Ecco cosa ha chiesto la Madonna a Fatima nel 1929 sulla Consacrazione della Russia

A Fatima la Madonna ha chiesto che la Russia venisse consacrata al suo Cuore Immacolato:

Verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se esaudiranno le mie richieste, la Russia si convertirà e ci sarà la pace. Altrimenti, essa diffonderà nel mondo i suoi errori, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buon i saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, molte nazioni saranno annientate. Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà e sarà concesso al mondo un certo periodo di pace”.

Cosa ci chiede la Madonna per il Trionfo del suo cuore immacolato?

DEVOZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA CON I PRIMI 5 SABATI DEL MESE

LA GRANDE PROMESSA DEL CUORE  IMMACOLATO DI   MARIA I PRIMI CINQUE SABATI

La Madonna apparendo a Fatima il 13 giugno 1917, tra l’altro, disse a Lucia:

“Gesu’ vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”.

Poi, in quella apparizione, fece vedere ai tre veggenti il suo Cuore coronato di spine: il Cuore Immacolato della Mamma amareggiato per i peccati dei figli e per la loro dannazione eterna!

Lucia racconta: “Il 10 dicembre 1925 mi apparve in camera la Vergine Santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore della Tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v’è chi faccia atti di riparazione per strapparglieLe”.

E subito la Vergine Santissima aggiunse: “Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa sapere questo:

A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”.

E’ questa la grande Promessa del Cuore di Maria che si affianca a quella del Cuore di Gesù.

Per ottenere la promessa del Cuore di Maria si richiedono le seguenti condizioni:     

1 Confessione, fatta entro gli otto giorni precedenti, con l’intenzione di riparare le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria. Se uno nella confessione si dimentica di fare tale intenzione, può formularla nella confessione seguente.

2 Comunione, fatta in grazia di Dio con la stessa intenzione della confessione.

3 La Comunione deve essere fatta nel primo sabato del mese.

4 La Confessione e la Comunione devono ripetersi per cinque mesi consecutivi, senza interruzione, altrimenti si deve ricominciare da capo.

5 Recitare la corona del Rosario, almeno la terza parte, con la stessa intenzione della confessione.

6 Meditazione, per un quarto d’ora fare compagnia alla SS.ma Vergine meditando sui misteri del Rosario.

Un confessore di Lucia le chiese il perché del numero cinque. Lei lo chiese a Gesù, il quale le rispose: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria. 1 Le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione. 2 Contro la sua Verginità. 3 Contro la sua Maternità divina e il rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini.  4 L’opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa Madre Immacolata. 5 L’opera di coloro che la offendono direttamente nelle sue immagini sacre.  

Per saperne di più, scarica e leggi il libro: LUCIA RACCONTA FATIMA scarica  

AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA  PER OGNI PRIMO SABATO DEL MESE

Cuore immacolato di Maria, ecco a te dinanzi dei figli, i quali vogliono con il loro affetto riparare alle tante offese a te recate da molti che essendo anch’essi figli tuoi, osano insultarti e oltraggiarti. Noi ti chiediamo perdono per questi poveri peccatori nostri fratelli accecati dall’ignoranza colpevole o della passione, come ti domandiamo perdono anche per le nostre mancanze e ingratitudini, e quale omaggio di riparazione noi crediamo fermamente nella tua eccelsa dignità a altissimi privilegi, in tutti i dogmi che la Chiesa ha proclamato, anche per quelli che non credono.

Ti ringraziamo dei tuoi innumerevoli benefici, per quelli pure che non li riconoscono; confidiamo in te e ti preghiamo anche per quelli che non ti amano, che non hanno fiducia nella tua materna bontà, che a te non ricorrono.

Volentieri accettiamo le sofferenze che il Signore vorrà mandarci, e ti offriamo le nostre preghiere e i nostri sacrifici per la salvezza dei peccatori. Converti tanti tuoi figli prodighi e apri loro, quale sicuro rifugio il tuo Cuore, in modo che essi possano trasformare le antiche ingiurie in tenere benedizioni, l’indifferenza in fervida preghiera, l’odio in amore.

Deh! Fa’ che non abbiamo ad offendere Dio nostro Signore, già tanto offeso. Ottienici, per i tuoi meriti, la grazia di conservarci sempre fedeli a questo spirito di riparazione, e di imitare il tuo Cuore nella purezza della coscienza, nell’umiltà e mansuetudine, nell’amore verso Dio e il prossimo.

Cuore Immacolato di Maria, a te lode, amore, benedizione: prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte. Amen   

ATTO DI CONSACRAZIONE E RIPARAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

Vergine santissima e Madre nostra, nel mostrare il tuo Cuore circondato di spine, simbolo delle bestemmie ed ingratitudini con cui gli uomini ripagano le finezze del tuo amore, hai chiesto di consolarti e ripararti.Come figli ti vogliamo amare e consolare sempre, ma specialmente dopo i tuoi materni lamenti, vogliamo riparare il tuo Cuore Addolorato e Immacolato che la cattiveria degli uomini ferisce con le pungenti spine dei loro peccati.

In modo particolare vogliamo riparare le bestemmie proferite contro la tua Immacolata Concezione e la tua Santa Verginità. Molti, purtroppo, negano che tu sei Madre di Dio e non ti vogliono accettare come tenera Madre degli uomini.

Altri, non potendoti oltraggiare direttamente, scaricando la loro collera satanica profanando le tue Sacre Immagini e non mancano coloro che cercano di infondere nei cuori, soprattutto dei bambini innocenti che ti sono tanto cari, l’indifferenza, il disprezzo ed anche l’odio contro di Te.

Vergine santissima, prostrati ai tuoi piedi, esprimiamo la nostra pena e promettiamo di riparare, con i nostri sacrifici, comunioni e preghiere, tanti peccati ed offese di questi tuoi figli ingrati.

Riconoscendo che anche noi non sempre corrispondiamo alle tue predilezioni, né ti amiamo ed onoriamo sufficientemente come Madre nostra, supplichiamo il perdono misericordioso per le nostre colpe e freddezze.

Madre santa, vogliamo ancora chiederti compassione, protezione e benedizioni per gli attivisti atei e i nemici della Chiesa. Riconducili tutti alla vera Chiesa, ovile di salvezza, come hai promesso nelle tue apparizioni a Fatima.

Per quanti sono tuoi figli, per tutte le famiglie e per noi in particolare che ci consacriamo interamente al tuo Cuore Immacolato sii rifugio nelle angustie e tentazioni della Vita; sii cammino per giungere a Dio, unica fonte di pace e di gioia. Amen. Salve Regina..  

«Il Signore ‘Vuole’ stabilire nel mondo la Devozione al mio Cuore Immacolato» 

«Solo il mio Cuore può venire in vostro soccorso»

è giunto il tempo in cui le «Promesse» fatte dalla Madonna a Fatima, sono prossime al loro compimento.

L’ora del «trionfo» del Cuore Immacolato di Maria, Madre di Dio e Madre nostra, si avvicina; di conseguenza, sarà anche l’ora del grande miracolo della Divina Misericordia per l’Umanità: «Il mondo avrà un tempo di pace».

La Madonna vuole però operare questo mirabile Evento con la nostra collaborazione. Lei che ha offerto a Dio la sua piena disponibilità: «Ecco l’Ancella del Signore», ripete a ciascuno di noi le parole dette un giorno a Lucia: «Il Signore vuole servirsi di te … ». Sacerdoti e famiglie sono chiamati in «prima linea» a collaborare al compimento di questo trionfo. 

DIFFONDERE LA DEVOZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

Lucia chiese a Gesù, il perché del numero 5, il quale le rispose: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria.

1. Le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione.
2. Contro la sua Verginità.
3. Contro la sua Maternità divina e il rifiuto di
riconoscerla come Madre degli uomini.
4. L’opera di coloro che pubblicamente infondono nel
cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino
l’odio contro questa Madre Immacolata.
5. L’opera di coloro che la offendono direttamente
nelle sue immagini sacre.

SALVA LA TUA ANIMA! Inizia i primi 5 sabati del mese!

La Madonna apparendo a Fatima il 13 giugno 1917, tra l’altro, disse a Lucia: “Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”. Fece vedere ai tre veggenti il suo Cuore coronato di spine: il Cuore Immacolato della Mamma amareggiato per i peccati dei figli e per la loro dannazione eterna! Lucia racconta: “Il 10 dicembre 1925 mi apparve in camera la Vergine SS e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore della Tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v’è chi faccia atti di riparazione per strapparglieLe”. E subito la Vergine Santissima aggiunse: Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati mi infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa sapere questo: A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”. È questa la grande Promessa del Cuore di Maria. Condizioni per ottenerla:

1)Confessione, fatta entro gli otto giorni precedenti, con l’intenzione di riparare le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria. Se uno nella confessione si dimentica di fare tale intenzione, può formularla nella confessione seguente.

2)Comunione, fatta in grazia di Dio con la stessa intenzione della confessione.

3)La Comunione deve essere fatta nel primo sabato mese.

4)La Confessione e la Comunione devono ripetersi per cinque mesi consecutivi, senza interruzione altrimenti si deve ricominciare da capo.

5)Recitare la corona del Rosario, almeno la terza parte, con la stessa intenzione della confessione. Meditazione, per un quarto d’ora fare compagnia alla Santissima Vergine meditando sui misteri del Rosario.

Quali sono gli errori ed orri che sta diffondendo la Russia nel mondo?

Comunismo Socialismo Marxismo – Teosofia e New Age – Falsi Profeti e Falsi Cristi – Energia Nucleare – Guerra Fredda e Terza guerra mondiale

ANNIENTAMENTO DELLE NAZIONI

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Perchè annientamento o meno delle Nazioni? FONTE


La Madonna di Fatima ci ha avvertiti che se le Sue richieste non verranno esaudite, la Russia “diffonderà i suoi errori in tutto il mondo, causando guerre e persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire,molte nazioni saranno annientate.” Tuttavia, nella sua infinita bontà, il Signore ci ha offerto un modo per evitare questo terribile castigo. Per mezzo della Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria non eviteremo soltanto i castighi preannunciati, ma ci verrà dato un dono inestimabile: la pace in tutto il mondo e per tutta l’umanità.

E’ importante notare due parole della Madonna, in particolare: nazioni e annientamento. Il Cielo ha scelto queste parole con infinita saggezza. La Madonna non ha detto che degli “stati” sarebbero stati annientati, e non si stava quindi riferendo a governi civili o a specifici sovrani. La parola “nazioni” si riferisce ai popoli. Per esempio, quando la Polonia fu invasa nel 1795 dalla Germania, dalla Francia, dalla Russia e dall’Austria-Ungheria, e da quest’ultime spartita tra loro, lo stato Polacco fu annientato, ma la nazione Polacca no; il popolo Polacco rimase integro. Nel 1919 lo stato Polacco venne ricostituito. Ovviamente, la nazione Polacca non era stata annientata. Pertanto, quando la Madonna afferma che delle nazioni verranno annientate, Ella si riferisce alle nazioni costituite dalle genti, dai popoli, e non agli stati definiti da confini territoriali.

Parimenti, la parola “annientate” è assai significativa. Essa viene dal latino “nihil”, che significa “nulla”. Da un punto di vista letterale, annientato significa “ridotto al nulla”. Se la Madonna avesse voluto significare con le sue parole che vi sarebbe stata una distruzione quasi totale, ma non proprio tale, delle nazioni, Ella avrebbe scelto un’altra parola, come “devastate”. Quindi, per quanto terrificante possa sembrare, dobbiamo concludere che popoli interi verranno spazzati via, se non avremo prima compiuto la Consacrazione della Russia. Fino ad ora, l’affermazione della Madonna, la Sua profezia più spaventosa, “molte nazioni saranno annientate”, non si è ancora verificata. Tuttavia, il mondo si sta muovendo ogni giorno di più verso il suo compimento, come spiegato qui sotto.

Verso l’annientamento

Lo sterminio di milioni e milioni di persone non è solo possibile, ma è accaduto con allarmante frequenza, sin dal 1917. Al culmine della Rivoluzione Francese, Robespierre dichiarò pubblicamente il suo desiderio di massacrare circa 10 milioni di Francesi, per mezzo del suo regno del terrore; non ce ne erano molti di più, allora, in Francia. Egli fu fermato prima di poter attuare il suo piano, ma altri come lui non lo furono.

Lenin affermò che avrebbe ucciso di buon grado il 75% della popolazione mondiale, se questo avrebbe lasciato la parte restante come comunista. Stalin affermò: “se uccidi cinque uomini è omicidio; se ne uccidi cinque milioni è un movimento politico.” I due uomini, insieme, hanno ucciso almeno 60 milioni di persone, e forse addirittura 110 milioni, durante la loro tirannia in Russia e Unione Sovietica. Tra il 1920 e il 1930, Stalin affamò fino alla morte circa 20 milioni di Ucraini. Mao uccise decine di milioni di Cinesi durante la propria tirannia. Metà della popolazione della Cambogia – circa 3 milioni di persone – venne uccisa negli anni ’70. La lista va avanti: Ruanda, Etiopia, i Balcani, il Libano negli anni ’80, ecc. Il più grande olocausto dell’epoca moderna, tuttavia, è sicuramente la guerra scatenata contro i nascituri. L’aborto era illegale ovunque, nel mondo, quando la Madonna apparve alla cova da Iria nel 1917. Eppure, sin dal 1970, circa 800 milioni di fanciulli sono stati uccisi “legalmente” nel grembo delle loro madri, ed il loro numero cresce ogni anno.

L’attuale popolazione mondiale è di circa 6 miliardi di persone. Chi vorrebbe annientare una vasta parte di questi 6 miliardi? Eccone un esempio: c’è un monumento in Georgia, che spiega il punto di vista di alcune persone, ricche e potenti – in particolar modo il movimento ambientalista della Georgia Guidestones. Questo monumento si erge per 6 metri in cima ad una collina dinanzi all’autostrada 72, a circa 7 miglia a nord da Elberton, in Georgia. Su di esso sono incisi i dieci principi del movimento ambientalista e “la nuova età della ragione” che esso afferma essere imminente.

Il primo principio afferma: “Mantenere l’umanità sotto i 500 milioni di abitanti, in Equilibrio Perpetuo con la Natura”. Dato che vi sono 6 miliardi di persone nel mondo, questo monumento è sostanzialmente una chiamata allo sterminio di oltre il 90% della popolazione mondiale. Secondo questo principio, ciascun individuo avrebbe meno del 10% di possibilità di sopravvivere. (vedi “Un Monumento in mezzo a noi chiede lo sterminio di 9/10 della Popolazione Mondiale” in inglese).

Siamo pur certi che la gente che ha eretto questa struttura, o che sostiene i suoi principi, non si presterebbe certo volontaria per un tale sterminio. I Cristiani, in particolare, possono essere certi che sarebbero i primi ad essere colpiti. Il quarto principio del monumento parla di “Regolare la passione, la Fede, la tradizione e tutte le Cose con una Ragione Temperata”. Secondo questo principio, se un Cattolico porta la propria Fede in pubblico, com’è costretto a fare secondo coscienza, potrebbe benissimo essere giudicato per non aver soggiogato la propria “fede” alla “ragione temperata”.

Che accadrà in futuro?

Non sappiamo quali nazioni verranno annientate dalla faccia della terra se la Consacrazione della Russia continuerà ad essere ritardata. Potrebbe essere proprio la nostra. Esistono ancora migliaia di testate nucleari in tutto il mondo. La Russia e la Cina Comunista, alleate tra loro, considerano entrambe gli Stati Uniti d’America come un loro nemico. Anche se le testate nucleari della Russia e della Cina – o quelle possedute da altre nazioni – possono non essere attualmente puntate sugli Stati Uniti e l’Europa, potrebbero diventarlo in soli 2 minuti.

Nella sua intervista a Padre Fuentes, (vedi: “Le testimonianze pubblicate: Padre Fuentes (1957)”), Suor Lucia affermò: “molte volte la Santissima Vergine ha detto, ai miei cugini Francesco e Giacinta, così come a me, che molte nazioni scompariranno dalla faccia della terra. Ella ha detto che la Russia sarà lo strumento di castigo scelto da Dio per punire il mondo intero, se prima non otterremo la conversione di quella povera nazione. …” Il fatto che il Papa e i vescovi non abbiano ancora consacrato la Russia sta avendo delle conseguenze per tutti noi; fino a che la consacrazione non verrà compiuta, continueremo a soffrire i castighi di Dio. Solo la Consacrazione della Russia può prevenire l’annientamento e i castighi che ancora ci attendono. Le nostre vite, pertanto, e quelle dei nostri amici e familiari, sono in pericolo. Il nostro fato e quello del mondo intero dipendono unicamente dalla Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.

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LA MADONNA CI SVELA IL PIANO DEL COMUNISMO ANTICRISTIANO

La Madonna rivela le trame anti-cristiane del Comunismo e della Massoneria laica ed ecclesiastica.

In una serie di Messaggi la SS.ma Vergine Maria ha spiegato al Padre Stefano Gobbi gli ultimi avvenimenti della nostra era, profetizzati nel libro dell’Apocalisse. Maria SS.ma da una spiegazione didattica e concreta di ogni immagine che appare nell’Apocalisse, dall’Aquila, passando per il Dragone rosso, la Pantera nera, l’agnello con le corna, il segno della Bestia, la perseveranza dei Santi, le piaghe, la Donna vestita di sole, fino ad arrivare al Regno di Santità e di Pace del Signore Gesù.

6 maggio 1989.
L’Aquila e la due ali.
“Figli miei prediletti, per mezzo di voi che mi avete risposto, la devozione verso di Me sta rifiorendo in tutta la Chiesa. Cosi Io posso esercitare, in questi vostri tempi, il grande potere che dalla Santissima Trinità mi è stato dato, per rendere inoffensivo l’attacco che il mio avversario, il Dragone rosso (Ap 12,3), ha scatenato contro di Me, vomitando dalla sua bocca un fiume di acqua (Ap 12,15) per sommergermi.
Il fiume di acque è formato dall’insieme di tutte le nuove dottrine teologiche, che hanno cercato di oscurare la figura della vostra Mamma Celeste, di negare i miei privilegi, di ridimensionarne la devozione, di mettere in ridicolo tutti i miei devoti.
A causa di questi attacchi del Dragone, in questi anni, la pietà verso di Me è andata diminuendo presso tanti fedeli e, in alcuni luoghi, è addirittura scomparsa.
Ma alla vostra Mamma Celeste sono venute in soccorso le due ali della grande aquila (Ap 12,14).
La grande aquila è la Parola di Dio, soprattutto la Parola contenuta nel Vangelo di mio figlio Gesù.
Fra i quattro Vangeli, l’aquila indica quello di S. Giovanni, perché esso vola più in alto di tutti, entra nel cuore stesso della Santissima Trinità, affermando, con forza, la divinità, l’eternità e la consostanzialità del Verbo e la divinità di Gesù Cristo.
Le due ali dell’aquila sono la Parola di Dio accolta, amata e custodita con la fede e la parola di Dio vissuta con la Grazia e la carità.
Le due ali della fede e della carità – cioè della Parola di Dio da Me accolta e vissuta – mi hanno consentito di volare al di sopra del fiume di acque di tutti gli attacchi mossi contro di Me, perché hanno manifestato al mondo la mia vera grandezza.
Poi mi sono cercata il mio rifugio nel deserto (Ap 12,6).
Il deserto, in cui ho posto la mia abituale dimora, è formato dal cuore e dall’anima di tutti quei figli che mi accolgono, mi ascoltano, si affidano completamente a Me, si consacrano al mio Cuore Immacolato.
Nel deserto in cui mi trovo, oggi Io opero i miei più grandi prodigi. Li opero nel cuore e nell’anima, cioè nella vita, di tutti i miei più piccoli bambini.
Così li conduco a seguirmi sulla strada della fede e della carità, facendo ad essi accogliere, amare e custodire la Parola di Dio ed aiutandoli a viverla ogni giorno con coerenza e con coraggio….
In questa maniera, nel silenzio e nel nascondimento, ogni giorno preparo la mia grande vittoria sul Drago, nel trionfo del mio Cuore Immacolato nel mondo».

14 maggio 1989, Solennità di Pentecoste.
L’enorme drago rosso.
“Figli prediletti,… invito oggi tutti i figli della Chiesa a riunirsi in un Cenacolo perenne di preghiera con me, vostra Mamma Celeste.
Invito tutti i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli. Il mio Cuore Immacolato è il luogo di questo nuovo, spirituale ed universale Cenacolo.
In esso dovete entrare con il vostro atto di consacrazione, che vi affida per sempre a Me, affinché Io possa unire la mia voce alle vostre nell’invocare sulla Chiesa e su tutta l’umanità il Dono di una seconda Pentecoste (Ez 36,26; Ger 31,33) .
Solo lo Spirito del Signore può riportare l’umanità alla perfetta glorificazione di Dio.
Solo lo Spirito del Signore può rinnovare la Chiesa con lo splendore della sua unità e della sua santità.
Solo lo Spirito del Signore può vincere la potenza e la forza vittoriosa dell’enorme Drago rosso (Ap 12,3), che, in questo vostro secolo, si è scatenato ovunque, in maniera terribile, per sedurre ed ingannare tutta l’umanità.
L’enorme Drago rosso è il comunismo ateo, che ha diffuso in ogni parte l’errore della negazione e dell’ostinato rifiuto di Dio.

L’enorme Drago rosso è l’ateismo marxista, che si presenta con dieci corna (Ap 12,3), cioè con la potenza dei suoi mezzi di comunicazione, per condurre l’umanità a disubbidire ai dieci comandamenti di Dio, e con sette teste, su ciascuna delle quali vi è un diadema, segno di potere e di regalità. Le teste incoronate indicano le nazioni in cui il comunismo ateo si è stabilito e domina con la forza del suo potere ideologico, politico e militare.
L’enormità del Drago manifesta chiaramente la vastità della terra occupata dal dominio incontrastato dell’ateismo comunista.
Il suo colore è rosso perché usa le guerre ed il sangue come strumenti delle sue numerose conquiste.
L’enorme Drago rosso è riuscito in questi anni a conquistare l’umanità con l’errore dell’ateismo teorico o pratico, che ha ormai sedotto tutte le nazioni della terra.
Si e riusciti cosi a costruire una nuova civiltà senza Dio, materialista, egoista, edonista, arida e fredda, che porta in sé i germi della corruzione e della morte.
L’enorme Drago rosso ha il compito diabolico di sottrarre tutta l’umanità al dominio di Dio, alla glorificazione della Santissima Trinità, alla piena attuazione del disegno del Padre che, per mezzo del Figlio, l’ha creata per la sua gloria.
Il Signore mi ha rivestita della sua Luce e lo Spirito Santo della sua divina potenza, così Io appaio come un grande segno nel cielo, Donna vestita di sole, perché ho il compito di sottrarre l’umanità al dominio dell’enorme Drago rosso e riportarla tutta alla perfetta glorificazione della Santissima Trinità.
Per questo mi formo la schiera dei miei più piccoli figli, in ogni parte del mondo, e ad essi domando che si consacrino al mio Cuore Immacolato. Così li conduco a vivere solo per la gloria di Dio, per mezzo della fede e della carità, e li coltivo Io stessa gelosamente nel mio celeste giardino.
Allora ogni giorno Io mi presento davanti al trono del mio Signore in atto di profonda adorazione, apro la porta d’oro del mio Cuore Immacolato, offro fra le mie braccia tutti questi miei figli dicendo:
“Santissima e divina Trinità, nel momento della tua universale negazione Io ti presento l’omaggio della mia materna riparazione, per mezzo di tutti questi miei piccoli che ogni giorno formo alla tua più grande glorificazione”.
Così ancora oggi il Signore dalla bocca dei bambini e dei lattanti riceve la sua lode perfetta (Sal 8,2)».

3 giugno 1989, festa del Cuore Immacolato di Maria
La pantera nera.
«Figli prediletti,… È giunto il tempo in cui il mio Cuore Immacolato deve essere glorificato dalla Chiesa e da tutta l’umanità.
Perché, in questi tempi della apostasia, della purificazione e della grande tribolazione, il mio Cuore Immacolato e il solo rifugio e la strada che vi conduce al Dio della salvezza e della pace.
Soprattutto il mio Cuore Immacolato diventa oggi il segno della mia sicura vittoria nella grande lotta che si combatte fra i seguaci dell’enorme Drago rosso ed i seguaci della Donna vestita di sole (Ap 12,1).
In questa terribile lotta sale dal mare, in aiuto al Drago, una bestia simile a una pantera (Ap 13,2).
Se il Drago rosso è l’ateismo marxista, la bestia nera è la Massoneria.
Il Drago si manifesta nel vigore della sua potenza; la bestia nera invece agisce nell’ombra, si nasconde, si occulta in modo da entrare in ogni parte.
Ha le zampe di orso e la bocca di un leone, perché opera ovunque con l’astuzia e con i mezzi di comunicazione sociale, cioè della propaganda.
Le sette teste indicano le varie logge massoniche, che agiscono ovunque in maniera subdola e pericolosa.
Questa bestia nera ha dieci corna e sulle corna dieci diademi, che sono segni di dominio e di regalità.
La massoneria domina e governa in tutto il mondo per mezzo delle dieci corna.
Il corno, nel mondo biblico, è sempre stato uno strumento di amplificazione, un modo di fare udire maggiormente la propria voce, un forte mezzo di comunicazione.
Per questo Dio ha comunicato al suo popolo la sua Volontà per mezzo di dieci corna che hanno fatto conoscere la sua Legge: i dieci comandamenti.
Chi li accoglie e li osserva cammina nella vita sulla strada della divina Volontà, della gioia e della pace.
Chi fa la volontà del Padre, accoglie la Parola di suo Figlio e partecipa della Redenzione da Lui compiuta. Gesù dona alle anime la stessa vita divina, attraverso la Grazia, che Lui ci ha meritato con il suo Sacrificio compiuto sul Calvario.
La Grazia della Redenzione viene comunicata per mezzo dei sette sacramenti.
… Compito della bestia nera, cioè della massoneria, è quello di combattere, in maniera subdola, ma tenace, per impedire alle anime di percorrere questa strada, indicata dal Padre e dal Figlio ed illuminata dai doni dello Spirito.
Infatti se il Drago rosso agisce per portare tutta l’umanità a fare a meno di Dio, alla negazione di Dio e perciò diffonde l’errore dell’ateismo, lo scopo della massoneria non è di negare Dio, ma di bestemmiarlo.
La bestia apre la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo.
La bestemmia più grande è quella di negare il culto dovuto al solo Dio per darlo alle creature ed allo stesso Satana.
Ecco perché in questi tempi, dietro la perversa azione della massoneria, si diffondono ovunque le messe nere ed il culto satanico.
Inoltre la massoneria agisce, con ogni mezzo, per impedire che le anime si salvino e così vuole rendere vana l’opera della Redenzione compiuta da Cristo.
Se il Signore ha comunicato la sua Legge con i dieci comandamenti (Es. 20,2; Dt 5,6), la massoneria diffonde ovunque, con la potenza delle sue dieci corna, una legge che è completamente opposta a quella di Dio.
Al comandamento del Signore: — “Non avrai altro Dio fuori di me” — essa costruisce altri falsi idoli, di fronte ai quali oggi molti si prostrano in adorazione.
Al comandamento: — “Non nominare il nome di Dio in vano” — essa si oppone con il bestemmiare Dio ed il suo Cristo, in tanti modi subdoli e diabolici, fino a ridurre un marchio di vendita indecoroso il suo Nome e a fare dei film sacrileghi sulla sua vita e sulla sua divina Persona.
Al comandamento: — “Ricordati di santificare le feste” — essa trasforma la domenica in week end, nel giorno dello sport, delle gare, dei divertimenti.
Al comandamento: — “Onora il padre e la madre” — essa contrappone un modello nuovo di famiglia fondato sulla convivenza, persino fra omosessuali.
Al comandamento: — “Non uccidere” — essa è riuscita a fare legittimare, in ogni parte, l’aborto, a fare accogliere la eutanasia, a fare quasi scomparire il rispetto dovuto al valore della vita umana,
Al comandamento: — “Non commettere atti impuri’ ‘ — essa giustifica, esalta e propaganda ogni forma di impurità, fino alla giustificazione degli atti contro natura.
Al comandamento: — “Non rubare” — essa opera perché sempre più si diffondano i furti, la violenza, i sequestri e le rapine.
Al comandamento: — “Non dire falsa testimonianza” — essa agisce perché si propaghi sempre più la legge dell’inganno, della menzogna, della doppiezza.
Al comandamento: — “Non desiderare la roba e la donna ai altri’ ‘ — agisce per corrompere nel profondo la coscienza, ingannando la mente e il cuore dell’uomo.
In questa maniera le anime vengono sospinte sul cammino perverso e cattivo della disubbidienza alla Legge del Signore, vengono sommerse dal peccato e sono così impedite dal riceve il dono della Grazia e della vita di Dio.
— Alle sette virtù teologali e cardinali, che sono il frutto dell’essere in grazia di Dio, la massoneria oppone la diffusione dei sette vizi capitali, che sono il frutto di vivere abitualmente in stato di peccato.
Alla fede essa oppone la superbia; alla speranza la lussuria; alla carità l’avarizia; alla prudenza l’ira; alla fortezza l’accidia; alla giustizia l’invidia; alla temperanza la gola.
Colui che diventa vittima dei sette vizi capitali viene gradualmente condotto a togliere il culto che è dovuto al solo Dio, per donarlo a delle false divinità, che sono la personificazione stessa di tutti questi vizi.
Ed in questo consiste la bestemmia più grande ed orribile.
Ecco perché su ogni testa della bestia è scritto un titolo blasfemo.
Ogni loggia massonica ha il compito di fare adorare una diversa divinità.
La prima testa porta il titolo blasfemo della superbia, che si oppone alla virtù della fede, e conduce a dare il culto al dio della ragione umana e dell’orgoglio, della tecnica e del progresso.
La seconda testa porta il titolo blasfemo della lussuria, che i oppone alla virtù della speranza, e porta a dare il culto al dio della sessualità e dell’impurità.
La terza testa porta il titolo blasfemo dell’ avarizia, che si oppone alla virtù della carità, e diffonde ovunque il culto al dio del denaro.
La quarta testa porta il titolo blasfemo dell’ira, che si oppone ifa virtù della prudenza, e conduce a dare il culto al dio della discordia e della divisione.
La quinta testa porta il titolo blasfemo dell’accidia, che si oppone alla virtù della fortezza, e diffonde il culto all’idolo della paura, dell’opinione pubblica e dello sfruttamento.
La sesta testa porta il titolo blasfemo dell’invidia, che si oppone alla virtù della giustizia, e porta a dare il culto all’idolo della violenza e della guerra.
La settima testa porta il titolo blasfemo della gola, che si oppone alla virtù della temperanza, e conduce a dare il culto all’idolo così esaltato dell’ edonismo, del materialismo e del piacere.
Il compito delle Logge massoniche è quello di operare oggi, con grande astuzia, per portare ovunque l’umanità a disprezzare la santa Legge di Dio, ad operare in aperta opposizione ai dieci Comandamenti, a sottrarre il culto dovuto al solo Dio, per darlo a dei falsi idoli, che vengono esaltati ed adorati da un numero sempre più grande di uomini : la ragione; la carne ; il denaro; la discordia; il dominio; la violenza; il piacere.
Così le anime vengono precipitate nella tenebrosa schiavitù del male, del vizio e del peccato, e, nel momento della morte e del giudizio di Dio, nello stagno di fuoco eterno che è l’inferno (Mt 25,41; Ap 20,10).
Ora comprendete come, in questi tempi, contro il terribile ed insidioso attacco della bestia nera, cioè della massoneria, il mio Cuore Immacolato diventi il vostro rifugio e la strada sicura che vi porta a Dio.
Nel mio Cuore Immacolato si delinea la tattica usata dalla vostra Mamma Celeste, per controbattere e vincere la subdola trama usata dalla bestia nera.
Per questo formo tutti i miei figli ad osservare i dieci Comandamenti di Dio; a vivere alla lettera il Vangelo; ad usare spesso dei sacramenti; specie quelli della penitenza e Comunione eucaristica, come aiuti necessari per restare nella grazia di Dio; ad esercitare in maniera forte le virtù, per camminare sempre sulla strada del bene, dell’amore, della purezza e della santità.
Così mi servo di voi, miei piccoli figli che vi siete a Me consacrati, per smascherare tutte queste subdole insidie che la bestia nera vi tende, e rendere infine vano il grande attacco che la massoneria ha sferrato oggi contro Cristo e la sua Chiesa.
Ed alla fine, soprattutto nella sua più grande sconfitta, apparirà, in tutto il suo splendore, il trionfo del mio Cuore Immacolato nel mondo».

13 giugno 1989, Anniversario della seconda apparizione a Fatima
La bestia simile a un agnello.
«Figli prediletti, oggi ricordate la mia seconda apparizione, avvenuta nella povera Cova da Iria in Fatima, il 13 giugno 1917.
Già da allora Io vi ho predetto quanto voi state vivendo in questi tempi.
Vi ho annunciato la grande lotta fra Me, Donna vestita di sole (Ap 12,1), e l’enorme Drago rosso (12,3), che ha portato l’umanità a vivere senza Dio.
Vi ho anche predetto il subdolo e tenebroso lavoro, compiuto dalla Massoneria, per allontanarvi dalla osservanza della Legge di Dio e rendervi così vittime dei peccati e dei vizi.
Soprattutto, come Mamma, vi ho voluto avvertire del grande pericolo che minaccia oggi la Chiesa, a causa dei molti e diabolici attacchi che si compiono contro di Lei per distruggerla.
Per raggiungere questo scopo, alla bestia nera (Ap 13,2) che sale dal mare, viene in aiuto dalla terra, una bestia che ha due corna, simili a quelle di un agnello (Ap 13,11)
L’agnello, nella divina Scrittura, è sempre stato il simbolo del sacrificio.
…La bestia porta sul capo due corna simili a quelle di un agnello Al simbolo del sacrificio è intimamente unito quello del Sacerdozio: le due corna.
Un copricapo con due corna portava il Sommo Sacerdote nel Vecchio Testamento.
…La bestia nera, simile a una pantera, indica la Massoneria; la bestia con due corna, simile a un agnello, indica la Massoneria infiltrata all’interno della Chiesa cioè la Massoneria ecclesiastica, che si è diffusa sopratutto fra i Membri della Gerarchia.
Questa infiltrazione massonica, all’interno della Chiesa,
vi è già stata da Me predetta in Fatima, quando vi ho annunciato che Satana si sarebbe introdotto fino al vertice della Chiesa.
Se compito della massoneria è di condurre le anime alla perdizione, portandole al culto di false divinità, lo scopo della massoneria ecclesiastica è invece quello di distruggere Cristo e la sua Chiesa, costruendo un nuovo idolo, cioè un falso Cristo ed un falsa Chiesa.
— Gesù Cristo è il Figlio del Dio vivente, è il Verbo incarnato, è vero Dio e vero Uomo, poiché unisce nella sua Persona divina la natura umana e la natura divina.—.
…Allora la massoneria ecclesiastica agisce per oscurare la Sua divina Parola, per mezzo di interpretazioni naturali e razionali e, nel tentativo di renderla più comprensiva ed accolta, la svuota di ogni suo soprannaturale contenuto.
Così si diffondono gli errori, in ogni parte della stessa Chiesa Cattolica. A causa della diffusione di questi errori, oggi molti si allontanano dalla vera fede, dando attuazione alla profezia che vi è stata fatta da Me a Fatima: – verranno tempi in cui molti perderanno la vera fede. – La perdita della fede è apostasia.
La massoneria ecclesiastica agisce, in maniera subdola e diabolica, per condurre tutti alla apostasia.
Gesù è Vita perché dona la Grazia.
Scopo della massoneria ecclesiastica è quello di giustificare il peccato, di presentarlo non più come un male, ma come un valore ed un bene.
Così si consiglia di compierlo, come un modo di soddisfare te esigenze della propria natura, distruggendo la radice da cui può nascere il pentimento e si dice che non è più necessario confessarlo.
Frutto pernicioso di questo maledetto cancro, che si è diffuso in tutta la Chiesa, è la sparizione della confessione individuale in ogni parte.
Le anime vengono portate a vivere nel peccato, rifiutando il dono della Vita, che Gesù ci ha offerto.
Gesù è Via, che conduce al Padre, per mezzo del Vangelo.
La massoneria ecclesiastica favorisce le esegesi, che danno di esso interpretazioni razionalistiche e naturali, per mezzo dell’applicazione dei vari generi letterari, così che esso viene dilaniato in ogni sua parte.
Alla fine si giunge a negare la realtà storica dei miracoli e della sua resurrezione e si mette in dubbio la divinità stessa di Gesù e la sua missione salvifica.
— Dopo di avere distrutto il Cristo storico, la bestia con due corna simili a un agnello cerca di distruggere il Cristo mistico che è la Chiesa.
La Chiesa istituita da Cristo è una sola: quella santa, cattolica, apostolica, una, fondata su Pietro.
Come Gesù, anche la Chiesa da Lui fondata, che forma il suo corpo mistico, è verità, vita e via.
— La Chiesa è verità, perché ad essa sola Gesù ha affidato da custodire, nella sua integrità, tutto il deposito della fede. Lo ha affidato alla Chiesa gerarchica, cioè al Papa ed ai Vescovi uniti con Lui.
La massoneria ecclesiastica cerca di distruggere questa realtà con il falso ecumenismo, che porta all’accettazione di tutte le Chiese cristiane, affermando che ciascuna di esse possiede una parte della verità.
Essa coltiva il disegno di fondare una Chiesa ecumenica universale, formata dalla fusione di tutte le confessioni cristiane, fra cui la Chiesa cattolica.
— La Chiesa è vita perché dona la Grazia ed essa sola possiede i mezzi efficaci di Grazia, che sono i sette Sacramenti.
Specialmente è vita perché ad Essa sola è stato dato il potere di generare l’Eucarestia, per mezzo del Sacerdozio ministeriale e gerarchico.
Nella Eucarestia Gesù Cristo è realmente presente col suo Corpo glorioso e la sua divinità.
Allora la massoneria ecclesiastica, in tante e subdole maniere, cerca di attaccare la pietà ecclesiale verso il Sacramento della Eucarestia.
Di essa valorizza solo l’aspetto della Cena, tende a minimizzare il suo valore sacrificale, cerca di negare la reale e personale presenza di Gesù nelle Ostie consacrate.
Per questo si sono gradualmente soppressi tutti i segni esterni, che sono indicativi della fede nella presenza reale di Gesù nella Eucarestia, come le genuflessioni, le ore di adorazione pubbliche, la consuetudine santa di circondare il Tabernacolo di luci e di fiori.
— La Chiesa è via perché conduce al Padre, per mezzo del Figlio nello Spirito Santo, sul cammino della perfetta unità. Come il Padre e il Figlio sono uno, così dovete essere una solo tra voi.
…— Figli prediletti, vi ho invitato a consacrarvi al mio Cuore Immacolato e a entrare in questo mio materno rifugio, soprattutto per essere preservati e difesi contro questa terribile insidia.
Per questo, nell’atto di consacrazione del mio Movimento, Io vi ho sollecitato a rinunciare ad ogni aspirazione di fare carriera. Così potete sottrarvi alla più forte e pericolosa insidia, usata dalla massoneria, per associare alla sua setta segreta tanti miei figli prediletti.
Vi porto ad un grande amore a Gesù verità, facendovi coraggiosi testimoni di fede; a Gesù vita, portandovi a grande santità; a Gesù via, chiedendovi di essere nella vita solo Vangelo vissuto ed annunciato alla lettera.
Poi vi conduco al più grande amore alla Chiesa.
— Vi faccio amare la Chiesa-verità , facendovi forti annunciatori di tutte le verità della fede cattolica, mentre vi opponete, con forza e coraggio, a tutti gli errori.
— Vi rendo ministri della Chiesa-vita, aiutandovi ad essere Sacerdoti fedeli e santi. Siate sempre disponibili alle necessità delle anime, prestatevi, con generosa abnegazione, al ministero della Riconciliazione e siate fiamme ardenti di amore e di zelo verso Gesù presente nella Eucarestia.
Nelle vostre Chiese si torni a fare con frequenza le ore di pubblica adorazione e riparazione al Santissimo Sacramento dell’altare.
…Così alla tenebrosa forza, che oggi esercita la massoneria ecclesiastica, per distruggere Cristo e la sua Chiesa, Io oppongo il forte splendore della mia schiera sacerdotale e fedele, perché Cristo sia da tutti amato, ascoltato e seguito, e la sua Chiesa sia sempre più amata, difesa e santificata.

17 giugno 1989
Il numero della Bestia: 666.
«Figli prediletti, comprendete ora il disegno della vostra Mamma Celeste, la Donna vestita di sole (Ap 12,1), che combatte, con la sua schiera, nella grande lotta contro tutte le forze del male, per ottenere la sua vittoria, nella perfetta glorificazione della Santissima Trinità.
Con Me combattete, piccoli figli, contro il Drago (Ap 12,3), che cerca di portare tutta l’umanità contro Dio.
Con Me combattete, piccoli figli, contro la bestia nera (Ap 13,2), la massoneria, che vuole condurre le anime alla perdizione.
Con Me combattete, piccoli figli, contro la bestia simile a un agnello (Ap 13,11), la massoneria infiltrata all’interno della vita ecclesiale per distruggere Cristo e la sua Chiesa.
Per raggiungere questo scopo essa vuole costruire un nuovo idolo, cioè un falso Cristo ed una falsa Chiesa.
— La massoneria ecclesiastica riceve ordini e potere dalle varie Logge massoniche ed opera per condurre segretamente tutti a fare parte di queste sette segrete.
Così sollecita gli ambiziosi con la prospettiva di facili carriere; ricolma di beni gli affamati di denaro; aiuta i suoi membri a primeggiare e ad occupare i posti più importanti, mentre emargina, in maniera subdola, ma decisa, tutti coloro che si rifiutano di partecipare al suo disegno.
Infatti la bestia simile a un agnello esercita tutto il potere della prima bestia, in sua presenza, e costringe la terra ed i suoi abitanti ad adorare la prima bestia.
Addirittura la massoneria ecclesiastica giunge fino a costruire una statua in onore della bestia e costringe tutti ad adorare questa statua (Ap 13,14).
— Ma, secondo il primo comandamento della santa legge del Signore, solo DIO si deve adorare e a Lui solo deve essere data ogni forma di culto.
Allora si sostituisce DIO con un IDOLO potente, forte, dominatore.
Un idolo così potente, da far mettere a morte tutti coloro che non adorano la statua della bestia.
Un idolo così forte e dominatore, da fare sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno può comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.
Questo grande idolo, costruito per essere da tutti adorato e servito, come vi ho già rivelato nel precedente messaggio, è un falso Cristo e una falsa Chiesa.
Ma qual è il suo nome?
— Al capitolo 13 dell’Apocalisse è scritto: “Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: esso rappresenta un nome di un uomo. E tale cifra è 666 (seicentossessantasei) (Ap 13,18).
Con l’intelligenza, illuminata dalla luce della divina Sapienza, si riesce a decifrare dal numero 666 il nome di un uomo e questo nome, indicato da tale numero, è quello dell’Anti-cristo.
Lucifero, il serpente antico, il diavolo o Satana, il dragone rosso diventa, in questi ultimi tempi, l’anticristo.
…Il 666, indicato una volta, cioè per 1, esprime l’anno 666, seicentosessantasei.
In questo periodo storico, l’Anticristo si manifesta attraverso il fenomeno dell’Islam, che nega direttamente il mistero della divina Trinità e la divinità di nostro Signore Gesù Cristo.
L’islamismo, con la sua forza militare, si scatena ovunque, distruggendo tutte le antiche comunità cristiane, invade l’Europa e solo per un mio materno e straordinario
intervento,…non riesce a distruggere completamente la Cristianità.
Il 666, indicato due volte, cioè per 2, esprime l’anno 1332, milletrecentotrentadue.
In questo periodo storico, l’Anticristo, si manifesta con un radicale attacco alla fede nella Parola di Dio.
Attraverso i filosofi, che iniziano a dare esclusivo valore alla scienza e poi alla ragione, si tende gradualmente a costituire unico criterio di verità la sola intelligenza umana. Nascono i grandi errori filosofici, che continuano nei secoli fino ai vostri giorni.
L’importanza esagerata data alla ragione, come criterio
esclusivo di verità, porta necessariamente alla distruzione della fede nella Parola di Dio.
Infatti, con la riforma protestante, si rifiuta la Tradizione come fonte della divina Rivelazione, e si accetta solo la Sacra Scrittura.
Ma anche questa deve essere interpretata per mezzo della ragione, e si rifiuta ostinatamente il Magistero autentico della Chiesa gerarchica, a cui Cristo ha affidato da custodire il deposito della fede.
Ciascuno è libero di leggere e di comprendere la sacra Scrittura, secondo la sua personale interpretazione.
In questa maniera la fede nella Parola di Dio viene distrutta.
Opera dell’Anticristo, in questo periodo storico, è la divisione della Chiesa, la conseguente formazione di nuove e numerose confessioni cristiane, che gradualmente vengono sospinte ad una perdita sempre più estesa della vera fede nella Parola di Dio.
Il 666, indicato tre volte, cioè per 3, esprime l’anno 1998, millenovecentonovantotto.
In questo periodo storico, la massoneria, aiutata da quella ecclesiastica, riuscirà nel suo grande intento: costruire un idolo da mettere al posto di Cristo e della sua Chiesa.
Un falso Cristo e una falsa Chiesa. Pertanto la statua costruita in onore della prima bestia, per essere adorata da tutti gli abitanti della terra e che segnerà del suo marchio (Ap 13,16) tutti coloro che vorranno comprare o vendere è quella dell’Anticristo.
Siete così giunti al vertice della purificazione, della grande tribolazione e della apostasia (2 Tess 2,3).
L’apostasia sarà ormai generalizzata perché quasi tutti seguiranno il falso Cristo e la falsa Chiesa.
Allora sarà aperta la porta per la comparsa dell’uomo o della persona stessa dell’Anticristo’ (2 Tess 2,3).
Ecco, figli prediletti, perché vi ho voluto illuminare sulle pagine della Apocalisse, che si riferiscono ai tempi che vivete.
Per prepararvi con Me alla parte più dolorosa e decisiva della grande lotta che si sta combattendo fra la vostra Mamma Celeste e tutte le forze del male che si sono scatenate.
Coraggio! Siate forti, miei piccoli bambini. A voi tocca il compito, in questi difficili anni, di restare fedeli a Cristo ed alla sua Chiesa, sopportando ostilità, lotte e persecuzioni. Ma siete parte preziosa del piccolo gregge, che ha il compito di combattere e di vincere alla fine la forza potente dell’anticristo.
Tutti vi formo, vi difendo e vi benedico».

28 giugno 1989
La testimonianza di Gesù.
«Figli prediletti, con che amore vi guardo e come il mio Cuore addolorato è consolato da questo vostro continuo Cenacolo, che ripete qui la realtà di quello di Gerusalemme.
Vi raccogliete in una preghiera continua, intensa, fatta con Me.
Come gradisco la preghiera della Liturgia delle Ore, il Rosario intero che recitate, l’Adorazione Eucaristica, la solenne concelebrazione della Messa, che forma il cuore di tutto il Cenacolo.
…”Contro di voi Satana si scatena, perché formate il mio calcagno, cioè la parte più debole e fragile di Me stessa, e perché siete la mia progenie. Così oggi vi insidia in maniera potente e si scatena contro di voi con ogni genere di tentazioni e di persecuzioni.
Restate sereni. Abbiate fiducia in Me. Questi sono i tempi della battaglia e voi dovete combattere per la mia vittoria.
Per questo oggi vi invito a possedere tutti la testimonianza di Gesù (Ap 12,11)
…Conservate la testimonianza di Gesù in questi tempi della grande tribolazione. Sono giunti i giorni predetti dal Vangelo e dall’Apocalisse. Le forze del male, unite dalla potenza di chi si oppone a Cristo, faranno grandi prodigi in cielo e sulla terra, cosi da sedurre gran parte dell’umanità.
Voi restate saldi nella vostra eroica testimonianza a Gesù e combattete con Me contro la forza potente di colui che si manifesta come il nemico di Cristo.
Alla fine potrete contemplare con gioia la mia grande vittoria nel glorioso trionfo di Cristo.
Tutti vi benedico con i vostri cari, le anime che vi sono affidate, il vostro ministero sacerdotale, ed accolgo fra le mie mani tutte le intenzioni di bene che portate nel cuore.

15 agosto 1989, Festa di Maria SS.ma Assunta in Cielo
Deve mostrarsi la costanza dei santi.
« Oggi guardate a Me, vostra Mamma celeste, nello splendore del mio Corpo glorioso assunto, con la mia anima, alla gloria del Paradiso.
Sono la Donna vestita di sole (Ap 12,1). Sono la vostra celeste Condottiera. Sono la Regina di tutti i Santi.
Guardate a Me come segno di sicura speranza e di consolazione, in questi tempi della purificazione, della apostasia e della grande tribolazione .Sono giunti i tempi della lotta e della più grande conquista da parte del Drago, della Bestia che viene dalla terra e della Bestia che viene dal mare.
Sono perciò i tempi in cui si costruisce una civiltà senza Dio e si conduce tutta l’umanità a vivere senza di Lui.
Sono i tempi in cui Satana e le forze diaboliche si fanno adorare da un numero sempre più grande di uomini e così diventa più vasta la diffusione del culto satanico, delle sètte e delle messe nere.
Sono i tempi in cui si costruisce un idolo (Ap 13,14) da mettere al posto del vero Dio e della vera Chiesa, e questo idolo è un falso Cristo e una falsa Chiesa.
Sono i tempi in cui tutti coloro che seguiranno questo idolo verranno segnati dal suo marchio sulla fronte e sulla mano (Ap 13,16).
Sono i tempi in cui i fedeli seguaci dell’Agnello verranno sottoposti ad emarginazione, a persecuzioni, a prigionia ed a morte (Ap 13,9).
Sono perciò i tempi della vostra costanza.
— Qui deve mostrarsi la costanza (Ap 14,12) di quelli che appartengono al Signore, mettono in pratica i comandamenti di Dio e rimangono fedeli a Gesù,
— Qui deve mostrarsi la costanza di coloro che verranno perseguitati e condotti al martirio, perché sono beati quelli che muoiono nel Signore, trovano riposo dalle loro fatiche e il bene che hanno fatto li accompagna.
— Qui deve mostrarsi la costanza di coloro che non adorano la Bestia e non si lasceranno segnare dal suo diabolico marchio.
Coloro che invece adoreranno la Bestia e la sua statua e riceveranno il suo marchio sulla fronte e sulla mano, berranno il vino dell’ira di Dio, versato nel calice del suo terribile castigo, e saranno torturati alla presenza dell’Agnello e degli Angeli santi con fuoco e zolfo (Ap 14,10; 19,20).
— Qui deve mostrarsi la costanza di coloro che portano scritto sulla fronte il nome dell’Agnello e il nome del Padre suo, perché non hanno tradito il loro Dio, nel loro parlare non c’è mai stata menzogna e seguono l’Agnello dovunque vada.
— Qui deve mostrarsi la costanza di tutti i miei piccoli bambini, che Io chiamo a consacrarsi al mio Cuore Immacolato, per vivere con Me i momenti conclusivi della battaglia e della caduta di Babilonia, quando la vigna della terra sarà vendemmiata (Ap 14,15) e i grappoli saranno gettati nel tino della pigiatura, che rappresenta il grande castigo di Dio.
Per questo oggi vi invito tutti a guardare a Me, vostra Mamma Celeste, nello splendore del mio Corpo glorioso, perché la mia luce vi illumini, il mio Cuore Immacolato vi racchiuda, il mio amore materno vi sostenga ad essere, in questi tempi, coraggiosi testimoni di costanza di fronte alla Chiesa ed a tutta l’umanità».

8 settembre 1989, Natività della Beata Vergine Maria
II marchio sulla fronte e sulla mano.
«Oggi è la festa della nascita della vostra Mamma Celeste, miei prediletti e figli consacrati al mio Cuore Immacolato.
Vivetela nella gioia e nella pace, nel silenzio e nella preghiera, nella fiducia e nel filiale abbandono.
… Lasciatevi da Me segnare con il mio materno sigillo.
Questi sono i tempi in cui i seguaci di colui che si oppone a Cristo vengono segnati con il suo marchio sulla fronte e sulla mano (Ap 14,9).
— Il marchio sulla fronte e sulla mano è espressione di una totale dipendenza da chi viene significato da questo segno.

Il segno indica colui che è nemico di Cristo, cioè dell’Anticristo, ed il suo marchio che viene impresso significa la completa appartenenza della persona segnata alla schiera di colui che si oppone a Cristo e lotta contro il suo divino e regale dominio.
— La fronte indica l’intelligenza, perché la mente è sede della ragione umana.
— La mano esprime l’attività umana, perché è con le sue mani che l’uomo opera e lavora.
Pertanto è la persona che viene segnata con il marchio dell’Anticristo nella sua intelligenza e nella sua volontà.
Chi si lascia segnare dal marchio sulla fronte viene condotto ad accogliere la dottrina della negazione di Dio, del rifiuto della sua Legge, dell’ateismo che, in questi tempi, viene sempre più diffuso e propagandato.
È così sospinto a seguire le ideologie oggi di moda ed a farsi propagatore di tutti gli errori.
Chi si lascia segnare dal marchio sulla mano viene obbligato ad agire in maniera autonoma e indipendente da Dio, ordinando la propria attività alla ricerca di un bene solo materiale e terreno.
Così sottrae la sua azione al disegno del Padre, che vuole illuminarla e sostenerla con la sua divina Provvidenza; all’amore del Figlio che rende la fatica umana un mezzo prezioso per la sua stessa redenzione e santificazione; al potere dello Spirito che agisce ovunque per rinnovare interiormente ogni creatura.
…Imprimo sulla vostra fronte il mio sigillo con il segno santissimo della Croce di mio Figlio Gesù.
Così apro l’intelligenza umana ad accogliere la Sua divina Parola, ad amarla, a viverla, vi conduco ad affidarvi completamente a Gesù che ve l’ha rivelata, e vi rendo oggi coraggiosi testimoni di fede.
Ai segnati sulla fronte con il marchio blasfemo. Io contrappongo i miei figli segnati con la Croce di Gesù Cristo.
Poi ordino tutta la vostra attività alla perfetta glorificazione della Santissima Trinità.
Per questo imprimo sulla vostra mano il mio sigillo che è il segno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
…Figli miei prediletti, lasciatevi tutti segnare sulla fronte e sulla mano dal mio materno sigillo, in questo giorno in cui, raccolti con amore attorno alla mia culla, celebrate la festa della nascita terrena della vostra Mamma Celeste».

15 settembre 1989, Festa della Madonna Addolorata
«Partecipate, figli prediletti, al mio dolore.
Sono la vostra Madre addolorata (Ap 12,2)
Il mio Cuore Immacolato viene trapassato da spine numerose e dolorose.
Il dominio del mio Avversario si è fatto ogni giorno più grande ed il suo potere si espande nei cuori e nelle anime.
Una densa tenebra è ormai scesa sul mondo.
È la tenebra del rifiuto ostinato di Dio.
È la tenebra del peccato commesso, giustificato e non più confessato.
È la tenebra della lussuria e della impurità.
È la tenebra dell’egoismo sfrenato e dell’odio, della divisione e della guerra.
È la tenebra della perdita della fede e della apostasia.
Nel Calice del mio Cuore Immacolato Io raccolgo, ancora oggi, tutto il dolore di mio figlio Gesù, che misticamente rivive le ore sanguinose della sua agonia.
Nuovo Getsemani per Gesù è vedere oggi la sua Chiesa così violata e deserta, dove la maggior parte dei Pastori dorme nella indifferenza e nella tiepidezza, mentre altri ripetono il gesto di Giuda e tradiscono per sete di potere e di denaro.
Esulta il Drago di fronte alla vastità della sua conquista, con l’aiuto della bestia nera e della bestia simile a un agnello, in questi vostri giorni, in cui il diavolo si è scatenato contro di voi, sapendo che gli resta poco tempo.
Per questo sono giunti anche i giorni del mio grande dolore.
…Allora oggi domando a voi, figli consacrati al mio Cuore Immacolato, quanto, in questo stesso luogo nel maggio 1917, ho chiesto ai miei tre piccoli bambini Lucia, Giacinta e Francesco, a cui sono apparsa.
— Volete anche voi offrirvi vittime al Signore, sull’altare del mio Cuore Immacolato, per la salvezza di tutti i miei poveri figli peccatori?
Se accogliete questa mia richiesta, dovete fare quanto ora vi domando.
Pregate sempre di più, specialmente con il santo Rosario.
Fate frequenti ore di adorazione e di riparazione Eucaristica.
Accogliete con amore tutte le sofferenze che il Signore vi manda.
Diffondete senza paura i messaggi che Io vi dono, come Celeste Profetessa di questi vostri ultimi tempi.
Se sapeste il castigo che vi attende, se chiudete ancora la porta dei vostri cuori alla voce angosciata della vostra Mamma Celeste!
Poiché il Cuore divino di mio figlio Gesù ha affidato al mio Cuore Immacolato l’ultimo ed estremo tentativo per condurvi tutti alla salvezza».

13 ottobre 1989, Anniversario ultima apparizione di Fatima
L’Angelo del primo flagello.
« Ricordate oggi la mia ultima apparizione, avvenuta a Fatima il 13 ottobre 1917, convalidata dal miracolo del sole.
Guardate sempre più alla Donna vestita di sole, che ha il compito di preparare la Chiesa e l’umanità alla venuta del grande giorno del Signore.
I tempi della battaglia decisiva sono giunti.
È scesa sul mondo l’ora della grande tribolazione, perché gli Angeli del Signore sono inviati, con i loro flagelli, a castigare la terra (Ap 16,1).
Quante volte vi ho invitati a camminare sulla strada della mortificazione dei sensi, del dominio delle passioni, della modestia, del buon esempio, della purezza e della santità.
Ma l’umanità non ha accolto il mio invito ed ha continuato a disubbidire al sesto comandamento della Legge del Signore che prescrive di non commettere atti impuri.
Anzi si è voluto esaltare tale trasgressione e proporla come la conquista di un valore umano ed un modo nuovo di esercitare la propria personale libertà.

Così oggi si è arrivati a legittimare come buoni tutti i peccati di impurità.
Si è cominciato a corrompere le coscienze dei fanciulli e dei giovani, portandoli alla convinzione che gli atti impuri commessi da soli non sono più peccati; che i rapporti avuti prima del matrimonio fra fidanzati sono leciti e buoni; che le famiglie possono comportarsi liberamente e ricorrere anche ai mezzi per impedire la nascita.
Si è giunti alla giustificazione ed all’esaltazione degli atti impuri contro natura e persino a proporre delle leggi che parificano alla famiglia la convivenza di omosessuali.
Mai come oggi l’immoralità, l’impurità e l’oscenità sono continuamente propagandate, attraverso la stampa e tutti i mezzi di comunicazione sociale.
Soprattutto la televisione è diventata il perverso strumento di un quotidiano bombardamento di immagini oscene, dirette a corrompere la purezza della mente e del cuore di tutti.
I locali di divertimento, in particolare i cinema e le discoteche, sono diventati luoghi di pubblica profanazione della propria dignità umana e cristiana.
È il tempo in cui il Signore nostro Dio viene continuamente e pubblicamente offeso con i peccati della carne.
Già la divina Scrittura vi ha ammonito che chi pecca per mezzo della carne, nella stessa carne trova la sua giusta punizione.
È così giunto il tempo in cui l’Angelo del primo flagello passa sul mondo, perché sia castigato secondo il volere di Dio.
…— Il primo flagello sono i tumori maligni (Ap 16,2) ed ogni specie di cancro, contro cui la scienza nulla può fare, nonostante il suo progresso in ogni settore, malattie che sempre più si diffondono e colpiscono il corpo umano, devastandolo di piaghe dolorosissime e maligne.
Figli prediletti, pensate alla diffusione di queste malattie inguaribili in ogni parte del mondo ed ai milioni di morti che esse fanno.
— Il primo flagello è la nuova malattia dell’A.I.D.S., che colpisce soprattutto i miei poveri figli vittime della droga, dei vizi e dei peccati impuri contro natura.
La vostra Mamma Celeste vuole essere per tutti di aiuto, sostegno, conforto e speranza, in questi tempi in cui l’umanità è colpita da questo primo flagello.
Per questo vi invito a camminare sulla strada del digiuno, della mortificazione e della penitenza.
— Ai fanciulli domando che crescano nella virtù della purezza ed in questo difficile cammino siano aiutati dai genitori e dagli educatori.
— Ai giovani domando che si formino al dominio delle passioni con la preghiera e la vita di unione con Me, e che rinuncino ad andare ai cinema ed alle discoteche, ove c’è il grave e continuo pericolo di offendere questa virtù che è tanto cara al mio Cuore Immacolato.
— Ai fidanzati chiedo che si astengano da ogni rapporto prima del matrimonio.
— Alle famiglie cristiane chiedo che si formino all’esercizio della castità coniugale e non usino mai mezzi artificiali per impedire la vita, secondo l’insegnamento di Cristo, che la Chiesa ancora oggi propone con illuminata sapienza.
Quanto desidero dai Sacerdoti la scrupolosa osservanza del celibato e dai Religiosi la pratica fedele ed austera del loro voto di castità!
Ai miei poveri figli, colpiti dal primo flagello della piaga dolorosa e maligna, Io mi presento come Mamma misericordiosa, che solleva e conforta, che porta alla speranza ed alla pace.
Ad essi chiedo che offrano le loro sofferenze in spirito di riparazione, di purificazione e di santificazione.
…Pertanto, in questi tempi in cui l’umanità viene colpita dal primo flagello, vi invito tutti a guardare a Me, vostra Mamma Celeste, per essere confortati ed aiutati».

1° Novembre 1989, Festa di tutti i Santi
La nuova Gerusalemme.
«Oggi è la festa di tutti i Santi e domani ricordate quanti si sono salvati, ma si trovano ancora immersi nella sofferenza purificatrice del Purgatorio.
In questi tempi della grande tribolazione deve essere fortemente da voi vissuta la Comunione dei Santi.
Sono la Regina di tutti i Santi. Sono la Condottiera di una unica schiera.
— A tutte le insidie che il Drago (=Comunismo), la bestia nera (=Massoneria), la bestia simile a un agnello (=Massoneria ecclesiastica) e gli Spiriti maligni che ogni giorno vi tendono, hanno da Me il compito di rispondere, con forza e con potenza, gli Angeli del Signore (Ap 14,6; 15,7; 16,1). Quanto è grande oggi il loro celeste potere, perché sono da Me inviati per controbattere la tattica del mio Avversario, che è quella di allontanare tanti miei poveri figli dalla adorazione dovuta al nostro Dio, con la diffusione sempre più grande del culto satanico e delle messe nere.
A questa perversa e blasfema azione dei Demoni, gli Angeli rispondono con il loro perenne, profondo ed incessante atto di adorazione e di glorificazione del Signore.
— Ai pericoli che, in questi tempi, i cattivi vi tendono, cercando di cospargere di ostacoli, di difficoltà, di subdole opposizioni, la strada su cui voi dovete camminare, rispondono i Santi del Paradiso con la loro potente assistenza ed intercessione (Ap 6,10).
Le trame nascoste ed oscure, che la Massoneria ordisce contro di voi, pei farvi cadere nella sua rete, sono svelate e distrutte dai Santi, i quali fanno scendere dal Paradiso una forte Luce, che vi avvolge per profumare di fede, di speranza, di amore, di purezza e di santità tutta la vostra esistenza.
La comunione di vita con i Santi del Paradiso è il rimedio che Io vi dono, contro i pericoli subdoli e tanto insidiosi che oggi la bestia nera della Massoneria vi tende.
— Contro le difficoltà, le derisioni, le emarginazioni che la bestia simile a un agnello usa contro di voi, miei figli prediletti, ricorrete ad una perenne comunione di preghiera con le anime sante del Purgatorio.
Questa comunione di preghiera con le anime purganti dona a loro la luce ed il conforto di abbreviare il tempo della loro purificazione e concede a voi la sicurezza e il coraggio di realizzare nella vostra vita il mio disegno, che è quello di aiutarvi ad adempiere in ogni momento la divina Volontà del Signore.
Oggi vi contemplo con gioia, riuniti insieme nel celeste giardino del mio cuore Immacolato, a vivere questa stupenda realtà della comunione dei Santi, che vi unisce, vi aiuta. Vi impegna tutti a combattere per il pieno trionfo di Cristo, nell’avvento sul mondo del suo glorioso regno di amore, di santità, di giustizia e di pace.
Così voi contribuite già a comporre la nuova Gerusalemme, la città santa (Ap 21,2), che deve discendere dal cielo, come una ‘posa adorna per il suo sposo e formate la dimora di Dio fra gli uomini, perché diventino tutti il suo popolo, ove ogni lacrima sarà asciugata dai loro occhi e non vi sarà più la morte, ne lutto, ne lamento, ne affanno, perché le cose di prima sono passate».

8 Dicembre 1989, Festa della Immacolata Concezione
Una corona di dodici stelle.
«Figli prediletti, oggi guardate al candore immacolato della vostra Mamma Celeste.
Sono la Immacolata Concezione.
Sono la sola creatura esente da ogni macchia di peccato, anche di quello originale. Sono tutta bella: tota pulchra.
Lasciatevi avvolgere dal mio manto di bellezza, perché anche voi siate illuminati dal mio candore di cielo, dalla mia luce immacolata.
Sono tutta bella, perché chiamata ad essere la Madre del Figlio di Dio. Per questo il mio disegno si inserisce nel mistero stesso della vostra salvezza.
Al principio, sono annunciata come la nemica di Satana, colei che otterrà su di lui la completa vittoria.
“Porrò inimicizia fra tè e la Donna, tra la tua e la sua discendenza; Essa ti schiaccerà il capo, mentre tenterai di mordere il suo calcagno” (Gen 3,15).
Alla fine, sono vista come la Donna vestita di sole, che ha il compito di combattere contro il Drago rosso ed il suo potente esercito, per vincerlo, per legarlo e cacciarlo nel suo regno di morte, perché sul mondo possa regnare solo Cristo.
Eccomi allora presentata dalla Divina Scrittura nel fulgore della mia materna regalità: “e un altro segno apparve nel ciclo: una Donna, vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1).
Attorno al mio capo vi è dunque una corona di dodici stelle .
La corona è il segno della regalità.
…Le dodici stelle indicano le dodici tribù di Israele, che compongono il popolo eletto, scelto e chiamato dal Signore a preparare la venuta nel mondo del Figlio di Dio e del Redentore.
Poiché Io sono chiamata a diventare la Madre del Messia.
…Infatti la Chiesa mi esalta con queste parole: “Tu gloria di Gerusalemme; Tu letizia di Israele; tu onore del nostro popolo”.
…Le dodici stelle significano anche i dodici Apostoli, che sono il fondamento su cui Cristo ha fondato la sua Chiesa.
Mi sono trovata sovente con loro, per incoraggiarli a seguire ed a credere in Gesù, durante i tre anni della sua pubblica missione.
Al loro posto, assieme a Giovanni, Io stavo sotto la Croce, nel momento della crocifissione, dell’agonia e della morte di mio figlio Gesù.
Con loro ho partecipato alla gioia della sua resurrezione; accanto ad essi, raccolti in preghiera, ho assistito al momento glorioso della Pentecoste.
Durante la mia terrena esistenza sono rimasta accanto a loro con la mia preghiera e la mia presenza materna per aiutarli, formarli, incoraggiarli e sospingerli a bere il calice che dal Padre Celeste era stato per loro preparato.
Sono così Madre e Regina degli Apostoli che, attorno al mio capo, formano dodici stelle luminose della mia materna regalità.
Sono Madre e Regina di tutta la Chiesa.
Le dodici stelle significano anche una nuova realtà.
L’Apocalisse infatti mi vede come un grande segno nel cielo: Donna vestita di sole, che combatte il Drago ed il suo potente esercito del male.
Allora le stelle attorno al mio capo indicano coloro che si consacrano al mio Cuore Immacolato, fanno parte della mia schiera vittoriosa, si lasciano guidare da me per combattere questa battaglia e per ottenere alla fine la nostra più grande vittoria.
Così tutti i miei prediletti ed i figli consacrati al mio Cuore Immacolato, chiamati ad essere oggi gli Apostoli degli ultimi tempi, sono le stelle più luminose della mia regale corona.
…Allora, nella festa della mia Immacolata Concezione, chiamo tutti voi a fare parte preziosa della mia corona e a diventare le stelle brillanti, che diffondono, in ogni parte del mondo, la luce, la grazia, la santità, la bellezza e la gloria della vostra Mamma Celeste».

24 dicembre 1989, Notte Santa
Il tempo si è compiuto.
… “Entrate ormai negli eventi che vi preparano al suo secondo Natale.
Vi approssimate al momento del glorioso ritorno di Cristo (Ap 20,4; Mt 24,37; 2 Tess 2,1; At 1,19; 3,21).
Allora non lasciatevi prendere da paura, ne da tristezza, ne da vana curiosità, ne da inutili affanni.
Vivete, con la semplicità dei piccoli, ogni momento di questo nuovo Avvento nel mio Cuore Immacolato e datevi da fare premurosi, per spalancare le porte degli uomini e dei popoli al Cristo che viene.
Ed aprite il cuore alla speranza, per accogliere con gioia l’annuncio che oggi vi dono: si sta compiendo il tempo del suo glorioso ritorno».
Fonte: www.gloriatv.it

LA MADONNA A MEDJUGORJE HA SCONFITTO IL COMUNISMO

Medjugorje più forte della “milizia” comunista

Il 17 agosto del 1981 la feroce repressione comunista portava all’arresto di Padre Jozo, il più convinto assertore delle apparizioni sul Podbrdo. La propaganda di regime puntò a fermare i pastori per disperdere le pecore, ma il tentativo fallì. Oggi solo alla Chiesa spetta il giudizio definitivo su quei fatti. 

La sera del 17 agosto di 35 anni fa – correva l’anno 1981 – la Milicija, come si chiamava la Polizia nella Jugoslavia comunista, arrestava fra Jozo Zovko, parroco francescano di Medjugorje, il quale dopo un primo momento di dubbio, era diventato un convinto assertore della sincerità dei sei ragazzi che affermavano di avere da quasi due mesi colloqui quotidiani con Maria Santissima Regina della Pace.

Il fatto non sorprese nessuno: non appena il racconto dei ragazzi era divenuto pubblico, l’apparato repressivo del regime si era scatenato contro di loro e le loro famiglie. I veggenti erano stati fermati diverse volte, interrogati presso le stazioni di polizia e condotti da medici e da psichiatri nell’evidente tentativo di estorcere loro la ‘confessione’ che si erano inventati tutto; ai loro genitori era stato minacciato il licenziamento dal posto di lavoro o il ritiro del passaporto per chi lavorava all’estero, i veggenti stessi subivano a scuola angherie di ogni tipo. 

La propaganda politica del regime si era mossa immediatamente: sui giornali di tutto il Paese venivano pubblicate vignette che mostravano la Madonna che appariva vestita da miliziano ustascia, e alcuni leader politici comunisti della Bosnia-Erzegovina si erano affrettati a etichettare i fatti di Medjugorje come un’«invenzione clerofascista». Nella migliore tradizione anticattolica dei comunisti jugoslavi, l’arresto di fra Jozo fu preceduto da un durissimo discorso di Ivo Jerkic, membro della Presidenza della Repubblica Socialista di Bosnia-Erzegovina, tenuto non a caso a Citluk, comune cui appartiene una parte della parrocchia di Medjugorje.

In tale discorso, Jerkic aveva apertamente definito i fatti di Medjugorje una «manifestazione politica ustascia», poiché, affermò il dirigente comunista, «ciò che accade e si dice in diverse omelie… fino ai canti ustascia intonati al ritorno dalle celebrazioni non appartiene all’ambito della fede». Se tutto questo aveva un carattere politico, concluse Jerkic, «noi abbiamo il diritto di intrometterci nella questione».

L’arresto di fra Jozo era quindi il segnale che le autorità comuniste prendevano molto sul serio i fatti di Medjugorje, e – con il senno di poi, possiamo dire, profeticamente – li consideravano pericolosi per l’esistenza stessa dello Stato. Del resto, fra Jozo era stato nel mirino delle autorità comuniste già durante il suo servizio pastorale nella parrocchia di Posusje per la sua capacità di radunare attorno a sé molti giovani del luogo, tanto che le stesse autorità avevano esercitato pressioni sulla provincia francescana e sul vescovo affinché fra Jozo venisse trasferito in un’anonima parrocchia di campagna, appunto Medjugorje.

La politica di colpire i pastori per disperdere le pecore – poche settimane dopo l’arresto di fra Jozo furono incarcerati due altri frati francescani della provincia dell’Erzegovina, fra Ferdo Vlasic, direttore del mensile francescano Nasa ognjista, e fra Jozo Krizic – fallì, e la martellante propaganda di regime contro Medjugorje ebbe solo l’effetto di moltiplicare i pellegrini croati, e poco dopo anche stranieri, che vi si recavano. Gli anni trascorsi in carcere non intimidirono fra Jozo, il quale già nella seconda metà degli anni ottanta iniziò a ricevere fiumi di pellegrini nella sua nuova parrocchia di Tihaljina, apostolato che proseguì successivamente presso il convento francescano di Siroki Brijeg.

Al regime non restò che terrorizzare i pellegrini e rendere più difficili possibili le condizioni di permanenza a Medjugorje. Ai frati del luogo fu impedito di eseguire lavori alla canonica che permettessero di ospitare in condizioni accettabili i numerosi sacerdoti che giungevano in parrocchia per l’assistenza spirituale ai pellegrini; a fronte delle migliaia di persone che giungevano a Medjugorje ogni giorno, per anni fu impedita la costruzione di servizi igienici pubblici, e fu consentita solamente l’erezione di una latrina dietro la chiesa che versava in pessime condizioni igieniche, con la malcelata speranza di potere addebitare eventuali malattie ed epidemie ai frati e, in definitiva, alle apparizioni; non vi erano neppure fontane pubbliche, bensì solamente la fontanella di un abbeveratoio utilizzato anche dagli animali dei contadini del posto.

Fino al 1984 agenti della Milicija sorvegliarono i sentieri che portavano alla collina delle apparizioni, il Podbrdo, e al Krizevac, impedendo a tutti l’accesso a tali luoghi, mentre altre pattuglie stazionavano nei pressi delle abitazioni dei veggenti e sulla strada che portava alla chiesa parrocchiale.

I pellegrini croati che si recavano a Medjugorje in automobile lo facevano a proprio rischio e pericolo: non furono pochi i casi di funzionari pubblici licenziati poiché la targa della loro auto era stata annotata nella zona. Fino al 1990 non vi furono cartelli che indicassero la strada per giungere a Medjugorje, e presso i valichi di frontiera della Jugoslavia gli autobus dei pellegrini venivano spesso angariati dalla Polizia, fatti oggetto di sequestri di oggetti religiosi e fatti aspettare per ore al confine senza motivo.

Tenendo conto di queste circostanze, appare singolare che non pochi tuttologi da tastiera e commentatori improvvisati sentenzino in modo grossolano e senza la benché minima conoscenza della storia di queste terre e di questo popolo, che le apparizioni sarebbero state “inventate” per motivi di interesse economico, oppure, come hanno fatto chiaramente intendere, con grave scandalo dei fedeli, i vescovi succedutisi dal 1981 a oggi sulla cattedra episcopale della Diocesi di Mostar-Duvno, per affermare la supremazia ecclesiale dei francescani sul clero secolare nel quadro della secolare disputa sulle parrocchie nelle diocesi della Bosnia-Erzegovina.

Al di là del fatto che, ovviamente, il giudizio finale su questi fatti spetta solo ed esclusivamente alla Chiesa, è assurdo accusare di ‘inventare’ apparizioni della Madonna una parte di clero e di popolo che ha sofferto la persecuzione per sei secoli, e che ha sparso fiumi di sangue a testimonianza della fede. 

Senza contare i secoli di persecuzione trascorsi sotto il dominio turco, seguiti da alcuni decenni di libertà molto limitata durante il periodo di amministrazione austro-ungarica, e da poco più di vent’anni di Stato monarchico jugoslavo guidato della dinastia serba dei Karadjordjevic, nel quale i cattolici erano cittadini di serie B, nel corso della Seconda Guerra Mondiale e nell’immediato dopoguerra, nella sola Erzegovina, furono uccisi ventimila croati cattolici, tra i quali sessantasei frati francescani, mentre moltissimi altri frati furono condannati a pene detentive complessive di 275 anni e 255 giorni. 

Con gli autori di tali massacri spesso ancora vivi e vegeti e in posizioni di potere trentacinque anni dopo la fine della guerra, era davvero una cattiva idea e un cattivo affare inventare delle apparizioni della Madonna. Lo era nella Jugoslavia comunista, e lo era ancora di più nel 1981, l’anno successivo alla morte di Josip Broz Tito, quando i croati e i cattolici, già considerati per definizione ‘ustascia’, venivano sottoposti a un controllo ancora più rigido.

Era un cattivissimo affare e un’idea pessima inventare tali apparizioni in Erzegovina, luogo considerato dal regime una roccaforte del cattolicesimo più oltranzista. Era un’idea veramente folle inventare tali apparizioni proprio a Medjugorje, nella cui parrocchia si trova il villaggio di Surmanci, teatro di una strage di serbi per mano delle milizie ustascia croate durante la Seconda Guerra Mondiale, fatto che confermava, secondo il regime, che quella che appariva era una ‘Madonna ustascia’. 

Lasciando alla Chiesa il giudizio definitivo sulle apparizioni, possiamo affermare che non è possibile che a un clero e a un popolo così provati nel corso della storia per la loro fede sia potuto venire in mente il sacrilegio di ‘inventarsi’ delle apparizioni della Madonna.

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Tutto cio da sapere sul Comunismo

COMUNISMO

Con storia del comunismo si intende l’insieme di studi storici riguardanti le teorie, i fatti, gli eventi legati al comunismo, inteso sia come movimento ideologico e politico, sia come forma di governo e di Stato dei paesi dove alcune forme di comunismo sono state prese a modello.

Nonostante gli eventi più significativi e rilevanti risalgano alla storia della modernità, l’aspirazione a creare una società egualitaria ha origini assai più lontane e ha dato vita nel corso dei secoli a teorie che nel tempo hanno assunto connotazioni e realizzazioni differenti suscitando consensi e critiche di ogni genere. Tali connotazioni spesso notevolmente divergenti sono comunque collegate con la visione utopica di una società di tipo egalitario, e le applicazioni pratiche di tale ideale spesso sono entrate in conflitto anche violento tra loro, non solo nelle ottocentesche contrapposizioni tra le categorie marxiane di socialismo utopico e socialismo scientifico, dimostrando un ampio spettro politico del concetto comunistico.

Età antica

Molti pensatori occidentali hanno concepito e propugnato idee di comunismo, alcune molto simili a quelle poi divenute note con questo termine solo nel XIX secolo, e differenti civiltà hanno applicato, in toto od in parte concetti comunistici, dal lavoro collettivo a fini sociali delle società precolombiane del continente sudamericano, ai diversi livelli di condivisione della proprietà in diverse culture tribali. Alcune analisi marxiste, confutano spesso tali esempi di comunismo di differente matrice, relegandoli a ruoli differenti.

Anche nel Cristianesimo delle origini vi sono aspirazioni, non coercitive, di tipo comunistico. Gli Atti degli Apostoli nel secondo capitolo ai versetti 44-48 descrivono il funzionamento della prima comunità cristiana mettendo in risalto l’aspetto della comunione dei beni:

«44Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; 45chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. 48Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati»
(Atti degli apostoli 2,44-48)

Gli stessi ideali liberamente accettati troveranno spazio negli ordini monastici oppure, nel medioevo e non solo, in alcuni movimenti ereticali come quello dei dolciniani. Fra Dolcino[1], viene difatti citato da filosofi di matrice marxista quali Antonio Labriola, e viene preso come spunto ed esempio in movimenti popolari di matrice socialista nell’Italia del primo novecento.

Età moderna

Tommaso Moro

Ideali di tipo comunistico e un progetto di abolire la proprietà privata torna in auge all’epoca della Riforma protestante, con la guerra dei contadini, che sconvolge l’Europa ed è soffocata nel sangue. Fra i protagonisti di questo movimento rivoluzionario si annoverano Thomas Müntzer e Giovanni da Leida.

Rivolte popolari e insurrezioni più tardi definibili proletarie non erano nuove nel vecchio mondo, anche in epoca premoderna. Il Tumulto dei Ciompi, che avvenne a Firenze tra il giugno e l’agosto del 1378 è uno dei primi esempi di sollevazione per scopi economico-politici della storia europea, operaista, ma ascrivibile ad una società largamente pre-industriale, e non supportato da basi teoriche.

Più tardi L’Utopia di Tommaso Moro e La città del Sole di Tommaso Campanella descrivono ugualmente altre comunità ideali in vario grado comuniste.

L’idea di comunismo aleggia durante l’Illuminismo, influenzando diversi filosofi e soprattutto Jean-Jacques Rousseau, Gabriel Bonnot de Mably, Étienne-Gabriel Morelly (il cui pensiero influenza profondamente la Rivoluzione francese e il Giacobinismo), e altri circoli rivoluzionari egualitari, incarnati nella persona di Jean Paul Marat.

Si segnalano poi, fra gli esperimenti di “comunismo reale”, anche le reducciones del Paraguay impiantate dai Gesuiti nel XVIII secolo.

L’Ottocento

Molti idealisti del XIX secolo, colpiti dalla miseria materiale e morale della rivoluzione industriale, fondano con poca fortuna comunità utopistiche, soprattutto nel Nuovo Mondo.

Il filosofo francese Étienne Cabet, nel suo libro Viaggi ed avventure di Lord William Carisdall in Icaria descrive una società ideale in cui un governo eletto democraticamente controlla tutte le attività economiche e supervisiona le attività sociali, lasciando solo la famiglia come unica altra unità sociale indipendente. Nel 1848 cerca senza successo di organizzare comunità icariane negli Stati Uniti, anche se alcune piccole comunità icariane sopravvivono fino al 1898.

Friedrich Engels.

Pierre Joseph Proudhon.

Michail Bakunin.

Karl Marx.

Karl Marx e Friedrich Engels, il 21 febbraio 1848, pubblicarono il libro Manifesto del Partito Comunista, che spiegava le idee sull’abolizione della proprietà privata e sull’abbattimento dei governi borghesi lasciando il posto a governi proletari. Con loro il comunismo diventa un moto rivoluzionario. Per Marx se la classe proletaria di tutti i paesi prendesse coscienza dei suoi comuni obiettivi, si unirebbero per rovesciare il sistema capitalista. Lo considerava, se lo svolgimento della storia avesse seguito la logica di una razionalità hegeliana, un risultato inevitabile di un processo storico in atto; potendosi comunque verificare, qualora il socialismo non fosse riuscito ad imporsi, l’imbarbarimento della società attraverso la rovina di ambedue le classi in lotta. Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta una società in cui, dopo un periodo di transizione, la dittatura del proletariato, in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso, quindi lo Stato era destinato a dissolversi. Vale la pena di notare come, secondo il pensiero marxiano, il comunismo si sarebbe dovuto sviluppare inizialmente in un paese ad alto tasso di industrializzazione come gli USA e non, come poi effettivamente avvenne, in un paese arretrato e prevalentemente agricolo com’era all’epoca dei fatti la Russia.

Contemporaneamente alle idee di Marx si sviluppa un’altra forma di idee vicine al comunismo: l’anarchismo. Esso è basato sul pensiero di Pierre-Joseph Proudhon. Tra il marxismo e l’anarchismo nacque una forte polemica, infatti quando Proudhon pubblicò il libro Filosofia della Miseria, Marx rispose pubblicando Miseria della filosofia. Lo scontro divampò all’interno dell’Associazione internazionale dei lavoratori. Tra il 1871 e il 1872 Marx e Engels riuscirono a mettere gli anarchici in minoranza e a farli espellere dall’Associazione.

Il più importante teorico anarchico del primo periodo è Michail Bakunin che espose le sue idee nel libro Stato e Anarchia. Per Bakunin libertà e uguaglianza erano due obiettivi inscindibili. Lo Stato, con la sua divisione tra governati e governanti, tra chi possiede la cultura e chi esegue il lavoro fisico, era in sé stesso un apparato repressivo e doveva essere dissolto senza il passaggio per una fase intermedia. Il modello proposto da Bakunin era quello di una libera federazione di comuni, regioni e nazioni in cui i mezzi di produzione, collettivizzati, sarebbero stati direttamente nelle mani del popolo tramite un sistema di autogestione.

Idee simili a quelle di Bakunin furono sviluppate da Pëtr Kropotkin, suo connazionale, scienziato oltre che filosofo. Criticando il darwinismo sociale che fungeva da giustificazione alla competizione capitalistica e all’imperialismo, nel suo saggio Il mutuo appoggio Kropotkin si propone di dimostrare come tra le specie animali prevalgano la cooperazione e l’armonia.

Nel 1871 nacque la Comune di Parigi e nonostante le divergenze i socialisti e gli anarchici di varie tendenze furono unanimi nel vedere in questa il primo tentativo da parte del movimento operaio di formare una società comunista. I comunardi presero il controllo di Parigi per due mesi e combatterono tanto contro la Prussia che contro il governo francese. La Comune introdusse una serie di leggi che riducevano il potere dei detentori di proprietà, come quelle che cancellavano i debiti, prima di venire soppressa nel sangue. Marx più tardi criticò i comunardi per non essersi difesi con più energia, ma la lodò come primo esempio di insurrezione operaia.

La prima metà del Novecento

L’Europa occidentale e l’Italia

All’inizio del Novecento il pensiero socialista è ancora troppo influenzato da Marx e perciò non abbiamo ancora una vera separazione tra i movimenti socialdemocratici (riformisti e liberal-democratici) e quello comunista (rivoluzionario), cosa che avverrà dopo la Rivoluzione d’ottobre, quando i primi approderanno alle idee socialdemocratiche e liberalsocialiste. Nel biennio 1919-1920, in Italia si generavano tumulti, scioperi e manifestazioni. Quest’evento (guidato soprattutto dai comunisti) venne soprannominato “Biennio rosso” e c’era chi pensava (alcuni con terrore e altri con speranza) che si trasformasse in una rivoluzione. Dopo la presa al potere dei fascisti in Italia, ogni rappresentazione sindacale, socialista e comunista venne repressa e ne fu molto colpito il Partito comunista d’Italia, fondato da Antonio Gramsci a Livorno nel 1921.

La Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa e l’URSS

Bandiera dell’URSS

Alla rivolta che rovesciò il regime monarchico zarista, nel 1917, generando la Repubblica russa, seguì una prima vittoria bolscevica, e la nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. A questo, fece seguito, dal 1917 al 1921 (o 1923 secondo molti storici) la Guerra civile russa che vide la vittoria dell’Armata Rossa, bolscevica sull’Armata Bianca, contro-rivoluzionaria. L’egemonia bolscevica si impose anche su altre correnti comuniste, antizariste e rivoluzionarie, ma di spirito anarchico e libertario, come quelle ispiratrici della Rivolta di Kronštadt, o la Machnovščina ucraina. A conclusione, nel 1922, verrà istituita l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il primo stato teso, almeno idealmente e inizialmente, a seguire molti degli ideali comunisti teorizzati da Marx, rielaborati da Lenin, ma purgati da molte istanze libertarie e spontaneiste, proprie del comunismo tout court. L’URSS crollò nel 1991.

Rivoluzione russa

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione russa.

Cominciò il 9 gennaio 1917, quando in molte città iniziarono manifestazioni contro la guerra e il 23 febbraio gli operai di una delle maggior industrie della città insieme ad altri lavoratori, scesero in piazza a proclamare lo sciopero generale. Il 25 febbraio lo zar ordinò al comandante della guarnigione di liquidare i disordini. Il 26 febbraio il reggimento della guardia sparò sulla folla lasciando sul terreno più di sessanta manifestanti, ma questo non bastò per riportare la calma in città. Il 27 febbraio alcuni reggimenti della guardia si uniscono agli operai a cui distribuiscono anche parte delle armi. La sera stessa, nel Palazzo di Tauride, si riunì il primo soviet di Pietrogrado.

Il 28 febbraio la rivolta scoppia anche a Mosca con esiti analoghi a quelli di Pietrogrado. Nel frattempo lo zar decreta, senza alcun effetto, lo stato d’assedio nella capitale e nomina un dittatore militare. Nella notte tra il 1º ed il 2 marzo, lo zar, ormai impossibilitato a raggiungere la famiglia, firmò un manifesto che prometteva una Costituzione. Il 2 marzo il Soviet e il Comitato della Duma raggiunsero un accordo sulla deposizione dello zar e sulla formazione di un governo provvisorio che indica le elezioni per l’Assemblea Costituente. Nella notte del 15 marzo lo zar Nicola II abdica in favore del fratello, il Granduca Michele, ma questi lo stesso giorno rinuncia al trono ponendo così fine alla monarchia in Russia ed ai cinque secoli di dominio della dinastia Romanov.1 I Bolscevichi non avevano avuto un ruolo da protagonisti nella rivoluzione di febbraio; infatti, il partito, benché avesse cinque rappresentanti alla Duma, era privo dei suoi dirigenti migliori, tutti in volontario esilio all’estero o deportati in Siberia. Anche nei soviet che si vanno ricostituendo in tutta la Russia la maggioranza è quasi sempre costituita da Socialisti rivoluzionari.

Non appena appreso dei fatti di febbraio Lenin, che si trova in Svizzera, decide di tornare in Russia. La Germania concede il permesso di transito per raggiungere la Svezia e di lì, attraverso la Finlandia, la Russia. Il 3 aprile Lenin arriva a Pietrogrado, ad attenderlo vi è una folla enorme a riprova della rilevanza che le tesi dei bolscevichi cominciano ad avere all’interno del movimento rivoluzionario.

Il 4 aprile 1917, alla conferenza del partito bolscevico Lenin espone quelle che diventeranno le linee guida del partito per i mesi futuri. Il proletariato deve porre fine al dualismo dei poteri, abbattendo il governo provvisorio, di ispirazione borghese, trasferendo tutto il potere ai soviet. I contadini devono occupare le terre dei grandi latifondisti. La guerra deve essere immediatamente fermata per giungere ad una pace senza profitti per alcuna delle parti.

Nel frattempo la politica ha registrato un violento scontro tra il governo provvisorio ed il soviet di Pietrogrado.

Con il passare dei mesi le contraddizioni insite nella complessa situazione della Russia dopo il febbraio 1917 si fanno sempre più evidenti.

Il 18 giugno, mentre a Pietrogrado si svolge una grande manifestazione, ha inizio un’offensiva militare sul fronte russo-tedesco, offensiva che deve principalmente servire per dimostrare alle potenze della Triplice intesa la volontà russa di continuare la guerra.

La situazione nelle città peggiora di giorno in giorno, i rifornimenti di viveri sono sempre più aleatori ed i prezzi di quei pochi disponibili crescono a vista d’occhio provocando una pesante inflazione della moneta. Nelle campagne le occupazioni di terre aumentano, nel mese di giugno si registrano ottocentosettantacinque espropri illegali. A tutto ciò va aggiunto che tra i lavoratori si fa sempre più strada la consapevolezza che malgrado l’economia sia allo sfascio i profitti delle imprese impegnate nella produzione bellica crescono in modo vertiginoso. Tutti questi fattori concorrono nel portare sempre più lavoratori e soldati a prestare orecchio alla propaganda dei Bolscevichi che affermano la necessità di abbattere il governo e di trasferire tutto il potere ai soviet. Il governo, nel tentativo di aumentare il suo controllo sulla capitale, decide di trasferire al fronte, poco alla volta, le unità della guarnigione che hanno partecipato alla rivoluzione di febbraio per sostituirle con truppe maggiormente fedeli.

I soldati di stanza a Pietrogrado si rendono conto di ciò ed insorgono contro il governo; il 3 luglio, dopo aver ottenuto l’appoggio degli operai dei grandi complessi industriali, si recano, nell’ambito di una manifestazione di protesta, alla sede del partito bolscevico chiedendo l’abbattimento del governo provvisorio. I bolscevichi, pur ritenendo prematura l’azione, non osano opporsi al volere delle masse e danno inizio ad un tentativo rivoluzionario, che viene però rapidamente represso. In seguito a questi fatti il partito bolscevico viene messo praticamente fuori legge ed i suoi dirigenti arrestati o costretti alla fuga.

Il fallimento del tentativo rivoluzionario di luglio convinse il governo provvisorio, e le forze che lo sorreggevano, che ormai il momento rivoluzionario era concluso.

Lenin parla al popolo russo.

Il principe Georgij Evgen’evič L’vov, presidente del Consiglio, chiese al governo una più incisiva azione contro i contadini che occupavano illegalmente le terre dei latifondisti e pretese le immediate dimissioni di Viktor Michajlovič Černov, socialrivoluzionario e ministro dell’agricoltura, affermando che invece di reprimerle incoraggiava tali azioni.

Presentandosi come l’unico in grado di salvare il paese Kerensky ebbe buon gioco a farsi attribuire l’incarico di Primo Ministro con ampi poteri su varie giurisdizioni, confermando così implicitamente le accuse di bonapartismo che da più parti gli erano già state rivolte. La repressione delle azioni contadine, la soppressione della propaganda bolscevica e le misure per riportare all’obbedienza le truppe, tra cui la reintroduzione della pena di morte, fecero rapidamente perdere a Kerensky il credito che fino a quel momento aveva avuto presso le masse. Nei circoli politici di destra sempre più frequentemente si faceva il nome del generale Kornilov, che Kerensky aveva nominato comandante in capo dell’esercito come dittatore militare.

Il 12 agosto, nel Teatro Grande di Mosca, si riunì, per volere del governo, un’assemblea di circa duemila persone, scelte dal governo stesso, che venne chiamato “Consiglio di Stato”. Erano presenti tutti i partiti tranne quello bolscevico. Fu una passerella di discorsi senza dibattito o votazioni. L’intervento di Kornilov fu uno dei momenti culminanti. Egli chiese apertamente poteri dittatoriali allo scopo di salvare la Russia dai bolscevichi rinfacciando al governo di non rifornire a sufficienza l’esercito e di non essere capace di riportare la calma nel paese.

Il 19 agosto Kornilov abbandona Riga all’esercito tedesco, mettendo così in pericolo la stessa capitale Pietrogrado, e comincia a raccogliere, alle spalle del fronte truppe ritenute fedeli con lo scopo di farle marciare sulla capitale. Kerensky a questo punto, resosi conto delle intenzioni del generale lo destituisce atteggiandosi a salvatore della rivoluzione, ma è un bluff che dura poco, Kornilov non accetta gli ordini di Kerensky ed ordina al generale Krymov di far marciare un corpo di cavalleria cosacca su Pietrogrado. La città è nel caos più completo, il governo provvisorio non ha truppe con cui difendersi, sono i bolscevichi ad organizzare la difesa, in breve tempo viene formato un “Consiglio di guerra per la difesa di Pietrogrado” che organizza venticinquemila operai nella Guardia Rossa. I lavoratori delle officine Putilov prolungano volontariamente l’orario a sedici ore ed in due giorni costruiscono duecento cannoni; le unità dell’esercito coinvolte nelle giornate di luglio, che erano state disarmate, tornano ad essere operative ed a loro si uniscono alcune migliaia di marinai provenienti dalla base navale di Kronstadt. Tutta la rete ferroviaria viene sabotata e resa inutilizzabile dagli stessi ferrovieri. Mentre le unità al comando di Krymov sono nel caos più completo emissari del “Consiglio di guerra” prendono contatto con alcune di esse riuscendo a staccarle dall’azione. È la fine del tentativo contro rivoluzionario. Kornilov, Krymov, Denikin ed altri ufficiali verranno arrestati.

I bolscevichi si convincono che bisogna stringere i tempi per realizzare il passaggio del potere dal governo provvisorio, nato dalle giornate di febbraio ed emanazione della proprietà terriera e della borghesia industriale, ai soviet, rappresentanti le masse operaie e contadine. Nel settembre 1917 la diffusione dei soviet nella Russia è disomogenea e comunque le due componenti: operaia e contadina rimangono ancora separate, nei soviet degli operai e soldati che si vanno formando nelle città i bolscevichi vedono aumentare costantemente la loro influenza mentre i soviet contadini sono saldamente nelle mani dei socialrivoluzionari.

Il 15 settembre 1917 Lenin, ancora nascosto ad Helsinki in Finlandia, scrive al Comitato Centrale del partito affinché venga iniziata la preparazione del passaggio dei poteri ai soviet. Lenin rientra in segreto a Pietrogrado il 10 ottobre e vince le ultime resistenze interne al proprio partito sull’insurrezione. Solo Zinov’ev e Kamenev ritengono azzardata la mossa e consigliano di aspettare l’apertura dell’Assemblea Costituente, apertura che il governo di Kerensky ha fissato, dopo numerosi rinvii, al 28 novembre. Lenin è convinto che il momento sia propizio non solo per la Russia ma anche per le altre nazioni europee che, sempre secondo il dirigente bolscevico, la guerra sta spingendo in una fase pre-rivoluzionaria. Il 12 ottobre viene formato il Comitato militare rivoluzionario con sede nell’Istituto Smol’nyj, che ha il compito di dirigere l’insurrezione; a presiederlo viene chiamato Lev Trotsky.

Rivoluzione d’ottobre

L’insurrezione (o secondo molti il colpo di Stato) prende il via la sera del 24 ottobre; durante la notte vengono occupati i punti più importanti di Pietrogrado: poste, telegrafi, stazioni ferroviarie, banche, ministeri. Il governo provvisorio praticamente cessa di esistere senza alcuna resistenza. Kerensky fugge verso il fronte e gli altri ministri si rinchiudono nel Palazzo d’Inverno, che verrà occupato il mattino del 26 ottobre. Nel frattempo, la sera del 25 ottobre, si è riunito il Secondo Congresso dei Soviet, ed è a questo organo che i bolscevichi consegnano il potere appena conquistato. Quella notte la discussione prosegue senza sosta ed alle cinque del mattino del 26 ottobre, mentre si arrendono le ultime sacche di resistenza nel Palazzo d’Inverno, viene decretato il passaggio del potere ai soviet. Come primo atto il congresso rivolge a operai soldati e contadini un proclama in cui afferma che il governo sovietico, in via di formazione, avrebbe offerto ai tedeschi la pace immediata ed avrebbe consegnato la terra ai contadini. Nei giorni che seguono viene organizzato il primo governo sovietico che prende il nome di Soviet dei commissari del popolo.

A Mosca la rivoluzione inizia il 26 ottobre e gli scontri si concludono solo il 2 novembre con la resa del Cremlino. Nel frattempo Kerensky ha raggiunto il comando dell’esercito, la Stavka, e da lì cerca di organizzare un controffensiva. Tutto quello che riesce a riunire sono circa ventimila cosacchi che affida al generale Krasnov. Una parte di questi si unisce alle truppe del governo sovietico; il resto viene sconfitto a Pulkovo dalle Guardie Rosse. Nel resto della Russia la rivoluzione si diffonde in modo non uniforme ma a seconda dei rapporti di forza locali. I bolscevichi non hanno potuto definire un piano concertato per la rivoluzione in tutto il resto del paese e si affidano allo spontaneismo, convinti che l’esempio di Pietrogrado, e poi di Mosca, faccia da motore.

Mentre la rivoluzione si diffonde il nuovo governo sovietico muove i suoi primi passi ed emette i suoi primi atti formali. Come già annunciato da Lenin il 26 ottobre il decreto sulla terra prevede l’immediata distribuzione, senza indennizzo, delle terre dei pomeščiki ai contadini privi di terra. Con il decreto sulla pace si propone a tutti i belligeranti l’apertura immediata di trattative per una pace “giusta e democratica” accompagnate da un immediato armistizio di almeno tre mesi. Al vecchio sistema giudiziario si sostituiscono i tribunali del popolo inizialmente di tipo elettivo; la polizia viene sostituita da una milizia composta prevalentemente di operai; viene realizzata la completa separazione tra stato e chiesa; viene introdotto il matrimonio civile, con uguali diritti per entrambi i coniugi, e viene introdotto il divorzio; la donna ottiene la totale parità di diritti rispetto all’uomo; viene introdotta la giornata lavorativa di otto ore. Riguardo all’esercito vengono tolte la differenze di trattamento fra soldati e ufficiali. Sul fronte dell’economia vengono nazionalizzate tutte le banche private; il commercio estero diviene monopolio dello stato; flotta mercantile e ferrovie diventano statali, mentre le fabbriche vengono affidate direttamente agli operai. Il nuovo governo denuncia anche tutti gli accordi internazionali compresi quelli segreti e sospende il rimborso dei prestiti ottenuti all’estero dal regime zarista.

Le forze contrarie all’azione bolscevica cercano nel frattempo di riorganizzarsi. Kerenskij, dopo la precipitosa fuga da Pietrogrado si reca presso la Stavka, dove si sono rifugiati anche alcuni altri membri del disciolto governo provvisorio. Mentre si forma, anche se con vita effimera, un nuovo governo provvisorio con a capo il socialista rivoluzuionario Viktor Michajlovič Černov, Kerensky, che da settembre ha anche assunto il grado di generalissimo ritira dal fronte circa ventimila cosacchi che affida al generale Krasnov con l’ordine di marciare su Pietrogrado. Una parte di queste truppe si sbanda durante l’avvicinamento alla capitale anche in seguito all’intervento di emissari bolscevichi che convincono i soldati ad unirsi alla rivoluzione, il resto viene battuta a Pulkovo e Gatčina dalla Guardia Rossa.

A partire dal 12 novembre, mentre nel paese è in pieno svolgimento, con risultati contrastanti, l’insurrezione bolscevica, si svolgono le elezioni, più volte rimandate, per l’Assemblea Costituente in base a liste ed a una legge elettorale definite dal precedente governo. Secondo i risultati la partecipazione al voto risulta inferiore alla metà degli aventi diritto, i Bolscevichi ottengono il 25% dei voti, il Partito Cadetto il 13%, i Socialisti rivoluzionari il 58% e i Menscevichi il 4%. Nelle città ed al fronte i bolscevichi salgono oltre il 40%, e talvolta come a Pietrogrado superano il 60%. Quello che il voto rileva è l’intima debolezza della borghesia, rappresentata dal partito cadetto, ed il forte peso che i socialisti-rivoluzionari hanno nelle campagne. Nelle campagne i socialisti rivoluzionari controllano anche i soviet contadini che si vanno formando.

La rivoluzione di febbraio e gli avvenimenti dei mesi che seguono rinvigoriscono tutta una serie di fermenti nazionalistici da sempre presenti nella complessa struttura politico-sociale della Russia. Già a luglio 1917 Kerensky concede un’ampia autonomia all’Ucraina. A novembre il governo dei Soviet riconosce l’indipendenza della Finlandia e pubblica una risoluzione che sancisce i diritti delle minoranze nazionali. Da questa dichiarazione nascerà l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Stalin, Lenin e Kalinin nel 1919.

Il 3 marzo 1918 la Russia e gli Imperi Centrali trattarono la pace con il Trattato di Brest-Litovsk in Bielorussia, presso la città di Brest. Il trattato sancì l’uscita della Russia dalla prima guerra mondiale. Anche se la fine della guerra portò a esiti diversi rispetto a quanto previsto dal trattato, esso fu, seppur non intenzionalmente, di fondamentale importanza nel determinare l’indipendenza di Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

Il periodo immediatamente successivo alla firma del trattato di pace con gli Imperi Centrali sembra voler concedere al giovane potere dei soviet il tempo di consolidarsi al punto che il 23 aprile Lenin può dichiarare che la guerra civile è finita.

Anche in questo caso la previsione di Lenin risulta errata: due mesi dopo la guerra infuria su decine di fronti ed il nuovo potere giunge alla soglia della distruzione.

Sul fronte interno la politica del nuovo governo deve registrare una gravissima crisi tra le due forze trainanti della rivoluzione di ottobre: gli operai ed i contadini. In particolare gli scioperanti furono oggetto di arresti e fucilazioni di massa.

Lo scontro avviene sul grave problema dei rifornimenti di grano alle città. La speranza dei bolscevichi che la distribuzione della terra ai contadini fosse una misura sufficiente per risolvere i problemi alimentari della Russia si rivela illusoria. Molti contadini, non più costretti a lavorare per produrre un surplus producono solamente per il loro fabbisogno; in primavera il governo è costretto a dare inizio alle requisizioni di grano allo scopo di rifornire le città le cui scorte sono ormai esaurite. Anche se le requisizioni, almeno all’inizio, colpiscono principalmente i contadini più agiati i cosiddetti kulak sono spesso alla base di vere e proprie rivolte, talvolta dirette dai rivoluzionari socialisti di sinistra e represse con un gran numero di deportati e la fucilazione di 200.000 contadini[2].

Comunismo libertario

Insorti della marina imperiale zarista ad Helsinki nel 1917. L’equipaggio sventolante faceva parte della nave Petropavlovsk

Liquidata dai massimi dirigenti bolscevichi come una rivolta prettamente borghese, e considerata dagli anarchici come la “quarta rivoluzione russa”, definitivamente libertaria, l’episodio della Rivolta di Kronštadt del 1921 fu una rivolta condotta dagli stessi marinai e soldati russi che avevano contribuito alla riuscita della Rivoluzione di Ottobre, uniti con i cittadini di Kronštadt contro il potere centrale bolscevico di Lenin, e a favore di un autogoverno basato su coordinamenti dei lavoratori di tipo federale e libertario. I fatti contribuirono ad aprire un dibattito sulla politica economica da seguire, tanto è vero che entro l’anno Lenin convinse il partito a mettere fine al comunismo di guerra e a dare inizio alla Nuova politica economica o NEP, rafforzando la convinzione che, per difendere il nuovo stato proletario, ogni dissenso dovesse essere represso.

Analogamente, altri contesti storici e geografici evidenziano componenti comuniste libertarie in seno alla rivoluzione russa. La Machnovščina o Armata nera, l’esercito insurrezionalista d’Ucraina attivo tra il 1918 e il 1921, chiamato così dal nome del suo comandante, Nestor Ivanovič Machno, un anarchicoche aveva iniziato una serie di azioni di guerriglia contro le truppe austro-tedesche, prendendo nel contempo contatti con i bolscevichi russi per ottenere appoggio, costituì una forte componente comunista anarchica in seno alla rivoluzione russa.

Le milizie popolari d’Ucraina, un paese quasi totalmente contadino cominciarono a riunirsi dalle campagne esprimendo la componente contadina del tutto differente da quella urbana, dove nelle città dominava in genere il potere bolscevico. Gli ideali anarchici si diffusero molto rapidamente, avendo i contadini sempre aspirato alla proprietà della terra che coltivavano da generazioni in condizioni di estremo latifondismo. I terreni sottratti ai grandi latifondisti vennero interamente consegnati ai braccianti e, per quanto possibile, si attuò l’autogestione.

Nei quattro anni di lotte che si dipanarono nel quadro della guerra civile russa, i machnovisti combatterono contro chiunque volesse mettere le mani sul Paese.[3]

Nel 1920 i partigiani di Machno furono invitati a concludere un patto, da pari a pari, con i bolscevichi, ma insistettero per includere nell’accordo una clausola che venne giudicata inammissibile dal governo sovietico:

«Nella regione in cui opererà l’esercito machnovista, la popolazione operaia e contadina creerà le proprie istituzioni libere per l’autoamministrazione economica e politica; queste istituzioni saranno autonome e collegate federativamente – per mezzo di patti – agli organi governativi delle Repubbliche Sovietiche.»

Il socialismo sovietico con Stalin

Nel 1924 come successore di Lenin salì al potere Josif Stalin: con lui la politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente. Elaborò una ideologia sotto la facciata della continuazione del pensiero di Marx e di Lenin e trasformò l’Unione Sovietica in uno dei peggiori regimi totalitari del XX secolo. Grazie a lui e al regime comunista in Cina, il comunismo ha il triste primato dell’ideologia più sanguinosa della storia surclassando perfino Hitler, Mussolini e il nazifascismo.

Stalin estromise al potere il vecchio gruppo dirigente bolscevico, del quale Lev Trotsky era l’esponente più brillante, quindi si sbarazzò dei suoi rivali reali o potenziali accusandoli di varie deviazioni politiche o tradimenti immaginari. Ogni forma di libertà fu eliminata e fu instaurato un regime di terrore in cui tutti potevano essere da un momento all’altro accusati di qualcosa, arrestati, torturati e, quando si trattava di membri del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, spesso costretti ad ammettere i loro inesistenti delitti in pubblici processi prima di venire uccisi o internati in campi di concentramento.

Alla passione ed alle idee della rivoluzione del 1917 si sostituì l’arbitrio di Stalin. La collettivizzazione forzata, che provocò milioni di morti, e l’industrializzazione sotto la guida statale non avevano più lo scopo di produrre una qualche forma di società socialista ma piuttosto quella di rafforzare la nazione sovietica e il potere del suo dittatore. La politica estera di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti antifascisti quando la sua posizione poteva uscirne rafforzata alla ricerca di un compromesso semi-segreto con la Germania nazista per spartirsi la Polonia. Le indicazioni che impartiva ai partiti comunisti erano ugualmente capaci di subire brusche sterzate da un momento all’altro. Ad ogni “capriola ideologica” chi sosteneva una tesi contraria veniva perseguitato e tacciato di tradimento.

Paradossalmente negli anni trenta ben pochi si accorsero della piega che la situazione stava prendendo nell’Unione Sovietica: al contrario, Stalin, con in mano tutti i mezzi d’informazione e propaganda raggiunse una popolarità anche maggiore dei dirigenti sovietici precedenti. Seppe presentarsi ai comunisti come una guida solida e abile, alla sinistra in generale come uno dei pochi leader che facesse qualcosa per combattere il fascismo e a liberali e conservatori come un “moderato” che aveva abbandonato le velleità di Trotsky di una rivoluzione permanente e che non costituiva perciò più un pericolo per gli altri paesi capitalisti. Con l’avvento del fascismo molti avevano infatti cominciato a pronosticare la morte della “democrazia borghese” e a ritenere che fascismo o socialismo sovietico fossero le sole vie possibili. L’abilità manipolatoria della propaganda e l’impossibilità per molti militanti comunisti di visitare di persona l’Unione Sovietica e rendersi conto della reale situazione del paese favorirono il dittatore.

Tra le testimonianze, comparse solo più tardi, sui campi di concentramento staliniani possiamo citare quella di Alexander Solzhenitsyn, e tra le opere letterarie di denuncia sulla repressione staliniana il romanzo Buio a mezzogiorno di Arthur Koestler, che aveva rotto con il comunismo proprio per questa ragione. Altri intellettuali che spezzarono il conformismo sull’URSS, allora imperante nel mondo progressista, furono George Orwell, André Gide, Ignazio Silone (tutti e tre ex-comunisti). Anche Antonio Gramsci, l’ex segretario del Partito Comunista d’Italia, dal carcere dove era detenuto a causa della sua opposizione al fascismo, fece conoscere la sua opposizione alla persecuzione di Trotzkij e dei vecchi dirigenti bolscevichi.

Alla fine della seconda guerra mondiale il potere di Stalin e la sua ideologia si affermarono nelle zone che l’Armata Rossa aveva liberato dal nazismo. Dove esisteva un movimento comunista di massa, come in Cecoslovacchia, le purghe eliminarono presto i dirigenti non in linea con l’Unione Sovietica o non sufficientemente malleabili. Alla fine l’Europa orientale aveva visto nascere una cintura di Stati satelliti saldamente controllati dall’Unione Sovietica e con sistemi politico-sociali ricalcati sul modello sovietico.

La reazione dell’Occidente, che in quel momento voleva dire soprattutto gli Stati Uniti d’America, all’espansione dell’influenza dell’Unione Sovietica fu in alcuni momenti eccessiva e portò ad un progressivo irrigidimento dei due grandi blocchi che si configurò come guerra fredda.

Il trotskismo

Lev Trotsky

Lev Trotsky, il teorico della Rivoluzione permanente, bollato come il traditore numero uno e costretto a fuggire dall’Unione Sovietica, denunciò la politica di Stalin ma con scarso successo. Fondò una Quarta Internazionale di Partiti comunisti dissidenti detti da lui trotskisti, ma fu ucciso in Messico da un sicario di Stalin.

Nonostante Lenin preferisse Trotsky come successore, Stalin riuscì ad esautorarlo e ad esiliarlo, riuscendo a portare a compimento il proprio progetto di stato nazionale e di partito. Ne risultò una società paralizzata da un apparato burocratico elefantiaco. La cura a questa situazione fu teorizzata da Trotsky ne “La rivoluzione tradita” e consisteva in una seconda rivoluzione (“politica” in contrasto a quella “sociale” dell’Ottobre) che avrebbe dovuto portare il popolo a riprendersi lo stato, togliendolo di mano ai “burocrati” che avevano assunto il ruolo di casta privilegiata al potere (una forma di nuova “classe dominante”) al posto dei lavoratori salariati. Trotsky si interessò molto della questione del lavoro, fu contrario alle concessioni ai contadini previste dalla Nep e sostenne la necessità della militarizzazione del lavoro con sanzioni penali per i lavoratori improduttivi o indisciplinati[4]

Il comunismo marxista dopo la seconda guerra mondiale

In seguito alla fine della seconda guerra mondiale, il movimento comunista di impronta marxista si trova di fronte un nuovo scenario. Il suo principale corpo centralizzato organizzativo, la Terza internazionale o Comintern, era stato dissolto e le rispettive sezioni erano ora entità indipendenti. Il Cominform fu fondato come un sostituto della disciolta internazionale, coesistendo una Quarta Internazionale di matrice trotskista.

I rapporti esteri dell’Unione Sovietica cambiarono considerevolmente.

La vittoria sul fascismo ha contribuito a un globale aumento della popolarità dei partiti comunisti, soprattutto in Europa. In molte nazioni i comunisti hanno registrato progressi elettorali. Rafforzato dalla potenziale influenze registrata attraverso il lavoro parlamentare come una nuova politica sovietica di coesistenza pacifica, la linea politica del movimento comunista cambia.

Che Guevara

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Che Guevara.

Che Guevara, foto.

Ernesto Rafael Guevara De la Serna più noto come Che Guevara (Rosario, 14 giugno 1928 – La Higuera, 9 ottobre 1967) è stato un rivoluzionario argentino.

Il soprannome di “Che” gli venne attribuito dai suoi compagni di lotta cubani in Messico, e deriva dal fatto che Che Guevara, come tutti gli argentini, pronunciava spesso l’allocuzione “che”. La parola deriva dalla lingua mapuche e significa “uomo”, “persona”, e venne ripresa nello spagnolo parlato in Argentina ed Uruguay, per chiamare l’attenzione di un interlocutore, o più in generale, come un’esclamazione simile a “hey”. Guevara fu membro del Movimento del 26 luglio e, dopo il successo della rivoluzione cubana, assunse un ruolo nel nuovo governo, secondo per importanza al solo Fidel Castro.

Dopo il 1965, lasciò Cuba per “esportare la rivoluzione”, prima nell’ex Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), poi in Bolivia. L’8 ottobre 1967,riconosciuto e poi tradito da un contadino, venne ferito e catturato da un reparto anti-guerriglia dell’esercito boliviano – assistito da forze speciali statunitensi ossia agenti speciali della CIA – a La Higuera, nella provincia di Vallegrande (dipartimento di Santa Cruz).

Il giorno successivo venne ucciso nella scuola del villaggio. Il suo cadavere – dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande – fu sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i suoi resti si trovano nel Mausoleo di Santa Clara de Cuba.

Rivoluzione cubana

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione cubana.

La Rivoluzione cubana avvenne con il rovesciamento del dittatore cubano Fulgencio Batista da parte del Movimento del 26 di luglio e l’ascesa al potere di Fidel Castro. Per estensione il termine è anche usato da alcuni ideologi per indicare il processo, ancora in atto, che tenta di costruire una società tendenzialmente egualitaria secondo i principî marxisti, messo in atto dal nuovo governo cubano dal 1959.

Iniziò con l’attacco alla base militare Moncada il 26 luglio del 1953 e finì il 1º gennaio del 1959, quando Batista scappò da Cuba; Santa Clara e Santiago di Cuba furono prese dalla milizia popolare guidata da Ernesto Che Guevara e Fidel Castro. Castro scese dalla Sierra Maestra ed entrò all’Avana dove assieme ai guerriglieri fu accolto come eroe, anche se v’è un’opinione diversa: secondo Reinaldo Arenas fu una sceneggiata in quanto Batista avrebbe abbandonato l’isola il 31 dicembre del 1958 senza neanche combattere).

Il 6 agosto del 1960 Castro nazionalizzò tutte le proprietà straniere sull’isola. Gli Stati Uniti risposero imponendo un embargo commerciale su Cuba mai revocato.

Vi furono vari tentativi americani di rovesciare la dittatura di Castro. Il più famoso fu il fallimento dell’invasione della Baia dei Porci. Durante la guerra fredda gli USA vedevano Cuba come un pericolo costante e una potenziale base strategica, ma dopo la crisi dei missili di Cuba furono costretti a impegnarsi a non invadere l’isola. Nel maggio 1961 vengono chiusi tutti i collegi religiosi e le loro sedi confiscate, il 17 settembre vengono espulsi da Cuba 131 sacerdoti diocesani e religiosi.

Nel luglio del 1961 le “Organizzazioni Rivoluzionarie Integrate” (ORI) furono formate dall’unione del “Movimento Rivoluzionario del 26 di luglio” di Fidel Castro con il “Partito Socialista Popolare” di Blas Roca e il “Direttivo Rivoluzionario 13 marzo” di Faure Chomón. Il 26 marzo l’ORI divenne il “Partito Unito della Rivoluzione Socialista cubana” (PURSC), che a sua volta si trasformò nel Partito Comunista di Cuba il 3 ottobre 1965, con Castro come primo segretario.

Il comunismo oggi

Dimitris Christofias, presidente della repubblica di Cipro, primo capo di Stato comunista in un paese dell’Unione europea

Dopo la caduta degli stati socialisti del blocco orientale, il movimento comunista fu indebolito, ma non tanto da scomparire. Dei restanti stati socialisti, la Cina, il Vietnam e il Laos hanno mosso verso un’economia di mercato ma senza maggiore privatizzazione del settore statale. Cuba sta in qualche misura cercando di mitigare la gravità della crisi iniziata con la caduta dell’Unione Sovietica anche grazie all’incremento dei rapporti commerciali con i suoi alleati Venezuela e Cina. La Corea del Nord, nel perseguire invece l’ideologia più radicale dello Juche, versando in una profonda e persistente crisi sociale ed economica, non sembra riuscire a trovare un proprio equilibrio nel nuovo assetto mondiale, adottando una strategia di minacciose dichiarazioni rivolte, assai spesso, all’intera comunità internazionale.

Nel frattempo, il movimento comunista nel mondo ha ripreso iniziativa dopo la profonda crisi del 1989-1991. In Venezuela, il Partito Comunista è allineato con il governo di Hugo Chávez, mentre in Moldavia, il partito comunista locale ha vinto le elezioni in parlamento nel 2001 e nel 2005.

In Ucraina e Russia, i comunisti risultano secondi nel 2002 e nel 2003 alle elezioni.

Nella Repubblica Ceca, il Partito Comunista risulta invece terzo nel 2002 nelle elezioni, e così fece il Partito Comunista del Portogallo nel 2005.

Il Partito Comunista dell’India è un’alleanza chiave per il governante Partito del Congresso[senza fonte] ed è al governo nello stato del Bengala Occidentale.

La guerriglia comunista è attiva nella lotta contro i governi delle Filippine, della Colombia e del Perù. C’è anche una forte opposizione comunista alla Repubblica Islamica dell’Iran portata avanti dal Partito Comunista Operaio dell’Iran ed il suo collaboratore, il Partito Comunista Operaio dell’Iran – Hekmatista.

Entrambi i gruppi sostengono di essere i veri eredi politici del teorico marxista operaista Mansoor Hekmat, fondatore dei Partiti Comunisti Operai dell’Iran e dell’Iraq. Nonostante la forte emarginazione politica seguita alla Rivoluzione iraniana del 1979, questi partiti stanno cercando disperatamente di rovesciare la Repubblica Islamica.

In Italia, alle elezioni politiche del 2013, il Partito della Rifondazione Comunista (dal 2 aprile 2016 guidato da Maurizio Acerbo) ed il Partito dei Comunisti Italiani (confluito, nel 2016, nel Partito Comunista Italiano) si sono presentati insieme ad altre forze politiche nella lista elettorale Rivoluzione Civile, guidata dall’ex-magistrato Antonio Ingroia, che ha ottenuto il 2,25% dei consensi dei votanti e non ha superato la soglia di sbarramento imposta dalla legge elettorale. Nella stessa tornata elettorale, si è presentato da solo anche il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando, rimasto anch’esso sotto la soglia di sbarramento. Tutte le forze politiche comuniste sono pertanto oggi esterne al Parlamento italiano. A livello europeo, invece, Rifondazione Comunista e altre forze di ispirazione comunista aderiscono alla coalizione L’Altra Europa con Tsipras, superando così la soglia di sbarramento del 4%. La lista porta a Strasburgo 3 deputati e deputate di cui una, Eleonora Forenza, del Partito della Rifondazione Comunista.

Note

  1. ^ Antonio Labriola, La concezione materialistica della storia, Laterza, 1965.
  2. ^ Sergej Melgunov, Terrore Rosso 1918-1923, Jaca Book, 2010.
  3. ^ Errico Malatesta scriverà poi: Il carattere squisitamente libertario del movimento e lo spirito egualitario ed antiautoritario non potevano che scontrarsi con i metodi ed i progetti dei bolscevichi che piegarono il movimento dopo lunghi sforzi, nel 1921 con una spedizione diretta da Michail Frunze.
  4. ^ Mihail Geller, Storia dell’Urss, Rizzoli, 1964.

Bibliografia

  • Edmund A. Walsh, Origine e sviluppo del comunismo mondiale, Milano, Sperling & Kupfer, 1954.
  • Filippo Pani e Salvo Vaccaro, Atlanti della Filosofia – Il Pensiero Anarchico, Ed. Demetra, 1997.
  • François Furet, Il passato di un’illusione l’idea comunista nel XX secolo, Arnoldo Mondadori Editore, 1995.
  • Luigi Cortesi, Storia del comunismo. Da Utopia al termidoro sovietico, Manifestolibri, 2010, 816 pp.
  • Robert Service, Compagni. Storia Globale del comunismo nel XX secolo, Laterza, Bari, 2008

Voci correlate

  • Enrico Berlinguer
  • Comunismo
  • Antonio Gramsci
  • Karl Marx
  • Lenin
  • Marxismo
  • Proletariato
  • Socialismo
  • Iosif Stalin
  • Storia del socialismo
  • Relativismo

SOCIALISMO

Il socialismo è un ampio complesso di ideologie, orientamenti politici, movimenti e dottrine che tendono a una trasformazione della società in direzione dell’uguaglianza, o comunque della proporzionalità, di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico. Si può definire come un modello o sistema economico che rispecchia il significato di “sociale”, che pensa cioè a tutta la popolazione.

Originariamente tutte le dottrine e movimenti di matrice socialista miravano a realizzare degli obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio. Fino al 1848, i termini socialismo e comunismo erano considerati intercambiabili. In quell’anno, nel Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, si opera la suddivisione tra “socialismo utopistico” e “socialismo scientifico”, che essi chiamano anche “comunismo” per evidenziarne polemicamente le differenze con il primo.

Oggi il socialismo rappresenta dunque un’ideologia staccata dal comunismo, per quanto ne condivida a volte alcuni presupposti marxisti, ed è sostanzialmente rappresentato dal socialismo riformista, dal socialismo liberale e dalla socialdemocrazia, è insomma per grandissima parte un’ideologia che non mira al superamento del capitalismo (o comunque non ad una sua totale soppressione), bensì ad un miglioramento in senso socialista all’interno della società attuale, e spesso al raggiungimento di un sistema economico misto.

Descrizione

In senso giuridico per socialismo si intende uguaglianza formale con l’obiettivo di raggiungere anche quella sostanziale.

Nel pensiero marxista, il socialismo e il comunismo divennero due fasi della rivoluzione: la fase socialista prevedeva la proprietà collettiva dei mezzi di produzione (e la dittatura del proletariato); poi la fase comunista prevedeva l’abolizione della società di classe e un nuovo concetto di Stato, diverso da quello borghese (contrariamente all’anarchismo, che fin dall’inizio prevedeva una abolizione di qualsiasi organizzazione statale): sebbene abbandonata quasi subito, originariamente nella fase comunista si prevedeva la dissoluzione dello stato perché considerato a quel punto inutile (i beni e mezzi di produzioneerano tornati alla collettività). Oggi, data l’evoluzione dei tempi, le due fasi vanno a coincidere (dunque si può parlare di un sostanziale ritorno dei due termini come sinonimi, usando anche il termine socialismo con un’accezione più ampia).

Contemporaneamente si sviluppava un’altra forma di dottrina di analoga matrice socialista: l’anarchismo, un’ipotesi di organizzazione i cui obiettivi egualitari in termini economici sociali e civili venissero fondati sull’autonomia e la libertà degli individui, contrapponendosi ad ogni forma di potere costituito compreso quello statale. Tale dottrina, prendendo le mosse dal pensiero dell’illuminista William Godwin, si concretizzava nelle teorie di Pierre-Joseph Proudhon, fin dagli esordi in polemica con Marx. Lo scontro divampò progressivamente nel corso del secolo, e ulteriormente all’interno dell’Associazione internazionale dei lavoratori (Prima Internazionale), portando tra il 1871 e il 1872 ad una prima scissione, concretizzata nel 1896. Nel XX secolo marxisti e anarchici si troveranno spesso a condividere e combattere insieme nelle fasi iniziali dei moti rivoluzionari di ispirazione socialista come la guerra civile spagnola o la rivoluzione d’ottobre russa, giungendo in fasi successive a scontri e repressioni da parte delle fazioni marxiste verso i socialisti libertari (rivoluzione anarchica spagnola, rivolta di Kronštadt, insurrezione rivoluzionaria d’Ucraina, eccetera). Il filone, nel tempo, si è suddiviso in aree con diverse connotazioni, fondendo temi propri di varie ispirazioni, originando socialismo libertario, anarco-comunismo, anarco-sindacalismo, eccetera.

In ogni modo, il termine comunismo continuò a essere un sinonimo di socialismo per tutto l’Ottocento: i partiti che prendevano parte alla Seconda Internazionale, tutti definitivamente di ispirazione marxista dopo il IV Congresso di Londra del 1896, venivano denominati socialisti o socialdemocratici.

La separazione dei termini comunismo e socialismo, in area marxista, avvenne per iniziativa di Lenin: con la rivoluzione bolscevica (1917) e la costituzione dell’Internazionale Comunista o Terza internazionale (1919) l’ala rivoluzionaria del socialismo si distaccò organizzandosi nei partiti comunisti, mentre i partiti socialisti, ormai orientati in senso riformista e inseriti nei sistemi democratico-borghesi dei diversi paesi, per lo più presero gradualmente le distanze dal marxismo, e in ogni caso dal leninismo (anti-leninisti) e recuperarono le istanze liberali dell’utopismo socialista pre-marxista, dando vita al socialismo democratico, alla socialdemocrazia e al socialismo liberale. In seguito, entro la fine del XX secolo, anche i più grandi partiti comunisti, spesso altrettanto orientati in senso riformista e altrettanto inseriti nei sistemi democratico-borghesi, in particolare nei paesi europei o comunque occidentali, per lo più presero gradualmente le distanze dal marxismo inteso nell’originale senso rivoluzionario, senza che venissero meno idee come il socialismo rivoluzionario e il massimalismo.

Il socialismo, nel tempo, si è diviso ed ha fuso il pensiero socialista con altre connotazioni politiche. I principali esempi di queste sintetizzazioni sono il socialismo cristiano, l’ecosocialismo, il socialismo nazionale, il socialismo libertario, il socialismo liberale, il socialismo democratico ed il socialismo del XXI secolo.

Sviluppi e ideologie

Louis Auguste Blanqui

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del socialismo e Storia del comunismo.

Il socialismo è una corrente di pensiero legata ai movimenti politici che, a partire dal XIX secolo, lottarono per modificare la vita sociale ed economica delle classi meno abbienti e in particolare del proletariato. Il movimento operaio da cui scaturì il socialismo pose per la prima volta il problema della giustizia sociale. In una prospettiva di analisi teorica storica, quindi, mentre si vede il periodo feudale come caratterizzato dal predominio dell’aristocrazia e del clero, e il periodo post-rivoluzioni francese ed americana come caratterizzato dall’ascesa al potere sociale della borghesia (e quindi del liberalismo e del capitalismo), il socialismo dovrebbe essere lo stadio successivo, caratterizzato dal predominio delle classi popolari che detengono il potere economico e asserviscono, o addirittura annullano, lo Stato.

Henri de Saint-Simon, considerato il fondatore del socialismo francese delle origini, o sansimonismo. Partecipò alla guerra d’indipendenza americana, combattendo agli ordini di La Fayette.

Il socialismo si oppone inizialmente al liberalismo classico, che postula il liberismo in economia, chiedendo invece la nazionalizzazione o la socializzazione di tutte o parte delle attività economiche e dei mezzi di produzione. Il criterio economico socialista di gestione delle risorse e di produzione non è quello del profitto individuale ma quello della ricerca del bene comune collettivo. Il socialismo contesta inoltre l’idea delle neutralità delle istituzioni statali rispetto alla lotta di classe e si batte per un mutamento del ruolo dello Stato o, addirittura, nelle versione avanzata dall’anarchismo, per la sua eliminazione.

Sul piano internazionale il movimento socialista nasce come un movimento favorevole all’autodeterminazione dei popoli, contrapponendosi al nazionalismo e all’imperialismo occidentali. Nell’ala riformista e della socialdemocrazia la linea politica è spesso pacifista, mentre storicamente i socialisti rivoluzionari hanno auspicato una rivoluzione violenta. Nella prassi tuttavia, soprattutto durante il periodo della prima guerra mondiale, molti partiti socialisti o correnti di essi finiscono per abbandonare il pacifismo e l’internazionalismo, appoggiando le imprese belliche dei loro paesi con motivazioni patriottiche. Un esempio è il nazionalismo dell’Unione Sovietica che scaturì dalla politica di Stalin del Socialismo in un solo paese prima e dalla Grande Guerra Patriottica poi (anche se per i più ortodossi ciò che si instaurò nella Russia post-rivoluzionaria non si può definire esattamente “socialismo”).

Partiti e movimenti estremamente diversi fra loro si sono definiti socialisti: molti di essi sopravvivono ancora oggi e formano una delle più importanti correnti politiche in Europa, nonché la principale componente della sinistra europea, con la definizione di socialdemocrazia. Il movimento socialista conosce numerosissime scissioni, accuse reciproche di aver tradito gli ideali originari asservendosi allo Stato borghese, ecc. La scissione più importante è probabilmente quella verificatasi all’indomani della rivoluzione d’ottobre, che vede una larga fetta della sinistra dei partiti socialisti staccarsi e scegliere la denominazione comunista, già utilizzata in passato da alcuni teorici socialisti come Karl Marx. Per informazioni sul comunismo e su altre particolari correnti del socialismo si rimanda alle pagine relative, così come per l’illustrazione dettagliata delle dottrine dei vari pensatori socialisti.

Le origini: il Socialismo utopistico

Pierre-Joseph Proudhon

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Socialismo utopico.

I movimenti ottocenteschi derivano dalle lotte rivoluzionarie repubblicane, in particolare dall’esperienza della rivoluzione francesecon il movimento dei Montagnardi e dei Sanculotti, e dalle rivolte contadine che dal Medioevo si ripetevano ciclicamente contro l’aristocrazia terriera; talvolta queste rivolte assumevano connotati religiosi che sfociavano nell’egualitarismo e nella comunione dei beni di produzione. Nel XIX secolo si ebbe il socialismo di Robert Owen in Inghilterra, mentre in Francia un’influenza sui primi movimenti l’ebbe anche il sansimonismo, una corrente politico-religiosa che divulgava il pacifismo e la comunione dei beni in una società che avrebbe dato a ogni individuo il ruolo a lui più congeniale. Nello stesso filone “utopico” si inserì Auguste Blanqui, e successivamente Pierre-Joseph Proudhon, il teorico dell’anarchia e del socialismo libertario, che Karl Marx definì socialista conservatore o borghese nel Manifesto del Partito Comunista, e gli altri “socialisti utopici” già citati. Il contrasto Marx-Proudhon porterà al famoso duello di penna che sfocerà negli scritti contrapposti, Filosofia della miseria e Miseria della filosofia.

Non è da trascurare la corrispondenza tra il socialismo originario e la matrice dell’illuminismo, sia in rapporto agli aspetti esteriori che connettono le due dottrine nei tratti unificanti della lotta all’oscurantismo e per l’emancipazione dell’umanità, sia in relazione alle corrispondenze di alcune figure chiave in entrambi i contesti, come Filippo Buonarroti e Adam Weishaupt.

Il termine socialismo utopistico, qui usato, come vedremo verrà introdotto solo in un secondo tempo da Marx per distinguere e contrapporre il suo socialismo scientifico, che pretendeva essere fondato su basi logiche, storiche, sociali ed economiche rigorose, certe e verificate, da quelli precedenti alle sue teorie, e all’epoca a volte in contrasto su diverse questioni, definiti da Marx utopisti in quanto, sempre nella visione marxiana non basati su dati scientifici ma su aspirazioni ideali.

Il socialismo scientifico e le sue derivazioni

Karl Marx

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Socialismo scientifico.

Il termine socialismo scientifico viene coniato da Karl Marx per indicare la sua visione del socialismo, illustrata nelle sue numerose opere sulla società, la storia e l’economia. In opposizione al socialismo utopista, Marx riteneva che la prassi del movimento operaio dovesse essere ispirata da una rigorosa analisi. A Marx si deve la nozione di lotta di classe, illustrata nel Manifesto del Partito Comunista del 1848. Marx si propone nelle sue opere di dimostrare come il capitalismo, gestito dalla borghesia, opprimesse il proletariato (lavoratori industriali) nella fase storica in cui scriveva. Nell’opera Das Kapital (Il Capitale), Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell’attività produttiva ottenendo così profitto (vedi marxismoper i dettagli); questo, secondo Marx, porta a un’insostenibile sperequazione nella distribuzione della ricchezza.

Per Marx era solo questione di tempo: le classi lavoratrici di tutto il mondo, presa coscienza dei loro comuni obiettivi, si sarebbero unite per rovesciare il sistema capitalista che le opprimeva. Lo considerava un risultato possibile di un processo storico in atto.

Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta, dopo un periodo di transizione (dittatura del proletariato) in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, una società in cui la proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti personali. La conseguenza della proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell’ottica di Marx, la fine della divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell’individuo. L’ateismo, caratteristica del socialismo marxista, era una conseguenza logica del materialismo dialettico che il marxismo adottava come metodo.

Il socialismo libertario e l’anarchismo

Michail Bakunin

Dalle teorie di Marx e dei suoi contemporanei originano molti orientamenti diversi, tutti in qualche modo connessi con le basi fondamentali del pensiero socialista: alcuni prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre altra parte del movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti. La nascita di una società di uomini liberi e uguali dal punto di vista dei diritti è il concetto chiave attorno ai quali si articolano tutti i progetti libertari; le idee anarchiche entrano presto in conflitto sia con le concezioni riformiste del socialismo che con le concezioni marxiste, in particolare per quanto riguarda l’uso dello stato come mezzo rivoluzionario. Gli anarchici Michail Bakunin e Pëtr Alekseevič Kropotkin, che presero l’avvio dalle idee del socialista utopico di matrice anarchista Pierre-Joseph Proudhon vengono considerati i principali rappresentanti ottocenteschi del socialismo libertario, ma alcune delle idee basilari affondano le radici in Godwin.

Fra gli Italiani, un noto esponente del socialismo libertario è Gino Bianco[2].

Associazione internazionale dei lavoratori o Prima internazionale

Fu nel segno del socialismo ancora unitario che nel 1864 fu creata la Prima Internazionale dei lavoratori o Associazione internazionale dei lavoratori, l’organizzazione che raggruppava i movimenti socialisti di tutta Europa vedendo al suo interno come principali, ma non sole componenti, tanto la corrente anarchica quanto quella marxista. L’organizzazione vedeva confluire socialisti, anarco comunisti, repubblicani, mazziniani, marxisti. I mazziniani, contrari alle teorie che si basavano sulla lotta di classe, pensavano di risolvere i problemi sociali attraverso la solidarietà nazionale, si ritirarono per primi dall’Internazionale (con Giuseppe Garibaldi, socialista nazionale, che si espresse, al contrario a suo favore) e l’intera organizzazione ebbe successivamente un prevalente orientamento marxista. La differente visione politica delle due correnti principali sfocerà al Congresso dell’Aia del 1872 in una reale spaccatura in seno all’internazionale, e allo sviluppo di movimenti di matrice anarchica quali ad esempio il socialismo libertario. In epoca di Seconda Internazionale durante il IV Congresso di Londra nell’estate del 1896 si consumerà il definitivo allontanamento tra marxisti e libertari.

Il “Revisionismo”

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Revisionismo del marxismo.

Eduard Bernstein

Fu chiamata revisionista la corrente moderata e riformista del marxismo che sorse verso la fine del XIX secolo, originata dall’osservazione che il comportamento dell’economia capitalistica non sembrava corrispondere alle previsioni del marxismo.

Dopo la depressione degli ultimi decenni del XIX secolo infatti, era iniziato un nuovo periodo di prosperità che sembrava riabilitare il libero commercio e la fiducia nel capitalismo e per questo la componente moderata del socialismo (che all’epoca veniva chiamata indifferentemente socialismo democratico o socialdemocrazia) elaborò la “teoria revisionista“, che in pratica si prefiggeva di abbandonare il marxismo per giungere alla completa accettazione dell’economia di mercato, magari con qualche “aggiustatina”. Da allora coloro che accettarono il revisionismo e proseguirono sulla via del capitalismo per realizzare riforme nell’interesse dei lavoratori furono indifferentemente chiamati “socialisti democratici” o “socialdemocratici” (un’esatta differenza tra i due termini si avrà solo nella seconda metà del Novecento). Coloro che invece avversavano il revisionismo e la via riformista furono i “socialisti marxisti” e i “comunisti o socialrivoluzionari” (insieme chiamati genericamente “massimalisti”). Il maggior esponente del revisionismo fu il tedesco Eduard Bernstein (1850- 1932).

Il Socialismo democratico e la socialdemocrazia

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Socialdemocrazia e socialismo democratico.

Bandiera rossa, bandiera socialista

Si definisce socialdemocrazia quell’insieme di movimenti socialisti che accettano il concetto di economia di mercato, di proprietà privata e il muoversi all’interno delle istituzioni liberali.

La socialdemocrazia si pone tra il socialismo marxista e il riformismo borghese. Essa infatti, in un primo tempo, pur ponendosi in prospettiva critica nei confronti del capitalismo, non ritenne ancora tempo per una sua totale abolizione.

Il ruolo che si assicurarono i partiti socialdemocratici nei decenni tra il XIX e XX secolo fu quello di lottare sia contro il riformismo borghese, che avrebbe portato la classe operaia a legarsi troppo al sistema capitalistico, che contro l’avventurismo rivoluzionario marxista, che avrebbe portato a scontrarsi con le strutture ancora solide del sistema. La socialdemocrazia non tende a farsi garante della sopravvivenza del sistema, ma vuole lavorare al suo interno per portare uno spirito di rinnovamento e di trasformazione costante.

Le evoluzioni successive portano la socialdemocrazia a farsi portatrice del compromesso tra il riformismo liberale dei borghesi e i principi più importanti della dottrina socialista riformista: durante gli anni tra i due conflitti mondiali, con la proposizione di due modelli forti come quello sovietico e quello fascista, i socialdemocratici rappresentarono l’alternativa democratica e riformista. Socialdemocrazia e comunismo giunsero spesso allo scontro frontale, in cui i socialdemocratici vennero trattati da “socialtraditori” o “socialfascisti”, per ritrovare successivamente un progetto comune contro il regime fascista e nazista.

Nel secondo dopoguerra, la socialdemocrazia riassume in occidente un ruolo importante tra le forze politiche dominanti nonché il naturale approdo per tutti i socialisti riformisti e i democratici progressisti, essa fu inoltre capace di proporre significative trasformazioni, come la nazionalizzazione di alcuni settori produttivi, l’instaurazione di un’economia mista e il raggiungimento di forme di sicurezza sociale per i lavoratori.

Le socialdemocrazie contemporanee sono partiti politici che hanno abbandonato l’idea della divisione della società in classi contrapposte e ogni progetto di stampo ottocentesco; del vecchio modello rimane solo la prospettiva internazionalista che ribadisce il principio di un’azione comune tra tutte le forze socialiste, socialdemocratiche o genericamente riformiste dei singoli Paesi, nel rispetto delle diverse storie nazionali, delle diverse situazioni economiche e della pluralità delle tradizioni culturali e ideologiche. In molti casi inoltre, anche significative componenti del mondo cristiano sociale e riformista hanno trovato nella socialdemocrazia un ottimo approdo. Invece il Socialismo democratico mira alla completa soppressione del capitalismo però tramite libere elezioni e senza rivoluzioni violente.

Il “Socialismo rivoluzionario”

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: comunismo e socialismo rivoluzionario.

I socialisti riformisti pensavano che il socialismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo, tramite una sequenza di riforme.

Pur concordando su tale evoluzione, i socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti Serrati in Italia pensavano invece che questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente, ma avrebbe richiesto una rivoluzione. I sindacalisti rivoluzionari, affini a questo movimento ma ispirati da Georges Sorel, finirono invece spesso, ad esempio in Italia, per confluire in movimenti di vario tipo, come il fascismo, movimento nazionalista di impianto sociale, fondato e guidato dall’ex socialista rivoluzionario Benito Mussolini.

Dopo la Rivoluzione russa del 1917 e la terza internazionale del 1919 il socialismo rivoluzionario propriamente detto, di radice marxista, coincise sostanzialmente con il comunismo.

Il cosiddetto “socialismo di Stato”

In senso generale con socialismo di stato si intende qualsiasi varietà di socialismo che si basa sulla proprietà dei mezzi di produzione da parte dello stato. Il socialismo di stato viene spesso indicato semplicemente come “socialismo”; il termine “di stato” viene solitamente aggiunto solo dai socialisti con una visione differente, desiderosa di criticare il socialismo di stato, come, ad esempio, gli anarchici.

Oggi, molti partiti politici europei della sinistra, sono sostenitori di varie forme di proprietà statale in forma di socialismo democratico. Questi socialisti moderati non sostengono il rovesciamento dello Stato capitalista in una rivoluzione socialista, quindi accettano anche la continuazione dell’esistenza dello Stato capitalista e del sistema economico capitalista, ma rivolto verso fini più sociali.

Dei socialisti democratici di oggi, soltanto un’esigua parte spera ancora su una graduale e pacifica transizione dal capitalismo al (pieno) socialismo, attraverso l’evoluzione piuttosto che la rivoluzione. La maggior parte dei socialisti democratici però ha acquisito integralmente la visione propria della socialdemocrazia: cioè rifiutano in tronco qualsiasi riferimento di tipo marxista e accettano il capitalismo, non si propongono di superarlo, ma di perfezionarlo raggiungendo l'”economia sociale di mercato”. Essendo falliti il socialismo utopistico, il socialismo rivoluzionario e il socialcomunismo, tutte le organizzazioni “socialiste” moderne dichiarano di ispirarsi al socialismo democratico e al giorno d’oggi i socialisti democratici sono quelli che chiamiamo a volte “socialdemocratici” e a volte “socialisti“: ciò è dovuto al fatto che tutti i socialisti sono approdati al “socialismo democratico” divenendo “riformisti democratici“. Per contro, il Marxismo sostiene che una rivoluzione socialista è l’unico modo pratico per implementare cambi radicali nel sistema capitalistico. Inoltre, sostiene che dopo un certo periodo di tempo sotto il socialismo, lo Stato deve “estinguersi”, producendo una società comunista.

Leon Trotsky

Naturalmente, lo stato non è svanito negli stati comunisti del XX secolo. Alcuni Marxisti difendono ciò sostenendo che semplicemente, il periodo di transizione non si era concluso. Altri Marxisti denunciano quegli stati “comunisti” come Stalinisti, sostenendo che la loro leadership era corrotta e aveva abbandonato il Marxismo conservandone solo il nome. In particolare, alcune scuole Trotzkiste del Marxismo definiscono questi stati col termine socialismo di stato per contrapporli al vero socialismo; altre correnti Trotzkiste usano il termine capitalismo di stato, per enfatizzare l’assenza del vero socialismo.

I socialisti libertari si spingono oltre, deridendo anche il Marxismo come socialismo di stato. Essi usano il termine principalmente come contrasto con la loro forma di socialismo, che prevede la proprietà collettiva dei mezzi di produzione senza intervento dello Stato.

Il socialismo italiano

Filippo Turati, uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano

In Italia, il socialismo si sviluppa e diffonde con il Partito Operaio Italiano, fondato a Milano nel 1882 e la Lega Socialista Milanese, nonché per mezzo di movimenti e leghe di derivazioni marxiste minori. Nel 1892, nasce a Genova il Partito Socialista Italiano (nato come Partito dei Lavoratori Italiani), sciolto due anni dopo dal primo governo Crispi. Il socialismo ritroverà costituzione nei governi successivi e raccoglierà nel PSI le frange riformiste e rivoluzionarie. Il partito non riesce tuttavia a far fronte alle divisioni interne e si scindono sia le correnti riformiste (la prima delle quali, espulsa nel 1912, fonda il Partito Socialista Riformista Italiano sotto la guida di Leonida Bissolati, mentre la seconda, espulsa nel 1922 diede vita al Partito Socialista Unitario (avente come leader Giacomo Matteotti e Filippo Turati)), che quella rivoluzionaria del 1921 (che fonderà col congresso di Livorno il Partito Comunista d’Italia, guidato da Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci e Nicola Bombacci ed era affiliato alla Terza Internazionale, nata nel 1919 a Mosca).

Sotto l’Italia fascista, i partiti più rappresentativi del socialismo sono sciolti ma persistono nella clandestinità. Solo con la Resistenza (e quindi a partire dal 1943) l’ideologia socialista ritrova nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria: un movimento che, nel 1947, riprenderà il nome di Partito Socialista Italiano. Dopo la costituzione della Repubblica, il PSI subisce numerose scissioni, prima con la fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (che in seguito ingloberà la corrente di destra del PSI, guidata da Ivan Matteo Lombardo, assumendo nel 1952 la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano). Ciò nonostante nel 1966, i due partiti, in vista delle elezioni politiche italiane del 1968, si riuniscono sotto il cartello elettorale PSI-PSDI Unificati, salvo ridividersi nuovamente nel 1969 con il distacco dei socialisti democratici, che si riuniscono nel Partito Socialista Unitario, il quale a sua volta tornerà a chiamarsi Partito Socialista Democratico Italiano nel 1971. Nel 1964 si era avuta anche la scissione della sinistra del partito (capeggiata da Tullio Vecchietti) che formò il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, contrario ad appoggiare il primo governo di centro-sinistra organico, che si scioglierà nel 1972, confluendo in larga parte nel Partito Comunista Italiano.

Nel 1976 si ebbe la cosiddetta Svolta del Midas, che elesse alla Segreteria un rampante Bettino Craxi, leader della corrente di destra del partito, ma che fece confluire molti esponenti e movimenti della Sinistra extraparlamentare, e che quindi criticavano il PCI da sinistra: per tutti i sedici anni che lo videro alla segreteria, infatti, lui si pose non solo come ago della bilancia dopo l’esperienza del Compromesso storico, ma come punto di riferimento per le opposizioni nei regimi Comunisti; mentre in politica interna il Craxismo, Dopo lo scandalo di Tangentopoli e la successiva inchiesta di “Mani pulite”, nel 1992, il partito socialista perde consenso e si sfalda nel giro di pochi anni (subisce persino una scissione: Rinascita Socialista), fino al congresso della Fiera di Roma del 1994 che ne decretò lo scioglimento. La diaspora socialista porta esponenti del socialismo nella maggior parte delle attuali forze politiche, a partire dai Socialisti Italiani, la Federazione Laburista, il Partito Socialista Riformista, il Partito Socialista, i Socialisti Democratici Italiani e il Partito Socialista – Nuovo PSI (che subirà nel 2005 una scissione, con a capo Bobo Craxi, il figlio dello storico leader, favorevole al ricongiungimento a sinistra: Socialisti Uniti), fino ai Democratici di Sinistra e persino in Forza Italia.

Nell’aprile del 2007 durante il congresso dello SDI il partito rifiuta l’ipotesi di adesione al Partito Democratico per dare vita a una costituente socialista con l’intento di riunificare tutti i partiti di ispirazione socialista che si erano smembrati dopo il 1994 per riunirsi in un unico soggetto politico. Il nuovo partito assunse il nome di Partito Socialista, per poi prendere nel 2009 il nome di PSI, come quello del partito storico.

Sempre nel 2007 non tutti i DS vogliono sciogliersi nel PD: per questo dalla corrente di sinistra del partito si scinde Sinistra Democratica che nel 2009 aderirà al progetto Sinistra e Libertà, come anche il PSI, il quale terrà un congresso l’anno successivo in cui confluiranno movimenti della sinistra radicale scissisi da Rifondazione Comunista, dai Comunisti italiani e dai Verdi per costituire il partito Sinistra Ecologia Libertà, che si pone alla sinistra del PD.

Alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 il Partito Socialista, guidato da Enrico Boselli, non supera lo sbarramento del 4%, ottenendo solo l’1% circa e per la prima volta nella storia della Repubblica non entra in parlamento. Il 4-5-6-7 luglio al suo congresso nazionale Riccardo Nencini è eletto Segretario e il suo documento, votato all’unanimità, propone di avvicinarsi al partito Democratico, sostituendosi nell’alleanza all’Italia dei Valori.

Nel 2011 Stefania Craxi, figlia dello storico leader socialista, fonda il movimento Riformisti Italiani, in cui confluiscono anche i Socialisti Uniti, per sostenere lo schieramento della coalizione di centro-destra di Silvio Berlusconi, il quale lo stesso anno si dimette e sostiene col suo Popolo della Libertà (a cui aveva aderito il Nuovo PSI nel 2009) il governo tecnocratico di Mario Monti.

Genealogia del Socialismo italiano

  • PSI
  • PSI (PSI + PSULI) (19 luglio 1930 – ?)
  • PSU (01 ottobre 1922 – 14 novembre 1925)
  • PSLI (29 novembre 1925 – 1927)
  • PSULI (1927 – 17 luglio 1930)
  • PSLI (11 gennaio 1947 – ?)
  • US (PSLI + UDS) (12 febbraio 1948 – ?)
  • PSLI (? – 1 maggio 1951)
  • PS-SIIS (PSLI + PSU) (1 maggio 1951 – 7 gennaio 1952)
  • PSDI (7 gennaio 1952 – 1969)
  • PSU (1969 – 1971)
  • PSDI (1971 – 1998)
  • SDI (10 maggio 1998 – 7 ottobre 2007)
  • PSDI (2004 – ?)
  • Sinistra PSLI
  • PSU [Sinistra PSLI + MSA] (7 dicembre 1949 – 1 maggio 1951)
  • UDS (7 febbraio 1948 – 31 gennaio 1949)
  • MSA

Principali movimenti socialisti nell’Italia attuale

Storico simbolo del Partito socialista italiano rappresentante la falce (i lavoratori dell’agricoltura), il martello (gli operai), il libro aperto (i lavoratori intellettuali) e il Sole Nascente o Sol dell’Avvenire (cioè la speranza nel socialismo futuro)

I principali partiti italiani che si richiamano in vari modi al socialismo, dalla sinistra moderata a quella radicale, oggi sono: Articolo 1-MDP, Potere al Popolo!, Partito Socialista Italiano e Sinistra Italiana.

Note

  1. ^ Pellizza da Volpedo: studi critici “Il quarto stato”
  2. ^ Si veda: Gino Bianco, Socialismo libertario, Una città, Forlì 2011.

Voci correlate

  • Comunismo
  • Critiche al socialismo
  • Fascismo
  • Socialismo cristiano
  • Socialismo islamico
  • Socialismo nazionale
  • Socialismo progressista
  • Socialismo rurale
  • Storia del socialismo
  • Capitalismo
  • Liberalismo

MARXISMO

Karl Marx e Friedrich Engels

Il marxismo è una scuola di pensiero sociale, economica e politica basata sulle teorizzazioni di Karl Marx e Friedrich Engels, filosofi tedeschi del XIX secolo, oltre che economisti, sociologi, giornalisti e rivoluzionari socialisti.

Partendo come base dalla filosofia dialettica di Hegel e dei suoi epigoni (tra gli altri, Ludwig Feuerbach, Bruno Bauer, Arnold Ruge e Max Stirner), dalla tradizione settecentesca del materialismo filosofico di matrice illuminista (tra gli altri, Voltaire, il Barone d’Holbach, Gotthold Ephraim Lessing, Claude-Adrien Helvétius e Denis Diderot), dall’economia politica di scuola classica (facente capo principalmente al pensiero di David Ricardo, Adam Smith, Adam Ferguson e Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi) e dagli originali contributi apportati dallo scienziato proto-informatico Charles Babbage nel campo dello sviluppo ed innovazione tecnologica e del conseguente tema della divisione del lavoro (passati alla storia come i due principi di Babbage), dal cosiddetto socialismo utopico, francese e no (tra gli altri, Charles Fourier, Henri de Saint-Simon, Pierre-Joseph Proudhon, William Thompson, Robert Owen, Constantin Pecqueur e Friedrich Wilhelm Schulz), dall’antropologia sociale di Lewis Henry Morgan e dalle teorie evoluzionistiche di Charles Darwin, Marx sviluppò una critica rivoluzionaria della società moderna, raccolta nella sua opera fondamentale (benché rimasta incompiuta), ovvero Il Capitale.

Nato nella seconda metà dell’Ottocento nel contesto europeo della seconda rivoluzione industriale e della questione operaia, il marxismo ha poi ricevuto nel corso del tempo notevoli e svariati contributi ideologici, evolvendo in forme che a volte differiscono dalle formulazioni originarie.

Movimento socialista

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Socialismo.

Il movimento socialista nasce e si sviluppa parallelamente alla seconda rivoluzione industriale (XIX secolo). Il socialismo è caratterizzato dalla messa in discussione del principio di proprietà, conseguentemente al rifiuto dell’individualismo liberale, ed è quindi portatore di un radicale mutamento della società; così il rapporto politico-sociale affermato dalla Rivoluzione francese viene a trovarsi ribaltato, nel senso che ora è il sociale l’area di discussione. L’obiettivo socialista risulta perciò essere il conseguimento della giustizia sociale: questo concetto richiama a sé tre principali elementi, la riflessione settecentesca, grazie a cui era stato elaborato il principio d’uguaglianza, il clima romantico, che ebbe un importante ruolo nella sua elaborazione, e le condizioni sociali della prima rivoluzione industriale, motivo decisivo ai fini dell’uscita della dottrina dall’astrattezza. Così questo termine, “giustizia sociale”, viene a indicare la ricerca di un possibile equilibrio della proprietà, della fine dello sfruttamento e dell’egoismo individualista, di una morale di solidarietà tra gli uomini, ecc…

Il secolo liberale aveva creato la sua antitesi: mentre il liberalismo, spazzando via la società chiusa e rigida tipica del medioevo, era il regime della libertà politica e del potere economico della borghesia, il socialismo si rivolgeva alle classi sfruttate, proletariato e contadini, promettendo loro un mondo in cui fosse abolito il potere dell’uomo sull’uomo; in questo senso la radice delle ingiustizie sociali era identificata appunto nel capitalismo.

Molteplici sono le correnti d’impronta socialista che si articolarono col tempo: l’anarchismo (Michail A. Bakunin, Pëtr Alekseevič Kropotkin), i vari esponenti nazionali, inglese (Robert Owen), francese (Pierre-Joseph Proudhon, Louis Blanc, Louis-Auguste Blanqui), italiano (Leonida Bissolati, Carlo Cafiero, Andrea Costa, Anna Kuliscioff, Errico Malatesta, Filippo Turati), tedesco, il socialismo scientifico di Karl Marx e Friedrich Engels. Tutte queste teorie politiche e movimenti sono accomunati dai fondamentali elementi sopra descritti. Le correnti possono essere incanalate almeno in due grandi gruppi: il socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario. Il primo gruppo si caratterizza per la ricerca di una progressiva espansione sostanziale dei diritti umani come mezzo per superare gradualmente il capitalismo, il secondo nega la possibilità di una trasformazione endogena del metodo di produzione capitalista, proclamando l’inevitabilità di una rivoluzione violenta per abbattere la società borghese.

La tomba di Karl Marx a Highgate, il cui epitaffio recita l’undicesima tesi su Feuerbach: «I filosofi hanno soltanto interpretato in modi diversi il mondo; ma ora la questione è di cambiarlo»

Socialismo marxista

Il termine “comunismo” comparve attorno agli anni trenta del XIX secolo inizialmente come sinonimo di “socialismo”, in seguito per indicare maggiore radicalità e lo specifico carattere collettivistico delle teorie proposte. Perse nuovamente significato specifico nella seconda metà dell’Ottocento, per essere poi ripreso, in particolare da Lenin, per distinguere il socialismo rivoluzionario da quello riformista. Venne e viene tuttora ugualmente usato per indicare altre componenti politiche rivoluzionarie radicate nel filone socialista e libertario, come l’anarco-comunismo. Oggi spesso si indicano con questo termine sia le teorie socialiste del filosofo tedesco Karl Marx, sia quelle da lui derivate, incentrate su un’analisi del capitalismo e sulla descrizione “scientifica” del suo superamento.

Marx nacque a Treviri, in Renania, il 5 maggio del 1818; tra i suoi testi fondamentali troviamo i Manoscritti economico-filosofici del 1844La sacra famiglia (1845), le Tesi su Feuerbach (1845), L’ideologia tedesca (1845), Miseria della filosofia (1847), il Manifesto del Partito Comunista (1848), Lavoro salariato e capitale (1849), Il 18 brumaio di Luigi Napoleone (1852), il Grundrisse (1857-1858), Per la critica dell’economia politica (1859), l’incompiuto magnum opus de Il Capitale (1867), La guerra civile in Francia (1871) e la Critica del Programma di Gotha (1875). In tutte queste opere è fondamentale la collaborazione dell’amico e filosofo Friedrich Engels. Marx svolse inoltre un ruolo attivo nell’organizzazione del movimento operaio, partecipando alla Prima Internazionale del 1864, scontrandosi in particolar modo con gli anarchici e proponendo una collaborazione internazionale del proletariato che portasse al superamento della nazionalità e del settarismo.

Materialismo storico

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Materialismo storico.

Come tanti altri filosofi dell’Ottocento, Karl Marx si interessò di storiografia, delineando una personale concezione della storia che per la sua originalità prende il nome specifico di “materialismo storico“. Esso è la scienza della storia che, ponendo fine a ogni tipo di filosofia finalista, ne ricerca le oggettive caratteristiche materiali. Vediamolo nel dettaglio.

Processo storico

Il filosofo tedesco incomincia con il considerare la produzione dei mezzi di sussistenza attività fondamentale dell’uomo, nonché prima azione storica specificamente umana. Sulla base di questa attività ne individua altre tre: la creazione e la soddisfazione di nuovi bisogni, la riproduzione (quindi la famiglia) e infine la cooperazione fra più individui. Sorge solo ora la coscienza: al contrario di tanti altri, Marx non delinea la coscienza come presupposto dell’uomo, seppur riconoscendole un ruolo fondamentale nella vita, ma come prodotto sociale che si sviluppa in relazione all’evoluzione dei mezzi di produzione e a tutto quello che esse comportano, in una parola alle forze produttive. La coscienza si manifesta quindi in diverse forme a seconda del processo storico. Ma solo con la successiva divisione tra lavoro manuale e mentale la coscienza può automatizzarsi dal mondo, dando luogo alle forme culturali conosciute. La totalità dell’essere sociale va dunque indagata dalla sfera produttiva.

Questa separazione fra coscienza e condizioni materiali dà luogo all'”ideologia”, l’ideologia svolge un ruolo essenziale, siccome corrisponde all’esigenza delle classi dominanti in un dato periodo storico di presentarsi come classe universale, portatrice quindi di valori universali espressi appunto nell’ideologia. Essa è ogni forma di rappresentazione teorica inconsapevole della propria condizione storico-materiale; le idee sono quindi separate dalle proprie radici storiche e universalizzate. Il materialismo storico si presenta come fortemente anti-ideologico; tutta la dottrina socialista marxista è definita dal suo autore non ideologica, poiché vuole mantenere le proprie radici realistiche e storiche.

Dialettica storica

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Materialismo dialettico.

In chiave marxista la storia procede quindi a partire dalla sfera economica-sociale. Essa è mossa da un processo dialettico, noto come materialismo dialettico, da una contraddizione che genera un conflitto tra forze produttive e rapporti di produzione. Questi ultimi sono l’insieme dei rapporti in cui gli uomini entrano durante l’attività della produzione (rapporti sociali, di proprietà, giuridici, …); l’insieme di questi rapporti costituisce la struttura, base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura, ovvero tutte le altre espressioni umane, culturali, istituzionali.

Il conflitto tra questi elementi porta al superamento dei vari momenti storici e l’approdo a nuove civiltà, caratterizzate da altri metodi di produzione e da un’altra opposizione dialettica. Questa si manifesta nella lotta di classe tra classe sfruttante e classe sfruttata, altro elemento imprescindibile d’ogni epoca, che porta alle svolte epocali, come la rivoluzione francese, o la caduta dell’impero romano. La storia procede quindi dialetticamente.

Analisi del capitalismo

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Il capitale e Teoria marxiana del valore.

Dopo aver analizzato la sfera storiografica del pensiero marxista, incominciamo ora a trattare argomenti più inerenti alla materia socialista. Con il testo Il capitale Marx concentra la propria ricerca sull’economia politica, interessandosi al capitalismo e ai suoi meccanismi e convincendosi di come esso sia per definizione un sistema di sfruttamento. Vediamo come.

Merce e lavoro

Il Capitale di Marx, edizione originale del 1867

Posta sotto analisi la merce si rivela dotata di un duplice valore: d’uso e di scambio. La merce ha infatti contemporaneamente un’esistenza naturale, in quanto mezzo di soddisfazione di un bisogno, e un’esistenza sociale, perché è scambiata sul mercato. Il valore d’uso è determinato dalle caratteristiche qualitative della merce o dall’utilità che assume in determinate società, e si realizza nel consumo; al contrario il valore di scambio prescinde dalle caratteristiche qualitative e si rapporta ad altri valori di scambio in modo proporzionale. Per fare un esempio un vestito si può scambiare con un paio di stivali. Lo scambio presuppone dunque un’astrazione dalle caratteristiche fisiche della merce e dalla sua utilità. Il denaro (l’oro) è la merce universale in cui tutte le merci si rispecchiano.

Il valore di scambio è fondamentale nell’analisi del capitalismo, poiché dipende dal lavoro sociale in esso oggettivato, che risulta anch’esso sdoppiato come la merce: il lavoro si presenta infatti come azione concreta, ma dal punto di vista del valore di scambio quel che conta è il lavoro astratto, ovvero il tempo di lavoro astrattamente e mediamente necessario a produrre la merce. In tal modo il lavoro astratto è spogliato d’ogni caratteristica qualitativa e s’identifica unicamente come tempo di lavoro. Il valore della merce è dato dalla quantità di lavoro medio sociale necessaria per produrla.

Visto da questa prospettiva lo stesso processo di produzione si sdoppia, in quanto è insieme processo di lavorazione per produrre merci, e processo di valorizzazione attraverso cui il capitale si accresce. È questa duplicità una caratteristica insita della società capitalista, quindi non è universale. La borghesia unifica come una cosa sola questi due processi dichiarandone la loro universalità, mentre “il capitale non è una cosa, ma un rapporto sociale fra persone mediato da cose”. Ciò significa che il capitale presuppone e crea una situazione in cui il nesso sociale fra gli individui si realizza attraverso il mercato e in cui i mezzi di produzione sono di proprietà di una singola classe, mentre la classe antagonista è in possesso solamente della propria forza lavoro.[1]

Nel capitalismo il rapporto tra lavorazione e valorizzazione è di subordinazione della prima alla seconda e la funzione del lavoro concreto è di valorizzare il capitale, cioè “lavoro cristallizzato”: “Non è l’operaio che utilizza i mezzi di produzione, ma sono i mezzi di produzione che utilizzano l’operaio”. Nel capitalismo domina l’alienazione, il feticismo delle merci che appaiono alla coscienza come cose di per sé valorizzate. Ma alla coscienza sono nascosti i processi e i rapporti sociali della valorizzazione (cioè, lo sfruttamento della forza-lavoro). Avviene perciò una personificazione della cosa e una reificazione della persona.

Valorizzazione del capitale

Nei sistemi tradizionali il processo di scambio avviene secondo la successione {\displaystyle M\rightarrow D\rightarrow M} dove {\displaystyle M} è la merce e {\displaystyle D} è il denaro, si ha che la merce prodotta è venduta per ottenerne altra tramite il denaro.

Nel moderno sistema la successione diventa {\displaystyle D_{1}\rightarrow M\rightarrow D_{2}} con {\displaystyle D_{1} cioè si opera al fine di ottenere più denaro di quanto si possedesse in partenza.

In aggiunta nel primo caso c’è una differenza qualitativa tra i due estremi, connessa dal comune valore di denaro, mentre nel secondo la differenza è quantitativa. Questa differenza ({\displaystyle D_{2}-D_{1}}) costituisce il plusvalore. Il plusvalore non si realizza aumentando il prezzo della merce, perché il singolo guadagno sarebbe annullato da perdite altrui, e ciò non giustificherebbe il generale aumento di capitale (accumulazione).

L’origine di tale plusvalore va quindi cercata nell’ambito della produzione, più precisamente nell’acquisto della forza lavoro dell’operaio: {\displaystyle D_{1}\rightarrow M_{1}…P…M_{2}\rightarrow D_{2}} dove si hanno le già citate {\displaystyle D_{1}per il denaro e {\displaystyle M_{1} per la merce, inoltre nella successione sopracitata compare la forza lavoro {\displaystyle P}.

La forza lavoro essendo una merce, è anch’essa caratterizzata da un valore di scambio (pari al valore dei mezzi di sussistenza minimi necessari a riprodurla), e da uno d’uso; quest’ultimo, nell’operaio, è diverso dal normale valore d’uso delle altre merci, poiché la forza lavoro, una volta consumata, è in grado di produrre una quantità di lavoro, e quindi di valore, superiore a quello normale, valore misurato in tempo di lavoro. Praticamente questo significa che, poste determinate condizioni, l’operaio può ridurre il tempo di produzione lavorando più velocemente, cioè se per esempio la giornata lavorativa è di dieci ore e l’operaio impiega sei ore a riprodurre il valore dei mezzi di sussistenza, il capitalista estrae un plusvalore pari a quattro ore di pluslavoro. È questa la radice dello sfruttamento insito nel capitalismo.

Se il capitalista considerasse ogni singolo operaio in base alla sua naturale velocità di produzione e non come una macchina regolata unicamente dall’orario di lavoro, egli si troverebbe a subire una riduzione del plusvalore, e quindi non sarebbe logicamente motivato a farlo. Dallo sfruttamento, infatti, il capitalista ricava l’interesse, ovvero quel denaro in più in cui consiste propriamente il capitale in suo possesso.

Aumento del profitto

Grazie al concetto di plusvalore Marx può reinterpretare gli elementi del sistema economico. Si concentra in particolare sul profitto e sugli investimenti. Il profitto deriva dall’estrazione di plusvalore, ossia dal capitale investito che può essere di due tipi:

  • il capitale costante {\displaystyle C} per l’acquisto dei mezzi di produzione;
  • il capitale variabile {\displaystyle V} (in quanto è in grado di valorizzarsi) usato per assicurarsi la forza lavoro.

Il rapporto di questi due elementi è definito da Marx composizione organica del capitale. Usando la notazione {\displaystyle P_{v}} per il plusvalore secondo Marx si ha che {\displaystyle V\rightarrow P_{v}} cioè il plusvalore proviene dal valore (o capitale variabile) e non dal capitale costante.

Secondo la caduta tendenziale del saggio di profitto il cosiddetto saggio di sfruttamento (o saggio del plusvalore) {\displaystyle S_{P_{v}}} sarà dato dal rapporto {\displaystyle S_{P_{v}}={\frac {P_{v}}{V}}} che rappresenta la misura dello sfruttamento della forza lavoro. Il profitto non è dunque remunerazione del capitale totale, bensì proviene dallo sfruttamento della sua parte variabile.

Il saggio di profitto {\displaystyle S_{p}} sarà dato dal rapporto {\displaystyle S_{p}={\frac {P_{v}}{(C+V)}}}

L’interesse primario del capitalismo è aumentare quest’ultimo saggio e questo può avvenire in due modi:

  • un semplice aumento della giornata lavorativa (plusvalore assoluto), che però non corrisponde alla realtà dinamica del capitale, poiché soluzione limitata e contrastata dalle lotte operaie;
  • una riduzione del tempo di lavoro necessario, ovverosia un aumento della produttività (plusvalore relativo). Quest’aumento è raggiunto progressivamente con miglioramenti organizzativi, scientifici, tecnici, ecc.

In particolare il capitale ha sottomesso la scienza e la tecnica ai suoi bisogni, così non è più la macchina che media il lavoro dell’uomo, ma è l’operaio che media il lavoro della macchine. È questo fenomeno, già affrontato, dell’alienazione.

Destino del capitalismo

L’epoca capitalistica è caratterizzata dal fatto che il bisogno illimitato di plusvalore sorge dal carattere stesso della produzione, così, anche se la ricerca di profitto è stata presente in ogni fase storica, quella contemporanea costituisce una realtà economica e sociale qualitativamente diversa. Essa ha potuto avere inizio grazie a una serie di condizioni che hanno determinato un’accumulazione originaria di capitale. Marx contesta la tesi borghese che fa risalire quest’accumulazione al semplice risparmio, sostenendo appunto che da solo il denaro non costituisce un capitale.

Sono le condizioni economiche, sociali, politiche, culturali che hanno condotto alla dissoluzione del sistema feudale: la separazione dei lavoratori dai mezzi di produzione e quindi la loro necessità di vendere la forza-lavoro, l’eguaglianza giuridica che permette la libera disponibilità di tale forza. Tutti questi presupposti si sono realizzati nel moderno Stato liberale borghese, frutto prima della rivoluzione inglese e poi della rivoluzione francese, e da allora il capitale ha incominciato a valorizzarsi penetrando sempre più all’interno della società. La proprietà privata dei mezzi di produzione si traduce in quest’ottica in un’incessante appropriazione privata della ricchezza sociale.

Contraddizioni del capitalismo

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Caduta tendenziale del saggio di profitto.

A parere di Marx il sistema capitalista è minato da alcune fondamentali contraddizioni che ne determineranno la caduta; la più importante è la legge della caduta tendenziale del saggio medio di profitto, che Marx riprende da Adam Smith. Aumentare la produttività significa fare investimenti tecnologici sempre più massicci, il che porta a una crescita del valore del capitale costante, ma poiché solo il capitale variabile produce profitto, il saggio tenderà a diminuire. Vi sono comunque alcuni fattori antagonisti alla legge che la tramutano in semplice tendenza, come l’intensificazione dello sfruttamento, la diminuzione dei salari, il tutto reso possibile principalmente grazie all’esistenza di una massa di proletari disoccupati in concorrenza con gli occupati, il che permette salari portati al livello minimo di sopravvivenza.

Rimane il fatto che questa legge tendenziale è da Marx considerata come una necessità logica connessa allo stesso carattere di accumulazione del capitale. Ugualmente connesse a questo sono le crisi cicliche dovute alla saturazione del mercato, che portano a una concentrazione di capitali in sempre meno imprese; queste, apparentemente superate, si ripropongono continuamente e sempre più violentemente. Marx riconosce al capitalismo la straordinaria funzione storica che ha avuto nell’espandere enormemente le forze produttive e universalizzare i rapporti economici e sociali; tuttavia identifica in esso un contrasto tra la funzione sociale del capitale e il potere privato del capitalista sulle condizioni sociali della produzione. Da questa prospettiva il capitalismo è un punto di transizione verso la società comunista.

Società comunista

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Comunismo.

Coerentemente con la sua visione non meccanicistica della realtà e la sua volontà di non formulare un’ideologia che preveda il futuro, il filosofo tedesco non teorizza esplicitamente le caratteristiche della futura società comunista, ma dà soltanto indicazioni sulla fase di transizione verso essa e la delinea come ipotesi. Egli sostiene: «il comunismo è non uno stato di cose che deve essere instaurato, ma un movimento reale che abolisce lo stato di cose presente». Marx, tuttavia, evoca un principio deterministico nel ritenere che il capitalismo, comunque, è destinato a crollare e il comunismo a imporsi e a trionfare.

Innanzitutto Marx definisce l’importanza della rivoluzione del proletariato: se il capitalismo cadesse solo perché contraddittorio la storia si risolverebbe in un processo meccanicista. Invece il proletariato deve prendere coscienza della sua forza e, attraverso una rivoluzione violenta, deve abbattere il sistema corrente. Con la caduta della borghesia, andranno a estinguersi tutte le sue espressioni, quindi lo Stato, la cultura e la morale borghese, e le religioni. Ma prima della nuova società ci sarà un periodo di passaggio durante il quale la classe rivoluzionaria si sostituirà semplicemente a quella capitalista, edificando la dittatura del proletariato, ancora caratterizzata dal dualismo di classe.

Durante questo periodo andranno smantellati tutti i residui del precedente sistema, e infine, con la collettivizzazione dei mezzi di produzione e l’abolizione della proprietà privata, si avrà il comunismo autentico, e spariranno allora feticismo e alienazione, gli individui non saranno più asserviti a un lavoro diviso e potranno realizzare uno “sviluppo omnilaterale”, accrescendo insieme le forze produttive sociali. Allora ci sarà il ritorno dell’uomo alla sua realtà sociale.

Per riassumere:

  • fase 1: capitalismo: feticismo, alienazione;
  • fase 2: rivoluzione del proletariato violenta: caduta dello Stato, della cultura e della morale borghesi e delle religioni;
  • fase 3: dittatura del proletariato: smantellamento dei residui del precedente sistema; e
  • fase 4: comunismo: collettivizzazione dei mezzi di produzione e abolizione della proprietà privata.

Critiche al marxismo

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Critiche al marxismo.

Il marxismo fu criticato e negativamente giudicato da molti economisti e filosofi contemporanei di Marx e da molti altri che sono vissuti successivamente. Tra i principali critici del marxismo figurano pensatori e attivisti liberali, socialdemocratici, anarchici, cristiani, ebrei, islamici e tra questi William Stanley Jevons, Carl Menger, Léon Walras, Gaetano Salvemini, Camillo Berneri, Giovanni Gentile (che si autodefiniva liberale), Hans Kelsen, John Maynard Keynes, Karl Popper, Robert Conquest (che era un comunista poi pentito) oltre filosofi, economisti e sociologhi affini alla dottrina sociale della chiesa.

Note

  1. ^ Barbara Grandi, Quanto serve il sindacato, “Mondoperaio”, n. 12/2016, p. 16.

Bibliografia

  • Rodolfo Mondolfo, Lineamenti di teoria e di storia critica del marxismo, Cappelli, Bologna 1923
  • Perry Anderson, Il dibattito nel marxismo occidentale, Laterza, Roma-Bari 1977
  • Eric J. Hobsbawm (a cura di), Storia del marxismo, Einaudi, Torino 1978-1982 (4 v.)
  • Leszek Kołakowski, Il marxismo e oltre: responsabilità e storia, Lerici, Cosenza 1979
  • Giuseppe Bedeschi, La parabola del marxismo in Italia, Laterza, Bari 1983
  • Pietro Rossi, Marxismo, Laterza, Roma-Bari 1996
  • Cristina Corradi, Storia dei marxismi in Italia, Manifestolibri, Roma 2005
  • Costanzo Preve, Storia critica del marxismo, Edizioni Città del Sole, Napoli 2006
  • Alfred Schmidt, Il concetto di natura in Marx, Laterza, Bari 1973
  • Warren Breckman, Adventures of the Symbolic: Postmarxism and Democratic Theory, 023114394X, 9780231143943 Columbia University Press
  • Sim, Stuart. Post-Marxism: An Intellectual History, Routledge, 2002.
  • Shenfield, Stephen. Vladislav Bugera: Portrait of a Post-Marxist Thinker
  • el-Ojeili, Chamsy. Post-Marxism with Substance: Castoriadis and the Autonomy Project, in New Political Science, 32:2, June 2001, pp. 225–239.

Voci correlate

  • Comunismo
  • Critiche al marxismo
  • Coscienza di classe
  • Ecomarxismo
  • Economisti marxisti
  • Femminismo marxista
  • Leninismo
  • Lotta di classe
  • Luxemburghismo
  • Marxismo consiliarista
  • Marxismo-leninismo
  • Marxismo ortodosso
  • Massimalismo
  • Materialismo storico
  • Movimenti comunisti
  • Socialismo
  • Teoria marxiana del valore
  • Trockijsmo

Teorici marxisti o che si sono ispirati alla filosofia di Marx

  • Louis Althusser
  • Walter Benjamin
  • Daniel Bensaïd
  • Bertolt Brecht
  • Cornelius Castoriadis
  • Guy Debord
  • Stalin
  • Enver Hoxha
  • Friedrich Engels
  • Herman Gorter
  • Antonio Gramsci
  • Henryk Grossmann
  • Mansoor Hekmat
  • Michel Henry
  • Alexandra Kollontai
  • Karl Korsch
  • Paul Lafargue
  • Henri Lefebvre
  • Lenin
  • György Lukács
  • Rosa Luxemburg
  • Mao Zedong
  • Herbert Marcuse
  • Paul Mattick
  • Ernest Mandel
  • Anton Pannekoek
  • Georgi Plekhanov
  • Isaak Rubin
  • Maximilien Rubel
  • Alfred Schmidt
  • Georges Sorel
  • Léon Trotsky
  • David Harvey

Associazioni internazionali di ispirazione marxista

  • Prima Internazionale (Associazione internazionale dei lavoratori)
  • Seconda Internazionale
  • Terza Internazionale (Comintern)
  • Quarta Internazionale

LENINISMO

Lenin nel 1916

Il leninismo è una corrente di pensiero politico ed economico (nell’ambito del comunismo) che si inquadra nella tradizione del marxismo. Con questo termine si fa riferimento sostanzialmente alle teorie dell’ideologo e leader bolscevico Vladimir Il’ič Ul’janov detto Lenin, e alla loro messa in pratica durante e dopo la Rivoluzione Russa. La combinazione del marxismo con questa corrente diede vita, secondo i sostenitori di questa, al marxismo-leninismo, sviluppato da Stalin dopo la morte di Lenin nell’intento di legittimare l’operato del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e del Comintern, ed in seguito divenuto l’ideologia ufficiale dell’Unione Sovietica. La parola “Leninismo” fu usata per la prima volta da Anatolij Vasil’evič Lunačarskij nel 1907 con intento polemico, per indicare lo stile autoritario di Lenin all’interno della corrente bolscevica[1].

Il partito comunista, avanguardia del proletariato

Vladimir Lenin nel 1920

Fondamentale nel pensiero di Lenin è l’idea di partito. Lenin sosteneva che il proletariato potesse aspirare ad una rivoluzione per mezzo degli sforzi di un partito comunista che si assumesse il ruolo di “avanguardia rivoluzionaria”. Lenin credeva altresì che un partito del genere potesse portare a termine i propri obiettivi soltanto attraverso una forma di organizzazione disciplinata nota come “centralismo dialettico”, dove gli esponenti del partito discutono liberamente le varie proposte ma si impegnano a non contestarle una volta sancite. Questo partito avrebbe dovuto essere costituito da militanti di elevato livello politico, alcuni dei quali dediti alla politica a tempo pieno (“rivoluzionari di professione”).

Questo partito sarebbe dovuto, secondo Lenin, essere strettamente legato al movimento operaio, intervenendo coscientemente nel movimento sindacale e utilizzando “tutte le forme di lavoro, legale od illegale” (inclusa la partecipazione alle elezioni parlamentari, quando opportuno, la quale tuttavia era per Lenin, in contrasto con gran parte delle socialdemocrazie europee, solo uno dei molti terreni di intervento politico e neppure il più importante) per costituirsi come partito dirigente della classe operaia.

L’imperialismo, fase suprema del capitalismo

Tuttavia, probabilmente il contributo più originale e di lunga durata di Lenin è la teoria dell’imperialismo. Secondo la teoria leninista dell’imperialismo, all’inizio del XX secolo le grandi potenze capitaliste avendo ormai terminato di spartirsi l’intera superficie del pianeta, avviarono la colonizzazione delle regioni economicamente più arretrate. L’imperialismo moderno rappresentava una nuova (e “suprema”) fase del capitalismo, caratterizzata dalla contraddizione tra Paesi coloniali e Paesi imperialisti e dalla creazione nell’ambito di questi ultimi di un blocco di potere politico-economico-militare dato dalla fusione del capitale industriale e finanziario con l’apparato dello Stato.

Una conseguenza di questo stato di cose era la creazione di uno strato di “aristocrazia operaia” nei Paesi più avanzati: un ceto sociale appartenente alla classe operaia, ma di fatto sganciato da essa nelle sue condizioni di esistenza e nella sua coscienza politica, corrotto economicamente attraverso i superprofitti dati dallo sfruttamento dei Paesi poveri, che rappresentava lo zoccolo duro (burocrazia sindacale, dirigenti delle cooperative ecc.) del riformismo. D’altro canto il nuovo assetto imperialistico del capitalismo mondiale, oltre ad accelerare la proletarizzazione delle masse contadine del mondo coloniale, apriva grosse possibilità rivoluzionarie anche nei Paesi arretrati grazie alle lotte di liberazione nazionale che suscitò, creando un’alleanza di fatto tra i popoli oppressi dall’imperialismo e il proletariato rivoluzionario dei Paesi industrializzati.

Questa concezione dell’imperialismo “fase suprema del capitalismo”, e l’intuizione delle conseguenze legate al prepararsi dello scoppio della Prima guerra mondiale, fecero dire a Lenin che il capitalismo era ormai

«[…] un involucro non più corrispondente al contenuto, involucro che deve andare inevitabilmente in putrefazione qualora ne venga ostacolata artificialmente l’eliminazione, e in stato di putrefazione potrà magari durare per un tempo relativamente lungo […], ma infine sarà fatalmente eliminato.»
(L’imperialismo, fase suprema del capitalismo)

La rivoluzione in Oriente

Nella visione di Lenin, il processo rivoluzionario che deve condurre all’instaurazione di una repubblica socialista mondiale (di cui l’URSS avrebbe rappresentato il primo embrione) e ha dunque un carattere internazionale. In effetti per Lenin è proprio la maturazione delle condizioni per l’abbattimento del capitalismo a livello globale che rendono possibile la rivoluzione sociale anche in un Paese arretrato come la Russia, “l’anello più debole della catena imperialista mondiale”; questa posizione mette il leninismo in contrapposizione con un certo preteso “marxismo ortodosso” (per es., menscevico) che restava rigidamente aderente alla previsione marxiana secondo cui la rivoluzione si sarebbe avviata nei Paesi più progrediti dell’Europa occidentale (in realtà lo stesso Karl Marx valutò in alcuni scritti [1] la possibilità che la Russia arrivasse ad una rivoluzione comunista prima dell’Occidente).

Secondo questi critici delle posizioni di Lenin, la Russia e Paesi simili avrebbero dovuto prima attraversare una fase democratica e capitalista, e solo successivamente sarebbero maturate le condizioni per la rivoluzione proletaria; Lenin riteneva che questa posizione non prendesse in adeguata considerazione quanto nel XX secolo le borghesie nazionali dei Paesi arretrati fossero strettamente legate economicamente e politicamente alle classi reazionarie e a posizioni conservatrici che rendevano loro impossibile, anche per il terrore che nutrivano nei confronti del movimento operaio, una riproposizione delle classiche rivoluzioni borghesi sullo stile della Rivoluzione francese del 1789. Ad ogni modo, la dottrina leninista prevedeva che la presa del potere da parte del proletariato in un Paese come la Russia fosse soltanto “il segnale” per l’inizio di una rivoluzione perlomeno su scala europea.

Lo Stato e la rivoluzione

Il leninismo affronta approfonditamente il tema dell’organizzazione politica del proletariato dopo che abbia preso il potere. In questo si rifà alle concezioni di Marx basate sull’esperienza della Comune di Parigi. Nel testo Stato e Rivoluzione, scritto nel bel mezzo dell’anno rivoluzionario 1917, Lenin prefigura uno Stato di tipo consiliare (ossia una repubblica socialista sovietica, come suggerito dalla concreta esperienza dei consigli operai e contadini in Russia) ispirato ai principî organizzativi comunardi: eleggibilità e revocabilità di tutti i funzionari pubblici, unità del potere legislativo ed esecutivo, rotazione delle cariche e controllo rigido sui salari dei funzionari pubblici per evitare la formazione di una burocrazia, esercito permanente sostituito dal popolo in armi. Il potere autonomo dei Soviet tuttavia venne eliminato nel maggio del 1918, come le altre iniziative precedenti. In “La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky” Lenin criticava il leader socialista rivoluzionario tedesco e affermava la necessità della «violenza rivoluzionaria del proletariato contro la borghesia» e continuava: «Non essendo lo Stato altro che un’istituzione temporanea di cui ci si deve servire nella lotta, nella rivoluzione, per tener soggiogati con la forza i propri nemici, parlare di uno “Stato popolare libero” come aveva affermato il leader tedesco è pura assurdità: finché il proletariato ha bisogno dello Stato, ne ha bisogno non nell’interesse della libertà, ma nell’interesse dell’assoggettamento dei suoi avversari».[2]

In polemica sia con le concezioni anarchiche sia con quelle riformiste, Lenin afferma che l’originaria concezione di Marx ed Engels vede lo Stato operaio come un “semiStato” in via d’estinzione, che si appresta cioè a svanire via via che la soppressione del capitalismo su scala mondiale e l’elevazione delle condizioni sociali e culturali dei lavoratori renderanno superflua ogni forma di costrizione statale e di potere politico.

Critiche al pensiero leninista

Opposizione proveniente da altri marxisti dell’epoca di Lenin

L’opposizione al Leninismo può essere ricondotta alla divisione nella Socialdemocrazia russa in menscevichi e bolscevichi fazioni risalenti al II Congresso della RSDLP. L’opposizione menscevica al leninismo e al bolscevismo era essenzialmente basata sulla natura autoritaria e i metodi con i quali Lenin voleva adottare per raggiungere uno Stato marxista. Tale opposizione fu solo inasprita a seguito della Rivoluzione d’ottobre, per esempio la denuncia di Julius Martov della riammissione della pena di morte [3].

L’Anti-leninismo nel contesto del comunismo russo può essere visto come gli individui che Lenin rimosse dal potere durante il suo comando tra il 1917 e il 1924, quest’anti-leninismo proveniva sia da moderati che vedevano politiche quali il comunismo di guerra troppo estreme ed estremisti che vedevano politiche come la NEP una capitolazione nel capitalismo.

Opposizione dei non marxisti

L’iniziale opposizione al leninismo fu tenuta dai fedeli dello zar e lo status quo della società russa prima del 1917. Questa opposizione può essere vista nell’espulsione di Lenin in Svizzera.

L’opposizione al Leninismo può essere anche vista in termini di coloro i quali, individui e Stati, volevano la rimozione di Lenin quando al potere. Questo fu illustrato bene durante la guerra civile russa quando potenze straniere aiutarono l’Armata Bianca nel suo intento di cacciare Lenin. Durante questo periodo vi furono opposizioni dello Stato polacco al Soviet di Guerra Polacco.

Vi fu anche un’opposizione anarchica al leninismo, largamente soppressa in URSS.

Opposizione dei marxisti successivi all’ideologia leninista

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sinistra comunistaRevisionismo del marxismoSocialismo libertario e Socialismo rivoluzionario.

Tale opposizione è proveniente da altri marxisti i quali credono che gli ideali del comunismo/socialismo furono traditi dalla rivoluzione russa che non fu altro che una forma di capitalismo di Stato, estremizzato con l’idea stalinista del socialismo in un solo paese, che tradiva l’internazionalismo. I maggiori sostenitori negli anni 2000 di questa forma di anti-Leninismo sono il Partito Socialista della Gran Bretagna e il Movimento Socialista Mondiale.

Da non dimenticare che dalla presa di potere dei Bolscevichi in Russia nel 1917, in Germania Rosa Luxemburg e gli spartachisti denunciarono l’impostazione gerarchica leninista, fondando il socialismo rivoluzionario, una particolare visione del socialismo massimalista non inclusa nel movimento comunista. Da questa fazione Spartachista nacque più tardi la cosiddetta Ultra Sinistra, principalmente tedesca, olandese e italiana. I maggiori esponenti dell’Ultra Sinistra o Sinistra comunista furono Anton Pannekoek, Paul Mattick, Otto Ruhle e Herman Gorter.

Bisogna però d’altro canto chiarire che a criticare in questo senso il leninismo è solo una frazione della cosiddetta Sinistra Comunista, un’altra fazione, in particolar modo in Italia, difende il leninismo e rivendica come proletaria la rivoluzione d’ottobre aggiudicando il fallimento della rivoluzione in Russia alla sua arretratezza economica e all’isolamento internazionale, dovuto alla sconfitta della rivoluzione in occidente, che aprirono la strada allo Stalinismo.

Tra i marxisti anti-leninisti è da annoverare anche Salvador Allende, presidente cileno dal 1970 al 1973, il quale rifiutava il concetto di dittatura del proletariato, la visione gerarchica della burocrazia di partito e il monopartitismo, in vigore nella maggioranza dei cosiddetti stati socialisti “reali”.

Note

  1. ^ Scherrer, p. 495.
  2. ^ Vladimir Lenin, La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, 1918.
  3. ^ Yuliy Osipovich Martov: Down with the Death Penalty! (1918)

Bibliografia

  • Jutta Scherrer, Bogdanov e Lenin: il bolscevismo al bivio, in Storia del Marxismo, vol. 2, Torino, Einaudi, 1979, pp. 493-546.

Voci correlate

  • Lenin
  • Marxismo-Leninismo
  • Marxismo
  • Unione Sovietica

STALINISMO

Iosif Stalin

Il termine stalinismo, in senso stretto, indica la politica di Stalin nel periodo in cui fu a capo dell’URSS, dal 1924 al 1953, ma di fatto ebbe profonde peculiarità che lo distinguono dalla linea politica di altri teorici comunisti (ad esempio Lev Trockij e Rosa Luxemburg), sia dal leninismo concepito da Lenin.

Prendendo in considerazione l’analisi della storia proposta da molti teorici del marxismo-leninismo, il termine “stalinismo” risulta storicamente inesatto, ritenuto un sinonimo semplicistico di derivazione anti-comunista del più corretto marxismo-leninismo teorizzato da Lenin. Questo perché Stalin, a differenza di Lenin, non ha mai fatto riferimento, nei suoi saggi, ad una presunta nuova via personale al marxismo, non ha mai utilizzato il termine “stalinismo”, ma ha sempre fatto riferimento, al marxismo di matrice leninista, del quale si riteneva il legittimo successore.

Stalinisti furono anche definiti alcuni regimi di paesi socialisti che si opposero alla destalinizzazione, quali la Cina di Mao Tse-tung, la Corea del Nord, l’Albania, che modificarono (raffreddandoli) i loro rapporti con l’URSS a seguito della destalinizzazione.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Peculiarità[modifica | modifica wikitesto]

Fotomontaggio di Lenin e Stalin[1]

Sotto il profilo economico, la dottrina staliniana vide nell’industrializzazione forzata della Russia il passaggio decisivo per imboccare la via matura che avrebbe portato al socialismo. Sotto Stalin l’impulso massiccio allo sviluppo industriale e il ricorso ai piani straordinari (quinquennali) di conversione capitalista, sotto la supervisione dello stato, dell’economia russa, prevalentemente agricola o fondata su un embrione industriale arretrato, divennero uno dei caratteri fondamentali e peculiari dei successivi regimi sovietici.

In un senso più largo il termine stalinismo indica spesso una visione, o se si vuole, una trasformazione delle idee del marxismo e del movimento operaio in modo da creare una rigida, e piuttosto elementare, dottrina del mondo e della storia, una visione filosoficamente platonica (“oggettiva”) del realismo, e la sussunzione sistematica di ogni accidente o compromesso, anche di natura più temporanea, sotto categorie teoretiche, allo scopo di fornirne una giustificazione in termini dottrinari . In questa accezione il termine stalinismo acquista una connotazione più culturale che politica. Questo è ad esempio il significato con il quale il termine viene applicato talvolta anche a partiti, idee, personalità, che in senso stretto, politico, tali non possono definirsi. E sempre in questo senso, l’atteggiamento e l’azione del destalinizzatore Khruščёv di fronte alla rivoluzione ungherese del 1956 sono stati anche definiti come stalinisti. In questa accezione stalinista è spesso usato come un epiteto negativo, con un senso politico e culturale più che storico.

Opposizione allo stalinismo[modifica | modifica wikitesto]

Discorso di Stalin

All’ascesa di Stalin nel controllo totale del PCUS l’unico che si oppose con continuità, sia pure inefficacemente, fu il suo principale rivale alla successione di Lenin, cioè Lev Trockij. A differenza di Trockij, che riteneva che la rivoluzione socialista avesse senso solo in una prospettiva planetaria e globale (la teoria della “rivoluzione permanente”), Stalin riteneva che si dovesse accettare l’idea di un “socialismo in un solo paese”, anche se capitalisticamente arretrato come la Russia.

Trockij costituisce quella che verrà poi definita “opposizione di sinistra” a Stalin. Trockij in seguito prenderà la via dell’esilio per finire assassinato per mano di un sicario di Stalin in Messico nel 1940, dopo aver fondato la Quarta Internazionale, alternativa alla Terza, di matrice stalinista.

Lo stalinismo nell’Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Stalin nel 1945

Il corso politico di Stalin può essere caratterizzato da vari elementi. Anzitutto una feroce repressione del dissenso politico, reale o anche solo potenziale, iniziata con le Grandi purghe del 1935-1936, l’eliminazione dei kulaki (contadini benestanti) come classe, operazione svolta con mezzi fondamentalmente militari, potenziamento dell’esercito e deportazioni dei gruppi sociali o nazionali “ostili” o potenzialmente tali nei campi di lavoro sovietici (Gulag), nei quali confluiranno poi anche molti prigionieri di guerra.

In seguito Stalin si produsse in una sistematica eliminazione di tutto ciò che potesse in qualche modo mettere in discussione il suo ruolo, o semplicemente – anche solo potenzialmente – fargli ombra. Inoltre, per assicurarsi sicuri appoggi, eliminò progressivamente ogni rappresentante di quella che di volta in volta poteva essere considerata una “vecchia guardia”, sia politica sia professionale, allo scopo di sostituirla con elementi nuovi, da lui promossi, e pertanto a lui grati e fedeli. Per questo procedette ad una epurazione massiccia della stessa Armata Rossa, promuovendo giovani quadri e ufficiali, sulla base di requisiti di fedeltà più che di capacità, a scapito degli elementi più esperti, ma per questo motivo più potenzialmente autonomi. A tal proposito è diffusa l’opinione (espressa nei suoi scritti su Stalin, ad esempio, da Roy Medvedeev) che agli esiti di questa operazione, oltre a specifici errori di Stalin, si debba la relativa facilità con la quale le armate tedesche penetrarono profondamente nel territorio sovietico nel corso dell’Operazione Barbarossa nonostante il preavviso a Stalin fornito da numerosi indizi e le segnalazioni fornite dalla spia sovietica presso i tedeschi Richard Sorge.

Allo scopo di allestire i processi (purghe) venivano utilizzate false accuse (spionaggio verso paesi stranieri, trockijsmo, frazionismo, in arte “formalismo”, deviazionismo, cosmopolitismo, ecc.) che spesso venivano confermate dagli stessi interessati, per un malinteso senso di fedeltà alla causa e al partito (la cui valenza andava oltre la contingenza dell’accusa), o nella speranza di essere giustiziati ponendo così rapidamente fine alle sofferenze date dalle torture.

Altro elemento che caratterizza il corso politico di Stalin è il recupero del nazionalismo panrusso, l’ostilità verso il “cosmopolitismo” e, in genere, contro ogni tendenza che subordinasse l’interesse nazionale, inteso nel senso più tradizionale, ad interessi più generali, anche se rivoluzionari o internazionalisti.

Sotto il governo di Stalin la Čeka, poi trasformata in NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni), la temuta polizia segreta sovietica, raggiunse l’apice del suo potere. Tuttavia neanche essa era dotata di un potere indipendente, e lo stesso suo capo Nikolaj Ivanovič Ežov, così importante da dare per il periodo del suo apogeo il nome alle purghe (chiamate allora in URSS ezovcine), finì vittima a sua volta di una purga. Vi sono testimonianze[2] che Stalin si fosse dotato di una rete di informatori del tutto autonoma, personale, che egli utilizzava, alla bisogna, contro i dirigenti da lui stesso favoriti e nominati.

Per questi motivi, una volta conosciuta la realtà del suo regime, lo stalinismo è diventato sinonimo di terrore e oppressione. Fu appunto Nikita Khruščёv, salito al potere dopo la morte del dittatore dopo essere riuscito a sbarazzarsi dell’erede putativo di Stalin, Lavrentij Berija, arrestandolo con un trabocchetto, a denunciare per primo i crimini di Stalin (durante il famoso XX Congresso del PCUS), definendoli “violazioni della legalità socialista”, e il suo culto della personalità.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Nikita Chruščёv

Alcuni giudicano il regime di Stalin, lo stalinismo politico, come una degenerazione patologica del comunismo. Lo stesso Partito Comunista Italiano assunse questa posizione. Questo non ha impedito ad alcuni dirigenti (come nel caso, tardivo, di Palmiro Togliatti) di operare dei distinguo, separando l’azione politica di Stalin dalla sua dottrina, criticando la prima ma salvando la seconda.

I sostenitori della visione dello stalinismo politico come degenerazione che si oppone all’epoca di Lenin portano le seguenti ragioni:

  1. lo stalinismo ha tratto teoricamente origine dal leninismo ma già Lenin aveva previsto che la gestione del partito sotto Stalin avrebbe potuto degenerare. Nelle parole di Lenin infatti (Testamento di Lenin ): “Il compagno Stalin, divenuto segretario generale, ha concentrato nelle sue mani un immenso potere, e io non sono sicuro che egli sappia servirsene sempre con sufficiente prudenza.”
  2. Khruščёv aveva affermato: “gli stessi membri del Politburo avevano paura di essere convocati da Stalin: non sapevano mai che cosa poteva loro capitare!”. Delle 31 persone tra coloro che entrarono nei Politburi di Lenin e Stalin (1919-1938) effettivamente solo sei sopravvissero a Stalin (Andreev, Kaganovich, Krusciov, Mikojan, Molotov, Voroscilov). Degli altri 25: 19 furono fucilati, 2 si suicidarono e solo 4 morirono di morte naturale. Questo è apparso il tipico approccio di una certa “ortodossia” abbastanza diffusa nei partiti comunisti occidentali, dopo la destalinizzazione.

I sostenitori della visione secondo la quale invece il regime di Stalin trae origine dalle concezioni populiste verso le quali Lenin stesso indulse, e quindi, che si trattò di una degenerazione nel senso di estremizzazione, portano invece le seguenti ragioni:

  1. Stalin si impadronì di un partito oramai divenuto a sua volta totalmente padrone del quadro politico, senza reali riferimenti sociali, senza interlocutori né opposizione, sostituitosi ormai allo stato, dopo la distruzione di ogni opposizione politica e dei soviet, suggellata definitivamente dalla repressione della rivolta di Kronštadt.
  2. Lo stesso Trockij non riuscì ad opporsi efficacemente alla irresistibile ascesa del tiranno perché non seppe mai liberarsi del mito del partito, all’interno del quale la sua lotta politica restò sempre confinata, e non si rivolse mai alla società civile per un malinteso spirito di disciplina (anch’esso fortemente derivato dalle idee del populismo russo). In ogni caso nella società civile, anche per responsabilità dello stesso Trockij, era stata fatta terra bruciata e non esistevano probabilmente più forze in grado di opporsi.
  3. La “teoria del socialismo in un solo paese”, un ossimoro secondo le concezioni allora correnti del movimento operaio internazionale, dei movimenti rivoluzionari europei e perfino di quelli russi, era lo sbocco inevitabile di una “rivoluzione proletaria senza proletariato” e cioè, in ultima analisi, nella dottrina comunista, di una “non rivoluzione”. A questa visione possono essere ascritti critici della prima ora dello stalinismo, quali Boris Souvarine, critici di matrice socialista e in parte, salvo forse per le critiche a Trockij, di una parte del trockijsmo. È in buona sostanza se non esplicitamente condivisa, almeno sottesa all’opera di molti degli storici che si sono occupati della Russia nel Novecento e dell’Unione Sovietica, quali ad esempio in Italia Piero Melograni, in Francia Hélène Carrère d’Encausse.

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Berlino: monumento alle vittime dello stalinismo

Ai nomi eccellenti di vittime delle Grandi purghe occorre aggiungere milioni di persone anonime le cui storie sono state raccontate da Aleksandr Solženicyn nel suo celebre “Arcipelago Gulag”. Lo stesso Solženicyn in un discorso pubblico tenuto a New York il 30 giugno 1975, pochi mesi dopo il suo esilio affermò:

Secondo il calcolo degli specialisti, basati sulle statistiche più precise ed obiettive, nella Russia prerivoluzionaria, durante gli 80 anni precedenti alla Rivoluzione, gli anni dei movimenti rivoluzionari (quando ci furono attentati contro la stessa vita dello Zar, l’assassinio di uno Zar e la rivoluzione), durante quegli anni furono giustiziati in media 17 persone l’anno. La famosa Inquisizione spagnola, nella decade in cui la persecuzione raggiunse il culmine, fu causa della morte di una decina di persone al mese. In Arcipelago Gulag cito un libro, pubblicato dalla Čeka nel 1920, che rende conto orgogliosamente del lavoro rivoluzionario svolto tra il 1918 ed il 1919 scusandosi del fatto che i suoi dati erano incompleti. Nel 1918 e 1919 la Čeka assassinò, senza processo, più di mille persone al mese. Il libro fu scritto dalla stessa Čeka, prima che comprendesse come sarebbe stato visto dalla storia“.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Felix, Gilbert, The End of the European Era: 1890 to the Present, 6th, W. W. Norton & Company, 2008, p. 213, ISBN 978-0-393-93040-5.
  2. ^ Žores Medvedeev, Roy Medvedeev Stalin sconosciuto, Feltrinelli

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

  • Pëtr Kropotkin
  • Destalinizzazione
  • Grandi purghe
  • Vittime di Stalin
  • Gulag
  • Nikita Khruščёv
  • XX Congresso del PCUS
  • Storia dell’Unione Sovietica (1922-1953)
  • Seconda guerra mondiale
  • Guerra fredda (1947-1953) e sue origini
  • Boris Souvarine
  • Socialismo in un solo paese
  • Otello Gaggi
  • Neostalinismo
  • Antistalinismo di sinistra
  • Antistalinismo democratico e di destra

ANARCO COMUNISMO

Bandiere nere e rosso-nere sono fin dal XIX secolo parte della simbologia del comunismo anarchico

Un emblema degli anarco-comunisti francesi

L’anarco-comunismo, chiamato anche comunismo anarchicoanarchismo comunista o comunismo libertario, è una corrente dell’anarchismo che promuove la pianificazione democratica dell’economia tramite l’associazione volontaria ed egualitaria in una società senza Stato grazie alla socializzazione dei mezzi di produzione e dei beni e servizi da essi derivati.

Teoria

Il comunismo anarchico riconosce nell’esperienza collettiva un elemento chiave nella ricerca della libertà individuale. Il comunismo anarchico, in contrasto con la base filosofica anarchica basata nell’individuo, colloca l’esperienza collettiva al di sopra di quella individuale.

«Il nostro ideale rivoluzionario è molto semplice: si compone, come quello di tutti i nostri predecessori, di questi due termini: libertà ed eguaglianza. Vi è solo una piccola differenza. Ammaestrati dall’esperienza degli inganni commessi dai reazionari di ogni tipo e in ogni tempo per mezzo delle parole libertà ed eguaglianza, abbiamo ritenuto opportuno mettere a fianco di questi due termini l’espressione del loro esatto valore. Queste due monete preziose sono state falsificate tanto sovente che noi vogliamo in via definitiva conoscerne e misurarne esattamente il valore.

Affianchiamo dunque a questi due termini, libertà ed eguaglianza, due equivalenti, il cui significato preciso non può dar luogo a equivoci e diciamo: “Vogliamo la libertà, cioè l’anarchia, e l’eguaglianza, cioè il comunismo”. L’anarchia, oggi, è l’attacco; è la guerra a ogni autorità, a ogni potere, a ogni Stato. Nella società futura, l’anarchia sarà la difesa, la barriera contro la restaurazione di qualsiasi autorità, di qualsiasi potere, di qualsiasi Stato: libertà piena e completa dell’individuo, che liberamente e spinto soltanto dai propri bisogni, gusti e simpatie, si unisce ad altri individui nel gruppo o nell’associazione; libero sviluppo dell’associazione che si federa con altre nel comune o nel quartiere; libero sviluppo dei comuni che si uniscono in federazione nella regione e così via, delle regioni nella nazione, delle nazioni nell’umanità.

Il comunismo, il problema che oggi ci interessa maggiormente, è il secondo termine del nostro ideale rivoluzionario. Il comunismo attualmente è ancora l’attacco; non è la distruzione dell’autorità, ma la presa di possesso in nome di tutta l’umanità di ogni ricchezza esistente sulla terra. Nella società futura il comunismo sarà il godimento di tutta la ricchezza esistente da parte di tutti gli uomini, secondo il principio: da ciascuno secondo le sue facoltà, a ciascuno secondo i suoi bisogni, vale a dire: da ciascuno e a ciascuno secondo la sua volontà»

(Carlo Cafiero Anarchia e Comunismo, 1880)
«Ogni scoperta, ogni progresso, ogni aumento di ricchezza dell’umanità ha la sua origine nell’insieme del lavoro manuale e intellettuale del passato e del presente. Quindi, con quale diritto potrebbe appropriarsi della minima particella di questo immenso tutto, e dire: questo è mio, non vostro?»
(Pëtr Alekseevič Kropotkin, La conquista del pane, 1892.)

Associazione volontaria

Il comunismo anarchico pone molto l’accento, oltre che all’abolizione dello Stato, all’abolizione delle classi sociali, che nascono dalla disuguaglianza generata dalla ricchezza. Per questo motivo, gli anarco-comunisti propongono l’abolizione della proprietà privata (sotto tale definizione non rientrano i beni ed i possedimenti ad uso strettamente personale[1]) e del denaro. Ogni individuo e gruppo sarebbe libero di contribuire alla produzione di beni e servizi e soddisfare le sue necessità basate sulle proprie libere decisioni. I mezzi di produzione e distribuzione sarebbero dunque in comune e, la loro gestione, sarebbe democraticamente esercitata dall’intera comunità tramite l’istituzione di consigli operai.

L’abolizione del lavoro salariato è il perno centrale per l’anarco-comunismo. Con un’equa distribuzione della ricchezza basata sulla determinazione dei bisogni dagli stessi partecipanti, secondo questa teoria, la gente sarebbe maggiormente libera di entrare in qualsiasi attività lavorativa, scegliendo autonomamente in base alle proprie attitudini. Questo modello socio-economico aiuterebbe le persone a realizzarsi, favorendo lo sviluppo delle loro piene capacità individuali ed evitando anche il presentarsi di gerarchie e stratificazioni sociali di sorta.

Rifiuto della teoria del lavoro socialmente necessario, del denaro e del salariato

Gli anarco-comunisti ritengono che non ci sia alcuna formula universale per misurare e valutare inequivocabilmente il valore del contributo economico di ogni singola persona, essendo la ricchezza il prodotto del lavoro collettivo delle generazione attuali e precedenti. Per esempio, non si può misurare il valore del contributo economico giornaliero di un operaio in una fabbrica senza tener conto di diversi fattori, come il trasporto, il cibo, l’acqua, l’abitazione, il riposo, l’efficienza dei macchinari e lo stato emozionale, che pure influiscono sulla produzione. Così, per poter assegnare un valore numerico a questo processo produttivo, si dovrebbero tener conto di un’immensità di fattori esterni – in particolare il lavoro passato e presente del resto dei lavoratori, così come le tecniche e gli strumenti creati nel passato che rendono possibili la realizzazione del lavoro presente e futuro. In questo senso, l’anarco-comunismo tende a rifiutare la teoria del lavoro socialmente necessario, originatosi in seno al pensiero liberale classico ed oggi difesa da molte correnti socialiste, comprese quelle di matrice marxista.

Gli anarco-comunisti ritengono che qualsiasi sistema economico basato sul lavoro salariato e la proprietà privata necessiti giocoforza di un apparato coercitivo in grado di mantenere constantemente effettivo il diritto di proprietà, ponendo dunque le relazioni lavorative, e non solo, su di un piano gerarchizzato e stratificato dalle differenze salariali e/o dal differente grado di possessione di proprietà. Inoltre, considerano l’economia di mercato ed il derivante sistema dei prezzi quali causa della divisione della società in classi. Secondo le teorie anarco-comuniste, inoltre, il denaro ristringerebbe drasticamente la capacità individuale di fruire liberamente dei prodotti del lavoro proprio a causa del sistema dei prezzi e del salariato.

Proprio per la sua natura quantitativistica, il denaro è a dir poco visto come elemento di disturbo in un’economia autenticamente anti-capitalistica da parte dei fautori dell’anarco-comunismo, annullando questi l’aspetto qualificativo delle risorse e delle necessità dei singoli individui. Pertanto, anche la produzione andrebbe vista da un punto di vista qualitativo, con il consumo e la distribuzione determinata dalle necessità di ogni individuo, senza assegnare alcun valore numerico al lavoro, ai beni ed ai servizi prodotti da altri.

Allo stesso modo, si guarda ai mercati ed alla produzione mossa dal guadagno personale come uno spreco di risorse e lavoro. L’anarco-comunismo, dunque, propugna un sistema privo di moneta, dove, anziché di un’economia di mercato, ci sia un’economia del dono in cui beni e servizi siano prodotti e distribuiti dagli stessi lavoratori tramite strutture organizzative autogestiste, dove tutti i membri della comunità abbiano la possibilità di fruire secondo le proprie necessità ed i propri desideri.

Diritto all’uso, individuo e proprietà della comunità

L’anarco-comunismo, come ideologia collettivista e socialista antistatale, condivide diverse posizioni con l’anarchismo collettivista ma si differenzia per alcuni aspetti da questa teoria. L’anarchismo collettivista propone la proprietà collettiva nelle mani di associazioni con profitto individuale dei suoi membri, mentre l’anarchismo comunista nega completamente il concetto della proprietà di gruppo o individuale e accetta solo il concetto di uso, riservando la proprietà solo per la comunità. Secondo le teorie dell’anarco-comunismo, i beni del Capitale non debbano essere beni privati di nessun gruppo o persona, solo della comunità, in modo che possano essere lasciati liberi all’utilizzo per gli individui della comunità per i fini e le necessità che essi desiderino. Inoltre tali teorie sostengono che un bene di Capitale, invece di essere qualcosa per la vendita o l’affitto, deve essere liberamente usato senza importanza il lavoro o lo status finanziario che esso tenga.

L’individuo sarebbe libero di creare qualcosa e trattenerlo finché la comunità non consideri che sia un elemento cruciale di produzione per la comunità o il pubblico in generale, cioè che non abbia a che vedere con la volontà o il desiderio di altri. Se la comunità ritenesse che alcune cose siano parte della produzione per la società, queste potrebbero essere considerate come cose di uso sociale e che debbano essere quindi messe alla responsabilità di chi ci lavora e di chi la consuma. Così, il comunismo anarchico può essere considerato un compromesso comunitario tra l’uso collettivo ed individuale.

Nell’attualità c’è chi vincola il movimento del Free Software, del copyleft e del GNU come tipi di economia del dono – lavoro e comunanza dei beni volontario – che a sua volta potrebbe avere alcuni similitudini, nella teoria, con l’economia pianificata e partecipativa che propone il comunismo anarchico.[2]

Storia

L’Internazionale di Saint-Imier

Il primo ad avanzare il termine comunismo anarchico è stato l’internazionalista francese François Dumartheray, in un opuscolo pubblicato a Ginevra nel febbraio del 1876 con il titolo Aux travailleurs manuels partisans de l’action polique[3], nel quale elaborava lo sviluppo delle idee comuniste da Babeuf fino alla Comune di Parigi, passando per Étienne Cabet ed il suo esperimento socialista di Icaria.

La proposta di Dumartheray fu assunta dalla sezione italiana dell’Internazionale antiautoritaria nel Congresso di Berna svoltosi nell’ottobre del 1876 e con l’arrivo in Svizzera dell’esiliato russo Kropotkin. Il primo confronto con la corrente anarco-collettivista si produsse nel Congresso di Verviers dell’Internazionale antiautoritaria svoltosi nel settembre del 1877, nel quale si accordò, con la proposta di James Guillaume, che ogni sezione della federazione decidesse quale delle due teorie adottare.

Mentre gli anarco-collettivisti difendevano il principio di “da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo lavoro “ (che significava che i mezzi di produzione erano di proprietà collettiva di quelli che avevano contribuito a crearli con il proprio lavoro), gli anarco-comunisti proponevano il principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni” (che significava che i mezzi di produzione non erano di proprietà dei lavoratori, ma di tutta la società).

Gli italiani Carlo Cafiero, Errico Malatesta, Andrea Costa ed altri repubblicani ex-mazziniani non si espressero esplicitamente sulle divergenze con l’anarco-collettivismo fino alla morte di Bakunin, come segno di rispetto per la sua figura. Gli anarco-collettivisti volevano collettivizzare solo la proprietà dei mezzi di produzione, ma gli anarco-comunisti volevano estendere il concetto di proprietà collettiva anche al prodotto del lavoro.

Pertanto gli anarco-comunisti si distanziarono dalle teorie di Bakunin e Proudhon e proposero un modello di società dove gli individui potessero accedere ai beni secondo i propri bisogni senza considerare il lavoro che avessero compiuto.

Carlo Cafiero spiega nell’opera Anarchia e Comunismo[4] che il prodotto del lavoro avrebbe portato alla crescita di disuguaglianze di capitale e quindi alla nuova creazione di classi sociali:

«se dopo aver messo in comune gli strumenti di lavoro e le materie prime, conservassimo la proprietà individuale dei prodotti del lavoro, ci troveremmo costretti a conservare il denaro, quindi un’accumulazione di ricchezza più o meno grande, secondo i meriti più o meno grandi degli individui, o piuttosto secondo la loro abilità»
(Carlo Cafiero Anarchia e Comunismo, 1880)

Nella Conferenza di Firenze della sezione italiana dell’Internazionale del 1876 si stabilirono i principi dell’anarco-comunismo, cominciando con:

«La Federazione Italiana considera la proprietà collettiva del prodotto del lavoro come il complemento necessario per il programma collettivista, l’appoggio di tutti per la soddisfazione delle necessità individuali che è l’unica regola della “produzione e del consumo”, corrispondente al principio di solidarietà.»

Sindacati e insurrezione di massa

Tra il 1880 ed il 1890 alcuni settori dell’anarco-comunismo si opposero ad entrare nei sindacati perché ritenute organizzazioni riformiste. Altri si opposero del tutto alle organizzazioni e facero appello semplicemente alla distribuzione di propaganda nei settori del proletariato e dei contadini per provocare l’insurrezione e l’espropriazione di massa.

Nonostante ci fossero alcuni settori diffidenti del sindacalismo, a partire dalla decada del 1890 diversi anarco-comunisti, tra cui Kropotkin, entrarono nei sindacati libertari. In Spagna molti entrarono nel sindacato liberario Confederación Nacional del Trabajo, il quale già da prima della rivoluzione anarchica spagnola del 1936 fomentò e partecipò a diverse insurrezioni e scioperi proletari armati, tra cui l’insurrezione del gennaio e del dicembre 1933 che interessò gran parte del territorio spagnolo.

Attualità

L’anarco-comunismo è una delle correnti più grandi dell’anarchismo e conta con militanti in diverse organizzazioni anarchiche esistenti. Tra i sistemi politico-economici più importanti, con una certa rilevanza accademica e sociale, che affondano le proprie radici nell’anarco-comunismo sono l’ecologia sociale e il municipalismo libertario teorizzati da Murray Bookchin e Janet Biehl e la Democrazia Inclusiva di Takis Fotopoulos.

Nelle federazioni di sintesi anarchica si trovano un gran numero di aderenti all’anarco-comunismo, anche se non si considera come linea ufficiale, dato che la sintesi tratta di includere tutte le tendenze dell’anarchismo, come l’Internazionale delle federazioni anarchiche (IFA).

Le federazioni piattaformiste generalmente inseriscono nel proprio nome il termine “anarco-comunista”, anche se la loro proposta organizzativa diverge dalle altre tendenze dell’anarco-comunismo. Tra le federazioni esistenti di questo tipo, ci sono la North Eastern Federation of Anarchist Communists nella costa degli Stati Uniti d’America e Canada, e la Federazione dei Comunisti Anarchici (FdCA) attiva in Italiadal 1986.

Note

  1. ^ Alexander Berkman, What Is Communist Anarchism? [1]: «La rivoluzione abolisce la proprietà privata dei mezzi di produzione e distribuzione, e con essi l’impresa capitalistica. Il possesso personale rientra soltanto nelle cose che utilizzi. Perciò, il tuo orologio è tuo, ma la fabbrica d’orologi appartiene al popolo.»
  2. ^
    «”At the end of the twentieth century, anarcho-communism is no longer confined to avant-garde intellectuals. What was once revolutionary has now become banal.” “For most people, the gift economy is simply the best method of collaborating together in cyberspace. Within the mixed economy of the Net, anarcho-communism has become an everyday reality.”»
    (Richard Barbrook, The Hi-Tech Gift Economy – http://firstmonday.org/issues/issue3_12/barbrook/)
  3. ^ https://www.worldcat.org/title/aux-travailleurs-manuels-partisants-de-laction-politique-aux-electeurs-de-la-haute-savoie/oclc/81512965&referer=brief_results
  4. ^ http://www.socialismolibertario.it/cafiero4.pdf

Bibliografia

  • Carlo Cafiero, Anarchia e Comunismo, 1880.
  • Pëtr Alekseevič Kropotkin, La conquista del pane, 1892.
  • Errico Malatesta, Comunismo e individualismo, 1926.
  • Erich Mühsam, La liberazione della società dallo stato, 1932.
  • Alexander Berkman, L’abc dell’anarco-comunismso, 1937.

Voci correlate

  • Anarchia
  • Comunismo
  • Anarchismo
  • Anarcosindacalismo

Avvenimenti storici

  • Rivolta di Kronštadt (1921)
  • Comune di Parigi (1871)
  • Rivoluzione anarchica spagnola (1936)

Personaggi

  • Pëtr Alekseevič Kropotkin
  • Nestor Makhno
  • Errico Malatesta
  • Luigi Fabbri
  • Carlo Cafiero
  • Buenaventura Durruti
  • Daniel Guérin

EUROCOMUNISMO

Enrico Berlinguer

Con eurocomunismo si indica il progetto politico-ideologico di un marxismo intermedio al leninismo e al socialismo democratico. Fu un progetto che dal 1976 coinvolse i tre principali partiti comunisti dell’Europa occidentale: Partito Comunista Italiano, Partito Comunista Francese e Partito Comunista di Spagna. Ebbe anche l’appoggio del Partito Comunista di Gran Bretagna.

Premesse

Intorno alla metà degli anni Settanta era evidente come PCI, PCF e PCE avessero le capacità per mettere in discussione la gestione del potere e della governabilità nei rispettivi paesi (Italia, Francia e Spagna). Questo implicava modifiche ideologiche talmente profonde da incontrare la diffidenza del PCUS, al quale tutti i partiti comunisti filo-sovietici dovevano riservare una certa supremazia nell’elaborazione delle linee politiche. Non a caso dall’autunno 1974 si cercò di lavorare ad una conferenza dei partiti comunisti europei (poi svoltasi a Berlino il 29-30 giugno 1976) dove il PCUS sperava di riaffermare la propria supremazia anche in Occidente, mentre i comunisti occidentali intendevano affiancare alla supremazia riconosciuta al PCUS, il proprio diritto di elaborare delle proprie «vie nazionali» al socialismo.

Viste le premesse, lo scontro era inevitabile. L’occasione fu offerta dalla linea neostalinista del Partito Comunista Portoghese tanto benvoluta da Mosca, quanto osteggiata da PCI, PCF e PCE con comunicati congiunti. Il nodo principale era l’atteggiamento dei comunisti davanti al principio democratico che il leninismo condannava e che per i comunisti occidentali poteva diventare «l’aspetto originale dello sviluppo del socialismo nei paesi dell’Europa occidentale o latina»[1].

Intanto nel 1975 si rafforzano i legami eurocomunisti con gli incontri bilaterali PCI-PCE (9-11 luglio) e PCI-PCF (15 novembre).

La conferenza di Berlino

Sembrava che la conferenza di Berlino non avrebbe avuto mai luogo, stando le difficoltà, ma alla fine fu trovato un accordo di compromesso su un documento sottoscritto da tutti i 29 partiti comunisti e operai d’Europa. Nel suo discorso alla conferenza, Enrico Berlinguer, segretario generale del PCI, chiarì come fosse «assai significativo che alcuni altri partiti comunisti e operai dell’Europa occidentale siano pervenuti, attraverso una loro autonoma ricerca, a elaborazioni analoghe circa la via da seguire per giungere al socialismo e circa i caratteri della società socialista da costruire nei loro paesi. Queste convergenze e questi tratti comuni si sono espressi recentemente nelle dichiarazioni che abbiamo concordato con i compagni del Partito Comunista di Spagna, del Partito Comunista Francese, del Partito Comunista di Gran Bretagna. È a queste elaborazioni e ricerche di tipo nuovo che taluni danno il nome di “eurocomunismo”. Questo termine non è evidentemente di nostro conio, ma il fatto stesso che esso circoli così largamente sta a significare quanto profonda ed estesa sia l’aspirazione che nei paesi dell’Europa occidentale si affermino e avanzino soluzioni di tipo nuovo nella trasformazione della società in senso socialista».

Nel documento approvato[2], tuttavia, era l’URSS che di fatto cantava vittoria. Se infatti da un punto di vista teorico i cedimenti agli eurocomunisti erano stati notevoli, nella prassi veniva nuovamente giustificato il non rispetto del dissenso nelle società dell’Est e il diritto a penetrare politicamente in Africa. Veniva altresì rilanciata l’idea sovietica di una Europa neutrale fra i blocchi.

Di fatto dopo la conferenza l’eurocomunismo veniva già ridimensionato nelle sue ambizioni. Lo si capì quando Santiago Carrillo, segretario generale del PCE, pubblicando L’eurocomunismo e lo stato lanciava critiche al modello statale sovietico che portarono a una forte reazione di Mosca: Carrillo non ebbe diritto di parola nelle celebrazioni del 60º anniversario dell’Ottobre e nel PCE nacque una fronda filo-sovietica. Davanti alla tensione Spagna-URSS, i comunisti francesi e italiani preferirono non schierarsi.

I cardini della nuova strategia riguardavano tanto la politica interna ai singoli Paesi, quanto la collocazione internazionale dei partiti comunisti dell’Europa occidentale. Nel primo campo proposero forme di cooperazione politica che portassero al governo ampie coalizioni, superando le ristrette prospettive delle alleanze a sinistra. L’idea di non uscire dallo schema delle istituzioni democratiche, ma di portare le forze del lavoro al potere attraverso il gioco del pluralismo e del suffragio universale, informava tutta questa strategia.

Per il futuro prospettavano società in cui la democrazia venisse estesa in tutti i suoi aspetti e in cui la gestione dell’economia si basasse su forme di commistione pubblico-privato. A livello internazionale la questione fondamentale era guadagnare una posizione indipendente da Mosca, negando qualsiasi tipo di partito o stato guida e rivendicando l’autonomia di elaborazione politica di ciascun partito rispetto alla propria situazione nazionale di riferimento. A questo, negli ultimi anni, si assommò la sempre crescente critica rispetto alle condizioni della democrazia dei Paesi al di là della cortina di ferro.

Per i critici invece questa “svolta” fu un mero tatticismo per ampliare il proprio consenso popolare nei confronti soprattutto dei lavoratori appartenenti al ceto medio ed occupati nel pubblico impiego, dei nuovi movimenti sociali, come il femminismo e l’ecologismo.

Le realtà nazionali

Fu soprattutto nei partiti comunisti con un grande radicamento nel tessuto sociale, come il Partito Comunista Italiano ed il Partito Comunista Francese, che le idee eurocomuniste si affermarono rapidamente, mentre quelli più piccoli o con un ruolo marginale nelle rispettive compagini sociali mantennero più o meno la tradizionale linea di dipendenza da Mosca.

Il Partito Comunista di Spagna e il suo affiliato catalano, il Partito Socialista Unificato della Catalogna, avevano già manifestato tendenze politiche liberali all’interno del Fronte Popolare durante la Guerra Civile Spagnola, ed emersero dal periodo franchista seguendo una linea essenzialmente eurocomunista. Anche i partiti comunisti dei Paesi Bassi e dell’Austria mostrarono chiare tendenze eurocomuniste.

Le idee eurocomuniste si diffusero anche, in una certa misura, fuori dal continente, influenzando, ad esempio il Movimento Venezuelano per il Socialismo, il Partito Comunista Giapponese, il Partito Comunista Messicano ed il Partito Comunista Australiano.

I motivi del cambiamento

Se è vero che l’eurocomunismo fu il punto d’arrivo dell’evoluzione di molti partiti europei, è vero anche che i percorsi seguiti furono diversi. In qualche caso l’impulso venne da movimenti della società civile, come, ad esempio, il femminismo, in altri fu una reazione agli avvenimenti in Unione Sovietica, che in quegli anni si trovava nel pieno di quella che Michail Gorbačëv definirà in seguito come era della stagnazione brežneviana. Il processo ebbe un’accelerazione decisiva nel 1968 con la scioccante repressione della Primavera di Praga.

L’era della distensione fra i blocchi ha avuto un ruolo importante. Infatti la diminuzione del rischio di un nuovo conflitto mondiale consentì ai partiti comunisti dei paesi occidentali di sentirsi meno vincolati a seguire l’ortodossia sovietica, e di dedicarsi, invece, con maggior impegno alla militanza nelle battaglie civili in difesa dei diritti del proletariato, come avvenne in Italia, con l’autunno caldo, e in Inghilterra con il cosiddetto shop stewards’ movement.

L’eurocomunismo dopo il 1989

In alcuni casi l’eurocomunismo fu superato, con la caduta del sistema socialista dei paesi dell’est europa. In Italia, con lo scioglimento del Partito Comunista Italiano e la creazione del Partito Democratico della Sinistra, i favorevoli a questa scelta si spostarono su posizioni vicine alla socialdemocrazia e i contrari portarono avanti la tradizione eurocomunista nel Partito della Rifondazione Comunista, aprendosi successivamente ai movimenti; in Olanda alcuni comunisti confluirono nel movimento dei Verdi, in Spagna il PCE costituì insieme ad altri la confederazione socialcomunista Izquierda Unida, mentre i Francesi, seguendo la direzione opposta, negli anni ottanta tornarono su posizioni filo-sovietiche, posizioni poi abbandonate per ritornare sui passi precedenti fino ad essere i fautori di un “comunismo di nuova generazione”.

L’atto di nascita ufficiale dell’eurocomunismo viene di solito considerato l’incontro del 1977 fra Enrico Berlinguer (PCI), Santiago Carrillo (PCE) e Georges Marchais (PCF), tenutosi a Madrid, dove fu teorizzata la cosiddetta “nuova via”. In particolare il PCI aveva già da molti anni sviluppato una linea di indipendenza da Mosca, a cominciare dal dissenso esplicitamente dichiarato sull’invasione della Cecoslovacchia nel 1968. Nel 1975 il PCI ed il PCE spagnolo avevano solennemente dichiarato di voler insieme “marciare verso il socialismo” in “pace e libertà”. Nel 1976 a Mosca Enrico Berlinguer, davanti ad un’assemblea di 5.000 delegati comunisti, aveva chiaramente parlato di un “sistema pluralistico” (che l’interprete tradusse, prudentemente, con il termine “multiforme”) e manifestò le intenzioni del PCI di costruire “un socialismo che noi pensiamo necessario e possibile soltanto in Italia”.

Prima che la fine della Guerra fredda mettesse sulla difensiva quasi tutti i partiti della sinistra europea e spostasse il dibattito politico sul tema delle riforme neoliberali, molti partiti eurocomunisti subirono scissioni interne, con le ali di destra (come i Democratici di Sinistra in Italia o l’Iniziativa per la Catalogna Verdi in Spagna) che adottavano in modo convinto la linea socialdemocratica, mentre la sinistra si sforzava di attestarsi su posizioni in qualche modo chiaramente identificabili come “comuniste” (come Rifondazione Comunista in Italia o il PSUC viu/Partito Comunista di Spagna).

Critiche

Le critiche all’eurocomunismo sono state principalmente due:

  • La prima, proveniente dal mondo della socialdemocrazia europea, rimprovera agli eurocomunisti la mancanza di coraggio per non aver voluto rompere definitivamente i legami con l’Unione Sovietica (il Partito Comunista Italiano, ad esempio, compì questo passo soltanto nel 1981, dopo la repressione in Polonia di Solidarność). Questa “timidezza” è stata giustificata da alcuni con il timore di perdere il sostegno dei vecchi militanti, molti dei quali continuavano ad ammirare l’URSS, oppure con l’opportunità di seguire una sorta di Realpolitik che garantisse un forte appoggio dall’estero da parte di un grande ed influente paese.
  • Un’altra critica è stata l’asserita incapacità dei partiti eurocomunisti di sviluppare una strategia politica chiara e riconoscibile. In altre parole si fa osservare che, mentre gli eurocomunisti dichiarano solennemente di essere “diversi” – non solo dall’ideologia comunista classica ma anche dalla socialdemocrazia – alla resa dei conti finiscono con l’esser molto simili all’uno o all’altro di questi due modelli ideologici. In definitiva questi critici arrivano alla conclusione che l’eurocomunismo non abbia un’identità ben definita e, quindi, non possa esser considerato, in senso stretto, un movimento nuovo.

Da un punto di vista generale si può dire che, per i movimenti comunisti rivoluzionari di estrema sinistra, l’eurocomunismo significò semplicemente l’abbandono dei princìpi-base del comunismo (come l’attuazione della rivoluzione proletaria), e la successiva rinuncia anche a statalizzare l’economia come vuole il modello socialista, essendo venuto a mancare l’impegno a eliminare il capitalismo.

I sostenitori di questo punto di vista si sentirono fortemente confermati nelle proprie convinzioni quando, in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, molti partiti eurocomunisti abbandonarono ogni collegamento con la dottrina comunista, ma non sempre.[senza fonte]

Note

  1. ^ Intervista a Jean Elleistein, in Bernardo Valli, Gli eurocomunisti, Bompiani, Milano 1976.
  2. ^ Pubblicato ne l’Unità del 2 luglio 1976.

Bibliografia

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Voci correlate

  • Comunismo
  • Europeismo

ATEISMO MARXISTA

Il libretto di un iscritto alla Lega degli atei militanti in Unione Sovietica.

Nella filosofia marxista, l’ateismo marxista-leninista (o ateismo scientifico marxista-leninista) rappresenta l’elemento irreligioso e anticlericale del marxismo-leninismo, l’ideologia ufficiale di Stato dell’Unione Sovietica.[1] Basato sulla concezione materialista dialettica del ruolo dell’umanità nella natura, l’ateismo marxista-leninista asserisce che la religione è l’oppio dei popoli, con lo scopo di promuovere l’accettazione passiva da parte di una persona della propria povertà e del suo sfruttamento come un modo di vivere normale della vita umana sulla Terra, con la speranza di una ricompensa dopo la morte; di conseguenza il marxismo-leninismo difende l’ateismo rispetto al credo religioso.[1][2]

Per supportare tali premesse ideologiche, l’ateismo marxista-leninista spiega l’origine della fede religiosa e i metodi della critica scientifica alla religione.[3] Le radici filosofiche dell’ateismo materialista si posso trovare nelle opere di Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770–1831), Ludwig Feuerbach (1804–1872), Karl Marx (1818–1883) e di Vladimir Lenin (1870–1924).[4] Inoltre, al contrario del marxismo sovietico, le altre versioni della filosofia marxista non sono anti-religiose come la teologia della liberazione sviluppata dai marxisti latinoamericani.[5]

Basi filosofiche

Ludwig Feuerbach

Ludwig Feuerbach separava la filosofia dalla religione per permettere ai filosofi di interpretare liberamente la realtà materiale della natura.

Agli inizi del XIX secolo, Karl Marx partecipava ai dibatti sulla filosofia della religione, in particolare sulle interpretazioni presentate dall’hegelismo (“Ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale”).[6] In questi dibattiti sulla ragione e la realtà, gli hegeliani considerarono la filosofia come un’attività intellettuale al servizio delle intuizioni della comprensione religiosa cristiana, che Georg Wilhelm Friedrich Hegel aveva razionalizzato nella Fenomenologia dello spirito (1807). Nonostante fosse critico sulla religione contemporanea, come intellettuale del XIX secolo, Hegel perseguì l’ontologia e l’epistemologia della cristianità, come un interesse personale compatibile con le spiegazioni teologiche cristiane del Dasein — spiegazioni dell’esistenza e dell’essere — che chiarificò, sistematizzò e giustificò nella sua filosofia.[7]

Dopo la sua morte nel 1831, la filosofia di Hegel sull’essere e l’esistenza venne dibattuta dalla Sinistra hegeliana e gli atei materialisti — come Ludwig Feuerbach — che rifiutarono tutte le filosofie religiose; Karl Marx si schierò con la filosofia degli atei materialisti. Feuerbach separò la filosofia dalla religione per garantire l’autonomia intellettuale ai filosofi nelle loro interpretazioni della realtà materiale, obiettò la base religiosa della filosofia dello spirito di Hegel per analizzare in maniera critica le basi della teologia e reindirizzò la filosofia dal paradiso alla Terra, dai soggetti della dignità umana al senso della vita, di cosa sia la morale e quale sia lo scopo dell’esistenza,[8] e concluse che l’umanità ha creato le divinità come riflessioni dell’Io umano.[9] Riguardo alla separazione concettuale dell’Uomo da Dio, in Essenza del cristianesimo (1841) Feuerbach scrive:

«[…] Ma l’idea delle divinità coincide con l’idea di umanità. Tutti gli attributi divini, tutti gli attributi che rendono Dio Dio, sono attributi delle specie [umane] — attributi che nell’individuale sono limitate, ma i limiti di ciò sono aboliti nell’essenza delle specie, e anche nella sua esistenza, nella misura in cui ha la sua esistenza completa solo in tutti gli uomini presi insieme.[10]»

Inoltre, Feuerbach affermò che la religione esercita un potere socio-politico sulla mente umana attraverso la promozione della paure delle forze mistiche dei cieli,[11]e concluse che le chiese dovrebbero essere distrutte e la religione eradicata attraverso l’istruzione.[12] Da questa prassi della filosofia materialista, da tale pensiero e azione, lo studioso Karl Marx divenne un filosofo politicamente radicale.[13][14]

Karl Marx

Karl Marx sintetizzava la filosofia anti-religiosa con il materialismo dialettico per mostrare la religione come un costrutto sociale usato per il controllo sociale da parte della classe dirigente della società.

Come filosofo del materialismo, Karl Marx rifiutò la filosofia religiosa e i suoi contributi culturali considerando entrambi come dannose per la mente umana e il progresso; accettò invece l’autonomia umana dall’autorità sopranaturale come una verità assiomatica riguardo il mondo reale dell’Europa industriale del XIX secolo.[15] Secondo Marx, le chiese hanno inventato la religione per giustificare lo sfruttamento del lavoro della classe operaia da parte delle classi dirigenti, tramite una società industriale stratificata; come tale, la religione è una droga che fornisce una fuga emozionale dal mondo reale.[16] In Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Marx ha descritto la natura contraddittoria del sentimento religioso:

«La sofferenza religiosa è, ad uno e allo stesso tempo, l’espressione della sofferenza reale, e una protesta contro la sofferenza reale. La religione è il lamento della creatura oppressa, il cuore di un mondo senza cuore, e l’anima delle condizioni senz’anima. [La religione] è l’oppio dei popoli.[17]»

Questa filosofia atea ha liberato gli uomini e le donne dal reprimere il loro innato potenziale da esseri umani, e ha permesso al popolo di avere la cognizione della loro azione propria, e quindi sono padroni della loro realtà individuale, poiché l’autorità terrena delle divinità soprannaturali non è reale. Marx si è opposto alla funzione di controllo sociale della religione, che le chiese hanno realizzato sulla via dell’atomizzazione sociale; l’anomia e l’alienazione sociale che dividono psicologicamente gli esseri umani da loro stessi (come singoli uomini e donne) e che alienano le persone da l’un l’altra (come parti di una comunità sociale). Quindi, l’autorità sociale della teologia (ideologia religiosa) dovrebbe essere rimossa dal diritto, dalle norme sociali e dalle tradizioni con cui gli uomini governano la società. In questa vena di emancipazione politica, rappresentata nei concetti culturalmente progressisti di “cittadino” e “cittadinanza” come un’identità sociale, Marx scrive nell’articolo Sulla questione ebraica che:

«La decomposizione dell’uomo in ebreo e cittadino, protestante e cittadino, uomo religioso e cittadino, non è né un inganno diretto alla cittadinanza né una circonvenzione di emancipazione politica, ma è l’emancipazione politica in sé, il metodo politico di emanciparsi dalla religione. Ovviamente, nei periodi in cui lo stato politico, in quanto tale, è nato violentemente al di fuori della società civile, quando la liberazione politica è la forma in cui gli uomini lottano per ottenere la loro liberazione, lo stato può e deve andare lontano come per l’abolizione della religione, la distruzione della religione. Ma può farlo soltanto nello stesso modo con cui procede con l’abolizione della proprietà privata, con il maximum, la confisca, la tassazzione progressiva, allo stesso modo in cui ha abolito la vita, la ghigliottina. Ai tempi di una speciale autostima, la vita politica cerca di sopprimere il suo prerequisito, la società civile, e gli elementi che compongono questa società, e di costituirsi come la reale specie di vita dell’uomo, priva di contraddizioni. Ma, può ottenere questo soltanto andando in contraddizione violenta con le sue stesse condizioni di vita, soltanto dichiarando la rivoluzione come permanente, e, di conseguenza, lo spettacolo politico finisce con il ripristino della religione, della proprietà privata, e di tutti gli elementi della società civile, esattamente come la guerra che finisce con la pace.[18]»

Di conseguenza, poiché la religione organizzata è un prodotto umano derivato dalle oggettive condizioni materiali, e che i sistemi economici, come il capitalismo, influenzano le condizioni materiali della società, l’abolizione di sistemi ineguali di economia politica e di classi sociali stratificate deperirebbe lo Stato e la religione ufficiale, in conseguenza dell’instaurazione di una società comunista priva di un formale apparato statale e di un sistema di classi. Riguardo la natura e la funzione di controllo sociale del sentimento religioso, in Un contributo alla critica della filosofia del diritto di Hegel (1843), Marx afferma che:

«L’abolizione della religione, come felicità illusoria del popolo, è la domanda per la loro felicità reale. Rivolgersi a loro per abbandonare le loro illusioni sulla loro condizione significa spingerli ad abbandonare la condizione che richiede illusioni. Il criticismo della religione è, pertanto, in embrione, il criticismo di questa valle di lacrime di cui la religione è l’alone.[17]»

In questo modo, Marx trasforma la filosofia irreligiosa e anticlericale di Feuerbach in prassi politica, e in una base filosofica della sua nascente ideologia, ovvero il materialismo dialettico. In Proprietà privata e comunismo (1845), Marx scrive che “Il comunismo inizia dall’inizio con l’ateismo; ma l’ateismo è, inizialmente, lontano dall’essere comunismo; invece, questo ateismo è ancora in gran parte un’astrazione”;[19] e ridefinisce l’ateismo di Feuerbach in una critica alle condizioni materiali (socio-economiche) responsabili dell’invenzione della religione. Riguardo all’artificio sociale della fede religiosa, nelle Tesi su Feuerbach, Marx afferma:

«Feuerbach parte dalla questione dell’alienazione religiosa, della duplicazione del mondo in un mondo religioso e in un altro secolare. La sua opera consiste nel risolvere il mondo religioso nella sua base secolare. Ma il fatto che la base secolare si distacchi da se stessa, e si stabilisca come un regno indipendente nelle nuvole, può essere spiegata solo dalle fenditure e dalle auto-contraddizioni all’interno di questa base secolare. Quest’ultima deve, quindi, in se stessa, essere compresa nella sua contraddizione e rivoluzionata nella pratica. Così, ad esempio, dopo che la famiglia terrena viene scoperta come il segreto della sacra famiglia, il primo deve allora essere distrutto nella teoria e nella pratica. Feuerbach, di conseguenza, non vede che il “sentimento religioso” è, di per sé, un prodotto sociale, e che l’individuo astratto che analizza appartiene a una particolare forma di società.[20]»

La filosofia umanista del materialismo dialettico propone che le condizioni esistenziali dell’essere umano risultano dall’interazione delle forze materiali (terra, vento e fuoco) che esistono nel mondo fisico. La religione si è originata come un conforto psicologico per i lavoratori sfruttati che vivono nella realtà della schiavitù salariale in una società industriale. Questo, nonostante l’origine operaia della religione organizzata, il clero ha permesso alla classe dirigente di controllare il sentimento religioso (la prassi della religione), che garantisce il controllo di tuta la società — la classe media, la classe lavoratrice e il proletariato — con gli schiavi cristiani che sperano in una ricompensa nell’aldilà. Ne L’ideologia tedesca (1845), riguardi alla psicologia della fede religiosa, Marx sostiene che:

«È evidente, inoltre, che “spettri”, “legami”, “l’essere superiore”, “concetto”, “scrupolo”, sono semplicemente l’espressione idealistica, spirituale, la concezione, apparentemente, dell’individuo isolato, l’immagine di vincoli e limiti molto empirici, entro cui si muove il modo produttivo della vita e l’accoppiata forma del rapporto sociale.[21]»

Nell’istituzione della società comunista, la filosofia dell’ateismo marxista–leninista interpreta la degenerazione sociale della religione organizzata — dal conforto psicologico al controllo sociale — per giustificare l’abolizione rivoluzionaria di una religione ufficiale di Stato, e la sua sostituzione con l’ateismo ufficiale; quindi, lo Stato marxista–leninista non ha alcuna religione ufficiale.[22]

Friedrich Engels

Friedrich Engels identificava la religione come un bisogno della persona per una riflessione spirituale di fantasia del proprio Io, attraverso cui avere un certo controllo sulla vita e la realtà.

In Ludwig Feuerbach e il punto d’approdo della filosofia classica tedesca (1846) e Anti-Dühring (1878), Friedrich Engels si occupò dei problemi sociali contemporanei con critiche alla visione mondiale idealistica, in particolare alle interpretazioni religiose della realtà materiale del mondo. Engels propose che la religione è una fantasia sui poteri sovrannaturali che controllano e determinano la povertà materiale dell’umanità disumanizzando lo squallore morale sin dagli albori della storia umana; ma tale assenza di controllo umano sulla propria esistenza umana può essere cessata con l’abolizione della religione. Attraverso il teismo, un bisogno del popolo di credere in una divinità, come una riflessione spirituale dell’Io, la religione sparirebbe gradualmente. Nell’Anti-Dühring, Engels scrive:

«[…] e quando quest’atto è stato compiuto, quando la società, prendendo possesso di tutti i mezzi di produzione e usandoli su una base pianificata, ha liberato se stessa, e tutti i suoi membri, dalla schiavitù in cui sono ora detenuti, con questi mezzi di produzione, che essi stessi hanno prodotto, ma che li affrontano come una forza aliena irresistibile, quando, quindi, l’uomo non si limita a proporre, ma dispone anche – solo allora l’ultima forza aliena, che si riflette ancora nella religione, svanirà; e con essa svanirà anche la stessa riflessione religiosa, per la semplice ragione che allora non ci sarà più nulla da riflettere.[23]»

Engels considerava la religione come una falsa coscienza incompatibile con la filosofia comunista e spinse i partiti comunisti della Prima internazionale a sostenere le politiche atee nei loro Stati; e raccomandava l’istruzione scientifica come un modo per superare il misticismo e le superstizioni del popolo bisognoso di una spiegazione religiosa del mondo reale.[24] In vista di un progresso scientifico della rivoluzione industriale, la filosofia speculativa della teologia è diventata obsoleta nel determinare un posto per ogni persona nella società. Sempre nell’Anti-Dühring, Engels afferma:

«La reale unità del mondo consiste nella sua materialità, e ciò viene dimostrato, non da poche frasi manipolate, ma da un lungo e faticoso sviluppo della filosofia e delle scienze naturali.[25]»

Con gli avanzamenti scientifici, i progressi socio-economici e culturali richiedevano un materialismo come scienza piuttosto che come una filosofia separata dalle scienze. Nella sezione Negazione di una negazione dell’Anti-Dühring, Engels scrive:

«Questo materialismo moderno, la negazione della negazione, non è il semplice ripristino del vecchio, ma aggiunge ai fondamenti permanenti di questo vecchio materialismo l’intero contenuto del pensiero di duemila anni di sviluppo della filosofia e delle scienze naturali, nonché della storia di questi duemila anni. [Il materialismo] non è più una filosofia, ma semplicemente una visione del mondo, che deve stabilire la sua validità ed essere applicata non in una scienza delle scienze, in disparte, ma nelle scienze reali. La filosofia è quindi “sublata” in esse, cioè è “sia superata sia preservata”; superata per quanto riguarda la sua forma, e preservata per quanto riguarda il suo contenuto reale.[26]»

Lenin

Il dipinto Bol’ševik di Boris Kustodiev ritrae un rivoluzionario bolscevico sventolare la bandiera rossa, guardando verso una chiesa ortodossa.

Come rivoluzionario bolscevico, Lenin affermò che un vero comunista avrebbe dovuto sempre promuovere l’ateismo e combattere contro la religione, poiché è l’oppiaceo psicologico che priva le persone dell’azione e della volontà, come uomini e donne, per controllare la loro propria realtà.[12][27] Per rifiutare la legittimazione politica della religione, Lenin adattò l’ateismo di Marx e Engels all’Impero russo.[12] Riguardo al funzione di controllo sociale della religione, in Socialismo e religione, Lenin scrive:

«La religione è una delle forme di oppressione spirituale, che dappertutto grava pesantemente sulle masse popolari, sovraccaricate dal loro lavoro perpetuo per gli altri, dal bisogno e dall’isolamento. L’impotenza delle classi sfruttate nella loro lotta contro gli sfruttatori, inevitabilmente, dà origine alla fede in una vita migliore dopo la morte, poiché l’impotenza del selvaggio nella sua battaglia con la Natura dà origine alla credenza in dei, diavoli, miracoli e cose simili.

Coloro che faticano e vivono nella miseria in tutte le loro vite sono istruiti, dalla religione, ad essere sottomessi e pazienti mentre sono qui sulla terra, e ad avere conforto nella speranza di una ricompensa celeste. Ma coloro che vivono per il lavoro degli altri sono istruiti, dalla religione, a praticare la carità mentre sono sulla terra, offrendo così un modo molto economico per giustificare la loro intera esistenza da sfruttatori e vendendo loro un biglietto, ad un prezzo moderato, per andare in paradiso. La religione è l’oppio per le persone. La religione è una sorta di alcol spirituale, in cui gli schiavi del capitale affogano la loro immagine umana, la loro richiesta di una vita più o meno degna dell’uomo.[28]»

Poiché l’ideologia sociale della Chiesa ortodossa russa appoggiava lo zar, invalidare la credibilità della religione avrebbe invalidato la legittimità politica dello zar come capo dello stato russo. Quindi, l’ateismo scientifico diventa un mezzo della lotta di classe per invalidare l’autorità della classe dirigente che ha vissuto del lavoro della classe operaia e del proletariato, perché tutta l’attività intellettuale è stata fatta dalla classe borghese per il mantenimento dei suoi interessi. Quindi, i dibattiti teoretici sul controllo soprannaturale delle questioni umane sulla Terra acquistano senso soltanto ignorando la povertà materiale vissuta dalla maggioranza dei russi.[29] Con la rivoluzione, l’ateismo divenne la base filosofica del marxismo-leninismo, l’ideologia del Partito Comunista Russo, al contrario della mite irreligione e anti-religione dei partiti comunisti non russi.[29]

Per stabilire uno stato socialista in Russia, Lenin difese la disseminazione dell’ateismo scientifico come una “necessita urgente” del Partito Comunista,[12] e rifiutò la proposta di Anatolij Lunačarskij secondo cui i bolscevichi si erano approfittati della costruzione di Dio (ispirato alla “religione dell’umanità” di Feurbach), che “ha coltivato nelle masse emozioni, valori morali, desiderio” e che include quindi queste persone religiose nella rivoluzione.[12] Politicamente, Lenin “si appellò all’ateismo dei militanti come un criterio per la sincerità degli impegni marxisti, come un principio di prova”.[30][12]

Unione Sovietica

Nel 1931 Stalin ordinò la demolizione della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca

Le politiche pragmatiche di Lenin e del Partito Comunista indicavano che la religione doveva essere tollerata e soppressa come richiesto dalle condizioni politiche, anche se rimase l’ideale di un’ufficiale società atea.[31][32][33] Ai sovietici, Lenin comunicò la visione mondiale atea del materialismo:

«Il marxismo è materialismo. In quanto tale, è implacabilmente ostile alla religione come lo era il materialismo degli enciclopedisti del XVIII secolo o il materialismo di Feuerbach. Non ci sono dubbi. Ma il materialismo dialettico di Marx ed Engels va oltre gli enciclopedisti e Feuerbach, poiché applica la filosofia materialista al dominio della storia, al dominio delle scienze sociali. Dobbiamo combattere la religione – questo è l’ABC di tutto il materialismo, e di conseguenza del marxismo. Ma il marxismo non è un materialismo che si è fermato all’ABC. Il marxismo va oltre. Affermae: “Dobbiamo sapere come combattere la religione, e per fare ciò dobbiamo spiegare la fonte della fede e della religione alle masse in modo materialista. La lotta contro la religione non può essere limitata alla predicazione ideologica astratta, e non deve essere ridotta a tale predicazione. Deve essere collegata alla pratica concreta del movimento di classe, che mira a eliminare le radici sociali della religione”.[27]»

L’istituzione di una società socialista in Russia richiedeva un cambiamento della consapevolezza socio-politica del popolo, e la lotta contro la religione, il misticismo e il sovrannaturale era un requisito filosofico per l’iscrizione al Partito Comunista.[34][35] Per Lenin, il vero socialista è un rivoluzionario che combatte sempre contro la religione e la fede, ovvero i nemici della ragione, della scienza e del progresso socio-economico.[36]

L’anti-religione del governo bolscevico comprendeva la propaganda, leggi anti-religiose, l’educazione universale secolare, discriminazioni, persecuzioni politiche, arresti continui e violenza politica.[37] Inizialmente, i bolscevichi si aspettavano che la scomparsa della religione con l’istituzione del socialismo, e dopo la Rivoluzione d’ottobre tollerarono quindi la maggior parte delle religioni, ad eccezione della Chiesa ortodossa russa che sosteneva lo zarismo. Dalla fine degli anni venti, quando la religione non era ancora scomparsa, il governo sovietico iniziò delle campagne contro la religione (1928–1941)[38] che perseguitavano “vescovi, preti e credenti laici” di tutte le fedi cristiane e li “arrestavano, giustiziavano e inviavano nei campi di lavoro”.[39] A est, i preti lamaisti”furono rastrellati fino alla Mongolia, dal Nkvd assieme ai suoi affiliati locali, fucilati sul posto o trasferiti in Unione Sovietica per essere giustiziati o uccisi per i lavori forzati nel sistema dei Gulag”;[40] e nel 1941, quando la Germania nazista invase l’URSS con l’Operazione Barbarossa, 40 000 chiese e 25 000 moschee furono chiuse e convertite in scuole, cinema e club, magazzini, granai, o musei dell’ateismo scientifico.[41]

Nel 1959, il corso accademico sui “Fondamenti dell’ateismo scientifico” (Osnovy naučnogo ateizma) fu “introdotto nel curriculum delle più alte istituzioni educative” dell’URSS. Nel 1964, divenne obbligatorio per tutti gli studenti in seguito ad una “scarsa risposta degli studenti”.[42]

LA CHIESA CONDANNA IL COMUNISMO ATEO

Perché la Chiesa ha condannato il comunismo

ROMA, sabato, 16 maggio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito un articolo di Massimo Introvigne, fondatore e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR).

I vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino offrono occasione di riflettere sul Magistero cattolico in tema di comunismo. La Chiesa – come ricorda Papa Pio XI (1857-1939) nell’enciclica Divini Redemptoris del 1937 (n. 4) – ha condannato il comunismo già prima che fosse pubblicato, nel 1848, il Manifesto del Partito Comunista, precisamente nel 1846 con l’enciclica Qui pluribus del Beato Pio IX (1792-1878). La stessa Divini Redemptoris – pubblicata cinque giorni dopo l’enciclica sul nazional-socialismo Mit brennender Sorge per evitare l’uso propagandistico della condanna dell’avversario da parte dell’uno come dell’altro regime – costituisce la più articolata analisi del fenomeno comunista da parte della Chiesa. Ma i documenti sono letteralmente centinaia, e fra i più recenti spiccano l’istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede (allora presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger) Libertatis nuntius su alcuni aspetti della “teologia della liberazione”, del 1984, e i riferimenti al marxismo nell’enciclica Spe salvi, del 2007, di Benedetto XVI.
Ma perché la Chiesa ha condannato il comunismo? Come ricorda la stessa Divini Redemptoris le risposte “perché insegna e diffonde l’ateismo” e “perché perseguita la Chiesa” non sono di per sé sbagliate, ma sono inadeguate e incomplete. Esaminando il Magistero sul comunismo, emergono sei punti che vale la pena di ricordare e di meditare.

(1) Il comunismo è un sistema intrinsecamente perverso, per sua natura anti-religioso e contro l’uomo.

Va sicuramente di moda oggi – a fronte, è vero, di un involgarimento delle dottrine politiche – riconoscere al comunismo almeno una certa coerenza interna ed eleganza di sistema. È un giudizio che si sente enunciare anche da cattolici e da uomini di Chiesa. Non tutto è falso in questo riconoscimento. Ma c’è il rischio che faccia dimenticare l’essenziale: il comunismo è “intrinsecamente perverso” (Divini Redemptoris, n. 58), e non lo è per caso, per circostanze storiche, per malvagità individuale di qualcuno. Le atrocità del comunismo non sono “un fenomeno transitorio solito ad accompagnarsi a qualunque grande rivoluzione, isolati eccessi di esasperazione comuni ad ogni guerra; no, sono frutti naturali del sistema” (ibid., n. 21).

Certo, il comunismo è ateo, anzi è la versione più radicale ed estrema dell’ateismo: “per la prima volta nella storia stiamo assistendo ad una lotta freddamente voluta, e accuratamente preparata dell’uomo contro tutto ciò che è divino. Il comunismo è per sua natura antireligioso, e considera la religione come l’oppio del popolo perché i princìpi religiosi, che parlano della vita d’oltre tomba, distolgono il proletario dal mirare al conseguimento del paradiso sovietico, che è di questa terra” (ibid., n. 22).

Ma, una volta instaurato l’ateismo assoluto, ne segue anche la negazione dei diritti fondamentali della persona umana. La dottrina fondata sui due presupposti “del materialismo dialettico e del materialismo storico (…) insegna che esiste una sola realtà, la materia, con le sue forze cieche, la quale evolvendosi diventa pianta, animale, uomo. Anche la società umana non ha altro che un’apparenza e una forma della materia che si evolve nel detto modo, e per ineluttabile necessità tende, in un perpetuo conflitto delle forze, verso la sintesi finale: una società senza classi. In tale dottrina, com’è evidente, non vi è posto per l’idea di Dio, non esiste differenza fra spirito e materia, né tra anima e corpo; non si dà sopravvivenza dell’anima dopo la morte, e quindi nessuna speranza in un’altra vita. Insistendo sull’aspetto dialettico del loro materialismo, i comunisti pretendono che il conflitto, che porta il mondo verso la sintesi finale, può essere accelerato dagli uomini. Quindi si sforzano di rendere più acuti gli antagonismi che sorgono fra le diverse classi della società; e la lotta di classe, con i suoi odi e le sue distruzioni, prende l’aspetto d’una crociata per il progresso dell’umanità. Invece, tutte le forze, quali che esse siano, che resistono a quelle violenze sistematiche, debbono essere annientate come nemiche del genere umano. Inoltre il comunismo spoglia l’uomo della sua libertà, principio spirituale della sua condotta morale; toglie ogni dignità alla persona umana e ogni ritegno morale contro l’assalto degli stimoli ciechi. All’uomo individuo non è riconosciuto, di fronte alla collettività, alcun diritto naturale della personalità umana, essendo essa, nel comunismo, semplice ruota e ingranaggio del sistema” (ibid., nn. 9-10).

 Tutti e due gli elementi, “l’ateismo e la negazione della persona umana, della sua libertà e dei suoi diritti, sono centrali nella concezione marxista” (Libertatis nuntius, n. 9); “il disconoscimento della natura spirituale della persona porta a subordinare totalmente quest’ultima alla collettività e a negare, così, i principi di una vita sociale e politica conforme alla dignità umana” (ibidem) Né varrebbe obiettare che esistono diversi marxismi, che il marxismo di questo o quel partito o pensatore è diverso dalla “più efferata barbarie” (Divini Redemptoris, n. 21) di cui il comunismo ha offerto il triste spettacolo dove e quando è andato al potere. “È vero che il pensiero marxista fin dai suoi inizi, ma in maniera più accentuata in questi ultimi anni, si è diversificato per dare vita a varie correnti che divergono considerevolmente le une dalle altre. Nella misura in cui restano realmente marxiste, queste correnti continuano a ricollegarsi ad un certo numero di tesi fondamentali incompatibili con la concezione cristiana dell’uomo e della società” (Libertatis nuntius, n. 8).

(2) Il comunismo è un blocco: non si può separare il materialismo storico dal materialismo dialettico

Benché uno dei fondatori della “teologia della liberazione” d’impronta marxista, padre Clodovis Boff O.S.M., in un articolo autocritico del 2007 che ha fatto molto rumore (“Teologia da Libertação e volta ao fundamento”, Revista Eclesiástica Brasileira, vol. 67, n. 268, ottobre 2007, pp. 1001-1022), abbia sostenuto che questa teologia ha portato lentamente ma inesorabilmente i suoi più conseguenti promotori verso l’ateismo, la maggioranza dei simpatizzanti cattolici del marxismo non si è dichiarata atea. Ha affermato di rifiutare nel marxismo il materialismo dialettico – cioè la filosofia atea – e di accettare il materialismo storico, cioè l’analisi economica e sociale. Ha sostenuto non solo che questa analisi è utile ma che, una volta separato dal materialismo dialettico, il materialismo storico potrebbe dare frutti positivi e sfuggire a quelle conseguenze negative che si sono manifestate nei regimi comunisti, le quali dipenderebbero dagli elementi filosofici e non dalla teoria economica e sociale. Ma in realtà, come insegna Papa Paolo VI (1897-1978) nella lettera apostolica del 1971 Octogesima adveniens (n. 34), non è possibile separare materialismo storico e materialismo dialettico, analisi e ideologia: “sarebbe illusorio e pericoloso giungere a dimenticare l’intimo legame che tali aspetti radicalmente unisce, accettare gli elementi dell’analisi marxista senza riconoscere i loro rapporti con l’ideologia”.

Spiega la Congregazione per la Dottrina della Fede, nel linguaggio filosofico rigoroso che è tipico del cardinale Ratzinger: “il pensiero di [Karl] Marx [1818-1883] costituisce una concezione totalizzante del mondo nella quale numerosi dati di osservazione e di analisi descrittiva sono integrati in una struttura filosofico-ideologica, che predetermina il significato e l’importanza relativa che si riconosce loro. Gli a priori ideologici sono presupposti alla lettura della realtà sociale. Così la dissociazione degli elementi eterogenei che compongono questo amalgama epistemologicamente ibrido diventa impossibile, per cui mentre si crede di accettare solo ciò che si presenta come un’analisi, si è trascinati ad accettare la stessa filosofia o ideologia” (Libertatis nuntius, n. 6). Per Marx la critica della religione è il presupposto di ogni critica: “la critica del cielo si trasforma nella critica della terra, la critica della teologia nella critica della politica” (Spe salvi, n. 20).

(3) Anche il materialismo storico, ipoteticamente separato dal materialismo dialettico, è intrinsecamente perverso, è una ricetta non per la giustizia ma per l’oppressione e la vergogna

Ma vi è di più. La risposta alla domanda “è possibile separare il materialismo storico dal materialismo dialettico?” è negativa. Immaginiamo per un momento una realtà parallela in cui questa separazione fosse possibile. Il giudizio del Magistero sul materialismo storico – accompagnato da una filosofia non atea, anzi eventualmente favorevole alla religione o anche dichiaratamente cristiana – sarebbe per questo positivo? Niente affatto. La Chiesa Cattolica non difende solo la religione contro l’ateismo. Insegna pure una dottrina sociale, che è parte integrante del suo Magistero, in base alla quale il comunismo – anche se fosse possibile esaminarlo prescindendo dall’ateismo – è, nei suoi aspetti economici e sociali, una ricetta per l’oppressione e per la miseria.

Quello che è successo nei Paesi comunisti non è – insegna Benedetto XVI – il risultato di una cattiva interpretazione di Marx. Al contrario, rivela “l’errore fondamentale di Marx”, il quale “supponeva semplicemente che con l’espropriazione della classe dominante, con la caduta del potere politico e con la socializzazione dei mezzi di produzione si sarebbe realizzata la Nuova Gerusalemme. Allora, infatti, sarebbero state annullate tutte le contraddizioni, l’uomo e il mondo avrebbero visto finalmente chiaro in se stessi. Allora tutto avrebbe potuto procedere da sé sulla retta via, perché tutto sarebbe appartenuto a tutti e tutti avrebbero voluto il meglio l’uno per l’altro. Così, dopo la rivoluzione riuscita, [Vladimir Il’ic] Lenin [1870-1924] dovette accorgersi che negli scritti del maestro non si trovava nessun’indicazione sul come procedere. Sì, egli aveva parlato della fase intermedia della dittatura del proletariato come di una necessità che, però, in un secondo tempo da sé si sarebbe dimostrata caduca. Questa ‘fase intermedia’ la conosciamo benissimo e sappiamo anche come si sia poi sviluppata, non portando alla luce il mondo sano, ma lasciando dietro di sé una distruzione desolante” (Spe salvi, n. 21).

Distruzione, dunque, e vergogna. Scriveva nel 1984 la Congregazione per la Dottrina della Fede: “Milioni di nostri contemporanei aspirano legittimamente a ritrovare le libertà fondamentali di cui sono privati da parte dei regimi totalitari e atei che si sono impadroniti del potere per vie rivoluzionarie e violente, proprio in nome della liberazione del popolo. Non si può ignorare questa vergogna del nostro tempo: proprio con la pretesa di portare loro la libertà, si mantengono intere nazioni in condizioni di schiavitù indegne dell’uomo. Coloro che, forse per incoscienza, si rendono complici di simili asservimenti tradiscono i poveri che intendono servire” (Libertatis nuntius, n. 10).

Certo, Marx risponderebbe che la dittatura del proletariato è una necessità della “fase intermedia” detta società socialista, che segna la massima espansione dello Stato, ma che dopo verrà il mondo nuovo, la società comunista, dove lo Stato – “deperendo” – si ritirerà. Tuttavia, rileva ancora Benedetto XVI, “Marx non ha solo mancato di ideare gli ordinamenti necessari per il nuovo mondo – di questi, infatti, non doveva più esserci bisogno. Che egli di ciò non dica nulla, è logica conseguenza della sua impostazione. Il suo errore sta più in profondità. Egli ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato l’uomo e ha dimenticato la sua libertà” (Spe salvi, n. 21). Dopo quasi cento anni di regimi comunisti, ormai davvero “questa ‘fase intermedia’ la conosciamo benissimo” (ibidem), e sappiamo che non è affatto intermedia: la società comunista senza Stato nessuno l’ha mai vista, è un traguardo spostato continuamente in avanti per illudere gli schiavi mentre li si mantiene nelle “condizioni di schiavitù indegne dell’uomo” (Libertatis nuntius, n. 10) della società socialista.

(4) Il comunismo non nasce da una nobile lotta contro l’ingiustizia, ma da un vizio morale e ideologico

Si sente spesso dire che almeno nel comunismo sarebbe positivo il momento esigenziale di lotta per la giustizia di fronte alla miseria e allo sfruttamento. Come si è visto, il Magistero fa notare che il comunismo ha provato storicamente di non risolvere il problema della miseria ma di aggravarlo. Il momento esigenziale esiste sicuramente in alcuni militanti e simpatizzanti ingenui. Non è però alle origini dell’ideologia, che nasce da un vizio di carattere morale: con le premesse del marxismo “viene messa radicalmente in causa la natura stessa dell’etica. Infatti, nell’ottica della lotta di classe viene implicitamente negato il carattere trascendente della distinzione tra il bene e il male, principio della moralità” (Libertatis nuntius, n. 9). Dove viene meno la moralità s’instaura il vizio. E il vizio non nasce dai problemi reali dei poveri, li sfrutta. Sul punto si era già espresso correttamente lo storico comunista, poi ex-comunista, Arthur Rosenberg (1889-1943): “Marx non si rifece […] dal proletariato, dai suoi bisogni e dalle sue sofferenze, dalla necessità di liberarnelo, per trovare poi, come unica via della salvezza del proletariato, la Rivoluzione. Al contrario, egli camminò proprio all’inverso […]. Nel cercare la possibilità della Rivoluzione, Marx trova il proletariato” (Storia del Bolscevismo, trad. it., Sansoni, Firenze 1969, p. 3).

Pio XI nota a proposito del comunismo che “uno pseudo-ideale di giustizia, di uguaglianza e di fraternità nel lavoro, pervade tutta la sua dottrina, e tutta la sua attività d’un certo falso misticismo, che alle folle adescate da fallaci promesse comunica uno slancio e un entusiasmo contagioso, specialmente in un tempo come il nostro, in cui da una distribuzione difettosa delle cose di questo mondo risulta una miseria non consueta” (Divini Redemptoris, n. 8). Ma si tratta appunto di un adescamento: “assai pochi hanno potuto penetrare la vera natura del comunismo; i più invece cedono alla tentazione abilmente presentata sotto le più abbaglianti promesse. Con il pretesto che si vuole soltanto migliorare la sorte delle classi lavoratrici, togliere abusi reali prodotti dall’economia liberale e ottenere una più equa distribuzione dei beni terreni (scopi senza dubbio pienamente legittimi), e approfittando della mondiale crisi economica, si riesce ad attirare nella sfera d’influenza del comunismo anche quei ceti della popolazione che per principio rigettano ogni materialismo e ogni terrorismo […] per coprire, quando conviene, la crudezza ributtante e inumana dei princìpi e dei metodi del comunismo” (ibid., n. 15).

(5) Il comunismo è una tappa di un itinerario rivoluzionario più ampio

Dopo gli eventi del 1989 la dichiarazione Siamo testimoni di Cristo che ci ha liberatodell’Assemblea Straordinaria per l’Europa del Sinodo dei Vescovi, del 1991 (in Enchiridion del Sinodo dei Vescovi, vol. II, 1989-1995, EDB Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 2006, pp. 3472-3517), rileva che “il crollo del comunismo mette in questione l’intero itinerario culturale e socio-politico dell’umanesimo europeo, segnato dall’ateismo non solo nel suo esito marxista, e mostra coi fatti, oltre che in linea di principio, che non è possibile disgiungere la causa di Dio dalla causa dell’uomo”.

Il comunismo non può essere considerato isolatamente. È la tappa a suo modo finale di un itinerario. Non si riesce a capirlo, nota già la Divini Redemptoris (n. 16), senza la preparazione costituita dal liberalismo illuminista il quale, quando lo coglie l’assalto comunista, da decenni se non da secoli “continuava a promuovere positivamente il laicismo. Si raccoglie dunque ora l’eredità di errori dai Nostri Predecessori e da Noi stessi tante volte denunciati, e non è da meravigliarsi che in un mondo già largamente scristianizzato dilaghi l’errore comunista”.

In un modo più complesso e articolato, il discorso di Ratisbona di Benedetto XVI del 12 settembre 2006 e l’enciclica Spe salvi del 2007 situano il comunismo nell’ambito di un processo di demolizione dell’edificio europeo e occidentale faticosamente costruito sull’armonia fra fede e ragione, fra Rivelazione ebraica e cristiana e filosofia greca. Si tratta, secondo il discorso di Ratisbona, di tre successive “deellenizzazioni”, manifestazioni non tanto di antipatia verso lo stile o il linguaggio greco ma verso l’equilibrio tra fede e ragione che il Medioevo cristiano aveva trovato grazie all’incontro con la Grecia, costituite rispettivamente dall’attacco contro la ragione di Martin Lutero (1483-1546) e dalla sostituzione di una ragione misurata dalla verità delle cose con una ragione strumentale misurata dal successo da parte dell’Illuminismo razionalista e scientista prima e del marxismo poi. Queste tappe sono ulteriormente scandite nell’enciclica Spe salvi con riferimento ancora a Lutero, a un itinerario scientista che va da Francesco Bacone (1561-1626) all’Illuminismo della Rivoluzione francese e infine al comunismo.

Il crollo del comunismo effettivamente rivela e “mette in questione” tutto questo processo, che la scuola contro-rivoluzionaria (di cui si può dire, senza forzare il quadro, che in questi testi di Magistero come del resto in altri precedenti c’è più di un’eco) chiama Prima, Seconda e Terza Rivoluzione. “La Rivoluzione è un blocco”, secondo l’espressione tante volte citata dell’uomo politico francese Georges Clemenceau (1841-1929), e non si può né capire né coprire il suo fronte rappresentato dal comunismo senza considerare il processo rivoluzionario nel suo insieme.

(6) Rispetto alle fasi precedenti del processo rivoluzionario, il comunismo rappresenta una fase più avanzata, dunque dal punto di vista della dottrina cattolica peggiore per ampiezza e violenza

Il processo rivoluzionario è a suo modo lineare: “nel corso dei secoli uno sconvolgimento è succeduto all’altro fino alla rivoluzione dei nostri giorni” (Divini Redemptoris, n. 2). Ogni Rivoluzione, ogni attacco alla sintesi di fede e ragione, ogni “deellenizzazione” è peggiore della precedente, e si spinge più oltre. Questo fatto non rende naturalmente buona né “rivaluta” ciascuna fase della Rivoluzione quando sulla scena della storia ne irrompe una peggiore. Tuttavia l’esistenza di gradi all’interno del processo rivoluzionario non è neppure irrilevante. Dire che il comunismo “supera in ampiezza e violenza quanto si ebbe a sperimentare nelle precedenti persecuzioni contro la Chiesa” (ibidem), che una “spaventevole distruzione viene eseguita con un odio, una barbarie e una efferatezza che non si sarebbero creduti possibili” (ibidem, n. 20), che si è di fronte alla “vergogna del nostro tempo” (Libertatis nuntius, n. 10) non toglie vigore alla critica del liberalismo laicista e relativista e delle sue conseguenze nella vita economica e sociale proposte dal Magistero (e neppure alla critica di quegli aspetti del pensiero protestante che mettono in crisi l’equilibrio fra fede e ragione).

E tuttavia vi è una diversità di accenti che non è solo questione di stile o di retorica. Il comunismo, in quanto terza tappa di un processo, porta in sé tutti i vizi delle prime due ma li esaspera e ne aggiunge di nuovi. Questo giudizio è di grandissima importanza quando si tratta di dottrina dell’azione, e aiuta a evitare molti errori ed equivoci. Il fideismo protestante, il laicismo illuminista con le sue conseguenze sociali e il comunismo sono ugualmente condannabili e condannati. La dottrina sociale invita sempre a richiamare l’ideale di una posizione integralmente cattolica, non compromessa con nessuna delle fasi del processo rivoluzionario – e la mancanza di questo richiamo ha gravi conseguenze pedagogiche. Tuttavia, in circostanze particolari, la differenza di grado fra le tre fasi spiega perché di fronte al pericolo socialista e comunista la Chiesa abbia favorito un’alleanza tattica di cattolici con protestanti e anche con liberali contro il socialismo – è questa la logica del cosiddetto “patto Gentiloni” del 1913, voluto dal Papa San Pio X (1835-1914) – mentre la condanna della “teologia della liberazione” d’impronta marxista nella Libertatis nuntiuscondanna precisamente, tra l’altro, l’alleanza di cattolici e comunisti contro i liberali. In queste indicazioni non vi è, naturalmente, nessuna impropria o assurda beatificazione del liberalismo, di cui anzi si continuano a denunciare gli aspetti inaccettabili, ma semplicemente la consapevolezza della natura di processo della Rivoluzione e del fatto che di questo processo che va sempre peggiorando il comunismo, rispetto al liberalismo, costituisca una fase ulteriore che appunto “supera in ampiezza e violenza” gli errori e gli orrori delle fasi precedenti

RIVELAZIONI SUL COMUNISMO DATE A LUZ DE MARIA

PROFEZIE SUL COMUNIMO - CLICCA QUI PER APRIRE L’ARTICOLO

PROFEZIE SUL COMUNISMO


STORIA, FONDAMENTI E PROFEZIE DATE A LUZ DE MARIA

San Massimiliano Kolbe

1894 – 1941

“Un giorno la bandiera dell’Immacolata Vergine Maria ondeggerà sul Cremlino (centro del potere comunista), però prima, la bandiera rossa sventolerà sul Vaticano.”

Vale a dire: La Russia si convertirà, ma non prima che il comunismo (i suoi errori e l’ateismo) giungano perfino allo stesso Vaticano, la Sede del Papa.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

27.04.2018

Il comunismo non si è allontanato dall’umanità, ma si è camuffato per continuare a mettersi contro il Mio Popolo.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

19.02.2017

Amato Popolo Mio, il comunismo insorgerà con grande forza, come il grande potere che dominerà l’umanità e si imporrà nel mondo.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

22.01.2017

Il comunismo non è stato sconfitto, bensì ha sparso per il mondo il suo potere bellico e conserva un dominio maggiore di quanto l’Umanità pensi.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

13.01.2016

Il comunismo utilizzerà le sue armi per impossessarsi del potere mondiale e nella sua disperazione si spoglierà della pelle di pecora, ferirà l’umanità, dimenticandosi che “SE QUALCUNO DESSE SCANDALO A QUALCUNO DI QUESTI PICCOLI CHE CREDONO IN ME, SAREBBE MEGLIO PER LUI CHE GLI FOSSE APPESA AL COLLO UNA MACINA DA ASINO E VENISSE SOMMERSO IN FONDO AL MARE” (S. Matteo 18,6)

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

18.03.2015

Popolo Mio:

Il comunismo ha invaso la Terra, si indirizza contro la Mia Chiesa, la castiga, la persegue e la perseguirà ancora di più, mascherato sotto altre denominazioni, per continuare inavvertito, fino a quando non prenderà il possesso, per ferire gravemente tutta l’umanità.  La sofferenza inizia ed avanza…

La Santissima Vergine a Luz de Maria

23.02.2015

Stavate aspettando l’avanzata del Comunismo quale segno e quanti paesi comunisti ci sono in questo momento, senza che il popolo nemmeno se ne renda conto!  Ma i vostri dirigenti che hanno ideologie comuniste, trasformano il popolo innocente in seguaci di questo grande flagello.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

04.01.2015

IL COMUNISMO SI ESPANDE E IL TERRORE INVADERA’ LA TERRA.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

08.11.2014

IL COMUNISMO SI E’ IMPOSSESSATO DEI PAESI tramite i suoi governanti, fornendo il progresso ai paesi, un progresso che poi dovranno pagare prendendo parte alla guerra, quando verrà dichiarata apertamente.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

13.10.2014

VI HO ALLERTATO TANTO SUL COMUNISMO E I MIEIFIGLI CONTINUANO AD APRIRE LE PORTE AL COMUNISMO!

Quando si risveglierà totalmente e si avventerà contro i propri Popoli senza dissimulazione, sarà tardi per sradicare questo grande male che voi stessi avete permesso che continuasse a vivere.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

21.09.2014

PREGATE E SIATE CREATURE D’AZIONE, DANDO TESTIMONIANZA DI QUESTO AMORE DI MIO FIGLIO CHE DESIDERA CHE L’AMORE FRATERNO SIA DIMOSTRATO DA CIASCUNO CON UNA VIVA TESTIMONIANZA, METTENDO IN GUARDIA TUTTI RIGUARDO AI GRANDI TENTACOLI DELL’ANTICRISTO SULL’UMANITA’  e di come costui sia prossimo a palesarsi pubblicamente.  Ma prima che questo accada, il Popolo di Mio Figlio sta già soffrendo tramite i tentacoli dell’anticristo, poichè il comunismo è uno di questi che, come un flagello dell’umanità, è penetrato silenziosamente e ha formato dei satelliti tramite le piccole nazioni, fornendo loro aiuti, per infiltrarsi silenziosamente.

Questa forza che assoggetta il pensiero dell’uomo, che flagella la volontà dell’uomo e che condiziona l’agire  e l’operare dell’uomo, ha ingannato i Miei figli e sottometterà la maggioranza dei Popoli, portandoli a schiavizzarsi nello spirito, perchè dicano “no” a Mio Figlio e si assoggettino al potere e al dominio che esercita il comunismo, guidato dal male.

L’ENERGIA NUCLEARE E’ IL GRANDE CAINO DI QUESTA UMANITA’, MA ANCHE IL

COMUNISMO E’ UN FORTE TENTACOLO DELL’ANTICRISTO.

L’energia nucleare può radere al suolo in un momento e causare gravi danni all’umanità in pochi istanti, ma l’umanità si è disinteressata del comunismo e gli ha permesso di avanzare subdolamente, esercitando il suo dominio sui Paesi, affinché gli uomini si diano ai falsi dei che lo stesso comunismo mette davanti a loro e che sovrabbondano in tutta l’umanità.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

08.09.2014

Amati, il comunismo sarà implacabile, si è risvegliato di fronte ai Miei figli, che ignorano le sue conseguenze funeste per il Mio Popolo.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

17.08.2014

FIGLI, VALUTATE CON IGNORANZA IL COMUNISMO E QUESTO VI FLAGELLA E VI FLAGELLERA’ CON TUTTO IL POTERE CHE LO STESSO UOMO GLI HA CEDUTO; IL DRAGONE SI E’ SVEGLIATO SENZA CHE L’UOMO L’ABBIA RICONOSCIUTO.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

07.07.2014

Amati, avete dato potere al comunismo, considerandolo un’ideologia inoffensiva.  Questo male terribile è già cresciuto, ormai è un drago feroce che domina gli uomini, portando la sofferenza agli innocenti.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

16.05.2014

Mantenetevi vigili, poichè tendenze ideologiche e false ideologie soprattutto religiose, vogliono confondere i Miei figli e ci stanno riuscendo.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

11.05.2014

Pregate, amati Miei, pregate, il comunismo si diffonde come l’acqua nei fiumi quando piove e il flusso è impetuoso.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

05.03.2014

Non aspettate di vedere comparire davanti a voi l’anticristo, potete già vedere il suo agire e il suo operare in mezzo a voi, soprattutto tramite il suo potente braccio: il comunismo.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

23.02.2014

IL COMUNISMO E’ RISORTO CON FORZA E SI E’ IMPADRONITO DELLE NAZIONI senza che i Miei figli ne siano coscienti, hanno ceduto il governo al comunismo e questo nel suo affanno per il potere, li porterà a soffrire ancora di più.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

31.01.2014

Non dimenticatelo: il comunismo sta conquistando potere nei piccoli paesi, al fine di impadronirsi del maggior numero possibile di paesi. Siate consapevoli che questo è un grande tentacolo dell’anticristo

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

12.01.2014

Il Medio Oriente entrará in effervescenza e il mondo guarderà con indifferenza tanta morte. Poveri figli Miei, convinti che ciò che è lontano non vi raggiungerà! Poichè il braccio indomabile del comunismo si abbatterà sull’America e, soprattutto, causerà dolore agli Stati Uniti.

 La Santissima Vergine a Luz de Maria

04.12.2013

Un numero sempre maggiore di piccoli paesi sarà molto presto sottomesso dal comunismo che avanza in silenzio, formando un fronte unico che si avventerà contro l’umanità, causando dolore.

 La Santissima Vergine a Luz de Maria

16.11.2013

Miei amati, il comunismo diffonde i suoi artigli e, con le sue catene assoggetta i popoli deboli. Si rafforza senza essere visto e si è trasformato in un grande potere che porterà desolazione ai Miei figli.

 La Santissima Vergine a Luz de Maria

04.11.2013

Amatissimi del Mio Cuore Immacolato:

RIMANETE IN ALLERTA, NON SOTTOVALUTATE GLI EVENTI, IL COMUNISMO SI ANNIDA IN TUTTA L’UMANITA’, ESERCITA IL POTERE NEI PAESI PICCOLI E SUI POPOLI SEMPLICI, CRESCENDO E APPROPRIANDOSI DEL POTERE FURTIVAMENTE PER NON ESPORSI COMPLETAMENTE E in questo modo cresce, cresce questo flagello degli ultimi tempi. Questo flagello, che è allo stesso tempo il braccio e la testa dell’anticristo, sta prendendo possesso di tutta l’umanità e causerà grande dolore e scontri tra i Miei figli.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

16.10.2013

Miei amati, Popolo di Mio figlio, in questo momento il comunismo non è più solo un’ombra, si è trasformato in un drago che scaglierà presto il suo fuoco sul genere umano, provocando enormi stragi. Di conseguenza  il suo modo di imporsi non passerà inosservato, quando invaderà le Nazioni e assoggetterà i Popoli.

 La Santissima Vergine a Luz de Maria

02.10.2013

“Alle spalle della maggior parte dell’umanità si nascondono azioni che voi ignorate, azioni di potenti che cercano di usurpare il potere su tutti i Popoli e di dominare tutte le Nazioni.

PRIMA DI UN’AZIONE BELLICA, IL COMUNISMO SI RAFFORZERA’ IN MODO INAUDITO E I MIEI FIGLI SOFFRIRANNO COME MAI PRIMA D’ORA.”

 La Santissima Vergine a Luz de Maria

22.07.2013

Amati figli del Mio Cuore Immacolato, il male si erge con grande potere, il comunismo ha subdolamente preparato e strumentalizzato psicologicamente i popoli per una lotta dura e crudele.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

23.06.2013

IL COMUNISMO HA PRESO FORZA, SI ESPANDE SILENZIOSAMENTE TRAVESTITO DA BONTA’ E FALSA EQUITA’ convertendosi nel flagello dei Popoli deboli, oltraggiandoli senza farsi sentire, incatenandoli senza far notare le catene.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

13.05.2013

L’umanità è in grave pericolo, IL COMUNISMO HA MUTATO IL PROPRIO VOLTO, E’ SCESO A PATTI CON LE SETTE CHE SI TROVANO DENTRO LA STESSA CHIESA DI MIO FIGLIO, minando il potere dei Miei Vicari, fino a far fuggire uno di loro tra i cadaveri dei suoi cardinali e vescovi fedeli, e farà patire alla Chiesa la sua più grave apostasia  tramite il potere terreno di colui che usurperà il Trono di Pietro sulla Terra.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

16.09.2012

Il comunismo è stato dimenticato dall’uomo e questo gli ha permesso di invadere l’uomo.  In vari paesi soffrono per questo motivo e soffriranno ancora di più per questa ragione.  La dispersione e la distrazione umana favoriscono i camuffamenti di coloro che si impossessano dell’umanità.

Il comunismo è un tentacolo dell’anticristo, tramite il quale si è impadronito dei piccoli paesi per poi ottenere un unico fronte comune e dominare i deboli.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

11.09.2011

Il comunismo si erge,  si apre il passo travestito da buona volontà e causerà stragi in un’umanità dove Io sono carente. Sottometterà i popoli per aprire la strada al nemico della Mia Chiesa.

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

24.06.2011

Le montagne si muovono e i giganti addormentati si risvegliano.  Il comunismo flagellerà in mezzo ai disastri naturali.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

09.01.2011

“Nascono piccoli imperi con desideri di  conquista; al riparo del comunismo arrecano dolore ai popoli. Il dragone addormentato si è risvegliato, la sua bocca si apre spargendo il fuoco del suo grande errore.  Il mondo viene continuamente sconvolto. Pregate per gli innocenti che subiscono gli errori delle false dottrine.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

23.12.2010

“In questo momento il comunismo alza la mano e prenderà il popolo umile di sorpresa.  In questo istante si erge il dolore per il mondo.”

La Santissima Vergine a Luz de Maria

06.12.2010

“Pregate: il comunismo si erge di fronte allo stupore dal mondo che soffrirà.”

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

28.11.2010

 “Le menti ingigantite dal potere si alleano, causando dolore ai popoli, le frontiere si chiuderanno.” “Il comunismo cresce, l’armamento di distruzione si muove in mani pericolose. L’odio cresce tra i popoli.” “Il drago si è svegliato. La via per l’anticristo è aperta, senza scrupoli il marchio viene già imposto all’uomo.”

Nostro Signore Gesù Cristo a Luz de Maria

26.11.2010 

IL COMUNISMO NON HA CESSATO LA SUA AVANZATA IN NESSUN MOMENTO. Nonostante sembri apparentemente addormentato, lavora notte e giorno impossessandosi delle menti, rifornendo segretamente i suoi alleati e rafforzando le sue strategie.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

13.11.2010

“Il dragone erge le sue braccia, dalla sua bocca uscirà fuoco velenoso.”

La Santissima Vergine a Luz de Maria

01.11.2010

“Figli, il drago è uscito dal suo nascondiglio per mostrare il suo potere, avanza senza che l’uomo percepisca i suoi passi. Il fuoco della sua bocca divorerà la terra, il veleno che distilla sterminerà gran parte dell’umanità. Trascinerà i prigionieri in catene. La sua voce farà tremare la terra.

La Santissima Vergine a Luz de Maria

10.10.2010

“Il gigante del comunismo si è levato e causerà grande dolore.”

Nostro Signore Gesù Cristo a  Luz de Maria

25.09.2010

“Il comunismo, il cancro delle nazioni avanza, tenendo nascosti i suoi armamenti, preparandosi per sterminare e soggiogare i popoli con la forza.”

La Santissima Vergine a Luz de Maria

01.09.2010

“Uno ad uno i governanti dei popoli presenteranno il loro vero volto.  Il comunismo si è innalzato rapidamente sulla fame, sul dolore e sull’ignoranza dei popoli.  Il dragone ha aumentato le sue casse grazie ad alcuni governanti. La bestia addormentata si è risvegliata senza essere percepita.”

 La Santissima Vergine a Luz de Maria

19.01.2010

Pregate perchè il comunismo era un gigante addormentato, ma il gigante si è risvegliato e si erge con potere, con potere.

 La Santissima Vergine a Luz de Maria

23.09.2009

“L’approvazione di leggi che vanno contro i comandamenti della Legge di Dio, vi faranno cadere in un abisso dal quale non potrete uscire, fino a quando non riconoscerete l’offesa commessa.”

Figli: guardate quanto potere sta prendendo il comunismo in tutta la terra. Sta crescendo a passi da gigante; la bestia addormentata si è risvegliata e risorge con forza, comprando coscienze tramite il denaro; guardate con quanta sottigliezza si stanno aggregando i paesi piccoli, formando unità satellite del comunismo, disseminando ideologie contrarie alla Volontà di Dio.”

AVVENIMENTI MONDIALI CHE PERMETTONO DI FARSI UN’IDEA DEL REGIME COMUNISTA

 1. Il Comunismo si stabilisce in Russia il 7 novembre del 1917 mediante un’autentica sollevazione popolare contro il regime degli zar.

Questa sollevazione ebbe alla sua testa Dimitri Kerenski che assunse il potere, ma a seguito delle sconfitte subite dall’esecito russo al fronte, durante la Prima Guerra Mondiale e delle sollevazioni di alcuni reggimenti, il suo governo fu alquanto effimero.

Si formò allora un governo di coalizione composto da soldati e contadini (Soviets) presieduto da uno degli ideologi del sistema, Lenin, che a quel tempo, era in esilio in Svizzera.

Previamente Kerenski venne abbattuto da un complotto di palazzo messo in atto da un ridotto gruppo di simpatizzanti della nuova ideologia.

È interessante notare che Kerensky era un vero socialista, che ebbe il vero sostegno del popolo russo. Il golpe che lo sconfisse venne organizzato da una minoranza sostenuta dai militari e, successivamente, assicurato, da una polizia appositamente creata per questo scopo.

Lenin aveva visto nel suo paese e in quel momento, le condizioni ideali per intronizzare le nuove teorie. C’era bisogno di un popolo abituato alla schiavitù per imporgliene un’altra che, a differenza di quella già conosciuta, era organizzata per lo sfruttamento metodico del popolo e delle risorse.

(Da notare che nella dottrina comunista esiste un’importante dose di astuzia, che utilizza subdolamente possibilità di ogni genere per mettere il popolo al servizio dello Stato, quando la ragione stessa comunista sarebbe manifestamente quella di servire il popolo).

La scelta della Russia per sperimentare il nuovo sistema non era affatto casuale. Quale altro popolo abituato a un’esistenza liberale, avrebbe potuto accettare le premesse del Comunismo, senza ribellarsi? L’occasione segnalò la Russia come centro ideale di sperimentazione e non fu sprecata.

I principali ideologi del Comunismo furono senza dubbio Hegel e Marx, entrambi tedeschi, ma quel paese non era il campo più adatto per sviluppare le loro idee, così come non lo erano la maggioranza dei paesi europei e meno ancora quelli del nuovo mondo.

Lenin – così lo manifestò nei suoi scritti – desiderava il caos in Russia, e come fattore scatenante di questo caos la sconfitta militare, perchè quello avrebbe creato il terreno ideale per la diffusione del materialismo dialettico e l’imposizione della sua dittatura.

Da questi fatti risulta chiaro che il comunismo usurpa il potere, ed essendone in possesso, sfrutta il risentimento e il disaccordo, avvalendosi di un concetto assolutamente materialista dell’esistenza.

2 Consolidando il sistema in Russia, si procede al trasferimento delle terre dai loro proprietari ai contadini. Questo, in un primo momento sembra un atto di giustizia, ma è solo uno stratagemma perché, ben presto, lo Stato confisca ogni proprietà territoriale e dispone la soppressione dell’eredità, pertanto tutti i beni diventano proprietà dello Stato.

Si stabilisce una dura condizione di vita generalizzata, vale a dire che si instaura la conclamata uguaglianza, ma non come un beneficio per tutti, derivato di una migliore condizione di vita, bensì attraverso un sacrificio comune in onore di un Stato poderoso e tirannico.

L’uomo perde la sua individualità per incorporarsi come numero amorfo al servizio della grandezza materiale, della quale sarà artefice ma non partecipante. Vale a dire che quello che deve essere mezzo si converte in obiettivo e viceversa.

Tuttavia a quel popolo, abituato ad un’irritante differenza di classi, quelle misure sono dovute sembrare, in un principio, atti di vera giustizia. Non notava, accecato da un’animo revanscista, come una nuova dittatura lo stesse inesorabilmente avvolgendo.

Ma questo non era il caso degli altri paesi, di modo che la sicurezza ed il consolidamento del regime esigeva che non esistessero paragoni tra l’uno e l’altro modo di vivere.  In risposta a questa necessità nasce “La Cortina di Ferro.”

Quelli all’interno non dovevano scorgere una forma migliore di vita; quelli all’esterno non dovevano sapere che cosa succedeva dentro, dato che questo andava contro i propositi di estendere il sistema a tutto il mondo, ed il paese diventa il carcere del suo stesso popolo. Questo  fu il risultato di tale precauzione.

3 La mira del Comunismo non risiede nel dominio di un paese, bensì nella sua introduzione in tutto il mondo. Consolidato in Russia che si trasforma così in focolaio, l’esperienza deve continuare. Niente è più efficace per divulgare qualcosa di buono che mostrarlo. Il fatto che ci sia stata la necessità di stabilire una “cortina di ferro” per separare lo stato russo dagli altri paesi, con l’intenzione di evitare paragoni, diventa allora suggestivo e parla con eloquenza all’intelligenza di coloro che sanno comprendere.

Questo è un segno evidente che il sistema non è desiderabile e che non fa proseliti per conto suo, bensì in forma romantica, attraverso una propaganda ingannevole e una filosofia teoricamente ideale, ma che nella pratica viene snaturata,  facendo sì  che per essere imposta, si debba ricorrere a questi mezzi, tutti disprezzabili, vale a dire: la violenza, l’inganno e l’occultamento.

Questo mette in evidenza l’impiego di una negligente ipocrisia che non lesina mezzi per raggiungere i suoi fini, dato che se qualcosa non si vuole mostrare apertamente è perché non è convieniente.

4 Terminata la Seconda Guerra Mondiale, si presenta una nuova opportunità per i piani di espansione di questo “imperialismo” che, oltre a territoriale è ideologico, economico e militare: la sottomissione al regime e l’incorporazione al suo dominio di diversi paesi dell’Europa, e nel 1949 un nuovo e vergognoso simbolo della sua metodologia viene eretto nel mondo, per proteggere gli interessi del sistema: il muro di Berlino, messo in piedi per impedire che i tedeschi, che erano rimasti dall’altra parte, fuggissero in massa verso il settore occidentale, scappando alla falsa giustizia del paradiso proletario, smentendo la propaganda delle sue bontà.

Questi fatti si continuano a verificare con esasperante frequenza dove il Comunismo riesce a stabilirsi: il desiderio dei paesi di sfuggire al regime e alla sua repressione, ed il blocco da parte di quest’ultimo affinché questo non succeda, perchè smentirebbe la sua propaganda.

Un altro fatto suggestivo che dovrebbero tenere molto in conto coloro che hanno dubbi sulla  nefandezza del sistema, è che l’instaurazione  del Comunismo non è mai stata la conseguenza di un plebiscito popolare, ma è stato sempre un assalto al potere, preceduto dalla violenza e dalla sovversione, avendo come base il caos provocato da un lavoro di decomposizione sociale  e dei valori morali dei paesi che si pretende di dominare, e come mezzo per questo fine, si mette in atto la sostituzione dei valori morali e delle gerarchie umane, gli appetiti materialisti, la negazione della fede religiosa e dei sentimenti spirituali che vengono tacciati di decadenza, le agitazioni operaie col pretesto di difendere la giustizia salariale, (cosa che, una volta  ottenuto il potere, si ignora totalmente o si soffoca e si reprime drasticamente e violentemente), la sospensione dell’ordine, approfittando di qualunque scontento giustificato o ingiustificato, e perfino creandolo quando non esistono cause reali, mediante l’infiltrazione di attivisti nei movimenti sociali, politici, culturali e religiosi di una certa rilevanza, metodi tutti senza scrupoli e scaltri per arrivare al potere..

5 Che i paesi dove si è stabilito il comunismo resistano al regime, lo mettono in evidenza i sollevamenti che ci sono stati in alcuni paesi che, a differenza della Russia, conoscevano altre forme di vita che non erano dittature schiavizzanti.

Nel 1956 gli operai dell’Ungheria si rivoltarono contro il regime comunista stabilito in quel paese dopo la Seconda Guerra Mondiale, come conseguenza dell’avanzamento sull’Europa delle truppe russe. L’Unione Sovietica non vacillò allora nell’inviare carri armati e soldati per schiacciare brutalmente il movimento, il che dimostra che l’amore per le classi operaie ed il proletariato che tanto proclama il regime, è un mito.

La parte suggestiva di questo fatto è precisamente questa, che la sollevazione  è di una classe sociale della quale il comunismo si auto-elegge fervente difensore, sulla quale basa anche  la sua ragione d’essere,  e a nome della quale pretende di stabilire il suo dominio nel mondo. E richiama anche poderosamente l’attenzione per non aver vacillato, in difesa dell’interesse politico, nell’assoggettare brutalmente un movimento operaio simile a quello che il sistema propizia contro gli altri governi che non rispondono ai suoi interessi.

In questo caso gli operai ribelli avevano sperimentato il regime e non si erano conformati , e per il modo eroico e disperato con il quale affrontarono una forza molto superiore, è evidente che avrebbero preferito la morte alla sottomissione ai loro disegni.

6  Nel 1968, un altro paese è vittima dell’imperialismo che, ironicamente, definisce l’imperialismo al contrario: La Cecoslovacchia è invasa dalla Russia e da paesi facenti parte del Patto di Varsavia.      Chi osa opporre resistenza agli invasori, in aperta violazione agli accordi internazionali, viene massacrato senza tanti complimenti – più tardi  si sarebbero espressi in questi termini coloro che riuscirono a scappare miracolosamente dal paese e dal regime.

Recentemente, l’Afghanistan e la Polonia sono altri esempi che i paesi sottomessi dal comunismo internazionale, comprendono troppo tardi, di essere caduti in una trappola ideologica dalla quale è praticamente impossibile liberarsi.

La dittatura del comunismo è talmente integrale, talmente perfetta per quanto riguarda la sua organizzazione repressiva e corrosiva, che non lascia all’essere umano altra possibilità che essere un ingranaggio del sistema.  Questo va dall’ ambito economico e sociale fino a quello  culturale ed affettivo. Benché secondo quanto predicato e secondo lo stesso nome di questa ideologia, tutti dovrebbero essere padroni, nessuno è padrone di niente, neanche dei suoi stessi figli.

L’unico padrone è lo Stato e dietro di lui, i privilegiati del regime tra i quali i militari, i politici, gli scienziati  e gli  intellettuali, finché non succede che diventino dissidenti.

Gli esempi sovrabbondano, ma già sappiamo cosa successe a  Boris Pasternak, ad Alexander Solzhenitsyn, a Demetri Shostakovich, ecc., per citare alcuni autori e compositori, che  tentarono di esprimersi liberamente nelle loro opere, contravvenendo ai canoni stabiliti dal regime.

È evidente che dopo l’avvento del Comunismo in Russia, la creatività artistica di quel paese ha patito un duro colpo. Chi è creativo sa che la sua attività non può essere condizionata alla politica di nessun sistema. Può coincidere con questa ed in tale caso non ci si sente toccati, ma nessuno può dire ad un romanziere, ad un poeta o a un compositore, che tema deve trattare e come lo deve svolgere.

Il risultato è che sotto questo aspetto, tutto quello che producono i paesi comunisti non ha spontaneità, è duro, pesante, freddo ed è sempre marcato da una sfumatura politica favorevole alla causa, che denuncia un ossequio degli autori volto a lusingare il regime o, nel migliore dei casi, una paura di cadere in disgrazia.

Si potrà asserire che la cosa importante è che tutti abbiano da mangiare, togliendo importanza al resto, a parte la facciata politica e militare. Chi pensa così, dovrebbe considerare che non esistono solo loro, che  per altri sono più importanti altre cose, e che è poco probabile che la missione dell’uomo sia limitarsi  ad esistere.

Se la natura, all’interno della sua uguaglianza generica, ha reso gli uomini differenti, con distinte capacità e dissimili  tendenze, è senza dubbio perché quella differenza è necessaria ai suoi propositi e ciò indica che la sottomissione di tutti gli esseri ad uno stesso modello esistenziale, è contraria a tali principi basilari.

Per quanto riguarda la Russia, come centro espansore del sistema, si può  ammettere che abbia ottenuto il progresso materiale di un paese a spese del sacrificio involontario di un popolo e che quello sviluppo è stato destinato ad estendere il sistema, non a compensare quello sforzo, mettendolo a carico dell’uomo, usato come mezzo, non come finalità del processo nel quale tuttavia sarà incluso.

Attraverso i fatti qui enunciati, il regime ammette un’analisi senza bisogno di sperimentarla.

Bisogna solo ricordare il suo comportamento in diversi fatti che occupano un posto nella storia, la sua origine, l’evoluzione sperimentata nel tempo, come pure i risultati a livello umano e sociale.

Per questo ultimo aspetto è necessario risalire alla nascita dell’era industriale e considerare l’evoluzione sperimentata dalla tecnica, che praticamente ha rimpiazzato l’operaio con la cibernetica o si sta andando in questa direzione.

Possiamo supporre che sparito l’operaio sparirà il comunismo che suppostamente lo prese come ragione d’essere? Sicuramente  no, perché l’operaio non fu  l’obiettivo bensì un mezzo, un pretesto per ottenere l’appoggio del proletariato.

Quindi? In tal caso si metterà in evidenza che l’obiettivo era politico, non sociale. Questo obbligherà il Comunismo a cambiare il motivo con il quale ha tentato di giustificarsi per esseresi convertito come ogni politica, in una causa di interessi, se  mai fu un’altra cosa, che non ha  niente a che vedere con i postulati sui quali fondò la sua origine.

Revelaciones Marianas

NEW AGE – TEOSOFIA – OCCULTO – ESOTERISMO – COSMISMO – SCIAMANESIMO – NEOPAGANESIMO

Il Dragone rosso (Ap 12,3), ha scatenato contro di Me, vomitando dalla sua bocca un fiume di acqua (Ap 12,15) per sommergermi.
Il fiume di acque è formato dall’insieme di tutte le nuove dottrine teologiche, che hanno cercato di oscurare la figura della vostra Mamma Celeste, di negare i miei privilegi, di ridimensionarne la devozione, di mettere in ridicolo tutti i miei devoti.

NEOPAGANESIMO E NEW AGE

NEOPAGANESIMO E NEW AGE IN RUSSIA

Anne Ferlat

Dagli anni ’90 sono nate in Russia diverse nuove organizzazioni pagane. Fenomeni religiosi noti in Europa occidentale, come l’emergere di nuovi movimenti religiosi, tra cui il New Age, si stanno verificando anche in Russia. L’articolo mira a scoprire se i movimenti pagani nella Russia di oggi sono collegati e, in caso affermativo, come sono collegati secondo la prospettiva comparativa spiegata da Michael York, Paul Heelas e Wouter Hanegraaff. In The Emerging Network, Michael York (1995) afferma che le tre principali caratteristiche del neopaganesimo e della New Age sono la gestione della Terra, la crescita personale e il consumismo religioso. Osserverò se queste caratteristiche si applicano al neopaganesimo e alla New Age in Russia. Ci concentreremo sullo sviluppo di sé, che è una delle nozioni chiave della New Age, per osservare come questa nozione è attualmente intesa nel contesto specifico della Russia post-comunista, così come il rapporto con la natura, “la più forte sovrapposizione tra neopaganesimo e New Age.

Entrambi questi concetti sono importanti per quanto riguarda la forma che le organizzazioni pagane contemporanee hanno assunto: alcuni sottolineano la nazione e le persone, anche se i suoi membri possono fare riferimento alla letteratura occidentale New Age, mentre altri cercano di far rivivere il passato e il legame con la Terra, che ancora esisteva nelle comunità rurali dell’inizio del XX secolo a causa della “doppia fede”. Sembra che la New Age e il Neopaganesimo condividano gli stessi obiettivi: lasciare che la voce integrale di ogni individuo si esprima dopo aver liberato il sé dai condizionamenti. Nel quadro della New Age questo significa pensare in modo indipendente, vivere secondo i propri valori e la propria personalità e non secondo ciò che la società, la cultura, i genitori vi hanno imposto. Significa anche scoprire la propria creatività. In The Emerging Network, Michael York afferma che l’unità di New Agers, nonostante le loro opinioni e convinzioni contraddittorie, si trova nella “visione di radicale trasformazione mistica a livello personale e collettivo”. Introduce anche il concetto di immanenza, il concetto di un Dio e di una Dea che si trova ovunque in natura e all’interno di ogni individuo.

Analizza il neopaganesimo come sviluppo personale e responsabilità; il New Age e il Neopaganesimo condividono entrambi la fede nella divinità intrinseca dell’individuo. La terapia e la guarigione costituiscono una parte importante delle pratiche New Age e Neopagan. Wouter Hanegraaff ha evidenziato l’influenza di Jung sul movimento Neopagan, parlando della psicologizzazione dell’esoterismo e della sacralizzazione della psiche (Hanegraaff 1996). La psicologizzazione è il mezzo per curare l’anima e la mente nelle diverse tradizioni. Se ci riferiamo a Jung stesso, le sue descrizioni della cura vanno nella stessa direzione con immanenza, lasciando che il mistero della vita operi dopo il processo di individuazione. Per completare questo processo è necessario soffrire; e, per essere più precisi, le terapie o seminari proposti dal New Age mirano a risolvere i problemi che si sono incontrati nell’infanzia e a guarire le ferite dell’infanzia. Jung si riferisce a questo processo di individuazione e mette a confronto alcuni dei metodi che lo portano: la terapia, lo Zen, l’alchimia. Questo avviene quando l’individuo ha integrato la sua ombra. L’individuo cessa di reagire, di essere agito, ma agisce da solo. E una volta che questo è successo, può entrare in un processo creativo, è in grado di esprimersi, potrà scoprire la sua parte creativa, la sua vera identità.

L’identità è il tema centrale sia del New Age che del Neopaganesimo. Si tratta di un individuo ma anche di cultura. “A differenza dei puristi”, scrive Paul Heelas, “i controculturalisti sono intenti a sviluppare tutto ciò che è persona autentica ed espressiva”. (Heelas 1996: 31). Egli sostiene che “varie incertezze della modernità generano problemi di identità che spingono le persone a fare qualcosa per la loro situazione; varie certezze della modernità spingono queste persone a cercare soluzioni attraverso le disposizioni della New Age” (Heelas 1996: 31). (Heelas 1996: 137). Detradizionalizzare significa che una persona si libera dai condizionamenti e diventa valorizzata per se stessa e non secondo criteri sociali o educativi. Non si è più un oggetto, ma si diventa un individuo a pieno titolo, perdendo la propria funzione utilitaristica. La critica rivolta al New Age e al Neopaganismo riguarda il possibile individualismo che nasce da tali concetti. Ma se adottiamo la prospettiva del vero Sé e superiamo l’aspetto egoistico del processo di individuazione, la critica non è più possibile. Il processo di individuazione si oppone all’individualismo.

L’individuo non è più dipendente dalle condizioni esterne ma partecipa pienamente all’esistenza. Egli può creare e servire scopi umanitari. Questo è anche un processo di unificazione della personalità in cui il proprio potenziale è ottimizzato mentre si risolvono le contraddizioni e si equilibrano le funzioni che costituiscono una personalità.

Questa nozione è descritta in Dreaming the Dark, Magic, Sex and Politics di Starhawk (1983). Lei si oppone al “potere su” e al “potere dall’interno”, che si adatta a questa nozione di superamento dell’ego per raggiungere il Sé.

Un altro punto riguardante il potere e l’espressione del Sé è la letteratura sulle vittime e i fenomeni di vittimizzazione emersi alcuni anni fa prima negli Stati Uniti, poi in Europa. In Magical Religion and Modern Witchcraft a cura di James Lewis, Sian Reid sottolinea questo aspetto del potere riferendosi a “un aspetto dell’esperienza soggettiva comune a molte streghe e questo è stato notato da Shelley Rabinovitch M.A. sulla stregoneria di Neopagan in Canada; l’esperienza di un background abusivo o gravemente disfunzionale” (Reid 1996: 141). Lo sviluppo di Reid riguarda gli effetti della magia e mette a confronto i confini che la magia permette e l’addestramento necessario per praticare la magia entro i confini che la terapia porta alle vittime di abusi. La magia, come la terapia, permette all’individuo di rafforzarsi.

Reid sostiene che “il processo di auto-scoperta è lo stesso sostenuto nella letteratura di auto-aiuto diretta alle vittime di abusi”. (Reid 1996: 151). Inoltre, confronta le tecniche proposte alle vittime con la formazione magica. Entrambi mirano a guarire l’individuo. Gli incantesimi di rimedio sono diretti all’inconscio per comunicare con il sé più giovane, il nucleo della personalità, la sede delle emozioni che è nascosta dall’intelletto e dal sé parlante. In caso di abuso, il sé più giovane non è in grado di esprimersi.

L’individuo è tagliato fuori dalle sue emozioni e spesso dalla realtà stessa. Se non si impara a dire di no, non c’è confine tra lui e il mondo esterno. Non può porre dei limiti e trovare la propria personalità, il che significa che non è una persona individuata. Non è libero, ma un bambino eternamente sottomesso. Nella letteratura francese sull’argomento, la psichiatra MarieFrance Hirigoyen ha riscosso un grande successo con il suo libro Stalking the Soul, Emotional Abuse (2000). Descrive il processo di abuso emotivo che lascia le persone in uno stato di depressione e senso di colpa, portando ad una totale erosione dell’identità. Ci sono ora moltissimi studi su questa nozione di potere e abuso emotivo e sulla nozione di tirannia. Molto spesso l’aggressore stesso è una vittima e ripete lo schema. Questa è quella che lei chiama la perversione del narcisismo.

Se consideriamo i due millenni del cristianesimo che ha stabilito che un individuo è peccato per nascita, ideologie come il capitalismo e il marxismo, che hanno propagato una percezione utilitaristica di un essere umano e hanno imposto il loro potere su un individuo mentre promuovevano il collettivo, ciascuno a modo suo, non potremmo dire che l’intera società è da qualche parte vittima di abusi di potere? Così il neopaganesimo e la New Age potrebbero voler sfuggire a questo stato vittimizzato. Lo sviluppo del Sé e la sacralizzazione del Sé appaiono come la volontà di sviluppare la forza interiore per scegliere il proprio corso della vita. Traumi e abusi di potere uccidono qualcosa nella persona e bloccano l’energia vitale. Nel celebrare la vita in tutte le sue forme e aspetti, il neopaganesimo afferma il sacro contro le forme di potere che impediscono di trarre pieno vantaggio dalla vita. Respinge ogni tipo di dogmi per lasciare che la vita affermi il proprio diritto. Non è una visione narcisistica del mondo e la promozione dell’ego, ma l’affermazione di vivere in conformità con il proprio vero sé. La rinascita del paganesimo nei paesi occidentali di oggi sarebbe la ricerca inconscia per scongiurare il trionfo della vita, liberare i blocchi che preludono alla vita.

Ora vedremo se queste nozioni hanno senso nei movimenti neopagani russi. Per contestualizzare la situazione, è necessario dire qualche parola sulla New Age in Russia. Il movimento New Age in Russia ha adottato diverse forme simili a quella occidentale. Diversi siti web attestano l’emergere di diversi gruppi New Age in Russia. Così troviamo gruppi come “Mondi di Coscienza” che offre conferenze su “Scegliere il proprio futuro”, e corsi di formazione per espandere la coscienza. C’è una newsletter “Messaggero della trasmutazione”, che mira a facilitare la comprensione del processo di formazione mondiale, delle leggi che governano la vita e il karma, e la capacità di scegliere la via del proprio miglioramento. Sul suo sito Shamballah, il centro esoterico russo descrive le sue disposizioni come un mix di tradizioni che si riferiscono “agli studi misteriosi del popolo della Siberia, dell’Altai e dell’Asia centrale, il lato esoterico nascosto della fede russa precristiana e dello sciamanesimo. Insegna la magia antica, l’arte della guarigione e la comprensione degli alberi, degli animali e dello sciamanesimo.

Afferma che “solo la ricchezza e la felicità di tutti possono contribuire ad una società sana” e che “la magia della bellezza ci aiuta a sentirci più luminosi e pieni di gioia, e a cambiare l’atteggiamento verso noi stessi”. Alcune altre organizzazioni si riferiscono agli dei pagani, alla reincarnazione e alla meditazione. Insegnano magia, “magia grigia”, per esempio, che significa “tutti i tipi di magia senza alcuna esclusione ma senza nuocere a nessuno”. La New Age è presente anche nel neoshamanismo che ha avuto inizio in Russia con la pubblicazione dei libri di Carlos Castaneda negli anni ’80, causando molti problemi a chi è diventato adepto e ha praticato lo sciamanesimo consumando funghi senza un’adeguata consapevolezza. Oggi Castaneda è popolare in Russia, ma i siti internet che fanno riferimento al suo lavoro mettono in guardia sui possibili pericoli delle pratiche proposte. Negli anni ’90 l’Istituto Transpersonale di Mosca ha pubblicato The Way of the Shaman di Michael Harner.

L’istituto organizza sessioni di respirazione olotropica secondo il metodo di Stanislavs Grof. Tuttavia è necessario notare che Michael Harner ha rappresentato il punto di partenza per una forma di Neo-Sciamanesimo anche in molti altri paesi. Michael Harner e la sua formazione sciamanica rimangono una fonte di riferimento per molte persone su diversi percorsi interessati alle pratiche sciamaniche. Essi coprono le stesse nozioni dei paesi occidentali, percependo il cosmo sciamanico come gli strati della psiche umana (Ferlat d’Apremont).

La letteratura sulla Nuova Era è distribuita sotto il nome di Neopaganismo anche se non ci sono molte librerie di mente, corpo e spirito. La situazione dei nuovi movimenti religiosi turba la Chiesa e il governo. Nel corso di una conferenza tenutasi a Mosca nel gennaio 2002, Vladimir Zorkaltsev, presidente del Comitato per le organizzazioni religiose e pubbliche della Duma, ha sostenuto che “la libertà recuperata dalla Chiesa e da altre tradizioni non ha reso nulla di più facile. Il nostro Paese è ora sommerso da ogni tipo di organizzazioni pseudo-religiose, di gruppi mistici e occultistici, di letteratura a buon mercato che si diffonde senza alcun controllo. La società è esposta e le confessioni tradizionali sono paralizzate da questa minaccia”.

Questa allarmante analisi potrebbe portare a più restrizioni di quelle imposte dalla legge sulla libertà di religione del 1997. Di tutti i movimenti neopagani, 41 sono ufficialmente registrati dal Ministero della Giustizia. Questo numero non copre tutte le organizzazioni in quanto alcune di esse sono molto piccole e non registrate. Poiché l’articolo si basa su lavori ancora in corso, è troppo presto per stabilire una tipologia di movimenti pagani russi ma una tipologia primaria potrebbe essere una visione negativa/positiva della vita alla luce dello sviluppo dei movimenti pagani: per reazione contro qualcosa, in particolare il cristianesimo con un discorso anticristiano, o in modo positivo, cioè per promuovere vecchie tradizioni e sviluppare un altro modo di percepire il mondo e la vita. Oggi, soprattutto in Russia, il numero dei gruppi pagani slavi pagani sta crescendo parallelamente al resto d’Europa e del Nord America.

I primi gruppi si sono sviluppati a partire dalle ricerche sul folklore russo degli anni Settanta e Ottanta. La seconda ondata significativa si è verificata negli anni ’90 con la Perestroika che ha permesso una maggiore auto-espressione. A questo punto, alcuni gruppi pagani sono venuti a sottolineare il rapporto tra le tradizioni slave e l’induismo o tra le tradizioni slave e le radici indoeuropee. Un’altra caratteristica emergente è l’orientamento nazionalista, persino nazionalsocialista di alcuni gruppi. Questo include anche un’enfasi sul culto del dio Perun, dio del tuono e del fulmine, incarnazione del guerriero, che era diventato originariamente la divinità slava dominante appena prima della cristianizzazione. Un’altra tendenza più mistica riguarda il culto del dio Veles, tradizionalmente associato alla natura e al bestiame. Ma una caratteristica essenziale del neopaganesimo russo è l’attenzione alle arti marziali slave – un aspetto aggressivo che attira molte persone. Un’altra ragione dell’attuale interesse per l’epoca precristiana è l’emergere della letteratura fantastica sulle avventure degli eroi pagani e che descrive il primo periodo precristiano come l’età dell’oro della Russia.

La tendenza attuale tra i gruppi slavi di Neopagan è quella di costruire un movimento coerente con il culto e i rituali consolidati. Tuttavia, questo sviluppo è eclettico e non puramente slavo – essendo costruito a partire dalle componenti celtiche, scandinave e indù, oltre a qualsiasi recupero slavo. Questa ricerca dell’unità è spesso basata su The Book of Vles, una serie di iscrizioni su piccole tavole scoperte da un soldato nel 1919. L’autenticità di quest’opera, tuttavia, è molto contestata dagli studiosi. Ciononostante, in questi sviluppi testimoniamo che il paganesimo slavo oggi è a volte più una costruzione intellettuale basata sulla ricerca di identità che un sentimento di unità con l’universo e la natura.

Le risposte ai questionari inviati a questi gruppi rivelano che le dee sono meno rappresentate mentre sono presenti nella letteratura di quei gruppi che venerano la terra e la natura secondo le tradizioni che sono continuate fino all’inizio del XX secolo, secondo il concetto di doppia fede che associava le pratiche pagane e cristiane, in particolare nelle regioni rurali. Ma si è anche osservato che se il neopaganesimo attribuisce importanza alla natura, il comportamento non sempre corrisponde alla loro concezione. Ancora una volta, è troppo presto per concludere, ma sembra che le tendenze più nazionalistiche di questi gruppi si sviluppano, meno sono ecologicamente orientati. Altri gruppi appartenenti a movimenti non nazionalistici sono sicuramente interessati ad azioni ecologiche individuali, come la pulizia delle foreste. In Russia manca una seria cultura ecologica nel modo in cui le persone si comportano nei confronti della natura. Le nozioni chiave del neopaganesimo nella Russia di oggi sono vera, che significa ‘fede’ e ‘fiducia’ e il culto degli antenati. La maggior parte dei neopagani considerano il paganesimo come un modo di vedere il mondo e mirano a svilupparsi. I gruppi nazionalisti si preoccupano maggiormente dell’idea di persone e di una forma di proselitismo, mentre i gruppi non nazionalisti si concentrano maggiormente sul ripristino delle proprie capacità e sul miglioramento personale. Alcuni affermano di praticare, come i loro antenati, tecniche radicate nella tradizione slava, come l’uso di erbe e materiali.

Nel concetto di reincarnazione, che è una nozione comune sia al New Age che al Neopaganesimo, possiamo distinguere tre punti di vista: la reincarnazione così come viene presentata nel New Age, il passaggio di un’anima in un regno chiamato Nav, che rappresenta il mondo immateriale. A volte l’anima raggiunge Prav, il mondo del dio Svarog, o ritorna nel mondo materiale chiamato Jav. Il neopaganesimo in Russia condivide una visione olistica del mondo con i movimenti neopagani occidentali, e i movimenti etnici e non etnici aderiscono a questa visione. Ad esempio, alcuni seguaci delle tradizioni del Nord nei paesi occidentali hanno adottato il concetto di Wyrd, come Brian Bates ha descritto nel suo lavoro. In Russia, i gruppi New Age usano concetti e riferimenti pagani, mentre alcuni neopagani usano concetti New Age o hanno pratiche New Age, come è stato visto durante l’incontro a Kaluga nel luglio 2001, riflettendo un mix di tradizioni. È inoltre emerso che alcuni membri di questi gruppi seguono gli insegnamenti buddisti. Questo vale per i membri del gruppo Soltnsevorot, che significa “solstizio”. Il sé in questo contesto potrebbe riferirsi al ritorno della persona e dell’individuo dopo il collettivismo e l’ateismo forzato. Tuttavia, nonostante l’ideologia ufficiale non bisogna dimenticare che la Chiesa ha continuato ad esistere nelle catacombe. Le nonne Babas hanno continuato a raccontare storie e questo ha tenuto vivo anche il ricordo. Il folclore continuò ad esistere in alcune parti della Russia e il comunismo la utilizzò anche per attaccare l’ortodossia. Come abbiamo visto, il sé è molto spesso una questione di identità etnica. L’affermazione della vita è al centro delle preoccupazioni coscienti di questi gruppi. Questo è evidente anche nelle numerose celebrazioni che si tengono durante tutto l’anno.

In conclusione, è difficile prevedere come questi movimenti si evolveranno in Russia e come la nuova era avrà un impatto sia sulla società che sugli individui. La situazione generale sia nei paesi occidentali che in Russia solleva più domande di quante risposte: la domanda è: se il concetto di movimento si scontra con la libertà interna degli individui e come evitare che alcuni individui dominino la collettività? Non è la base comune che questi gruppi sviluppano solo un’altra forma di condizionamento? Questi gruppi sono semplicemente un’altra forma di cultura di massa? I gruppi rappresentano un rischio per gli individui? Sembra che siamo sempre più consapevoli di questa nozione di potere nei paesi occidentali, ma la Russia seguirà la stessa strada? E mentre la libertà di religione non è completamente affermata, come sarà possibile esprimersi? Fino a che punto è il momento in cui viviamo cambiando? Quanto sono permanenti questi cambiamenti? E, infine, chi sono le persone coinvolte?

Paul Heelas indica la detraditonalizzazione e forse è possibile dire che stiamo assistendo a una ri-tradizionalizzazione nel senso di una riscoperta del nucleo divino all’interno di un uomo. Riferimenti Ferlat, Anne. Lo sciamanesimo oggi in Russia. Enciclopedia dello sciamanesimo. Santa Barbara: ABC Clio. In stampa. Hanegraaff, Wouter J. 1996. New Age Religione e cultura occidentale: L’esoterismo nello specchio del pensiero secolare. Studi di storia delle religioni 72. Leida e New York: E. J. Brill. Heelas, Paul 1996. Il movimento New Age: La celebrazione del sé e la sacralizzazione della modernità. Oxford & Cambridge: Blackwell. Hirigoyen, Marie-France 2000. Stalking the Soul: l’abuso emotivo e l’erosione dell’identità. New York: Helen Marx Libri. Jung, Carl Gustav 1991. Lo sviluppo della personalità. Londra: Routledge. Reid, Sian 1996. “Come faccio Will, So Mote it Be”: Magia come metafora nella stregoneria di Neopagan. James Lewis (a cura di). Religione magica e stregoneria moderna. Albany: State University of New York Press, pp. 141-167. Starhawk 1983. Sognando il buio, la magia, il sesso e la politica. Boston: Stampa di riferimento. York, Michael 1995. La rete emergente: Una sociologia del New Age e dei Movimenti Neo-Pagan. Lanham: Rowman & Littlefield Publishers.

TEOSOFA NEW AGE ESOTERICA BLAVATSKY

Helena Blavatsky

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Helena Blavatsky nel 1877

Eléna Petróvna von Hahn, in russo Еле́на Петро́вна Ган, coniugata Blaváckij; anglicizzata in Helena BlavatskyMadame Blavatsky (Dnipro, 12 agosto 1831 – Londra, 8 maggio 1891), è stata una filosofa, teosofa, saggista occultista e medium russa naturalizzata statunitense.

Nota anche con le iniziali del suo acronimo, HPB, fu la co-fondatrice della Società Teosofica nel 1875; come leader teorica internazionale della teosofia moderna compilò testi di promozione dell’esoterismo quali Iside svelata e La dottrina segreta.

Nata da una famiglia aristocratica di origini russo-tedesche in terra di Ucraina, fin da bambina viaggiò lungamente per tutto l’impero russo. In gran parte autodidatta, sviluppò un forte interesse nei confronti dell’esoterismo occidentale durante l’adolescenza; secondo le sue successive dichiarazioni, dal 1849 intraprese una serie di viaggi in tutto il mondo, visitando il continente europeo, le Americhe e il subcontinente indiano.

Nel corso di questo periodo avrebbe avuto modo d’incontrare un gruppo di adepti spirituali denominati i “Maestri dell’antica sapienza” i quali la invitarono a Shigatse nel Tibet, ove l’addestrarono per farle sviluppare i suoi innati poteri psichici. All’inizio degli anni 1870 rimase coinvolta nel movimento dello spiritualismo; pur difendendo l’essenza genuina dei fenomeni, argomentò contro l’idea che le entità contattate fossero spiriti dei defunti (ciò che invece asserirà sempre lo spiritismo). Queste entità erano, a suo dire, erano i gusci del corpo astrale vuoti o con dentro ancora l’entità reincarnate in attesa di avanzare nello stadio successivo post morte, quando il guscio si fosse dissolto (vedi insegnamenti teosofici sulla morte).

Trasferitasi negli Stati Uniti d’America intorno al 1873, instaurò un solidale rapporto d’amicizia con Henry Steel Olcott e cominciò a farsi notare dall’opinione pubblicaattirando su di sé l’attenzione in qualità di medium. A New York fondò la moderna “Società Teosofica” con l’aiuto di Olcott e di William Quan Judge, nel 1875. Due anni dopo fece pubblicare Iside svelata, un testo che illustra la sua visione teorica mondiale.

Associandola strettamente con le dottrine esoteriche dell’ermetismo e del neoplatonismo, Blavatsky descrisse la teosofia come “la sintesi della scienza, della religione e della filosofia”, proclamando che si stava iniziando a rivivere la grande sapienza antica già intravista a suo tempo dalle religioni maggiori. Nel 1880 si trasferì nell’impero anglo-indiano in compagnia di Olcott, dove la Società si allineò con l'”Ārya-Samāj” (un movimento riformista dell’Induismo). In quello stesso anno, nell’isola di Ceylon, divennero i primi occidentali a convertirsi ufficialmente al Buddhismo.

Seppure fortemente contrastata dall’amministrazione coloniale britannica, la Società si diffuse rapidamente in molti territori indiani. Aggravatosi il suo stato di salute, nel 1885 fece ritorno in occidente, dove creò la “Blavatsky Lodge” a Londra nel 1887; qui pubblicò La dottrina segreta, un commento su ciò che affermava essere scritto in antichissimi manoscritti tibetani. I due libri seguenti furono La chiave della filosofia e il romanzo La voce del silenzio. Morirà d’influenza nel 1891 a 59 anni.

Rimarrà una figura assai controversa per tutta la vita, appoggiata da sostenitori che la videro come una Guru illuminata; mentre venne derisa come ciarlatana e plagiatrice fraudolenta da parte dei critici più severi. Le sue dottrine teosofiche influenzarono la diffusione del pensiero induista, ma soprattutto della storia del buddhismo in Occidente, nonché lo sviluppo di correnti esoteriche occidentali come l’Ariosofia, l’Antroposofia e i movimenti della New Age dopo la metà del XX secolo.

Biografia

Lo sviluppo di un resoconto affidabile sui primi anni della vita di Helena risulta essere assai difficoltoso per i biografi, in quanto in seguito ella deliberatamente fornì relazioni contraddittorie e falsificazioni sul proprio passato[1]; inoltre pochissimi dei suoi scritti anteriori al 1873 sopravvissero, il che significa che si deve fare pesantemente affidamento solamente sui testi successivi[2]. Le narrazioni dell’infanzia fornite dai familiari sono state considerate sempre col beneficio del dubbio[3].

Giovinezza

Nascita e famiglia

Elena Petrovna von Hahn nacque a Ekaterinoslav (città ucraina facente parte dell’impero russo ed oggi nota col nome di Dnipro)[4], figlia primogenita di Pëtr Alekseevič von Hahn – di ascendenze tedesche del Baltico – e di Elena Andreevna Fadeeva. La sua effettiva data di nascita fu il 12 di agosto, anche se secondo il calendario giuliano allora ancora in vigore nei territori russi fu il 31 di luglio[5]. Venne battezzatasecondo il rito della Chiesa ortodossa russa[6].

All’epoca la cittadina che le diede i natali stava attraversando un’epidemia di colera e la madre contrasse la malattia poco dopo il parto; nonostante le aspettative negative del medico, sia la madre che la figlia sopravvissero al morbo[7]. La famiglia discendeva dall’aristocrazia[8]; la madre (Елена Андреевна Ган, 1814-1842, nata Fadeyeva) era un’autodidatta diciassettenne figlia della principessa Yelena Pavlovna Dolgorukova[9].

Il padre (Пётр Алексеевич Ган, 1798-1873) servì come capitano dell’artiglieria reale a cavallo e in seguito salì al rango di colonnello[10]; egli non fu presente alla nascita, trovandosi in territorio polacco impegnato a sedare la Rivolta di Novembre: la vedrà per la prima volta solo quando aveva già 6 mesi[11]. Oltre alla sua doppia origine russo-tedesca Helena poté rivendicare anche un’eredità ancestrale francese, visto che il bisnonno fu un nobiluomo fuggito dal regno di Francia per scampare alla persecuzione contro gli Ugonotti; servirà alla corte di Caterina II di Russia[12].

Come risultato delle promozioni di carriera del padre la famiglia si trovò costretta a trasferirsi spesso in diverse parti dell’impero, accompagnata dai loro numerosi servitori[13]; un’infanzia in costante movimento che avrebbe potuto ben influenzare lo stile di vita in larga parte nomade della futura “Madame Blavatsky”[14]. Quando ebbe un anno giunse il primo spostamento a Kam”jans’ke (l’allora cittadella militare di Romankovo)[15]; nel 1833 il fratello minore Sasha morì per l’impossibilità di trovare una qualche assistenza medica[16].

Nel 1835 madre e figlia giunsero a Odessa dove il nonno materno Andrei Fadeyev, amministratore civile delle autorità imperiali, era stato di recente assegnato. Fu in questa città che nacque la sorella Vera Petrovna[17].

San Pietroburgo, Poltava e Saratov

Nel 1836 la famiglia si trasferì a San Pietroburgo. La madre amò immediatamente la città, tanto da iniziare una propria attività letteraria; creò romanzi sotto lo pseudonimo di “Zenaida R-va” e traducendo le opere dello scrittore inglese Edward Bulwer-Lytton, che introdusse per la prima volta nei circoli letterari russi[18].

Quando il marito dovette ritornare in Ucraina l’anno seguente, la moglie non lo seguì[19]. Dopo che il nonno materno venne assegnato all’incarico di fiduciario presso i Calmucchi, la figlia e la nipote lo accompagnarono fino ad Astrachan’; qui fecero amicizia con il leader tribale Tumen[20]. I Calmucchi erano (e lo sono a tutt’oggi) praticanti del buddhismo tibetano; fu proprio qui che Helena acquisì la sua prima esperienza con la religione[21].

Nel 1838 la madre si trasferì con le figlie a Poltava per stare vicino al marito; qui insegnò a Helena a suonare il pianoforte e le organizzò delle lezioni di danza[22]. A causa della cattiva salute, presto la madre fece ritorno a Odessa, dove Helena imparò la lingua inglese da una governante britannica[23]. Successivamente si mossero in direzione di Saratov, ove nel giugno del 1840 nacque il fratello Leonid[24]. La madre morì di tubercolosi nel giugno del 1842 a non più di 28 anni[25].

I 3 fratelli rimasti orfani furono mandati a vivere dal nonno materno, il quale era stato nel frattempo nominato al governatorato di Saratov[26]. Lo storico Richard Davenport-Hines ha descritto la giovane Helena come “una bambina coccolata, capricciosa e non autonoma, che ingannava il prossimo con racconti totalmente inventati”[27]. Le testimonianze fornite dai parenti rivelano ch’ella socializzava nella maggior parte dei casi con i bambini di classe inferiore e che si divertiva nelle burle e nella lettura[28].

Le vennero impartite lezioni di lingua francese, storia dell’arte e musica, tutti argomenti designati a consentirle di trovare un marito[29]. Assieme ai nonni trascorse le vacanze estive negli accampamenti calmucchi, dove imparò ad andare a cavallo e qualche parola di lingua tibetana[30]. In seguito affermerà che fu a Saratov che scoprì la biblioteca personale del bisnonno materno, il principe Pavel Vasilevich Dolgorukov (morto nel 1838); questa avrebbe contenuto una gran varietà di libri su soggetti esoterici, incoraggiando così il suo precoce interesse nei confronti dell’esoterismo[31].

Il bisnonno era stato iniziato alla Massoneria verso la fine degli anni 1770 ed era appartenuto al rito di stretta osservanza templare; girarono voci sul fatto che avesse fatto la conoscenza di Cagliostro e del Conte di Saint-Germain[32]. Affermerà anche che fu proprio in questo periodo che cominciò a sperimentare delle visioni e incontrò un uomo detto “indiano misterioso”, destinata a conoscerlo nella carne solamente in una vita successiva[33]. Molti biografi considerano questa la prima apparizione dei cosiddetti “Maestri antichi”[34].

Secondo certe dichiarazioni nel 1844-45 venne condotta dal padre in Inghilterra, dove visitò Londra e Bath[35]; seguendo la sua versione dei fatti nella capitale inglese ricevette lezioni di pianoforte dal compositore boemo Ignaz Moscheles e gli capitò di suonare accompagnata da Clara Schumann[36]. Tuttavia si ritiene che questa visita in terra inglese non sia in realtà mai avvenuta, innanzitutto perché nessuna menzione di ciò venne mai trascritta nelle memorie della sorella[37].

Dopo un anno trascorso con la zia Yekaterina Andreyevna Witte (madre di Sergej Jul’evič Witte)[38] si trasferì a Tbilisi, dove il nonno era stato nominato direttore delle terre statali in Transcaucasia[39]. Helena affermò che qui fece amicizia con Alexander Vladimirovich Golitsyn, un massone russo appartenente alla famiglia Golicyn, che incoraggiò il suo interesse per le questioni esoteriche[40]; dichiarò inoltre che in questo periodo aveva avuto altre esperienze riconducibili al paranormale e ai “viaggi astrali” e un nuovo incontro visionario col misterioso indiano[41].

Viaggi nel mondo

Appena diciassettenne Helena accettò di sposare Nikifor Vladimirovich Blavatsky, un uomo di 48 anni che lavorava al governatorato di Erivan; le ragioni rimasero poco chiare, anche se in seguito ella affermerà di averlo fatto perché fu attratta dalla fede di lui nella magia[42]. Il matrimonio, seppur ella abbia cercato di scappare al momento dalla cerimonia nuziale, venne celebrato il 7 luglio del 1849[43].

Andarono a vivere nel castello-fortezza di Erevan; dopo aver tentato ripetutamente di fuggire e tornarsene a Tbilisi dai nonni, il matrimonio ebbe rapidamente termine – molto probabilmente senza essere consumato – anche se non venne mai formalmente sciolto, cosicché Helena continuò sempre a portare il cognome del marito con cui è nota ancor oggi[44].

La famiglia la mandò, accompagnata da un servo e dalla domestica, a Odessa per incontrare il padre, il quale decise infine di ritornare a San Pietroburgo con lei. Passati per Poti e Kerč’ affermerà che, eludendo il controllo degli accompagnatori riuscì a corrompere il capitano della nave che li aveva condotti fino in Crimea, intendendo continuare il viaggio diretta a Istanbul[45]. L’episodio a suo dire segnò l’inizio di 9 anni trascorsi in giro per il mondo, forse finanziata dal padre[46].

Non tenne un diario in questo lasso di tempo e non venne assistita da alcun parente, pertanto è impossibile verificare le sue dichiarazioni[47]. Lo storico di esoterismo Nicholas Goodrick-Clarke non ha mancato di osservare che la conoscenza pubblica di questi presunti viaggi si basa esclusivamente sulle relazioni da lei stessa effettuate, il tutto rimane pertanto in gran parte non corroborato da prove e oltretutto alterato da occasionali contraddizioni nella stessa cronologia dei fatti[48].

Per lo studioso di storia delle religioni Bruce F. Campbell non esiste alcuna prova né dato affidabile per i seguenti 25 anni della sua vita[49]; secondo il biografo Peter Washington a questo punto “il mito e la realtà cominciano a fondersi perfettamente nella biografia di Blavatsky”[50]. Asserirà che nella capitale dell’impero ottomano sviluppò una feconda amicizia con un cantante lirico ungherese di nome Agardi Metrovitch, che il destino le fece incontrare per poterlo salvare da un tentativo di omicidio (di cui lei stessa sventerà il complotto)[51].

Qui avrebbe incontrato anche la contessa polacca Sof’ja Stanislavovna Potocka, che seguì in qualità di dama di compagnia nel corso delle visite effettuate nell’Eyalet d’Egitto, in Grecia ed Europa orientale[52]. Al Cairo avrebbe conosciuto lo studente d’arte statunitense Albert Leighton Rawson[53] – che scriverà più tardi diffusamente sulla cultura mediorientale – e insieme visitarono un mago Copto chiamato Paulos Metamon[54].

Un ritratto del maestro indiano Morya

Nel 1851 si sarebbe trasferita a Parigi dove fece visita a Victor Michal, un medico che praticava il mesmerismo e che la impressionò molto[55]. Da lì avrebbe preso la via dell’Inghilterra e a Londra incontrerà il misterioso indiano che le era già precedentemente apparso durante le sue visioni infantili, un iniziato all’Induismo che lei chiamò Morya. Scriverà diversi racconti, l’uno in contraddizione con l’altro, sull’avvenimento (in alcune versioni lo avrebbe incontrato a Ramsgate); sosterrà che l’uomo gli affidò una missione speciale, invitandola a recarsi quanto prima in Tibet e asserendo che quella avrebbe dovuto essere la meta finale della sua attuale esistenza[56].

Intraprese quindi il suo cammino verso il continente asiatico attraversando le Americhe; si dirigerà in Canada nell’autunno del 1851. Ispirata dai romanzi di James Fenimore Cooper andrà in cerca delle comunità dei nativi americani nel Québec, nella speranza di trovare i loro sacerdoti-maghi; venne invece derubata da loro: attribuirà questo cattivo comportamento all’influenza corruttrice dei missionari cristiani[57].

Si diresse quindi verso a Sud a New Orleans, in Texas, nel Messico per finire sulle Ande, prima di essere trasportata via nave dalle Indie occidentali a Ceylon britannicoe poi a Mumbai[58]; trascorrerà 2 anni nel subcontinente indiano, presumibilmente seguendo le istruzioni contenute nelle lettere che Morya le inviava periodicamente[59]. Tentò di entrare nel Tibet, ma ciò gli sarà impedito dall’amministrazione britannica[60].

Cercherà quindi di ritornare nel continente europeo; sopravviverà a un naufragio avvenuto all’altezza del Capo di Buona Speranza prima di arrivare in Inghilterra nel 1854; a causa della guerra di Crimea in pieno svolgimento si troverà ad affrontare l’ostilità degli inglesi nella sua qualità di cittadina russa[61]. Qui avrebbe quindi lavorato come concertista alla Royal Philharmonic Society[62].

Riattraverserà l’oceano Atlantico in direzione degli Stati Uniti d’America; visiterà New York (dove reicontrerà Rawson), prima di visitare Chicago, Salt Lake City e San Francisco: da qui partirà per il Giappone[63]. Trascorrerà poi diverso tempo nel Kashmir, in Ladakh e nella Company Raj, prima di intraprendere un secondo tentativo di entrare in Tibet[64]; questa volta sarebbe stata coronata dal successo. Era il 1856 ed era accompagnata da un membro dello sciamanesimo appartenente ai Tartari che stava tentando di raggiungere la Siberia e che – in quanto cittadina russa – credeva che Helena potesse aiutarlo[65].

Fece alcuni viaggi che riprese nel 1865 dopo una breve pausa nella sua nazione natale. Nella sua breve parentesi italiana ebbe modo di conoscere Garibaldi, col quale partecipò alle battaglie di Monterotondoe di Mentana[66]. Nella battaglia di Mentana venne trafitta da due pallottole al torace. Creduta morta, venne gettata in una fossa comune. Venne salvata da alcuni non ben identificati maestri.[67] Indi continuò a girovagare per il mondo.

Maturità

Nel 1875 a New York fondò la Società Teosofica con Henry Steel Olcott, William Quan Judge e altri associati. Così Madame Blavatsky scrisse dei libri sulla religione che fecero conoscere al mondo le sue conoscenze nella materia, ma anche sul mondo esoterico, conosciuto tramite i libri del nonno durante l’adolescenza. Nel 1880, durante un suo viaggio a Ceylon, Madame Blavatsky e Henry Steel Olcott divennero ufficialmente buddhisti[68].

Nel corso del suo soggiorno americano Elena si sposò una seconda volta (senza che il primo matrimonio fosse stato annullato), in un periodo difficile in cui aveva bisogno di sostegno. Anche questo matrimonio, tuttavia, non fu consumato, e si concluse rapidamente. Per il resto della sua vita, accanto a lei troviamo altre donne, anche aristocratiche, che univano il ruolo di compagna a quello di mecenate. Dopo una breve parentesi in India, dove nell’ottobre del 1884 riferì del maestro Hilarion (scrivendo il suo nome Hillarion), asserendo essere questi recentemente scomparso, nell’agosto del 1890 fondò l'”Inner Circle” di 12 discipline.

Si stabilì infine a Londra, ma sofferente di problemi cardiaci e reumatismi, una banale influenza la portò alla morte l’8 maggio del 1891. Il suo corpo venne cremato. Il New York Times in tempi recenti scrisse di lei: «Helena Petrovna Blavatsky … ha avuto un cattivo servizio da parte della stampa fin dal suo primo apparire come organizzatrice della Società teosofica… Una delle grandi donne libere della sua epoca – non poté che attirare il disprezzo e critiche infuocate su ogni sua azione o parola, specialmente quando pretese di poter sfidare impunemente le più salde ortodossie dell’epoca. Ancora oggi, gente che non ha mai letto un rigo dei suoi scritti, continua ad avere l’adamantina convinzione che essa fosse una visionaria o una maniaca…»[69]

Citata più volte come massone, ricevette nel 1877 da John Yarker un Certificato di appartenenza al Rito di Adozione[70].

Opere

Helena Blavatsky in età avanzata

Tra i suoi libri vi sono:

Iside svelata (Isis Unveiled, a master key to the mysteries of ancient and modern science and theology, 1877)
edito in italiano da Armenia e da Edizioni Teosofiche.

Un’isola di mistero
edito in italiano da L’Età dell’Acquario.

Dalle caverne e dalle giungle dell’Indostan (From the Caves and Jungles of Hindostan, 1879-80) testo in lingua originale
edito in italiano da L’Età dell’Acquario.

La dottrina segreta (The Secret Doctrine, the synthesis of Science, Religion and Philosophy, 1888) testo in lingua originale.

edito in italiano, sia nella “edizione di studio” (senza le discussioni con la scienza di quel tempo), e sia in edizione integrale in otto volumi, entrambe da Edizioni Teosofiche Italiane.

La voce del silenzio (The Voice of the Silence, 1889) testo in lingua originale edito in italiano da Edizioni Teosofiche Italiane e da BIS Edizioni.

La chiave alla teosofia (The Key to Theosophy, 1889) testo in lingua originale edito in italiano da Edizioni Teosofiche Italiane e da Astrolabio.

Raja Yoga o Occultismo
Raccolta di articoli pubblicati in origine sulle riviste Lucifer e Theosophist, edito in italiano da Astrolabio (1981).

Le stanze di Dzyan
si tratta della versione tradotta in italiano dell’omonimo manoscritto redatto dalla Blavatsky e citato ne La dottrina segreta.

Nightmare Tales (1892)

Personal Memoirs of H. P. Blavatsky. Autobiographic notes compiled by Mary K. Neff (1937)

I suoi numerosi articoli sono stati raccolti nell’opera Collected Writings of H. P. Blavatsky, serie di 15 volumi (compreso l’indice)
.

LA RADIONICA ESOTERICO – SCIENTIFICA RUSSA

Scrivo questo post presa dalla lettura di un libro straordinario, per molti versi diverso dai classici testi sugli sciamani.

Il suo autore si chiama Vladimir Serkin, è un professore, docente universitario, psicologo, autore di molte pubblicazioni scientifiche. Nel 1997 conobbe per caso, nel nord dell’Estremo Oriente russo, una persona che tutti consideravano uno sciamano.
Il risultato della loro amicizia fu la pubblicazione del libro “Il riso dello Sciamano” che riporta le trascrizioni dei dialoghi  dell’autore con  quell’uomo che sapeva comunicare non solo con gli animali ma anche con gli elementi, era capace di allargare i confini della coscienza di chiunque e conosceva una moltitudine di pratiche spirituali.
E non era un “selvaggio”, ma un una persona istruita:  aveva un diploma tecnico ed una laurea in medicina, quindi, conosceva bene anche il mondo dell’uomo moderno.Serkin  però,  sottolinea, prevedendo dei paragoni con Don Juan, una fondamentale differenza tra i personaggi: Don Juan credeva che l’uomo sia un essere che percepisce il mondo e usa le “descrizioni”, mentre lo Sciamano crede che  l’uomo ed altri animali “creino” il mondo e usa “le pratiche”.

Ecco, ho voluto tradurre alcuni brani.
L’azione si svolge  sulle rive ghiacciate del Mare Ohotsk, un  Mare costiero compreso tra le coste della Siberia orientale, e coste della Siberia orientale, la Penisola di Kamchatca, il cordone delle Isole Curili, l’isola giapponese di Hokkaido  e l’isola di Sahalin.

Gli Spiriti

“Lo sciamano comunica con gli Spiriti molto raramente, dicendo che occorre una preparazione. Senza una preparazione  non si può comunicare con gli Spiriti, per non irritarli.  Essere pronti significa avere una coscienza completamente serena e un distacco dal quotidiano. In questi momenti lui fa delle fumigazioni con erbe scelte per ciascun Spirito. Non mi ha mai descritto una sua conversazione con loro, dicendo che nella mia lingua non ci sono ancora delle parole per descriverla.
– “Gli Spiriti possono anche non aiutare?”
-“ Gli Spiriti aiutano nelle determinate condizioni”.
– “Quali sono?”
– “Non ti aiuteranno se si tratta di una cosa che puoi fare da solo. Ma se sei al limite delle tua possibilità e sei amico degli Spiriti, ti daranno una mano.”

Il Medico

“Osservando  come lui curava i malati, notai che teneva conto delle maree, della fase lunari, del vento, delle pietre, delle piante e dei pesci. Decisi che le sue conoscenze dovevano essere “locali” e non universali.
– “Potresti curare un abitante dell’Ucraina, per esempio?”
– “Non subito. Dovrei vivere lì, sentire l’aria, l’acqua.”
– “Ma il medico cura ovunque.”
– “Ho studiato a Habarovsk e ho lavorato come medico di famiglia. La medicina è in crisi.”
– “?”
– “Oggi il medico non è un guaritore.”
– “Tu lo sei?”
– “Non mi intrometto se non me lo chiedono. E poi curo non la malattia, ma il collegamento dell’uomo con il suo mondo.”
– “Mi hanno detto che spesso balli e batti il tamburo.”
– “Abbastanza spesso. Il tamburo entrerà nell’arsenale dei medici del futuro.”
– “Perché?”
– “La maggioranza delle malattie avviene a causa della mancata sincronizzazione dell’uomo con il suo mondo. Il ballo e il canto l’aiutano a sincronizzassi.”
– “E i virus, i batteri?”
– “I virus, i batteri, i problemi psicosomatici sono delle manifestazioni materiali della perdta dell’armonia con il mondo.”
– “E il tamburo cosa può fare?”
– “Nella tua lingua professionale  questo si chiama “la sintonizzazione dello stereotipo dinamico.”

Il Tamburo

– “Come gli sciamani predicono il tempo in base alle stelle?”
– “Il tamburo è più complesso di quanto sembri. Simboleggia il Firmamento. Attivando alcune parti del tamburo, attivi il sole, la luna, o le stelle sopra di te. E anche loro attivano il tamburo. Bisogna vivere con il proprio tamburo, per capirlo.”
– “Come lo attivano?”
– “Il suono del tamburo agisce  sui flussi del mondo come un programma “compresso”, come un simbolo.”
– “Vuol dire che  devi battere in diverse parti del tamburo?”
– “Certo, la tastiera non è disegnata” (ride). Ma lo sciamano ricorda il cielo come un quadro e lo vede sul tamburo.”

La voce del Ghiaccio

– “Come parli con il Ghiaccio?”

– “Rispondo alle sua domande e le faccio io.”
– “Lui ti conosce?”
– “Conosce anche te.”
– “Ma se cambia ogni anno…”
– “Non è così.  E’ come una reincarnazione, ma il ghiaccio ricorda le precedenti incarnazioni. E nuovo, ma sempre lo stesso”.
– “Perché le ricorda?”
– “La struttura dei suoi cristalli è la stessa.”
– “Cosa si può chiedere al ghiaccio?”
-“Tutto. Ma se non gli piaci, sentirai un fischio o un brusio.”
-“Come faccio a piacergli?”
– “A lui piacciono gli uomini che gli assomigliano.  Non è duro, ma deciso ed ironico, e non sopporta la falsità e l’insulsaggine .”

Il Tempo e i cristalli spazio-temporali

Queste domande le avevo formulate per un’ora intera, osservando come lo Sciamano  preparava le frecce.
– “Il tempo esiste o l’hanno inventato gli uomini?”
– “Esistono i disegni, i cristalli, che potrebbero chiamarsi “spazio-temporali”.
– “E il presente-passato-futuro?”
– “Non esisrtono da soli, il passato esiste per il futuro.”
– “Il futuro è determinato?”
– “Non lo so. So che esistono degli esseri che intrecciano  i cristalli  del futuro in base al passato. ”
– “Chi sono?”
– “Lo sono anche gli uomini.”
– “Gli esseri diversi si muovono in tunnel diversi?”
– “Si potrebbe dire che noi  spostandosi nello spazio-tempo “disegnamo”  determinate forme.  Per esempio, tu appartieni ai disegni della Sfera, un altro uomo, ai disegni del Cubo.  Ed esistono  solo alcuni punti dove il Cubo può incontrare la Sfera, dove voi due potreste incontrarvi.”
– “Potrei io andare apposta nei punti d’incrocio per incontrare una persona i cui disegni o come mi servono?”
– “Si, lo fai istintivamente. Se un ragazzo pensa alle qualità della ragazza che vuole incontrare e agisce secondo il suo intuito, sarà portato nei punti d’incrocio con lei.”
– “Così  sarà possibile cercare i parenti, o i criminali?”
– “Così sarà”.

FALSI CRISTI E FALSI PROFETI – SATANISMO – MASSONERIA

VISSARION

Vissarion

Sergej Anatol’evič Torop, conosciuto dai suoi seguaci come Vissarion (Виссарион) (Krasnodar, 14 gennaio 1961), è un predicatore russo.

È un ex-poliziotto russo; alcuni suoi ex-colleghi in alcune interviste hanno affermato che Sergej non è stato sempre così, ma che quando inseguiva i criminali e gli ordinava di fermarsi, essi, quasi illuminati, si inginocchiavano immediatamente davanti a lui[senza fonte]. Attualmente è alla guida della “Chiesa dell’Ultimo Testamento”, di cui è il fondatore. Il movimento religioso conta all’incirca 4.000 seguaci, in una trentina di villaggi siberiani nelle vicinanze della sede principale della chiesa e altri 10.000 sparsi per il mondo.

Vissarion si è autoproclamato incarnazione di Gesù Cristo. Egli afferma che una notte lo ha visitato lo Spirito Santo, che gli ha rivelato la sua vera identità, e lo ha spinto a predicare. Alla base della sua chiesa ci sono la credenza nella reincarnazione, nel Veganesimo e in un’imminente fine del mondo. Egli combina elementi della Chiesa ortodossa russa, del buddhismo e dell’ecologia. Per i seguaci, e soprattutto per i sacerdoti, è vietato bere alcolici, fumare e adoperare denaro. Un altro elemento del credo da esso proclamato è il concetto di Causa ed Effetto, e l’importanza data alla Terra, la quale è ritenuto sacra.

Vissarion ha fondato una comunità chiamata Tiberkul, su un territorio di circa 2,5 kilometri quadrati, che oggi conta circa 5.000 abitanti, situata nei pressi delle cittadine di Petropavlovka e Čeremšanka. La comunità da esso fondata ha come base l’ecologia

Dal 1992 il biografo Vadim Redkin pubblica un volume annuale in cui descrive le attività di Vissarion.

LA CHIESA DELL’ULTIMO TESTAMENTO DI VISSARION

La Russia è sempre stata feconda di movimenti religiosi, e lo è ancora oggi. Molti dei movimenti sono tuttavia attivi esclusivamente in Russia, o al massimo si espandono nelle comunità di origine russa del Nord America. Finora l’unico gruppo che ha tentato una presenza in Italia, stabilendo qualche contatto soprattutto tramite Internet, è la Chiesa dell’Ultimo Testamento fondata da Sergei Torop (“Vissarion”).

Torop nasce il 14 gennaio 1961 a Krasnodar, in una famiglia di muratori atei (ma con una nonna che fa parte del movimento dei Vecchi Credenti, da cui è influenzato). Nel 1968 la famiglia si trasferisce a Minusinsk. Dopo il servizio militare obbligatorio, lavora nella milizia territoriale ma si interessa anche di religione e di esoterismo (in particolare, si accosta all’Agni Yoga). Nel maggio 1990 annuncia che “la sua memoria si è aperta” e che ora ricorda di essere il Figlio di Dio, venuto sulla Terra con il nome di Vissarion. Il 14 gennaio 1991 afferma di essere stato battezzato direttamente da Dio Padre, e il 18 agosto 1991 predica il primo sermone nei pressi di Minusinsk. Questo inizio della vita pubblica di Vissarion è celebrato nel movimento come “Giorno dell’Annuncio”, e si considera significativo il fatto che la data coincida con quella del fallimento del colpo di Stato contro il governo di Mikhail Gorbaciov.

Nel 1994 Vissarion invita i seguaci a vivere in comunità sul monte Sukhoi (nella provincia di Krasnoyarsk), in una località presentata come “il centro del mondo”. Nel 1994 il movimento è registrato come comunità; nel 1995 ordina i due primi sacerdoti e nel 1996 consacra la prima chiesa. Il fiorente movimento anti-sette russo considera la comunità di Vissarion un obiettivo primario, ma questo non ne ha impedito l’espansione – fino a ottanta comunità in Russia (di cui nove registrate), più altre in Bulgaria, in Germania, nei Paesi Baltici e negli Stati Uniti –, con membri e simpatizzanti isolati in numerosi altri paesi.

La dottrina di Vissarion unisce elementi cristiani tipici della tradizione dei movimenti religiosi russi ad altri di derivazione esoterica e New Age. Dio, il Principio Unificatore, crea l’universo attraverso l’energia chiamata ch’i in Cina e prana in India. L’universo è retto dalla Legge dell’opportunità, secondo cui ogni elemento vivente agisce anzitutto per se stesso secondo il suo interesse, e in secondo luogo per il sistema e quindi per gli altri. Una conseguenza della Legge dell’opportunità è la Legge del boomerang, cioè il principio del karma secondo cui ciascuno raccoglie quanto ha seminato. La Terra è un essere vivente meritevole di venerazione. L’uomo partecipa con l’anima a una vita spirituale creata dal Figlio di Dio, con il corpo alla prima creazione del Principio Unificatore stesso che si è espressa nella Terra.

Gli uomini sono chiamati ad aiutare il Figlio di Dio secondo la Legge del ritorno, la quale insegna che per crescere e svilupparsi ciascuno deve “restituire” il calore e la ricchezza che il Figlio di Dio gli ha trasmesso, comunicandola agli altri. Gli uomini non seguono però la Legge del ritorno, e la Terra non potrà che reagire attraverso castighi e catastrofi. A queste sfuggiranno però coloro che hanno estinto in sé ogni impulso di aggressione, cosa di per sé molto difficile, ma oggi possibile seguendo il Figlio dell’Uomo che, in vista dell’auto-distruzione finale, si è nuovamente incarnato nella persona di Vissarion.

Seguire Vissarion non richiede necessariamente un impegno di vita comunitaria. Possono essere sufficienti alcuni semplici rituali (dal “Cerchio Sacro”, che celebra la natura divina della Terra, alla benedizione del cibo e all’osservanza di alcuni giorni di festa, mentre i sacramenti del battesimo e del matrimonio richiedono la presenza di sacerdoti della Chiesa dell’Ultimo Testamento). Ma è anche importante un “lavoro creativo ecclesiastico” nella vita di ogni giorno, creando armonia e bellezza attraverso la propria vita e il proprio lavoro. Cruciale è pure l’impegno ecologico, e la comunità del monte Sukhoi (dove, se si calcolano anche alcune comunità-satellite, vivono circa 1.500 persone) è presentata come una “Ecopoli” dove la natura è affermata nella sua dimensione sacrale.

BLAVATSKY

Helena Blavatsky

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Helena Blavatsky nel 1877

Eléna Petróvna von Hahn, in russo Еле́на Петро́вна Ган, coniugata Blaváckij; anglicizzata in Helena BlavatskyMadame Blavatsky (Dnipro, 12 agosto 1831 – Londra, 8 maggio 1891), è stata una filosofa, teosofa, saggista occultista e medium russa naturalizzata statunitense.

Nota anche con le iniziali del suo acronimo, HPB, fu la co-fondatrice della Società Teosofica nel 1875; come leader teorica internazionale della teosofia moderna compilò testi di promozione dell’esoterismo quali Iside svelata e La dottrina segreta.

Nata da una famiglia aristocratica di origini russo-tedesche in terra di Ucraina, fin da bambina viaggiò lungamente per tutto l’impero russo. In gran parte autodidatta, sviluppò un forte interesse nei confronti dell’esoterismo occidentale durante l’adolescenza; secondo le sue successive dichiarazioni, dal 1849 intraprese una serie di viaggi in tutto il mondo, visitando il continente europeo, le Americhe e il subcontinente indiano.

Nel corso di questo periodo avrebbe avuto modo d’incontrare un gruppo di adepti spirituali denominati i “Maestri dell’antica sapienza” i quali la invitarono a Shigatse nel Tibet, ove l’addestrarono per farle sviluppare i suoi innati poteri psichici. All’inizio degli anni 1870 rimase coinvolta nel movimento dello spiritualismo; pur difendendo l’essenza genuina dei fenomeni, argomentò contro l’idea che le entità contattate fossero spiriti dei defunti (ciò che invece asserirà sempre lo spiritismo). Queste entità erano, a suo dire, erano i gusci del corpo astrale vuoti o con dentro ancora l’entità reincarnate in attesa di avanzare nello stadio successivo post morte, quando il guscio si fosse dissolto (vedi insegnamenti teosofici sulla morte).

Trasferitasi negli Stati Uniti d’America intorno al 1873, instaurò un solidale rapporto d’amicizia con Henry Steel Olcott e cominciò a farsi notare dall’opinione pubblicaattirando su di sé l’attenzione in qualità di medium. A New York fondò la moderna “Società Teosofica” con l’aiuto di Olcott e di William Quan Judge, nel 1875. Due anni dopo fece pubblicare Iside svelata, un testo che illustra la sua visione teorica mondiale.

Associandola strettamente con le dottrine esoteriche dell’ermetismo e del neoplatonismo, Blavatsky descrisse la teosofia come “la sintesi della scienza, della religione e della filosofia”, proclamando che si stava iniziando a rivivere la grande sapienza antica già intravista a suo tempo dalle religioni maggiori. Nel 1880 si trasferì nell’impero anglo-indiano in compagnia di Olcott, dove la Società si allineò con l'”Ārya-Samāj” (un movimento riformista dell’Induismo). In quello stesso anno, nell’isola di Ceylon, divennero i primi occidentali a convertirsi ufficialmente al Buddhismo.

Seppure fortemente contrastata dall’amministrazione coloniale britannica, la Società si diffuse rapidamente in molti territori indiani. Aggravatosi il suo stato di salute, nel 1885 fece ritorno in occidente, dove creò la “Blavatsky Lodge” a Londra nel 1887; qui pubblicò La dottrina segreta, un commento su ciò che affermava essere scritto in antichissimi manoscritti tibetani. I due libri seguenti furono La chiave della filosofia e il romanzo La voce del silenzio. Morirà d’influenza nel 1891 a 59 anni.

Rimarrà una figura assai controversa per tutta la vita, appoggiata da sostenitori che la videro come una Guru illuminata; mentre venne derisa come ciarlatana e plagiatrice fraudolenta da parte dei critici più severi. Le sue dottrine teosofiche influenzarono la diffusione del pensiero induista, ma soprattutto della storia del buddhismo in Occidente, nonché lo sviluppo di correnti esoteriche occidentali come l’Ariosofia, l’Antroposofia e i movimenti della New Age dopo la metà del XX secolo.

Biografia

Lo sviluppo di un resoconto affidabile sui primi anni della vita di Helena risulta essere assai difficoltoso per i biografi, in quanto in seguito ella deliberatamente fornì relazioni contraddittorie e falsificazioni sul proprio passato[1]; inoltre pochissimi dei suoi scritti anteriori al 1873 sopravvissero, il che significa che si deve fare pesantemente affidamento solamente sui testi successivi[2]. Le narrazioni dell’infanzia fornite dai familiari sono state considerate sempre col beneficio del dubbio[3].

Giovinezza

Nascita e famiglia

Elena Petrovna von Hahn nacque a Ekaterinoslav (città ucraina facente parte dell’impero russo ed oggi nota col nome di Dnipro)[4], figlia primogenita di Pëtr Alekseevič von Hahn – di ascendenze tedesche del Baltico – e di Elena Andreevna Fadeeva. La sua effettiva data di nascita fu il 12 di agosto, anche se secondo il calendario giuliano allora ancora in vigore nei territori russi fu il 31 di luglio[5]. Venne battezzatasecondo il rito della Chiesa ortodossa russa[6].

All’epoca la cittadina che le diede i natali stava attraversando un’epidemia di colera e la madre contrasse la malattia poco dopo il parto; nonostante le aspettative negative del medico, sia la madre che la figlia sopravvissero al morbo[7]. La famiglia discendeva dall’aristocrazia[8]; la madre (Елена Андреевна Ган, 1814-1842, nata Fadeyeva) era un’autodidatta diciassettenne figlia della principessa Yelena Pavlovna Dolgorukova[9].

Il padre (Пётр Алексеевич Ган, 1798-1873) servì come capitano dell’artiglieria reale a cavallo e in seguito salì al rango di colonnello[10]; egli non fu presente alla nascita, trovandosi in territorio polacco impegnato a sedare la Rivolta di Novembre: la vedrà per la prima volta solo quando aveva già 6 mesi[11]. Oltre alla sua doppia origine russo-tedesca Helena poté rivendicare anche un’eredità ancestrale francese, visto che il bisnonno fu un nobiluomo fuggito dal regno di Francia per scampare alla persecuzione contro gli Ugonotti; servirà alla corte di Caterina II di Russia[12].

Come risultato delle promozioni di carriera del padre la famiglia si trovò costretta a trasferirsi spesso in diverse parti dell’impero, accompagnata dai loro numerosi servitori[13]; un’infanzia in costante movimento che avrebbe potuto ben influenzare lo stile di vita in larga parte nomade della futura “Madame Blavatsky”[14]. Quando ebbe un anno giunse il primo spostamento a Kam”jans’ke (l’allora cittadella militare di Romankovo)[15]; nel 1833 il fratello minore Sasha morì per l’impossibilità di trovare una qualche assistenza medica[16].

Nel 1835 madre e figlia giunsero a Odessa dove il nonno materno Andrei Fadeyev, amministratore civile delle autorità imperiali, era stato di recente assegnato. Fu in questa città che nacque la sorella Vera Petrovna[17].

San Pietroburgo, Poltava e Saratov

Nel 1836 la famiglia si trasferì a San Pietroburgo. La madre amò immediatamente la città, tanto da iniziare una propria attività letteraria; creò romanzi sotto lo pseudonimo di “Zenaida R-va” e traducendo le opere dello scrittore inglese Edward Bulwer-Lytton, che introdusse per la prima volta nei circoli letterari russi[18].

Quando il marito dovette ritornare in Ucraina l’anno seguente, la moglie non lo seguì[19]. Dopo che il nonno materno venne assegnato all’incarico di fiduciario presso i Calmucchi, la figlia e la nipote lo accompagnarono fino ad Astrachan’; qui fecero amicizia con il leader tribale Tumen[20]. I Calmucchi erano (e lo sono a tutt’oggi) praticanti del buddhismo tibetano; fu proprio qui che Helena acquisì la sua prima esperienza con la religione[21].

Nel 1838 la madre si trasferì con le figlie a Poltava per stare vicino al marito; qui insegnò a Helena a suonare il pianoforte e le organizzò delle lezioni di danza[22]. A causa della cattiva salute, presto la madre fece ritorno a Odessa, dove Helena imparò la lingua inglese da una governante britannica[23]. Successivamente si mossero in direzione di Saratov, ove nel giugno del 1840 nacque il fratello Leonid[24]. La madre morì di tubercolosi nel giugno del 1842 a non più di 28 anni[25].

I 3 fratelli rimasti orfani furono mandati a vivere dal nonno materno, il quale era stato nel frattempo nominato al governatorato di Saratov[26]. Lo storico Richard Davenport-Hines ha descritto la giovane Helena come “una bambina coccolata, capricciosa e non autonoma, che ingannava il prossimo con racconti totalmente inventati”[27]. Le testimonianze fornite dai parenti rivelano ch’ella socializzava nella maggior parte dei casi con i bambini di classe inferiore e che si divertiva nelle burle e nella lettura[28].

Le vennero impartite lezioni di lingua francese, storia dell’arte e musica, tutti argomenti designati a consentirle di trovare un marito[29]. Assieme ai nonni trascorse le vacanze estive negli accampamenti calmucchi, dove imparò ad andare a cavallo e qualche parola di lingua tibetana[30]. In seguito affermerà che fu a Saratov che scoprì la biblioteca personale del bisnonno materno, il principe Pavel Vasilevich Dolgorukov (morto nel 1838); questa avrebbe contenuto una gran varietà di libri su soggetti esoterici, incoraggiando così il suo precoce interesse nei confronti dell’esoterismo[31].

Il bisnonno era stato iniziato alla Massoneria verso la fine degli anni 1770 ed era appartenuto al rito di stretta osservanza templare; girarono voci sul fatto che avesse fatto la conoscenza di Cagliostro e del Conte di Saint-Germain[32]. Affermerà anche che fu proprio in questo periodo che cominciò a sperimentare delle visioni e incontrò un uomo detto “indiano misterioso”, destinata a conoscerlo nella carne solamente in una vita successiva[33]. Molti biografi considerano questa la prima apparizione dei cosiddetti “Maestri antichi”[34].

Secondo certe dichiarazioni nel 1844-45 venne condotta dal padre in Inghilterra, dove visitò Londra e Bath[35]; seguendo la sua versione dei fatti nella capitale inglese ricevette lezioni di pianoforte dal compositore boemo Ignaz Moscheles e gli capitò di suonare accompagnata da Clara Schumann[36]. Tuttavia si ritiene che questa visita in terra inglese non sia in realtà mai avvenuta, innanzitutto perché nessuna menzione di ciò venne mai trascritta nelle memorie della sorella[37].

Dopo un anno trascorso con la zia Yekaterina Andreyevna Witte (madre di Sergej Jul’evič Witte)[38] si trasferì a Tbilisi, dove il nonno era stato nominato direttore delle terre statali in Transcaucasia[39]. Helena affermò che qui fece amicizia con Alexander Vladimirovich Golitsyn, un massone russo appartenente alla famiglia Golicyn, che incoraggiò il suo interesse per le questioni esoteriche[40]; dichiarò inoltre che in questo periodo aveva avuto altre esperienze riconducibili al paranormale e ai “viaggi astrali” e un nuovo incontro visionario col misterioso indiano[41].

Viaggi nel mondo

Appena diciassettenne Helena accettò di sposare Nikifor Vladimirovich Blavatsky, un uomo di 48 anni che lavorava al governatorato di Erivan; le ragioni rimasero poco chiare, anche se in seguito ella affermerà di averlo fatto perché fu attratta dalla fede di lui nella magia[42]. Il matrimonio, seppur ella abbia cercato di scappare al momento dalla cerimonia nuziale, venne celebrato il 7 luglio del 1849[43].

Andarono a vivere nel castello-fortezza di Erevan; dopo aver tentato ripetutamente di fuggire e tornarsene a Tbilisi dai nonni, il matrimonio ebbe rapidamente termine – molto probabilmente senza essere consumato – anche se non venne mai formalmente sciolto, cosicché Helena continuò sempre a portare il cognome del marito con cui è nota ancor oggi[44].

La famiglia la mandò, accompagnata da un servo e dalla domestica, a Odessa per incontrare il padre, il quale decise infine di ritornare a San Pietroburgo con lei. Passati per Poti e Kerč’ affermerà che, eludendo il controllo degli accompagnatori riuscì a corrompere il capitano della nave che li aveva condotti fino in Crimea, intendendo continuare il viaggio diretta a Istanbul[45]. L’episodio a suo dire segnò l’inizio di 9 anni trascorsi in giro per il mondo, forse finanziata dal padre[46].

Non tenne un diario in questo lasso di tempo e non venne assistita da alcun parente, pertanto è impossibile verificare le sue dichiarazioni[47]. Lo storico di esoterismo Nicholas Goodrick-Clarke non ha mancato di osservare che la conoscenza pubblica di questi presunti viaggi si basa esclusivamente sulle relazioni da lei stessa effettuate, il tutto rimane pertanto in gran parte non corroborato da prove e oltretutto alterato da occasionali contraddizioni nella stessa cronologia dei fatti[48].

Per lo studioso di storia delle religioni Bruce F. Campbell non esiste alcuna prova né dato affidabile per i seguenti 25 anni della sua vita[49]; secondo il biografo Peter Washington a questo punto “il mito e la realtà cominciano a fondersi perfettamente nella biografia di Blavatsky”[50]. Asserirà che nella capitale dell’impero ottomano sviluppò una feconda amicizia con un cantante lirico ungherese di nome Agardi Metrovitch, che il destino le fece incontrare per poterlo salvare da un tentativo di omicidio (di cui lei stessa sventerà il complotto)[51].

Qui avrebbe incontrato anche la contessa polacca Sof’ja Stanislavovna Potocka, che seguì in qualità di dama di compagnia nel corso delle visite effettuate nell’Eyalet d’Egitto, in Grecia ed Europa orientale[52]. Al Cairo avrebbe conosciuto lo studente d’arte statunitense Albert Leighton Rawson[53] – che scriverà più tardi diffusamente sulla cultura mediorientale – e insieme visitarono un mago Copto chiamato Paulos Metamon[54].

Un ritratto del maestro indiano Morya

Nel 1851 si sarebbe trasferita a Parigi dove fece visita a Victor Michal, un medico che praticava il mesmerismo e che la impressionò molto[55]. Da lì avrebbe preso la via dell’Inghilterra e a Londra incontrerà il misterioso indiano che le era già precedentemente apparso durante le sue visioni infantili, un iniziato all’Induismo che lei chiamò Morya. Scriverà diversi racconti, l’uno in contraddizione con l’altro, sull’avvenimento (in alcune versioni lo avrebbe incontrato a Ramsgate); sosterrà che l’uomo gli affidò una missione speciale, invitandola a recarsi quanto prima in Tibet e asserendo che quella avrebbe dovuto essere la meta finale della sua attuale esistenza[56].

Intraprese quindi il suo cammino verso il continente asiatico attraversando le Americhe; si dirigerà in Canada nell’autunno del 1851. Ispirata dai romanzi di James Fenimore Cooper andrà in cerca delle comunità dei nativi americani nel Québec, nella speranza di trovare i loro sacerdoti-maghi; venne invece derubata da loro: attribuirà questo cattivo comportamento all’influenza corruttrice dei missionari cristiani[57].

Si diresse quindi verso a Sud a New Orleans, in Texas, nel Messico per finire sulle Ande, prima di essere trasportata via nave dalle Indie occidentali a Ceylon britannicoe poi a Mumbai[58]; trascorrerà 2 anni nel subcontinente indiano, presumibilmente seguendo le istruzioni contenute nelle lettere che Morya le inviava periodicamente[59]. Tentò di entrare nel Tibet, ma ciò gli sarà impedito dall’amministrazione britannica[60].

Cercherà quindi di ritornare nel continente europeo; sopravviverà a un naufragio avvenuto all’altezza del Capo di Buona Speranza prima di arrivare in Inghilterra nel 1854; a causa della guerra di Crimea in pieno svolgimento si troverà ad affrontare l’ostilità degli inglesi nella sua qualità di cittadina russa[61]. Qui avrebbe quindi lavorato come concertista alla Royal Philharmonic Society[62].

Riattraverserà l’oceano Atlantico in direzione degli Stati Uniti d’America; visiterà New York (dove reicontrerà Rawson), prima di visitare Chicago, Salt Lake City e San Francisco: da qui partirà per il Giappone[63]. Trascorrerà poi diverso tempo nel Kashmir, in Ladakh e nella Company Raj, prima di intraprendere un secondo tentativo di entrare in Tibet[64]; questa volta sarebbe stata coronata dal successo. Era il 1856 ed era accompagnata da un membro dello sciamanesimo appartenente ai Tartari che stava tentando di raggiungere la Siberia e che – in quanto cittadina russa – credeva che Helena potesse aiutarlo[65].

Fece alcuni viaggi che riprese nel 1865 dopo una breve pausa nella sua nazione natale. Nella sua breve parentesi italiana ebbe modo di conoscere Garibaldi, col quale partecipò alle battaglie di Monterotondoe di Mentana[66]. Nella battaglia di Mentana venne trafitta da due pallottole al torace. Creduta morta, venne gettata in una fossa comune. Venne salvata da alcuni non ben identificati maestri.[67] Indi continuò a girovagare per il mondo.

Maturità

Nel 1875 a New York fondò la Società Teosofica con Henry Steel Olcott, William Quan Judge e altri associati. Così Madame Blavatsky scrisse dei libri sulla religione che fecero conoscere al mondo le sue conoscenze nella materia, ma anche sul mondo esoterico, conosciuto tramite i libri del nonno durante l’adolescenza. Nel 1880, durante un suo viaggio a Ceylon, Madame Blavatsky e Henry Steel Olcott divennero ufficialmente buddhisti[68].

Nel corso del suo soggiorno americano Elena si sposò una seconda volta (senza che il primo matrimonio fosse stato annullato), in un periodo difficile in cui aveva bisogno di sostegno. Anche questo matrimonio, tuttavia, non fu consumato, e si concluse rapidamente. Per il resto della sua vita, accanto a lei troviamo altre donne, anche aristocratiche, che univano il ruolo di compagna a quello di mecenate. Dopo una breve parentesi in India, dove nell’ottobre del 1884 riferì del maestro Hilarion (scrivendo il suo nome Hillarion), asserendo essere questi recentemente scomparso, nell’agosto del 1890 fondò l'”Inner Circle” di 12 discipline.

Si stabilì infine a Londra, ma sofferente di problemi cardiaci e reumatismi, una banale influenza la portò alla morte l’8 maggio del 1891. Il suo corpo venne cremato. Il New York Times in tempi recenti scrisse di lei: «Helena Petrovna Blavatsky … ha avuto un cattivo servizio da parte della stampa fin dal suo primo apparire come organizzatrice della Società teosofica… Una delle grandi donne libere della sua epoca – non poté che attirare il disprezzo e critiche infuocate su ogni sua azione o parola, specialmente quando pretese di poter sfidare impunemente le più salde ortodossie dell’epoca. Ancora oggi, gente che non ha mai letto un rigo dei suoi scritti, continua ad avere l’adamantina convinzione che essa fosse una visionaria o una maniaca…»[69]

Citata più volte come massone, ricevette nel 1877 da John Yarker un Certificato di appartenenza al Rito di Adozione[70].

Opere

Helena Blavatsky in età avanzata

Tra i suoi libri vi sono:

Iside svelata (Isis Unveiled, a master key to the mysteries of ancient and modern science and theology, 1877)
edito in italiano da Armenia e da Edizioni Teosofiche.

Un’isola di mistero
edito in italiano da L’Età dell’Acquario.

Dalle caverne e dalle giungle dell’Indostan (From the Caves and Jungles of Hindostan, 1879-80) testo in lingua originale
edito in italiano da L’Età dell’Acquario.

La dottrina segreta (The Secret Doctrine, the synthesis of Science, Religion and Philosophy, 1888) testo in lingua originale.

edito in italiano, sia nella “edizione di studio” (senza le discussioni con la scienza di quel tempo), e sia in edizione integrale in otto volumi, entrambe da Edizioni Teosofiche Italiane.

La voce del silenzio (The Voice of the Silence, 1889) testo in lingua originale edito in italiano da Edizioni Teosofiche Italiane e da BIS Edizioni.

La chiave alla teosofia (The Key to Theosophy, 1889) testo in lingua originale edito in italiano da Edizioni Teosofiche Italiane e da Astrolabio.

Raja Yoga o Occultismo
Raccolta di articoli pubblicati in origine sulle riviste Lucifer e Theosophist, edito in italiano da Astrolabio (1981).

Le stanze di Dzyan
si tratta della versione tradotta in italiano dell’omonimo manoscritto redatto dalla Blavatsky e citato ne La dottrina segreta.

Nightmare Tales (1892)

Personal Memoirs of H. P. Blavatsky. Autobiographic notes compiled by Mary K. Neff (1937)

I suoi numerosi articoli sono stati raccolti nell’opera Collected Writings of H. P. Blavatsky, serie di 15 volumi (compreso l’indice)
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SATANISMO

Illustrazione di Martin van Maële sul Sabba, nell’edizione del 1911 di La Sorcière, di Jules Michelet.

Satanismo è un termine generale che ricopre un’ampia gamma di significati, principalmente letterari, artistici, poetici, religiosi e filosofici, che hanno come punto di riferimento la figura di Satana, inteso e rappresentato in numerosi modi, non necessariamente biblici; talvolta come un simbolo o un archetipo, altre volte come un personaggio immaginario, e ancora come un essere realmente esistente.

Originariamente indicava un genere immaginativo poetico-letterario, con iconografie caratteristiche, attestato per la prima volta come fenomeno letterario nell’ambito della letteratura inglese del romanticismo nel XIX secolo; diffusosi poi in Europa, si ritrova anche in alcuni autori del decadentismo come Percy Bysshe Shelley, George Gordon Byron, Oscar Wilde, Charles Baudelaire e vari altri[1].

Storia

Età antica

(EN)«Satan’s ancestry is the result of an elaborate cross-breeding of traditions that has spanned millennia.»(IT)«L’ascendenza di Satana è il risultato di un elaborato incrocio di tradizioni che è durato millenni.»
(Mathews, p. 1)

La figura occidentale di Satana o del demonio risale a numerosi secoli antecedenti rispetto alla nascita della cultura giudaico-cristiana: si possono ritrovare le sue origini nella zona del Medio Oriente, in particolare nelle mitologie e religioni del Vicino Oriente antico, mesopotamiche, egizia, zoroastriana, caldea e cananea, caratterizzate da un pantheon o dalla credenza in divinità o spiriti malvagi e crudeli, ma anche neutrali o associati a catastrofi naturali (si confronti con Seth)[2][3].

Fu principalmente a causa dell’influenza zoroastriana sull’élite ebraica di Gerusalemme, avvenuta durante l’esilio babilonese, che l’ebraismo del Secondo Tempio iniziò a sviluppare una complessa teologia morale sul dualismo dell’eterna lotta tra bene e male, le cui tracce si possono abbondantemente ritrovare nell’apocalittica giudaica e nel giudaismo enochico (corrente di pensiero ebraica a cui vanno attribuiti numerosi apocrifi dell’Antico Testamento)[4].

L’influenza zoroastriana e caldea tuttavia fu molto importante anche per il passaggio dal concetto di Sheol a quello dell’Inferno (insieme alla visione greca del Regno dei Morti), del giudizio divino, della punizione per i malvagi, dell’identificazione del male con il serpente[2], e, infine, con la nascita della demonologia nell’ebraismo rabbinico[5].

Nel Tanakh e nell’ebraismo del Secondo Tempio

Il Tanakh o “Bibbia ebraica” è molto povero di riferimenti a Satana (viene citato solo quattro volte)[6], e comunque viene relegato ad un ruolo minore nei pochi libri in cui compare[2]. La maggior parte dei demoni che vengono citati sono in realtà delle divinità presenti nei pantheon cananei ed egizi, che sono stati “demonizzati” in seguito alla divisione degli antichi israeliti dal popolo di Canaan e dalle altre popolazioni che all’epoca risiedevano in Palestina e nel Levante, per ragioni di carattere nazionalistico e indipendentista[7][8][9][10].

Nonostante Satana venisse già citato nel libro di Zaccaria, il primo manoscritto biblico in cui Satana fa la sua vera comparsa è il libro di Giobbe, uno dei testi prodotti dalla corrente del giudaismo sapienziale, la quale, così come gli apocalittici, cercava un modo per spiegare l’origine del male e la sofferenza umana[4].

Illustrazione del libro di Giobbe da un manoscritto miniato (1200).
Nell’immagine sono presenti Giobbepiagato e due diavoli che gli si avvicinano.

La figura di Satana, nel Libro sacro, è spiegata mirabilmente da Gregorio Magno nei Moralia in Iob.

L’esempio ebraico si esplica nello Tanakh e svolge sempre il ruolo di angelo subordinato a Dio ed esegue gli ordini di quest’ultimo, senza mai ribellarsi. L’interpretazione teologica che vede Satana nel serpente di Genesi è in realtà molto tardiva, e non venne formulata dagli ebrei ma dai cristiani, che ancora oggi utilizzano questo modo di considerare il suddetto animale nel mito in questione. Sta di fatto però che nella cultura ebraica il serpente non ha nessun significato particolare[2].

Dopo la scomparsa della corrente apocalittica giudaica e la fine del periodo del Secondo Tempio, i cui unici rimasugli furono le sette del giudeo-cristianesimo e una minore influenza sull’ebraismo rabbinico[11], gli ebrei rabbinici abbandonarono le idee apocalittiche e tornarono a considerare l’esistenza di un esclusivo Dio benevolente, usando come basi gli insegnamenti dei rabbini del Talmud, e l’impossibilità di ribellione da parte degli angeli, in quanto creati senza peccato[12]. Nonostante ciò le tradizioni ebraiche su Samael, che comprendono racconti e leggende riportati nell’Aggadah (ereditate anche dai cristiani) e le spiegazioni sull’esistenza del male presenti nella Qabbalah continuarono in momenti diversi a far riemergere la figura di un angelo ribelle. Tuttavia, nell’ebraismo il diavolo (costruito soprattutto su religioni e tradizioni straniere) rimane un’allegoria delle inclinazioni o comportamenti negativi che fanno parte della natura umana[12].

Nel Nuovo Testamento

Raffigurazione del Leviatano dalla Miscellanea ebraica del Nord della Francia. 1278 circa.

Il Nuovo Testamento presenta Satana, o il diavolo, molto più di frequente rispetto al Tanakh, in una maniera del tutto nuova e assolutamente negativa di questo personaggio[2]. Egli acquisisce un ruolo molto importante nelle narrazioni su Gesù come suo tentatore o accusatore. Viene inoltre associato a numerosi demoni-divinità straniere del Tanakh, come Baal o Beelzebub[13], e a figure mostruose della mitologia ebraica, come il Leviatano, soprattutto nell’Apocalisse di Giovanni.

Il Nuovo Testamento contiene una sorprendente agitazione di forze demoniache. Nel cristianesimo, Satana assume definitivamente il ruolo di spirito maligno e portatore dell’oscurità, contrapposto al Dio buono della luce, in questo caso Ahura Mazdā[2][14][15].

Ahreman scritto in medio persiano, presente nel Libro Pahlavi.

Nel giudeo-cristianesimo, prodotto del giudaismo enochico così come l’essenismo e influenzato anche da quest’ultimo (cfr. Rotoli del Mar Morto)[12][16], Satana assume definitivamente negli scritti evangelici lo stesso ruolo che Angra Mainyu ricopre nello zoroastrismo, cioè di spirito maligno e portatore dell’oscurità contrapposto al Dio buono della luce, in questo caso Ahura Mazdā[2][14][15].

vangeli hanno contribuito enormemente a costruire una identità malvagia vera e propria di Satana, attribuendogli la totalità del male[16], molto distinta dal suo ruolo di angelo obbediente inviato da Dio, come invece era raffigurato nel Tanakh[2].

Età apostolica e patristica

Il primo scrittore cristiano a identificare il serpente della Genesi con Satana fu probabilmente Giustino, nei capitoli 45 e 79 del Dialogo con Trifone, mentre altri padri della Chiesa a menzionare questo punto di vista furono Tertulliano e Teofilo di Antiochia[16].

Ulteriori interpretazioni errate cristiane sul Tanakh riguardo alla presenza o riferimenti a Satana sono ad esempio il passo biblico 14,12-15 del libro di Isaia, nel quale viene citata la “stella del mattino”, cioè il pianeta Venere, che però in questo contesto diventa una metafora per la sconfitta del sovrano babilonese Nabucodonosor II, nemico degli israeliti, presente anche lui nel medesimo capitolo[2].

Nabucodonosor, dipinto di William Blake, 1795-1805, Tate Britain

Questa interpretazione cristiana e la sua erroneità va attribuita a san Girolamo, che tradusse, verso il 408[17], la Bibbia dal greco al latino, quindi dal termine Φωσφόρος(Phosphoros, cioè “portatore della luce”) dedusse quello di Lucifer (“Lucifero”), il quale era già ricco di significati e proveniente da una tradizione letteraria e mitologica greco-romana affermata, che lo metteva in relazione con il leggendario Prometeo[2]. A causa di questa traduzione, la Vulgata, ma più che altro della sua interpretazione letterale, nella quale Girolamo considerava la “stella del mattino” di Isaia un angelo ribelle che cade dal cielo, egli pensò che si riferisse a Satana, e non al sovrano Nabucodonosor II, facendo entrare il termine “Lucifero” nel linguaggio cristiano come uno dei nomi di Satana.

Allo stesso modo anche altri passi del Tanakh; ad esempio il 28,14-15 del libro di Ezechiele viene interpretato dai cristiani come un riferimento a Satana, perché narra di un cherubino che, nonostante la sua perfezione, cadde in disgrazia. Il passo in questione, insieme all’intero capitolo, è però riferito al re di Tiro[18].

La concezione dualistica tra bene e male del paleocristianesimo venne influenzata anche dal contrasto tra materia e spirito dell’orfismo e platonismo greci[19]. Già dal 94-97 i cristiani del Mediterraneo concepivano Satana come un antagonista il cui obbiettivo è di condurre la cristianità alla dannazione. Ignazio di Antiochia affermava nelle sue lettere che Satana regna sul mondo da quando quest’ultimo è nato e che, grazie all’incarnazione di Gesù e all’imminente parousia, la fine del suo dominio sarebbe arrivata molto presto.

È chiaro quindi che Ignazio, così come la stragrande maggioranza dei successivi padri della Chiesa e leader cristiani, prendeva la Bibbia alla lettera invece di interpretarla. Ad ogni modo, le opere di Ignazio sono importanti dal punto di vista linguistico, poiché egli utilizza per primo per riferirsi a Satana la parola ἄρχων (“arconte”)[19], termine che avrebbe assunto un particolare significato nello gnosticismo.

L’insistenza di Ignazio per Satana era dovuta al suo continuo e incessante pensiero verso il martirio, ed era tale da considerare persino un’iniziativa ecclesiastica priva dell’autorizzazione di un vescovo come un atto effettuato da un adoratore del diavolo[12]. In seguito venne bollata come un’opera di Satana la comparsa di scismatici ed eretici, contro i quali la Chiesa pronunciava anatemi sull’impossibilità di raggiungere il regno di Dio[20][21][22]. Dopo il I secolo diventò una misura standard da parte della Chiesa, accusare gli eretici o gli eterodossi di essere alla mercé del diavolo.[23]

Età moderna e contemporanea

Illustrazione dal Compendium maleficarum (1620 circa)

Le origini dei movimenti culturali e filosofici aventi come culto la figura di Satana non possono essere fatte risalire anteriormente al XIX secolo:[24] in particolare, secondo Dawn Perlmutter, la nascita del Satanismo inteso come fenomeno religioso potrebbe essere fatta risalire alla figura di Aleister Crowley e ai suoi scritti.[25]

A cominciare dal XV secolo si era tuttavia diffusa la credenza, in ambito cristiano, dell’esistenza di fenomeni organizzati di devozione a Satana, che furono pesantemente condannati in opere sulla stregoneria quali il Malleus maleficarum (1486 circa) e il Compendium maleficarum (1620 circa)[26]. I movimenti aventi come culto la figura di Satana hanno avuto sorti alterne di repressione e di revivescenza «a partire dai tempi di Luigi XIV, alla cui corte vengono celebrate le prime messe nere per ottenere favori e vantaggi materiali[26] fino al Satanismo contemporaneo, che nasce con Aleister Crowley, un facoltoso inglese vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, che dedicò la sua vita all’occultismo. Crowley fondò la prima congregazione satanista della storia, a cui nel 1911 fornì un’abbazia a Cefalù, in Italia, dove Crowley visse per qualche anno.

Nella storia del Satanismo rivestono grande importanza le figure del regista underground di Hollywood Kenneth Angaer e del suo amico Anton Szandor LaVey(pseudonimo di Howard Stanton Levey (1930-1997)), fondatori del Magic Circle nel 1961 e della Chiesa di Satana nel 1966[27].

Nel 1966 il californiano Anton LaVey fondò a San Francisco la Chiesa di Satana, diffondendo questo culto prima negli Stati Uniti e, successivamente, in Europa, durante il periodo della cosiddetta controcultura[26]. In questo contesto venne proposto il “mito” dell’esistenza di un “Satanismo antico” che andava recuperato al fine di generare un autentico “Satanismo moderno”. La stessa biografia “leggendaria” di Anton LaVey è oggi messa in discussione.[28]

Nel 1975 Michael Aquino, il quale aveva aderito nel 1969 alla Chiesa di Satana fondata da LaVey, se ne distaccò per fondare un movimento satanista alternativo, il Tempio di Set.[28] Il tramonto della controcultura ha progressivamente ridotto il proselitismo delle Chiese sataniche anche se non ha ridotto l’interesse per il Satanismo. Durante gli anni ottanta negli Stati Uniti d’America, in Canada e in Europa le autorità pubbliche, allarmate da una serie di episodi criminali, sospetti o presunti rinvenimenti di sacrifici umani o animali, nonché da numerose testimonianze di psicoterapeuti che riferivano di abusi satanici durante l’infanzia da parte di loro pazienti, nonché testimonianze di bambini maltrattati, hanno avviato una serie di indagini coinvolgendo le chiese sataniste e creando “allarme sociale” intorno ai loro culti. David G. Bromley[29] evidenzia tuttavia che non vi è alcuna prova del coinvolgimento della Chiesa di Satana e del Tempio di Set in questi presunti accadimenti, i quali, peraltro, sono stati frequentemente via via spiegati diversamente. Questi accadimenti, occorsi negli anni ottanta, hanno ridotto drasticamente, sempre secondo David G. Bromley, la diffusione delle Chiese di Satana.[29]

Caratteristiche del Satanismo

Il Satanismo in senso stretto è un movimento che ha come perno della propria filosofia il culto di Satana, e ne fa il punto di riferimento principale della sua ritualità.

Secondo lo scrittore decadente Joris Karl Huysmans (1848-1907), il Satanismo è un atteggiamento che «consiste in una pratica sacrilega, in una ribellione morale, in un’orgia spirituale, in un’aberrazione per nulla ideale e cristiana; risiede anche in un godimento temperato dal timore… la gioia proibita di trasferire a Satana gli omaggi e le preghiere dovute a Dio; consiste nell’inosservanza dei precetti cattolici che vengon seguiti all’incontrario, commettendo, per oltraggiare più gravemente Cristo, i peccati che egli ha più espressamente maledetti: la contaminazione del culto e l’orgia carnale»[30].

Movimenti e sette sataniche

Esistono differenti tipi di movimenti e sette sataniche.[31] Il sociologo delle religioni Massimo Introvigne e il CESNUR hanno classificato diverse tipologie di satanismo.[32]

Dalla varie sette, Satana viene concepito in diverse maniere: come archetipo di uno stato di coscienza superiore dell’uomo (Satanismo gnostico), che talora tende verso l’ateismo materialista (Satanismo razionalista); come una divinità a tutti gli effetti (Satanismo luciferiano e spirituale), o come un’entità spirituale preternaturale (Satanismo occultista).[senza fonte]

Satanismo occultista

Il satanismo occultista rappresenta la corrente più “nera” del Satanismo, comprendendo quel particolare percorso denominato “via della mano sinistra” che per secoli è stato concepito, appreso e trasmesso su base individuale.[senza fonte] Il Satanismo tradizionale è occultista proprio poiché segue il sentiero oscuro tracciato dalla via della mano sinistra, che è molto legato all’uso della magia nera[33], la quale assorbe molti concetti proposti dalle divulgazioni di John Milton, Eliphas Lévi e Aleister Crowley.

Croce rovesciata (o di San Pietro), simbolo sia anticlericale che dell’anticristo molto usato nell’ambito del Satanismo

Bafometto, di Eliphas Lévi. Simbolo esoterico e magico collegato al Satanismo

Il Satanismo occultista rappresenta la corrente più tradizionale ed ha una forte connotazione di stampo anticlericale. In questa corrente Satana viene considerato in grado di premiare chi si schiera con lui. Gli adepti tengono ben presente il racconto riportato dalla Bibbia giudeo-cristiana che descrive Satana come “principe delle tenebre”, “angelo caduto” o “anticristo”, e ne fanno un uso stereotipato del loro antagonismo. Tra i vari satanisti presenti sul territorio italiano, soprattutto a Torino[32], la tendenza comune è quella di venerare Satana compiendo rituali magici finalizzati ad ottenere il suo aiuto e la sua protezione[34].

Il Satanismo tradizionale occultista è quello che può contare sul maggior numero di adepti. In questo ambito Satana è venerato come un’entità spirituale antica, non malvagia, in grado di dare conoscenze occulte e poteri terreni ai maghi più preparati.[senza fonte] La ritualistica occultista è molto complessa e ha molte fonti, come ad esempio la Clavicula Salomonis, il Grimorium Verum, o la Cabala ermetica. Questa corrente pratica l’oscura via dell’Ars goetia. Il satanismo tradizionale occultista opera anche sul piano sociale, andando contro le sovrastrutture consuete della società, dal monoteismo al materialismo, passando per tutti quei riti, considerati vuoti e inutili, del cerimoniale religioso odierno. Gli occultisti nei loro rituali trattano con demoni di varia natura, riconosciuti dalle caratteristiche peculiari di ognuno, che spesso sono opposte a quelle rivelate dalle religioni monoteiste.[senza fonte]

Il panorama italiano dei satanisti occultisti si concentra soprattutto nel torinese,[35] dove tra i tanti, dal 2013 è presente il Tempio di Satana.[35] Alla corrente occulta del satanismo appartengono i seguaci del Tempio di Set di Michael Aquino, il quale, ex sostenitore dell’ateismo materialista propinato dalla Chiesa di Satana di Anton LaVey, si rese protagonista di uno scisma da quest’ultima, per concepire una visione più concreta di Satana, riconoscendolo come essere reale. A questa corrente di satanismo appartiene anche l’Ordine dei Nove Angoli che è stato il primo gruppo a descrivere il suo occultismo come “Satanismo tradizionale” nel suo Libro Nero di Satana, pubblicato nel 1984, e che rappresenta il gruppo più estremo di tale corrente.[senza fonte]

Satanismo razionalista (o ateo)

Logo della Chiesa di Satana

Il satanismo razionalista nasce negli anni sessanta per opera del musicista Anton S. LaVey, che, attraverso La Bibbia Satanica, tentò di dare un fondamento razionale e compiuto alla sua visione del Satanismo. LaVey è stato il fondatore della Chiesa di Satana.[36]

Il satanismo razionalista è ateo ed è concepito in chiave estremamente materialista, edonista, anticristiana e umanista: i suoi adepti, pur non credendo in alcuna divinità, adottano il nome “Satana” — considerato il “ribelle” contro il dio cristiano, e dunque, Satana viene visto semplicemente come una figura emblematica di ribellione contro il sistema di valori cristiani — in contrapposizione alla dottrina cristiana, che ritengono essere oscurantista, in quanto mortificherebbe l’uomo togliendogli ogni valore. I razionalisti propongono una visione antropocentrica della realtà.[31]

Satanismo spirituale (o teista)

Pentacolo rovesciato, uno dei simboli più comuni nel satanismo

Il satanismo spirituale nasce nei primi anni duemila con la creazione del sito internet Joy of Satan (abbreviato: JoS) per opera di Andrea Herrington (nota anche come “Maxine Dietrich”),[37] moglie di Clifford Herrington,[37] entrambi militanti del Partito Nazista Americano,[37] un’organizzazione neonazista,[37][38] neofascista,[37][38] antisemita[37][38] e omofoba[37][38] che promuove la segregazione razziale e la supremazia della razza bianca negli Stati Uniti,[37][38] iscritta all’Unione Mondiale dei Nazional-Socialisti; la dottrina di JoS è quasi completamente basata sull’ideologia del Partito,[37] eccetto che per una maggiore enfasi sul rifiuto delle religioni abramitiche,[39] una forte componente antiebraica[39]e anticristiana,[39] e la conseguente simpatia per le religioni pagane, in particolare le religioni sumero-babilonesi, e per un estremo monoteismo sincretistico secondo il quale Satana sarebbe da identificare con tutte le divinità pagane delle religioni antiche non più esistenti, che, secondo JoS, sarebbero state occultate dagli ebrei;[39] nello specifico, Satana viene spesso identificato da JoS con il dio sumero Enki[39] e con Melek Taus,[39] dio degli Yazidi (quest’ultimo per influsso degli scritti di LaVey).[39]

La dottrina di JoS, che si ispira alla mitologia sumero-babilonese e la riformula a proprio piacimento, mescolandola al razzismo scientifico di derivazione nazista e ad un’ampia gamma di teorie del complotto di vario genere[39] (complotto giudaico, alieni, antichi astronauti, rettiliani, ecc.)[39], in particolare quelle degli scrittori complottisti David Icke e Zecharia Sitchin,[39] sostiene che l’universo sia invischiato in una battaglia cosmica tra una razza di “alieni illuminati”[39] e una di alieni malvagi, i rettiliani.[39] Enki (Satana), uno degli alieni buoni, fu colui il quale “creò” insieme ai suoi collaboratori la razza umana formata solo da esseri umani “nordico-ariani”[39] sul pianeta Terra, attraverso un processo di ingegneria genetica e le diede la conoscenza.[39] I rettiliani invece crearono gli ebrei,[39] combinando il loro DNA con quello di alcuni animali semi-umanoidi.[39] Dopo che gli alieni buoni lasciarono la Terra più di diecimila anni fa, gli ebrei, in quanto discendenti dei rettiliani, crearono delle false religioni per nascondere la verità, incluso il cristianesimo;[39] attraverso queste religioni, gli ebrei-rettiliani avrebbero demonizzato gli alieni buoni, instaurando un clima di terrore, specie la fobia per la sessualità, per poter controllare e “programmare” gli umani nordico-ariani.[39] Tuttavia, Enki (Satana) si sarebbe rivelato direttamente ad Andrea Herrington tramite il Black Book of Satan,[39] per poter fondare il sito Joy of Satan e affinché i suoi adepti “collaborino direttamente con Satana”[39] attraverso meditazione, rituali per evocare demoni e magia sessuale.[39]

Un’altra organizzazione italiana di satanisti spirituali è l’Unione Satanisti Italiani (USI), fondata nel 2010 da Jennifer Crepuscolo. La dottrina dell’organizzazione pone una forte enfasi sulla libertà individuale e spirituale dei fedeli rispetto a istituzioni e organizzazioni di qualunque religione, comprese quelle sataniste, con la sola eccezione dei satanisti “acidi”: l’USI non pratica “messe nere”, sacrifici animali o altre azioni contrarie alle leggi oppure offensive verso altri credi.[40] Nel 2014 un gruppo dissidente guidato da Giulia Conti si è separato dall’USI e ha fondato il movimento Satanismo Razionalista, che abbraccia il satanismo di LaVey.[41]

Satanismo gnostico

Il satanismo gnostico[42] è una corrente spesso confusa con il Luciferismo;[43] in questo ambito Satana non è visto come il malefico descritto nella Bibbia, ma come una divinità che ha dato all’uomo la capacità di evolversi e tornare al suo stato divino originario. Prende molti concetti dalle dottrine dello gnosticismo, anche se rinnega la visione gnostica del mondo materiale inteso come una prigione da cui fuggire. Il fondatore di questa corrente, Dean Joseph Martin, riordinò tutta una serie di idee riferendosi agli aspetti religiosi mistici del pitagorismo, dello gnosticismo, dell’ermetismo e della Cabala esoterica.

Il tratto distintivo di questo lavoro di riordino e di unione di idee in apparenza dissimili tra loro è anche la principale chiave di lettura della corrente gnostica: ovvero che sia spiegabile anche il cosiddetto “dio” o “soprannaturale” con lo studio e le leggi scientifiche, in quanto parte di una realtà superiore, ma non per questo priva di logica, anzi strettamente soggetta alle leggi scientifiche. Si prefigge l’evoluzione dell’uomo fino al ritorno a uno stato di divinità, da cui proviene, utilizzando gli strumenti di cui è stato dotato, e che Satana ha contribuito a rendere utilizzabili concretamente. L’ignoranza, intesa come mancanza di conoscenza, è vista come un vero e proprio peccato, una condizione da cui l’uomo deve riscattarsi mediante lo studio e la conoscenza in senso lato, che si ottengono con il costante ragionamento sia sulle esperienze spirituali, sia su quelle fisiche. La vita stessa è intesa come una sorta di aula di studio, le cui esperienze sono una fonte inestimabile di conoscenza ed illuminazione. Vita che quindi, secondo il Satanismo gnostico, va vissuta pienamente, senza condizionamenti esterni quali superstizioni o convenzioni sociali, ma nel rispetto di se stessi, degli altri e della legalità. Alcuni di questi principi del Satanismo gnostico risultano, quindi, molto simili a quelli della corrente razionalista di LaVey, per il quale Martin ammise sempre di avere rispetto e ammirazione. L’organizzazione satanista gnostica di riferimento è il capitolo italiano del TST (The Satanic Temple), che ha la sua sede a Torino.[44].

Satanismo luciferiano

In questo contesto del satanismo è più corretto parlare di “Luciferismo” in quanto qui si collocano la figura e il culto di Lucifero, considerato nella dottrina catara, l’angelo che era stato ingiustamente cacciato dal Cielo e di cui si attendeva il ritorno in Terra. Lucifero viene venerato come principio del “bene” in opposizione al dio del male e creatore del mondo: il Demiurgo. Questo perché Dio ha voluto negare agli uomini la conoscenza, che invece ha offerto Lucifero sotto forma di serpente dell’Eden. Lucifero, per inciso, non viene neanche identificato come Satana, bensì come l’Eone della Conoscenza, chiamato anche Sophia.[45] Gli aderenti a questa corrente, detti luciferiani,[46] non si definiscono neppure satanisti; proclamano che la salvezza si raggiunge tramite la conoscenza che viene ostacolata dai dogmi e dalla “cieca” fede. Un esempio di Luciferismo venne fornito dalla Process Church of the Final Judgment,[32] fondata negli anni sessanta dall’inglese Robert De Grimston (oggi scomparsa). Oggi il Luciferismo è rappresentato da due congregazioni strutturate: la Greater Church of Lucifer[47] e la Neo-Luciferian Church[48].

Satanismo acido

In questo contesto sarebbe più appropriato e corretto parlare di “Acidismo”, poiché più che una corrente satanica, questo è in realtà un fenomeno del tutto indipendente dal movimento satanista, da interpretare e connettere più propriamente alla sottocultura giovanile; ossia a quei gruppi di giovani disadattati, dediti a episodi criminosi di vario tipo, tra cui: le azioni violente, la profanazione di cimiteri, l’abuso e lo spacciodi sostanze stupefacenti,[49][50] che loro dichiarano di compiere nel nome di “Satana” e contro il dio cristiano.[32]

In Italia un gruppo di tal natura furono le cosiddette Bestie di Satana, una banda criminale giovanile dedita alla pratica di pseudo-messe nere e omicidi rituali, ispirata proprio all’Acidismo[51]. Analogamente, negli Stati Uniti d’America e in altri Paesi, criminali solitari e leader carismatici come Ricky Kasso e Charles Manson rientrano nei diversi casi di notorietà mediatica dedicati a tale subcultura[49].

LA CHIESA DI SATANA

Satanismo

Illustrazione di Martin van Maële sul Sabba, nell’edizione del 1911 di La Sorcière, di Jules Michelet.

Satanismo è un termine generale che ricopre un’ampia gamma di significati, principalmente letterari, artistici, poetici, religiosi e filosofici, che hanno come punto di riferimento la figura di Satana, inteso e rappresentato in numerosi modi, non necessariamente biblici; talvolta come un simbolo o un archetipo, altre volte come un personaggio immaginario, e ancora come un essere realmente esistente.

Originariamente indicava un genere immaginativo poetico-letterario, con iconografie caratteristiche, attestato per la prima volta come fenomeno letterario nell’ambito della letteratura inglese del romanticismo nel XIX secolo; diffusosi poi in Europa, si ritrova anche in alcuni autori del decadentismo come Percy Bysshe Shelley, George Gordon Byron, Oscar Wilde, Charles Baudelaire e vari altri[1].

Storia

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia degli ebreiStoria di Israele e Storicità della Bibbia.

Età antica

(EN)«Satan’s ancestry is the result of an elaborate cross-breeding of traditions that has spanned millennia.»(IT)«L’ascendenza di Satana è il risultato di un elaborato incrocio di tradizioni che è durato millenni.»
(Mathews, p. 1)

La figura occidentale di Satana o del demonio risale a numerosi secoli antecedenti rispetto alla nascita della cultura giudaico-cristiana: si possono ritrovare le sue origini nella zona del Medio Oriente, in particolare nelle mitologie e religioni del Vicino Oriente antico, mesopotamiche, egizia, zoroastriana, caldea e cananea, caratterizzate da un pantheon o dalla credenza in divinità o spiriti malvagi e crudeli, ma anche neutrali o associati a catastrofi naturali (si confronti con Seth)[2][3].

Fu principalmente a causa dell’influenza zoroastriana sull’élite ebraica di Gerusalemme, avvenuta durante l’esilio babilonese, che l’ebraismo del Secondo Tempio iniziò a sviluppare una complessa teologia morale sul dualismo dell’eterna lotta tra bene e male, le cui tracce si possono abbondantemente ritrovare nell’apocalittica giudaica e nel giudaismo enochico (corrente di pensiero ebraica a cui vanno attribuiti numerosi apocrifi dell’Antico Testamento)[4].

L’influenza zoroastriana e caldea tuttavia fu molto importante anche per il passaggio dal concetto di Sheol a quello dell’Inferno (insieme alla visione greca del Regno dei Morti), del giudizio divino, della punizione per i malvagi, dell’identificazione del male con il serpente[2], e, infine, con la nascita della demonologia nell’ebraismo rabbinico[5].

Nel Tanakh e nell’ebraismo del Secondo Tempio

Il Tanakh o “Bibbia ebraica” è molto povero di riferimenti a Satana (viene citato solo quattro volte)[6], e comunque viene relegato ad un ruolo minore nei pochi libri in cui compare[2]. La maggior parte dei demoni che vengono citati sono in realtà delle divinità presenti nei pantheon cananei ed egizi, che sono stati “demonizzati” in seguito alla divisione degli antichi israeliti dal popolo di Canaan e dalle altre popolazioni che all’epoca risiedevano in Palestina e nel Levante, per ragioni di carattere nazionalistico e indipendentista[7][8][9][10].

Nonostante Satana venisse già citato nel libro di Zaccaria, il primo manoscritto biblico in cui Satana fa la sua vera comparsa è il libro di Giobbe, uno dei testi prodotti dalla corrente del giudaismo sapienziale, la quale, così come gli apocalittici, cercava un modo per spiegare l’origine del male e la sofferenza umana[4].

Illustrazione del libro di Giobbe da un manoscritto miniato (1200).
Nell’immagine sono presenti Giobbepiagato e due diavoli che gli si avvicinano.

La figura di Satana, nel Libro sacro, è spiegata mirabilmente da Gregorio Magno nei Moralia in Iob.

L’esempio ebraico si esplica nello Tanakh e svolge sempre il ruolo di angelo subordinato a Dio ed esegue gli ordini di quest’ultimo, senza mai ribellarsi. L’interpretazione teologica che vede Satana nel serpente di Genesi è in realtà molto tardiva, e non venne formulata dagli ebrei ma dai cristiani, che ancora oggi utilizzano questo modo di considerare il suddetto animale nel mito in questione. Sta di fatto però che nella cultura ebraica il serpente non ha nessun significato particolare[2].

Dopo la scomparsa della corrente apocalittica giudaica e la fine del periodo del Secondo Tempio, i cui unici rimasugli furono le sette del giudeo-cristianesimo e una minore influenza sull’ebraismo rabbinico[11], gli ebrei rabbinici abbandonarono le idee apocalittiche e tornarono a considerare l’esistenza di un esclusivo Dio benevolente, usando come basi gli insegnamenti dei rabbini del Talmud, e l’impossibilità di ribellione da parte degli angeli, in quanto creati senza peccato[12]. Nonostante ciò le tradizioni ebraiche su Samael, che comprendono racconti e leggende riportati nell’Aggadah (ereditate anche dai cristiani) e le spiegazioni sull’esistenza del male presenti nella Qabbalah continuarono in momenti diversi a far riemergere la figura di un angelo ribelle. Tuttavia, nell’ebraismo il diavolo (costruito soprattutto su religioni e tradizioni straniere) rimane un’allegoria delle inclinazioni o comportamenti negativi che fanno parte della natura umana[12].

Nel Nuovo Testamento

Raffigurazione del Leviatano dalla Miscellanea ebraica del Nord della Francia. 1278 circa.

Il Nuovo Testamento presenta Satana, o il diavolo, molto più di frequente rispetto al Tanakh, in una maniera del tutto nuova e assolutamente negativa di questo personaggio[2]. Egli acquisisce un ruolo molto importante nelle narrazioni su Gesù come suo tentatore o accusatore. Viene inoltre associato a numerosi demoni-divinità straniere del Tanakh, come Baal o Beelzebub[13], e a figure mostruose della mitologia ebraica, come il Leviatano, soprattutto nell’Apocalisse di Giovanni.

Il Nuovo Testamento contiene una sorprendente agitazione di forze demoniache. Nel cristianesimo, Satana assume definitivamente il ruolo di spirito maligno e portatore dell’oscurità, contrapposto al Dio buono della luce, in questo caso Ahura Mazdā[2][14][15].

Ahreman scritto in medio persiano, presente nel Libro Pahlavi.

Nel giudeo-cristianesimo, prodotto del giudaismo enochico così come l’essenismo e influenzato anche da quest’ultimo (cfr. Rotoli del Mar Morto)[12][16], Satana assume definitivamente negli scritti evangelici lo stesso ruolo che Angra Mainyu ricopre nello zoroastrismo, cioè di spirito maligno e portatore dell’oscurità contrapposto al Dio buono della luce, in questo caso Ahura Mazdā[2][14][15].

vangeli hanno contribuito enormemente a costruire una identità malvagia vera e propria di Satana, attribuendogli la totalità del male[16], molto distinta dal suo ruolo di angelo obbediente inviato da Dio, come invece era raffigurato nel Tanakh[2].

Età apostolica e patristica

Il primo scrittore cristiano a identificare il serpente della Genesi con Satana fu probabilmente Giustino, nei capitoli 45 e 79 del Dialogo con Trifone, mentre altri padri della Chiesa a menzionare questo punto di vista furono Tertulliano e Teofilo di Antiochia[16].

Ulteriori interpretazioni errate cristiane sul Tanakh riguardo alla presenza o riferimenti a Satana sono ad esempio il passo biblico 14,12-15 del libro di Isaia, nel quale viene citata la “stella del mattino”, cioè il pianeta Venere, che però in questo contesto diventa una metafora per la sconfitta del sovrano babilonese Nabucodonosor II, nemico degli israeliti, presente anche lui nel medesimo capitolo[2].

Nabucodonosor, dipinto di William Blake, 1795-1805, Tate Britain

Questa interpretazione cristiana e la sua erroneità va attribuita a san Girolamo, che tradusse, verso il 408[17], la Bibbia dal greco al latino, quindi dal termine Φωσφόρος(Phosphoros, cioè “portatore della luce”) dedusse quello di Lucifer (“Lucifero”), il quale era già ricco di significati e proveniente da una tradizione letteraria e mitologica greco-romana affermata, che lo metteva in relazione con il leggendario Prometeo[2]. A causa di questa traduzione, la Vulgata, ma più che altro della sua interpretazione letterale, nella quale Girolamo considerava la “stella del mattino” di Isaia un angelo ribelle che cade dal cielo, egli pensò che si riferisse a Satana, e non al sovrano Nabucodonosor II, facendo entrare il termine “Lucifero” nel linguaggio cristiano come uno dei nomi di Satana.

Allo stesso modo anche altri passi del Tanakh; ad esempio il 28,14-15 del libro di Ezechiele viene interpretato dai cristiani come un riferimento a Satana, perché narra di un cherubino che, nonostante la sua perfezione, cadde in disgrazia. Il passo in questione, insieme all’intero capitolo, è però riferito al re di Tiro[18].

La concezione dualistica tra bene e male del paleocristianesimo venne influenzata anche dal contrasto tra materia e spirito dell’orfismo e platonismo greci[19]. Già dal 94-97 i cristiani del Mediterraneo concepivano Satana come un antagonista il cui obbiettivo è di condurre la cristianità alla dannazione. Ignazio di Antiochia affermava nelle sue lettere che Satana regna sul mondo da quando quest’ultimo è nato e che, grazie all’incarnazione di Gesù e all’imminente parousia, la fine del suo dominio sarebbe arrivata molto presto.

È chiaro quindi che Ignazio, così come la stragrande maggioranza dei successivi padri della Chiesa e leader cristiani, prendeva la Bibbia alla lettera invece di interpretarla. Ad ogni modo, le opere di Ignazio sono importanti dal punto di vista linguistico, poiché egli utilizza per primo per riferirsi a Satana la parola ἄρχων (“arconte”)[19], termine che avrebbe assunto un particolare significato nello gnosticismo.

L’insistenza di Ignazio per Satana era dovuta al suo continuo e incessante pensiero verso il martirio, ed era tale da considerare persino un’iniziativa ecclesiastica priva dell’autorizzazione di un vescovo come un atto effettuato da un adoratore del diavolo[12]. In seguito venne bollata come un’opera di Satana la comparsa di scismatici ed eretici, contro i quali la Chiesa pronunciava anatemi sull’impossibilità di raggiungere il regno di Dio[20][21][22]. Dopo il I secolo diventò una misura standard da parte della Chiesa, accusare gli eretici o gli eterodossi di essere alla mercé del diavolo.[23]

Età moderna e contemporanea

Illustrazione dal Compendium maleficarum (1620 circa)

Le origini dei movimenti culturali e filosofici aventi come culto la figura di Satana non possono essere fatte risalire anteriormente al XIX secolo:[24] in particolare, secondo Dawn Perlmutter, la nascita del Satanismo inteso come fenomeno religioso potrebbe essere fatta risalire alla figura di Aleister Crowley e ai suoi scritti.[25]

A cominciare dal XV secolo si era tuttavia diffusa la credenza, in ambito cristiano, dell’esistenza di fenomeni organizzati di devozione a Satana, che furono pesantemente condannati in opere sulla stregoneria quali il Malleus maleficarum (1486 circa) e il Compendium maleficarum (1620 circa)[26]. I movimenti aventi come culto la figura di Satana hanno avuto sorti alterne di repressione e di revivescenza «a partire dai tempi di Luigi XIV, alla cui corte vengono celebrate le prime messe nere per ottenere favori e vantaggi materiali[26] fino al Satanismo contemporaneo, che nasce con Aleister Crowley, un facoltoso inglese vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, che dedicò la sua vita all’occultismo. Crowley fondò la prima congregazione satanista della storia, a cui nel 1911 fornì un’abbazia a Cefalù, in Italia, dove Crowley visse per qualche anno.

Nella storia del Satanismo rivestono grande importanza le figure del regista underground di Hollywood Kenneth Angaer e del suo amico Anton Szandor LaVey(pseudonimo di Howard Stanton Levey (1930-1997)), fondatori del Magic Circle nel 1961 e della Chiesa di Satana nel 1966[27].

Nel 1966 il californiano Anton LaVey fondò a San Francisco la Chiesa di Satana, diffondendo questo culto prima negli Stati Uniti e, successivamente, in Europa, durante il periodo della cosiddetta controcultura[26]. In questo contesto venne proposto il “mito” dell’esistenza di un “Satanismo antico” che andava recuperato al fine di generare un autentico “Satanismo moderno”. La stessa biografia “leggendaria” di Anton LaVey è oggi messa in discussione.[28]

Nel 1975 Michael Aquino, il quale aveva aderito nel 1969 alla Chiesa di Satana fondata da LaVey, se ne distaccò per fondare un movimento satanista alternativo, il Tempio di Set.[28] Il tramonto della controcultura ha progressivamente ridotto il proselitismo delle Chiese sataniche anche se non ha ridotto l’interesse per il Satanismo. Durante gli anni ottanta negli Stati Uniti d’America, in Canada e in Europa le autorità pubbliche, allarmate da una serie di episodi criminali, sospetti o presunti rinvenimenti di sacrifici umani o animali, nonché da numerose testimonianze di psicoterapeuti che riferivano di abusi satanici durante l’infanzia da parte di loro pazienti, nonché testimonianze di bambini maltrattati, hanno avviato una serie di indagini coinvolgendo le chiese sataniste e creando “allarme sociale” intorno ai loro culti. David G. Bromley[29] evidenzia tuttavia che non vi è alcuna prova del coinvolgimento della Chiesa di Satana e del Tempio di Set in questi presunti accadimenti, i quali, peraltro, sono stati frequentemente via via spiegati diversamente. Questi accadimenti, occorsi negli anni ottanta, hanno ridotto drasticamente, sempre secondo David G. Bromley, la diffusione delle Chiese di Satana.[29]

Caratteristiche del Satanismo

Il Satanismo in senso stretto è un movimento che ha come perno della propria filosofia il culto di Satana, e ne fa il punto di riferimento principale della sua ritualità.

Secondo lo scrittore decadente Joris Karl Huysmans (1848-1907), il Satanismo è un atteggiamento che «consiste in una pratica sacrilega, in una ribellione morale, in un’orgia spirituale, in un’aberrazione per nulla ideale e cristiana; risiede anche in un godimento temperato dal timore… la gioia proibita di trasferire a Satana gli omaggi e le preghiere dovute a Dio; consiste nell’inosservanza dei precetti cattolici che vengon seguiti all’incontrario, commettendo, per oltraggiare più gravemente Cristo, i peccati che egli ha più espressamente maledetti: la contaminazione del culto e l’orgia carnale»[30].

Movimenti e sette sataniche

Esistono differenti tipi di movimenti e sette sataniche.[31] Il sociologo delle religioni Massimo Introvigne e il CESNUR hanno classificato diverse tipologie di satanismo.[32]

Dalla varie sette, Satana viene concepito in diverse maniere: come archetipo di uno stato di coscienza superiore dell’uomo (Satanismo gnostico), che talora tende verso l’ateismo materialista (Satanismo razionalista); come una divinità a tutti gli effetti (Satanismo luciferiano e spirituale), o come un’entità spirituale preternaturale (Satanismo occultista).[senza fonte]

Satanismo occultista

Il satanismo occultista rappresenta la corrente più “nera” del Satanismo, comprendendo quel particolare percorso denominato “via della mano sinistra” che per secoli è stato concepito, appreso e trasmesso su base individuale.[senza fonte] Il Satanismo tradizionale è occultista proprio poiché segue il sentiero oscuro tracciato dalla via della mano sinistra, che è molto legato all’uso della magia nera[33], la quale assorbe molti concetti proposti dalle divulgazioni di John Milton, Eliphas Lévi e Aleister Crowley.

Croce rovesciata (o di San Pietro), simbolo sia anticlericale che dell’anticristo molto usato nell’ambito del Satanismo

Bafometto, di Eliphas Lévi. Simbolo esoterico e magico collegato al Satanismo

Il Satanismo occultista rappresenta la corrente più tradizionale ed ha una forte connotazione di stampo anticlericale. In questa corrente Satana viene considerato in grado di premiare chi si schiera con lui. Gli adepti tengono ben presente il racconto riportato dalla Bibbia giudeo-cristiana che descrive Satana come “principe delle tenebre”, “angelo caduto” o “anticristo”, e ne fanno un uso stereotipato del loro antagonismo. Tra i vari satanisti presenti sul territorio italiano, soprattutto a Torino[32], la tendenza comune è quella di venerare Satana compiendo rituali magici finalizzati ad ottenere il suo aiuto e la sua protezione[34].

Il Satanismo tradizionale occultista è quello che può contare sul maggior numero di adepti. In questo ambito Satana è venerato come un’entità spirituale antica, non malvagia, in grado di dare conoscenze occulte e poteri terreni ai maghi più preparati.[senza fonte] La ritualistica occultista è molto complessa e ha molte fonti, come ad esempio la Clavicula Salomonis, il Grimorium Verum, o la Cabala ermetica. Questa corrente pratica l’oscura via dell’Ars goetia. Il satanismo tradizionale occultista opera anche sul piano sociale, andando contro le sovrastrutture consuete della società, dal monoteismo al materialismo, passando per tutti quei riti, considerati vuoti e inutili, del cerimoniale religioso odierno. Gli occultisti nei loro rituali trattano con demoni di varia natura, riconosciuti dalle caratteristiche peculiari di ognuno, che spesso sono opposte a quelle rivelate dalle religioni monoteiste.[senza fonte]

Il panorama italiano dei satanisti occultisti si concentra soprattutto nel torinese,[35] dove tra i tanti, dal 2013 è presente il Tempio di Satana.[35] Alla corrente occulta del satanismo appartengono i seguaci del Tempio di Set di Michael Aquino, il quale, ex sostenitore dell’ateismo materialista propinato dalla Chiesa di Satana di Anton LaVey, si rese protagonista di uno scisma da quest’ultima, per concepire una visione più concreta di Satana, riconoscendolo come essere reale. A questa corrente di satanismo appartiene anche l’Ordine dei Nove Angoli che è stato il primo gruppo a descrivere il suo occultismo come “Satanismo tradizionale” nel suo Libro Nero di Satana, pubblicato nel 1984, e che rappresenta il gruppo più estremo di tale corrente.[senza fonte]

Satanismo razionalista (o ateo)

Logo della Chiesa di Satana

Il satanismo razionalista nasce negli anni sessanta per opera del musicista Anton S. LaVey, che, attraverso La Bibbia Satanica, tentò di dare un fondamento razionale e compiuto alla sua visione del Satanismo. LaVey è stato il fondatore della Chiesa di Satana.[36]

Il satanismo razionalista è ateo ed è concepito in chiave estremamente materialista, edonista, anticristiana e umanista: i suoi adepti, pur non credendo in alcuna divinità, adottano il nome “Satana” — considerato il “ribelle” contro il dio cristiano, e dunque, Satana viene visto semplicemente come una figura emblematica di ribellione contro il sistema di valori cristiani — in contrapposizione alla dottrina cristiana, che ritengono essere oscurantista, in quanto mortificherebbe l’uomo togliendogli ogni valore. I razionalisti propongono una visione antropocentrica della realtà.[31]

Satanismo spirituale (o teista)

Pentacolo rovesciato, uno dei simboli più comuni nel satanismo

Il satanismo spirituale nasce nei primi anni duemila con la creazione del sito internet Joy of Satan (abbreviato: JoS) per opera di Andrea Herrington (nota anche come “Maxine Dietrich”),[37] moglie di Clifford Herrington,[37] entrambi militanti del Partito Nazista Americano,[37] un’organizzazione neonazista,[37][38] neofascista,[37][38] antisemita[37][38] e omofoba[37][38] che promuove la segregazione razziale e la supremazia della razza bianca negli Stati Uniti,[37][38] iscritta all’Unione Mondiale dei Nazional-Socialisti; la dottrina di JoS è quasi completamente basata sull’ideologia del Partito,[37] eccetto che per una maggiore enfasi sul rifiuto delle religioni abramitiche,[39] una forte componente antiebraica[39]e anticristiana,[39] e la conseguente simpatia per le religioni pagane, in particolare le religioni sumero-babilonesi, e per un estremo monoteismo sincretistico secondo il quale Satana sarebbe da identificare con tutte le divinità pagane delle religioni antiche non più esistenti, che, secondo JoS, sarebbero state occultate dagli ebrei;[39] nello specifico, Satana viene spesso identificato da JoS con il dio sumero Enki[39] e con Melek Taus,[39] dio degli Yazidi (quest’ultimo per influsso degli scritti di LaVey).[39]

La dottrina di JoS, che si ispira alla mitologia sumero-babilonese e la riformula a proprio piacimento, mescolandola al razzismo scientifico di derivazione nazista e ad un’ampia gamma di teorie del complotto di vario genere[39] (complotto giudaico, alieni, antichi astronauti, rettiliani, ecc.)[39], in particolare quelle degli scrittori complottisti David Icke e Zecharia Sitchin,[39] sostiene che l’universo sia invischiato in una battaglia cosmica tra una razza di “alieni illuminati”[39] e una di alieni malvagi, i rettiliani.[39] Enki (Satana), uno degli alieni buoni, fu colui il quale “creò” insieme ai suoi collaboratori la razza umana formata solo da esseri umani “nordico-ariani”[39] sul pianeta Terra, attraverso un processo di ingegneria genetica e le diede la conoscenza.[39] I rettiliani invece crearono gli ebrei,[39] combinando il loro DNA con quello di alcuni animali semi-umanoidi.[39] Dopo che gli alieni buoni lasciarono la Terra più di diecimila anni fa, gli ebrei, in quanto discendenti dei rettiliani, crearono delle false religioni per nascondere la verità, incluso il cristianesimo;[39] attraverso queste religioni, gli ebrei-rettiliani avrebbero demonizzato gli alieni buoni, instaurando un clima di terrore, specie la fobia per la sessualità, per poter controllare e “programmare” gli umani nordico-ariani.[39] Tuttavia, Enki (Satana) si sarebbe rivelato direttamente ad Andrea Herrington tramite il Black Book of Satan,[39] per poter fondare il sito Joy of Satan e affinché i suoi adepti “collaborino direttamente con Satana”[39] attraverso meditazione, rituali per evocare demoni e magia sessuale.[39]

Un’altra organizzazione italiana di satanisti spirituali è l’Unione Satanisti Italiani (USI), fondata nel 2010 da Jennifer Crepuscolo. La dottrina dell’organizzazione pone una forte enfasi sulla libertà individuale e spirituale dei fedeli rispetto a istituzioni e organizzazioni di qualunque religione, comprese quelle sataniste, con la sola eccezione dei satanisti “acidi”: l’USI non pratica “messe nere”, sacrifici animali o altre azioni contrarie alle leggi oppure offensive verso altri credi.[40] Nel 2014 un gruppo dissidente guidato da Giulia Conti si è separato dall’USI e ha fondato il movimento Satanismo Razionalista, che abbraccia il satanismo di LaVey.[41]

Satanismo gnostico

Il satanismo gnostico[42] è una corrente spesso confusa con il Luciferismo;[43] in questo ambito Satana non è visto come il malefico descritto nella Bibbia, ma come una divinità che ha dato all’uomo la capacità di evolversi e tornare al suo stato divino originario. Prende molti concetti dalle dottrine dello gnosticismo, anche se rinnega la visione gnostica del mondo materiale inteso come una prigione da cui fuggire. Il fondatore di questa corrente, Dean Joseph Martin, riordinò tutta una serie di idee riferendosi agli aspetti religiosi mistici del pitagorismo, dello gnosticismo, dell’ermetismo e della Cabala esoterica.

Il tratto distintivo di questo lavoro di riordino e di unione di idee in apparenza dissimili tra loro è anche la principale chiave di lettura della corrente gnostica: ovvero che sia spiegabile anche il cosiddetto “dio” o “soprannaturale” con lo studio e le leggi scientifiche, in quanto parte di una realtà superiore, ma non per questo priva di logica, anzi strettamente soggetta alle leggi scientifiche. Si prefigge l’evoluzione dell’uomo fino al ritorno a uno stato di divinità, da cui proviene, utilizzando gli strumenti di cui è stato dotato, e che Satana ha contribuito a rendere utilizzabili concretamente. L’ignoranza, intesa come mancanza di conoscenza, è vista come un vero e proprio peccato, una condizione da cui l’uomo deve riscattarsi mediante lo studio e la conoscenza in senso lato, che si ottengono con il costante ragionamento sia sulle esperienze spirituali, sia su quelle fisiche. La vita stessa è intesa come una sorta di aula di studio, le cui esperienze sono una fonte inestimabile di conoscenza ed illuminazione. Vita che quindi, secondo il Satanismo gnostico, va vissuta pienamente, senza condizionamenti esterni quali superstizioni o convenzioni sociali, ma nel rispetto di se stessi, degli altri e della legalità. Alcuni di questi principi del Satanismo gnostico risultano, quindi, molto simili a quelli della corrente razionalista di LaVey, per il quale Martin ammise sempre di avere rispetto e ammirazione. L’organizzazione satanista gnostica di riferimento è il capitolo italiano del TST (The Satanic Temple), che ha la sua sede a Torino.[44].

Satanismo luciferiano

In questo contesto del satanismo è più corretto parlare di “Luciferismo” in quanto qui si collocano la figura e il culto di Lucifero, considerato nella dottrina catara, l’angelo che era stato ingiustamente cacciato dal Cielo e di cui si attendeva il ritorno in Terra. Lucifero viene venerato come principio del “bene” in opposizione al dio del male e creatore del mondo: il Demiurgo. Questo perché Dio ha voluto negare agli uomini la conoscenza, che invece ha offerto Lucifero sotto forma di serpente dell’Eden. Lucifero, per inciso, non viene neanche identificato come Satana, bensì come l’Eone della Conoscenza, chiamato anche Sophia.[45] Gli aderenti a questa corrente, detti luciferiani,[46] non si definiscono neppure satanisti; proclamano che la salvezza si raggiunge tramite la conoscenza che viene ostacolata dai dogmi e dalla “cieca” fede. Un esempio di Luciferismo venne fornito dalla Process Church of the Final Judgment,[32] fondata negli anni sessanta dall’inglese Robert De Grimston (oggi scomparsa). Oggi il Luciferismo è rappresentato da due congregazioni strutturate: la Greater Church of Lucifer[47] e la Neo-Luciferian Church[48].

Satanismo acido

In questo contesto sarebbe più appropriato e corretto parlare di “Acidismo”, poiché più che una corrente satanica, questo è in realtà un fenomeno del tutto indipendente dal movimento satanista, da interpretare e connettere più propriamente alla sottocultura giovanile; ossia a quei gruppi di giovani disadattati, dediti a episodi criminosi di vario tipo, tra cui: le azioni violente, la profanazione di cimiteri, l’abuso e lo spacciodi sostanze stupefacenti,[49][50] che loro dichiarano di compiere nel nome di “Satana” e contro il dio cristiano.[32]

In Italia un gruppo di tal natura furono le cosiddette Bestie di Satana, una banda criminale giovanile dedita alla pratica di pseudo-messe nere e omicidi rituali, ispirata proprio all’Acidismo[51]. Analogamente, negli Stati Uniti d’America e in altri Paesi, criminali solitari e leader carismatici come Ricky Kasso e Charles Manson rientrano nei diversi casi di notorietà mediatica dedicati a tale subcultura[49].

Satanismo di LaVey

Sigillo di Baphomet, simbolo ufficiale della Chiesa di Satana

Il satanismo di LaVey o satanismo laveyano è una visione del mondo e della vita, ufficialmente praticata dalla Chiesa di Satana.

Il suo teorizzatore e fondatore fu Anton Szandor LaVey, un esoterista, scrittore e musicista statunitense, che per un periodo lavorò anche come fotografo della polizia scientifica, fondatore dell’organizzazione religiosa chiamata Chiesa di Satana. A capo dell’organizzazione si trova un “sommo sacerdote” (assistito dalla “gran sacerdotessa”, che in linea con la struttura dell’organizzazione può essergli legata sentimentalmente): ovviamente fu, dal 1966 al 1997, Anton LaVey. Attualmente il successore è Peter H. Gilmore, insieme alla moglie, Peggy Nadramia.

Quest’organizzazione conta ad oggi numerosi adepti, molti dei quali dicono pubblicamente di essere satanisti laveyani: per es. nel 2004 il ventiquattrenne Chris Cranmer, un tecnico militare, è stato (ufficialmente) il primo membro della Chiesa a far parte della United States Navy[1]. La Chiesa di Satana non fa nemmeno mistero della sua esistenza, al punto che il 6 giugno 2006 ha tenuto il suo primo rituale pubblico nella città di Los Angeles[2].

Definizione

Il satanismo laveyano o razionalista è un nuovo movimento religioso[3], sociale, filosofico[4][5][6][7][8][9][10][11][12][13][14][15][16], e culturale, che si ricollega alla figura di Satana, e si concentra sulla conoscenza, l’esperienza diretta, fiducia e sostegno delle scienze empiriche, il libero pensiero, la libertà personale degli esseri viventi in tutte le sue forme e la crescita autonoma dell’individuo[17].

Eminenti sociologi, accademici e intellettuali statunitensi considerano il satanismo laveyano sia una filosofia sia un fenomeno di scarso rilievo, prettamente americano[18][19][20].

(EN)«The history of modern Satanism is comparable with the history of most new religious movements that mushroomed on the North American continent in the 1960s and 1970s. The problem […] is that Satanism lacks organizational and even doctrinal coherence, making it a milieu with many faces rather than a unified subculture or movement.»(IT)«La storia del Satanismo moderno è paragonabile alla storia della maggior parte dei nuovi movimenti religiosi che sono spuntati nel continente Nord-americano tra i sessanta e i settanta.
Il problema […] è che il Satanismo manca di coerenza organizzativa e anche dottrinale, il che lo rende un contesto con molte facce piuttosto che una subcultura o un movimento unificato.»
(James R. Lewis, Jesper Aagaard Petersen, Controversial New Religions, p.404.)

Nel linguaggio comune odierno tuttavia per satanismo s’intende l’adorazione o venerazione della figura chiamata Satana[21] o Diavolo, e in alcuni casi anche dei demoni[22][23], da parte di piccoli gruppi organizzati in forma di movimenti, tramite pratiche di tipo cultuale, cerimoniale o liturgico[24]. Tuttavia, questa definizione vale solo per il satanismo tradizionale, che non viene considerato parte del satanismo dai laveyani, ma piuttosto un culto diabolico vero e proprio[25]. La denominazione più appropriata per tale branca satanica, dal punto di vista semantico, sarebbe quella di diabolismo[26].

Caratteristiche

Per LaVey, «Satana è un simbolo, nulla di più. Satana simboleggia il nostro amore per tutto ciò che è terreno e la negazione dell’immagine del Cristo pallido e magro sulla croce[27]
LaVey dichiarò, nel descrivere il suo pensiero, di essere stato pesantemente influenzato dalle idee di Nietzsche, Aleister Crowley, Machiavelli, Ayn Rand[28], Jack London, e dalle biografie di personaggi famosi, come Basil Zaharoff, Cagliostro e Rasputin. Per LaVey l’uomo è realmente «il suo proprio dio» ed è l’unico responsabile delle sue azioni e del suo destino; la stessa figura di Satana, in contrasto con le altre correnti sataniste, viene intesa come un archetipo, cioè un simbolo di una forza interiore presente in ogni persona: una forza in grado di portare il singolo a vivere una vita realizzata, senza chiedere intercessioni a divinità esterne. Questo messaggio è sostanzialmente comune a tutte le correnti di pensiero sataniste: rifiutare il controllo della propria vita da parte di terzi, e vivere in modo responsabile e autonomo, porta a vivere in modo realizzato e libero. La grossa differenza è però nella visione di Satana che la concezione laveyana descrive: “Satana”, in questa visione, non rappresenta una reale divinità da servire e adorare, ma il simbolo della propria autodeterminazione. Nelle altre correnti, invece, è visto come una reale entità, cosa che invece è rifiutata da quella laveyana. Il satanismo laveyano è quindi, cosa che lo distingue nettamente da tutte le altre visioni, unicamente una concezione della vita umana il cui “dio” è l’uomo stesso, una pratica di vita atea e dedita solo all’aspetto “terreno”, tangibile, rifiutando l’esistenza di entità ultraterrene o divinità. Lo stesso Gilmore è arrivato definirlo una “non-religione”, essendo questa una visione di stampo molto più spiritualistico che dogmatico. Anche la ritualistica è vista non come la reale adorazione di una divinità, ma al contrario come uno psicodramma: l’uomo, avendo bisogno di categorizzare, di “toccare con mano” e visualizzare i suoi obiettivi e aspettative, ha quindi la possibilità di farlo attraverso un rito, il quale è solo una manifestazione esteriore, tesa a focalizzare energie già presenti nell’uomo e non a chiedere l’intercessione di un’entità ultraterrena, come invece è per le altre correnti.

Fondamenti del satanismo laveyano

Le Nove Affermazioni Sataniche possono essere citate come i punti essenziali del satanismo LaVeyiano:

  1. Satana rappresenta indulgenza invece di astinenza.
  2. Satana rappresenta l’energia vitale invece di sogni spirituali di cornamuse.
  3. Satana rappresenta saggezza manifesta invece di autoinganno ipocrita.
  4. Satana rappresenta gentilezza e tenerezza a chi le merita invece di amore sprecato agli ingrati.
  5. Satana rappresenta vendetta invece di porgere l’altra guancia.
  6. Satana rappresenta responsabilità a chi è responsabile invece di considerazione per vampiri psichici.
  7. Satana rappresenta l’uomo giusto come un altro animale, talvolta migliore, molto spesso peggiore di quelli che camminano a quattro zampe, che, a causa del suo sviluppo divino spirituale e intellettuale, è diventato l’animale più vizioso di tutti.
  8. Satana rappresenta tutti i cosiddetti peccati, finché tutti loro portano a gratificazione fisica, mentale, o sentimentale
  9. Satana è stato il miglior amico che la Chiesa abbia mai avuto, perché Egli l’ha tenuta in affari tutti questi anni[29].

I Nove Peccati Satanici

  1. Stupidità
  2. Pretenziosità.
  3. Solipsismo.
  4. Autoinganno.
  5. Conformità al gregge.
  6. Mancanza di prospettive.
  7. Dimenticanza delle ortodossie passate.
  8. Orgoglio controproducente.
  9. Mancanza di estetica.[30]

Elenco cronologico dei preti della Chiesa di Satana

  • Anton LaVey – dal 1966 al 1997, anno della sua morte.
  • Diane Hegarty – dal 1966 al 1984.
  • Blanche Barton – dal 1997 al 2002, anno del suo passaggio al culto “Magistra Templi Rex”.
  • Peter H. Gilmore – dal 2001 ad oggi.
  • Peggy Nadramia – dal 2002 ad oggi
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LA MASSONERIA NEL MONDO E IN ITALIA

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CHIESA E MASSONERIA

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GUERRA FREDDA – GUERRA NUCLEARE – TEST NUCLEARI

LA GUERRA FREDDA

Guerra fredda

Il mondo diviso in due

Guerra fredda è l’espressione con cui si indica il confronto mondiale tra Stati Uniti e Unione Sovietica iniziato nel secondo dopoguerra. Tale lotta per il controllo del mondo conobbe diverse fasi, caratterizzate anche da guerre ‘calde’, come quelle in Corea e in Vietnam. Il bipolarismo, ossia il sistema fondato intorno ai due blocchi contrapposti, si concluse definitivamente dopo quasi mezzo secolo, nel 1991, con lo scioglimento dell’URSS

Una nuova espressione

La diffusione dell’espressione guerra fredda iniziò a partire dal 1947, quando il giornalista americano Walter Lippmann volle così definire lo stato delle relazioni internazionali che si andava delineando dopo la Seconda guerra mondiale, a causa della sempre più evidente spaccatura tra l’Unione Sovietica, che aveva occupato l’Europa orientale, e gli Stati Uniti, che si erano affermati come maggiore potenza dell’Occidente democratico.

L’invenzione di Lippmann entrò nel linguaggio comune per descrivere la contrapposizione in ogni sfera (politica, economica, ideologica) tra i due blocchi, un’ostilità che non sembrava ai più risolvibile attraverso una guerra frontale tra le due superpotenze, dato il pericolo per la sopravvivenza dell’umanità rappresentato da un eventuale ricorso alle armi nucleari.

Dalla guerra fredda di posizione a quella di movimento

In una prima fase il confronto bipolare ebbe soprattutto il carattere di una guerra di posizione, alla ricerca della stabilità del quadro internazionale. Fino al 1949, infatti, gli eventi principali furono la cacciata dei comunisti dai governi in Francia e in Italia (maggio 1947), l’azione di forza dei comunisti cecoslovacchi che presero il potere (febbraio 1948) e il blocco di Berlino (i Sovietici bloccarono l’accesso via terra al settore ovest della città nel giugno del 1948, ma posero fine all’iniziativa nel maggio dell’anno successivo di fronte all’imponente ponte aereo grazie a cui i Berlinesi continuavano a ricevere da Occidente tutti i beni necessari).

Il Piano Marshall del 1947 (di aiuti economici americani per la ricostruzione europea) e il Patto atlantico del 1949 (di cooperazione tra le potenze occidentali) contribuirono a stabilizzare la situazione in Europa. Ma la guerra fredda, a quel punto, entrò in una fase ‘calda’ in altre aree, soprattutto in Asia con l’affermarsi della Rivoluzione cinese (ottobre 1949). Nel 1950 si giunse inoltre a un conflitto tra la Corea del Nord (comunista) e quella del Sud (filoamericana). L’esercito statunitense respinse le truppe nordcoreane, ma così provocò l’intervento cinese. Nel 1953 la guerra si concluse con la divisione della penisola in due Stati. Nello stesso anno segnarono una svolta, inoltre, la morte di Stalin e l’uscita di scena del presidente americano Harry Spencer Truman. Le relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica si indirizzarono successivamente verso il disgelo (o anche, come poi si disse, la distensione), pur non mancando alcune gravi crisi, come quella di Berlino del 1959-61, culminata con l’erezione di un muro tra la parte occidentale e quella orientale della città (uno dei più significativi simboli della guerra fredda), e la crisi missilistica di Cuba del 1962 (l’isola, dal 1959 sotto il regime di Fidel Castro, ospitò rampe missilistiche sovietiche, che furono smantellate dopo forti tensioni tra le due superpotenze), forse il momento in cui maggiormente il mondo intero si sentì sull’orlo di un conflitto nucleare.

La fine del mondo bipolare

Nel 1965, con le proposte sulla non proliferazione delle armi atomiche, si aprì la fase della cosiddetta coesistenza pacifica, accompagnata in realtà da nuove tensioni internazionali. La più grave emerse con la guerra del Vietnam (1965-75): gli Americani, vedendo profilarsi la fine del regime anticomunista nel Vietnam del Sud, intervennero militarmente, ma ne uscirono nettamente sconfitti, oltre che lacerati al loro interno. Con gli accordi di Helsinki del 1975 la guerra fredda, per molti versi, si concluse: venne riconosciuto l’equilibrio mondiale realizzatosi fino a quel momento. Salvo alcuni episodi (come l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979), si giunse a una relativa stabilità del quadro internazionale, nel quale divenne però particolarmente evidente la crisi interna dell’URSS. Il suo collasso, nonostante i tentativi di riforma messi in atto da Michail S. Gorbačëv, seguì il crollo dei regimi comunisti nell’Europa orientale (iniziato con la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989).

ENERGIA NUCLEARE

Nel 2011 l’energia nucleare in Russia ha generato il 17,6% dell’energia elettrica prodotta in totale nel Paese

A maggio 2013, sono presenti in questa nazione 10 centrali elettronucleari in funzione che dispongono complessivamente di 33 reattori operativi, 10 in costruzione e 4 dismessi.

Si stanno edificando 3 nuove centrali elettronucleari dotate di un totale di 6 reattori.

Vi è anche un’altra centrale elettronucleare chiusa con un reattore, Aps-1 Obninsk a Kaluga, il primo impianto elettronucleare in esercizio nel mondo, nonostante in origine fosse una struttura militare per la produzione di plutonio al quale solo in seguito fu aggiunta una turbina per la generazione elettrica. 

Gli Inizi

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Energia nucleare in Unione Sovietica.

Vista frontale della Centrale nucleare di Obninsk, la prima centrale nucleare al mondo

La prima centrale nucleare della Russia, e la prima al mondo a produrre elettricità, fu il reattore di Obninsk da 5 MW, nel 1954. Le prime due centrali nucleari della Russia furono avviate nel 1963-64 (Belojarsk 1 e Novovoronež 1), risale invece al 1973 Novovoronež 3, il capostipite dei modelli in funzione oggigiorno. Verso la metà degli anni ’80 la Russia aveva in funzione 25 reattori, ma l’industria nucleare era afflitta da problemi di varia natura, risolti solo dopo il disastro di Černobyl’. La Rosenergoatom è l’unica società elettrica russa che utilizza centrali nucleari, in cui le sue dieci centrali nucleari hanno lo status di filiali. È stata istituita nel 1992 ed è stato ricostituito come società nel 2001, come divisione di SC Rosatom.

Il disastro di Černobyl’ decretò l’interruzione, la sospensione o la cancellazione di decine di reattori nel mondo, di cui buona parte nei paesi dell’ex Blocco Sovietico.

Il dopo-Černobyl’

I primi due reattori della Centrale nucleare di Rostov (2007)

Tra il disastro di Černobyl’ e la metà degli anni ’90 fu commissionata solo la centrale di Balakovo e completato Smolensk 3. Le riforme successive al Crollo dell’Unione Sovietica comportarono una grave penuria di fondi per gli sviluppi nucleari, ed alcuni furono bloccati. Nonostante questo, a fine anni ’90 iniziarono le esportazioni (vedi dopo) verso Iran, India e Cina furono negoziati, mentre si riattivò il programma nazionale. Intorno al 2000 la costruzione di reattori si rianimò, grazie a Rostov 1 (chiamato in precedenza Volgodonsk 1), uno dei reattori precedentemente interrotti, che fu connesso alla rete. Questo rianimò molto l’industria nucleare russa, che procedette alla riattivazione ed al completamento di molti reattori, sia come aggiunta di capacità nucleare, che in previsione di sostituire vecchi reattori.

Anni 2010

La centrale di Kalinin

Nel 2006 i piani di governo di sviluppare l’energia nucleare erano saldi, e c’erano proiezioni di aggiungere 2-3 GW all’anno fino al 2030, nonché esportare reattori per soddisfare una domanda mondiale di circa 300 GW. All’inizio del 2016 la Rosatom ha affermato che il PIL della Russia ha guadagnato 3 rubli per ognuno investito nella costruzione di centrali nucleare, nonché ha apportato un maggiore “sviluppo socio-economico del paese nel suo insieme”, tuttavia, ad inizio 2017 il CEO di Rosatom ha affermato che il governo finirà il sosteno statale per la costruzione di nuove unità nel 2020, e quindi la società dovrà imparare a guadagnare soldi sa sola, principalmente attraverso progetti commerciali internazionali. La proposta iniziale di Rosatom per una rapida espansione nazionale della capacità nucleare si basava sull’economicità del completamento di 9 GW parzialmente costruiti. Per ottenere i fondi, Minatom offrì a Gazprom l’opportunità di investire in alcune delle centrali nucleari parzialmente completate. La logica era che i 7,3 miliardi di dollari richiesti per 10 GW (compreso Rostov 1 appena completato) sarebbero stati rapidamente recuperati dalle esportazioni di gas se la nuova centrale nucleare avesse ridotto la necessità di bruciare quel gas a livello nazionale. Nel settembre 2006 Rosatom ha annunciato un obiettivo di fornitura di energia nucleare al 23% entro il 2020, commissionando quindi due impianti da 1200 MW all’anno dal 2011 al 2014 e tre all’anno fino al 2020, aggiungendo circa 31 GW. Il Ministro delle finanze ha sostenuto con forza il programma di aumentare la quota di energia nucleare, migliorando così la sicurezza energetica e promuovendo le esportazioni di tecnologia nucleare. Dopo il 2015, tutti i fondi sarebbero derivati dalle entrate Rosatom. Nel settembre 2007 è stato rilasciato un ambizioso programma federale di destinazione (FTP) fino al 2020, con oltre 4 GW all’anno di nuove aggiunte a partire dal 2016, ma osservando che dal 2012 al 2020 solo due reattori all’anno erano nella “capacità finanziaria di il programma di lavoro federale”. Nel febbraio 2008, nell’ambito del più ampio Master Plan per impianti di energia elettrica fino al 2020, il precedente FTP to 2020 è stato approvato con pochi cambiamenti tranne che cinque VVER-1200 unità aggiuntive sono state classificate come “massimo scenario” o “extra” fino al 2020. Oltre alla capacità di 4800 MW in costruzione, ulteriori 12.000 MW sarebbero stati completati per la maggior parte entro il 2016, e molto di più entro il 2020. Anche le nuove unità da 300 MW sono state elencate come tipi PWR VBER-300. Il MKER di Kursk 5 era nell’FTP fino al 2009, ma la costruzione è stata interrotta nel 2012, quando il 70% circa di completamento. Entro luglio 2012, 30,5 GW nucleari sono stati progettati per il 2020. Ciò è stato confermato in una “tabella di marcia” del gennaio 2015, con una media di un reattore all’anno fino al 2025, comprese le prime tre unità VVER-TOI, ma le aggiunte al 2020 erano previste essere solo 6 GW, portando l’obiettivo a 31 GW allora.

Nel 2008 il Ministero dell’Industria e dell’Energia (MIE) e Rosatom hanno ricevuto l’incarico di sviluppare prontamente un piano d’azione per attirare investimenti nella generazione di energia. Si prevede che entro il 2020 molte centrali sarebbero state privatizzate e rese competitive, mentre lo stato controllerebbe le funzioni di monopolio naturale come la rete. Nel marzo 2011 il comitato per l’energia della Duma ha raccomandato la costruzione di Kursk 2 con reattori VVER-TOI e l’aggiornamento del programma federale di destinazione (FTP) per avere unità 1 e 2 messe online nel 2020 e nel 2023, per consentire la dismissione di Kursk 1-1 e garantire l’approvvigionamento elettrico di Mosca.

La centrale di Leningrado 1 sulla Sx e la centrale di Leningrado 2 in costruzione sulla Dx (2010)

L’approvvigionamento elettrico della Russia, precedentemente controllato a livello centrale dalla RAO Unified Energy System (UES), sta affrontando una serie di notevoli difficoltà. In primo luogo, la domanda è salita fortemente al 2010 dopo oltre un decennio di stagnazione; in secondo luogo circa 50 GW di impianto di generazione (più di un quarto del totale) nella russia europea sta arrivando la fine della sua vita operativa; in terzo luogo Gazprom ha ridotto l’altissimo livello delle forniture di gas naturaleper la produzione di energia elettrica, poiché può ricavare circa cinque volte più denaro esportando il gas verso ovest (oltre il 30% del gas dell’UE proviene dalla Russia). Nel 2012 le esportazioni di Gazprom avrebbero raggiunto gli 84,5 miliardi di dollari, di cui 61 in Europa. Le esportazioni di gas della Gazprom verso l’Europa occidentalesono aumentate del 20% tra il 2010 e il 2016 e nel 2015 sono stati di 158,6 miliardi di metri cubi. La Russia è uno dei pochi paesi senza una politica energetica che favorisca la produzione di energia eolica e solare, ma con un forte supporto del nucleare. Le centrali a gas della UES bruciano circa il 60% del gas commercializzato in Russia da Gazprom, ed i piani dovevano dimezzare questo entro il 2020.

A metà del 2013 UES aveva previsto un calo dal 17,2% al 15,9% per la produzione nucleare entro il 2020, con un sostanziale aumento dell’energia da combustibili fossili. Nel luglio 2012 il Ministero dell’Energia (Minenergo) aveva pubblicato progetti di piani per la costruzione 83 GW di nuova capacità entro il 2020, compresi 10 GW nucleari per un totale di 30,5 GW, un anno dopo il Minenergo ridusse la proiezione a 28,26 GW nel 2019. L’investimento totale previsto era di 8230 miliardi di rubli, compresi 4950 miliardi di rubli per il potenziamento di centrali elettriche, 3280 miliardi di rubli per la nuova capacità di rete e 1320 miliardi di rubli per il nucleare. Nel maggio 2015 il Ministero dello Sviluppo Economico ha annunciato un ritardo “molto significativo” nella messa in servizio di nuove centrali nucleari a causa di “un attuale surplus energetico”. La messa in servizio di due nuove unità presso Leningrado 2 e due nuove unità presso Novovoronež 2 è stata ritardata di un anno, mentre la costruzione di Smolensk 2 è stato posticipato di sei anni. Parallelamente a questo, la Russia sta aumentando notevolmente la sua capacità idroelettrica, con l’obiettivo di aumentarla del 60% al 2020, e raddoppiarla entro il 2030.

Il parco reattori russo

Modelli

Una delle sale controllo della centrale di Leningrado 1

Il parco reattore russo si basa principalmente sui VVER (in tutte le sue varie declinazioni) e sugli RBMK (con la loro derivazione depotenziata EGP-6).

Sono presenti anche due modelli di Reattore BN presso Belojarsk, che dovrebbero diventare la base del programma nucleare futuro.

Rinnovo licenze di funzionamento

Alla maggior parte dei reattori è stata concessa una licenza per l’estensione a vita operativa. La metà della produzione nucleare russa del 2015 proveniva da unità che erano state ristrutturate per funzionamento a lungo termine e che funzionavano oltre la loro vita di progetto iniziale (circa 30 anni), perlopiù con estensioni di 15 anni; 24 dei 34 reattori operativi nel 2015 sono stati potenziati con un’estensione a vita, aggiungendo 3 GW di capacità di generazione. Degli altri dieci, cinque sono stati aggiornati e cinque erano relativamente nuovi. Nello specifico, i reattori russi erano originariamente autorizzati per 30 anni dalla prima accensione. Verso la fine degli anni 2000, sono stati annunciati piani per estensioni a vita di 12 reattori di prima generazione per un totale di 5,7 GW, che hanno richiesto importanti investimenti per la ristrutturazione. Tuttavia, il costo di queste operazioni è in genere solo un quinto di quanto costi la sostituzione delle unità. Nel 2014 è stato approvato un nuovo programma statale sull’estensione della licenza, che allinea gli standard con quelli internazionali. Alla fine del 2011 erano state realizzate estensioni di 15 anni per 17 unità per un totale di 9,8 GW, arrivati a 24 unità a metà 2016 per un totale di 16.242 MW.

Al contrario delle altre unità maggiori, i VVER-440 hanno una durata di vita di progetto di 15 anni. Le unità di Kola 1 e 2 sono modelli V-230 che l’UE ha pagato perché venissero smantellati nei paesi al di fuori della Russia, cioè l’impianto bulgaro di Kozloduj.

La maggior parte delle unità VVER-1000 dovrebbero avere estensioni di licenza operative oltre i 30 anni. Nel 2006 Rosatom ha affermato che stava considerando di estendere le licenze di funzionamento di 15 anni per tutti i suoi 11 reattori RBMK operativi, e dieci hanno avuto estensioni di licenza entro la metà del 2016. A seguito di significative modifiche progettuali apportate dopo il disastro di Černobyl’ oltre a vaste ristrutturazioni, compresa la sostituzione dei canali del carburante, una durata di 45 anni è considerata realistica per la maggior parte delle unità. Queste hanno infatti fornito 2011 il 47,5% dell’energia elettrica prodotta dalla Russia. Per le unità RBMK più vecchie, le operazioni LPR (service performance recovery) prevedono la correzione della deformazione dei blocchi di grafite. Dopo aver smantellato i tubi di pressione, il taglio longitudinale di un numero limitato di colonne di grafite restituisce la geometria della colonna di grafite a una condizione che soddisfa i requisiti iniziali di progettazione. La procedura darà a ciascuno di questi vecchi reattori almeno tre anni di funzionamento extra, e potrà quindi essere ripetuto. Leningrado 1 è stato il primo reattore a subire questo negli anni 2012-13, seguito dalle unità di Kursk, e quelle di Smolensk nel corso del 2017.

Rosenergoatom a gennaio 2015 prevedeva la disattivazione di nove unità entro il 2023: quattro VVER (Kola 1 e 2, Novovoronež 3 e 4), tre RBMK (Leningrado 1 e 2 e Kursk 1) e quattro piccoli EGP-6 a Bilibino, per complessivamente 4573 MW. Altre tre unità RBMK (Kursk 2, Leningrad 3 e 4) e il reattore Belojarsk 4 dovrebbero andare in pensione entro il 2027.

Potenziamenti

Schema del circuito primario di un VVER-1000. Le lettere indicano: SG generatore di vapore; CP pompa di ricircolo; P pressurizzatore; NR reattore

Molti reattori sono stati potenziati ma le attuali capacità nette sono per lo più sconosciute. Il progetto di piano del Ministero dell’Energia del luglio 2012 prevedeva l’aumento della potenza delle unità VVER-440 al 107%, quella degli RBMK al 105%, mentre le unità VVER-1000 al 104-110% (rivisto al 107-110% nel 2013). Nel maggio 2015 Rosenergoatom ha dichiarato di aver completato l’aumento di tutti i reattori VVER-1000 al 104% della potenza nominale, e stava iniziando a portarli al 107% utilizzando il design avanzato del combustibile TVS-2M, a partire da Balakovo 4. Precedentemente, era stato raggiunto un aumento del 5% per VVER-440 (ma al 7% per Kola 4), e nel 2015, Kola 3 è andato al 107%. Il costo complessivo era inferiore a 3 miliardi di rubli, secondo Rosenergoatom. Il costo di questo è stato precedentemente stimato a 200 $/kW, rispetto ai 2400 $/kW per la costruzione di Rostov 2. Le unità di Kalinin 1-3 sono state portate a 1075 MW lordi dopo il potenziamento e l’unità 4 ha avviato operazioni al 104% di potenza nominale nel febbraio 2015, con un aumento di 40 MW. Rosatom ha dichiarato che alla fine del 2016 tutte le 11 unità VVER-1000funzionavano al 104% della loro capacità originale con l’approvazione del Rostechnadzor. Rosenergoatom ha successivamente indagato su ulteriori aumenti delle unità VVER-1000 fino al 107-110% della capacità originale, utilizzando Balakovo 4 come impianto pilota nel 2014. Il costo di ulteriori rialzi oltre il 104% dovrebbe essere fino a 570 $/kW, a seconda di ciò che deve essere sostituito (le turbine sono gli elementi principali). Per le unità V-320, l’operazione di potenziamento al 104% viene effettuato su 3 cicli del combustibile, con il reattore e gli altri parametri di sistema monitorati ed i dati pertinenti raccolti. Dopo questo periodo, viene prodotto un rapporto cumulativo del consumo energetico al 104% per ogni impianto. Il Rostechnadzor valuterà quindi la sicurezza e successivamente autorizzerà le operazioni commerciali al livello di potenza più elevato.

Allo stesso tempo Rosenergoatom sta considerando l’introduzione di un ciclo di combustibile di 24 mesi presso nuove centrali nucleari. In precedenza, i reattori VVER-1000 funzionavano per 12 mesi, e dal 2008 sono stati tutti convertiti in un ciclo di combustibile di 18 mesi. I VVER-440 usano ancora un ciclo di 12 mesi. Per ottenere 24 mesi nelle nuove unità, il design dei VVER dovrà essere modificato e l’arricchimento del combustibile dovrebbe essere aumentato dal 4-4,5%, al 6-7% nel design VVER-TOI. Contemporaneamente sono stati studiati miglioramenti del funzionamento degli attuali reattori con combustibili migliori e una maggiore efficienza nel loro uso, che ha colmato gran parte del divario tra le prestazioni occidentali e quelle russe. Gli sviluppi del combustibile includono l’uso di veleni combustibili(gadolinio ed erbio) nonché modifiche strutturali ai gruppi di elementi di combustibile. Con il carburante all’uranio-gadolinio e le modifiche strutturali, il carburante per un VVER-1000 è stato spinto fino a una durata di quattro anni e il carburante per un VVER-440 ancora più a lungo. Per il VVER-1000, erano previsti cinque anni di modifiche del ciclo del combustibile, a partire dal 2010, con livelli di arricchimento in aumento di quasi un terzo (dal 3,77% al 4,87%) per raggiungere l’obiettivo prefissato. In quel periodo fu raggiunto un aumento del burnup medio in aumento del 40% (a 57,7 GWgiorno/t) con i costi operativi diminuiti del 5%. Con un ciclo operativo di 3 x 18 mesi, il burnup sarebbe inferiore (51,3 GWgiorno/t), ma il fattore di carico potrebbe aumentare fino all’87%. Sono stati previsti miglioramenti comparabili per le unità VVER-440.

L’Istituto di ricerca e sviluppo di ingegneria energetica stava preparando piani per un aumento di potenza del 5% di aumento delle unità RBMK. Per Leningrado 2-4, il combustibile, arricchito a una media del 3% anziché del 2,4% consentirebbe un aumento del 5% della potenza, e il Rostechnadzor ha approvato delle prove sull’unità 2. A seguito di ciò è stato considerato di autorizzare un aumento del 5% per operazioni a lungo termine. Tuttavia, nel maggio 2012 il Rosenergoatom ha segnalato problemi con l’invecchiamento del moderatore di grafite, il più acuto a Leningrado 1, e ha messo in dubbio il procedere con gli aumenti di potenza delle unità più vecchie, e ha detto che prenderebbe in considerazione la possibilità di declassare le singole unità, dove problemi come la distorsione del tubo a pressione erano evidenti a causa di espansioni della grafite. Leningrado 1 è stato quindi depotenziato all’80% per prolungarne la vita operativa, e il lavoro per ripristinare i blocchi di grafite e prolungarne la sua vita in servizio sono stati completati alla fine del 2013. Un simile lavoro sarebbe quindi svolto su tutti gli RBMK di prima generazione, dal momento che questi sono molto importanti dal punto di vista economico per il Rosenergoatom. Tuttavia, anche gli altri RBMK potrebbe avere una capacità ridotta dell’80%. Contemporaneamente a ciò, lo sviluppo più importante per l’aumento di prestazioni è stato l’introduzione del combustibile uranio-erbio in tutte le unità, anche se i cambiamenti strutturali hanno giovato alle performances generali. Poiché il contenuto di uranio arricchito e di erbio è aumentato (ad es. Da 2,4 o 2,6% a 2,8% di U 235 e 0,6% di erbio), è possibile un aumento dell’utilizzo ed il combustibile può rimanere nel reattore per sei anni. Parallelamente a ciò, dal 2009 l’arricchimento non era più uniforme in un singolo elemento di combustibile, ma era del 3,2% nella sezione centrale e del 2,5% nella parte superiore e inferiore, ciò consente di ottimizzare le risorse di uranio e prolunga ulteriormente la durata del combustibile nel nucleo.

Per il reattore BN-600, un combustibile nucleare migliore significa fino a 560 giorni tra un rifornimento e l’altro.

Oltre a queste iniziative per i singoli reattori, i requisiti di base per il carburante sono stati fissati come: durata operativa del combustibile estesa a 6 anni, migliore burnup di 70 GWgiorno/t e maggiore affidabilità del combustibile. Inoltre, molte centrali nucleari dovranno essere utilizzate in modalità load following (modulazione in funzione della domanda della rete), e sarà necessario un carburante che funzioni bene in condizioni di carico variabile. Tutti i reattori RBMK utilizzano uranio riciclato dai reattori VVER-440. Un progetto correlato consisteva nell’utilizzare il plutonio in eccesso derivante dalle armi nel combustibile MOXper un massimo di sette reattori VVER-1000 del 2008, per Belojarsk 3 nel 2007, e poi il Belojarsk 4 sin dal suo avvio. Nel 2012 Rosenergoatom ha dichiarato di voler utilizzare MOX nei reattori VVER-TOI di nuova generazione, soggetti a valutazione che doveva essere completata nel 2016.

Teleriscaldamento

Oltre a Bilibino, che è stato progettato principalmente per produrre calore e non energia elettrica, diversi reattori forniscono anche teleriscaldamento.

Dagli anni ’70 sono stati pianificati gli impianti di teleriscaldamento nucleare (AST). L’impianto di tipo PWR modello AST-500 è stato progettato da OKBM Afrikantov e costruito dalla Atommash, con il primo impianto installato a Gor’kij, e doveva essere pronto per l’avvio nel settembre 1989. Tuttavia, l’opposizione locale ha impedito il suo funzionamento. (Gor’kij è ora Nižnij Novgorod), Negli anni ’90, sono stati programmati 5 GW di centrali termoelettriche (principalmente AST-500) per il calore distrettuale e industriale da costruire ad Arcangelo (quattro unità VK-300); Voronež, Saratov e Dimitrovgrad (due unità AST-500 nella prima ed uno ognuno per le altre due città); ed in Čukotka e a Severodvinsk (tipo KLT-40).

Nel 2016, secondo il NIKIET, quattro città russe hanno espresso interesse a utilizzare piccoli reattori per fornire calore ed energia. Uno specifico studio di fattibilità è stato intrapreso per un impianto di cogenerazione nucleare ad Arcangelo, e successivamente uno più ampio di Rosatom ha concluso che essere posizionati in 14 siti per questo scopo fino a 38 reattori di cogenerazione: Arcangelo (4, con alto supporto locale), Iževsk (2), Ivanovo (2), Kazan’ (3) , Chabarovsk (4), Komsomol’sk-na-Amure (3), Kurgan (2), Murmansk (2), Perm’ (2), Tver’ (2), Ufa (2), Ul’janovsk (3), Kirov (2) e Jaroslavl’ (3). L’impianto di cogenerazione di base proposto dal NIKIET è costituito da due unità VK-300, ciascuna con potenza nominale di 250 MW, o 150 MW più 1675 GJ/h, in modo da garantire una produzione annua congiunta di 3 TWh e 16 PJ in modo molto economico. Tuttavia, il VK-300 non fa più parte dei piani di Rosatom, soppiantato dal VBER, che è previsto per essere costruito nei primi anni 2020.

Rompighiaccio nucleari

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rompighiaccio a propulsione nucleare.

La Russia è l’unica nazione al mondo a possedere navi civili a propulsione nucleare, tutti rompighiaccio. L’esperienza russa con le navi artiche a propulsione nucleare ammonta a circa 300 anni-reattore nel 2009. Nel 2008 la flotta artica è stata trasferita dal Ministero dei Trasporti alla Atomflot, sotto Rosatom.

La propulsione nucleare si è dimostrata tecnicamente ed economicamente essenziale nell’Artico russo, dove le condizioni operative sono al di là della capacità dei rompighiaccio convenzionali. I livelli di potenza richiesti per rompere il ghiaccio fino a 3 metri di spessore, insieme a difficoltà di rifornimento per altri tipi di navi, sono fattori significativi per il successo di questa tipologia di navi. La flotta nucleare ha aumentato la navigazione artica sulla rotta del Mare del Nord da due a dieci mesi all’anno, e nell’Artico occidentale, a tutto l’anno. Si prevede un maggiore utilizzo della flotta rompighiaccio con gli sviluppi sulla penisola Jamal e più a est. Ad esempio, il progetto di Yamal LNG avrà bisogno di 200 movimenti all’anno da Sabetta alla foce del fiume Ob. La flotta è gestita da Atomflot, una divisione di Rosatom, ed è vitale per lo sviluppo commerciale di esportazione di materie prime del nord. Il rompighiaccio Lenin è stata la prima nave di superficie a propulsione nucleare (20.000 tpl) ed è rimasta in servizio per 30 anni (1959-89), anche se nel 1970 sono stati installati nuovi reattori. È stato il capostipite di una serie di rompighiaccio più grandi, i sei della classe Arktika da 23.500 tpl, operativi a partire dal 1975. Queste potenti navi hanno due reattori OK-900 da 171 MWt che forniscono 54 MW alle eliche e sono utilizzati nelle acque profonde dell’Artico. L’Arktika fu la prima nave di superficie a raggiungere il Polo Nord, nel 1977. La settima e più grande rompighiaccio di classe Arktika, il 50 let Pobedy (50 anni di Vittoria) è entrato in servizio nel 2007. È di 25.800 tpl, 160 m di lunghezza e 20 m di larghezza, ed è progettato per sfondare il ghiaccio fino a 2,8 m di spessore.

Il rompighiaccio NS Yamal in navigazione

Per l’uso in acque poco profonde come estuari e fiumi, sono stati creati due rompighiaccio di classe Tajmyr a basso pescaggio da 18.260 tpl con un reattore che eroga 35 MW; sono stati costruiti in Finlandia e poi equipaggiati con il loro sistema nucleare in Russia. Sono costruiti per conformarsi agli standard internazionali di sicurezza per le navi nucleari e sono entrati in servizio dal 1989.

I Classe LK-60Ja “universali” di grandi dimensioni (progetto 22220) sono in costruzione come navi a doppia trave (8,55 o 10,5 m) a fascio largo (34 m) di 25.450 tpl, o 33.540 tpl con zavorra, in grado di gestire 2,8 m di ghiaccio, per l’uso nell’Artico occidentale tutto l’anno e nell’Artico orientale in estate e in autunno. Nell’agosto 2012 la United Shipbuilding Corporation (USC) ha vinto il contratto per il primo rompighiaccio LK-60Ja di nuova generazione, Arktika. Questi sono alimentati da due reattori RITM-200 da 175 MWt ciascuno, che forniscono insieme 60 MW alle eliche tramite due generatori a turbina e tre motori elettrici. Sono stati costruiti dalla controllata USC Baltijsky Zavod Shipbuilding a San Pietroburgo. Nel gennaio 2013 Rosatom ha indetto offerte per la costruzione di altre due di queste navi rompighiaccio universali, per la consegna nel 2019 e 2020, e nel maggio 2014 è stato firmato un contratto per 84,4 miliardi di rubli (2,4 miliardi di dollari) con la USC. Nell’agosto 2013 Rostechnadzor ha autorizzato il cantiere a installare le unità reattore reattori RITM-200 prodotte dall’OKBM Afrikantov per il modello pilota. La carena di Arktika è stata lanciata nel novembre 2013, quella del Sibir’ a maggio 2015, e quella dell’Ural a luglio 2016. Rosatomflot si aspetta di avere Arktika commissionata nel 2019 a un costo di 37 miliardi di rubli. A causa delle sue grandi dimensioni, non può operare facilmente nelle vicinanze dei campi petroliferi, quindi è allo studio una versione ridotta, denominata LK-40, destinato all’acqua bassa ed alla piattaforma artica: sarà una nave da 20.700 tpl, lunga 152 m, larga 31 m e con un pescaggio di 8,5 m, con una potenza di 40 MW.

È stato poi progettato un Classe LK-120Ja più potente (progetto 10510) che fornisce 120 MW a quattro eliche, in grado di attraversare ghiaccio di 4,5 m di spessore o ghiaccio di 2 m a 14 nodi. È per un uso in acque profonde soprattutto nell’Artico orientale e sarà lungo di 205 m, largo 50 m e con un pescaggio di 13 m da 55.600 tpl. Sarà alimentato da due reattori reattori RITM-400 da 315 MWt ciascuno. La prima nave sarà il Lider.

Nel 1988 fu commissionata la Sevmorput, principalmente per servire i porti settentrionali della Siberia. Si tratta di una nave portacontainer e portachiatte con prua rompighiaccio da 260 m di lunghezza da 61.900 tpl. È alimentato dallo stesso reattore KLT-40 utilizzato nei rompighiaccio più grandi, offrendo 32,5 MW di potenza, ha avuto bisogno di rifornimento solo una volta, nel 2003. Nel 2014-15 è stato aggiornato per dargli una durata di servizio fino ad almeno il 2030.

Centrali nucleari marine

Centrali nucleari galleggianti

Modellino della Akademik Lomonosov

Rosatom aveva in programma di costruire sette o otto centrali nucleari galleggianti entro il 2015. La prima di esse doveva essere costruita ed installata a Severodvinsk, inizialmente prevista per essere completato nel 2010, successivamente i piani sono cambiati. L’impianto doveva avere due reattori nucleari KLT-40S da 35 MW, funzionante ad uranio a basso arricchimento (<20%) e quindi con un intervallo di rifornimento di 3-4,5 anni. Se il reattore fosse stato utilizzato principalmente per la desalinizzazione, sarebbe stato rinominato APVS-80. La durata operativa della centrale è prevista in 38 anni: divisi in tre cicli di 12 anni con un'interruzione per la manutenzione maggiore di un anno e mezzo. La prima unità è stata creata come centrale elettrica nucleare galleggiante per assolvere alla cogenerazione con una capacità di dissalazione da 40.000 a 240.000 mc/giorno. La decisione di costruire una serie di centrali era ancora prevista per il 2014, quando ci si aspettava che il primo impianto fosse vicino alla messa in servizio. Il Rosenergoatom in precedenza aveva firmato un accordo con la JSC Kirov Factory per costruire ulteriori unità, e la Kirov Energomash, una sua sussidiaria, avrebbe dovuto essere la principale appaltatrice non nucleare di queste unità.

La chiglia della prima centrale nucleare galleggiante (FNPP), denominata Akademik Lomonosov, fu impostata nell’aprile del 2007 dalla Sevmash presso Severodvinsk, ma nell’agosto 2008 Rosatom cancellò il contratto (apparentemente per il carico eccessivo di commesse militari di Sevmash) e lo trasferì al Cantiere navale Baltiysky Zavoda a San Pietroburgo, che ha già esperienza nella costruzione di rompighiaccio nucleari. Dopo la firma di un nuovo contratto 9,98 miliardi di rubli nel febbraio successivo, la nuova posa della chiglia è avvenuta nel maggio 2009. Lo scafo da 21.500 tpl (lungo 144 m, largo 30 m) è stato lanciato alla fine di giugno 2010 ed i due reattori KLT-40S, prodotti dalla OKBM Afrikantov, sono stati installati nell’ottobre 2013. Il completamento e il rimorchio al sito era previsto per il 2012 con la connessione alla rete nel 2013, ma a causa dell’insolvenza del Cantiere navale Baltiysky Zavoda e dei processi legali che ne derivarono, è stato ritardato considerevolmente. Quasi nessun lavoro è stato svolto nel 2011-12 dopo che 2 miliardi di rubli stanziati per finanziare la costruzione erano apparentemente sono scomparsi. La United Shipbuilding Corporation ha acquisito il cantiere navale nel 2012, e un nuovo contratto con la Baltijsky Zavod-Sudostroyeniye, il successore dell’omonimo in bancarotta, è stato firmato nel dicembre 2012. Il costo di completamento della centrale è stato quindi valutato in 7.631 miliardi di rubli. La centrale completata è stata rimorchiata attraverso il Mar Baltico fino a Murmansk per il caricamento del carburante e l’avvio del reattore presso la base Atomflot a maggio 2018. Dopo il caricamento del carburante, verrà trasportato a Pevek per la messa in servizio in loco nel 2019.

Il sito originariamente progettato per il dispiegamento del primo impianto era Viljučinsk, nella penisola di Kamčatka, per garantire elettricità e forniture di calore alla base navale. Nel settembre 2015 Rosatom ha firmato un accordo di cooperazione con il governo del circondario autonomo della Čukotka per lo sviluppo del settore energetico attorno all’Hub energetico Chaun-Bilibino, compresa l’installazione della prima centrale galleggiante a Pevek. La costruzione di impianti a terra per l’impianto è iniziata a settembre 2016 ed il tutto dovrebbe essere messo in servizio nel 2019. Pevek sulla Penisola dei Ciukci nell’estremo nord-est vicino a Bilibino, era originariamente progettato come il sito per il secondo impianto, in sostituzione della centrale nucleare di Bilibino. Tuttavia, alla fine del 2012 i Ministeri della Difesa, Energia e Industria hanno concordato di rendere Pevek il sito per la prima unità. Roesenergoatom ha dichiarato che il gettito tariffario della Čukotka lo ha reso più attraente rispetto alla base navale di Viljučinsk, a causa del suo collegamento a forniture di gas naturale dal 2014. I costi totali stimati per Pevek sono aumentati a 37 miliardi di rubli a maggio 2015, a causa delle opere infrastrutturali necessarie. Il governo sta contribuendo a questa infrastruttura costiera, con 5 miliardi di rubli nel 2016-20, portando ad un costo totale dell’impianto di 21,5 miliardi di rubli, Rosenergoatom e prevede che il successivo costi 18 miliardi di rubli. Il terzo sito è previsto essere a Čerskij nella Jacuzia. All’inizio del 2009, quattro impianti galleggianti sono stati designati per la Jacuzia settentrionale, mentre cinque erano previsti per essere usati da parte di Gazprom per lo sviluppo di giacimenti di petrolio e gas offshore e per operazioni nella penisola di Kola vicino alla Finlandia e nella Penisola Jamal nella Siberia centrale.

A luglio 2017 Rosatom ha annunciato che le successive centrali galleggianti, ora denominati Optimized Floating Power Unit (OFPU), utilizzerebbero due reattori RITM-200M sviluppati per gli ultimi rompighiaccio. Questi sono più potenti dei reattori KLT, avendo circa 50-55 MW ciascuno, hanno il 20% uranio arricchito, necessitano di rifornimento di carburante solo ogni dieci anni in una base di servizio apposita, quindi non è necessario alcuno stoccaggio del combustibile usato a bordo. I reattori sarebbero 1500 tonnellate più leggeri, quindi la chiatta sarebbe più piccola, e il dislocamento ridotto da circa 21.000 a 12.000 tpl. La durata operativa a 40 anni, con possibile estensione a 60 anni.

Le unità più grandi della gamma di centrali galleggianti russa previste, utilizzerebbe una coppia di reattori VBER-300 da 325 MW su una chiatta da 49.000 tpl. ATETs-80 e ATETs-200 sono unità di cogenerazione a doppio reattore che utilizzano i reattori KLT-40 e possono essere galleggianti o a terra, il primo di questi reattori produce 85 MW e 120.000 mc/giorno di acqua potabile, mentre invece il piccolo ABV-6M ha una capacità di 16-45 MW. Un progetto noto come Volnolom FNPP è costituito da una coppia di reattori (12 MW in totale) montati su una chiatta da 97 metri, 8700 tpl, più una seconda chiatta per la dissalazione ad osmosi inversa (oltre 40.000 mc/giorno di acqua potabile).

Centrali nucleari sottomarine

Oltre alle centrali galleggianti, il NIKIET sta sviluppando una centrale elettrica sottomarina che siederà sul fondo del mare, fornendo elettricità per l’estrazione del petrolio e del gas artico. Questo progetto userebbe lo SHELF, un PWR da 6 MW. NIKIET ha anche proposto il suo utilizzo per il progetto della miniera di piombo-zinco di Pavlovskij da 100 miliardi di rubli nel nord di Novaja Zemlja.

Esportazioni

Presidente iraniano Hassan Rouhani ed il capo dell’AEOI Ali Akbar Salehi presso Bushehr

Il Ministero degli affari esteri è responsabile della promozione delle tecnologie nucleari russe all’estero, compresa la creazione di un sistema di rappresentanti stranieri di Rosatom nelle ambasciate russe. Ciò è supportato dalla fornitura di sostanziali finanziamenti competitivi per l’edilizia nucleare nei paesi clienti, nonché dalla prontezza a prendere capitale azionario o addirittura a costruire propri affari come in Turchia. All’Atomexpo 2015 è stato annunciato che il portafoglio di ordini estero di Rosatomammontava a 101,4 miliardi di dollari, di cui 66 miliardi di dollari erano reattori e il rimanente erano servizi e combustibile nucleare, saliti fino a 133 miliardi di dollari a fine 2016.

Dal 2020, Rosatom prevede una costruzione globale di circa 16 unità all’anno, con l’intenzione di accaparrarsene 4-5. La società vede la sua forza come capacità di offrire un’offerta integrata per le sue centrali nucleari, offrendo non solo la costruzione chiavi in mano e il combustibile nucleare, ma anche formazione, servizi, sviluppo delle infrastrutture, strutture legali e normative, etc in un unico pacchetto. Grazie a questo sviluppo integrato, Rosatom ha dichiarato a novembre 2015 che il costo (LCOE, costo di energia livellato) dei nuovi reattori VVER non è superiore a 50-60 $/MWh nella maggior parte dei paesi. Nel 2016 Rosatom e la Banca per lo sviluppo e gli affari economici esteri (Vnesheconombank) hanno deciso di sviluppare la loro cooperazione per sostenere gli investimenti di Rosatom in progetti all’estero, l’accordo riflette le “nuove priorità strategiche” della banca.

Centrali nucleari terrestri

L’impianto indiano di Kudankulam

A fine anni ’90 re-iniziarono le esportazioni di reattori verso altre nazioni, partendo da Iran, India e Cina.

Atomstroyexport (ASE) ha sviluppato le sue abilità di costruzione e completamento di reattori all’estero con il progetto iraniano di Bushehr, quello cinese di Tianwan e quello indiano di Kudankulam. Successivamente sono stati firmati accordi per altre unità negli stessi impianti, con solo quello iraniano che è (al 2018) in attesa di partire. Nel 2007 è stato firmato un memorandum d’intesa per la costruzione di altre quattro unità VVER a Kudankulam, e sono poi diventate 12 unità tra funzionanti, in costruzione e proposte. Vi sono poi anche differenti metodi di finanziamento, Cina ed Iran pagano direttamente gli impianti, mentre l’India beneficia di finanziamenti russi; Bielorussia, Bangladesh e Ungheria si affideranno a prestiti, mentre la Turchia ha un prezzo garantito dell’elettricità nel lungo periodo, infine la Finlandia coinvolgerà la Russia con una quota del 34% nella proprietà dell’impianto.

Nell’aprile 2015 Rosatom ha dichiarato di avere contratti per 19 impianti nucleari in nove paesi, compresi quelli in costruzione. Nel dicembre 2015 gli ordini erano saliti a 34 reattori nucleari in 13 paesi, ad un prezzo unitario di circa 5 miliardi di dollari ciascuno, e ne stava negoziando altri. A settembre 2017 il valore totale di tutti gli ordini d’esportazione era di 300 miliardi di dollari, escluso l’Egitto.

La politica della Russia per la costruzione di centrali nucleari in stati firmatari del Trattato di non proliferazione nucleare è quella di fornire una centrale chiavi in mano, compresa la fornitura di tutto il combustibile, e il rimpatrio del combustibile usato nella vita dell’impianto. Il combustibile deve essere riprocessato in Russia ed i rifiuti separati restituiti al paese cliente. Caso particolare è l’India, che riprocesserà il combustibile per Kudankulam mantenendo il plutonio per la sua seconda fase di sviluppo dell’energia nucleare.

Dal 2006 Rosatom ha attivamente perseguito accordi di cooperazione in Sudafrica, Namibia, Cile e Marocco, nonché con Egitto, Algeria e Kuwait.

Centrali nucleari galleggianti

Nel maggio 2014 la China Atomic Energy Authority (CAEA) ha firmato un accordo con Rosatom per cooperare alla costruzione di impianti di cogenerazione nucleare galleggiante per le isole offshore cinesi. Questi sarebbero costruiti in Cina, ma si baseranno sulla tecnologia russa e possibilmente utilizzando reattori russi KLT-40S, ma in seguito si è optato per reattori indigeni.

Nell’agosto 2015 Rosatom e Indonesiana BATAN hanno firmato un accordo di cooperazione per la costruzione di centrali nucleari galleggianti.

Programma nucleare militare

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Programma nucleare militare sovietico.

Il programma atomico sovietico fu l’insieme dell’attività di ricerca, produzione e verifica sperimentale svolto dall’Unione Sovietica per costruire la bomba atomica. Il programma, iniziato a livello teorico negli anni 30 e proseguito con notevoli difficoltà durante la seconda guerra mondiale, si sviluppò con grande rapidità e sorprendente successo a partire dalla fine del conflitto a seguito soprattutto delle esplosioni atomiche americane di Hiroshima e Nagasaki e delle decisione di Stalin di affrettare al massimo la ricerca per controbattere e neutralizzare la supremazia strategica dell’avversario della guerra fredda.

Il programma intensivo per la produzione della bomba atomica, guidato da Lavrentij Berija e denominato in codice operazione Borodino si avvalse di tutte le risorse disponibili messe a disposizione da Stalin, dei migliori ricercatori sovietici sotto la direzione di Igor’ Vasil’evič Kurčatov, ed anche dell’apporto della scienza tedesca e dell’informazioni fornite da spie occidentali favorevoli per motivi ideali all’Unione Sovietica. La prima bomba atomica sovietica, RDS-1, nota anche come Pervaja molnija (“primo raggio”), venne fatta esplodere con successo il 29 agosto 1949 a quattro anni dalla bomba americana.

Megatons to Megawatts Program

Programma nucleare futuro

Nel febbraio 2010 il governo ha approvato il programma federale ideato per creare una nuova piattaforma tecnologica per l’industria nucleare basata su reattori veloci, e nel successivo giugno il governo aveva approvato piani per 173 GW totali di nuova capacità di generazione entro il 2030, di cui 43,4 GW nucleari. Tuttavia, entro gennaio 2015 questo obiettivo nazionale al 2030 per l’energia nucleare si era dimezzato. Nonostante questo, Rosatom ha affermato di aver ridotto il costo della produzione di elettricità nelle centrali nucleari del 36% tra il 2011 e il 2017. L’attuale strategia a lungo termine di Rosatom fino al 2050 prevede il passaggio a centrali nucleari intrinsecamente sicure mediante reattori veloci con ciclo del combustibile chiuso, in particolare nell’ambito del progetto Proryv (Sfondamento), si prevede che il nucleare fornisca il 45-50% dell’elettricità in quel momento, con una quota che salirebbe al 70-80% entro la fine del secolo. Lo scopo ultimo del ciclo chiuso del combustibile è di eliminare la produzione di scorie radioattive dalla produzione di energia. All’inizio del 2017, il CEO di Rosatom ha dichiarato: «Abbiamo puntato sul progetto progetto Proryv, sulle tecnologie dei reattori veloci e oggi siamo leader in questo campo. È necessario rendere questa leadership assoluta e privare i nostri concorrenti delle loro speranze di superare il divario nella gara tecnologica. Oltre all’aggiunta di capacità, l’utilizzo degli impianti esistenti è notevolmente migliorato dal 2000. Negli anni ’90 i fattori di capacità si aggiravano intorno al 60%, ma sono costantemente migliorati da quando nel 2010, 2011 e 2014 erano superiori all’81%. Balakovo è stato il miglior impianto nel 2011 con il 92,5%, e di nuovo nel 2014 con l’85,1%.»

Nella fase 1 di studio della transizione ai reattori veloci era proposto un reattore da 100 MW raffreddato con piombo-bismuto, mentre nella fase 2 del 2015-20 doveva essere costruito un reattore BRESTraffreddato a piombo da 300 MW.

Transizione ai reattori veloci

Vista del BN-600 di Belojarsk

A partire dal 2020-25, si prevede che i reattori veloci svolgeranno un ruolo sempre più importante in Russia, che creeranno un ciclo del combustibile chiuso. Sono previsti essere installati circa 14 GW entro il 2030 e 34 GW entro il 2050. Questo schema per l’energia nucleare basato su una nuova piattaforma tecnologica, prevede il riciclaggio completo del combustibile ed il bilanciamento di reattori termici e veloci, in modo che 100 GW di capacità totale richiedano solo circa 100 t/anno di uranio(contro le 19.000 t richieste dagli USA per una potenza omologa), provenienti dagli scarti dell’arricchimento dell’uranio e dal torio. Sarebbero quindi prodotti 100 t/anno di rifiuti nucleari da sistemare in un deposito geologico.

I piani del reattore veloce BN fanno parte del progetto Proryv (sfondamento), per sviluppare reattori veloci con un ciclo di combustibile chiuso il cui MOX verrà rielaborato e riciclato negli altri reattori. Il reattore BN-600 di Belojarsk funziona dal 1980 ed è previsto rimanere in funzione fino al 2025, mentre il BN-800 nello stesso impianto funziona dal 2014, essenzialmente come unità dimostrativa per le caratteristiche del carburante e di design per il BN-1200. Dalla metà del 2020, i nuovi reattori veloci saranno probabilmente i nuovi modelli BREST e SVBR, cioè un singolo reattore senza nessuna incamiciatura per la produzione di plutonio. Alla fine del 2012, Rosatomha annunciato che intende mettere a disposizione le sue strutture sperimentali per l’uso nell’ambito del reattore nucleare di IV generazione, comprese le strutture presso l’Istituto di Fisica e Ingegneria energetica di Obninsk, con il reattore di ricerca BOR-60 ed il futuro reattore di ricerca multifunzione MBIR.

Tecnologie nucleari avanzate 2010-2020

Rosatom ha presentato due opzioni di implementazione dei reattori veloci inerenti il programma federale di destinazione (FTP) 2010-2020. Il primo si è concentrato su un reattore nucleare a neutroni veloci refrigerato a piombo BREST con il suo ciclo del combustibile, che ha mobilitato tutte le risorse disponibili su questo progetto con un finanziamento totale di circa 140 miliardi di rubli. La seconda opzione è stata però favorita, in quanto ha comportato rischi minori rispetto alla prima. Ciò comporterebbe la progettazione tecnica del reattore nucleare di IV generazione e le relative tecnologie a ciclo del combustibile chiusoentro il 2014, da proseguire fino al 2020. Si svilupperà un progetto dettagliato per un reattore di ricerca a neutroni veloci multiuso (MBIR) entro il 2014. Questa seconda opzione è stata progettata per attrarre più fondi oltre alla dotazione del bilancio federale che è stata favorita dal Rosatom e in seguito accettata. Nel gennaio 2010 il governo ha approvato il programma federale di destinazione (FTP) con un iniziale finanziamento di 110 miliardi di rubli dal bilancio federale, tra cui 60 miliardi di rubli per i reattori veloci, e annunci successivi hanno iniziato a destinare fondi a tre tipi di reattori: BREST, SVBR, e su vari tipi con raffreddamento di sodio. L’FTP coinvolgeva piani per costruire e commissionare un complesso commerciale per fabbricare combustibile denso, per completare la costruzione di un complesso pirochimico dimostrativo pilota per fabbricare il combustibile per i reattori BN, e per testare le tecnologie del ciclo del combustibile chiuso. Sono inclusi studi sulla fusione e il budget totale per la ricerca e lo sviluppo è stato di 55,7 miliardi di rubli, in gran parte provenienti dal bilancio federale. L’implementazione dell’FTP ha come obiettivo una crescita del 70% delle esportazioni di attrezzature, lavori e servizi ad alta tecnologia resi dall’industria nucleare russa entro il 2020.

Progetto Proryv

, Il progetto Proryv è realizzato nell’ambito del programma federale di destinazione al 2020, per creare una nuova generazione di tecnologie per l’energia nucleare sulla base di un ciclo del combustibile chiusoutilizzando reattori veloci. Questo sta procedendo come una priorità elevata in nove centri coordinati. I concetti di base comprendono l’eliminazione degli incidenti gravi dei reattori, la chiusura del ciclo del combustibile, i rifiuti radioattivi a bassa attività, la non proliferazione, il costo del capitale ridotto dei reattori veloci e la costruzione di 350 GW entro la fine del secolo.I nove centri di responsabilità includono:

  • Tecnologia di ritrattamento e gestione dei rifiuti radioattivi
  • Linee pilota di produzione per il ciclo del combustibile nucleare in loco, tra cui il modulo di fabbricazione / rifabbricazione (FRM) e il reattore veloce utilizzato per il modulo di rigenerazione del combustibile (RM).
  • Sviluppo di elementi di combustibile con combustibile misto al nitruro di uranio plutonio (MNUP), presso il Bochvar National Research Institute (VNIINM).
  • Costruzione e gestione del BREST-OD-300, presso JSC NIKIET.
  • Sviluppo di materiali per il reattore BN-1200, presso JSC Afrikantov OKBM.
  • Progettazione ingegneristica del complesso energetico dimostrativo pilota, compresa la fabbricazione e il riciclaggio del combustibile in nitruro, e lo sviluppo di un complesso energetico industriale.

Ciclo del combustibile

Elemento di combustibile di un RBMK

Molte delle strutture del ciclo del combustibile in Russia sono state originariamente sviluppate per uso militare e quindi si trovano in ex città chiuse nel paese. Nell’ottobre 2015 il ministero dello sviluppo economico ha deciso di aprire quattro di queste città, ospitanti strutture gestite da Rosatom: Novoural’sk, Zelenogorsk, Seversk e Zarečnyj. Nel 2009 gli impianti di conversione e di arricchimento sono stati rilevati dalla società di nuova costituzione JSC Enrichment & Conversion, che nel 2010 è entrata a far parte di TVEL, una sussidiaria di Atomenergoprom. La Russia punta a massimizzare il riciclaggio di materiali fissili dal combustibile usato, da ciò riprocessamento è usato fin dalle origini, con l’uranio da riprocessamento (RepU) riciclato e il plutonio utilizzato nel MOX, attualmente solo per i reattori BN, con lo studio di processi innovativi nell’uso del MOX aprono possibilità più ampie per l’uso efficiente del’uranio.

Seversk nella Siberia occidentale è di particolare interesse per i nuovi investimenti, con Rosatom che pianifica di spendere un totale di 100 miliardi di rubli nella JSC Siberian Chemical Combine nel periodo 2012-20 per sviluppare il suo “potenziale scientifico, tecnico e produttivo in termini di nucleare tecnologia”. Il sito comprende diversi reattori nucleari e impianti per la conversione, l’arricchimento, la separazione e il ritrattamento dell’uranio e la separazione del plutonio. Nel 2012 Rosatom ha annunciato che stava investendo 45,5 miliardi di rubli nell’impianto fino al 2017 per modernizzare la capacità di arricchimento e creare un nuovo impianto di conversione.

La Russia richiedeva nel 2004 circa 3800 t di uranio all’anno. Dopo l’arricchimento, questo veniva trasformato in 190 tEU al 4,3% per 9 reattori VVER-1000, 60 tEU al 3,6% per 6 VVER-440, 350 tEU al 2,0% per 11 unità RBMK e 6 tEU arricchito al 20% (con 9 tDU) per il BN-600. Circa 90 tEU al 2% dal riciclo di altri reattori, che vengono usati dagli RBMK; questo RepU deriva dal riprocessamento del combustibile usato dagli altri reattori commerciali, di ricerca e navali.

VI è una forte preoccupazione circa lo sviluppo di nuovi giacimenti di uranio, e il Consiglio federale ha deciso, nell’aprile 2015, di continuare a finanziare i lavori di esplorazione e valutazione, nella regione mineraria di Buriazia e di ampliamento di altre miniere; oltre a questo, ha stabilito un’aliquota allo 0% inerente tasse minerarie e tasse di proprietà. Nel giugno 2015 Rosgeologia ha firmato una serie di accordi per accelerare l’esplorazione mineraria in Russia, incluso uno con Rosatom. Nel luglio 2011 è stato firmato un decreto presidenziale per l’aiuto a 38 imprese dislocate in 30 regioni della Russia, ma l’uranio è una parte minoritaria di questo accordo.

Conversione

Esafluoruro di uranio

La capacità totale di conversione dell’uranio in UF6 della Russia è di circa 25.000 tU/anno, ma solo la metà di questo è utilizzata a partire dal 2013. TVEL prevede di consolidare la sua capacità di conversione presso la JSC Siberian Chemical Combine a Seversk vicino a Tomsk, dove alcune unità produttive sono già operative. Nel 2012 Rosatom ha dichiarato che spenderebbe 7,5 miliardi di rubli per creare un nuovo impianto di conversione presso la SCC Seversk, che dovrebbe per iniziare a funzionare nel 2016. Il nuovo impianto è progettato per avere una capacità di 20.000 tU/anno dal 2020, di cui 2000 tRepU.

Il principale impianto di conversione in epoca sovietica era quello di Angarsk, con una capacità di 18.700 tU/anno. In previsione del nuovo impianto previsto SCC Seversk, tuttavia, questo impianto è stato chiuso ad aprile 2014. TVEL ha anche avuto degli impianti di conversione a Kirovo-Chepetsky Chemical Combine a Glazov, che è stato chiuso negli anni ’90.

L’impianto di conversione Elektrostal, 50 km a est di Mosca, ha una capacità di 700 tRepU, inizialmente quello del carburante dei VVER-440, che è di proprietà della Maschinostroitelny Zavod, e nello stesso sito è presente la fabbrica di produzione del combustibile di Elemash. Qui sono anche state convertite 960 tRepU da Sellafield, proveniente da società elettriche tedesche ed olandesi, per la società Nukem è riconvertito qui anche tutto l’uranio proveniente dal riprocessamento dei reattori inglesi.

Arricchimento

La Russia possiede 4 impianti di arricchimento per un totale di 24 milioni M SWU/anno di capacità, eccetto l’Novoural’sk, tutti gli altri sono situati in Siberia. I primi due impianti forniscono il combustibile per i reattori esteri, compreso Seversk che è specializzato nel RepU (compreso quello dei reattori europei). A partire dal 2011 sono tutti sono gestiti da TVEL.

La Diffusione gassosa nel 1992, e tutti gli stabilimenti ora gestiscono moderne centrifughe a gas, con l’installazione di apparecchiature di 8ª generazione ora complete. Le nuove unità hanno una durata di servizio fino a 30 anni, rispetto alla metà di quella precedente. Le ultime centrifughe di 6ª e 7ª generazione sono state installate nel 2005, le apparecchiature di 8ª generazione sono state fornite tra il 2004 e il 2012, che hanno sostituito ad un ritmo di 240.000 unità all’anno le precedenti unità di 5ª generazione (Unità di 6ª generazione sono ancora prodotti per l’esportazione verso la Cina. Due nuovi cicli di 9ª generazione sono stati commissionati nel 2015 ed alcune unità di 10ª generazione sono stati in fase di sperimentazione nel 2016. Mentre TVEL aveva assunto la responsabilità sulla produzione, nel 2016 Rosatom ha deciso di unire la progettazione e la produzione di centrifughe presso l’impianto di arricchimento di Novouralsk, con le prime centrifughe fornite dal 2013.

Una parte significativa della capacità di Novoural’sk e Zelenogorsk (circa 7 milioni SWU/anno) è stata in passato usata per il riarricchimento dell’uranio impoverito, anche per Areva ed Urenco. Secondo fonti WNA, circa 10.000 a 15.000 tDU (tra 0,25% e 0,40%), sono stati spediti in Russia per il ri-arricchimento a circa lo 0,7% dal 1997. Le code sono state portate fino a circa lo 0,10%, e rimangono in Russia, essendo considerata una risorsa per futuri reattori veloci. I contratti per questo lavoro per Urenco ed Areva si sono conclusi nel 2010. Una parte della capacità di Zelenogorsk, circa SWU/anno, è stata assorbita con il ri-arricchimento all’1,5% il downblending di gran parte dell’HEU russo destinata agli Stati Uniti. La capacità di Seversk è di circa 3 milioni SWU/anno, ed è usato anche per il RepU per l’Areva, con un contratto decennale del 1991 per circa 500 tonnellate UF6.

Nel 2012 Rosatom ha annunciato che stava investendo 45,5 miliardi di rubli a Seversk fino al 2017 per modernizzare la capacità di arricchimento e creare un nuovo impianto di conversione. Angarsk è il più piccolo fra i vari impianti siberiani, con una capacità di circa 2,6 milioni SWU/anno, con la decisione a luglio 2011 di TVEL che ha confermato la mancanza di piani d’espansione. Infatti, nel contesto di un accordo del dicembre 2006 con il Kazakistan, nel 2008 Kazatomprom che aveva costituito una joint venture 50:50 con Tenex, si era deciso per finanziare l’incremento a 5 milioni SWU/anno dell’impianto, con ciascuna delle parti che finanzierebbe con circa 1,6 dollari di dollari l’espansione. Tuttavia, nel 2010 Rosatom ha annunciato che il progetto non sarebbe andato avanti, a causa della capacità mondiale in eccesso, ma sono stati offerti altri accordi per la joint venture con Kazatomprom, in particolare fino a una quota del 49% in Novoural’sk o Zelenogorsk. Dopo aver deciso che sarebbe stato antieconomico espandere la capacità ad Angarsk, nel marzo 2011 è stato annunciato che Kazatomprom avrebbe comprato una quota di Novoural’sk, con una finalizzazione dell’accordo fra il 2012 ed il 2013, che l’ha portato ad avere accesso a una capacità di arricchimento di 5 milioni SWU/anno

Novouralsk

L’impianto di arricchimento di Novoural’sk, nell’Oblast’ di Sverdlovsk, fa parte della JSC Urals Electrochemical Combine. Ha operato con centrifughe di 8ª generazione dal 2003, e di 9ª generazione a partire dal 2013. La TVEL sta spendendo 42 miliardi di rubli per completare la dotazione di centrifughe di 9ª generazione entro il 2019. L’impianto può produrre Uranio arricchito fino al 30% U-235 (per reattori di ricerca e BN), mentre gli altri impianti sono fino al 5%.

Zelenogorsk

L’impianto di arricchimento di Zelenogorsk è situato nel territorio di Krasnojarsk, ha ottenuto l’accreditamento ambientale ISO 14001 e la certificazione di qualità ISO 9001. Sta iniziando a far funzionare centrifughe di 9ª generazione. Nel 2011 Rosatom ha dichiarato che la capacità dell’impianto era di 8,7 milioni SWU/anno e che prevedeva di aumentarla a 12 milioni SWU/anno entro il 2020, per aumentare la sua capacità di esportazione. Rosatom prevede di investire 70 miliardi di rubli entro il 2020 nello sviluppo dell’impianto, con fino al 90% delle nuove centrifughe installate lì per renderlo il principale impianto di arricchimento del paese. Il sito è sede anche di un nuovo impianto di deconversione.

Seversk

L’impianto di arricchimento di Seversk fa parte della JSC Siberian Chemical Combine, nell’Oblast’ di Tomsk, e fu inaugurato nel 1953. Dista circa 15 km da Tomsk. Oltre all’impia