcosa alle virtรน corrispondenti; per questo si distinguono da esse, benchรฉ abbiano lo stesso oggetto. ร certo che qualunque beneficio del Signore si puรฒ chiamare dono o regalo della sua mano, anche se naturale. Adesso, perรฒ, non parliamo dei doni cosรฌ in generale, sebbene siano virtรน e doni infusi, perchรฉ non tutti quelli che hanno qualche virtรน o piรน virtรน hanno per questo grazia di doni in quella materia o almeno non arrivano a possedere le virtรน in quel grado in cui si chiamano doni perfetti, come li intendono i Dottori nelle parole di Isaia, dove disse che su Cristo nostro salvatore si sarebbe posato lo Spirito del Signore, enumerando sette grazie, le quali comunemente si chiamano doni dello Spirito Santo. Essi sono: lo spirito di sapienza e d’intelletto, lo spirito di consiglio e di fortezza, lo spirito di conoscenza e di pietร e quello del timore di Dio. Questi doni si trovavano nell’anima santissima di Cristo, ridondando dalla divinitร alla quale stava ipostaticamente unita, come nella fonte sta l’acqua che da essa sgorga per comunicarsi ad altri, perchรฉ tutti attingiamo alle sorgenti del Salvatore grazia su grazia e dono su dono ed in lui stanno nascosti i tesori della sapienza e della scienza di Dio.
597. I doni dello Spirito Santo corrispondono alle virtรน cui si collegano. Benchรฉ quanto a questa correlazione i Dottori discorrano con qualche differenza, non ve ne puรฒ essere alcuna quanto al fine di tali doni, che consiste nel dare qualche speciale perfezione alle facoltร , affinchรฉ compiano alcune azioni ed opere assolutamente perfette ed eroiche nelle materie delle virtรน; senza questa condizione, infatti, non si potrebbero chiamare doni particolari e piรน perfetti ed eccellenti del modo comune di operare che hanno le virtรน. Questa loro perfezione deve consistere principalmente in qualche speciale o forte ispirazione e mozione dello Spirito Santo, che superi con piรน efficacia gli impedimenti e muova il libero arbitrio, dandogli maggiore forza affinchรฉ non operi debolmente, ma anzi con grande pienezza di perfezione e forza in quella specie di virtรน alla quale appartiene il dono. A tutto questo non puรฒ giungere il libero arbitrio, se non รจ illuminato e mosso con speciale efficacia, virtรน e forza dello Spirito Santo, che lo spinge fortemente, soavemente e dolcemente, affinchรฉ segua quella illuminazione e con libertร operi e voglia quella azione che pare sia fatta nella volontร con l’efficacia dello Spirito divino, come dice l’Apostolo. Perciรฒ questa mozione si chiama istinto dello Spirito Santo; la volontร , infatti, sebbene operi liberamente e senza violenza, in queste opere si comporta molto come strumento volontario e molto somiglia a questo, perchรฉ opera con minore esame della prudenza comune con la quale operano le virtรน, anche se non con minore intelligenza e libertร .
598. Mi farรฒ intendere in parte con un esempio, avvertendo che, per muovere la volontร alle opere di virtรน, concorrono due cose nelle facoltร . L’una รจ il peso o inclinazione che la stessa volontร ha in sรฉ, che la muove cosi come la gravitร porta la pietra o la leggerezza il fuoco, perchรฉ ciascuno vada verso il suo centro. Le virtรน accrescono piรน o meno questa inclinazione nella volontร , come fanno i vizi a modo loro; infatti, volgendola all’amore pesano e l’amore รจ il suo peso che la porta liberamente. L’altra cosa che concorre in questa mozione รจ da parte dell’intelletto un’illuminazione nelle virtรน, dalla quale la volontร รจ mossa e determinata; essa รจ proporzionata alle virtรน ed agli atti della volontร . Per quelli ordinari servono la prudenza e la sua deliberazione ordinaria, ma per altri atti piรน elevati รจ necessaria una piรน alta e superiore illuminazione e mozione dello Spirito Santo, la quale appartiene ai doni. Poichรฉ la caritร รจ soprannaturale e procede dalla volontร divina come il raggio nasce dal sole, riceve un particolare influsso da Dio; essa muove a sua volta le altre virtรน della volontร , e maggiormente quando opera con i doni dello Spirito Santo.
599. Conformemente a ciรฒ, nei doni dello Spirito Santo mi pare di conoscere da parte dell’intelletto una speciale illuminazione, nella quale esso si comporta molto passivamente, volta a muovere la volontร . Ad essa corrispondono le sue virtรน con qualche grado di perfezione che inclina, con forza superiore a quella ordinaria, ad opere molto eroiche. Come la pietra, se oltre al suo peso le si aggiunge un altro impulso, si muove piรน velocemente, cosรฌ nella volontร , aggiungendo la perfezione, ossia l’impulso dei doni, i moti delle virtรน sono piรน eccellenti e perfetti. Il dono della sapienza comunica all’anima un certo gusto, per mezzo del quale conosce ciรฒ che รจ divino e ciรฒ che รจ umano senza inganno, dando all’uno ed all’altro il proprio valore e peso, in opposizione al gusto che procede dall’ignoranza e stoltezza umana; questo dono appartiene alla caritร . Il dono dell’intelletto chiarifica per penetrare le cose divine e conoscerle, contro la durezza e lentezza del nostro intelletto. Quello della conoscenza fa penetrare ciรฒ che รจ piรน oscuro e rende maestri perfetti contro l’ignoranza. Questi due doni appartengono alla fede. Il dono del consiglio incammina, indirizza e trattiene dalla precipitazione umana, contro l’imprudenza; questo appartiene alla sua virtรน propria, che รจ la prudenza. Quello della fortezza scaccia il timore disordinato e rinvigorisce la debolezza; appartiene alla virtรน dallo stesso nome. Quello della pietร rende buono il cuore, gli toglie la durezza e lo ammorbidisce contro l’empietร e la durezza; appartiene alla virtรน della religione. Il dono del timore di Dio umilia amorosamente contro la superbia; questo corrisponde all’umiltร .
600. Maria santissima possedeva tutti i doni dello Spirito Santo, avendo come un certo diritto ad essi in quanto madre del Verbo divino, da cui procede lo Spirito Santo, al quale tali doni si attribuiscono. Rapportando questi doni alla dignitร speciale di madre, era conseguente che si trovassero in lei con la dovuta proporzione e con tanta differenza da tutte le altre anime quanta ve n’รจ tra il chiamarsi lei madre di Dio e tutte le altre semplicemente creature. Questo accadeva anche perchรฉ la grande Regina era assai vicina allo Spirito Santo per questa dignitร e per l’impeccabilitร , mentre tutte le altre creature se ne trovano molto lontane, sia per la colpa sia per la distanza dell’esistenza comune, senza altro rapporto o affinitร con lo Spirito divino. Se in Cristo nostro redentore e maestro erano come nell’origine e nella fonte, si dovevano trovare anche in Maria sua degna madre come in un ricettacolo o mare da dove si distribuissero a tutte le creature, poichรฉ dalla sua pienezza sovrabbondante si riversano su tutta la Chiesa. Salomone espresse ciรฒ con un’altra metafora nei Proverbi, dicendo che la sapienza costruรฌ una casa su sette colonne, imbandรฌ la mensa, preparรฒ il vino ed invitรฒ gli inesperti ed i privi di senno per trarli fuori dalla stoltezza ed insegnare loro la prudenza. Non mi trattengo a spiegare questo, poichรฉ nessun cattolico ignora che Maria santissima fu questa magnifica abitazione dell’Altissimo, edificata e fondata sopra questi sette doni per sua soliditร e bellezza e per preparare in questa casa mistica il banchetto di tutta la Chiesa; in Maria, infatti, รจ pronta la mensa, affinchรฉ tutti noi piccolini ed ignoranti figli di Adamo arriviamo a saziarci dell’influsso e dei doni dello Spirito Santo.
601. Quando questi doni si acquistano mediante la disciplina e l’esercizio delle virtรน superando i vizi contrari, il timore ha il primo posto; in Cristo Signore nostro, perรฒ, Isaia cominciรฒ ad enumerarli dal dono della sapienza, che รจ il piรน alto, perchรฉ egli li ricevette come maestro e capo, non come discepolo che li apprendesse. Con questo stesso ordine li dobbiamo considerare nella sua Madre santissima, perchรฉ nei doni somigliรฒ piรน lei al suo Figlio santissimo che le altre creature a lei. Il dono della sapienza contiene un’illuminazione saporosa, mediante la quale l’intelletto conosce la veritร delle cose per le loro cause intime e supreme; e la volontร , con il gusto della veritร del vero bene, discerne e separa questo bene da quello apparente e falso, perchรฉ รจ veramente sapiente colui che conosce senza inganno il vero bene per gustarlo e lo gusta conoscendolo. Questo gusto della sapienza consiste nel godere del sommo Bene per un’intima unione di amore, cui segue il sapore e gusto dei bene onesto, partecipato ed esercitato per mezzo delle virtรน inferiori all’amore. Perciรฒ non si chiama sapiente colui che conosce la veritร solo speculativamente, benchรฉ abbia in questa conoscenza il suo diletto, nรฉ colui che opera atti di virtรน per la sola conoscenza, e tanto meno se lo fa per altra causa. Se, perรฒ, opera con intimo amore unitivo per il gusto del sommo e vero Bene, che conosce senza inganno, ed in lui e per lui tutte le veritร inferiori, allora questi sarร veramente sapiente. Tale conoscenza viene data alla sapienza dal dono dell’intelletto, che la precede ed accompagna; esso consiste in un intima penetrazione delle veritร divine e di quelle che a questo ordine si possono ricondurre e collegare, perchรฉ lo Spirito scruta le profonditร di Dio, come dice l’Apostolo.
602. Questo medesimo Spirito sarร necessario per intendere e dire qualcosa dei doni di sapienza ed intelletto che ebbe l’imperatrice del cielo, Maria. L’impeto del fiume della somma Bontร , trattenuto per tanti secoli, infine rallegrรฒ questa cittร di Dio con la corrente che riversรฒ nella sua anima santissima per mezzo dell’Unigenito del Padre e suo, che abitรฒ in lei; fu come se – a nostro modo di intendere – avesse scaricato in questo pelago di sapienza l’infinito mare della Divinitร , nello stesso momento in cui Maria potรฉ invocare lo spirito della sapienza. Anzi, perchรฉ lo chiamasse venne a lei, affinchรฉ apprendesse tale sapienza senza finzione e la comunicasse senza invidia, come fece, poichรฉ per mezzo della sua sapienza si manifestรฒ al mondo la luce del Verbo eterno incarnato. Questa sapientissima Vergine conobbe la struttura del mondo e la forza degli elementi, il principio, la fine e il mezzo dei tempi, il loro alternarsi, la posizione degli astri, la natura degli animali e l’istinto delle fiere, i poteri degli spiriti e i ragionamenti degli uomini, la varietร delle piante e la proprietร delle radici, tutto ciรฒ che รจ nascosto, occulto e superiore al pensiero degli uomini, i misteri e le vie segrete dell’Altissimo. Maria santissima nostra regina conobbe e gustรฒ tutto ciรฒ con il dono della sapienza che, bevuta alla sua fonte originale, restรฒ parola fatta del suo pensiero.
603. Qui ricevette questo effluvio della virtรน di Dio, questa emanazione della sua caritร sincera che la fece immacolata, preservandola dalla colpa che imbratta l’anima dei mortali, rendendola cosรฌ specchio senza macchia della maestร di Dio. Qui attinse lo spirito che la sapienza contiene, spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senza affanni, onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. Tutte queste qualitร di cui parlรฒ l’autore del libro della Sapienza si trovarono in modo singolare e perfetto in Maria santissima, dopo che nel suo Figlio unigenito. Insieme con la sapienza le vennero tutti i beni e in tutto la precedevano questi altissimi doni di sapienza ed intelletto, affinchรฉ in tutte le azioni delle altre virtรน fosse da essi guidata ed in tutte si vedesse l’impronta dell’incomparabile sapienza con la quale operava.
604. Degli altri doni si รจ giร riferito qualcosa parlando delle virtรน alle quali appartengono; ma, poichรฉ tutto quanto possiamo intendere e dire รจ assai meno di quello che vi era in questa cittร mistica di Maria, troveremo sempre molto da aggiungere. Il dono del consiglio segue nell’ordine di Isaia quello dell’intelletto. Esso consiste in una illuminazione soprannaturale con la quale lo Spirito Santo tocca l’intimo dell’uomo, illuminandolo sopra ogni umana e comune intelligenza, affinchรฉ scelga ciรฒ che รจ piรน utile, conveniente e giusto e respinga il contrario, conducendo la volontร , con le regole dell’eterna ed immacolata legge divina, all’unitร di un solo amore ed alla conformitร perfetta con la volontร del sommo Bene. Accogliendo questa ispirazione divina la creatura bandisce da sรฉ la molteplicitร e varietร delle inclinazioni e degli attaccamenti ai beni esteriori e terreni, che possono essere di intralcio al cuore impedendogli di ascoltare e seguire questo impulso e consiglio divino e di giungere a conformarsi a quell’esempio vivo di Cristo nostro Signore, il quale con altissimo consiglio disse all’eterno Padre:ย Non sia fatta la mia, ma la tua volontร .
605. Il dono della fortezza รจ una partecipazione o influsso della virtรน divina, che lo Spirito Sant6 comunica alla volontร creata affinchรฉ, felicemente coraggiosa, si sollevi sopra tutto quello che la debolezza umana puรฒ e suole temere dalle tentazioni, dai dolori, dalle tribolazioni e dalle avversitร . Sorpassando e vincendo tutto, essa acquista e conserva ciรฒ che vi รจ di piรน arduo ed eccellente nelle virtรน e, innalzandosi sempre piรน, trascende tutte le virtรน, le grazie, le consolazioni interiori e spirituali, le rivelazioni, gli amori sensibili, per nobili ed eccellenti che siano. Tutto, insomma, lascia dietro di sรฉ, estendendosi con divino sforzo fino ad arrivare a conseguire l’intima e suprema unione con il sommo Bene, al quale anela con desideri ardentissimi e dove veramente esce dal forte la dolcezza, avendo tutto vinto in colui che le dร la forza 16 . Il dono della conoscenza รจuna capacitร di discernere con rettitudine infallibile tutto quello che si deve credere ed operare con le virtรน. Si differenzia dal consiglio perchรฉ questo sceglie e quella giudica, l’uno forma la scelta prudente e l’altra il giudizio retto. Si distingue, poi, dal dono dell’intelletto perchรฉ questo penetra le veritร profonde riguardanti la fede e le virtรน, come in una semplice intelligenza, mentre il dono della conoscenza sa ciรฒ che da esse si deduce ed applica le azioni esterne delle facoltร alla perfezione della virtรน, nella quale il dono della conoscenza รจ come radice e madre della discrezione.
606. Il dono della pietร รจ una virtรน divina o influsso con il quale lo Spirito Santo ammorbidisce e in un certo modo fonde e scioglie la volontร umana, muovendola verso tutto ciรฒ che appartiene al servizio dell’Altissimo ed al beneficio del prossimo. Con questa tenerezza e soave dolcezza la nostra volontร sta pronta e la nostra memoria attenta in ogni tempo, luogo e avvenimento a lodare e benedire il sommo Bene ed a rendere a lui grazie ed onore, come anche ad avere compassione tenera e amorosa delle creature, senza mancare di sovvenirle nelle loro tribolazioni e necessitร . Questo dono della pietร non รจ trattenuto dall’invidia nรฉ conosce odio, avarizia, tiepidezza o meschinitร , perchรฉ causa una forte e soave inclinazione per cui abbraccia con dolcezza e amore tutte le opere d’amore di Dio e del prossimo; anzi, rende benevolo, pieno di riguardo, premuroso e diligente chi lo possiede. Per questo l’Apostolo dice che l’esercizio della pietร รจ utile a tutto, portando con sรฉ la promessa della vita eterna, perchรฉ รจ uno strumento nobilissimo della caritร .
607. Viene in ultimo luogo il dono del timore di Dio, tanto lodato, magnificato e raccomandato ripetutamente nella Scrittura divina e dai santi Dottori come fondamento della perfezione cristiana e principio della vera sapienza, perchรฉ รจ il primo che resiste alla stoltezza arrogante degli uomini e quello che con maggiore forza la distrugge ed annienta. Questo dono cosรฌ importante consiste in un’amorosa fuga ed in una nobilissima e pudica riservatezza con cui l’anima si ritira in se stessa e nella conoscenza della propria condizione e bassezza, considerandola in confronto con la suprema grandezza e maestร di Dio, e, non volendo sentire nรฉ pensare altamente di se stessa, teme, come insegnรฒ l’Apostolo. Questo santo timore ha i suoi gradi, perchรฉ al principio si chiama iniziale ed in seguito filiale. L’anima, infatti, comincia a fuggire dalla colpa, come contraria al sommo Bene che ama con riverenza; passa, poi, ad abbassare e disprezzare se stessa, perchรฉ paragona la propria natura con la maestร di Dio, la propria ignoranza con la sua sapienza e la propria povertร con la sua infinita ricchezza. Trovandosi in tutto soggetta pienamente alla volontร divina, si umilia e sottomette anche a tutte le creature per Dio, muovendosi verso di lui e verso di loro con intimo amore e giungendo cosรฌ alla perfezione dei figli di Dio, cioรจ alla suprema unione di spirito con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
608. Se mi dilungassi maggiormente nella spiegazione di questi doni, uscirei dal mio intento ed allungherei troppo questo discorso. Quello che ho detto mi pare sufficiente per capire la loro natura e le loro qualitร . Inteso questo, si deve considerare che nella sovrana Regina del cielo tutti i doni dello Spirito Santo si trovarono non solamente nel grado sufficiente e ordinario che ciascuno di essi ha nel suo genere, perchรฉ ciรฒ sarebbe comune agli altri santi, ma con speciale eccellenza e privilegio quale non potรฉ aver luogo in nessuno di loro, nรฉ sarebbe stato conveniente ad altri inferiori a lei. Compreso, dunque, in che cosa consistono il timore santo, la pietร , la fortezza, la conoscenza ed il consiglio in quanto doni speciali dello Spirito Santo, il giudizio umano e l’intelletto angelico si estendano e pensino il grado dei doni piรน alto, nobile, eccellente, perfetto e divino. Si sappia che i doni di Maria si trovano al di lร di quanto possono concepire tutte le creature insieme e che il piรน basso grado di essi corrisponde a quello piรน alto immaginato dal pensiero umano, come il piรน alto grado dei doni di questa Signora e regina delle virtรน tocca, in qualche modo, il piรน basso grado delle eccellenze di Cristo e della Divinitร .
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Insegnamento della Regina santissima Maria
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609. Figlia mia, questi nobilissimi ed eccellentissimi doni dello Spirito Santo che hai inteso sono un emanazione con cui la Divinitร si comunica e si trasferisce nelle anime sante, per cui non ammettono limitazione da parte loro come l’hanno da parte del soggetto da cui sono ricevuti. Se le creature liberassero dagli affetti e dall’amore terreno il loro cuore, benchรฉ esso sia limitato, parteciperebbero senza misura del torrente della Divinitร infinita, per mezzo degli inestimabili doni dello Spirito Santo. Le virtรน purificano la creatura dalla bruttezza e dalla macchia dei vizi, se ne ha, e tramite esse questa comincia a ristabilire l’ordine armonico delle sue facoltร , perso prima per il peccato originale e dopo per quelli attuali suoi propri. Inoltre, le virtรน aggiungono bellezza, forza e diletto nel bene operare. I doni dello Spirito Santo sollevano le stesse virtรน ad un sublime grado di perfezione, ornamento e bellezza mediante il quale l’anima si dispone, si abbellisce e si rende graziosa per entrare nel talamo dello Sposo, dove in modo ammirabile resta unita alla Divinitร in un solo spirito e nel vincolo dell’eterna pace. Da quel felicissimo stato esce fedelissima e sicura ad operare virtรน eroiche e con esse torna a ritirarsi al medesimo principio da cui รจ uscita, che รจ lo stesso Dio; alla sua ombra riposa tranquilla e quieta, senza che la turbino gli impeti furiosi delle passioni ed i loro appetiti disordinati. Pochi, perรฒ, ottengono questa felicitร e solo per esperienza la conosce chi la riceve.
610. Medita, perciรฒ, o carissima, e considera con profonda attenzione come salirai al grado piรน alto di questi doni, perchรฉ la volontร del Signore e mia รจ che tu passi piรน avanti al banchetto che la sua dolcezza ti prepara con la benedizione dei doni; a questo fine, appunto, li hai ricevuti. Considera, dunque, che per l’eternitร vi sono solamente due cammini: uno, che conduce alla morte eterna per il disprezzo delle virtรน e per l’ignoranza della Divinitร ; l’altro, che porta alla vita eterna mediante la conoscenza fruttuosa dell’Altissimo, perchรฉ questa รจ la vita eterna, che si conoscano Dio e il suo Unigenito che egli ha inviato nel mondo. Battono il cammino della morte infiniti stolti, i quali non conoscono la loro stessa ignoranza, presunzione e superbia, accecati da una spaventosa insipienza. A quelli che, invece, chiamรฒ misericordiosamente alla sua ammirabile luce, rigenerandoli come figli della luce, diede in questa generazione il nuovo essere che hanno per la fede, la speranza e la caritร e che li fa suoi ed eredi della divina ed eterna felicitร . Ricondottili cosรฌ allo stato di figli, diede loro le virtรน che si infondono nella prima giustificazione, affinchรฉ come figli della luce compissero proporzionatamente opere di luce, in base alle quali tiene pronti da dare i doni dello Spirito Santo. E come il sole materiale a nessuno nega il suo calore e la sua luce, se nel soggetto vi รจ capacitร e disposizione per ricevere la virtรน dei suoi raggi, cosรฌ non nega se stessa nรฉ si nasconde ad alcuno la sapienza divina, che invita e chiama tutti, gridando in cima alle alture, sulle strade battute e nei sentieri piรน nascosti, presso le porte e nelle piazze delle cittร . La stoltezza dei mortali, perรฒ, li rende sordi, la loro empia malizia li fa dispregiatori e la loro incredula perversitร li allontana da Dio, la cui sapienza non entra in un’anima che opera il male nรฉ abita in un corpo schiavo del peccato.
611. Ma tu, figlia mia, rifletti bene sulle tue promesse, sulla tua vocazione e sui tuoi desideri, perchรฉ la lingua che mente a Dio uccide l’anima; non volere provocarti la morte con gli errori della tua vita nรฉ attirarti la rovina con le opere delle tue mani, come per mezzo della divina luce sai che fanno i figli delle tenebre. Temi l’onnipotente Dio e Signore con timore santo, umile e ben ordinato ed in tutte le tue azioni determina la tua condotta con questo maestro. Offri il tuo cuore duttile, arrendevole e docile alla disciplina ed alle opere di pietร . Giudica con rettitudine la virtรน ed il vizio. Fatti animo con invincibile fortezza per operare ciรฒ che รจ piรน arduo e sublime e per soffrire ciรฒ che รจ piรน avverso e difficile nelle tribolazioni. Scegli con discrezione i mezzi per l’esecuzione di queste opere. Considera la forza della luce divina, con la quale trascenderai tutto il sensibile, salirai alla conoscenza altissima dei segreti della sapienza divina ed apprenderai a dividere l’uomo nuovo da quello vecchio. Ti renderai capace di ricevere la sapienza quando, entrando nella cella del vino del tuo Sposo, sarai inebriata del suo amore ed in te sarร ordinata la sua caritร etema .
CAPITOLO 14
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Si spiegano le forme ed i modi delle visioni divine che aveva la Regina del cielo e gli effetti che operavano in lei.
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612. Anche se รจ operata dallo Spirito Santo, la grazia delle visioni divine, delle rivelazioni e delle estasi – non parlo della visione beatifica – si distingue dalla grazia giustificante e dalle virtรน che santificano e perfezionano l’anima nelle sue azioni. Siccome non tutti i giusti ed i santi hanno necessariamente visioni o rivelazioni divine, si prova che la santitร e le virtรน possono stare senza questi doni. Da ciรฒ consegue anche che le rivelazioni non si devono misurare in base alla santitร e alla perfezione di quelli che le ricevono, ma alla volontร di Dio che le concede a chi piรน gli piace 1 quando conviene e nel grado in cui la sua sapienza le distribuisce, operando sempre con peso e misura, per i fini che vuole raggiungere nella sua Chiesa. Dio puรฒ comunicare visioni e rivelazioni maggiori e piรน alte al meno santo, e minori al maggiore. Anzi, puรฒ concedere il dono della profezia, con gli altri doni dati gratuitamente, a persone non sante; alcune estasi possono anche avere origine da una causa che non sia precisamente virtรน della volontร . Quindi, quando si confronta l’eccellenza dei profeti, non si parla della santitร , che solo Dio puรฒ ponderare, ma della luce della profezia e del modo di riceverla; da questo si puรฒ giudicare quale sia piรน o meno elevato, secondo differenti ragioni. Il principio su cui si fonda questo insegnamento รจ che la caritร e le virtรน che rendono santi e perfetti quelli che le hanno appartengono alla volontร , mentre le visioni, le rivelazioni ed anche alcune estasi riguardano l’intelletto, la cui perfezione non santifica l’anima.
613. Sebbene la grazia delle visioni divine sia distinta dalla santitร e dalle virtรน, per cui possono separarsi, la volontร e provvidenza divina molte volte le unisce secondo il fine ed il motivo che ha nel comunicare questi doni gratuiti delle rivelazioni particolari. Di fatto, alcune volte le ordina al beneficio pubblico e comune della Chiesa, come dice l’Apostolo. Questo accadde ai profeti che, ispirati da Dio con rivelazioni dello Spirito Santo e non di loro propria immaginazione, parlarono e profetizzarono per noi i misteri della redenzione e della legge evangelica. Quando le rivelazioni e visioni sono di questa specie non รจ necessario che siano congiunte con la santitร , poichรฉ Balaam fu profeta e non era santo. Tuttavia la Provvidenza divina volle, come piรน conveniente ed opportuno, che ordinariamente i profeti fossero santi, per non depositare facilmente e spesso lo spirito di profezia e le rivelazioni divine in vasi immondi – benchรฉ in qualche caso particolare Dio lo facesse come onnipotente – ed anche perchรฉ alla veritร divina ed al suo insegnamento avrebbe derogato molto la cattiva vita dello strumento, oltre che per molte altre ragioni.
614. Altre volte le rivelazioni e visioni divine non sono tanto generali e non sono indirizzate immediatamente al bene comune, ma a quello particolare di chi le riceve. Come le prime sono effetto dell’amore che Dio ebbe ed ha per la sua Chiesa, cosรฌ queste rivelazioni particolari hanno per causa l’amore speciale con cui Dio ama l’anima alla quale le comunica per istruirla e sollevarla ad un piรน alto grado di amore e perfezione. Mediante queste rivelazioni lo spirito della sapienza attraverso le etร entra nelle anime sante per formare amici di Dio e profeti. Come ne รจ causa efficiente l’amore divino tutto speciale verso alcune anime, cosรฌ ne sono causa finale ed effetto la santitร , la purezza e l’amore delle medesime anime; il beneficio di queste rivelazioni e visioni, poi, รจ il mezzo con il quale si ottiene tutto questo.
615. Non voglio dire con ciรฒ che le rivelazioni e visioni divine siano necessarie ed assolutamente indispensabili per rendere santi e perfetti, perchรฉ molti lo sono con altri mezzi senza questi benefici. Se, perรฒ, รจ verissimo che dipende solo dalla volontร divina concedere o negare ai giusti questi doni particolari, da parte nostra e da parte del Signore ci sono alcune ragioni, che conosciamo, per le quali รจ opportuno che sua Maestร li comunichi tanto frequentemente a molti suoi servi. La prima tra le altre รจ che da parte della creatura ignorante il modo piรน proporzionato e conveniente, affinchรฉ si innalzi alle cose eterne, si introduca in esse e si spiritualizzi per giungere alla perfetta unione con il sommo Bene, รจ la luce soprannaturale circa i misteri e gli arcani dell’Altissimo, che viene comunicata mediante particolari rivelazioni, visioni ed illuminazioni che l’anima riceve nella solitudine e nell’estasi; per questo il Signore stesso la invita con ripetute promesse e carezze. Di questi misteri รจ piena la sacra Scrittura, in particolare il Cantico dei Cantici.
616. La seconda ragione รจ da parte del Signore, perchรฉ l’amore รจ impaziente e non sopporta indugio nel comunicare i suoi beni e segreti all’amato e all’amico.ย Non vi chiamo piรน servi […]; ma vi ho chiamati amici, perchรฉ tutto ciรฒ che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi,ย disse agli Apostoli il Maestro della veritร eterna. Di Mosรจ, poi, si dice che Dio parlava con lui come con un amico. Anche i santi Patriarchi e Profeti non ricevettero dallo Spirito divino solamente le rivelazioni generali, ma anche molte altre particolari e private, a testimonianza dell’amore che Dio portava loro, come si rileva dalla richiesta di Mosรจ, quando lo pregรฒ che gli lasciasse vedere la sua faccia. A questo accennano pure i titoli che l’Altissimo dona alle anime elette, chiamandole con il nome di sposa, amica, colomba, sorella, perfetta, diletta, bella ed in altri modi. Tutti questi titoli, benchรฉ esprimano la forza dell’amore divino ed i suoi effetti, significano meno di ciรฒ che il supremo Re fa con quelli che vuole cosรฌ onorare, perchรฉ solo questo Signore ha il potere di fare tutto quello che vuole e sa volere come sposo, come amico, come padre e come infinito e sommo bene, senza restrizione nรฉ misura.
617. Questa veritร non perde il suo credito perchรฉ non รจ intesa dalla sapienza carnale o perchรฉ alcune anime, infatuate da tale sapienza, si sono lasciate ingannare con alcune visioni e rivelazioni false dall’angelo di Satana mascherato da angelo di luce. Questo danno non solo fu molto frequente nelle donne per la loro ignoranza e le loro passioni, ma anche in molti uomini in apparenza forti ed istruiti; perรฒ, in tutti nacque da una cattiva radice. Non parlo di quelli che con diabolica ipocrisia hanno finto rivelazioni, visioni ed estasi false, senza averle, ma di quelli che con inganno le hanno patite e ricevute dal demonio, benchรฉ non senza grave colpa e consenso. Dei primi si puรฒ dire che cercano di ingannare e dei secondi che al principio sono ingannati, perchรฉ il serpente antico, che li conosce non mortificati nelle passioni e sa i loro sensi interiori poco esercitati nella conoscenza delle cose divine, introduce in loro con sottilissima astuzia una nascosta presunzione di essere molto favoriti da Dio e toglie loro il timore umile, gonfiandoli con vana curiositร di cose sublimi e rivelazioni ed inducendoli a desiderare di avere visioni estatiche e di distinguersi particolarmente in questi favori. Per questo aprono la porta al demonio ed egli entra a riempirli di errori e di illusioni, intorpidendo loro i sensi con una confusa tenebra interiore, cosicchรฉ non intendono nรฉ conoscono piรน cosa divina nรฉ vera se non qualcuna che il nemico presenta loro per dare credito ai suoi inganni e per coprire il suo veleno.
618. Questo pericoloso inganno si previene temendo con umiltร , non desiderando sapere cose alte e non valutando il proprio profitto nel tribunale appassionato del proprio giudizio e della propria prudenza, ma rimettendolo a Dio ed ai suoi ministri e confessori dotti, che esaminano bene l’intenzione; non vi รจ dubbio, infatti, che cosรฌ si conoscerร se l’anima desidera questi favori per virtรน e perfezione o per la gloria esteriore degli uomini. Piรน sicuro, perรฒ, รจ non desiderarli mai e temere sempre il pericolo, che รจ grande in tutti i tempi e maggiore al principio. La devozione e le dolcezze sensibili – supposto che vengano dal Signore, perchรฉ talvolta il demonio le imita – non sono mandate da sua Maestร perchรฉ l’anima รจ capace del cibo solido dei piรน grandi segreti e favori, ma come alimento da fanciulli, affinchรฉ essa piรน efficacemente si ritiri dai vizi rigettando ciรฒ che รจ sensibile e non perchรฉ immagini di essere assai avanzata nelle virtรน, dato che anche i rapimenti che risultano da meraviglia suppongono piรน ignoranza che amore. Quando, perรฒ, l’amore arriva ad essere estatico, fervoroso, ardente, pronto, vivace, inaccessibile, intollerante di altra cosa fuori di quello che ama e con ciรฒ acquista dominio su ogni affetto umano, allora l’anima si trova disposta per ricevere la luce delle rivelazioni e delle visioni divine; e tanto piรน vi si dispone quanto meno le brama, illuminata da questa luce divina che la fa credere indegna anche di minori benefici. Gli uomini sapienti non devono meravigliarsi che le donne siano state tanto favorite da Dio con questi doni, perchรฉ esse sono ferventi nell’amore, perchรฉ Dio sceglie ciรฒ che รจ piรน debole come testimone piรน sicuro del suo potere ed anche perchรฉ esse non hanno conoscenza della teologia come gli uomini dotti, se non l’infonde loro l’Altissimo, per illuminare il loro debole ed ignorante giudizio.
619. Intesa questa dottrina – quando non vi fossero state in Maria santissima altre speciali ragioni – conosceremo che le divine rivelazioni e visioni comunicatele dall’Altissimo furono piรน alte, ammirabili, frequenti e divine di quelle che diede a tutto il resto dei santi. Questi doni, come anche gli altri, si devono misurare con la sua dignitร , santitร e purezza e con l’amore che suo Figlio e tutta la beatissima Trinitร portavano a lei che era madre del Figlio, figlia del Padre e sposa dello Spirito Santo. Con questi titoli le venivano comunicati gli influssi di Dio, essendo Cristo Signore nostro e sua Madre con infinito eccesso piรน amati che tutto il resto dei santi angeli e uomini. Ricondurrรฒ le visioni divine che ebbe la nostra sovrana Regina a cinque gradi o generi e di ciascuno riferirรฒ quello che potrรฒ, come mi รจ stato manifestato.
Visione chiara dell’essenza divina concessa a Marta santissima
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620. La prima e piรน elevata visione fu quella beatifica dell’essenza divina. Mentre era viatrice, Maria la ebbe chiaramente e di passaggio molte volte, che enumererรฒ dal principio di questa Storia, nei tempi e nelle occasioni in cui ella ricevette questo beneficio, che รจ il maggiore che una creatura possa ricevere. Quanto agli altri santi, alcuni Dottori dubitano se nella carne mortale siano arrivati a vedere Dio in modo chiaro ed intuitivo; ma, lasciando da parte le opinioni circa gli altri, non vi puรฒ essere dubbio quanto alla Regina del cielo, a cui si farebbe ingiuria misurandola con la regola comune agli altri santi. Molti favori e grazie maggiori di quelle che in loro erano possibili ebbero luogo di fatto nella Madre della grazia; e la visione beatifica รจ possibile, almeno di passaggio, nei viatori, qualunque ne sia il modo. La prima disposizione che si ricerca nell’anima che deve vedere il volto di Dio รจ la grazia santificante in grado molto perfetto e non ordinario. Quella che l’anima santissima di Maria aveva dal primo istante fu sovrabbondante e con tanta pienezza che eccedeva la grazia dei supremi serafini. Per vedere Dio, ad essa si deve accompagnare una grande purezza nelle facoltร , in modo che non rimanga in esse traccia o effetto alcuno della colpa. Allo stesso modo un vaso in cui si dovesse porre un liquido purissimo, se ne avesse contenuto uno impuro, dovrebbe prima essere lavato, pulito e purificato bene, per non farvi restare piรน alcun odore. Poichรฉ dal peccato e dai suoi effetti – soprattutto di quelli attuali – l’anima resta come infetta e contaminata, e quindi sproporzionata ed incapace di unirsi con la Bontร infinita in visione chiara ed amore beatifico, prima deve essere lavata e purificata in maniera che non le restino traccia, odore o sapore di peccati, nรฉ vizi, nรฉ inclinazione per essi. Ciรฒ non si intende solo degli effetti dei peccati mortali, ma anche delle macchie che lasciano i peccati veniali; anch’essi causano nell’anima la loro particolare bruttezza, come se – a nostro modo di intendere – un cristallo purissimo venisse toccato dal fiato, che subito lo appanna e rende opaco. Tutto, insomma, si deve purificare e rinnovare per vedere Dio chiaramente.
621. Oltre a questa purezza, che รจ come negazione di macchia, se la natura di colui che deve vedere Dio beatificamente si trova corrotta per la colpa originale, รจ necessario purificare l’impulso che orienta al peccato in modo che il primo sia soppresso o tenuto a freno, come se la creatura non lo avesse. Essa, infatti, quando vede Dio, non deve avere principio nรฉ causa prossima che la inclini al peccato o ad imperfezione alcuna, poichรฉ al libero arbitrio deve essere diventato come impossibile tutto ciรฒ che ripugna alla somma santitร e bontร . Da questo e da quanto dirรฒ in seguito si conoscerร la difficoltร di questa disposizione, mentre l’anima vive nella carne mortale. La ragione che io comprendo per cui questo altissimo beneficio deve essere concesso con molto ritegno, e non senza grande causa e molto riguardo, รจ che nella creatura soggetta al peccato vi sono due sproporzioni e distanze immense, se si compara con la natura divina. L’una consiste nel fatto che Dio รจ invisibile, infinito, atto purissimo e semplicissimo, mentre la creatura รจ corporea, terrena, corruttibile e grossolana. L’altra รจ quella causata dal peccato, che รจ lontano senza misura dalla somma Bontร . Questa sproporzione e distanza รจ maggiore della prima, ma si devono togliere entrambe perchรฉ possano unirsi estremi tanto lontani quali sono Dio e la creatura, pervenendo questa a congiungersi nel modo supremo con la divinitร e ad assimilarsi a Dio stesso, vedendolo e godendolo come egli รจ.
622. La Regina del cielo aveva tutta questa disposizione di purezza e mancanza di colpa o imperfezione in grado piรน alto che gli stessi angeli, perchรฉ non la toccarono nรฉ il peccato originale nรฉ quello attuale nรฉ gli effetti di alcuno di essi. La grazia e protezione divine poterono in lei per questo piรน di quanto potรฉ negli angeli la natura, in virtรน della quale essi erano liberi dal contrarre difetti. Per questa parte Maria santissima non aveva sproporzione alcuna nรฉ ostacolo dovuto a colpa che la ritardasse dal vedere Dio. Per l’altra parte poi, oltre ad essere immacolata, la sua grazia nel primo istante superava quella degli angeli e dei santi ed i suoi meriti erano proporzionati ad essa; nel primo atto, infatti, ella meritรฒ piรน di tutti loro con i piรน efficaci ed ultimi atti che fecero per arrivare alla visione beatifica della quale godono. Conforme a ciรฒ, se riguardo agli altri santi รจ giusto che sia loro differito il premio della gloria, che meritano, finchรฉ arrivi il termine della’ loro vita mortale e con esso anche il momento di riceverlo, non puรฒ parere contro giustizia che con Maria santissima non s’intenda cosรฌ rigorosamente questa legge, ma con lei l’Altissimo abbia altra provvidenza, per cui l’ebbe mentre viveva nella carne mortale. L’amore della beatissima Trinitร non poteva sopportare tanta dilazione verso questa Signora da stare senza manifestarsi a lei molte volte, tanto piรน che ella lo meritava piรน di tutti gli angeli, i serafini ed i santi, che con minore grazia e con meno meriti godevano del sommo bene. Oltre a questa ragione ve n’era un’altra per cui era opportuno che la Divinitร le si manifestasse chiaramente, cioรจ l’essere stata eletta come Madre di Dio, per cui conveniva che conoscesse con l’esperienza e con l’anticipata fruizione il tesoro della divinitร infinita che doveva vestire di carne mortale e portare nel suo grembo verginale, affinchรฉ in seguito sapesse trattare il suo Figlio santissimo come Dio vero, della cui vista aveva giร goduto.
623. L’anima, pur con tutta la purezza e l’integritร di cui si รจ detto, aggiunta anche la grazia che la santifica, non รจ ancora proporzionata e pronta per la visione beatifica. Le mancano altre disposizioni ed altri effetti divini, che la Regina del cielo riceveva quando godeva di questo beneficio e di cui tanto piรน avrebbe bisogno qualunque altra anima alla quale fosse elargito questo favore nella carne mortale. Trovandosi dunque l’anima limpida e santificata, come ho detto, viene ritoccata dall’Altissimo come con un fuoco spiritualissimo, che la riscalda e raffina come fa il fuoco materiale con l’oro, nel modo in cui Isaia fu purificato dai serafini. Questo beneficio opera due effetti nell’anima: l’uno รจ che la spiritualizza separandola da – a nostro modo di intendere – ciรฒ che รจ impuro e terreno in lei e nell’unione con il corpo materiale; l’altro รจ che riempie tutta l’anima di una nuova luce, che scaccia oscuritร e tenebre, come il chiarore dell’aurora dissipa la notte. Questa nuova luce resta in suo possesso, lasciandola illuminata e piena di nuovi splendori di questo fuoco. Ad essa seguono altri effetti nell’anima. Di fatto, se ha o ha avuto colpe, le piange con incomparabile dolore di contrizione, talmente grande che non puรฒ arrivarvi altro dolore umano, perchรฉ tutti, a paragone di quello che qui si sente, sono poco penosi. Quindi, subito sente un altro effetto di questa luce, cioรจ la purificazione dell’intelletto da tutte le immagini di cose terrene e visibili o sensibili, acquistate per mezzo dei sensi; queste, infatti, sono d’impedimento all’intelletto per vedere chiaramente il sommo spirito della Divinitร . ร, quindi, necessario purificarlo e sgombrarlo da quelle immagini e raffigurazioni terrene che lo occupano, impedendogli non solo la visione chiara ed intuitiva di Dio, ma anche quella astrattiva, per la quale รจugualmente necessario che sia purificato.
624. Nell’anima purissima della nostra Regina, non avendo ella colpe da piangere, queste illuminazioni e purificazioni producevano soltanto gli altri effetti, cominciando ad elevare e proporzionare la natura stessa, affinchรฉ non stesse cosรฌ distante dal fine ultimo e non percepisse gli effetti dei sensi e la dipendenza dal corpo. Allo stesso tempo, causavano in quell’anima candidissima nuovi sentimenti e moti di umiliazione per la conoscenza di se stessa, cioรจ del niente della creatura comparata con il Creatore e con i suoi benefici; per questo il suo cuore infiammato si muoveva a molti altri atti eroici di virtรน. Il beneficio di una tale luce produrrebbe simili effetti in altre anime, se Dio la comunicasse loro per disporle alle visioni della sua divinitร .
625. La nostra ignoranza potrebbe giudicare che le disposizioni giร riferite bastino per arrivare alla visione beatifica; ma non รจ cosรฌ, perchรฉ si richiede un’altra qualitร o luce piรน divina, prima del lumen gloriae. Questa nuova purificazione รจ simile a quelle che ho riferito, ma differisce negli effetti, perchรฉ solleva l’anima ad uno stato piรน alto e sereno, dove con maggiore tranquillitร sente una pace dolcissima, che non percepiva nello stato delle disposizioni e purificazioni anteriori. In esse, infatti, si sente ancora qualche pena ed amarezza delle colpe, se ci sono state, o un tedio della stessa natura terrena e vile, effetti non conciliabili con lo stato in cui l’anima si trova cosรฌ vicina ed assimilata alla somma felicitร . Mi pare che le prime purificazioni servano per mortificare e questa, di cui sto parlando, per vivificare e sanare la natura; l’Altissimo fa come il pittore, che prima delinea l’immagine, poi subito le dร i primi colori in abbozzo e quindi gli ultimi per farla uscire alla luce.
626. A compimento di tutte queste purificazioni e disposizioni, con i loro stupendi effetti, Dio comunica l’ultima, che รจ il lumen gloriae. Questa luce eleva, conforta e finisce di proporzionare l’anima affinchรฉ possa vedere e godere Dio beatificamente. Solo in essa le si manifesta la Divinitร , la quale altrimenti non puรฒ essere veduta da creatura alcuna. La natura da sola non puรฒ giungere al conseguimento di tale luce e disposizione, nรฉ alla visione di Dio, perchรฉ tutto ciรฒ supera le sue forze.
627. Con tutta questa bellezza di ornamenti era preparata colei che era Sposa dello Spirito Santo, Figlia del Padre e Madre del Figlio per entrare nel talamo della Divinitร , quando veniva ammessa a godere di passaggio della sua vista e fruizione intuitiva. Poichรฉ tutti questi benefici corrispondevano alla sua dignitร ed alle sue grazie, non puรฒ essere compreso da ragione o pensiero creato – tanto meno da quello di una donna ignorante come sono io – quanto sublimi e divine fossero nella nostra Regina queste illuminazioni; molto meno, poi, si puรฒ ponderare e misurare il godimento di quell’anima santissima, superiore al gaudio piรน sublime dei supremi serafini e santi. Se di qualunque giusto, sia pure il minore tra quelli che godono Dio, รจ veritร infallibile che occhio non vide, nรฉ orecchio udรฌ, nรฉ mai entrarono in cuore di uomo quelle cose che Dio ha preparato, che sarร per i santi piรน grandi? E se lo stesso Apostolo che disse questo confessรฒ di non poter esprimere quello che aveva ascoltato, che dirร la nostra limitatezza della Santa dei santi e madre di colui che รจ la gloria dei santi? Dopo l’anima del suo Figlio santissimo, che era insieme uomo e Dio vero, ella fu colei che negli infiniti mari e recessi della Divinitร vide e conobbe il maggior numero di misteri arcani. A lei piรน che a tutti i beati furono aperti i tesori infiniti e le ampiezze dell’eternitร di quell’oggetto inaccessibile che nรฉ principio nรฉ fine possono limitare. Lรฌ questa cittร di Dio fu riempita di gioia ed allagata dal torrente della Divinitร , che la inondรฒ a tal punto con l’impeto della sua sapienza e grazia che queste la spiritualizzarono e divinizzarono.
Visione astrattiva di Dio che aveva Maria santissima
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628. Il secondo genere di visioni di Dio che ebbe la Regina del cielo fu quello astrattivo, che รจ molto differente da quello intuitivo e ad esso inferiore; per questo era piรน frequente, benchรฉ non quotidiano od incessante. L’Altissimo comunica questa conoscenza o visione non scoprendosi in se stesso immediatamente all’intelletto creato, ma mediante qualche velo o certe immagini nelle quali si manifesta. Essendoci una separazione fra l’oggetto e l’intelletto, questa vista รจ molto inferiore alla visione chiara intuitiva e non mostra la presenza reale, anche se la contiene intellettualmente con condizioni inferiori. Benchรฉ la creatura sappia che si trova vicina alla Divinitร ed in lei scopra gli attributi, le perfezioni e quei segreti divini che come in uno specchio volontario Dio vuole mostrarle e manifestarle, non sente nรฉ conosce nel sommo modo possibile la sua presenza, nรฉ la gode a soddisfazione ed a sazietร .
629. Tuttavia questo beneficio รจ grande, raro e, dopo la visione chiara, il maggiore. Benchรฉ non richieda il lumen gloriae, essendo sufficiente la luce delle immagini, nรฉ occorra l’ultima disposizione e purificazione alla quale segue il lumen gloriae, tutte quelle antecedenti, che precedono la visione chiara, sono necessarie anche per questa, perchรฉ con essa l’anima entra negli atri della casa del Signore Dio eterno. Gli effetti di questa visione sono ammirabili perchรฉ, oltre allo stato nel quale l’anima si trova giร cosรฌ innalzata sopra se stessa, la inebria di una ineffabile soavitร e dolcezza, con la quale l’infiamma dell’amore divino e la trasforma in esso, causandole una tale dimenticanza e un tale distacco da tutto ciรฒ che รจ terreno e da se stessa che non vive piรน in sรฉ, ma in Cristo, e Cristo in lei. Inoltre, da questa visione le resta una luce che, se ella non la perdesse per sua negligenza o tiepidezza o per qualche colpa, la guiderebbe sempre al piรน alto grado della perfezione, insegnandole le piรน sicure vie dell’eternitร . Cosรฌ, sarebbe per lei come il fuoco perpetuo del santuario e come la luce della cittร di Dio.
630. Questa visione divina causava questi ed altri effetti nella nostra sovrana Regina in grado cosรฌ eminente che io non posso spiegare il mio concetto con termini ordinan. Ci lascia perรฒ intendere qualcosa il considerare lo stato di quell’anima purissima, dove non era impedimento di tiepidezza, nรฉ ostacolo dovuto a colpa, nรฉ trascuratezza, nรฉ dimenticanza, nรฉ negligenza, nรฉ ignoranza, nรฉ una minima inavvertenza; anzi, era piena di grazia, ardente nell’amore, diligente nell’operare, costante ed incessante nel lodare il Creatore, sollecita ed alacre nel dargli gloria e disposta totalmente in modo che il braccio dell’Onnipotente operasse in lei senza incontrare contraddizione o difficoltร alcuna. Ebbe il beneficio di questo genere di visione nel primo istante della sua concezione, come ho detto a suo luogo, ed in seguito molte altre volte nel corso della sua vita santissima, come anche ho giร detto in parte ed in parte dirรฒ piรน avanti.
Visioni e rivelazioni intellettuali di Maria santissima
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631. Il terzo genere di visioni o rivelazioni divine che ebbe Maria santissima fu quello intellettuale. Sebbene la conoscenza o visione astrattiva di Dio si possa chiamare anch’essa rivelazione intellettuale, io le dono un altro posto tutto suo e piรน alto, per due ragioni. L’una รจ che il suo oggetto รจ unico e supremo tra le cose intelligibili, mentre queste piรน comuni rivelazioni intellettuali hanno molti e vari oggetti, perchรฉ si estendono a cose materiali e spirituali, nonchรฉ alle veritร ed ai misteri intelligibili. L’altra ragione รจ che la visione astrattiva dell’essenza divina viene prodotta per mezzo di immagini altissime, infuse e soprannaturali di quell’oggetto infinito. La comune rivelazione e visione intellettuale, invece, alcune volte si forma per mezzo di immagini degli oggetti rivelati infuse nell’intelletto, mentre altre volte queste non sono necessarie per intendere tutto, perchรฉ possono servire quelle dell’immaginazione o fantasia della persona che ha la visione; con esse l’intelletto, illuminato con nuova luce e virtรน soprannaturale, puรฒ intendere i misteri che Dio gli rivela. Cosรฌ accadde a Giuseppe in Egitto ed a Daniele in Babilonia. Anche Davide ebbe questo genere di rivelazioni. Dopo la conoscenza di Dio, รจ il modo di visione piรน nobile e sicuro, perchรฉ nรฉ i demoni nรฉ gli stessi angeli buoni possono infondere questa luce soprannaturale nell’intelletto, benchรฉ possano muovere le immagini per mezzo della fantasia.
632. Questa forma di rivelazione intellettuale fu comune ai Profeti santi dell’antico e del nuovo Testamento, perchรฉ la luce della profezia perfetta, come essi ebbero, va a terminare nella comprensione di qualche mistero. Senza questa luce intellettuale non sarebbero stati profeti in modo perfetto nรฉ avrebbero parlato profeticamente; per questo, infatti, non basta fare profezie. Cosรฌ, Caifa ed i soldati che non vollero dividere la tunica di Cristo Signore nostro, benchรฉ mossi da impulso divino, non erano perfettamente profeti, perchรฉ non parlavano profeticamente, cioรจ con luce divina e comprensione del mistero. ร’ vero che anche i profeti santi e perfettamente tali, che si chiamavano veggenti per la luce interiore con la quale contemplavano i segreti nascosti, potevano fare qualche azione profetica senza conoscere i misteri che comprendeva o senza conoscerne qualcuno; ma in quell’azione non erano tanto perfettamente profeti quanto in quelle nelle quali profetizzavano con comprensione soprannaturale. Questa rivelazione intellettuale ha molti gradi, ma non รจ questo il luogo per spiegarli. E benchรฉ il Signore la possa comunicare da sola, senza caritร o grazia e senza le virtรน, di solito รจ accompagnata da esse, come avveniva nei Profeti, negli Apostoli e negli altri giusti, quando Dio manifestava loro come ad amici i suoi segreti, e come ancora succede quando le rivelazioni intellettuali sono dirette al maggior bene di chi le riceve, come si รจ detto sopra. Per questo, tali rivelazioni ricercano una disposizione molto buona nell’anima che deve essere sollevata ad esse ed ordinariamente Dio non le comunica se non quando l’anima si trova quieta, in pace, distaccata dagli affetti terreni e con le facoltร ben ordinate per ottenere gli effetti di questa luce divina.
633. Nella Regina del cielo queste rivelazioni intellettuali furono molto differenti da quelle dei santi e dei profeti, perchรฉ sua Altezza le aveva continue, quando non godeva di altre visioni di Dio piรน alte. Oltre a ciรฒ, lo splendore e l’estensione di questa luce intellettuale ed i suoi effetti furono incomparabili in Maria santissima, perchรฉ conobbe piรน misteri, veritร e segreti dell’Altissimo che tutti i santi Patriarchi, Profeti ed Apostoli e piรน che gli stessi angeli tutti insieme, conoscendo ogni cosa con maggiore profonditร , chiarezza, stabilitร e sicurezza. Con essa penetrava dallo stesso essere di Dio e dai suoi attributi fino alla minima delle sue opere e creature, senza che le rimanesse celato niente in cui non conoscesse la partecipazione della grandezza del Creatore e la sua divina disposizione e provvidenza. Per questo, solo Maria santissima potรฉ dire pienamente che il Signore le aveva manifestato le cose invisibili e nascoste della sua sapienza, come affermรฒ il Profeta. Non รจ possibile riferire gli effetti che queste rivelazioni intellettuali causavano nella sovrana Signora, ma tutta questa Storia servirร a spiegarli. Queste visioni nelle altre anime sono di ammirabile utilitร e profitto, perchรฉ illuminano altamente l’intelletto, infiammano con incredibile ardore la volontร , disingannano, staccano, sollevano e spiritualizzano la creatura. Talvolta pare che anche lo stesso corpo terreno e pesante si alleggerisca e si assottigli, emulando santamente l’anima. La Regina del cielo in questo genere di visioni ebbe un altro privilegio che riferirรฒ nel capitolo seguente.
Visioni immaginarie della Regina del cielo Maria santissima
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634. Occupano il quarto posto le visioni immaginarie. Esse si formano per mezzo di immagini sensibili, causate o mosse nell’immaginazione o fantasia, le quali rappresentano gli oggetti in modo materiale e sensitivo, come cosa che si guarda con gli occhi del corpo, si ascolta, si tocca o si gusta. Sotto questa forma di visioni i profeti dell’antico Testamento – particolarmente Ezechiele, Daniele e Geremia – manifestarono grandi misteri che l’Altissimo rivelรฒ loro per mezzo di esse. In simili visioni l’evangelista Giovanni scrisse la sua Apocalisse. Per la parte che hanno di sensitivo e corporeo, sono inferiori alle precedenti; per questo il demonio le puรฒ contraffare quanto alla rappresentazione, muovendo le immagini della fantasia, ma non le imita quanto alla veritร egli che รจ padre della menzogna. Queste visioni si devono molto schivare, esaminandole con la dottrina certa dei santi e dei maestri, perchรฉ se il demonio conosce qualche vivo desiderio di esse nelle anime che si dedicano all’orazione ed alla devozione, se Dio lo permette, le ingannerร facilmente. Anzi, per quanto detestassero il pericolo di queste visioni, i santi stessi furono assaliti con esse dal demonio travestito da angelo di luce, come sta scritto nelle loro vite per nostra istruzione e ammonimento.
635. Dove queste visioni e rivelazioni immaginarie furono ricevute senza pericolo alcuno, con tutta sicurezza e con ogni qualitร divina, fu in Maria santissima, la cui luce interiore non poteva venire oscurata nรฉ attaccata da tutta l’astuzia del serpente. La nostra Regina ebbe molte visioni di questo genere. In esse le furono manifestate molte opere che il suo Figlio santissimo faceva quando stava lontano da lei, come diremo nel corso della sua vita. Per visione immaginaria conobbe anche molte altre creature e misteri nelle occasioni in cui era necessario, secondo la volontร e la dispensazione dell’Altissimo. Siccome, poi, questo beneficio e gli altri che la Principessa del cielo riceveva avevano fini altissimi, in ordine tanto alla sua santitร , purezza e merito quanto al bene della Chiesa in cui questa madre della grazia era maestra e cooperatrice della redenzione, gli effetti di queste visioni e della loro comprensione erano ammirabili e portavano sempre incomparabili frutti di gloria dell’Altissimo ed aumento di nuovi doni e nuove grazie nell’anima santissima di Maria. Dirรฒ quanto suole succedere nelle altre creature con queste visioni parlando di quelle corporee, perchรฉ di queste due specie si deve formare uno stesso giudizio.
Visioni divine corporee di Maria santissima
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636. L’ultimo e quinto grado delle visioni e rivelazioni รจ quello che avviene per mezzo dei sensi corporali esteriori; per questo, tali visioni si chiamano corporee. Possono succedere in due maniere. L’una รจ propriamente e veramente corporea, cioรจ quando con corpo reale e dotato di peso si presenta alla vista o al tatto qualche cosa dell’altra vita, come Dio, un angelo, un santo, il demonio, un’anima o altro. Si forma a tale scopo, per opera e virtรน degli angeli buoni o cattivi, qualche corpo immateriale ed apparente, il quale, benchรฉ non sia corpo naturale e vero di colui che rappresenta, รจ veramente un corpo di aria condensata con le sue dimensioni quantitative. Ci puรฒ essere un altra maniera di visione corporea piรน impropria e come illusoria del senso della vista, cioรจ quando non รจ corpo reale quello che si vede, ma sono certe immagini di corpo, di colore e simili, che un angelo puรฒ causare negli occhi alterando l’aria circostante. Colui che le riceve giudica di vedere qualche corpo reale presente, mentre esso non c’รจรฌ e ci sono solo immagini con le quali si altera la vista con un inganno ad essa impercettibile. Questo genere di visioni illusorie non รจ proprio degli angeli buoni nรฉ delle apparizioni divine, anche se รจ possibile che lo sia e tale potรฉ essere la voce che udรฌ Samuele. Ordinariamente, perรฒ, le simula il demonio per quello che contengono di inganno, specialmente per gli occhi. Per questo, come anche perchรฉ la Regina non ebbe questo tipo di visioni, parlerรฒ soltanto di quelle veramente corporali, che ella aveva.
637. Nella Scrittura si trovano molte visioni corporee avute dai Santi e dai Patriarchi. Adamo vide Dio rappresentato dall’angelo, Abramo i tre angeli, Mosรจ il roveto e molte volte il Signore stesso. Hanno avuto molte volte visioni corporee ed immaginarie anche dei peccatori, come Caino e Baldassar; che vide la mano sul muro. Tra le visioni immaginarie, il Faraone ebbe quella delle vacche e Nabucodonosor quella dell’albero 35 e della statua; ed altre simili si trovano nelle divine Scritture. Da questo si conosce che per queste visioni corporee ed immaginarie non si ricerca santitร in colui che le riceve. ร vero, perรฒ, che chi ha qualche visione immaginaria o corporea senza ottenere luce su di essa non si chiama profeta; la visione non รจ perfetta rivelazione in colui che vede o riceve solo le immagini sensitive, ma in colui che ne ha anche la comprensione, che, come disse Daniele, รจ necessaria nella visione. Cosรฌ furono profeti Giuseppe e lo stesso Daniele, ma non il Faraone, Baldassar e Nabucodonosor. Come visione, poi, sarร piรน elevata ed eccellente quella che verrร con comprensione piรน grande ed alta, anche se quanto a ciรฒ che appare sono superiori quelle che rappresentano Dio e la sua Madre santissima, e dopo quelle dei santi secondo i loro gradi.
638. Per ricevere visioni corporee รจ certo che i sensi si devono trovare disposti. Quanto a quelle immaginarie, molte volte Dio le manda in sogno, come fece con il santissimo Giuseppe sposo di Maria purissima, con i re Magi, con il Faraone e con altri. A volte si possono ricevere anche stando nei sensi corporali, perchรฉ essi non disturbano. Il modo piรน comune e connaturale a queste visioni ed a quelle intellettuali, perรฒ> รจ che Dio le comunichi in qualche estasi o rapimento dai sensi esteriori, perchรฉ allora le facoltร interiori si trovano piรน raccolte e disposte per la comprensione delle cose sublimi e divine, anche se i sensi esteriori sono soliti essere di minore impedimento nelle visioni intellettuali che in quelle immaginarie, perchรฉ queste sono piรน vicine all’esteriore di quelle dell’intelletto. Per questa ragione, quando le rivelazioni intellettuali sono immagini infuse o quando l’affetto non ci toglie i sensi, si ricevono molte volte altissime rivelazioni di misteri grandi e soprannaturali senza perdere i sensi.
639. Nella Regina del cielo questo succedeva molte volte e quasi frequentemente, perchรฉ, sebbene avesse molte estasi per la visione beatifica – per la quale sono sempre necessarie nei viatori – ed anche per alcune visioni intellettuali ed immaginarie, ordinariamente rimaneva nei suoi sensi; tuttavia, in tale stato aveva rivelazioni piรน alte che non tutti i Santi ed i Profeti nelle loro maggiori estasi, nelle quali videro tanti misteri. Neppure per le visioni immaginarie i sensi esteriori disturbavano la nostra grande Regina, perchรฉ il suo grande cuore e la sua estesa sapienza non venivano arrestati dagli effetti di ammirazione o di amore che sono soliti rapire i sensi in tutti gli altri Santi e Profeti. Che sua Maestร abbia avuto visioni corporee degli angeli risulta dall’annunciazione del santo arcangelo Gabriele. Sebbene, poi, nel corso della sua vita santissima gli Evangelisti non ne accennino altre, il giudizio prudente e cattolico non puรฒ dubitarne, poichรฉ la Regina dei cieli e degli angeli doveva essere servita dai suoi vassalli, come in seguito diremo spiegando il continuo ossequio che le facevano quelli della sua custodia ed altri in forma corporale e visibile ed in modo diverso, come si vedrร nel capitolo seguente.
640. Le altre anime devono essere molto circospette e guardinghe in questo genere di visioni corporali, perchรฉ sono soggette a pericolosi inganni ed illusioni del serpente antico. Chi non ne avrร mai desiderio eviterร gran parte del pericolo. Se, poi, trovandosi l’anima scevra da questo e da altri affetti sregolati, le accadrร qualche visione corporale o immaginaria, si trattenga molto dal credere e dall’eseguire ciรฒ che vuole la visione, perchรฉ sarebbe segno molto cattivo. ร proprio del demonio il volere subito, senza riflessione e consiglio, che vi si dia credito e si ubbidisca; non suggeriscono questo gli angeli santi, come maestri di ubbidienza, veritร , prudenza e santitร . Altri indizi e segni per conoscere la sicurezza e veritร o l’inganno di queste visioni si ricavano dalla loro causa e dai loro effetti; ma non mi trattengo in questo, per non allontanarmi dal mio intento e perchรฉ mi rimetto ai dottori e maestri.
Insegnamento della Regina del cielo
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641. Figlia mia, la luce che hai ricevuto in questo capitolo ti offre una norma certa su cui regolarti nelle visioni e rivelazioni del Signore. Consiste in due cose. L’una nel sottoporle con cuore umile e sincero al giudizio ed all’esame dei tuoi padri spirituali e superiori, domandando all’Altissimo con viva fede che dia loro luce, affinchรฉ intendano la sua volontร divina ed in tutto te la insegnino. L’altra sta nel tuo intimo e consiste nel considerare attentamente gli effetti che le visioni e rivelazioni producono, per discernerle con prudenza e senza inganno. Se chi opera in esse รจ la virtรน divina sentirai, infatti, che questa, infiammandoti di amore casto e riverente verso l’Altissimo, ti muoverร e indurrร a prendere coscienza della tua bassezza, a detestare la vanitร terrena, a desiderare il disprezzo delle creature, a patire con allegrezza, ad amare la croce e portarla con cuore coraggioso e magnanimo, a desiderare l’ultimo posto, ad amare chi ti perseguiterร , a temere il peccato ed aborriilo anche se molto leggero, ad aspirare a ciรฒ che c’รจ di piรน puro, perfetto e raffinato nella virtรน, a contrastare le tue inclinazioni, ad unirti al sommo e vero Bene. Questi saranno segni infallibili che รจ veramente l’Altissimo che ti visita per mezzo delle sue rivelazioni, insegnandoti ciรฒ che c’รจ di piรน santo nella legge cristiana ed il modo piรน perfetto di imitare lui e me.
.642. Per non tralasciare di mettere in pratica questo insegnamento che la benignitร dell’Altissimo ti offre, carissima, non dimenticarlo mai e non perdere di vista il beneficio che egli ti ha fatto istruendoti con tanto amore e tanta tenerezza. Rinuncia ad ogni attenzione e consolazione umana, ai diletti ed ai piaceri che il mondo ti offre. Resisti con forte risolutezza a tutto ciรฒ che chiedono le inclinazioni terrene, benchรฉ siano cose lecite e piccole, perchรฉ io voglio che tu, voltando le spalle a qualunque cosa sensibile, ami solo il patire. Ti hanno insegnato, ti insegnano e ti insegneranno questa scienza e filosofia divina le visite dell’Altissimo, per mezzo delle quali tu sentirai la forza del fuoco divino, che non si deve mai estinguere in te per tua colpa o tiepidezza. Sta’ attenta, dilata il tuo cuore e cingiti di fortezza per ricevere e per operare cose grandi. Non venire meno alla fede in queste ammonizioni, ma credile costantemente, apprezzale e scrivile nel tuo cuore con umile affetto e con stima nell’intimo della tua anima, come inviate dal tuo Sposo che รจ fedelissimo e come donate da me che sono la tua Maestra e signora.
CAPITOLO 15
Si spiega un altro genere di visione e comunicazione che Maria santissima aveva con gli angeli santi che l’assistevano.
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643. Tanta รจ la forza e l’efficacia della grazia divina e dell’amore che causa nella creatura che puรฒ cancellare in lei l’immagine del peccato e dell’uomo terreno e formare un essere nuovo a immagine dell’uomo celeste, la cui vita sia nei cieli, intendendo, amando ed operando come creatura non terrena, ma celeste e divina. La forza dell’amore, infatti, ruba il cuore e l’anima dal soggetto che sta animando e li pone e trasforma in quello che amano. Questa veritร cristiana, creduta da tutti, intesa dai dotti e sperimentata dai santi, nella nostra grande Regina e signora si deve considerare compiuta con privilegi cosรฌ singolari che non si puรฒ comprendere o spiegare nรฉ con l’esempio di altri santi nรฉ con l’intelletto degli angeli. Maria santissima, come madre del Verbo, era signora di tutto il creato; ma, essendo immagine viva del suo Figlio unigenito, ad imitazione di lui usรฒ cosรฌ poco delle creature visibili, delle quali era signora, che nessuno ebbe di loro meno parte di lei, tranne quel tanto che fu precisamente necessario per il servizio dell’Altissimo e per la vita naturale del suo Figlio santissimo e sua.
644. A tale dimenticanza ed a tale allontanamento da ogni cosa terrena doveva corrispondere la vita in ciรฒ che era celeste; questa, poi, doveva essere proporzionata alla dignitร di Madre di Dio e di signora dei cieli. La relazione con gli uomini era debitamente trasformata nella comunicazione con gli angeli. Per questo era necessario e conseguente che la Regina e signora degli angeli fosse singolare e privilegiata nel servizio dei suoi vassalli, trattando e comunicando con loro in modo differente da quello di tutte le altre creature umane, per quanto sante. Nel capitolo ventitreesimo del primo libro ho detto qualcosa circa le apparizioni ordinarie e diverse con cui gli angeli santi ed i serafini destinati ed assegnati per sua custodia si manifestavano alla nostra Regina e signora; nel capitolo precedente, poi, ho spiegato in modo generale le maniere e le forme delle visioni divine che sua Altezza aveva. Devo solo avvertire che, sempre in quella sfera e specie di visioni, le sue erano molto piรน eccellenti e divine nella sostanza, nel modo e negli effetti che causavano nella sua anima santissima.
645. Per questo capitolo ho riservato un altro modo piรน singolare e privilegiato concesso dall’Altissimo alla sua Ma dre santissima per comunicare con i santi angeli della sua custodia e con gli altri che da parte dello stesso Signore in diverse occasioni la visitavano. Questo genere di visione e comunicazione era quello che le gerarchie angeliche hanno fra loro; in esse ciascuno degli spiriti celesti conosce gli altri per se stessi senza altra immagine che muova il suo intelletto fuorchรฉ la medesima sostanza e natura dell’angelo che รจ conosciuto. Inoltre, gli angeli superiori illuminano quelli inferiori, informandoli dei misteri nascosti, che l’Altissimo rivela e manifesta loro immediatamente, affinchรฉ tale conoscenza si vada derivando e comunicando dal piรน alto al piรน basso; questo ordine, infatti, si addice alla grandezza e maestร infinita del supremo Re e governatore di tutto il creato. Da ciรฒ si intenderร come questa illuminazione o rivelazione tanto ordinata sia tutt’altro dalla gloria essenziale degli angeli santi, sia perchรฉ quest’ultima la ricevono tutti immediatamente da Dio, la cui visione e fruizione si comunica a ciascuno in misura dei suoi meriti, sia perchรฉ un angelo non puรฒ rendere un altro essenzialmente beato, illuminandolo o rivelandogli qualche mistero, perchรฉ in tal caso l’illuminato non vedrebbe Dio faccia a faccia e senza questo non potrebbe essere beato nรฉ conseguire il suo fine ultimo.
646. Siccome, perรฒ, l’oggetto รจ infinito ed รจ specchio volontario, essendo lo stesso Dio, oltre a quanto appartiene alla conoscenza beatifica dei santi, ha infiniti segreti e misteri, che puรฒ rivelare ed in effetti rivela, specialmente per il governo della sua Chiesa e del mondo. ร in queste illuminazioni che si osserva l’ordine gerarchico che dico. Essendo esse fuori della gloria essenziale, negli angeli l’esserne privi non si chiama ignoranza nรฉ privazione di conoscenza, ma assenza o mancanza di conoscenza; e la rivelazione si chiama illuminazione, purgazione o purificazione da tale assenza di conoscenza. Accade – a nostro modo di intendere – come se i raggi del sole penetrassero molti cristalli posti in ordine, i quali parteciperebbero tutti di una medesima luce comunicata dai primi fino agli ultimi, toccando sempre prima ai piรน immediati. Solo una differenza si trova in questo esempio, cioรจ che i vetri o cristalli rispetto ai raggi si comportano passivamente, senza altra attivitร che quella del sole, che li illumina tutti con una sola azione, mentre gli angeli santi sono passivi nel ricevere l’illuminazione dai superiori ed allo stesso tempo attivi nel comunicarla agli inferiori. Comunicano queste illuminazioni con lode, ammirazione ed amore, poichรฉ tutto deriva dal supremo sole di giustizia, Dio eterno ed immutabile.
647. l’Altissimo introdusse la sua Madre santissima in questo ordine ammirabile di rivelazioni divine, affinchรฉ godesse dei privilegi che hanno come loro propri i servitori del cielo. A questo scopo, per illuminarla destinรฒ i serafini dei quali ho parlato nel capitolo quattordicesimo del primo libro, che erano tra i piรน alti e vicini a Dio. Avevano questo incarico anche altri angeli della sua custodia, secondo quanto la volontร divina disponeva, quando e come era necessario e conveniente. La loro e nostra Regina conosceva per se stessi tutti questi angeli ed altri, senza dipendenza dai sensi e dalla fantasia e senza impedimento del corpo mortale e terreno. Mediante questa vista e conoscenza i serafini e gli altri angeli la illuminavano e purificavano, rivelando alla loro Regina molti misteri che per questo ricevevano dall’Altissimo. Benchรฉ questo genere di visioni intellettuali e di illuminazioni non fosse continuo in Maria santissima, fu molto frequente, specialmente quando per causarle maggiori meriti e diversi sentimenti di amore il Signore le si nascondeva o si allontanava, come dirรฒ piรน innanzi. Allora gli angeli eseguivano con maggiore attivitร e frequenza questo servizio, continuando rordine secondo il quale si illuminavano gli uni gli altri fino ad arrivare alla Regina, dove terminava.
648. Questo modo d’illuminazione non derogava alla dignitร di Madre di Dio e di signora degli angeli, perchรฉ in questo favore e nella maniera di parteciparne non si deve badare alla nobiltร e santitร della nostra celeste principessa, nella quale era superiore a tutti gli ordini angelici, ma allo stato ed alla condizione della sua natรนra, in cui ella era inferiore, perchรฉ viatrice e di natura umana, corporea e mortale. Per questo, vivendo in una carne passibile e con la necessitร naturale dell’uso dei sensi, venire sollevata al modo di essere e di agire degli angeli fu un grande privilegio, benchรฉ degno della sua santitร e dignitร . Io credo che la mano onnipotente dell’Altissimo abbia esteso questo favore ad altre anime nella vita mortale, benchรฉ non cosรฌ frequentemente come alla sua Madre santissima, nรฉ con simile abbondanza di luce, nรฉ con altre qualitร tanto eccellenti come nella regina. Se molti Dottori non senza grande fondamento concedono la visione beatifica a san Paolo, a Mosรจ e ad altri santi, sarร molto piรน credibile che alcuni viatori abbiano avuto questa conoscenza delle nature angeliche. Questo beneficio, infatti, non รจ altro che vedere intuitivamente la sostanza dell’angelo; cosรฌ, quanto a questa visione, tale chiarezza concorda con il primo tipo di visioni di cui ho detto nel capitolo precedente e, quanto all’essere intellettuale, con il terzo spiegato sopra, benchรฉ non si effettui per mezzo di immagini impresse.
649. Veramente questo beneficio non รจ ordinario nรฉ comune, ma molto raro e straordinario; cosรฌ, ricerca nell’anima grande disposizione di purezza e limpidezza di coscienza. Non puรฒ stare insieme con affetti terreni nรฉ con volontarie imperfezioni nรฉ con effetti del peccato, poichรฉ l’anima per entrare negli ordini degli angeli ha bisogno di una vita piรน angelica che umana; se mancasse, infatti, questa somiglianza e concordanza di sentimenti, si scorgerebbe una terribile sproporzione fra gli estremi di questa unione. Tuttavia, con la grazia divina la creatura, benchรฉ di corpo terreno e corruttibile, puรฒ negarsi tutta alle sue passioni ed inclinazioni depravate e morire al visibile cancellandone le immagini e la memoria, cosรฌ da vivere piรน nello spirito che nella carne. Quando arriverร a godere della vera pace, tranquillitร e quiete dello spirito, che apportino una serenitร dolce, amorosa e soave con il sommo Bene, allora sarร meno indisposta per venire sollevata alla visione degli spiriti angelici con chiarezza intuitiva, per ricevere da loro le rivelazioni divine, che essi si comunicano fra sรฉ, e per avvertire gli effetti ammirabili che da questa visione derivano.
650. Quelli della nostra celeste Regina, essendo proporzionati alla sua purezza ed al suo amore, non possono essere compresi dalla mente umana. Incomparabile era la luce divina che riceveva dalla vista dei serafini, perchรฉ in un certo modo riverberava in loro 1 immagine di Dio come in specchi spirituali e purissimi, in cui Maria santissima la conosceva, con i suoi attributi e con le sue perfezioni infinite. In alcuni effetti le si manifestava anche, in modo ammirabile, la gloria che gli stessi serafini godevano, perchรฉ di questo molto si conosce vedendo chiaramente la sostanza dell’angelo. Dalla vista di tali oggetti era tutta accesa nella fiamma dell’amore divino e rapita molte volte in estasi miracolose. Qui con i medesimi serafini ed angeli prorompeva in cantici di incomparabile gloria e lode di Dio, con meraviglia degli stessi spiriti celesti. Sebbene, infatti, fosse illuminata da loro nel suo intelletto, nella volontร li lasciava molto inferiori e, con maggiore efficacia di amore che loro, velocemente saliva ed arrivava ad unirsi all’ultimo e sommo Bene, da cui immediatamente riceveva nuovi influssi del torrente della divinitร con cui era alimentata 3 . Se i serafini non avessero avuto presente l’oggetto infinito che era il principio ed il termine del loro amore beatifico, avrebbero potuto essere discepoli di Maria santissima loro regina nell’amore divino, come ella era loro discepola nelle illuminazioni dell’intelletto che riceveva.
651. Inferiore a questo genere di visione immediata delle nature spirituali ed angeliche, e comune ad altre anime, รจ la visione intellettuale per immagini infuse nel modo della visione astrattiva di Dio, di cui sopra ho’ detto. La Regina del cielo ebbe alcune volte questo modo di visione angelica, ma non tanto ordinariamente come l’altro, perchรฉ, sebbene per le altre anime giuste questo beneficio di conoscere gli angeli ed i santi per immagini intellettuali infuse sia molto raro e stimabile, nella Regina degli angeli non era necessario, dato che ella comunicava con loro e li conosceva piรน altamente, tranne quando il Signore disponeva che si nascondessero e le mancasse quella vista immediata per maggiore merito ed esercizio; allora, li vedeva con visioni intellettuali o immaginarie, come ho detto nel capitolo precedente. Nelle altre anime queste visioni angeliche per immagini producono effetti divini, perchรฉ quegli esseri celesti sono conosciuti come effetti ed ambasciatori del supremo Re e con loro l’anima ha dolcissimi colloqui intorno al Signore ed a quanto c’รจ di celeste e terreno, venendo su tutto illuminata, istruita, corretta, guidata, diretta e spinta a sollevarsi all’unione d’amore perfetta con Dio e ad operare ciรฒ che vi รจ di piรน puro, perfetto, santo ed elevato in materia di cose spirituali.
Insegnamento della Regina del cielo Marta santissima
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652. Figlia mia, ammirabili sono l’amore, la fedeltร e la cura degli spiriti angelici nell’assistere i mortali nelle loro necessitร ; e molto abominevoli sono la dimenticanza, l’ingratitudine e la villania degli uomini nel non riconoscere il debito che hanno verso di loro. Nelle profonditร segrete dell’Altissimo, il cui volto vedono con chiarezza beatifica, questi spiriti celesti conoscono l’infinito e paterno amore del Padre che sta nei cieli per gli uomini terreni e lรฌ stimano in modo giusto e degno il sangue dell’Agnello, con il quale gli uomini sono stati riscattati 5 , conoscendo cosรฌ quanto valgoho le anime redente con il tesoro della Divinitร . Da questo nascono negli angeli santi la vigilanza e l’attenzione che pongono nel custodire e beneficare le anime, tanto stimate dall’Altissimo, che le ha raccomandate alla loro custodia. Voglio che tu intenda come attraverso questo altissimo ministero degli angeli i mortali riceverebbero influssi grandi di luce e di favori incomparabili del Signore, se ad essi non mettessero impedimento con i peccati e le abominazioni e con la dimenticanza di un beneficio tanto stimabile. Poichรฉ chiudono la strada che Dio con ineffabile provvidenza ha scelto per incamminarli verso la felicitร eterna, sono molti quelli che si dannano e che con la protezione degli angeli si salverebbero, se non rendessero inutile questo beneficio e rimedio.
653. O figlia mia carissima, poichรฉ molti uomini sono cosรฌ pigri nel considerare le opere paterne del mio figlio e Signore, da te io voglio in questo una singolare riconoscenza, avendoti egli tanto liberalmente favorita assegnandoti angeli che ti custodiscano. Stai, dunque, con loro ed ascolta con riverenza i loro insegnamenti. Lasciati guidare dalla loro luce, rispettali come ambasciatori dell’Altissimo e chiedi il loro favore affinchรฉ, purificata dalle tue colpe, libera dalle imperfezioni ed infiammata di amore divino, tu possa giungere ad uno stato cosรฌ spiritualizzato da essere atta a trattare con loro ed essere loro compagna, partecipando delle loro divine illuminazioni, che l’Altissimo non ti negherร se da parte tua ti disponi come io voglio.
654. Poichรฉ hai desiderato sapere, con approvazione dell’ubbidienza, la ragione per cui gli angeli santi comunicavano con me con tanti generi di visioni, ti rispondo spiegandoti meglio ciรฒ che con la luce divina hai inteso e scritto. La causa di questo fu da parte dell’Altissimo il suo liberale amore verso di me nel favorirmi e da parte mia lo stato di viatrice che io avevo nel mondo, perchรฉ questo non poteva essere nรฉ conveniva che fosse uniforme nelle azioni delle virtรน, per mezzo delle quali la divina sapienza disponeva di sollevarmi sopra ogni cosa creata. Dovendo procedere, come viatrice umana e dotata di sensi, con varietร di avvenimenti e di opere virtuose, alcune volte operavo come spiritualizzata e senza impedimento di sensi, e gli angeli trattavano ed agivano con me come tra sรฉ, mentre altre volte era necessario patire ed essere afflitta nella parte sensibile dell’anima o nel corpo ed altre ancora soffrivo necessitร , solitudine ed abbandono interiore. Secondo la vicissitudine di questi effetti e stati, ricevevo i favori e le visite degli angeli, con i quali molte volte parlavo attraverso l’intelligenza, altre per visione immaginaria, altre per mezzo del corpo e dei sensi, come richiedevano lo stato ed il bisogno e come disponeva l’Altissimo.
655. Le mie facoltร e i miei sensi furono illuminati e fortificati in tutte queste maniere da influssi e favori divini, affinchรฉ io conoscessi per esperienza tutte le attivitร di questo genere e per mezzo di tutte ricevessi gli influssi della grazia soprannaturale. Circa questi favori, figlia mia, voglio farti osservare che, anche se l’Altissimo verso di me fu cosรฌ magnifico e misericordioso, nel favorirmi tanto la sua giustizia guardรฒ non solo alla mia dignitร di madre, ma anche alle mie opere ed alla disposizione con la quale collaborai da parte mia, assistendomi la sua divina grazia. Di fatto, se egli santificรฒ tutte le mie facoltร con tante grazie, visioni ed illuminazioni, fu anche a titolo di ricompensa, perchรฉ esse per amore suo si erano private di tutto ciรฒ che era dilettevole, umano e terreno, avendo io allontanato i miei sensi da ogni rapporto con le creature, avendo nnunciato a tutto ciรฒ che era sensibile e creato ed essendomi rivolta al sommo bene dandomi con tutte le mie forze e la mia volontร in potere del solo suo amore. Quello che in premio delle mie opere io ricevetti nella carne mortale fu cosรฌ tanto che tu non lo puoi intendere nรฉ scrivere, mentre vivi nella carne. Tanta รจ la liberalitร e la bontร dell’Altissimo che fin d’ora ci dร questo premio come pegno di quello che ci tiene riservato nella vita eterna.
656. ร vero che, quanto a me, il braccio dell’Onnipotente con questi mezzi intese dispormi in modo che, cominciando fin dalla mia concezione, tutto si andasse preparando in me degnamente per l’incarnazione del Verbo nel mio grembo e le mie facoltร ed i miei sensi restassero santificati e proporzionati al legame e alla comunicazione che io dovevo avere con il Verbo incarnato. Tuttavia, l’Altissimo รจ tanto fedele con chi sa guadagnarsi la sua benevolenza che anche alle altre anime non negherebbe i suoi benefici e favori secondo l’equitร della sua divina provvidenza, se si disponessero a mia imitazione vivendo non secondo la carne, ma con vita spirituale, pura e lontana dal contagio delle cose terrene.
CAPITOLO 16
Continua l’infanzia di Maria santissima nel tempio; il Signore la predispone a soffrire tribolazioni e muore suo padre san Gioacchino.
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657. Abbiamo lasciato la nostra celeste principessa Maria alla metร del primo anno della sua infanzia nel tempio, volgendo altrove il discorso per dare qualche notizia delle virtรน che, bambina negli anni ma adulta in sapienza, esercitava con le sue facoltร , come anche dei doni e delle rivelazioni divine che riceveva dalla mano dell’Altissimo.
La santissima bambina cresceva in etร ed in grazia davanti a Dio e agli uomini, ma con tale corrispondenza che sempre la devozione superava la natura; mai la grazia si misurรฒ con l’etร , ma con la volontร divina e con gli alti fini ai quali la destinava l’impetuosa corrente della Divinitร , che si andava a riversare e placare in questa cittร di Dio. L’Altissimo continuava ad assicurare i suoi doni e favori rinnovando sempre le meraviglie del suo braccio onnipotente, come se fossero state riservate per la sola Maria santissima. Sua Altezza corrispondeva in quella tenera etร , colmando il cuore del Signore di perfetto ed adeguato compiacimento e gli angeli santi del cielo di ammirazione. Gli spiriti celesti osservavano tra l’Altissimo e la piccola Principessa una certa gara e competizione. Il potere divino, per arricchirla, traeva ogni giorno dai suoi tesori benefici nuovi ed antichi 1 riservati solo per Maria purissima; ella d’altra parte, siccome era terra benedetta, non solo non lasciava infruttuoso in se stessa il seme dell’eterna parola e dei suoi doni e favori, nรฉ solamente dava cento per uno come i piรน grandi santi, ma con stupore del cielo, sebbene tenera bambina, superava in amore, gratitudine, lode ed in tutte le virtรน possibili i piรน eccelsi ed ardenti serafini, senza che ci fossero tempo, luogo, occasione o ministero in cui non operasse il sommo della perfezione allora a lei possibile.
658. Nei teneri anni della sua infanzia, quando giร si era manifestata la sua capacitร di leggere le Scritture, lo faceva molto spesso. Essendo piena di sapienza, confron~va nel suo cuore ciรฒ che cono&ceva per mezzo delle rivelazioni divine con ciรฒ che nelle Scritture era manifestato per beneficio di tutti. Durante questa lettura e questi arcani confronti, faceva suppliche ed orazioni continue e fervorose per la redenzione del genere umano e per l’incarnazione del Verbo. Leggeva piรน di frequente le profezie di Isaia e di Geremia ed i Salmi, trovando lรฌ maggiormente espressi e ripetuti i misteri del Messia e della legge di grazia. Su ciรฒ che di essi intendeva e comprendeva, poi, era solita interrogare gli angeli e proporre loro questioni altissime ed ammirabili. Molte volte parlava del mistero dell’umanitร santissima del Verbo con incomparabile tenerezza, prendendo come oggetto dei suoi discorsi il suo dover essere bambino, nascere e venire allevato come gli altri uomini e dover nascere da madre vergine, crescere, patire e morire per tutti i figli di Adamo.
659. A queste parole e domande i suoi angeli e serafini rispondevano illuminandola di nuovo, confermandola e riscaldando il suo cuore ardente e verginale con nuove fiamme di amore divino, ma nascondendole sempre la sua dignitร altissima, benchรฉ ella si offrisse molte volte con umiltร profondissima come schiava del Signore e della felice madre che egli doveva scegliere per nascere nel mondo. Altre volte, interrogando gli angeli santi, diceva con ammirazione: ยซPrincipi e signori miei, รจ possibile che il Creatore debba nascere da una creatura e la debba avere come madre, che l’Onnipotente ed infinito, colui che ha creato i cieli e non puรฒ essere contenuto in essi, debba chiudersi nel grembo di una donna e rivestirsi di una natura cosรฌ limitata quale รจ quella terrena? Dunque colui che veste di bellezza gli elementi, i cieli ed i medesimi angeli si deve rendere passibile? E deve esserci nella nostra stessa natura umana una donna tanto fortunata da poter chiamare suo figlio colui che l’ha fatta dal niente e da sentirsi chiamare madre da colui che รจ increato e creatore di tutto l’universo? Oh, miracolo inaudito! Come avrebbe potuto la capacitร terrena concepire un’idea cosรฌ magnifica, se lo stesso Autore non l’avesse manifestata? Oh, meraviglia delle sue meraviglie! Oh, felici e beati gli occhi che lo vedranno ed i secoli che lo meriteranno!ยป. A queste esclamazioni piene di amore gli angeli rispondevano spiegandole i misteri divini, eccetto quello che riguardava lei.
660. Ognuno dei sublimi, umili e ardenti affetti della bambina Maria era quel ยซcapello della sposaยป che feriva il cuore di Dio con saetta di amore cosรฌ dolce che, se non fosse stato conveniente attendere l’etร adatta ed opportuna per concepire e partorire il Verbo incarnato, il compiacimento dell’Altissimo – a nostro modo di intendere – non avrebbe potuto contenersi senza prendere subito la nostra umanitร nel suo grembo. Non lo fece, benchรฉ ella dalla sua fanciullezza quanto alla grazia e ai meriti ne fosse giร capace, per dissimulare e nascondere meglio il mistero dell’incarnazione e affinchรฉ l’onore della sua Madre santissima stesse ancora piรน al sicuro, corrispondendo il suo parto verginale all’etร naturale delle altre donne. Il Signore, intanto, si rendeva sopportabile questa dilazione con gli affetti e con i graditi cantici che – a nostro modo di intendere – attentamente ascoltava dalla sua Figlia e sposa, la quale in breve doveva essere degna madre dell’eterno Verbo. Furono tanti e cosรฌ sublimi i cantici ed i salmi composti dalla nostra Regina e signora che, secondo la luce datami su questo, se fossero stati scritti la santa Chiesa ne avrebbe molti piรน di quelli che ha ricevuto da tutti i Profeti ed i Santi. Maria purissima, infatti, espresse e comprese tutto ciรฒ che essi scrissero ed oltre a ciรฒ intese e disse molto di piรน di quanto essi giunsero a conoscere. L’Altissimo, perรฒ, dispose che la sua Chiesa militante avesse con sovrabbondanza negli scritti degli Apostoli e dei Profeti tutto quello che era necessario e riservรฒ scritto nella sua mente divina tutto ciรฒ che aveva rivelato alla sua Madre santissima, per manifestarne poi nella Chiesa trionfante quella parte che sarebbe stata conveniente alla gloria accidentale dei beati.
661. In ciรฒ la benignitร divina volle anche assecondare la volontร santissima di Maria nostra signora, la quale, per accrescere la sua prudentissima umiltร e per lasciare ai mortali questo raro esempio in virtรน tanto eccellenti, sempre volle nascondere il segreto del Re. Quando, poi, fu necessario rivelarlo in qualche parte per ossequio di sua Maestร e per vantaggio della Chiesa, procedette con prudenza cosรฌ divina che, essendo maestra, mai cessรฒ di essere umilissima discepola. Di fatto nella sua fanciullezza consultava gli angeli santi e seguiva il loro consiglio; dopo la nascita del Verbo incarnato, tenne come esempio e maestro in tutte le sue azioni lo stesso suo unigenito; alla fine dei suoi misteri, dopo che fu salito al cielo, ella che era la grande Regina dell’universo ubbidiva agli Apostoli, come nel corso della Storia diremo. Fu questa una delle ragioni per cui san Giovanni evangelista copri di tanti enigmi i misteri che scrisse circa questa signora nell’Apocalisse, affinchรฉ si potessero intendere tanto della Chiesa militante quanto di quella trionfante.
662. L’Altissimo determinรฒ che la pienezza delle grazie e delle virtรน di Maria precedesse il culmine dei suoi meriti, estendendosi ad opere ardue e magnanime, nel modo possibile ai suoi teneri anni. Quindi, in una delle visioni nelle quali le si manifestรฒ, sua Maestร le disse: ยซSposa e colomba mia, io ti amo con infinito amore e voglio che tu faccia ciรฒ che รจ piรน gradito agli occhi miei e dia intera soddisfazione al mio desiderio. Tu non ignori, figlia mia, il tesoro nascosto che racchiudono le tribolazioni e le pene che la cieca ignoranza dei mortali aborrisce. Tu sai che il mio Unigenito, quando si vestirร della natura umana, insegnerร il cammino della croce con la parola e con l’esempio, lasciandola in ereditร ai miei eletti, come egli stesso la sceglierร per sรฉ. Tu sai che stabilirร la legge di grazia sul fondamento fermo e nobile dell’umiltร e pazienza della croce, perchรฉ cosรฌ richiede la condizione della natura degli uomini, tanto piรน dopo che per iJ peccato รจ rimasta depravata e male inclinata. ร anche conforme alla mia equitร e provvidenza che i morta-li giungano all’acquisto della corona di gloria attraverso le tribolazioni e la croce, mezzi con i quali la dovrร meritare anche il mio Figlio unigenito incarnato. Per tale ragione intenderai, sposa mia, che, avendoti eletta con la mia destra per mia delizia ed avendoti arricchita con i miei doni, non sarebbe giusto che la mia grazia stesse oziosa nel tuo cuore, che il tuo amore fosse privo del suo frutto o che ti mancasse l’ereditร dei miei eletti. Per questo, voglio che ti disponga a patire tribolazioni e pene per amore mioยป.
663. A questa proposta l’invincibile principessa Maria rispose con cuore piรน costante di quello di tutti i santi e martiri. Disse a sua Divinitร e maestร : ยซSignore Dio mio e re altissimo, ho dedicato tutte le mie azioni e facoltร e l’essere stesso che ho ricevuto dalla vostra bontร infinita alla vostra divina volontร , perchรฉ questa si adempia in tutto secondo l’elezione della vostra infinita sapienza e bontร . Se, o Signore, permettete anche a me di fare qualche scelta, io voglio solo patire per vostro amore fino alla morte. Vi supplico, mio Bene, di fare di questa vostra schiava un sacrificio ed olocausto di pazienza gradito agli occhi vostri. Io confesso il mio debito verso di voi, o Signore e Dio onnipotente e liberalissimo, perchรฉ nessuna delle creature vi deve quanto me; anzi, tutte insieme non vi sono tanto obbligate quanto me sola, sebbene io sia la piรน insufficiente a contraccambiare come desidero la vostra magnificenza. Perciรฒ, se accettate il patire a titolo di una qualche ricompensa, vengano pure su di me le tribolazioni e tutti i dolori della morte. Vi chiedo solo la vostra divina protezione e, prostrata dinanzi al trono reale della vostra maestร infinita, vi supplico di non abbandonarmi. Ricordatevi, Signore mio, delle promesse fedeli che per mezzo dei nostri antichi Padri e Profeti avete fatto a tutti i vostri fedeli, cioรจ di favorire il giusto, stare con il tribolato, consolare l’afflitto, fargli ombra e difenderlo nella prova della tribolazione. Vere sono le vostre parole, infallibili e certe le vostre promesse, tanto che il cielo e la terra passeranno prima che passino esse, nรฉ la malizia della creatura potrร estinguere la vostra caritร verso colui che spererร nella vostra misericordia. Si compia dunque perfettamente in me la vostra santa volontร ยป.
664. L’Altissimo accettรฒ questo sacrificio mattutino della tenera sposa e bambina Maria santissima e con aspetto compiaciuto le disse: ยซBella sei nei tuoi pensieri, figlia del Principe, colomba mia e diletta mia; io accolgo i tuoi desideri, graditi agli occhi miei, e voglio che nel loro adempimento tu sappia come giร si avvicina il tempo in cui, per mia divina disposizione, tuo padre Gioacchino deve passare dalla vita mortale a quella immortale ed eterna. La sua agonia sarร molto breve, subito riposerร in pace e sarร posto con i santi nel limbo, dove attenderร la redenzione di tutto il genere umanoยป. Questo avviso del Signore non alterรฒ nรฉ turbรฒ il cuore regale della principessa del cielo, Maria; ma, siccome l’amore dei figli verso i genitori รจ un giusto debito della natura, e nella santissima bambina esso aveva tutta la sua perfezione, ella non poteva evitare il dolore naturale di restare priva del suo santissimo padre Gioacchino, che santamente amava come figlia. La tenera e dolce bambina senรน questa dolorosa commozione, compatibile con la serenitร del suo magnanimo cuore. Per questo, operando in tutto con grandezza d’animo e dando alla grazia ed alla natura ciรฒ che a ciascuna spettava, fece una fervorosa orazione per suรฒ padre Gioacchino. Chiese al Signore che, come onnipotente e Dio vero, lo guardasse nel transito della sua felice morte, difendendolo dal demonio specialmente in quell’ultima ora, conservandolo e stabilendolo nel numero degli eletti, poichรฉ nella sua vita aveva confessato e magnificato il suo santo nome. Quindi, per vincolare maggiormente a ciรฒ sua divina Maestร , la fedelissima figlia si offrรฌ di patire per il suo padre santissimo Gioacchino tutto quello che il Signore avrebbe ordinato.
665. Sua Maestร accettรฒ questa preghiera e consolรฒ la divina Bambina, assicurandola che egli avrebbe assistito suo padre, come misericordioso e pietoso rimuneratore di quelli che lo amano e lo servono, e che lo avrebbe collocato tra i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe. Quindi, la predispose di nuovo a ricevere e patire tribolazioni. Otto giorni prima della morte del santo patriarca Gioacchino, Maria santissima ebbe un nuovo avviso del Signore, con cui egli le dichiarรฒ il giorno e l’ora in cui doveva monre. Cosรฌ in effetti accadde, dopo solo sei mesi da quando la nostra Regina era entrata a vivere nel tempio. Avvertita di questo, sua Altezza chiese ai dodici angeli – dei quali si รจ detto sopra che sono quelli che san Giovanni nomina nell’Apocalisse – di assistere suo padre Gioacchino nella sua infermitร e di confortarlo e consolarlo in essa, come fecero. Poi, per l’ultima ora del suo transito inviรฒ tutti quelli della sua custodia e domandรฒ al Signore che li rendesse visibili a suo padre per sua maggiore consolazione. L’Altissimo glielo concesse subito ed in tutto assecondรฒ il desiderio della sua eletta, unica e perfetta, cosicchรฉ il grande patriarca, il fortunato Gioacchino, vide i mille angeli santi che custodivano sua figlia Maria. La grazia dell’Onnipotente superรฒ le sue domande ed i suoi desideri, poichรฉ per suo ordine gli angeli dissero a Gioacchino queste parole:
666. ยซUomo di Dio, l’Altissimo ed onnipotente sia tua salvezza eterna e ti invii dal suo luogo santo l’aiuto necessario ed opportuno per la tua anima. Maria, tua figlia, ci manda per assisterti in questa ora, nella quale devi pagare al tuo Creatore il debito della morte naturale. Ella รจfedelissima e intercede con potenza per te presso l’Altissimo, nel cui nome e nella cui pace puoi partire consolato e felice da questo mondo, poichรฉ ti ha fatto padre di una figlia cosรฌ benedetta. Benchรฉ sua Maestร incomprensibile, per i suoi imperscrutabili giudizi, non ti abbia manifestato fino ad ora la dignitร nella quale deve costituire tua figlia, vuole che tu la conosca adesso, perchรฉ lo magnifichi e lodi, unendo il giubilo del tuo spirito per tale notizia al dolore ed alla tristezza naturale della morte. Maria, tua figlia e nostra regina, รจ l’eletta dal braccio onnipotente affinchรฉ nel suo grembo si vesta di carne e forma umana il Verbo divino. Ella sarร la felice Madre del Messia e la benedetta fra tutte le donne, superiore ad ogni creatura ed inferiore solamente a Dio. Si, la tua figlia fortunatissima deve essere la riparatrice di quanto il genere umano ha perduto per la prima colpa e l’alto monte su cui si deve formare e stabilire la nuova legge di grazia. Ecco, dunque, che tu lasci giร nel mondo la sua restauratrice ed una figlia per mezzo della quale Dio gli prepara il rimedio opportuno. Per questo, puoi partirne con giubilo della tua anima. Ti benedica il Signore da Sion e ti dia l’ereditร dei santi, affinchรฉ tu arrivi alla visione ed al godimento della felice Gerusalemmeยป.
667. Quando gli angeli santi dissero a Gioacchino queste parole, si trovava presente la sua santa sposa Anna, che lo assisteva al suo capezzale; ella udรฌ ed intese tutto per divina disposizione. In quello stesso momento il santo patriarca Gioacchino perse la parola e, entrando per il sentiero comune ad ogni uomo, cominciรฒ ad agonizzare con una meravigliosa lotta fra il giubilo di una cosรฌ lieta notizia ed il dolore della morte. In questo conflitto, con le facoltร interiori fece molti e fervorosi atti di amore per Dio, di fede, di ammirazione, di lode, di riconoscenza, di umiliazione e di altre virtรน, che esercitรฒ eroicamente. Assorto cosรฌ nella conoscenza appena ricevuta di un mistero cosรฌ divino, giunse al termine della sua vita naturale con la preziosa morte dei santi. La sua anima santissima fu portata dagli angeli al limbo dei santi Padri e dei giusti. Cosรฌ, l’Altissimo ordinava che, per nuova consolazione e luce della lunga notte in cui questi vivevano, l’anima del santo patriarca Gioacchino fosse il nuovo messaggero di sua Maestร , mandato ad annunziare a quei giusti che giร spuntava il giorno dell’eterna luce e giร ne era apparsa l’aurora, cioรจ Maria santissima figlia sua e di Anna, da cui sarebbe ben presto nato il sole della Divinitร , Cristo redentore di tutto il genere umano. I santi Padri ed i giusti del limbo ascoltarono queste felici notizie e per il giubilo che ne sentirono innalzarono nuovi cantici di lode all’Altissimo.
668. Come ho riferito sopra, questa felice morte del patriarca san Gioacchino avvenne mezzo anno dopo che sua figlia Maria santissima era entrata nel tempio; quindi, ella aveva tre anni e mezzo d’etร quando restรฒ senza padre naturale sulla terra. L’etร del patriarca era di sessantanove anni, ripartiti cosรฌ: a quarantasei anni prese in sposa sant’Anna; venti anni dopo il matrimonio ebbero Maria santissima; aggiungendo i tre anni e mezzo che aveva allora sua Altezza, questi anni tutti insieme fanno sessantanove e mezzo, giorno piรน o giorno meno.
669. Defunto il santo patriarca, padre della nostra Regina, gli angeli santi della sua custodia tornarono subito alla sua presenza e le diedero notizia di tutto ciรฒ che era avvenuto nel transito di suo padre. Subito la prudentissima bambina si rivolse a sollecitare con orazioni la consolazione di sua madre sant’Anna, domandando al Signore che la guidasse ed assistesse come padre nella solitudine in cui si trovava per la mancanza del suo sposo Gioacchino. Sant’Anna inviรฒ a lei l’avviso della morte, che diedero prima alla maestra della nostra divina Principessa, affinchรฉ dandole tale notizia la consolasse, come fece. La sapientissima bambina stette ad ascoltarla, come se non sapesse ancora nulla, con gratitudine, con pazienza e con la calma di una regina. Siccome, perรฒ, in tutto era perfettissima, se ne andรฒ subito al tempio a rinnovare a Dio l’offerta della lode, della preghiera, dell’umiltร , della pazienza e di altre virtรน, procedendo sempre con passi tanto veloci quanto belli agli occhi di Dio. Poi, per conferire anche a queste azioni, come a tutte le altre, la massima perfezione, pregรฒ i santi angeli di accompagnarla e sostenerla nel glorificare l’Altissimo.
Insegnamento che mi diede la Regina del cielo
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670. Figlia mia, pensa molte volte nel segreto del tuo cuore alla stima che devi avere delle tribolazioni, veri benefici che l’arcana provvidenza di Dio dispensa con giustizia ed equitร ai mortali. Questi sono i giudizi giusti in se stessi, piรน stimabili delle pietre preziose e dell’oro e piรน dolci del favo del miele per chi giudica secondo ragione. Voglio, anima, che tu sappia che per la creatura patire ed essere tribolata senza colpa, o non per la colpa, รจ beneficio tale che non puรฒ esserne degna senza grande misericordia dell’Altissimo; invece, che Dio faccia patire qualcuno per le sue colpe, benchรฉ sia misericordia, รจ molto giusto.
671. Se l’oro fugge dal crogiolo, il ferro dalla lima, il grano dal mulino o dalla trebbia, l’uva dal torchio, tutti saranno inutili e non si conseguirร il fine per cui furono creati. Quanto, dunque, si ingannano i mortali nel supporre di poter divenire puri e degni di godere Dio eternamente rimanendo pieni di brutti vizi e di abominevoli colpe, senza il crogiolo e la lima delle tribolazioni! Anche se fossero innocenti non sarebbero capaci nรฉ degni di conseguire il bene infinito ed eterno per premio e per corona, per cui, come saranno tali dimorando nelle tenebre in disgrazia di Dio? Eppure, i figli della perdizione impiegano tutta la loro sollecitudine nel conservarsi indegni e nemici di Dio e nel rigettare da sรฉ la croce dei dolori, che sono il cammino per fare ritorno a Dio. Essi, infatti, sono luce per l’intelletto, disinganno delle apparenze, alimento dei giusti, mezzo unico della grazia, prezzo della gloria e soprattutto ereditร legittima che il mio figlio e Signore elesse per sรฉ e per i suoi, nascendo e vivendo sempre in mezzo alle sofferenze e morendo in croce.
672. ร da ciรฒ, figlia mia, che tu devi misurare il valore del patire, che i mondani non arrivano a capire perchรฉ sono indegni di questa conoscenza divina e, ignorandola, la disprezzano. Rallegrati e consolati nelle tribolazioni e, quando l’Altissimo si degnerร di inviartene qualcuna, procura di uscirle subito incontro, per riceverla come benedizione sua e come pegno del suo amore e della sua gloria. Dilata il tuo cuore con la magnanimitร e la costanza, affinchรฉ nella sofferenza tu rimanga la stessa che sei nella prosperitร e nei propositi. Poichรฉ il Signore ama chi รจ lo stesso nel dare come nell’offrire, non compiere con malinconia ciรฒ che hai promesso con allegrezza. Sacrifica, dunque, il tuo cuore e le tue facoltร in olocausto di pazienza. Anzi, quando l’Altissimo nel luogo del tuo pellegrinaggio ti tratterร come sua e ti segnerร con il sigillo della sua amicizia, che sono le pene e la croce delle tribolazioni, canta la sua giustizia con nuovi cantici di allegrezza e di lode.
673. Sappi intanto, o carissima, che il mio Figlio santissimo ed io desideriamo avere tra le creature qualche anima di quelle che sono arrivate al cammino della croce, a cui poter insegnare ordinatamente questa divina scienza, deviandola dalla sapienza mondana e diabolica in cui i figli di Adamo con cieca pertinacia cercano di avanzare allontanando da sรฉ la salutare disciplina delle tribolazioni. Se, dunque, desideri essere nostra discepola, entra in questa scuola dove si insegnano la dottrina della croce e come cercare solo in questa il riposo e le vere delizie. Con questa sapienza non possono stare nรฉ l’amore terreno dei piaceri sensibili e delle ricchezze nรฉ la vana ostentazione e pompa che affascina gli occhi ottenebrati dei mondani, avidi di vanagloria e di quella falsa distinzione e grandezza che si attira l’ammirazione degli ignoranti. Tu invece, figlia mia, ama e scegli per te la parte migliore, cioรจ di essere nascosta e dimenticata dal mondo. Forse che io non ero Madre dello stesso Dio incarnato e quindi signora di ogni cosa creata insieme al mio figlio santissimo? E forse che egli non รจ una maestร infinita? Eppure, io fui poco conosciuta ed egli fu molto disprezzato dagli uomini. Se non fosse questo l’insegnamento piรน stimabile e sicuro, non l’avremmo dato con l’esempio e con le parole. Senza dubbio questa รจ luce che risplende nelle tenebre, amata dagli eletti ed aborrita dai reprobi.
CAPITOLO 17
La principessa del cielo Maria santissima comincia a patire nella sua fanciullezza; Dio le si nasconde; suoi dolci lamenti di amore.
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674. L’Altissimo, che con infinita sapienza dispone della vita dei suoi con misura e peso, determinรฒ di esercitare la nostra divina Principessa con alcune tribolazioni proporzionate alla sua etร ed al suo stato di piccolina, benchรฉ sempre grande nella grazia, che voleva accrescerle con tale mezzo e con essa la gloria. La nostra bambina era piena di sapienza e di grazia, ma conveniva che vi aggiungesse lo studio dell’esperienza, affinchรฉ, avanzando in essa, imparasse la scienza del patire, la quale con l’uso arriva alla sua perfezione ed al suo massimo valore. Nel breve corso dei suoi teneri anni aveva goduto delle delizie dell’Altissimo e delle sue carezze, come anche delle dimostrazioni di affetto degli angeli santi, dei suoi genitori, della sua maestra e dei sacerdoti, perchรฉ agli occhi di tutti era graziosa ed amabile. Conveniva ormai che del bene che possedeva cominciasse ad avere una nuova conoscenza, quella che si acquista con la lontananza e la privazione di detto bene e con il nuovo uso delle virtรน causato da tale privazione, confrontando lo stato dei favori e delle carezze con quello della solitudine, dell’ariditร e delle tribolazioni.
675. La prima delle sofferenze che la nostra Principessa patรฌ fu la sospensione da parte del Signore delle continue visioni che le comunicava; questo dolore fu tanto maggiore quanto piรน era nuovo ed insolito e quanto piรน sublime e prezioso era il tesoro che ella perdeva di vista. Le si nascosero anche gli angeli santi e con il ritiro di tanti e cosรฌ eccellenti e divini oggetti, che nel medesimo tempo si occultarono alla sua vista benchรฉ non si allontanassero dalla sua compagnia e protezione, quell’anima purissima restรฒ, a suo parere, come deserta e sola nella notte oscura della lontananza del suo amato, che prima la rivestiva di brillantissima luce.
676. Tale cosa risultรฒ nuova alla nostra Bambina, poichรฉ il Signore, sebbene l’avesse giร avvertita che avrebbe ricevuto tribolazioni, non le aveva indicato quali sarebbero state. Siccome, poi, il candido cuore della semplicissima Colomba niente poteva pensare nรฉ operare che non fosse frutto della sua umiltร e caritร incomparabile, si disfaceva tutta nell’esercizio di queste due virtรน. Con l’umiltร attribuiva alla sua ingratitudine il non avere meritato la presenza ed il possesso del bene perduto e con l’infiammato amore lo sollecitava e cercava con tali e tanti sentimenti pieni di amore e con tale dolore che non ci sono parole sufficienti per spiegarli. Allora, in quel nuovo stato, si rivolse tutta al Signore e gli disse:
677. ยซDio altissimo e Signore dell’intero creato, infinito nella bontร e ricco di misericordia, padrone mio, confesso che una cosรฌ vile creatura non ha potuto meritare i vostri favori e la mia anima con intimo dolore si spaventa del vostro dispiacere e della propria ingratitudine. Se questa si รจ frapposta per eclissarmi il sole che mi animava, vivificava ed illuminava e se io sono stata tiepida nel corrispondere a tanti benefici, Signore e pastore mio, fate che io conosca la colpa della mia scortese noncuranza. Se, poi, come ignorante e semplice pecorella, non ho saputo essere grata nรฉ operare ciรฒ che era piรน accetto agli occhi vostri, me ne sto prostrata a terra e nella polvere, affinchรฉ voi, mio Dio che abitate nelle altezze, vi degniate di sollevarmi come povera e derelitta. Le vostre mani onnipotenti mi hanno plasmato e non potete ignorare di che cosa siamo formati e in quali vasi depositate i vostri tesori. L’anima mia viene meno nella sua amarezza ed in assenza di voi che siete la sua dolce vita nessuno puรฒ dare sollievo al mio deliquio. Ah, dove me ne andrรฒ lontano da voi? Dove volgerรฒ i miei occhi senza la luce che mi illuminava? Chi mi preserverร dalla morte senza voi che siete la vita?ยป.
678. Si rivolgeva pure agli angeli santi e, continuando senza cessare i suoi lamenti di amore, parlava loro dicendo: ยซPrincipi celesti, messaggeri del supremo Re delle altezze ed amici fedelissimi dell’anima mia, perchรฉ anche voi mi avete abbandonata? Perchรฉ mi private della vostra dolce vista e mi negate la vostra presenza? Non mi stupisco, perรฒ, miei signori, del vostro sdegno, mentre per mia disgrazia ho meritato di incorrere in quello del vostro e mio Creatore. Luminari dei cieli, illuminate in questa mia ignoranza il mio intelletto e, se ho colpa, correggetemi; ma impetrate dal mio Signore che mi perdoni. Nobilissimi servitori della celeste Gerusalemme, doletevi della mia afflizione e del mio abbandono. Ditemi: dove รจ andato il mio amato? Ditemi: dove si รจ nascosto? Ditemi: dove lo ritroverรฒ senza andare vagando qua e lร dietro i greggi di tutte le creature? Ohimรฉ, nemmeno voi mi rispondete, sebbene tanto cortesi, nemmeno voi che certamente conoscete dove si trova il mio Sposo, perchรฉ mai vi allontana dal contemplare il suo volto e la sua bellezzaยป.
679. Si rivolgeva, poi, al resto delle creature e con rinnovate ansie di amore parlava loro e diceva: ยซSenza dubbio anche voi, che siete armate contro gli ingrati verso Dio, sarete sdegnate, essendo riconoscenti, contro chi non รจ stato tale. Se per la bontร del mio e vostro Signore mi ammettete tra voi, benchรฉ io sia la piรน vile, non potete perรฒ soddisfare il mio desiderio. Molto belli e spaziosi siete voi, o cieli; belli e risplendenti anche voi, pianeti ed astri tutti; grandi ed invincibili voi, elementi; e tu, o terra, sei adornata e vestita di piante odorose e di erbe; innumerevoli sono i pesci delle acque ed ammirabili i flutti del mare; leggeri e veloci gli uccelli; nascosti i minerali; forti gli animali; e il tutto unito insieme forma una bella scala ininterrotta ed una dolce armonia per arrivare alla conoscenza del mio amato. Sono, perรฒ, lunghi giri questi per chi ama e, quando sono passata rapidamente attraverso tutti, alla fine mi fermo e mi trovo lontana dal mio Bene. Con la conoscenza certa che mi date voi, o creature, della sua bellezza senza misura, non si acquieta affatto il mio slancio, non si tempra il dolore, non si modera la mia pena; anzi, cresce il mio affanno, aumenta il desiderio, s’infiamma il cuore e nell’amore non saziato la mia vita terrena viene meno. Oh, quanto mi sarebbe piรน dolce morire che vivere senza te, mia vita! Oh, quanto mi รจ penosa la vita senza te, mia anima e mio diletto! Ora che farรฒ? Dove mi volgerรฒ? E come vivo ora? Anzi, come non muoio, dal momento che mi รจ venuto a mancare colui che รจ la mia vita? Quale virtรน senza di lui mi sostiene? Voi tutte, o creature, che con la vostra costante conservazione e con le vostre perfezioni mi date tanti segni del mio Signore, considerate e osservate se c’รจ un dolore simile al mio dolore!ยป.
680. La nostra divina Signora formava nel suo cuore e ripeteva con la lingua molti altri discorsi, che non possono essere compresi dal pensiero creato, perchรฉ solo la sua prudenza ed il suo amore giunsero a ponderare e sentire quanto comporti l’allontanamento di Dio da un anima che lo abbia giร conosciuto e gustato in tale grado. Se gli angeli, quasi presi da gelosia nel loro santo amore, si meravigliavano di vedere in una semplice creatura e tenera bambina tanta varietร di atti prudentissimi di umiltร , fede ed amore e di sentimenti e slanci del cuore, chi potrร mai spiegare il gradimento ed il compiacimento del Signore per l’anima della sua eletta e per tutte le sue elevazioni, ciascuna delle quali feriva il cuore di sua Maestร e procedeva da un privilegio di grazia e di amore maggiore di quello concesso ai medesimi serafini? Se tutti loro, poi, alla vista della Divinitร non sapevano esercitare nรฉ imitare le azioni di Maria santissima nรฉ osservare le leggi dell’amore con tanta perfezione come lei quando lo stesso Dio le stava lontano e nascosto, chi potrร mai descrivere quale era il compiacimento che riceveva tutta la santissima Trinitร quando le era presente? Mistero imperscrutabile รจ questo per la nostra limitatezza; perรฒ, dobbiamo riverirlo con ammirazione ed ammirarlo con riverenza.
681. La nostra candidissima Colomba non trovava dove potersi posare, dando pace al suo cuore; i suoi sentimenti, infatti, con inconsolabili gemiti e reiterati voli, si libravano su tutte le creature. Andava molte volte al Signore con lamenti e sospiri di amore; quindi, ritornava, sollecitava gli angeli della sua custodia e risvegliava tutte le creature, come se tutte fossero dotate di ragione; poi, saliva con il suo intelletto illuminato e con il suo ardentissimo affetto a quell’altissima abitazione dove prima il sommo Bene le veniva incontro e godevano reciprocamente le sue ineffabili delizie. Intanto, il supremo Signore ed innamorato sposo, che si lasciava allora possedere ma non godere dalla sua diletta, sempre infiammava piรน e piรน quel purissimo cuore con il solo possederlo, aumentando i suoi meriti e possedendolo di nuovo con diversi e misteriosi doni, affinchรฉ piรน posseduto piรน ancora l’amasse, e piรน amato e posseduto lo cercasse per vie nuove e con rinnovate ansie di infiammato amore. ยซL’ho cercato – diceva la divina Principessa – e non l’ho trovato; mi alzerรฒ di nuovo e, guardando meglio per le vie e le piazze della cittร di Dio, rinnoverรฒ le mie ricerche. Le mie mani hanno stillato mirra, le mie attenzioni non bastano e le mie opere nulla possono se non aumentare il mio dolore. Ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Giร il mio diletto si รจ allontanato. L’ho chiamato, ma non mi ha risposto; ho girato intorno gli occhi per ritrovarlo, ma le guardie della cittร , le sentinelle e tutte le creature mi hanno molestato ed offeso con la loro vista. Figlie di Gerusalemme, anime sante e giuste, io vi prego, io vi supplico, se incontrate il mio diletto, di dirgli che vengo meno e che muoio per amore suoยป.
682. La nostra Regina per alcuni giorni si profuse continuamente in questi dolci ed amorosi lamenti. Quell’umile nardo spargeva fragranze cosรฌ soavi, temendosi disprezzato dal Signore, mentre questi, invece, si stava riposando nella parte piรน nascosta del suo fedelissimo cuore. La divina Provvidenza, per sua maggiore gloria e per fare sovrabbondare i meriti nella sua sposa, prolungรฒ questo termine per qualche tempo. In esso la divina Signora patรฌ piรน tormenti spirituali che tutti i santi insieme, poichรฉ ondeggiava tra i sospetti ed i timori di avere perso Dio e di essere caduta dalla sua grazia per propria colpa; e nessuno puรฒ giungere a conoscere quanta e quale fosse l’angoscia di quell’ardente cuore, che tanto seppe amare. Solo Dio poteva ponderarla e, per sentirla, lasciava il suo cuore tra quei sospetti e timori di averlo smarrito per propria colpa.
Insegnamento che mi diede la mia Signora e regina
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683. Figlia mia, qualunque bene รจ tanto piรน stimato dalle creature quanto piรน si sa che esso รจ un vero bene. Poichรฉ il vero Bene รจ uno solo e tutti gli altri non sono che beni falsi ed apparenti, soltanto questo vero e sommo bene deve essere conosciuto come tale ed apprezzato. Tu giungerai a stimarlo e ad amarlo come merita quando lo gusterai, lo conoscerai e lo apprezzerai sopra ogni cosa creata. Il dolore di perderlo รจ proporzionato a questa stima e a questo amore; cosรฌ, intenderai in parte gli effetti che io provai quando si allontanรฒ da me il Bene eterno, lasciandomi dubbiosa se per caso lo avessi colpevolmente perduto. Senza dubbio, molte volte il dolore di questi sospetti e la forza dell’amore mi avrebbero privata della vita, se il Signore stesso non me l’avesse conservata.
684. Pondera, dunque, adesso quale dovrebbe essere il dolore di perdere Dio realmente per i peccati, se in un anima che non sente i cattivi effetti della colpa puรฒ causare tanto dolore la lontananza del vero bene, benchรฉ in realtร non l’abbia perso, anzi lo possegga anche se nascosto all’occhio della sua ragione. Questa sapienza, perรฒ, non penetra nella mente degli uomini carnali; anzi, con stoltissima cecitร essi stimano l’apparente e finto bene e si dolgono ed affliggono quando manca loro. Del sommo e vero Bene, poi, non si formano concetto nรฉ stima alcuna, perchรฉ non lo hanno mai gustato nรฉ conosciuto. Sebbene il mio Figlio santissimo abbia scacciato da loro questa spaventosa ignoranza contratta per il primo peccato, meritando loro la fede e la caritร per conoscere e gustare in qualche modo il bene che non avevano mai sperimentato, pure, ahimรจ, perdono la caritร e la pospongono a qualunque diletto; e la fede, restando oziosa e morta, non giova. Cosรฌ vivono i figli delle tenebre, come se dell’eternitร avessero soltanto una finta o dubbiosa cognizione.
685. Temi, o anima, questo pericolo, su cui non si riflette mai abbastanza. Vigila e ivi sempre attenta e preparata contro i nemici, che non dormono mai. La tua meditazione di giorno e di notte sia su come devi lavorare per non perdere il sommo Bene che ami. Non ti conviene dormire nรฉ sonnecchiare tra nemici invisibili. Se, poi, talvolta il tuo amato ti si nasconderร , aspetta con pazienza e cercalo con sollecitudine senza riposare, perchรฉ non conosci i suoi occulti giudizi. Intanto, durante il tempo della lontananza e della tentazione, tieni preparato l’olio della caritร e della retta intenzione, affinchรฉ non ti manchi e tu non sia riprovata con le vergini stolte e smemorate.
CAPITOLO 18
Si continua a parlare di altre tribolazioni della nostra Regina e pecialmente di alcune che il Signore permise per mezzo delle creature e del serpente antico.
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686. L’Altissimo continuava a rimanere nascosto agli occhi della Principessa del cielo. A tale tormento, che era il maggiore, ne aggiunse anche altri, perchรฉ, infiammandosi sempre piรน il castissimo amore della divina Signora, le si accrescesse il merito, la grazia e la corona. Intanto il grande drago e serpente antico Lucifero stava attento alle opere eroiche di Maria santissima e, sebbene di quelle interne non potesse essere testimone oculare, perchรฉ gli rimanevano nascoste, tuttavia guardava a quelle esteriori troppo sublimi e perfette per non tormentare la superbia e lo sdegno di questo invidioso nemico. Soprattutto lo crucciavano inconcepibilmente la purezza e la santitร della bambina Maria.
687. Mosso dunque da questo furore, radunรฒ un conciliabolo nell’inferno per consultare su questo affare i piรน ragguardevoli principi delle tenebre e, riunitili, propose loro questo ragionamento: ยซIl gran trionfo che oggi abbiamo nel mondo con la possessione di tante anime che abbiamo soggiogato alla nostra volontร , temo e sospetto che si debba vedere disfatto e annientato per mezzo di una donna e non possiamo ignorare questo pericolo, avendolo saputo al momento della nostra creazione ed essendoci stata in seguito notificata la sentenza che la donna ci avrebbe schiacciato il capo. Per questo ci conviene stare all’erta e non essere affatto trascurati. Avete giร notizia di una bambina che รจ nata da Anna, va crescendo in etร e ad un tempo si va segnalando nelle virtรน. Io ho posto tutta la mia attenzione alle sue azioni ed opere e non ho riconosciuto, nel tempo in cui comunemente gli altri cominciano a ragionare e a sentire le passioni naturali, che in lei si scoprano gli effetti del nostro seme e della nostra malizia, come si scorge negli altri figli di Adamo. La vedo sempre composta e perfettissima, senza poterla piegare nรฉ indurre ai trastulli peccaminosi ed umani o naturali agli altri bambini. Da questi indizi sospetto che questa sia l’eletta ad essere la Madre di colui che deve farsi uomoยป.
688. ยซPerรฒ non posso persuadermi del tutto di ciรฒ, perchรฉ ella รจ nata come gli altri, soggetta alle leggi comuni della creatura e i suoi genitori hanno fatto l’offerta e hanno pregato affinchรฉ a loro e a lei fosse condonata la colpa, quando รจ stata portata al tempio come tutte le altre bambine. Ciononostante, benchรฉ non sia l’eletta contro di noi, nella sua infanzia si scorgono grandi principi che promettono per l’avvenire celebre virtรน e santitร . Nรฉ io posso tollerare il suo modo di procedere con tanta prudenza e discrezione. La sua sapienza mi fa ribollire, la sua modestia mi irrita, la sua pazienza mi fa sdegnare, la sua umiltร mi opprime e mi annienta e in tutto ella mi provoca ad un intollerabile furore, cosicchรฉ io l’aborrisco piรน di tutti gli altri figli di Adamo. Ha un non so che di virtรน speciale, per cui alcune volte, volendo avvicinarmi a lei, non posso, e se le insinuo delle suggestioni, non le riceve. Insomma, tutta la mia solerzia con lei sinora si รจ vanificata, rimanendo senza effetto alcuno. Qui importa a tutti trovare un rimedio ed impiegare la massima cura affinchรฉ il nostro principato non vada in rovina. Io desidero piรน la distruzione di quest’anima sola che non quella di tutto il mondo. Or dunque ditemi voi: quali mezzi, quali provvedimenti prenderemo noi per superarla e per farla finita una volta per tutte con costei? Io da parte mia offro i premi della mia liberalitร a chi sappia farloยป.
689. Si esaminรฒ il caso in quel confuso conciliabolo, organizzato soltanto a nostro danno, e, tra i molti pareri, uno di quegli orribili consiglieri disse: ยซPrincipe e signore nostro, non ti crucciare per una cosa cosรฌ da poco, perchรฉ una debole donnicciola non sarร tanto potente e invincibile quanto lo siamo noi tutti che ti seguiamo. Tu ingannasti Eva, precipitandola dal felice stato in cui si trovava, e per mezzo di lei vincesti il suo capo Adamo. Dunque, come non supererai questa sua discendente nata dopo la sua prima caduta? Ripromettiti fin d’ora la vittoria e per ottenerla si determini, benchรฉ resista molte volte, di perseverare nel tentarla; se sarร necessario che deroghiamo perciรฒ in qualche cosa alla nostra grandezza e presunzione, non vi si badi, purchรฉ la inganniamo; e se ciรฒ non bastera, faremo in modo di toglierle l’onore o anche di troncarle la vitaยป.
690. Altri demoni rivolsero ancora a Lucifero le seguenti parole: ยซAbbiamo esperienza, o principe potente, che per rovinare molte anime รจ mezzo efficace il valerci di altre creature. Questo รจ un ottimo espediente per operare tutto ciรฒ che con le nostre sole forze non possiamo. Per questa via disporremo e provocheremo la rovina di questa donna, osservando perciรฒ il tempo e le circostanze piรน opportune che ci presenterร ella medesima col suo procedere. Ma soprattutto importa che applichiamo la nostra sagacia ed astuzia a far sรฌ che cominci a perdere una volta la grazia con qualche peccato. Cosรฌ, appena le mancherร questo appoggio e questo scudo dei giusti, la perseguiteremo e tra tutti la cattureremo come colei che, trovandosi sola senza Dio in se stessa, non ha chi possa liberarla dalle nostre mani. Quindi ci daremo da fare per farla disperare del rimedioยป.
691. Lucifero gradรฌ questi consigli e incoraggiamenti che gli diedero i suoi seguaci, cooperatori nella malvagitร . Ed egli a sua volta inculcรฒ e comandรฒ loro che i piรน astuti nella malizia accompagnassero lui che si costituiva di nuovo condottiero di cosรฌ ardua impresa, non volendo affidarla ad altre mani che alle proprie. Cosรฌ, quantunque assistessero altri demoni, Lucifero in persona fu sempre il primo nel tentare Maria e il suo Figlio santissimo: questi nel deserto ed entrambi nel corso della loro vita, come vedremo piรน avanti.
692. Per tutto questo tempo la nostra divina Principessa permaneva nelle sue pene ed afflizioni per la lontananza del suo amato, quand’ecco che la squadra infernale la investรฌ in gran numero per tentarla. Ma la virtรน divina, che le faceva scudo, impedรฌ gli sforzi di Lucifero perchรฉ non potesse avvicinarsi troppo a lei, nรฉ mettere in opera tutto ciรฒ che intentava; solo, col permesso dell’Altissimo, le insinuava nella mente molte suggestioni e vari pensieri di somma iniquitร e malizia. Infatti il Signore non impedรฌ che la Madre della grazia, sebbene senza peccato, fosse tentata in tutto, come doveva succedere in seguito al suo Figlio santissimo.
693. In questo nuovo conflitto non si puรฒ facilmente concepire quanto patisse il purissimo e candidissimo cuore di Maria vedendosi circondata da suggestioni cosรฌ aliene e lontane dalla sua ineffabile purezza e dall’altezza dei suoi divini pensieri. E poichรฉ il serpente antico vide la gran Signora piangente e afflitta, si animรฒ grandemente e concepรฌ maggiori speranze, essendo accecato dalla sua stessa superbia, perchรฉ non conosceva il segreto del cielo. Perciรฒ, animando i suoi infernali ministri, disse loro: ยซPerseguitiamola adesso, perseguitiamola, poichรฉ si scorge che giร otteniamo il nostro intento e giร ella sente la tristezza, strada alla disperazioneยป. In tale inganno l’assalirono con nuovi pensieri di scoraggiamento e di diffidenza, combattendola con terribili immaginazioni. Ma tutto invano, dato che la pietra della virtรน generosa, quanto piรน รจ percossa con forza, tanto piรน manda fuori scintille e fuoco di amore divino. La nostra invincibile Regina rimase talmente superiore e immobile contro le squadre dell’inferno, che dentro di sรฉ non si alterรฒ affatto, nรฉ si lasciรฒ influenzare da tante suggestioni, se non in quanto ne prese occasione per confermarsi ancor piรน nelle sue incomparabili virtรน e per far avvampare maggiormente la fiamma del divino incendio di amore che ardeva nel suo cuore.
694. Il drago ignorava l’imperscrutabile sapienza e prudenza della nostra celeste Principessa, per cui, sebbene la riconoscesse forte e imperturbabile nelle sue facoltร e sebbene sentisse la resistenza della virtรน divina, con tutto ciรฒ perseverava nella sua antica superbia, dando assalto alla Cittร di Dio in diversi modi. Cosรฌ questo astuto nemico, senza cambiare l’intenzione, cambiava le insidie e, tuttavia, le sue macchinazioni venivano sempre ad essere come quelle di una debole formica contro un muro diamantino. La nostra Principessa era quella donna forte, di cui il cuore del marito puรฒ fidarsi senza timore di restare deluso nei suoi desideri. Suo ornamento era la fortezza che la colmava di bellezza; sua veste, che aumentava il suo splendore, erano la purezza e la caritร . L’immondo ed arrogante serpente non poteva soffrire questo oggetto, la cui vista lo accecava e turbava con sempre nuova confusione. Cosรฌ decise di toglierle la vita e in ciรฒ molto si sforzรฒ tutta quella imponente schiera di spiriti maligni. In tale impresa impiegarono un certo tempo, senza perรฒ migliore riuscita che nelle altre.
695. La conoscenza di questa segreta e sacra battaglia mi causรฒ grande ammirazione, considerando da una parte il grande furore di Lucifero contro Maria santissima nei suoi primi anni e, dall’altra, l’occulta e vigilante protezione dell’Altissimo per difenderla. Vedo quanto il Signore stesse attento alla sua eletta ed unica sposa fra le creature e osservo, allo stesso tempo, tutto l’inferno rivolto con furore contro di lei con un tale sdegno, quale fino allora non aveva posto in opera contro alcun’altra creatura; e la facilitร con la quale il potere divino rendeva vana tutta la potenza e l’astuzia infernale. O piรน che infelice e misero Lucifero! Quanto รจ piรน grande la tua arroganza e superbia della tua forza! Per certo sei debole e inabile ad un’impresa cosรฌ stolta; diffida ormai di te stesso e non ti ripromettere tanti trionfi, poichรฉ una tenera bambina ti ha schiacciato il capo ed in tutto ti ha lasciato vinto e deluso. Confessa che poco vali e meno sai, poichรฉ non hai conosciuto il piรน grande mistero del Re, dalla cui potenza sei stato umiliato con lo strumento stesso che hai disprezzato, cioรจ una donna per sua condizione naturale debole e bambina. Oh, come sarebbe grande la tua ignoranza, se i mortali si valessero della protezione dell’Altissimo, nonchรฉ dell’esempio, dell’imitazione e dell’intercessione di questa vittoriosa e trionfatrice Signora degli angeli e degli uomini!
696. Fra queste tentazioni e battaglie che si andavano alternando, era incessante e fervorosa l’orazione di Maria santissima, che diceva al Signore: ยซOra, Dio mio altissimo, che sono nella tribolazione, starete con me; ora, che con tutto il mio cuore vi chiamo e custodisco i vostri precetti, arriveranno le mie domande ai vostri orecchi; ora, che patisco cosรฌ gran violenza, risponderete per me. Voi, Signore e Padre mio, voi siete la mia fortezza e il mio rifugio e per il vostro santo nome mi libererete dal pericolo e mi guiderete per il cammino sicuro, sostenendomi come figlia vostraยป. Ripeteva anche molti misteri della sacra Scrittura, specialmente i salmi che parlano contro i nemici invisibili, e con queste armi insuperabili, senza perdere un atomo della pace, uniformitร e conformitร interna, anzi, confermandosi ancor piรน in essa, tenendo sollevato il suo purissimo spirito nelle altezze, combatteva, respingeva e vinceva Lucifero, con incomparabile compiacimento del Signore e con accrescimento dei suoi meriti.
697. Superate queste tentazioni e lotte, incominciรฒ un nuovo duello del serpente per mezzo ed intervento delle creature. A questo scopo egli gettรฒ nascostamente alcune scintille d’invidia e di gelosia contro Maria santissima nel cuore delle giovani sue compagne, che vivevano nel tempio. Il rimedio a questo contagio era ancor piรน difficile in quanto provocato dalla precisione con cui la nostra divina Principessa attendeva all’esercizio di tutte le virtรน, crescendo in sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini. Infatti, quando punge l’ambizione, gli stessi splendori della virtรน, che si vede in altri, abbagliano e offรนscano l’intelletto, accendendo la fiamma dell’invidia. Il drago infondeva nell’animo di quelle ignare giovani molte suggestioni interiori, persuadendole che in presenza di quel sole, che era Maria santissima, esse restavano oscurate e poco stimate, che le loro negligenze venivano ad essere maggiormente notate dalla maestra e dai sacerdoti e che solo Maria sarebbe stata preferita nello stato e nelle richieste di matrimonio e nella stima di tutti.
698. Le compagne della nostra Regina accolsero nel loro cuore questa cattiva semente ed essendo poco pratiche ed esercitate nelle battaglie spirituali, la lasciarono tanto crescere che arrivรฒ a mutarsi in una ripugnanza interiore contro la purissima Maria. Questo odio poi passรฒ a sdegno, con cui la guardavano e trattavano non potendo soffrire la modestia della candida colomba, perchรฉ il drago incitava quelle incaute, rivestendole dello stesso furore che egli aveva concepito contro la madre delle virtรน. Continuando poi la tentazione, venne a manifestarsi negli effetti, e le giovani giunsero a parlarne fra loro, non sapendo da quale spirito erano spinte. Perciรฒ concertarono di molestare e perseguitare la Principessa del mondo, non conosciuta da loro per tale, sino a farla cacciare dal tempio. Per questo, chiamandola in disparte, le dissero parole molto offensive, trattandola in modo assai imperioso da simulatrice ed ipocrita, quasi che mirasse soltanto a guadagnarsi con artificio la grazia della maestra e dei sacerdoti e a screditare le altre compagne, mormorando contro di esse ed esagerando le loro mancanze, mentre ella era la piรน inutile di tutte; le dissero anche che per questo l’aborrivano come il demonio.
699. La prudentissima Vergine ascoltรฒ queste e molte altre ingiurie senza turbarsi affatto e, con umiltร , rispose: ยซAmiche e signore mie, avete certamente ragione nel dire che io sono la piรน piccola e la piรน imperfetta di tutte, ma voi mie sorelle, come piรน avvedute, dovete perdonare i miei difetti ed ammaestrare la mia ignoranza, dirigendomi in modo che riesca a fare ciรฒ che รจ meglio e a darvi soddisfazione. Io vi supplico, amiche, che quantunque sia tanto inutile, non mi neghiate la vostra grazia, nรฉ crediate di me che non desideri meritarla, perchรฉ vi amo e riverisco come serva, e lo sarรฒ in tutto ciรฒ in cui vi piacerร fare esperienza della mia buona volontร . Comandatemi, dunque, e ditemi ciรฒ che da me voleteยป.
700. Queste umili e soavi parole della modestissima regina Maria non ammorbidirono il cuore indurito delle sue amiche e compagne, possedute giร dalla furiosa rabbia che il drago aveva contro di lei; anzi, questi, sdegnandosi maggiormente, le incitava ed irritava ancor piรน, come se col dolce antidoto s’inasprisse di piรน la morsicatura e il veleno serpentino sparso contro la donna, che gli era stata mostrata come segno grande nel cielo. Questa persecuzione continuรฒ molti giorni, senza che l’umiltร , la pazienza, la modestia e la tolleranza della divina Signora bastassero a moderare l’odio delle sue compagne. Anzi, il demonio si spinse a infondere loro molte suggestioni piene di temeritร , cioรจ che mettessero le mani sulla mansuetissima agnellina, la maltrattassero e le togliessero persino la vita. Ma il Signore non permise che pensieri tanto sacrileghi avessero effetto e il massimo a cui si spinsero fu l’ingiuriarla a parole, dandole alcune spinte. Questa battaglia avveniva in segreto senza che ne giungesse notizia alla maestra e ai sacerdoti; nel frattempo la santissima Maria acquistava incomparabili meriti e doni dall’Altissimo, per la materia che le si offriva di esercitare tutte le virtรน verso sua Maestร e verso le creature che la perseguitavano e aborrivano. Verso queste fece atti eroici di caritร ed umiltร , rendendo bene per male, benedizioni per maledizioni, fervide preghiere per bestemmie e praticando la divina legge in ciรฒ che ha di piรน perfetto e sublime. Verso l’Altissimo esercitรฒ le piรน eccellenti virtรน, pregando per le creature che la perseguitavano, umiliandosi con ammirazione degli angeli, come se fosse stata la piรน vile dei mortali e meritevole di ciรฒ che operavano contro di lei. Ella eseguiva tutte queste opere con tale perfezione da superare ogni giudizio umano, e con un tal merito da superare il merito piรน alto dei serafini.
701. Avvenne un giorno che quelle donne, invasate dalla tentazione diabolica, condussero la principessa Maria in una stanza isolata e, giudicando di poter agire indisturbate, la caricarono d’ingiurie e di offese smisurate per irritare la sua mansuetudine e distoglierla dalla sua immutabile modestia, facendole fare qualche gesto sgarbato. Ma non potendo la Regina delle virtรน essere schiava di vizio alcuno nemmeno per un istante, mostrรฒ piรน invincibile la sua pazienza quando era piรน necessaria, per cui rispose loro con tanta maggior grazia e dolcezza. Quelle, offese di non conseguire il loro malvagio intento, alzarono cosรฌ alte grida che furono udite nel tempio, dove l’insolito baccano provocรฒ grande sorpresa e confusione. Al rumore accorsero i sacerdoti e la maestra e, permettendo il Signore questa nuova afflizione della sua sposa, chiesero con gran severitร la ragione di quella inquietudine. Poichรฉ la mansuetissima colomba taceva, le altre giovani risposero con molto sdegno e dissero: ยซMaria di Nazaret, con la sua indole orribile, ci disturba e ci inquieta tutte e, quando non siete presenti, ci affligge e provoca; per cui, se non uscirร dal tempio, non sarร possibile mantenerci tutte in pace con lei. Se la sopportiamo diventa altera, se la riprendiamo si burla di tutte prostrandosi ai nostri piedi con finta umiltร , e poi con le sue mormorazioni semina la discordia e la confusione tra tutte noiยป.
702. I sacerdoti e la maestra condussero in un’altra stanza la Signora del mondo, e qui la ripresero con severitร corrispondente al credito che avevano prestato in quel momento alle sue compagne e, avendola esortata ad emendarsi e a procedere come chi viveva nella casa di Dio, la minacciarono che, se non l’avesse fatto, l’avrebbero congedata e cacciata via dal tempio. Questo era il maggior castigo che potevano darle, quand’anche avesse avuto qualche colpa, mentre invece era innocente in tutto ciรฒ che le si imputava. Chi avesse intelligenza per conoscere almeno in parte la profondissima umiltร di Maria santissima, intenderebbe qualcosa degli effetti che questi misteri operavano nel suo candidissimo cuore, perchรฉ ella si giudicava la piรน vile delle creature e la piรน indegna di vivere fra loro, indegna persino di calpestare la terra. A questa minaccia la prudentissima Vergine, tra le lacrime, rispose ai sacerdoti dicendo: ยซSignori, io gradisco il favore che mi fate col correggere ed istruire me, cosรฌ imperfetta e vile, ma vi supplico di perdonarmi, giacchรฉ siete ministri dell’Altissimo, e di guidarmi in tutto, non tenendo conto dei miei difetti, in modo che io riesca meglio per l’avvenire a compiacere sua Maestร , nonchรฉ le mie sorelle e compagne, perchรฉ con la grazia del Signore propongo di nuovo di fare cosรฌ e comincerรฒ da oggi in poiยป.
703. La nostra Regina aggiunse altre ragioni, piene di soavissimo candore e dolcissima modestia, dopodichรฉ la maestra e i sacerdoti la lasciarono, avvertendola di nuovo con lo stesso insegnamento nel quale ella era sapientissima maestra. Subito se ne andรฒ dalle sue compagne e, prostrandosi ai loro piedi, domandรฒ loro perdono, come se i difetti che le imputavano avessero potuto entrare in lei che era madre dell’innocenza. Esse allora l’accolsero meglio, giudicando che le sue lacrime fossero effetto del castigo e della riprensione dei sacerdoti e della maestra, che avevano attirati al loro intento sregolato. Di conseguenza il drago, che nascostamente ordiva questa tela, innalzรฒ a maggior alterigia e presunzione gli incauti cuori di tutte quelle donne e, come avevano giร fatto con i sacerdoti, proseguirono con maggiore audacia a screditare e a mettere loro contro la purissima Vergine. A tal fine escogitarono nuove frottole e menzogne con l’istinto del medesimo demonio, ma l’Altissimo non permise mai che si dicesse o si presumesse cosa molto grave o disdicevole di colei che egli aveva eletto Madre santissima del suo Unigenito. Permise solamente che lo sdegno e l’inganno delle giovani del tempio arrivasse ad esagerare molto alcuni piccoli, seppur finti, difetti che le imputavano, e al massimo che esse facessero alcuni gesti femminili e scomposti sufficienti a dichiarare la loro inquietudine. E ciรฒ affinchรฉ, per tale irrequietezza e per i rimproveri della maestra e dei sacerdoti, la nostra umilissima Signora avesse occasione di esercitare le virtรน, aumentare i doni dell’Altissimo e giungere al colmo dei meriti.
704. Ciรฒ appunto faceva la nostra Regina con pieno compiacimento agli occhi del Signore, che si ricreava all’odore soavissimo di quell’umile nardo, maltrattato e disprezzato dalle creature che non lo conoscevano. Ella ripeteva i suoi lamenti e gemiti per la lontananza prolungata del suo diletto e in una di queste occasioni gli disse: ยซSommo bene e Signore mio di misericordia infinita, se voi che siete il mio padrone e il mio creatore mi avete abbandonata, non รจ molto che tutto il resto delle creature mi aborrisca e si rivolti contro di me. Ben lo merita la mia ingratitudine ai vostri benefici, ma sempre vi riconosco e vi confesso mio rifugio e mio tesoro. Voi solo siete il mio bene, il mio amore, il mio riposo, e se siete tale, ed io invece vi tengo lontano, come potrร riposare il mio cuore afflitto? Le creature fanno con me ciรฒ che devono, ma non giungono a trattarmi come merito, perchรฉ voi, Signore e Padre mio, nell’affliggere siete parco e nel premiare liberalissimo. Serva, o Signore, a scontare le mie negligenze il dolore di avervi io costretto a nascondervi al mio cuore, pagate con larga mano il bene che le vostre creature mi fanno guadagnare, obbligandomi a conoscere meglio la vostra bontร e la mia vita. Sollevate, o Signore, questa indigente dalla polvere della terra e rinnovate colei che รจ povera e vilissima tra le creature; veda io il vostro divino volto e sarรฒ salvaยป.
705. Non รจ possibile nรฉ necessario riferirรฉ tutto ciรฒ che accadde alla nostra grande Principessa in questa prova delle sue virtรน. Basti dire per ora che ella puรฒ servire a noi da vivo esempio per sopportare con generositร di cuore qualunque tribolazione; a noi, dico, che abbiamo bisogno di pene e di duri colpi per soddisfare ai nostri peccati e per domare la nostra dura cervice col giogo della mortificazione. Non commise colpa, nรฉ si trovรฒ inganno nella nostra innocentissima colomba, eppure con umile silenzio e tolleranza si contentรฒ di essere disprezzata e perseguitata senza aver provocato ciรฒ. Vergognamoci dunque, alla sua presenza, noi tutti che reputiamo insopportabile ingiuria, fino al punto di vendicarci, un’offesa insignificante! L’Altissimo avrebbe certamente potuto allontanare dalla sua eletta e Madre qualunque persecuzione e contrarietร ; se perรฒ in questo avesse usato del suo potere, non lo avrebbe potuto manifestare nel conservarla illesa tra le persecuzioni, nรฉ le avrebbe dato pegni cosรฌ sicuri del suo amore, nรฉ ella avrebbe ottenuto il dolce frutto di amare i nemici e i persecutori. Noi invece ci rendiamo indegni di tanto bene quando nelle prove alziamo il grido contro le creature ed il cuore superbo contro Dio, che in tutto le governa, non volendo assoggettarci al nostro creatore e salvatore, che sa ciรฒ di cui abbiamo bisogno per la nostra salvezza.
Insegnamento della regina del cielo Maria santissima
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706. Poichรฉ tu, figlia mia, vai riflettendo sull’esempio che si vuole ricavare da questi avvenimenti, io voglio appunto che questo ti serva da ammaestramento dottrinale da racchiudere nel tuo cuore con stima, allargandolo per ricevere con letizia le persecuzioni e le calunnie delle creature, se parteciperai a questo beneficio. I figli della perdizione, i quali servendo alla vanitร non sanno qual tesoro sia il patire ingiurie e il perdonarle, si fanno un onore della vendetta, quantunque essa, anche nei termini della legge naturale, sia la maggiore viltร e il piรน brutto di tutti i vizi, perchรฉ si oppone piรน degli altri alla ragione naturale e nasce da cuore non umano, ma brutale e ferino. Al contrario, colui che perdona le ingiurie e le dimentica, benchรฉ non abbia la fede divina nรฉ la luce del Vangelo, per mezzo di questa magnanimitร si fa superiore e come re della medesima natura, perchรฉ conserva di questa ciรฒ che essa ha di piรน nobile ed eccellente e non paga il vilissimo tributo di farsi bestia irrazionale con la vendetta.
707. Infatti, se il vizio della vendetta si oppone tanto alla natura, considera ora, o carissima, quale opposizione avrร con la grazia e quanto odioso e spregevole sarร il vendicativo agli occhi del mio Figlio santissimo, che si fece uomo, morรฌ e patรฌ solo per perdonare e perchรฉ il genere umano ottenesse il perdono delle ingiurie commesse contro il medesimo Signore. A questa sua intenzione e alle sue opere, anzi alla sua stessa natura e bontร infinita, si oppone il vendicativo. Cosรฌ facendo, egli distrugge completamente, per quanto dipende da lui, Dio stesso insieme con le sue opere. Perciรฒ egli merita con questo peccato, in modo tutto particolare, che Dio distrugga lui. Tra colui che perdona e sopporta le ingiurie e il vendicativo, vi รจ la stessa differenza che c’รจ tra il figlio unico ed erede e il nemico mortale: questo provoca tutta la forza dell’indignazione divina e l’altro merita tutti i beni e li acquista, perchรฉ in questa grazia รจ immagine perfettissima del Padre celeste.
708. Voglio, o anima, che tu comprenda come il patire le ingiurie con uniformitร di cuore e il perdonarle interamente per il Signore รจ cosa piรน gradita ai suoi occhi che se di tua volontร facessi rigide penitenze e spargessi il tuo stesso sangue. Umiliati, dunque, davanti a quelli che ti perseguitano, amali e prega per loro di vero cuore e con questo indurrai il cuore di Dio ad amarti, giungerai alla perfezione della santitร e vincerai tutto l’inferno. Con l’umiltร e la mansuetudine io confondevo quel dragone che tutti perseguita: non potendo il suo furore tollerare quelle virtรน, fuggiva dalla mia presenza piรน veloce della folgore. Cosรฌ, mediante tali virtรน, ottenni vittorie grandi per l’anima mia e gloriosi trionfi a esaltazione della Divinitร . Quando qualche creatura si muoveva contro di me, io non mi sdegnavo contro di lei, perchรฉ sapevo per certo che quella era uno strumento dell’Altissimo, guidato dalla sua provvidenza per il mio stesso bene e questa consapevolezza, come anche il considerare che quella era creatura del mio Signore e capace della sua grazia, mi portava ad amarla con sinceritร e forza, nรฉ mi acquietavo fino a che non l’avessi ricompensata di tale beneficio col procurarle, per quanto mi era possibile, la salvezza eterna.
709. Con tutto l’impegno, dunque, sforzati di imitarmi in ciรฒ che hai compreso e scritto. Mostrati mansuetissima, pacifica e grata verso coloro che ti saranno molesti; stimali sinceramente nel tuo cuore e non vendicarti del Signore, vendicandoti dei suoi strumenti; non disprezzare la stimabile gemma delle ingiurie; ma, per quanto dipende da te, rendi loro sempre bene per male, benefici per offese, amore per odio, lode per insulti, benedizioni per maledizioni; cosรฌ sarai figlia perfetta del tuo Padre, sposa amata del tuo Signore, mia carissima e mia amica.
CAPITOLO 19
L’Altissimo dร luce ai sacerdoti circa l’innocenza di Maria santissima; a lei fa intendere che รจ giร vicino il felice transito di sua madre sant’Anna; come vi si trovรฒ presente.
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710. L’Altissimo non dormiva nรฉ prendeva sonno tra i dolci gemiti della sua diletta sposa Maria, sebbene fingesse di non udirli, ricreandosi con essi nel prolungato esercizio delle sue pene, che le erano occasione di trionfi cosรฌ gloriosi e di essere tanto ammirata e lodata dagli spiriti celesti. Perdurava intanto il fuoco lento di quella persecuzione, affinchรฉ la divina fenice Maria si rinnovasse molte volte nelle ceneri della sua umiltร e il suo purissimo cuore e spirito rinascessero a nuovo essere e stato della divina grazia. Tuttavia, quando giunse il momento opportuno di mettere termine alla cieca invidia e gelosia di quelle giovani ingannate, affinchรฉ le loro menzogne non andassero a discredito di colei che doveva essere l’onore di tutta la natura e della grazia, il Signore stesso parlรฒ in sogno al sacerdote e gli disse: ยซLa mia ancella Maria รจ gradita ai miei occhi, รจ perfetta ed eletta e non ha colpa in quello che le si attribuisceยป. La medesima rivelazione ebbe Anna, la maestra delle giovani. Al mattino subito il sacerdote e la maestra parlarono insieme circa la divina luce e l’avvertimento che entrambi avevano ricevuto. Per questa conoscenza del cielo si pentirono dell’inganno subito e chiamarono la principessa Maria, domandandole perdono di aver dato credito alla falsa relazione delle educande, proponendole inoltre tutto ciรฒ che parve loro conveniente per sottrarla e difenderla dalla persecuzione che le facevano e dalle pene che le procuravano.
711. Colei che era Madre dell’umiltร ascoltรฒ questa proposta e rispose al sacerdote e alla maestra: ยซSignori, sono io quella a cui si devono i rimproveri e vi supplico di far sรฌ che io meriti di ascoltarli, poichรฉ come bisognosa li domando e li stimo. La compagnia delle mie sorelle educande รจ molto amabile e non voglio perderla per i miei demeriti, giacchรฉ tanto devo a tutte per avermi tollerata e, in contraccambio a tale beneficio, bramo di servirle maggiormente. Tuttavia, se mi ordinate un’altra cosa, sono qui per ubbidire alla vostra volontร ยป. Questa risposta di Maria santissima consolรฒ e confortรฒ ancor piรน il sacerdote e la maestra, che approvarono la sua umile domanda, perรฒ da allora in poi attesero con piรน cura a lei, guardandola con nuova riverenza e affetto. L’umilissima vergine domandรฒ al sacerdote la mano e la benedizione ed anche alla maestra, come era solita fare, e con questo la lasciarono. Ma come all’assetato avviene che i suoi sensi se ne corrano dietro all’acqua cristallina che si allontana da lui, cosรฌ restรฒ il cuore di Maria signora nostra tra la brama e il dolore di quell’esercizio del patire, poichรฉ come assetata ed infiammata nell’amore divino giudicava che, per la cura che il sacerdote e la maestra volevano usarle, le sarebbe mancato per l’avvenire il tesoro dei patimenti.
712. La nostra Regina si ritirรฒ subito e parlando da sola con l’Altissimo gli disse: ยซPerchรฉ, Signore ed amato mio padrone, tanto rigore con me? Perchรฉ una cosรฌ lunga assenza e tanta dimenticanza di chi senza di voi non vive? E se nella mia lunga solitudine senza la vostra dolce e amorosa visione mi consolavano i pegni certi del vostro amore, quali erano le piccole pene che pativo, come vivrรฒ adesso nel mio deliquio senza questo sollievo? Perchรฉ, o Signore, cosรฌ presto sospendete la mano in questo favore? Chi al di fuori di voi poteva cambiare il cuore della mia maestra e dei sacerdoti miei signori? Veramente io non meritavo il beneficio dei loro caritatevoli rimproveri, nรฉ sono degna di sopportare angustie, perchรฉ non sono nemmeno degna della vostra bramata visione e deliziosa presenza. Ma se non ho potuto vincolarvi, Padre e Signore mio, io emenderรฒ le mie negligenze e se volete dare qualche sollievo alla mia debolezza, nessun’altra cosa potrร sollevarmi finchรฉ manchi all’anima mia la gioia del vostro volto; perรฒ in tutto aspetto con cuore sottomesso, o sposo mio, che si faccia il vostro divino beneplacitoยป.
713. Avendo i sacerdoti e la maestra conosciuto la veritร , le giovani, mitigate anche dal Signore, cessarono di molestare la nostra celeste Principessa, e il demonio fu trattenuto dall’istigarle. Tuttavia la lontananza con cui Dio si teneva nascosto alla divina sposa durรฒ dieci anni – cosa mirabile! -, sebbene l’Altissimo la sospendesse alcune volte svelando il suo volto, affinchรฉ la sua diletta avesse qualche sollievo. Ma non furono molte le visioni che le accordรฒ in questo tempo e queste avvennero con minor delizia rispetto ai primi anni della sua infanzia. Questa lontananza del Signore fu perรฒ opportuna, perchรฉ, mediante l’esercizio di tutte le virtรน, la nostra Regina, divenuta praticamente perfetta, si disponesse alla dignitร che l’Altissimo le preparava. Se invece avesse goduto sempre della vista di sua Maestร nei modi in cui successivamente sarebbe stato sempre possibile – come si รจ detto sopra nel capitolo quattordicesimo di questo libro – non avrebbe potuto soffrire secondo l’ordine comune ad ogni semplice creatura.
714. Tuttavia, durante questa sorta di ritiro e lontananza del Signore, quantunque a Maria santissima mancassero le visioni intuitive ed astrattive della divina Essenza e quelle degli angeli, l’anima sua santissima e le sue facoltร avevano piรน doni di grazia e maggiore luce soprannaturale di quanta ne abbiano ottenuta e ricevuta tutti i santi, poichรฉ in questo mai si raccorciรฒ con lei il braccio dell’Altissimo. Ma in confronto delle visioni frequenti che ella ebbe nei primi anni, chiamo io lontananza e ritiro del Signore l’essere stata senza di esse tanto tempo. Questa privazione incominciรฒ otto giorni prima della morte di suo padre san Gioacchino e subito seguirono le persecuzioni dell’inferno e poi quelle delle creature, finchรฉ la nostra Principessa arrivรฒ a dodici anni. Li aveva giร compiuti, quando un giorno gli angeli santi, senza che le si manifestassero, le parlarono e le dissero: ยซMaria, il termine della vita della tua santa madre Anna, prefissato dall’Altissimo, si compie adesso; sua Maestร ha disposto che sia libera dalla prigione del corpo mortale e le sue sofferenze abbiano felice fineยป.
715. Colpito da questa nuova e dolorosa notizia, il cuore della pietosa figlia s’intenerรฌ e, prostrandosi alla presenza dell’Altissimo, fece una fervorosa orazione per la buona morte di sua madre sant’Anna e cosรฌ pregรฒ: ยซRe dei secoli invisibile ed eterno, Signore immortale e onnipotente, autore di tutto l’universo, benchรฉ io sia polvere e cenere e riconosca di aver disgustato la vostra grandezza, non per questo rinuncerรฒ a parlare al mio Signore e ad effondere il mio cuore alla sua presenza, sperando, Dio mio, che non disprezzerete colei che sempre ha confessato il vostro santo nome. Lasciate, Signor mio, che vada in pace la vostra serva, che con fede invitta e speranza ferma ha sempre desiderato adempiere il vostro divino beneplacito. Approdi vittoriosa e trionfante dei suoi nemici al sicuro porto dei santi vostri eletti; la confermi il vostro potente braccio; l’assista, al termine del corso della nostra mortalitร , la stessa destra che rese perfetti i suoi passi, e riposi, Padre mio, nella pace della vostra grazia ed amicizia colei che sempre cercรฒ con vero cuore di ottenerlaยป.
716. Il Signore rispose a questa preghiera della sua diletta non con parole, ma con un ammirabile favore che concesse a lei e a sua madre sant’Anna. Quella notte sua Maestร comandรฒ che gli angeli santi di Maria santissima la portassero realmente e personalmente alla presenza della sua madre inferma e che al suo posto restasse uno di loro, prendendo corpo etereo della sua medesima forma. Gli angeli ubbidirono all’ordine divino e portarono la loro e nostra Regina alla casa e nella camera di sua madre sant’Anna. Trovandosi con lei e baciandole la mano, la divina Signora le disse: ยซMadre mia e mia signora, sia l’Altissimo la vostra luce e fortezza e sia benedetto, perchรฉ per la sua benignitร non ha voluto che io, povera e bisognosa, restassi senza il beneficio della vostra ultima benedizione. Che io dunque la riceva, madre mia, dalla vostra mano!ยป. Sant’Anna le diede la sua benedizione e con intimo affetto rese grazie al Signore di quel favore come colei che conosceva il mistero della sua figlia e Regina, che ancora ringraziรฒ per l’amore che in tale occasione le aveva manifestato.
717. Subito la nostra Principessa si rivolse alla sua santa madre, la confortรฒ e animรฒ per il transito della morte e, tra le molte altre ragioni d’incomparabile consolazione, le disse ancora queste: ยซMadre e diletta dell’anima mia, รจ necessario che per la porta della morte passiamo all’eterna vita che speriamo. Amaro e penoso รจ il transito, ma fruttuoso, perchรฉ accettandolo come divino volere, รจ l’inizio della tranquillitร e della pace eterna e soddisfa nello stesso tempo alle negligenze e ai difetti derivanti alla creatura dal non aver impiegato la vita come avrebbe dovuto. Ricevete, dunque, madre mia, la morte e pagate con essa il debito comune con allegrezza di spirito; partite sicura per andarvene in compagnia dei santi Patriarchi, Profeti, giusti ed amici di Dio, dove con essi attenderete la redenzione che l’Altissimo c’invierร per mezzo della sua salvezza, cioรจ del nostro Salvatore. La sicurezza di questa speranza sarร il vostro sollievo, finchรฉ arrivi il tempo di possedere il bene che tutti aspettiamoยป.
718. Sant’Anna rispose alla sua figlia santissima con pari amore e conforto degno di tale madre e di tale figlia in quell’occasione, e con amorevolezza materna le disse: ยซMaria, figlia mia diletta, soddisfate ora a quest’obbligo filiale di non scordarvi di me alla presenza del nostro Signore Dio e creatore, presentandogli il gran bisogno che in quest’ora io ho della sua divina protezione. Considerate ciรฒ che dovete a chi vi concepรฌ e vi portรฒ nove mesi nel suo grembo, vi nutrรฌ al suo petto e sempre vi porta nel cuore. Domandate, figlia mia, al Signore che stenda la mano della sua misericordia infinita su questa inutile creatura, che grazie ad essa fu chiamata all’esistenza, e venga sopra di me la sua benedizione in quest’ora della mia morte, poichรฉ adesso e sempre ho posto tutta la mia confidenza solo nel suo santo nome. Non mi abbandonate, amata mia, prima di chiudermi gli occhi. Voi restate orfana e senza difesa da parte degli uomini, ma vivrete nella protezione dell’Altissimo e spererete nelle sue misericordie antiche. Camminate, figlia del mio cuore, per la strada dei comandamenti del Signore, chiedete a sua Maestร che guidi i vostri affetti e le vostre facoltร e sia egli il maestro che v’insegni la sua santa legge. Non uscite dal tempio prima di prendere marito e questo avvenga col sano consiglio dei sacerdoti del Signore, chiedendo continuamente a Dio che lo decida egli stesso: se sarร sua volontร darvi uno sposo, che sia della tribรน di Giuda e della stirpe di Davide. Dei beni del vostro padre Gioacchino e miei, che vi appartengono, farete parte ai poveri: con essi siate larga e caritativa. Custodirete il vostro segreto nell’intimo del vostro cuore e continuamente domanderete all’Onnipotente che per sua misericordia voglia inviare al mondo la sua salvezza e redenzione per mezzo del Messia promesso. Prego e supplico la sua bontร infinita che sia il vostro rifugio e venga sopra di voi, con la mia, la sua benedizioneยป.
719. Tra cosรฌ alti e divini colloqui, la fortunata madre sant’Anna provรฒ le ultime angosce della morte, o della vita, e reclinata nel trono della grazia, che erano le braccia di sua figlia Maria santissima, rese la sua anima purissima al suo Creatore. Dopo che sua figlia le ebbe chiuso gli occhi, come le era stato richiesto, lasciando il sacro corpo ben composto, i santi angeli tornarono dalla loro regina Maria e la riportarono al suo posto nel tempio. In questa occasione l’Altissimo non impedรฌ la forza dell’amore naturale in modo che la divina Signora non sentisse con gran tenerezza e dolore la morte della sua felice madre e con essa, restando senza tale rifugio, la sua solitudine. Tuttavia questi moti dolorosi furono nella nostra Regina santi e perfettissimi, governati e regolati dalla grazia della sua innocente purezza e prudentissima innocenza, per cui ella lodรฒ l’Altissimo per le misericordie infinite che nella sua santa madre aveva mostrato in vita e in morte; intanto non cessavano i suoi dolci e amorosi lamenti per il fatto che il Signore le si nascondeva.
720. Tuttavia la figlia santissima non potรฉ conoscere tutta la consolazione della sua felice madre nell’averla presente alla sua morte, perchรฉ ignorava la sua dignitร e il mistero di cui era consapevole la madre, la quale mantenne sempre questo segreto, come l’Altissimo le aveva ordinato. Il fatto che stesse per spirare fra le braccia di colei che era la luce dei suoi occhi, e tale avrebbe dovuto essere per tutto l’universo, bastava a rendere la sua morte piรน felice di quella di tutti i mortali vissuti fino ad allora. Morรฌ piena non tanto di anni quanto di meriti; la sua anima santissima fu collocata dagli angeli nel seno di Abramo e venerata dai Patriarchi, dai Profeti e da tutti i giusti che vi si trovavano. Quanto alle qualitร della santissima madre, era di cuore grande e magnanimo, di chiaro e sublime intelletto, vivace e ad un tempo molto tranquilla e pacifica. Era di media statura, un po’ piรน bassa di sua figlia Maria santissima. Il suo volto era ovale, l’aspetto sempre uguale e molto composto, il colorito bianco e vermiglio. Infine era madre di colei che divenne Madre di Dio. Tale dignitร racchiudeva in sรฉ molte perfezioni. Sant’Anna visse cinquantasei anni, ripartiti in questa maniera: a ventiquattro anni si sposรฒ con san Gioacchino; ne passรฒ altri venti senza prole e nel quarantaquattresimo ebbe Maria santissima. Aggiungendo a questi i dodici dell’etร di questa Regina durante i quali sopravvisse, tre in sua compagnia e gli altri nove nel tempio, tutti insieme fanno cinquantasei.
721. Di questa madre grande e ammirabile ho udito dire che alcuni scrittori autorevoli affermano che si sposรฒ tre volte e che in ciascuno dei tre matrimoni fu madre di una del le tre Marie, mentre altri sono d’opinione divergente. A me il Signore ha dato, per sola sua bontร , luce grande circa la vita di questa fortunata santa e non mi รจ stato mai mostrato che si sia sposata con altri fuorchรฉ con san Gioacchino, nรฉ che abbia avuto altra figlia al di fuori di Maria madre di Cristo. Puรฒ darsi, non essendo necessario alla divina Storia che sto scrivendo, non mi sia stato rivelato se sant’Anna fosse sposata tre volte o se le altre tre Marie che sono dette sorelle di Maria santissima fossero invece cugine, figlie di qualche sorella di sant’Anna. Quando morรฌ il suo sposo Gioacchino, ella aveva quarantotto anni; l’Altissimo la scelse tra tutte le donne affinchรฉ fosse madre di colei che sarebbe stata superiore a tutte le creature, inferiore solo a Dio e tuttavia Madre sua. E proprio per avere avuto tale figlia, divenendo per mezzo di lei nonna del Verbo incarnato, con ragione tutte le nazioni possono chiamare piรน che beata la felicissima sant’Anna.
Insegnamento della regina Maria santissima
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722. Figlia mia, la piรน grande sapienza della creatura sta nell’abbandonarsi tutta nelle mani del suo Creatore, il quale sa molto bene a che fine l’ha formata e come la deve guidare. A lei spetta soltanto di vivere attenta all’ubbidienza e all’amore del suo Signore ed egli รจ fedelissimo nel prendersi cura di colui che cosรฌ lo induce ad occuparsi di tutte le sue vicende per concedere esito vittorioso e favorevole a chi confida nella sua parola. Affligge e corregge con le avversitร i giusti; li consola e li fa vivere con favori; li anima con le promesse e li intimorisce con le minacce; a volte se ne discosta per sollecitare maggiormente sentimenti d’amore e poi si manifesta loro per premiarli e sostenerli; con questa varietร rende piรน bella e piacevole la vita degli eletti. Tutto ciรฒ, appunto, รจ quello che accadeva a me rispetto a quanto hai scritto, visitandomi e preparandomi la sua misericordia in diverse maniere, ora con favori, ora con prove da parte dell’avversario, ora con persecuzioni da parte delle creature, ora con l’abbandono dei miei genitori e di tutti.
723. Tra questa diversitร di esercizi, il Signore non si scordava della mia debolezza e al dolore della morte di mia madre sant’Anna unรฌ la consolazione e il sollievo di farmi essere presente ad essa. O anima, quanti beni perdono le creature per non voler giungere a questa sapienza! Si sottraggono ignare alla divina provvidenza che รจ forte, soave ed efficace, che misura i cieli e le acque, conta i passi, enumera i pensieri e tutto dispone e si abbandonano interamente in balia della loro sollecitudine, che รจ dura, inefficace e debole, cieca, incerta e precipitosa. Da questo cattivo principio si originano danni irreparabili per la creatura, privandosi essa stessa della divina protezione e degradandosi dalla dignitร di avere il sostegno e la tutela del proprio Creatore. Oltre a ciรฒ, se mediante la sapienza carnale e diabolica a cui si dร in preda, le avviene di ottenere qualche volta ciรฒ che va cercando, si giudica fortunata nella sua infelicitร e con gusto beve il letale veleno dell’eterna morte con l’ingannevole piacere che essa, cosรฌ abbandonata e reietta da Dio, consegue.
724. Conosci dunque, figlia mia, questo pericolo e tutta la tua sollecitudine consista nel gettarti sicura nelle braccia della provvidenza del tuo Dio e Signore, il quale, essendo infinito nella sapienza e nel potere, ti ama molto piรน di quanto tu non ami te stessa e sa e vuole per te maggiori beni di quanto tu sappia desiderare e domandare. Fidati dunque di questa bontร e delle sue promesse che non ammettono inganno; ascolta ciรฒ che dice per mezzo del suo Profeta, chiamando felice il giusto, mentre Dio accetta i suoi desideri e le sue preoccupazioni e se ne occupa per poi rimunerarlo largamente. Mediante questa sicurissima confidenza, giungerai in questa vita mortale a partecipare della beatitudine, per la tranquillitร e la pace che godrai nella tua coscienza. E benchรฉ ti ritrovi attorniata dalle onde impetuose delle tentazioni ed avversitร e ti travolgano i flutti della morte e ti circondino le pene dell’inferno, spera e soffri con pazienza, perchรฉ giungerai sicura al porto della grazia e del compiacimento dell’Altissimo.
CAPITOLO 20
L’Altissimo si manifesta alla sua diletta Maria, nostra principessa, con un favore singolare.
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725. La nostra divina Principessa vedeva ormai prossimo il chiaro giorno della desiderata visione del sommo Bene. Come in un chiarore che annuncia il giorno imminente, percepiva nelle sue facoltร la forza dei raggi di quella luce divina, che giร le si avvicinava. Alla vicinanza dell’invisibile fiamma che illumina e non consuma, si accendeva tutta, e cosรฌ il suo spirito, ristorato dagli annunci di questo nuovo chiarore, domandava ai suoi angeli: ยซAmici e signori, mie sentinelle vigilanti e fedelissime, ditemi: a che punto sono della mia notte? E quando arriverร l’alba del mio chiaro giorno, nel quale i miei occhi vedranno il Sole di giustizia, che illumina e dร vita ai miei affetti e al mio spirito?ยป. I santi principi risposero: ยซSposa dell’Altissimo, รจ vicina la vostra bramata veritร e luce e non tarderร molto perchรฉ giร vieneยป. Con questa risposta si aprรฌ alquanto il velo che impediva la vista delle sostanze spirituali e le si manifestarono i santi angeli; li vide, come al solito, nella loro stessa essenza, senza sentire impaccio o dipendenza alcuna dal corpo o dai sensi.
726. Con queste speranze, e con la vista degli spiriti divini, Maria santissima si risollevรฒ alquanto alla vista del suo amato. Ma quella sorta d’amore che cerca l’oggetto nobilissimo della volontร , si soddisfa solo con lui e senza di lui il cuore ferito dai dardi dell’Onnipotente non ha riposo, benchรฉ sia con gli stessi angeli e santi. La nostra Principessa, alquanto rianimata e rinfrancata, parlรฒ ai suoi santi angeli e disse loro: ยซPrincipi sovrani e luminari della luce inaccessibile, dove abita il mio amato e perchรฉ per cosรฌ lungo tempo non ho meritato di vedervi? In che cosa vi sono dispiaciuta, mancando di corrispondere al vostro volere? Ditemi, signori e maestri miei, in che cosa sono stata negligente, affinchรฉ io non sia piรน abbandonata per colpa miaยป. Le risposero: ยซSignora e sposa dell’Onnipotente, noi ubbidiamo alla voce del nostro creatore e ci regoliamo tutti secondo la sua santa volontร . Egli ci comandรฒ che ci nascondessimo alla vostra vista quando vi celรฒ la sua, ma anche che, seppure nascosti, stessimo attenti e solleciti della vostra cura e difesa; cosรฌ abbiamo fatto, stando in vostra compagnia benchรฉ nascosti alla vostra vistaยป.
727. ยซDitemi dunque ora – replicรฒ Maria santissima – dove sta il mio Signore, il mio bene, il miรฒ creatore? Ditemi se i miei occhi lo vedranno subito o se per caso l’ho disgustato, perchรฉ questa vilissima creatura pianga amaramente la causa della sua pena. Ministri e ambasciatori del supremo Re, abbiate compassione della mia afflizione amorosa e datemi segni del mio amatoยป. Le risposero: ยซSubito, Signora, vedrete colui che l’anima vostra desidera; alla vostra dolce pena subentri ormai la fiducia, perchรฉ il nostro Dio non si nega a chi cosรฌ sinceramente lo cerca. Grande รจ, Signora, l’amore della sua bontร verso chi lo accetta e sarร munifico nell’esaudire la vostra accorata richiestaยป. I santi angeli la chiamavano Signora apertamente sia perchรฉ erano sicuri della sua prudentissima umiltร , sia perchรฉ erano soliti coprire la forza di questo onorevole titolo aggiungendovi quello di sposa dell’Altissimo, dato che essi erano stati testimoni dello sposalizio che con lei aveva celebrato sua Maestร . Del resto la divina Sapienza aveva disposto che gli angeli, nascondendole fino al tempo opportuno solamente il titolo e la dignitร di Madre del Verbo, le prestassero grande riverenza, per cui essi glielo dimostravano in molti modi, benchรฉ di nascosto la vene-rassero assai piรน che palesemente.
728. Tra questi dialoghi e colloqui amorosi, la divina Principessa attendeva l’arrivo del suo Sposo e sommo bene. Quand’ecco i serafini che l’assistevano incominciarono a prepararla con nuova illuminazione delle sue facoltร , pegno sicuro ed esordio del bene che aspettava. Ma siccome questi benefici accendevano ancor piรน l’ardente fiamma del suo amore senza tuttavia conseguire ancora il suo desiderato fine, crescevano sempre piรน le sue angosce amorose; in mezzo ad esse, parlando coi serafini, disse loro: ยซSpiri-ti sovrani, che siete piรน vicini al mio Bene, specchi limpidissimi in cui, riverberando il suo ritratto, io ero solita contemplarlo con gaudio dell’anima mia, ditemi: dove si trova la luce che v’illumina e vi riempie di bellezza? Ditemi: perchรฉ il mio amato indugia cosรฌ tanto? Ditemi: che cosa impedisce che gli occhi miei lo vedano? Se ciรฒ accade per colpa mia, io correggerรฒ i miei errori; e se cosรฌ รจ perchรฉ non merito l’adempimento del mio desiderio, mi conformerรฒ al suo volere; se poi si compiace del mio dolore, lo patirรฒ con allegrezza di cuore, ma ditemi: come vivrรฒ io senza la mia stessa vita? Come mi orienterรฒ senza la mia luce?ยป.
729. A questi dolci gemiti i santi serafini risposero: ยซSignora, il vostro amato non tarda quando per vostro bene ed amore si allontana e indugia, poichรฉ per consolare egli affligge chi piรน ama, per dargli piรน gioia lo rattrista e per essere trovato si ritira; vuole che seminiate con lacrime per raccogliere poi con giubilo il dolce frutto del dolore. E se il Bene amato non si nascondesse, non sarebbe cercato con quell’ansietร che nasce dalla sua lontananza, nรฉ l’anima rinnoverebbe i suoi affetti, nรฉ crescerebbe tanto la dovuta stima del suo tesoroยป.
730. Le diedero quella illuminazione di cui ho parlato, per purificarle le facoltร , non perchรฉ avesse colpe da cui essere purificata, dato che non potรฉ commetterle; ma benchรฉ tutti i suoi moti ed atti in quella lontananza del Signore fossero stati meritori e santi, erano necessari questi nuovi doni per pacificarle lo spirito, per attutire nelle sue facoltร l’agitazione causata dalle sofferenze e pene d’amore al vedere che Dio le si era nascosto e per farla passare a quest’altro stato di nuovi e differenti favori. Infatti, per proporzionare le facoltร all’oggetto e al modo di vederlo, era necessario rinnovarle e predisporle a ciรฒ. Tutto questo fecero i santi serafini, come si รจ detto nel libro secondo al capitolo quattordici, e quindi il Signore le diede l’ultimo ornamento e un’ulteriore qualitร per prepararla in sommo grado alla disposizione immediatamente precedente la visione che le voleva manifestare.
731. Questa elevazione graduale andava provocando nelle facoltร della divina Regina gli effetti e gli atti di amore e virtรน che lo stesso Signore intendeva produrre e che io non sono in grado di spiegare meglio. A quel punto, dunque, sua Maestร tolse il velo e, dopo essere stato tanto tempo nascosto, si mostrรฒ alla sua sposa unica e diletta, Maria santissima, per mezzo di una visione astrattiva della divinitร . Tale visione, pur non essendo immediata, fu tuttavia chiarissima e altissima nel suo genere. Per mezzo di essa il Signore asciugรฒ le lacrime ininterrotte della nostra Regina, premiรฒ i suoi affetti e le sue pene d’amore ed esaudรฌ il suo desiderio, cosicchรฉ ella riposรฒ, tutta traboccante di gioia, nelle braccia del suo diletto. In questo abbraccio si rinnovรฒ la gioventรน di quest’ardente e fervorosa aquila, per sollevare tanto piรน il volo alla regione impenetrabile della Divinitร . Con le specie, ossia immagini, che dopo questa visione le restarono in modo ammirabile, ella si elevรฒ a un’altezza che nessun’altra creatura puรฒ raggiungere o comprendere, al di fuori di Dio.
732. Il giubilo, che la purissima Signora provรฒ in questa visione, era proporzionato sia all’estrema asprezza del dolore per cui passรฒ, sia ai meriti che precedettero tale gaudio. Ma solo io posso dire che dove abbondรฒ il dolore, abbondรฒ anche la consolazione, e che la pazienza, l’umiltร , la fortezza, la costanza, gli affetti e le pene d’amore di Maria per tutta la durata di questa lontananza furono le piรน sublimi che mai siano state raggiunte da una semplice creatura. Solo la nostra Signora conobbe la finezza di questa sapienza e seppe dare il giusto peso alla privazione della visione del Signore. Ella sola percepรฌ nel modo dovuto la sua lontananza e, sentendone tutto il peso, seppe anche cercarlo con pazienza, patire con umiltร , tollerare con fortezza e santificare tutto ciรฒ col suo ineffabile amore, nonchรฉ stimare poi il beneficio e goderne.
733. Una volta sollevata a questa visione, prostrandosi con affetto alla presenza divina, Maria santissima disse a sua Maestร : ยซSignore e Dio altissimo, incomprensibile e sommo bene dell’anima mia, giacchรฉ sollevate dalla polvere questo povero e vile vermicello, ricevete, o Signore, la vostra medesima bontร e gloria, con quella che vi danno i vostri servitori come umile ringraziamento dell’anima mia. E se, come di creatura vile e terrena, le mie opere vi dispiacquero, correggete ora, Signore mio, ciรฒ che in me non vi รจ gradito. O bontร e sapienza unica ed infinita, purificate questo cuore e rinnovatelo, perchรฉ vi sia grato, umile e contrito, cosicchรฉ non lo disprezziate. Se non seppi accogliere come dovevo le piccole pene e la morte dei miei genitori, e se in qualche cosa deviai dal vostro beneplacito, ordinate, ve ne prego, altissimo mio Signore, le mie facoltร e le mie opere come Signore onnipotente, come Padre e Sposo unico dell’anima miaยป.
734. A questa umile orazione l’Altissimo rispose: ยซSposa e colomba mia, il dolore della morte dei tuoi genitori e l’afflizione per altre prove รจ naturale effetto della condizione umana e non รจ colpa; per l’amore col quale ti rassegnasti in tutto alla disposizione della mia divina volontร , meritasti nuovamente la mia grazia e il mio favore. Io dispenso la vera luce e i suoi effetti con la mia sapienza, come Signore di tutto, e formo successivamente il giorno e la notte; creo il sereno e dono anche alle tempeste il loro tempo, perchรฉ il mio potere e la mia gloria si accrescano, l’anima cammini piรน sicura con la zavorra della conoscenza di sรฉ e mediante le onde violente delle tribolazioni acceleri ulteriormente il viaggio, giunga al porto sicuro della mia amicizia e grazia e, piรน colma di meriti, m’induca a riceverla con maggior compiacimento. Questo รจ, mia diletta, l’ordine ammirabile della mia sapienza e per questo mi nascosi in questo tempo dalla tua vista, perchรฉ da te voglio ciรฒ che รจ piรน santo e piรน perfetto. Servimi dunque, mia bella, poichรฉ sono tuo sposo e Dio di misericordia infinita e il mio nome รจ ammirabile nella multiforme varietร delle mie grandi opereยป.
735. Da questa visione la nostra principessa Maria uscรฌ tutta rinnovata e divinizzata, piena di nuova conoscenza della divinitร e degli arcani misteri del Re, proclamando il suo nome, adorandolo e lodandolo con incessanti cantici e sublimi elevazioni del suo pacifico e tranquillissimo spirito. Nella medesima proporzione crescevano in lei l’umiltร e tutte le altre virtรน. La sua continua richiesta era sempre quella di ricercare la piรน perfetta e gradita volontร dell’Altissimo e in tutto e per tutto eseguirla e adempierla. Cosรฌ passรฒ alcuni giorni, fino a che successe ciรฒ che si dirร nel capitolo seguente.
Insegnamento della Regina del cielo signora nostra
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736. Figlia mia, molte volte ti ripeterรฒ la lezione della piรน grande sapienza per le anime, che consiste nell’ottenere la conoscenza della croce per mezzo dell’amore alle sofferenze, imitandomi nel patirle. E se l’indole dei mortali non fosse tanto grossolana, essi dovrebbero esserne avidi solo per il compiacimento del loro Dio e Signore, il quale in ciรฒ ha loro manifestato la sua volontร , perchรฉ il servo fedele e premuroso deve anteporre sempre il compiacimento del suo padrone alla sua medesima comoditร . Ma la rozzezza dei mondani รจ tale che non solo non si lasciano vincolare dal dovere di questa buona corrispondenza verso il loro Padre e Signore, ma neppure dalla sua assicurazione che tutto il loro rimedio consiste nel seguire Cristo sulla via della croce e nel patire, come figli peccatori, col Padre innocente per guadagnare il frutto della redenzione con la conformazione delle membra al loro capo.
737. Ricevi dunque, o carissima, questo insegnamento e scrivilo nel tuo cuore; sappi che come figlia dell’Altissimo, come sposa del mio Figlio santissimo e come mia discepola, quando non avessi altro interesse, devi per tuo ornamento comprare la preziosa gemma del patire, per esser gradita al tuo Signore e sposo. E ti avverto, figlia mia, che fra i doni e i favori della sua mano e i patimenti della sua croce, devi anteporre, privilegiare ed abbracciare la sofferenza piuttosto che la consolazione delle sue carezze, poichรฉ nel preferire i favori e le delizie puรฒ incidere l’amore che porti a te stessa, mentre nell’accettare le tribolazioni e le pene puรฒ operare solamente l’amore di Cristo. Infatti, se fra i regali del medesimo Signore e le tribolazioni di ogni genere, purchรฉ non dovute a colpa, si devono preferire le pene perfino alle gioie spirituali, che stoltezza รจ mai quella degli uomini di amare cosรฌ ciecamente i piaceri sensibili e turpi, aborrendo tutto ciรฒ che รจ patire per Cristo e per la salvezza della propria anima?
738. La tua incessante orazione, figlia mia, sarร il ripetere sempre: ยซEccomi, o Signore, che volete fare di me?ย Saldo รจ il mio cuore,ย pronto e non turbato; che volete, Signore, che io faccia per voi?ยป. Queste parole devono perรฒ essere sincere e venire veramente dal cuore e devono essere pronunciate con intimo e fervoroso affetto, piรน che con le labbra. I tuoi pensieri siano alti, la tua intenzione molto retta, pura e nobile; sia quella di ricercare solo e in tutto il maggior compiacimento del Signore, il quale con peso e misura dispensa pene, grazie e favori. Esamina sempre con quali pensieri, con quali azioni ed in quali occasioni puoi offendere o compiacere di piรน il tuo sposo, affinchรฉ tu conosca ciรฒ che in te devi correggere e ciรฒ che devi desiderare. Qualunque disordine, per quanto piccolo, e ciรฒ che รจ meno puro e perfetto, anche se puรฒ apparire lecito e di qualche profitto, troncalo e allontanalo subito da te, perchรฉ tutto ciรฒ che non รจ gradito al Signore devi considerarlo cosa cattiva o almeno per te inutile: nessuna imperfezione ti sembri piccola se dispiace a Dio. Con questo sollecito timore e questa santa sollecitudine, camminerai sicura. E sii certa, carissima figlia mia, che il pensiero umano non giunge a comprendere quanto sia grande la ricompensa che l’altissimo Signore riserva alle anime che vivono con una tale attenzione e sollecitudine.
CAPITOLO 21
L’Altissimo ordina a Maria santissima di sposarsi; la sua risposta a questo comando.
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739. A tredici anni e mezzo, etร in cui la nostra bellissima principessa, Maria purissima, era giร molto cresciuta, ella ebbe un’altra visione astrattiva della Divinitร , simile alle altre di questo genere finora riferite. In questa visione possiamo dire che le sia avvenuto quello che narra la Scrittura di Abramo, quando Dio gli ordinรฒ di sacrificare il suo figlio diletto Isacco, unico pegno di tutte le sue speranze. Dio tentรฒ Abramo, provando ed esaminando la sua pronta ubbidienza per coronarla. Similmente, anche della nostra gran Signora possiamo dire che Dio la tentรฒ in questa visione, ordinandole di sposarsi. Da ciรฒ comprenderemo anche quella veritร che dice: quanto sono imperscrutabili i giudizi del Signore, e quanto s’innalzano le sue vie e i suoi pensieri sopra i nostri! E davvero, come il cielo dalla terra distavano quelli di Maria santissima da quelli che l’Altissimo le manifestรฒ ordinandole che prendesse marito per avere protezione e compagnia. Ella, infatti, in tutta la sua vita aveva desiderato e deciso di rimanere nubile per quanto dipendeva dalla sua volontร , ripetendo e rinnovando piรน volte il voto di castitร che in precedenza aveva fatto.
740. L’Altissimo aveva celebrato con la divina principessa Maria quel solenne sposalizio, di cui si รจ riferito sopra, quando fu portata al tempio, confermandolo con l’approvazione del voto di castitร che ella fece e con la gloria e la presenza di tutti gli spiriti angelici. La candidissima colomba si era distaccata da ogni relazione umana e la sua attenzione, il suo pensiero, la sua speranza e il suo amore non erano rivolti a creatura alcuna, poichรฉ era tutta convertita e trasformata nell’amore casto e puro di quel sommo Bene che non viene mai meno, sapendo che sarebbe divenuta piรน casta amandolo, piรน pura toccandolo e piรน vergine ricevendolo. Trovandosi dunque in tale disposizione fiduciosa quando il Signore le ordinรฒ di sposarsi, senza manifestarle altro, quale sorpresa provรฒ il cuore innocentissimo di questa divina giovane che viveva giร sicura d’avere per sposo solamente lo stesso Dio che glielo comandava? Questa prova fu maggiore di quella di Abramo, poichรฉ egli non amava tanto Isacco quanto Maria santissima amava l’inviolabile castitร .
741. Tuttavia, a cosรฌ impensato comando la prudentissima Vergine sospese il suo giudizio e ne fece uso solo per sperare e credere, meglio di Abramo, nella speranza contro la speranza, per cui rispose al Signore eย disse: ยซEterno Dio di maestร incomprensibile, creatore del cielo e della terra e di tutto ciรฒ che รจ contenuto in essi, voi, Signore, che pesate i venti, e col vostro comando ponete limiti al mare, e alla vostra volontร ogni cosa creata รจ soggetta, ben potete fare di questo vile verme come piรน vi piace, senza che io manchi a tutto ciรฒ che vi ho promesso; e se in questo non mi allontano, mio bene e Signore, dal vostro compiacimento, di nuovo asserisco e confermo che voglio essere casta finchรฉ avrรฒ vita e voglio voi solo per Signore e sposo. Inoltre, giacchรฉ a me, come creatura vostra, spetta e compete solo di ubbidirvi, considerate, mio Sposo, che รจ vostro compito sollevare la mia debolezza umana da questo impegno, nel quale il vostro santo amore mi poneยป. In tale circostanza la castissima giovinetta Maria si turbรฒ alquanto, come avvenne poi all’annuncio dell’arcangelo san Gabriele. Tuttavia, sebbene sentisse un po’ di tristezza, questa non le impedรฌ l’esercizio della piรน eroica ubbidienza che fino ad allora aveva osservato, per cui si consegnรฒ tutta nelle mani del Signore. Sua Maestร le rispose: ยซMaria, non si turbi il tuo cuore, perchรฉ il tuo abbandono confidente mi รจ gradito e il mio braccio onnipotente non รจ soggetto a leggi; cosรฌ sarรฒ io ad occuparmi di ciรฒ che a te piรน convieneยป.
742. Con questa sola promessa dell’Altissimo Maria santissima ritornรฒ dalla visione al suo stato ordinario e, tra l’incertezza e la speranza in cui la lasciarono il divino comando e la promessa, restรฒ sempre pensierosa, obbligandola il Signore in questo modo a moltiplicare con lacrime nuovi atti di amore e di confidenza, di fede, di umiltร , di obbedienza, di castitร purissima e di altre virtรน, che sarebbe impossibile riportare. Mentre la nostra gran Principessa era tutta assorta in questa orazione e presa da queste ansie rassegnate e prudenti, Dio parlรฒ in sogno al sommo sacerdote, che era il santo Simeone, e gli ordinรฒ che disponesse l’occorrente per far sposare Maria, figlia di Gioacchino e di Anna di Nazaret, perchรฉ sua Maestร la guardava con speciale cura ed amore. Il santo sacerdote rispose a Dio, chiedendogli che gli manifestasse la sua volontร circa la persona con la quale la giovane avrebbe dovuto sposarsi. Il Signore gli ordinรฒ di radunare gli altri sacerdoti e dottori e di far loro presente che quella giovane era orfana, sola e non voleva sposarsi, ma che, per ottemperare all’usanza secondo cui le primogenite non uscivano dal tempio senza prendere marito, era conveniente che ella facesse altrettanto, sposandosi con chi ritenessero piรน adatto.
743. Il sacerdote Simeone ubbidรฌ all’ordine divino e, avendo convocato gli altri, comunicรฒ loro la volontร dell’Altissimo. Nello stesso tempo fece loro conoscere quanto sua Maestร si compiacesse di quella vergine, Maria di Nazaret, secondo quanto gli era stato rivelato. Aggiunse che, trovandosi nel tempio priva dei suoi genitori, era loro dovere curarsi delle sue necessitร e sceglierle uno sposo degno di una figlia tanto onesta, virtuosa e di costumi cosรฌ irreprensibili, come ben sapevano tutti coloro che nel tempio l’avevano avvicinata. Oltre alla sua persona, la ricchezza, la nobiltร e le altre qualitร erano molto distinte, per cui conveniva considerare molto bene a chi tutto ciรฒ si dovesse consegnare. Aggiunse ancora che Maria di Nazaret non desiderava sposarsi, ma che diversamente non era conveniente per lei uscire dal tempio, perchรฉ era orfana e primogenita.
744. Discusso questo problema nell’adunanza dei sacerdoti e dei dottori, e mossi tutti da ispirazione divina, stabilirono che, trattandosi di una questione in cui si desiderava tanto non incorrere in errore e nella quale il medesimo Signore aveva manifestato il suo volere, conveniva ricercare la sua santa volontร anche nel resto e domandargli di manifestare in qualche modo la persona che fosse piรน adatta come sposo di Maria e che fosse della famiglia e stirpe di Davide, affinchรฉ si adempisse la legge. A questo scopo fissarono un giorno preciso, in cui tutti gli uomini liberi e celibi di questa stirpe che si trovavano in Gerusalemme si radunassero nel tempio. Questo giorno fu poi quello stesso in cui la nostra Principessa del cielo compiva quattordici anni. E siccome era necessario informaila di ciรฒ che si era stabilito e domandare il suo consenso, il sacerdote Simeone la chiamรฒ e le manifestรฒ l’intenzione sua e degli altri sacerdoti di darle uno sposo prima che uscisse dal tempio.
745. La prudentissima Vergine, arrossendo per il suo pudore verginale, rispose a] sacerdote con grande modestia e umiltร , e gli disse: ยซIo, signor mio, per quanto dipende dalla mia volontร , desidero continuare ad osservare castitร perfetta per tutto il tempo della mia vita, dedicandomi al mio Dio nel servizio di questo santo tempio, in cambio dei grandi beni che in esso ho ricevuto. Nรฉ ho mai avuto intenzione o inclinazione per il matrimonio, giudicandomi inadatta agli impegni che comporta. Questa รจ la mia aspirazione, perรฒ voi, signore, che rappresentate Dio, m’insegnerete quale sarร la sua volontร ยป. Il sacerdote replicรฒ: ยซFiglia mia, il Signore accetterร i vostri santi desideri, perรฒ sappiate che al presente nessuna delle giovani d’Israele rinuncia al matrimonio, finchรฉ aspettiamo, secondo le divine profezie, la venuta del Messia; perciรฒ nel nostro popolo si giudica felice e benedetta colei che ha una discendenza. Inoltre, anche nello stato del matrimonio potrete servire Dio con molta santitร e perfezione e, affinchรฉ abbiate chi vi accompagni o si conformi ai vostri intenti, pregheremo il Signore di volervi indicare egli stesso lo sposo piรน conforme alla sua divina volontร tra quelli della stirpe di Davide. E voi domandate la stessa cosa pregando incessantemente, affinchรฉ l’Altissimo vi guardi benignamente e diriga noi tuttiยป.
746. Questo accadde nove giorni prima della decisione definitiva. In questo tempo la santissima vergine moltiplicรฒ le sue preghiere al Signore con incessanti lacrime e sospiri, chiedendo l’adempimento della sua divina volontร in ciรฒ che nel suo timore le stava tanto a cuore. In uno di questi nove giorni le apparve il Signore e le disse: ยซSposa e colomba mia, dilata il tuo cuore afflitto: non si turbi nรฉ si rattristi. Io sono attento ai tuoi desideri e alle tue preghiere, tutto governo e dalla mia luce รจ guidato il sacerdote. Io stesso ti darรฒ uno sposo, il quale non impedisca i tuoi santi desideri, ma anzi con la mia grazia ti aiuti ad adempierli. Io ti cercherรฒ un uomo perfetto, secondo il mio cuore, e lo sceglierรฒ fra i miei servi. Il mio potere รจ infinito e non ti mancherร la mia protezione e la mia custodiaยป.
747. Maria santissima rispose e disse al Signore: ยซSommo bene ed amore dell’anima mia, voi conoscete bene il segreto del mio cuore e i desideri che in esso avete posto dall’istante in cui mi avete dato l’esistenza. Conservatemi dunque, mio sposo, casta e pura, come ho desiderato ardentemente di essere per ispirazione ricevuta da voi stesso e per essere tutta vostra. Non disprezzate i miei sospiri, e non allontanatemi dalla vostra divina presenza. Considerate, mio Signore e padrone, che sono un vermiciattolo vile, debole e spregevole per la mia bassezza e, se venissi meno nello stato del matrimonio, mancherei a voi e ai miei desideri. Determinate dunque la mia sicura riuscita e non ve ne disinteressate per il fatto che io non ho meritato questa grazia. Infatti, anche se io sono polvere inutile, griderรฒ ai piedi della vostra maestร sperando, o Signore, nella vostra misericordia infinitaยป.
748. Inoltre la castissima giovinetta ricorreva ai suoi angeli santi, che sorpassava in santitร e purezza; presentava loro molte volte l’ansietร del suo cuore per il nuovo stato che l’attendeva. Le dissero un giorno gli angeli santi: ยซO sposa dell’Altissimo, non potete certo ignorare nรฉ dimenticare questo titolo, nรฉ l’amore che vi porta, nรฉ che egli รจ onnipotenza e veritร . Per questo, Signora, pacificate il vostro cuore, perchรฉ i cieli e la terra scompariranno prima che vengano meno la veritร e il compimento delle sue promesse. Qualunque cosa vi succeda, riguarda il vostro sposo; il suo braccio onnipotente, che domina sugli elementi e tutte le creature, puรฒ arrestare la forza delle onde impetuose ed impedire la veemenza dei loro effetti, puรฒ far si che nรฉ il fuoco bruci, nรฉ la terra sia pesante. I suoi alti giudizi sono imperscrutabili e santi, i suoi decreti rettissimi e ammirabili e le creature non possono comprenderli, ma devono rispettarli. Se dunque la sua grandezza vuole che lo serviate nel matrimonio, meglio sarร per voi essergli gradita in esso piuttosto che disgustarlo in un altro stato. Sua Maestร senza dubbio farร con voi ciรฒ che รจ meglio e ciรฒ che รจ piรน perfetto e santo; siate dunque sicura delle sue promesseยป. In seguito a questa esortazione angelica si calmarono alquanto le ansietร della nostra Principessa e di nuovo chiese loro che l’assistessero e custodissero e che presentassero al Signore la sua conformitร al volere divino e come ella stesse attendendo ciรฒ che avrebbe ordinato.
Insegnamento che mi diede la Principessa del cielo
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749. Figlia mia carissima, altissimi e venerabili sono i giudizi del Signore e le creature non devono investigarli, poichรฉ non possono penetrarli. Sua Altezza mi ordinรฒ di sposarmi, ma non me ne rivelรฒ ancora il mistero; conveniva tuttavia che cosรฌ facessi, affinchรฉ il mondo, ignaro allora del mistero, giudicasse onesta la mia maternitร , reputando figlio del mio sposo il Verbo incarnato nel mio grembo. Fu inoltre mezzo opportuno per nasconderlo a Lucifero e ai suoi demoni, assai inferociti e tutti tesi a scaricare il loro smanioso furore su di me. Quando vide che abbracciavo lo stato matrimoniale, restรฒ come accecato, credendo che non fosse compatibile avere per sposo un uomo ed essere madre di Dio. Con questo si tranquillizzรฒ alquanto, dando tregua alla sua malizia. Nel farmi sposare, l’Altissimo ebbe pure altri fini, che in seguito divennero manifesti, anche se allora mi furono nascosti, perchรฉ cosรฌ conveniva.
750. Voglio dirti inoltre, figlia mia, che per me sapere di dover prendere per sposo un uomo fu il maggior dolore che avessi patito sino a quel giorno, dato che il Signore non me ne aveva ancora spiegato il mistero; e se in questa pena non mi avesse confortato la sua virtรน divina, lasciandomi qualche speranza benchรฉ oscura e indeterminata, avrei perso la vita per il dolore. Perรฒ da questo evento apprenderai quale debba essere la rassegnazione della creatura alla volontร dell’Altissimo e come debba piegare il suo scarso intelletto senza voler scrutare i sublimi misteri di Dio. E quando alla creatura si presenta qualche difficoltร o pericolo in ciรฒ che il Signore dispone e ordina, sappia confidare in lui e creda che non la pone in essi per abbandonarvela, ma per tiraila fuori vittoriosa e con trionfo, se da parte sua coopera con la grazia del medesimo Signore. Ma quando l’anima pretende d’indagare i giudizi della sua sapienza e preferisce seguire la propria volontร anzichรฉ obbedire, creda e sappia che defrauda la gloria e la grandezza del suo Creatore e perde insieme il proprio merito.
751. Io riconoscevo che l’Altissimo รจ superiore a tutte le creature e che non ha bisogno del nostro ragionare, ma vuole solamente la sottomissione della volontร , poichรฉ la creatura non puรฒ dargli consiglio, ma gli deve soltanto ubbidienza e lode. Quanto a me, sebbene il non saper ciรฒ che mi avrebbe comandato e ordinato nello stato del matrimonio mi affliggesse molto per l’amore che io portavo alla castitร , questo dolore e questa pena non suscitarono in me alcuna curiositร d’indagare oltre, anzi servirono a far sรฌ che la mia ubbidienza fosse piรน eccellente e gradita ai suoi occhi. Conforma a questo esempio la rassegnazione, che devi avere a tutto ciรฒ che comprenderai essere gradito al tuo Signore e sposo, abbandonandoti alla sua protezione e alla fermezza delle sue promesse infallibili. In tutto quello in cui avrai l’approvazione dei suoi sacerdoti e tuoi superiori, lasciati guidare senza resistere ai loro comandi nรฉ alle divine ispirazioni.
CAPITOLO 22
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Si celebrano le nozze di Maria santissima col santo e castissimo Giuseppe.
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752. Nel giorno in cui la nostra principessa Maria compiva quattordici anni, si radunarono gli uomini della tribรน di Giuda e della stirpe di Davide, da cui discendeva la celeste Signora, i quali si trovavano allora in Gerusalemme. Fra gli altri fu chiamato Giuseppe nativo di Nazaret, che soggiornava nella stessa cittร santa, perchรฉ era uno di quelli della stirpe regale di Davide. Aveva trentatrรฉ anni, una bella figura e un aspetto attraente, ma di incomparabile modestia e serietร ; dotato di santissime inclinazioni, era soprattutto castissimo nelle opere e nei pensieri e, fin dal dodicesimo anno d’etร , aveva fatto voto di castitร . Era parente della vergine Maria; in terzo grado, e di vita purissima, santa ed irreprensibile agli occhi di Dio e degli uomini.
753. Dopo essersi riuniti nel tempio, quegli uomini non sposati pregarono il Signore insieme con i sacerdoti, perchรฉ tutti fossero guidati dal suo divino Spirito in ciรฒ che dovevano fare. A quel punto, l’Altissimo ispirรฒ al cuore del sommo sacerdote di far si che a ciascuno dei giovani ivi raccolti si ponesse una verga secca nelle mani e che tutti poi domandassero con viva fede a sua Maestร di rivelare con tale mezzo chi aveva scelto come sposo di Maria. Siccome il buon odore della virtรน ed onestร di questa vergine, nonchรฉ la fama della sua bellezza, dei suoi beni e della sua condizione sociale, come pure il fatto che fosse la figlia primogenita e unica nella sua casa, era giร manifesto a tutti, ciascuno ambiva la buona sorte di averla come sposa. Solo l’umile e rettissimo Giuseppe, tra i presenti, si reputava indegno di un bene cosรฌ grande; ricordandosi del voto di castitร che egli aveva fatto e riproponendosene in cuor suo la perpetua osservanza, si rassegnรฒ alla divina volontร , rimettendosi a ciรฒ che volesse disporre di lui, nutrendo tuttavia venerazione e stima per l’onestissima giovane vergine Maria piรน di chiunque altro.
754. Mentre facevano questa orazione, tutti quelli lร radunati videro fiorire solo la verga in mano a Giuseppe. Nello stesso tempo, una colomba candidissima, scendendo dall’alto circonfusa di ammirabile splendore, si posรฒ sopra il capo del santo. Contemporaneamente Dio gli parlรฒ nell’intimo con queste parole: ยซGiuseppe, servo mio, Maria sarร la tua sposa: accettala con attenzione e rispetto, perchรฉ ella รจ gradita ai miei occhi, giusta e purissima d’anima e di corpo, e tu farai tutto quello che ti dirร ยป. Essendosi il cielo dichiarato con quel segno, i sacerdoti diedero alla vergine Maria san Giuseppe, come sposo eletto da Dio. Chiamandola per celebrare le nozze, la prescelta uscรฌ fuori come il sole, piรน bella della luna. Alla presenza di tutti, il suo aspetto apparve superiore a quello di un angelo, di incomparabile bellezza, onestร e grazia, e i sacerdoti la sposarono con il piรน casto e santo degli uomini, Giuseppe.
755. La divina Principessa, piรน pura delle stelle del firmamento, in lacrime e seria come una regina, con umiltร ma anche con maestร – poichรฉ Maria riuniva in sรฉ tutte queste perfezioni – prese congedo dai sacerdoti, domandando loro la benedizione, come anche alla maestra, e perdono alle compagne, ringraziando tutti per i benefici ricevuti da loro nel tempio. Fece tutto ciรฒ con la piรน profonda umiltร , misurando con molta prudenza le parole, perchรฉ in tutte le occasioni parlava poco e con molta sapienza. Si allontanรฒ cosรฌ dal tempio, non senza grande dispiacere di lasciarlo contro la propria intenzione e il proprio desiderio. In compagnia di alcuni dei ministri che tervivano nel tempio nelle cose temporali – laici dei piรน autorevoli – col suo sposo Giuseppe si avviรฒ a Nazaret cittร ale della felicissima coppia. Sebbene san Giuseppe fosse nato in quel luogo, seguendo quanto l’Altissimo aveva disposto per mezzo di alcune vicende, era andato a vivere qualche tempo a Gerusalemme, per migliorare la sua condizione come infatti avvenne, divenendo sposo di colei che era stata scelta da Dio stesso per essere sua madre.
756. Arrivati a Nazaret, dove la Principessa del cielo aveva i suoi beni e le case dei suoi fortunati genitori, furono ricevuti e visitati da tutti gli amici e i parenti con grida di giubilo e applausi, come si usa fare in tali occasioni. Avendo santamente adempito all’obbligo naturale dei contatti e delle relazioni, i due santissimi sposi Giuseppe e Maria, liberi da impegni, restarono a casa loro. Secondo l’usanza introdotta fra gli Ebrei, nei primi giorni del matrimonio era previsto che gli sposi si prendessero un po di tempo per verificare, nella convivenza, le abitudini e l’indole di entrambi, in modo da potersi conformare meglio l’uno all’altra.
757. In tali giorni il santo Giuseppe disse alla sua sposa Maria: ยซSposa e signora mia, io rendo grazie all’altissimo Dio per il favore di avermi destinato senza merito ad essere vostro sposo, mentre mi giudicavo indegno della vostra compagnia; ma sua Maestร , che quando vuole puรฒ sollevare il povero, mi ha usato questa misericordia. Quindi io desidero che voi mi aiutiate, come spero dalla vostra discrezione e virtรน, a dargli il contraccambio che gli devo, servendolo con rettitudine di cuore. A tal fine mi riterrete vostro servo, e col vero affetto con cui vi stimo, vi chiedo che vogliate supplire a molta parte del capitale e di altre doti che mi mancano, le quali mi sarebbero utili per essere vostro sposo; ditemi, signora, qual รจ la vostra volontร perchรฉ io l’adempiaยป.
758. La divina sposa ascoltรฒ questo discorso con cuore umile ed affabile severitร nel volto, e rispose al santo: ยซSignor mio, io sono lieta che l’Altissimo, per mettermi in questa condizione, si sia degnato di assegnarmi voi per sposo e signore, e che il servire voi mi sia stato confermato dalla manifestazione della sua divina volontร . Perรฒ, se me lo permettete, vi dirรฒ le intenzioni e i pensieri, che a tal fine desidero comunicarviยป. L’Altissimo intanto disponeva con la sua grazia il cuore retto e sincero di san Giuseppe e, per mezzo delle parole di Maria santissima, lo infiammรฒ di nuovo di divino amore. Egli cosรฌ le rispose: ยซParlate, signora, il vostro servo vi ascoltaยป. In questa occasione la Signora del mondo era assistita dai mille angeli della sua custodia in forma visibile, come aveva loro richiesto. Ciรฒ era dovuto al fatto che l’Altissimo, affinchรฉ la purissima vergine operasse in tutto con maggior grazia e merito, permise che ella sentisse il rispetto e la considerazione con cui doveva parlare al suo sposo, pur lasciandola nella sua naturale ritrosia ed esitazione che sempre aveva avuto a parlare con gli uomini da sola, cosa che fino allora non aveva mai fatto, se non casualmente qualche volta col sommo sacerdote.
759. Gli angeli santi ubbidirono alla loro Regina e l’assistettero, manifestandosi solo alla sua vista. In loro compagnia parlรฒ al suo sposo san Giuseppe, dicendo: ยซSignore e sposo mio, รจ giusto che diamo lode e gloria con ogni devozione al nostro Dio e creatore, infinito nella sua bontร e incomprensibile nei suoi giudizi, che con noi poveri ha manifestato la sua grandezza e misericordia, scegliendoci per essere al suo servizio. Io mi considero, fra tutte, la creatura piรน debitrice a sua Altezza e, anzi, lo sono piรน di tutte insieme, perchรฉ, meritando meno, ho ricevuto dalla sua liberalissima mano piรน di loro. Nella mia tenera etร , costretta dalla forza di questa veritร che la luce divina mi comunicรฒ rivelandomi il disinganno di tutto il visibile, mi consacrai a Dio con voto perpetuo d’essere casta nell’anima e nel corpo. Sono sua, e lo riconosco mio sposo e Signore, con volontร immutabile di mantenere la mia promessa di castitร . Per adempiere ciรฒ, signor mio, desidero che mi aiutiate, perchรฉ nel resto io sarรฒ vostra serva fedele, ed avrรฒ cura della vostra vita quanto durerร la mia. Accettate, signore e sposo mio, questa santa determinazione e confermatela con la vostra, perchรฉ come offerta gradita al nostro Dio eterno, egli ci riceva entrambi quale sacrificio di soave odore, e ci conceda di giungere insieme ai beni eterni che speriamoยป.
760. Il castissimo sposo Giuseppe, pieno d’intimo giubilo per le parole della sua divina sposa, le rispose: ยซSignora mia, dichiarandomi i vostri pensieri e casti propositi, avete aperto e sollevato il mio cuore, che io non volli manifestarvi prima di conoscere il vostro. Anch’io mi considero, fra gli uomini, debitore al Signore piรน di tutte le altre creature, perchรฉ da molto tempo mi ha chiamato con la sua vera luce, affinchรฉ l’amassi con rettitudine di cuore. Voglio, signora, che sappiate che a dodici anni anch’io ho fatto promessa di servire l’Altissimo in castitร perpetua. Cosรฌ ora torno a confermare il medesimo voto, per non invalidare il vostro; anzi, alla presenza di sua Altezza, vi prometto di aiutarvi, per quanto dipende da me, perchรฉ in tutta purezza lo serviate e lo amiate secondo il vostro desiderio. Io sarรฒ, con il concorso della grazia, vostro fedelissimo servo e compagno, e vi supplico che accettiate il mio casto affetto e mi riteniate vostro fratello, senza mai dar luogo ad altro lecito amore, fuorchรฉ quello che dovete a Dio e poi a meยป. In questo colloquio l’Altissimo riconfermรฒ nel cuore di san Giuseppe la virtรน della castitร e l’amore santo e puro che doveva alla sua santissima sposa Maria. Cosรฌ il santo gliene portava in grado eminentissimo, e la stessa Signora con il suo prudentissimo conversare glielo aumentava dolcemente, elevandogli il cuore.
761. Con la virtรน divina con cui il braccio dell’Onnipotente operava nei due santissimi e castissimi sposi, sentirono entrambi incomparabile giubilo e consolazione. La divina Principessa offrรฌ a san Giuseppe di corrispondere al suo desiderio, come colei che era signora delle virtรน e, senza difficoltร , praticava in tutto ciรฒ che esse hanno di piรน sublime ed eccellente. Inoltre l’Altissimo diede a san Giuseppe rinnovata castitร e padronanza sulla natura e sulle sue passioni, perchรฉ, senza ribellione nรฉ istigazione ma con ammirabile e nuova grazia, servisse la sua sposa Maria e, in lei, la volontร e il beneplacito del Signore. Subito distribuirono i beni ereditati da san Gioacchino e da sant’Anna, genitori della santissima Signora. Ella ne offrรฌ una parte al tempio dove era stata, l’altra la distribuรฌ ai poveri e la terza l’assegnรฒ al santo sposo Giuseppe, perchรฉ l’amministrasse. Per sรฉ la nostra Regina si riservรฒ solo la cura di servirlo e di lavorare in casa, perchรฉ, quanto agli scambi con l’esterno e alla gestione dei beni, degli acquisti o delle vendite, la vergine prudentissima se ne esentรฒ sempre.
762. Nei suoi primi anni, san Giuseppe aveva appreso il mestiere di falegname, come il piรน onesto e adatto per guadagnarsi da vivere, essendo povero di beni di fortuna. Perciรฒ domandรฒ alla sua santissima sposa se aveva piacere che egli esercitasse quel mestiere per servirla e per guadagnare qualcosa per i poveri, poichรฉ era necessario lavorare senza vivere nell’ozio. La Vergine prudentissima diede a san Giuseppe la sua approvazione, avvertendolo che il Signore non li voleva ricchi, bensรฌ poveri e amanti dei poveri, e che fossero loro rifugio fin dove il loro capitale lo permettesse. Fra i due santi sposi nacque presto una santa contesa, riguardo a chi dei due dovesse prestare ubbidienza all’altro come a superiore. Ma Maria santissima, che fra gli umili era umilissima, vinse in umiltร , nรฉ consenรน che, essendo l’uomo il capo, si pervertisse l’ordine della natura. Cosรฌ volle ubbidire in tutto al suo sposo Giuseppe, chiedendogli solamente il consenso per fare l’elemosina ai poveri del Signore; e il santo le diede il permesso di farla.
763. In questi giorni il santo Giuseppe, riconoscendo con nuova luce del cielo le doti della sua sposa Maria, la sua rara prudenza, umiltร , purezza e tutte le sue virtรน superiori ad ogni suo pensare ed immaginare, ne restรฒ nuovamente stupito e, con gran giubilo del suo spirito, non cessava con ardenti affetti di lodare il Signore, rendendo-gli ancor piรน grazie per avergli data tale compagnia e tale sposa superiore ad ogni suo merito. Perchรฉ poi quest’opera risultasse in tutto perfettissima, l’Altissimo fece si che la Principessa del cielo infondesse con la sua presenza, nel cuore del suo sposo, un timore ed un rispetto cosรฌ grande che non รจ assolutamente possibile spiegare a parole. A provocare ciรฒ in Giuseppe era un certo splendore, come raggi di luce divina, che emanava dal volto della nostra Regina, dal quale traspariva anche una maestร ineffabile che sempre la accompagnava. Le succedeva infatti come a Mosรจ quando scese dal monte, ma con tanta maggiore intensitร , perchรฉ si intratteneva con Dio piรน a lungo e piรน intimamente.
764. Subito Maria santissima ebbe una visione divina dal Signore, in cui sua Maestร le disse: ยซSposa mia dilettissima ed eletta, vedi come io sono fedele nelle mie parole con quelli che mi amano e mi temono. Corrispondi dunque ora alla mia fedeltร , osservando la legge come mia sposa, in santitร , purezza e in tutta perfezione. In ciรฒ ti aiuterร la compagnia del mio servo Giuseppe che io ti ho dato. Ubbidisci a lui come devi ed attendi alla sua consolazione, perchรฉ tale รจ la mia volontร ยป. Maria santissima rispose: ยซAltissimo Signore, io vi lodo e magnifico per i vostri ammirabili consigli e per la vostra provvidenza verso di me, indegna e povera creatura. Il mio desiderio รจ di ubbidirvi e compiacervi come vostra serva piรน debitrice a voi di ogni altra creatura. Concedetemi dunque, Signor mio, il vostro favore divino, perchรฉ in tutto mi assista e mi governi secondo il vostro maggior compiacimento, affinchรฉ, come vostra serva, attenda anche agli obblighi dello stato in cui mi ponete, senza mai vagare fuori dai vostri ordini e dal vostro volere. Datemi la vostra approvazione e benedizione; con essa riuscirรฒ a ubbidire al vostro servo Giuseppe e a servirlo come mi comandate voi, mio creatore e mio Signoreยป.
765. Su questi divini appoggi si fondรฒ la casa e il matrimonio di Maria santissima e di Giuseppe. Dall’8 settembre, data delle nozze, fino al 25 marzo dell’anno seguente, giorno in cui avvenne l’incarnazione del Verbo, i due santi sposi vissero nel modo in cui l’Altissimo li andava rispettivamente predisponendo all’opera per cui li aveva scelti. La divina Signora ordinรฒ poi gli oggetti personali e quelli della sua casa come dirรฒ nei capitoli seguenti.
766. A questo punto perรฒ, non posso cรฒntenere oltre il mio affetto senza congratularmi per la fortuna del piรน felice degli uomini, san Giuseppe. Da dove vi รจ venuta, o uomo di Dio, tanta beatitudine e tale buona sorte che ha fatto sรฌ che solo di voi, tra i figli di Adamo, si potesse dire che Dio stesso fosse vostro e cosรฌ solamente vostro da essere ritenuto vostro unico figlio? L’eterno Padre vi dona sua figlia; il divin Figlio vi dona la sua vera Madre e lo Spirito Santo vi consegna e vi affida la sua sposa, ponendovi in sua vece. In tal modo tutta la santissima Trinitร vi concede e vi dร in custodia per vostra legittima consorte la sua diletta, unica e fulgida come il sole. Conoscete voi, mio santo, la vostra dignitร ed eccellenza? Comprendete che la vostra sposa รจ la Regina e signora del cielo e della terra, e voi siete depositario dei tesori inestimabili di Dio? Considerate, o uomo divino, il vostro impegno e sappiate che, se gli angeli e i serafini non sono invidiosi, sono perรฒ meravigliati ed estatici per la vostra sorte e per il mistero racchiuso nel vostro matrimonio. Ricevete dunque le congratulazioni per tanta felicitร in nome di tutto il genere umano. In un certo senso, voi siete l’archivio contenente il registro delle divine misericordie, signore e sposo di colei di cui solo Dio รจ maggiore, per cui vi ritroverete, fra gli uomini e fra gli stessi ricco e nella prosperitร . Ricordatevi perรฒ della nostra povertร e miseria, e di me, il piรน vile verme della terra, che desidero essere vostra fedele devota, beneficata e favorita dalla vostra potente intercessione.
Insegnamento della Regina del cielo
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767. Figlia mia, dalla mia esemplare condotta nello stato del matrimonio in cui l’Altissimo mi pose, tu vedi condannati i pretesti che adducono, non essendo perfette, le anime che condividono tale condizione nel mondo. Niente รจ impossibile a Dio, nรฉ a chi con viva fede spera in lui e si rimette in tutto alla sua divina disposizione. Io vivevo in casa del mio sposo con la stessa perfezione con cui servivo nel tempio, perchรฉ cambiando stato non mutai l’affetto, nรฉ il desiderio e la premura di amare e servire Dio, ma anzi l’aumentai, perchรฉ niente mi trattenesse dai miei obblighi di sposa. Fu per questo che ebbi maggiore assistenza dal favore divino che, con la sua mano onnipotente, dispose ed aggiustรฒ tutte le cose in sintonia con i miei desideri. Altrettanto farebbe il Signore con tutte le creature, se da parte loro corrispondessero adeguatamente. Esse invece incolpano lo stato del matrimonio ingannando cosรฌ se stesse, perchรฉ l’impedimento a non essere perfette e sante non รจ dato dallo stato, ma dai pensieri e dalla sollecitudine vana ed eccessiva a cui si abbandonano, non cercando di piacere al Signore, ma preferendo il loro compiacimento.
768. Se nel mondo non vi รจ scusa per sottrarsi al dovere di attendere alla perfezione delle virtรน, meno ve ne sarร nello stato religioso per gli uffici e i servizi che in esso si svolgono. Non ti pensare mai ostacolata dal tuo ufficio di superiora, perchรฉ Dio ti ha posto in tale stato per mezzo dell’obbedienza e non devi mai diffidare della sua assistenza e della sua protezione. Infatti quel giorno egli si fece carico di darti forze ed aiuti, perchรฉ tu potessi attendere nello stesso tempo all’obbligo di superiora e a quello particolare della perfezione con cui devi amare il tuo Dio e Signore. Fa’ in modo dunque di vincolarlo col sacrificio della tua volontร , umiliandoti con pazienza in tutto ciรฒ che ordina la sua divina Provvidenza. Se non glielo impedirai, io ti assicuro la sua protezione e che, per esperienza, conoscerai sempre la potenza del suo braccio nel guidarti e nel dirigere perfettamente tutte le tue azioni.
CAPITOLO 23
Spiegazione della seconda parte del capitolo trentunesimo dei Proverbi di Salomone, che il Signore mi diede, a dimostrazione del modo di vivere di Maria santissima nel matrimonto.
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769. Nell’inatteso e nuovo stato del matrimonio in cui si trovava, la principessa del cielo Maria, sollevรฒ subito la sua mente purissima al Padre della luce, per conoscere come si dovesse comportare per compiacerlo maggiormente nei nuovi obblighi di tale stato. Perchรฉ io potessi dare qualche notizia di ciรฒ che a tale scopo sua Altezza pensรฒ tanto santamente, il Signore mi richiamรฒ alle qualitร della donna forte, descritte da Salomone nell’ultimo capitolo dei suoi Proverbi, scorrendo il quale, per quanto possibile, dirรฒ ciรฒ che mi fu dato ad intendere. All’inizio della seconda sezione si legge:
770.ย Una donna perfetta chi potrร trovarla?.ย Il suo prezzo viene da lontano e dagli ultimi confini della terra. La domanda in realtร esprime un’esclamazione, se la si intende per la nostra grande e forte donna Maria, ma se la si riferisce a qualunque altra in confronto a lei, esprimerร una negazione, poichรฉ in tutto il resto della natura umana e della legge comune non si puรฒ trovare un’altra donna forte come la Principessa del cielo. Tutte le altre furono e saranno deboli, senza poterne eccettuare alcuna che non sia associata al demonio per la colpa. Chi troverร dunque un’altra donna forte? Nรฉ i re e gli imperatori, nรฉ i principi piรน potenti della terra, nรฉ gli angeli del cielo, nรฉ lo stesso potere divino ne troverร una uguale, perchรฉ mai ne creerร un’altra come Maria santissima. Ella รจ l’unica e la sola senza pari, la sola senza uguali, la cui insuperabile dignitร solo il braccio dell’Onnipotente ha misurato, poichรฉ egli, dandole il suo Figlio eterno, della sua medesima sostanza, uguale a sรฉ, immenso, increato ed infinito, non le poteva dare di piรน.
771. Era conveniente che il prezzo di questa donna forte venisse da lontano, poichรฉ sulla terra e fra le creature non lo si poteva trovare. Prezzo si chiama quel valore col quale una cosa si compra o si stima, per cui si sa quanto essa vale quando la si valuta, cioรจ se ne determina il valore. Il prezzo di questa donna forte Maria fu valutato nel consiglio della santissima Trinitร , quando, prima di tutte le altre creature, Dio la riscattรฒ o acquistรฒ per sรฉ, quasi ricevendola dalla stessa natura umana in contraccambio, poichรฉ ciรฒ รจ implicito nel concetto vero e proprio di acquisto. Il contraccambio e il prezzo che egli diede per Maria fu il Verbo eterno incarnato e – a nostro modo di intendere – una volta che ebbe per sรฉ Maria, il Padre eterno si ritenne soddisfatto. Egli infatti, quando contemplรฒ questa donna forte nella sua mente divina, la stimรฒ e valutรฒ cosรฌ tanto, che decise di sacrificare il proprio Figlio e di scegliere lei come sua madre. Con questo prezzo l’Altissimo diede tutte le sue qualitร , la sua sapienza, bontร , potenza e giustizia ed anche tutti i meriti del suo Figlio incarnato, per acquistare Maria ed associarla a sรฉ, togliendola alla natura umana anticipatamente, perchรฉ se questa si fosse tutta perduta, come di fatto avvenne in Adamo, solo Maria, col suo Figlio, restasse preservata, come colei che era apprezzata cosรฌ da lontano, che tutta la natura creata non arrivรฒ a determinare la sua stima e valutazione. Perciรฒ il suo prezzo e valore venne veramente da lontano.
772. Quest’ultima espressione si riferisce anche ai confini della terra, perchรฉ Dio รจ il principio e l’ultimo fine di ogni cosa creata, da cui tutto proviene e a cui tutto fa ritorno, come i fiumi che si riversano nel mare. Anche il cielo empireo รจ il fine sensibile e materiale di tutte le altre cose esistenti e, particolarmente, รจ la sede della Divinitร . Da un altro punto di vista, si chiamano confini della terra i termini naturali della vita ed il fine delle virtรน, fine che รจ come l’ultima linea a cui devono indirizzarsi – quasi altrettanti raggi alla circonferenza – tutte le azioni della vita e tutto l’essere degli uomini, perchรฉ tutti sono creati per conoscere ed amare il loro Creatore, come fine immediato del vivere e dell’operare. Tale spessore di significato si condensa nel dire che il prezzo di Maria santissima viene dagli ultimi confini, perchรฉ la sua grazia, i suoi doni e i suoi meriti vennero e cominciarono dai punti piรน lontani a cui giunsero gli altri santi, le Vergini, i Confessori, i Martiri, gli Apostoli e i Patriarchi. E in veritร tutti questi non arrivarono, alla fine della loro vita, al grado di santitร da cui Maria cominciรฒ la sua. Inoltre, sebbene piรน propriamente sia Cristo suo figlio e Signore nostro il fine delle opere dell’Altissimo, con altrettanta veritร si dice che il prezzo di Maria santissima viene dagli ultimi confini, poichรฉ tutta la sua castitร , innocenza e santitร vennero dal suo Figlio santissimo, come da sorgente esemplare e unico autore.
773.ย In lei confida il cuore del marito e non verrร a mancargli il profitto.ย Senza dubbio il santo Giuseppe fu l’uomo di questa donna forte, poichรฉ l’ebbe per legittima sposa. Certamente poi il suo cuore confidรฒ in lei, sperando che per la sua incomparabile virtรน gli sarebbero venuti tutti i veri beni. Ma in modo particolare confidรฒ in lei, quando la vide incinta e ancora ignorava il mistero, perchรฉ allora credette e sperรฒ contro ogni speranza, tenendo conto degli indizi che conosceva, senza avere altro conforto che la santitร di tale donna e sposa. Benchรฉ avesse deciso di lasciarla, non osรฒ mai diffidare della sua onestร e del suo pudore, nรฉ separarsi dall’amore santo e puro che legava il suo cuore rettissimo a tale sposa. Non si trovรฒ deluso in cosa alcuna, nรฉ povero di beni, poichรฉ se per profitto s’intende ciรฒ che avanza tolto il necessario, tutto fu sovrabbondante per quest’uomo, quando conobbe chi era la sua sposa e ciรฒ che ella possedeva.
774. Questa divina Signora ebbe un altro uomo che confidรฒ in lei, del quale principalmente parlรฒ Salomone, e fu il suo stesso Figlio, vero Dio e vero uomo, che si fidรฒ di questa donna forte sino ad affidarle il suo essere ed il suo onore davanti a tutte le creature. In questa confidenza che egli ebbe in Maria si racchiude la grandezza di entrambi, perchรฉ nรฉ Dio potรฉ affidarle di piรน, nรฉ ella potรฉ corrispondergli meglio, cosicchรฉ non si trovรฒ ingannato, nรฉ gli venne a mancare il profitto. Oh, stupenda meraviglia della potenza e della sapienza infinita! Dio confidรฒ in una semplice creatura e in una donna sino a prendere carne umana nel suo grembo e dalla medesima sua sostanza, sino a chiamafia madre con immutabile veritร . A sua volta ella lo chiamava figlio, nutrendolo al suo seno ed allevandolo sotto la sua ubbidienza. Egli la rese coadiutrice della redenzione e restaurazione del mondo, depositaria della Divinitร , dispensatrice dei suoi tesori infiniti e dei meriti del suo Figlio santissimo, della sua vita, della sua predicazione e morte, dei suoi miracoli e di tutti gli altri misteri! A tal punto confidรฒ in Maria santissima! La mia ammirazione cresce ancor piรน, sapendo che in questa confidenza non si trovรฒ deluso, perchรฉ una donna, una semplice creatura, seppe e potรฉ corrispondere adeguatamente a tutto quanto le si affidรฒ senza venir meno, anzi senza che potesse operare in tutto con maggior fede, speranza, amore, prudenza, umiltร e pienezza di santitร . Certo al suo sposo non venne meno il profitto, ma si trovรฒ ricco e nella prosperitร , ricolmo di lode e di gloria. Perciรฒ soggiunge:
775.ย Essa gli dร felicitร e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita.ย Di tale dono si puรฒ parlare anche in termini di retribuzione. Di quella che Maria santissima diede si รจ giร parlato, ma qui mi fu anche fatta comprendere quella che a lei diede Cristo, suo uomo e suo vero figlio. Infatti, se l’Altissimo rimunera tutte le opere anche minime fatte per amor suo con retribuzione sovrabbondante e copiosa, non solo di gloria ma anche di grazia in questa vita, quale fu la ricompensa in beni e tesori divini con cui rimunerรฒ le opere della sua medesima Madre? Solo colui che cosรฌ fece ne รจ a conoscenza. Tuttavia, dal contraccambio e dalla corrispondenza che osserva la giustizia del Signore, rimunerando con un beneficio ed aiuto piรน grande chi gli รจ fedele nel poco, si potrร intuire parte di ciรฒ che nella vita della nostra Regina avveniva tra lei e le potenze divine. Fin dal primo istante, ella cominciรฒ a ricevere un dono di grazia superiore a quello dei piรน alti serafini, oltre alla preservazione dal peccato originale. Inoltre, corrispondendo adeguatamente a questo beneficio, crebbe in grazia ed operรฒ in conformitร con essa, cosรฌ tutti i passi della sua vita furono senza tiepidezza, negligenza o esitazione alcuna. Perchรฉ fa meraviglia che soltanto il suo divin Figlio fosse maggiore di lei e tutte le altre creature le restassero di gran lunga inferiori?
776.ย Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani.ย Legittima lode, ben degna della donna forte, รจ dire che ella si mostra operosa e industriosa nella sua casa, filando lino e lana per indumenti, a vantaggio della sua famiglia bisognosa di queste e di altre cose, che si possono acquistare con tale mezzo. Questo รจ un sano consiglio che si mette in esecuzione con mani laboriose e non oziose, perchรฉ l’oziositร della donna, che vive con le mani in mano, dimostra la sua pigrizia e stoltezza ed altri vizi che non si possono riferire senza vergognarsene. In questa virtรน esteriore, Maria santissima fu donna forte e degno modello di tutte le donne, perchรฉ non si vide mai oziosa. Infatti lavorava lino e lana sia per il suo sposo e per il proprio figlio, sia per molti poveri che soccorreva col suo lavoro. Ella univa in sommo grado di perfezione le azioni di Marta con quelle di Maria, tuttavia si dedicava con piรน cura alle attivitร interiori che a quelle esteriori. Poichรฉ custodiva le immagini delle visioni divine e meditava quanto andava leggendo nelle sacre Scritture, spiritualmente non rimase mai oziosa, nรฉ senza lavorare, e non cessรฒ mai di aumentare i doni e le virtรน dell’anima. Il testo cosรฌ prosegue:
777.ย Ella รจ simile alle navi di un mercante, fa venire da lontano le provviste.ย Come questo mondo visibile รจ un mare inquieto e tempestoso, cosi รจ naturale che quelli che in esso vivono siano simili a navi, che solcano le sue onde variabili. Tutti lavorano in questa navigazione per portare il loro pane, che รจ il sostegno e l’alimento della vita. Lo porta piรน da lontano e con maggior sudore, chi si trova piรน lontano dall’avere ciรฒ che acquista col suo lavoro, e chi lavora di piรน guadagna anche di piรน. Vi รจ come una specie di contratto fra Dio e l’uomo, cioรจ che fatichi col sudore della fronte colui che รจ servo, lavorando la terra e coltivandola, e che il Signore da parte sua lo assista in tutto per mezzo delle cause seconde, concorrendo con esse affinchรฉ gli diano pane per il suo sostentamento, ripagandolo cosรฌ del sudore delle sue fatiche. Ora ciรฒ che avviene nelle cose terrene, si verifica ugualmente in quelle spirituali, essendovi anche in esse come un contratto, cioรจ che non mangi chi non lavora.
778. Fra tutti i figli di Adamo, Maria santissima fu la nave ricca e prospera del mercante, che portรฒ il suo e nostro pane da lontano. Nessuna fu cosรฌ sapientemente diligente ed operosa nel prendersi cura della sua famiglia, nessuna cosรฌ previdente nel procurare quello che con divina prudenza vedeva necessario per la sua povera famiglia e per il soccorso dei poveri. Tutto ciรฒ meritรฒ e guadagnรฒ con la sua fede e la sua sollecitudine prudentissima, portandolo da lontano, perchรฉ era molto lontana dalla nostra viziosa natura umana, come anche dalle ricchezze proprie di questa natura. Tutto ciรฒ che in questo fece, acquistรฒ, meritรฒ e distribuรฌ ai poveri, รจ impossibile calcolailo. Tuttavia, piรน forte ed ammirabile fu nel portarci il pane spirituale e vivo che scese dal cielo, poichรฉ non solamente lo trasse dal seno del Padre, da dove non sarebbe uscito se non vi fosse stata questa donna forte, ma lo portรฒ e introdusse nel mondo i cui meriti erano tanto lontani da lui, e dove egli non sarebbe venuto, se non fosse stato nella nave di Maria. Benchรฉ non potesse, essendo creatura, meritare che Dio venisse nel mondo, nondimeno meritรฒ che afirettasse il passo e che venisse nella nave ricca del suo grembo, perchรฉ un’altra minore in meriti non avrebbe potuto accoglierlo. In breve, ella sola fece sรฌ che questo pane divino si vedesse, si comunicasse ed alimentasse coloro che ne erano tanto lontani.
779.ย Si alza quando ancora รจ notte e prepara il cibo alla sua famiglia e dร ordini alle sue domestiche.ย Non รจ meno lodevole questa qualitร della donna forte di privarsi del riposo e della dolce quiete notturna per dedicarsi alla sua famiglia, provvedendo al suo sposo, ai figli, ai parenti e ai domestici secondo il bisoguo e distribuendo, subito dopo, ai suoi servi le occupazioni proprie di ciascuno con quanto per esse รจ necessario. La fortezza e la prudenza sono due virtรน di questa donna forte che non conoscono la notte per darsi in balia del sonno o abbandonarsi alla dimenticanza dei propri obblighi, perchรฉ il riposo dal lavoro viene preso non per soddisfare il piacere personale, ma per rimediare alle necessitร . La nostra Regina fu davvero ammirabile in questa prudenza economica, e non ebbe nรฉ servi nรฉ serve, poichรฉ la sua umiltร , che la rendeva desiderosa di ubbidire e di servire in tutte le faccende domestiche, non le permise di affidare a nessun altro l’esercizio di queste virtรน. Tuttavia nella cura del suo Figlio santissimo e del suo sposo Giuseppe fu serva vigilantissima; mai vi fu negligenza, nรฉ dimenticanza, nรฉ ritardo o inavvertenza quanto a ciรฒ che doveva procurare o preparare per loro.
780. Quale lingua potrร spiegare la vigilanza di questa donna forte? Si alzรฒ e rimase in piedi nel buio della notte, cioรจ nel segreto del suo cuore e, nell’allora nascosto mistero del suo matrimonio, aspettรฒ attenta ciรฒ che le sarebbe stato ordinato per eseguirlo in umiltร e obbedienza. Provvide i suoi domestici e servi, cioรจ le facoltร e i sensi, di tutto l’alimento necessario, e distribuรฌ a ciascuno il suo legittimo sostentamento, perchรฉ il suo spirito, lavorando di giorno nei servizi esterni, non si ritrovasse bisognoso e sprovvisto del necessario. Ordinรฒ alle facoltร , con inviolabile disposizione, che il loro alimento fosse la luce della Divinitร , che la loro incessante occupazione consistesse nell’ardente meditazione e contemplazione, giorno e notte, della legge divina, senza lasciare che una qualunque opera od occupazione esteriore la interrompesse. Questo era il modo in cui dirigeva e alimentava i domestici dell’anima.
781. Distribuรฌ anche ai servi, cioรจ i sensi, le giuste occupazioni e il loro sostentamento e, facendo uso del potere che aveva su di essi, comandรฒ loro che, come servi dello spirito, lo servissero e, benchรฉ vivessero nel mondo, ignorassero la sua vanitร come se fossero morti ad esso, vivendo solo nella misura necessaria alla natjira e alla grazia. Ordinรฒ loro ancora che non si alimentassero tanto del diletto che viene da ciรฒ che รจ sensibile, quanto delle elevazioni che l’anima avrebbe comunicato e dispensata loro dalla sua traboccante pienezza. Fissรฒ i limiti a tutti gli atti interiori in modo che ognuno di essi, senza mancanza alcuna, restasse circoscritto alla sfera dell’amore di Dio, servendolo ed obbedendo a lui senza alcuna resistenza, nรฉ obiezione o esitazione.
782. Vi fu anche un’altra notte in cui questa donna forte si alzรฒ e si occupรฒ di altri servi. Si alzรฒ nella notte dell’antica legge, oscurata dalle ombre della luce futura. Venne nel mondo al termine di questa notte e a tutti i suoi domestici e servi, cioรจ a quelli del suo popolo e del rimanente genere umano, ai santi padri e giusti, suoi domestici, nonchรฉ ai peccatori, suoi servi, diede e distribuรฌ, con ineffabile provvidenza, l’alimento della grazia e della vita eterna. Lo diede loro in senso cosรฌ vero e proprio, che esibรฌ come alimento colui che ricevette nel suo grembo verginale e che era divenuto nostro nutrimento dalla sua medesima sostanza e dal suo stesso sangue.
CAPITOLO 24
Segue lo stesso argomento con la spiegazione della parte finale del capitolo trentunesimo dei Proverbi.
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783. Nessuna delle qualitร della donna forte potรฉ mancare alla nostra Regina, dato che fu anche regina delle virtรน e fonte della grazia.ย Pensa ad un campo e lo compra e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.ย Il campo della piรน alta perfezione, dove si genera con la massima fertilitร quanto vi รจ di piรน soave nelle virtรน, fu quello a cui pensรฒ la nostra donna forte Maria santissima; meditandolo al chiarore della luce divina, conobbe il tesoro che racchiudeva. Per comprare quindi questo campo, vendette tutto ciรฒ che รจ terreno, di cui era veramente regina, posponendolo al possesso del campo che acquistรฒ, negandosi l’uso di ciรฒ che poteva possedere. Solo questa Signora poteva venderlo interamente, essendo padrona di tutto, per comprare lo spazioso campo della santitร . Ella sola considerรฒ e conobbe adeguatamente, appropriandosene dopo Dio, il campo della Divinitร e dei suoi attributi infiniti, che gli altri santi ricevettero solo in parte. Col frutto delle sue mani piantรฒ una vigna, cioรจ la santa Chiesa, non solamente col darci il suo santissimo Figlio perchรฉ la formasse e la edificasse, ma anche divenendo sua coadiutrice e, dopo la sua ascensione, guida e maestra della stessa Chiesa. Piantรฒ la vigna del paradiso celeste, che Lucifero, nella sua inaudita superbia, aveva devastato, ed essa si riempรฌ di nuove piante per la sollecitudine e il frutto di Maria purissima. Piantรฒ la vigna del suo grande e magnanimo cuore con i germogli delle virtรน, con la vite fertilissima, Cristo, che di-stillรฒ nel torchio della croce il vino soavissimo dell’amore, di cui si inebriano i suoi servi prediletti e si alimentano i suoi amici.
784.ย Si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia.ย Il vigore di coloro che sono detti forti ha sede principalmente nelle braccia, con cui si eseguono lavori duri e pesanti. Poichรฉ la maggior difficoltร della creatura terrena sta nel reprimere le proprie passioni ed inclinazioni sottomettendole alla ragione, il testo sacro unisce insieme il cingersi della donna forte con l’impiego della forza del suo braccio. Anche se veramente la nostra Regina non ebbe ardori nรฉ moti sregolati da domare nella sua innocentissima persona, non rinunciรฒ a essere piรน forte nel dominarsi di tutti i figli di Adamo, turbati a causa del peccato. Maggiore fu la virtรน e piรน forte l’amore, cosicchรฉ fece opere di mortificazione e di penitenza quando e dove non erano necessarie, come se lo fossero state. Infatti nessun peccatore obbligato a fare penitenza pose tanta forza nel mortificare le sue disordinate passioni, quanta ne impiegรฒ la nostra principessa Maria nel governare e santificare sempre piรน le sue facoltร e i suoi sensi. Ella castigava il suo castissimo corpo verginale con penitenze incessanti, con veglie, prostrazioni e digiuni. Sempre negava ai suoi sensi il riposo e ciรฒ che era piacevole, non perchรฉ questi corressero il pericolo di corrompersi, ma per operare ciรฒ che era piรน santo e gradito al Signore, senza tiepidezza, omissione o negligenza, dato che ognuna delle sue opere fu eseguita con tutta l’efficacia e la forza della grazia.
785.ย ร soddisfatta, perchรฉ il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna.ย Il Signore, che รจ fedele e benigno con le sue creature, quando comanda di mortificarci e di fare penitenza – perchรฉ il regno dei cieli subisce violenza e si deve acquistare con la forza – a questa stessa violenza contro le nostre inclinazioni unisce in questa vita un senso di pienezza ed una consolazione, che riempiono il nostro cuore d’allegrezza. In questa intima gioia si conosce quanto sia buono trafficare il sommo bene per mezzo della mortificazione, con cui domiamo le nostre inclinazioni e gli altri impulsi terreni, perchรฉ subito sentiamo il gaudio della veritร cristiana, ed in esso riceviamo un pegno di quello che aspettiamo nella vita eterna. Colui poi che lo traffica di piรน, di piรน lo gusta e di piรน ne guadagna per l’eternitร , per cui stima maggiormente il suo trafficarlo.
786. Questa veritร , che con l’esperienza conosciamo noi soggetti al peccato, quanto meglio l’avrร conosciuta e gustata la nostra donna forte, Maria santissima! E se in noi, in cui la notte della colpa รจ cosรฌ lunga e reiterata, รจ possibile conservare la luce divina della grazia per mezzo della penitenza e della mortificazione delle passioni, quanto ardente sarร stata tale luce nel cuore di questa purissima creatura! Non l’opprimeva la mediocritร della natura pesante e corrotta, non l’inaspriva la contraddizione dell’incentivo dato dal peccato, non la turbava il rimorso della cattiva coscienza, nรฉ il timore delle colpe passate. Oltre a tutto ciรฒ la sua luce sorpassava ogni pensiero umano ed angelico, per cui dovette conoscere molto bene e gustare tanto questo traffico, senza che nella notte dei suoi affanni e dei pericoli della vita si estinguesse la lucerna dell’Agnello che la illuminava 6 .
787.ย Stende la sua mano alla conocchia e gira il fuso con le dita.ย La donna forte, che con l’opera e il lavoro delle sue mani accresce le sue virtรน e i beni della sua famiglia, si cinge di forza contro le sue passioni, gusta e conosce il traffico della virtรน; ma tale donna puรฒ anche stendere ed allargare il suo braccio a cose grandi. Ciรฒ fece Maria santissima senza che il suo stato o i suoi obblighi le fossero di ostacolo, poichรฉ, sollevandosi al di sopra di se stessa e di ogni cosa terrena, estese i suoi desideri e le sue opere a quanto vi รจ di piรน grande e di piรน forte nell’amore e nella conoscenza di Dio, al di lร di tutta la natura umana e angelica. Quanto piรน dopo le nozze si andava avvicinando alla dignitร e all’ufficio di madre, tanto piรน andava estendendo il suo cuore ed allargando il braccio delle sue opere sante, fino a collaborare all’opera piรน ardua e piรน imponente dell’onnipotenza divina, quale fu l’incarnazione del Verbo. Tuttavia, poichรฉ la determinazione e il proposito di realizzare cose grandi, se non si concretizzano sono solo apparenza senza alcun effetto, il testo dice che ella gira il fuso con le dita. Ciรฒ significa che la nostra Regina eseguรฌ quanto vi รจ di piรน grande, arduo e difficoltoso, nel modo in cui comprese e si propose di fare nella sua rettissima intenzione. Cosรฌ fu vera in tutto, anzichรฉ essere solo clamore o apparenza, come sarebbe la donna che se ne stesse con la conocchia ai fianchi, ma oziosa e senza stringere il fuso. Perciรฒ il testo soggiunge:
788.ย Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero.ย La donna prudente che si preoccupa della casa dimostra grande forza, quando dona generosamente ai poveri, senza abbandonarsi con debolezza d’animo e diffidenza al vile timore che possa mancare il necessario alla sua famiglia. Il mezzo piรน potente poi, per moltiplicare ciรฒ che si possiede, consiste nel ripartire liberalmente i beni di fortuna con i poveri di Cristo, il quale, anche nella vita presente, sa rendere cento per uno. Pertanto Maria santissima distribuรฌ ai poveri e al tempio i beni ereditati dai suoi genitori, lavorando inoltre con le sue mani per abbondare in questa misericordia, poichรฉ il suo pietoso e liberale amore verso i poveri non restava soddisfatto se non dava loro il frutto delle sue fatiche. Non fa meraviglia che l’avarizia del mondo risenta oggi della mancanza e povertร di beni temporali, dato che gli uomini sono cosรฌ poveri di pietร e di misericordia verso i bisognosi, dissipando a servizio di una smodata vanitร ciรฒ che Dio fece e creรฒ per il sostentamento dei poveri e come mezzo di salvezza dei ricchi.
789. La nostra pietosa Regina e signora non solamente aprรฌ le sue mani al povero, ma anche quelle di Dio che pareva tener chiuse per non mandare il Verbo divino, che i mortali non meritavano. Questa donna forte gli diede mani aperte per tutti i poveri peccatori, afflitti per la miseria della colpa. Poichรฉ questa necessitร e povertร , essendo comune a tutti, era di ciascuno, la Scrittura li chiama tutti col nome di povero al singolare, perchรฉ l’intero genere umano era per cosรฌ dire un povero e, quanto a possibilitร proprie, era come se fosse stato uno solo. Queste mani di Cristo Signore nostro, aperte per operare la nostra redenzione e per spargere i tesori dei suoi meriti e doni, furono le mani stesse di Maria santissima, poichรฉ erano del suo Figlio; senza la nostra Regina, il povero genere umano non le avrebbe viste aprirsi a suo vantaggio.
790.ย Non teme la neve per la sua famiglia, perchรฉ tutti i suoi di casa hanno doppia veste.ย Una volta perduto il sole di giustizia ed il calore della grazia originale, la nostra natura restรฒ sotto la neve gelata della colpa che restringe, impedisce e offusca il bene operare. Da qui nascono la difficoltร nell’esercizio delle virtรน, la tiepidezza nelle azioni, l’inavvertenza e la negligenza, l’instabilitร ed altri difetti innumerevoli, ed il ritrovarci noi, dopo il peccato, freddi nell’amore verso Dio, senza rifugio e difesa dalle tentazioni. La nostra Regina fu libera da tutti questi impedimenti e danni nella sua casa e nella sua anima, perchรฉ tutti i suoi domestici, cioรจ le sue facoltร e i suoi sensi, erano protetti dal freddo della colpa con doppia veste. Una fu quella della giustizia originale e delle virtรน infuse, l’altra quella delle virtรน acquisite per se stessa dal primo istante. Furono anche per lei una veste doppia la grazia comune che ebbe come persona speciale, e quella particolarissima che le diede l’Altissimo con la dignitร di Madre del Verbo. Quanto al governo temporale della sua casa, non mi trattengo a parlare della sua oculatezza. Infatti nelle altre donne tale virtรน puรฒ essere lodevole oltre che necessaria, ma nella casa della regina del cielo e della terra Maria santissima, non ci fu bisogno di duplicare le vesti per il suo Figlio santissimo, poichรฉ egli ne aveva una sola, nรฉ tanto meno per sรฉ o per il suo sposo san Giuseppe, dal momento che la povertร era il loro maggiore ornamento e riparo.
791.ย Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti.ย Anche questa metafora dichiara l’ornamento spirituale di questa donna forte. Fece una veste tessuta con forza e di vari colori per coprirsi tutta e per difendersi dalle inclemenze e dai rigori delle piogge; per questo infatti si tessono i panni forti o i feltri, ed altri simili. La veste talare delle virtรน e dei doni di Maria fu impenetrabile al rigore delle tentazioni ed alla piena di quel fiume, che vomitรฒ contro di lei l’enorme drago rosso, che san Giovanni vide nell’Apocalisse. Questa veste, oltre ad essere resistente, era anche molto bella per la varietร dei colori, cioรจ la varietร delle sue virtรน bene intessute e non sovrapposte, perchรฉ erano fuse insieme nella sua medesima natura, essendo stata formata nella grazia originale. In essa c’erano la porpora della caritร , il bianco della castitร e purezza, il celeste della speranza, con tutta la varietร dei doni e delle virtรน, che da una parte la vestivano e dall’altra l’adornavano ed abbellivano. Fu ornamento di Maria anche quel colore bianco e vermiglio, nel quale la sposa vedeva rappresentate l’umanitร e la divinitร , indicandole come caratteristiche del suo sposo. Avendo dato al Verbo il vermiglio della sua umanitร santissima, egli le diede in contraccambio la divinitร , non solamente unendo queste due cose nel suo grembo verginale, ma anche lasciando in sua Madre, piรน che in tutte le creature insieme, certi aspetti e raggi di divinitร .
792.ย Suo marito รจ stimato alle porte della cittร dove siede con gli anziani del paese.ย Come nei tempi antichi si giudicava alle porte della cittร , cosรฌ alle porte della vita eterna si svolge il giudizio particolare di ciascuno e, nell’ultimo giorno, avrร luogo quello generale. Nel giudizio universale avrร posto fra i nobili del regno di Dio san Giuseppe, il secondo uomo di Maria santissima, perchรฉ avrร il suo trono fra gli Apostoli per giudicare il mondo; egli godrร di questo pnvilegio come sposo di questa donna forte che รจ regina di tutti, e come padre putafivo del primo uomo di questa signora, cioรจ il suo Figlio santissimo, ritenuto e riconosciuto come Signore supremo e giudice vero nel giudizio che fa di ciascuno in particolare, ed in quello che farร degli angeli e di tutti gli uomini in generale. Di questa prerogativa partecipa anche Maria santissima, perchรฉ gli diede la carne con cui redense il mondo ed il sangue che versรฒ come prezzo e 4 riscatto degli uomini. Di tutto ciรฒ se ne conoscerร il frutto, quando con grande maestร verrร il giorno del giudizio universale; allora ognuno lo conoscerร e lo proclamerร .
793.ย Confeziona tele di lino e le vende,ย dร anche una cintura al cananeo. In questa solerte laboriositร della donna forte sono racchiusi due grandi pregi della nostra Regina: uno รจ che confezionรฒ una tela di lino puro cosรฌ ampia, che potรฉ contenere la Parola abbreviata di Dio, lo stesso Verbo eterno; l’altro รจ che la vendette, non giร ad altri, ma allo stesso Signore, il quale le donรฒ in contraccambio il suo medesimo Figlio, perchรฉ non si sarebbe trovato, in tutto il mondo creato, prezzo degno per comprare questa tela della purezza e santitร di Maria, nรฉ chi degnamente potesse essere figlio suo, all’infuori del medesimo Figlio di Dio. Poi consegnรฒ anche, senza venderla ma gratuitamente, una cintura al cananeo, cioรจ Cam, maledetto da suo padre. Infatti, tutti quelli che parteciparono della prima maledizione, restando con le vesti sciolte, cioรจ con le passioni sbrigliate e gli appetiti disordinati, poterono riallacciarsi le vesti con la cintura che Maria santissima consegnรฒ loro nel suo Figlio primogenito ed unigenito, e nella sua legge di grazia, allo scopo appunto che si rinnovassero, riformassero e ricingessero. Perciรฒ non avranno scusa i reprobi e i dannati, angeli e uomini, poichรฉ tutti ebbero modo di trattenersi e cingersi nei loro sregolati affetti, come fanno i predestinati valendosi di questa grazia che per mezzo di Maria santissima ebbero gratuitamente, e senza che a loro venisse richiesto alcun prezzo per meritarla o comprarla.
794.ย Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell’avvenire.ย Un altro nuovo ornamento e rivestimento della donna forte รจ la fortezza unita alla bellezza. La fortezza la rende invincibile nel patire e nell’operare contro le potenze infernali; la bellezza le dร grazia esteriore e decoro ammirabile in tutte le sue azioni. Per queste due eccellenti qualitร , la nostra Regina era amabile agli occhi di Dio, degli angeli e del mondo. Non soltanto non aveva colpa nรฉ difetto da rimproverarle, ma aveva questa doppia grazia e bellezza, che lo sposo tanto gradรฌ e stimรฒ ripetendole piรน volte che era tutta bella. Dove non si trovรฒ difetto riprovevole, nemmeno potrร esservi motivo di piangere nell’ultimo giorno, quando nessuno dei mortali ne risulterร privo all’infuori di questa Signora e del suo Figlio santissimo. Tutti saranno e compariranno con delle colpe, commesse in vita, di cui dolersi; e i dannati piangeranno allora per non averle piante prima degnamente. In quel giorno questa donna forte sarร allegra e sorridente nel compiacimento della sua incomparabile felicitร , vedendo in esecuzione la giustizia divina contro i protervi e ribelli al suo santissimo Figlio.
795.ย Apre la bocca con saggezza e sulla sua lingua c’รจ dottrina di bontร .ย Eccellente qualitร della donna forte รจ il non aprire la bocca per altra cosa se non per insegnare il timore santo del Signore, e per eseguire qualche opera di clemenza. Questo adempรฌ con somma perfezione la nostra Regina e signora. Aprรฌ la bocca come maestra della divina sapienza, quando disse al sant’arcangelo:ย ยซAvvenga di me quello che hai dettoย ยป. Parlava sempre come vergine prudentissima ripiena della conoscenza dell’Altissimo, per insegnarla a tutti e per intercedere a favore dei miserabili figli di Eva. Sulla sua lingua stava e sta sempre la legge della clemenza, come in una madre pietosa di misericordia, poichรฉ soltanto la sua intercessione e la sua parola sono la legge inviolabile da cui dipende il nostro rimedio in tutte le necessitร , se sapremo indurla ad aprire la bocca e muovere la lingua per domandarlo.
796.ย Sorveglia l’andamento della casa; il pane che mangia non รจ frutto di pigrizia.ย Non รจ piccola lode della madre di famiglia il considerare ancora attentamente tutte le vie piรน sicure per aumentare la casa di molti beni. Ora, in questa divina prudenza solo Maria fu quella che diede norma ai mortali, poichรฉ ella sola seppe considerare ed investigare tutte le vie della giustizia, ed i sentieri piรน corti per giungere con maggiore sicurezza e rapiditร alla Divinitร . Acquistรฒ questa scienza cosรฌ altamente che si lasciรฒ indietro tutti i mortali e gli stessi cherubini e serafini. Conobbe e considerรฒ il bene ed il male, il mistero profondo e nascosto della santitร , la condizione della fragilitร umana, l’astuzia dei nemici, il pericolo del mondo e di tutto ciรฒ che รจ terreno. Come conobbe tutto, cosรฌ operรฒ quello che sapeva che si doveva operare, senza mangiare oziosa il pane, e senza ricevere invano la vita o la divina grazia. Per questo meritรฒ ciรฒ che segue:
797.ย I suoi figli sorgono a proclamarla beata e suo marito a fame l’elogio.ย Grandi cose e gloriose hanno detto nella Chiesa militante i veri figli di questa donna forte, proclamandola beatissima fra le donne; quelli invece che non si alzano a proclamarla non si ritengano suoi figli, nรฉ dotti, nรฉ saggi o devoti. Sebbene tutti abbiano parlato ispirati e mossi dal suo uomo, Cristo, e dal suo sposo, lo Spirito Santo, finora pare che il suo Figlio abbia taciuto e non si sia alzato a proclamarla avendo tenuti nascosti tanti eccelsi misteri della sua Madre santissima. Sono cosรฌ tanti, che mi fu fatto intendere che il Signore li riservรฒ per manifestarli nella Chiesa trionfante dopo il giudizio universale, perchรฉ non รจ conveniente manifestarli adesso al mondo che รจ indegno e incapace di tali meraviglie. Allora parlerร Cristo, uomo di Maria, manifestando, per la gloria di entrambi e il giubilo dei santi, le prerogative ed eccellenze di questa signora, e in quel giorno le conosceremo. Per ora รจ sufficiente che con venerazione le crediamo sotto il velo della fede e con la speranza di tanti beni.
798.ย Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!.ย Tutte le anime che giunsero a conseguire la grazia dell’Altissimo si chiamano sue figlie. Tutti i meriti, i doni e le virtรน, che col soccorso di tale grazia poterono guadagnare ed effettivamente guadagnarono, sono ricchezze vere, perchรฉ tutte le altre cose terrene hanno ingiustamente usurpato il nome di ricchezza. Molto grande sarร il numero dei predestinati, e soltanto colui che conta il numero delle stelle chiamandole per nome lo conosce. Tuttavia, la sola Maria superรฒ tutte insieme queste creature figlie dell’Altissimo e sue, non solo in ragione della maggiore eccellenza che ha perchรฉ รจ loro madre e tutte sono sue figlie nella grazia e nella gloria, ma anche in ragione dell’altra eccellenza immensamente maggiore che ha, essendo Madre di Dio. In virtรน di questa dignitร oltrepassa tutta l’eccellenza dei maggiori santi, e cosรฌ la grazia e la gloria di questa Regina supererร tutta quella che hanno ed avranno tutti i predestinati. In confronto a queste ricchezze e a questi doni della grazia interiore e della gloria che ad essa corrisponde, l’altra grazia esteriore delle donne, che esse tanto apprezzano, รจ solo futile e vana. Perciรฒ il testo dice ancora:
799. Fallace รจ la grazia e vana รจ la bellezza, ma la donna che teme Dio รจ da lodare. Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della cittร . Il mondo stima erroneamente, e chiama col nome di grazia, molte cose visibili che non hanno altra grazia e bellezza fuorchรฉ quella che a loro attribuisce l’inganno delle persone ignoranti. Tali sono l’apparenza esteriore nelle buone opere della virtรน, il senso di compiacimento prodotto dalle parole dolci ed affabili, il brio nel parlare e nel muoversi, ed ancora chiamano grazia la benevolenza dei potenti e del popolo. Tutto questo รจ inganno e fallacia, come la bellezza della donna che presto sfiorisce. Solo colei che teme Dio ed insegna a temerlo merita degnamente la lode degli uomini e del Signore. Egli, volendo lodarla, dice di darle del frutto delle sue mani, rimettendosi cosรฌ, per lo-darla, alle sue grandi opere esibite in pubblico alla vista di tutti, perchรฉ esse stesse siano lingue in sua lode. Veramente importa assai poco che gli uomini lodino la donna, se proprio le sue opere la disonorano. A tal fine, l’Altissimo vuole che le opere della sua santissima Madre si manifestino alle porte della sua santa Chiesa, per quanto adesso รจ possibile e conveniente, riservando a piรน tardi la sua maggior gloria e lode, affinchรฉ duri per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Insegnamento della Regina del cielo
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800. Figlia mia, in questo capitolo trovi grandi insegnamenti che ti possono servire di regola. Sebbene tu non abbia scritto tutto quanto contengono, voglio che quello che hai rivelato, ed anche ciรฒ che non rendi noto, resti impresso indelebilmente nell’intimo del tuo cuore, e che con inviolabile legge tu lo attui in te stessa. Per questo รจ necessario che tu rimanga interiormente raccolta, dimenticando tutto ciรฒ che รจ visibile e terreno, stando attentissima alla luce divina che ti assiste e protegge le tue facoltร e i tuoi sensi con doppie vesti, perchรฉ tu non abbia a sentire freddezza o tiepidezza nella perfezione, e possa resistere ai moti sregolati delle passioni. Tienile a freno e mortificale con la cintura del timore di Dio, ed allontanati da ciรฒ che รจ apparente e fallace. Solleva la mente a considerare il tuo cammino spirituale, nonchรฉ i sentieri che Dio ti ha insegnato per cercarlo nel segreto del tuo cuore, e per ritrovarlo senza pericolo d’inganno. Avendo poi giร provato la pienezza che deriva dal tenere l’anima occupata nelle cose celesti, non permettere che per tua negligenza venga meno nella tua mente la luce divina, che ti illumina nelle tenebre. Non mangiare il pane rimanendo oziosa, ma lavora senza dar tregua alla solerzia. Mangerai cosรฌ il frutto della tua diligenza e, rinvigorita nel Signore, farai opere degne del suo beneplacito e a lui gradite, e correrai dietro il profumo dei suoi unguenti fino a giungere a possederlo eternamente. Amen.