Le Fasi della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo Rilevazioni mistica Jennifer
Parole di Gesù rivolte a Jennifer
Figlia mia, mentre vagavo nel giardino, la mia anima fu di nuovo inondata da un’immensa sofferenza. Sapevo che il mio destino si stava avvicinando, eppure la sofferenza che sopportavo alla vista di ogni singola anima che mi avrebbe rifiutato nel corso del tempo era insopportabile.
Figlia mia, tanto sangue che sudo eppure ogni goccia di sangue rappresenta ogni singola anima che abbia mai camminato sulla faccia della terra. Ho visto nella coppa ogni anima che mi avrebbe rinnegato. Ogni anima che avrebbe ucciso, praticato l’aborto, adorato il denaro, adorato il potere; ogni anima che avrebbe sofferto a causa dell’ingiustizia del suo prossimo; ogni famiglia che sarebbe stata divisa; ogni sacerdote che si sarebbe allontanato a causa dei suoi egoistici desideri.
Tutto ciò che vedete oggi in questo mondo, e ciò che verrà, l’ho visto davanti a me nel calice. Oh, come il sangue mi colava dalla testa, e ancora di più dal mio Sacratissimo Cuore, perché sapevo che pochi si sarebbero salvati. Ho implorato il Padre mio, perché sapevo che era la sua volontà, eppure nella mia forma umana sapevo che la sofferenza sarebbe stata immensa.
Ogni volta che i soldati romani Mi flagellavano durante la Mia flagellazione, rivedevo i volti delle anime che Mi avrebbero flagellato nel corso della storia. Mentre tornavo dai discepoli, li vedevo dormire. Li supplicavo: “Non potreste rimanere svegli con Me per un’ora?”. Vedevo come, nel corso della storia, coloro che si sarebbero addormentati di fronte alla sofferenza del loro Maestro, coloro che si addormentavano della loro fede, del loro amore e della loro devozione a Me, si addormentavano della verità, e senza di Me l’uomo non può vedere la verità.
Eppure i discepoli non mi diedero ascolto, perché io lo sapevo: avrei sofferto da solo. Vedevo coloro che si sarebbero allontanati, perché le loro anime erano consumate da un male tale che avrei voluto respingerle. Vedevo i tiepidi, ed erano proprio queste le anime che mi causavano la sofferenza più grande. Sono le anime che conoscono pienamente la Mia presenza, eppure si allontanano a causa del loro orgoglio. Quelle anime che credono di avere la capacità di placare il loro Maestro, eppure le loro preghiere non hanno alcun merito a causa dei loro cuori orgogliosi. Il diavolo mi apparve e di nuovo il sangue ricominciò a sgorgare, perché dentro questo calice non riuscivo a vedere la dignità con cui dovevo soffrire per ogni anima che sapevo si sarebbe allontanata per tutta l’eternità.
La mia agonia nell’orto fu la più grande sofferenza che sopportai in tutta la Mia passione. Così ricominciai a pregare, perché sapevo che solo il Padre Mio poteva darmi la forza, eppure anche gli angeli mi avrebbero confortato. Sapevo che questa era una sofferenza che dovevo sopportare. Riuscii di nuovo a vedere nel calice e ciò che seguì fu una forza profonda che mi permise di respingere Satana e le sue tentazioni, perché egli sapeva che la Mia passione avrebbe reclamato tutte le anime che aveva preso. Questa forza erano le anime che sarebbero venute a confortarmi per tutta l’eternità, le anime che avevano solo purezza di cuore, le anime che riconoscevano la propria debolezza ma confidavano nella Mia misericordia e nella Mia divina volontà.
Poi vennero a prendermi, i soldati romani. I discepoli furono colti di sorpresa, sebbene li avessi preparati con parole di avvertimento. Non capirono che il mio tempo su questa terra stava per finire, perché ero stato mandato qui in missione e la mia missione stava per compiersi. Vidi davanti a me colui che presto avrebbe incontrato anche lui il suo destino, colui che rappresentava un gran numero di persone che mi avrebbero seguito, che mi avrebbero rifiutato nel corso della storia per il falso dio del denaro.
Mentre mi si avvicinava colui che mi avrebbe tradito, potei vedere il male che lo aveva consumato. Dissi: «Giuda, perché tradisci il tuo Maestro con un bacio?». La luce, Figlia mia, aveva brillato nell’oscurità che aveva consumato la sua anima. Non dissi nulla, perché chiamarono e chiesero colui che si proclamava il vero Messia. Udii le parole: «Il cosiddetto eletto», e dopo queste parole seguì una grande risata.
Non c’erano parole con cui potessi esprimere le ideologie di coloro che erano stati mandati a reclamarmi. Uno dopo l’altro si alternavano a picchiarmi il viso, la schiena. Le mie mani non erano ancora libere, eppure sapevo che questo era il mio destino e che questa tortura che dovevo subire con il corpo non riusciva a placare l’agonia che ero giunto a provare nella mia anima.
Mentre osservavo quei soldati che credevano che io fossi lo sciocco tra loro, essi eseguivano gli ordini ricevuti per mettere a tacere colui che a sua volta li avrebbe messi a tacere. Molte volte mi sono sentito impotente, perché il diavolo mi diceva che un solo uomo non poteva salvare il mondo intero, eppure il piano divino si stava dispiegando in ogni fase della mia sofferenza.
Dovetti sottomettere completamente la mia volontà al Padre, perché se non avessi sofferto nell’orto non avrei avuto la forza di sopportare tutto ciò che sarebbe seguito. Fui condotto nel cortile dove erano riuniti molti dei sommi sacerdoti. Mentre ero lì, vidi i volti di coloro che avevo visto nel calice. Conoscevo lo stato delle anime di ognuno di loro e dei loro figli, delle loro madri e dei loro padri.
Mentre mi interrogavano, non proferivo parola, rispondevo solo con brevi frasi, perché ancora una volta era l’unico modo in cui la salvezza poteva giungere all’umanità. Uno dopo l’altro mi sputavano addosso, eppure il mio cuore era pervaso da un amore profondo, persino in mezzo al rifiuto più totale.
Mentre ero lì in piedi, quattro soldati mi afferrarono e mi condussero fuori dal cortile per portarmi davanti a Pilato. Il mio corpo si indeboliva e il mio spirito si faceva sempre più stanco per ciò che sapevo mi attendeva. Mentre camminavo, vidi il volto di colui che mi avrebbe rinnegato per tre volte. Il suo volto appariva smarrito, perché stava assistendo alla realizzazione delle parole che gli avevo detto. Lo guardai e il mio cuore fu di nuovo pervaso da un profondo amore per la missione che Pietro stava per compiere. Alla vista di mia Madre, fui di nuovo avvolto da una profonda pace.
Non potei offrirle altro che gli occhi dell’amore, perché nel suo cuore sapeva che avrei dovuto affrontare la più grande agonia che un essere umano potesse sopportare. Mia Madre soffriva per ogni bambino che sarebbe stato rifiutato, soprattutto nel grembo materno. Vedeva come solo Io, per la Mia Divina Misericordia, avrei potuto preservare un’anima dalla perdizione eterna. Sapevo che solo per la Mia misericordia l’umanità avrebbe potuto ottenere la salvezza eterna.
Mentre venivo condotto da Pilato, la folla del mio popolo si faceva sempre più rumorosa. Quando fui condotto in quella stanza sopra il cortile, Pilato si fermò lì, come un imperatore al suo trono. Mi interrogò, ma io non risposi con parole, bensì con parole di verità. Non potei ragionare con lui, né egli vide alcun motivo per perseguitarmi.
Soffrivo per tutti i falsi giudizi del mondo. Coloro che cercavano una ragione per mettere a tacere la verità, tuttavia non sapevano che la verità stava prevalendo, perché il Figlio di Dio non può mai essere messo a tacere. Fui di nuovo afferrato dai soldati romani e, per ordine di Pilato, mi fu ordinato di presentarmi davanti a Erode. Mentre venivo condotto nel luogo dove si trovava Erode, fui nuovamente assalito dal diavolo per le opere malvagie di Erode. Mi rivolse delle parole, ma nel mio silenzio le respinsi, perché vedevo di nuovo il calice traboccare di anime che mi avrebbero rigettato completamente consumandomi del male.
Mentre mi trovavo davanti a Erode, la stanza in cui dimorava era piena di altri che erano stati soggiogati da questo male. Vidi davanti a me il completo rifiuto dei Miei Comandamenti, ognuno di essi, e quanti, nell’eternità, avrebbero seguito le mie orme. Fui quindi ricondotto davanti a Pilato, che mi portò davanti alla folla che si era radunata. Mentre stavo lì e guardavo il Mio popolo che gridava per la Mia crocifissione, fui inondato da un grande amore per loro, per tutta l’umanità. Anche se l’umanità non se ne rendeva conto, il loro rifiuto di Me divenne il loro mezzo di salvezza. Il loro rifiuto delle Mie parole, delle Mie mani, del Mio amore, divenne il loro scopo nel giustificare la Mia morte. Eppure, come Pilato, colui che si trovava davanti a loro, anch’essi si sarebbero trovati davanti a me al giudizio.
Il mio amore per loro traboccava come lava da una cima di montagna. Mentre i soldati liberavano Barabba, fui condotto ad affrontare il momento della flagellazione. Mentre mi legavano alla colonna, iniziai a vedere il volto di mia Madre, e questo mi diede una forza insuperabile per la tortura che stava per arrivare. Iniziai a pregare, ma le mie preghiere non mi portarono alcun conforto, perché mi sentivo abbandonato in mezzo all’umanità. Iniziarono a frustarmi e sentivo pezzi della mia carne strappati. E mentre mi colpivano, uno dopo l’altro, sentivo la frusta tornare indietro sulle mie ferite aperte. Quando si fermarono, per ordine del capo dei soldati, mi slegarono dalla colonna, mi posero la canna di spine sul capo e dissero: “Sono stato incoronato come un re”.
Mentre mi rimettevano addosso la veste, fui sopraffatto da un dolore così grande che l’unica consolazione che trovai fu nelle anime che sapevo mi sarebbero rimaste fedeli. Le anime che avrebbero visto la Mia vera presenza nel tabernacolo. Le anime che avrebbero assistito alle Mie parole nel mondo e sarebbero state disposte a sacrificare tutto per Me.
Durante la Mia flagellazione, la più grande agonia non furono i continui colpi alla Mia carne, ma i volti di molti figli dei Miei sacerdoti che Mi trafiggevano, Mi flagellavano, con la loro mancanza di devozione alla loro vocazione, con la loro mancanza di impegno per avvicinare le anime a Me. Tanti dei Miei figli sono stati sviati da alcuni dei Miei figli eletti, poiché la Mia misericordia è aperta a tutti coloro che la cercano.
Mentre venivo ricondotto da Pilato, sentivo il sangue gocciolare dalla mia testa. Le ferite erano così profonde che il vento le avrebbe trafitte come sale versato su una ferita aperta. Pilato mi parlò, ma pur conoscendo la verità, si voltò dall’altra parte per compiacere il prossimo. Disse: «Non vedi che ho il potere di liberarti?». Alzando lo sguardo verso di lui, con il sangue che mi colava sul viso, feci fatica ad aprire il mio unico occhio. Dissi: «Tu non hai alcun potere su di me, se non ti è stato dato dall’alto». Appena accolse le mie parole, i suoi occhi mi trafissero e ordinò la crocifissione.
I soldati mi condussero via e mi caricarono sulla schiena una trave di legno che era il mio paletto di morte. Mentre camminavo per le strade con la pesante trave di legno, sentivo che il mio corpo non ce la faceva più. Soffrivo nell’anima per le voci che udivo provenire dalla folla. Non erano grida di vittoria, bensì grida di un’esecuzione ingiusta. Le mie ginocchia cominciarono a tremare, sentivo le mie forze svanire e caddi sulla strada di pietra. Quella sarebbe stata la prima di tre volte in cui sarei caduto. Mentre mi rialzavo, sentivo che il mio corpo non ce la faceva più. Sentivo la folla ridere, eppure in quelle risate trovai la forza interiore per continuare, perché vedevo nel calice il bisogno del mio popolo della mia misericordia.
Pochi tra loro mi portarono conforto. Pregai il Padre mio e poi, alzando lo sguardo, vidi la Madre mia e il mio cuore si riempì di gioia, perché in un istante, vedendo la Madre, mi fu ricordato come si dovesse sopportare questa sofferenza. Udii uno dei soldati chiamare un uomo dalla folla, ma questi non cercò di aiutarmi con cuore aperto. Vedeva che tremavo, ma a causa della folla non volle far sapere che stava aiutando il Figlio di Dio.
Il sangue e il sudore cominciarono a coprirmi il volto e non riuscivo più a vedere, perché i miei occhi si gonfiavano per le percosse che subivo. Una donna si avvicinò a me e si offrì di asciugarmi il volto dal sangue e dal sudore. Eppure, ciò che non sapeva era che la sua gentilezza recava una profonda consolazione, perché non era la sua disponibilità ad asciugarmi il volto, ma la sua fede nel sapere che la mia crocifissione era il suo mezzo di salvezza. Un semplice panno nella mano di qualcuno divenne l’impronta della mia misericordia e della mia vera presenza per tutta l’umanità. La croce è di nuovo insopportabile, perché anche chi è stato scelto per assistermi si stanca e si rende conto che è una sofferenza senza precedenti.
Sentivo Simon lottare non solo fisicamente, ma anche interiormente, per ciò che la sua anima gli stava dicendo. Caddi di nuovo una seconda volta, perché questa croce era grande, eppure la folla mi ricordava come dovevo continuare affinché la Mia misericordia si riversasse. Mentre riacquistavo le forze e proseguivo, una donna mi parlò con le lacrime agli occhi: «Figlia mia, figlia mia, non piangere per me, ma piangi per te stessa, per i tuoi figli, perché presto sarò con il Padre mio».
Tante lacrime che potevo vedere le lacrime di tristezza per ciò che mi stava accadendo, eppure se solo sapessero cosa sarebbe successo a loro se non avessi sottoposto il mio corpo e la mia anima a questa sofferenza. Mentre continuavo a camminare verso il Calvario, il dolore al fianco si propagò nelle gambe e nei piedi e caddi per la terza volta. I soldati continuavano a gridarmi di alzarmi, ma io ignorai le loro parole e continuai in silenzio. Quando raggiunsi la cima, fui immediatamente spogliato della mia veste e spinto sulla croce che avevo portato. Avevo gli occhi gonfi, eppure potevo vedere nel calice tutte le offese con cui l’umanità mi avrebbe trafitto.
Le mie braccia erano legate strettamente con una corda, in modo che non potessi muovermi mentre i chiodi venivano conficcati nelle mie mani e nei miei piedi. Potevo vedere l’orgoglio nei cuori di molti soldati. La loro missione era quella di eseguire. Più giustiziavano, più grande credevano di compiere la missione per l’umanità. Credevano di portare giustizia al mondo mettendomi a morte, eppure a loro volta la mia morte stava donando misericordia al mondo. Mentre un soldato si avvicinava alla mia destra, un altro si avvicinava alla mia sinistra e uno ai miei piedi. Iniziarono simultaneamente a conficcarmi i chiodi nelle mani e nei piedi.
Ho sentito il Mio corpo iniziare le fasi della morte. Ogni volta che battevano i chiodi, vedevo quante volte le anime tiepide non avrebbero riconosciuto la Mia vera presenza nel tabernacolo. Quante volte il Mio popolo non sarebbe venuto a Messa, non avrebbe purificato la propria anima e non si sarebbe aperto alla Mia misericordia. Poi ho provato un dolore tremendo quando i soldati hanno iniziato a sollevare la croce e a deporla in una fossa che era stata scavata.
La sommità del crocifisso al quale ero appeso era fissata a una trave che mi collegava agli altri che venivano messi a morte per i loro crimini. Mentre la folla sotto di me continuava a gridare bestemmie contro di me, parlai al Padre mio e dissi: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». E mentre pronunciavo queste parole, vidi davanti a me i tre peccati contenuti nel calice che mi avrebbero trafitto profondamente.
Potevo vedere il Mio popolo venerare la croce senza la presenza del Mio corpo, poiché la croce non è il mezzo di misericordia per l’umanità, bensì Colui che ha dato la Sua vita, perché Io sono Gesù. Potevo allora vedere davanti a Me molti dei Miei figli eletti che non avrebbero riconosciuto la festa della Mia Divina Misericordia e le sue numerose promesse. Potevo vedere davanti a Me i Miei piccoli che avrebbero affrontato la loro crocifissione nel grembo materno.
Mentre guardavo la folla radunata, vidi mia Madre. I suoi occhi erano pieni di sofferenza, espressione dell’agonia che pativa nell’anima. Uno dei criminali disse: “Se sei chi dici di essere, salvati; scendi dalla croce”. “Non vedi chi è costui?”, rispose l’altro criminale. “Noi meritiamo la punizione per i nostri crimini, eppure Lui non ha fatto nulla di male”.
Poi si rivolse a Me e disse: «Gesù, ti ricorderai di Me quando entrerai nel tuo Regno?». Mentre facevo fatica a parlare, gli dissi: «Figlia mia, oggi sarai con Me in Paradiso». Giovanni e Maria Maddalena erano tra coloro che si erano radunati. Li vedevo cercare di portare conforto a Mia Madre mentre guardava il mondo rifiutare suo figlio, perché sapeva che la Mia missione era grande.
Guardai Giovanni e dissi: «Figlia mia, ecco tua Madre», poiché stava lasciando una missione per andare verso un’altra, come Madre di tutti. L’oscurità si faceva strada, sapevo che il Mio corpo stava per esalare l’ultimo respiro. Pronunciai le Mie ultime parole e il Mio spirito se ne andò a reclamare le anime perdute che Mi avevano preceduto. Perché avevo vinto il peccato e la morte e sono andato a stare con il Padre Mio in Paradiso, poiché oggi la Divina Misericordia è stata donata al mondo. E, Figlia mia, presto giungerà la sua fine, perché Io sono Gesù e tutto avverrà secondo la Mia volontà.