Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 1 Ora

Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

Gesù si congeda dalla sua Madre Santissima

PRIMA ORA

dalle 5 alle 6 del pomeriggio


Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Prima Ora, dalle 5 alle 6 del pomeriggio.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.


Gesù si congeda dalla sua Madre Santissima

O celeste Mamma, l’ora del distacco già s’appressa, ed io da te vengo. O Madre, dammi il tuo amore e le tue riparazioni, dammi il tuo dolore, perché insieme con te voglio seguire passo passo l’adorato Gesù.

Ed ecco che Gesù viene e tu, coll’animo traboccante d’amore, gli corri incontro, e nel vederlo sì pallido e triste, il cuore ti si stringe per il dolore, le forze ti vengono meno e sei già per cadergli ai piedi.

O dolce Mamma mia, sai tu perché è venuto da te l’adorabile Gesù? Ah, egli è venuto per darti l’ultimo addio, per dirti l’ultima parola, per ricevere l’ultimo abbraccio! O Madre, a te mi stringo con tutta la tenerezza di cui è capace questo mio povero cuore, affinché stretta e avvinta a te, anch’io possa ricevere gli abbracci del­l’adorato Gesù. Mi disdegnerai tu forse, o piuttosto non è un conforto per il tuo cuore avere un’anima a te vicina che ne divida le pene, gli affetti, le riparazioni?

O Gesù, in quest’ora sì straziante per il tuo tenerissimo cuore, quale ammaestramento non ci dai tu di filiale ed amorosa obbedienza verso la Mamma tua! Qual dolce armonia non passa fra te e Maria! Che incanto soave di amore che sale fino al trono dell’Eterno, e si dilata a salvezza di tutte le creature della terra!

O celeste Mamma mia, sai tu che vuole da te l’ado­rato Gesù? Non altro che l’ultima benedizione. È vero che da tutte le particelle del tuo essere altro non escono che benedizioni e lodi al tuo Creatore; ma Gesù, nel congedarsi da te, vuol sentire la dolce parola: Ti benedico, o Figlio; e quel Ti benedico storna tutte le bestemmie dal suo udito, e dolce e soave scende al suo cuore; e, quasi a mettere un riparo a tutte le offese delle creature, Gesù vuole il tuo Ti benedico.

Anch’io mi unisco con te, o dolce Mamma: sulle ali dei venti voglio girare il cielo per chiedere al Padre, allo Spirito Santo, agli angeli tutti, un Ti benedico a Gesù, affinché, andando a lui, gli possa portare le loro benedizioni. E qui in terra voglio andare da tutte le creature e chiedere da ogni labbro, da ogni palpito, da ogni passo, da ogni respiro, da ogni sguardo, da ogni pensiero, benedizioni e lodi a Gesù; e se nessuno me le vorrà dare, intendo io darle per loro.

O dolce Mamma, dopo aver girato e rigirato per chiedere alla Triade Sacrosanta, agli angeli, alle creature tut­te, alla luce del sole, al profumo dei fiori, alle onde del mare, ad ogni alito di vento, ad ogni favilla di fuoco, ad ogni foglia che si muove, al luccicar delle stelle, ad ogni movimento della natura, un Ti benedico, vengo da te, e insieme alle tue metto le mie benedizioni.

Dolce Mamma mia, vedo che tu ne ricevi conforto e sollievo, e tutte le offri a Gesù le mie benedizioni, a riparazione delle bestemmie e maledizioni che egli riceve dalle creature. Ma mentre io tutto a te offro, sento la tua voce tremante che dice: “Figlio, benedici me pure!”.

O dolce mio Amore, benedici anche me insieme alla Mamma tua: benedici i miei pensieri, il mio cuore, le mie mani, i miei passi, le mie opere, e con la Madre tua tutte le creature.

O Madre mia, nel mirare il volto dell’addolorato Gesù, pallido e triste, straziante, si risveglia in te il ricordo dei dolori che tra poco dovrà egli soffrire. Prevedi il vol­to di lui coperto di sputi, e lo benedici; il capo trapassato dalle spine, gli occhi bendati, il corpo straziato dai flagelli, le mani e i piedi forati dai chiodi, e dovunque egli sta per andare tu lo segui con le tue benedizioni; ed insieme a te lo seguo anch’io. Quando Gesù sarà colpito dai flagelli, trapassato dai chiodi, schiaffeggiato, coronato di spine, dovunque troverà insieme al tuo il mio Ti benedico.

O Gesù, o Madre, vi compatisco; immenso è il vostro dolore in questi ultimi momenti; il cuore dell’uno pare che strappi il cuore dell’altra.

O Madre, strappa il mio cuore dalla terra e legalo for­te a Gesù, affinché stretto a lui, possa prendere parte ai tuoi dolori. E mentre vi stringete, vi abbracciate, vi gettate gli ultimi sguardi, gli ultimi baci, stando io in mezzo ai vostri due cuori, possa ricevere i vostri ultimi baci, gli ultimi vostri abbracci. Non vedete che io non posso stare senza di voi, malgrado la mia miseria e la mia freddezza?

Gesù, Mamma, tenetemi stretta a voi; datemi il vostro amore, il vostro Volere; saettate il povero mio cuore, stringetemi fra le vostre braccia. E insieme con te, o dolce Madre, voglio seguire passo passo l’adorato Gesù, con l’intenzione di dargli conforto, sollievo, amore e riparazione per tutti.

O Gesù, insieme alla Mamma tua ti bacio il piede sinistro, pregandoti di voler perdonare a me e a tutte le creature le quante volte non abbiamo camminato verso Dio.

Bacio il tuo piede destro: perdona a me e a tutti le quante volte non abbiamo seguito la perfezione che tu volevi da noi.

Ti bacio la mano sinistra: comunicaci la tua purità.

Bacio la tua mano destra: benedicimi tutti i miei palpiti, pensieri, affetti, affinché avvalorati dalla tua benedizione, tutti si santifichino; e con me benedici anche tutte le creature e suggella la salvezza delle loro anime con la tua benedizione.

O Gesù, insieme alla Mamma tua ti abbraccio e, baciandoti il cuore, ti prego di mettere in mezzo ai vostri due cuori il mio, affinché si alimenti continuamente dei vostri amori, dei vostri dolori, dei vostri stessi affetti e desideri, della vostra stessa vita.


Riflessioni e Pratiche

Gesù, prima di dar principio alla sua passione, va da sua Madre per chiederle la benedizione. In quest’atto Gesù c’insegna l’ubbidienza, non solo esterna, ma anche interna, che dobbiamo avere per corrispondere alle ispirazioni della grazia. Alle volte noi non siamo pronti ad eseguire una buona ispirazione, o perché trattenuti dall’amor proprio a cui si unisce la tentazione, o per rispetto umano, o per non fare santa violenza a noi stessi.

Ma il respingere la buona ispirazione di esercitare una virtù, di compiere un atto virtuoso, di fare una buona opera, di praticare una devozione, fa ritirare il Signore, che ci priva di nuove ispirazioni. Invece la pronta corrispondenza pia e prudente alle sante ispirazioni ci attira maggiori lumi e grazie.

Nei casi dubbi si ricorre prontamente e con retta intenzione, al gran mezzo della preghiera e al retto e probo consiglio. Così il buon Dio non lascia d’illuminare l’anima ad eseguire la salutare ispirazione e ad accrescergliele con sempre maggior profitto della medesima.

Le nostre azioni, i nostri atti, le nostre preghiere, le Ore della Passione, dobbiamo farle con le stesse intenzioni di Gesù, nella sua Volontà, e sacrificando noi stessi come lui, per la gloria del Padre e per il bene delle anime.

Dobbiamo metterci nella disposizione di sacrificarci in tutto per amore del nostro amabile Gesù, uniformandoci al suo spirito, operando con gli stessi suoi sentimenti e abbandonandoci in lui, non solo in tutti i dolori e contrarietà esterni, ma molto più in tutto ciò che potrà disporre nel nostro interno; e così, all’occasione, ci troveremo pronti ad accettare qualunque pena. Così facendo noi daremo al nostro Gesù piccoli sorsi dolci; se poi tutto ciò lo faremo nella Volontà di Dio, che contiene tutte le dolcezze, tutti i contenti ed in modo immenso, noi daremo a Gesù dei larghi sorsi dolci, in modo da mi­tigare l’attossicamento che gli arrecano le creature, e consolare il suo divin cuore.

Prima di cominciare qualunque azione invochiamo sempre la benedizione di Dio, per fare che le nostre azioni abbiano il tocco della divinità e attirino su di noi, non solo, ma su tutte le creature, le sue benedizioni.

Mio Gesù, la tua benedizione mi preceda, mi accompagni e mi segua, affinché tutto ciò che faccio porti l’impronta del tuo Ti benedico.


Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.


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Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 2 Ora

Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

Gesù si separa dalla sua Santissima Madre e s’avvia al Cenacolo

SECONDA ORA

dalle 6 alle 7 del pomeriggio


Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Seconda Ora, dalle 6 alle 7 del pomeriggio.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.


Gesù si separa dalla sua Santissima Madre e s’avvia al Cenacolo

Mio adorabile Gesù, mentre insieme con te ho preso parte ai tuoi dolori e a quelli dell’afflitta Mamma, vedo che ti decidi a partire per andare dove il Voler del Padre ti chiama. È tanto l’amore tra Figlio e Madre che vi rende inseparabili, per cui tu ti lasci nel cuore della Mamma, e la Regina e dolce Mamma si depone nel tuo, altrimenti vi sarebbe stato impossibile il separarvi. Ma poi, benedicendovi a vicenda, tu le dai l’ultimo bacio per rafforzarla negli acerbi dolori che sta per sostenere, le dai l’ultimo addio, e te ne parti.

Ma la pallidezza del tuo volto, le tue labbra tremanti, la tua voce soffocata come se volesse dare in pianto nel dirle addio, ah, tutto mi dice quanto l’ami e soffri nel lasciarla! Ma per adempiere la Volontà del Padre, coi vostri cuori fusi uno nell’altro, a tutto vi sottoponete, volendo riparare per quelli che, per non vincere le tenerezze dei parenti ed amici, ed i vincoli e gli attaccamenti anche leciti e santi, non si curano di adempiere il Voler santo di Dio e di corrispondere allo stato di santità a cui Dio li chiama. Qual dolore non ti danno queste anime nel respingere dal loro cuore l’amore che vuoi dar loro, per contentarsi dell’amore delle creature!

Amabile Amor mio, mentre con te riparo, permettimi che rimanga con la tua Mamma per consolarla e sostenerla mentre tu parti; poi accelererò i passi per venirti a raggiungere. Ma con sommo mio dolore vedo che la mia angosciata Mamma trema, ed è tanto il dolore che, men­tre fa per dire al Figlio addio, la voce le muore sulle lab­bra e non può articolar parola, quasi viene meno, e nel suo deliquio d’amore dice:

“Figlio mio, Figlio mio, ti benedico! Che amara separazione, crudele più d’ogni morte!”.

Ma il dolore le impedisce ancora di parlare e la rende muta.

Sconsolata Regina, lasciami che ti sostenga, ti asciughi le lacrime e ti compatisca nel tuo amaro dolore. Mamma mia, io non ti lascerò sola, e tu prendimi con te; insegnami in questo periodo sì doloroso per te e per Gesù ciò che devo fare, come devo difenderlo, come ripararlo e consolarlo, e se devo mettere la mia vita per difendere la sua. No, non mi sposterò da sotto il tuo manto; ai tuoi cenni volerò da Gesù e gli porgerò il tuo amore, i tuoi affetti, i tuoi baci insieme ai miei, e li metterò in ogni piaga, in ogni goccia del suo sangue, in ogni pena ed insulto, affinché, sentendosi in ogni pena i baci e l’amore della Mamma, le sue pene restino raddolcite. Poi ritornerò sotto il tuo manto, portandoti i suoi baci per raddolcire il tuo cuore trafitto.

Mamma mia, il cuore mi batte, voglio andare da Gesù; e mentre io bacio le tue mani materne, tu benedicimi come hai benedetto Gesù e permettimi che vada da lui.

Mio dolce Gesù, l’amore mi addita i tuoi passi, e ti raggiungo mentre percorri le vie di Gerusalemme insieme ai tuoi amati discepoli. Ti guardo e ti vedo ancora pallido, sento la tua voce dolce sì, ma mesta, tanto da spezzare il cuore dei tuoi discepoli che ne sono conturbati.

“È l’ultima volta”, tu dici, “che percorro queste vie da me solo; domani le percorrerò legato, trascinato, tra mil­le insulti”.

E additando i punti dove sarai più vituperato e strazia­to, segui a dire:

“La mia vita sta per tramontare quaggiù, come sta per tramontare il sole, e domani a quest’ora non ci sarò più. Ma come sole risorgerò il terzo giorno”.

Al tuo dire, gli apostoli divengono mesti e taciturni e non sanno che rispondere. Ma tu soggiungi:

“Coraggio, non vi abbattete, Io non vi lascio, sarò sempre con voi; però è necessario che Io muoia per il bene di voi tutti”.

Sì dicendo, sei commosso, ma con voce tremula continui ad istruirli. E prima che ti chiudi nel cenacolo, guardi il sole che tramonta, come sta per tramontare la tua vita, offri i tuoi passi per quelli che si trovano al tra­monto della vita, e dai loro la grazia che la facciano tra­montare in te, riparando per quelli che, ad onta dei dispiaceri e disinganni della vita, si ostinano a non arrendersi a te.

Poscia guardi di nuovo Gerusalemme, il centro dei tuoi prodigi e predilezioni del tuo cuore che, per contraccambio, già ti sta preparando la croce, aguzzando i chiodi per compiere il deicidio, e tu fremi, ti si schianta il cuore e piangi la sua distruzione. Con ciò ripari per tante anime a te consacrate che, con tanta cura, cercavi di formarne portenti del tuo amore, ed esse, ingrate ed incorrispondenti, ti fanno patire più amarezze. Voglio ri­parare insieme con te, per raddolcire lo schianto del tuo cuore.

Ma vedo che resti inorridito alla vista di Gerusalemme e, ritirando lo sguardo, entri nel cenacolo. Amor mio, stringimi al tuo cuore, affinché faccia mie le sue amarezze, per offrirle insieme con te, e tu guarda pietoso l’anima mia, e versando in essa il tuo amore, benedicimi.


Riflessioni e Pratiche

Gesù, con prontezza, si separa dalla sua Santissima Madre, sebbene il suo cuore tenerissimo ne subisca uno schianto. Siamo noi così pronti a sacrificare, per adempiere i divini voleri, anche gli affetti più legittimi e santi? (Esaminiamoci specialmente nei casi di allontanamento della divina presenza sensibile, o della sensibile devozione).

Gesù, facendo gli ultimi passi, non li faceva a vuoto; in questi glorificava il Padre e chiedeva la salvezza delle anime. Nei nostri passi dobbiamo mettere le stesse intenzioni che metteva Gesù, cioè, di sacrificarci per la gloria del Padre e per il bene delle anime. Dobbiamo inoltre immaginarci di mettere i nostri passi in quelli di Gesù Cristo. E come Gesù Cristo non li metteva a vuoto, ma racchiudeva nei suoi tutti quelli delle creature, riparando tutti i passi cattivi, per dare al Padre la gloria dovuta, e vita a tutti i passi cattivi delle creature perché potessero camminare per la via del bene, così faremo ancora noi, mettendo i nostri passi in quelli di Gesù Cristo, con le sue stesse intenzioni. Per la strada andiamo modesti, raccolti, in modo da essere di esempio agli altri?

Mentre l’afflitto Gesù camminava, rivolgeva di tanto in tanto qualche parola agli apostoli, parlando loro della sua imminente passione. E nei nostri discorsi, che dicia­mo? Facciamo noi, quando si offre l’occasione, argomento dei nostri discorsi la passione del divino Redentore?

L’amante Gesù, vedendo gli apostoli tristi e scoraggiati, cercava di confortarli. Nei nostri discorsi, mettiamo noi l’intenzione di sollevare Gesù Cristo? Cerchiamo noi di farli nella Volontà di Dio con l’infondere negli altri lo spirito di Gesù Cristo?

Gesù va al Cenacolo. I pensieri, gli affetti, i palpiti, le preghiere, le azioni, il cibo, il lavoro, dobbiamo racchiu­derli nel cuore di Gesù Cristo nell’atto di operare, e così facendo, le nostre azioni prenderanno l’attitudine divina. Ma essendo difficile poter tenere sempre quest’attitudi­ne divina, perché l’anima difficilmente può fondere con­tinuamente in lui i suoi atti, può supplire allora con l’at­titudine della sua buona volontà, e Gesù lo gradirà tanto che si farà vigile sentinella d’ogni suo pensiero, d’ogni parola, d’ogni palpito; e se li metterà in corteggio dentro e fuori di sé, guardandoli con grande amore come frutto del buon volere della creatura.

Quando poi l’anima, fondendosi in lui, fa i suoi atti immediati con Gesù, il buon Gesù si sentirà tanto tirato verso quest’anima, che farà insieme ciò che essa fa, e trasmuterà in divino l’operato della creatura. Tutto questo è effetto della bontà di Dio, che fa conto di tutto e premia tutto, anche un piccolo atto nella Volontà di Dio, per fare che la creatura non resti defraudata in nulla.

O mia Vita e mio Tutto, i tuoi passi dirigano i miei, e mentre calpesto la terra, fa che i miei pensieri siano nel cielo.


Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 3 Ora

Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

La Cena Legale

TERZA ORA

dalle 7 alle 8 della sera


Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Terza Ora, dalle 7 alle 8 della sera.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.


La Cena Legale

O Gesù, già arrivi al Cenacolo insieme con gli amati discepoli e ti metti a cena con loro. Quanta dolcezza, quanta affabilità non mostri in tutta la tua persona, nel­l’abbassarti a prendere l’ultima volta il cibo materiale! Tutto è amore in te. Anche in questo tu non ripari solo i peccati di gola, ma impetri anche la santificazione del cibo, e come questo si converte in forza, così impetri per noi la santità anche nelle cose più basse e più comuni.

Gesù, mia Vita, il tuo sguardo dolce e penetrante pare che scruti tutti gli apostoli, ed anche in quell’atto di prendere il cibo, il tuo cuore rimane trafitto nel vedere i tuoi cari apostoli deboli e fiacchi ancora, specie il perfido Giuda, che già ha messo piede nell’inferno. E tu, dal fondo del cuore, amaramente dici: “Qual è l’utilità del mio sangue? Ecco un’anima da me tanto beneficata, è perduta!”.

E con i tuoi occhi sfavillanti di luce e di amore lo guardi, come a volergli far comprendere il gran male che si accinge a fare. Ma la tua suprema carità ti fa sopportare questo dolore e non lo fai manifesto neppure ai tuoi amati discepoli.

E mentre ti addolori per Giuda, il tuo cuore si riempie di gioia nel vederti alla sinistra il tuo amato discepolo Giovanni, tanto che, non potendo più contenere l’amore, dolcemente attirandolo a te, fai a lui posare il capo sul tuo cuore, facendogli provare il paradiso anticipato. Ed è in quest’ora solenne che nei due discepoli vengono raffigurati i due popoli, il reprobo e l’eletto: il reprobo in Giuda, che sente già l’inferno nel cuore; l’eletto in Giovanni, che in te riposa e gode.

O dolce mio Bene, anch’io mi metto a te vicino, e insieme al tuo amato discepolo voglio poggiare il mio capo stanco sul tuo cuore adorabile, e ti prego di far sentire a me, anche su questa terra, le delizie del cielo, onde la terra non sia per me più terra, ma cielo, rapita dalle dolci armonie del tuo cuore. Ma in quelle armonie dolcissime e divine, sento che ti sfuggono dolorosi palpiti; sono per le anime perdute! O Gesù, deh, non permettere che nuove anime si perdano! Fa che il tuo palpito, scorrendo nel loro, faccia sentire i palpiti della vita del cielo, come li sentì il tuo amato discepolo Giovanni e, attratte esse dalla soavità e dolcezza del tuo amore, possano tut­te arrendersi a te.

O Gesù, mentre rimango nel tuo cuore, dà anche a me il cibo, come lo desti agli apostoli: il cibo dell’amore, il cibo della tua divina parola, il cibo della tua Divina Vo­lontà. O mio Gesù, non mi negare mai questo cibo che tanto tu stesso desideri darmi, perché si formi in me la tua stessa vita.

Dolce mio Bene, mentre me ne sto a te vicino, vedo che il cibo che tu prendi insieme ai tuoi cari discepoli, non è altro che un agnello. E’ questo l’agnello figurativo; e come in questo agnello non rimane umore vitale per la forza del fuoco, così tu, Agnello mistico, che tutto devi consumarti per le creature per forza d’amore, neppure una goccia di sangue serberai per te, versandolo tutto per amore nostro. Sicché, o Gesù, niente tu fai che non raffiguri al vivo la tua dolorosissima passione, che hai sempre presente nella mente, nel cuore, in tutto; e ciò m’insegna che, se anch’io avessi innanzi alla mente e nel cuore il pensiero della tua passione, mai mi negheresti il cibo dell’amor tuo. Quanto te ne ringrazio!

O mio Gesù, nessun atto ti sfugge che non abbia me presente e che non intenda farmi un bene speciale. Perciò ti prego che la tua passione sia sempre nella mia mente, nel mio cuore, nei miei sguardi, nei miei passi, nelle mie pene, affinché dovunque mi volga dentro e fuori di me, trovi te sempre a me presente; e tu fammi la grazia che mai io dimentichi ciò che hai fatto e patito per me. Questa sia la mia calamita, che attirando tutto il mio essere in te, non mi faccia più allontanare da te.


Riflessioni e Pratiche

Prima di prendere il cibo, uniamo le nostre intenzioni a quelle del nostro amabile e buon Gesù, immaginandoci di avere nella nostra bocca, la bocca di Gesù, e muoviamo la nostra lingua e le nostre guance insieme con le sue. Così facendo, non solo attireremo in noi la vita di Gesù Cristo, ma ci uniremo con lui, per dare al Padre la gloria, la lode, l’amore, il ringraziamento, la riparazione completa dovuta dalle creature, e che il buon Gesù faceva in quest’atto di prendere il cibo.

Immaginiamoci anche di stare a tavola vicino a Gesù Cristo, ed ora di dargli uno sguardo, ora di pregarlo a di­videre con noi un boccone, ora di baciare un lembo del suo manto, ora di contemplare il muoversi delle sue labbra, dei suoi celesti occhi, ora di notare il subitaneo annuvolarsi del suo amabilissimo volto, quando prevede tante umane ingratitudini.

Come l’amante Gesù durante la cena parlava della sua passione, così noi, prendendo il cibo, faremo qualche riflessione sul modo come abbiamo fatto Le Ore della Passione. Gli angeli pendono dalle nostre labbra per raccogliere le nostre preghiere, le nostre riparazioni, e portarle innanzi al Padre per mitigare, in qualche mo­do, il suo giusto sdegno per le tante offese che riceve dalle creature, come le portavano quando il nostro Gesù stava sulla terra. E noi, quando preghiamo, possiamo dire che gli angeli sono stati contenti, che siamo stati raccolti, riverenti, in modo da poter essi portare in cielo con gioia, le nostre preghiere come portavano quelle del nostro Gesù, ovvero ne sono stati contristati?

Mentre l’afflitto Gesù prendeva il cibo, restava trafitto alla vista della perdita di Giuda, e in Giuda, vedeva tutte le anime che dovevano andare perdute; ed essendo la perdita delle anime il più grande dei suoi dolori, non potendo contenerlo, tirò a sé Giovanni per averne ristoro. Così noi gli staremo come Giovanni, sempre d’ap­presso, compatendolo nei suoi dolori, sollevandolo e dandogli riposo nel nostro cuore. Faremo nostra la sua pena, c’immedesimeremo in lui, e così sentiremo i palpiti di quel cuore divino, trafitto dalla perdita delle anime. E noi gli daremo i nostri palpiti per togliere quelle trafitture, e al posto di quelle trafitture gli metteremo le anime che vogliono andare perdute, perché si convertano e si salvino.

Ogni palpito del cuore di Gesù è un ti amo, che si ripercuote in tutti i palpiti delle creature, che vorrebbe racchiudere tutte nel suo cuore, per avere in ricambio il palpito di esse; ma l’amante Gesù, da molti non lo ha, e perciò il suo palpito resta come soffocato ed amareggia­to. E noi, preghiamo Gesù che segni il nostro palpito col suo ti amo, affinché anche il nostro cuore possa fare la vita del suo cuore che, ripercuotendosi nel palpito delle creature, le costringa a dire Ti amo, Gesù! Anzi ci fonderemo in lui, e l’amabile Gesù ci farà sentire il suo ti amo. È tanto immenso questo ti amo, che riempie cielo e terra, circola nei santi, scende in purgatorio. Tutti i cuori delle creature sono toccati da questo ti amo; gli stessi elementi sentono nuova vita, in modo che tutti ne provano gli effetti.

Gesù, anche nel suo respiro, si sente come soffocare per la perdita delle anime; e noi gli daremo il nostro respiro d’amore a suo sollievo; e prendendo il suo respiro toccheremo le anime che si distaccano dalle sue braccia per dar loro vita del respiro divino, affinché invece di fuggire, possano ritornargli, e stringersi di più a lui.

E quando ci troviamo in pena e sentiamo che quasi il nostro respiro non esce libero, pensiamo allora a Gesù che nel suo respiro contiene il respiro delle creature. Anch’egli, come le anime vanno perdute, si sente togliere un respiro; e noi mettiamo allora il nostro respiro dolente e affannato nel respiro di Gesù per sollevarlo, e con la nostra pena corriamo appresso al peccatore per costringerlo a rinchiudersi nel cuore di Gesù.

Amato mio Bene, il mio respiro sia grido continuo ad ogni respiro di creatura, che la costringa a rinchiudersi nel tuo respiro.

La prima parola che l’amante Gesù disse sulla croce, fu la parola del perdono, per scusare innanzi al Padre tutte le anime e cambiar la giustizia in misericordia. E noi gli daremo i nostri atti come scusare il peccatore, affinché intenerito dalle nostre scuse, nessun’anima possa andare all’inferno. Ci uniremo con lui per fare la sentinella ai cuori delle creature, affinché nessuna l’offenda. Lo faremo sfogare nell’amore, accettando di buon animo tutto ciò che disporrà di noi: freddezze, durezze, oscurità, oppressioni, tentazioni, distrazioni, calunnie, malattie ed altro, per rinfrancarlo di ciò che riceve dalle creature. Non è col solo amore che Gesù si sfoga con le anime, ma molte volte, quando sente il freddo delle creature, se ne va dall’anima e le fa sentire il suo freddo per sfogare con lei; e se l’anima l’accetta, Gesù si sentirà rinfrancato di tutte le freddezze delle creature, e questo freddo sarà di sentinella al cuore altrui per fare amare l’amante Gesù.

Altre volte, Gesù sente la durezza dei cuori nel suo, e non potendola contenere, vuole sfogare e viene da noi. Fa toccare il suo cuore al nostro, facendoci parte della sua pena; e noi facendo nostra la sua pena, la metteremo intorno al cuore del peccatore per sciogliere la sua durezza e ricondurlo a lui.

Amato mio Bene, tu soffri tanto per la perdita delle anime, ed io per compassione, metto a tua disposizione l’essere mio; prenderò su di me le tue pene e le pene dei peccatori, e lascerò te sollevato, e il peccatore avvinto a te. 

O mio Gesù, deh! Fa che tutto il mio essere si sciolga in amore, affinché possa essere di continuo sollievo per raddolcire tutte le tue amarezze.


Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 4 Ora

Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

La Cena Eucaristica

QUARTA ORA

dalle 8 alle 9 della sera


Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Quarta Ora, dalle 8 alle 9 della sera.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.


La Cena Eucaristica

Dolce Amor mio, incontentabile sempre nel tuo amore, vedo che, mentre finisci la cena legale insieme coi tuoi amati discepoli, ti alzi da tavola e, unito a loro, innalzi l’inno di ringraziamento al Padre, per avervi dato il cibo, volendo riparare con ciò le mancanze di ringrazia­mento delle creature per i tanti mezzi che Dio ci dà per il sostentamento della vita corporale. Perciò, o Gesù, in tutto ciò che tu fai, che tocchi e vedi, hai sempre le parole sul labbro Grazie ti sian rese, o Padre.

Anch’io, Gesù, unita a te, prendo le parole dalle tue labbra e sempre ed in tutto dirò:Grazie per me e per tutti, per continuare la riparazione per le mancanze di ringraziamento.

[Gesù lava i piedi degli apostoli]

O mio Gesù, sembra che il tuo amore non ha posa. Vedo che fai sedere di nuovo i tuoi amati discepoli; prendi un catino di acqua, ti cingi di bianca tovaglia e ti prostri ai piedi degli apostoli in atto così umile, da attirare l’attenzione di tutto il cielo e farlo rimanere estatico. Gli stessi apostoli rimangono quasi senza moto nel vederti prostrato ai loro piedi. Ma dimmi, Amor mio, che vuoi? Che intendi con quest’atto così umile? Umiltà non mai vista e che mai si vedrà!

“Ah, figlia mia! Voglio tutte le anime e, prostrato ai loro piedi come povero mendico, le chiedo, le importuno e, piangendo, tramo insidie d’amore per averle.

Voglio, prostrato ai loro piedi, con questo catino d’acqua mescolata con le mie lacrime, purificarle da qualunque imperfezione e prepararle a ricevere me nel Sacramento. Mi sta tanto a cuore quest’atto di ricevermi nell’Eucaristia, che non voglio affidare questo ufficio agli angeli e neppure alla mia cara Mamma; io stesso voglio purificarne anche le fibre più intime per disporle a ricevere il frutto del Sacramento; e negli apostoli intendevo preparare tutte le anime.

Intendo riparare tutte le opere sante e l’amministra­zione dei sacramenti, soprattutto fatte dai sacerdoti con spirito di superbia, vuote di spirito divino e di disinteres­se. Ah, quante opere buone mi giungono più per farmi disonore che per darmi onore! Più per amareggiarmi che per compiacermi! Più per darmi morte che per darmi vi­ta! Queste sono le offese che più mi contristano. Ah, sì, figlia mia! Numera tutte le offese più intime che mi si fanno, e riparami con le mie stesse riparazioni; consola il mio cuore amareggiato”.

O mio afflitto Bene, faccio mia la tua vita ed insieme a te intendo ripararti tutte queste offese. Voglio entrare nei più intimi nascondigli del tuo cuore divino, e riparare col tuo stesso cuore le offese più intime e segrete che ricevi dai tuoi più cari. Voglio, o mio Gesù, seguirti in tutto, ed insieme con te voglio girare per tutte le anime che ti devono ricevere nell’Eucaristia, ed entrare nei loro cuori, ed insieme alle tue, metto le mie mani per purificarle. O Gesù, con queste tue lacrime ed acqua con cui lavasti i piedi degli apostoli, laviamo le anime che devo­no riceverti; purifichiamo i loro cuori, infiammiamoli, scuotiamone la polvere di cui sono imbrattati, affinché ricevendoti, tu possa trovare in loro le tue compiacenze anziché le tue amarezze.

Ma, affettuoso mio Bene, mentre stai tutto intento a lavare i piedi degli apostoli, ti guardo e vedo che un altro dolore trafigge il tuo Cuore Sacratissimo. Questi apostoli rappresentano tutti i futuri figli della Chiesa, e ciascuno di loro la serie di tutti i mali che nella Chiesa dovranno esistere, e quindi la serie di tutti i tuoi dolori. In chi le debolezze, in chi gl’inganni, in questo le ipocri­sie, in quello l’amore smodato agl’interessi, in San Pietro le mancanze dei propositi e tutte le offese dei capi della Chiesa, in San Giovanni le offese dei tuoi più fidi, in Giuda gli apostati con tutta la serie dei gravi mali che da questi si commettono. Il tuo cuore è soffocato dal do­lore e dall’amore, tanto che, non potendo reggere, ti soffermi ai piedi di ciascun apostolo e dai in pianto, e preghi e ripari ciascuna di queste offese, ed impetri per tutti il rimedio opportuno.

Mio Gesù, anch’io mi unisco a te; faccio mie le tue preghiere, le tue riparazioni e i tuoi rimedi opportuni per ciascun’anima. Voglio mescolare le mie lacrime alle tue, affinché tu mai sia solo, ma sempre mi abbia con te per dividere insieme le tue pene.

Ma mentre t’inoltri, dolce Amor mio, nel lavare i piedi degli apostoli, vedo che già sei ai piedi di Giuda. Ti sento il respiro affannoso. Vedo che non solo piangi, ma singhiozzi; e mentre lavi quei piedi, te li baci, te li stringi al cuore. E non potendo parlare con la voce perché soffocata dal pianto, lo guardi con quegli occhi gonfi di lacrime e gli dici col cuore:

“Figlio mio, deh, ti prego con le voci delle lacrime, non andare all’inferno! Dammi la tua anima, che prostrato ai tuoi piedi ti chiedo. Dì, che vuoi? Che pretendi? Tutto ti darò, purché non ti perda. Deh, risparmia questo dolore a me, tuo Dio!”.

E ritorni a stringerti quei piedi al tuo cuore; ma vedendo la durezza di Giuda, il tuo cuore è messo alle strette, il tuo amore ti soffoca e stai in atto di venire meno. Cuor mio e Vita mia, permettimi che ti sostenga fra le mie braccia. Capisco che questi sono i tuoi stratagem­mi amorosi che usi con ciascun peccatore ostinato.

Deh! Ti prego, Cuor mio, mentre ti compatisco e ti ri­paro le offese che ricevi dalle anime che si ostinano a non volersi convertire, giriamo insieme la terra e dove stanno peccatori ostinati, diamo loro le tue lacrime per ammollirli, i tuoi baci e le tue strette d’amore per incate­narli a te, in modo da non poterti sfuggire, e così rinfrancarti del dolore della perdita di Giuda.

[Istituzione della Santissima Eucaristia]

Mio Gesù, gioia e delizia mia, vedo che il tuo amore corre e rapidamente corre. Ti alzi, dolente come sei, e quasi corri all’altare dov’è preparato il pane e il vino per la consacrazione. Ti vedo, Cuor mio, che prendi un aspetto tutto nuovo e non mai visto. La tua divina perso­na prende un aspetto tenero, amoroso, affettuoso: i tuoi occhi sfolgorano luce più che se fossero soli; il tuo volto roseo è splendente, le tue labbra sorridenti e brucianti di amore; le tue mani creatrici si mettono in atteggiamento di creare. Ti vedo, Amor mio, tutto trasformato: la divinità pare come se traboccasse fuori dell’umanità.

Cuor mio e Vita mia, Gesù, questo tuo aspetto non mai visto chiama l’attenzione di tutti gli apostoli: sono presi da un dolce incanto e non osano neppure fiatare. La dolce Mamma corre in spirito ai piedi dell’altare a mirare i portenti del tuo amore. Gli angeli scendono dal cielo e si domandano tra loro: “Che c’è? Che c’è? Sono vere follie, veri eccessi: un Dio che crea, non il cielo o la terra, ma sé stesso. E dove? Dentro la materia vilissima di poco pane e poco vino!”.

Ma mentre sono tutti intorno a te, o Amore insaziabile, vedo che prendi il pane fra le mani, l’offri al Padre e sento la tua voce dolcissima che dice:

“Padre Santo, grazie ti sian rese, ché sempre esaudisci il Figlio tuo. Padre Santo, concorri meco. Tu, un giorno, mi mandasti dal cielo in terra ad incarnarmi nel seno della Mamma mia, per venire a salvare i nostri figli; ora permettimi che m’incarni in ciascun’ostia per continuare la loro salvezza ed essere vita di ciascuno dei miei figli. Vedi, o Padre: poche ore restano della mia vi­ta. Chi avrà cuore di lasciare i miei figli orfani e soli? Molti sono i loro nemici, le tenebre, le passioni, le debo­lezze cui vanno soggetti. Chi li aiuterà? Deh! Ti supplico che rimanga in ciascun’ostia, per essere vita di ognuno, e quindi mettere in fuga i nemici, ed essere loro luce, forza, aiuto in tutto. Altrimenti, dove andranno? Chi li aiuterà? Le nostre opere sono eterne, il mio amore è irresistibile; non posso, né voglio lasciare i miei figli”.

Il Padre s’intenerisce alla voce tenera ed affettuosa del Figlio. Scende dal cielo; è già sull’altare ed unito con lo Spirito Santo a concorrere col Figlio. E Gesù, con voce sonora e commovente, pronunzia le parole della consacrazione, e senza lasciare sé stesso, crea sé stesso in quel pane e vino.

Poi comunichi i tuoi apostoli; e credo che la nostra celeste Mamma non restò priva dal riceverti. Ah, Gesù! I cieli s’inchinano e tutti t’inviano un atto di adorazione nel tuo nuovo stato di profondo annichilimento.

Ma, o dolce Gesù, mentre il tuo amore resta contentato e soddisfatto non avendo altro che fare, vedo, o mio Bene, su questo altare, tutte le ostie consacrate che si perpetueranno sino alla fine dei secoli, ed in ciascuna ostia, schierata tutta la tua dolorosa passione, perché le creature, agli eccessi del tuo amore, ti preparano eccessi d’ingratitudine e di enormi delitti. Ed io, Cuore del mio cuore, voglio trovarmi sempre con te in ogni tabernaco­lo, in tutte le pissidi ed in ciascun’ostia consacrata che si troverà sino alla fine del mondo, ad emettere i miei atti di riparazione, a seconda delle offese che ricevi.

O Gesù, ti contemplo nell’Ostia santa e, come se ti vedessi nella tua adorabile persona, bacio la tua fronte maestosa ma, baciandoti, sento le punture delle tue spine. O mio Gesù, in quest’Ostia santa quante creature non ti risparmiano le spine! Esse si portano innanzi a te e, invece di mandarti l’omaggio dei loro buoni pensieri, ti mandano i loro pensieri cattivi, e tu di nuovo abbassi la testa come nella passione, e ricevi e tolleri le spine di questi pensieri cattivi. O mio amore, insieme con te, abbasso la testa anch’io, per dividere le tue pene. Metto tutti i miei pensieri nella tua mente per spingere fuori queste spine che tanto ti addolorano, ed ogni mio pensiero scorra in ogni tuo pensiero per farti l’atto di riparazione per ogni pensiero cattivo, e così consolare la tua mesta mente.

Gesù, mio Bene, bacio i tuoi begli occhi: ti vedo in questa Ostia santa con i tuoi occhi amorosi in atto di aspettare tutti quelli che si portano alla tua presenza, per guardarli con i tuoi sguardi d’amore e per avere il ricam­bio dei loro sguardi d’amore. Ma quanti vengono innanzi a te e, invece di guardare e cercare te, guardano cose che li distraggono e così privano te del gusto che provi nello scambio degli sguardi d’amore! Tu piangi; ed io, baciandoti, sento le mie labbra bagnate dalle tue lacrime. Mio Gesù, non piangere. Voglio mettere i miei occhi nei tuoi per dividere insieme queste tue pene e piangere con te; e volendo riparare tutti gli sguardi distratti delle creature, ti offro i miei sguardi sempre fissi in te.

Gesù, mio Amore, bacio le tue santissime orecchie. Già ti vedo intento ad ascoltare ciò che vogliono da te le creature, per consolarle. Ma queste invece, ti fanno giungere alle orecchie preghiere malamente recitate, piene di diffidenze, preghiere fatte per abito; ed il tuo udito in quest’Ostia santa è molestato più che nella tua stessa passione. O mio Gesù, voglio prendere tutte le ar­monie del cielo e metterle nelle tue orecchie per ripararti, e voglio mettere le mie orecchie nelle tue, non solo per dividere insieme queste pene, ma per stare sempre attenta a ciò che tu vuoi e soffri, per fare subito il mio atto continuo di riparazione e per consolarti.

Gesù, mia Vita, bacio il tuo santissimo volto. Lo vedo insanguinato, livido e gonfio. Le creature, o Gesù, vengono innanzi a quest’Ostia santa, e con le loro posizioni indecenti, e con i discorsi cattivi che fanno innanzi a te, invece di darti onore, esse ti danno schiaffi e sputi. E tu, come nella passione, in tutta pace e pazienza li ricevi e tutto sopporti. O Gesù, voglio mettere il mio volto non solo vicino al tuo, per carezzarti e baciarti mentre ricevi questi schiaffi e per toglierti gli sputi, ma nel tuo stesso volto per condividere queste pene. Inoltre intendo del mio essere, fare tanti minutissimi brani, per metterli innanzi a te come tante statue inginocchiate, che, genuflesse continuamente, ti riparino tutti i disonori che vengono fatti innanzi a te.

Gesù, mio Tutto, bacio la tua dolcissima bocca. Vedo che nello scendere nei cuori delle creature, il primo pog­gio che fai è sulla loro lingua. Oh, come ne resti amareggiato, trovando molte lingue mordaci, impure, cattive! Ah, ti senti come attossicare da queste lingue, e peg­gio quando scendi nei loro cuori! O Gesù, se fosse possibile, vorrei trovarmi nella bocca di ciascuna creatura, per addolcirti e per ripararti qualunque offesa che da esse ricevi.

Affaticato mio Bene, bacio il tuo santissimo collo. Ti vedo stanco, sfinito e tutto occupato nel tuo lavorio d’amore. Dimmi, che fai? E Gesù:

“Figlia mia, in quest’Ostia lavoro da mane a sera, for­mando continue catene d’amore, cosicché come le anime vengono da me, faccio loro trovare pronte le mie ca­tene d’amore per incatenarle al mio cuore. Ma sai tu che mi fanno esse? Molte hanno a male queste mie catene e a via di sforzi si svincolano, mettendole in frantumi, e siccome queste catene sono legate al mio cuore, io ne resto torturato e vado in delirio. Esse poi, nello spezzare le mie catene, mandano a vuoto il mio lavorio, cercando le catene delle creature, e questo lo fanno anche alla mia presenza, servendosi di me per raggiungere i loro intenti. Ciò mi addolora tanto, che mi dà febbre violenta da farmi venir meno e delirare”.

Quanto ti compatisco, o Gesù! Il tuo amore è messo alle strette. Deh, ti prego! Per rinfrancarti del tuo lavoro e per ripararti quando le tue catene amorose vengono messe in frantumi, di incatenare il mio cuore con tutte queste catene, per poterti dare per loro il mio ricambio d’amore.

Mio Gesù, Freccero divino, bacio il tuo petto. È tale e tanto il fuoco che in esso contieni che, per dare un po’ di sfogo alle tue fiamme (che troppo in alto si elevano), e volendo fare un po’ di sosta nel tuo lavoro, vuoi anche giocare in questo sacramento. Il tuo gioco è formare frecce, dardi, saette; cosicché come le creature vengono innanzi a te, ti metti a giocare con esse, tirando loro frecce d’amore che escono dal tuo petto per ferirle. Quando queste le ricevono, tu vai in festa e così il tuo gioco viene formato. Ma molti, o Gesù, te le respingono, mandandoti per ricambio frecce di freddezza, dardi di tiepidezza e saette d’ingratitudine, e tu ne resti così afflitto, che piangi, perché le creature fanno fallire il tuo gioco d’amore. O Gesù, ecco il mio petto pronto a ricevere non solo le tue frecce destinate per me, ma anche quelle che ti respingono gli altri; e così non falliranno più i tuoi giochi, e per contraccambio voglio ripararti le freddezze, le tiepidezze e le ingratitudini che ricevi.

O Gesù, bacio la tua mano sinistra, e intendo riparare tutti i tocchi illeciti o non santi fatti alla tua presenza; e ti prego, con questa mano, di tenermi sempre stretta al tuo cuore.

O Gesù, bacio la tua mano destra, e intendo riparare tutti i sacrilegi, specie le Messe malamente celebrate. Quante volte, Amor mio, tu sei costretto a scendere dal cielo nelle mani dei sacerdoti che, in virtù della potestà data loro, ti chiamano, ma trovi quelle mani piene di fango che scolano marciume. E sebbene senti la nausea di quelle mani, tuttavia il tuo amore ti costringe a rimanervi. Anzi in certi tuoi ministri c’è di peggio: in questi tu trovi i sacerdoti della tua passione che, con i loro enormi delitti e sacrilegi, rinnovano il deicidio. Mio Gesù, mi fa spavento solo a pensarlo: un’altra volta, come nella passione, tu te ne stai in quelle mani indegne, qua­le agnellino mansueto, aspettando di nuovo la tua morte. Oh, Gesù, quanto soffri, e quanto vorresti una mano amante per liberarti da quelle mani sanguinarie! Deh, ti prego! Quando ti trovi in queste mani, di farmi essere presente per ripararti. Voglio coprirti con la purità degli angeli e profumarti con le tue virtù, per attutire la puzza di quelle mani e offrirti il mio cuore per scampo e rifugio. Mentre starai in me, io ti pregherò per i sacerdoti, acciocché siano degni tuoi ministri e non mettano più in pericolo la tua vita sacramentale.

O Gesù, bacio il tuo piede sinistro, ed intendo ripararti per quelli che ti ricevono per abitudine e senza le dovute disposizioni.

O Gesù, bacio il tuo piede destro, e intendo riparare per quelli che ti ricevono per oltraggiarti. Deh, ti prego! Quando ardiranno di fare ciò, di rinnovare il miracolo che operasti quando Longino ti trapassò il cuore con la lancia: al flusso di quel sangue che, sgorgando, gli toccò gli occhi, tu lo convertisti e lo risanasti; così al tuo tocco sacramentale converti le offese in amore.

O Gesù, bacio il tuo cuore, centro dove si riversano tutte le offese; ed io intendo ripararti per tutto e per tutti, darti un contraccambio d’amore, e sempre insieme con te dividere le tue pene.

Deh, o celeste Freccero d’amore! Se qualche offesa sfugge alla mia riparazione, ti prego di imprigionarmi nel tuo cuore e nella tua Volontà, affinché nulla mi possa sfuggire. Pregherò la dolce Mamma che mi tenga sempre all’erta, ed insieme con lei ti ripareremo per tutto e per tutti; ti baceremo insieme, e facendoti riparo, ti allontaneremo le onde delle amarezze che purtroppo ricevi dalle creature. O Gesù, ricordati che anch’io sono una povera prigioniera. [1]È vero che le tue prigioni, essendo il piccolo spazio d’un’ostia, sono più strette della mia. Perciò rinchiudimi nel tuo cuore e, con le catene del tuo amore, non solo imprigionami, ma lega uno per uno i miei pensieri, gli affetti, i desideri, incatena le mie mani e i miei piedi al tuo cuore, perché io non abbia altre mani e altri piedi che i tuoi.

Sicché, Amor mio, il mio carcere sarà il tuo cuore; le mie catene, l’amore; i cancelli che mi impediranno di uscire menomamente dal tuo cuore, la tua Santissima Volontà; le tue fiamme saranno il mio cibo, il mio respiro, il mio tutto, e così non vedrò che fiamme, non toccherò che fuoco, che mi daranno vita e morte come quelli che subisci tu nell’Ostia, e così ti darò la mia vita. E mentre io resterò imprigionata in te, tu resterai sprigionato in me. Non è questo il tuo intento nel carcerarti nell’Ostia, per essere scarcerato dalle anime che ti ricevono, prendendo vita in loro?

Ed ora, in segno d’amore, benedicimi e dammi un bacio, mentre io ti abbraccio e resto in te.

O dolce Cuor mio, vedo che dopo che hai istituito il Santissimo Sacramento ed hai visto l’enorme ingratitudine e le offese delle creature agli eccessi del tuo amore, sebbene ne resti ferito ed amareggiato, pure non indietreggi, anzi vuoi tutto affogare nell’immensità del tuo amore.

Ti vedo, o Gesù, che amministri te stesso ai tuoi apostoli, e dopo soggiungi che, ciò che hai fatto tu, devono fare loro, dando loro la potestà di consacrare, e perciò li ordini sacerdoti ed istituisci altri sacramenti. Sicché, o Gesù, a tutto ci pensi, e tutto ripari: le prediche fatte ma­lamente; i sacramenti amministrati e ricevuti senza disposizione e perciò senza effetti; le vocazioni sbagliate dei sacerdoti da parte loro e da parte di chi li ordina, non usando tutti i mezzi per conoscere le vere vocazioni. Ah, niente ti sfugge, o Gesù! Ed io intendo seguirti e ripararti tutte queste offese.

Onde, dopo che hai dato adempimento a tutto, prendi i tuoi apostoli e ti incammini verso l’Orto di Getsemani, per dar principio alla tua dolorosa passione. Ti seguirò in tutto per tenerti fedele compagnia.

[1] Qui Luisa si riferisce a se stessa, ad una intera esistenza di sessantaquattro anni, passata in un letto circondato da una tendina, come in una prigione, soffrendo nel suo ufficio di vittima insieme con Gesù, e come Gesù nel tabernacolo. 

Riflessioni e Pratiche

Gesù è nascosto nell’Ostia per dare vita a tutti. Nel suo nascondimento abbraccia tutti i secoli e dà luce a tutti. Così noi, nascondendoci in lui, con le nostre preghiere e riparazioni daremo luce e vita a tutti, ed anche agli stessi eretici ed infedeli, perché Gesù non esclude nessuno.

Che fare in questo nascondimento? Per farci simili a Gesù Cristo dobbiamo nascondere tutto in lui, cioè pensieri, sguardi, parole, palpiti, affetti, desideri, passi ed opere, e fin le stesse preghiere nasconderle nelle preghiere di Gesù. E come l’amante Gesù nell’Eucaristia abbraccia tutti i secoli, così li abbracceremo insieme, e stretti a lui saremo pensiero di ogni mente, parola di ogni lingua, desiderio d’ogni cuore, passo d’ogni piede, opera d’ogni braccio. Così facendo storneremo dal cuor di Gesù il male che vorrebbero fargli tutte le creature, cercando di sostituire a tutto questo male, tutto il bene che ci sarà possibile fare, e in tal modo pressare Gesù a dare a tutte le anime salvezza, santità, amore.

La vita nostra, per corrispondere a quella di Gesù, de­v’essere tutta uniformata alla sua. L’anima deve, con l’intenzione, trovarsi in tutti i tabernacoli del mondo, per fargli continua compagnia e dargli sollievo e riparazione continua, e con questa intenzione fare tutte le azioni del­la giornata. Il primo tabernacolo è in noi, nel nostro cuore, bisogna quindi prestare grande attenzione a tutto ciò che il buon Gesù vuole fare in noi. Molte volte Gesù, stando nel nostro cuore, ci fa sentire il bisogno della preghiera. Ah! È Gesù che vuol pregare e ci vuole con lui, quasi immedesimandosi con la nostra voce, coi nostri affetti, con tutto il nostro cuore, per fare che la nostra preghiera sia una sola con la sua. E così, per fare onore alla preghiera di Gesù, staremo attenti a prestargli tutto il nostro essere, in modo che l’amante Gesù innalzi al cielo la sua preghiera, per parlare al Padre e per rinnovare nel mondo gli effetti della sua stessa preghiera.

Bisogna stare attenti a tutti i nostri moti interni, perché il buon Gesù ora ci fa soffrire, ora ci vuole alla preghiera, ora ci mette in uno stato d’animo, ora in un altro, per poter ripetere in noi la sua stessa vita.

Supponiamo che Gesù ci metta nell’occasione di eser­citare la pazienza. Egli riceve tali e tante offese dalle creature, che si sente spinto a mettere mano ai flagelli per colpire le creature, ed ecco che dà a noi l’occasione di esercitare la pazienza. E noi dobbiamo fargli onore, sopportando tutto con pace come lo sopporta Gesù, e la nostra pazienza gli strapperà di mano i flagelli che da lui attirano le altre creature, perché in noi egli eserciterà la stessa sua divina pazienza. E come della pazienza, così di tutte le altre virtù. L’amante Gesù, nel Sacramento, esercita tutte le virtù, e noi da lui attingeremo la fortezza, la mansuetudine, la pazienza, la tolleranza, l’umiltà, l’ubbidienza.

Il buon Gesù, dà a noi le sue carni in cibo, e noi per alimento gli daremo l’amore, la volontà, i desideri, i pensieri, gli affetti, così gareggeremo con l’amore di Gesù. Non faremo entrare nulla in noi che non sia lui, sicché tutto ciò che faremo, tutto deve servire per alimento al nostro amato Gesù. Il pensiero nostro deve ali­mentare il pensiero divino, cioè pensare che Gesù è nascosto in noi e vuole l’alimento del nostro pensiero, così pensando santamente alimentiamo il pensiero divino; la parola, i palpiti, gli affetti, i desideri, i passi, le opere, tutto deve servire per alimentare Gesù, e dobbiamo mettere l’intenzione di alimentare in Gesù tutte le creature.

O dolce Amor mio, tu in quest’ora transustanziasti te stesso nel pane e nel vino. Deh! Fa, o Gesù, che tutto ciò che dico e faccio, sia una continua consacrazione di te in me e nelle anime.

Dolce mia Vita, quando vieni in me, fa che ogni mio palpito, ogni desiderio, ogni affetto, pensiero, parola, possa sentire la potenza della consacrazione sacramentale, in modo che, consacrato tutto il mio piccolo essere, divenga tante Ostie per poter dare te alle anime.

O Gesù, dolce Amor mio, sia io la tua piccola Ostia per poter racchiudere in me, come Ostia vivente, tutto te stesso.

Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 5 Ora

Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

La prima ora di agonia nell’Orto di Getsemani

QUINTA ORA

dalle 9 alle 10 della notte


Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Quinta Ora, dalle 9 alle 10 della notte.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa’ che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.


Orazione preparatoria prima di ogni ora di agonia nell’Orto

O mio divino Redentore Gesù, deh! Conducimi con te, insieme ai tuoi tre cari apostoli, per assistere alla tua agonia nell’Orto degli Ulivi. Ammonita dal dolce rimprovero che tu facesti a Pietro e agli altri due dormienti discepoli, io voglio vegliare almeno un’ora con te nel Getsemani; voglio sentire almeno una trafittura del tuo cuore agonizzante, un alito del tuo affannoso respiro. Voglio fissare il mio sguardo sul tuo divin volto e contemplare come s’impallidisce, come si turba, come trambascia, come si curva fino alla polvere.

Già vedo, o penante mio Gesù, come la tua persona vacilla e cade, or da un lato, or dall’altro, come le tue amorose mani irrigidite s’intrecciano. Comincio a sentire i gemiti, le grida di amore e d’incomprensibile dolore che levi al cielo. O mio Gesù, agonizzante nel tetro Orto di Getsemani, fa’ scorrere su di me, in quest’ora che ti terrò compagnia, un rivolo, uno spruzzo di quell’adora­bilissimo sangue che scorre come torrenti da tutte le tue adorabili membra. Oh, lavacro preziosissimo del mio Sommo Bene che per me agonizza! Deh! Che io ti succhi, ti beva fino all’ultima stilla, e con te succhi e beva un sorso almeno dell’amaro calice del Diletto, e senta dentro di me le pene del suo divin cuore, anzi senta spezzarmi il cuore per il pentimento di aver offeso il mio Signore, che per me si riduce all’agonia di morte.

Ah, mio Gesù! Dammi grazia, dammi aiuto di penare, sospirare e piangere con te, almeno un’ora sola nell’Or­to degli Ulivi!

O Addolorata Madre Maria, fammi sentire la compassione del tuo trafitto cuore per Gesù agonizzante nel Getsemani. Così sia.


La prima ora di agonia nell’Orto di Getsemani

Mio afflitto Gesù, come da corrente elettrica mi sento attirata in quest’Orto. Comprendo che tu, calamita potente del mio ferito cuore, mi chiami; ed io corro, pensando tra me: Che sono queste attrattive d’amore che sento in me? Ah, forse il mio perseguitato Gesù si trova in stato di tale amarezza, che sente il bisogno della mia compagnia! Ed io volo.

Macché! Mi sento raccapricciare nell’entrare in que­st’Orto: l’oscurità della notte, l’intensità del freddo, il lento muoversi delle foglie, che, come flebili voci, annunziano pene, tristezze e morte per il mio addolorato Gesù. Il dolce scintillio delle stelle che, come occhi piangenti, sono tutte intente a guardare, e facendo eco alle lacrime di Gesù, rimproverano me delle mie ingratitudini. Ed io tremo, ed a tentoni lo vado cercando e lo chiamo: Gesù, dove sei? Mi attiri a te e non ti fai vedere? Mi chiami e ti nascondi?

Tutto è terrore, tutto è spavento e silenzio profondo. Ma faccio per tendere le orecchie, sento un respiro affannoso ed è proprio Gesù che trovo, ma che cambiamento funesto! Non è più il dolce Gesù della Cena Eucaristica, cui splendeva nel volto una bellezza smaglian­te e rapitrice, ma è triste, di una tristezza mortale da sfigurare la sua natia beltà. Già agonizza, e mi sento turbare pensando che forse non ascolterò più la sua voce perché pare che muoia. Perciò mi abbraccio ai suoi piedi, mi faccio più ardita, mi avvicino alle sue braccia, gli metto la mia mano alla fronte per sostenerlo, e sottovoce lo chiamo: “Gesù, Gesù”.

E lui, scosso dalla mia voce, mi guarda e mi dice:

“Figlia, sei qui? Ti stavo aspettando, ed era questa la tristezza che più mi opprimeva: il totale abbandono di tutti. Aspettavo te per farti essere spettatrice delle mie pene, e farti bere insieme con me il calice delle amarezze, che tra poco il mio Padre celeste mi manderà per mezzo dell’angelo. Lo sorseggeremo insieme, perché non sarà calice di conforto ma di amarezze intense, e sento il bisogno che qualche anima amante ne beva qualche goccia almeno. Perciò ti ho chiamata, perché tu l’accetti e divida con me le mie pene, e mi assicuri di non lasciarmi solo in tanto abbandono”.

Ah, sì, mio affannato Gesù, berremo insieme il calice delle tue amarezze, soffriremo le tue pene e non mi sposterò giammai dal tuo fianco!

Intanto l’afflitto Gesù, assicurato da me, entra in agonia mortale, soffre pene mai viste né intese. Ed io, non potendo reggere, e volendo compatirlo e sollevarlo, gli dico:

“Dimmi: Perché sei così mesto ed afflitto e solo in quest’Orto e in questa notte? È l’ultima notte della tua vita mortale: poche ore ti rimangono per dar principio alla tua passione. Qui credevo di trovare almeno la celeste Mamma, l’amante Maddalena, i fidi apostoli. Ed invece ti trovo solo ed in preda ad una mestizia che ti dà morte spietata senza farti morire. Oh! Mio Bene e mio Tutto, non mi rispondi? Parlami!”.

Ma pare che ti manchi la parola, tanta è la tristezza che ti opprime. Quel tuo sguardo, pieno di luce sì, ma afflitto ed indagatore, che pare che cerchi aiuto, il tuo volto pallido, le tue labbra riarse dall’amore, la tua divina persona, che da capo a piè trema tutta, il tuo cuore che forte forte batte, e quei battiti cercano anime e ti danno un affanno da sembrare che da un momento al­l’altro tu spiri, mi dicono che tu sei solo e perciò vuoi la mia compagnia.

Eccomi, o Gesù, tutta a te, insieme con te, anzi non mi dà il cuore di vederti gettato per terra. Ti prendo fra le mie braccia, ti stringo al mio cuore. Voglio numerare uno per uno i tuoi affanni, una per una le offese che ti si fanno avanti, per darti per tutto sollievo, per tutto riparazione, e per tutto darti almeno un compatimento.

Ma, o mio Gesù, mentre ti tengo fra le mie braccia, le tue sofferenze si accrescono. Sento, Vita mia, scorrere nelle tue vene un fuoco, e sento che il sangue ti bolle e vuole rompere le vene per uscire fuori. Dimmi, Amore mio, che hai? Non vedo flagelli, né spine, né chiodi, né croce. Eppure, poggiando la testa sul tuo cuore, sento che spine crudeli ti trafiggono la testa, che flagelli spietati non ti risparmiano alcuna particella dentro e fuori della tua divina persona, e che le tue mani sono paralizzate e contorte più che dai chiodi. Dimmi, dolce mio Bene, chi è che ha tanto potere anche nel tuo interno, che ti tormenta e ti fa subire tante morti per quanti tormenti ti dà?

Ah! Pare che Gesù benedetto schiuda le sue labbra fioche e moribonde e mi dica:

“Figlia mia, vuoi sapere chi è che mi tormenta più de­gli stessi carnefici, anzi, quelli sono nulla a paragone di questo? È l’amore eterno che, volendo il primato in tutto, mi sta facendo soffrire tutto insieme e nelle parti più intime, ciò che i carnefici mi faranno soffrire a poco a poco. Ah! Figlia mia, è l’amore che tutto prevale su di me ed in me: l’amore mi è chiodo, l’amore mi è flagello, l’amore mi è corona di spine, l’amore mi è tutto. L’amo­re è la mia passione perenne, mentre quella degli uomini è del tempo. Ah! Figlia mia, entra nel mio cuore, vieni a perderti nel mio amore, e solo nel mio amore comprenderai quanto ho sofferto e quanto ti ho amato, e imparerai ad amarmi ed a soffrire solo per amore”.

Mio Gesù, giacché tu mi chiami nel tuo cuore per far­mi vedere ciò che l’amore ti ha fatto soffrire, io vi entro. Ma mentre vi entro, vedo i portenti dell’amore, che non di spine materiali ti corona la testa, ma di spine di fuoco, che ti flagella non con flagelli di funi ma con flagelli di fuoco, che ti crocifigge con chiodi non di ferro ma di fuoco. Tutto è fuoco che penetra fin nelle ossa e nelle stesse midolla, e, distillando tutta la tua santissima umanità in fuoco, ti dà pene mortali, certo più della stessa passione, e prepara un bagno d’amore a tutte le anime che vorranno lavarsi da qualunque macchia ed acquistare il diritto di figlie dell’amore.

O Amore senza termine, io mi sento indietreggiare in­nanzi a tanta immensità d’amore, e vedo che, per poter entrare nell’amore e comprenderlo, dovrei essere tutta amore. O mio Gesù, non lo sono. Ma, giacché tu vuoi la mia compagnia e vuoi che entri in te, ti prego di farmi diventare tutta amore.

Perciò ti supplico di coronare la mia testa ed ogni mio pensiero con la corona dell’amore. Ti scongiuro, o Gesù, di flagellare col flagello dell’amore la mia anima, il mio corpo, le mie potenze, i miei sentimenti, i desideri, gli affetti, tutto, ed in tutto resti flagellata e suggellata dall’amore. Fa, o Amore interminabile, che non ci sia cosa in me che non prenda vita dall’amore.

O Gesù, centro di tutti gli amori, ti supplico d’in­chiodare le mie mani, i miei piedi coi chiodi dell’amore, affinché tutta inchiodata dall’amore, amore diventi, l’amore intenda, d’amore mi vesta, d’amore mi nutra. L’amore mi tenga tutta inchiodata in te, affinché nessuna cosa dentro e fuori di me abbia ardire di torcermi e distogliermi dall’amore, o Gesù.


Riflessioni e Pratiche

Gesù Cristo, in quest’ora, abbandonato dall’eterno suo Padre, soffrì tale incendio d’infuocato amore, da po­ter distruggere tutti i peccati anche immaginabili e possibili, da poter infiammare del suo amore tutte le creature anche di milioni e milioni di mondi, tutti i reprobi dell’inferno se non fossero eternamente ostinati nella loro pravità.

Entriamo in Gesù, e dopo esserci penetrati in tutto il suo interno, nelle sue più intime fibre, in quei palpiti di fuoco, nella sua intelligenza, che era come incendiata, prendiamo questo amore, e rivestiamoci dentro e fuori del fuoco che incendiava Gesù. Poi uscendo fuori da lui e riversandoci nella sua Volontà, vi troveremo tutte le creature. Diamo ad ognuna l’amore di Gesù, e, ritoccando i loro cuori, le loro menti con questo amore, cerchia­mo di trasformarle tutte in amore. E poi coi desideri, coi palpiti, coi pensieri di Gesù, formiamo Gesù nel cuore di ogni creatura.

Indi gli porteremo tutte le creature, che tengono Gesù nel proprio cuore, e le metteremo intorno a lui, dicendogli: “O Gesù, ti portiamo tutte le creature con altrettanti Gesù nel cuore per darti ristoro e conforto. Non abbiamo altri modi per poter dare ristoro al tuo amore, che portarti ogni creatura nel cuore”.

Ciò facendo, daremo i veri sollievi a Gesù, ché son tante le fiamme che lo bruciano che va ripetendo: “Son bruciato e non v’è chi prenda il mio amore. Deh! Datemi ristoro, prendete il mio amore e datemi amore”.

Per conformarci in tutto a Gesù, dobbiamo rientrare in noi stessi, applicando a noi queste riflessioni: In tutto ciò che facciamo, possiamo dire che è un continuo flusso di amore che corre tra noi e Dio? La nostra vita è un continuo flusso d’amore che riceviamo da Dio: se pensiamo è un flusso d’amore; se operiamo è un flusso d’amore; la parola è amore, il palpito è amore: tutto riceviamo da Dio. Ma tutte queste nostre azioni corrono verso Dio con amore? Gesù trova in noi il dolce incanto del suo amore che corre a lui, affinché, rapito da questo incanto, sovrabbondi con noi di più abbondante amore?

Se in tutto ciò che abbiamo fatto, non abbiamo messo l’intenzione di correre insieme nell’amore di Gesù, entreremo in noi stessi e gli chiederemo perdono di avergli fatto perdere il dolce incanto del suo amore verso di noi.

Ci facciamo lavorare dalle mani divine come si fece lavorare l’umanità di Gesù Cristo? Tutto ciò che succede in noi, che non sia il peccato, dobbiamo prenderlo come lavorio divino. Facendo il contrario, neghiamo la gloria al Padre, facciamo sfuggire la vita divina e perdiamo la santità. Tutto ciò che sentiamo in noi: ispirazioni, mortificazioni, grazie, non è altro che lavorio d’amore. E noi le prendiamo in quel modo da Dio voluto? Diamo la libertà di far lavorare Gesù? Oppure col prendere il tutto in senso umano e come cose indifferen­ti, respingiamo il lavorio divino, e lo costringiamo a pie­garsi le mani? Ci abbandoniamo nelle sue braccia come morti per ricevere tutti quei colpi che il Signore disporrà per la nostra santificazione?

Amor mio e mio tutto, il tuo amore m’inondi dappertutto e mi bruci tutto ciò che non è tuo, e fa’ che il mio corra sempre verso di te, per bruciare tutto ciò che possa contristare il tuo cuore.


Orazione di ringraziamento dopo ogni ora di agonia nell’Orto

Grazie ti rendo, o dolcissimo mio Signore, che ti sei degnato di tenermi in tua compagnia per un’ora almeno, nella tremenda tua agonia nell’Orto. Ahi, che troppo scarso conforto hai potuto trovare in me, o mio buon Gesù! Ma il tuo infinito amore e la sovrabbondante carità del pietoso tuo cuore, ti fanno trovare sollievo anche nel minimo atto di compassione che la creatura ti dimostra. Ah! Non mi uscirà più dalla mente la vista della tua adorabile persona tremante, abbattuta, affranta, umiliata nella polvere e tutta sparsa di sudore di sangue nel cupo orrore del Getsemani. Io ho provato, o Gesù, che lo stare con te penante, il sentire anche una stilla dell’ango­sciosa amarezza del tuo divin cuore è la sorte più grande che può aversi su questa terra.

O Gesù, generosamente rinunzio alle terrene e fallaci cose; voglio te solo, oppresso, penante, afflitto mio Signore. Dall’Orto al Calvario voglio farti sempre fedele e dolce compagnia.

O Gesù, fammi catturare con te, trascinare con te ai tribunali; fammi parte degli oltraggi, degli insulti, degli sputi, degli schiaffi con cui i tuoi nemici ti copriranno. Conducimi con te da Pilato ad Erode, da Erode a Pilato. Legami con te alla colonna e fammi sentire una parte dei tuoi flagelli; dammi alquanto delle tue spine, Gesù, che mi trafiggano. Fa’ che con te io sia condannata a morire crocifissa: tu come vittima di amore per me, ed io come tua vittima espiatrice per i miei peccati.

Dammi la sorte del Cireneo per seguirti al Calvario, e lì fa’ che con te io sia inchiodata sulla croce e con te ago­nizzi e muoia.

O Addolorata Madre, che mi hai dato aiuto per compassionare Gesù agonizzante nell’Orto, dammi aiuto per stare con te crocifissa sulla stessa croce di Gesù, e di sapergli offrire le più degne riparazioni coi meriti stessi della sua passione e morte di croce. Così sia.


Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa’ che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 6 Ora

Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

La seconda ora di agonia nell’Orto di Getsemani

SESTA ORA

dalle 10 alle 11 della notte


Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Sesta Ora, dalle 10 alle 11 della notte.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.


Orazione preparatoria prima di ogni ora di agonia nell’Orto

O mio divino Redentore Gesù, deh! Conducimi con te, insieme ai tuoi tre cari apostoli, per assistere alla tua agonia nell’Orto degli Ulivi. Ammonita dal dolce rimprovero che tu facesti a Pietro e agli altri due dormienti discepoli, io voglio vegliare almeno un’ora con te nel Getsemani; voglio sentire almeno una trafittura del tuo cuore agonizzante, un alito del tuo affannoso respiro. Voglio fissare il mio sguardo sul tuo divin volto e contemplare come s’impallidisce, come si turba, come trambascia, come si curva fino alla polvere.

Già vedo, o penante mio Gesù, come la tua persona vacilla e cade, or da un lato, or dall’altro, come le tue amorose mani irrigidite s’intrecciano. Comincio a sentire i gemiti, le grida di amore e d’incomprensibile dolore che levi al cielo. O mio Gesù, agonizzante nel tetro Orto di Getsemani, fa scorrere su di me, in quest’ora che ti terrò compagnia, un rivolo, uno spruzzo di quell’adora­bilissimo sangue che scorre come torrenti da tutte le tue adorabili membra. Oh, lavacro preziosissimo del mio Sommo Bene che per me agonizza! Deh! Che io ti succhi, ti beva fino all’ultima stilla, e con te succhi e beva un sorso almeno dell’amaro calice del Diletto, e senta dentro di me le pene del suo divin cuore, anzi senta spezzarmi il cuore per il pentimento di aver offeso il mio Signore, che per me si riduce all’agonia di morte.

Ah, mio Gesù! Dammi grazia, dammi aiuto di penare, sospirare e piangere con te, almeno un’ora sola nell’Or­to degli Ulivi!

O Addolorata Madre Maria, fammi sentire la compassione del tuo trafitto cuore per Gesù agonizzante nel Getsemani. Così sia.

La seconda ora di agonia nell’Orto di Getsemani

O mio dolce Gesù, è già passata un’ora che ti trovi in quest’Orto. L’amore ha preso il primato in tutto, facendoti soffrire tutto insieme ciò che i carnefici ti faranno soffrire in tutto il corso della tua amarissima passione, anzi supplisce e giunge a farti soffrire ciò che loro non possono farti, nelle parti più interne della tua divina persona.

O mio Gesù, già ti vedo vacillante nei passi, eppure vuoi camminare. Dimmi, o mio Bene, dove vuoi andare? Ah, ho capito! A trovare i tuoi amati discepoli. An­ch’io voglio accompagnarti, affinché, se tu vacilli, io ti sostenga.

Ma, o mio Gesù, un’altra amarezza per il tuo cuore: già essi dormono, e tu, sempre pietoso, li chiami, li svegli e con amore tutto paterno li ammonisci e raccomandi loro la veglia e la preghiera. E torni nell’Orto. Ma ti por­ti un’altra trafittura nel cuore. In quella trafittura vedo, o Amore mio, tutte le trafitture delle anime a te consacrate che, o per tentazione, o per stato d’animo, o per mancanza di mortificazione, invece di stringersi a te, di vegliare e pregare, si abbandonano a sé stesse, e sonnacchiose, invece di progredire nell’amore e nell’unione con te, indietreggiano. Quanto ti compatisco, o Amante appassionato! E ti riparo tutte le ingratitudini dei tuoi più fidi. Sono queste le offese che più contristano il tuo cuore adorabile, ed è tale e tanta l’amarezza che ti fanno andare in delirio.

Ma, o Amore senza confini, il tuo sangue che già bolle nelle vene, vince tutto e tutto dimentica. Ti vedo prostrato per terra e preghi, ti offri, ripari e per tutti cerchi di glorificare il Padre per le offese fatte a lui dalle creature. Anch’io, o mio Gesù, mi prostro con te, ed insieme con te intendo fare ciò che fai tu.

Ma, o Gesù, delizia del mio cuore, vedo che a turbe a turbe tutti i peccati, le nostre miserie, le nostre debolezze, i delitti più enormi, le ingratitudini più nere ti si fanno incontro, ti si gettano addosso, ti schiacciano, ti feriscono, ti mordono. E tu, che fai? Il sangue che ti bolle nelle vene fa fronte a tutte queste offese, rompe le vene ed a larghi rivi esce fuori, ti bagna tutto, scorre a terra, e dai sangue per offese, vita per morte. Ah, Amore, in che stato ti vedo ridotto! Già tu spiri! O mio Bene, dolce mia Vita, deh, non morire! Solleva la faccia da questa terra che hai bagnata col tuo santissimo sangue. Vieni fra le mie braccia. Fa che io muoia in vece tua.

Ma allora sento la voce tremola e moribonda del mio dolce Gesù, che dice:

“Padre, se è possibile, passi da me questo calice, però non la mia, ma la tua Volontà sia fatta”.

È già la seconda volta che sento ciò dal mio dolce Gesù! Ma che cosa mi fai intendere con questo “Padre, se è possibile, passi da me questo calice”? O Gesù, ti si fanno avanti tutte le ribellioni delle creature; quel Fiat Voluntas tua[1], che doveva essere la vita di ogni creatura, lo vedi respinto da quasi tutti, ed invece di trovare la vi­ta trovano la morte. E tu, volendo dar la vita a tutti e fare una solenne riparazione al Padre per le ribellioni delle creature, per ben tre volte ripeti:

“Padre, se è possibile passi da me questo calice, cioè, che le anime, sottraendosi alla nostra Volontà, vadano perdute. Questo calice per me è molto amaro, però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta”.

Ma mentre dici questo, è tale e tanta la tua amarezza che ti riduci agli estremi, agonizzi e stai in atto di dare l’ultimo anelito.

O mio Gesù, mio Bene, giacché sei nelle mie braccia, voglio anch’io unirmi a te; voglio ripararti e compatirti tutte le mancanze e i peccati che si fanno contro il tuo Santissimo Volere, ed insieme pregarti che in tutto io faccia sempre la tua Santissima Volontà. La tua Volontà sia il mio respiro, la mia aria; la tua Volontà sia il mio palpito, il mio cuore, il mio pensiero, la mia vita e la mia morte.

Ma, deh, non morire! Dove andrò senza di te? A chi mi rivolgerò? Chi mi darà più aiuto? Tutto finirà per me. Deh, non mi lasciare! Tienimi come vuoi, come più ti piace, ma tienimi con te, sempre con te. Non sia mai che anche per un istante resti separata da te. Lasciami piuttosto raddolcirti, ripararti e compatirti per tutti, perché vedo che tutti i peccati di qualunque specie siano, ti pesano sopra.

Perciò mio Amore, bacio la tua santissima testa. Ma che vedo? Tutti i pensieri cattivi. E tu senti ribrezzo per loro. Alla tua sacratissima testa ogni pensiero cattivo è una spina che ti punge acerbamente. Ah, non ha a che farci la corona di spine che i giudei ti metteranno! Quan­te corone di spine ti mettono sul capo adorabile i pensieri cattivi delle creature, tanto che il sangue ti gronda dappertutto, dalla fronte e dai capelli. Gesù, ti compatisco, e vorrei metterti altrettante corone di gloria. E per addolcirti ti offro tutte le intelligenze angeliche e la tua stessa intelligenza, per darti un compatimento e una riparazione per tutti.

O Gesù, bacio i tuoi occhi pietosi, e in essi vedo tutti gli sguardi cattivi delle creature, che fanno scorrere sul tuo volto lacrime di sangue. Ti compatisco, e vorrei raddolcire la tua vista col metterti davanti tutti i piaceri che si possono trovare in cielo ed in terra.

Gesù, mio Bene, bacio le tue santissime orecchie. Ma, che sento? Sento in esse l’eco delle bestemmie orrende, le grida di vendetta e di maldicenza. Non vi è voce che non risuoni nel tuo castissimo udito. Oh, Amore insaziabile, ti compatisco! E voglio consolarti col fare risuonare in esso tutte le armonie del cielo, la voce dolcissima della cara Mamma, gli infuocati accenti della Maddalena e di tutte le anime amanti!

Gesù, Vita mia, un bacio più fervido voglio stampare sul tuo volto, la cui bellezza non ha pari. Ah, questo è il volto innanzi al quale gli angeli non osano levare lo sguardo, poiché è tale e tanta la bellezza che li rapisce! Eppure le creature lo insozzano con sputi, lo percuotono con schiaffi e lo calpestano sotto i piedi. Amor mio, che ardire! Vorrei tanto gridare da metterle in fuga. Ti compatisco, e per riparare questi insulti vado dalla Triade Sacrosanta a chiedere il bacio del Padre e dello Spirito Santo, le inimitabili carezze delle loro mani creatrici. Vado pure dalla celeste Mamma, acciocché mi dia i suoi baci, le carezze delle sue mani materne, le sue adorazioni profonde. Vado poi da tutte le anime a te consacrate, e tutto ti offro per ripararti le offese che si fanno al tuo santissimo volto.

Dolce mio Bene, bacio la tua dolcissima bocca amareggiata da orribili bestemmie, dalla nausea delle ubriachezze e golosità, dai discorsi osceni, dalle preghiere malfatte, dagli insegnamenti cattivi, da tutto ciò che di male fa l’uomo con la lingua. Gesù, ti compatisco, e voglio addolcire la tua bocca coll’offrirti tutte le lodi ange­liche e il buon uso che si fa con la lingua da tanti cristia­ni.

Oppresso Amor mio, bacio il tuo collo, e lo vedo cari­co di funi e catene per gli attaccamenti e i peccati delle creature. Ti compatisco, e per sollevarti ti offro l’unione indissolubile delle Divine Persone. Ed io, fondendomi in questa unione, ti stendo le mie braccia e, formando dolce catena d’amore al tuo collo, voglio allontanarti le funi degli attaccamenti che quasi ti soffocano e, per consolarti, ti stringo forte al mio cuore.

Fortezza Divina, bacio le tue santissime spalle. Le ve­do lacerate e quasi a brani strappate le carni dagli scandali e dai cattivi esempi delle creature. Ti compatisco e, per sollevarti, ti offro i tuoi santissimi esempi, gli esempi della Regina Mamma e quelli di tutti i santi. Ed io, o mio Gesù, facendo scorrere i miei baci su ciascuna di queste piaghe, voglio racchiudervi le anime che a via di scandali ti sono state strappate dal tuo cuore, e così rinsaldare le carni della tua santissima umanità.

Mio affannato Gesù, bacio il tuo petto che vedo ferito dalle freddezze, tiepidezze, incorrispondenze ed ingrati­tudini delle creature. Ti compatisco e, per sollevarti, ti offro l’amore vicendevole del Padre e dello Spirito San­to, la corrispondenza perfetta delle Tre Divine Persone. Ed io, o mio Gesù, immergendomi nel tuo amore, voglio farti riparo per respingere i nuovi colpi che le creature ti lanciano coi loro peccati e, prendendo il tuo amore, voglio ferirle con questo, perché non ardiscano più offenderti, e voglio versarlo sul tuo petto per raddolcirti e risanarti.

Mio Gesù, bacio le tue mani creatrici. Vedo tutte le azioni cattive delle creature che, come altrettanti chiodi, trafiggono le tue santissime mani. Sicché non con tre chiodi, come sulla croce, tu resti trafitto, ma con tanti chiodi per quante opere cattive commettono le creature. Ti compatisco, e per darti sollievo ti offro tutte le opere sante, il coraggio dei martiri nel dare il sangue e la vita per amor tuo. Vorrei insomma, o Gesù mio, offrirti tutte le opere buone per toglierti i tanti chiodi delle opere cat­tive.

O Gesù, bacio i tuoi piedi santissimi, sempre instancabili nel cercare anime. In essi racchiudi tutti i passi delle creature, ma molte di queste te le senti sfuggire e tu vorresti afferrarle. Ad ogni loro passo cattivo ti senti mettere un chiodo, e tu vuoi servirti degli stessi loro chiodi per inchiodarle al tuo amore. Ed è tale e tanto il dolore che senti e lo sforzo che fai per inchiodarle al tuo amore, che tremi tutto. Mio Dio e mio Bene, ti compatisco; e per consolarti ti offro i passi dei buoni religiosi e di tutte le anime fedeli, che espongono la loro vita per salvare le anime.

O Gesù, bacio il tuo cuore. Tu continui ad agonizzare, non per quello che ti faranno soffrire i giudei, ma per il dolore che ti arrecano tutte le offese delle creature.

In queste ore tu vuoi dare il primato all’amore, il secondo posto a tutti i peccati, per i quali tu espii, ripari, glorifichi il Padre e plachi la divina giustizia, e il terzo ai giudei. Così mostri che la passione che ti faranno soffrire i giudei non sarà altro che la rappresentazione della doppia amarissima passione che ti fanno soffrire l’amo­re e il peccato. Ed è perciò che io vedo nel tuo cuore tut­to riconcentrato: la lancia dell’amore, la lancia del peccato, ed aspetti la terza, la lancia dei giudei. Ed il tuo cuore, soffocato dall’amore, soffre moti violenti, affetti impazienti di amore, desideri che ti consumano, palpiti infocati che vorrebbero dar vita ad ogni cuore. Ed è proprio qui, nel cuore, che senti tutto il dolore che ti arrecano le creature, le quali, con i loro desideri cattivi, affetti disordinati, palpiti profanati, invece di volere il tuo amore cercano altri amori.

Gesù, quanto soffri! Ti vedo venir meno, sommerso dalle onde delle nostre iniquità. Ti compatisco, e voglio raddolcire l’amarezza del tuo cuore triplicatamente trafitto, con l’offrirti le dolcezze eternali e l’amore dolcissimo della cara Mamma Maria e quello di tutti i tuoi veri amanti.

Ed ora, o mio Gesù, fa che da questo tuo cuore prenda vita il povero mio cuore, affinché non viva più che col solo tuo cuore. Ed in ogni offesa che riceverai, fa che io sia sempre pronta ad offrirti un sollievo, un conforto, una riparazione, un atto di amore non mai interrotto.

Riflessioni e Pratiche

Nella seconda ora del Getsemani, innanzi a Gesù si presentano tutti i peccati di tutti i tempi, passati, presenti e futuri, ed egli addossa sopra di sé tutti questi peccati, per dare al Padre la gloria completa. Gesù Cristo quindi espiò, pregò, e nel suo cuore provò tutti i nostri stati d’animo senza mai smettere la preghiera. E noi, in qualunque stato d’animo ci troviamo, freddi, duri, tentati, preghiamo sempre? Siamo noi costanti nella preghiera? Diamo a Gesù le pene dell’anima nostra come riparazio­ne e come sollievo per poterlo tutto ricopiare in noi, pensando che ogni stato d’animo è una pena di lui? Come pena di Gesù, dobbiamo metterla intorno a lui per compatirlo e sollevarlo, e se fosse possibile dobbiamo dirgli: Tu hai sofferto troppo, prendi riposo, soffriremo noi in vece tua.

Ci abbattiamo, oppure stiamo con coraggio ai piedi di Gesù, dandogli tutto ciò che soffriamo per fare che Gesù trovi in noi la sua stessa umanità? Cioè siamo noi di umanità a Gesù? L’umanità di Gesù, che faceva? Glorificava il Padre suo, espiava, impetrava la salvezza delle anime. E noi, in tutto ciò che facciamo, racchiudiamo in noi queste tre intenzioni di Gesù, in modo da poter dire che racchiudiamo in noi tutta l’umanità di Gesù Cristo?

Nelle nostre oscurità, mettiamo l’intenzione di far splendere negli altri la luce della verità? E quando preghiamo con fervore, mettiamo l’intenzione di sciogliere il ghiaccio di tanti cuori induriti nella colpa?

Mio Gesù, per compatirti e poterti sollevare dall’ab­battimento totale in cui ti trovi, m’innalzo fino al cielo e faccio mia la tua stessa divinità, e mettendola intorno a te, voglio allontanarti tutte le offese delle creature. Voglio offrirti la tua bellezza per allontanare da te la bruttezza del peccato; la tua santità per allontanare l’orrore di tutte quelle anime che ti fanno provare tanto ribrezzo, perché morte alla grazia; la tua pace per allontanare da te le discordie, le ribellioni e i turbamenti di tutte le creature; le tue armonie per rinfrancare l’udito tuo dalle onde di tante voci cattive. Mio Gesù, intendo offrirti tanti atti divini riparatori per quante offese ti assaltano, come se volessero darti morte, ed io coi tuoi stessi atti voglio darti vita. E poi, o mio Gesù, voglio gettare un’onda della tua divinità su tutte le creature, affinché, al tuo contatto divino, non più ardiscano offenderti. Così solo, o Gesù, potrò compatirti per tutte le offese che ricevi dalle creature.

O Gesù, dolce mia Vita, le mie preghiere e le mie pene s’innalzino sempre verso il cielo per far piovere su tutti la luce della grazia, e assorbire in me la tua stessa vita.


Orazione di ringraziamento dopo ogni ora di agonia nell’Orto

Grazie ti rendo, o dolcissimo mio Signore, che ti sei degnato di tenermi in tua compagnia per un’ora almeno, nella tremenda tua agonia nell’Orto. Ahi, che troppo scarso conforto hai potuto trovare in me, o mio buon Gesù! Ma il tuo infinito amore e la sovrabbondante carità del pietoso tuo cuore, ti fanno trovare sollievo anche nel minimo atto di compassione che la creatura ti dimostra. Ah! Non mi uscirà più dalla mente la vista della tua adorabile persona tremante, abbattuta, affranta, umiliata nella polvere e tutta sparsa di sudore di sangue nel cupo orrore del Getsemani. Io ho provato, o Gesù, che lo stare con te penante, il sentire anche una stilla dell’ango­sciosa amarezza del tuo divin cuore è la sorte più grande che può aversi su questa terra.

O Gesù, generosamente rinunzio alle terrene e fallaci cose; voglio te solo, oppresso, penante, afflitto mio Signore. Dall’Orto al Calvario voglio farti sempre fedele e dolce compagnia.

O Gesù, fammi catturare con te, trascinare con te ai tribunali; fammi parte degli oltraggi, degli insulti, degli sputi, degli schiaffi con cui i tuoi nemici ti copriranno. Conducimi con te da Pilato ad Erode, da Erode a Pilato. Legami con te alla colonna e fammi sentire una parte dei tuoi flagelli; dammi alquanto delle tue spine, Gesù, che mi trafiggano. Fa che con te io sia condannata a morire crocifissa: tu come vittima di amore per me, ed io come tua vittima espiatrice per i miei peccati.

Dammi la sorte del Cireneo per seguirti al Calvario, e lì fa che con te io sia inchiodata sulla croce e con te ago­nizzi e muoia.

O Addolorata Madre, che mi hai dato aiuto per compassionare Gesù agonizzante nell’Orto, dammi aiuto per stare con te crocifissa sulla stessa croce di Gesù, e di sapergli offrire le più degne riparazioni coi meriti stessi della sua passione e morte di croce. Così sia.


Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 7 Ora

Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

La terza ora di agonia nell’Orto di Getsemani

SETTIMA ORA

dalle 11 alla mezzanotte


Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Settima Ora, dalle 11 alla mezzanotte.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.


Orazione preparatoria prima di ogni ora di agonia nell’Orto

O mio divino Redentore Gesù, deh! Conducimi con te, insieme ai tuoi tre cari apostoli, per assistere alla tua agonia nell’Orto degli Ulivi. Ammonita dal dolce rimprovero che tu facesti a Pietro e agli altri due dormienti discepoli, io voglio vegliare almeno un’ora con te nel Getsemani; voglio sentire almeno una trafittura del tuo cuore agonizzante, un alito del tuo affannoso respiro. Voglio fissare il mio sguardo sul tuo divin volto e contemplare come s’impallidisce, come si turba, come trambascia, come si curva fino alla polvere.

Già vedo, o penante mio Gesù, come la tua persona vacilla e cade, or da un lato, or dall’altro, come le tue amorose mani irrigidite s’intrecciano. Comincio a sentire i gemiti, le grida di amore e d’incomprensibile dolore che levi al cielo. O mio Gesù, agonizzante nel tetro Orto di Getsemani, fa scorrere su di me, in quest’ora che ti terrò compagnia, un rivolo, uno spruzzo di quell’adora­bilissimo sangue che scorre come torrenti da tutte le tue adorabili membra. Oh, lavacro preziosissimo del mio Sommo Bene che per me agonizza! Deh! Che io ti succhi, ti beva fino all’ultima stilla, e con te succhi e beva un sorso almeno dell’amaro calice del Diletto, e senta dentro di me le pene del suo divin cuore, anzi senta spezzarmi il cuore per il pentimento di aver offeso il mio Signore, che per me si riduce all’agonia di morte.

Ah, mio Gesù! Dammi grazia, dammi aiuto di penare, sospirare e piangere con te, almeno un’ora sola nell’Or­to degli Ulivi!

O Addolorata Madre Maria, fammi sentire la compassione del tuo trafitto cuore per Gesù agonizzante nel Getsemani. Così sia.

La terza ora di agonia nell’Orto di Getsemani

Dolce mio bene, il cuore più non mi regge: ti guardo e vedo che continui ad agonizzare. Il sangue a rivi ti scorre da tutto il corpo ed in tanta copia che, non reggendo più in piedi, ne sei caduto in un lago. O mio Amore, mi si spezza il cuore nel vederti sì debole e sfinito! Il tuo adorabile volto e le tue mani creatrici poggiano in terra e s’imbrattano di sangue. Parmi che ai fiumi di iniquità che le creature ti mandano, tu voglia dare fiumi di sangue per fare che queste colpe restino affogate in esso, e così con esso dare a ciascuno il rescritto del tuo perdono. Ma, deh, o mio Gesù, sollevati! È troppo ciò che soffri! Basti fin qui al tuo amore. E mentre pare che il mio amabile Gesù muoia nel proprio sangue, l’amore gli dà nuova vita. Lo vedo muoversi stentatamente, si alza e, così intriso di sangue e di fango, par che voglia camminare, e, non avendo forza, a stento si trascina.

Dolce mia Vita, lascia che ti porti fra le mie braccia. Vai forse dai cari discepoli? Ma quale non è il dolore del tuo adorabile cuore nel trovarli di nuovo addormentati! E tu, con voce tremula e fioca li chiami:

“Figli miei, non dormite. L’ora è vicina. Non vedete come mi sono ridotto? Deh, aiutatemi, non mi abbandonate in queste ore estreme!”.

E quasi vacillante, stai per cadere vicino a loro, mentre Giovanni stende le braccia per sorreggerti. Sei tanto irriconoscibile che, se non fosse stato per la soavità e dolcezza della tua voce, non ti avrebbero riconosciuto. Poi, raccomandando loro la veglia e la preghiera, ritorni nell’orto, ma con una seconda trafittura nel cuore. In questa trafittura vedo, mio Bene, tutte le colpe di quelle anime che, nonostante le manifestazioni dei tuoi favori in doni, baci e carezze, nelle notti della prova, dimenticando il tuo amore e i tuoi doni, sono rimaste come assopite ed assonnate, perdendo così lo spirito di continua preghiera e di veglia.

Mio Gesù, è pur vero che dopo aver visto te, dopo aver gustato i tuoi doni, rimanerne privi e resistere, ci vuol gran forza. Solo un miracolo può far che tali anime reggano alla prova. Perciò, mentre ti compatisco per queste anime, le cui negligenze, leggerezze e offese sono le più amare al tuo cuore, ti prego che, qualora esse giungessero a dare un solo passo che possa menomamente dispiacerti, tu le circondi di tanta grazia, da arrestarle, perché non perdano lo spirito di continua preghiera.

Mio dolce Gesù, mentre ritorni nell’orto, pare che tu non ne possa più: alzi al cielo la faccia intrisa di sangue e di terra, e ripeti la terza volta:

“Padre, se è possibile, passi da me questo calice. Padre Santo, aiutami! Ho bisogno di conforto. È vero che per le colpe addossatemi sono nauseante, ributtante, l’ultimo fra gli uomini innanzi alla tua maestà infinita. La tua giustizia è sdegnata verso di me. Ma guardami, o Padre, son sempre tuo Figlio, che formo una sola cosa con te. Deh, aiuto, pietà, o Padre! Non mi lasciare senza conforto!”.

Poi mi pare di sentire, o dolce mio Bene, che chiami in aiuto la cara Mamma:

“Dolce Mamma, stringimi fra le tue braccia come mi stringevi bambino. Dammi quel latte che succhiai da te, per ristorarmi e raddolcire le amarezze della mia agonia. Dammi il tuo cuore, che formava tutto il mio contento. Mamma mia, Maddalena, cari apostoli, voi tutti che mi amate, aiutatemi, confortatemi, non mi lasciate solo in questi momenti estremi. Fate tutti corona a me d’intor­no, datemi per conforto la vostra compagnia, il vostro amore!”.

Gesù, Amore mio, chi può resistere nel vederti in questi estremi? Qual cuore sarà mai sì duro, che non si spezzi nel vederti così affogato nel sangue? Chi non ver­serà a torrenti lacrime amare nel sentire gli accenti tuoi dolorosi che cercano aiuto e conforto? Mio Gesù, conso­lati: già vedo il Padre che ti spedisce un angelo per conforto ed aiuto, onde uscire da questo stato di agonia e poterti dare in mano ai giudei. E mentre starai con l’an­gelo, io girerò cielo e terra. Tu mi permetterai di prendere questo sangue che hai versato, affinché possa darlo a tutti gli uomini come pegno della salvezza di ciascuno, e portarti per conforto ed in ricambio i loro affetti, palpiti, pensieri, passi ed opere.

Celeste Mamma mia, vengo da te per andare insieme da tutte le anime, dando loro il sangue di Gesù. Dolce Mamma, Gesù vuol conforto, e il maggior conforto che gli possiamo dare è portargli anime. Maddalena, accompagnaci. Angeli tutti, venite a vedere come è ridotto Gesù. Egli vuole da tutti conforto, ed è tale e tanto l’abbat­timento in cui si trova, che non rifiuta nessuno.

Mio Gesù, mentre bevi il calice pieno d’intense amarezze che il celeste Padre ti ha mandato, sento che più sospiri, gemi, deliri, e con voce soffocata dici:

“Anime, anime, venite, sollevatemi. Prendete posto nella mia umanità: vi voglio, vi sospiro. Deh, non siate sorde alle mie voci, non rendete vani i miei desideri ardenti, il mio sangue, il mio amore, le mie pene! Venite, anime, venite!”.

Delirante Gesù, ogni tuo gemito e sospiro è una ferita al mio cuore che non mi dà pace, per cui faccio mio il tuo sangue, il tuo Volere, l’ardente tuo zelo, il tuo amore e, girando cielo e terra, voglio andare per tutte le anime per dar loro il tuo sangue come pegno della loro salvezza, e portarle a te per calmare le tue smanie, i tuoi deliri e raddolcire le amarezze della tua agonia. E mentre ciò farò, tu accompagnami col tuo sguardo.

Mamma mia, vengo da te, perché Gesù vuole anime, vuol conforto. Dunque, dammi la tua mano materna e giriamo insieme per tutto il mondo in cerca di anime. Racchiudiamo nel suo sangue gli affetti, i desideri, i pensieri, le opere, i passi di tutte le creature, e gettiamo nelle loro anime le fiamme del suo cuore, affinché si arrendano. E così chiuse nel suo sangue e trasformate nel­le sue fiamme, le condurremo intorno a Gesù, per raddolcire le pene della sua amarissima agonia.

Angelo mio custode, precedici tu, va’ disponendo le anime che devono ricevere questo sangue, affinché nessuna goccia resti senza il suo copioso effetto.

Mamma mia, presto, giriamo! Vedo lo sguardo di Gesù che ci segue, sento i suoi singhiozzi ripetuti che ci spingono ad affrettare il nostro compito.

Ed ecco, o Mamma, ai primi passi già siamo alle por­te delle case dove giacciono gli infermi. Quante membra straziate! Quanti, sotto l’atrocità degli spasimi, prorompono in bestemmie e tentano togliersi la vita! Altri sono abbandonati da tutti e non hanno chi presti loro una parola di conforto, i più necessari soccorsi, e perciò maggiormente imprecano e si disperano.

Ah, Mamma! Sento i singhiozzi di Gesù che si vede ricambiate in offese le sue più care predilezioni d’amore che fan patire le anime per renderle simili a Sé. Deh! Diamo loro il suo sangue, affinché somministri ad esse gli aiuti necessari e con la sua luce faccia comprendere il bene che c’è nel patire e la somiglianza che acquistano di Gesù.

E tu, Mamma mia, mettiti vicino a loro e, come madre affettuosa, tocca con le tue mani materne le loro membra addolorate, lenisci i loro dolori, prendile fra le tue braccia, e dal tuo cuore versa torrenti di grazie su tutte le loro pene. Fa compagnia agli abbandonati, consola gli afflitti, a chi manca di mezzi necessari disponi tu anime generose per soccorrerli; a chi si trova sotto l’atrocità degli spasimi impetra tregua e riposo, onde, rinfrancati, possano con più pazienza sopportare quanto Gesù dispone per loro.

Giriamo ancora ed entriamo nelle stanze dei moribon­di. Mamma mia, che terrore! Quante anime stanno per cadere nell’inferno! Quanti, dopo una vita di peccato, vogliono dare l’ultimo dolore a quel cuore ripetutamente trafitto, coronando l’ultimo anelito con un atto di disperazione! Molti demoni stanno intorno ad essi, gettando nei loro cuori terrore e spavento dei divini giudizi, e così dar l’ultimo assalto per condurli all’inferno. Vorrebbero sprigionare le fiamme infernali per avvolgerli in esse e così non dar luogo alla speranza. Altri, allacciati dai vin­coli della terra, non sanno rassegnarsi a dare l’ultimo passo.

Deh, o Mamma, i momenti sono estremi, essi hanno molto bisogno di aiuto! Non vedi come tremano, come si dibattono tra gli spasimi dell’agonia, come chiedono aiuto e pietà? Già la terra è sparita per loro. Mamma Santa, metti la tua mano materna sulla loro gelida fronte, accogli tu gli ultimi loro aneliti, diamo a ciascun moribondo il sangue di Gesù, e così mettendo in fuga i demoni, li disponga tutti a ricevere gli ultimi sacramenti e ad una buona e santa morte. Per conforto diamo loro le agonie di Gesù, i suoi baci, le sue lacrime, le sue piaghe; rompiamo i lacci che li tengono avvinti, facciamo sentire a tutti la parola del perdono e gettiamo tale fiducia nel cuore, da farli slanciare nelle braccia di Gesù. Gesù, quando li giudicherà, li troverà coperti col suo sangue, abbandonati nelle sue braccia e a tutti darà il suo perdono.

Giriamo ancora, o Mamma. Il tuo sguardo materno guardi con amore la terra e si muova a compassione di tante povere creature che hanno bisogno di questo sangue. Mamma mia, mi sento spingere dallo sguardo inda­gatore di Gesù a correre perché vuole anime; sento i suoi gemiti nel fondo del mio cuore che mi ripetono:

“Figlia mia, aiutami, dammi le anime!”.

Ma vedi, o Mamma, come la terra è piena di anime che stanno per cadere nel peccato, e Gesù erompe in pianto nel vedere il suo sangue subire nuove profanazioni. Ci vorrebbe un miracolo che ne impedisse la caduta. Perciò diamo loro il sangue di Gesù onde trovino in esso la forza e la grazia per non cadere nel peccato.

Un altro passo ancora, o Mamma, ed ecco anime già cadute nella colpa, le quali vorrebbero una mano per rialzarsi. Gesù le ama, ma le guarda inorridito perché infangate, e la sua agonia si fa più intensa. Diamo loro il sangue di Gesù, onde trovino la mano che le rialzi. Vedi, o Mamma, sono anime che hanno bisogno di questo sangue, anime morte alla grazia. Oh, com’è deplorevole il loro stato! Il cielo le guarda e piange con dolore, la terra le mira con ribrezzo, tutti gli elementi son contro di loro e le vorrebbero distruggere, perché nemiche del Creatore. Deh, o Mamma, il sangue di Gesù contiene la vita! Diamolo adunque, affinché al tocco di esso, queste anime risorgano e risorgano più belle da far sorridere tutto il cielo e tutta la terra.

Giriamo ancora, o Mamma. Vedi, ci sono anime che portano l’impronta della perdizione, anime che peccano e fuggono da Gesù, che l’offendono e disperano del suo perdono. Sono queste i nuovi Giuda sparsi sulla terra e che trafiggono quel cuore tanto amareggiato. Diamo loro il sangue di Gesù, affinché questo sangue cancelli l’impronta della perdizione e vi imprima quella della salvezza, vi getti nei loro cuori tale fiducia e amore dopo la colpa, da farle correre ai piedi di Gesù e stringersi a quei piedi divini, per non distaccarsene mai più.

Vedi, o Mamma, vi sono anime che corrono all’im­pazzata verso la perdizione e non vi è chi arresti la loro corsa. Deh! Mettiamo questo sangue avanti ai loro piedi, affinché al tocco e alla luce di esso, alle sue voci supplichevoli che le vuol salve, possano indietreggiare e mettersi sulla via della salvezza.

Continuiamo, o Mamma, a girare. Vedi, vi sono anime buone, anime innocenti in cui Gesù trova le sue compiacenze ed il riposo nella creazione, ma le creature stanno intorno a loro con tante insidie e scandali, per strappare questa innocenza e cambiare le compiacenze ed il riposo di Gesù in pianto e amarezze, come se non avessero altra mira se non quella di dare continui dolori a quel cuore divino. Suggelliamo e circondiamo dunque la loro innocenza col sangue di Gesù come un muro di difesa, affinché non entri in esse la colpa. Con esso met­ti in fuga chi vorrebbe contaminarle e conservale illibate e pure, affinché Gesù trovi il suo riposo nella creazione e tutte le sue compiacenze, e per amor loro si muova a pietà di tante altre povere creature. Mamma mia, mettia­mo queste anime nel sangue di Gesù, leghiamole e rileghiamole col santo Voler di Dio, portiamole nelle sue braccia e, con le dolci catene del suo amore, leghiamole al suo cuore per raddolcire le amarezze della sua mortale agonia.

Ma senti, o Mamma, questo sangue grida e vuole altre anime ancora. Corriamo insieme, e portiamoci nelle regioni degli eretici e degli infedeli. Quanto dolore non sente Gesù in queste regioni! Egli, che è vita di tutti, non ha in contraccambio neppure un piccolo atto d’amo­re, non è conosciuto dalle sue stesse creature. Deh! O Mamma, diamo loro questo sangue, affinché fughi le tenebre dell’ignoranza e dell’eresia, faccia comprendere che hanno un’anima ed apra ad esse il cielo. Poi mettia­mole tutte nel sangue di Gesù, conduciamole intorno a lui come tanti figli orfani ed esiliati che trovano il loro Padre, e così Gesù si sentirà confortato nella sua amarissima agonia.

Ma Gesù sembra che non sia ancora contento, perché vuole altre anime ancora. Le anime moribonde di queste regioni se le sente strappare dalle sue braccia per andare a cadere nell’inferno. Già queste anime stanno per spirare e precipitare nell’abisso; nessuno è vicino a loro per salvarle; il tempo manca, i momenti sono estremi, si perderanno certo! No, Mamma, questo sangue non sarà sparso inutilmente per esse! Perciò voliamo subito da loro, versiamo il sangue di Gesù sul loro capo onde serva loro da battesimo ed infonda in esse fede, speranza ed amore. Mettiti, o Mamma, vicino a loro, supplisci a tut­to quello che loro manca. Anzi fatti vedere: sul tuo volto splende la bellezza di Gesù, i tuoi modi sono tutti simili ai suoi, e così, vedendo te, con certezza potranno conoscere Gesù. Poi stringile al tuo cuore materno, infondi in esse la vita di Gesù che tu possiedi, dì che come loro madre le vuoi felici per sempre con te in cielo e così, mentre spirano, ricevile nelle tue braccia e fa che dalle tue passino in quelle di Gesù. E se Gesù, secondo i diritti di giustizia, mostrerà di non volerle ricevere, ricordagli l’amore con cui te le affidò sotto la croce, reclama i tuoi diritti di madre, così che al tuo amore ed alle tue preghiere, egli non saprà resistere, e, mentre contenterà il tuo cuore, contenterà anche i suoi ardenti desideri.

Ed ora, o Mamma, prendiamo questo sangue e diamo­lo a tutti: agli afflitti, perché ne ricevano conforto; ai po­veri, perché soffrano rassegnati la loro povertà; ai ten­tati, perché ottengano la vittoria; agli increduli, perché trionfi in loro la virtù della fede; ai bestemmiatori, perché cambino le bestemmie in benedizioni; ai sacerdoti, acciocché comprendano la loro missione e siano degni ministri di Gesù. Con questo sangue tocca le loro labbra, affinché non dicano parole che non siano di gloria a Dio, tocca i loro piedi, affinché li mettano in volo per andare in cerca di anime da condurre a Gesù.

Diamo questo sangue ai reggitori dei popoli, perché siano uniti fra loro e sentano mitezza ed amore verso i propri sudditi.

Voliamo ora nel purgatorio e diamolo anche alle anime purganti, perché esse tanto piangono, e reclamano questo sangue per la loro liberazione. Non senti, o Mamma, i loro gemiti, le smanie d’amore, le torture, come continuamente si sentono attratte verso il Sommo Bene? Vedi come Gesù stesso vuole purgarle più subito per averle a sé: le attira col suo amore, ed esse ne contraccambiano con continui slanci verso di lui. E mentre si trovano alla sua presenza, non potendo ancora sostenere la purità dello sguardo divino, sono costrette ad indietreggiare ed a piombare di nuovo nelle fiamme.

Mamma mia, scendiamo in questo carcere profondo e, versando su di esse questo sangue, portiamo loro la luce, quietiamo le loro smanie d’amore, smorziamo il fuoco che le brucia, purifichiamo le loro macchie, e così, libere da ogni pena, voleranno tra le braccia del Som­mo Bene. Diamo questo sangue alle anime più abbandonate, affinché trovino in esso tutti i suffragi che le creature negano loro. A tutte, o Mamma, diamo questo sangue, né priviamone nessuna, affinché tutte in virtù di esso trovino sollievo e liberazione. Fa da regina in queste regioni di pianto e di lamenti, stendi le tue mani ma­terne, e ad una ad una mettile fuori da queste fiamme ardenti, e fa che tutte prendano il volo verso il cielo.

Ed ora facciamo anche noi un volo verso il cielo. Mettiamoci alle porte eternali e permetti, o Mamma, che dia anche a te questo sangue per tua gloria maggiore. Questo sangue ti inondi di nuova luce e di nuovi contenti, e fa che questa luce scenda a pro di tutte le creature, per dare a tutti grazie di salvezza.

Mamma mia, dà anche a me questo sangue. Tu conosci quanto ne ho bisogno. Con le tue stesse mani materne ritoccami tutta con questo sangue e, ritoccandomi, purifica le mie macchie, sana le mie piaghe, arricchisci la mia povertà. Fa che questo sangue circoli nelle mie vene e mi ridoni tutta la vita di Gesù, scenda nel mio cuore e me lo trasformi nel cuore stesso di lui, mi abbel­lisca tanto che Gesù possa trovare tutti i suoi contenti in me.

Infine, o Mamma, entriamo nelle regioni celesti e diamo questo sangue a tutti i santi, a tutti gli angeli, affinché possano ricevere gloria maggiore, prorompere in ringraziamenti a Gesù e pregare per noi, onde in virtù di questo sangue li possiamo raggiungere.

E dopo aver dato a tutti questo sangue, portiamoci di nuovo da Gesù. Angeli, santi, venite con noi. Ah, lui sospira le anime! Vuol farle rientrare tutte nella sua umanità per dare a tutte i frutti del suo sangue. Mettiamole intorno a lui e si sentirà ritornare la vita e ricompensare dell’amarissima agonia che ha patito.

Ed ora, Mamma Santa, chiamiamo tutti gli elementi a fargli compagnia, affinché anche loro diano onore a Gesù.

O luce del sole, vieni a diradare le tenebre di questa notte per dare conforto a Gesù. O stelle, coi vostri tremuli raggi, scendete giù dal cielo, venite a dar conforto a Gesù. Fiori della terra, venite con i vostri profumi; uccelli, venite coi vostri gorgheggi; elementi tutti della terra, venite a confortare Gesù. Vieni, o mare, a rinfrescare e a lavare Gesù. Egli è il nostro Creatore, la nostra vita, il nostro tutto. Venite tutti a confortarlo, a prestargli omaggio come a nostro sovrano Signore. Ma, ahi, ché Gesù non cerca luce, stelle, fiori, uccelli. Egli vuole ani­me, anime!

Ecco, o dolce mio Bene, tutti insieme con te: ti è vicina la cara Mamma, riposati pure fra le sue braccia, ne avrà conforto anch’essa, stringendoti al seno, perché molta parte ha preso alla tua dolorosa agonia. È qui anche Maddalena, è qui Maria e tutte le anime amanti di tutti i secoli. Deh! O Gesù, accettale, e dì a tutte una parola di perdono e di amore, nel tuo amore legale tutte, affinché nessun’anima più ti sfugga.

Ma, ahi! A me sembra che tu dica:

“O figlia, quante anime a forza mi sfuggono e piombano nell’eterna rovina! Come potrà dunque calmarsi il mio dolore se un’anima sola io amo tanto, quanto amo tutte le anime insieme?”.

Agonizzante Gesù, pare che stia per spegnersi la tua vita: già sento il rantolo dell’agonia, i tuoi begli occhi sono eclissati dalla vicina morte, tutte le tue membra so­no abbandonate e spesso parmi che non più respiri. Mi sento scoppiare il cuore dal dolore. Ti abbraccio e ti sen­to gelido, ti scuoto e non dai segno di vita. Gesù, sei morto? Afflitta Mamma, angeli del cielo, venite a piangere Gesù e non permettete che io continui a vivere senza di lui, che già non posso. Me lo stringo più forte e sento che dà un altro respiro, e poi di nuovo non dà segni di vita. Lo chiamo: “Gesù, Gesù, Vita mia, non morire!”.

Ma già sento lo strepito dei tuoi nemici che vengono a prenderti. Chi ti difenderà nello stato in cui ti trovi?

E lui, scosso, pare che risorge da morte a vita, mi guarda e mi dice:

“Figlia, sei qui? Sei stata dunque spettatrice delle mie pene e delle tante morti che ho subito. Or sappi, o figlia, che in queste tre ore d’amarissima agonia nell’orto, ho racchiuso in me tutte le vite delle creature, ed ho soffer­to tutte le loro pene e la stessa loro morte, dando a ciascuna la mia stessa vita. Le mie agonie sosterranno le loro, le mie amarezze e la mia morte si cambieranno per loro in fonte di dolcezza e di vita. Quanto mi costano le anime! Ne fossi almeno contraccambiato! Tu hai visto che mentre morivo, ritornavo a respirare: erano le morti delle creature che sentivo in me”.

Mio affannato Gesù, giacché hai voluto racchiudere in te anche la mia vita e quindi anche la mia morte, ti prego, per questa tua amarissima agonia, di venirmi ad assistere nel punto della mia morte. Io ti ho dato il mio cuore per rifugio e riposo, le mie braccia per sostenerti e tutto il mio essere a tua disposizione, ed, oh, quanto vo­lentieri mi darei nelle mani dei tuoi nemici per poter morire io in vece tua!

Vieni, o Vita del mio cuore, in quel punto a ridarmi ciò che ti ho dato: la tua compagnia, il tuo cuore per let­to e riposo, le tue braccia per sostegno, il tuo respiro affannoso per alleviare i miei affanni, in modo che io, respirando, respirerò per mezzo del tuo respiro che, come aria purificatrice, mi purificherà da qualunque macchia e mi disporrà all’ingresso della eterna beatitudine.

Anzi, mio dolce Gesù, applicherai all’anima mia la tua stessa santissima umanità, in modo che tu, guardandomi, mi guardi attraverso te stesso e, guardando te stesso, non trovi nulla di che giudicarmi. Poi mi bagnerai nel tuo sangue, mi vestirai con la candida veste della tua Santissima Volontà, mi fregerai col tuo amore e, dandomi l’ultimo bacio, mi farai spiccare il volo dalla terra al cielo.

E ciò che voglio per me, fallo a tutti gli agonizzanti; stringili tutti nel tuo amplesso d’amore e, dando loro il bacio dell’unione con te, salvali tutti e non permettere che alcuno si perda.

Afflitto mio Bene, ti offro quest’ora in memoria della tua passione e morte, per disarmare la giusta collera di Dio per i tanti peccati, per la conversione di tutti i peccatori, per la pace dei popoli, per la nostra santificazione ed in suffragio delle anime purganti.

Ma vedo che i tuoi nemici sono vicini e tu vuoi lasciarmi per andare loro incontro. Gesù, permettimi di darti un bacio sulle labbra, che Giuda ardirà baciare col suo bacio infernale, e di asciugarti il volto bagnato di sangue su cui ora pioveranno schiaffi e sputi. Stringimi forte al tuo cuore e non permettere che io mi separi mai da te. Ti seguo e tu benedicimi.


Riflessioni e Pratiche

Gesù, in questa terz’ora del Getsemani, chiese dal cielo aiuto, ed erano tante le sue pene, che chiese conforto anche dai suoi discepoli. E noi, in qualunque circostanza, dolore, sventura, chiediamo sempre aiuto dal cielo? E se anche ci rivolgiamo alle creature, facciamo ciò ordinatamente, presso chi può santamente confortarci? Siamo rassegnati almeno, se non abbiamo quei conforti che speravamo, servendoci della noncuranza delle creature per abbandonarci di più nelle braccia di Gesù?

Gesù fu confortato da un angelo. E noi, possiamo dire che siamo l’angelo di Gesù con lo starci intorno a lui per confortarlo e prendere parte alle sue amarezze? Ma, per poter fare da vero angelo a Gesù, è necessario prendere le pene come mandateci da lui, perciò come pene divine; solo allora possiamo osare di confortare un Dio tanto amareggiato. Altrimenti, se le pene le prendiamo in senso umano, non possiamo servircene per confortare que­st’Uomo-Dio, e quindi non possiamo fare da angeli.

Nelle pene che Gesù ci invia, pare ci mandi il calice dove noi dobbiamo mettere il frutto delle medesime; e queste pene, sofferte con amore e rassegnazione, si convertiranno in dolcissimo nettare per Gesù. In ogni pena diremo: “Gesù ci chiama a fare l’angelo intorno a lui; vuole i nostri conforti, e perciò ci fa parte delle sue pene”.

Amor mio, Gesù, nelle mie pene cerco il tuo cuore per riposo, e nelle tue intendo darti riparo con le mie pe­ne, per scambiarcele insieme, ed io sia [così] il tuo angelo consolatore.


Orazione di ringraziamento dopo ogni ora di agonia nell’Orto

Grazie ti rendo, o dolcissimo mio Signore, che ti sei degnato di tenermi in tua compagnia per un’ora almeno, nella tremenda tua agonia nell’Orto. Ahi, che troppo scarso conforto hai potuto trovare in me, o mio buon Gesù! Ma il tuo infinito amore e la sovrabbondante carità del pietoso tuo cuore, ti fanno trovare sollievo anche nel minimo atto di compassione che la creatura ti dimostra. Ah! Non mi uscirà più dalla mente la vista della tua adorabile persona tremante, abbattuta, affranta, umiliata nella polvere e tutta sparsa di sudore di sangue nel cupo orrore del Getsemani. Io ho provato, o Gesù, che lo stare con te penante, il sentire anche una stilla dell’ango­sciosa amarezza del tuo divin cuore è la sorte più grande che può aversi su questa terra.

O Gesù, generosamente rinunzio alle terrene e fallaci cose; voglio te solo, oppresso, penante, afflitto mio Signore. Dall’Orto al Calvario voglio farti sempre fedele e dolce compagnia.

O Gesù, fammi catturare con te, trascinare con te ai tribunali; fammi parte degli oltraggi, degli insulti, degli sputi, degli schiaffi con cui i tuoi nemici ti copriranno. Conducimi con te da Pilato ad Erode, da Erode a Pilato. Legami con te alla colonna e fammi sentire una parte dei tuoi flagelli; dammi alquanto delle tue spine, Gesù, che mi trafiggano. Fa che con te io sia condannata a morire crocifissa: tu come vittima di amore per me, ed io come tua vittima espiatrice per i miei peccati.

Dammi la sorte del Cireneo per seguirti al Calvario, e lì fa che con te io sia inchiodata sulla croce e con te ago­nizzi e muoia.

O Addolorata Madre, che mi hai dato aiuto per compassionare Gesù agonizzante nell’Orto, dammi aiuto per stare con te crocifissa sulla stessa croce di Gesù, e di sapergli offrire le più degne riparazioni coi meriti stessi della sua passione e morte di croce. Così sia.


Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 8 Ora

Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

La Cattura di Gesù

OTTAVA ORA

dalla mezzanotte all’una


Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Ottava Ora, dalla mezzanotte all’una.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.

La Cattura di Gesù

O mio Gesù, già siamo a mezzanotte. Senti che i nemici si avvicinano, e tu, rassettandoti e rasciugandoti il sangue, rafforzato dai conforti ricevuti, vai di nuovo dai tuoi discepoli, li chiami, li ammonisci, te li porti insieme con te e vai incontro ai nemici, volendo riparare con la tua prontezza, la mia lentezza, svogliatezza e pigrizia nell’operare e patire per amore tuo.

[Il tradimento di Giuda]

Ma, o dolce Gesù, mio Bene, che scena commovente io vedo! Incontri per primo il perfido Giuda, il quale, avvicinandosi a te e gettandoti le braccia al collo, ti saluta e ti bacia. E tu, Amore svisceratissimo, non disdegni di baciare quelle labbra infernali, lo abbracci e te lo stringi al cuore, volendolo strappare dall’inferno, dando­gli segni di nuovo amore.

Mio Gesù, com’è possibile non amarti? È tanta la tenerezza del tuo amore, che dovrebbe strappare ogni cuore ad amarti. Eppure non ti amano. Mio Gesù, in questo bacio di Giuda, ripari i tradimenti, le finzioni, gli inganni sotto aspetto di amicizia e di santità, specialmente dei sacerdoti. Il tuo bacio poi, manifesta che a nessun peccatore, purché venga a te umiliato, rifiuteresti il tuo perdono.

Tenerissimo mio Gesù, già ti dai in mano ai nemici, dando loro potere di farti soffrire ciò che loro vogliono. Anch’io, o mio Gesù, mi do nelle tue mani, affinché liberamente tu possa fare di me ciò che più ti piaccia, ed insieme con te voglio seguire la tua Volontà, le tue riparazioni e soffrire le tue pene. Voglio stare sempre a te d’intorno, per fare che non ci sia offesa che io non ripari, amarezza che io non raddolcisca, sputi e schiaffi che tu ricevi che non siano seguiti da un mio bacio e carezza. Nelle cadute che farai, le mie mani saranno sempre pronte ad aiutarti per alzarti.

Sicché sempre con te voglio stare, o mio Gesù, nemmeno un minuto voglio lasciarti solo. E per essere più sicura, mettimi dentro di te ed io starò nella tua mente, nei tuoi sguardi, nel tuo cuore ed in tutto te stesso, per fare che ciò che fai tu possa farlo anch’io. Così potrò tenerti fedele compagnia e nulla potrà sfuggirmi delle tue pene, per darti per tutto, il mio ricambio d’amore. Dolce mio Bene, starò al tuo fianco per difenderti, per imparare i tuoi insegnamenti, per numerare una ad una tutte le tue parole.

Ah! Come mi scende dolce al cuore la parola che rivolgesti a Giuda:

Amice, ad quid venisti?”. [1]

E sento che anche a me rivolgi la stessa parola, non chiamandomi amica, ma col dolce nome di figlia, [dicendomi:] Filia, ad quid venisti?[2] per sentirti rispondere: “Gesù, vengo ad amarti”. Ad quid venisti?, mi ripeti, se mi sveglio al mattino. Ad quid venisti?, se prego. Ad quid venisti?, mi ripeti dall’Ostia santa, quando lavoro, quando prendo cibo, quando soffro, quando dormo. Che bel richiamo per me e per tutti!

Ma quanti, al tuo Ad quid venisti?, rispondono: “Ven­go per offenderti!”. Altri, fingendo di non sentirti, si danno ad ogni sorta di peccati e rispondono al tuo Ad quid venisti? coll’andare all’inferno. Quanto ti compatisco, o mio Gesù! Vorrei prendere le stesse funi con cui stanno per legarti i tuoi nemici, per legare queste anime e risparmiarti questo dolore.

Ma di nuovo sento la tua voce tenerissima che dice, mentre vai incontro ai tuoi nemici:

“Chi cercate?”.

E quelli rispondono:

“Gesù Nazareno”.

E tu a loro:

Ego sum”. [3]

Con questa sola parola tu dici tutto e ti dai a conoscere per quello che sei, tanto che i nemici tremano e cadono come morti per terra. E tu, o Amore che non ha pari, con un altroEgo sum, li richiami a vita e da te stesso ti dai in potere dei nemici.

[Gesù è legato e incatenato]

Oh, che perfidia e ingratitudine! Invece di cadere umili e palpitanti ai tuoi piedi a chiederti perdono, abusando della tua bontà e disprezzando grazie e prodigi, ti mettono le mani addosso, e con funi e catene ti legano, ti stringono, ti gettano per terra, ti mettono sotto i piedi, ti strappano i capelli. E tu, con pazienza inaudita, taci, soffri e ripari le offese di coloro che, malgrado i miracoli, non si arrendono alla tua grazia e si ostinano di più. Con le funi e le catene impetri dal Padre la grazia di spezzare le catene delle nostre colpe e ci leghi con la dolce catena dell’amore.

E correggi amorosamente Pietro che vuole difenderti, persino tagliando l’orecchio a Malco. Intendi riparare con ciò le opere buone non fatte con santa prudenza, o che, per troppo zelo, cadono nella colpa.

Mio pazientissimo Gesù, queste funi e queste catene pare che mettano qualche cosa di più bello alla tua divina persona: la tua fronte si fa più maestosa, tanto da attirare l’attenzione dei tuoi stessi nemici; i tuoi occhi sfolgorano più luce; il tuo volto divino si atteggia ad una pa­ce e dolcezza suprema, da innamorare i tuoi stessi carnefici. Coi tuoi accenti soavi e penetranti, sebbene pochi, li fai tremare, tanto che, se ardiscono offenderti, è perché tu stesso lo permetti.

O Amore incatenato e legato, potrai mai permettere che tu sia legato per me, facendo più sfoggio d’amore verso di me, ed io, la piccola figlia tua, sia senza catene? No, no. Anzi legami con le tue stesse funi e catene, con le tue mani santissime. Perciò ti prego di legare, mentre bacio la tua fronte divina, tutti i miei pensieri, gli occhi, le orecchie, la lingua, il cuore, i miei affetti e tut­ta me stessa, ed insieme lega tutte le creature, affinché, sentendo le dolcezze delle tue amorose catene, non più ardiscano offenderti.

Dolce mio Bene, siamo già all’una. La mente incomincia ad assopirsi. Farò il possibile per mantenermi sveglia. Ma se il sonno mi sorprende, mi lascio in te per seguirti in ciò che fai tu, anzi lo farai tu stesso per me. In te lascio i miei pensieri a difenderti dai tuoi nemici, il mio respiro per corteggio e compagnia, il mio palpito a dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che gli altri non ti danno, le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti toglieranno con gli insulti, sputi e schiaffi.

Mio Gesù, dammi un bacio, abbracciami e benedicimi; e, se vuoi che prenda sonno, fammi dormire nel tuo adorabile cuore, affinché dai tuoi palpiti accelerati dal­l’amore, o sofferenti, possa venir svegliata spesso, per non interrompere mai la nostra compagnia. Così restiamo intesi, o Gesù.

[1] Amico, perché sei venuto?

[2] Figlia, perché sei venuta?

[3] Io Sono 

Riflessioni e Pratiche

Gesù prontamente si diede nelle mani dei nemici, guardando nei suoi nemici la Volontà del Padre.

Negli inganni delle creature, nei tradimenti, siamo noi pronti a perdonare come ha perdonato Gesù? Tutto il male che riceviamo dalle creature, lo prendiamo tutto dalle mani di Dio? Siamo noi pronti a fare tutto ciò che Gesù vuole da noi? Nelle croci, negli strapazzi, possiamo dire che la nostra pazienza imiti quella di Gesù? 

Incatenato mio Gesù, le tue catene leghino il mio cuore e me lo tengano fermo per farlo pronto a soffrire ciò che vuoi tu.

Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 9 Ora

Le 24 Ore della Passione di N.S.G.C.

Gesù, sbalzato da una rupe, cade nel torrente Cedron

NONA ORA

dall’una alle 2 di notte

Preghiera di Preparazione

O Signor mio Gesù Cristo, prostrata alla tua divina presenza, supplico l’amorosissimo tuo cuore che voglia ammettermi alla dolorosa meditazione delle 24 ore, in cui per nostro amore tanto volesti patire nel corpo adorabile e nell’anima tua santissima fino alla morte di croce. Deh! dammi aiuto, grazia, amore, profonda compassione e intelligenza dei tuoi patimenti, mentre ora medito la Nona Ora, dall’una alle 2 di notte.

E per quelle che non posso meditare, ti offro la volontà che avrei di farle, e intendo intenzionalmente meditarle in tutte le ore che sono costretta o ad applicarmi ai miei doveri o a dormire.

Accetta, o misericordioso Signore, la mia amorosa in­tenzione, e fa che sia di profitto per me e per molti come se effettivamente e santamente eseguissi quanto desidererei praticare. Intanto grazie ti rendo, o mio Gesù, che per mezzo della preghiera mi chiami all’unione con te, e per piacerti di più, prendo i tuoi pensieri, la tua lingua, il tuo cuore, e con questo intendo pregare, fondendomi tutta nella tua Volontà e nel tuo amore; e stendendo le braccia per abbracciarti, poggio la mia testa sul tuo cuore ed incomincio.

Gesù, sbalzato da una rupe, cade nel torrente Cedron

Amato mio Bene, la mia povera mente tra la veglia ed il sonno ti segue. Come posso darmi in preda del sonno, se vedo che tutti ti lasciano e fuggono da te? Gli stessi apostoli, il fervente Pietro, che poco fa ha detto di voler dare la vita per te, il prediletto discepolo che con tanto amore hai fatto riposare sul tuo cuore, ah, tutti ti abbandonano e ti lasciano in balia dei tuoi crudeli nemici!

Mio Gesù, sei solo. I tuoi purissimi occhi guardano d’intorno per vedere se almeno uno dei tuoi beneficati ti segua per attestarti il suo amore e per difenderti. E men­tre scorgi che nessuno, nessuno ti è rimasto fedele, il cuore ti si stringe e dai in dirotto pianto, sentendo più dolore per l’abbandono dei tuoi più fidi, che per quello che ti stanno facendo gli stessi nemici. Mio Gesù, non piangere, o piuttosto fa che pianga io insieme con te. E l’amabile Gesù par che [mi] dica:

“Ah, figlia! Piangiamo insieme la sorte di tante anime a me consacrate che, per piccole prove, per incidenti della vita, non più si prendono cura di me e mi lasciano solo; per tante altre, timide e vili, che, per mancanza di coraggio e di fiducia, mi abbandonano; per tanti e tanti, che, non trovando il loro tornaconto nelle cose sante, non si curano di me; per tanti sacerdoti che predicano, che celebrano, che confessano per amore d’interesse e di propria gloria. Costoro fan vedere che sono intorno a me, ma Io rimango sempre solo. Ah, figlia, quanto m’è duro quest’abbandono! Non solo mi piangono gli occhi, ma mi sanguina il cuore. Deh! Ti prego di riparare il mio acerbo dolore col promettermi di non lasciarmi mai solo”.

Sì, o mio Gesù, lo prometto, aiutata dalla tua grazia e nella fermezza della tua Divina Volontà.

Ma, mentre, o Gesù, tu piangi l’abbandono dei tuoi cari, i nemici non ti risparmiano nessun oltraggio che ti possano fare. Stretto e legato come stai, o mio Bene, tanto che da te stesso neppure puoi dare un passo, ti calpestano, ti trascinano per quelle vie piene di pietre e di spine, sicché non c’è movimento che non ti faccia urtare nelle pietre e pungere dalle spine.

Ah, mio Gesù! Vedo che mentre ti trascinano, tu lasci dietro di te il sangue tuo prezioso, i dorati capelli che dal capo ti strappano. Mia Vita e mio Tutto, permettimi che li raccolga, affinché possa legare tutti i passi delle creature, le quali anche di notte non ti risparmiano, anzi si servono della notte per offenderti maggiormente: chi per ritrovi, chi per piaceri, chi per teatri, chi per compiere furti sacrileghi. Mio Gesù, mi unisco a te per riparare tutte queste offese.

Ma, o mio Gesù, siamo già al torrente Cedron, ed i perfidi giudei ti gettano dentro, ti fanno urtare contro un sasso che ivi è, con tanto impeto, da farti versare dalla bocca sangue preziosissimo di cui lasciasti segnato quel sasso. Poi, tirandoti, ti menano[1] giù in fondo a quelle ac­que putride, in modo che esse ti entrano nelle orecchie, nella bocca, nelle narici. Oh, Amore inarrivabile! Tu re­sti inondato e come ammantato da quelle acque putride, nauseanti e fredde, e in questo stato mi rappresenti al vivo lo stato lacrimevole delle creature quando commet­tono il peccato. Oh, come restano coperte e dentro e fuori di un manto di luridezze, da fare schifo al cielo e a chiunque potesse vederle, attirandosi così i fulmini della divina giustizia!

Oh, Vita della mia vita! Può darsi mai amore più grande? Per toglierci questo manto di luridezze, tu permetti che i nemici ti menino giù in questo torrente, e tut­to soffri per riparare i sacrilegi e le freddezze delle anime che ti ricevono sacrilegamente e che ti costringono di più che il torrente, a farti entrare nei loro cuori, e a farti sentire tutta la nausea di esse. Tu permetti ancora che queste acque ti penetrino fin nelle viscere, tanto che i nemici, temendo che rimanessi affogato, per riserbarti a maggiori tormenti, ti tirano su. Ma fai tanto schifo, che essi stessi sentono nausea a toccarti.

Mio tenero Gesù, sei già fuori dal torrente. Il cuore non mi regge a vederti così bagnato da queste acque nauseanti. Vedo che tu tremi da capo a piè per il freddo. Guardi intorno, cercando cogli occhi ciò che non fai con la voce: uno almeno che ti rasciughi, ti pulisca e ti riscaldi, ma indarno. Nessuno si muove a pietà di te: i nemici ti beffano e ti deridono, i tuoi ti hanno abbandonato, la dolce Mamma è lontana perché così il Padre dispone.

Eccomi, o Gesù: vieni nelle mie braccia. Voglio tanto piangere da formarti un bagno per lavarti, pulirti, ed aggiustarti con le mie mani i tuoi capelli tutti scarmigliati. Mio Amore, voglio chiuderti nel mio cuore per riscaldarti col calore dei miei affetti, voglio profumarti coi miei desideri santi, voglio riparare tutte queste offese e mettere la mia vita insieme alla tua per salvare tutte le anime. Il mio cuore, voglio offrirtelo come luogo di riposo, per poterti rinfrancare in qualche modo delle pene sofferte fin qui, e poi riprenderemo insieme la via della tua passione.

[1] minare (tardo latino): spingere

Riflessioni e Pratiche

In quest’ora Gesù si diede in balia dei suoi nemici, i quali giunsero fino a gettarlo nel torrente Cedron; ma l’amante Gesù li guardava tutti con amore, sopportando tutto per amor loro. E noi, ci diamo in balia della Volon­tà di Dio? Nelle nostre debolezze e cadute siamo noi pronti a rialzarci per gettarci nelle braccia di Gesù?

Il tormentato Gesù fu gettato nel torrente Cedron, provando soffocazione, nausea e ribrezzo. E noi, abborriamo qualunque macchia ed ombra di peccato? Siamo noi pronti a dare un ricetto a Gesù nel nostro cuore, per non fargli sentire la nausea che le altre anime gli danno col peccato, e per compensarlo di quella che gli abbiamo dato tante volte noi stessi? 

Mio tormentato Gesù, non mi risparmiare in nulla, e fa che possa essere oggetto delle tue mire divine ed amorose.

Preghiera di Ringraziamento

Mio amabile Gesù, tu mi hai chiamata in quest’Ora della tua passione a tenerti compagnia, ed io son venuta. Mi parve di vederti angosciato e dolente, pregare, riparare e patire, e con le voci le più tenere ed eloquenti perorare la salvezza delle anime. Ho cercato di seguirti in tutto e ora, dovendoti lasciare per le mie solite occupazioni, sento il dovere di dirti un Grazie e un Ti benedico.

Sì, o Gesù, Grazie ti ripeto le mille e mille volte, e ti lodo e benedico per tutto ciò che hai fatto e patito per me e per tutti. Grazie e Ti benedico per ogni goccia di sangue che hai versato, per ogni tuo respiro, palpito, passo, parola, sguardo, e per ogni amarezza e offesa che hai sopportato. Per tutto, o mio Gesù, intendo segnarti con un Grazie e un Ti benedico.

Deh, o Gesù, fa che tutto il mio essere ti mandi un flusso continuo di ringraziamenti e benedizioni, in modo da attirare su di me e su tutti il flusso delle tue grazie e benedizioni!

Deh, o Gesù, stringimi al tuo cuore colle tue santissime mani e segna tutte le particelle del mio essere col tuo Ti benedico, per fare che da me altro non possa uscire che un inno continuo verso di te! Perciò mi lascio in te, per seguirti in ciò che farai; anzi opererai tu stesso per me. Ed io, fin d’ora, lascio i miei pensieri in te per difenderti dai tuoi nemici, il respiro per corteggio e compagnia, il palpito per dirti sempre Ti amo e a rifarti dell’amore che non ti danno gli altri; le gocce del mio sangue a ripararti e a restituirti gli onori e la stima che ti tolgono i tuoi nemici con gl’insulti, sputi e schiaffi, e tutto il mio essere per guardia.

Dolce mio Amore, sebbene debbo attendere alle mie occupazioni, resto nel tuo cuore; ho paura d’uscirne. Tu mi terrai in te, non è vero? I nostri palpiti si intenderanno a vicenda e si confonderanno insieme in modo da darmi vita, amore, stretta unione inseparabile con te. Mio Gesù, se vedi che sto per sfuggirti, il tuo palpito si acceleri nel mio, le tue mani mi stringano più forte al tuo cuore, i tuoi occhi mi guardino e mi gettino saette di fuoco, affinché io, sentendoti, mi lasci subito tirare all’unione con te.

Deh, mio Gesù! Dammi il bacio del divino amore, abbracciami e benedicimi; io ti bacio nel dolcissimo tuo cuore, e mi resto in te.

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 10 Ora

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Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo - 24 Ora

Tratto dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta –

Le 24 Ore della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo

Quando il Canonico Annibale Maria Di Francia pubblicò, con una sua prefazione, le Ore Della Passione di Luisa Piccarreta, intendeva certamente esaudire il desiderio della Piccarreta stessa; l’anima solitaria, come viene identificata nella prefazione.

L’Associazione del Divin Volere, dopo aver pubblicato le Ore Della Passione, presenta questa introduzione, certa di esaudire ancora il desiderio della Piccarreta per una maggior comprensione e meditazione dell’Orologio della Passione.

Questa Introduzione è la ristampa di quella del Canonico Annibale Maria Di Francia, pubblicata nella quarta edizione delle Ore Della Passione stampata dalla Tipografia Antoniana di Messina nel 1921.

Gli scritti sono riproposti in forma integrale, come pubblicati dal Canonico Annibale Maria Di Francia nel 1921, senza nulla modificare, nel rispetto dell’interpretazione e del giudizio della Chiesa, per non interferire nella causa di beatificazione in corso.

L’OROLOGIO DELLA PASSIONE

Scritto da Persona devota

La Divina Provvidenza che in ogni tempo suscita anime che La conoscano, che La amino e che la facciano conoscere ed amare dagli altri, ha suscitato un’anima, che si è consacrata alle pene del Divin Redentore.

La particolare ispirazione che ha avuta quest’anima è un nuovo e assai proficuo metodo sul come contemplare i patimenti di Nostro Signore Gesù Cristo; cioè, richiamarsi ad una ad una le ore ventiquattro, dalle 6 pomeridiane del giovedì Santo, fino allo ore 5 pomeridiane del Venerdì Santo, e contemplare, ora per ora, quello che Gesù Cristo ha sofferto successivamente in quelle 24 Ore.

Abbiamo detto nuovo questo metodo, non in quanto alla riduzione dei patimenti di Nostro Signore alle 24 ore, ma in quanto alla forma, ai sentimenti e agli scopi che formano un tutto nuovo.

Non è dunque nuovo il dividere nelle 24 ore la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, perché ciò è quello che si chiama Orologio della Passione che si trova in molti libri devoti, come la Filotea del Riva, il Giardino Spirituale, nonché le operette spirituali del Dottore della Chiesa S. Alfonso; sebbene nei diversi Autori esiste qualche piccola differenza tra gli orari e gli avvenimenti, e ciò perché talvolta un’ora non esaurisce un mistero, o perché lo esaurisce in minor tempo e ne comincia un altro.

Come ognuno vede, questa devozione dell’Orologio doloroso, tra tutte quelle che riguardano la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo e i dolori della Sua Santissima Madre, è tra le primarie, perché analizza e medita uno per uno tutti i patimenti esterni ed interni dell’adorabile Nostro Redentore Gesù.

È una specie di Via Crucis più intera e completa, perché prende Nostro Signore, non dalla condanna a morte nel Tribunale di Pilato, ma… da dove propriamente cominciò la dolorosa Passione, cioè dal licenziamento di Nostro Signore Gesù Cristo dalla Sua Santissima Madre (come è pia universale credenza) per andare a morire; al che segue il cenacolo, l’Orto, la cattura, ecc.

Ma quello che vi è di nuovo nell’Orologio della Passione dell’anima solitaria è in primo luogo che della ripartizione delle 24 ore non ha fatto un solo accenno, come fanno gli Autori sopra citati, contentandosi di dire a mo’ di esempio: dalle 6 alle 7 del mattino Gesù è condotto a Pilato.

Dalle 7 alle 8 è condotto ad Erode, ma di quanto avvenne in ogni ora, la estatica anima solitaria fa una viva descrizione, e vi aggiunge considerazioni, affetti e riparazioni. In secondo luogo, questi affetti e queste

riparazioni sono cosi singolari, nuove ed intime, da non sembrare essere opera umana, ma celeste!

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