Santa Rita da Cascia

Fonte: http://www.santaritadacascia.org

 

 

La vita di Santa Rita da Cascia

Il vero nome della nostra Santa è Margherita Lotti, figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri.
La piccola Margherita di Roccaporena, frazione a 5 km da Cascia, sboccia nel 1371, altri ritengono la data del 1381. Le ipotesi sono due: per la nascita 1371 o 1381, per il trapasso (rispettivamente) 1447 o 1457.

In un clima di fragile calma, Antonio e Amata svolgono la funzione di “pacieri”. I genitori di Rita sono particolarmente stimati e gli statuti del libero comune di Cascia affidano loro l’arduo incarico di pacificare i contendenti o almeno evitare stragi cruenti tra famiglie in conflitto.

 

La famiglia di Rita non è aristocratica, ma comunque benestante. I suoi genitori come pacieri, godono sicuramente di un certo prestigio sociale, morale ed economico. Rita viene battezzata nella chiesa agostiniana di San Giovanni Battista in cima al colle di Cascia. Infatti, in quell’epoca, Santa Maria si trova fuori le mura civiche ed è attestabile, invece, che il fonte battesimale sia in San Giovanni Battista, chiesa situata nel pieno nucleo cittadino (vicino alla chiesa di San Pietro, chiesa matrice di Cascia).

 

L’unica istruzione che Rita può avere è quella degli Agostiniani: da loro, apprende la devozione verso i suoi santi protettori Agostino, Giovanni Battista e Nicola da Tolentino (che, al tempo di Rita è ancora beato).

 

Come per tante ragazze, anche per la giovane Rita arriva il momento di farsi una famiglia. Il giovane che s’innamora di lei, e che lei ricambia, si chiama Paolo di Ferdinando di Mancino. Non è un giovane violento, come descritto in qualche vita, ma un ghibellino risentito e basta. Rita, quindi, non “ammansisce” affatto Paolo, piuttosto lo aiuta a vivere con una condotta più autenticamente cristiana. Sarà questo il frutto di un amore incondizionato e reciproco illuminato dalla benedizione divina.

Il Signore benedice l’amore dei giovani con la grazia di due bambini, probabilmente gemelli o venuti al mondo a breve distanza tra loro: Giangiacomo e Paolo Maria.

Con la nascita di due figli si richiede sicuramente una condotta più consona e responsabile per Paolo, già uomo d’armi, ma anche una sistemazione domestica. È in questo momento che, probabilmente, la famiglia di Mancino si trasferisce al “Mulinaccio” (di proprietà di Paolo), dove hanno una dimora più grande e la possibilità di gestire un’attività di macinazione del grano direttamente e responsabilmente.

 

Paolo di Ferdinando di Mancino viene assassinato nei pressi del “Mulinaccio”, dove si era trasferito con Rita e i suoi due figli. La tradizione colloca l’accaduto intorno al 1406.
Rita se ne accorge, accorre ma non le resta che cogliere il rantolo finale del marito e affrettarsi a nascondere la camicia insanguinata, perché i figli, vedendola, non finiscano col covare vendetta.

Rita perdona di cuore e mai rivelerà il nome degli assassini, anche se questo gesto le costerà il risentimento della famiglia del marito ucciso: i Mancino.

Chiusa nel suo perdono, un timore ancora più grande la affligge: che i suoi ragazzi possano diventare vittime o protagonisti di quella spirale d’odio che s’è innescata. Si spiegano così le preghiere a Dio perché non si macchino di simili atrocità e allontanino da loro il desiderio di vendicare il padre. I due giovani, Giangiacomo e Paolo Maria, muoiono molto presto l’uno dopo l’altro, probabilmente di peste o a causa di qualche altro malanno.

Rimasta sola, tra il 1406 e il 1407 ca., Rita si avvicina sempre più a Cristo sofferente. Secondo la tradizione, risalgono forse a quel momento le inerpicate sulla cima dello Scoglio di Roccaporena.

 

Dopo l’assassinio del marito e la tragica morte dei suoi due figli, Rita si rifugia nella preghiera. È in questo momento che deve aver maturato con forza il desiderio di elevare il suo amore ad un altro livello, ad un altro sposo: Cristo.

All’età di circa 36 anniRita bussa alla porta del Monastero di Santa Maria Maddalena. Superate le mille difficoltà, con l’aiuto della preghiera ai suoi tre protettori Sant’Agostino, San Nicola Da Tolentino e San Giovanni Battista, finalmente corona il suo desiderio.

Nel 1407 ca., inizia la sua nuova vita nel Monastero di Santa Maria Maddalena. Qui riceve l’abito e la Regola di Sant’Agostino, che professa e vive nei suoi quaranta anni di permanenza nel Monastero fino alla morte.

Ascesi, contemplazione, preghiera, penitenza, ma anche azione sono state sicuramente le coordinate dei quaranta anni di vita claustrale di Santa Rita da Cascia.

Si racconta che durante il periodo del noviziato, la Madre Badessa, per provare l’umiltà di sorella Rita, le abbia comandato di piantare e innaffiare un arido legno.
La Santa obbedisce senza indugi e il Signore premia la sua serva facendo fiorire una vite rigogliosa
.

Per questo, la vite è il simbolo della pazienza, dell’umiltà e dell’amore di Rita verso le sue consorelle e, più in generale, verso l’altro. Ancora oggi, la testimonianza di questo prodigio è, per tutti i fedeli, la vite di Santa Rita. Quella che si vede oggi nel chiostro del Monastero non è la stessa della tradizione, risale a più di duecento anni fa. Nonostante ciò continua a rappresentarne il forte valore simbolico.

Sull’esempio dei suoi genitori, Rita si adopera come paciera. Un giorno, un evento sconvolge Cascia e sicuramente non lascia indifferente Rita. Nel 1426, scoppia una vera battaglia tra sostenitori della tabulella Bernardiniana (l’iscrizione YHS usata per indicare Gesù Salvatore degli uomini) e i domenicani uniti agli agostiniani, con a capo il frate teologo Andrea, che le avversano. L’Ordine Agostiniano completa l’iscrizione Bernardiana con il trigramma XPS ( = Cristo ); così facendo sarebbero state messe bene in evidenzia le due nature inscindibili del Salvatore: quella umana e quella divina. La tensione purtroppo degenera in una serie di delitti in cui sicuramente la Santa si è prodigata per riportare la pace. Non a caso, nel suo sarcofago solenne – oggi conservato nella cella di Santa Rita – è riportata tanto la formula Bernardiniana YHS, quanto quella introdotta dagli agostiniani come XPS.

Si legge nell’epitaffio sulla cassa solenneXV anni la spina patisti. Dopo aver attraversato il dolore per la morte dei cari, tra le mura del Monastero, Rita innalza il suo dolore alle sofferenze di Cristo per l’umanità: chiede ed ottiene dall’Amato, come pegno d’amore, di diventare partecipe ancora di più alla Sua sofferenzaÈ il 1432. Un giorno, mentre è assorta in preghiera, forse memore della predicazione sulla passione di Cristo fatta da fra Giacomo della Marca nel 1425 presso la chiesa di Santa Maria e, ancor più, formata alla spiritualità agostiniana incentrata sull’amore verso l’umanità di Cristo (che trova la sua più alta espressione nella passione), chiede al Signore di renderla partecipe alle sue sofferenze. Non sappiamo cos’è accaduto in quel momento, una luce, un lampo, una spina staccatasi dal Crocifisso le si conficca nella fronte e nell’anima.

Durante questo periodo, Rita fa l’unico viaggio della sua vita fuori dei confini del Comune cascianova a Roma in pellegrinaggio penitenziale a piedi. La tradizione collega il viaggio alla canonizzazione di Nicola da Tolentino del 1446. Per l’occasione, la piaga sulla fronte di Rita si rimargina prima della partenza e si riapre poi al suo ritorno a Cascia.

Ancora oggi chi visita il Monastero, può vedere quello che secondo la tradizione è il Cristo del prodigio. Non è certo se sia avvenuto o meno veramente lì, ma la sostanza del fatto, storicamente provato, resta indiscutibilmente la stessa; anzi, forse il volere collocare il miracolo davanti ad un crocifisso dipinto esclude ogni causa traumatica naturale. Sicuramente Rita ha vissuto questo dono con molta umiltà, senza farne mai vanto, parlando poco della sua ferita e presentandola come tale: una piaga.

Subito dopo la sua morte, Rita viene venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto che in vita, suor Rita Lotti si era dedicata alla cura degli appestati, senza mai contrarre questa malattia. Da qui deriverebbe l’attribuzione di santa dei casi impossibili.

 

LEGGI  STORIA DI CARBONIA

Nell’inverno precedente la sua scomparsa, gravemente ammalata, Rita trascorre lunghi periodi nella sua cella. Probabilmente la nostalgia per la sua Roccaporena, il ricordo di Paolo e dei figli si fa sentire vivo. Forse Rita, che ha sempre pregato per le loro anime, ora che sente avvicinarsi la fine, avverte una pena in cuore: sapere se il Signore abbia accolto le sue sofferenze e preghiere in espiazione dei peccati dei suoi cari. Chiede un segno all’Amore e il cielo le risponde.

Potrebbe così inserirsi e spiegarsi, a questo punto, un ennesimo fioretto di profonda tenerezza umana. Ad una sua parente, che era venuta a trovarla, chiede di passare nel suo orto di Roccaporena e cogliere una rosa e due fichi. È un gennaio nevoso e freddo. La parente si reca all’orto e trova le due rose e i due fichi richiesti, che coglie e porta a Rita. Le sue preghiere sono state esaudite: il marito, morto ammazzato e i due figli, morti uno dopo l’altro, sono stati accolti da Dio in Paradiso.

Con un fisico ormai provato dalle tante sofferenze, Rita giunge all’alba dell’incontro celeste la notte tra il 21 e il 22 maggio dell’anno 1447. In questo momento, la tradizione vuole che le campane del Monastero, mosse da mani invisibili, si siano messe a suonare, richiamando la cittadinanza che, come per ispirazione celeste, si è recata in Monastero per venerare la suora Santa.

 

Nel 1457, per iniziativa delle autorità comunali, i primi miracoli di Santa Rita cominciano ad essere riportati nel Codex miraculorum (il Codice dei miracoli). Fra questi, troviamo quello cosiddetto maxime, ovvero il più straordinario: il miracolo di un cieco che riebbe la vista.

Il corpo di Rita non è mai stato sepolto, proprio per il forte culto nato immediatamente dopo la sua morte. Da subito, infatti, cominciano ad arrivare gli ex votoportati dai devoti. Vedendo tanta venerazione, le monache, decidono di riporre il santo corpo in una cassa. È a questo punto che Mastro Cecco Barbari s’incarica di costruire (più probabile: far costruire) la prima bara detta “cassa umile”.

Tra le carte del processo, si legge che: «dopo morta, dovendosi fare una cassa per riporre il corpo della Beata per li tanti miracoli che faceva, né trovandosi chi la facesse, un certo mastro Cicco Barbaro da Cascia, concorso se con le altre genti in detta chiesa per vedere il corpo della beata, ch’era struppio delle mani, disse “o’ se io non fussi struppiato, la farei io questa cassa”, e che dopo dette parole restò sano delle mani e fece la cassa…».

Mastro Cecco, nel vedere il corpo di Rita, immediatamente guarisce. Questa testimonianza ha un grande rilievo storico perché ci fa capire con chiarezza che la Beata, appena morta, viene portata nella chiesa senza cassa, sicuramente avvolta in un lenzuolo, per essere poi sepolta nel loculo delle monache. Ma la gente accorre continuamente per venerarla, impedendo così che le sue consorelle procedano al rito della sepoltura. Il corpo, quindi, resta così per qualche tempo e, intanto, si diffonde la voce che Rita compia dei miracoli.

Sempre nel 1457, a causa di un incendio divampato nell’oratoriola cassa e il corpo rimasti intatti, vengono messi nel sarcofago, conosciuto come “cassa solenne”. Probabilmente, anche questa cassa viene fatta dallo stesso Cecco Barbari come ex votooppure su commissione della sua famiglia, devotissima alla Beata.

Questa cassa solenne, fatta a soli dieci anni di distanza dal trapasso di Rita, mostra la sua fama di santità già diffusa. Sopra, viene inserito un epitaffio commemorativo. Il corpo di Santa Rita viene poi spostato ulteriormente, fino a giungere nella bellissima cappella dentro la Basilica a lei intitolata. Oggi, la cassa umile si trova custodita all’interno della cassa solenne, nella cella di Santa Rita.

 

Se tra i concittadini la venerazione è stata rapida, non altrettanto rapido è il cammino di ascesa agli altariIl processo di beatificazione ha inizio il 19 ottobre 1626, sotto il pontificato di Urbano VIII, che ben conosce la Santa essendo stato vescovo di Spoleto fino al 1617.
Fra i principali sostenitore della causa di beatificazione, oltre alla famiglia Barberini, c’è il Cardinale Fausto Poli, nativo di Usigni, villaggio del territorio casciano. È lui a interessarsi anche dei luoghi ritiani di Roccaporena, trasformando nel 1630 la casa-domuncola in capella.

Il processo si svolge a Cascia, nella chiesa di San Francesco, con capillarità minuziosa. In seguito al processo casciano, il 2 ottobre 1627, Urbano VIII concede alla diocesi di Spoleto e ai religiosi agostiniani la facoltà di celebrare la messa in onore della beata Rita. Il 4 febbraio 1628 dispone che tale messa possa essere celebrata nelle chiese agostiniane anche dal clero secolare. Con queste iniziative che autorizzavano il culto,si sanciva la beatificazione anche se non nella forma solenne e canonica tradizionale.

Nel 1737 gli agostiniani e il comune di Cascia intendono premere per la canonizzazione. Per una lunga serie di vicissitudini, il processo canonico viene più volte interrotto e ripreso, fino alla riapertura del 1853 e alla svolta rappresentata dal miracolo ottenuto da Cosma Pellegrini di Conversano del 1887.

Il 25 febbraio 1896, viene finalmente redatto il decreto sulle virtù eroicheNel 1899, dopo aver preso in esame i vari miracoli, stimati utili per la canonizzazione, tra questi si approvano: il profumo che si diffonde dal corpo della santala guarigione della piccola Elisabetta Bergamini e quella di Cosma Pellegrini, che viene guarito da una malattia incurabile.

Finalmente il 24 maggio 1900, Leone XIII proclama Santa la Margherita di Cascia.

Giovanni Paolo IInel grande giubileo del 2000, il 20 maggio concede udienza generale a una pellegrina speciale e ai suoi fratelli. Rita da Cascia giunge di nuovo a Roma, volando con la polizia di stato, l’arcivescovo diocesano Mons. Riccardo Fontana, il rettore Padre Bolivar Centeno e Padre Giovanni Scanavino, il giorno 19 maggio. È subito scortata presso i suoi confratelli in Sant’Agostino in campo Marzio. L’intera giornata trascorre in preghiera, fino a notte fonda. Il giorno dopo, accompagnata da un tripudio di gente, mentre già i devoti l’attendono in piazza San Pietro, accorsi da ogni parte del mondo, si realizza l’incontro tra il Vicario di Cristo, l’umile Santa di Cascia ed i suoi fratelli; testimoniando al mondo che il messaggio d’amore e di pace deve ancora oggi trionfare. Da quest’incontro, per volontà del Sommo Pontefice, Santa Rita viene di fatto inserita nell’edizione tipica latina del messale romano del 2001.

Il corpo di Rita, dal 18 maggio 1947, riposa nella Basilica Santa Rita a Cascia, dentro l’urna d’argento e cristallo realizzata nel 1930. Indagini mediche hanno accertato la presenza di una piaga ossea (osteomielite) sulla fronte, a riprova dell’esistenza della stigmata. Il viso, le mani e i piedi sono mummificati, mentre sotto l’abito di suora agostiniana c’è l’intero scheletro (così ridottosi dalla prima metà del ’700). Il piede destro ha segni di una malattia sofferta negli ultimi anni, forse una sciatalgia, mentre la sua statura era di 1,57 m.

 

Il messaggio di Santa Rita da Cascia

Santa Rita ha tramandato il suo messaggio senza mai scrivere niente, ma usando l’esempio concreto del vivere quotidiano fatto di rispetto verso l’altro e verso il creato.

Le testimonianze dei miracoli accaduti per sua intercessione sono talmente numerose, che è stata proclamata dal popolo di fedeli “santa dei casi impossibili” (o santa degli impossibili), in quanto, così come Rita ci ha insegnato, se ci si affida a Dio, tutto può accadere. Questa piccola, grande donna ha lasciato tracce di numerose opere miracolose sia in vita, che dopo la morte. Guarigioni che sembrano inspiegabili. Migliaia, sono le testimonianze di grazie ricevute che ogni anno arrivano in monastero.

Donna del dialogo e della riconciliazione, Santa Rita si rivolge a tutti: ai cristiani nel mondo, ma anche alle persone che hanno un credo religioso diverso da quello cristiano.

La strada che Santa Rita ti suggerisce è fatta di umiltà, sacrificio, ascolto dell’altro e ricerca del dialogo. Non è semplice, ma è l’unica strada che ci avvicina a Dio e rende tutto realizzabile.

Il suo esempio di semplicità e fede in Dio arriva a te, oggi, sopra il tempo e lo spazio, per ricordarti che la pace si raggiunge solo costruendola sul dialogo.

 

LEGGI  Le Ore della Passione di Gesù Cristo

Per te che sei donna

Come donna, Santa Rita è esempio di libertà.

Essere libere significa essere se stesse, difendere la propria dignità e quella di chi è più debole.

Essere libera implica una ricerca dell’interiorità, perché le cose materiali possono facilmente sedurre il cuore e renderlo schiavo.

Essere libera vuole dire donarsi agli altri, perché solo chi perde la sua vita per amore la trova veramente.

Per te che sei sposato

Come sposa, Santa Rita è esempio di fedeltà.

Essere fedele nel matrimonio richiede la capacità di perdonare, perché chi ha sbagliato può essere aiutato solo se non viene condannato.

Per te che sei genitore

Come madre, Santa Rita è esempio di apertura.

Essere aperto significa mantenere la coerenza con se stessi, per educare dando prima di tutto il proprio esempio.

Essere aperto vuole dire dare fiducia ai propri figli, evitando di cadere in paure egoistiche.

Essere aperto implica aprirsi a Dio, per costruire la propria famiglia sulla roccia.

Per te che sei figlio

Come figlia, Santa Rita è esempio di generosità.

Essere generoso rappresenta il primo passo per superare la logica dell’odio e della violenza.

Essere generoso significa coltivare la fiducia nel futuro, perché Dio ci ama e non ci lascia soli.

Essere generoso implica umiltà, perché solo chi è umile può costruire grandi cose.

Per te che soffri

Come stigmatizzata, Santa Rita è esempio di forza.

Essere forte vuole dire avvicinarsi a Dio crocifisso, portare la propria croce insieme a Gesù, perché solo nella sofferenza si trova la via che porta alla salvezza.

Essere forte significa avere compassione, per soffrire con chi soffre e soccorrere ogni dolore.

Per te che sei consacrato

Come consacrata, Santa Rita è esempio di comunione.

Essere in comunione significa vivere nella gioia di donare tutto a chi vale più del centuplo, Gesù Signore.

Essere in comunione vuole dire tendere a Cristo, abbattendo le divisioni.

Essere in comunione comporta il raggiungimento della pace universale, per essere tutti, sempre e comunque, fratelli e sorelle, figli e figlie di Dio.

Santa Rita da Cascia nel mondo

Con il suo messaggio di dialogo e di pace, Santa Rita arriva in ogni luogo. È una delle Sante più amate al mondo.

Scopri i Paesi che testimoniano la devozione popolare alla patrona dei casi impossibili. Clicca sul paese che ti interessa.

Se poi, come noi, ami Santa Rita e desideri raccontarci la devozione popolare che coinvolge la tua comunità, descrivere come festeggiate la festa della Santa o condividere le altre iniziative intraprese in suo onore, manda un articolo con le foto a: redazione@santaritadacascia.org

 

Pia Unione Primaria

La Pia Unione Primaria Santa Rita è una famiglia agostiniana e ritiana nata a Cascia, presso il Monastero di Santa Rita e diffusa in ogni parte del mondo.

La PUP è nata per unire in una grande associazione tutti quelli che cercano Dio, sulle orme di Agostino e Rita, camminando non solo nelle proprie realtà di fede locali, ma anche insieme grazie al coordinamento nazionale.

La nostra è una famiglia di fedeli che desidera partecipare al carisma dell’Ordine di Sant’Agostino, adattandolo alla vita dei suoi membri, seguendo gli esempi e la spiritualità di Santa Rita.

Scarica lo statuto della Pia Unione Primaria Santa Rita.

 

Simbologia ritiana

Attraverso i simboli ritiani, puoi ripercorrere la strada della santità che questa piccola grande donna ha fatto sua.

 

La rosa

Alla fine dei suoi giorni, malata e costretta a letto, Rita chiede a una sua cugina venuta in vista da Roccaporena di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. Ma siamo in inverno e la cugina l’asseconda, pensandola nel delirio della malattia. Tornata a casa, la giovane parente trova in mezzo alla neve una rosa e due fichi e, stupefatta, subito torna a Cascia per portarli a Rita.

Da allora, la rosa è il simbolo ritiano per eccellenza: come la rosa, Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori. I due fichi, invece, può darsi che rappresentino i suoi figli e la consapevolezza che, malgrado tutto, si sono salvati.

Il prodigio delle rose e dei fichi in inverno è reso attendibile da diverse testimonianze raccolte nel processo per la beatificazione nel 1626.

Uscendo dalla porta vicino alla cella di Santa Rita, si può vedere il roseto in uno splendido scorcio dell’antico monastero, creato in ricordo di questo prodigio. Il roseto che c’è oggi è stato piantato lo scorso secolo. L’orto di Santa Rita, dove la cugina raccolse la rosa e i fichi sotto la neve, si trova a Roccaporena, nella città natale di Rita, a circa 5 km da Cascia.

Il fiore simbolo di Santa Rita caratterizza anche il nome della Rivista del monastero “Dalle Api alle Rose” e la tradizionale “Benedizione delle Rose”, che avviene ogni anno dopo la messa pontificale del 22 maggio, festa di Santa Rita, davanti alla Basilica di Cascia.

Le api

Nella più antica tradizione, le api si collegano al primo miracolo attribuito a Rita in vita: la guarigione di un contadino.

Il quinto giorno dopo la sua nascita, mentre la piccola Rita riposa nella culla, posta nel giardino della casa paterna, delle api cominciano a entrare e uscire dalla sua bocca, senza pungerla. Un contadino, mietendo in un campo poco distante, si taglia profondamente una mano con la falce. L’uomo comincia a perdere molto sangue e lascia frettolosamente il lavoro in cerca d’aiuto. Nel passare accanto alla piccola Rita, si accorge delle api che le ronzano attorno al viso e fa un gesto con la mano per allontanarle. Nel ritirare la mano a sé, si accorge con stupore di essere guarito.

Si tratta di una semplice credenza popolare, piena di simbologia. In particolare, la scelta delle api è legata alla necessità di comunicare l’importanza della figura di Rita fin da piccolissima. C’è una sacralità nel miele, che ha radici antiche. La Chiesa medievale usava le api come simbolo per rappresentare l’operosità, la laboriosità, l’efficienza sociale, tipica di questi insetti. È di Sant’Ambrogio (vescovo di Milano dal 374 al 397), una delle prime omelie sulle virtù delle api, proposte ai fedeli come modello di vita.

Gli insetti operosi simbolo di Santa Rita hanno ispirato la Beata Madre Fasce quando ha chiamato Alveare di Santa Rita il progetto di sostegno ai bambini in difficoltà (le Apette e i Millefiori). Anche il nome della Rivista del monastero, Dalle Api alle Rose, è un omaggio alla simbologia ritiana.

La vite

La vite rigogliosa che si può ammirare dentro al monastero, produce ogni anno uva bianca. È diventata il simbolo dell’obbedienza di Santa Rita e della sua fecondità spirituale. Rita, infatti – come dice il vangelo d Giovanni – unita a Gesù, vera vite, è un tralcio che produce molti frutti.

La tradizione dice che mentre Rita è novizia, la superiora le chiede di innaffiare per obbedienza una pianta secca, che si trova nel giardino. Rita lo fa umilmente giorno per giorno, attingendo l’acqua dal pozzo che tutt’oggi si trova accanto alla vite. Così la pianta riprende a vivere.

Nel 1700 si comincia ad affermare che la pianta secca rinverdita per l’obbedienza di Santa Rita, era di fatto una vite. Quella che si vede oggi ha più di 200 anni.

La spina

Le stigmate sono il segno di un amore vero che dona la vita liberamente fino in fondo per gli amici e per i nemici, per i vicini e per i lontani.
Così fu in Cristo, modello supremo, così fu in Rita. In verità Ella ha sofferto ed ha amato: ha amato Dio e ha amato gli uomini; ha sofferto per amore di Dio e ha sofferto a causa degli uomini” (Giovanni Paolo II).

Si legge nell’epitaffio sulla cassa solenne: XV anni la spina patisti. Dopo aver attraversato il dolore per la morte dei cari, tra le mura del Monastero, Rita innalza il suo dolore alle sofferenze di Cristo per l’umanitàchiede ed ottiene dall’Amato, come pegno d’amore, di diventare partecipe ancora di più alla Sua sofferenza.

È il 1432. Un giorno, mentre è assorta in preghiera, forse memore della predicazione sulla passione di Cristo fatta da fra Giacomo della Marca nel 1425 presso la chiesa di Santa Maria e, ancor più, formata alla spiritualità agostiniana incentrata sull’amore verso l’umanità di Cristo (che trova la sua più alta espressione nella passione), chiede al Signore di renderla partecipe alle sue sofferenze.
Non sappiamo cos’è accaduto in quel momento, una luce, un lampo, una spina staccatasi dal Crocifisso le si conficca nella fronte e nell’anima.

L’anello nuziale

Riscendendo nell’antico monastero, puoi vedere l’interno della cella che al tempo di Santa Rita veniva usata per la correzione di eventuali mancanze gravi contro il Vangelo e la Regola di Sant’Agostino.

Dentro questa cella, ci sono l’anello nuziale e la corona del rosario di Rita, molto simile per numero di grani a quelle che vediamo dipinte nelle mani della santa nell’iconografia più antica. Questa corona sottolinea un altro elemento importante della spiritualità ritiana, il suo amore filiale verso la Madre di Dio e l’imitazione delle sue virtù.

Il logo

Il logo di Santa Rita da Cascia Agostiniana è formato da una rosa – simbolo ritiano – che sta dentro a un cuore – simbolo dell’Ordine Agostiniano.

La rosa è il simbolo ritiano per eccellenza: come la rosa, Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori.
Il cuore è il simbolo dell’Ordine di Sant’Agostino. Nel libro IX delle Confessioni, Agostino si esprime così: «Hai ferito il mio cuore con il tuo amore». Parole, queste, che esprimono l’amore che Agostino aveva per Dio.

Dall’unione della rosa ritiana col cuore agostiniano, nasce una figura nuova, ricca e molteplice come può essere la struttura del fiore e i tanti aspetti della missione della Comunità delle Monache di Santa Rita.

Iconografia

Le rappresentazioni iconografiche di Santa Rita ci consentono di scoprire la storia e la forza di questa piccola, grande donna che ha vissuto il Vangelo concretamente, giorno dopo giorno. Scopri con noi l’esempio ritiano attraverso l’iconografia della Santa.

Festa di Santa Rita da Cascia

Il 22 maggio, a Cascia, festeggiamo tutti insieme la nostra amata Santa Rita.
È una festa del popolo che, in tutto il mese di maggio, accorre al Santuario di Cascia da ogni angolo della terra per partecipare agli eventi ritiani, fermarsi accanto all’urna della Santa e trovare la comprensione, il raccoglimento e l’ascolto di cui ognuno di noi ha bisogno.

CALENDARIO EVENTI RITIANI

1a domenica di maggio – Giornata della vocazione familiare
A ricordo della vita familiare di Rita, vissuta cristianamente con semplicità e laboriosità, numerose famiglie partecipano alla festa, ricevendo in dono una pergamena ricordo ed una rosa.

12-20 maggio – Novena
Nove giorni per prepararsi alla festa del 22 maggio. Al termine di ogni celebrazione in Basilica, i fedeli possono avvicinarsi all’urna d’argento e cristallo che custodisce il corpo di Rita.

La domenica di maggio che precede la festa – Processione dello Stendardo
La processione, oggi chiamata “dello Stendardo”, fu istituita dal Comune di Cascia nel 1731 per ringraziare l’allora beata Rita della sua protezione sulla città in occasione del terremoto del 1730. Nel tempo, nella processione fu portato anche lo “Stendardo processionale”, fatto dipingere dal Comune di Cascia nel 1614, che si portava in processione il 22 maggio festa della Santa. In questo, è raffigurato l’ingresso di Rita nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, in un lato, e la santa in atto di ricevere la stimmate, nell’altro.

20-22 maggio – FESTA DI SANTA RITA
20 MAGGIO
Presentazione Riconoscimento Internazionale Santa Rita. Ogni anno, un importante personaggio dell’informazione mediatica presenta alla comunità, le donne protagoniste del Riconoscimento, che mira a individuare le donne di oggi “portatrici del messaggio ritiano nel mondo”.
21 MAGGIO
Riconoscimento Internazionale Santa Rita. Le donne protagoniste del prestigioso riconoscimento ricevono una pergamena che attesta la loro opera di donne ritiane, che si sono distinte, cioè, per aver contribuito a portare il dialogo e la pace, ai nostri giorni. Il Riconoscimento Intemazionale Santa Rita da Cascia è stato istituito nel 1988 dal Comune di Cascia per mettere in risalto il fatto che anche oggi vi sono persone che vivono i valori del perdono, di pace, di solidarietà, di dedizione, di fede, di amore, già incarnati dalla umile donna di Roccaporena di Cascia.
Transito di Santa Rita. La cerimonia liturgica del Transito ricorda la morte di Rita: il momento in cui la sofferenza della donna si trasforma in pace e il suo nome entra nella storia.
Fiaccola. Ogni anno Cascia rivive la tradizione della sera in cui furono in tanti, ad accorrere al monastero per accompagnare Rita nel suo ritorno al Padre. Migliaia di fiammelle accese creano uno spettacolo unico, mentre un atleta giunge con la fiaccola sul sagrato della Basilica. La fiaccola viene così consegnata al rappresentante della Città gemellata con Cascia, che accende il tripode votivo.
22 MAGGIO
Corteo Storico. Si tratta della rievocazione in costume della vita di Rita e della gente del suo tempo. Ogni pellegrino sembra riconoscersi in uno dei figuranti che rappresentano Rita, nelle vesti di figlia, moglie, madre, vedova e suora, ma anche il popolo di Rita, la gente comune, la stessa che tutti gli anni inonda i portici, i vicoli e le piazze di Cascia.
Pontificale. Solenne Celebrazione liturgica in onore di Santa Rita.
Benedizione delle rose. A chiusura del Pontificale, i numerosi pellegrini presenti alzano verso il cielo le rose, quasi a voler raccogliere quanta più grazia possibile dalla benedizione fatta dal celebrante, così da condividerla, al ritorno a casa, con la famiglia e le persone più care.

Guarda la gallery per scoprire i momenti principali della festa di Santa Rita.

 

LEGGI  Riflessione di Gesù sulla Memoria (Luz de Maria)

Riconoscimento Internazionale Santa Rita da Cascia

È stato istituito nel 1988 dal Comune e dal Monastero di Cascia. Nel suo genere, si tratta di uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali.

Scopo del Riconoscimento Internazionale Santa Rita, è quello di mostrare al mondo l’operato delle donne che vivono secondo quei valori che contraddistinsero l’esistenza di Rita: il perdono e l’amore. Sono le donne di Rita. Donne che si sono distinte per la forza del perdono o per avere vissuto come una missione l’impegno in difesa della dignità dei diritti e dei doveri dell’uomo.

Internazionale e interconfessionale. Il Riconoscimento viene assegnato il 21 maggio, vigilia della festa di Santa Rita, a donne di ogni età, condizione, nazione, religione. I criteri di assegnazione, infatti, non si basano necessariamente su aspetti religiosi del modello ritiano, ma anche etici e sociali. Perché il messaggio di Rita è senza tempo, così come il modello di santità che vogliamo perseguire.

 

Il film completo di Santa Rita da Cascia

 

 

Acquista il libro di Santa Rita da Cascia su Amazon