IL DISCEPOLO, PREGHIERE

Vita e novene a San Sebastiano e Santa Filomena. Preghiere per questi tempi e rimedi

NOVENA A San Sebastiano

San Sebastiano viene invocato contro la peste e contro i nemici della fede, ed è anche chiamato “l’Apollo cristiano” poiché è uno dei santi più frequentemente raffigurati nell’arte. La sua festa si celebra il 20 gennaio ed è sempre stata legata a quella di San Fabiano, nella festa dei Santi Martiri.
Nelle raffigurazioni del primo millennio, indossa il mantello militare consono al suo rango ed è sempre imberbe. Durante il periodo gotico, appare barbuto, con indosso l’armatura di maglia in voga all’epoca e i ricchi abiti dei nobili di corte. È molto più comune raffigurarlo nudo nell’atto di essere trafitto dalle frecce, giovane e imberbe, con le mani legate al tronco di un albero alle sue spalle, mentre offre il suo torso alle frecce del boia. Il suo attributo antico è una corona di fiori in mano, e nel Medioevo, una freccia e un arco tra le mani.

 GIORNO 1

Dalla Sacra Bibbia sappiamo che la fede è la fonte di ogni vita religiosa. Al piano di Dio, stabilito nel tempo, l’umanità deve rispondere con fede. Seguendo le orme di Abramo, “padre dei credenti” (Rom 4,11), le figure esemplari dell’Antico Testamento vissero e morirono nella fede (Eb 11), una fede che Gesù porta alla sua perfezione (Eb 12,2). I discepoli di Cristo sono “coloro che hanno creduto” (At 2,24) e che continuano a credere (1 Tess 1,7).
San Sebastiano, due volte martire, lo è proprio per la sua fede. La sua vita di fede e il suo martirio lo rendono un esempio che ci aiuta a vivere la nostra vita cristiana e facilita la nostra imitazione del Figlio di Dio. Egli è un discepolo devoto del Maestro che, con il suo esempio e la sua fedeltà, ci conduce al Padre; è un modello di virtù, un uomo di Dio e un araldo della nostra fede.
Ascolta, o Dio di bontà, le nostre preghiere e, per intercessione del tuo martire san Sebastiano, concedici nella tua bontà tutto ciò che ti chiediamo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

GIORNO 2

Parlare di speranza significa aprirsi al futuro della nostra vita di fede come Popolo di Dio, un futuro di felicità, al quale è chiamata tutta l’umanità: le promesse di Dio hanno gradualmente rivelato al suo popolo lo splendore di questo futuro, che non sarà una realtà in questo mondo, «ma una patria migliore, quella celeste», «la vita eterna, nella quale l’uomo sarà simile a Dio» (1 Giovanni 2,25; 3,2).

San Sebastiano, membro del Popolo di Dio, uomo di grande fede, ha sempre vissuto la virtù della speranza. Ha confidato in Dio, si è affidato a Dio… Le promesse di Dio al suo popolo sono già realtà per lui. Perciò, credendo e sperando in Dio, non ha esitato a versare il suo sangue e a vivere nella vita dei beati. San Sebastiano è una splendida immagine di Dio. Sforziamoci di imitare le sue virtù, di essere suoi fedeli discepoli, affinché anche noi possiamo meritare la ricompensa della vita eterna.
Dio onnipotente ed eterno, per intercessione del tuo martire San Sebastiano, ti preghiamo di ascoltare le nostre preghiere e di concederci abbondantemente ciò che ti chiediamo con fiducia. Per Cristo nostro Signore. Amen.

GIORNO 3

La fede ci rende membri del Popolo di Dio. La speranza ci avvicina a Dio, a Cristo, nostro Redentore e mediatore, attraverso la fiducia e l’abbandono alla sua Parola e ai suoi Sacramenti. La carità ci rende discepoli di Gesù, suoi fratelli e sorelle, e suoi amici. Chi non ama, anche se crede, non può essere suo discepolo né suo amico, perché la grandezza della fede si può scoprire solo attraverso l’amore.

Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Trinità di Persone e Unico vero Dio. L’adorabile persona di Gesù Cristo in comunione con il Padre e lo Spirito Santo si rivela perfettamente, con tutta la sua intimità e il suo amore, solo al cuore che ama. L’Amore supremo che dona ogni cosa è ciò che ha spinto il Figlio di Dio a diventare nostro fratello, amico e maestro. Anche l’amore – ma il vero amore, quello che si preoccupa sinceramente più dell’onore di Cristo che del proprio tornaconto – ci renderà suoi amici e discepoli. Chi è privo d’amore crede e spera invano.
San Sebastiano è per noi un modello di fede e di speranza perché può essere anche un modello di amore per Dio, e questo, sigillato con il suo sangue, è la prova suprema di tale amore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici» (Gv 15,13). Imitiamo san Sebastiano amando Dio come lui, «non a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (1 Gv 3,18), con la testimonianza della nostra vita.
Stendi, o Dio di bontà, la tua mano potente ai tuoi fedeli, affinché, sull’esempio di san Sebastiano, ti cerchino con tutto il cuore e le loro preghiere siano esaudite. Per Cristo nostro Signore. Amen.

GIORNO 4

La formidabile rivelazione di Cristo consisteva nell’affermare che l’amore per il prossimo è come l’amore per Dio. Quando un fariseo chiese a Gesù quale fosse il primo comandamento, Gesù rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. Il secondo poi è simile a questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Mt 22,37-39). Il concetto è lo stesso. «Se uno dice: “Io amo Dio”, e odia suo fratello, è un bugiardo; perché chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: chi ama Dio ama suo fratello» (1 Gv 4,20-21).
Molte volte, l’assenza di Dio nelle nostre vite non è forse altro che l’assenza dei nostri fratelli e sorelle. Gesù è morto per creare un mondo in cui le persone si amassero, in cui la ricchezza fosse distribuita equamente, in cui le nazioni si aiutassero a vicenda, in cui i grandi e i piccoli si sentissero fratelli e sorelle, in cui nessuno accettasse di essere felice da solo.
Se san Sebastiano non avesse accettato il martirio, non solo non avrebbe dato al mondo una testimonianza del suo amore per Dio, ma si sarebbe anche mostrato molto distante dall’umanità. Invece, accettando il martirio per testimoniare la sua fede, san Sebastiano non solo ha dimostrato il suo amore per Dio, ma ha anche dato una testimonianza di amore per il prossimo. San Sebastiano è, quindi, un esempio vivente di amore per Dio e di amore per l’umanità. Imitiamo san Sebastiano amando; perdonando come lui perdonò coloro che lo martirizzarono; provando empatia per gli altri; scoprendo Dio nel nostro prossimo.
Possano le nostre preghiere, Signore e Padre, elevarsi dinanzi a te e possano le nostre suppliche portare frutto abbondante. Per Cristo nostro Signore. Amen.

GIORNO 5

La prudenza, come la saggezza, è un dono di Dio e dovremmo considerarla tale. «Il Signore dona la saggezza e dalla sua bocca effonde prudenza e intelligenza» (Proverbi 2:6). Dio stesso, la Sapienza Eterna, è colui che insegna la prudenza all’umanità. «Se l’intelligenza è creatrice, chi se non la Sapienza è l’architetto dell’universo? Poiché essa insegna la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza: le cose più utili all’uomo nella vita» (Sapienza 8:6-7). Essere ricchi di ogni saggezza e prudenza è un dono gratuito di Dio tramite Cristo. È Dio stesso, la Sapienza Suprema, che esclama con enfasi: «La prudenza è mia» (Proverbi 8:14). Tuttavia, il fatto che la prudenza sia un dono divino non ci esime dall’obbligo di acquisirla, di impararla (Proverbi 1:3; 4:1; 4:7; 16:18).
Un santo è colui che adempie a tutti i suoi doveri verso Dio, verso il prossimo e verso se stesso, e pratica tutte le virtù in modo eroico. Per essere santi, abbiamo particolarmente bisogno della virtù della prudenza; essa è essenziale per guidarci rettamente lungo i sentieri della santità. Tutti gli uomini sono chiamati alla santità (1 Corinzi 1,8-9). San Sebastiano, consapevole di questa chiamata di Dio, volle esservi fedele e perciò chiese la virtù della prudenza, che visse con la massima raffinatezza. Dio gliela concesse, e San Sebastiano la dimostrò ripetutamente davanti all’imperatore Massimiano. Imitiamo la prudenza di San Sebastiano, chiedendola al Signore e sforzandoci di viverla sempre come lui, affinché possiamo raggiungere la nostra santificazione.
Ascolta, o Signore, le nostre preghiere e concedici abbondantemente ciò che non meritiamo con le nostre sole forze. Per Cristo nostro Signore. Amen.

GIORNO 6

Nel linguaggio di Cristo, la giustizia conserva il senso biblico di pietà giuridica. Gesù non esitava a definire la vita morale come vera giustizia, come obbedienza spirituale ai comandamenti di Dio. Possiamo individuare due aspetti distinti nel messaggio di Gesù su questo tema: uno, che condanna la falsa giustizia dei farisei, ancor più efficacemente dei più grandi profeti, denunciando l’ipocrita osservanza della Legge che genera una religione umanistica e arrogante (Mt 23); l’altro, al contrario, che definisce la giustizia dei discepoli come vera giustizia (Mt 5,17-48; 6,1-8). Infatti, i discepoli di Gesù si liberano da un’interpretazione ristretta e letterale dei precetti, ma le loro vite sono, nondimeno, un bellissimo pellegrinaggio lungo i sentieri della giustizia più esatta, interpretando fedelmente la pura e perfetta volontà di Dio.
San Sebastiano è un modello perfetto di giustizia, proprio per la sua fedeltà alle leggi e alla volontà di Dio. Sebbene i suoi superiori non cercassero di sminuire i suoi doveri verso Dio, egli non esitò a dedicare il suo tempo e la sua vita alle leggi umane, interpretando ciò come il pieno adempimento del suo obbligo verso l’umanità. Quando cercarono di chiedergli qualcosa che doveva essere dato solo al Cielo, egli non esitò ad abbracciare la volontà di Dio, anche a costo di sacrificare la propria vita, perché era giusto e la sua coscienza lo esigeva: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Mt 22,21). Possa la virtù della giustizia, che brillò intensamente nella vita di San Sebastiano, risplendere anche in noi. In questo modo, onoreremo il nostro Santo Patrono e troveremo la felicità nell’adempiere alla volontà di Dio.
Ascolta, o Dio di misericordia, le preghiere della tua famiglia e, per intercessione del tuo martire San Sebastiano, aiutali, perché ti riconoscono come Creatore e Padre. Per Cristo nostro Signore. Amen.

GIORNO 7

La fortezza è una delle quattro virtù cardinali, e consiste essenzialmente nella disposizione e nella forza di accogliere la sofferenza e persino la morte quando una giusta causa lo richiede, come la gloria di Dio o la nostra salvezza. Lo scopo primario della fortezza è quello di frenare le proteste delle nostre emozioni di fronte al dolore e alla morte, e a tutte quelle sofferenze di paura e orrore che potrebbero in qualche modo indurci a sottrarci ai sacrifici per il bene. Non è quindi proprio di questa virtù estinguere la paura della sofferenza e della morte. La persona che perdona considera la sofferenza e la morte come un male che la natura teme e dovrebbe temere, ma non al punto da indurla a sottrarsi alle più difficili imprese del bene.
Il martirio può essere definito come l’atto della virtù della fortezza con cui si soffre volontariamente la morte in testimonianza della fede o di qualsiasi altra virtù cristiana ad essa correlata. San Sebastiano è per noi un modello di fortezza, poiché attraverso il suo duplice martirio ha esercitato questa meravigliosa virtù, testimoniando sia la sua fede viva e il suo amore per Dio, sia la sua pazienza e il suo amore per l’umanità. Imitiamo San Sebastiano, promettendo di seguire sempre le sue orme, anche se conducono al martirio. Possa la virtù della fortezza, che egli praticò con tanta fierezza, essere un obiettivo da perseguire nel nostro cammino di vita, affinché, seguendo l’esempio del nostro Patrono, possiamo testimoniare la verità di Dio.
Concedi al tuo popolo, o Dio misericordioso, la protezione di San Sebastiano Martire, affinché, per sua intercessione, ottenga le benedizioni che implora. Per Cristo nostro Signore. Amen.

GIORNO 8

La virtù della temperanza occupa il quarto posto tra le virtù cardinali. Ciò non significa che sia meno importante delle altre, poiché, considerando il suo scopo, è di altissimo livello (è la temperanza che ci permette di usare il piacere per il suo fine onesto e soprannaturale, secondo il modo che Dio ha prescritto a ciascuno, in base al suo stato e alla sua condizione). In senso lato, la temperanza mira a mantenere l’equilibrio in tutti gli affetti e nell’intera vita dell’anima, ed è quindi necessaria, dato che il peccato originale ha introdotto il disordine nell’umanità.
San Sebastiano, in quanto essere umano, dovette lottare per vincere la ribellione della propria carne; seppe posticipare la propria vita alla gloria di Dio, e questo, unito all’autocontrollo dimostrato per tutta la vita, lo rende degno di essere per noi un sublime modello di temperanza da imitare. Invochiamo il suo aiuto; chiediamo la sua intercessione; poniamoci ancora una volta sotto la sua protezione affinché egli ci aiuti sempre.
Ti preghiamo, Signore nostro Dio, per intercessione e per i meriti del nostro Santo Patrono San Sebastiano, di ascoltare le nostre suppliche e di concederci benignamente ciò che umilmente ti chiediamo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

GIORNO 9

Se san Sebastiano brillò nella sua vita grazie a quell’ammirevole insieme di virtù – fede, speranza e carità; prudenza, giustizia, fortezza e temperanza – fu proprio per la sua fedeltà a Dio e alla vocazione cristiana, che per lui costituì sempre il grande ideale della sua vita. Per questo, piuttosto che venire meno a un ideale così nobile, preferì il martirio per ben due volte.
San Sebastiano è un modello di perseveranza nella storia dei santi. Seppe combattere e seppe vincere. «Cominciare è per tutti; perseverare, per i santi». San Sebastiano iniziò e portò a termine, e poiché seppe perseverare fino alla fine, oggi lo invochiamo e ne cantiamo le lodi. Possa la nostra vita non essere sterile e infruttuosa. Possa noi, come il nostro Santo Patrono, non voltarci mai indietro dopo aver intrapreso il cammino.

San Sebastiano, patrono


, davanti a te ci prostriamo umilmente. Siamo tuoi fratelli e sorelle. Desideriamo chiederti, ancora una volta, di proteggerci e di benedirci con la tua intercessione presso Cristo, per il quale non hai esitato a dare la tua vita e a offrirla a Dio Padre. Forse non meritiamo il tuo aiuto, perché siamo deboli e dimentichiamo facilmente le grazie ricevute; tuttavia, la nostra volontà è buona e i nostri desideri sinceri. Confidiamo nel tuo sangue, versato da Cristo, affinché sia ​​seme di virtù nei nostri cuori. Benedicici pregando per noi, affinché possiamo essere degni di raggiungere la beatitudine eterna. Amen.

INTERCESSIONE


Glorioso San Sebastiano, tu che hai ricevuto da Dio una fede e una carità così grandi; tu che sei arrivato a sacrificare la tua vita in obbedienza a Dio e ad assistere fedelmente i tuoi fratelli e sorelle cristiani. Ora che vivi con Dio, ascolta le preghiere e le suppliche di coloro che ti invocano con gratitudine, fede e devozione, e che vengono a te dai campi, dalle città e dai villaggi.
Martire di Cristo, ottienici da Dio che, professando la nostra fede, possiamo abbracciare il Regno annunciato da Gesù Cristo con un vero spirito di penitenza e vivere come figli di Dio.
Che le nostre case siano veri templi d’amore dove fiorisca la santità e regnino il benessere, la gioia e la pace. 
Che regnino la giustizia e l’armonia nel nostro lavoro. 
Liberaci da ogni egoismo e da ogni male affinché, uniti nella fraternità, possiamo vivere su questa bella terra che Dio ci ha donato secondo i valori del Regno: specialmente la verità, la giustizia e l’amore.
San Sebastiano, glorioso martire, accogli le nostre preghiere davanti a Dio e concedici la tua speciale intercessione affinché possiamo ottenere ciò che ti chiediamo.
San Sebastiano, ascolta le nostre preghiere, aiutaci a ottenere ciò che ti chiediamo e donaci forza e fiducia, affinché, seguendo il tuo esempio di fede, speranza e carità, possiamo raggiungere la vita eterna che Gesù promette a coloro che perseverano fino alla fine, e affinché, sotto la protezione di Maria, nostra Madre, possiamo giungere a Lui, fonte di eterna felicità. Amen.

 

 

NOVENA A SANTA FILOMENA

O grande Santa Filomena, Vergine e Martire, operatrice di miracoli della nostra epoca, rendo grazie ferventissime a Dio per i doni miracolosi che ti ha concesso e ti supplico di elargirmi parte delle grazie e delle benedizioni di cui sei stata canale per tante anime. Per l’eroica fortezza con cui hai affrontato la furia dei tiranni e il dispiacere dei potenti piuttosto che allontanarti dalla tua alleanza con il Re del Cielo, ottienimi la purezza del corpo e dell’anima, la purezza di cuore e di desiderio, la purezza di pensiero e di affetto.

Per la tua pazienza di fronte a molteplici sofferenze, ottienimi un’accettazione sottomessa di tutte le afflizioni che Dio vorrà mandarmi, e come tu miracolosamente scampasti illeso alle acque del Tevere, nelle quali fosti gettato per ordine del tuo persecutore, così anch’io possa attraversare le acque della tribolazione senza danno per la mia anima.

Oltre a queste grazie, ottienimi, o fedele sposa di Gesù, la particolare necessità che ti raccomando caldamente in questo momento. 

O pura Vergine e santa Martire, degnati di volgere dal Cielo uno sguardo misericordioso sul tuo devoto servo, consolami nell’afflizione, assistimi nel pericolo e, soprattutto, vieni in mio aiuto nell’ora della mia morte. Veglia sugli interessi della Chiesa di Dio, prega per la sua esaltazione e prosperità, per la diffusione della Fede, per il Sommo Pontefice, per il clero, per la perseveranza dei giusti, per la conversione dei peccatori e per le anime del Purgatorio, specialmente per i miei cari. O grande Santo, il cui trionfo celebriamo sulla terra, intercedi per me, affinché un giorno io possa contemplare la corona di gloria a te conferita in Cielo e benedire Colui che ricompensa generosamente per tutta l’eternità le sofferenze patite per amore suo durante questa breve vita. Amen.

PREGHIERA

O purissima Vergine, gloriosa martire Santa Filomena, che Dio nella sua eterna potenza sembra aver rivelato al mondo in questi giorni disastrosi per ravvivare la fede, sostenere la speranza e infiammare la carità nelle anime cristiane, eccomi prostrato ai tuoi piedi. Degnati, o Vergine piena di bontà e virtù, di accogliere le mie umili preghiere e di ottenere per me quella purezza per la quale hai sacrificato i piaceri più allettanti del mondo, quella forza d’animo che ti ha permesso di resistere agli attacchi più terribili e quell’ardente amore per il nostro Signore Gesù Cristo che nemmeno i tormenti più spaventosi sono riusciti a spegnere in te. Affinché, imitandoti in questa vita, io possa un giorno essere incoronato con te in Cielo. Amen.

Santa Filomena, patrona dei figli di Maria, prega per noi!

 

Filomena, giovane martire della Chiesa primitiva, rimase dimenticata dalla storia fino al ritrovamento dei suoi resti il ​​24 maggio 1802. Ciò avvenne nel giorno della festa di Maria Ausiliatrice, durante uno degli scavi in ​​corso a Roma. I suoi resti furono rinvenuti nelle Catacombe di Santa Priscilla, in Via Salaria.

In una tomba, tre lastre di pietra erano allineate a sigillare l’ingresso. Su di esse era incisa un’iscrizione circondata da simboli che alludevano al martirio e alla verginità della persona lì sepolta. I simboli erano: un’ancora, tre frecce, una palma e un fiore.

L’iscrizione recitava: LUMENA ​​​​PAXTE CUM FI

Si ritiene che queste lastre siano state posizionate in ordine errato a causa della fretta o della scarsa conoscenza del latino da parte dell’operaio. Pertanto, l’iscrizione corretta sarebbe: PAX TECUM FILUMENA ​​in italiano: Pace a te, Filomena!

Aprendo la tomba, scoprirono il suo scheletro, composto da piccole ossa, e notarono che il suo corpo era stato trafitto da frecce. Esaminando i resti, i chirurghi confermarono il tipo di ferite riportate dalla giovane martire, e gli esperti concordarono sul fatto che la ragazza fosse stata martirizzata tra i 12 e i 13 anni.

Usanze dei primi cristiani:
per l’entusiasmo suscitato dal coraggio di coloro che morirono per la fede, i primi cristiani erano soliti contrassegnare la lastra con il segno della palma e collocarvi accanto una piccola fiaschetta contenente il sangue del martire.

Fatti straordinari della scoperta:
mentre gli scienziati stavano trasferendo il sangue essiccato in un nuovo barattolo trasparente, si verificò un evento straordinario davanti a tutti i presenti. Con loro stupore, videro che le minuscole particelle di sangue essiccato, cadendo nel nuovo barattolo, brillavano come oro, diamanti e pietre preziose, e si illuminavano di tutti i colori dell’arcobaleno. (Ancora oggi, in rare occasioni, è possibile osservare queste particelle cambiare colore.)

Le ossa, il cranio e le ceneri, insieme alla fiala contenente il sangue, furono deposti in una bara, che venne chiusa e sigillata tre volte. Sotto scorta d’onore, la bara d’ebano fu portata alla custodia del Cardinale Vicario di Roma, in una cappella dove sono custoditi i corpi dei santi.

La Congregazione delle Indulgenze e delle Reliquie ha dichiarato l’autenticità delle reliquie del martire.

Informazioni biografiche:
Nonostante possedesse le sue spoglie mortali, la Chiesa non sapeva ancora nulla della vita di Santa Filomena. Ciò che sappiamo di questa santa lo dobbiamo alle rivelazioni private ricevute da lei nel 1863 da tre persone diverse, in risposta alle preghiere di molti che le chiedevano di rivelare chi fosse e come fosse giunta al martirio.

I prescelti furono un giovane artista di buoni costumi e di vita pia, un sacerdote devoto e una pia monaca napoletana, la Venerabile Madre Maria Luisa di Gesù, che morì in odore di santità. (Queste rivelazioni hanno ricevuto l’Imprimatur della Santa Sede, a testimonianza che non vi è nulla di contrario alla fede. La Chiesa non ha rilasciato ulteriori dichiarazioni e non garantisce l’autenticità delle presunte rivelazioni. La Santa Sede ne ha autorizzato la propagazione il 21 dicembre 1883.)

Storia della vita secondo le rivelazioni di Gesù a Madre Maria Luisa
: “Sono la figlia di un principe che governava un piccolo stato in Grecia. Anche mia madre era di stirpe reale. Non avevano figli. Erano idolatri e offrivano continuamente preghiere e sacrifici ai loro falsi dèi. Un medico romano di nome Publio viveva nel palazzo al servizio di mio padre. Questo medico aveva professato il cristianesimo. Vedendo la sofferenza dei miei genitori e spinto dallo Spirito Santo, parlò loro della nostra fede e promise di pregare per loro se avessero accettato di essere battezzati. La grazia che accompagnava le sue parole illuminò la mente dei miei genitori e trionfò sulla loro volontà. Divennero cristiani e ottennero il loro tanto desiderato desiderio di avere figli.”

Alla nascita mi chiamarono Lumena, in riferimento alla luce della fede, di cui ero frutto. Il giorno del mio battesimo fui chiamata Filumena, figlia della luce (filia luminis), perché in quel giorno rinasci nella fede. I miei genitori mi amarono moltissimo e mi tennero sempre con loro. Per questo mi portarono a Roma, in un viaggio che mio padre fu costretto a compiere a causa di una guerra ingiusta.

Avevo tredici anni. Giunti nella capitale, ci recammo al palazzo imperiale e fummo ricevuti in udienza. Appena Diocleziano mi vide, fissò i miei occhi.

L’imperatore ascoltò per intero la spiegazione del principe, quella di mio padre. Quando ebbe finito, e non volendo più essere disturbato, disse: “Metterò a vostra disposizione tutta la potenza del mio impero. In cambio desidero una sola cosa: la mano di vostra figlia in matrimonio”. Mio padre, abbagliato da un onore inaspettato, acconsentì immediatamente alla proposta dell’imperatore. Al nostro ritorno a casa, mio ​​padre e mia madre fecero di tutto per convincermi a cedere ai desideri dell’imperatore e ai loro. Piangevo e dicevo loro: “Volete che io rompa la promessa fatta a Gesù Cristo per amore di un uomo? La mia verginità appartiene a Lui e non posso più disfarmene”.

“Ma sei troppo giovane per un impegno del genere”, mi dissero, e mi rivolsero le minacce più terribili per costringermi ad accettare la proposta di matrimonio dell’imperatore.

La grazia di Dio mi rese invincibile. Mio padre, incapace di convincere l’imperatore a cedere e a rompere la promessa fatta, fu costretto da Diocleziano a condurmi al suo cospetto.

In precedenza, ho dovuto sopportare ulteriori attacchi da parte dei miei genitori, al punto che si inginocchiavano davanti a me, implorando con le lacrime agli occhi pietà per loro e per il mio paese. La mia risposta è stata: No, no, Dio e il voto di verginità che gli ho fatto vengono prima di voi e del mio paese. Il mio regno è il Cielo.

Le mie parole li gettarono nella disperazione e mi condussero al cospetto dell’imperatore, il quale fece di tutto per conquistarmi con allettanti promesse e minacce, ma invano. Si infuriò e, influenzato dal diavolo, mi fece imprigionare in una delle celle del palazzo, dove fui incatenata. Pensava che la vergogna e il dolore avrebbero indebolito il coraggio che il mio Divino Sposo mi aveva infuso. Veniva a trovarmi ogni giorno e mi allentava le catene perché potessi mangiare la piccola porzione di pane e acqua che mi veniva data come sostentamento, e poi riprendeva i suoi attacchi, che non avrei potuto sopportare se non fosse stato per la grazia di Dio.

Non ho mai smesso di affidarmi a Gesù e alla Sua Santissima Madre.

La mia prigionia durò trentasette giorni e, in mezzo a una luce celeste, vidi Maria con il suo Divin Figlio tra le braccia, il quale mi disse: «Figlia, ancora tre giorni di prigionia e dopo quaranta giorni, questo stato di dolore avrà fine». La lieta notizia mi riempì il cuore di gioia, ma come aveva aggiunto la Regina degli Angeli, sarei uscita dalla prigione per affrontare una battaglia più terribile di tutte quelle che avevo già sopportato. Passai dalla gioia a un’angoscia terribile, che pensai mi avrebbe uccisa. «Figlia, sii coraggiosa», disse la Regina del Cielo, e mi ricordò il mio nome, che avevo ricevuto al Battesimo, dicendomi: «Tu sei Lumena e il tuo Sposo si chiama Luce. Non temere. Io ti aiuterò. Nel momento della battaglia, la grazia verrà a darti forza. L’angelo Gabriele verrà in tuo aiuto; io in particolare raccomanderò a lui la tua cura».

Le parole della Regina delle Vergini mi diedero coraggio. La visione svanì, lasciando la prigione pervasa da un profumo celestiale.

Ciò che era stato predetto si avverò presto. Diocleziano, avendo perso ogni speranza di farmi mantenere la promessa fatta a mio padre, decise di torturarmi pubblicamente, e il primo tormento fu la fustigazione. Ordinò che mi spogliassero, che fossi legato a una colonna alla presenza di un gran numero di uomini di corte e che fossi frustato con tale violenza che il mio corpo era immerso nel sangue e sembrava un’unica ferita aperta. Il tiranno, pensando che sarei svenuto e morto, mi fece trascinare in prigione per lasciarmi morire.

Due angeli, splendenti di luce, mi apparvero nell’oscurità e versarono un balsamo sulle mie ferite, restituendomi la forza che non avevo prima della tortura.

Quando l’imperatore fu informato del cambiamento avvenuto in me, mi convocò al suo cospetto e cercò di farmi credere che la mia guarigione fosse dovuta a Giove, il quale desiderava che io diventassi imperatrice di Roma. Lo Spirito Divino, al quale dovevo la mia fermezza nel perseverare nella purezza, mi riempì di luce e di conoscenza, e tutte le prove che diedi della forza della nostra fede furono al di là della comprensione dell’imperatore e della sua corte.

Allora l’imperatore, in preda alla furia, ordinò che fossi sepolto con un’ancora legata al collo nelle acque del Tevere. L’ordine fu eseguito immediatamente, ma Dio lo impedì.

Nell’istante in cui stavo per essere gettato nel fiume, due angeli vennero in mio aiuto, tagliando la corda che teneva l’ancora, la quale affondò sul fondo del fiume, e mi portarono dolcemente, sotto gli occhi della folla, fino alle rive del fiume.

Il miracolo portò un gran numero di spettatori a convertirsi al cristianesimo.

L’imperatore, sostenendo che il miracolo fosse dovuto alla magia, mi fece trascinare per le strade di Roma e ordinò che mi scagliassero contro una pioggia di frecce. Il sangue sgorgava da ogni parte del mio corpo, e ordinò che fossi riportato nelle mie prigioni. Il Cielo mi onorò con un nuovo favore. Caddi in un dolce sonno e, al mio risveglio, ero completamente guarito. Il tiranno, pieno di rabbia, disse: “Che io sia trafitto da frecce affilate”. Di nuovo, gli arcieri tesero i loro archi, raccolsero tutte le loro forze, ma le frecce si rifiutarono di volare. L’imperatore era presente e si infuriò. Pensando che l’azione del fuoco potesse spezzare l’incantesimo, ordinò che le frecce fossero riscaldate nella fornace e mirate al mio cuore. Gli fu obbedito, ma le frecce, dopo aver percorso un tratto, tornarono indietro e ferirono coloro che le avevano scagliate. Sei arcieri morirono. Alcuni di loro rinunciarono al paganesimo, e il popolo cominciò a testimoniare pubblicamente il potere di Dio che mi aveva protetto. Questo fece infuriare il tiranno. Decise di affrettare la mia morte, ordinando che mi venisse tagliata la testa con un’ascia.

Allora la mia anima volò al mio Divino Sposo, che mi pose sul capo la corona del martirio e la palma della verginità.

Il trasferimento delle sue sante reliquie:
Dopo l’esumazione, le reliquie della Santa furono custodite a Roma fino al 1805. In quell’anno, padre Francesco di Lucia, originario di Mugnano, un piccolo paese vicino a Napoli, si recò a Roma. Nutriva un ardente desiderio di ottenere per la sua chiesa le reliquie di una giovane martire. Poiché il vescovo di Potenza, che lo accompagnava a Roma, appoggiò la sua richiesta, padre Francesco poté visitare il Reliquiario, una lunga sala dove erano conservate le reliquie di vari santi. Quando si trovò di fronte alla reliquia di Santa Filomena, fu pervaso da una grande gioia spirituale e pregò davanti ad essa. Credeva che il grande eroismo di questa giovane martire fosse l’ispirazione di cui i giovani della sua parrocchia avevano bisogno, che la sua forza verginale li avrebbe spronati alla purezza.

Le reliquie di Santa Filomena erano considerate famose e venivano riservate a qualche prelato illustre.

Chiese le reliquie e, non ricevendo risposta, padre Francesco decise di recarsi da solo da uno dei canonici di San Pietro per chiedere nuovamente la reliquia. Fece la richiesta a nome del vescovo di Potenza. Gli fu consegnata la reliquia di Santa Ferma.

Coloro che avevano avanzato la richiesta iniziale ritenevano che il vescovo di Potenza meritasse una reliquia di prima classe. Le reliquie di Santa Filomena furono donate al vescovo, il quale a sua volta desiderò che il povero sacerdote di Mugnano le avesse per la sua parrocchia.

Sulla via del ritorno al loro villaggio, i viaggiatori si fermarono a casa di una cara amica a Napoli. La padrona di casa, Angela Rose, soffriva da dodici anni di una malattia incurabile. Si offrì di indossare le reliquie nella speranza di essere guarita. Le reliquie furono coperte da una statua della santa, realizzata appositamente per quello scopo, e collocate in un’urna di legno. Iniziarono a verificarsi molti miracoli. Angela Rose guarì all’istante al solo contatto con le reliquie. Anche altri ricevettero diverse guarigioni.

Trasferimento delle reliquie a Mugnano
Il 10 agosto 1805, le reliquie del Santo furono trasferite a Mugnano, nella casa di padre Francesco di Lucia. Il trasferimento fu accompagnato da continui miracoli di ogni genere. Il giorno prima del loro arrivo, per intercessione degli abitanti, una pioggia abbondante rinfrescò i campi e i prati di Mugnano dopo un lungo periodo di siccità. Il signor Michele Ulpicella, un avvocato che non era riuscito a uscire dalla sua stanza per sei settimane, fu portato nel luogo in cui erano custodite le reliquie e ne fece ritorno guarito.

Il santuario di Santa Filomena fu teatro di prodigiosi miracoli. Tra questi, la guarigione di Paolina Giaricot.

Il Grande Miracolo di Mugnano:
Paolina Jaricot era la figlia prediletta di una famiglia aristocratica francese. Era bellissima e dotata di una personalità affascinante. Nonostante i piaceri allettanti e gli ammiratori che la corteggiavano, il cuore di Paolina era più attratto dalle cose spirituali che da quelle terrene, sebbene la lotta tra Dio e le cose mondane fosse aspra. La grazia trionfò e Paolina sarà per sempre ricordata come la fondatrice della Società per la Propagazione della Fede e del Rosario Vivente.

Sebbene Pauline avesse già sofferto in precedenza della malattia che l’avrebbe portata alla guarigione, fu nel marzo del 1835 che la patologia mostrò segni di aggressività. Questa malattia colpì il suo cuore; con il peggioramento delle sue condizioni, le palpitazioni divennero così violente da poter essere udite a distanza. Il minimo movimento o cambio di posizione era sufficiente a provocare un violento afflusso di sangue al cuore, che rischiò di soffocare. Il suo respiro sembrò fermarsi e il suo polso divenne impercettibile. Fu necessario ricorrere a rimedi drastici per rianimarla.

Durante i diversi anni di torture, ebbe solo brevi momenti di sollievo. Uno di questi si verificò dopo aver recitato una novena a Santa Filomena, avendo appreso del suo grande potere presso Dio. Il solo menzionare il nome della santa la riempì di gioia e del desiderio di farle visita al suo santuario. Ma ciò sembrava impossibile, data la grande distanza dalla Francia.

Spinta da un’ispirazione, e dopo aver appreso dal suo medico che le sue condizioni erano così gravi da non lasciare spazio a nient’altro, tentò un viaggio verso il Santuario del Sacro Cuore di Gesù a Paray-le-Monial. Sopravvisse al viaggio e si disse: “Se questo viaggio non mi ucciderà, andrò a Roma per ottenere la benedizione del Santo Padre”, che era l’ambizione della sua vita.

Andare a Roma significava attraversare le Alpi, percorrendo strade deserte; un viaggio lungo e pericoloso, anche per chi godeva di buona salute. Ma Paolina partì. Il dolore che sopportò era insopportabile. A Cambery, il suo coraggio venne meno e quasi si rassegnò a morire lontano da casa e dal Vicario di Cristo. Rimase priva di sensi per due giorni. Le allieve della scuola del convento nel suo villaggio celebrarono una novena a Santa Filomena per la sua guarigione e, al termine della preghiera, fu in grado di riprendere il viaggio.

A Loreto, in Italia, Pauline ebbe una ricaduta. Dopo alcuni giorni, riprese il viaggio. Giunse a Roma quasi priva di sensi. Le Suore del Sacro Cuore la accolsero con grande gentilezza; le sue condizioni erano tali da impedirle di lasciare il convento. Sembrava che, dopo tante difficoltà, non sarebbe mai riuscita a vedere il Santo Padre.

Ma la Santa Madre di Dio e Santa Filomena non l’abbandonarono. Il suo arrivo a Roma fu riferito al Santo Padre, Papa Gregorio XVI, il quale, venuto a conoscenza delle sue condizioni, decise di recarsi personalmente a trovare questa giovane donna che tanto aveva fatto per la Santa Chiesa. Questo fu un onore e una consolazione per Paolina. Il Santo Padre fu gentile e la ringraziò ripetutamente per il suo lavoro a favore della Chiesa Cattolica, benedicendola più volte. Le chiese di pregare per lui quando sarebbe giunto in cielo, e lei promise di farlo. Poi gli chiese: “Santo Padre, se dovessi tornare sana e salva dalla mia visita a Mugnano e recarmi a piedi in Vaticano, Sua Santità si degnerebbe di procedere senza indugio con l’inchiesta finale sulla Causa di Santa Filomena?”.

«Se mia figlia», rispose il Papa, «sarebbe un miracolo di prim’ordine. Nessuno pensava che sarebbe tornata, visto il suo stato di salute molto precario».

Era agosto e faceva un caldo torrido. Viaggiarono di notte per evitare l’intenso caldo diurno. Arrivarono a Mugnano il giorno prima della festa di Santa Filomena. Una folla immensa si era radunata per celebrare la festività.

La mattina seguente, Pauline ricevette la Santa Comunione vicino alle reliquie. Era preda di dolori lancinanti in tutto il corpo e il suo cuore batteva così forte che svenne. Tutti pensarono che fosse morta. Chi era con lei cercò di portarla fuori dalla chiesa, ma riprese conoscenza e fece segno di essere lasciata vicino alle reliquie. Improvvisamente, un fiume di lacrime le riempì gli occhi, il colore tornò sulle sue guance e una luce benefica pervase i suoi arti intorpiditi. La sua anima fu colma di gioia celeste e pensò di lasciare questo mondo per il paradiso. Ma non era la morte. Santa Filomena l’aveva guarita. Avrebbe vissuto ancora molti anni per Dio e per la Sua Chiesa.

Quando Paolina fu certa della sua guarigione, rimase in silenzio per un po’. Ma la Madre Superiora, vedendo ciò che stava accadendo, ordinò che le campane suonassero per annunciare il miracolo. Gli abitanti del villaggio, in festa, gridarono: “Viva Santa Filomena!”.

Per ringraziare il luogo, Paolina si fermò ancora qualche giorno. Prima di partire, portò con sé una grande reliquia di Santa Filomena, custodita in una statua della santa.

Paolina non aveva informato il Santo Padre della sua guarigione. Tutti in Vaticano rimasero sbalorditi nell’apprendere della sua ripresa, specialmente il Papa quando la vide al suo cospetto in perfetta salute. Sua Santità non ci avrebbe creduto se non l’avesse vista con i propri occhi. Su richiesta di Paolina, le concesse il privilegio di costruire una cappella in onore di Santa Filomena.

Per indagare sul miracolo, il Papa ordinò a Paolina di rimanere a Roma per un anno intero. Durante questo periodo, Paolina ottenne dal Santo Padre molti privilegi per il “Rosario vivente”. Al termine dell’anno, fece ritorno in Francia.

Papi devoti a Santa Filomena

Papa Gregorio XVI, il 30 gennaio 1837, la elevò solennemente agli altari, conferendole piena autorità di venerazione in tutto il mondo cattolico per l’eternità. Le diede il titolo di Patrona del Rosario Vivente. Nel nostro amore per Santa Filomena, seguiamo fedelmente la guida e l’esempio dei Romani Pontefici:

Pio IX – Nel 1849 la nominò Patrona dei Figli di Maria.

Papa San Pio X elevò l’Arciconfraternita di Santa Filomena al rango universale e ne nominò San Giovanni Maria Vianney patrono. Questo Papa e grande Santo della Santa Madre Chiesa dichiarò solennemente: “…screditare le attuali decisioni e dichiarazioni riguardanti Santa Filomena, in quanto non permanenti, stabili, valide ed efficaci, necessarie all’obbedienza e pienamente in vigore per tutta l’eternità, proviene da un elemento nullo e vano, privo di merito e autorità.” (1912)

Leone XIII – Prima della sua elezione al Papato, compì due pellegrinaggi al suo Santuario. Dopo essere stato nominato Vicario di Cristo, donò al Santuario una preziosa croce. Approvò la Confraternita di Santa Filomena e la arricchì di indulgenze. La elevò al rango di Arciconfraternita.

Pio X elevò l’Arciconfraternita a universale e nominò San Giovanni Maria Vianney suo patrono.

San Giovanni Maria Vianney e Santa Filomena.
San Giovanni Maria Vianney era molto devoto a Santa Filomena. Tra il Curato d’Ars e la Santa vi era una perfetta intesa. La scelse come sua patrona e ne sentiva costantemente la presenza. La chiamava con i nomi più teneri e familiari e non esitava a incoraggiare gli altri a invocare la sua intercessione per le necessità del corpo e dell’anima.

Incontrò il Santo tramite Paolina Jaricot, che gli offrì parte della preziosa reliquia che aveva ottenuto a Mugnano. Si mise subito al lavoro per costruire una cappella nella sua chiesa per custodire degnamente la reliquia. Il luogo divenne ben presto teatro di innumerevoli guarigioni, conversioni e miracoli.

Devozioni 
Attraverso le diverse devozioni a Santa Filomena, si sono verificate molte guarigioni e conversioni.

Coroncina di Santa Filomena

Nono – colui che ha ottenuto la guarigione di Pauline Jaricot

L’uso dell’olio (proveniente dalla lampada accesa davanti alle reliquie di Santa Filomena)

Nel libro Le rose di Santa Filomena di Santa Elisabetta Seton, si narra di una donna che riacquistò la vista dopo tre anni di sofferenza a causa di una malattia agli occhi che le causava un dolore così intenso da impedirle di mangiare e dormire.

L’uso del cordone di Santa Filomena – Il cordone di Santa Filomena è stato approvato dalla Sacra Congregazione dei Riti. Solitamente si indossa sotto gli abiti. Non è richiesta alcuna cerimonia particolare, ma deve essere benedetto in anticipo. Indossando il cordone, coloro che lo portano intendono onorare Santa Filomena e meritare così la sua protezione del corpo e dell’anima, la castità perfetta, lo spirito di fede necessario per i tempi in cui viviamo e la grazia di praticare l’autodisciplina per vivere una vita veramente cristiana.

Come tutte le devozioni, sono un aiuto prezioso che acquista senso solo quando si ha la seria intenzione di vivere il Vangelo. La vita di Santa Filomena ci offre un esempio di eroica fedeltà a Gesù Cristo, ed è questo che desideriamo imitare.

Santuario e reliquie
Il Santuario di Santa Filomena si trova a Mugnano, in Italia, nella diocesi di Nola, vicino a Napoli. Fu in questa chiesa che il parroco, Don Francesco di Lucia, portò le reliquie di Santa Filomena nel 1805. La chiesa divenne meta di pellegrinaggio, dove numerose grazie e persino miracoli furono concessi per intercessione di Santa Filomena.

La Cappella di Santa Filomena si trova a metà della navata, sulla sinistra. Sopra l’altare, si può ammirare la statua in cartapesta della santa, realizzata per custodirne le ossa. Questa statua di Santa Filomena risale al 1805. Osservando attentamente, sotto i cuscini si può notare il recipiente che contiene il sangue cristallizzato (la suora che custodisce il santuario ci assicurò, durante la nostra visita nel 1998, che il sangue era stato rubato). Questa statua ha miracolosamente cambiato posizione diverse volte nel corso degli anni.

L’ultimo movimento noto risale al 1949. In questa immagine è possibile vedere l’orecchio sinistro della figura, che fino ad allora non era né visibile né noto.

Nel reliquiario processionale del Santuario di Santa Filomena si trova un’immagine del martirio della santa, circondata da reliquie di vari santi; il reliquiario viene utilizzato per benedire i fedeli durante le principali feste in cui si onora Santa Filomena.

Vi è anche una statua di Santa Filomena che, il 10 agosto 1823, emanò un olio miracoloso. Questa statua viene esposta alla venerazione nel giorno della sua festa, l’11 agosto.

Santa Filomena, patrona dei figli di Maria

 

Preghiere potenti ed efficaci da usare nei momenti di prova, tribolazione e attacchi del maligno, protezione speciale alla fine di

i tempi dettati dal nostro Signore Gesù Cristo al Suo strumento

docile: “il discepolo”.

PREGHIERA A SAN MICHELE ARCANGELO

Oh, potente Arcangelo San Michele! Possa il tuo braccio e la tua spada

Possa il tuo potente scudo distruggere gli spiriti maligni e proteggerti.

Possa Egli proteggerci da ogni male, da ogni sofferenza e da ogni pericolo.

Alla Chiesa, a noi e ai nostri cari. Amen.

PREGHIERA DA RECITARE DAVANTI AL SANTO SACRAMENTO

Oh, Cuore compassionevole e misericordioso di Gesù, mio ​​Signore e Re, ti adoro e ti lodo nel tuo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.

Cuore Eucaristico di Gesù che sei presente in

Tutti i tabernacoli della terra, ti ringrazio per il dono del tuo

Amo e offro me stesso come anima di riparazione per i sacerdoti

E per gli oltraggi commessi contro il Tuo Sacratissimo Corpo.

PREGHIERA ALLA VERGINE MARIA

Oh, dolcissima Madre! Attraverso le Tue Lacrime e i Tuoi Dolori, possa l’Eterno e Misericordioso Padre concederci una vera

pentimento per i nostri peccati

E possa la Fiamma dell’Amore ardere nel cuore di

tutti gli uomini.

Preghiera alla Bella Madre

Madre bellissima, la tua bellezza e la tua umiltà siano un balsamo nelle mie sofferenze e nel mio cammino.

Donami i fiori del tuo cuore.

Vieni e siediti nel mio cuore, affinché le virtù della fede, della grazia e della santità possano fiorire in me.

Benedici la mia vita, riempimi del Tuo dolce e tenero amore affinché io possa amare, benedire e perdonare. Amen.

Preghiera per chiedere il Santo Fuoco della Seconda Pentecoste

Padre Celeste, manda il Fuoco Sacro e Divino nel mio cuore.

Fa’ che il fuoco vivo dell’amore arda dentro di me.

Inonda la mia anima, tutto il mio essere, tutta la mia mente, tutto ciò che sono.

Spirito di verità, donami conoscenza e scienza, donami una fede assoluta, illumina la mia mente, doma la mia ragione e i miei sensi.

Ti amo, Dio Spirito Santo, spero in te, mi affido a te in totale abbandono, alla misericordia e alla giustizia divine.

Voglio vivere da ora in poi e per sempre nella Tua Divina Volontà. Amen. Amen. Amen.

 

Anno 2019

Al discepolo è stato insegnato a pregare, utilizzando diverse preghiere già consolidate nel tempo. Una di queste è questa litania di umiltà.

Litania dell’umiltà
(Vescovo Merry del Val)

“Dio mio, non sono altro che cenere e polvere.”


Gesù, mite e umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo.

(Dopo ogni frase dire: Liberami, Signore)

Dal desiderio di essere lodati,
dal desiderio di essere onorati,
dal desiderio di essere applauditi,
dal desiderio di essere preferiti agli altri,
dal desiderio di essere consultati,
dal desiderio di essere accettati,
dalla paura di essere umiliati, dalla
paura di essere disprezzati,
dalla paura di essere rimproverati, dalla paura di essere
calunniati, dalla paura
di essere dimenticati,
dalla paura di essere ridicolizzati,
dalla paura di essere insultati,
dalla paura di essere rifiutati.

(Prima di ogni frase di’: Concedimi, Signore, il desiderio di…)

Che altri siano più amati di me,
che altri siano più stimati di me,
che altri crescano e si facciano un’opinione migliore delle persone mentre io declino,
che altri siano lodati mentre io vengo ignorato,
che altri siano impiegati in posizioni di rilievo mentre io vengo giudicato inutile,
che altri mi siano preferiti in ogni cosa,
che altri siano più santi di me, purché io sia santo quanto posso essere.
Gioirò di essere sconosciuto e povero, Signore,
di essere privato delle perfezioni naturali del corpo e dello spirito.
… Che non pensino a me,
che mi occupino dei lavori più umili,
che non si degnino nemmeno di usarmi,
che non mi chiedano la mia opinione,
che mi lascino all’ultimo posto,
che non mi facciano complimenti,
che mi rimproverino in ogni occasione.


Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.

Preghiera:
Mio Dio, io non sono che polvere e cenere. Reprimi i moti di superbia che sorgono nella mia anima. Insegnami a disprezzare me stesso, Tu che resisti ai superbi e doni la Tua grazia agli umili. Per Gesù, mite e umile di cuore. Amen.

 

LA PREGHIERA DI SALUTO

Apparizione del 20 giugno 1646

La “Preghiera di Saluto” è una delle preghiere che la Beata Vergine Maria ci ha donato durante le numerose apparizioni avvenute nel corso della storia, affinché possiamo avvicinarci sempre di più alla Fede, ricevendo ogni giorno tutte le Grazie di cui abbiamo bisogno.

Questa preghiera fu dettata dalla Madonna il 20 giugno 1646, quando apparve a una pastorella tedesca di nome Eulalia, che pascolava il suo gregge in un prato in Baviera, Germania.

Eulalia era solita condurre il suo gregge in un prato dove si trovava un’immagine della Vergine Maria, che venerava con profonda devozione, promettendo di recitare nove Rosari al giorno davanti all’immagine mariana. Tuttavia, durante quel mese di giugno, un’ondata di caldo eccezionale colpì la Baviera, alterando in parte le usanze e rendendo quindi più difficile mantenere la promessa fatta alla Beata Vergine. Il bestiame non le lasciava tempo di pregare, poiché doveva cercare aree più ampie per il pascolo.

Fu in quel periodo che la Madre di Dio le apparve e le insegnò la “Preghiera di Saluto”, spiegandole che, se recitata devotamente tre volte dopo aver recitato almeno cinque decine del Santo Rosario, avrebbe avuto lo stesso valore di nove Rosari. Le raccomandò inoltre di insegnarla agli altri affinché potessero ottenere gli stessi benefici. Tuttavia, dopo l’apparizione, la pastorella cedette alla tentazione di non diffondere la preghiera che la Vergine le aveva dato.

Per questo motivo, dopo la sua morte, la sua anima non trovò la pace desiderata. Ma Dio, per intercessione della Vergine Maria, le concesse la grazia di apparire a qualcuno mentre questi pregava intensamente. Così la pastorella poté dirgli che non avrebbe trovato pace se non avesse rivelato agli altri la preghiera dettatale dalla Madre di Dio. Solo allora la sua anima errante trovò la pace tanto agognata e, quando la preghiera poté finalmente diffondersi, la pastorella, che era stata un po’ egoista, raggiunse l’eterna consolazione e serenità in Cielo.

Ecco la preghiera:

LA PREGHIERA DI SALUTO

(da ripetere 3 volte dopo aver recitato il Santo Rosario)

Ave Maria, Figlia di Dio Padre!

Ave Maria, Madre di Dio Figlio!

Ave Maria, Sposa di Dio Spirito  Santo !



Oh Maria, ti saluto 33.000 volte come ti ha salutato l’Arcangelo Gabriele.

È la gioia del Tuo Cuore e anche del mio cuore.


che l’Arcangelo ti abbia portato il saluto di Cristo.

Ave Maria…

———————

[Nota: questa preghiera, recitata 3 volte dopo almeno una parte del Rosario (cioè 5

decenni), corrisponde a 9 rosari. Ciò non ha lo scopo di sminuire e/o

per sostituire la recita del Santo Rosario; inoltre, chiunque può o vuole, può pregare tutte le

I rosari che desideri e alla fine recita quella preghiera 3 volte.]

Preghiera impartita dalla Beata Vergine al discepolo:

*Preghiera di rinuncia per liberarci dal danno spirituale*

Io, ___________, nell’eterno presente di Nostro Signore Gesù Cristo, mio ​​Re e Signore,
per la grazia e la protezione del mio battesimo.


Egli ha rigettato in me e nella mia famiglia, sia per linea paterna che materna, ogni tipo di consacrazione o rito che il maligno, attraverso i suoi strumenti di qualsiasi gerarchia, intenda imporre in questa terra che appartiene al Sacro Cuore e al Cuore Immacolato di Maria.

Chiedo umilmente, in spirito e verità, ai piedi della Croce, sul Monte Golgota, di essere lavato, sigillato e protetto con il Preziosissimo Sangue che sgorga dal costato aperto dell’Agnello Immacolato.


Perché credo, con la forza della Fede e della Parola, che il Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo sia rimasto sulla terra per essere invocato. Quel Sangue rosso, vivo e pulsante contiene tutto il potere di distruggere e proteggerci da ogni tentativo del maligno.

Possa il Sangue di Cristo coprire e sigillare le nostre famiglie e tutto il Messico (indicare il proprio paese) affinché ogni male sia fermato.
Ci rifugiamo nel purissimo grembo della Beata Vergine Maria, immersi e sigillati con questa protezione.
Amen.