RIVELAZIONI SUOR MARIA LATASTE LIBRO UNDICESIMO IMITAZIONE DI CRISTO CON LE RELAZIONI

LIBRO UNDICESIMO
LE RELAZIONI
Gloria e lode, amore e riconoscenza siano resi per sempre a Gesù nel Santissimo Sacramento dell Altare, al Padre e allo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli, Amen.
1° CAPITOLO
11 Salvatore Gesù volle con le sue istruzioni formarmi a model lo della sua sapienza. Quanto sarei felice se sapessi come trarre profitto dalla sua parola! Non c'è verità utile da conoscere, inse gnamento proficuo per la vita terrena o per l'eternità, che questo Dio così buono, così amabile, così amorevole e così poco amato, non mi abbia dato. Ecco, se ricordo bene, come mi ha parlato delle relazioni della vita.
"Figlia mia, la vita dell'uomo sulla terra è solo una serie succes siva e continua di relazioni. Esse si stabiliscono tra uomo e uomo, tra l'uomo e l'angelo, tra l'uomo e il suo Salvatore, tra l'uomo e il suo Dio.
Ti ho già parlato del rapporto tra l'uomo e l'angelo, tra l'uo mo e la Trinità e voglio ora parlarti delle relazioni tra l'uomo e il suo prossimo e tra l'uomo e il Figlio di Dio, come Salvatore e Redentore.
Le relazioni generali consistono nell'essere in buoni rapporti con tutti e rispettare tutti per essere rispettati allo stesso modo.
La correttezza nei rapporti con il prossimo consiste, come indi ca il suo nome, nel comportarsi bene ovunque ci si presenti, cioè nell'agire con gli altri in modo consono allo spirito della religione, regola universale del bene.
Per osservare perfettamente le buone maniere, devi osservarle per tutto ciò che riguarda te stessa e anche per tutto ciò che riguar da il prossimo.
Ora, figlia mia, il corretto comportamento per quanto riguarda te, comprende il contegno e la postura del tuo corpo, del tuo capo e la compostezza del tuo viso, della tua risata e del tuo sguardo, delle tue parole e del tuo silenzio. La correttezza è perfetta tra quelli che sono perfetti. Io ho osser vato, figlia mia, un corretto comportamento in tutte le situazioni di cui ti ho parlato quando ero sulla terra e l'ho fatto in modo perfet to, perché io sono perfetto. Quindi devi avermi sempre presente ai tuoi occhi, per avermi sempre a modello e proseguire senza sosta sulle mie tracce.
Guardami, e ti insegnerò a mantenere il tuo corpo diritto senza affettazione o rigidità, senza piegarlo o curvarlo, il che indichereb be debolezza o noncuranza della tua mente.
Guardami, e ti insegnerò a non sfarfalleggiare come una foglia
al vento, che sarebbe indice di leggerezza del tuo spirito.
Guardami, e ti insegnerò a non stare seduta con mollezza, per non inclinarti troppo, che indicherebbe pigrizia nella tua mente.
Guardami, e io ti insegnerò a non assumere mai un'aria arro gante, altezzosa o sdegnosa che sarebbe segno di orgoglio della tua mente.
Guarda me, e ti insegnerò a non voltarti continuamente, a non
ridere in modo sguaiato o sovente, a mantenere gli occhi dolci, umili e modesti, senza mai fissarli con freddezza su nessuno e a far sempre apparire sul tuo volto l'espressione di un cuore puro e virtuoso.
Sì, figlia mia, abbi sempre un viso aperto, tranquillo, pieno di bontà, di dolcezza, di gioia, che, per il riflesso di una pietà franca e sincera, vinca tutti i cuori e li conduca a Dio.
È soprattutto nelle tue parole e nelle tue conversazioni, che do vresti osservare le buone maniere.
La prima condizione di correttezza nei colloqui è parlare poco. Colui che parla poco è saggio e prudente e preserva la sua anima da mille imbarazzi. Colui che parla poco, edifica con la sua mode stia, mantiene la dignità della sua persona e rimane più facilmente unito a Dio perché si stacca da se stesso.
11 secondo requisito del decoro nel parlare, è di fuggire tutto ciò che deve essere evitato in una conversazione, vale a dire: scher ni, litigi, controversie, maldicenze, calunnie, menzogne, discorsi mondani, oziosi e del tutto inutili, dimostrando impazienza, ambi zione, litigiosità, sufficienza e altezzosità.
La terza condizione della correttezza nel parlare è di esprimersi sempre in modo conforme al bene, alla verità e alla giustizia, con affabilità, modestia, gentilezza e carità.
Quindi, figlia mia, parla poco; non essere però troppo noiosa o troppo silenziosa. Parla quando la necessità, la carità o l'onestà lo richiedono; ma esprimi sempre le tue intenzioni, non parlare mai per amor proprio e per piacere al mondo. Se sei costretta a parlare con qualcuno, offri le tue parole a Dio e pregalo di impedirti di peccare. Se vuoi parlare per piacere, taci; per lamentarti, rimani in silenzio. Il silenzio è preferibile od obbligatorio in queste circo stanze.
Se vuoi parlare per sfogare il tuo cuore, fallo solo in presenza di alcuni amici scelti, pii e virtuosi; in una parola, parla sempre con utilità e santamente, e osserverai le buone maniere.
La correttezza, in rapporto al tuo prossimo, consiste nell'offrir- gli tutti i servizi di carità che puoi quando lo frequenti, sopportare e perdonare tutto ciò che in lui è imperfetto.
La correttezza richiede che uno sacrifichi i propri gusti, le pro prie inclinazioni, la propria volontà, per seguire i gusti, le incli nazioni e la volontà del proprio prossimo in tutto ciò che non è contrario alla legge di Dio; e ciò senza discussioni, con bontà e in modo naturale, per prevenire i bisogni o le necessità del prossimo, per rendergli un servizio o per essergli graditi.
La correttezza richiede anche di sopportare con pazienza tutti i difetti del prossimo, le infermità del corpo o del carattere, della mente o del cuore. Sopportarsi l'un l'altro e rendersi servizi reci proci è, figlia mia, il comportamento corretto supremo e perfetto, perché è il compimento della mia legge.
2° CAPITOLO
Le relazioni intime, figlia mia, esistono tra due amici, tra due fi danzati, tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra un padrone e un dipendente.
L'amore è la caratteristica propria del cuore. Sembra essere colmo d'amore, perché deve per forza attaccarsi a qualcosa. Per quanto un uomo possa essere malvagio o barbaro, il suo cuore lo porterà comunque ad attaccarsi a qualcosa o a qualcuno; egli pos siede un cuore, quindi deve amare, proprio per la natura stessa di questo cuore. Non ti parlo in questo momento dell'amore, che è un comandamento che Dio ha dato all'uomo di amare il prossi mo, di amarlo come sé stesso in Dio e per Dio, vi parlo di questo amore intimo e affettuoso, che chiamiamo amicizia e che comporta necessariamente reciprocità d'amore da parte della persona che amiamo.
Questo amore di amicizia non è dovuto al prossimo, poiché non è generale, ma particolare. Ci sono diversi gradi di esso, come di verse specie di amicizia.
Ci sono amicizie buone, inutili, permesse, pericolose, criminali, obbligatorie. Voglio che tu le conosca; allora capirai meglio quello che ti devo spiegare sulle varie relazioni intime della vita.
L'amicizia è un sentimento del cuore prodotto dalla stima che si prova per una persona. Amiamo ciò che stimiamo, mentre odiamo
quello che disprezziamo. Quando si stima secondo Dio, l'amicizia prodotta da questa stima è sempre buona. Quando si stima, inve ce, secondo il mondo, l'amicizia è, nel migliore dei casi, inutile. Ti dirò quando essa è colpevole.
L'amicizia, figlia mia, è sempre buona quando è secondo Dio, perché ha Dio ha come principio ed ha anche Dio come fine. Ha pio come suo principio: quindi è lui che l'ha ispirata grazie alla reciproca virtù dei due amici, oppure dalla virtù di uno solo dei due amici che, con questo sentimento di amicizia, condurrà alla virtù colui che ama c da cui è amato. Ha Dio come fine: i due amici si amano a vicenda solo per godere un giorno della vista di Dio, tacendo ciò che Dio prescrive per questo scopo e sostenendosi nel la pratica del bene. Sì, figlia mia, questa amicizia è buona, ferma, solida, incrollabile, perché si appoggia su Dio.
L'amicizia è sempre inutile quando si appoggia sul mondo.
Qual è, infatti, il fondamento di questa amicizia? I vantaggi mate riali, temporali o mondani, il genio, la ricchezza o la bellezza. Ora, tutto questo è vanità: non è altro che una polvere in movimento die turbina e cade. Quanti amici secondo il mondo sono diventati in futuro nemici inconciliabili. Non c'era perciò in questi casi una vera amicizia.
È lecito che un giovane e una ragazza siano uniti in amicizia in
vista di un matrimonio giusto e legittimo.
Ma affinché questa amicizia possa essere buona e duratura, non deve essere fondata sulla ricchezza, sulla grazia, sul talento o sul la bellezza, perché queste cose non costituiscono un solido fon damento di amicizia. Bisogna, al contrario, che si basi solo su Dio per formare per sempre una sola carne e un solo spirito, un cuore e un'anima.
Ci sono poi amicizie pericolose; si tratta di amicizie tra persone di sesso diverso. Possono essere buone e innocenti, ma sono sem pre pericolose a causa delle perverse inclinazioni della natura cor rotta e degli sforzi costanti di Satana che cerca sempre di trascinare al male. Quindi, in queste amicizie, è necessario impiegare molta circospezione, vigilanza e prudenza, perché a volte ciò che è buo no può diventare cattivo, ciò che è innocente diventare colpevole e criminale.
Una giovane deve sempre vegliare sui suoi occhi e sulle sue orecchie, che sono le porte attraverso le quali il diavolo entra in lei più spesso. Deve controllare i suoi occhi per fuggire dal ser pente infernale ogni volta che lo vede; deve controllare le orecchie per sfuggire al serpente infernale ogni volta lo sente lanciare i suoi fischi da lontano. Pertanto, quando vede che un sentimento inde bolisce o rovina la sua virtù, deve rinunciarvi immediatamente, anche se le fosse caro come la pupilla del suo occhio. Una giovane deve sempre conservare nel suo intimo la pratica del bene e con formare il proprio esteriore alla sua interiorità. Il suo interiore sarà buono se è puro, innocente e lontano da ogni pensiero e da ogni immagine sconveniente o disonesta; la sua esteriorità sarà buona se allontana dalle sue maniere, dai suoi vestiti, dai suoi sguardi e dalle sue parole, tutto ciò che potrebbe attentare alla modestia e alla purezza. Questa modestia deve essere sincera e non falsa e menzognera, affinché non diventi una trappola più pericolosa na scondendo un cuore vizioso sotto il velo dell'ipocrisia.
11 giovane deve assomigliare alla ragazza. Deve controllare i suoi sguardi per non cadere nella tentazione del male, la sua lin gua per non insegnare il male agli altri, le sue orecchie per non impararlo lui stesso.
Niente di ciò che è sporco può entrare nel regno dei cieli; niente di ciò che è sporco può creare una buona amicizia.
Ci sono anche amicizie criminali. Non te ne dirò molto, figlia
mia. Tutti le conoscono; ma sappi che la maledizione di Dio cadrà sulla gioventù corrotta, il cui cuore, schiavo delle sue passioni, è diventato più sozzo di un letamaio; sui coniugi che rompono i nodi dei loro legami più sacri; sui vecchi, curvi sotto il peso degli anni e un piede nella fossa, che conservano tutta la vitalità dei loro desi deri e dei ricordi delle vergogne del loro passato, e infine su coloro che avendomi consacrato volontariamente il loro corpo e la loro anima, non temono di profanarle con atti sacrileghi di malvagità.
Infine ci sono le amicizie d'obbligo. Un padre e una madre sono
obbligati ad amare i loro figli, così come un bambino è obbligato ad amare suo padre e sua madre. Allo stesso modo, due coniugi sono obbligati ad amarsi reciprocamente in modo tutto particolare e a rafforzare con questo amore i legami del loro matrimonio.
3° CAPITOLO
Le relazioni intime sono tutte basate sull'amicizia; ora, come tutte le relazioni intime devono essere buone, così anche tutte le amicizie devono essere buone.
Ti ho detto, figlia mia, che la prima delle relazioni intime è quel la tra due amici.
Niente, figlia mia, è paragonabile ad un vero amico, un amico fedele. Figlia mia, non c'è amicizia tra i malvagi e l'amico migliore è il più virtuoso. Bisogna quindi scegliere bene i propri amici, sce glierli tra migliaia. Si finisce infatti per diventare come colui che si frequenta, con il quale si vive costantemente, a cui si parla con la sincerità del proprio cuore, cioè al proprio amico. Quindi il prover bio: dimmi chi frequenti, ti dirò chi sei, è pieno di verità.
Quanti sfortunati giovani sono stati rovinati, corrotti da un ami
co corrotto lui stesso!
Quante ragazze ci sono nel mondo che piangono continuamen te per la perdita del loro onore, a causa di amiche che le hanno portate sulla via della corruzione!
Quanti coniugi divisi da amici perversi, causa della loro discor
dia e della loro separazione!
L'amicizia, figlia mia, è formata e mantenuta dall'uniformità dei sentimenti. Se i sentimenti sono contrari, l'amicizia deve ne cessariamente rompersi; i sentimenti diventano simili, quando un amico è buono e l'altro cattivo: è normale che il cattivo diventi buono o che il buono diventi cattivo.
Quindi, quando vedi che viene richiesta la tua amicizia, esami
na, prima di concederla, quali sono le abitudini e la condotta di chi chiede la tua amicizia. Scopri se questa persona è gentile, modesta, riservata, dedita al lavoro, sottomessa ai suoi genitori, pia. Se è così, puoi amarla, ma aspetta ancora un po' di tempo prima di aprirle il tuo cuore, per assicurarti della sincerità delle sue qualità e risparmiarti molti problemi e ansie per il futuro. Quando l'avrai messa alla prova e conoscerai la sua fedeltà, la sua modestia, la sua prudenza, la sua carità e tutte le sue virtù, allora fai amicizia con lei, con l'amore di Dio come principio. Spronatevi l'un l'altra con le vostre parole e i vostri esempi per avanzare sempre di più nel bene e nella perfezione. Quella che rimane in piedi sollevi quella che è caduta; consola la tua amica se è triste, sii allegra se è allegra e gioisci con lei.
Se, al contrario, è una persona che ama il mondo, la sua vanità, i suoi divertimenti, le sue feste, i suoi piaceri, le sue gioie e le sue follie; se vedi che ama la maldicenza, la calunnia e la falsità, che è leggera e poco portata alla pietà, figlia mia, fuggi da lei, non cerca re la sua compagnia.
Tuttavia, non bisogna sempre sfuggire, evitare o abbandonare
quelle persone così leggere e amiche della mondanità, perché se i cattivi traviano i buoni, anche i buoni a volte fanno ravvedere i cattivi. Bisogna allora possedere una virtù solida e ferma, una grande fiducia in Dio, non contare solo su se stessi, ma sperare tutto da Dio. Però, se la persona buona sente che che la sua bontà si indebolisce e la cattiveria o la malizia della sua amica le pren dono la mano, deve rompere immediatamente, per non diventare anche lei cattiva. Potresti dunque, figlia mia, per un sentimento di carità, cercare di guadagnare l'amicizia di una giovane che ve dessi attratta dalle correnti mondane. Potresti dirle alcune buone parole, ispirarle alcuni buoni sentimenti. In tal modo, vedrai le sue reazioni, vedrai se lei accoglie gentilmente le proposte che le fai, oppure se deride, disprezza o ridicolizza la religione. Se tutto va bene, procedi pure, ma con discrezione e saggezza. Quando le parlerai del male, non parlarne come se esso fosse in lei, le dispia cerebbe; quando le parli del bene, non dire che non l'hai visto in lei, potresti scoraggiarla. Procedi con misura e lentezza, ma lavora intensamente.
Qualunque sia la bontà dei suoi sentimenti, sotto l'influenza del tuo esempio e della tua amicizia, non le rivelare tutti i segreti del la vita intima con Dio, ma faglieli conoscere solo quando ne avrà bisogno, fame o sete. Se invece respinge le tue parole o se non ri sponde alla tua buona volontà, aspetta un po' più di tempo, prega per quella persona, ma non la frequentare troppo; potrebbe, con le sue prese in giro, disgustarti verso la religione e farti diventare peggio di lei.
Poi, quando vedrai il momento opportuno, approfittane, toma alla carica, riprova. Una persona, per quanto cattiva possa essere, capisce e apprezza questo zelo per la carità. A volte vorrebbe la ssarsi andare con te, seguire il tuo impulso, ascoltare la tua parola, camminare sul tuo esempio, aprire il suo cuore a te, rivelarsi a te spogliata di tutto. Sarebbe una necessità della sua anima, allora si troverebbe calma, felice e tranquilla; ma lei è trattenuta da una forza segreta, non osa, conserva quel peso, che la soffoca e la im pedisce di vivere, nel suo cuore. Cosa ci vorrebbe? Penetrare più a fondo nel suo cuore, toccare un punto sensibile, portarla a con fessare: hai ragione, e io ho sbagliato; allora tutto sarebbe finito. Ma, figlia mia, questa è una cosa dolorosa e difficile; richiede uno straordinario aiuto della grazia. Quindi dovresti pregare molto in queste circostanze, non trascurare niente, approfittare di tutti i mo menti in cui potresti agire, moltiplicarti in qualche modo, faticare, sfinirti anche per salvare quest'anima.
Questo è la prova della vera amicizia, figlia mia. Sacrifici, dolo
ri, sofferenze, contraddizioni, malumori di carattere, difficoltà di ogni genere, non respingono mai un vero amico, perché chi ama, ama davvero in Dio e per Dio: questa amicizia è forte, duratura e resistente a tutto. È più forte della morte. Questa amicizia non è soggetta a cambiamenti, non è volubile, non si spezza per una 6tupidaggine, per una piccola mancanza, per una disattenzione. Non è fondata sulla fortuna, sulla bellezza, sullo spirito o sull'in telligenza: è fondato sulla virtù, poggia su Dio. Così devono essere le relazioni tra due veri amici".
4° CAPITOLO
La seconda relazione è tra due fidanzati.
Il matrimonio, figlia mia, è un condizione santa istituita da Dio, per cui, non c'è nulla di contrario alla purezza o alla castità, e la castità e la purezza non scompaiono nello stato del matrimonio, quando ci si ama e quando si ama Dio. Ecco perché il cielo conta tanti santi e sante che si sono santificati nello stato del matrimonio
e di conseguenza non hanno perso la loro purezza. La verginità, è vero, è uno stato più perfetto, uno stato di purezza e castità molto
più grande, ma non è lo stato giusto per gli uomini, ma per gli an geli, ai quali assomigliano quelli che osservano la verginità.
Così, questo stato non può essere generalmente raccomandato a
tutti, ma lo può essere solo per un numero molto piccolo.
Lo stato del matrimonio è uno stato santo, quindi gradito a Dio, che è il Dio della santità. Spesso, però, il matrimonio è uno stato in cui non ci si santifica affatto, perché non si applicano le giuste disposizioni.
Ecco le disposizioni prima e dopo il matrimonio.
La prima disposizione per sposarsi è quella di essere chiamati, di avere la vocazione. Una giovane che desidera sposarsi deve esa minare attentamente la sua vocazione e lo stato verso cui si avvia, affinché, dopo averla abbracciata, possa sopportare le difficoltà e le pene di questo stato con questo pensiero: era la volontà di Dio. Deve stare attenta a non intraprendere questa via con leggerezza, per capriccio, ancora meno per la passione, ma solo perché questa è la vocazione che Dio le ha dato. Quando riconosce la sua voca zione e ha riflettuto con attenzione su di essa, deve chiedere a Dio
di far conoscere a lei colui a cui dovrà unire i suoi giorni, chiedere
un aiuto durante la sua vita e dare il suo cuore. Se lo chiede a Dio con fede e un vero desiderio di conoscere la sua divina volontà, Dio la ascolterà e la esaudirà. Non le manderà un angelo per que sto, ma agirà in modo tale che ella possa avere una certezza morale che la sua preghiera sia esaudita. Non le manderà un angelo, ma si servirà della sua famiglia, che ha particolari grazie per guidarla nella scelta che dovrà fare del marito, o di un amico della sua fa miglia. Altre volte non si servirà della sua famiglia, perché i senti menti della sua famiglia non saranno retti, virtuosi, disinteressati, ma fondati solo sulla natura e la ragione, interessati più al mondo che al cielo. Non si servirà di nessun intermediario, ma illumine rà lui stesso la mente di questa giovane; le mostrerà la saggezza, la modestia, la sobrietà di colui che le riserva e la sua scelta sarà fissata in modo irrevocabile da questi aspetti. Poi, dopo riflessioni nuove e più mature, dovrà attenersi a questa scelta, nonostante gli ostacoli che potranno sorgere, contare sulla grazia di Dio che li appianerà e rimanere in tutto fiduciosa in lui.
Allora, temendo di illudersi, questa giovane che conosce le in
tenzioni e il reciproco desiderio di quello che ha scelto e che pensa le sia destinato da Dio, informerà la sua famiglia e il suo confesso re. Informerà la sua famiglia, per il rispetto e l'obbedienza che le deve e per conoscere le sue opinioni in proposito. Informerà il suo confessore per chiedergli il suo parere e i suoi consigli. Sarebbe bene se, in questa occasione, il suo confessore, che la conosce bene dalle sue confessioni, sia anche il suo direttore spirituale. Questo, però, non è necessario e, per certi aspetti, è meglio a volte che non sia il confessore; sarebbe bene infatti in questi casi indirizzarsi a un uomo prudente, saggio, misurato e illuminato, in cui si ha fiducia, con cui si è più a proprio agio e che sia in grado di affrontare que sta questione così seria in modo sicuro.
Quando avrà ascoltato i consigli di questo direttore, come ti ho appena detto, dovrà seguirli ed applicarli come espressione della volontà di Dio. I consigli del direttore, che è sempre disinteressato e quindi più premuroso, dovrebbe essere preferiti a quelli della propria testa o della propria famiglia.
Quando la sua scelta è fatta e approvata, darà da quel momento
il suo amore a quello che ha scelto, gli darà la sua parola e non ri tirerà più né la sua parola né il suo cuore. Per questo motivo, non fisserà più i suoi sguardi su altri, né cercherà di fare una nuova scelta. Questo sposo è secondo Dio; il secondo potrebbe essere il peccato e il diavolo.
Nei primi colloqui con quello che ha scelto, questa giovane deve soprattutto controllare i suoi sguardi, ricordandosi che gli occhi sono la porta principale attraverso la quale entra lo spirito impuro. Deve tenerli pieni di riserbo, non solo per lei, ma an che per lui. Deve anche stare molto attenta alle sue parole, ma senza esagerare: una riservatezza troppo grande potrebbe essere interpretata erroneamente e presa per disprezzo, freddezza o un rifiuto formale. Bisogna quindi evitare la troppa libertà e il trop po riserbo. Le sue maniere siano buone, gentili, educate, oneste, franche, affettuose e che tutto diffonda in lei il dolce profumo della mia grazia e della modestia. Che tutto nel suo comporta mento testimoni che non abbraccia lo stato del matrimonio per capriccio o per passione, ma per compiere la volontà di Dio che le ha dato questa vocazione.
Si badi che i primi incontri non siano mai solitari, che ci siano sempre dei parenti; che siano abbastanza frequenti, affinché i due futuri sposi possano conoscersi ed imparino ad amarsi grazie a questo rapporto; che non si prolunghino con discorsi futili e inuti
li. La loro conversazione non contenga mai parole oziose, disone ste e sconvenienti. Sia bandito dalla loro conversazione non solo tutto ciò che è contro la modestia, ma anche tutto ciò che si oppone alla legge di Dio: maldicenza, calunnie, falsità, gelosia e mille altre
cose proibite. Che le loro parole, al contrario, siano parole edifican ti e ispirino reciprocamente un mutuo affetto.
Quando si vedono da soli, non sia mai in un luogo segreto, ma dove possano essere visti facilmente, e tutto si svolga in modo rapido.
Una giovane deve mostrarsi amabile e affettuosa col suo futuro marito; ma non deve mai permettersi adulazioni o familiarità di qualsiasi tipo. Deve sempre avere davanti a lei la legge di Dio, l'onestà e il dovere. Questo comportamento, amabile, cordiale e rispettoso, le meriterà l'affetto e la venerazione del suo sposo.
Dopo una sufficiente reciproca conoscenza, è cosa prudente concludere presto il matrimonio, e non differirlo troppo a lungo. Questo ritardo potrebbe essere causa di peccato. Pertanto, per raf forzarsi l'un l'altro e chiedere a Dio la grazia di cui hanno bisogno per rimanere giusti e santi fino alla celebrazione del loro matrimonio, faranno bene a unirsi talvolta con me nel sacramento del mio amore.
Questi avvertimenti valgono sia per il giovane che per la ragazza.
Un giovane deve cercare e desiderare per sua sposa una ragazza modesta, pia e virtuosa. Se la trova, lei lo renderà felice e si san tificheranno nello stato che entrambi abbracceranno. Non cerchi la bellezza: la bellezza passa più velocemente del fiore dei cam pi. Cosa gli resterebbe nella sposa se avesse solo la bellezza e se questa bellezza scomparisse in poco tempo? Non cerchi nemmeno solamente la ricchezza. La ricchezza non crea né virtù, né pace, né tranquillità, né felicità in una famiglia. Non cerchi solo lo spirito e l'intelligenza per le cose del mondo, ma cerchi piuttosto lo spirito e l'intelligenza per le cose del cielo. Non deve cercare nel matri monio di soddisfare la sua passione. Infelice la moglie di un tale uomo! Egli è un uomo solo di nome: in realtà, è un demonio e un animale senza ragione".
5° CAPITOLO
"I coniugi devono amarsi l'un l'altro e con questo amore strin gere sempre più i legami della loro unione. Non devono vivere come pagani. Essi sono figli di santi e devono pertanto seguire le regole e le leggi imposte dalla loro condizione. Devono conservare la castità e la continenza prescritte al loro stato, e non abusare della libertà che viene loro concessa; perché la libertà in questo stato, come in tutti, è una libertà rivolta al bene e non al male e all'impu rità. Quante persone si dannano per i loro peccati nello stato del matrimonio e si sarebbero salvate se avessero accettato le regole previste per loro. Ah! In queste persone non esiste un vero amore, un amore fondato su Dio, ma un amore colpevole e criminoso, fon dato solo sulla carne, che porta al peccato.
L'amore di due coniugi deve essere vero e fondato su Dio, affin ché possa essere costante e rimanere per sempre. Due coniugi devo no custodire una fedeltà inviolabile e temere che un affetto esteriore possa rompere tali legami sacri. Devono spronarsi per compiere i loro doveri, la cui perfetta esecuzione farà la loro felicità in questa e nell'altra vita. Devono aiutarsi, sostenersi reciprocamente, consolar si, gioire insieme e formare un cuore e un'anima soli.
Una moglie cristiana deve controllare con attenzione il frutto del suo ventre, preoccuparsi di non mettere in pericolo la sua vita
per colpa sua, e di non negarle la più grande felicità privandola del battesimo. Un bambino che non è battezzato, non vedrà mai Dio. Questa disgrazia dovrebbe rendere una madre inconsolabile. Ep pure, quante donne infelici che, per la loro leggerezza, la loro ava rizia, i loro ardori o i loro eccessi, soffocano il frutto del loro seno! Una moglie cristiana deve soprattutto pregare Dio di preserva
re il figlio da tale disgrazia e prendere così tutte le precauzioni che la prudenza e la riflessione possono ispirare. Deve anche offrirlo a pio prima della nascita e chiedergli di vegliare su di lui.
Una moglie cristiana deve occuparsi del figlio dopo la nascita e dargli ogni cura che il suo amore materno le ispira e che la sua debolezza richiede. Appena la lingua del suo bambino comincerà a sciogliersi e la sua ragione a svilupparsi, gli farà conoscere Dio e scolpirà il suo amore nel suo tenero cuore. Gli darà presto il gusto per la pietà e la virtù; gli insegnerà a fare tutto per piacere a Dio; lo seguirà per tutta la sua vita, circondandolo con la sua sollecitudine materna.
1 genitori cristiani educheranno sempre i loro figli con la ragio ne e non con i capricci; riprendendoli, avvertendoli o correggendo li quando lo ritengono opportuno e necessario, per non permettere loro di contrarre cattive abitudini, che poi è impossibile estirpare in seguito. Questa formazione in pietà e virtù farà crescere nel bene i bambini ed essi diventeranno la gioia e la corona dei loro genitori. Infine, figlia mia, quando uno dei due coniugi si accorge di es sersi unito ad una persona senza virtù o religione, deve chiederne perdono a Dio e sopportare, in espiazione del suo comportamento, tutto quello che dovrà soffrire. Deve prendere su di sé i doveri che spetterebbero a tutti e due per quanto riguarda l'educazione dei fi gli, affinché diventino buoni e virtuosi. Deve tentare di ricondurre a migliori sentimenti quello che è privo di virtù e perciò pregare molto, pregare senza sosta, pregare con fiducia e sperando di es
sere ascoltati".
6° CAPITOLO
"Ecco le relazioni tra genitori e figli.
Le relazioni tra un padre, una madre e i loro figli devono essere molto intime. Il padre e la madre vivono nei loro figli, i figli devono considerare la vita di loro padre e madre subito dopo Dio. Può esserci un soggetto di relazioni più intime? Que ste relazioni devono avere, per principio, il più potente e più forte amore da una parte e dall'altra. Cosa potrebbero amare un padre e una madre, se non i loro figli? E un bambino, se non suo padre e sua madre? Tutti i cuori di una stessa famiglia de vono essere uniti, avere un solo sentimento, una stessa volontà. Devono tutti impegnarsi per la loro reciproca felicità, aiutarsi a vicenda, sostenersi l'un l'altro. Un padre e una madre devo no proteggere, difendere e nutrire i loro figli fintanto che sono piccoli. I figli devono essere in seguito, secondo le loro facoltà, il sostegno e la difesa dei loro genitori. I loro rapporti devono durare per sempre, per tutta la vita e anche oltre la tomba. È ne cessario che il bambino ricordi i dolori, le sofferenze, le fatiche, le preoccupazioni che ha causato alla sua famiglia quando era incapace di provvedere a se stesso; egli deve ricordare il grembo che lo portò, il seno che lo ha allattato, la sollecitudine con cui la madre l'ha circondato, per restituire a sua volta alla sua famiglia il lavoro della sua giovinezza e la sottomissione che deve agli autori dei suoi giorni. Egli deve dare tutte le testimonianze del suo amore a suo padre e a sua madre; non deve affliggere con i suoi vizi o con la sua ribellione l'autore della sua vita; non deve, con una vita sfrenata e irreligiosa, far scendere le lacrime di sua madre. Guai ai figli che rendono dolorosa la vecchiaia dei genitori, guai soprattutto ai bambini sfortunati che attirano sulla loro testa la ma ledizione del padre e della madre morenti!
Guai anche ai genitori che sono senza cuore verso i loro figli, che li abbandonano in giovane età o che non li guidano sul sentiero della virtù!
Beate le famiglie che vivono in pace e in unione, rocchio di Dio
si posa su di loro con compiacimento!"
7° CAPITOLO
"Ci sono infine, figlia mia, relazioni meno intime, ma che de vono comunque avere un certo grado di intimità: sono quelle tra superiore e inferiore, tra padrone e servitore.
Questi rapporti sono molto difficili da stabilire da mantenere come dovrebbero essere.
Normalmente, saranno sempre buoni se il superiore o il padrone agisce correttamente nei confronti dei suoi inferiori. Se il superiore o il padrone possiede la carità, vale a dire se è buono senza prefe renze, delicato senza viltà, condiscendente senza debolezza, fermo senza orgoglio, non c'è dubbio che si guadagnerà l'affetto, la stima e il rispetto dei suoi subordinati. Ma se un superiore agisce con par zialità, susciterà la gelosia contro di lui; se è un debole, incoraggerà il disordine; se è orgoglioso e impaziente, susciterà ribellione. La condotta dei suoi inferiori sarà modellata sul suo comportamento.
Un superiore deve comprendere molto i suoi inferiori, ma perdonare con saggezza e discrezione. Per questo deve studiare il carattere, lo spirito, il temperamento dei suoi inferiori; dovrà incoraggiare per sostenere i deboli, dovrà essere dolce e affabile per conquistare i cuori, dovrà essere serio in modo da non attirare disprezzo su di lui.
Dovrebbe considerare se stesso come rappresentante di Dio ver so i suoi inferiori, e agire nei loro confronti come vorrebbe che Dio agisse nei suoi confronti nel giorno del giudizio. Questa condotta sapiente, equilibrata, caritatevole e virtuosa dei superiori, influirà su quella dei loro inferiori, e stabilirà tra loro dei rapporti più piacevoli e più amichevoli. Essi capiranno che sono tutti fratelli e sperimente ranno com'è dolce per dei fratelli vivere uniti in Dio e per Dio.
Ecco, figlia mia, le relazioni tra gli uomini".
8° CAPITOLO
Ecco quello che il Salvatore mi ha fatto vedere e comprendere e quello che mi ha detto a proposito dei suoi rapporti in relazione alle anime. Essi sono più intimi di ogni altro, e si basano sulla sua unione con le anime, mirabile unione, unione incomprensibile, ma unione piena di verità e più perfetta di qualsiasi altra unione tra le creature, dal momento che è l'unione della creatura con la Di vinità.
Mi parlò sul rapporto speciale tra lui e le anime che gli si sono specialmente consacrate tramite la verginità, che lo hanno scelto come sposo, e che hanno celebrato il loro matrimonio con l'Agnel lo nel giorno in cui, nel fondo del loro cuore, dissero al Salvatore Gesù: 'La tua bellezza mi rapisce, ti ho scelto come mio sposo, de gnati di accettare me come tua sposa'.
Riferirò, in tutta semplicità, ciò che ho provato e il modo in cui l'ho vissuto.
Un giorno, dopo la Santa Comunione, ero in adorazione del Sal vatore Gesù nel mio cuore. Vidi una bellissima valle che il Salva tore mi mostrava. "Figlia mia, mi disse Gesù, cammina in questa valle, e raggiungi la pianura che la domina". Obbedii subito. Su entrambi i lati della valle vedevo a intervalli magnifici alberi le cui foglie brillavano come perle. Tra un albero e l'altro c'era una sentinella. Non indossavano l'uniforme da soldato e non portava no fucile. Tutti avevano le braccia incrociate sul petto, stavano in piedi e guardavano verso il cielo. Li vidi abbassare i loro occhi su di me a turno e poi rivolgerli di nuovo al cielo.
Non avevo paura, e avanzai ancora. Presto raggiunsi l'inizio di questa valle. Un enorme muro era stato eretto ai suoi lati, e questi due muri erano collegati da gradini di pietra di circa dodici piedi di lunghezza, per tre di larghezza e uno di altezza. Su ogni muro vidi le immagini di un leone, di un elefante e di un toro.
Quando raggiunsi il gradino più basso, vidi una vasta pianura circondata da mura, e nel mezzo di questa pianura un magnifico palazzo. Una grata di ferro mi impediva di penetrare in questa pianura, ma essa improvvisamente si aprì, cadendo sul pavimento di pietra lucida. Entrai, e il cancello si chiuse di nuovo. Avanzai da sola su questa pianura. II palazzo era chiuso e sembrava disabita to. Mi trovai prigioniera, ignara di quello che stavo per diventare. Eppure mi sentivo felice, pensando che sarei morta lì e che sarei volata in paradiso. "Signore, ho gridato, venite al mio aiuto, affret tatevi ad aiutarmi e liberate la mia anima. Signore, abbiate pietà di me; volgetevi a me, mio Dio, e mostratemi un volto benigno. Vi dimentichereste della vostra umile serva, o Gesù, e per quanto mi nasconderete la vista della vostra gloria? O Gerusalemme, santa Sion, quanto felici sono coloro che vivono nel tuo seno! Per me, io gemo qui come un'esiliata, come una povera prigioniera. Signore Gesù, non sentite la voce della vostra serva?"
Allora si fece sentire una voce dal palazzo e disse: "Chi è là fuori che mi chiama?" "Signore, risposi, voi conoscete tutte le cose, conoscete anche i pensieri più segreti degli uomini, conoscete il numero dei capelli del mio capo, sapete che la voce che avete sen tito è quella della vostra serva Maria". Caddi sulle mie ginocchia con il volto a terra.
Le porte del palazzo si aprirono e, rialzandomi, vidi una molti tudine di vergini che portavano corone sulle loro teste e palme nel le loro mani. Gesù era tra loro, superandole tutte per il suo splen dore e la sua bellezza. Vedendo che si avvicinavano a me, gridai: "Signore, non sono che una peccatrice, non merito di comparire alla tua presenza". Gesù mi si avvicinò. Gli dissi: "La tua bellezza supera ogni bellezza e la tua gloria supera ogni gloria". Allora, di ventai bella come le altre vergini, che mi misero una corona sulla testa e una palma in mano. Presi posto tra loro. l utti rientrarono nel palazzo, cantando un inno pieno di armonia, nel quale pro mettevano a Gesù di amarlo per sempre e di seguirlo dovunque andasse.
9° CAPITOLO
Un giorno dovevo provare la gioia di fare la Santa Comunione. Sentii la voce del Salvatore, che mi diceva: "Quanto ho fretta, figlia mia, di entrare nel tuo cuore per darti le grazie che ho preparato per te!" Da parte mia, lo dico a mio rimprovero, invece di essere piena di amore e di gratitudine per un Dio così buono, mi senti vo svuotata da ogni sentimento affettuoso per lui. Il mio cuore, tuttavia, conservava un'impressione molto dolce della sua parola. Dopo la comunione, entrai nel mio cuore, inginocchiata davanti a Gesù, che trovai seduto come un padrone e un sovrano. Non mi diede alcun segno di tenerezza, nemmeno uno dei suoi sguardi pieni di dolcezza, che penetravano nel profondo dell'anima. Non osavo guardarlo. Rimasi in silenzio ai suoi piedi, ritenendomi già molto felice che sopportasse là, facendo un sacrificio per il desi derio che avevo di partecipare alle sue tenerezze e riconoscendo quanto ne fossi indegna. Non tardai ad essere dolcemente attratta da lui. Allora, rivolgendosi al Padre, egli disse: "Padre, mandale lo Spirito Santo. Diffondi su questa figlia le tue grazie più abbondan ti, tu conosci i disegni che ho sopra di lei, non guardare ai suoi me riti, ma solo ai miei". Poi mi guardò con un occhio pieno di bontà: "Offriti come un sacrificio a Dio mio Padre, come feci io nel tempio tra le braccia di mia madre". Feci la sua volontà, e mi parve che Dio spargesse su di me la sua grazia e la dolcezza del suo Spirito.
Dopo di ciò, vidi una persona vestita di bianco che camminava
verso di me. L'ho presa per un angelo. Ecco ciò di cui fui testimone e i pensieri che mi vennero alla mente nello stesso istante: l'angelo prese una grande catena d'oro attaccata alla cintura di Gesù e, sen za dire una sola parola, ne attaccò un'estremità alla mia cintura, passando tra due anelli di questa catena un lucchetto, che chiuse con una chiave d'oro. 1 egò anche le mìe mani e i miei piedi ai piedi e alle mani di Gesù allo stesso modo, ma con catene più piccole. e mi dissi: queste catene sono il simbolo della carità che deve unirmi Dio in tutte le mie azioni.
L'angelo, poi, portò un abito di una bianchezza sfolgorante ma di una stoffa molto semplice, e lui me lo fece indossare e io dissi a me stessa: questo vestito è il simbolo dell innocenza e della sciupìi cità che devono essere in me.
L'angelo mi rivestì poi con una mantiglia rossa, che mi aura*
versava il petto; ed io mi dissi: questa ò il simbolo dello sotteivn. e che dovrò sopportare, ma sulle quali non dovrò mai soffermale la mia mente.
Dopo di che l'angelo gettò sulle mie spalle un mantello superbo
di cui non riesco a descrivere i colori così variegati e così belli. I ra arricchito da magnifici ornamenti d oro, molto ampi e termali sul mio petto da una spilla d'oro; ed io dissi a me stessa: ò il simbolo della carità.
Notai, in mozzo a questo mantello, un nastro bianco molto
grande, di cui la Vergine Santa teneva un'estremità. Maria mi si avvicinò, fece girare tre volte il nastro intorno al imo collo e lo si stornò con grande grazia; ed io dissi a me stessa: ò il simbolo della pura e tenera devozione che devi avere per Maria.
Infine, l'angelo pettinò i miei capelli e li dispose in disordine sulle mie spalle; ed io dissi a me stessa: questo rappresenta lo spi rito di penitenza che devi avere. Lasciò i miei piedi nudi e mi dis se: "Questo è il distacco completo che devi avere di tutte le cose ’. Lavò i miei piedi, le mie mani e il mio volto, e diventarono di un bianco abbagliante, e l'acqua che aveva usato tu versata sulla mia testa; ed io dissi a me stessa: questo rappresenta Li purezza d iti tenzioni necessaria in ogni azione. Mise poi una corona di spine» sulla mia testa, una croce semplice e povera nelle mie mani, una lancia e una spada con le punte macchiate di sangue sotto i mici occhi, che asciugò e immerse nell'acqua; ed io dissi a me stessa: questa corona e questa croce rappresentano le tue future sofferen ze, questa lancia e questa spada non rappresentano il tuo sangue versato, ma le tue lacrime versate, o il dolore che soffrirai, non nel tuo corpo, ma nella tua anima. Poi mi ricoprì con un grande velo nero, che ricoprì anche metà della lancia e della spada sotto di lui ed io dissi a me stessa: la spada e la lancia, nascoste a metà, rappresentano i tuoi dolori, che saranno per metà nascosti; il velo è il simbolo dell'umiltà con cui dovrai circondarti tutta la vita.
Allora Gesù mi disse: "Figlia mia, sii felice, ti scelgo come mo glie. Che questo titolo sia per te preferibile a quello di regina: io sono il tuo sposo. Quindi non condividere mai il tuo cuore con nessuna creatura. Chi avresti potuto trovare di più bello, più amo revole, più ricco, più potente, più perfetto di me? Chi si merita, chi ha il diritto di essere il mio rivale? Di' agli uomini: sono una vergine, e preferisco, con questo titolo, trascorrere la mia vita nella miseria che diventare regina perdendolo. Oppure: Gesù è il mio sposo, mi ha scelto per sua sposa; non sono degna di questo, ma non voglio preferirgli nessun altro. Una vergine davvero vergine è umile, dolce, modesta nei suoi occhi, nelle sue orecchie e nelle sue parole; evita qualsiasi familiarità con persone di sesso diverso, non desidera una vita facile e comoda. Ama il lavoro, la mortificazione, il raccoglimento, la solitudine e la preghiera; evita nei suoi vestiti il troppo ricercato o la trascuratezza; si veste secondo il suo ceto e la sua condizione; è separata da tutto, non lusinga il suo corpo,
10 considera come la sua prigione, lo rispetta come il tempio dove
11 suo sposo viene ad abitare. Lei geme e languisce nel suo esilio, sospira dopo la vista dello sposo e trova consolazione sulla terra solo quando lo riceve nel suo cuore nella Santa Comunione.
Una vergine che mi ha scelto come sposo è come quel servo del Vangelo che vigila sempre e sta pronto ad aspettare l'arrivo del suo padrone. È come una sposa che ama davvero il marito, che è triste e annoiato quando egli è assente, che aspetta impaziente mente il suo ritorno, che cerca sempre di sentire i suoi passi, che non esce di casa e non fa visita alle sue amiche, temendo di non essere presenti ad accogliere il suo sposo all'ora del suo arrivo; che non dorme, o ha un sonno molto leggero, per non lasciare che lo sposo bussi troppo a lungo alla porta; che si alza appena sente la sua voce, gli corre incontro e, trasportata dalla gioia, lo abbraccia dicendo: quanto la tua assenza è stata lunga! Come sono stata male senza di te! Ho aspettato con impazienza il tuo ritorno, e non dor mivo per non farti aspettare a lungo. Lo sposo è colpito da tanto amore da parte di sua moglie e le mostra i regali che le ha portato per ricompensarla della pena che le ha causato la sua assenza.
La sposa ricolma ancora lo sposo con tutte le sue cure. Ha per
lui ogni tipo di premure e di attenzioni, ha sempre gli occhi fissi su di lui per indovinare, se possibile, i suoi desideri e le sue volontà, ed eseguirli immediatamente.
Lo sposo, figlia mia, non è indifferente a queste affettuose te stimonianze della sua sposa. Le restituisce l'amore col suo amore, si compiace di tutto. Le sue assenze diventano più brevi e meno frequenti. Dispone tutte le cose per rimanere costantemente con lei e per non separarsi più da lei.
Io sono lo sposo, figlia mia. Hai per me i sentimenti di questa sposa di cui ti ho appena parlato? Hai questa gioia nel tuo cuore quando mi vedi venire? Non ce l'hai, ma io non lo pretendo, ma quello che ti chiedo è che tu ti controlli sempre, che tu sia sem pre attenta a seguire l'attrazione e l'ispirazione della mia grazia quando ti viene data e a realizzare i miei minimi desideri. Questa disposizione del tuo cuore ti legherà sempre di più a me, renderà più forte la tua unione con me, ti farà crescere nella perfezione a cui io chiamo tutte le anime che si danno a me, e ti ricolmerò di
tutti i favori più preziosi e più ricchi. Ti farò provare la dolcezza e la soavità del mio amore e presto non sarai più in grado di vivere senza di me: Io sarò la tua vita, perché possederò realmente il tuo cuore e vi stabilirò una dimora permanente".
10° CAPITOLO
Un giorno, dopo la Comunione, stavo ringraziando il Salvatore Gesù per la grazia che mi aveva fatto di unirmi a lui. Ero lì davanti a lui, offrendogli la gratitudine del mio cuore, ma senza dire nien te. Mi sembrò di sentire la sua voce: "Mia colomba, disse lui, amata mia, dove sei?" Mi avvicinai a Gesù. Egli si sedette sul suo tro no, nel mio cuore, e mi disse: "Segui questa strada". Me la indicò. Avanzai per qualche passo, ma, lo confesso, con tristezza. Tuttavia mi feci violenza; arrivai a una scala, i cui gradini erano d'oro mas siccio. La scesi e vidi davanti a me un immenso fossato che circon dava una cittadella. Sulla sommità del fossato vidi i bastioni che difendevano la cittadella; su questi bastioni erano rappresentate in rilievo varie teste di animali; era così anche nel fossato. Io ero là, sola, senza guida, senza sostegno, e non vedevo nessuno. Sentivo il mio coraggio indebolirsi. Mi rivolsi a Dio con tutto il mio cuore, chiedendogli di venire in mio aiuto in modo da non lasciarmi ca dere nelle braccia dei miei nemici. Nello stesso momento caddi nel fossato, ma fui sostenuta da una mano invisibile che mi condusse lungo il fossato. Sentii una voce uscire da una delle tante finestre della cittadella: 'Lei non porrà la sua dimora, disse, tra le tende dei peccatori'.
La stessa mano mi portò poi in mare aperto su di un magnifico vascello, le cui sartie erano d'argento e le catene d'oro. Fui siste mata su un letto magnifico, la cui bellezza superava quella di tutti quelli che avevo visto in vita mia. Mi trovavo là così bene come non mi sono mai trovata altrove, e ho detto: è bello essere qui! Tuttavia, capii che questo non era il luogo del mio riposo, perché desideravo vedere il mio amato, ma egli non si trovava in questo luogo. Ero molto stanca, e, girando la testa, mi addormentai. Poco dopo fui svegliata da una voce che mi chiamava: Maria! Maria! Aprii gli occhi e vidi un personaggio bellissimo che era da vanti a me: "Chi siete? gli chiesi, non vi conosco". Non rispose. "Andatevene, voi non siete il mio amato". Voltai la testa, chiusi gli occhi e mi addormentai di nuovo.
Qualche tempo dopo sentii una nuova voce. Apersi gli occhi e
vidi un'altra persona. Mi si avvicinò e mi colpì piano sulla guan cia. Fui assalita dal terrore, perché quell'uomo era orribile da ve dere. I suoi capelli crespi sembravano carbonizzati, due corna si drizzavano sul suo capo, e i suoi occhi e le labbra si contraevano in modo orribile. "Chiunque tu sia, gli dissi, vattene, fuggi lontano da qui!". "Mio Dio, esclamai in seguito, veglia su di me!". Voltai la testa, chiusi gli occhi e mi addormentai di nuovo.
Una nuova voce si fece infine sentire. La riconobbi, era quel la del Salvatore. Aprii gli occhi: non mi ero sbagliata, era proprio Gesù, con la sua aria dolce e maestosa, il suo contegno umile e sen za ostentazione. "Figlia mia, mi disse, alzati". Mi alzai. Mi prese per mano e disse: "Siamo al porto". Approdammo ed entrammo in un luogo affascinante. "È qui, mia amata, mi disse il Salvatore, che rimarrai eternamente con me, perché mi hai riconosciuto e hai voluto conoscere solo me". "Signore, ho risposto, il luogo del mio riposo sarà ovunque voi sarete; stabilirò qui la mia dimora, perché non voglio nient'altro che quella del mio amato, del Salvatore e dello sposo dell'anima mia".
11° CAPITOLO
Il Salvatore mi guardò un giorno con un'aria di estrema bontà e mi disse: "Figlia mia, da questo momento in poi, sii unita a me per sempre, stringi sempre più i legami che ci uniscono. Ti ho scelto per mia sposa, ti accetto oggi; donati a me, io mi dono a te, e ap prezzerai nell'intimità delle nostre relazioni la dignità, la felicità e il vantaggio di avere me come sposo.
C'è forse qualcosa di più glorioso per te che avere il re del cielo e della terra per tuo sposo, colui che comanda gli uomini più po tenti, che comanda i monarchi e i governanti, li fa tremare sui loro troni e li frantuma come un vaso d'argilla su un pavimento? C'è forse una dignità superiore a questa dignità? Tutto ciò che appar tiene allo sposo appartiene anche alla sposa, l utto è in comune tra di loro. Se il marito è re, stabilisce la sua sposa regina nei suoi stati. Se il marito è potente, coperto di gloria, portato in trionfo, si pone la moglie al fianco per farla partecipe della sua forza, della sua gloria e dei suoi trionfi. Quindi, figlia mia, io dò tutto all'anima che vuole essere mia sposa; le dò il mio potere, le mie grazie, i miei meriti; io la costituisco regina nel regno di mio Padre.
La felicità della vita è l'unione delle anime. Il fondamento
dell'unione è la forza, e l'amore ne crea il fascino.
Può esserci dunque una felicità superiore a quella dell'unione tra Dio e un'anima? Questa unione è durevole perché è fondata sulla pace. Io sono il Dio della pace e le anime che mi sono legate ricevono da me la pace della coscienza. Questa unione è preferibile a qualsiasi altra unione, perché io sono il Dio della carità. Io sono carità e la stabilisco in colei che vuole essere mia moglie.
Quindi, tra un'anima unita a me e me stesso, non ci sono segre
ti, ma la più completa fiducia. Io vedo quest'anima come essa è, e quest'anima si mostra a me così come è nella realtà. Io le mostro tutto quello che è in me; lei lo vede, lo guarda come in pieno gior no. Quale dolci effusioni tra il mio cuore e quello della mia sposa! Lei si è data tutta a me, e io mi sono dato tutto a lei. Lei non mi rifiuta niente, ed io le concedo tutto quello che lei mi chiede, e nel segreto di queste intime effusioni, la nostra unione diventa sempre più forte e sempre più felice.
Infine, figlia mia, un'anima che è mia sposa, in qualunque po
sizione si trovi, capisce che tutto ciò che le succede è per il suo vantaggio. Se è povera, vede la mia povertà e si sente felice di es sere come me. Se è perseguitata, vede tutte le persecuzioni che ho sofferto ed è felice di essere come me. Se lei si trova nelle pene, nelle tribolazioni, nei dolori della vita, volge il suo sguardo su di me e si sente felice di essere come me. Se Dio le concede delle con solazioni, delle grazie, dei favori, capisce che le deve al suo titolo di mia sposa, e cerca con la sua corresponsione di crescere sempre di più nella virtù.
C'è quindi qualcosa di più vantaggioso, di più fortunato, di più
glorioso per te, che essere mia sposa? Posso bastarti, figlia mia, e ti basterò, perché io sono Dio. Io mi prenderò più cura di te, ti proteggerò di più, ti farò più felice del marito più dolce, perché io comando come padrone di tutte le cose e dispongo di tutto per rallegrare le anime che si danno a me.
Donati quindi completamente a me, unisciti sempre di più a me
con una maggiore purezza. Allontana dal tuo cuore qualsiasi cosa che possa danneggiare i miei occhi puri, casti e santi. Io sono gelo so dell'affetto delle mie spose; voglio possedere interamente il loro cuore per ricolmarlo con la dolcezza e la tenerezza del mio amore, e rendere le loro relazioni con me le più perfette, le più gloriose, le più intime che ci possano essere in cielo e sulla Terra, dopo le relazioni eterne delle persone della Santissima Trinità".
12° CAPITOLO
Il giorno dopo mi unii al Salvatore Gesù nella comunione spiri tuale. Egli mi disse così:
"Figlia mia, ti ho detto e ti ho fatto capire la felicità e la dignità delle anime che sono le mie spose. Questa grazia di unione con me, la dono a chi mi piace. Quando poso gli occhi su un'anima e voglio attirarla a me, soffio nel suo cuore un pensiero che cresce e si ingrandisce come un seme misterioso. Allora quest'anima mani festa il pensiero che ho depositato in essa, e dice: sarò la sposa di Gesù. Lei ha sentito la mia voce, e ha risposto. Beate quelle anime che rispondono alla mia voce! Ma guai a coloro che vogliono allon tanarle da me, fermarle, soffocare la vocazione che ho donato loro! Guai ai genitori a cui chiedo un figlio e che non me lo vogliono dare! Da chi hanno ricevuto i propri figli, se non da Dio? Non è Dio il primo Padre? Non ha egli su di essi diritti ben più forti e più reali rispetto ai loro genitori?
Di quale ingiustizia si rendono colpevoli verso Dio e verso i loro figli! Verso Dio, perché gli sottraggono i suoi diritti; verso i loro figli, poiché allontanano da loro ciò che per loro è più pre zioso: il favore di appartenere a me e di possedermi nell'intimità. Quale ingiustizia verso Dio e verso i loro figli! A Dio, perché se un re della terra avesse chiesto loro una figlia per farne la sua sposa, gliela avrebbero concessa e avrebbero anche accettato di non vederla più, pensando di esserne ripagati dall'onore di cui godrebbero a causa di questo grande matrimonio. Ma quando il Re dei re chiede loro un figlio, egli viene respinto, come se non fosse sopra tutti i re della terra! Quale ingiustizia e oltraggio! In giustizia per i loro figli; perché questi figli, illuminati dalla luce divina, non vedono più con gli occhi del corpo, ma con gli occhi dell'anima e quindi non vedono come i loro genitori. Essi vedono la loro felicità nella loro unione con me e la disgrazia e la sventu ra lontano da me. Negare loro questo, non è quindi togliere loro la gioia, e renderli infelici? Quale ingiustizia da parte dei genitori e quale durezza di cuore!
Quanto devono temere le punizioni di Dio per la loro cattiva condotta. Ah! Guai a questi genitori!
Guai anche a coloro a cui faccio sentire la mia voce, e non mi ascoltano. Un giorno anche loro grideranno verso di me: ma io li respingerò e resterò sordo alle loro suppliche.
Colui che sente la mia voce deve seguirla. Colui che sperimenta il soffio del mio spirito deve seguire l'impulso di questo respiro e muoversi verso l'obiettivo che gli è stato indicato.
Mi piace moltiplicarmi all'infinito e attirare anime con mille di verse attrazioni, mille modi diversi. Ci sono alcuni che lascio nel mondo per combattere coraggiosamente la mia battaglia. Queste anime sono forti, queste anime sono sicure da tutti gli attacchi: nul la le scuoterà, niente le separerà da me.
Ne esistono altre che io chiamo nella solitudine per parlare con loro da solo, cuore a cuore, lontano dal mondo e dalle sue seduzio
ni, per vivificarle costantemente con la mia grazia, la mia parola, il mio sguardo.
Ce ne sono altre ancora che attiro, fin dal primo istante, solo per l'amore che hanno per me e altre solo per il timore che hanno di essere separate da me per l'eternità.
Più sovente, figlia mia, separo dal mondo le anime che voglio unire a me e che scelgo come spose, ed esse entrano nella vita reli giosa, vale a dire, come ti ho già spiegato, si legano a me in modo più intimo, separandosi dal mondo.
A volte ci sono anime che pensano di essere state chiamate e che non lo sono; ce ne sono alcune i cui sentimenti non sono né puri né disinteressati. Ecco perché voglio spiegarti le disposizioni necessarie per entrare nella vita religiosa.
Per questo, figlia mia, bisogna prima essere chiamati e poi corri
spondere alla propria vocazione, che non è altro che l'inclinazione data da Dio ad un'anima per uno stato di vita che la santificherà attraverso la pratica di speciali virtù.
Questa predisposizione si sviluppa nell'anima in due modi. La prima è l'inclinazione di un'anima che accetta l'impulso di Dio, non per evitare i dolori e le lotte nel mondo, ma per glorificare ulteriormente il Signore desiderando un tipo di vita più perfetto.
La seconda è l'inclinazione di un'anima che accetta la chiamata di Dio perché vede le battaglie che si devono sostenere nel mondo e i pericoli che in esso esistono, e quindi hanno paura a causa della loro debolezza.
Questo modo di accettare la chiamata di Dio è buono, ma meno perfetto dell'altro.
Bisogna però stare attenti a non sostituire a questa chiamata di Dio la volontà personale, che crea una falsa devozione, oppure il disgusto del mondo perché non si è disposti a sopportarlo. Infatti, figlia mia, chiunque voglia entrare nella vita religiosa deve prima rinunciare alla sua volontà, e poi sapersi sopportare con pazienza e sopportare gli altri. Senza ciò, questa risoluzione sconsiderata e priva di un vero fondamento rischierebbe di far trascorrere giorni tristi, dolorosi e molto infelici, una volta spento il primo fuoco su scitato da un momento di entusiasmo, di impazienza o di sconsi deratezza. Il numero di coloro che si comportano in questo modo è grande, e invece di avanzare nella perfezione unendosi sempre più a me, danno scandalo agli altri e impediscono loro di progredire nella bontà e nella virtù.
Quando si è sentito il richiamo della mia voce, bisogna essere
pronti a eseguirne i comandi con grande purezza di cuore, seguen do i consigli di colui al quale si è manifestata la propria vocazione e che l'avrà riconosciuta veritiera. Bisogna sbarazzarsi del vecchio lievito che conduce al peccato, allontanando, con grandi sforzi, tutte le cattive abitudini. Guai a colui che tra i benedetti del mio cuore, portasse un cuore colpevole e incline al peccato!
Chi vuole lasciare tutto per possedermi e vivere con me, deve
considerarsi morto al mondo, al demonio e a se stesso.
1. Morto al mondo, cioè dimenticare i suoi genitori, i suoi amici, allontanando anche qualsiasi pensiero che li riguardasse in modo umano e naturale, per pensare a loro solo in rapporto a Dio.
2. Morto al demonio, che fa la guerra a tutti ma soprattutto alle
anime che si donano a me. Egli non presenta loro grandi peccati, ma li porta alla rilassatezza mediante pensieri oziosi e imperfe zioni che nuocciono loro tanto quanto i peccati veniali alla gente comune. Se uno ascolta il demonio, a poco a poco cade nella di menticanza dei propri doveri e si separa da me.
3. Morto a se stesso, cioè non ascoltare i perversi suggerimenti della carne e dei sensi. Questa morte è una vittoria reale e la più difficile. È una vittoria perché vuol dire davvero trionfare su se stessi. È una vittoria difficile, perché in realtà costa molto riuscire a dominarsi in tutto, non lasciarsi condizionare dagli oltraggi e dagli insulti più che dalle lodi e dagli onori; costa molto non possedere più nulla, liberarsi di tutto e riposare solo in me.
Questa tripla morte è una vita vera e la sola che possa meritare il nome di vita. Perché essere in quella morte vuol dire essere uniti a me, possedermi, ed io sono la vita di tutti coloro che sono in que sto mondo e che vogliono vivere nell'eternità la vita nella quale io li introduco già quaggiù.
Il mondo, il demonio e la concupiscenza lottano contro queste
anime che io mi scelgo: il mondo, a causa del desiderio che ispira per i beni terreni; il demonio, per lo spirito di ribellione; la con cupiscenza, per le tentazioni impure. Ma io do a queste anime tre armi che vincono il mondo, il demonio e la concupiscenza; queste sono: il voto di povertà contro il mondo, il voto di obbedienza con tro il demonio e il voto di castità contro la lussuria".
13° CAPITOLO
"Il voto, figlia mia, è un sostegno, un appoggio, un riparo, una difesa per l'anima. L'anima sente che il desiderio delle ricchezze presto trionferebbe su di lei, allora mette il voto di povertà come una barriera che lo fermerà e le impedirà di soccombere, e lo stes so succede per gli altri voti. Il voto è qualcosa di essenzialmente libero; ma il voto è a volte una cosa enormemente necessaria. Può essere e diventare anche una condizione molto importante, quindi è necessario pronunciare i voti solo con molta circospezione.
Il voto è una promessa fatta a Dio mediante il giuramento di compiere un atto buono. Ci sono due tipi di voti: il voto condizio nale e quello con cui ci si impegna senza condizioni. Nel primo caso, una volta che la condizione è stata ottenuta, si deve soddisfa re il voto che è stato fatto; il voto assoluto, invece, che non contiene
cioè nessuna condizione, deve sempre essere soddisfatto. Il voto è una cosa molto gradita a Dio, e gli atti compiuti sotto l'obbligo o la necessità di un voto, sono più piacevoli a Dio rispetto agli altri, perché ci si è impegnati volontariamente a farli. Non si fa peccato non facendo voti; ma si pecca se non li si soddisfa e il peccato è tanto più grave quanto più la cosa promessa è seria e importante, a meno che non ci si sia riservati espressamente il diritto di non impegnarsi a rispettare il voto sotto pena di peccato mortale. È cosa prudente mai fare un voto senza il consenso del confessore, e un confessore non dovrebbe mai permettere voti perpetui e per la vita, a meno che non si sia ben accertato della virtù, della fermezza
e della forza di colui che vuole impegnarsi in questo modo.
Quanti dolori nascono da voti pronunciati con leggerezza! Quanti disagi ci si risparmia nel non pronunciare questi voti! Quante grazie si guadagnano quando si risponde al desiderio che Dio manifesta nella promessa di un voto! Quanti aiuti si ottengono per se stessi! Oh! Beati coloro che resistono al mondo e alle sue ricchezze grazie al voto di povertà e che rimangono fedeli nell'os servanza di questo voto! Beati coloro che resistono al demonio e al suo spirito di ribellione e di orgoglio grazie al voto di obbedienza e che rimangono fedeli nell'osservanza di questo voto!
Io sarò la loro ricchezza nell'eternità; io sarò la loro gloria nell'e
ternità; io sarò la loro beatitudine nell'eternità.
Le nostre relazioni, iniziate nei tempo terreno, dureranno per i secoli dei secoli. Abbi speranza, figlia mia, tu trionferai su tutto. Ti nasconderò come la mia colomba nel buco di una roccia; ti porterò via dal mondo, ti darò un posto nella santa famiglia consacrata al mio Cuore divino; là sarai tutta mia ed io sarò tutto tuo".
Amore a Gesù per sempre nel Santissimo Sacramento dell'alta re. Amen.